martedì 21 maggio 2024

ANIMAMUNDI | Giulia Apice, Cristina Piciacchia, Diana Pintaldi, Maura Prosperi

Maura Prosperi, Sospinta, 2023-2024, particolare
Polymorph, vetro, cristalli sintetici, led, dimensioni variabili, Courtesy dell'artista 


Il 25 maggio, alle ore 18.30, inaugura l’esposizione collettiva Animamundi, con le opere delle artiste Giulia Apice, Cristina Piciacchia, Diana Pintaldi e Maura Prosperi, e a cura di Laura Catini, presso Spazio Hangar, in via Ernesto Nathan 41/43 a Roma.

La mostra vede il patrocinio del Municipio XI, Roma Arvalia Portuense, e di Roma Capitale, ed è in collaborazione con il Centro Studi Arcadia-Acli e con l’Istituto Paritario Roma – Istituto Tecnico e Liceo delle Scienze Umane. 

Il fascino urbano dell’XI Municipio ha attratto, sin dai primi insediamenti, importanti presenze, come accadde nel 1965, a seguito del crollo della collina sovrastante il Viadotto ANAS, con Pier Paolo Pasolini che, in quello scenario lunare, decise di girare le prime parti del film Uccellacci e uccellini, e le altre scene non distanti da quel luogo, sulla collina di Montecucco. La Magliana è, infatti, un luogo ricchissimo di storia, ed è in tale profilo territoriale che si insedia lo Spazio indipendente Hangar, progetto Centro Studi Arcadia Circolo ACLI Aps e nuovo laboratorio sperimentale d’arte, il cui carattere fondante è la ricerca e la valorizzazione del territorio. Nato all’interno di un Hangar bianco del Citylab 971, in zona Salaria, si è trasferito oggi all’interno dell’Istituto Paritario Roma – Istituto Tecnico e Liceo delle Scienze Umane, in via Ernesto Nathan 41/43, intitolata a Ernesto Nathan, sindaco di Roma dal 1907 al 1913, il cui impegno si rivolse anche a un vasto piano d’istruzione per l’infanzia e al sostegno della formazione professionale. Lo spostamento di Spazio Hangar si può definire come designato da una voluta destinazione, in quanto la società di costruzioni Nervi & Bartoli, tra gli anni ‘30 e ’40, instaura la costruzione degli Hangar, sul modello del Padiglione-tipo a campata unica da diecimila metri cubi, nell’area del Municipio. Pier Luigi Nervi è, infatti, figlio del XX secolo, sperimentatore, inventore e pioniere di nuovi materiali da costruzione come il ferrocemento. È il suo personaggio che darà il volto all’attuale aspetto del quartiere. Tuttavia, per comprendere il progetto espositivo Animamundi, dobbiamo rivolgerci ai primi anni di storia del luogo. È questo l’arco temporale, infatti, in cui nasce il Genius loci che, tuttora, avvolge gli animi di chi risiede e di chi transita tra le vie, con la curiosità esplorativa di indagarne le preesistenze. Il nome Arvalia fa riferimento agli Arvali, gli undici fratelli etruschi di Romolo, i Frates Arvales che si occupavano degli affari religiosi. Nel nominare sé stesso dodicesimo arvale, Romolo affida una delle due case consacrate a un arvale, nell’area dell’attuale piazzetta Madonna di Pompei. Vitruvio la ricorda come “Il Tetrastylum”, costruito sul numero magico 4. Il canto degli Arvali è una melodia mistica struggente e di selvaggia bellezza, dedicata alla dea Dia e alla raccolta degli spiriti Lares e Semunes che danzano insieme al dio Marmar pronto a punire chi varcherà il limen. L’attraversamento del confine genererà la hybris, in diversi momenti storici, come il 25 marzo del 1859, alle 6:30 del mattino, quando partì il primo treno per Civitavecchia dalla stazione di Santa Passera che, insieme al tracciato extraurbano di via Campana, progenitrice dell’odierna via della Magliana e in direzione del mare, segnano due linee di spazio e tempo infiniti. Le stratificazioni storiche sono, dunque, congiunte da un’unica anima che è stata ricostruita nel lavoro con le artiste Giulia Apice, Cristina Piciacchia, Diana Pintaldi e Maura Prosperi, durato diversi mesi, e che ha portato alla scelta, alla nascita e alla realizzazione delle opere in mostra. 

