giovedì 8 gennaio 2026

Elisa Abela - LA BELVA CHE SEI

Elisa Abela, Fenicotteri, 2025, smalto, acrilico, pastelli ad olio, grafite su tela, 69,5 x 63 cm

Con La belva che sei, Maja Arte Contemporanea inaugura la prima collaborazione con Elisa Abela, presentando una mostra personale che riunisce circa trenta opere – una selezione di lavori su carta datati 2020–2022 e un nucleo inedito di dipinti su tela del 2025.

Protagonisti assoluti sono gli animali: un piccolo bestiario che spazia dal domestico al selvatico, dall'aria all'acqua, fino alle creature più inattese. Figure autonome e solitarie, portatrici di una presenza irriducibile, emergono dalla superficie del dipinto come alter ego, specchi e controcanti del nostro umano. La scelta di lavorare sul soggetto animale attraversa questo ciclo di opere come un terreno di ricerca specifico, non simbolico in senso stretto. Gli animali di Abela non rappresentano tipi né allegorie stabilite, ma presenze singolari, sottratte a dinamiche di gruppo e a qualsiasi gerarchia narrativa. In questa condizione di isolamento e sospensione di ruoli e funzioni, l'artista individua uno spazio di prossimità: una possibilità di osservazione non mediata, in cui l'animale non è chiamato a "dire" qualcosa, ma semplicemente a essere. Il titolo della mostra riprende una delle frasi che accompagnano le opere, La belva che sei, e rimanda a una pratica ricorrente in questa serie: l'inserimento di brevi testi che affiancano o attraversano le immagini. Non si tratta di didascalie né di commenti esplicativi, ma di enunciati essenziali, talvolta formulati in seconda persona, che entrano in relazione con la figura senza chiuderne il senso. Le parole non spiegano l'immagine né la guidano, ma ne costituiscono un ulteriore livello, una soglia di risonanza che resta aperta all'esperienza dello sguardo. La belva che sei non indica un'identità da svelare, ma una molteplicità da attraversare, un campo di presenze in continua trasformazione.


NOTE BIOGRAFICHE
Elisa Abela (Catania, 1980) vive e lavora in Francia, dove affianca alla ricerca visiva un’attività musicale costante. Il suo lavoro si sviluppa attraverso disegno, pittura, libro d’artista e pratiche performative e video, spesso in dialogo con il collettivo canecapovolto, con cui ha realizzato numerosi progetti espositivi e audiovisivi. Ha tenuto mostre personali e partecipato a esposizioni in diverse sedi in Italia, tra cui s.t. foto libreria galleria (Roma), Bocs (Catania), AOC F58 – Galleria Bruno Lisi (Roma) e Interzone Galleria (Roma). Parallelamente ha sviluppato una ricerca articolata sul libro d’artista, presentata in mostre e pubblicazioni dedicate. Nel 2017 e 2018 alcune sue opere sono entrate nella Collezione Donata Pizzi e sono state successivamente esposte nella mostra L’ALTRO SGUARDO. Fotografe italiane 1965–2018, a cura di Raffaella Perna, presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma. Nel 2021 una parte significativa della sua produzione di libri d’artista è stata acquisita nella collezione di Tiane Doan na Champassak.
Nel 2024 ha partecipato al programma di residenza artistica dell’Associazione Lizières (Épaux-Bézu, Francia), sviluppando il progetto mostra-atelier Enjoy Panic e collaborando con scuole e realtà locali per progetti di arti visive e musicali.


