venerdì 20 febbraio 2026

Pamela Diamante. Le invisibili. Esistenze radicali


Sabato 21 febbraio 2026, alle ore 18.00, presso la Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto” di Bari, si inaugura la mostra di Pamela DiamanteLe invisibili. Esistenze radicali”, a cura di Roberto Lacarbonara. 

Il progetto è sostenuto dal PAC2025 - Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. 

L’esposizione è promossa e coordinata dalla Città Metropolitana di Bari. 

In occasione dell’inaugurazione, saranno presenti: il Sindaco Metropolitano Vito Leccese, la Consigliera delegata alla tutela e valorizzazione del patrimonio della Pinacoteca Micaela Paparella, il Dirigente del Servizio Beni culturali e ICO Raffaele Nicola Vitto, l’artista Pamela Diamante, il curatore Roberto Lacarbonara, la professoressa Claudia Attimonelli, sociosemiologa, Università degli Studi di Bari, e Grazia Moschetti, Unità Disuguaglianze globali e Migrazioni di ActionAid Italia. 

Le invisibili. Esistenze radicali è un progetto di ricerca e produzione artistica attraverso il quale Pamela Diamante torna a interrogare le forme di sudditanza sociale ed economica e le possibilità di riscatto che possono emergere attraverso l’agency collettiva. 

Al centro della ricerca vi è una specifica categoria professionale del Sud Italia: le braccianti agricole, soggetti femminili sistematicamente marginalizzati da stigmi culturali legati alla sessualità, al luogo di origine e alla presunta modestia del lavoro agricolo. L’attenzione dell’artista si concentra sulle condizioni delle donne impiegate stagionalmente nella raccolta e nella lavorazione della frutta, soggette a gravi violazioni dei diritti fondamentali e a disuguaglianze strutturali di genere, a partire dalla disparità salariale. 

Il progetto origina dalla condizione antropologica e linguistica che mette in relazione ruralità, sfruttamento e costruzione simbolica dell’inferiorità sociale. Le accezioni dispregiative, storicamente associate al lavoro agricolo nel contesto meridionale, come terrone o mangiatore di terra, vengono qui assunte come dispositivi di potere: etichette che “naturalizzano” l’arretratezza e fissano archetipi di subordinazione di classe e di genere. Con una pratica artistica volta a restituire dignità politica e poetica al rapporto tra corpo, terra e lavoro, Diamante rilegge tali narrazioni come espressioni di conflitto da cui muovere per una possibile riappropriazione di senso e valore. 

L’opera assume la forma di una grande installazione ambientale, presentata nella Sala del Colonnato del Palazzo della Città Metropolitana di Bari, ed è il risultato di un processo di ascolto e confronto con alcune lavoratrici migranti incontrate grazie alla collaborazione con il progetto Sweetnet di Actionaid International Italia E.T.S. e Fondazione CDP. L’intervento si configura come uno spazio di parola, riflessione e denuncia: le testimonianze raccolte diventano parte integrante dell’opera, trasformandola in un atto politico oltre che simbolico. 
L’installazione assume l’aspetto di un dispositivo meccanico: sedici aste verticali in ferro sorreggono dischi metallici e zappette forgiate in ceramica, evocando macchine agricole e utensili quotidianamente utilizzati dalle lavoratrici. Questa scelta formale sottolinea la paradossale ibridazione dei corpi sfruttati, insieme macchinici e materni, produttivi e vulnerabili, ridotti a ingranaggi di un sistema economico che ne consuma le energie vitali. Le stele che compongono la scultura sono in numero pari alle lavoratrici coinvolte e raggiungono un’altezza doppia rispetto alla loro statura reale: un’esplicita inversione della prospettiva abituale, che restituisce visibilità e centralità a soggetti storicamente osservati dall’alto o relegati ai margini. Le componenti dell’opera sono organizzate su strutture metalliche a forma esagonale, simili a favi: celle modulari, poligonali e potenzialmente replicabili, che alludono a una comunità in costruzione. In questa geometria collettiva si inscrive l’idea di una “massa critica” di individualità capaci di unirsi nella difesa dei diritti umani e sociali, trasformando l’esperienza condivisa dello sfruttamento in una forza generativa e radicale. 
La scelta di esporre l’opera nel salone di rappresentanza dell’ente metropolitano, tra i più emblematici del capoluogo, si connota per la stridente relazione con l’edificio ma anche per la profonda connessione con la collezione della Pinacoteca Metropolitana attraverso una doppia logica dialettica: da un lato si impone, con il suo sviluppo totemico e monumentale, al centro dell’architettura di epoca e stile fascista e tra le grandi statue marmoree e muscolari di Giulio Cozzoli: il Marinaio e l’Agricoltore (1936-1937); dall’altro, guarda al sottile dialogo con l’iconografia arcaica e mediterranea della terra al centro di opere del XIX e XX secolo in collezione: da Il riposo (1875) di Raffaele Belliazzi alla Contadina senese che fa l’erba (1880-1890) di Giovanni Fattori o La raccolta delle olive (1862-1865) di Telemaco Signorini; dai 9 mq di pozzanghere (1967) di Pino Pascali alle proposte tessili degli Abiti mentali (anni ‘70) di Franca Maranò . 
Nell’ulteriore scarto tra la retorica dell’orgoglio e della tradizione agraria di un popolo e la quotidiana emersione dei fenomeni di sfruttamento, abuso e maltrattamento delle “anonime” lavoratrici della terra, l’artista approda a una soluzione scultorea in grado di ibridare la materia del suolo – privilegiando la ceramica, da secoli centrale nell’economia artigiana del territorio – con l’immaginario della forza, della resistenza e della lotta delle minoranze. 

Sarà edito da Magonza un catalogo con testi di Roberto Lacarbonara, Claudia Attimonelli, Vincenzo Susca e fotografie di Michele Alberto Sereni. 

Saranno organizzate delle Giornate di studio presso l’Università “Paul-Valéry” di Montpellier e presso l’Archivio di Genere “Carla Lonzi” dell’Università di Bari, e una presentazione del catalogo presso l’associazione culturale Le Nuove Stanze ad Arezzo.



Pamela Diamante. Le invisibili. Esistenze radicali
a cura di Roberto Lacarbonara
dal 21 febbraio al 21 aprile 2026
 


INFO
Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto”
Bari, via Spalato 19 / Lungomare Nazario Sauro 27 (IV piano)
info: 080 5412420 / pinacoteca@cittametropolitana.ba.it


Orari di apertura: dal martedì al sabato Ore 9:00 - 19:00 (ultimo ingresso 18:30)
Domenica 09:00 - 13:00 (ultimo ingresso 12:30)
Lunedì chiuso

Ufficio stampa Città Metropolitana
Cristiana D’Alesio, Francesca Pietroforte


Ufficio stampa
Sara Zolla | ufficio stampa e comunicazione T. 346 8457982 | press@sarazolla.com
Magonza T. 0575 042992 | info@magonzaeditore.it

martedì 17 febbraio 2026

Le monde après la pluie di Eva Medin @CONDOTTO48

Eva Medin, Le monde après la pluie, still video 9 minutes ©ADAGP


Nell’ambito della programmazione biennale di CONDOTTO48, articolata in una serie di iniziative formative e incontri multidisciplinari, si inserisce il progetto Le monde après la pluie dell’artista franco-brasiliana Eva Medin, a cura di Valeria De Siero, con il patrocinio di Roma Municipio VI, Accademia di Francia a Roma – Villa Medici e il supporto di Terracromata, Carbone Ar’dente. 

Le monde après la pluie è il titolo dell’opera-video omonima dell’artista, ispirata al dipinto di Max Ernst (L'Europe après la pluie II, 1940-1942) e al romanzo di fantascienza di Philippe Curval. 

Eva Medin fondendo il linguaggio del cinema, della danza, della musica e della scultura, rivisita i temi della trasformazione e dell’ibridazione – già presenti nei lavori di Ernst e Curval – enfatizzando il ruolo dell’acqua all’interno del processo di metamorfosi del soggetto che, attraverso momenti di decostruzione e degenerazione, si fa informe, incompiuto, slancio vitale. 