L’Anima del mondo è un termine filosofico, impiegato soprattutto dai platonici, per rintracciare la vis della natura, nella sua significazione di totalità, come unico organismo vivente: ogni entità inanimata ingloba una presenza spirituale che è tassello unito all’anima del tutto. In Plotino, il tema è identificato con la Terza Ipostasi nel processo di emanazione dall’Uno, esemplificabile con un suo verso delle Enneadi: «Questo universo è un animale unico che contiene in sé tutti gli animali, avendo una sola Anima in tutte le sue parti». Già dal Rinascimento, la nozione, influenzata alternativamente da visioni cristiane e laiche, godette di particolare fortuna e si annodò a elementi magici, alchemici ed ermetici; per poi giungere fino al Novecento, in cui subentrarono anche gli elementi della natura e della ricerca estetica del bello. I principi della connessione e del misticismo sono valori interni alle opere delle quattro artiste che hanno vissuto il luogo, in diverse soste, durante il periodo ideativo e di ricerca. Le loro pratiche artistiche sono già denotate - consciamente o inconsciamente - delle principali caratteristiche fin qui narrate. 

Entriamo nei lavori. Giulia Apice presenta Al di là (2024), opera pittorica su lenzuolo, affissa sulla vetrata d’ingresso alla Sacrestia, al piano terra dell’edificio, all’interno degli ambienti che comprendono anche Spazio Hangar. L’artista ammette l’individuo come essere fluido nel suo significato primario di porsi in relazione con il circostante. In alcune opere ha fatto uso di materiali come vetro smerigliato e vetro-cemento, come filtri che interferiscono nel rapporto tra il soggetto e l’occhio che osserva. Scrive di lei, nel catalogo della mostra, il Maestro Gianni Dessì del quale riportiamo un estratto che coglie l’essenzialità del suo lavoro: «Dell’arte, Giulia sembra tenere in massimo conto la frontalità, quel porsi cioè immediato sotto gli occhi delle immagini...la vita dell’immagine appare segnando tempo e spazio, trovando memoria e racconto. ...». Di Cristina Piciacchia è l’opera Due alberi, un libretto di miniature, rilegato a mano con legatura copta e cere acquerellabili, iniziato nel 2023 e in progress. L’opera è, infatti, riconoscibile come diario quotidiano, in cui l’artista permea le tre dimensioni del passato-vissuto, presente frequentato e futuro visionario, tra le preziose pagine di un manufatto che racconta di una ciclicità connaturata tra l’essere e il divenire interno ed esterno. Dell’opera, installata all’interno della sala di Spazio Hangar, scrive l’artista Dario Carratta, nel testo La luminescenza. Il calore. Il profumo: «...Le dimensioni dell’opera diventano uno stimolo di riflessione, dove si instilla nell’osservatore una voglia di possesso di questo “docile” oggetto magico. Nel mondo creato dall’artista tutto diventa soffice, idilliaco, irraggiungibile. Nel suo diario visivo, crea un manuale angelico, mistico dove non esiste un’alba, non esiste un tramonto, ma ci si trova in un momento ambiguo di pace: attraversare una circostanza crepuscolare...». L’opera Essere nel tempo e nello spazio infinito (2024) di Diana Pintaldi è opera diffusa all’interno degli ambienti dell’edificio. Il ricamo in codice Morse con filo intrecciato color sabbia, su lenzuolo di cotone nero, si propaga, in virtù del site-specific, tramite l’elemento della sabbia che, oltre a rompere la dimensione terrena, si avvale della storicità locale. È Giulia Coccia a chiarire, nel testo in catalogo, come: «...Tutto inizia ovviamente dal gesto, dall’energia che viene canalizzata in una direzione mai casuale. Nei primi lavori di Diana, la tensione tra essere e divenire è costante e assume le modalità espressive di un vortice che nasce e confluisce in sé stesso...». Sospinta (2024) di Maura Prosperi stringe, in un unico respiro, i diversi piani dell’edificio, come opera diffusa e comprendente diverse entità, ominidi in continua evoluzione che, dislocati, escono dal loro nucleo originario per tendere gli uni verso gli altri, in una precarietà del respiro che si diffonde dall’interno dell’uomo fino a giungere all’interezza del luogo adepto. Ma la connessione è espressa anche scientificamente dal nome delle presenze in polymorph, vetro, cristalli sintetici e led: Miodesopsia è, infatti, un fenomeno ottico che si caratterizza per l’interferenza visiva nel nostro osservare e unirci alla realtà circostante. Nel suo testo in catalogo, Danio Ruffini afferma: «...I suoi elementi sono introiettati in uno spazio mentale che, nel riavvolgerli, li plasma come nuovi. È questo un passaggio delicato perché i frutti che ne maturano non sono altro che la rap-presentazione dei semi germogliati nell’io e nutriti di soggettivazione...». 