Elisa Abela
LA BELVA CHE SEI
a cura di Matteo Di Castro

15 gennaio — 28 febbraio 2026

INAUGURAZIONE
Giovedì 15 gennaio, ore 18
via di Monserrato 30, Roma

LUCY ORTA e il progetto Trame di Comunità a CasermArcheologica - Sansepolcro (AR)

Lucy Orta. Ph. Michael Huard

CasermArcheologica presenta Trame di Comunità, un’installazione site-specific dell’artista di fama internazionale Lucy Orta, nata da una residenza e da un percorso di coinvolgimento della comunità nel 2025. A cura di Simonetta Carbonaro, il progetto sarà presentato in anteprima stampa venerdì 27 febbraio 2026 alle ore 11.30 presso Palazzo Muglioni, edificio storico di Sansepolcro, nell’area della Valtiberina. Dal 2013 il palazzo è al centro di un processo di rigenerazione culturale guidato dall’Associazione CasermArcheologica ed è oggi uno dei più dinamici centri di produzione culturale in Italia.

L’iniziativa si inserisce nel programma di residenze ed esposizioni sostenuto da Fondazione CR Firenze, con il sostegno istituzionale del Comune di Sansepolcro, del Comune di Anghiari e dei Musei Civici della Madonna del Parto.

L’installazione di Lucy Orta sarà aperta al pubblico da sabato 28 febbraio alle ore 17.30 fino al 15 luglio 2026.

Trame di Comunità nasce dalla collaborazione tra CasermArcheologica, lo studio Lucy + Jorge Orta e la consulenza curatoriale di Simonetta Carbonaro. 

Il progetto avviato nel luglio 2025, durante la residenza artistica di Lucy Orta a CasermArcheologica e in Valtiberina, è frutto di un processo di arte partecipativa. L’artista nei giorni di residenza ha esplorato il territorio e ha poi incontrato trentatré persone tra artigiani, artisti, insegnanti, imprenditori, attivisti e cittadini di età diverse. Sono nati momenti di ascolto in cui si è cominciato a raccogliere testimonianze legate al vissuto individuale e all’identità del territorio a partire dalla domanda “Cosa vi collega a questa terra e cosa vi respinge?”. 

Da questo racconto collettivo Lucy Orta ha estratto l’idea essenziale trasformandola in un’installazione originale, pensata e realizzata appositamente per questo luogo, la sua comunità e il pubblico a cui si rivolge: cinque sculture, ovvero una sorta di accampamento di tende tessute in lino e canapa coltivati nel suolo toscano: uno spazio insieme simbolico e reale di incontro e resistenza.

Trame di Comunità, nelle parole dell'artista, prende le mosse da un gesto primario e universale: il gesto del raccogliersi. Il riferimento è antico: l’Ohel, (in ebraico “tenda”) è l’archetipo dello spazio sacro e protettivo dove si incontra l’umano e il sacro — la tenda della Madonna del Parto o quella del manto della Madonna della Misericordia — ma è anche luogo di adunanza, di racconto, di trasmissione. Una architettura fragile e fluida sospesa fra il viaggio e la dimora provvisoria, che offre il riparo necessario durante ogni transizione.

Per dare forma a un archetipo di tale potenza Lucy Orta ha creato un’opera di straordinaria intensità, frutto di un lungo e articolato lavoro. Su ciascuno dei trentatré teli che compongono le cinque sculture dell’accampamento, l’artista ha raccolto i profili individuali della comunità ricamando i volti di ognuna delle trentatré persone incontrate. I lembi di lino e canapa, ricavati da vecchie lenzuola tessute a mano, evocano la memoria materiale e morale del territorio e il legame tra corpo, comunità e ambiente. Tra i fili sospesi dei ricami di ogni volto affiorano perle, piccole lingue d’oro, custodi silenziose della parola. 

Ben novantanove piccoli artefatti in terracotta modellata a mano pendono dai teli, evocano le piante, gli animali e i minerali che gli abitanti della valle hanno associato alla loro terra. Suggeriscono l’architettura fragile ma viva di una comunità che continua a resistere. “Queste sorte di amuleti fungono da pesi, ancorano i tessuti al suolo come i rocchetti dei telai antichi, creando linee di tensione che vibrano in risonanza con le testimonianze orali incorporate nel ricamo.” spiega Lucy Orta. 

