martedì 6 ottobre 2026

Palpebra salvezza di Antoine Jacqz

Antoine Jacqz_Siamo la natura che si difende_2026_sedia in plastica, aratro, vetro_91x95x56cm 

Da Shazar Gallery è visitabile fino al 21 novembre Palpebra salvezza, la prima personale di Antoine Jacqz. La mostra dell'artista francese nella galleria di via P. Scura rappresenta il terzo momento di un più ampio progetto il cui obiettivo è l'esplorazione della Storia e del Tempo quali elementi transitori tra linearità e “troppo e impossibilmente” umano. Attraverso video, sculture e installazioni Jacqz entra in rapporto con lo spazio, ne diviene parte egli stesso insieme al lavoro che crea. Frutto di un periodo di residenza nel napoletano, il lavoro dell'artista si sviluppa su differenti canali visivi dalla forte matrice contestuale e territoriale, reinterpretando panorami e luci attraverso un personalissimo linguaggio evocativo. Nel video in mostra il cratere del Vesuvio diventa specchio lunare contestandone, anche attraverso la citazione di Giordano Bruno, la coerenza cronologica. Gli elementi dell'indagine quindi vengono ribaltati, il progetto sembra prendere il sopravvento e si lascia fruire in tutta la sua materia e forma. Prospettive del golfo, elementi vulcanici e objets trouves parlano di Napoli e ne cancellano l'iconografia, la smaterializzano. Come attraversato da un soffio, l'artista fissa momenti e oggetti rendendoli eterni conducendo un'indagine tesa verso l'astrazione e la rarefazione, dove lo spazio, la distanza, il vuoto e la durata rapiscono e conducono altrove. Citazioni visive e letterarie supportano tale viaggio emblematico verso una dimensione eterea, sono accenni di realtà che appartiene alla sfera della conoscenza, di un atavico senso esperienziale. Con pochi e unici indizi Jacqz costruisce universi e narra storie sempre diverse e determinate. 

Palpebra salvezza sarà visitabile presso la Shazar Gallery in via P. Scura 8 a Napoli fino al 21 novembre 2026, dal martedì al sabato dalle 14.30 alle 19.30 e su appuntamento.

Antoine Jacqz
Artista visivo di origine francese, formatosi all’École Nationale Supérieure des Arts Visuels – La Cambre di Bruxelles. La sua ricerca si sviluppa principalmente attraverso la scultura e l’installazione, intrecciando fotografia, video, testo e suono. 
Nel 2017 partecipa alla mostra Soli Sol Soli presso la Maison des Arts di Schaerbeek, Bruxelles, dedicata all’Atelier Sculpture de La Cambre, e al progetto transdisciplinare Disparaissons.
Nel 2018 realizza presso l’ex Brasserie Atlas di Anderlecht, Bruxelles, l’installazione La poursuite des choses évidentes, una struttura filiforme di oltre 35 metri che attraversa verticalmente l’edificio, trasformando l’architettura in parte integrante dell’opera.
Nel 2020 partecipa al Premio Mannucci con Istante, scultura in acciaio incentrata sul tema del tempo e sulla possibilità di tradurre fisicamente la dimensione dell’istante.
Nel 2026 presenta Derrière les yeux, progetto multidisciplinare che riunisce scultura, fotografia, video, testo e suono, approfondendo la relazione tra percezione e temporalità.

Shazar Gallery
Via Pasquale Scura 8 80134 Napoli Tel. 081 1812 6773
www.shazargallery.com – info@shazargallery.com Instagram: shazargallery – FB: shazargallery
Press officer: Graziella Melania Geraci 3475999666 press@shazargallery.com


Elena Nonnis. Accettazione

Il 14 ottobre 2026, dalle ore 18.00, Hyunnart Studio presenta la personale di Elena Nonnis, intitolata Accettazione, con un testo in catalogo di Michela Becchis.

L’artista espone grandi teli bianchi che potremmo definire ‘incisi’, ‘disegnati’ e ‘segnati’ con i suoi aghi e con il suo sottile, quanto significativo, filo nero, netto e sensibilissimo allo stesso tempo. Disegna cucendo, attraversando per ogni tratto il tessuto da parte a parte, ottenendo segmenti che costruiscono le umanissime figure che ci pone di fronte, offrendoci la possibilità di pensare, dialogare, comunicare nella percezione di essere noi e loro - uno ad uno -.

Il segno è talmente efficace ed essenziale da impressionarci come se fossimo in presenza di grandi ‘puntesecche’ che ci interrogano profondamente. In più, una serie infinita di altre figure, allineate e fissate sulla soglia, nell’attesa di essere convocate ed ‘accettate’, scorre su metà del perimetro dello spazio fisico in cui tutto si svolge. 

