lunedì 1 giugno 2026

I controllati assetti di Myriam Risola. Galleria Spazio Start



Sabato 6 giugno 2026 alle ore 19:30, presso la suggestiva galleria SPAZIO START nel centro storico di Giovinazzo (via Cattedrale n. 14), sarà inaugurata la personale dell’artista Myriam Risola, a cura di Patrizia Dinoi, con la presentazione critica di Maurizio Vitiello.

La mostra sarà visitabile fino al 28 giugno 2026, con orario di apertura 19:00 – 21:00, dal mercoledì alla domenica, oppure su appuntamento (tel. 389 191 1159).

Ecco una breve scheda sull’artista:

Myriam Risola è nata a Bari nel 1954, ove vive ed opera.

Dopo gli studi al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Bari, partecipa a un master di specializzazione e formazione artistica ed è stata docente di arte e immagine presso la scuola “Carlo Levi” di Bari.

Nel 1975 ha inizio la prima esperienza artistica con la partecipazione al Premio Lubiam, dove ne esce vincitrice.

Nel 1983 la sua prima mostra, presso la Galleria “La cooperativa” di Bari, a cura del grande animatore culturale e artista Mimmo Conenna.

Nel 1984 in occasione dell’Expo Arte di Bari viene segnalata da Enrico Crispolti per la partecipazione alla Quadriennale di Roma del 1986 e, da allora, la sua attività artistica è caratterizzata da personali e collettive in Italia e all’estero.

É esponente dell’Arte Astratto-Concettuale ed è attiva nel gruppo di ricerca “Fabbrica dell’Arte” – Bari.

Nel 2011 partecipa alla Biennale di Venezia, a cura di Vittorio Sgarbi.

Nel 2014 personale, a cura di Rosario Pinto, all’Arte/Studio-Gallery di Benevento e alla Triennale di Roma a cura di Achille Bonito Oliva.

Nel 2017 espone presso la Galleria “Il Triangolo” di Cosenza; nel 2019, “Infinite Time” alla Galleria Ferrara di Matera e “Mater Mediterranea” presso la Grande Moschea di Roma; Triennale di Arti Visive a Roma, 2021; “Materia e Geometria” alla Galleria Sartori di Mantova, 2021; “SINTESI 2021 Dialoghi sulla Contemporaneità”  al Museo Venanzo Crocetti di Roma, a cura di Giorgio Bertozzi, Maurizio Vitiello, Ferdan Yusufi; “Aspetti dell’Arte Presente” alla Casa dei Carraresi di Treviso, a cura di Giorgio Di Genova, 2022.

Le sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private.

La comunicazione è curata da Spazio Start.

Progetto grafico: Claudia Dagostino

Per informazioni:

Tel.:  389 191 1159

Antonio Rega – Equilibri inquieti (1950–1960)

 


Comunicato stampa   


A oltre trent’anni dall’ultima retrospettiva realizzata a Bari presso Arte Spazio e dalla pubblicazione della monografia Candore e colori di Antonio Rega (Schena Editore), il Frantoio Damato dedica una mostra ad Antonio Rega (1915–1983), figura significativa del secondo Novecento pugliese, la cui ricerca si rivela oggi sempre più incisiva nel panorama storico-artistico regionale.
L’esposizione, resa possibile grazie alla volontà dei figli di avviare un percorso di riscoperta dell’opera dell’artista, propone una selezione di lavori provenienti dall’archivio familiare. Il progetto si concentra in particolare sul decennio 1950–1960, fase cruciale che segna il passaggio da una visione figurativa legata al dato naturale e a un paesaggismo sospeso, a una più intensa costruzione dell’immagine e del corpo.
In questi anni, la rappresentazione si carica di tensione: la presenza umana si destruttura, mentre il segno si fa colto, incisivo, capace di articolare una trama grafica che attraversa e satura lo spazio. La materia cromatica si addensa fino a erodere il disegno, generando configurazioni instabili, attraversate da equilibri precari, dove convivono attrazioni verso la forma e aperture verso una dimensione più libera, segnica e arcana.
Scrive il curatore Tommaso Evangelista “Nella stagione compresa tra gli anni Cinquanta e Sessanta, Antonio Rega costruisce una pittura attraversata da tensioni interne, nella quale la figura e il paesaggio, pur mantenendo un residuo di riconoscibilità, vengono progressivamente assorbiti in una trama segnica e materica che ne incrina la stabilità, trasformando l’immagine in un campo dinamico di forze, sospeso tra ordine e disgregazione, tra memoria del reale e affioramento di una dimensione più arcana e inquieta”.
Accanto al nucleo principale, il percorso include una sezione dedicata ai piccoli formati, allestita nel nuovo ambiente del Frantoio, che offre uno sguardo sull’intera parabola dell’artista attraversata dal continuo confronto tra ordine e disordine: dalle prime fasi accademiche alle suggestioni arcaiche, dalle sperimentazioni gestuali agli esiti più tardi, segnati da un realismo sospeso.
Attivo nel vivace contesto barese del dopoguerra, Rega ha partecipato a momenti significativi della scena artistica, dal “Sottano” al Premio Taranto, dal Premio Basento al Maggio di Bari, distinguendosi per una ricerca coerente e mai accomodante, condotta con rigore e continuità.
Il Frantoio Damato, con la sua identità di spazio segnato dalla memoria produttiva, accoglie questo progetto come occasione di rilettura e valorizzazione, offrendo un contesto capace di amplificare il dialogo tra passato e contemporaneità.