L’installazione è un luogo di raccolta, rifugio e dialogo, in cui l’unicità di ciascun individuo si intreccia con un tessuto collettivo. Qui le memorie personali diventano coscienza condivisa, e ogni voce può risuonare nel coro più ampio della comunità, invitando a un’esperienza di presenza, ascolto e partecipazione attiva. 

Con questa installazione Lucy Orta non si limita a rappresentare una comunità: la chiama all’esistenza”, spiega Simonetta Carbonaro. Un processo di community building accompagnerà la mostra per tutta la durata dell’esposizione. Altri cittadini della valle saranno invitati a partecipare attivamente a un percorso che prenderà avvio da una riflessione condivisa su cosa significhi appartenere a un luogo, a una comunità e a una storia comune — non come un dato stabile, ma come un gesto continuo di costruzione e ricostruzione. Il percorso esplorerà inoltre l’immaginazione di quelle “utopie possibili” che — come recita il motto di CasermArcheologica — costituiscono la forza propulsiva che continua a intrecciare i fili delle nostre comunità, orientandole verso la costruzione di futuri desiderabili.

In questa prospettiva Trame di Comunità mette inoltre in discussione il ruolo dell’artista, del pubblico e dell’istituzione: Chi ha diritto di parola? Chi decide cosa è visibile e ha impatto sulla realtà? Quali corpi, quali storie vengono legittimate come discorso artistico e, quindi, politico? Qui le risposte non vengono date, ma generate dall’invito a stare insieme, incontrarsi, pensare, parlare e non perdere il filo di questa tela, con cui Lucy Orta invita a tessere nuove trame di comunità e nuovi lembi di futuri desiderabili.

***

Lucy Orta è una delle artiste più riconosciute a livello internazionale per la sua capacità di unire arte visiva e impegno sociale. Con lo studio fondato con Jorge Orta nel 1901, Lucy affronta infatti tematiche come la migrazione, la tutela dell’ambiente, i diritti umani e la costruzione di comunità. Le sue opere sono state esposte in istituzioni prestigiose come la Barbican Gallery a Londra, la Biennale di Venezia, MAXXI di Roma e l’Hangar Pirelli Bicocca di Milano, rappresentando esempi potenti di come l’arte possa essere motore di trasformazione sociale. Il lavoro di Orta si distingue anche per il suo costante impegno nell’arte partecipativa. Da oltre trent’anni lo studio di Lucy + Jorge Orta coinvolge attivamente le comunità locali nei processi creativi attraverso workshop, performance e installazioni collettive. L’arte diventa così uno strumento di dialogo, trasformazione e costruzione di senso condiviso, capace di generare nuove forme di relazione tra individui, territori e identità.

CasermArcheologica è un percorso di rigenerazione urbana che ha riqualificato l’ex Caserma dei Carabinieri di Sansepolcro, all’interno di Palazzo Muglioni, edificio storico nel centro urbano. Grazie ad uno straordinario movimento che coinvolge studenti, professionisti e professioniste, imprenditori, Istituzioni e Fondazioni, cittadinanza, l’Associazione CasermArcheologica ha riaperto alla città due piani del palazzo, abbandonato e inutilizzato dagli anni ’90, ora di nuovo accessibile come centro di produzione culturale aperto tutti i giorni, dedicato alle Arti Contemporanee, alla formazione e spazio di ricerca e lavoro per professionisti e professioniste dall’Italia e dall’estero. CasermArcheologica è un’architettura di comunità, un presidio pubblico che ha le sue fondamenta in tutti coloro che se ne prendono cura. Dal 2013 CasermArcheologica ha trasformato Palazzo Muglioni in un luogo in cui le sale di un edificio abbandonato dalle molte storie sono diventate opportunità per mettere in dialogo quotidianamente ricerche artistiche, percorsi professionali, reti di prossimità e prospettive internazionali. 

