venerdì 15 ottobre 2021

Irreale possibile, progetto del Collettivo DAMP


Spazio Y inaugura Irreale possibile, nuovo progetto del Collettivo DAMP, realizzato per il terzo episodio di /pos•tàc•cio/, format espositivo ideato in collaborazione con OFF1C1NA, studio condiviso e spazio di ricerca artistica nel quartiere Quadraro.

L’iniziativa fa parte del progetto OFF1C1NA EXTENDED e prevede l’utilizzo dello spazio esterno allo studio per realizzare installazioni site-specific, trasformandolo in una piattaforma generativa, dove stratificare tracce e segni di un fare temporaneo.

/pos•tàc•cio/, a cura di Spazio Y, muove dall’idea di trascendere la neutralità del white cube, sperimentando le possibili intersezioni tra l’intervento artistico e il rumore visivo proprio dello spazio, testando idee e progetti in fase di lavorazione, accogliendo l’interferenza, trasformando e risignificando, con un’azione progressiva di accumulo, aggiunta e spostamento, la configurazione formale del luogo.

Per /pos•tàc•cio/ #3 il Collettivo DAMP propone un intervento radicale che, astenendosi dall’azione diretta di trasformazione dello spazio, si pone quale processo di registrazione dell’ambiente circostante, coinvolgendo lo spettatore alla costruzione di un archivio mentale, composto da differenti configurazioni possibili del luogo e degli oggetti in esso contenuti.

Partendo dalla citazione lacaniana “il reale è impossibile”, che definisce come culmine statico ciò che ha già una natura definita, in opposizione all’energia potenziale delle entità in formazione, gli artisti ragionano sulla storia del luogo e sulla natura sospesa degli elementi in esso contenuti: “oggetti in disuso che trovano nuovo senso nella possibilità di divenire altro” .

Attraverso il processo dell’abbagliamento, il collettivo intende sfruttare il fenomeno fisico della permanenza dell’immagine sulla retina, per ricalcare questo atto di esistenza mancato, per creare visioni temporanee dell’ambiente che vanno a riscrivere continuamente il dato di fatto rendendolo irreale.

Collettivo DAMP
Il gruppo fondato nel 2017 da Alessandro Armento, Luisa de Donato, Viviana Marchiò, Adriano Ponte, si riunisce attorno ad alcuni nuclei tematici che spaziano dal concetto di attraversamento a quello di sospensione, dall’altrove all’autorialità, fino all’incontro tra singolo e molteplice. Il DAMP ha partecipato a diverse residenze artistiche e ha realizzato installazioni site-specific che partono da una visione poetico-scientifica della natura e dall’osservazione dei fenomeni naturali apparentemente incoerenti.

Spazio Y
Spazio Y è una realtà indipendente fondata nel 2014 con lo scopo di sviluppare mostre e ricerche in ambito contemporaneo, favorendo la sperimentazione e sostenendo lo scambio tra artisti, curatori e pubblico.

Organizzazione: /pos•tàc•cio/: Paolo Assenza, Ilaria Goglia, Germano Serafini.


OFF1C1NA EXTENDED

Organizzazione: Paolo Assenza, Fabrizio Cicero, Toni Franz, Ilaria Goglia, Katia Pugach, Germano Serafini.


/pos•tàc•cio/ #3 
Collettivo DAMP - Irreale possibile
a cura di Spazio Y

Opening 20 ottobre 2021 - ore 19.00/23.00
in mostra fino al 12 novembre, visitabile su prenotazione
OFF1C1NA - Via dei Juvenci 11 - Roma



giovedì 14 ottobre 2021

ARROTINO di Marco De Rosa


Dal 16 al 31 ottobre la Sala Santa Rita ospiterà Arrotino un’installazione di Marco De Rosa, a cura di Valentina Muzi.

È l’ottavo in ordine cronologico dei 12 progetti vincitori del “Bando di selezione Sala Santa Rita 2021”, promosso da ROMA Culture e affidato in gestione all’Azienda Speciale Palaexpo, nell’ambito della sua missione di “Polo dell’arte e della cultura contemporanea”. Un esperimento che restituisce la Sala Santa Rita alla Città e la trasforma in un osservatorio attraverso il quale avvicinarsi ad opere d’arte di natura diversa, tutte ideate in stretta relazione con il luogo che le ospita e autentiche espressioni della creatività contemporanea. 

L’Arrotino entra e si muove nello spazio. Lo abita per il tempo necessario, per poi fuggire senza lasciar traccia in quel luogo che un tempo era sacro e dedito all’ascolto. Il progetto inedito realizzato da Marco De Rosa per la Sala Santa Rita nasce con l’intento di lavorare e approfondire le potenzialità della sound art, giocando con un elemento “disturbante”. L’architettura riveste un ruolo fondamentale, non solo perché il suono vi alberga, ma anche perché il riverbero che si sviluppa grazie agli spazi dell’ex-Chiesa avvolge il pubblico, conducendolo all’interno di un percorso esperienziale fino al momento di rottura con l’arrivo di un arrotino in movimento. Con questo lavoro, l’artista intende creare un trait d’union tra i codici linguistici dell’arte contemporanea e la sfera popolare, dove l’elemento “banale” e disturbante non solo dinamizza l’immaginazione di chi lo ascolta, ma crea interrogativi su un leitmotiv tanto famigliare quanto sconosciuto che anima, ancora oggi, le vie dei quartieri della Capitale.