Luogo di passaggio di personalità come Raffaello Sanzio, Michelangelo Buonarroti, Donato Bramante, Camillo Rospigliosi, Luigi Righetti, e di nobili famiglie come i Medici e i Mattei, solo per citare alcuni esempi, spetta ai curatori, critici e artisti contemporanei continuare a evocare il passato e il presente attraverso l’arte e la cultura. 

Il giorno dell’opening, alle ore 19.15, si terrà il talk sulla tematica del site-specific, con gli interventi critici di Andrea Bardi, Laura Catini, Benedetta Monti, Giulia Pontoriero, Nicoletta Provenzano, Valentina Rigano, Danio Ruffini, Davide Silvioli 

L’esposizione prevede il catalogo ANIMAMUNDI che verrà presentato nel mese di giugno 2024 all’interno: testi critici di Dario Carratta, Giulia Coccia, Gianni Dessì, Danio Ruffini, una raccolta di interviste rivolte alle artiste a cura di Giulia Pontoriero; gli interventi critici riportati che si svolgeranno durante il talk di Andrea Bardi, Laura Catini, Benedetta Monti, Nicoletta Provenzano, Valentina Rigani, Danio Ruffini ed infine il riscontro laboratoriale di rilegatura copta tenuto da Cristina Piciacchia nel mese di aprile. 

ANIMAMUNDI 
Giulia Apice, Cristina Piciacchia, Diana Pintaldi e Maura Prosperi A cura di Laura Catini 

SPAZIO HANGAR, Via Ernesto Nathan 41, 00146 
25 Maggio – 1 Giugno 2024 Opening: 25 Maggio h 18.30 

Talk: 25 Maggio 2024 h 19.15 intervengono Andrea Bardi, Laura Catini, Benedetta Monti, Nicoletta Provenzano, Valentina Rigano, Dario Ruffini e Davide Silvioli modera Giulia Pontoriero 

*Dal 26 Maggio al 1 giugno la mostra è visitabile su appuntamento dalle 17:00 alle 20.00 
Per info contattare : T + 39 333 5303330 
In collaborazione in collaborazione con il Centro Studi Arcadia-Acli e con l’Istituto Paritario Roma – Istituto Tecnico e Liceo delle Scienze Umane.


venerdì 17 maggio 2024

Blu cielo, azzurro mare - Mostra personale di Irene Petrafesa



Giovedì 23 maggio 2024 alle ore 18,30, presso la suggestiva galleria SPAZIO START nel centro storico di Giovinazzo (via Cattedrale n.14), verrà inaugurata la mostra personale dell’artista Irene Petrafesa dal titolo  “Blu cielo, azzurro mare” a cura di Patrizia Dinoi,  testi di Anna D'Elia e Patrizia Dinoi 

La mostra è visitabile fino al 9 giugno 2024, con orario di apertura 18:30 – 20:30, oppure su appuntamento (tel. 389 191 1159).