Simonetta Carbonaro è esperta di cultura dei consumi. Svolge ricerche sull’ethos delle società contemporanee, da cui trae interpretazioni sui processi di trasformazione dei bisogni umani e delle dinamiche socioculturali. Ha insegnato presso la scuola postuniversitaria di design Domus Academy di Milano ed è stata Visiting Professor al London College of Fashion. Nel 2004 ha ricevuto in Svezia il titolo di Professor in Design Management e Humanistic Marketingdall’Università di Borås, dove ha diretto l’iniziativa The Design of Prosperity, un think tank che indaga come la cultura del progetto possa generare nuovi modelli di prosperità capaci di integrare la dimensioni economica, ambientale, culturale e sociale. Nel 1997 ha co-fondato in Germania, insieme a Christian Votava, la società di consulenza REALISE, all’interno della quale conduce progetti di gestione e comunicazione dell’innovazione sostenibile per grandi marchi internazionali. La sua attuale sfida è il sostegno all’arte partecipativa come strumento capace di stimolare la necessaria trasformazione culturale delle società, promuovendo nuovi stili di vita e di pensiero. 

Anteprima stampa > venerdì 27 febbraio 2026, ore 11:30
Si richiede un gentile cenno di conferma all’indirizzo: info@amaliadilanno.com


SCHEDA TECNICA
TITOLO: Trame di Comunità 
ARTISTA: Lucy Orta 
A CURA DI: Simonetta Carbonaro
DOVE: CasermArcheologica, Palazzo Muglioni, Via Niccolò Aggiunti, 55, 52037 Sansepolcro (AR)
DURATA: 28 febbraio – 15 luglio 2026

ANTEPRIMA STAMPA: venerdì 27 febbraio 2026, ore 11.30 

INAUGURAZIONE: sabato 28 febbraio 2026 ore 17.30
ORARI: dal lunedì al venerdì 10:00 – 18:00 sabato e domenica 15.00 – 19.00 

INGRESSO GRATUITO

INFO: CasermArcheologica
www.casermarcheologica.it - info@casermarcheologica.it 
T. +39 349 865 0250 - +39 349 644 2920

UFFICIO STAMPA: Amalia Di Lanno, cell. WhatsApp + 39 3337820768, info@amaliadilanno.com

Un progetto di CasermArcheologica
con il contributo di Fondazione CR Firenze

In collaborazione con REALISE e Lucy + Jorge ORTA

con il supporto istituzionale di Comune di Sansepolcro, Comune di Anghiari, Musei Civici Madonna del Parto e con il sostegno di Busatti, Tecnothermo, Ilvio Gallo, Zotti & Coulon, Fondazione Progetto Valtiberina, Sintagmi




mercoledì 7 gennaio 2026

ROSSO FUOCO RUBEDO - IL FUOCO DELL’ARTE, TRA SACRIFICIO E METAMORFOSI MOSTRA D'ARTE CONTEMPORANEA AL PALAZZO BARONALE DI NOVOLI IN PROGRAMMA ALLA FÒCARA 2026

 


MOSTRA D'ARTE CONTEMPORANEA  “Rosso Fuoco Rubedo - Il fuoco dell’arte, tra sacrificio e metamorfosi” curata da. Gianni De Serio e da Massimo Nardi presso il Palazzo Baronale Novoli dal giorno 11 gennaio al 18 gennaio 2026 espongono  gli  artisti: Dario Agrimi; Lendaro Glauco Camilles; Giulia Carluccio; Giovanni Carpignano; Mariangela Cassano; Pierluca Cetera; Angelo Cortese; Franco Cortese; Fernando De Filippi; Martina De Matteis; Paolo De Santoli; Paolo Desario; Pietro De Scisciolo; Gianni De Serio; Antonio Giannini; Polina Karpunina; Walter Loparco; Antonio Laurelli; Christian Loretti; Francesca Mazzeo; Mauro Antonio Mezzina; Massimo Nardi; Antonio Miglietta; Sara Rizzo; Carla Sello; Alessandro Serio; Francesco Siani; Angela Silletta; Federica Claudia Soldani; Donatella Stamer; Annibale Trani e  Antonella Ventola.