Antonio Rega. Equilibri inquieti (1950–1960)
A cura di Tommaso Evangelista
5 – 21 giugno
Opening: venerdì 5 giugno, ore 19
Aperture: giovedì – domenica, ore 18.30 – 20.30
Aperture straordinarie e visite su appuntamento

Con il patrocinio della Regione Puglia – Assessorato alla cultura e alla conoscenza
e del Comune di Rutigliano

Per informazioni e appuntamenti: frantoiodamato.rutigliano@gmail.com
Frantoio Damato, Via San Francesco d'Assisi 12

Letizia Battaglia. Senza chiedere permesso

Autoritratto Letizia Battaglia, 2021 


Cultura, Letizia Battaglia in mostra alla Villa La Colombaia di Forio
Un percorso di 35 fotografie realizzate tra gli anni ’70 e ’90 in Sicilia, con un omaggio a Luchino Visconti: così, dal 19 giugno al 30 agosto, il complesso abitato dal regista restituisce la complessità del lavoro della fotografa palermitana

Protagonista di uno sguardo che ha attraversato in modo radicale la realtà sociale e politica italiana, tra le voci più potenti e intransigenti della fotografia del Novecento, in grado di trasformare la macchina fotografica in uno strumento di verità civile, l’arte di Letizia Battaglia rivive a Ischia dal 19 giugno (anteprima istituzionale dalle 16.00, apertura al pubblico dalle 17.30) al 30 agosto nella mostra “Letizia Battaglia. Senza chiedere permesso”, che apre il cartellone estivo di Villa La Colombaia, già residenza di Luchino Visconti, oggi di gestione diretta del Comune di Forio, con la direzione artistica di Annamaria Punzo.
L’esposizione, a cura di Chiara Arturo e sostenuta da Comune di Forio, Regione Campania e Scabec - Società Campana Beni Culturali, presenta una selezione di trentacinque fotografie realizzate tra gli anni Settanta e Novanta a Palermo e in Sicilia, immagini che hanno contribuito a costruire un immaginario collettivo spesso associato esclusivamente alla rappresentazione della mafia e della violenza.
La mostra propone una lettura più ampia del suo lavoro, restituendone la complessità: non solo delitti e cronaca, ma anche vita quotidiana, relazioni, corpi, infanzia, feste e spazi condivisi. Un racconto stratificato in cui convivono violenza e vitalità, marginalità e desiderio, dimensione privata e spazio pubblico.
A partire dagli anni Settanta, Letizia Battaglia sceglie di raccontare Palermo senza mediazioni, attraversandone le contraddizioni sociali e politiche. Le sue fotografie mettono in relazione persone, luoghi e condizioni, restituendo i fatti alle realtà che li producono. Il percorso espositivo si sviluppa come un attraversamento dei diversi registri del suo sguardo, senza separazioni nette.
Sottolineando il dialogo con il luogo che ospita la mostra, il percorso si apre simbolicamente con una fotografia del 1976 scattata a Palazzo Gangi Valguarnera, dove Luchino Visconti aveva ambientato la celebre scena del ballo de “Il Gattopardo”: il ritratto di una classe sociale al tramonto. L’immagine introduce un sistema di relazioni tra classi, potere e rappresentazione che attraversa l’intera mostra. Immagini di vita quotidiana, ritratti, momenti collettivi e fotografie legate alla storia politica e civile del Paese impreziosiscono un itinerario privilegiato attraverso il lavoro di un’autrice che ha fatto della fotografia uno strumento di testimonianza e responsabilità, capace di interrogare ancora oggi il nostro modo di guardare. All’interno del percorso emergono figure come Pier Paolo Pasolini, Giovanni Falcone, Peppino Impastato e Piersanti Mattarella, che contribuiscono a delineare una costellazione etica e civile. “Chi ha in mano una macchina fotografica ha un mezzo potente e meraviglioso per esistere, per essere, per vivere, per incontrare il mondo”, ha scritto Letizia Battaglia. 