 

Irene Petrafesa, pugliese, nasce a Bari. Talento naturale in una famiglia incline all'arte a tutto tondo, dal 2000 si dedica esclusivamente alla sua attività artistica.  L'emozione ed il contingente sono gli elementi su cui costruisce il suo lavoro. Materia, spazio, ricordo, istinto, immagini captate e sedimentate nella memoria, vengono evocate nell'atto creativo. Le sue opere sono ispirate ai toni ed alle atmosfere del proprio territorio: la terra, l'acqua, la pietra. “Guardare i dipinti di Irene Petrafesa è come affacciarsi sull’infinito. Le grandi tele modulate su tonalità diverse di azzurro modificano la percezione dello spazio dilatandolo ed estendendolo. Cielo e mare, catturati dalla pittura, comunicano il bisogno di vivere una spazialità più ampia e profonda” (Anna D’Elia) .

Lavora prevalentemente con olio, ossidi, terre provenienti dal Marocco, su tele di lino o carta cotone. Numerose sono le sue partecipazioni a manifestazioni artistiche nazionali e internazionali, con riconoscimenti di alto profilo.

Patrizia Dinoi


giovedì 16 maggio 2024

OUT OF SPACE di Marie Lelouche


La mostra “OUT OF SPACE” di Marie Lelouche, presentata a Spazio In Situ, offre un'esperienza artistica immersiva e trascendentale che immerge lo spettatore in una complessa esplorazione del rapporto tra supporto e superficie, mettendo in discussione la definizione di “immagine” nella società contemporanea.

Le opere di Lelouche si rivelano come enigmi visivi, in cui le superfici velate rivelano e nascondono contemporaneamente elementi dei supporti, creando un accattivante gioco di pieni e vuoti che destabilizzano la percezione e provocano una profonda riflessione sulla natura stessa del soggetto rappresentato. In questo sottile dialogo tra ciò che è manifesto e ciò che rimane nascosto, tra ciò che è visibile e ciò che rimane inafferrabile, l'artista tesse una complessa rete di interazioni e invita all'esplorazione contemplativa di molteplici strati di significante e significato.

Le stampe su tela proposte da Lelouche si evolvono e si trasformano, adattandosi piegandosi e curvandosi in armonia con i contorni delle strutture di legno, svelando la dimensione fluida e organica della relazione tra superficie e supporto. Questa fusione creata genera una dinamica sensoriale in cui le immagini sembrano trascese e sollevarsi al di sopra della loro materialità, trasformandosi in entità in continua evoluzione e reinvenzione. Attraverso questo meccanismo, si enfatizza il dialogo tra l'arte e il suo supporto, tra mezzo e medium, incoraggiando lo spettatore a una contemplazione profonda e coinvolgente all'interno dello spazio dell'opera, dove il confine con la realtà sembra quasi dissolversi.

Considerando l'immagine materiale come veicolo di molteplici significati, Marie Lelouche ci invita ad approfondire oltre l'apparenza visiva per esplorare le complesse profondità della rappresentazione. Ogni composizione diviene un luogo di riflessione, dove la linea tra interno ed esterno, tra reale e immaginario, si confonde per creare uno spazio espressivo in cui i sensi si fondono e la percezione si trasforma. L'immagine diventa quindi un autoritratto. In un certo senso, esclude lo spettatore dal dispositivo, evidenziando la sua posizione e il suo ruolo non solo di fronte all'opera esposta, ma nell'immagine in generale.

Attraverso questa esplorazione delle complesse relazioni tra il materiale e il concettuale, tra il visibile e l'invisibile, Marie Lelouche tesse un universo estetico di infinita ricchezza, in cui le sfumature e le sottigliezze del suo approccio artistico si rivelano come tante porte aperte su mondi insospettabili. “OUT OF SPACE” non è una semplice mostra, ma un viaggio sensoriale e intellettuale che scuote le nostre certezze, allarga i nostri orizzonti e rivela le profondità insondabili dell'arte e della percezione. Ogni opera esposta diventa un invito a ripensare il nostro rapporto con le immagini, lo spazio e l'essenza stessa della creazione artistica, trasformando il semplice atto di contemplazione in un'esperienza travolgente che rivela la complessità del mondo che ci circonda.


