venerdì 20 febbraio 2026

Pamela Diamante. Le invisibili. Esistenze radicali


Sabato 21 febbraio 2026, alle ore 18.00, presso la Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto” di Bari, si inaugura la mostra di Pamela DiamanteLe invisibili. Esistenze radicali”, a cura di Roberto Lacarbonara. 

Il progetto è sostenuto dal PAC2025 - Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. 

L’esposizione è promossa e coordinata dalla Città Metropolitana di Bari. 

In occasione dell’inaugurazione, saranno presenti: il Sindaco Metropolitano Vito Leccese, la Consigliera delegata alla tutela e valorizzazione del patrimonio della Pinacoteca Micaela Paparella, il Dirigente del Servizio Beni culturali e ICO Raffaele Nicola Vitto, l’artista Pamela Diamante, il curatore Roberto Lacarbonara, la professoressa Claudia Attimonelli, sociosemiologa, Università degli Studi di Bari, e Grazia Moschetti, Unità Disuguaglianze globali e Migrazioni di ActionAid Italia. 

Le invisibili. Esistenze radicali è un progetto di ricerca e produzione artistica attraverso il quale Pamela Diamante torna a interrogare le forme di sudditanza sociale ed economica e le possibilità di riscatto che possono emergere attraverso l’agency collettiva. 

Al centro della ricerca vi è una specifica categoria professionale del Sud Italia: le braccianti agricole, soggetti femminili sistematicamente marginalizzati da stigmi culturali legati alla sessualità, al luogo di origine e alla presunta modestia del lavoro agricolo. L’attenzione dell’artista si concentra sulle condizioni delle donne impiegate stagionalmente nella raccolta e nella lavorazione della frutta, soggette a gravi violazioni dei diritti fondamentali e a disuguaglianze strutturali di genere, a partire dalla disparità salariale. 

Il progetto origina dalla condizione antropologica e linguistica che mette in relazione ruralità, sfruttamento e costruzione simbolica dell’inferiorità sociale. Le accezioni dispregiative, storicamente associate al lavoro agricolo nel contesto meridionale, come terrone o mangiatore di terra, vengono qui assunte come dispositivi di potere: etichette che “naturalizzano” l’arretratezza e fissano archetipi di subordinazione di classe e di genere. Con una pratica artistica volta a restituire dignità politica e poetica al rapporto tra corpo, terra e lavoro, Diamante rilegge tali narrazioni come espressioni di conflitto da cui muovere per una possibile riappropriazione di senso e valore. 

L’opera assume la forma di una grande installazione ambientale, presentata nella Sala del Colonnato del Palazzo della Città Metropolitana di Bari, ed è il risultato di un processo di ascolto e confronto con alcune lavoratrici migranti incontrate grazie alla collaborazione con il progetto Sweetnet di Actionaid International Italia E.T.S. e Fondazione CDP. L’intervento si configura come uno spazio di parola, riflessione e denuncia: le testimonianze raccolte diventano parte integrante dell’opera, trasformandola in un atto politico oltre che simbolico. 
L’installazione assume l’aspetto di un dispositivo meccanico: sedici aste verticali in ferro sorreggono dischi metallici e zappette forgiate in ceramica, evocando macchine agricole e utensili quotidianamente utilizzati dalle lavoratrici. Questa scelta formale sottolinea la paradossale ibridazione dei corpi sfruttati, insieme macchinici e materni, produttivi e vulnerabili, ridotti a ingranaggi di un sistema economico che ne consuma le energie vitali. Le stele che compongono la scultura sono in numero pari alle lavoratrici coinvolte e raggiungono un’altezza doppia rispetto alla loro statura reale: un’esplicita inversione della prospettiva abituale, che restituisce visibilità e centralità a soggetti storicamente osservati dall’alto o relegati ai margini. Le componenti dell’opera sono organizzate su strutture metalliche a forma esagonale, simili a favi: celle modulari, poligonali e potenzialmente replicabili, che alludono a una comunità in costruzione. In questa geometria collettiva si inscrive l’idea di una “massa critica” di individualità capaci di unirsi nella difesa dei diritti umani e sociali, trasformando l’esperienza condivisa dello sfruttamento in una forza generativa e radicale. 
La scelta di esporre l’opera nel salone di rappresentanza dell’ente metropolitano, tra i più emblematici del capoluogo, si connota per la stridente relazione con l’edificio ma anche per la profonda connessione con la collezione della Pinacoteca Metropolitana attraverso una doppia logica dialettica: da un lato si impone, con il suo sviluppo totemico e monumentale, al centro dell’architettura di epoca e stile fascista e tra le grandi statue marmoree e muscolari di Giulio Cozzoli: il Marinaio e l’Agricoltore (1936-1937); dall’altro, guarda al sottile dialogo con l’iconografia arcaica e mediterranea della terra al centro di opere del XIX e XX secolo in collezione: da Il riposo (1875) di Raffaele Belliazzi alla Contadina senese che fa l’erba (1880-1890) di Giovanni Fattori o La raccolta delle olive (1862-1865) di Telemaco Signorini; dai 9 mq di pozzanghere (1967) di Pino Pascali alle proposte tessili degli Abiti mentali (anni ‘70) di Franca Maranò . 
Nell’ulteriore scarto tra la retorica dell’orgoglio e della tradizione agraria di un popolo e la quotidiana emersione dei fenomeni di sfruttamento, abuso e maltrattamento delle “anonime” lavoratrici della terra, l’artista approda a una soluzione scultorea in grado di ibridare la materia del suolo – privilegiando la ceramica, da secoli centrale nell’economia artigiana del territorio – con l’immaginario della forza, della resistenza e della lotta delle minoranze. 

