mercoledì 28 febbraio 2024

SUNSET BOULEVARD | Alessia Armeni e Chiara Fantaccione

Alessia Armeni Sunhours, oil on canvas 2019

Curva Pura è lieta di presentare la bi-personale di Alessia Armeni e Chiara Fantaccione, Sunset Boulevard, a cura di Nicoletta Provenzano: un viaggio cromatico lungo stati transitori e passaggi liminali, che si identificano e orchestrano in materia visuale, pittorica, installativa e oggettuale, divenendo luoghi di sosta, paesaggi sospesi e superfici dialettiche, ritmiche e sequenziali.

Stadi di luce e di ombre successive sono margini e orizzonti di un mutamento, dimensioni separative e congiuntive, linee di demarcazione in cui un equilibrio si spezza e ricostituisce, una geometria si traspone e addentra in un altro spazio, in un’altra tonalità coloristica. 

Le artiste, nelle loro differenti poetiche e in diversi media artistici, instaurano un dialogo tra prospettive simboliche e concettuali, cogliendo lo spettro luministico in variazioni paesistiche, cosmiche e spaziali, aprendo lo sguardo a territorialità intermedie, valichi tra un prima e un dopo, un inizio e una fine. La categoria temporale si evidenzia come luogo del margine, traslandosi dimensionalmente in spazio, in cicli di luce radiante, in regione estesa e sospesa di un oltrepassare.

Nelle pitture ad olio di Alessia Armeni propagazioni luminose, carpite in istanti di tempo assoluti, scorrono in piani susseguenti o in incidenze proiettive e ortogonali. Come momenti contemplativi e fuggevoli, fermati in passaggi di veglia, le verticalità di un sopraggiungere cromatico, nette e definite, si dilatano in orizzontalità separate e prossime, contigue e potenzialmente perpetue, costituendosi come porzioni di spazio per ogni frammento di tempo. Passaggi tonali crescenti si delineano in intersezioni angolari costruttive da cui si origina una diatriba visiva tra profondità e superficie, mentre il linguaggio pittorico in unione con la traccia lessicale forma un ulteriore passaggio di sensibilità percettive nei luoghi dell’immagine e della parola. 

Nelle installazioni site specific di Chiara Fantaccione la dimensione paesaggistica e oggettuale si fa forma spaziale di un lasso di tempo liminale tra luce e ombra, vita e morte, analizzati come dualità simbolica ambigua. Nell’estremo divenire di un sorgere e tramontare, le coordinate drammatiche e coincidenti di un transitare indeterminato, bloccato tra principio ed epilogo, interrogano la fissità e fuggevolezza dell’attimo, attraverso il fulgido richiamo cromatico di una ciclicità naturale, che esemplifica e accentua la configurazione della physis come dimora del passaggio.

Chiara Fantaccione, Golden hour, dettaglio frame video

La mostra Sunset Boulevard, nell’incrocio di piani spaziali e nelle fluttuazioni paesaggistiche, si compone in geografie di luce, materia costruttiva e linea di demarcazione ritmica, che incorpora il chiasmo fisico di spazio e tempo in una cronotopia immaginale, sovradimensionale. 


INFO
SUNSET BOULEVARD
Alessia Armeni e Chiara Fantaccione
a cura di Nicoletta Provenzano

Opening 29 Febbraio 2024 ore 18:30
Fino al 29 Marzo 2024

Orari: martedì e giovedì dalle ore 18:30 e su appuntamento - prenotare via mail curvapura@gmail.com o whatsapp 3314243004

Curva Pura
Via Giuseppe Acerbi, 1a - Roma
curvapura@gmail.com


 

mercoledì 21 febbraio 2024

Luca Grechi – Manca sempre quello che sarà


Manca sempre quello che sarà… 

Fallo in ombra, Permesso, Scrittura privata #2, sono le opere in mostra. 

Un lento succedersi, una lettura più riflessiva e meditativa verso un più abbagliante e ritmato gesto o viceversa, dipende dalle domande e dalle risposte che ci poniamo. Alla ricerca di momenti che si accordano, in un ascolto di illusioni vivaci e tiepide, liberare una nuvola dai suoi contorni per avvicinare il cielo al bianco sfumare dello sguardo. Dimenticare, per un’armonia sconosciuta, per cogliere un fiore maturo, per immaginare questi lavori solamente una volta arrivati dove sono, ricordare, per cercare di capirli. 

Luca Grechi nasce nel 1985 a Grosseto, vive e lavora a Roma.

La mostra sarà visitabile fino al 12 aprile 
dal lunedì al venerdì nei seguenti orari: 10:00 – 13:30 / 16:00 -19:30

Luca Grechi – Manca sempre quello che sarà
PROGETTO REALIA

La Nuova Pesa | Via del Corso, 530 – 00186 Roma
Tel. – 06 3610892 | nuovapesa@farm.it www.nuovapesa.it


Fabrizio Cotognini | Phtongos


Phtongos è il titolo della mostra personale di Fabrizio Cotognini che si sviluppa negli spazi al terzo piano della Fondazione Morra Greco. Per l’occasione, l’artista ha realizzato una serie di nuovi lavori concepiti a partire dallo studio dell’araldica, dei simboli, e delle iconografie di Palazzo Caracciolo d’Avellino, sede della Fondazione.

Attraverso una ricerca d’archivio e uno studio della simbologia ornamentale settecentesca, dei suoi significati esoterici e celebrativi connessi all’aristocrazia e alla storia della città e delle famiglie nobili di Napoli, Phtongos è una ricerca attorno al patrimonio storico, artistico ed architettonico della città, svolto attraverso disegni, proiezioni e scultura.

Il titolo della mostra si riferisce con un’unica parola alla voce degli uomini, la voce degli esseri mostruosi e il canto delle sirene. Phtongos e Ligure aoide sono infatti le parole usate da Omero per descrivere la voce delle sirene, figure mitiche molto care all’immaginario napoletano e campano. Il fil rouge della mostra è proprio il recupero, la ricostruzione e la riproposizione di diversi esseri antropomorfi appartenenti all’iconografia delle Sirene del territorio locale, a partire dall’antico culto della Sirena Partenope, protettrice della città. Già l’iscrizione in latino di una frase di Epicuro – «Dum Vesuvii Syren Incendia Mulcet» – si riferisce a questo essere mitologico sintetizzando il rapporto alchemico che vi è fra acqua e fuoco (maschio-femmina): la “Sirena addolcisce l’ardore del Vesuvio”, un riferimento alle ribellioni del popolo napoletano che insorgeva fiammante come il Vesuvio.