Come scrive in catalogo Michela Becchis, “Il filo conduttore della mostra sono i titoli delle due serie: Allontanarsi dalla linea gialla e Accettazione che inducono subito a pensare a luoghi dell’anonimato, quando non di un sottile senso di ostilità. Spesso dietro la modalità con cui guardiamo l’Altro c’è uno spazio enorme di non comprensione. L’essere sconosciuto è quello su cui più spesso si appunta uno sguardo che non si interroga. È al tempo contratto che si attribuisce questa postura che marginalizza chi non si conosce dentro categorie a cui, con ogni probabilità, non appartiene. Ma non è una questione di tempo, semmai è il paradosso dello spazio. Quanto spazio si è disposti ad offrire al volto, alla persona sconosciuti? È questa domanda che ci pone Elena Nonnis perché lei decide di offrire spazio, uno spazio bianco, grande che si fa aria e respiro, respiro della persona e respiro dell’artista uniti in un’unica coordinata di reciproca e silente accettazione. Il bianco di Elena Nonnis si fa quindi una sorta di cavità di rispetto e dignità”.

I soggetti delle opere di Elena Nonnis “sono ritratti di famiglia nella dimensione più ampia dell’idea di famiglia che l’artista ricerca. Certamente, tra tutta questa umanità c’è una madre, un padre, un fratello, un’amica cara, ma nella certezza che non è la prossimità e tanto meno il labile concetto di parentela a renderceli più comprensibili”. 


ELENA NONNIS
Accettazione

testo di
Michela Becchis

14 ottobre – 14 novembre 2026

Inaugurazione mercoledì 14 ottobre 2026, ore 18.00

Hyunnart Studio
viale Manzoni 85-87, Roma 00185
Hyunnart Studio: viale Manzoni 85/87 00185 Roma
orario settimanale: dal martedì al venerdì ore 16.00-18.30
per appuntamento: 3355477120 pdicapua57@gmail.com


giovedì 1 ottobre 2026

A Sort of Song. Peter Marcasiano | Michele Tocca

Michele Tocca, Pink Broom, 2026. Courtesy the artist and z2o Sara Zanin


La Fondazione Giuliani è lieta di presentare A Sort of Song, una mostra di Peter Marcasiano e Michele Tocca. Sebbene appartengano a generazioni e contesti artistici differenti, entrambi gli artisti hanno sviluppato forme di pittura fondate su un personale, insolito raccoglimento nelle cose. Mettendo in dialogo le loro pratiche, la mostra esplora i modi in cui la pittura può trasformare la nostra percezione di ciò che è familiare: attraverso la ripetizione e l’osservazione, attraverso i ritmi della quotidianità e attraverso un’attenzione capace di conferire agli oggetti ordinari un’intensità inattesa.

Il titolo fa riferimento alla poesia del 1944 di William Carlos Williams, “A Sort of a Song”, nella quale il poeta americano riflette sul rapporto tra il linguaggio e il mondo fisico. La sua affermazione, secondo cui non dovrebbero esserci “idee se non nelle cose”, non costituisce tanto un rifiuto delle idee, quanto l’insistenza sul fatto che il pensiero debba emergere dal contatto con il mondo materiale. Questo principio offre un punto di partenza per la mostra, nella quale cipolle, pesci, fiori, frutta, scope, finestre, polvere e il mutare della luce diventano esercizio di osservazione.

Per entrambi gli artisti, la ripetizione è una forma di indagine. Tornare sullo stesso soggetto non produce lo stesso dipinto: al contrario, mette al centro le differenze infinitesimali. Marcasiano ha dipinto ripetutamente oggetti modesti, lasciando che ogni incontro registrasse una diversa relazione tra forma, spazio e tempo. I suoi dipinti di piccolo formato, costruiti attraverso sottili strati di pittura diluita, spesso riducono gli oggetti ai loro contorni essenziali. Le loro superfici delicate e la prospettiva sottilmente instabile danno vita a immagini che appaiono al tempo stesso precise e stranamente sospese. Marcasiano torna talvolta sulle opere, a distanza di mesi o anni, annotando a matita direttamente sulla tela le date dei propri interventi e permettendo così alla durata di incorporarsi fisicamente nel dipinto.

Anche i dipinti di Tocca sono profondamente radicati nell’osservazione, ma spesso colgono la singolarità di circostanze e fenomeni ricorrenti anziché accumulare incontri successivi. La condensa su una finestra, le case osservate a distanza attraverso il binocolo, la polvere che si raccoglie in un angolo diventano soggetti attraverso cui registrare il mutare delle condizioni di luce e dell’atmosfera. I suoi dipinti spesso nascono negli spazi domestici della sua stessa vita. In questo senso, la mostra considera la domesticità non semplicemente come soggetto, ma come modello alternativo di produzione artistica. La cucina diventa un atelier; la routine si trasforma in una disciplina dell’attenzione; gli spazi della vita quotidiana diventano luoghi del vedere e del fare. Questa dedizione alla vita domestica è centrale anche nella pratica di Marcasiano. Lavorando nel suo appartamento parigino, l’artista ha sviluppato un rituale quotidiano attorno a un vocabolario ristretto di soggetti. Per entrambi gli artisti, il domestico mette in discussione l’idea tradizionale dello studio come luogo privilegiato della produzione artistica.