Sarà edito da Magonza un catalogo con testi di Roberto Lacarbonara, Claudia Attimonelli, Vincenzo Susca e fotografie di Michele Alberto Sereni. 

Saranno organizzate delle Giornate di studio presso l’Università “Paul-Valéry” di Montpellier e presso l’Archivio di Genere “Carla Lonzi” dell’Università di Bari, e una presentazione del catalogo presso l’associazione culturale Le Nuove Stanze ad Arezzo.



Pamela Diamante. Le invisibili. Esistenze radicali
a cura di Roberto Lacarbonara
dal 21 febbraio al 21 aprile 2026
 


INFO
Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto”
Bari, via Spalato 19 / Lungomare Nazario Sauro 27 (IV piano)
info: 080 5412420 / pinacoteca@cittametropolitana.ba.it


Orari di apertura: dal martedì al sabato Ore 9:00 - 19:00 (ultimo ingresso 18:30)
Domenica 09:00 - 13:00 (ultimo ingresso 12:30)
Lunedì chiuso

Ufficio stampa Città Metropolitana
Cristiana D’Alesio, Francesca Pietroforte


Ufficio stampa
Sara Zolla | ufficio stampa e comunicazione T. 346 8457982 | press@sarazolla.com
Magonza T. 0575 042992 | info@magonzaeditore.it

martedì 17 febbraio 2026

Le monde après la pluie di Eva Medin @CONDOTTO48

Eva Medin, Le monde après la pluie, still video 9 minutes ©ADAGP


Nell’ambito della programmazione biennale di CONDOTTO48, articolata in una serie di iniziative formative e incontri multidisciplinari, si inserisce il progetto Le monde après la pluie dell’artista franco-brasiliana Eva Medin, a cura di Valeria De Siero, con il patrocinio di Roma Municipio VI, Accademia di Francia a Roma – Villa Medici e il supporto di Terracromata, Carbone Ar’dente. 

Le monde après la pluie è il titolo dell’opera-video omonima dell’artista, ispirata al dipinto di Max Ernst (L'Europe après la pluie II, 1940-1942) e al romanzo di fantascienza di Philippe Curval. 

Eva Medin fondendo il linguaggio del cinema, della danza, della musica e della scultura, rivisita i temi della trasformazione e dell’ibridazione – già presenti nei lavori di Ernst e Curval – enfatizzando il ruolo dell’acqua all’interno del processo di metamorfosi del soggetto che, attraverso momenti di decostruzione e degenerazione, si fa informe, incompiuto, slancio vitale. 