Attraverso le sue opere, Fabrizio Cotognini sviluppa un dialogo diretto con alcuni dei ritrovamenti artistici scoperti durante il restauro di Palazzo Caracciolo d’Avellino e ci guida in un percorso attraverso le metamorfosi uomo-animale, pianta-animale, vegetale-umano, generando una riflessione su tematiche attuali quali la politica, la sociologia e l’ecologia.

Disegni di grandi dimensioni e minuscole sculture occupano le sale della Fondazione Morra Greco, dando al visitatore la possibilità diretta di un dialogo visivo, ma anche magico, con esseri simbolici che spesso attraggono la nostra curiosità per la loro bellezza e la loro bizzarria, ma che difficilmente vengono letti per i caratteri che custodiscono in fatto di simbologia e narrazione. Custodi di storie antiche ma anche attuali, così da intraprendere un viaggio in quello che Agamben chiama “archeologia contemporanea”: dove i saperi attuali trovano fondamenti nell’antropologia, nel territorio e nel sociale.

Testo di Giulia Pollicita

Fabrizio Cotognini
Phtongos
A cura di Lorenzo Benedetti
Fondazione Morra Greco
Palazzo Caracciolo di Avellino – Napoli
22 febbraio – 30 marzo 2024
Opening: 22 febbraio ore 17.30

Corina Surdu – A mezz’aria


La Linea Arte Contemporanea presenta dal al 19 marzo 2024 la mostra di Corina Surdu A mezz'aria, a cura di Marina Bindella e Beatrice Peria. 

La mostra si compone di una quindicina di medie e grandi xilografie, e un libro d’artista. La mostra è accompagnata da una brochure con testi di Marina Bindella e Beatrice Peria, realizzato con il contributo dell’Accademia di Belle Arti di Roma.

Natura, visione e memoria si intrecciano strettamente nel lavoro della giovane e talentuosa artista che traduce liricamente e con grande consapevolezza espressiva e formale una poetica che, pur ancorata alla rappresentazione della meraviglia della natura, costruisce dei mondi altri, un analogon affettivo di percezioni lontane, già vissute ed elaborate, mutate di segno e di intensità nella solitudine della coscienza, dove si caricano di risonanze simboliche e di riferimenti illustri all’arte del passato. I segni incisi dall’artista si attraggono e si respingono come in un campo magnetico e determinano, con i loro ritmi, la struttura della luce. Luce che è la vera protagonista del lavoro xilografico, esaltata in questi fogli dal blu di Prussia, il quale perde qui la sua referenzialità per acquistare una valenza spirituale.

Corina Surdu nasce nel 1993 in Moldavia. Nel 2015 ottiene il diploma triennale in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma con Pierluigi Berto e nel 2018 quello magistrale in Grafica d’Arte con Marina Bindella. Nel 2020 consegue il master in Grafica d’Arte Artlab, scuola IaD /Accademia di Belle Arti di Roma. Partecipa a varie mostre collettive e a diversi concorsi, fra i quali: nel 2023 XI Biennale dell’incisione italiana Contemporanea Domenico Fratianni, Campobasso; Morfogenesi, Struttura, Palazzo Odescalchi, Roma; Impressum est, Biblioteca Vallicelliana, Roma; Lasciare un segno, Palazzo Chigi, Formello. Nel 2021: Limes, Persistenze dell’universo dantesco nel tempo, Museo Civico della Media Valle del Liri; Mysterium Naturae, Spazio Urano, Roma; nel 2019 Antico Presente L’Accademia disegna, Museo Gregoriano Profano, Città del Vaticano (alla mostra è legata una donazione di tre lavori). Tiene due mostre personali: nel 2018 Oltre la forma a cura di Pierluigi Berto, Galleria Chiaroscuro, Roma e nel 2019 Romanze senza parole, Auditorium Piero Calamandrei di La Scala Società tra Avvocati, Milano. Ottiene i seguenti premi internazionali: nel 2023 primo premio XXXVII Edizione Fibrenus “Premio Carnello cArte ad Arte”; nel 2022 primo premio (sezione giovani) Biennale internazionale per l’incisione - Acqui Terme; nel 2019 il primo premio Espace Bonnefoys, Triennale Europea della Stampa contemporanea Estampadura, Toulouse. Nel 2020 vince inoltre ex -aequo il Premio Paolo Picozza e il primo premio La Scala Art -Youth Artist Contest Milano; nel 2018 riceve una menzione speciale al Premio di Grafica Pietro Parigi, Firenze; Lavora come tecnico di laboratorio presso la scuola di Grafica dell’Accademia di Roma, città dove vive e lavora. 

Corina Surdu – A mezz’aria
a cura di Marina Bindella e Beatrice Peria
Dal primo al 19 marzo 2024
La Linea ARTE CONTEMPORANEA
Roma, Via Di San Martino Ai Monti, 46
Orario di apertura dal lunedì al venerdì 16:30 - 19:30, sabato su appuntamento
Vernissage 1 Marzo 2024, ore 18:00

Ufficio Stampa 
Simona Pandolfi
pandolfisimona.sp@gmail.com 

lunedì 19 febbraio 2024

Francesco Brigida | Stvdio per vna scvltvra


Per la sua mostra “Studio per una scultura”, curata da Camilla Boemio, Francesco Brigida ha realizzato ritratti maestosi, per riflettere sulla forma nel senso più astratto, l'identità, il linguaggio del corpo, i suoi movimenti e il retaggio con la storia dell'arte.

Con il tempo e l'esperienza ha sviluppato il proprio linguaggio fotografico. Si sente “attratto dall'eleganza dei movimenti e l'equilibrio delle forme del corpo”, preferendo comunque un approccio essenziale. Quando si avvicina ad un nuovo progetto trascorre molto tempo studiando e ricercando nuovi riferimenti, idee, dipinti, poesie o film che in qualche modo lo ispirino ed arrivino a suggerirgli da dove partire per realizzare una serie fotografica. Preferendo assorbire le contraddizioni durante il complesso processo di creazione.

