giovedì 22 gennaio 2026

Slightly Off — il nuovo progetto site-specific di Gian Maria Marcaccini a PrimaLinea Studio


Slightly Off, il nuovo progetto site-specific di Gian Maria Marcaccini, esplora il confine tra percezione e realtà attraverso uno scarto minimo, quasi impercettibile, che modifica lo spazio senza interromperne la funzionalità. L ’allestimento invita lo spettatore a confrontarsi con una realtà anomala, dove ciò che appare familiare si rivela fragile e in continua ridefinizione. Non si tratta di illusioni spettacolari, ma di deviazioni sottili che mettono in discussione la fiducia nella percezione e stimolano una partecipazione riflessiva.

La pratica di Gian Maria Marcaccini da sempre indaga il rapporto tra gesto, spazio e rappresentazione. In Slightly Off, questa ricerca trova una nuova forma: uno spazio che non impone, ma accompagna lo sguardo fino al punto in cui smette di essere completamente affidabile, offrendo un’esperienza intensa, stimolante e profondamente contemporanea.

La mostra è accompagnata dai testi di Alessio d’Anelli e di Laura Catini

L 'esposizione sarà visitabile fino al 19 marzo 2026, dal martedì al venerdì, dalle 15:00 alle 19:00. o su appuntamento. Ingresso libero. 

Con Slightly Off, Gian Maria Marcaccini e PrimaLinea Studio invitano il pubblico a esplorare la percezione e il disallineamento come esperienze attive.

L ’artista Gian Maria Marcaccini è un artista visivo formatosi tra il D.A.M.S., le Accademie di Belle Arti di Bologna e Brera, il Barnett College di Londra. La sua pratica, spazia tra diversi media e indaga il confine tra percezione e rappresentazione, presenza e assenza. In Slightly Off Marcaccini propone un’esperienza che non cerca comfort: lo spazio appare familiare e funzionante, eppure qualcosa non coincide, costringendo lo spettatore a confrontarsi con una realtà instabile.

L’INAUGURAZIONE SI TERRÀ GIOVEDÌ 22 GENNAIO ALLE ORE 17:00

PrimaLinea Studio
Roma, Via Giovan Battista Gandino 31
mail: studioprimalinea@gmail.com




lunedì 19 gennaio 2026

Virginia Carbonelli - Spazi interni


Il 31 gennaio 2026, dalle ore 18.00, Hyunnart Studio presenta la personale di Virginia Carbonelli, artista romana specializzata in calcografia e tecniche di stampa tradizionale e sperimentale.

Le incisioni in mostra sono paesaggi onirici, mappe di immagini nutrite dalla mutazione emotiva dell’artista, in grado di intraprendere imprevedibili percorsi, come negli eleganti tratteggi delineati su matrici di rame o nelle sperimentazioni segniche su polimetacrilato.
Siamo di fronte a un alfabeto grafico astratto in continuo rinnovamento, dove i segni solcano un’infinità di altri segni (punti, linee e tracciati multiformi), che hanno origine dalle esperienze e dai luoghi vissuti filtrati dalla memoria dell’artista.
Insieme ai lavori calcografici e ai monotipi, l’artista presenta per la prima volta una serie di xilografie intitolata “Spazi interni”. In questo caso verranno esposte sia le stampe sia le matrici incise che le hanno generate. 
Nelle xilografie, le «linee tracciate sulla superficie lignea rimarcano le venature e le potenzialità espressive dell’elemento naturale, rievocando il vitalismo dell’universo femminile, inteso come femminile interiore … Si palesano anche graffi, crepe, ferite, che non sono lacerazioni da rimarginare, ma cave da esplorare. Lo scavo del legno diventa metafora del profondo. Eppure, nelle opere non prevale mai il senso del dramma, forse la vena malinconica dell’artista che riflette sulla natura e sull’esistenza».
Conclude il percorso espositivo un’opera site-specific ideata su sollecitazione dell’artista Paolo Di Capua, responsabile dello Hyunnart Studio.

Virginia Carbonelli - Spazi interni
testo di Simona Pandolfi
31 gennaio – 7 marzo 2026

Inaugurazione sabato 31 gennaio 2026, ore 18.00

Hyunnart Studio
viale Manzoni 85-87, Roma 00185

orario settimanale: dal martedì al venerdì 16.00/18.30
per appuntamento: 3355477120, pdicapua57@gmail.com

venerdì 16 gennaio 2026

Enrico Pulson i- Infiniti tempi


Il TOMAV EXPERIENCE – Torre di Moresco Centro Arti Visive, con il titolo Infiniti tempi inaugura sabato 24 gennaio 2026 ore 17:00, negli spazi della Torre di Moresco (FM), la personale di Enrico Pulsoni a cura di Barbara Caterbetti.