La componente narrativa, l’immaginario sci-fi, presenti nella sua pratica rispondono all’interesse per le “finzioni emancipatorie”, in potere di raccordare la realtà del presente e la potenzialità del futuro, con una ragionata chiave di lettura. 

Eva Medin (Lumiar, Novo Friburgo, Brasile, 1988) è un’artista franco-brasiliana con base a Marsiglia (FR). Cresciuta in un ambiente multiculturale, da madre tunisina e padre - mimo e musicista - argentino, Il suo lavoro artistico è profondamente influenzato dalla forza dell'ambiente naturale in cui è cresciuta durante la sua infanzia, così come dal patrimonio teatrale e musicale. Mediante gli studi di scenografia alla Scuola d'Arte di Monaco (Pavillon Bosio) e la laurea all' École des Arts Décoratifs di Parigi, ha iniziato la sua attività collaborando con il mondo della danza, sviluppando una pratica multidisciplinare e immersiva in cui il rapporto tra lo spazio e il corpo ricopre un ruolo centrale. 

Negli ultimi anni ha ricevuto diversi premi, tra cui il Prix des Amis du Palais de Tokyo, l'Art Collector Prize e il Talent Contemporain Prize. Tra le sue recenti mostre personali figurano una mostra al Palais de Tokyo (2022) e al Centre Wallonie-Bruxelles (2024). Ha esposto alla Biennale Manifesta di Marsiglia, al Salon de Montrouge e alla Nuit Blanche di Parigi, e ha partecipato a mostre collettive a Londra, Los Angeles e al MOCA Taipei.


SCHEDA TECNICA
TITOLO: Le monde après la pluie
ARTISTA: Eva Medin
A CURA: di Valeria De Siero
INAUGURAZIONE: 14 marzo 2026, ore 18:00-20.30
PERIODO MOSTRA: 15 marzo 2026 – 23 maggio 2026
ORARIO VISITA: su appuntamento
PATROCINIO: Roma Municipio VI e Accademia di Francia a Roma – Villa Medici
SUPPORTO: Terracromata e Carbone Ar’dente
SEDE: CONDOTTO48, Via Carlantonio Grue 48, Torre Angela – Roma
condotto48@gmail.com - www.condotto48.com

Amalia Di Lanno
Communication manager
info@amaliadilanno.comwww.amaliadilanno.com



domenica 15 febbraio 2026

Giuseppe Matera. Chetogenesi

Giuseppe Matera, "Untitled", 2025, olio e fusaggine su tela, cm 95 x 125

Pane e pasta, esaltati in dipinti e sculture, si trasformano in forme organiche aliene, ipersessualizzate e deformi. È surreale, ironica e spiazzante la selezione delle opere che compongono la prima personale di Giuseppe Matera, intitolata Chetogenesi e ospitata dal 14 febbraio al 12 aprile 2026 a Casa Vuota in via Maia 12 a Roma, a cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo. La mostra si inaugura sabato 14 febbraio alle ore 18 e, dopo l’inaugurazione, si può visitare su appuntamento fino al 29 marzo 2026, prenotando ai numeri 3928918793 o 3284615638 oppure all’email vuotacasa@gmail.com

L’artista prende spunto dal recente riconoscimento, da parte dell’Unesco, della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità e mette in scena, nel percorso della mostra, le ossessioni contemporanee per l’alimentazione e per il corpo, in una duplice declinazione parossistica: l’eccesso di cibo da una parte e l’uso smodato di diete dall’altra. Da qui il titolo del progetto espositivo, Chetogenesi, che indica il processo biochimico, attivato da un digiuno prolungato o da un insufficiente apporto alimentare di carboidrati, capace di convertire i grassi in fonte energetica alternativa per il funzionamento di cervello e tessuti. Antifrasticamente, la Chetogenesi di Matera è un tripudio di carboidrati.

«L’immaginario pittorico e scultoreo di Giuseppe Matera – spiegano i curatori Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo – mette al centro il cibo e in particolare la pasta e i prodotti di panificazione, considerati tra gli alimenti più rappresentativi della dieta italiana nel mondo, rielaborandoli dentro un panorama di mutazioni e deformazioni. Come in uno straniante “Sottosopra” fantascientifico, elementi del quotidiano vengono decontestualizzati, perdono la loro familiarità e si fanno alieni e misteriosi. Osservate nei dettagli, aumentate nelle dimensioni, astratte in componenti matematiche, geometriche, grafiche e compositive e modificate nella loro volumetria, le forme di maccheroni, cornetti, pagnotte e friselle si animano di una nuova vita e danno corpo a inedite tassonomie organiche, postumane e perturbanti. Nelle atmosfere inquietanti e livide dei dipinti, dove l’osservatore si sente osservato dalle cose pittoriche che osserva, le tumide visioni di Matera ostentano orifizi e turgori, caricandosi di una carnalità sessualizzata e di una tattilità sensibilissima, esasperate da un virtuosismo pittorico che unisce olio e fusaggine e dal silicone delle sculture. Food porn per cuori intrepidi, per chi si arrende a piaceri inediti e irresistibili. Molliche di pane e croste vedono fiorire sulla loro superficie irregolare colture di batteri e stratificazioni di muffe, mostruosamente estetizzate: ed è lì che sosta l’occhio del pittore, come per la carezza di un amante che si sofferma su una qualche epidermide marziana. Giuseppe Matera proclama il trionfo dei carboidrati insorti e insurrezionali, apparecchiando per il suo pubblico barocche “nature quasi-morte”, caratterizzate dall’agglutinazione di presenze fito-antropo-zoomorfe, giocate sul contrasto tra verosimiglianza e straniamento, in forza di una maliziosa pareidolia».

Nelle intenzioni dell’artista, è «una riflessione esistenziale sulla vita, sulla sua fugacità, sulla contemplazione della sua bellezza e della bellezza delle piccole cose, ma anche un’ironica critica alla perdizione nei piaceri sensuali».

«Questa mostra – dichiara Giuseppe Matera – è un’opportunità di indagine sulla percezione e sulla memoria, restituita in opere ambigue e sfuggenti. In alcuni dipinti la composizione presenta un rimando diretto con il genere della natura morta, sulla quale ho riflettuto sia a proposito dei valori formali sia sulla perizia tecnica degli autori antichi – una perizia che è necessaria al fine di rendere riconoscibile il soggetto raffigurato. È nato un corto circuito dove le nature morte dalla natura aliena si impongono come tali per via della familiarità della composizione –suggerendo quindi un senso possibile di riconoscibilità dei soggetti – pur rimanendo in fondo ignote, misteriose. Una delle conseguenze di queste operazioni è l’annullamento – e contemporaneamente un maggiore vigore – dei pattern e delle forme all’interno dell’intera composizione, quasi a simulare il processo di interazione sensibile con la struttura della realtà, laddove un rapporto reiterato e compulsivo con alcuni aspetti di essa guida la nostra mente a non porre più attivamente l’attenzione su di essi. La specificità dei soggetti da cui traggono ispirazione le opere, unita ai temi e agli interessi maturati durante gli anni, sono anche, a mio avviso, un’occasione di riflessione – o decostruzione – ironica del concetto di identità, in particolar modo gastronomica, ma anche puramente formale».

Giuseppe Matera (Acquaviva delle Fonti (BA), 1999) vive e lavora a Roma. Nel 2023 si è diplomato in pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove sta completando gli studi magistrali. La sua pratica artistica utilizza discipline e mezzi espressivi radicati nella tradizione, con un’impostazione concettuale contemporanea. Tra le mostre collettive in cui ha esposto, nel 2022 E questo è forma a UNAGaleria a Bucarest in Romania, nel 2023 Lézardes nello spazio Rue de Livourne 143 a Bruxelles in Belgio in collaborazione con ENSAV La Cambre, nel 2025 A gathering of souls alla Temple University di Roma e DA A AD A all’Istituto Polacco di Roma, la mostra del Premio Giovanni Colacicchi al Palazzo Bacchetti di Anagni e la fiera ArtVerona con la galleria Liquid Art System.