La mostra prevede una selezione della serie esposta lo scorso anno “Studio per una scultura”, per la sua prima personale alla Alessia Paladini Gallery a Milano, le cui fotografie sono caratterizzate da raffinati neri profondi, che delineano un percorso di esplorazione della forma in senso più astratto. Le pareti della galleria sono utilizzate come pagine tridimensionali bianche, giocando con il diverso formato delle immagini e le dimensioni dello spazio arrivando a creare una potente narrazione visiva. L’artista ha deciso di esprimere in questa mostra le potenzialità di ciascun gruppo di immagini adattate allo spazio, preparando un layout nuovo, che collega facilmente lo spettatore alla narrazione. 

Brigida trova ispirazione nella scultura antica e nella storia dell’arte, creando delle immagini che studiano il linguaggio del corpo e dialogano con il movimento. “Stvdio per vna scvltvra”, come ha scritto il pittore Giammarco Falcone è una ricerca sulle possibilità di rappresentazione che un corpo può assumere. L’artista per due anni ha lavorato con una sola modella, in un ambiente meditativo. Usando gli occhi e il cuore all'unisono, Brigida osserva la modella, analizzando da vicino ogni movimento delle articolazioni e dei muscoli. Con un approccio contemplativo e uno sguardo contemporaneo, ci mostra la vita che anima e infonde calore nella forma umana.

Il nudo dona uno stato di linearità e purezza ideale, preparando il soggetto ad essere fotografato, attingendo dal vivo dei suoi movimenti modellati come se si trattasse di una vera e propria materia fisica scolpita. “Uno studio preparatorio alla scultura. Relazionarsi alla scultura antica significa allenarsi ad osservare la natura, i suoi tempi e le trasformazioni.” 

Secondo Boemio: “La serie è una danza di scultura. Gli elementi preparatori per una scultura, sono capaci di riportarci in un’equilibrio di forma e sostanza. È quello che avviene quando Il linguaggio fotografico adottato dall’artista sembra pieno di citazioni o di rimandi che riportano a una vasta gamma di grandi scultori classici fino a Auguste Rodin, maestri del passato che operavano nel silenzio con ritmi completamente diversi da quelli imposti dalla società contemporanea. Il corpo emerge dall’oscurità, i gesti, ed i suoi movimenti non hanno nessuna ambiguità, il suo dedalo è un corpo leggiadro che potrebbe essere fatto di pietra scura. Quell’intensità che si dipana come un’epifania nei movimenti silenti, nella scoperta della figura e nella percezione che se ne ha. È come quando Michelangelo faceva venire fuori le figure dalla pietra. Brigida sembra evocare quell’energia delle forme, degli elementi giocando sapientemente con la luce, emulandone la percezione visiva in uno stato di espirata intensità. E’ un vocabolario visivo nel quale il tempo diventa necessario alleato per assorbire, per includere visioni dipanate in una molteplicità di ritorni, epifanie.

Francesco Brigida (Monopoli, Puglia, Italia 1980) dopo gli studi in Giurisprudenza presso l’Università di Bari, si trasferisce a Milano, dove inizia il suo percorso di formazione lavorando come assistente di numerosi fotografi professionisti e studi pubblicitari. Specializzato in fotografia di architettura e di moda, dal 2002 inizia a lavorare come fotografo e regista tra Milano e Parigi per marchi come: Valentino, Serge Lutens, Dior, Etro, Armani, Christophe Lemaire, Hermès, Kering group, Trussardi, Mila Schön, Tod’s, Max Mara, Gianfranco Ferrè, Loro Piana, Dolce&Gabbana, Ferragamo, Hogan, Uma Wang, Erdem etc. Nel 2015 espone nella collettiva curata da Vittorio Linfante “Il nuovo vocabolario della moda italiana” alla Triennale di Milano. Nel 2016 i suoi lavori trovano spazio nella mostra “Haute à porter” a cura di Filep Motwary presso il Mode Museum di Hasselt (Belgio). Nel 2019, a Parigi, partecipa all’esposizione collettiva Image Nation nella Galerie Joseph e l’anno successivo collabora con Pierre Louis Mascia nella boutique Leclaireur. Allo stesso tempo i suoi scatti vengono pubblicati in diverse testate internazionali: Vogue Russia, Vogue Japan, Vogue Poland, Vogue Portugal, Vogue Italy, Harper’s Bazaar USA, Rolling Stone, Another Magazine, Dazed e Encens Magazine. Tra il 2014 e il 2018 inizia a sperimentare con la ritrattistica ed insegna come docente di Fotografia presso l’Istituto Italiano di Fotografia, Milano; Istituto Europeo di Design (IED), Milano; Paris College of Art, Parigi. Dal 2011 al 2016 è stato direttore creativo di “The Greatest Magazine”, pubblicazione dedicata alla moda uomo. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo libro, Studio per una scultura, edizioni Linke. Vive e lavora tra Milano e Parigi.


AOCF58 - Galleria BRUNO LISI, via Flaminia 58 - Roma (metro A fermata Flaminio)
Francesco Brigida | Stvdio per vna scvltvra (‘Study for a Sculpture’).
A cura di Camilla Boemio
Sostenuto da Animal Animal Paris, Feline Studio, Color System Milano, Sea WardOfficial, Luzzart aps,
Cantina vinicola Villa Lazzarini

RingraziamentiAAC Platform, Alessia Paladini Gallery
Graphic design Niccolò Pagni
dal 5 febbraio al 23 Febbraio 2023
Orario dal martedì al venerdì 17,00 alle 19,30

giovedì 15 febbraio 2024

Francesca Cornacchini | Natural disaster


Divario inaugura oggi, giovedì 15 febbraio 2024 ore 18:30 - 21:30 (Via Famagosta 33, Roma), Natural disaster, la prima mostra personale in galleria di Francesca Cornacchini (Roma, 1991), che dal 2018 è membro attivo di Spazio In Situ, artist-run space fra i più sperimentali e contemporanei della capitale.
Romanticismo, eroismo, cultura underground, rivoluzione tecnologica sono i paradigmi del suo linguaggio artistico. Violenza e fragilità sono dimensioni ossimoriche della sua ricerca che prende forma in azioni performative e opere materiali che hanno il potere di trasportare il pubblico nel suo immaginario fantascientifico.