La mostra, una scelta accurata di terracotte realizzate dagli anni 80 sino ad oggi, ruota intorno al tentativo di elaborare un parallelismo tra la modalità di pensiero sottesa all'esecuzione dell'artista visivo Enrico Pulsoni - nato ad Avezzano nel 1956 ma romano di adozione - e il compositore pianista jazz americano Bill Evans, scomparso nel 1980. 

In questo progetto la torre del XII sec, teatro e strumento musicale al contempo, diviene anche una sorta di pentagramma ove dar vita al crossing dei linguaggi - arte visiva e musica - realizzando un interplay fondato sul flusso ritmico ternario del brano Waltz for Debby di Evans nel quale le terracotte si innestano come frammenti sonori scandendone i pieni intervallati da pause, accelerazioni, ritardi e accenti come in una partitura musicale.

La mostra è visitabile fino al 8 Marzo 2026.

BIO
Enrico Pulsoni, avezzanese classe 1956, architetto di formazione, è un artista capace non solo di padroneggiare vari linguaggi - disegno, pittura, scultura, teatro, installazioni - ma anche di mantenere in costante tensione la sua verve di affabulatore. È stato titolare della Cattedra di Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata, attualmente è direttore della rivista on line Insula Europea e coordinatore delle attività culturali della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna.

Si forma nel gruppo teatrale Altro con Achille Perilli e Lucia Latour, espone regolarmente dal 1976 in gallerie italiane ed estere, collabora con editori d’arte, riviste letterarie e produce autonomamente le Edizioni d’arte Cinquantunosettanta. Da sempre la sua ricerca si è concentrata su alcuni cicli, da citare in particolare: Paesaggiornaliero, VOLTItraVOLTI e negli ultimi anni le Sette creazioni e i Sogni di spettri. 

Alcune di questi, grazie alla collaborazione di poeti e musicisti, sono divenuti veri e propri spettacoli, come nel caso di Sogni di spettri andato in scena a Roma-Berna-Basilea e Mortis Humana Via rappresentato al Teatro Basilica di Roma. Nel 2022 esce una sua monografia, pubblicata da VanillaEdizioni, Enrico Pulsoni 1975-2021, curata da Antonello Tolve. Tra le ultime esposizioni personali: 8 Mementi Molli e altre narrazioni a Roma, Diario de viaje al Museo San Francisco di La Paz, Brusii al Muspac de L’Aquila e PresepeFiore ai Musei Civici di Spoleto.

Le sue opere si trovano in numerose collezioni private e pubbliche sia in Italia che all’estero.

Si sono occupati del suo lavoro: Maurizio Fagiolo, Jesper Svenbro, Barbara Tosi,GayaGoldeymer, Cecilia Casorati, Filiberto Menna, Valerio Magrelli, Gianfranco Palmery,PaoloBalmas, Marisa Vescovo, Jolanda Nigro Covre, Cesare Sarzini, Giuseppe Appella, Emanuele Trevi, Carlo Fabrizio Carli, Antonello Tolve ed altri.


ARTISTA: Enrico Pulsoni
TITOLO: INFINITI TEMPI
CURATORE: Barbara Caterbetti 
INAUGURAZIONE: sabato 24 gennaio 2026 ore 17:00
PERIODO: 24 gennaio - 8 marzo 2026
PARTNER: Tomav Experience Ass. Cult / Ipsumars / Amalassunta Edizioni / Yoruba diffusione arte contemporanea / MOCAfeast / Giusti Contemporary Art
PATROCINIO: Comune di Moresco / Pro Loco Moresco
DIREZIONE ARTISTICA: Andrea Giusti


pubblica:


Gibellina – Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026. PORTAMI IL FUTURO


Prende il via oggi, giovedì 15 gennaio 2026, Gibellina – Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026, alla presenza del Ministro della Cultura Alessandro Giuli e delle più alte autorità nazionali, regionali e locali. Portami il futuro è il titolo del programma annuale della manifestazione promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, che per tutto il 2026 riconosce in Gibellina un luogo strategico di produzione culturale, riflessione critica e sperimentazione artistica, chiamato a interrogare il ruolo dell’arte contemporanea nella vita civile del Paese.

La data inaugurale coincide con l’anniversario del terremoto che nel 1968 devastò Gibellina e la Valle del Belìce. Una scelta che assume un valore profondamente simbolico e politico: riaffermare il legame tra arte, memoria e ricostruzione, riconoscendo nella storia di Gibellina un paradigma universale secondo cui la cultura non è ornamento, ma fondamento di rinascita, responsabilità e progetto collettivo.