OUT OF SPACE
MARIE LELOUCHE
A cura di Porter Ducrist 
Opening: 25.05.2024 ore 19.00 

Spazio In Situ
Via San Biagio Platani 7
Dal 25.05 al 27.07.2024 00133 ROMA

Produzione: Centre d’art Contemporain d'Intérêt National, Les Tanneries
Realizzato con: DICRéAM, CNC - Il Centre National de Cinéma et de l’image animée 


mercoledì 15 maggio 2024

Fosca | “Cara Luna…”

Fosca, "Magno Lio", 2022, tecnica mista su tela applicata su tavola, 54 x 80 cm

Maja Arte Contemporanea è lieta di annunciare la prima collaborazione della galleria con l'artista Fosca, inaugurando giovedì 30 maggio 2024, ore 18, in via di Monserrato 30 (Roma), la mostra dal titolo "Cara Luna...".

Di madre veneta e padre olandese, Fosca torna ad esporre in Italia dopo il suo debutto a Venezia nel 2015 al Museo Correr, presentando a Roma - fino al 20 luglio 2024 - un inedito corpo di opere a cui lavora dal 2018.

Undici dipinti e tredici disegni conducono lo spettatore in un viaggio fantastico dove, navigando di costellazione in costellazione seguendo il dipanarsi di un filo che segna traiettorie tra le stelle, si esplora una immaginaria mappa astrale, animata nel suo percorso da figure antropomorfe a rappresentare antichi miti a cui l'artista – nella sua personalissima reinterpretazione – regala nuova vita, nuove occasioni e parrebbe, in taluni casi, un inusuale lieto epilogo.

«Ho un ricordo che mi porto dietro da anni, da quando, dopo aver trascorso mesi in mare, il movimento costante delle onde era diventato il mio terreno, il mio nuovo equilibrio. Una notte all'àncora mi sono sdraiata spensierata a guardare il cielo e mi sono sorpresa a vedere le stelle muoversi sopra di me, come se qualcuno facesse andare avanti e indietro il disco celeste. Io ero immobile e il cielo si muoveva. Non ho cercato di distinguere le costellazioni, ma ho visto le mie, come se i miei ricordi fossero proiettati tra i punti di luce. Così ho iniziato a disegnare il mio diario, a cucire pezzi di memoria, di sentimenti. Ognuna di queste opere è una lettera scritta al cielo notturno, alla volta celeste».

"Con queste parole Fosca rievoca l'esperienza che, alcuni anni più tardi, l'ha portata a realizzare un ciclo di opere dedicate alle costellazioni." - scrive Flavia Matitti nel testo pubblicato in catalogo. "Undici dipinti e un gruppo di disegni, presentati qui per la prima volta, sono il risultato di un lavoro intenso, appassionato e meticoloso che, iniziato sei anni fa, nel 2018, è tuttora in pieno sviluppo creativo. Il tema, come si è visto, scaturisce da una sorta di rivelazione che l'artista ha avuto osservando la volta celeste da una barca. E forse è per questo che, guardando i suoi cieli stellati, si ha spesso l'impressione di trovarsi di fronte a una distesa marina increspata dalle onde, un paesaggio che appartiene al mondo onirico e all'inconscio.

La fascinazione di Fosca per gli astri, del resto, non si traduce nella semplice illustrazione di fenomeni astronomici o di figure astrologiche tradizionali, piuttosto la volta celeste diviene per l'artista un fondale sul quale proiettare speranze, ricordi, paure, sogni e desideri. Le costellazioni create da Fosca, infatti, contengono un riflesso autobiografico e perciò si possono considerare anche come psicografie dei suoi stati d'animo. Le sue originali personificazioni dei corpi celesti sono immagini simboliche che alludono, con delicatezza e ironia, a esperienze vissute. Al tempo stesso, però, le stelle introducono in una dimensione alternativa alla realtà. Una dimensione occulta, che favorisce il sogno e l'introspezione, conducendo alla scoperta di sé e della propria strada. In fondo è quello che gli uomini hanno sempre fatto fin dall'antichità: rivolgere lo sguardo al cielo stellato per potersi orientare e per divinare il futuro. A tutte le latitudini stelle e pianeti sono divenuti dèi ed eroi protagonisti di miti e leggende. E a seconda dei luoghi e delle culture le costellazioni hanno assunto nomi e sembianze differenti, subendo nel corso del tempo continue metamorfosi. [...]