“Una cattedrale nel mezzo di un deserto arido e crepuscolare. Una tempesta all'orizzonte impervia da migliaia di anni, senza mai indietreggiare, senza mai avvicinarsi. Dalle vetrate dell'architettura Sacra, il cielo, blu elettrico, è squarciato da raffiche di fulmini. L’aria è turbolenta. Al centro della navata, lo spazio è diviso da un gigantesco techno-affresco allegorico a definire l’arco trionfale metallico e fiammeggiante. Al centro “Il Sole” tenta di fendere l’oscurità. Il presente è passato da indefinibili anni. Nuovi angeli abitano la Cattedrale del Disastro naturale” (Commento di Francesca Cornacchini).

L’esposizione sarà accompagnata da un testo critico di Giulia Gaibisso.


                     

Divario
Via Famagosta 33
00192 Roma
T +39065780855
E info@divario.space
W divario.space




sabato 10 febbraio 2024

Connessioni multiple

opera di Marialuna Storti

Connessioni multiple, a cura di Silvia Mattina, vuole essere una collettiva che esplora le diverse visioni degli artisti e le loro interpretazioni in una sorta di focalizzazione multipla di un racconto. 

Si crea così un dialogo della creatività che porta la narrazione su momenti di profonda affinità e di reciproco incontro tra l’artista e lo spazio. Ogni artista, con la propria identità e il proprio stile, reagisce alla sollecitazione delle connessioni con linguaggi differenti per lanciare il proprio messaggio al visitatore. Le connessioni, nella loro molteplicità di aspetti, abbracciano una vasta gamma di esperienze ed emozioni, a volte dirompenti mentre altre solo suggerite. 

Pluralità di artisti ma singolarità di visione, legame ma distanza spaziale, idea e strumenti per cui questo si verifica: queste le principali caratteristiche della connessione. Nove gli artisti esposti. 

Mauro Romano, nato e cresciuto a Roma, ha studiato pittura presso Studio Sotterraneo a Roma e ha vinto una borsa di studio presso IED di Roma in Fotografia Fashion. La "trasformazione della forma" è per lui una fonte d’ispirazione e di stimolo per indagare la propria interiorità e le connessioni del fluire materico, immaginando un rapporto con lo spazio di “materia immateriale” in cui la forma è parte del processo di un viaggio dal caos alla sintesi, dal microcosmo al macrocosmo con soluzione di continuità e coerenza esistenziale. 

La "trasformazione della forma" è alla base anche del lavoro di Marialuna Storti. Nata a Roma, Marialuna ha dedicato la sua ricerca alla carta e alla sua manipolazione fisica mediante il processo di ossidazione. Da sempre sperimentatrice di generi artistici differenti, consegue la laurea in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma e vince la borsa di collaborazione come assistente tecnico per il laboratorio di calcografia e calcografia sperimentale presso la cattedra del prof. Piloni. Ispirata alla forma del luogo, al rapporto con i muri circostanti, all’architettura, alla topografia e alla storia, l’artista propone l’evoluzione del quadro, Eidos, in una installazione che interagisce grazie alla sua permeabilità e trasparenza con l’ambiente circostante, veicolando un messaggio opposto alla consueta percezione di barriera che si ha del quadro stesso. 

Dalla sperimentazione della forma si passa all’esperienza materica delle opere di Ana Paula Torres. Pittrice e scultrice, nasce in Brasile nel 1978, e fin da piccola dimostra l’interesse per il disegno e per i colori. Le sue opere sono il frutto di un processo “non del tutto figurativo”, dove la complessità materica del colore guida l’occhio verso scenari di paesaggi fantastici, sospesi tra sogno e proiezione interiore. Il contrasto pieno/vuoto è motivo di scambio tra materiali“poveri” e di riuso e tra artista e fruitore. Il “Corpus” delle sculture sono propaggini vitali che alimentano un gioco ritmico in cui si coglie un movimento di propagazione. Paesaggi e intensa emotività che sempre rivelano, non spiegano, bellezza e visione. 

Nell'ambito del riuso, rientra anche l’opera “Anta-ni” di Lucio Barbuio di Bibione (VE), anno 1981, libero professionista in ambito creativo e incisore su vetro. L’artista utilizza materiali “abbandonati”, carichi di una viscerale evidenza che ottengono un effetto provocatorio immediato. Nel 2021 Barbuio inizia a disegnare i pannelli ma anche tanti altri oggetti che trova per le strade di Roma. L’”Anta-ni” nasce come risposta “colorata”, di provenienza dalla pop art di Keith Haring, al degrado urbano per poi diventare un’opera composita di livelli e materiali diversi, che si sovrappongono in un gioco ritmico in cui si coglie un movimento di(e)gradante. 

Elementi minimi ed essenziali tornano anche nei lavori di Luis Alberto Cutrone (LAC), nato in Colombia ma residente in Italia dall’età di nove anni. La figurazione geometrica è il nucleo di una ricerca che restituisce la definizione scientifica dell'ipercubo nella sua dimensione scultorea. Dalla prospettiva dei matematici a quella degli artisti, la combinazione degli elementi aniconici, di ambivalente valore simbolico, diviene occasione di riflessione sulla cultura dell’usa e getta nella quotidianità e nel ciclo della vita umana. “La mia croce” riflette la lunga indagine dell'artista sulla dimensione e sullo spazio, dall'incontro nel 2011 con il matematico Michele Emmer fino alla raccolta di scritti “Storia della quarta dimensione secondo Luis Alberto Cutrone”. 

Si torna sulla tematica dell’utilizzo di rifiuti, di oggetti riciclati e di materiali poveri con Pierluigi Fulvio Pastore (Salerno, 1981). Nel 2021 fonda CriptoPandora, uno spazio unico di sperimentazione e collaborazione, dove artisti, curatori e collezionisti provenienti da diverse discipline possono unire le loro forze per esplorare concetti come la percezione, l'identità e la tecnologia. "Ogni seme è un anelito" esprime il compito dell’artista nello scoprire il potenziale di ciò che ci circonda senza forzarlo, senza cedere alla vanità o al manierismo. L'intervento dell'artista è limitato alla sola installazione in situ, realizzata per integrare la parete e ciò che gli gira intorno: comunicare con lo spettatore attraverso l’oggetto comune diventa dunque il suo fine ultimo. 

