lunedì 27 agosto 2012

BAGLIORI DORATI- Il gotico Internazionale a Firenze 1375-1440


L’intento dell’esposizione è quello d’illustrare al pubblico della Galleria un panorama dell'arte fiorentina nel periodo cruciale che approssimativamente va dal 1375 al 1440, in un’ideale prosecuzione della mostra L’eredità di Giotto. Arte a Firenze 1340-1375, ordinata agli Uffizi nel 2008.
La fioritura tardogotica s’innesta a Firenze nella gloriosa tradizione trecentesca, che nella sua ultima fase trova i massimi interpreti in artisti del calibro di Agnolo Gaddi, Spinello Aretino, Antonio Veneziano e Gherardo Starnina: ognuno rappresentato con tavole capaci d’attestarne compiutamente la peculiare espressione. Una posizione d’avanguardia è occupata dagli scultori, a cominciare dal tardo Trecento (Jacopo di Piero Guidi, Piero di Giovanni Tedesco, Giovanni d’Ambrogio), fino agli altissimi protagonisti del primo Quattrocento: Lorenzo Ghiberti, Nanni di Banco, Donatello, il ‘Maestro del San Pietro di Orsanmichele’ (Filippo Brunelleschi?) e Michelozzo.
Lorenzo Monaco, rimasto dopo la morte dello Starnina (ante 1413) il maggior pittore fiorentino, propone del gotico estremo una variante personalissima, diversa perfino dal naturalismo prezioso della declinazione divulgata a Firenze da Gentile da Fabriano, anch’esso presente in mostra al suo miglior tenore.
Lo scenario fiorentino a cavallo fra Trecento e Quattrocento si manifesta ricco di variegate istanze culturali e stilistiche, fra le quali si segnala, per un’originale rilettura della tradizione recente, accompagnata da recuperi dell’antico e da spiccati interessi per il nuovo, un drappello di personalità artistiche quali Mariotto di Cristofano, Giovanni Toscani, Ventura di Moro, Francesco d’Antonio, Arcangelo di Cola, da cui potrebbe aver attinto nella sua formazione il genio di Castel San Giovanni, Masaccio, incarnazione spregiudicata di una visione del mondo veridica e salda; rappresentato tuttavia in mostra dalla ‘cortese’ e gentile Madonna Casini, che appunto documenta il perdurare del gusto tardogotico.
In questo contesto cronologico Beato Angelico si fa emblema d’una linea espressiva capace di coniugare il passato recente con quanto d’inedito stava emergendo a Firenze. Disposizione culturale, la sua, che trova espressione nella scultura e nell’architettura di Michelozzo ed è strettamente legata alla cerchia degli intellettuali orbitanti intorno a Cosimo il Vecchio. Appare nel contempo assai vitale e creativo il versante più esplicitamente tardogotico, caratterizzato da personalità ragguardevoli come Giovanni dal Ponte, che oscilla stupendamente fra acute interpretazioni masaccesche e atmosfere cortesi, o gli affascinanti anonimi ‘Maestro della predella Sherman’ e ‘Maestro del giudizio di Paride’.
Figura eminente nel panorama fiorentino del tardogotico fu, specie nella prima fase della sua attività, Lorenzo Ghiberti, nel cui cantiere per la prima porta del Battistero, avviata all’esordio del secolo e ultimata nel 1424, s’erano formati quasi tutti gli artisti di spicco operosi in città: da Masolino a Paolo Uccello. E proprio con Paolo Uccello si chiude la mostra: la Battaglia di San Romano (appena restaurata e, anzi, presentata in anteprima dopo l’intervento) si offre al visitatore come sintesi magnifica e suggello cólto della complessità intellettuale e spirituale d’una grande stagione dell’arte fiorentina.

Galleria degli Uffizi
19 giugno - 4 novembre 2012

Fonte : http://www.unannoadarte.it

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Amalia Di Lanno