INFORMAZIONI TECNICHE:
TITOLO DELLA MOSTRA: Chetogenesi
ARTISTI: Giuseppe Matera
LUOGO: Casa Vuota – Roma, via Maia 12, int. 4A
QUANDO: dal 14 febbraio al 12 aprile 2026
ORARI: visitabile su appuntamento
VERNISSAGE: 14 febbraio 2026 (orari: 18-21)
INFORMAZIONI: cell. 392.8918793 – 328.4615638 | email vuotacasa@gmail.com
INGRESSO GRATUITO

venerdì 13 febbraio 2026

DI BERNARDO RIETTI TOPPETA | in gioco


La nuova mostra di zerozerosullivellodelmare inaugura sabato 14 febbraio ore 19.00: protagonista il collettivo Di Bernardo Rietti Toppeta

Sabato 14 febbraio ore 19.00 zerozerosullivellodelmare (Pescara, via dei Marrucini 19/23) inaugura le attività per il 2026: a dare il via sarà l’esposizione in gioco del collettivo Di Bernardo Rietti Toppeta. Una mostra che “interpreta la dimensione ludica come modello per la costruzione di rapporti umani sotto cieli reali”, riprendendo la chiosa della nota di presentazione.

Consolidato ormai il modello curatoriale di Lúcio Rosato, custode dello spazio di via dei Marrucini, che pone in dialogo una ricercata selezione delle opere degli artisti protagonisti con pochi, minimali interventi di sua stessa creazione, in questo caso l’opera un segno di cielo.

Sotto il cielo (e lo sguardo) di Rosato, si dipana il progetto in gioco, in cui, in maniera sottile, il collettivo Di Bernardo Rietti Toppeta tenta di esplorare la dimensione del reale attraverso i segni (e gli strumenti) del gioco: obiettivo ultimo, spegnere gli schermi, abbattere i pixel, eliminare i filtri e dar vita ad un vero black-out utile alle riflessioni sulla dipendenza da videogiochi, sulle conseguenze negative per la salute, sul ruolo della cultura contro l’impatto delle tendenze dettate dalla società contemporanea. Uno sguardo leggero ma lucidissimo su una società di falso benessere, dove gran parte dei bambini passano il tempo libero soli e chiusi nelle proprie stanze in compagnia di prodotti “hi-tech”, piuttosto che fuori dalle mura domestiche, in gioco tra strade e cortili.

Attraverso video, opere materiche e installazioni, concepite tra il 2023 e il 2026, in gioco è una mostra “impertinente” che affronta e analizza il cambiamento dell’aspetto ludico dei nostri giorni (in un contesto in continua evoluzione) con l’intento di provare a mettere tutto in discussione, allargare i propri orizzonti e valutare una diversa gestione delle innovazioni tecnologiche che quotidianamente ci vengono proposte. Per l’occasione e per questo specifico luogo il collettivo ha progettato e realizzato circuito slm00, una pista con biglie di vetro poggiate che unisce idealmente i due ambienti di zerozerosulivellodelmare : spazio e officina, mettendo in evidenza il legame e il rapporto tra la pragmaticità di un’idea e la concettualità del suo manifestarsi


zerozerosullivellodelmare
Pescara, via dei Marrucini 19/23

Inaugurazione sabato 14 febbraio 2026 ore 19.00
fino al 14 marzo 2026
da martedì a sabato, dalle 18.00 alle 20.00
s.l.m.00 via dei marrucini 19-23 Pescara

Nota biografica: il collettivo Di Bernardo Rietti Toppeta, attivo dal 2010, lavora a sei mani realizzando diversi progetti monotematici, sperimentando quasi tutte le discipline artistiche: pittura, scultura, installazione, fotografia, grafica e video arte. Francesco Di Bernardo (Penne 1975) laureato presso l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila in decorazione. Alessandro Rietti (Penne 1970) diplomato presso l’Istituto d’Arte Mario dei Fiori Penne con indirizzo in arte dei metalli e dell’oreficeria. Francesco Toppeta (Penne 1982) laureato presso l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila in pittura. Vivono e lavorano a Penne dove insieme condividono il progetto Spazio Inangolo.

mercoledì 11 febbraio 2026

Mostra al castello di Galliate dedicata a De Filippi, Carena e Surbone

 



Galliate Contemporanea, la mostra dedicata all’arte italiana degli anni Settanta, è ospitata presso il Castello di Galliate e riunisce le opere di Fernando De Filippi, Antonio Carena e Mario Surbone, protagonisti del secondo Novecento italiano.
L’iniziativa è realizzata con il sostegno del Comune di Galliate,  e con il Patrocinio di Regione Piemonte, Provincia di Novara, Terre dell’Alto Piemonte Novara e Rotary Club Val Ticino Novara. Alla realizzazione del progetto collaborano gli Amici del Teatro Carlo Coccia di Novara, il Conservatorio Guido Cantelli di Novara, la Bottega della Cornice di Novara e Italgrafica. I contributi critici e la presentazione degli artisti sono a cura di Giovanni Cordero e Federica Mingozzi. Nel corso dell’inaugurazione, la mostra sarà accompagnata da un intervento musicale degli allievi del Conservatorio Guido Cantelli di Novara. (V.S.)

GALLIATE CONTEMPORANEA
 a cura di 
Vincenzo Scardigno

DE FILIPPI 
CARENA 
SURBONE 
I'Arte italiana degli anni 70

CASTELLO DI GALLIATE
21 febbraio - 29 marzo 2026
Ven./Sab./Dom.10/13-15/19

INAUGURAZIONE  
Sabato 21 febbraio - h.17

ORGANIZZAZIONE 
Comune di Galliate

CON IL PATROCINIO 
Regione Piemonte
Provincia di Novara 
Terre dell'Alto Piemonte
Rotary Club Val Ticino 

COLLABORAZIONI
Amici del Teatro Carlo Coccia 
Conservatorio Guido Cantelli 
Bottega della Cornice 
Italgrafica 


Digging Up di Alessio Deli


Von Buren Contemporary è lieta di presentare DIGGING UP, la nuova mostra personale dello scultore romano Alessio Deli, in cui dialogano una serie di opere scultoree e pittoriche. 

L'espressione inglese digging up, che letteralmente significa "scavare", può assumere anche il significato di "portare alla luce", "far riemergere". Deli sembra infatti voler dissotterrare forme e modelli antichi per confrontarli con la contemporaneità, attraverso materiali e soluzioni formali originali.

Le opere, costellate di riferimenti al mondo dell'arte classica, tracciano un percorso di rilettura del passato, che va dalla rielaborazione delle immagini delle grottesche - decorazioni pittoriche parietali romane - dipinte da Deli su tavole di legno, alla realizzazione di un bassorilievo raffigurante Gradiva, protagonista della novella di Wilhelm Jensen, ritratta mentre cammina per le strade di Pompei.

Nel fondere passato e presente, Alessio Deli, artista fondante della scuderia della galleria, racconta la propria poetica attraverso una serie di riferimenti universali e senza tempo.

Alessio Deli è nato a Marino, in provincia di Roma, nel 1981. Dopo gli studi all'Istituto d'Arte di Marino si è diplomato all'Accademia di Belle Arti di Carrara dove si è specializzato in scultura. Successivamente si abilita all'insegnamento delle Discipline Plastiche presso l'Accademia di Belle Arti a Roma. Fra le tante mostre citiamo la personale museale KORAI Incipit Memoria a Palazzo Valentini di Roma nel 2019, la partecipazione alla mostra Da Giotto a Pasolini al Museo di Palazzo Doebbing di Sutri nel 2020, la personale Anthropocene al MacS (Museo d'Arte Contemporanea Sicilia) di Catania nel 2021, la mostra Fragile nelle sale del Museo dell'Arte Classica dell'Università La Sapienza di Roma nel 2024 e Patina memoriae, sua personale alle Case Romane del Celio nel 2025. Sempre nel 2025, l'ente nazionale per le attività culturali ENAC gli conferisce, per la categoria arti visive, il Premio Mameli.