In questa molteplicità di connessioni, il segno trova la sua più spontanea e immediata comunicazione del pensiero e degli stati d'animo nel collettivo Micro.lab00. Nato dalla comune esperienza presso “Studio Sotterraneo”, i suoi componenti Alessandro Micci, Andrea Catalano e Valerio Serra riescono a dialogare tra loro, mantenendo ciascuno il proprio linguaggio visivo. Alessandro Micci rivendica l'importanza di sperimentare un segno che renda unico un supporto che non sia il corpo umano, dosando l'intensità dei contrasti e la leggibilità dei soggetti e della composizione. La ripetizione dei soggetti coincide con la volontà metodica di riprodurre ogni singolo aspetto dell'immagine nei suoi, quasi impercettibili, mutamenti. 

Il fluire di movimento ed energia emerge soprattutto attraverso l’uso di una combinazione tra forme e colore all'interno delle opere di Andrea Catalano (classe 1986), un artista che presenta la poliedrica complessità di ingranaggi visivi quali proiezioni di universi multipli che si incontrano nella manualità del gesto grafico. È come se l’artista avesse sezionato un macchinario per farci entrare nel cuore del suo meccanismo, dove ci sono forme pure perfette che creano uno stemma grafico. Tra tutte colpisce la triskelis, un antico simbolo formato da tre spirali unite in un punto centrale che preannuncia una triplice simmetria rotazionale. 

Nel 2019 Valerio Serra abbandona la pittura per dedicarsi esclusivamente alla grafica d’arte, in particolare alla Linografia. La ricerca del soggettivo nella realtà esterna e nella composizione di figure disarmoniche e graffianti, di ascendenza espressionista e anticlassica, subiscono lo strabordare di un esuberante decorativismo, suggerendo un certo senso di mistero. 

Gli artisti sono: Mauro Romano, Marialuna Storti, Ana Paula Torres, Luis Alberto Cutrone, Lucio Barbuio, Pierluigi Pastore e il collettivo Micro.lab00 composto da Alessandro Micci, Andrea Catalano e Valerio Serra. 

Con la partecipazione della sound designer Giulia Gagliardi, che sperimenta con il suono un’esperienza sensoriale unica e profondamente legata ai contesti di creazione degli artisti. Ogni segno inciso, carta lavorata e pennello poggiato sulla tela possono creare una manifestazione artistica onirica e in grado di far emozionare. 

City Lab971 sviluppa un legame tra la città e le più interessanti produzioni artistiche innovative e contemporanee, italiane ed internazionali. Un luogo inclusivo dove poter sperimentare nuove forme di interazione con il prossimo, una realtà che porta a vedere il mondo da punti di vista differenti.


CONNESSIONI MULTIPLE a cura di Silvia Mattina
PERIODO: Dal 16 al 29 febbraio 2024 
SEDE ESPOSITIVA: Via Salaria, 971 - Roma 
VERNISSAGE: Venerdì 16 febbraio, dalle ore 17:00 alle 22:00 
APERTURE: 17 e 18 febbraio dalle 16:00 alle 20:00. 
Gli altri giorni visite su appuntamento: Mauro Romano +39.340 10 89 714, info@mauroromano.com 
Catalogo PDF 
FINISSAGE: 29 febbraio, dalle ore 17:00 alle 22:00



mercoledì 7 febbraio 2024

François Morellet a Milano e Londra

François Morellet, A arte Invernizzi

In occasione dei trent’anni di attività della galleria, A arte Invernizzi inaugura con la galleria Annely Juda Fine Art di Londra, rispettivamente martedì 12 marzo e giovedì 7 marzo 2024, alle ore 18, una importante mostra antologica di François Morellet (1926-2016), uno dei più significativi artisti internazionali del XX secolo, realizzata in collaborazione con Estate Morellet. 

Attivo dai primi anni Cinquanta nell’ambito dell’astrazione geometrica, Morellet ne ha rivoluzionato e costantemente reinventato le coordinate teoriche e linguistiche, con la realizzazione, in oltre sei decenni di attività, di opere pittoriche, oggettuali, cinetiche e installative costantemente tese alla eliminazione della soggettività individuale dell’artista, così come delle nozioni convenzionali di composizione, superficie, struttura, spazio, esperienza. La sua arte si è da sempre fondata sull’intreccio di un estremo rigore sistematico con una inesauribile e demistificante libertà ed ironia. Dalle prime opere caratterizzate dall’attivazione ottica e cinetica di superfici e spazi, a quelle successive connotate dalle interferenze plastiche e installative di acciaio, neon, ferro, nastro adesivo, rete metallica, legno, Morellet ha da sempre inteso decostruire e ricreare il linguaggio astratto in una immagine aperta, dinamica, pulsante, nella quale il dialogo tra sistematicità e casualità rigenera continuamente l’operazione artistica come spazio di relazione con uno spettatore attivo e partecipe. Anticipatore, pioniere e protagonista delle ricerche programmate e minimali degli anni Cinquanta e Sessanta, Morellet è oggi unanimemente e internazionalmente riconosciuto anche come antesignano di una visione generativa ed immersiva dell’immagine, che nelle più recenti generazioni artistiche costituisce una delle più innovative declinazioni della creatività astratta e digitale. 

L’esposizione antologica, costituita da più di quaranta opere, è articolata in un duplice percorso parallelo che si snoda attraverso le due gallerie: spazi espositivi nei quali l’artista ha realizzato numerose mostre personali e interventi, in lunghi e fecondi decenni di collaborazione; in sei occasioni da Annely Juda Fine Art di Londra, dove l’artista ha esposto dal 1977, e in otto circostanze da A arte Invernizzi di Milano, la prima delle quali nel 1994 proprio in occasione della mostra inaugurale della galleria (Dadamaino Morellet Uecker), di cui ricorre quest’anno il trentennale. 

A arte Invernizzi a Milano presenta la grande installazione al neon π Weeping neonly bleu n°1 (2001), già presentata ad Art Basel Unlimited nel 2017: costituisce il fulcro dello spazio inferiore, dove dialoga con opere su tela e neon dalle forme geometriche inclinate, dischiuse ed espanse (2012-15) e con un’opera in alluminio (2004). Uno spazio viene dedicato alla significativa opera cinetica del 1965 Néon 0°-90° avec 4 rythmes interférents caratterizzata dai ritmi intermittenti e alternati delle pulsazioni luminose del neon su fondo nero. 