Sostenuto dalla Regione Siciliana, dal Comune di Gibellina, dal Museo d’Arte Contemporanea “Ludovico Corrao” e dalla Fondazione Orestiadi, il progetto è curato dal Direttore Artistico Andrea Cusumano, con il contributo dei co-curatori Cristina Costanzo ed Enzo Fiammetta e del coordinatore di progetto Antonio Leone. La struttura curatoriale si avvale inoltre di un Comitato curatoriale di supporto, composto da Antonella Corrao, Arianna Catania, Alfio Scuderi e Giuseppe Maiorana, e di un Comitato Scientifico formato da Antonia Alampi, Achille Bonito Oliva, Marco Bazzini, Michele Cometa, Hedwig Fijen, Claudio Gulli, Teresa Macrì e Maurizio Oddo. Un impianto plurale e autorevole, che riflette la complessità del progetto e la sua vocazione dialogica e interdisciplinare.

Le giornate inaugurali di giovedì 15 e venerdì 16 gennaio danno avvio a un programma che attraverserà l’intero 2026, articolato in mostre, residenze d’artista, pratiche performative, progetti educativi, attività di partecipazione e momenti di studio. Un calendario diffuso che declina l’arte contemporanea non soltanto come espressione del presente, ma come arte della presenza, capace di attivare relazioni, produrre conoscenza e generare responsabilità condivisa.

Il titolo di Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea, conferito per la prima volta in Italia, assume a Gibellina un significato strategico e paradigmatico. Fin dalla sua rifondazione dopo il sisma, la città ha scelto di affidare agli artisti un ruolo centrale nel processo civico, facendo dell’arte un motore di sviluppo, un catalizzatore di coesione sociale e uno strumento di memoria collettiva. La scelta di Gibellina non rappresenta dunque soltanto un nuovo slancio per il territorio, ma si propone come laboratorio nazionale e internazionale, chiamato a offrire una riflessione concreta sul ruolo dell’arte contemporanea nella costruzione dello spazio pubblico, della democrazia culturale e della vita comunitaria.

Iniziativa corale, costruita in rete con i comuni della Valle del Belìce, i centri della provincia di Trapani e un ampio partenariato nazionale e internazionale, Portami il futuro mira a fare di Gibellina un epicentro di cultura mediterranea, intesa come luogo di scambio, prossimità e pluralità. Un progetto fondato sul valore della persona, sulla centralità della collettività e sul principio che arte e cultura siano un diritto inalienabile, accessibile e condiviso.

Le mostre inaugurali delineano con chiarezza i temi portanti dell’intero anno. Giovedì 15 gennaio 2026 apre Dal mare. Dialoghi con la città frontale, a cura di Andrea Cusumano, che riunisce le video-installazioni Resto del duo MASBEDO e The Bell Tolls Upon the Waves di Adrian Paci, offrendo una riflessione sul Mediterraneo come orizzonte umano, politico ed esistenziale allestita nel Teatro di Pietro Consagra, opera-manifesto progettata da Pietro Consagra, emblema della visione che ha affidato all’arte un ruolo fondativo nella ricostruzione della città; nella stessa giornata inaugura Colloqui: Carla Accardi, Letizia Battaglia, Renata Boero, Isabella Ducrot, Nanda Vigo, a cura di Cristina Costanzo ed Enzo Fiammetta, mostra che mette in relazione le opere di cinque artiste centrali nella storia culturale di Gibellina e nel panorama dell’arte italiana, riaffermando un’attenzione pionieristica al lavoro delle donne come parte integrante del progetto civico e comunitario della città. Venerdì 16 gennaio 2026 è la volta di Austerlitz di Daniele Franzella, progetto installativo all’interno della Chiesa di Gesù e Maria progettata da Nanda Vigo – luogo di cura, silenzio e rifondazione simbolica dello spazio sacro – parte della mostra collettiva Generazione Sicilia. Collezione Elenk’Art, a cura di Alessandro Pinto e Sergio Troisi, che si sviluppa al MAC – Museo d’Arte Contemporanea Ludovico Corrao, istituzione cardine della storia culturale cittadina, raccontando l’evoluzione di un territorio attraverso una pluralità di linguaggi artistici e riaffermando la territorialità come espressione di una policentricità culturale che rifiuta ogni logica di accentramento.

A coronamento delle giornate inaugurali, due concerti gratuiti aperti al pubblico accompagnano l’avvio di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026 come momento di festa e condivisione collettiva. Giovedì 15 gennaio 2026 alle ore 19.30, presso la Sala Agorà, si tiene il concerto della Banda del Sud: un omaggio al Mediterraneo con canti in diverse lingue diretti da Gigi Di Luca e Mario Crispi; venerdì 16 gennaio 2026 alle ore 21.00, in Piazza 15 Gennaio 1968, il concerto di Max Gazzè, accompagnato dalla Calabria Orchestra nel progetto Musicae Loci, celebra insieme alla cittadinanza l’apertura ufficiale di questo anno straordinario.