Così l’assessore alla Cultura della Regione Campania, Onofrio Cutaia: "La mostra dedicata a Letizia Battaglia, a partire dal suo stesso titolo — "Senza chiedere permesso" — evoca con potenza un principio fondamentale: l’arte non deve sollecitare nè autorizzazioni né consensi, perché la sua natura più autentica risiede nell'assoluta indipendenza. Questa urgenza espressiva trova il suo ancoraggio più nobile nei principi della libertà di espressione e nelle garanzie costituzionali. L'opera di Letizia Battaglia incarna perfettamente questo dettato e questa mostra lo testimonia con cura. Il suo non è stato solo un lavoro fotografico, ma un profondo impegno civile: uno sguardo radicale, privo di sconti, capace di attraversare le contraddizioni sociali e politiche più acute e di documentare, con straziante bellezza, le pagine più complesse della storia del nostro Paese. Siamo felici di contribuire ad ospitare un percorso di tale spessore in un luogo come la Colombaia. In questo modo si restituisce nuova vita a spazi prestigiosi e densi di storia, trasformandoli in laboratori di riflessione e riattivando la funzione sociale della bellezza e della memoria collettiva".
“Aprire gli spazi restaurati del primo piano della Villa La Colombaia con una mostra dedicata a Letizia Battaglia ha per noi un valore particolarmente simbolico. - sottolinea il sindaco di Forio, Stanislao Verde - È il segno di una Villa che, grazie anche al sostegno del Ministero della Cultura, torna progressivamente a vivere attraverso la cultura e attraverso grandi protagonisti del Novecento italiano. Non a caso la riapertura coincide con la riapertura delle sale del primo piano in un ciclo di migliorie sempre più evidenti”.
“Letizia Battaglia è stata una delle voci più profonde e riconoscibili della fotografia italiana. - evidenzia l’assessore alla Cultura del Comune di Forio, Davide Laezza - Portare questa mostra alla Villa La Colombaia significa inaugurare un nuovo spazio espositivo con un progetto di grande valore culturale e civile, grazie al sostegno di Regione Campania e Città Metropolitana di Napoli. È un primo passo importante dentro un percorso più ampio che punta a rendere la Colombaia un luogo sempre più vivo, aperto e contemporaneo”.
L’opera di Battaglia è vita quotidiana, amore, comunità, desiderio, corpo, politica, giustizia, passione civile. – sottolinea la curatrice Chiara Arturo - È uno sguardo capace di tenere insieme la ferocia della storia e l’ostinata vitalità dell’esistenza. La sua fotografia è storia, non cronaca: non registra semplicemente eventi, ma li colloca nei rapporti di potere, nelle strutture sociali, in una memoria collettiva. La cronaca isola i fatti: Battaglia li restituisce alle condizioni che li producono”.
“Avere ricevuto in custodia la storia di Letizia, attraverso le sue stampe, i numerosissimi negativi, le macchine fotografiche, i premi e molto altro - persino il suo ultimo pacchetto di sigarette (rigorosamente MS bianche) - è stato un dono gigantesco, un’occasione per riflettere quotidianamente sulle memorie di una donna e di un Paese, l’Italia, tutt’ora lacerato da problematiche irrisolte. – sottolineano i nipoti di Letizia Battaglia, Marta e Matteo Sollima, che hanno partecipato alla realizzazione dell’evento - L’attenzione delle giovani nei confronti dell’opera e della vita di nonna Letizia, nonché il loro sincero entusiasmo, è la prova che lei continua a vivere. In un momento storico in cui non si può che provare un angosciante smarrimento, la sua passione è per noi un faro. 

L’evento è finanziato con il Piano Strategico Cultura e Turismo della Regione Campania 2025, nell’ambito dei Progetti Speciali in ambito culturale e turistico, approvati con la deliberazione regionale DGR n. 616 del 14 novembre 2024.

Con l’inaugurazione della mostra “Letizia Battaglia. Senza chiedere permesso” il percorso di restyling e rifunzionalizzazione della Villa La Colombaia entra nel vivo, restituendo il luogo alla comunità e alla cultura. Negli ultimi anni la Regione Campania ha scelto di sostenere il rilancio della Villa con finanziamenti destinati a rafforzare i servizi culturali, migliorare gli allestimenti e dare continuità alle attività permanenti della Colombaia. Scabec ha ulteriormente sostenuto la programmazione culturale. La Città Metropolitana di Napoli ha supportato recupero delle sale del primo piano e la riqualificazione degli spazi esterni sul lato che guarda verso Lacco Ameno. Un lavoro importante, pensato per restituire piena funzionalità e accessibilità a tutto il complesso. Tra i risultati più significativi la sistemazione definitiva dell’anfiteatro, uno degli spazi più rappresentativi della Colombaia. Un intervento concluso grazie alla collaborazione tra Ministero della Cultura e Soprintendenza, che riconsegna alla villa un luogo simbolico, pronto ad accogliere nuovamente spettacoli, eventi e attività culturali dal vivo.