Al piano superiore sono esposti lavori al neon su tela nera tra cui La fuite nocturne n° 10 del 2016 in dialogo con opere al neon su tela bianca come Farandole blanche del 2009. Le sale successive presentano una selezione di opere storiche su tela e su tavola (1969-76) nelle quali la proliferazione iterativa e dinamica delle superfici in griglie e trame ottiche si trova in relazione con alcuni lavori del ciclo Reinforced concrete (2006). 

Annely Juda Fine Art a Londra espone al terzo piano della galleria il grande trittico Sous-Prématisme n° 1, n° 2, n° 3 (2010), oltre ad altre tre opere al neon realizzate tra il 2009 e il 2011 che espandono gli archetipi geometrici del quadrato e del rettangolo. Nella sala seguente sono presenti opere del 2015, tra cui 3D concertant n°14 : 77°-90°-81°, nelle quali si riconosce il suo caratteristico destabilizzare il rigore geometrico dell’immagine in sfasamenti, inversioni, iterazioni, amplificazioni. Il percorso culmina al piano superiore con significative opere storiche degli anni Sessanta e Settanta in cui l’artista declina la sua ricerca sulle dimensioni percettive di colori e trame (1961-74) e con opere di grande dimensione realizzate tra il 2012 e il 2015, tra cui Rococoncret n° 6 (2012). 

L’antologica costituisce un’occasione inedita e significativa per riconoscere e riaffermare la centralità dell’opera di Morellet nel contesto internazionale, sia nel suo significato storico sia nella sua feconda attualità ispiratrice. 

In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo bilingue con saggi di Francesca Pola e Jonathan Watkins che, oltre a documentare accuratamente le mostre di Milano e Londra, sarà corredato da materiale iconografico e documentario, volto a ripercorrere le mostre realizzate da Morellet nel corso dei duraturi e intensi decenni di collaborazione con A arte Invernizzi e Annely Juda Fine Art, sia presso le due gallerie che in spazi pubblici.

A arte Invernizzi, MILANO | ANNELY JUDA FINE ART, LONDON
François Morellet

A ARTE INVERNIZZI, MILANO INAUGURAZIONE martedì 12 MARZO 2024 ORE 18
ANNELY JUDA FINE ART, LONDON INAUGURAZIONE GIOVEDÌ 7 MARZO 2024 ORE 18 


MOSTRA: François Morellet 
CATALOGO CON SAGGI DI: Francesca Pola e Jonathan Watkins 
PERIODO ESPOSITIVO A ARTE INVERNIZZI: 12 MARZO - 8 MAGGIO 2024 
PERIODO ESPOSITIVO ANNELY JUDA FINE ART: 7 MARZO - 4 MAGGIO 2024 
ORARI DI APERTURA A ARTE INVERNIZZI: DA LUNEDÌ A VENERDÌ 10-13 15-19, SABATO SU APPUNTAMENTO 
ORARI DI APERTURA ANNELY JUDA FINE ART: DA LUNEDÌ A VENERDÌ 10-18, SABATO 11-17


Praticare il silenzio, tracciarne la forma

Ettore Pinelli, serie Icebergs - turquoise blue (1-2), olio su tela, cm 55x100 ciascuno, 2022


Inaugura sabato 10 febbraio alle ore 18 presso la Galleria SACCA di Giovanni Scucces a Modica (RG) in via Sacro Cuore 169/A “Praticare il silenzio, tracciarne la forma”,una mostra curata da Mario Bronzino con opere di nove artisti, che in modi differenti hanno avuto un rapporto diretto con il territorio in cui sorge la galleria.

Cosa rimane del silenzio? Un’eco precaria in cui tutto è contenuto nella sua forma essenziale, in bilico prima del frastuono prodotto da un fruscio” è la riflessione che apre la mostra, dove il suono e il silenzio diventano pretesti e metafore per interrogare ed esaminare il valore della diversità nell’arte. Partendo proprio dall’analisi sociologica dell’omologazione che si è diffusa progressivamente dalla fine degli anni Novanta ad oggi, “Praticare il silenzio, tracciarne la forma” sfida la crisi che il valore estetico dell’arte sta vivendo, per ricercare produzioni autonome dalle influenze passate. Come afferma il curatore nel testo che accompagna la mostra: “In particolar modo nel corso dell’ultimo decennio è riscontrabile il ritorno ad un’arte già affrontata, le cui prime evidenti qualità rappresentano soltanto delle approssimative citazioni tecnico-formali, alle quali si aggiungono contenuti tematici ampiamente abusati, nonché privi di originalità. In questo contesto stagnante il passato artistico gioca un ruolo da stampella logico-concettuale, a sostegno di un’arte prodotta dallo strascico di profumi passati, che a loro tempo hanno lasciato segni importanti sul volto dell’arte. Se è vero che nella forma risieda il concetto stesso dell’opera, allora la recente produzione d’arte perde man mano forma e insegue teoricamente idee obsolete e ampiamente sdoganate, producendo rumore visivo e speculativo”.

Tramite le opere di Francesca Baglieri, Andrea Mario Bert, Gabriele Gino Fazio, Marilina Marchica, Silvia Muscolino, Ettore Pinelli, Federico Severino, Roberto Orlando e Rossella Poidomani, la mostra apre sguardi a nuovi campi di indagine, temi che appartengono alla natura stessa dell’essere umano e che tentano un ritorno ai minimi termini e ad un silenzio dal quale generare nuove sonorità a contatto con la sincerità dell’arte, significative per l’individuo e per la società.

La mostra, realizzabile principalmente grazie alla fiducia e al sostegno del gallerista, vuole quindi sfidare le difficoltà della ricerca di un’unicità e fa del silenzio un luogo praticabile idealmente, dal quale ricavare informazioni trasformabili in forme di nuovo cariche di significati concettuali. Aggiunge infine il curatore: “È possibile, solo attraverso una relazione con il silenzio – ossia con l’apparente mancanza di informazione – realizzarne un personale ritratto che manifesti forme e idee esclusivamente appartenenti alle esperienze e agli interessi personali che rendono unico ogni individuo”.