Contributo critico della curatrice Valentina Muzi
Può il banale essere un ponte per il reale?
Davanti a questa domanda ho ripensato a Jean Baudrillard e al suo – sempre attuale - La sparizione dell’Arte, in cui dichiara che “C’è un momento illuminante per l’arte che è quello della propria perdita. C’è un momento illuminante della simulazione, quello in qualche modo del sacrificio, in cui l’arte fa un tuffo nella banalità (Heidegger ha ben detto che il tuffo nella banalità era la seconda caduta dell’Uomo, quindi il suo destino moderno). Ma c’è un momento disilluminato in cui essa apprende a sopravvivere di questa stessa banalità – è un po’ come fallire il proprio suicidio. Riuscire il proprio suicidio è l’arte della sparizione, è saper dare a questa sparizione tutte le suggestioni dell’artificio (…)”. Parto dal termine ‘banale’ – inteso come ordinario e quotidiano, s’intende! – perché è proprio qui che si è tuffato l’artista Marco De Rosa per cogliere l’essenza del soggetto preso in esame nell’opera ideata per gli spazi di Sala Santa Rita. Ed è proprio su questo piano reale e consueto che l’artista trae ispirazione da sempre, scandagliando il contesto urbano nel quale si addentra. Qui, tutti i piccoli dettagli che costellano il nostro microcosmo sono evidenziati nel loro aspetto comune e vitale, capace di cambiare il punto di vista da cui siamo soliti osservare la realtà. Infatti, con l’opera Arrotino il focus si sposta dal soggetto in sé per sperimentare la duplice proprietà del suono e approfondire la ricerca dell’artista romano. Quest’ultimo amplifica la dimensione spaziale e la sua fruizione attraverso diversi espedienti, che si sono affinati con la pratica artistica. Per l’occasione, De Rosa sperimenta le potenzialità della sound art, studiando la sua intrinseca immaterialità e plasmando la sua concreta presenza all’interno dello spazio. Ed ecco allora che una serie di elementi come il metallico sapore delle saracinesche, il discontinuo abbaiare di un cane, come anche la vibrante accensione di un motore, si mixano e albergano nella sala, creando una finestra aperta verso una quotidianità tanto vicina ma vissuta ‘a distanza’. Lì, in quella linea sottile, l’elemento tanto banale quanto riconoscibile dell’arrotino non si pone come soggetto aulico, ma si trasforma in un elemento disturbante capace di disorientare un’ambientazione ordinaria a cui il pubblico – forse per la prima volta in assoluto – si trova ad ascoltare con un’attenzione del tutto interessata. Insomma, come in una ordinaria tarda mattinata, ‘l’arrotino senza volto’ si muove da un capo all’altro della sala, proprio come nelle strade Capitoline, giocando e accentuando la struttura circolare della ex-chiesa. Ma può un suono abitare semplicemente uno spazio, o può anche plasmarlo? Utilizzo questo termine perché mi riconduce ad una dimensione materica, capace di essere esperita attraverso un coinvolgimento fisico oltre che sensoriale. Ebbene, in questo caso, l’opera audio modella il perimetro della sala spingendosi oltre, in una dimensione profonda e senza confini, nella quale il pubblico si perde ogni volta che il segnale dell’arrotino si dissolve. Tra le pieghe di toni marcati, armonici e lievi, lo spettatore viene interrogato su quella realtà che pensa di abitare quotidianamente, ma che in verità continua a pulsare e a muoversi nonostante il disinteresse comune.
Valentina Muzi

Marco De Rosa nasce a Roma il 9 novembre 1991. Frequenta il corso di Scultura presso la Rufa – Rome University of Fine Arts – dove consegue la laurea di secondo livello nel 2015. Tra il 2012 e il 2015 collabora come assistente con vari artisti. Nel 2016 apre insieme ad altri colleghi coetanei lo Spazio In Situ, un artist-run space nel quartiere romano di Tor Bella Monaca dove attualmente lavora. La sua ricerca artistica verte su concetti quali lo spazio, la realtà e l’inutilità intesa come concetto statico di un mondo apparentemente perfetto ma privo di scopo. Lavora attraverso vari medium tra cui fotografia, pittura e istallazione creando opere che l’artista stesso definisce non-ready-made.


ARROTINO di Marco De Rosa
a cura di Valentina Muzi
Dal 16 Ottobre 2021 al 31 Ottobre 2021

Sala Santa Rita
Via Montanara - Roma

dal martedì alla domenica dalle 18 alle 21

COSTO DEL BIGLIETTO: ingresso gratuito consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi Covid19


mercoledì 13 ottobre 2021

Un weekend all’insegna dell’arte contemporanea con Studio Azzurro, Luigi Ghirri e la videoarte latinoamericana

Luigi Ghirri, Puglia, 1982

Un week end all’insegna dell’arte contemporanea con Studio Azzurro, Luigi Ghirri e la videoarte latinoamericana. Il 15 e il 16 ottobre 2021 la road map dell’arte è tra Polignano a Mare e Monopoli. Una due giorni dall’alto valore culturale che si affianca alle iniziative già in corso nel territorio della Costa dei Trulli

Venerdì 15 ottobre 2021 alle ore 19 lo spazio Think Tank (ex deposito carburanti) di Monopoli apre al pubblico, in una collaborazione tra Fondazione Pino Pascali, Comune di Monopoli e Teatro Pubblico Pugliese, la mostra Meditazioni Mediterraneo di Studio Azzurro.