Letizia Battaglia. Senza chiedere permesso
A cura di Chiara Arturo

Villa La Colombaia, Forio d’Ischia (NA)
19 giugno – 30 agosto 2026

Orari: lunedi-sabato 9-18; domenica 10-14
Info e condizioni: www.comune.forio.na.it
Contatti: beniculturali@comune.forio.na.it


Ufficio stampa
“Letizia Battaglia.
Senza chiedere permesso”

Pasquale Raicaldo
3476479093
pasrai@gmail.com




pubblica:
www.amaliadilanno.com  

 

 

 

 

 

martedì 26 maggio 2026

Venti Trasversali di Araminta Blue

Heat of the day_Aramita Blu_Foto via Gallery Rosenfeld


Venti Trasversali di Araminta Blue. Forze invisibili, corpi permeabili, destino contemporaneo al Palazzo della Penna di Perugia. Dal 13 giugno al 26 luglio, il corpo, la maternità e il destino nella pittura dell’artista britannica, per la prima volta in dialogo con il patrimonio storico del museo, a cura di Riccardo Freddo

Tra affreschi mitologici e stratificazioni architettoniche, dal 13 giugno al 26 luglio il Palazzo della Penna - Centro per le arti contemporanee di Perugia si attiva come dispositivo narrativo attraverso la mostra Venti Trasversali di Araminta Blue, artista britannica di caratura internazionale che porta negli spazi del museo umbro un corpus di opere pittoriche a olio intense e stratificate, in dialogo diretto con gli affreschi ottocenteschi di Antonio Castelletti, tra mito, destino e dimensione cosmica.

In una continuità tra mitologia e contemporaneo, Venti Trasversali, a cura di Riccardo Freddo in collaborazione con Rosenfeld Gallery e Le Macchine Celibi Società Cooperativa, concessionario dei servizi museali del Comune di Perugia, costruisce un percorso pittorico che, attraversando le sale del palazzo, mette al centro una narrazione cromatica ed evocativa in cui la maternità si declina come condizione simbolica e ambigua: dal ventre all’accudimento, il corpo emerge come confine e soglia, spazio attraversato e campo di forze, luogo in cui si inscrive il destino.

Una visione profondamente contemporanea che si innesta ai piedi e al fianco delle vicende mitologiche di Elena e Paride, delle apparizioni di Apollo e delle narrazioni classiche, trasformando il percorso espositivo in un racconto stratificato di identità, genere, libertà e memoria.

All’interno del Centro per le arti contemporanee di Palazzo della Penna – straordinaria testimonianza della complessità storico-artistica della città, edificato sui resti dell’anfiteatro romano e stratificato tra architetture medievali e interventi museografici contemporanei – la mostra si configura come una presenza viva, capace di riattivare il palazzo come spazio di attraversamento. Dalla residenza gentilizia della famiglia della Penna, che già nel XVII secolo custodiva una collezione d’arte, fino agli affreschi ottocenteschi del piano nobile e alla scala elicoidale ipogea progettata da Franco Minissi, ogni elemento contribuisce a costruire un ambiente in cui passato e presente si riflettono e si interrogano reciprocamente.

È qui che si inserisce il percorso: dalla luce alla notte, fino al vento. Nella prima sezione, la luce si fa presenza attiva e soglia percettiva, come in Voci al tramonto, dove il sole assume una forma ambigua e quasi antropomorfa insinuandosi tra corpi sospesi e possibilità non espresse, o in Compulsion, in cui la tensione del desiderio si traduce in una forza ascensionale che dissolve il corpo. La notte introduce una dimensione più intima e introspettiva: in Visioni al chiaro di luna il torso si apre come portale verso l’invisibile, mentre in Notti calde e pesanti il ventre si fa materia densa, quasi geologica, attraversata da memorie e proiezioni.

L’ultima sala, quella del vento, restituisce movimento e forza al percorso, diventando il punto di massima sintesi. Qui il vento non è elemento naturale ma forza invisibile che orienta e determina: in Guardando il cielo con i piedi nella terra la figura oscilla tra radicamento e slancio, mentre in Forza blu la libertà si rivela come negoziazione con ciò che la attraversa. In Passato ambrato la materia trattiene il tempo, tra peso e cura, fino a Verità di burrasca, dove il corpo, trascinato e frammentato, perde ogni controllo e trova nella vulnerabilità una forma radicale di adesione al mondo.

«Se un tempo erano gli dei a determinare il destino umano, oggi sono forze invisibili, emotive e naturali a modellare la nostra esperienza», spiega il curatore Riccardo Freddo. «La pittura di Blue rende visibile questa condizione di esposizione continua».