A Sort of Song riunisce inoltre due forme di devozione: il ritorno di Marcasiano sullo stesso oggetto e la concentrazione di Tocca sulla singolarità di fenomeni ricorrenti. I loro dipinti condividono una qualità quasi angelica dell’attenzione, accompagnata da un senso di stupore di fronte a cose che altrimenti potrebbero rimanere invisibili. In entrambe le pratiche, l’ordinario diventa luogo di meraviglia silenziosa.

Peter Marcasiano (1921–1984) nasce in un piccolo paese nei pressi di Benevento ed emigra con la famiglia ancora bambino nel New Jersey. Dopo aver studiato presso il Chouinard Art Institute di Los Angeles e l’Art Students League di New York, si trasferisce in Europa nei primi anni Cinquanta, trascorrendo lunghi periodi a Londra, Amsterdam, Berlino, Firenze e Roma. Nel 1968 si stabilisce definitivamente a Parigi, dove sviluppa una pratica artistica in larga misura estranea alle narrazioni dominanti dell’epoca. Durante la sua vita espone una sola volta, alla Galerie Welz di Salisburgo nel 1959. Dopo la sua morte, il suo lavoro è rimasto in gran parte all’interno del suo appartamento parigino fino alla sua graduale riscoperta, iniziata con la partecipazione alla mostra Les Promesses du passé al Centre Pompidou nel 2010. Tra le successive presentazioni figurano Family Affair (2018), Début d’hiver presso Double Séjour(2021), Nature morte alla Galerie Valentin (2022) e My Onion Canvases are Ballet… alla DS Galerie (2025), Parigi.


Michele Tocca (n. 1983) vive e lavora tra la sua città natale, Subiaco, e Roma. Studia pittura in Italia e in Belgio prima di conseguire un MA in Painting presso il Royal College of Art di Londra (2011). Sue mostre personali e bi-personali sono state presentate in istituzioni, gallerie e spazi indipendenti tra cui: AM-G-5, Glasgow; FLAG Art Foundation, New York; Fondazione Coppola, Vicenza; Fuoricampo, Siena; Studiolo Project, Milano; z2o Sara Zanin, Roma. Nel 2023, il suo lavoro è stato oggetto di un’ampia personale museale, Repoussoir, presso la GAM – Galleria Civica di Arte Moderna e Contemporanea di Torino. Tra le principali mostre collettive figurano: Rethinking Romanticism, CAMeC, La Spezia (2026); Vita Minore, Musei Civici, Spoleto (2026); Journeys, Alma Pearl, Londra (2025); La Collezione, GAM, Torino (2024); Italian Painting Today, Triennale Milano (2023); 63° Premio Termoli, MACTE (2023); Le realtà ordinarie, Palazzo de’ Toschi, Bologna (2020); Out Looking Inwards, Praksis, Oslo (2019).


A SORT OF SONG
PETER MARCASIANO | MICHELE TOCCA 
OPENING GIOVEDÌ 8 OTTOBRE 2026 ORE 18:00 - 21:00

FONDAZIONE GIULIANI
Via Gustavo Bianchi, 1
00153 Roma
Italia

Francesca Romana Cicia. La Forma del Ricordo


Dal 14 ottobre 2026 all’8 gennaio 2027, Mirror presenta a Roma “La forma del ricordo”, mostra personale di Francesca Romana Cicia a cura di Matteo Chincarini, in occasione di Rome Art Week 2026. 

Francesca Romana Cicia porta a Roma una ricerca tra pittura, ceramica e design, dove il blu diventa materia della memoria.

Il colore, prima ancora di diventare immagine, agisce sulla percezione e sulla memoria. È attraverso questa dimensione profonda e intuitiva che si sviluppa la ricerca di Francesca Romana Cicia, artista romana che attraversa pittura, scultura e ceramica per interrogare ciò che rimane dell’esperienza: ciò che ricordiamo, ciò che si trasforma e ciò che lentamente scivola nell’oblio. 