Il Progetto Fuoco Mediterraneo come racconto del legame tra culture arte e territorio. 

Il progetto fuoco mediterraneo nasce da un intelletto che va ben oltre la singola logica ma che si nutre e prospera nella diversità collettiva dove la pluralità diversificata e differenziata non entra in competizione ma in cooperazione per la creazione di un significato più grande, un unicum di immenso valore fin dall’antichità “la comunità”.

Artisti e studiosi di fama internazionale, professori e studenti, una esplosione di voci, di racconti, di significati, di visioni e di sensazioni ciascuna con la sua forza, ciascuna con la sua dignità, ciascuna con la sua voce ma tutte di equale intensità e con lo stesso valore. Di fatti è proprio nella diversità delle vedute, nella diversità delle esperienze culturali e di quelle artistiche che la cultura arde come un fuoco sempre impetuoso nei secoli.

Non deve sorprendere che “Progetto Fuoco Mediterraneo” accolga in se una moltitudine di personalità diverse dalla più complessa alla più semplice, dalla più arguta a quella che si sta costruendo piano piano e che come una piccola scintilla cerca di far risplendere la sua luce. Esso infatti, è figlio di questa terra e delle culture delle comunità che si affacciano sul mediterraneo; è forza dirompente che scuote animi e amplifica la recettività della nostra mente. Esso è figlio della nostra storia e legame indissolubile, tra l’umano e l’ignoto, tra “io” e l’”essere”,  è l’elemento distintivo della nostra cultura e del bellissimo e complicatissimo legame tra noi e il nostro territorio.

Il progetto fuoco mediterraneo va ben oltre la stretta connessione tra eventi ed attività, intende connetterci tutti su una riflessione più alta, sulla capacità di esporre la nostra voce e di riconoscere e promuovere i legami profondi che ci legano alle nostre tradizioni e che fanno della nostra cultura il motore significativo dell’innovazione.  

L’importanza del fuoco come elemento di cerimonie salvifiche e celebrazioni della fertilità della terra” - spiega l’ideatore del progetto Prof. Tiziano Margiotta – “rappresenta la cultura mediterranea che riconosce nel fuoco l’elemento primario nell’evoluzione delle forme di socialità e dello sviluppo del territorio”.

 

Al fine di comprendere meglio il respiro del progetto Fuoco Mediterraneo - che vede impegnati nella sua realizzazione il Prof. Gianni De Serio quale direttore artistico  il Prof. Filippo De Filippi quale coordinatore generale del progetto e per la curatela dell mostra lo stesso De Serio e Massimo Nardi.  - , occorre rapportarsi ai concetti espressi dallo stesso ideatore del progetto, il quale sottolinea che “il progetto FUOCO MEDITERRANEO, nasce con l’obiettivo di coniugare arte, tradizione e territorio attraverso il vettore del fuoco: il fuoco dell’arte e della vita (industria creativa); la tradizione e i riti del fuoco (industria culturale); il calore del fuoco, tra socialità e imprenditorialità: vita, morte e “miracoli” dell’olivo, della vite e del vino (distretto territoriale socio-produttivo).  Attraverso una serie di iniziative a carattere artistico, culturale e scientifico di lungo respiro, il progetto intende promuovere il territorio e le culture delle comunità che si affacciano sul Mediterraneo, mettendo a sistema il contributo di artisti, istituzioni e attori territoriali, immaginando di amplificare il perimetro culturale e la geografia sociale della “Focara”: non più evento unico ma punto di arrivo e di ripartenza, così come il fuoco è un uno stato di distruzione e di rinascita”.