Araminta Blue nasce nel 1990 a Cipro e vive e lavora a Londra. Dopo il Master in pittura alla Slade School of Art nel 2019 e il BA presso la Ruskin School of Art, ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui l’Artists Collecting Society Studio Prize ed è stata finalista al Chadwell Award, alla Derek Hill Scholarship e all’Hix Award. Le sue opere sono state presentate in mostre personali e collettive nel Regno Unito e in contesti internazionali, tra cui Christie’s e Bonhams a Londra. Nell’estate 2024 ha realizzato la sua prima mostra personale museale al MARV di Gradara, in Italia. La ricerca di Araminta Blue si concentra sul modo in cui lo spazio immaginato può diventare luogo di fuga e protezione rispetto alla realtà, ma allo stesso tempo strumento per guardarla con maggiore lucidità. La pittura a olio è utilizzata in modo estremamente fluido e sperimentale: diluita fino a comportarsi come acquerello, stesa in velature, strofinata e rimossa, oppure addensata fino a raggiungere una consistenza materica, quasi argillosa o cementizia. La tela viene trattata come un foglio da disegno, lasciando visibile il processo, tra stratificazioni traslucide e segni cancellati.

Venti Trasversali
di Araminta Blue
A cura di Riccardo Freddo, in collaborazione con Rosenfeld Gallery e Le Macchine Celibi Società Cooperativa, concessionario dei servizi museali del Comune di Perugia
dal 13 giugno al 26 luglio
Palazzo della Penna - Centro per le arti contemporanee Via Prospero Podiani, 11, 06121 Perugia PG
Orari di apertura: dal martedì alla domenica (lunedì chiuso) | 10:00-19:00

Ufficio Stampa HF4 www.hf4.it
Marta Volterra marta.volterra@hf4.it
Eleonora D'Urbano eleonora.durbano@hf4.it 328.153.53.24
Annarita Canalella annarita.canalella@hf4.it 335.749.55.38




Before a dawn storm_Aramita Blu_Foto via Gallery Rosenfeld 
Night_Aramita Blu_Foto via Gallery Rosenfeld


Maria Lai: Essere è tessere

Maria Lai, Senza titolo, 1995, carta vernice. Courtesy © Archivio Maria Lai by Siae 2026

La Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee – museo Madre, Napoli presenta dal 25 giugno la mostra Maria Lai: Essere è tessere dedicata a una delle traiettorie artistiche più singolari dell’Italia del dopoguerra: articolata lungo oltre sei decenni, ripercorre le trasformazioni materiali, formali e concettuali attraverso cui l’artista ha ridefinito il rapporto tra arte, linguaggio, memoria ed esperienza collettiva.

Il progetto espositivo, a cura di Monica Amor e Carlos Basualdo in collaborazione con l'Archivio e la Fondazione Maria Lai, è organizzato secondo un percorso al tempo stesso cronologico e tematico e mette in primo piano la costante sperimentazione di Lai con assemblage, tessile, cucitura, collage e oralità, situando al contempo il suo lavoro all’interno di più ampi dibattiti sull’astrazione, la materialità, il femminismo e la crisi dell’oggetto artistico nell’Italia del dopoguerra.

La mostra e il catalogo che l’accompagna intendono inoltre affrontare significative lacune storiche e archivistiche, aprendo nuove linee di ricerca sull’opera di Lai. Attraverso documentazioni recentemente riunite, cronologie riviste, materiali d’archivio e analisi mirate di nuclei fondamentali di opere - tra cui i Telai, le Tele Cucite, i Libri Cuciti, le Geografie e le Fiabe- il progetto evidenzia la complessità di una pratica troppo spesso ridotta a categorie biografiche o regionali. Più che costituire un fine in sé, questo registro locale emerge come un filo strutturale cruciale attraverso cui Lai sviluppò una sofisticata riflessione sui limiti dell’oggetto artistico e del sistema dell’arte. Un’attenzione particolare è dedicata alla decisiva mostra del 1971 alla Galleria Schneider di Roma, qui presentata come un punto di svolta fondamentale in una traiettoria segnata da un’intelligenza materiale che ha costantemente destabilizzato i confini tra arte e vita.

Nell’ambito della mostra sarà realizzata una sala dedicata alla didattica, inclusa nel percorso, che accoglierà, accanto ad alcune opere di Maria Lai, specifiche attività e dispositivi legati all’apprendimento e all’approfondimento della pratica artistica.

Il catalogo, edito da Mousse Publishing, contiene un’introduzione di Monica Amor e Carlos Basualdo, un saggio storico di Monica Amor, schede di catalogo di Carol Armstrong, Giulia Brandinelli, Barbara Casavecchia, Michele D’Aurizio, Francesca Filisetti, Sharon Hecker, oltre a due saggi di Elisabetta Rattalino e Chandra Livia Candiani.

L’esposizione è realizzata con il supporto della Fondazione Tridama ETS e la collaborazione degli Amici del Madre.