La mostra, spiega Studio Azzurro, “è il risultato di un viaggio compiuto all’interno di un’area geografica di cui riconosciamo una particolare sensibilità che trae origine dallo straordinario e tormentato fascino del suo territorio, ma anche della antica ricchezza delle sue culture e dalla mescolanza di razze, religioni, costumi rappresentate nei popoli che abbracciano questo specchio di mare. È una sensibilità che riesce in modo sorprendente a far emergere sopra un temperamento vulcanico, fatto di conflitti e tragedie, diversità e antagonismi, la bellezza e il sorriso, la familiarità e la naturalezza. Un’arte del vivere che può essere messa a disposizione del mondo intero”.

In mostra l’installazione interattiva Il confine dei corpi, una mappa geografica del Mediterraneo che richiama la poetica imprecisione degli antichi portolani: sarà il visitatore, camminando sull’installazione, ad attivare il messaggio implicito nell’opera, in una relazione evocativa tra corpo e mappa. Accompagnano l’opera I sette cavalletti in legno, diversi tra loro e carichi di significato, che scandiscono lo spazio e il passo del visitatore che dal tappeto sensibile si avvicina progressivamente al "teatro dei gesti artigiani". Chiude il percorso espositivo Il colore dei gesti, che richiama la sapienza antica e contemporanea dei maestri artigiani: “sono un centinaio”, spiegano gli artisti, “gli artigiani che abbiamo incontrato durante questi nostri viaggi lungo le coste del mare nostrum per il progetto Meditazioni Mediterraneo. Ciascuno di essi è ripreso nel proprio ambiente, con le mani in primo piano, e intreccia con gli altri un racconto di gesti e suoni che si genera dal comporsi delle forme dei manufatti”.

La serata è supportata da Bevande Futuriste.



Studio Azzurro, Meditazioni Mediterraneo

Sabato 16 ottobre, alle ore 18 la Fondazione Pino Pascali di Polignano a Mare inaugura la mostra Tra albe e tramonti. Immagini per la Puglia, in collaborazione con l’Archivio Eredi Ghirri. 

Il celebre fotografo, con il suo sguardo innovatore tra i più significativi della seconda metà del Novecento, intraprese nel 1982 un personale viaggio in Puglia, scattando oltre un centinaio di foto: una selezione importante tra queste fu allora esposta alla Fiera del Levante di Bari. La famiglia Ghirri, attraverso negativi e foto originali, ha ricostruito il viaggio per immagini del fotografo emiliano che tanto amava la Puglia e che più volte vi fece ritorno insieme ad amici a lui carissimi come Lucio Dalla, lo scrittore Gianni Celati e l’intellettuale e fotografo pugliese Gianni Leone. Questo importante corpus fotografico, parzialmente inedito, sarà esposto alla Fondazione Pino Pascali, accompagnato da una preziosa pubblicazione, l’unica dell’artista dedicata ad una regione italiana, con testi di Arturo Carlo Quintavalle, storico dell’arte, e un’intervista di Rosalba Branà, direttrice della Fondazione Pino Pascali a Gianni Leone. Edita da Mack Books, avrà una distribuzione internazionale e offrirà ai cittadini di tutto il mondo l’immagine della Puglia attraverso lo sguardo di uno dei più grandi artisti italiani, con i suoi scatti che raccontano il territorio un lirismo che coglie quell’identità profonda ed autentica che la nuova tipologia di turismo responsabile ricerca.

Il libro sarà presentato a febbraio 2022 in occasione del finissage della mostra e nella ricorrenza del trentennale della scomparsa di Luigi Ghirri.

Sempre il 16 ottobre 2021 inaugura nella project room della Fondazione Pino Pascali la mostra Latidos, a cura di Lucia Cupertino e Maria Rossi, promossa dalla rivista La Macchina Sognante. Latidos, che in spagnolo significa battiti, rimandando all’estrema vitalità dell’arte e della cultura latinoamericana, indaga le interconnessioni tra arti visive, antropologia e letteratura nel continente sudamericano. 

In mostra, le opere di: Andrés Montes Zuluaga (Colombia); Jade Rainho (Brasile); Michelle Angela Orti (USA/Mexico), Mingas de cuerpos (collettivo artistico sudamericano); Natalie Marx (Colombia/USA); Corporación Traitraico (Cile), Raúl Zecca Castel (Italia/Spagna).

La serata proseguirà alle 20.30 con il concerto Fiabe per pianoforte solo, conclusivo della rassegna musicale Stravinsky & Friends, promosso da Fondazione Paolo Grassi.

La pianista russa Varvara Nepomnyashchaya accompagnerà il pubblico nell'atmosfera fiabesca del folklore russo con le significative composizioni 'Petruška' e 'L’uccello di fuoco' di Igor Stravinsky e altre opere distintive di Nikolay Medtner, Sergei Prokofiev e Maurice Ravel. (Biglietteria Vivaticket o presso Fondazione Paolo Grassi di Martina Franca; inoltre online su Vivaticket, Fondazione Paolo Grassi o Festival della Valle d'Itria. Il costo è di 10€ a persona per il biglietto intero e 5€ per il ridotto (destinato agli over 60, agli under 30 e alle famiglie). L'ingresso al concerto sarà consentito esclusivamente agli spettatori muniti di valido Green Pass.