La componente narrativa, l’immaginario sci-fi, presenti nella sua pratica rispondono all’interesse per le “finzioni emancipatorie”, in potere di raccordare la realtà del presente e la potenzialità del futuro, con una ragionata chiave di lettura. 

Eva Medin (Lumiar, Novo Friburgo, Brasile, 1988) è un’artista franco-brasiliana con base a Marsiglia (FR). Cresciuta in un ambiente multiculturale, da madre tunisina e padre - mimo e musicista - argentino, Il suo lavoro artistico è profondamente influenzato dalla forza dell'ambiente naturale in cui è cresciuta durante la sua infanzia, così come dal patrimonio teatrale e musicale. Mediante gli studi di scenografia alla Scuola d'Arte di Monaco (Pavillon Bosio) e la laurea all' École des Arts Décoratifs di Parigi, ha iniziato la sua attività collaborando con il mondo della danza, sviluppando una pratica multidisciplinare e immersiva in cui il rapporto tra lo spazio e il corpo ricopre un ruolo centrale. 

Negli ultimi anni ha ricevuto diversi premi, tra cui il Prix des Amis du Palais de Tokyo, l'Art Collector Prize e il Talent Contemporain Prize. Tra le sue recenti mostre personali figurano una mostra al Palais de Tokyo (2022) e al Centre Wallonie-Bruxelles (2024). Ha esposto alla Biennale Manifesta di Marsiglia, al Salon de Montrouge e alla Nuit Blanche di Parigi, e ha partecipato a mostre collettive a Londra, Los Angeles e al MOCA Taipei.


SCHEDA TECNICA
TITOLO: Le monde après la pluie
ARTISTA: Eva Medin
A CURA: di Valeria De Siero
INAUGURAZIONE: 14 marzo 2026, ore 18:00-20.30
PERIODO MOSTRA: 15 marzo 2026 – 23 maggio 2026
ORARIO VISITA: su appuntamento
PATROCINIO: Roma Municipio VI e Accademia di Francia a Roma – Villa Medici
SUPPORTO: Terracromata e Carbone Ar’dente
SEDE: CONDOTTO48, Via Carlantonio Grue 48, Torre Angela – Roma
condotto48@gmail.com - www.condotto48.com

Amalia Di Lanno
Communication manager
info@amaliadilanno.comwww.amaliadilanno.com



domenica 15 febbraio 2026

Giuseppe Matera. Chetogenesi

Giuseppe Matera, "Untitled", 2025, olio e fusaggine su tela, cm 95 x 125

Pane e pasta, esaltati in dipinti e sculture, si trasformano in forme organiche aliene, ipersessualizzate e deformi. È surreale, ironica e spiazzante la selezione delle opere che compongono la prima personale di Giuseppe Matera, intitolata Chetogenesi e ospitata dal 14 febbraio al 12 aprile 2026 a Casa Vuota in via Maia 12 a Roma, a cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo. La mostra si inaugura sabato 14 febbraio alle ore 18 e, dopo l’inaugurazione, si può visitare su appuntamento fino al 29 marzo 2026, prenotando ai numeri 3928918793 o 3284615638 oppure all’email vuotacasa@gmail.com

L’artista prende spunto dal recente riconoscimento, da parte dell’Unesco, della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità e mette in scena, nel percorso della mostra, le ossessioni contemporanee per l’alimentazione e per il corpo, in una duplice declinazione parossistica: l’eccesso di cibo da una parte e l’uso smodato di diete dall’altra. Da qui il titolo del progetto espositivo, Chetogenesi, che indica il processo biochimico, attivato da un digiuno prolungato o da un insufficiente apporto alimentare di carboidrati, capace di convertire i grassi in fonte energetica alternativa per il funzionamento di cervello e tessuti. Antifrasticamente, la Chetogenesi di Matera è un tripudio di carboidrati.