In parallelo il Madre ospita la seconda mostra del Premio Meridiana, Living Collapse, a cura di Samuele Piazza (Parma, 1988), con gli artisti Andrea Bolognino (Napoli, 1991), Effe Minelli (Pompei, 1986), e Raffaela Naldi Rossano(Napoli, 1990), che si configura come un passaggio significativamente diverso rispetto al progetto precedente, curato da Gabriella Rebello Kolandra, restituendo la varietà di approcci e linguaggi che il Premio intende attivare, pur mantenendo alcune linee di continuità sul piano della ricerca. Anche in questo caso, infatti, la cornice curatoriale si delinea intorno a un riferimento storico che apre una prospettiva specifica, tramite la quale interrogare la complessità del presente. Il contesto è quello di una rilettura della tradizione presepiale, a partire dall’opera Presepio di Jimmie Durham, nella collezione del Madre. La mostra assume il presepe napoletano come dispositivo critico, evidenziando le affinità tra questa forma d’arte e alcune sensibilità della ricerca contemporanea. Ne emerge una lettura stratificata e non lineare della tradizione, filtrata attraverso le pratiche degli artisti invitati. A partire da questa matrice, i tre artisti, attraverso linguaggi che spaziano dal disegno alla scultura e all’installazione, sviluppano interventi inediti che danno forma a un paesaggio instabile, scandito da tensioni tra costruzione e rovina, umano e non umano, ordine e proliferazione.

Promosso dal Museo Madre e dagli Amici del Madre, con il sostegno di Antony Morato e Fondazione Tridama, il Premio Meridiana, curato da Mario Francesco Simeone, intende valorizzare la ricerca curatoriale e la scena artistica emergente con un focus specifico sulla Campania e sull’Italia Meridionale, favorendo il dialogo tra generazioni, contesti e linguaggi diversi. La prima edizione, intitolata “Ogni cosa è tutte le cose” e ispirata al romanzo “Conversazione in Sicilia” di Elio Vittorini, ha visto la partecipazione di 64 candidature ed è stata vinta dai curatori Gabriella Rebello Kolandra (Rio De Janeiro, 1993) e Samuele Piazza (Parma, 1988). Sino al 25 maggio è esposto il progetto Santa do pau oco a cura di Gabriella Rebello Kolandra, con le artiste Clarissa Baldassarri (Civitanova Marche, 1994), Maria Luce Cacciaguerra(Catania, 1997) e Anna Maria Maiolino (Scalea, 1942), riflette sul rapporto tra superficie e profondità, memoria e corpo, intrecciando riferimenti alla tradizione popolare brasiliana e alla spiritualità mediterranea attraverso sculture, video e installazioni, tra cui diversi lavori inediti e site specific.


Maria Lai: Essere è tessere
A cura di Monica Amor e Carlos Basualdo 
in collaborazione con l'Archivio e la Fondazione Maria Lai

museo Madre, Napoli

25 giugno – 21 settembre 2026

Madre 
Via Settembrini, 79
80139 Napoli

Orario: mercoledì – lunedì ore 10.00 - 19.30
www.madrenapoli.it

Ufficio Stampa
Sarah Manocchio | ufficiostampa@madrenapoli.it | +39 340 235 24 15
Alessandra Santerini | alessandrasanterini@gmail.com | +39 335 685 3767


lunedì 25 maggio 2026

Nunzio Di Fabio. ANIMA MATERIA, dinamismo armonico tra colore, frequenza e gesto

ORIZZONTE IN ASCOLTO, dettaglio, olio su tela, 122.5 x 66.5, 2026

La Galleria Orizzonti Arte Contemporanea di Ostuni inaugura sabato 30 maggio alle ore 18.30 la mostra personale dell’artista abruzzese Nunzio Di Fabio, dal titolo ANIMA MATERIA, a cura di Germana D’Aloisio. 

Anima Materia è un progetto espositivo che indaga il punto di incontro tra dimensione spirituale e fisica, proponendo una visione della materia come organismo vivo, attraversato da energia e coscienza.

Fulcro della mostra è la ricerca inerente al Dinamismo Armonico, una pratica pittorica in cui l’energia del gesto e la forza del colore si armonizzano attraverso una costruzione materica basata su stratificazioni e attenti equilibri.

Il percorso di Nunzio Di Fabio, scrive la curatrice, nasce da ambiti non convenzionali: testi esoterici, geometria sonora, proporzioni pitagoriche e studio delle energie naturali, da cui deriva l’idea di una comune matrice tra suono e colore. Dai mandala degli anni Novanta, costruiti su forme simmetriche in cui il colore è una conseguenza di un calcolo armonico, la ricerca evolve nella pittura a olio, dove la struttura si apre al gesto. Si definisce così il Dinamismo Armonico: un equilibrio in tensione tra istinto e costruzione, in cui ritmo, colore e stratificazione agiscono come elementi di una composizione. L’opera si sottrae a una lettura immediata per aprirsi a un’esperienza graduale: da lontano si offre come visione unitaria, quasi paesaggistica; da vicino rivela una struttura complessa fatta di spessori, sovrapposizioni e connessioni tra i campi cromatici. In questo passaggio percettivo, ciò che appare istintivo si trasforma in costruzione consapevole, depositata nel tempo.