Rafforzare la comunità, riattivare l’utopia culturale del territorio e orientare lo sguardo verso nuovi orizzonti: Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026 nasce in questa tensione. Un progetto che non si limita a immaginare il futuro, ma lo assume comeresponsabilità collettiva, praticandolo attraverso l’arte, la cura, la partecipazione e la costruzione di un nuovo senso di comunità che abbracci le persone, i luoghi, le istituzioni e le relazioni che, nel tempo, rendono possibile una vita culturale aperta, condivisa, inclusiva e duratura.


Gibellina – Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026
PORTAMI IL FUTURO
Direzione artistica: Andrea Cusumano

INAUGURAZIONE UFFICIALE

Al via la manifestazione che trasformerà la città siciliana
in un laboratorio di rigenerazione culturale, sociale e comunitaria.
Per tutto il 2026 un ricco calendario di appuntamenti e iniziative
dimostrerà il valore sociale dell’arte nella costruzione di comunità.
www.gibellina2026.it


CONTATTI STAMPA
Ufficio Stampa Gibellina-Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026

Ufficio Stampa nazionale e internazionale
Lara Facco P&C
Via della Moscova 18 - 20121 Milano
Tel. +39 02 36565133 | E-mail: press@larafacco.com
Lara Facco | M. +39 349 2529989 | E-mail: larafacco@larafacco.com

Ufficio Stampa regionale
Sofia Li Pira | M. +39 347 8495657 | E. studio@slp-studio.it
Max Firreri | M. +39 338 954 5175 | E. stampa@maxfirreri.it

martedì 13 gennaio 2026

ANATOMIE SPONTANEE

Nordine Sajot
EX-VOTO against war , 2025
Carta Blueback
Installazione site-specific

Venerdì 9 gennaio 2026, presso lo spazio espositivo Parentesi di TWM Factory (Roma), ha inaugurato la mostra Anatomie spontanee. Le curatrici Benedetta Carpi De Resmini e Paola Farfaglio, hanno idealmente unito due percorsi che, in modi differenti, toccano il tema del cibo come elemento di condivisione, atto culturale, simbolo identitario e spazio di relazione. Il titolo richiama ciò che nasce senza essere previsto, ciò che cresce ai margini, nelle pieghe del vivente e dell’immaginazione.

La mostra si svolge presso Parentesi, spazio espositivo di Roma Smistamento, il Centro Culturale di TWM Factory situato al primo piano dell’Arimondi District, ex edificio industriale che da anni accoglie studi d’artista, residenze, gallerie e spazi creativi.

Il progetto racconta elementi in trasformazione: quelli degli ingredienti, dei gesti che li plasmano, ma anche quelli dell’arte, che osserva, scompone e ricompone il reale. La mostra si propone come un invito a osservare come arte e cibo condividano un’anima comune: quella della trasformazione continua, del nutrimento reciproco, della possibilità che nasce ogni volta che si entra in relazione con la materia viva.

Riunisce le opere di diversi artisti che hanno lavorato durante il 2025 per due progetti paralleli: Anatomie del Nutrimento, a cura di Cities Art Projects (con Caretto-Spagna e Gaia & Greta Scaramella), e Roots and Routes, realizzato da Latitudo Art Projects nell’ambito della piattaforma europea Magic Carpets (Camille Orlandini, Ombretta Gamberale e Gaia Scaramella). Entrambi i percorsi hanno coinvolto diverse comunità del Municipio III e del Municipio XV. 

Caretto–Spagna, artisti torinesi mostrano come le esperienze culinarie legate alla raccolta e trasformazione di piante spontanee o cavoli, durante il progetto aprono una riflessione sulla biodiversità e le relazioni interspecie. Nel percorso di mostra trova spazio l’opera ESCULENTA, che trasforma un semplice tavolo in legno in un organismo attivo, un dispositivo che rende visibile il continuo ciclo consumo > rivitalizzazione > ricrescita. Durante la mostra, un lungo tavolo in legno è allestito come luogo sperimentale in cui osservare, nel tempo dell’esposizione, la metamorfosi dei cavoli: materia che si consuma, si rigenera, torna a crescere. Il tavolo è suddiviso in tre sezioni, ciascuna predisposta per una funzione specifica e complementare. La prima parte è destinata alla preparazione del cibo (insalate, tagli, gesti quotidiani). La seconda è attrezzata per il processo di rivitalizzazione degli scarti dei cavoli, con un sistema idrico nascosto che attiva un lento, continuo riassorbimento. La terza parte è lo spazio dedicato alla ricrescita: qui i cavoli rigenerati vengono lasciati crescere fino al completamento del loro ciclo vitale, dalla fioritura alla produzione dei semi.