INFO
TITOLO MOSTRA: Praticare il silenzio, tracciarne la forma
ARTISTI: F. Baglieri, A. M. Bert, G. G. Fazio, M. Marchica, S. Muscolino, E. Pinelli, F. Severino, R. Orlando, R. Poidomani
A CURA DI: Mario Bronzino
QUANDO: dal 10 febbraio al 16 marzo 2024
OPENING: sabato 10 febbraio 2024 alle ore 18
DOVE: SACCA Gallery, Via Sacro Cuore 169/A (ingr. da via Fosso Tantillo) – Modica (RG)
ORARI: dal martedì al sabato ore 16.30 – 19.30 e le mattine di martedì, mercoledì e venerdì dalle ore 10.30 alle 12.30. Gli altri giorni e fuori orario su appuntamento

CONTATTI
TEL: +39 338 1841981 
MAIL: info@sacca.online

pubblica: 

www.amaliadilanno.com

martedì 6 febbraio 2024

Ardian Isufi – Sogno metallurgico

Ardian Isufi - Metallurgic Disney, 2021 (2015)

Inaugura venerdì 16 febbraio nelle sale del Teatro Kursaal Santalucia di Bari la prima mostra personale in Italia dell’artista albanese di fama internazionale Ardian Isufi (Tirana, 1973), a cura di Gaetano Centrone, nell’ambito della Convenzione per lo sviluppo di linee di intervento per la valorizzazione del patrimonio culturale nonché dei luoghi e delle Istituzioni culturali direttamente gestiti da Regione Puglia, tra Regione Puglia - Dipartimento Turismo, Economia della Cultura e Valorizzazione Territoriale e Fondazione “Pino Pascali, Museo d’arte contemporanea”. Dal titolo “Sogno Metallurgico” è il coronamento del lavoro svolto per le recenti mostre “Fraktura” (intervento site-specific nella prigione di Spaç, Albania 2023) e “Il complotto di Tirana” (Galleria Nazionale d’Arte del Kosovo, Pristina, 2022).

Il progetto espositivo, diretto da Elton Koritari, intende ripercorrere in maniera esaustiva la ricerca dell’artista, la sua figura e il lavoro di ampio respiro, e sottolineare al contempo la posizione di ponte con l’Oriente che la Puglia storicamente riveste nel Mediterraneo, in una sempre crescente rete di scambi con l’Albania anche nel campo delle arti visive.

Artista di lungo corso, esponente della scena artistica contemporanea nel Paese delle due Aquile, Ardian Isufi ha partecipato a molte attività espositive nazionali e internazionali, dall’Europa alla Cina agli Stati Uniti, ed è professore dell'Università delle Arti di Tirana, politico, attivista, coinvolto nell'organizzazione e nella curatela di mostre, rappresentante di una generazione di intellettuali e critici albanesi impegnati in modo trasversale nella sfera dell’azione pubblica. Sin dagli esordi è stato protagonista di grandi mostre personali, a partire dal 2002 con “Human Feeling” presso la Galleria Nazionale d’Arte di Tirana, e “Fragments”, “The Green Dictionary & Human Tracks” tra le altre, con approfondimenti sulla relazione tra l’espressione artistica e il corpo sociale degli individui nelle contraddizioni della realtà quotidiana, affrontando temi di portata globale a partire dalla storia e attualità del suo Paese.

In quest’ottica la mostra di Bari è quanto mai rappresentativa e significativa, reinterpretando il rapporto culturale tra Italia e Albania sulle due sponde dell'Adriatico.

Con il coinvolgimento diretto dell’artista, si è costruito un percorso che restituisce le tappe recenti della sua carriera, attorno ad alcuni riferimenti e temi-chiave e attraverso opere di grande impatto, tratte da un corpus complesso e articolato: installazioni video e fotografiche, light box luminosi, pitture, dal gesso e resina su alluminio all’olio su tela, disegni e assemblaggi, fino alle sculture, anche cinetiche, che compongono una più ampia installazione ambientale inedita. Lavori che affrontano i tanti interrogativi che – come scrive il curatore Gaetano Centrone – muovono Isufi nella sua ricerca, “arguta nei presupposti, poderosa nel dipanarsi delle differenti soluzioni formali ma con una cifra stilistica e un umore di fondo che li accomuna fornendo loro la necessaria credibilità”. Dove la conoscenza dei materiali accompagna il pensiero e l’idea verso nodi ricorrenti, come i problemi di integrazione tra culture, religioni, libertà e diritti umani, e lo spiazzamento che ne deriva provocato dall’architettura nel paesaggio, mettendo in discussione le categorie dell’arte nella prospettiva della responsabilità sociale ed ecologica. 

Un allestimento amovibile appositamente pensato per il Kursaal Santalucia impegnerà la sala Giuseppina e la sala Cielo fino al 31 marzo 2024. In occasione dell’inaugurazione, il 16 febbraio alle ore 18, e per l’ultimo giorno di mostra sarà inoltre proiettato nella sala Teatro il video d’artista Anti-Homage (14’, 2015).

Si accede alle sale espositive (Largo Adua, 5, 70121 Bari) con ingresso gratuito dal mercoledì alla domenica dalle ore 16 alle ore 20. Alla mostra “Ardian Isufi – Sogno Metallurgico” è dedicato un catalogo bilingue (italiano/inglese) pubblicato da Silvana Editoriale.

ARDIAN ISUFI è nato nel 1973 a Tirana, dove attualmente risiede e lavora. Laureato all'Accademia delle Arti di Tirana nel 1995, presso il Dipartimento di Grafica, è stato studente di Edi Rama - l'artista Primo Ministro dell'Albania - con il quale ha diviso la scena e le correnti artistiche durante tutti gli anni '90 e 2000, con numerose importanti mostre e interventi pubblici nel mondo, in Ungheria, Grecia, Francia, Austria, Cina, Stati Uniti, nonché riconoscimenti in premi internazionali, tra gli altri il Premio Onufri, massima rassegna albanese delle arti visive, nel 1996 e nel 2005. Tra le sue partecipazioni, alla Biennale di Tirana (2009) e la Biennale di Architettura di Venezia (2018), come artista invitato al Padiglione dell’Albania. Dal 1996 è docente dell'Università delle Arti di Tirana, ex Preside della Facoltà delle Belle Arti, e svolge attività come curatore e critico d'arte. Intellettuale a tutto tondo è uno degli esponenti maggiori della scena artistica contemporanea albanese.