Il colore in Di Fabio non è decorazione, ma frequenza: una vibrazione capace di generare relazioni e tensioni. Gli accostamenti cromatici, saturi ma calibrati, costruiscono un equilibrio dinamico in cui il movimento non si oppone all’armonia, ma la rende possibile e l’armonia non è quiete, ma equilibrio di materia in movimento.


Anima Materia si configura dunque come una esperienza percettiva, di visione e tempo. Un invito a rallentare, a superare la lettura immediata, orientando l’osservatore verso un ascolto visivo più profondo. È proprio nel punto in cui la pittura smette di raffigurare e inizia a riecheggiare che si colloca il cuore della ricerca di Nunzio Di Fabio, una pittura che non rappresenta, ma risuona.


Nunzio Di Fabio
ANIMA MATERIA
dinamismo armonico tra colore, frequenza e gesto
a cura di Germana D’Aloisio

Inaugurazione sabato 30 maggio ore 18,30


Dal 30 maggio al 25 giugno 2026

Orario visite:
dal lunedì al sabato 10.30-14.00 e 16.30-19.30
domenica solo mattina

GALLERIA ORIZZONTI ARTE CONTEMPORANEA
Piazzetta Cattedrale (centro storico)
72017 Ostuni (Br)
Tel. 0831.335373 – Cell. 348.8032506
info@orizzontiarte.it - www.orizzontiarte.it
F: Orizzontiartecontemporanea

Communication Manager
Amalia Di Lanno
www.amaliadilanno.com - info@amaliadilanno.com

mercoledì 20 maggio 2026

Vincenzo Agnetti – Mostra Premio Pascali 1973

Vincenzo Agnetti, Libro dimenticato a memoria, Vitalità del negativo 1970, ph. Aldo Spinelli


La Fondazione Pino Pascali presenta l’esposizione Vincenzo Agnetti – Mostra Premio Pascali 1973, a cura di Gaspare Luigi Marcone, nell’anno del centenario della nascita dell’artista. Oltre alla mostra, le celebrazioni a Polignano saranno accompagnate dal conferimento postumo all’artista del Premio Libro d’Artista – IV edizione in occasione e in collaborazione con la XXV edizione del Festival del Libro Possibile (8-11 luglio).

L’evento si inserisce nel prosieguo del progetto della Fondazione Pino Pascali Confluenze dedicato ad artisti che nel corso della loro carriera hanno incrociato la vita, la storia e l’opera di Pino Pascali, o sono stati insigniti dello storico Premio – istituito dalla famiglia dell’artista pugliese subito dopo la sua prematura scomparsa nel 1968 – innescando relazioni e straordinarie congiunture. Le precedenti tappe sono infatti state dedicate a Maurizio Mochetti, Vettor Pisani e Toti Scialoja.

Vincenzo Agnetti, come noto, è stato il vincitore del III Premio Nazionale Pino Pascali nel 1972 – dopo le edizioni vinte da Maurizio Mochetti e Vettor Pisani – a cui poi è seguita, l’anno successivo, la mostra personale presso la Pinacoteca Provinciale di Bari dal 21 ottobre al 21 novembre 1973. Agnetti fu proclamato vincitore da una giuria di alto profilo composta da Renato Barilli, Maurizio Fagiolo, Paolo Fossati, Daniela Palazzoli, Tommaso Trini e Filippo Franco Favale coadiuvati da Palma Bucarelli.

L’esposizione concepita da Gaspare Luigi Marcone per la Fondazione Pino Pascali, in collaborazione con l’Archivio Vincenzo Agnetti di Milano, si articola su più registri: da un lato una ricostruzione filologica e dall’altro una rievocazione contestuale e ambientale. Saranno esposte, infatti, sia opere fondanti per il percorso di Agnetti tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, sia lavori presenti nella storica mostra barese del 1973 o pubblicate sul relativo catalogo – Autotelefonata (1972), 14 proposizioni (1972), Identikit (1973) – oltre al grande Progetto per un Amleto politico (1973). L’Amleto di Agnetti – composto da decine di “bandiere”, “palco” e suono, è un lavoro per sua natura “teatrale”, adattabile alla scena espositiva, che si inserisce in quel tipo di operazione che l’artista chiama “teatro statico” inteso come “spettacolo senza movimento, senza personaggi e senza testo”; seguendo ancora le parole dell’artista: “volevo ad ogni costo azzerare, ridurre a un semplice segnale tutto il lavoro Amleto. Dimenticare tutte le rappresentazioni che da secoli fanno di questo personaggio l’emblema del dubbio […] volevo anche dimenticare l’altra faccia di Amleto, quella opposta che al dubbio preferisce il calcolo” (V. Agnetti, Tradotto Azzerato Presentato, Milano 1974).