Gaia e Greta Scaramella rispettivamente artista e sociologa mostreranno le esperienze laboratoriali legate al latte realizzate nella scuola Saxa Rubra. Entrambe le artiste hanno indagato il latte come alimento simbolico e culturale, dove il nutrimento diventa metafora di crescita, cura e condivisione. Gaia, in mostra, presenta Milk, un’opera in cui il latte, simbolo primario del nutrimento, si trasforma in assenza: seni ricolmi di latte diventano colini vuoti, da cui il latte fuoriesce e si perde. L’opera è una meditazione sull’importanza della cura e del sostegno vitale, ma anche un richiamo alle condizioni dei bambini che, in molte aree colpite dalla guerra, non hanno accesso al latte. È un pensiero rivolto alle madri che questo nutrimento lo hanno perso, o non possono più offrirlo. Greta presenta invece una serie di favole sul latte, scritte e ideate da lei, pensate come piccoli racconti di nutrimento simbolico dedicati ai bambini che hanno partecipato ai laboratori. Racconti in cui il latte diventa immaginazione, protezione, origine: una forma narrativa di cura che accompagna e sostiene, proprio come il primo alimento che riceviamo nella vita.

Nell’ambito del progetto Roots & Routes promosso da Latitudo Art Projects, nell’ambito della piattaforma Magic Carpets l’artista Ombretta Gamberale presenta un ricettario collettivo, Ricette memorabili, e una serie di incisioni nate dallo scambio di tradizioni culinarie: memorie familiari, ricette, disegni e stampe botaniche realizzate con erbe aromatiche essiccate. Il suo contributo sviluppato sia con la casa famiglia L’Approdo di Spes contra Spem, e con i partecipanti della Biblioteca Galline Bianche, mette al centro il cibo come archivio affettivo, come luogo in cui l’intimità diventa racconto condiviso. Le storie e i disegni raccolti nel ricettario sono stati generati in un contesto collettivo e familiare, ma anche profondamente riflessivo. Il gioco ha avuto un ruolo importante: bambini e famiglie e ragazzi della casa famiglia hanno infatti creato un proprio ricettario, restituendo un mosaico di prospettive personali. Riflessivo, perché la condizione stessa che ha favorito la produzione e la circolazione di queste narrazioni è legata alla consapevolezza che il cibo possiede molteplici valori, materiali e simbolici e soprattutto personali.

Camille Orlandini artista francese in residenza presso Latitudo Art Projects, sempre nell’ambito del progetto Roots & Routes ha sviluppato un progetto sia con la casa famiglia L’Approdo, e con i partecipanti della Biblioteca Galline Bianche. Il progetto Faire Pain Commun è dedicato all’acqua e al pane in particolare ai fiumi, il Tevere e il suo affluente Aniene, che lambiscono i quartieri nei quali ha svolto la residenza. L’acqua, elemento fluido, mutevole e multiforme, attraversa territori, storie e culture, trasformandoli. Questa sua natura pervasiva trova un’analogia nel gesto del fare il pane, dove l’incontro tra acqua e grano diventa rito quotidiano e patrimonio antico. Lo studio dell’acqua e del grano consente di osservare come diverse società abbiano attribuito significati a questi elementi fondamentali, utilizzandoli per costruire sistemi sociali e modelli culturali. L’artista presenta una video-installazione, Impastare da una sponda all’altra del Tevere, che restituisce questa relazione complessa e vitale.

Infine, è stato presentato il lavoro dell’artista Nordine Sajot, Ex-voto against war. Durante la residenza al Centre Claude Cahun di Nantes, nell’ambito di Magic Carpets, l’artista ha sviluppato una nuova sezione dedicata ai gesti del mangiare come linguaggio corporeo, utilizzando immagini legate alla distribuzione di cibo a Gaza. La sua installazione interroga con forza il cibo come arma politica di dominazione e, in particolare, la privazione alimentare come strumento di oppressione. Un’opera che restituisce il gesto quotidiano del nutrirsi nella sua dimensione più vulnerabile e urgente.

La mostra sarà visitabile dal 10 al 23 gennaio, con i seguenti orari: Lunedì, mercoledì, venerdì: 11:00 – 18:00 Sabato: 15:00 – 18:00. Ingresso gratuito


Anatomie spontanee 2025, Installation view. Foto LALO studio. Courtesy Latitudo Art Projects e CAP

UFFICIO STAMPA RP/Press: E. press@rp-press.it | www.rp-press.it
Contatti: Marcella Russo - M. + 39 349 3999037 | E. marcella.russo@rp-press.it

TITOLO: ANATOMIE SPONTANEE
CURATORI: Benedetta Carpi De Resmini e Paola Farfaglio
INAUGURAZIONE: 9 Gennaio 2026, 18:00 – 21: 30
DATE:10 gennaio – 23 gennaio 2026

EVENTO GRATUITO

UFFICIO STAMPA RP/press E: press@rp-press.it

DOVE: Roma Smistamento / TWM Factory, Via Giuseppe Arimondi, 3, Roma 


ORARI: lunedì, mercoledì, venerdì dalle 11:00 alle 18:00; sabato dalle 15:00 alle 18:00



giovedì 8 gennaio 2026

Elisa Abela - LA BELVA CHE SEI

Elisa Abela, Fenicotteri, 2025, smalto, acrilico, pastelli ad olio, grafite su tela, 69,5 x 63 cm

Con La belva che sei, Maja Arte Contemporanea inaugura la prima collaborazione con Elisa Abela, presentando una mostra personale che riunisce circa trenta opere – una selezione di lavori su carta datati 2020–2022 e un nucleo inedito di dipinti su tela del 2025.