«L’immaginario pittorico e scultoreo di Giuseppe Matera – spiegano i curatori Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo – mette al centro il cibo e in particolare la pasta e i prodotti di panificazione, considerati tra gli alimenti più rappresentativi della dieta italiana nel mondo, rielaborandoli dentro un panorama di mutazioni e deformazioni. Come in uno straniante “Sottosopra” fantascientifico, elementi del quotidiano vengono decontestualizzati, perdono la loro familiarità e si fanno alieni e misteriosi. Osservate nei dettagli, aumentate nelle dimensioni, astratte in componenti matematiche, geometriche, grafiche e compositive e modificate nella loro volumetria, le forme di maccheroni, cornetti, pagnotte e friselle si animano di una nuova vita e danno corpo a inedite tassonomie organiche, postumane e perturbanti. Nelle atmosfere inquietanti e livide dei dipinti, dove l’osservatore si sente osservato dalle cose pittoriche che osserva, le tumide visioni di Matera ostentano orifizi e turgori, caricandosi di una carnalità sessualizzata e di una tattilità sensibilissima, esasperate da un virtuosismo pittorico che unisce olio e fusaggine e dal silicone delle sculture. Food porn per cuori intrepidi, per chi si arrende a piaceri inediti e irresistibili. Molliche di pane e croste vedono fiorire sulla loro superficie irregolare colture di batteri e stratificazioni di muffe, mostruosamente estetizzate: ed è lì che sosta l’occhio del pittore, come per la carezza di un amante che si sofferma su una qualche epidermide marziana. Giuseppe Matera proclama il trionfo dei carboidrati insorti e insurrezionali, apparecchiando per il suo pubblico barocche “nature quasi-morte”, caratterizzate dall’agglutinazione di presenze fito-antropo-zoomorfe, giocate sul contrasto tra verosimiglianza e straniamento, in forza di una maliziosa pareidolia».

Nelle intenzioni dell’artista, è «una riflessione esistenziale sulla vita, sulla sua fugacità, sulla contemplazione della sua bellezza e della bellezza delle piccole cose, ma anche un’ironica critica alla perdizione nei piaceri sensuali».

«Questa mostra – dichiara Giuseppe Matera – è un’opportunità di indagine sulla percezione e sulla memoria, restituita in opere ambigue e sfuggenti. In alcuni dipinti la composizione presenta un rimando diretto con il genere della natura morta, sulla quale ho riflettuto sia a proposito dei valori formali sia sulla perizia tecnica degli autori antichi – una perizia che è necessaria al fine di rendere riconoscibile il soggetto raffigurato. È nato un corto circuito dove le nature morte dalla natura aliena si impongono come tali per via della familiarità della composizione –suggerendo quindi un senso possibile di riconoscibilità dei soggetti – pur rimanendo in fondo ignote, misteriose. Una delle conseguenze di queste operazioni è l’annullamento – e contemporaneamente un maggiore vigore – dei pattern e delle forme all’interno dell’intera composizione, quasi a simulare il processo di interazione sensibile con la struttura della realtà, laddove un rapporto reiterato e compulsivo con alcuni aspetti di essa guida la nostra mente a non porre più attivamente l’attenzione su di essi. La specificità dei soggetti da cui traggono ispirazione le opere, unita ai temi e agli interessi maturati durante gli anni, sono anche, a mio avviso, un’occasione di riflessione – o decostruzione – ironica del concetto di identità, in particolar modo gastronomica, ma anche puramente formale».

Giuseppe Matera (Acquaviva delle Fonti (BA), 1999) vive e lavora a Roma. Nel 2023 si è diplomato in pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove sta completando gli studi magistrali. La sua pratica artistica utilizza discipline e mezzi espressivi radicati nella tradizione, con un’impostazione concettuale contemporanea. Tra le mostre collettive in cui ha esposto, nel 2022 E questo è forma a UNAGaleria a Bucarest in Romania, nel 2023 Lézardes nello spazio Rue de Livourne 143 a Bruxelles in Belgio in collaborazione con ENSAV La Cambre, nel 2025 A gathering of souls alla Temple University di Roma e DA A AD A all’Istituto Polacco di Roma, la mostra del Premio Giovanni Colacicchi al Palazzo Bacchetti di Anagni e la fiera ArtVerona con la galleria Liquid Art System.