15 ottobre, ore 19
Studio Azzurro. Meditazioni Mediterraneo
(fino al 16 gennaio 2022)
Think Tank (ex deposito carburanti)
Via Arenazza, 64, Monopoli
Uscita Conversano - Monopoli
orari: dal mercoledì al venerdì: dalle 17 alle 21; sabato e domenica: dalle 9 alle 13 e dalle 17 alle 21

16 ottobre, ore 18
Luigi Ghirri. Tra albe e tramonti. Immagini per la Puglia (fino al 20 febbraio 2022)
Latidos - project room (fino al 12 dicembre 2021)
Fondazione Pino Pascali
Via Parco del Lauro, 119
Polignano a Mare
orari: dal mercoledì alla domenica dalle 16 alle 20

info:
Ufficio stampa Fondazione Pino Pascali
press@museopinopascali.it
+39 3201122513

Einstein’s Sonata: una mappa sonora della Via Lattea al Festival della Scienza


“Cosa stai facendo così tardi la notte? Sto contando le stelle.
Conosci i loro nomi?Si.
Quante ne hai contato? Cento.
Sono tutte? Ce sono più di 100 nel cielo.
100 è sufficiente. Una volta che ne hai contate 100, tutte le altre centinaia sono uguali.
(Drowning by Numbers di Peter Greenaway)

Einstein’s Sonata è una performance diretta dall’artista visiva Samantha Stella, nata da un progetto dell’astrofisica Valeriya Korol. La musica è del compositore Andrea Valle ed è eseguita dal pianista Luca Ieracitano. La première nazionale, che si terrà a Genova il 29 ottobre, rientra nell’ambito del ricco palinsesto delFestival della Scienza, giunto alla diciannovesima edizione, che quest’anno ha come parola chiave “Mappe”. 

Il titolo della performance è un tributo ad Albert Einstein, Premio Nobel in Fisica nel 1921: il fisico teorizzò l’esistenza delle onde gravitazionali nella sua teoria generale sulla relatività, sebbene la rilevazione di tali onde sia stata possibile solo un secolo più tardi, nel 2015. Si tratta inoltre di un omaggio alla forte passione di Einstein per la musica - sua mamma Pauline era una pianista talentuosa, egli venne educato allo studio del violino sino dall’età di sei anni, e in seguito del piano. Secondo Einstein, la relazione tra musica e scienza era molto intima.

Tuttora questi segnali cosmici rappresentano un affascinante campo di studio, e se finora abbiamo rilevato solo onde provenienti dal lontano Universo, sappiamo che esistono molte sorgenti anchenella Via Lattea: le stelle nane bianche (punto finale dell’evoluzione per la maggior parte delle stelle nella nostra galassia), in sistemi binari molto stretti, ruotando l’una attorno all’altra producono infatti onde gravitazionali. Ognuna di esse emette una singola frequenza di onde (una nota), ma poiché le proprietà dei diversi sistemi possono variare, ogni binaria emetterà una notadiversa. Milioni di doppie nane bianche, che ci aspettiamo essere presenti nella Via Lattea, creano così una melodia della nostra galassia. Einstein's Sonatarappresenta dunque l’esplorazione musicale della mappa delle doppie nane bianche nella Via Lattea rilevabili da LISA (Laser Interferometer Space Antenna, futura missione dell’Agenzia Europea Spaziale) simulata negli studi di Valeriya Korol. Attraverso un processo di sonificazione, il compositore Andrea Valle ha trasformato i dati teorici ricevuti da Valeriya in una composizione intitolata Periplo del Latte(dove “periplo” è un termine latino che si riferisce al “viaggio”). Si tratta di un insieme di 11 pièces, eseguite dal pianista Luca Ieracitano.

Einstein’s Sonata è visivamente ispirato alla scena di apertura del film Giochi nell’acqua(Drowning by Numbers), 1988, del regista ed artista visivo britannico Peter Greenaway. Nella scena di apertura del film, una giovane ragazza vestita come la protagonista del dipinto Las Meninas(1656, del pittore barocco spagnolo Diego Velazquez), salta la corda contando le stelle nel cielo sino a 100. “Una volta che hai contato sino a 100” - dice la ragazza - “tutte le altre centinaia sono uguali”. In scena, accanto all’esecuzione pianistica di Luca Ieracitano e un reading di Samantha Stella, una ragazza indosserà un abito ispirato al film e realizzato dal costumista Pasquale Napolitano.

Al termine della performance, Valeriya Korol spiegherà la ricerca scientifica che ha portato alla costruzione della mappa. Andrea Valle parlerà di come i dati scientifici sono stati trasposti in musica. Samantha Stella e Luca Ieracitano presenteranno la loro interpretazione della Sonata.

Il progetto è sostenuto dallaGruber Foundation, gestita dalla International Astronomical Union, e dalla Netherlands Organisation for Scientific Research (NWO), che hanno assegnato a Valeriya una borsa di studio post-dottorato presso l’Institute for Gravitational Wave Astronomy of the University of Birmingham.

L’accesso alla performance è vincolato all’acquisto del ticket (giornaliero o abbonamento) al Festival della Scienza. Per maggiori informazioni sull’evento e sull’acquisto dei biglietti si può consultare il sito web del Festival della Scienza (www.festivalscienza.it). 

Relatori

Luca Ieracitano, pianista, studia questo strumento dall’età di 7 anni. Si è esibito in Europa, U.S.A. Giappone e Australia, in alcuni dei più importanti festival, come solista, musica da camera e orchestra. Negli ultimi 20 anni ha concentrato la sua ricerca sulla musica contemporanea e del XX secolo, ha debuttato con centinaia di nuovi lavori e collaborato con alcuni dei più grandi compositori. 