Protagonisti assoluti sono gli animali: un piccolo bestiario che spazia dal domestico al selvatico, dall'aria all'acqua, fino alle creature più inattese. Figure autonome e solitarie, portatrici di una presenza irriducibile, emergono dalla superficie del dipinto come alter ego, specchi e controcanti del nostro umano. La scelta di lavorare sul soggetto animale attraversa questo ciclo di opere come un terreno di ricerca specifico, non simbolico in senso stretto. Gli animali di Abela non rappresentano tipi né allegorie stabilite, ma presenze singolari, sottratte a dinamiche di gruppo e a qualsiasi gerarchia narrativa. In questa condizione di isolamento e sospensione di ruoli e funzioni, l'artista individua uno spazio di prossimità: una possibilità di osservazione non mediata, in cui l'animale non è chiamato a "dire" qualcosa, ma semplicemente a essere. Il titolo della mostra riprende una delle frasi che accompagnano le opere, La belva che sei, e rimanda a una pratica ricorrente in questa serie: l'inserimento di brevi testi che affiancano o attraversano le immagini. Non si tratta di didascalie né di commenti esplicativi, ma di enunciati essenziali, talvolta formulati in seconda persona, che entrano in relazione con la figura senza chiuderne il senso. Le parole non spiegano l'immagine né la guidano, ma ne costituiscono un ulteriore livello, una soglia di risonanza che resta aperta all'esperienza dello sguardo. La belva che sei non indica un'identità da svelare, ma una molteplicità da attraversare, un campo di presenze in continua trasformazione.


NOTE BIOGRAFICHE
Elisa Abela (Catania, 1980) vive e lavora in Francia, dove affianca alla ricerca visiva un’attività musicale costante. Il suo lavoro si sviluppa attraverso disegno, pittura, libro d’artista e pratiche performative e video, spesso in dialogo con il collettivo canecapovolto, con cui ha realizzato numerosi progetti espositivi e audiovisivi. Ha tenuto mostre personali e partecipato a esposizioni in diverse sedi in Italia, tra cui s.t. foto libreria galleria (Roma), Bocs (Catania), AOC F58 – Galleria Bruno Lisi (Roma) e Interzone Galleria (Roma). Parallelamente ha sviluppato una ricerca articolata sul libro d’artista, presentata in mostre e pubblicazioni dedicate. Nel 2017 e 2018 alcune sue opere sono entrate nella Collezione Donata Pizzi e sono state successivamente esposte nella mostra L’ALTRO SGUARDO. Fotografe italiane 1965–2018, a cura di Raffaella Perna, presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma. Nel 2021 una parte significativa della sua produzione di libri d’artista è stata acquisita nella collezione di Tiane Doan na Champassak.
Nel 2024 ha partecipato al programma di residenza artistica dell’Associazione Lizières (Épaux-Bézu, Francia), sviluppando il progetto mostra-atelier Enjoy Panic e collaborando con scuole e realtà locali per progetti di arti visive e musicali.


Elisa Abela
LA BELVA CHE SEI
a cura di Matteo Di Castro

15 gennaio — 28 febbraio 2026

INAUGURAZIONE
Giovedì 15 gennaio, ore 18
via di Monserrato 30, Roma

LUCY ORTA e il progetto Trame di Comunità a CasermArcheologica - Sansepolcro (AR)

Lucy Orta. Ph. Michael Huard

CasermArcheologica presenta Trame di Comunità, un’installazione site-specific dell’artista di fama internazionale Lucy Orta, nata da una residenza e da un percorso di coinvolgimento della comunità nel 2025. A cura di Simonetta Carbonaro, il progetto sarà presentato in anteprima stampa venerdì 27 febbraio 2026 alle ore 11.30 presso Palazzo Muglioni, edificio storico di Sansepolcro, nell’area della Valtiberina. Dal 2013 il palazzo è al centro di un processo di rigenerazione culturale guidato dall’Associazione CasermArcheologica ed è oggi uno dei più dinamici centri di produzione culturale in Italia.

L’iniziativa si inserisce nel programma di residenze ed esposizioni sostenuto da Fondazione CR Firenze, con il sostegno istituzionale del Comune di Sansepolcro, del Comune di Anghiari e dei Musei Civici della Madonna del Parto.