Questi lavori sono il risultato di una grande perizia tecnica, di una profonda conoscenza della mitologia e di un'inesauribile fantasia. L'insegnamento che alla fine si può trarre da questa galleria di storie di personaggi celesti, creature fluide e meravigliosamente 'queer', è di continuare a sperare e meravigliarsi. Le stelle sono un sogno leggero che indica il cammino."


NOTE BIOGRAFICHE
Nata da mamma veneta e papà olandese, Fosca ha studiato arte a Parigi, frequentando una scuola di grafica per cinque anni e seguendo i corsi di anatomia all'Accademia di Belle Arti. In seguito, si è spostata a Venezia per imparare le tecniche antiche dell'incisione presso la Bottega del Tintoretto, dove è rimasta due anni. Attualmente vive tra Rio de Janeiro e Parigi.

Esposizioni
2014 – "Il mondo fantastico di Fosca", Sale Monumentali della Biblioteca Nazionale Marciana, Venezia [personale]
2015 – Biennale di Venezia, Museo Correr, Venezia [personale]
2016 – "Roberto Cuoghi. Perla Pollina", Centro d'Arte Contemporanea, Ginevra
2017 – "Fauna", Fabrica Behiring, Rio de Janeiro
2018 – "Animal Sapiens", Casa Voa, Rio de Janeiro [personale]
2019 – ArtRio, Instituto Vida Livre, Rio de Janeiro
2020 – "Chama de Baleia", Garimporio, Rio de Janeiro [personale]
2021 – "Casa Cor 30 anos", Palacete Brando Barbosa, Rio de Janeiro
2023 – ArtRio, Instituto Vida Livre, Jardim Bôtanico, Rio de Janeiro
2023 – "Revoada", ArtRio, Casa Voa, Rio de Janeiro


SCHEDA INFORMATIVA
Artista: Fosca
Titolo: “Cara Luna…”
Testo di: Flavia Matitti
Sede:Maja Arte Contemporanea, Via di Monserrato, 30 – 00186 Roma
Inaugurazione: Giovedì 30 Maggio 2024, ore 18
Apertura al pubblico: 30 Maggio — 20 Luglio 2024 /Ingresso gratuito
ORARI MOSTRA:martedì – venerdì, ore 15.30 - 19.30 / sabato, ore 11-13 e 15-19
lunedì chiuso / altri orari su appuntamento
Info:+39 06 6880 4621 / +39 338 5005 483 / mail: info@majartecontemporanea.com
Sito:www.majartecontemporanea.com

Alessia Armeni. Il bacio della pantera


Lo spazio espositivo indipendente 16 Civico, in collaborazione con l’associazione OPUS, è lieto di invitarvi alla personale di Alessia Armeni IL BACIO DELLA PANTERA, a cura di Matteo Di Cintio e Piotr Hanzelewicz. Il titolo rimanda all’omonimo film del 1942 diretto da Jacques Tourneur, che narra i tormenti “stregoneschi” della protagonista Irena, costretta per un’antica maledizione a trasformarsi in pantera ogni qualvolta si trovi a provare stati emotivi intensi. 

La “trasformazione”, nelle sue diverse declinazioni, è al centro della mostra di Alessia Armeni: a tramutare saranno, infatti, le tonalità di colore in rapporto alla variazione della luce, ma anche lo stesso gesto pittorico, nel passaggio dalla riproduzione di elementi architettonici e geometrici alla linearità libera del figurativo. 

L’esposizione è il risultato di una residenza settimanale svolta dall’artista romana proprio negli ambienti di 16 civico e si compone di un’opera site-specific della serie 24_paintings e di dipinti legati al suo peculiare e coerente percorso artistico.