Valeriya Korol, astrofisica, lavora presso l’Institute for Gravitational Wave Astronomy dell’University of Birmingham. Studia come le onde gravitazionali provenienti da sorgenti all’interno della nostra galassia possono essere utilizzate per ricostruire la struttura e la storia della Via Lattea. È co-fondatrice del gruppo LISA Early Career Scientists, che sostiene la nuova generazione di scienziati/e che studiano le onde gravitazionali.

Samantha Stella, artista visiva, performer, set&costume designer, regista, cantante e musicista. Sviluppa principalmente progetti focalizzati sul corpo e pratiche di discipline live utilizzando differenti linguaggi, installazioni con elementi strutturali e corporei, fotografia, video, musica, voce. Il suo lavoro è stato presentato con debutti internazionali in gallerie di arte contemporanea, musei, teatri, chiese e castelli. (www.samanthastella.com)

Andrea Valle, docente di Semiotica e Programmazione Audio nella Performing Art presso l’Università di Torino (DAMS). Nasce come bassista, ha studiato composizione e ha sviluppato progetti che includono il controllo computazionale di oggetti fisici, con una preferenza particolare per il lavoro con materiali comunemente scartati. Il suo lavoro include anche improvvisazione, installazioni sonore, e musica per performance e installazioni multimedia. 

Einstein's Sonata - foto di Samantha Stella


Einstein’s Sonata: una mappa sonora della Via Lattea al Festival della Scienza
Conferenza / Spettacolo in première nazionale

Fedora Florian, performer
Luca Ieracitano, pianista
Valeriya Korol, astrofisica
Pasquale Napolitano, costumista
Samantha Stella, regista e performer
Andrea Valle, compositore

Palazzo Ducale, Sala del Maggior Consiglio, Genova
Venerdì 29 ottobre 2021 h. 21


Emanuele Scuotto - Purgatorio


PURGATORIO è la personale di Emanuele Scuotto che apre la strada alla sua nuova ricerca artistica, sviluppata secondo le istanze di una indagine solitaria che fa dell’eredità dei FRATELLI SCU8 punto di avvio per un itinerario soggettivo di grande intensità e che affida sempre alla scultura ed alla installazione i termini di un dialogo costante con la sua Napoli, la sua Storia e le sue storie, quelle che l’arte può svelare e trattenere nella memoria umana, nota, al contrario, per la cessione all’oblio. 

PURGATORIO si articola attorno ad alcuni punti chiave: il culto antico delle Anime del Purgatorio, una lettura metaforica di un rituale che, da sempre osteggiato e oggi destinato a scomparire, trova una moltitudine di nessi con il nostro tempo. La traduzione della duplice dimensione del sotto|sopra del mondo e dell’ultramondo attraverso la materia scultorea, argilla nera che racconta le viscere magmatiche partenopee e l’universo onirico e mistico ad esse legate. Una dualità che si rispecchia,in superficie nella scelta di dare corpo alla mostra secondo una scansione urbana ed architettonica: due luoghi espositivi, molto differenti tra loro, due giornate differenti per il vernissage, una project room creata in Nabi Interior Design per accogliere i nuovi lavori,accogliere, ammaliare e sorprendere con inattesi rituali i visitatori e uno spazio espositivo che si inabissa nella Napoli ipogea, la OFF Gallery.

Due prospettive intimamente legate e in dialogo continuo che percorreranno con l’artista un itinerario estetico, materico e di ricerca che desidera porre il visitatore di fronte ad una importante riflessione, subito dopo lo stupore, lo spirito di scoperta o di appartenenza di identità. Al centro di questi due poli un incontro con l’antropologo Stefano De Matteis, conversazione che pone Scuotto nei panni di un artista in grado, attraverso il suo Dna marcatamente napoletano, di addentrarsi nelle profondità dell’esistenza umana, raccontarsi e raccontare di luce e ombra, di inquietudine e bellezza, di dolore e rinascita: tutto ciò che potrebbe scomparire nella fretta del quotidiano rimane impresso nella materia, lavorata ad arte, e si trasforma in tasselli di memoria. Scuotto osserva e rielabora, interiorizza e trasforma, alla continua ricerca di una dimensione altra da raggiungere attraverso il suo linguaggio, la sua intima urgenza, il suo pane quotidiano: la scultura.“Con il suo sguardo profondo, quello di chi sa osservare l’orizzonte indefinito e lontano del mare o sa scrutare gli abissi delle viscere napoletane da cui il cielo mostra oniriche sfumature, ricorda Vulcano – o Efesto per la mitologia greca – creatore di materia dal profondo della terra.” – A. Immediato – e PURGATORIO diviene per ognuno di noi un personale viaggio nelle profondità inscrutabili e finalmente affiorate. 