L’installazione di Lucy Orta sarà aperta al pubblico da sabato 28 febbraio alle ore 17.30 fino al 15 luglio 2026.

Trame di Comunità nasce dalla collaborazione tra CasermArcheologica, lo studio Lucy + Jorge Orta e la consulenza curatoriale di Simonetta Carbonaro. 

Il progetto avviato nel luglio 2025, durante la residenza artistica di Lucy Orta a CasermArcheologica e in Valtiberina, è frutto di un processo di arte partecipativa. L’artista nei giorni di residenza ha esplorato il territorio e ha poi incontrato trentatré persone tra artigiani, artisti, insegnanti, imprenditori, attivisti e cittadini di età diverse. Sono nati momenti di ascolto in cui si è cominciato a raccogliere testimonianze legate al vissuto individuale e all’identità del territorio a partire dalla domanda “Cosa vi collega a questa terra e cosa vi respinge?”. 

Da questo racconto collettivo Lucy Orta ha estratto l’idea essenziale trasformandola in un’installazione originale, pensata e realizzata appositamente per questo luogo, la sua comunità e il pubblico a cui si rivolge: cinque sculture, ovvero una sorta di accampamento di tende tessute in lino e canapa coltivati nel suolo toscano: uno spazio insieme simbolico e reale di incontro e resistenza.

Trame di Comunità, nelle parole dell'artista, prende le mosse da un gesto primario e universale: il gesto del raccogliersi. Il riferimento è antico: l’Ohel, (in ebraico “tenda”) è l’archetipo dello spazio sacro e protettivo dove si incontra l’umano e il sacro — la tenda della Madonna del Parto o quella del manto della Madonna della Misericordia — ma è anche luogo di adunanza, di racconto, di trasmissione. Una architettura fragile e fluida sospesa fra il viaggio e la dimora provvisoria, che offre il riparo necessario durante ogni transizione.

Per dare forma a un archetipo di tale potenza Lucy Orta ha creato un’opera di straordinaria intensità, frutto di un lungo e articolato lavoro. Su ciascuno dei trentatré teli che compongono le cinque sculture dell’accampamento, l’artista ha raccolto i profili individuali della comunità ricamando i volti di ognuna delle trentatré persone incontrate. I lembi di lino e canapa, ricavati da vecchie lenzuola tessute a mano, evocano la memoria materiale e morale del territorio e il legame tra corpo, comunità e ambiente. Tra i fili sospesi dei ricami di ogni volto affiorano perle, piccole lingue d’oro, custodi silenziose della parola. 

Ben novantanove piccoli artefatti in terracotta modellata a mano pendono dai teli, evocano le piante, gli animali e i minerali che gli abitanti della valle hanno associato alla loro terra. Suggeriscono l’architettura fragile ma viva di una comunità che continua a resistere. “Queste sorte di amuleti fungono da pesi, ancorano i tessuti al suolo come i rocchetti dei telai antichi, creando linee di tensione che vibrano in risonanza con le testimonianze orali incorporate nel ricamo.” spiega Lucy Orta. 

L’installazione è un luogo di raccolta, rifugio e dialogo, in cui l’unicità di ciascun individuo si intreccia con un tessuto collettivo. Qui le memorie personali diventano coscienza condivisa, e ogni voce può risuonare nel coro più ampio della comunità, invitando a un’esperienza di presenza, ascolto e partecipazione attiva. 

Con questa installazione Lucy Orta non si limita a rappresentare una comunità: la chiama all’esistenza”, spiega Simonetta Carbonaro. Un processo di community building accompagnerà la mostra per tutta la durata dell’esposizione. Altri cittadini della valle saranno invitati a partecipare attivamente a un percorso che prenderà avvio da una riflessione condivisa su cosa significhi appartenere a un luogo, a una comunità e a una storia comune — non come un dato stabile, ma come un gesto continuo di costruzione e ricostruzione. Il percorso esplorerà inoltre l’immaginazione di quelle “utopie possibili” che — come recita il motto di CasermArcheologica — costituiscono la forza propulsiva che continua a intrecciare i fili delle nostre comunità, orientandole verso la costruzione di futuri desiderabili.

In questa prospettiva Trame di Comunità mette inoltre in discussione il ruolo dell’artista, del pubblico e dell’istituzione: Chi ha diritto di parola? Chi decide cosa è visibile e ha impatto sulla realtà? Quali corpi, quali storie vengono legittimate come discorso artistico e, quindi, politico? Qui le risposte non vengono date, ma generate dall’invito a stare insieme, incontrarsi, pensare, parlare e non perdere il filo di questa tela, con cui Lucy Orta invita a tessere nuove trame di comunità e nuovi lembi di futuri desiderabili.