INFORMAZIONI TECNICHE:
TITOLO DELLA MOSTRA: Chetogenesi
ARTISTI: Giuseppe Matera
LUOGO: Casa Vuota – Roma, via Maia 12, int. 4A
QUANDO: dal 14 febbraio al 12 aprile 2026
ORARI: visitabile su appuntamento
VERNISSAGE: 14 febbraio 2026 (orari: 18-21)
INFORMAZIONI: cell. 392.8918793 – 328.4615638 | email vuotacasa@gmail.com
INGRESSO GRATUITO

venerdì 13 febbraio 2026

DI BERNARDO RIETTI TOPPETA | in gioco


La nuova mostra di zerozerosullivellodelmare inaugura sabato 14 febbraio ore 19.00: protagonista il collettivo Di Bernardo Rietti Toppeta

Sabato 14 febbraio ore 19.00 zerozerosullivellodelmare (Pescara, via dei Marrucini 19/23) inaugura le attività per il 2026: a dare il via sarà l’esposizione in gioco del collettivo Di Bernardo Rietti Toppeta. Una mostra che “interpreta la dimensione ludica come modello per la costruzione di rapporti umani sotto cieli reali”, riprendendo la chiosa della nota di presentazione.

Consolidato ormai il modello curatoriale di Lúcio Rosato, custode dello spazio di via dei Marrucini, che pone in dialogo una ricercata selezione delle opere degli artisti protagonisti con pochi, minimali interventi di sua stessa creazione, in questo caso l’opera un segno di cielo.

Sotto il cielo (e lo sguardo) di Rosato, si dipana il progetto in gioco, in cui, in maniera sottile, il collettivo Di Bernardo Rietti Toppeta tenta di esplorare la dimensione del reale attraverso i segni (e gli strumenti) del gioco: obiettivo ultimo, spegnere gli schermi, abbattere i pixel, eliminare i filtri e dar vita ad un vero black-out utile alle riflessioni sulla dipendenza da videogiochi, sulle conseguenze negative per la salute, sul ruolo della cultura contro l’impatto delle tendenze dettate dalla società contemporanea. Uno sguardo leggero ma lucidissimo su una società di falso benessere, dove gran parte dei bambini passano il tempo libero soli e chiusi nelle proprie stanze in compagnia di prodotti “hi-tech”, piuttosto che fuori dalle mura domestiche, in gioco tra strade e cortili.

Attraverso video, opere materiche e installazioni, concepite tra il 2023 e il 2026, in gioco è una mostra “impertinente” che affronta e analizza il cambiamento dell’aspetto ludico dei nostri giorni (in un contesto in continua evoluzione) con l’intento di provare a mettere tutto in discussione, allargare i propri orizzonti e valutare una diversa gestione delle innovazioni tecnologiche che quotidianamente ci vengono proposte. Per l’occasione e per questo specifico luogo il collettivo ha progettato e realizzato circuito slm00, una pista con biglie di vetro poggiate che unisce idealmente i due ambienti di zerozerosulivellodelmare : spazio e officina, mettendo in evidenza il legame e il rapporto tra la pragmaticità di un’idea e la concettualità del suo manifestarsi


zerozerosullivellodelmare
Pescara, via dei Marrucini 19/23

Inaugurazione sabato 14 febbraio 2026 ore 19.00
fino al 14 marzo 2026
da martedì a sabato, dalle 18.00 alle 20.00
s.l.m.00 via dei marrucini 19-23 Pescara

Nota biografica: il collettivo Di Bernardo Rietti Toppeta, attivo dal 2010, lavora a sei mani realizzando diversi progetti monotematici, sperimentando quasi tutte le discipline artistiche: pittura, scultura, installazione, fotografia, grafica e video arte. Francesco Di Bernardo (Penne 1975) laureato presso l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila in decorazione. Alessandro Rietti (Penne 1970) diplomato presso l’Istituto d’Arte Mario dei Fiori Penne con indirizzo in arte dei metalli e dell’oreficeria. Francesco Toppeta (Penne 1982) laureato presso l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila in pittura. Vivono e lavorano a Penne dove insieme condividono il progetto Spazio Inangolo.

mercoledì 11 febbraio 2026

Mostra al castello di Galliate dedicata a De Filippi, Carena e Surbone

 