Vincenzo Agnetti (Milano, 14 settembre 1926 – 1° settembre 1981) frequenta il Liceo Artistico di Brera; appassionato di teatro, per un breve periodo, lavora con Giorgio Strehler come attore giovane al Piccolo Teatro di Milano. Ventenne comincia a sperimentare il linguaggio poetico e quello artistico nel campo della pittura informale. Al fermento creativo degli anni Cinquanta, Agnetti partecipa come critico. Schivo e legato a pochi amici, frequenta soprattutto Piero Manzoni ed Enrico Castellani, principali soggetti della sua critica militante negli anni di “Azimut/h” (1959-1960), rivista e spazio espositivo per cui pubblica i suoi primi “scritti proposizionali” e “interventi spontanei”. Questi testi costituiscono il nucleo teorico della sua successiva ricerca artistica, in cui la riflessione sul linguaggio precede e struttura la produzione delle opere. All’inizio degli anni Sessanta, con il diploma di tecnico elettronico, parte con la famiglia per l’Argentina, dove rimarrà fino al 1967, occupandosi di automazione elettronica. È proprio in questi anni di distacco dal tessuto culturale milanese, che in seguito chiamerà “arte-no”, che Agnetti mette definitivamente a fuoco la futura ricerca in ambito artistico, poi sviluppata in un arco relativamente breve, tra il 1967 e il 1981, anno della sua morte improvvisa. Rientrato in Italia, dopo un passaggio da New York, inaugura per Vanni Scheiwiller la collana “Denarratori” con il romanzo sperimentale Obsoleto (1968), con copertina progettata da Enrico Castellani, iniziando, parallelamente, il suo percorso espositivo in spazi pubblici e privati. Ad Agnetti viene assegnato il Premio Pascali in un periodo d’oro della sua attività creativa guadagnandosi l’attenzione della giuria del Premio che, nel 1972, lo individua come rappresentante delle nuove sperimentazioni concettuali. Dopo importanti personali milanesi come alla Galleria Cenobio Visualità (1969), dove espone il suo primoteatro statico Macchina drogata, e alla Galleria Blu (1970 e 1971) dove presenta due dei suoi cicli più importanti, gli Assiomi e i Feltri, prende parte a grandi manifestazioni come Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960/70 al Palazzo delle Esposizioni di Roma (1970-1971), la Biennale di Venezia (1972, dove ritornerà anche nel 1976, 1978 e 1980), Documenta 5 a Kassel (1972), la Quadriennale di Roma (1972) e, successivamente, la Biennale di San Paolo in Brasile (1973) e Contemporanea, Parcheggio di Villa Borghese, Roma (1973-1974). Agnetti in tutte le sue opere costruisce un linguaggio semantico nuovo, trovando nella scrittura il mezzo per formulare un pensiero critico che a sua volta si concretizza in opere, in un ciclo continuo, stimolo per altre riflessioni e nuovi concetti, che, come si legge nel testo a firma di Tommaso Trini del catalogo della mostra barese (1973) “corrodono criticamente le basi culturali stesse dell’arte”. In questo 2026, per il centenario della nascita dell’artista, molte esposizioni istituzionali celebreranno la sua ricerca in tuttaItalia, tra cui si ricordano: Vincenzo Agnetti: Sul Potere (Archivio Vincenzo Agnetti, Milano); Vincenzo Agnetti. Oggi è un secolo (GAM – Galleria d’Arte Moderna, Torino); Le strade terminano prima di cominciare. Vincenzo Agnetti le tracce fotografiche (MA*GA – Museo d’Arte Gallarate, Gallarate). Da ottobre 2026 a settembre 2027 il Museo del Novecento di Milano dedicherà all’artista un focus intitolato Vincenzo Agnetti. La poesia preparava segrete rivoluzioni.

Si ringraziano: Germana Agnetti, Guido Barbato, Federica Boragina, Anna Contro, Emilio e Luisa Marinoni, Sabrina Melle, Andrea Sirio Ortolani, Giorgio Verzotti, Bruno Vicentini; BKV Fine Art – Milano, Osart Gallery – Milano.


Vincenzo Agnetti – Mostra Premio Pascali 1973
a cura di Gaspare Luigi Marcone – assistente al curatore Anna Contro
in collaborazione con Archivio Vincenzo Agnetti – Milano

Inaugurazione: 5 giugno 2026, ore 18

Apertura al pubblico: 6 giugno – 27 settembre 2026
Orari: dal mercoledì alla domenica 10/13 – 16/20

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