***

Lucy Orta è una delle artiste più riconosciute a livello internazionale per la sua capacità di unire arte visiva e impegno sociale. Con lo studio fondato con Jorge Orta nel 1901, Lucy affronta infatti tematiche come la migrazione, la tutela dell’ambiente, i diritti umani e la costruzione di comunità. Le sue opere sono state esposte in istituzioni prestigiose come la Barbican Gallery a Londra, la Biennale di Venezia, MAXXI di Roma e l’Hangar Pirelli Bicocca di Milano, rappresentando esempi potenti di come l’arte possa essere motore di trasformazione sociale. Il lavoro di Orta si distingue anche per il suo costante impegno nell’arte partecipativa. Da oltre trent’anni lo studio di Lucy + Jorge Orta coinvolge attivamente le comunità locali nei processi creativi attraverso workshop, performance e installazioni collettive. L’arte diventa così uno strumento di dialogo, trasformazione e costruzione di senso condiviso, capace di generare nuove forme di relazione tra individui, territori e identità.

CasermArcheologica è un percorso di rigenerazione urbana che ha riqualificato l’ex Caserma dei Carabinieri di Sansepolcro, all’interno di Palazzo Muglioni, edificio storico nel centro urbano. Grazie ad uno straordinario movimento che coinvolge studenti, professionisti e professioniste, imprenditori, Istituzioni e Fondazioni, cittadinanza, l’Associazione CasermArcheologica ha riaperto alla città due piani del palazzo, abbandonato e inutilizzato dagli anni ’90, ora di nuovo accessibile come centro di produzione culturale aperto tutti i giorni, dedicato alle Arti Contemporanee, alla formazione e spazio di ricerca e lavoro per professionisti e professioniste dall’Italia e dall’estero. CasermArcheologica è un’architettura di comunità, un presidio pubblico che ha le sue fondamenta in tutti coloro che se ne prendono cura. Dal 2013 CasermArcheologica ha trasformato Palazzo Muglioni in un luogo in cui le sale di un edificio abbandonato dalle molte storie sono diventate opportunità per mettere in dialogo quotidianamente ricerche artistiche, percorsi professionali, reti di prossimità e prospettive internazionali. 

Simonetta Carbonaro è esperta di cultura dei consumi. Svolge ricerche sull’ethos delle società contemporanee, da cui trae interpretazioni sui processi di trasformazione dei bisogni umani e delle dinamiche socioculturali. Ha insegnato presso la scuola postuniversitaria di design Domus Academy di Milano ed è stata Visiting Professor al London College of Fashion. Nel 2004 ha ricevuto in Svezia il titolo di Professor in Design Management e Humanistic Marketingdall’Università di Borås, dove ha diretto l’iniziativa The Design of Prosperity, un think tank che indaga come la cultura del progetto possa generare nuovi modelli di prosperità capaci di integrare la dimensioni economica, ambientale, culturale e sociale. Nel 1997 ha co-fondato in Germania, insieme a Christian Votava, la società di consulenza REALISE, all’interno della quale conduce progetti di gestione e comunicazione dell’innovazione sostenibile per grandi marchi internazionali. La sua attuale sfida è il sostegno all’arte partecipativa come strumento capace di stimolare la necessaria trasformazione culturale delle società, promuovendo nuovi stili di vita e di pensiero. 

Anteprima stampa > venerdì 27 febbraio 2026, ore 11:30
Si richiede un gentile cenno di conferma all’indirizzo: info@amaliadilanno.com


SCHEDA TECNICA
TITOLO: Trame di Comunità 
ARTISTA: Lucy Orta 
A CURA DI: Simonetta Carbonaro
DOVE: CasermArcheologica, Palazzo Muglioni, Via Niccolò Aggiunti, 55, 52037 Sansepolcro (AR)
DURATA: 28 febbraio – 15 luglio 2026

ANTEPRIMA STAMPA: venerdì 27 febbraio 2026, ore 11.30 

INAUGURAZIONE: sabato 28 febbraio 2026 ore 17.30
ORARI: dal lunedì al venerdì 10:00 – 18:00 sabato e domenica 15.00 – 19.00 

INGRESSO GRATUITO

INFO: CasermArcheologica
www.casermarcheologica.it - info@casermarcheologica.it 
T. +39 349 865 0250 - +39 349 644 2920

UFFICIO STAMPA: Amalia Di Lanno, cell. WhatsApp + 39 3337820768, info@amaliadilanno.com

Un progetto di CasermArcheologica
con il contributo di Fondazione CR Firenze

In collaborazione con REALISE e Lucy + Jorge ORTA

con il supporto istituzionale di Comune di Sansepolcro, Comune di Anghiari, Musei Civici Madonna del Parto e con il sostegno di Busatti, Tecnothermo, Ilvio Gallo, Zotti & Coulon, Fondazione Progetto Valtiberina, Sintagmi