Galliate Contemporanea, la mostra dedicata all’arte italiana degli anni Settanta, è ospitata presso il Castello di Galliate e riunisce le opere di Fernando De Filippi, Antonio Carena e Mario Surbone, protagonisti del secondo Novecento italiano.
L’iniziativa è realizzata con il sostegno del Comune di Galliate,  e con il Patrocinio di Regione Piemonte, Provincia di Novara, Terre dell’Alto Piemonte Novara e Rotary Club Val Ticino Novara. Alla realizzazione del progetto collaborano gli Amici del Teatro Carlo Coccia di Novara, il Conservatorio Guido Cantelli di Novara, la Bottega della Cornice di Novara e Italgrafica. I contributi critici e la presentazione degli artisti sono a cura di Giovanni Cordero e Federica Mingozzi. Nel corso dell’inaugurazione, la mostra sarà accompagnata da un intervento musicale degli allievi del Conservatorio Guido Cantelli di Novara. (V.S.)

GALLIATE CONTEMPORANEA
 a cura di 
Vincenzo Scardigno

DE FILIPPI 
CARENA 
SURBONE 
I'Arte italiana degli anni 70

CASTELLO DI GALLIATE
21 febbraio - 29 marzo 2026
Ven./Sab./Dom.10/13-15/19

INAUGURAZIONE  
Sabato 21 febbraio - h.17

ORGANIZZAZIONE 
Comune di Galliate

CON IL PATROCINIO 
Regione Piemonte
Provincia di Novara 
Terre dell'Alto Piemonte
Rotary Club Val Ticino 

COLLABORAZIONI
Amici del Teatro Carlo Coccia 
Conservatorio Guido Cantelli 
Bottega della Cornice 
Italgrafica 


Digging Up di Alessio Deli


Von Buren Contemporary è lieta di presentare DIGGING UP, la nuova mostra personale dello scultore romano Alessio Deli, in cui dialogano una serie di opere scultoree e pittoriche. 

L'espressione inglese digging up, che letteralmente significa "scavare", può assumere anche il significato di "portare alla luce", "far riemergere". Deli sembra infatti voler dissotterrare forme e modelli antichi per confrontarli con la contemporaneità, attraverso materiali e soluzioni formali originali.

Le opere, costellate di riferimenti al mondo dell'arte classica, tracciano un percorso di rilettura del passato, che va dalla rielaborazione delle immagini delle grottesche - decorazioni pittoriche parietali romane - dipinte da Deli su tavole di legno, alla realizzazione di un bassorilievo raffigurante Gradiva, protagonista della novella di Wilhelm Jensen, ritratta mentre cammina per le strade di Pompei.

Nel fondere passato e presente, Alessio Deli, artista fondante della scuderia della galleria, racconta la propria poetica attraverso una serie di riferimenti universali e senza tempo.

Alessio Deli è nato a Marino, in provincia di Roma, nel 1981. Dopo gli studi all'Istituto d'Arte di Marino si è diplomato all'Accademia di Belle Arti di Carrara dove si è specializzato in scultura. Successivamente si abilita all'insegnamento delle Discipline Plastiche presso l'Accademia di Belle Arti a Roma. Fra le tante mostre citiamo la personale museale KORAI Incipit Memoria a Palazzo Valentini di Roma nel 2019, la partecipazione alla mostra Da Giotto a Pasolini al Museo di Palazzo Doebbing di Sutri nel 2020, la personale Anthropocene al MacS (Museo d'Arte Contemporanea Sicilia) di Catania nel 2021, la mostra Fragile nelle sale del Museo dell'Arte Classica dell'Università La Sapienza di Roma nel 2024 e Patina memoriae, sua personale alle Case Romane del Celio nel 2025. Sempre nel 2025, l'ente nazionale per le attività culturali ENAC gli conferisce, per la categoria arti visive, il Premio Mameli.