Le opere di Deli sono collocate in prestigiose collezioni sia pubbliche che private in Italia e all'estero, tra cui il MacS (Museo Arte Contemporanea Sicilia), Catania; la Raccolta Civica d'Arte Contemporanea di Palazzo Simoni Fè, Brescia; il Museo Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona di Rende, Cosenza; la Galleria Nazionale della Calabria, Cosenza; il Palazzo Municipale di San Quirico d'Orcia, Siena; l'Antico Collegio Martino Filetico, Città di Ferentino; l'Università degli Studi "La Sapienza" di Roma; la Nuova Chiesa S. Pietro Apostolo, Cosenza; ed il Parco Porporati, Torino. 


Von Buren Contemporary 

Digging Up
mostra personale di Alessio Deli

Vernissage Sabato 14 e domenica 15 febbraio 2026 dalle 18:00 alle 21:00

Testo critico: Edoardo Marcenaro
Curatrice e organizzazione: Michele von Büren

la mostra resterà aperta fino al 10 marzo 2026
orari: martedì-sabato 11:00-13:30 e 15:30-19:30

Von Buren Contemporary
Via Giulia 13, 00186 Roma

Ufficio stampa
Alessandra Lenzi | alessandralenzi.press@gmail.com
Tel: (+39) 320 5621416

Giacomo Montanaro - La Forma dell’Istante


Mercoledì 18 febbraio dalle ore 18.00 la Shazar Gallery presenta La Forma dell'Istante di Giacomo Montanaro, a cura di Domenico de Chirico. Alla sua seconda personale nella sede di via Scura, Montanaro presenta un nuovissimo progetto che sembra apportare ennesimamente una svolta nella sua produzione. Sperimentatore instancabile, l'artista passa con disinvoltura da una pittura di rivelazione ad una meditata immersione in paesaggi immaginifici, presentando per l'occasione lavori che sembrano abbandonare il gesto per approcciarsi ad un segno ponderato che non sfugge tuttavia al fascino misterioso e calcolato della reazione chimica degli acidi. Il cambio di registro non si distacca da una cifra stilistica che continua a caratterizzare il percorso dell'artista, e che, ne La Forma dell'Istante, si sviluppa verso una inedita visione dell'umano. I circa 20 ritratti pensati per gli spazi della Shazar frammentano l'identità della sfera figurativa per dirigersi verso l'indagine della coscienza e del vissuto esistenziale. 

Come scrive il curatore Domenico de Chirico nel testo critico “La mostra restituisce il senso di una ricerca che non si limita a ridefinire il linguaggio pittorico, ma interroga anche il tempo vissuto, l'importanza del gesto e la natura stessa dell’immagine. Offre allo spettatore un’esperienza visiva intensa e silenziosa, aperta alla contemplazione e alla scoperta di scenari inediti che si dispiegano oltre la superficie già data, in dialogo con lo stato d’animo di ciascuno, pronti a essere vissuti.” 

“ … la ricerca di Giacomo Montanaro si sviluppa lungo un percorso coerente e radicale, segnato fin dagli esordi da una spiccata vocazione sperimentale. Nato a Torre del Greco nel 1970 si forma tra l’Istituto Statale d’Arte e l’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove si diploma nel 1993 sotto l’egida dello scultore visionario Augusto Perez. Nelle prime opere la figura umana è centrale: corpi ridotti all’essenza, presenze che non descrivono ma suggeriscono, rinunciando al dettaglio per far emergere la stringente urgenza espressiva del gesto. Questo percorso di sperimentazione trova un punto di svolta nel 2002, quando Montanaro abbandona la tela e i materiali pittorici tradizionali per confrontarsi con un supporto inusuale: la carta fotografica. Gli acidi diventano così il nuovo strumento del dipingere, introducendo nel processo una componente di rischio e irreversibilità.”

La forma dell'istante rimarrà aperta fino al 17 aprile 2026 dal martedì al sabato dalle 14.30 alle 19.30 e su appuntamento.

Giacomo Montanaro
La Forma dell’Istante
A cura di Domenico de Chirico
Opening: mercoledì 18 febbraio 18,00
dal 19 febbraio al 17 aprile 2026

Shazar Gallery
Via Pasquale Scura 8
80134 Napoli
Tel. 081 1812 6773
www.shazargallery.cominfo@shazargallery.com Instagram: shazargallery – FB: shazargallery
Press officer: Graziella Melania Geraci 3475999666 press@shazargallery.com

mercoledì 28 gennaio 2026

In Verso. Frammenti narrativi di Oliviero Rainaldi

Oliviero Rainaldi Battesimi Umani 1998 gesso - Courtesy of the artist- ph. Claudio Abate 


Il tempo, il sacro e l’identità sono le tre direttrici lungo cui, dal 21 febbraio al 17 maggio, si sviluppa In Verso. Frammenti narrativi, la nuova mostra di Oliviero Rainaldi nelle sale storiche di Palazzo Pretorio di Certaldo, a cura di Beatrice Audrito e Davide Sarchioni. Il progetto riunisce oltre trenta opere tra lavori storici e recenti — alcuni inediti — offrendo uno spaccato significativo di una ricerca intensa e coerente, capace di far convivere classicismo e modernità in un linguaggio essenziale e riconoscibile.

Tra gli artisti della sua generazione che più hanno indagato il tema del sacro, Rainaldi rielabora i repertori iconografici della tradizione in una visione contemporanea: le immagini vengono sottratte alla narrazione per tornare a una dimensione primaria, quasi originaria. Il confronto con Palazzo Pretorio, antica sede del vicariato, dà vita a un dialogo serrato con la storia del luogo, attraverso un allestimento concepito “all’inverso” che invita il visitatore a sovvertire la direzione canonica del percorso e a interrogare il tempo come materia viva, reversibile e stratificata.

Nel continuo passaggio tra pittura e scultura, pieno e vuoto, corpo e ombra, il sacro non è mai didascalico ma profondamente umano, attraversato da fragilità e attesa. Le iconografie cristiane, private della loro funzione narrativa, diventano presenze simboliche essenziali, chiamando lo sguardo contemporaneo a una relazione diretta con l’opera. Così il dialogo con l’architettura e con i frammenti ad affresco trecenteschi e quattrocenteschi non è illustrativo ma strutturale, poiché lo spazio amplifica la riflessione e definisce una dimensione site-specific.

In questo contesto si innesta anche il tema dell’identità, intesa come processo. Le figure di Rainaldi non affermano ma interrogano, come nei lavori più recenti dove la forma si frammenta e si apre, mettendo in discussione l’idea di compiutezza. L’opera diventa così traccia, passaggio e luogo di trasformazione.

Nato nel 1956 a Caramanico Terme, in provincia di Pescara, Oliviero Rainaldi si forma all’Accademia di Belle Arti di Venezia con Emilio Vedova e successivamente all’Accademia dell’Aquila con Fabio Mauri. La sua ricerca, da sempre incentrata sulla figura umana, attraversa disegno, pittura e scultura, sviluppando un linguaggio essenziale e fortemente simbolico. Ha esposto in importanti sedi museali e istituzionali, tra cui la Galleria d’Arte Moderna di Bologna, Palazzo Venezia a Roma, il Museo Nazionale di Villa Pisani a Venezia, il Museo di Arte Contemporanea di Shanghai, la Petronas Gallery di Kuala Lumpur e la Venice International University in occasione della Biennale di Venezia. Il suo lavoro ha spesso dialogato con luoghi emblematici della storia dell’arte e dell’architettura, da Sant’Andrea al Quirinale al Tempietto del Bramante, fino al Pio Monte della Misericordia di Napoli. È stato insignito di numerosi riconoscimenti, tra cui il titolo di Accademico della Pontificia Accademia dei Virtuosi al Pantheon, il Premio Personalità Europea e il Franco Cuomo International Award. Sue opere fanno parte di collezioni pubbliche internazionali, tra cui il Palazzo dell’ONU a Ginevra e la sede del Premio Nobel a Stoccolma.

