venerdì 7 dicembre 2012

Tout se tient_Iurilli/De Mitri/Vinella







L'opera, l'origine

a cura di Roberto Lacarbonara



Ogni opera è un progetto aperto. La mutazione e il disequilibrio definiscono la matrice perennemente instabile dell’arte, laddove l’intenzione ed il fare dell’artista sono stadi di una “personalità che si sfoga mutando”, facendosi opera e valicando la storia.
Tout se tient, la celebre e controversa locuzione del linguista De Saussure tesa a definire quanto tutti gli elementi del linguaggio siano inscindibilmente connessi e vicendevolmente mutevoli, è un’espressione di complicità e favoreggiamento tra opera e vita, tra pratica del mestiere artistico e immaginario/edonismo/desiderata di un soggetto.
La mostra trae spunto da questo mutuo scambio tra l’artista e la memoria plastica del mondo, attraverso la documentazione delle fasi progettuali nella ricerca scultorea di Iginio Iurilli, nell’installazione di Giulio De Mitri e nel design di Fabio Vinella.[...]

Il segno curvilineo, l’andirivieni dell’ellisse che s’espande e lentamente svanisce, è per Fabio Vinella (architetto e designer) il gesto di sintesi e leggerezza che dà origine ai Water circles, cerchi di vetro di differente diametro che giacciono sul pavimento della galleria, come un velo d’acqua punteggiato da gocce che smuovono il piano orizzontale in onde concentriche, generando nuovi cerchi.
A pochi passi s’involano a decine le farfalle bianchissime di Passaggio, sagome che staccano appena la parete emulando una fuga prospettica verso la sommità. Sono i 42 elementi scultorei di Giulio De Mitri, ognuno recante nel centro un punto di luce azzurra, un pixel di cielo e di mare, una traccia che evoca e contiene gli abissi.
Tutto si contiene, avvolgendosi tra spire e superfici ripiegate su se stesse. Così nell’Impronta di Giunone, la scultura nivea e voluttuosa di Iginio Iurilli. Sono forme che contengono altre forme, ma anche immagini colte da un provenire ancestrale, concepite come orma di una vita che si rigenera nel grembo gravido della natura e del mito.” [...]

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Amalia Di Lanno