Nelle opere di Cicia la memoria non è un archivio di immagini definite, ma uno spazio fluido e stratificato, fatto di frammenti, assenze, emozioni e tracce. La superficie dell’opera diventa un luogo di scavo, una soglia attraverso la quale riportare alla luce ciò che appartiene a una dimensione nascosta della coscienza. 
Al centro di questa ricerca si trova il blu, colore ricorrente e profondamente identitario. Per l’artista è la dimensione della mente, del silenzio e delle cose nascoste; il colore di ciò che non si offre immediatamente allo sguardo. Nelle grandi superfici pittoriche, costruite attraverso velature, sovrapposizioni e trasparenze, il colore diventa materia capace di dare forma all’invisibile. Le tele evocano profondità marine, vegetazioni sommerse, grotte attraversate dalla luce o paesaggi interiori. 
Il confine tra realtà e immaginazione si fa incerto e lo spettatore è invitato a immergersi nell’opera, più che semplicemente a osservarla. 
Eppure, il blu di Cicia non è mai oscuro in senso assoluto. Dentro la profondità delle superfici emerge costantemente una presenza luminosa: una traccia, un’apertura, un punto di orientamento. La luce attraversa il blu e suggerisce che anche ciò che è nascosto può essere raggiunto e attraversato. È nel rapporto tra presenza e assenza, tra ciò che appare e ciò che rimane celato, che si definisce la forza evocativa della sua pittura. Le forme non vengono dichiarate, ma suggerite; i segni affiorano lentamente, lasciando spazio all’immaginazione. L’opera diventa una soglia tra il visibile e l’invisibile, tra il ricordo nitido e ciò che sopravvive come sensazione. 
La ricerca di Cicia si apre inoltre alla ceramica, introducendo una dimensione fisica e tattile. Se nella pittura la memoria appare impalpabile, nella materia acquista corpo. Superfici smaltate, frammenti e forme organiche evocano petali, foglie e conchiglie, mentre il blu si trasforma in onda, riflesso, traccia minerale o frammento di natura. Uno degli elementi inediti della mostra è il dialogo che la ricerca di Francesca Romana Cicia instaura con il mondo del design. In occasione dell’esposizione presso Mirror, l’artista presenta infatti una lampada d’artista realizzata appositamente per il progetto in collaborazione con Poignee, nata dall’incontro tra la sua sensibilità creativa e la competenza progettuale dell’azienda. 
L’opera traduce nello spazio uno degli elementi centrali della ricerca di Cicia: la luce. Presenza ricorrente nelle sue superfici pittoriche, dove attraversa il colore e affiora dalla profondità della materia, la luce assume qui una nuova dimensione, trasformandosi in un oggetto tridimensionale e funzionale. 
La lampada diventa così il punto d’incontro tra arte e design: ciò che nella pittura è evocazione, riflesso e presenza immateriale prende corpo nello spazio, entrando a far parte integrante dell’esperienza espositiva e ampliando la ricerca dell’artista oltre i confini della tela. La forma del ricordo si configura così come un percorso in cui pittura, ceramica e design convergono attorno a un unico elemento: la luce, intesa come traccia della memoria e possibilità di rendere visibile ciò che appartiene alla dimensione dell’esperienza e del ricordo. 

LA FORMA DEL RICORDO 
Esposizione di Francesca Romana Cicia 
A cura di Matteo Chincarini 

Gallery MIRROR 
Via Famagosta 33, Roma 

Opening: 13 ottobre 2026 ore 18:00 
Exposition: 14.10.2026 – 08.01.2027 
Ingresso libero 

Info: 
roma@mirror.onl 
info@chincarinieventi.it 
+39 320 0573023 

Progetto in collaborazione con 

L’esposizione rientra nel programma 
culturale di Rome Art Week 2026

martedì 29 settembre 2026

L’ARCHITETTURA DENTRO 2.0 MOSTRA DI ARCHITETTURA DISEGNATA

 


26 settembre - 3 ottobre - 2026

Inaugurazione della mostra

26 settembre 2026 - ore 19:00 - presso la Galleria Frantoio Damato - Via San Francesco D’Assisi n. 12

 

 

L’Associazione Culturale SM’ART - l’arte sm! in collaborazione con Frantoio Damato e Galleria Spazio Arte Petrecca, presenta la mostra collettiva: l’architettura dentro 2.0 - mostra di architettura disegnata che, la cui inaugurazione si terrà presso la sede della galleria del centro storico della città di Isernia.

 

La mostra nasce come riflessione sulla necessità di riportare l’architettura al suo spazio più autentico: l’interno. Non solo come luogo fisico dell’abitare, ma come spazio mentale, poetico e critico in cui il progetto prende forma. Come afferma Antonio Pallotta, ideatore e direttore artistico dell’evento, essere “dentro” significa abitare consapevolmente il proprio pensiero, la propria cultura e il proprio sguardo sul mondo, rivendicando una dimensione poetica dell’abitare in un contesto dominato da standardizzazione e immagini preconfezionate.

Nel contributo di Carmen D’Antonino, storica dell’arte e curatrice della mostra, il disegno architettonico è riconosciuto come ambito autonomo di riflessione critica, capace di andare oltre la funzione meramente rappresentativa. L’architettura disegnata diventa così un campo di indagine in cui il progetto si misura con astrazione, geometria e costruzione simbolica dello spazio, riaffermando il valore conoscitivo del segno e del pensiero visivo.

La centralità del disegno è approfondita da Livio Sacchi, professore universitario di disegno dell’architettura e grande esperto della materia, che ne ribadisce il ruolo di luogo nativo dell’idea e di spazio teorico e immaginifico del progetto. Anche nell’era digitale e della simulazione, il disegno continua a costituire un evento conoscitivo autonomo: la rappresentazione non è una diminuzione del reale, ma un aumento di senso, capace di restituire profondità critica all’atto del progettare.