“In Verso. Frammenti narrativi” è promossa dal Comune di Certaldo ed è organizzata da Exponent in collaborazione con TerraMedia APS

Ingresso: intero 5,00 € - ridotto 4,00 €
Orario: da novembre a marzo: lunedì-venerdì (10-13 e 14:30-16:30) e sabato-domenica (10-13 e 14:30-17:30). da aprile a maggio: 10-13 e 14.30-19 chiuso il martedì. Tel. 0571.661219

IN VERSO. FRAMMENTI NARRATIVI
Il tempo, il sacro, l’identità: l’opera di Oliviero Rainaldi a Certaldo a cura di Beatrice Audrito e Davide Sarchioni

Dal 21 febbraio al 17 maggio 2026, trenta opere per una rassegna dedicata all’artista italiano nel Palazzo Pretorio del borgo di Certaldo Alto (FI)

Palazzo Pretorio di Certaldo Alto (FI) Piazzetta del Vicariato, 4, 50052 Certaldo FI


Ufficio Stampa HF4 www.hf4.it
Marta Volterra, Head Press Office - marta.volterra@hf4.it
Eleonora D’Urbano - eleonora.durbano@hf4.it 328.153.53.24


ARTE FIERA 49 - COSA SARÀ


Dopo una brillante edizione nel 2025, che ha visto le più grandi gallerie italiane e i più importanti collezionisti darsi appuntamento a Bologna, Arte Fiera ritorna dal 6 all’8 febbraio 2026, con Preview il 5 febbraio, inaugurando idealmente un nuovo ciclo con la prima direzione artistica di Davide Ferri (già curatore per cinque edizioni di Pittura XXI, sezione interamente dedicata al medium pittura), affiancato da Enea Righi, che per il quarto anno ricoprirà il ruolo di direttore operativo.

Arte Fiera, la più longeva tra le fiere d’arte italiane, è tornata ad essere un appuntamento e un riferimento imprescindibile per il sistema dell’arte del nostro Paese, un ruolo che le appartiene sin dalla sua nascita, nel 1974. Pur con diversi cambiamenti – un rinnovato team di curatori, un nuovo progetto per il padiglione del “moderno” e una diversa articolazione delle sezioni curate – la fisionomia di Arte Fiera 49 vuole riaffermare e rafforzare questa identità, celebrando l’arte italiana in tutte le sue multiformi e sfaccettate componenti: un sistema policentrico, polifonico, eterogeneo, capace di svilupparsi con la stessa intensità nei grandi e piccoli centri, e a diverse latitudini: Bologna, in questo senso – e così anche Arte Fiera –, svolge storicamente un ruolo di collegamento e cerniera tra Nord e Sud del nostro Paese.

Il titolo di questa edizione, Cosa sarà, sottende uno slancio e una proiezione verso il futuro; un grado di imponderabilità, di desiderio di rinnovare il “formato fiera”; un rimando a quella componente di mistero che tiene il pubblico di collezionisti e appassionati visceralmente legati alle opere d’arte del presente.

La fedeltà che lega il pubblico ad Arte Fiera sprigiona un calore dato dalla lunga frequentazione degli spazi della fiera: i due padiglioni che tradizionalmente la ospitano, illuminati dall’inizio alla fine da una luce diurna, costituiscono una partitura dove le proposte che affondano in un Novecento storico (pad. 26) dialogano con il contemporaneo e le ricerche delle ultime generazioni (pad. 25).
La nuova identità visiva, ideata da Al mare. Studio, rilancia la suggestione del titolo: vagamente pop e, insieme, minimalista ed elegante, trasforma il bollino che da sempre contraddistingue l’identità di Arte Fiera in un segno in movimento, che innalzandosi da una ipotetica linea d’orizzonte diventa vero e proprio sole nascente.


Cinque sezioni, nuovi curatori
Alla Main Section di Arte Fiera, suddivisa come sempre in arte storicizzata e contemporaneo, si affiancano cinque sezioni curate e su invito, con alcune significative novità.

“Fotografia e dintorni” è il nuovo nome della sezione dedicata al medium fotografico ed è affidata a partire dalla prossima edizione a Marta Papini, curatrice indipendente che dal 2024 cura Radis, il progetto di arte pubblica promosso dalla Fondazione CRT per l’arte. La sezione racconta la fotografia da una prospettiva ampia, che include autori storicizzati e giovani talenti, ricerca formale e approccio concettuale, così come l’intersezione con altri media.

“Multipli” – per la prima volta a cura di Lorenzo Gigotti, editor, co-fondatore e co-direttore editoriale di NERO – attraversa un ampio spettro di linguaggi e formati (litografie, libri d’artista, pezzi di design, grafiche, fotografie, ma anche edizioni audio e nuovi media), raccontando come, in Italia e all’estero, una parte significativa della scena artistica stia adottando pratiche orientate alla riproducibilità e all’accessibilità. Un approccio che mira a dar vita a forme di mercato più aperte e inclusive, capaci di coinvolgere pubblici nuovi.

“Pittura XXI” – affidata per la prima volta a Ilaria Gianni, critica e curatrice e co-direttrice artistica dello spazio indipendente IUNO, Roma – riscopre la pittura come linguaggio del presente in una stagione in cui questo medium si è potentemente riaffermato sulla scena dell’arte, e include alcune delle ricerche più emblematiche, svolte da artisti di generazioni diverse, emergenti e midcareer, italiani e internazionali, dal 2000 a oggi.

“Prospettiva”, al suo secondo anno di vita, è nuovamente a cura di Michele D’Aurizio, critico e curatore indipendente. La sezione è dedicata alle ricerche creative delle nuove generazioni e si articola in presentazioni monografiche promosse da gallerie emergenti, con meno di dieci anni di attività, e da gallerie strutturate ma con un programma di ricerca.

“Ventesimo+” è il nuovo progetto per il padiglione del moderno, rivolto alle gallerie che operano nell’ambito di un Novecento storico. È dedicato all’arte italiana e internazionale dall’inizio del XX secolo a oggi, ed è affidato ad Alberto Salvadori, critico e curatore, direttore e fondatore di Fondazione ICA di Milano. “Ventesimo+” mette al centro la pratica del collezionare indicandone possibili modi e declinazioni all’insegna dell’eclettismo e della trasversalità, e guardando allo sviluppo di ogni collezione come fenomeno specifico, particolare e identitario.


Collaborazioni e partnership
Si rinnova anche per il 2026 la collaborazione fra Arte Fiera e Fondazione Furla per la performance; a curare il programma di azioni dal vivo sarà nuovamente Bruna Roccasalva, Direttrice artistica della Fondazione. Il progetto, giunto alla quarta edizione, conferma la volontà di Fondazione Furla e Arte Fiera di sviluppare insieme il lavoro sulla performance, presente ad Arte Fiera fin dalle origini e divenuto un elemento distintivo della manifestazione bolognese.

Arte Fiera è lieta di annunciare che BPER, già Main Partner di Arte Fiera dell’edizione 2025, prosegue con il suo impegno a favore della manifestazione. La Banca si conferma dunque una realtà attenta alla promozione dell'arte, della cultura e della creatività, nella convinzione che questi valori siano un volano di crescita per cittadini e territori e strumenti importanti di inclusione sociale.

Prosegue inoltre l’attivo rapporto di collaborazione con ANGAMC, l'Associazione Nazionale Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea, con cui Arte Fiera ha aperto un tavolo di confronto permanente.