 

In altre parole, un progetto orientato alla ricerca degli elementi culturali, sociali e affettivi che accomunano le comunità che si affacciano sul mediterraneo, allo scopo di rintracciare quella "intelligenza collettiva" sviluppatasi parallelamente come in un entanglement tra le diverse comunità del mediterraneo, cresciute attorno alla mancanza e alla presenza del fuoco. Allo stesso tempo, un progetto che promuove contaminazioni attraverso vettori culturali, come la conferenza sul tema “UOMINI e FUOCHI: di Arte, di Santi e di Raccolti”;  la  successione di mostre d’Arte “Rosso Fuoco Rubedo - Il fuoco dell’arte, tra sacrificio e metamorfosi”, e la serie di cicli di workshop tenuti da antropologi, studiosi, artisti e musicisti, allo scopo di promuovere contaminazioni culturali, con il supporto di performance musicali e artistiche tipiche delle tradizioni dei popoli mediterranei.

 

Nello specifico durante la conferenza sul tema “UOMINI e FUOCHI: di Arte, di Santi e di Raccolti” ci saranno i saluti: dell’Università del Salento, di Confindustria Lecce, del Sindaco di Novoli e del coordinatore del progetto Prof. Filippo De Filippi, mentre tra gli interventi ci saranno: il Prof. Derrick de Kerckhove Visiting professor (Toronto) Director (MediaDuemila); Prof. Cosimo Accoto Research Affiliate & Fellow (MIT) Adjunct Professor (UNIMORE): Prof. Donato Martucci Professor of Cultural anthropology (Unisalento e ABA Lecce); Prof. Giacomo Fronzi Professor (UNIBA); Prof. Tiziano Margiotta Professor (ABA Lecce) Visiting professor (Shenyang University – China); Prof. Fernando De Filippi Artist & Director emeritus (ABA Brera Milano)

Moderatore: Prof. Roberto Lacarbonara Professor (ABA Lecce) Journalist (Repubblica)

 

La mostra d’Arte “Rosso Fuoco Rubedo - Il fuoco dell’arte, tra sacrificio e metamorfosi” curata dal Prof. Gianni De Serio e da Massimo Nardi presso il Palazzo Baronale Novoli vernissage il giorno 11 gennaio 2026 alle ore 10:30.

È stato istituito altresì un concorso “Premio giovani cineasti del Mediterraneo”. Nell’ambito delle iniziative di Fuoco Mediterraneo – dal 11 al 18 gennaio 2026 -, verrà effettuata la proiezione e la premiazione dei cortometraggi selezionati a cura del Prof. Giacomo Toriano, presso il Teatro Comunale di Novoli.

 

Inoltre, a margine della conferenza del 15 gennaio 2026, ci sarà il conferimento dei titoli di “Portatore del Fuoco Dell’arte 2026”, e il conferimento dell’alto titolo di “Ambasciatore del Fuoco Mediterraneo 2026” al Prof. Derrick de Kerckhove e ad altri artisti .

 

 Prof.ssa Giulia Netti

 

ROSSO FUOCO RUBEDO

nell'ambito del progetto FUOCO MEDITERRANEO

durante la festa di S.Antonio Abate Fòcara 2026

PALAZZO BARONALE DI NOVOLI

11/18 gennaio 2026

 

A cura di Gianni De Serio e Massimo Nardi

testi di Marco De Luca (Sindaco del Comune di Novoli)

Federica Pizzuto ( Ass.al turismo e al Marketing del Comune di Novoli)

Tiziano Margiotta, Gianni De Serio,  Roberto Lacarbonara, Cosimo Accoto, Derrick de Kerckhove.

Responsabile marketing e promozione culturale Giulia Netti con Francesca Mazzeo

Progetto grafico Mariangela Cassano con Dario De Luca e Alessandro Serio.

Allestimento spazi esterni Francesco Viola

Trasporto opere ed assistenza allestimento Giuseppe Coce