ARDIAN ISUFI – SOGNO METALLURGICO a cura di Gaetano Centrone 
Direttore del progetto Elton Koritari 
Mostra promossa da Fondazione Pino Pascali 
Teatro Kursaal Santalucia, Bari | 17 febbraio – 31 marzo 2024 
Inaugurazione venerdì 16 febbraio 2024 alle ore 18

Ufficio stampa Fondazione Pascali Addetto stampa e comunicazione
Via Parco del Lauro, 119 | Polignano a Mare CP Studio | Exhibits Press
+39 3201122513 +39 3492646524






giovedì 1 febbraio 2024

Quanto resta della notte di Claudia De Luca ed Eleonora Conti


Sentinella, quanto resta della notte? Risponde la sentinella: il mattino viene, ma è ancora notte. Se volete domandate, chiedete, tornate e domandate ancora. (Isaia, 21, 11-12)

Quanto resta della notte di Claudia De Luca ed Eleonora Conti, presentata dal 2 al 4 febbraio 2024 nell’ambito di ART CITY Bologna 2024 in occasione di ARTEFIERA, è un’installazione artistica site-specific di luci e tarlatana che crea, all’interno del teatro DamsLab, un percorso, immersivo, onirico e solitario. 

“Il progetto artistico è un invito a entrare in una dimensione di veglia che trascende il tempo e che predispone alla luce. Le artiste realizzano una scenografia dell’anima in cui le forme, le identità vanno a perdersi perché non più importanti e dove non vi è nulla di definito- afferma Elisabetta Meroautrice del testo critico -. L’intreccio tra materia tessile (la tarlatana), elementi naturali e luce crea un’illusione scenica che rimanda all’idea di un crepuscolo infinito, un ingresso nella notte o nell’eterno. Lo spettatore partecipa all’installazione ripercorrendo il momento nel quale il passaggio dal giorno alla notte si ferma in quel preciso istante denominato ora blu, metafora della transizione tra la vita e la morte, teorizzata da Franz Kafka nel suo diario.” 

Il titolo della installazione Quanto resta della notte, ispirato da alcuni versetti della Bibbia (Isaia 21, 1-12), non è una domanda, non si accompagna ad un punto interrogativo. Il progetto site-specific realizzato dalle due artiste in occasione dell’art week bolognese è un labirinto di sogno e veglia, una scenografia solitaria dove l’eccedenza di quello che resta della notte è un carico da portare sulle spalle anche quando la luce del giorno diventa assoluta. Riprendendo le parole di Borges “noi siamo la nostra memoria, noi siamo questo museo chimerico di forme incostanti, questo mucchio di specchi rotti”, la memoria in questa installazione funge da faro e impone allo spettatore uno sguardo che non è solo rivolto al passato. La proiezione verso il futuro viene rappresentata sul palco da alcune piante che soffocano, ma nello stesso tempo si spingono verso la luce. La cenere sul palco si configura come un pozzo di lava nera che pian piano si trasforma in elemento fertilizzante. E tutto, dentro e fuori, si dilata in un frammento di tempo nel quale l'ora blusembra diventare eterna. Gli elementi sul palco sono intesi come attori muti che rievocano una memoria diventata illusione o allucinazione ma che il mattino dopo continua a persistere e ad insistere.

Artiste 
Claudia De Luca, pescarese di origine, si laurea in Storia Contemporanea presso l’Università di Lettere e Filosofia di Bologna e in Comunicazione e Didattica dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Dal 2012 accompagna l’attività dell’insegnamento di filosofia e storia alla pratica artistica esponendo in mostre e collaborando a progetti editoriali di arte e letteratura.

Eleonora Conti, bolognese d’origine, comunica con le immagini fin da quando ne ha memoria e durante l’adolescenza si interessa della cultura pop in tutte le sue forme. Di pari passo agli studi cinematografici porta avanti la carriera di fotografa, cercando di tradurre attraverso le immagini ciò che a parole non può essere espresso. La necessità di dare una forma tangibile e concreta a ciò che vuole comunicare la porta a collaborare con l’artista Claudia De Luca in quella che diventa così la sua prima installazione d'arte.

La sede
Il Teatro è uno spazio che fa parte del laboratorio DamsLab sito in Piazzetta Pasolini 5b, Bologna. Il DAMSLab è un laboratorio di valorizzazione culturale urbana, attivato e gestito dal Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna, che si propone di promuovere progetti e favorire sinergie che identifichino nella produzione e partecipazione culturale e artistica un fattore chiave di crescita territoriale e un asse rilevante della cittadinanza contemporanea e futura. Si tratta di un luogo aperto al territorio, che mette in dialogo differenti saperi. Attiva e facilita sinergie e collaborazioni con gli altri Dipartimenti dell’Università e con la città nelle sue istituzioni culturali, fondazioni, imprese, musei e associazioni, favorendo ricadute sociali in termini di sensibilizzazione, partecipazione e mobilitazione culturale del tessuto urbano. 

Partner
La BLQrew Video Agencyè un’agenzia video con sede a Bologna che si occupa di creare una video strategy che affianca campagne pubblicitarie a contenuti social e spazia dai video corporate ai video intervista, nel nome dell’immagine coordinata. Si occupa di produzione e post-produzione video, coordinando il progetto e la sua strategia lungo ogni fase di realizzazione. Nella sua carriera ha curato progetti come spot pubblicitari, video promozionali e commerciali, produzioni cinematografiche e dirette live e streaming, portando a termine con tenacia e soddisfazione ogni sfida che si sono trovati ad affrontare.

Lart quotidien un'associazione no profit con sede a Milano, che si occupa dell'organizzazione di mostre, visite guidate e della promozione di progetti culturali. Lartquotidien pensa che l’arte contemporanea possa connettersi con il patrimonio passato e immaginare un futuro in cui le espressioni creative come arte visiva, design, architettura, performance possano dialogare tra loro perché tutte parte di un’unica energia e respiro universale.

Informazioni
QUANTO RESTA DELLA NOTTE
di CLAUDIA DE LUCA ed ELEONORA CONTI
Testo critico di Elisabetta Mero

2 - 4 FEBBRAIO 2024
Opening: venerdì 2 febbraio ore 18.00 - 22.00
Sabato 3 febbraio: 18.00 - 23.00
Domenica 4 febbraio: 11.00 - 18.00

Sede: Teatro DamsLab, Piazzetta P.P. Pasolini 5b, Bologna
Promossa da: BLQrew Video Agency 
In collaborazione con: Lartquotidien

Ufficio Stampa
Laura Cometa 
Lauracometa.press@gmail.com| + 39 3271778443