Biografia dell’artista
Marano di Napoli, 1978.
Vive e lavora a Napoli. Diplomatosi al liceo artistico di Napoli, nel 1996 fonda la bottega d’arte La Scarabattola con i fratelli Salvatore e Raffaele: tuttora è uno degli autori del gruppo. Nel corso di più di venti anni di attività, le mostre più importanti da ricordare sono: Mostro…il diavolo del 2003, Pulcinella rifavola del 2004 e Il mondo sospeso del 2005, tutte allestite presso la Chiesa di San Severo al Pendino di Napoli. Del 2008 è Personaggi di terrore, demoniaci e magico-religiosi della tradizione natalizia meridionale, in collaborazione con Roberto De Simone, inaugurata presso la Reggia di Caserta. Al 2009 risalgono SCU8 Maninarte, a cura di Luca Beatrice, ospitata nei locali di Castel dell’Ovo e Tradizione in Azione, allestita presso il complesso di San Lorenzo Maggiore (Na). Lo stesso luogo viene scelto per la suggestiva installazione Mondi del 2010. Al 2013 risale l’organizzazione e la partecipazione a Paleocontemporanea, collettiva articolata in un percorso tra antichità ed espressioni artistiche contemporanee, sviluppato tra il Museo Archeologico di Napoli, il Museo e l’Osservatorio Astronomico di Capodimonte e le Catacombe di San Gennaro. Nello stesso anno gli Scuotto danno vita alla galleria ESSEARTE, orientata ad una riflessione sull’opera d’arte, in particolare sull’oggetto artistico, e alla promozione dei più giovani; nel 2016 la galleria ospita La terra in una stanza – una wunderkammer per i fratelli SCU8, mostra nata per raccontare i venti anni di attività del gruppo. Nel 2018 Emanuele e Salvatore, con un’opera a quattro mani, sono tra gli artisti partecipanti a Ceramics now!,mostra allestita presso il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza in occasione del sessantesimo anniversario del prestigioso Premio Faenza.

Con Terra mia (2019, Nabi Interior Design, Napoli), mostra che lo vede unico autore delle opere, Emanuele inaugura il suo percorso artistico personale.

Luoghi
NABI Art Gallery 

Una fluida presenza di arte in tutte le sue forme convive con il design e l’arredo: mondi diversi che possono diventare complementari nel raccontare i propri spazi di vita.Da questa idea nasce NABI art gallery, una project room interamente dedicata alla scultura, alla pittura, alla fotografia, che trova posto all’interno di NABI Interior Design. 

Off Gallery 
Nel cuore del centro antico di Napoli, ad un passo dalla Cappella Sansevero, Off Gallery narra dell’amore di B. per l’arte, quella antica e quella contemporanea. Una colonna greca, scoperta quasi per caso, accoglie il visitatore in uno spazio dal forte carattere, carico di memorie e suggestioni, dove il passato che affiora dialoga con le opere degli artisti contemporanei in mostra. 

Il catalogo, contenente i testi critici di Azzurra Immediato, Alba La Marra e Stefano De Matteis sarà presentato in occasione del finissage della mostra.

L’ingresso alla mostra sarà contingentato in ottemperanza alle misure anti-COVID e sarà consentito ai soli possessori di Green Pass. All’ingresso si procederà alla misurazione della temperatura corporea e sarà disponibile il gel disinfettante. È obbligatorio l’uso della mascherina durante la permanenza negli spazi della mostra.

PURGATORIO emanuele scuotto
a cura di Azzurra Immediato

Organizzazione:
Nabi Interior Design, di Biancamaria Santangelo 
OFF Gallery, di Beniamino Manferlotti

Supervisione: 
Alba La Marra

Luoghi:
22 ottobre 2021 Nabi Art Gallery presso Nabi Interior Design, Via Chiatamone, 5a, 8012, Napoli
29 ottobre 2021 OFF Gallery, Via Raimondo de Sangro di Sansevero, 20, 80134, Napoli

Vernissages:
Venerdì 22 ottobre, ore 18.00 Nabi Interior Design
&
Venerdi 29 ottobre, ore 18.00 OFF Gallery

Date:
Ottobre – Dicembre 2021

Giorni ed orari di apertura: 
Nabi Interior Design: Lunedì – Sabato 10.00 -13.30 | 16.00 - 20.00
OFF Gallery: su prenotazione, tel. 3471276800

Info
Nabi Interior Design
Via Chiatamone, 5a, 80121 Napoli
Tel. 081 060 5284
Whatsapp: 335 148 7140
e-mail: info@nabidesign.eu

OFF Gallery
Via Raimondo de Sangro di Sansevero, 20, 80134, Napoli
Tel. 347 127 6800
e-mail:info@offgallerynapoli.it


Responsabile della comunicazione
Alba La Marra
Tel. 347 127 6800 
e-mail: albalama@inwind.it

Realizzazione grafica
Pablo Donadio


giovedì 7 ottobre 2021

Alice Padovani | Ecdysis. Economics of mutation


Deimatico, 2021 
installazione a tecnica mista, dimensioni ambientali 
Progetto in collaborazione con Massimiliano Camellini

La galleria di ricerca Amy-D Arte Spazio di Milano presenta, dal 7 al 28 ottobre, la personale di Alice Padovani, vincitrice del premio speciale Amy-d Arte Spazio ad Arteam Cup 2019.

Il progetto espositivo economART dal titolo Ecdysis. Economics of mutation, a cura di Livia Savorelli, è da concepire come un racconto diffuso e rizomatico intorno alla tematica del cambiamento – concepito come metamorfosi di stato fisico e metafisico – che si sviluppa negli spazi della galleria, attraversando idealmente la totalità della poetica dell’artista modenese che spazia dal disegno all’installazione, dalla fotografia alla performance.
In effetti Ecdysis, letteralmente “fare la muta”, indica espressamente un cambiamento che a partire dallo strato più materiale ed esterno, la pelle, muove verso quello più profondo, che resta per lo più nascosto dalla struttura e talvolta dalle resistenze morali. Un processo di mutazione, che prendendo a modello la metamorfosi della forma nel mondo animale, assume una connotazione più ampia che a partire dall’artista – la prima ad attivare su se stessa questo processo di distruzione, cambiamento e nuova nascita (emblematica in tal senso la serie fotografica Deimatico, realizzata in collaborazione con Massimiliano Camellini e scelta come immagine guida della mostra) – si estende idealmente a tutta l’umanità, manifestando l’urgenza di un’evoluzione, i cui resti sono abbandonati in favore di un corpo rinnovato, in una combinazione programmata o istintiva di distruzione e di crescita.