 

ARTE FIERA 49 - COSA SARÀ
6-8 febbraio 2026
Preview 5 febbraio 2026

Arte Fiera – Ufficio Stampa Elena Pardini elena@elenapardini.it +39 348 3399463 
Claudia Malfitano claudia@mayvenice.com +39 346 5401118 

BolognaFiere – Comunicazione & Media 
Elena Sabbatini elena.sabbatini@bolognafiere.it +39 051 28287


giovedì 22 gennaio 2026

Slightly Off — il nuovo progetto site-specific di Gian Maria Marcaccini a PrimaLinea Studio


Slightly Off, il nuovo progetto site-specific di Gian Maria Marcaccini, esplora il confine tra percezione e realtà attraverso uno scarto minimo, quasi impercettibile, che modifica lo spazio senza interromperne la funzionalità. L ’allestimento invita lo spettatore a confrontarsi con una realtà anomala, dove ciò che appare familiare si rivela fragile e in continua ridefinizione. Non si tratta di illusioni spettacolari, ma di deviazioni sottili che mettono in discussione la fiducia nella percezione e stimolano una partecipazione riflessiva.

La pratica di Gian Maria Marcaccini da sempre indaga il rapporto tra gesto, spazio e rappresentazione. In Slightly Off, questa ricerca trova una nuova forma: uno spazio che non impone, ma accompagna lo sguardo fino al punto in cui smette di essere completamente affidabile, offrendo un’esperienza intensa, stimolante e profondamente contemporanea.

La mostra è accompagnata dai testi di Alessio d’Anelli e di Laura Catini

L 'esposizione sarà visitabile fino al 19 marzo 2026, dal martedì al venerdì, dalle 15:00 alle 19:00. o su appuntamento. Ingresso libero. 

Con Slightly Off, Gian Maria Marcaccini e PrimaLinea Studio invitano il pubblico a esplorare la percezione e il disallineamento come esperienze attive.

L ’artista Gian Maria Marcaccini è un artista visivo formatosi tra il D.A.M.S., le Accademie di Belle Arti di Bologna e Brera, il Barnett College di Londra. La sua pratica, spazia tra diversi media e indaga il confine tra percezione e rappresentazione, presenza e assenza. In Slightly Off Marcaccini propone un’esperienza che non cerca comfort: lo spazio appare familiare e funzionante, eppure qualcosa non coincide, costringendo lo spettatore a confrontarsi con una realtà instabile.

L’INAUGURAZIONE SI TERRÀ GIOVEDÌ 22 GENNAIO ALLE ORE 17:00

PrimaLinea Studio
Roma, Via Giovan Battista Gandino 31
mail: studioprimalinea@gmail.com




lunedì 19 gennaio 2026

Virginia Carbonelli - Spazi interni


Il 31 gennaio 2026, dalle ore 18.00, Hyunnart Studio presenta la personale di Virginia Carbonelli, artista romana specializzata in calcografia e tecniche di stampa tradizionale e sperimentale.

Le incisioni in mostra sono paesaggi onirici, mappe di immagini nutrite dalla mutazione emotiva dell’artista, in grado di intraprendere imprevedibili percorsi, come negli eleganti tratteggi delineati su matrici di rame o nelle sperimentazioni segniche su polimetacrilato.
Siamo di fronte a un alfabeto grafico astratto in continuo rinnovamento, dove i segni solcano un’infinità di altri segni (punti, linee e tracciati multiformi), che hanno origine dalle esperienze e dai luoghi vissuti filtrati dalla memoria dell’artista.
Insieme ai lavori calcografici e ai monotipi, l’artista presenta per la prima volta una serie di xilografie intitolata “Spazi interni”. In questo caso verranno esposte sia le stampe sia le matrici incise che le hanno generate. 
Nelle xilografie, le «linee tracciate sulla superficie lignea rimarcano le venature e le potenzialità espressive dell’elemento naturale, rievocando il vitalismo dell’universo femminile, inteso come femminile interiore … Si palesano anche graffi, crepe, ferite, che non sono lacerazioni da rimarginare, ma cave da esplorare. Lo scavo del legno diventa metafora del profondo. Eppure, nelle opere non prevale mai il senso del dramma, forse la vena malinconica dell’artista che riflette sulla natura e sull’esistenza».
Conclude il percorso espositivo un’opera site-specific ideata su sollecitazione dell’artista Paolo Di Capua, responsabile dello Hyunnart Studio.

Virginia Carbonelli - Spazi interni
testo di Simona Pandolfi
31 gennaio – 7 marzo 2026

Inaugurazione sabato 31 gennaio 2026, ore 18.00

Hyunnart Studio
viale Manzoni 85-87, Roma 00185

orario settimanale: dal martedì al venerdì 16.00/18.30
per appuntamento: 3355477120, pdicapua57@gmail.com

venerdì 16 gennaio 2026

Enrico Pulson i- Infiniti tempi


Il TOMAV EXPERIENCE – Torre di Moresco Centro Arti Visive, con il titolo Infiniti tempi inaugura sabato 24 gennaio 2026 ore 17:00, negli spazi della Torre di Moresco (FM), la personale di Enrico Pulsoni a cura di Barbara Caterbetti.

La mostra, una scelta accurata di terracotte realizzate dagli anni 80 sino ad oggi, ruota intorno al tentativo di elaborare un parallelismo tra la modalità di pensiero sottesa all'esecuzione dell'artista visivo Enrico Pulsoni - nato ad Avezzano nel 1956 ma romano di adozione - e il compositore pianista jazz americano Bill Evans, scomparso nel 1980. 

In questo progetto la torre del XII sec, teatro e strumento musicale al contempo, diviene anche una sorta di pentagramma ove dar vita al crossing dei linguaggi - arte visiva e musica - realizzando un interplay fondato sul flusso ritmico ternario del brano Waltz for Debby di Evans nel quale le terracotte si innestano come frammenti sonori scandendone i pieni intervallati da pause, accelerazioni, ritardi e accenti come in una partitura musicale.

La mostra è visitabile fino al 8 Marzo 2026.

BIO
Enrico Pulsoni, avezzanese classe 1956, architetto di formazione, è un artista capace non solo di padroneggiare vari linguaggi - disegno, pittura, scultura, teatro, installazioni - ma anche di mantenere in costante tensione la sua verve di affabulatore. È stato titolare della Cattedra di Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata, attualmente è direttore della rivista on line Insula Europea e coordinatore delle attività culturali della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna.

Si forma nel gruppo teatrale Altro con Achille Perilli e Lucia Latour, espone regolarmente dal 1976 in gallerie italiane ed estere, collabora con editori d’arte, riviste letterarie e produce autonomamente le Edizioni d’arte Cinquantunosettanta. Da sempre la sua ricerca si è concentrata su alcuni cicli, da citare in particolare: Paesaggiornaliero, VOLTItraVOLTI e negli ultimi anni le Sette creazioni e i Sogni di spettri. 

Alcune di questi, grazie alla collaborazione di poeti e musicisti, sono divenuti veri e propri spettacoli, come nel caso di Sogni di spettri andato in scena a Roma-Berna-Basilea e Mortis Humana Via rappresentato al Teatro Basilica di Roma. Nel 2022 esce una sua monografia, pubblicata da VanillaEdizioni, Enrico Pulsoni 1975-2021, curata da Antonello Tolve. Tra le ultime esposizioni personali: 8 Mementi Molli e altre narrazioni a Roma, Diario de viaje al Museo San Francisco di La Paz, Brusii al Muspac de L’Aquila e PresepeFiore ai Musei Civici di Spoleto.

Le sue opere si trovano in numerose collezioni private e pubbliche sia in Italia che all’estero.

Si sono occupati del suo lavoro: Maurizio Fagiolo, Jesper Svenbro, Barbara Tosi,GayaGoldeymer, Cecilia Casorati, Filiberto Menna, Valerio Magrelli, Gianfranco Palmery,PaoloBalmas, Marisa Vescovo, Jolanda Nigro Covre, Cesare Sarzini, Giuseppe Appella, Emanuele Trevi, Carlo Fabrizio Carli, Antonello Tolve ed altri.