Si tratta in realtà della seconda edizione di un evento già tenutosi a Isernia nell’anno 2021, presso la stessa galleria, e al quale come allora, parteciperanno molti architetti provenienti da diverse parti dell’Italia e tra i maggiori esponenti della disciplina. Ecco i nomi: Alessandro Acciarino, ALTERECO: pratiche di prossimità, Enrico Ansaloni, Cecilia Anselmi, Carmelo Baglivo, Cesare Battelli, Federico Bilò, Stefano Canziani, Renato Capozzi e Federica Visconti, Claudio Catalano, Fabio Fabiani, Roberto Franchitti, Massimo Gasperini, Lorenzo Maria Gerardi, Ruggero Lenci, Emmanuele Lo Giudice, Paolo Martellotti, Lorenzo Netti, Antonio Pallotta, Valerio Palmieri, Giorgios Papaevangeliou, Renato Partenope, Pia Pascalino, Riccardo Pavone e Maria Sorrentino, Jasmine Pignatelli,  Simone Porfiri, Carlo Prati, Maria Luisa Priori, Franco Purini, Francesco Taormina, Giovanni Vaccarini.

Quella del 26 settembre è l’ultima tappa di cinque che ha visto la mostra cominciare a Isernia e passare per Napoli, Pescara, Roma e infine Rutigliano, e ha visto la presenza di ulteriori sei architetti pugliesi, Altereco (studio), Gerardi, Netti, Pavone, Pignatelli e Sorrentino.

L’evento ha ricevuto l’importante riconoscimento del patrocinio da parte del Dipartimento di Architettura dell’Università di Napoli Federico II e del Dipartimento di Architettura della Facoltà Gabriele D’Annunzio di Pescara.

 

L’ARCHITETTURA DENTRO 2.0 - MOSTRA DI ARCHITETTURA DISEGNATA

è una iniziativa dell'Associazione Culturale SM’ART - l’arte sm! in collaborazione con: Galleria Spazio Arte Petrecca – Corso Marcelli, 177 - Isernia e con i patrocini del Comune di Isernia, dell'Ordine degli Architetti e Pianificatori della Provincia di Isernia, del Dipartimento di Architettura della Facoltà Federico II di Napoli, del Dipartimento di Architettura della Facoltà Gabriele D’Annunzio di Pescara, del Comune di Rutigliano. Direzione Artistica: Antonio Pallotta - Architetto; Coordinamento Curatoriale: Carmen D’Antonino - Storica e critica dell'arte, Tommaso Evangelista - Storico e critico dell’arte.

 

Inaugurazione: 26 settembre 2026 ore 19:00 - Galleria Frantoio Damato - Via San Francesco D’Assisi n. 12 - Rutigliano (BA)

 

Finissage: 3 ottobre 2026 - Galleria Frantoio Damato

 

sponsor: STU - Studio Tecnico Ucciferri, Progetto Srl - di Vincenzo Acanfora, Il Geco -  Società Cooperativa Sociale, Di Luozzo - Gruppo Imprenditoriale, UB - Ucciferri Buildings Srl - di Mattia Ucciferri, GEA Medica, Polaris

 

 

 

Info Associazione:

info@artesm.com  | www.artesm.com

Antonio Pallotta: 38809800253

 

Info Galleria:

info@spazioarreperrecca.com

Carmen D’Antonino: 3455068036


venerdì 18 settembre 2026

Il volto della violenza - Premio Artivisive San Fedele 2025-2026

Maria Luisa Zoccoli

Durante la residenza si sono svolti gli incontri formativi con Cesare Sposetti SJ e il filosofo Silvano Petrosino. Inoltre, la critica d’arte Manuela Gandini ha discusso i portfolio dei partecipanti. 

Il soggetto è interpretato dai giovani attraverso numerosi linguaggi artistici, dal video alla scultura, dalla pittura all’installazione. Le opere in concorso sono state votate nei mesi di luglio e settembre da tre giurie. 

Per lo storico Premio Artivisive hanno votato: Andrea Dall’Asta SJ e lo Staff curatoriale (Daniele Astrologo Abadal, Chiara Canali, Stefano Castelli, Matteo Galbiati, Kevin McManus, Gabriele Salvaterra, Matilde Scaramellini) con Daniela Barbieri, Roberto Diodato, Giovanni Radice Fossati, Maria Cristina Galli, Rosella Ghezzi, Marco Meneguzzo, Giovanni Morale, Allegra Ravizza, Diego Viapiana. Al vincitore sarà assegnato il Premio San Fedele, realizzato nel 2014 da Mimmo Paladino.

Grazie alla collaborazione con la Fondazione Carlo Maria Martini, si assegnerà il Martini International Award - realizzato dallo scultore Daniele Salvalai – scelto dalla giuria composta da Andrea Dall’Asta SJ, Giorgio Frassi, Nicola Shears, Cesare Sposetti SJ.

In ricordo dell’artista Paolo Rigamonti prematuramente scomparso, sarà conferito da parte della giuria composta da Famiglia Rigamonti, il Direttore Dall’Asta, Silvano Petrosino e Gigliola Foschi, il premio a lui dedicato: una fusione a firma dello scultore Hidetoshi Nagasawa.