Il giorno dell’opening, giovedì 7 ottobre, è inoltre prevista un’azione performativa di Alice Padovani. Con (1) 1 performance per 3 movimenti di transizione, il cui sonoro è realizzato dalla band Le Piccole Morti, l’artista muove proprio dal cambiamento di stato e forma, attraverso tre movimenti che agiscono sulle tre forme transitorie del corpo di un insetto: le uova, la larva e il coleottero.


ALICE PADOVANI 
Nata nel 1979 a Modena, dove vive e lavora. Laureata in Filosofia e in Arti Visive, dalla metà degli Anni ‘90 al 2012 si forma e lavora come attrice e regista nell’ambito del teatro contemporaneo. Il suo linguaggio espressivo spazia dal disegno, all’installazione e alla performance. 
Fondendo la spontaneità dell’impulso creativo, al rigore del metodo scientifico, Alice Padovani propone nelle sue opere frammenti di una natura decontestualizzata e crea collezioni che sono, al contempo, cumuli e tracce: nature morte in cui fragilità e solidità giocano con la loro stessa materia e dove il tempo sembra aver perduto il proprio diritto di corruzione. Elementi vegetali e animali dialogano assieme ad altri objets trouvés nel tentativo di instaurare un equilibrio tra l’effimero del corpo organico e la solidità della forma inorganica.
Il rapporto con l'elemento naturale è ben spiegato in queste parole estratte da una recente intervista all'artista «la natura rappresenta per me il regno della molteplicità, del sensibile e della contraddizione perché in grado di suscitare sentimenti di gioia e disperazione, di dolore e di piacere. È vita e morte che si rincorrono in modo perpetuo del tutto fine a sé stesso, e ritrovandomi perfettamente nelle parole di Tolstoj, “già lo conosco, non cerco di sciogliere il nodo, ma mi accontento di questa oscillazione”». La natura è dunque un’entità da frequentare quotidianamente e “riclassificare” in maniera tutt’altro che scientifica, seguendo soprattutto il filo del tempo e dell’emotività. 
Le sue opere sono state esposte in mostre personali, collettive e fiere d’arte a carattere nazionale e internazionale ricevendo numerosi premi e riconoscimenti. Nel 2019: il Premio Umberto Mortari come sostegno alla carriera - London Artrooms Awards, il Premio residenza Fonderia Artistica Versiliese - London Artrooms Awards, il Premio residenza Festival for the Earth e il Premio speciale Galleria Amy D Spazio Arte Milano ad Arteam Cup 2019; nel 2018: Primo premio Scultura - Premio Nocivelli 2018, Premio speciale Galleria Guidi&Schoen - Arteam Cup 2018, Biafarin honor award – Arte Laguna Prize, Paratissima Talent Prize - Paratissima Bologna.
I suoi lavori fanno parte di alcune importanti collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero.


          


Alice Padovani
Ecdysis. Economics of mutation
a cura di Livia Savorelli

7 - 28 ottobre 2021
Opening giovedì 7 ottobre alle ore 18
In occasione dell’opening l’artista realizzerà (1) 1 performance per 3 movimenti di transizione

Prenotazione obbligatoria entro lunedì 4 ottobre, inviando mail a: info@amyd.it

AMY d Arte Spazio
via Lovanio 6, Milano

Orari: lun-ven 11-19
Sabato e festivi su prenotazione

Info: www.amyd.it
info@amyd.it
+39 02654872

mercoledì 6 ottobre 2021

EPISTÈME - Distinguere senza separare

Marini Gasparini, 2019

Nel corso di tre anni di attività, con all’attivo quindici progetti espositivi e un ampio numero di incontri pubblici e progetti collaterali, mtn | museo temporaneo navile ha cercato di intessere un discorso in stretta relazione con la contemporaneità, ritenendo l’arte un modo per lavorare sulle strutture che formano e determinano l’assetto di una società. I vari progetti espositivi non sono stati intesi solo come un momento celebrativo del lavoro dei singoli artisti, bensì come un dispositivo per conoscere e approfondire, attraverso l’arte, le strutture di pensiero sulle quali si fonda il nostro tempo: arte come strumento conoscitivo.

Mai come oggi dovrebbe apparire inequivocabile il fatto che la conoscenza, e quindi il lavoro intellettuale in senso esteso e trans-disciplinare, sia fondamentale non solo per attraversare periodi di crisi e incertezza, ma anche per scongiurare la dissoluzione della civiltà stessa. In un esercizio di conoscenza equilibrato e cauto va oggi rilevato il fenomeno, largamente diffuso e in costante affermazione, della dipendenza epistemica: l’affidare ad altri l’universo delle proprie conoscenze. I codici, così, non vengono creativamente conosciuti e sviluppati bensì mutuati, accettati aprioristicamente. Come se qualcuno, in una stanza piena di persone, affermasse che fuori piove e nessuno sentisse il bisogno di verificare se effettivamente ciò stia realmente accadendo”, scrive il curatore Marcello Tedesco. 