ARTISTA: Enrico Pulsoni
TITOLO: INFINITI TEMPI
CURATORE: Barbara Caterbetti 
INAUGURAZIONE: sabato 24 gennaio 2026 ore 17:00
PERIODO: 24 gennaio - 8 marzo 2026
PARTNER: Tomav Experience Ass. Cult / Ipsumars / Amalassunta Edizioni / Yoruba diffusione arte contemporanea / MOCAfeast / Giusti Contemporary Art
PATROCINIO: Comune di Moresco / Pro Loco Moresco
DIREZIONE ARTISTICA: Andrea Giusti


pubblica:


Gibellina – Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026. PORTAMI IL FUTURO


Prende il via oggi, giovedì 15 gennaio 2026, Gibellina – Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026, alla presenza del Ministro della Cultura Alessandro Giuli e delle più alte autorità nazionali, regionali e locali. Portami il futuro è il titolo del programma annuale della manifestazione promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, che per tutto il 2026 riconosce in Gibellina un luogo strategico di produzione culturale, riflessione critica e sperimentazione artistica, chiamato a interrogare il ruolo dell’arte contemporanea nella vita civile del Paese.

La data inaugurale coincide con l’anniversario del terremoto che nel 1968 devastò Gibellina e la Valle del Belìce. Una scelta che assume un valore profondamente simbolico e politico: riaffermare il legame tra arte, memoria e ricostruzione, riconoscendo nella storia di Gibellina un paradigma universale secondo cui la cultura non è ornamento, ma fondamento di rinascita, responsabilità e progetto collettivo.

Sostenuto dalla Regione Siciliana, dal Comune di Gibellina, dal Museo d’Arte Contemporanea “Ludovico Corrao” e dalla Fondazione Orestiadi, il progetto è curato dal Direttore Artistico Andrea Cusumano, con il contributo dei co-curatori Cristina Costanzo ed Enzo Fiammetta e del coordinatore di progetto Antonio Leone. La struttura curatoriale si avvale inoltre di un Comitato curatoriale di supporto, composto da Antonella Corrao, Arianna Catania, Alfio Scuderi e Giuseppe Maiorana, e di un Comitato Scientifico formato da Antonia Alampi, Achille Bonito Oliva, Marco Bazzini, Michele Cometa, Hedwig Fijen, Claudio Gulli, Teresa Macrì e Maurizio Oddo. Un impianto plurale e autorevole, che riflette la complessità del progetto e la sua vocazione dialogica e interdisciplinare.

Le giornate inaugurali di giovedì 15 e venerdì 16 gennaio danno avvio a un programma che attraverserà l’intero 2026, articolato in mostre, residenze d’artista, pratiche performative, progetti educativi, attività di partecipazione e momenti di studio. Un calendario diffuso che declina l’arte contemporanea non soltanto come espressione del presente, ma come arte della presenza, capace di attivare relazioni, produrre conoscenza e generare responsabilità condivisa.

Il titolo di Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea, conferito per la prima volta in Italia, assume a Gibellina un significato strategico e paradigmatico. Fin dalla sua rifondazione dopo il sisma, la città ha scelto di affidare agli artisti un ruolo centrale nel processo civico, facendo dell’arte un motore di sviluppo, un catalizzatore di coesione sociale e uno strumento di memoria collettiva. La scelta di Gibellina non rappresenta dunque soltanto un nuovo slancio per il territorio, ma si propone come laboratorio nazionale e internazionale, chiamato a offrire una riflessione concreta sul ruolo dell’arte contemporanea nella costruzione dello spazio pubblico, della democrazia culturale e della vita comunitaria.

Iniziativa corale, costruita in rete con i comuni della Valle del Belìce, i centri della provincia di Trapani e un ampio partenariato nazionale e internazionale, Portami il futuro mira a fare di Gibellina un epicentro di cultura mediterranea, intesa come luogo di scambio, prossimità e pluralità. Un progetto fondato sul valore della persona, sulla centralità della collettività e sul principio che arte e cultura siano un diritto inalienabile, accessibile e condiviso.

Le mostre inaugurali delineano con chiarezza i temi portanti dell’intero anno. Giovedì 15 gennaio 2026 apre Dal mare. Dialoghi con la città frontale, a cura di Andrea Cusumano, che riunisce le video-installazioni Resto del duo MASBEDO e The Bell Tolls Upon the Waves di Adrian Paci, offrendo una riflessione sul Mediterraneo come orizzonte umano, politico ed esistenziale allestita nel Teatro di Pietro Consagra, opera-manifesto progettata da Pietro Consagra, emblema della visione che ha affidato all’arte un ruolo fondativo nella ricostruzione della città; nella stessa giornata inaugura Colloqui: Carla Accardi, Letizia Battaglia, Renata Boero, Isabella Ducrot, Nanda Vigo, a cura di Cristina Costanzo ed Enzo Fiammetta, mostra che mette in relazione le opere di cinque artiste centrali nella storia culturale di Gibellina e nel panorama dell’arte italiana, riaffermando un’attenzione pionieristica al lavoro delle donne come parte integrante del progetto civico e comunitario della città. Venerdì 16 gennaio 2026 è la volta di Austerlitz di Daniele Franzella, progetto installativo all’interno della Chiesa di Gesù e Maria progettata da Nanda Vigo – luogo di cura, silenzio e rifondazione simbolica dello spazio sacro – parte della mostra collettiva Generazione Sicilia. Collezione Elenk’Art, a cura di Alessandro Pinto e Sergio Troisi, che si sviluppa al MAC – Museo d’Arte Contemporanea Ludovico Corrao, istituzione cardine della storia culturale cittadina, raccontando l’evoluzione di un territorio attraverso una pluralità di linguaggi artistici e riaffermando la territorialità come espressione di una policentricità culturale che rifiuta ogni logica di accentramento.

A coronamento delle giornate inaugurali, due concerti gratuiti aperti al pubblico accompagnano l’avvio di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026 come momento di festa e condivisione collettiva. Giovedì 15 gennaio 2026 alle ore 19.30, presso la Sala Agorà, si tiene il concerto della Banda del Sud: un omaggio al Mediterraneo con canti in diverse lingue diretti da Gigi Di Luca e Mario Crispi; venerdì 16 gennaio 2026 alle ore 21.00, in Piazza 15 Gennaio 1968, il concerto di Max Gazzè, accompagnato dalla Calabria Orchestra nel progetto Musicae Loci, celebra insieme alla cittadinanza l’apertura ufficiale di questo anno straordinario.

Rafforzare la comunità, riattivare l’utopia culturale del territorio e orientare lo sguardo verso nuovi orizzonti: Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026 nasce in questa tensione. Un progetto che non si limita a immaginare il futuro, ma lo assume comeresponsabilità collettiva, praticandolo attraverso l’arte, la cura, la partecipazione e la costruzione di un nuovo senso di comunità che abbracci le persone, i luoghi, le istituzioni e le relazioni che, nel tempo, rendono possibile una vita culturale aperta, condivisa, inclusiva e duratura.


Gibellina – Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026
PORTAMI IL FUTURO
Direzione artistica: Andrea Cusumano

INAUGURAZIONE UFFICIALE

Al via la manifestazione che trasformerà la città siciliana
in un laboratorio di rigenerazione culturale, sociale e comunitaria.
Per tutto il 2026 un ricco calendario di appuntamenti e iniziative
dimostrerà il valore sociale dell’arte nella costruzione di comunità.
www.gibellina2026.it


CONTATTI STAMPA
Ufficio Stampa Gibellina-Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026

Ufficio Stampa nazionale e internazionale
Lara Facco P&C
Via della Moscova 18 - 20121 Milano
Tel. +39 02 36565133 | E-mail: press@larafacco.com
Lara Facco | M. +39 349 2529989 | E-mail: larafacco@larafacco.com

Ufficio Stampa regionale
Sofia Li Pira | M. +39 347 8495657 | E. studio@slp-studio.it
Max Firreri | M. +39 338 954 5175 | E. stampa@maxfirreri.it

martedì 13 gennaio 2026

ANATOMIE SPONTANEE

Nordine Sajot
EX-VOTO against war , 2025
Carta Blueback
Installazione site-specific

Venerdì 9 gennaio 2026, presso lo spazio espositivo Parentesi di TWM Factory (Roma), ha inaugurato la mostra Anatomie spontanee. Le curatrici Benedetta Carpi De Resmini e Paola Farfaglio, hanno idealmente unito due percorsi che, in modi differenti, toccano il tema del cibo come elemento di condivisione, atto culturale, simbolo identitario e spazio di relazione. Il titolo richiama ciò che nasce senza essere previsto, ciò che cresce ai margini, nelle pieghe del vivente e dell’immaginazione.