I vincitori saranno premiati durante la serata inaugurale

Con il sostegno di Fondazione Carlo Maria Martini
In collaborazione con la rivista Aggiornamenti Sociali

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Il volto della violenza
Premio Artivisive San Fedele 2025-2026

a cura di Andrea Dall’Asta SJ e Daniele Astrologo Abadal, Chiara Canali, Stefano Castelli, Matteo Galbiati, Kevin McManus, Gabriele Salvaterra, Matilde Scaramellini

opening giovedì 17 settembre 2026, 18.30
Milano, Galleria San Fedele
dal 17 settembre al 17 ottobre 2026

Fondazione Culturale San Fedele
Piazza San Fedele, 4
20121 Milano
M. Chiara Cardini, coordinatrice San Fedele Arte
02/86352233


venerdì 11 settembre 2026

Mario Pompei. Essere scenografo. Bozzetti, scene e costumi

Gherardo Frassa, Teatrino di Mario Pompei, Collezione Ottavia Piccolo

L’universo visivo e teatrale di Mario Pompei torna protagonista nelle Marche con un’inedita e ampliata versione espositiva della mostra Mario Pompei. Essere scenografo. Bozzetti, scene e costumi. Promossa dalla Città di Jesi, la mostra si inaugurerà sabato 19 settembre, ore 18, negli spazi dei Musei Civici di Palazzo Pianetti (Sale Betto Tesei), e rimarrà aperta fino all’8 novembre 2026.

Un’esposizione che mette al centro la memoria del passato e la riscoperta del patrimonio, come sottolinea il Sindaco di Jesi, Lorenzo Fiordelmondo: «Trasmettere la memoria delle grandi personalità locali e nazionali del passato è un valore a cui teniamo particolarmente. In un’era in cui la globalizzazione è imperante, questa mostra è un'occasione per creare e alimentare un senso di appartenenza al patrimonio locale, salvaguardando la memoria e la specificità di ogni luogo». Un evento che si inserisce all'interno di una più ampia strategia di rete e sinergia culturale, dichiara l’Assessore alla Cultura Luca Brecciaroli: «La mostra inserita nel progetto “Dal teatro al museo... In scena!” pensato in una logica di rete ci permette di riunire sotto un unico cappello due forme d’arte apparentemente molto diverse tra loro, il teatro e la pittura, nonché di creare un dialogo tra due istituzioni culturali di diversa tipologia, un teatro e un museo offrendo un punto di vista nuovo nella lettura del patrimonio cittadino». Un ponte tra passato e futuro che trova nelle Sale Betto Tesei la sua sede ideale, come asserito dal Responsabile coordinatore dell’Ufficio Musei, Simona Cardinali: «Ospitare una mostra volta a riscoprire Mario Pompei come scenografo ai musei civici di palazzo Pianetti non significa offrire un rifugio a un passato remoto, bensì creare un presidio immerso nel presente, capace di generare domande a partire da personalità artistiche vissute in altre epoche per immaginare un futuro condiviso consapevole e fondato sul dialogo».

DALLA LIRICA ALLA PROSA
Accanto alle celebri tavole per l’opera lirica esposte lo scorso aprile a Palazzo Ricci a Macerata (tappa d’esordio del progetto in cui la Fondazione Carima ha ricoperto un ruolo centrale), la tappa jesina presenta una ricca selezione di bozzetti inediti per la prosa e il varietà, provenienti sia dall’Archivio Pompei (tutelato da Paola Pallottino) che da prestigiose collezioni private. Questo approfondimento sul lavoro riguardante la scenografia di prosa consente di mostrare al pubblico un ulteriore aspetto dell’eclettica produzione di Pompei. Anche questa volta, la mostra è curata da Pierfrancesco Giannangeli e Maria Letizia Paiato, con lo scenografico allestimento di Benito Leonori. Anche in questa edizione jesina, il pubblico potrà vedere come l’opera di Mario Pompei sia andata oltre la semplice realizzazione di scenografie. In merito, Pierfrancesco Giannangeli dichiara: «La mostra a Palazzo Pianetti è la testimonianza della grande capacità di Pompei di creare non semplici sfondi, bensì ambienti dove l’attore vive insieme al pubblico, e questa è la principale qualità per chi fa scenografia». Per Maria Letizia Paiato, l’appuntamento di Jesi segna la naturale consacrazione dell’artista: «In questa tappa Mario Pompei si conferma geniale creatore di mondi: un’alchimia visiva Déco, che trova la sua casa naturale in una città dalla grande tradizione lirica e del teatro d’opera». Tra i pezzi di spicco di questa esposizione figura il Teatrino di Mario Pompei, opera tridimensionale realizzata dal designer e creativo Gherardo Frassa ed appartenente alla Collezione dell’attrice Ottavia Piccolo. Il teatrino rappresenta uno sviluppo moderno del celebre logotipo ideato dallo stesso Pompei ed arricchisce concretamente questo vistoso allestimento. Per Paola Pallottino, storica dell’illustrazione e responsabile dell’Archivio Pompei, questo evento è inoltre l’occasione per ricordare un prossimo ed importante anniversario: «A quasi un secolo dalla memorabile rassegna della Biennale di Venezia del 1928, dove, giovanissimo, fu invitato tra i dodici grandi protagonisti internazionali della scenografia moderna, Mario Pompei ritorna con i suoi storici figurini e bozzetti di scena, qui esposti per la prima volta». 