Alessia Armeni
IL BACIO DELLA PANTERA
A cura di Matteo Di Cintio e Piotr Hanzelewicz
18 maggio 2024 – 22 giugno 2024
Inaugurazione: 18 maggio 2024, ore 18.30


16 Civico
Spazio per l'arte contemporanea
Strada Provinciale S.Silvestro, 16 - 65129 PESCARA

web: www.16civico.wordpress.com
info: 16civico@gmail.com
fb: https://www.facebook.com/Sedicicivico/
insta: https://www.instagram.com/16civico/
tel: 3402537653

lunedì 13 maggio 2024

Iacopo Pinelli - Storie di alterazioni spaziali

Iacopo Pinelli_Da dove veniamo, 45x30x9 cm, ferro, cemento e fusione in ottone similoro, 2024

Sabato 18 maggio, dalle ore 17.00, la Shazar Gallery presenta Storie di alterazioni spaziali di Iacopo Pinelli a cura di Domenico de Chirico, la seconda personale negli spazi di via Scura del giovane artista di origini bresciane. Il percorso espositivo sviluppa un progetto ad hoc elaborato per oltre un anno mettendo in mostra un gruppo di installazioni in cui il concetto di “restauro del tempo” diventa protezione, riscoperta, analisi e cura. Secondo il curatore Domenico de Chirico “L'intera serie di questo nuovo ciclo di opere consiste in una vera e propria riconquista del tempo per mezzo di piccoli gesti quotidiani di conservazione e catalogazione.” Attraverso l’accostamento del materiale caro a Pinelli, il cemento, e le tracce organiche da lui raccolte in un lungo processo di attesa e studio, il fluire del tempo appare nelle minuzie che portano al pubblico storie di angoli trascurati, di vuoti a cui appendere identità, di passaggi animati e di cicli eterni.

In Chiedilo alla polvere le cornici di legno ripropongono il vuoto creato dai fori che l'artista ha praticato nel proprio studio conservando la polvere ottenuta e riproponendola come segno tangibile del processo. Il lavoro Venerdi pomeriggio celebra la consapevolezza delle piccole azioni quotidiane, catturando i risultati di una ciclica pulizia in oggetti di resina trasparente. Da dove veniamo racconta del lungo recupero dei semi trasportati o digeriti dai volatili, mentre Alterazioni spaziali mostra, attraverso lenti di ingrandimento, il passaggio di piccoli insetti attraverso delle tracce che segnano alcuni fogli di carta inseriti in porzioni di architetture domestiche. 

“In “Storie di alterazioni spaziali” tutto è magicamente frutto del divenire del tempo, della casualità e della volontà di interazione con altri esseri o elementi e, in questo caso, anche della mano dell'artista …”

Iacopo Pinelli (Gavardo - BS, 1993) vincitore nel 2016 del primo premio di New Italian Talent a cura di Flavia Motolese e Mario Napoli, ha attirato subito l’attenzione degli addetti al settore per un linguaggio intenso e innovativo. Ha esposto in numerose mostre nazionali (Roma, Torino, Genova) e internazionali (Madrid, Romania), le sue opere fanno parte di importanti collezioni come Marval Collection (Milano – Berlino), Kells Collection (Santander, Spagna), Tuytens Collection (Bruxelles).

Storie di alterazioni spazialirimarrà aperta fino al 25 luglio 2024 dal martedì al sabato dalle 14.30 alle 19.30 e su appuntamento.


Press officer: Graziella Melania Geraci 3475999666 press@shazargallery.com
Shazar Gallery
Via Pasquale Scura 8
80134 Napoli Tel. 081 1812 6773 www.shazargallery.com – info@shazargallery.com
Instagram: shazargallery– FB: shazargallery


Florence Di Benedetto. Vedere le cose. L’enigmatica essenza del quotidiano

Florence Di Benedetto, 2024
Natura morta #3_ carta fine art Mediajet Museum Natural Smooth 80x100 cm




La Galleria Susanna Orlando
festeggia 10 Anni di apertura della sede di Pietrasanta 
con un ricco programma estivo di mostre 