La mostra si svolge presso Parentesi, spazio espositivo di Roma Smistamento, il Centro Culturale di TWM Factory situato al primo piano dell’Arimondi District, ex edificio industriale che da anni accoglie studi d’artista, residenze, gallerie e spazi creativi.

Il progetto racconta elementi in trasformazione: quelli degli ingredienti, dei gesti che li plasmano, ma anche quelli dell’arte, che osserva, scompone e ricompone il reale. La mostra si propone come un invito a osservare come arte e cibo condividano un’anima comune: quella della trasformazione continua, del nutrimento reciproco, della possibilità che nasce ogni volta che si entra in relazione con la materia viva.

Riunisce le opere di diversi artisti che hanno lavorato durante il 2025 per due progetti paralleli: Anatomie del Nutrimento, a cura di Cities Art Projects (con Caretto-Spagna e Gaia & Greta Scaramella), e Roots and Routes, realizzato da Latitudo Art Projects nell’ambito della piattaforma europea Magic Carpets (Camille Orlandini, Ombretta Gamberale e Gaia Scaramella). Entrambi i percorsi hanno coinvolto diverse comunità del Municipio III e del Municipio XV. 

Caretto–Spagna, artisti torinesi mostrano come le esperienze culinarie legate alla raccolta e trasformazione di piante spontanee o cavoli, durante il progetto aprono una riflessione sulla biodiversità e le relazioni interspecie. Nel percorso di mostra trova spazio l’opera ESCULENTA, che trasforma un semplice tavolo in legno in un organismo attivo, un dispositivo che rende visibile il continuo ciclo consumo > rivitalizzazione > ricrescita. Durante la mostra, un lungo tavolo in legno è allestito come luogo sperimentale in cui osservare, nel tempo dell’esposizione, la metamorfosi dei cavoli: materia che si consuma, si rigenera, torna a crescere. Il tavolo è suddiviso in tre sezioni, ciascuna predisposta per una funzione specifica e complementare. La prima parte è destinata alla preparazione del cibo (insalate, tagli, gesti quotidiani). La seconda è attrezzata per il processo di rivitalizzazione degli scarti dei cavoli, con un sistema idrico nascosto che attiva un lento, continuo riassorbimento. La terza parte è lo spazio dedicato alla ricrescita: qui i cavoli rigenerati vengono lasciati crescere fino al completamento del loro ciclo vitale, dalla fioritura alla produzione dei semi.

Gaia e Greta Scaramella rispettivamente artista e sociologa mostreranno le esperienze laboratoriali legate al latte realizzate nella scuola Saxa Rubra. Entrambe le artiste hanno indagato il latte come alimento simbolico e culturale, dove il nutrimento diventa metafora di crescita, cura e condivisione. Gaia, in mostra, presenta Milk, un’opera in cui il latte, simbolo primario del nutrimento, si trasforma in assenza: seni ricolmi di latte diventano colini vuoti, da cui il latte fuoriesce e si perde. L’opera è una meditazione sull’importanza della cura e del sostegno vitale, ma anche un richiamo alle condizioni dei bambini che, in molte aree colpite dalla guerra, non hanno accesso al latte. È un pensiero rivolto alle madri che questo nutrimento lo hanno perso, o non possono più offrirlo. Greta presenta invece una serie di favole sul latte, scritte e ideate da lei, pensate come piccoli racconti di nutrimento simbolico dedicati ai bambini che hanno partecipato ai laboratori. Racconti in cui il latte diventa immaginazione, protezione, origine: una forma narrativa di cura che accompagna e sostiene, proprio come il primo alimento che riceviamo nella vita.

Nell’ambito del progetto Roots & Routes promosso da Latitudo Art Projects, nell’ambito della piattaforma Magic Carpets l’artista Ombretta Gamberale presenta un ricettario collettivo, Ricette memorabili, e una serie di incisioni nate dallo scambio di tradizioni culinarie: memorie familiari, ricette, disegni e stampe botaniche realizzate con erbe aromatiche essiccate. Il suo contributo sviluppato sia con la casa famiglia L’Approdo di Spes contra Spem, e con i partecipanti della Biblioteca Galline Bianche, mette al centro il cibo come archivio affettivo, come luogo in cui l’intimità diventa racconto condiviso. Le storie e i disegni raccolti nel ricettario sono stati generati in un contesto collettivo e familiare, ma anche profondamente riflessivo. Il gioco ha avuto un ruolo importante: bambini e famiglie e ragazzi della casa famiglia hanno infatti creato un proprio ricettario, restituendo un mosaico di prospettive personali. Riflessivo, perché la condizione stessa che ha favorito la produzione e la circolazione di queste narrazioni è legata alla consapevolezza che il cibo possiede molteplici valori, materiali e simbolici e soprattutto personali.

Camille Orlandini artista francese in residenza presso Latitudo Art Projects, sempre nell’ambito del progetto Roots & Routes ha sviluppato un progetto sia con la casa famiglia L’Approdo, e con i partecipanti della Biblioteca Galline Bianche. Il progetto Faire Pain Commun è dedicato all’acqua e al pane in particolare ai fiumi, il Tevere e il suo affluente Aniene, che lambiscono i quartieri nei quali ha svolto la residenza. L’acqua, elemento fluido, mutevole e multiforme, attraversa territori, storie e culture, trasformandoli. Questa sua natura pervasiva trova un’analogia nel gesto del fare il pane, dove l’incontro tra acqua e grano diventa rito quotidiano e patrimonio antico. Lo studio dell’acqua e del grano consente di osservare come diverse società abbiano attribuito significati a questi elementi fondamentali, utilizzandoli per costruire sistemi sociali e modelli culturali. L’artista presenta una video-installazione, Impastare da una sponda all’altra del Tevere, che restituisce questa relazione complessa e vitale.

Infine, è stato presentato il lavoro dell’artista Nordine Sajot, Ex-voto against war. Durante la residenza al Centre Claude Cahun di Nantes, nell’ambito di Magic Carpets, l’artista ha sviluppato una nuova sezione dedicata ai gesti del mangiare come linguaggio corporeo, utilizzando immagini legate alla distribuzione di cibo a Gaza. La sua installazione interroga con forza il cibo come arma politica di dominazione e, in particolare, la privazione alimentare come strumento di oppressione. Un’opera che restituisce il gesto quotidiano del nutrirsi nella sua dimensione più vulnerabile e urgente.

La mostra sarà visitabile dal 10 al 23 gennaio, con i seguenti orari: Lunedì, mercoledì, venerdì: 11:00 – 18:00 Sabato: 15:00 – 18:00. Ingresso gratuito


Anatomie spontanee 2025, Installation view. Foto LALO studio. Courtesy Latitudo Art Projects e CAP

UFFICIO STAMPA RP/Press: E. press@rp-press.it | www.rp-press.it
Contatti: Marcella Russo - M. + 39 349 3999037 | E. marcella.russo@rp-press.it

TITOLO: ANATOMIE SPONTANEE
CURATORI: Benedetta Carpi De Resmini e Paola Farfaglio
INAUGURAZIONE: 9 Gennaio 2026, 18:00 – 21: 30
DATE:10 gennaio – 23 gennaio 2026

EVENTO GRATUITO

UFFICIO STAMPA RP/press E: press@rp-press.it

DOVE: Roma Smistamento / TWM Factory, Via Giuseppe Arimondi, 3, Roma 


ORARI: lunedì, mercoledì, venerdì dalle 11:00 alle 18:00; sabato dalle 15:00 alle 18:00