LO SPETTACOLO RIPRODOTTO, L’AREA DIDATTICA E IL RUOLO DELLA FONDAZIONE PERGOLESI SPONTINI
All’interno di Mario Pompei. Essere scenografo, uno spazio speciale è riservato all’ampia sezione didattica - fulcro operativo per le scuole e per i laboratori creativi - costruita attorno alla riproduzione dello spettacolo Le peripezie di Pinco Pallino: nuova produzione di Fondazione Pergolesi Spontini (aprile 2026) con il contributo in Art Bonus di SIAE - Società Italiana degli Autori ed Editori. La fiaba musicale di Mario Pompei, diretta da Lorenzo Giossi, su libretto e musica di Gianluca Piombo, sarà, inoltre, in cartellone al Teatro Fraschini di Pavia per il 2027. Si rinnova così la sinergia con la Fondazione Pergolesi Spontini, che conferma il suo ruolo centrale nel progetto avendone curato sia la produzione dello spettacolo teatrale sia la pubblicazione del catalogo della mostra. A sottolineare l’importanza di questa collaborazione è il direttore generale Lucia Chiatti: «La Fondazione Pergolesi Spontini è lieta di prendere parte al progetto espositivo dedicato a Mario Pompei. Celebrarlo significa riaffermare l’attualità del suo sguardo e riconoscere nella scenografia non un elemento accessorio, ma un linguaggio autonomo, capace di trasformare lo spazio scenico in racconto visivo e di dare forma concreta all’immaginazione. Con questo progetto la Fondazione rinnova il proprio impegno a sostenere percorsi culturali che intrecciano tradizione e innovazione, memoria e futuro, nella convinzione che il teatro resti uno dei luoghi in cui una comunità si riconosce, si interroga e cresce».

DIDATTICA PER LE SCUOLE: “REGISTI DI CARTA”
Curato da Petra Leonori, il laboratorio per le Scuole Primarie e Secondarie di Primo Grado, dal titolo Registi di carta: in scena con Mario Pompei, guida gli studenti alla scoperta dell’universo creativo di Mario Pompei, svelando i meccanismi della macchina teatrale attraverso attività manuali che stimolano l’espressività, la progettazione artistica e la cooperazione in gruppi. Ogni laboratorio si concluderà con la messa in scena di brevi spettacoli, in cui ogni gruppo presenterà il proprio teatrino di carta davanti al resto della classe.

I laboratori si terranno dal 23 settembre all’8 novembre | Durata: 2h | Costo: € 5,00 a studente | Prenotazione obbligatoria: 0731 538439 – pinacoteca@comune.jesi.an.it

APPUNTAMENTI COLLATERALI: L’INCONTRO AL MUSEO BAILO DI TREVISO
A dimostrazione dell’ampio risalto nazionale dedicato alla figura dello scenografo, il 16 ottobre, alle ore 17, il Museo Luigi Bailo di Treviso ospiterà una conferenza di presentazione della mostra dedicata ai manifesti di Mario Pompei, conservati nelle collezioni civiche cittadine. Per l’occasione, questi saranno esposti in una speciale sezione temporanea all’interno del museo a partire dal giorno stesso dell’incontro.

CATALOGO
La mostra è accompagnata da catalogo edito da Amala§unta Edizioni di Monica Simoni con le presentazioni del Sindaco del Comune di Jesi Lorenzo Fiordelmondo, dell’Assessore alla Cultura, Eventi e Manifestazioni Culturali, Gemellaggi e Memoria Storica Luca Brecciaroli, del Direttore generale della Fondazione Pergolesi Spontini Lucia Chiatti, oltre agli interventi critici dei curatori Pierfrancesco Giannangeli e Maria Letizia Paiato, di Paola Pallottino e Agnese Sferrazza, del Direttore artistico della Fondazione Pergolesi Spontini Cristian Carrara e di un’introduzione di Simona Cardinali, Responsabile Ufficio Musei Civici di Jesi. Sono inoltre pubblicati gli interventi di Alessandro Tinterri e Elena Gottarelli, tratti dal catalogo della mostra di Ferrara del 1993 Mario Pompei. Scenografo, illustratore e cartellonista 1903 – 1958, oltre ad alcuni scritti di Mario Pompei selezionati da Pierfrancesco Giannangeli.