Per questo, per cercare di affrontare un tema così delicato e di enorme interesse per la collettività, mtn | museo temporaneo navile ha deciso di proporre la mostra collettiva EPISTÈME. Distinguere senza separare affidandosi all’esperienza creativa di tre artiste di incredibile rigore, che nel corso della propria vicenda artistica sono riuscite a dissolvere le artificiali sovrastrutture che inibiscono un reale processo conoscitivo: Marina Gasparini, Martina Roberts, Silvia Vendramel.

Quello che offrono a noi sono delle prelibatezze, frutto di una faticosa e profonda aratura. Ognuna di esse, pur mantenendo una specificità di linguaggio, affronta e risolve il capitale (storico) conflitto tra un sapere metafisico e uno di tipo tecnico-scientifico. Il valore più significativo che si intravede nella loro ricerca è quello di aver scoperto il modo di distinguere senza separare, riconciliare gli opposti. Anche la felice oscillazione tra una dimensione strettamente artistica e un’altra legata all’artigianato, al lavoro manuale e alla sapienza dei materiali, racconta di una ricerca calata nel mondo e nella sua multiformità, in alcun modo ostaggio di rigide ortodossie. I presupposti del lavoro delle tre artiste, e la prassi utilizzata per delineare la propria ricerca, offrono importanti spunti in un periodo dove le forze in campo tendono a porsi unidirezionalmente verso le polarità, piuttosto che cercare un equilibrio al centro, inibendo in questo modo la natura stessa del processo conoscitivo.

“Nel suo testo ‘Le parole e le cose’, il filosofo Michel Foucault descrive i ‘codici fondamentali’ che fondano una cultura e che influenzano non solo il modo di pensare corrente, e quindi la gestione di determinate situazioni, ma anche l’esperienza stessa dell’essere al mondo. Evidente, allora, come sia idealmente opportuno, oggi più che mai, un esercizio epistemico, condiviso e diffuso, e non una cultura dei pochi che domina paternalisticamente sui molti come direbbe Cesare Zavattini”, scrive Marcello Tedesco.

Come da un anno a questa parte, il progetto espositivo è pensato principalmente per essere visto dall’esterno di mtn | museo temporaneo navile, attraverso le sue monumentali vetrate. In questo modo vogliamo suggerire che sono le opere a dover andare oggi verso il pubblico e non viceversa. Inoltre, in questo modo la mostra è democraticamente esperibile da chiunque in qualsiasi momento del giorno o della notte, in autonomia. L’interno del museo rimane vuoto: un’assenza che ci ricorda l’importanza di comprendere e interpretare in modo nuovo il nostro tempo.


Il progetto è curato da Marcello Tedesco.

La mostra è sempre visibile dall’esterno del museo.
Orari: venerdì dalle 15 alle 19, solo su appuntamento: info@museotemporaneonavile.org


Marina Gasparini (Gabicce Mare, vive e lavora a Bologna)
Marina Gasparini basa la sua pratica artistica principalmente sull’installazione site-specific, partendo dalla riformulazione di iconografie provenienti da epoche e culture diverse in dialogo con lo spazio pubblico. L’uso della scrittura e dell’emblema visivo e l’utilizzo delle fibre tessili, sono elementi con cui intrattiene un rapporto privilegiato e costante pur se assoggettato a continue riformulazioni. Ha esposto in gallerie e musei in mostre personali e rassegne internazionali di fiber art. Ha tenuto workshops e residenze artistiche in Spagna, Belgio, Finlandia, Stati Uniti, India, Giappone, Turchia. È docente all’Accademia di Belle Art di Bologna.

Martina Roberts (Torbay, UK, 1970, vive e lavora a Bologna)
Si è laureata in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Ravenna e ha frequentato la University of the West of England, Bristol (UK). Insegna Decorazione del tessuto all’Accademia di Belle Arti di Rimini. Nel 2019, vince, in gruppo con l’artista Antonio Violetta, il concorso pubblico per la realizzazione di due opere d’arte per la nuova sede del Compartimento Regionale e Sezione Provinciale della Polizia Stradale di Bologna. Del suo lavoro scrive: “Come un baco da seta produco un filo, disegnato o dipinto per esplorare l’ignoto. Sono improvvisazioni nel vuoto, uno spazio aperto all’imprevisto, dove tessere forme figurative e astratte. È una trama generatrice, una rete simbolica che fa emergere e fluire l’esperienza”.

Silvia Vendramel (Treviso 1972)
Si dedica alla scultura e all’installazione assemblando elementi di diversa natura e incorporando un ampio raggio di materiali di tipo domestico, industriale e naturale. Le sculture in metallo e cemento in mostra, realizzate di recente, recano come filo conduttore la presenza di elementi cuneiformi che richiamano l’idea di passaggio. Vendramel si serve di manufatti da lei realizzati e di elementi incontrati e collezionati nel tempo, assemblandoli come fossero snodi o giunzioni che attraversano lo spazio alludendo all’idea di flusso. Uno dei tratti caratteristici delle sue sculture è il forte contrasto tra brutalità e delicatezza dato dall’impiego di elementi modellati grossolanamente insieme a dettagli e fregi di tutt’altra natura: tale contrasto porta alla luce una sorta di ambiguità formale che è per lei strategia per portare lo spettatore vicino al lavoro invogliandolo a entrare in stretto contatto con l’opera.

EPISTÈME
Distinguere senza separare
Marina Gasparini, Martina Roberts, Silvia Vendramel
08|10-05|11|2021

Via John Cage 11/a – 13/a