Le opere di Deli sono collocate in prestigiose collezioni sia pubbliche che private in Italia e all'estero, tra cui il MacS (Museo Arte Contemporanea Sicilia), Catania; la Raccolta Civica d'Arte Contemporanea di Palazzo Simoni Fè, Brescia; il Museo Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona di Rende, Cosenza; la Galleria Nazionale della Calabria, Cosenza; il Palazzo Municipale di San Quirico d'Orcia, Siena; l'Antico Collegio Martino Filetico, Città di Ferentino; l'Università degli Studi "La Sapienza" di Roma; la Nuova Chiesa S. Pietro Apostolo, Cosenza; ed il Parco Porporati, Torino. 


Von Buren Contemporary 

Digging Up
mostra personale di Alessio Deli

Vernissage Sabato 14 e domenica 15 febbraio 2026 dalle 18:00 alle 21:00

Testo critico: Edoardo Marcenaro
Curatrice e organizzazione: Michele von Büren

la mostra resterà aperta fino al 10 marzo 2026
orari: martedì-sabato 11:00-13:30 e 15:30-19:30

Von Buren Contemporary
Via Giulia 13, 00186 Roma

Ufficio stampa
Alessandra Lenzi | alessandralenzi.press@gmail.com
Tel: (+39) 320 5621416

Giacomo Montanaro - La Forma dell’Istante


Mercoledì 18 febbraio dalle ore 18.00 la Shazar Gallery presenta La Forma dell'Istante di Giacomo Montanaro, a cura di Domenico de Chirico. Alla sua seconda personale nella sede di via Scura, Montanaro presenta un nuovissimo progetto che sembra apportare ennesimamente una svolta nella sua produzione. Sperimentatore instancabile, l'artista passa con disinvoltura da una pittura di rivelazione ad una meditata immersione in paesaggi immaginifici, presentando per l'occasione lavori che sembrano abbandonare il gesto per approcciarsi ad un segno ponderato che non sfugge tuttavia al fascino misterioso e calcolato della reazione chimica degli acidi. Il cambio di registro non si distacca da una cifra stilistica che continua a caratterizzare il percorso dell'artista, e che, ne La Forma dell'Istante, si sviluppa verso una inedita visione dell'umano. I circa 20 ritratti pensati per gli spazi della Shazar frammentano l'identità della sfera figurativa per dirigersi verso l'indagine della coscienza e del vissuto esistenziale. 

Come scrive il curatore Domenico de Chirico nel testo critico “La mostra restituisce il senso di una ricerca che non si limita a ridefinire il linguaggio pittorico, ma interroga anche il tempo vissuto, l'importanza del gesto e la natura stessa dell’immagine. Offre allo spettatore un’esperienza visiva intensa e silenziosa, aperta alla contemplazione e alla scoperta di scenari inediti che si dispiegano oltre la superficie già data, in dialogo con lo stato d’animo di ciascuno, pronti a essere vissuti.” 

“ … la ricerca di Giacomo Montanaro si sviluppa lungo un percorso coerente e radicale, segnato fin dagli esordi da una spiccata vocazione sperimentale. Nato a Torre del Greco nel 1970 si forma tra l’Istituto Statale d’Arte e l’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove si diploma nel 1993 sotto l’egida dello scultore visionario Augusto Perez. Nelle prime opere la figura umana è centrale: corpi ridotti all’essenza, presenze che non descrivono ma suggeriscono, rinunciando al dettaglio per far emergere la stringente urgenza espressiva del gesto. Questo percorso di sperimentazione trova un punto di svolta nel 2002, quando Montanaro abbandona la tela e i materiali pittorici tradizionali per confrontarsi con un supporto inusuale: la carta fotografica. Gli acidi diventano così il nuovo strumento del dipingere, introducendo nel processo una componente di rischio e irreversibilità.”

La forma dell'istante rimarrà aperta fino al 17 aprile 2026 dal martedì al sabato dalle 14.30 alle 19.30 e su appuntamento.

Giacomo Montanaro
La Forma dell’Istante
A cura di Domenico de Chirico
Opening: mercoledì 18 febbraio 18,00
dal 19 febbraio al 17 aprile 2026

Shazar Gallery
Via Pasquale Scura 8
80134 Napoli
Tel. 081 1812 6773
www.shazargallery.cominfo@shazargallery.com Instagram: shazargallery – FB: shazargallery
Press officer: Graziella Melania Geraci 3475999666 press@shazargallery.com