PATROCINI E CREDITI
Il progetto è finanziato dalla Regione Marche all’interno del bando “Dal teatro al museo... In scena” e gode del patrocinio di Fondazione Marche Cultura e Associazione Amici di Palazzo Buonaccorsi di Macerata. Hanno collaborato Fabrizio De Santis, Federico Balestro, Edoardo Montelli, Angelica Stronati, Aurora Binotto, Vincenzo Coccia, Mirko Cicconi, Lucrezia Perchiazzi, Gloria Sosi, Anna Sbaffi, Diana Gavini, Maria Accorroni, Maria Cecilia Riccioni, Lu Yi, Yang Qinrui, Liu Zilan, Sara Concetta Doronzo, Edoardo Buschi, Ma Zhuoran, Francesco Paoletti, Giorgio Perron Cabus. Con il contributo di Francesco Calcagnini, Andrea Comotti, Alessandro Cheli, Roberta Fratini, Benito Leonori.
Per la realizzazione del progetto si ringraziano gli eredi di Mario Pompei: Paola Pallottino, Michele Pompei, Silvia Pompei, Rita Pompei.

INFORMAZIONI
MARIO POMPEI. ESSERE SCENOGRAFO. BOZZETTI, SCENE E COSTUMI.
Sede: Musei Civici di Palazzo Pianetti (Sale Betto Tesei), Via XV Settembre, 10 - 60035 JESI (AN)
Apertura: 19 settembre – 08 novembre 2026
Orari: martedì – domenica e festivi: 10:00 - 13:00 / 16:00 - 19:00 (Chiuso il 22 settembre per la festa del Patrono); 23-24-25 settembre: 10:00 – 13:00
Biglietti: Ingresso gratuito alle Sale Betto Tesei | € 5,00 integrato con Pinacoteca Civica (€ 3,00 ridotto 6- 25 anni)
Tel: 0731 538439
pinacoteca@comune.jesi.an.it

STAMPA E COMUNICAZIONE
Comunicazione e promozione Comune di Jesi: Simonetta Sbarbati (si.sbarbati@comune.jesi.an.it) e Francesco Cherubini | 0731 538458
Yoruba APS (yorubaartecontemporanea@gmail.com | 3483556821 ) | Silvio Gobbi (silviogobbi1992@gmail.com | 334 154 9153)

NOTE BIOGRAFICHE SU MARIO POMPEI
Mario Pompei nasce a Terni nel 1903. Cresce a Roma, dove si trasferisce da bambino al seguito del padre, giornalista impiegato a “La Tribuna”. Sebbene costretto a interrompere gli studi per lavorare in una fabbrica di ceramiche, la sua vocazione alla creatività e al disegno, oltre alla passione per il teatro, lo conduce giovanissimo a realizzare allestimenti per spettacoli privati di marionette. Un’attività che lo metterà in luce agli occhi di Vittorio Podrecca che, nel 1919, lo chiamerà come scenografo al suo Teatro dei Piccoli, affiancando il giovane sedicenne a Bruno Angoletta e a Caramba, all’epoca già affermati illustratori. Da qui una fulminante e importante carriera come scenografo. Nel 1924 è impegnato con la Pàvlona, nel 1925 con la compagnia d’Arte di Pirandello, nel 1926 con Prandi alla Nuova Stabile romana all’Odescalchi, fondamentali anche i suoi contributi critici alla scenografia, a cominciare dal sostanziale Nascita dell’allestimento scenico in Italia, “Spettacolo” 1, Roma 1935. Non mancano, inoltre, le collaborazioni a giornali e riviste, fra le quali si ricordano quelle con “Play”, “Cuor d’Oro”, “Comoedia”, “Cordelia”, il “Giornalino della Domenica” e molte altre ancora. Nel 1927, anno in cui esordisce al “Corriere dei Piccoli”, lo vediamo impegnato nel Teatro delle Fiabe diretto da Pagnani-Fusconi. Nel 1928 presenta un suo teatrino alla Mostra di Scenografia alla XVI Biennale di Venezia e nel 1929, infine, per Ettore Petrolini cura gli allestimenti per Ottobrata e Nerone. A queste date Mario Pompei mostra tutti i caratteri del moderno linguaggio déco, di cui è indiscusso interprete e anche per ragioni anagrafiche, completamente sciolto da possibili origini liberty che invece appartengono, ancora e a questo periodo, ad esempio al maestro Bruno Angoletta, seppure come “matrice remota”, così come evidenziato da Rossana Bossaglia nel suo testo Mario Pompei e il Déco, pubblicato nel catalogo edito in occasione della retrospettiva dedicata all’artista nel 1993 a Ferrara (Mario Pompei 1993). Dagli anni Trenta in poi, Mario Pompei sarà impegnato nell’illustrazione dei Libri di Stato per la prima e la seconda elementare, realizzerà numerose copertine per le più importanti case editrici dell’epoca, lavorerà per le più belle riviste e giornalini per ragazzi, sarà alla Scala di Milano, all’Opera di Roma, divenendo uno dei più importanti scenografi, cartellonisti e illustratori del XX secolo. 
Muore a Roma nel 1958.