Primo appuntamento dal 1° al 28 Giugno con la personale della fotografa
Florence Di Benedetto


La Galleria Susanna Orlando festeggia i suoi dieci anni dall’apertura a Pietrasanta ed è lieta di presentare “Vedere le cose. L’enigmatica essenza del quotidiano” dell’artista Florence Di Benedetto a cura di Tiziana Tommei, prima personale fotografica della galleria. In mostra dal 1° al 28 giugno nella PROJECT ROOM di Via Garibaldi il progetto inedito “Mondo Visibile”, che coniuga fotografia e intervento manuale. “Vedere le cose” e “Mondo visibile” sono estratti da citazioni di Giorgio Morandi, alle cui nature morte con bottiglie rendono omaggio le opere esposte.

Ad un primo sguardo le opere del “Mondo visibile” di Florence Di Benedetto possono generare un subitaneo ed epidermico straniamento: è il rumore dello sfondo, l’accostamento della realtà silente e ieratica degli oggetti ad un terreno di azione intrinsecamente informale. 

Il progetto prende origine da un dialogo aperto con il passato, con i suoi exempla e le sue icone. Opere che raccontano il percorso intrapreso dall’artista e il suo nucleo valoriale: dalla trasversalità del bagaglio visivo e culturale, alla fede nell’eclettismo e nella sperimentazione; dal superamento di ogni rigida separazione tra tecniche e forme espressive, al coraggio di contaminare la fotografia pura, non alterata o modificata a posteriori, con la manualità di un fare ad azione diretta sull’opera - nel caso specifico attraverso l’effrazione (rayage) del supporto. Al di là della linea scura che rincorre il profilo della rappresentazione fotografica del mondo visibile - della realtà fisica e concreta delle “cose” che si toccano, che hanno un peso, che si usano e si gettano, che decadono e tendono verso il basso - si dispiega lo spazio del gesto e della materia, una superficie che l’artista scalfisce, lacera e scava per portare alla luce l’impossibilità di una linearità estetica e di narrazione. Spostando lo sguardo sul soggetto, tra le pieghe plastiche della tovaglia di lino e i richiami ai valori della pittura, si impone la composizione scenica delle “cose”: semplici, quotidiane, banali bottiglie di plastica, sculture scelte, trasparenti e solide forme, che abitano la prospettiva e si fanno ora architettura, ora simbolo, ora realtà. Reperti archeologici che sottendono il riscatto del vile oggetto industriale e, al contempo, esortano a sintonizzarsi sul linguaggio delle “cose”, per esplorarle oltre la patina della fugacità, interrogarle, scavarle per carpirne l’inattesa bellezza e riuscire così ad amarle nella loro brutale autenticità. Un invito a vedere le “cose”.

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Florence Di Benedetto nasce a Bari nel 1975 da madre francese e padre italiano, vive e lavora a Milano. Dopo aver conseguito il diploma presso l’Istituto Italiano di Fotografia di Milano, comincia a lavorare come fotografa di moda e still-life e come assistente del fotografo artista Maurizio Galimberti. Intraprende poi una ricerca personale incentrata sulla contaminazione tra fotografia e pittura, volta all’interpretazione originale di paesaggi metropolitani, per proseguire con la pittura di ispirazione pop e iperrealista. Negli ultimi anni si concentra a raccontare storie con un approccio personale e spesso simbolico.


Florence Di Benedetto - Vedere le cose. L’enigmatica essenza del reale
A cura di Tiziana Tommei

Inaugurazione sabato 1° giugno 2024, dalle 18 alle 21

Via Garibaldi 30, Pietrasanta LU

Dal 01/06/2024 al 28/06/2024
Aperta tutti i giorni, dalle 11 alle 13 e dalle 18 alle 24


Galleria Susanna OrlandoVia Stagio Stagi 12 – Via Garibaldi 30 | Pietrasanta (LU)
+39 0584 70214 - info@galleriasusannaorlando.it - www.galleriasusannaorlando.it


Press contact
Studio Ester Di Leo | ufficiostampa@studioesterdileo.it | M. 348 3366205