venerdì 16 aprile 2021

Papagna di Mariantonietta Bagliato

 


Papagna è la personale dell’artista Mariantonietta Bagliato è la XIX mostra ospitata nell’Apocryphal Gallery; la galleria, visitabile esclusivamente su Instagram nel profilo: @apocryphalgallery

L’Apocryphal gallery celebra un anno dall’apertura della galleria, ma anche un anno di silenzio e di oscurità, con la luce e la voce, nella lampada magica di Mario Nalli: microscopico faro nelle tenebre della pandemia (Carlo Lei). 

Mario Nalli, ad un anno dall’avvio della sua Apocryphal Gallery, sintetizza così la vera essenza del progetto: “Era il 10 marzo del 2020. La galleria apocrifa nasconde ed esalta nello stesso istante la piccola opera, trascina lo spettatore nello smarrimento delle reali dimensioni dello spazio e del suo contenuto. Solitamente gli artisti per realizzare una mostra si confrontano con lo spazio e per familiarizzare con esso, entrano, camminano, gli girano intorno, si rapportano, spostano lo sguardo, alzano e abbassano gli occhi, cercano un suggerimento e attendono con pazienza che lo stesso luogo gli doni la giusta ispirazione dei formati e dei contenuti. Ecco allora che l’artista è convocato a misurarsi in una dimensione diversa, mettersi in gioco in uno spazio fuori dal comune, “falso”, ad interrogarsi e ri-progettarsi in una galleria inusuale, fuori da ogni canone di spazio espositivo. L’artista, certamente, e ne sono consapevole, deve decisamente cambiare il ragionamento e pensare al piccolo formato in una nuova dimensione. Invito dunque ad una nuova scommessa, e chi sa se forse porterà a nuovi stimoli e a risultati inaspettati.”

Francesco Paolo Del Re ci introduce nelle opere di Mariantonietta Bagliato: Bagliato cuce una mostra, Mariantonietta fa il filo alla memoria-bambina della Papagna così vicina al nostro tempo narcotizzato a forza, in cui non puoi uscire per la paura e non resta che dormire e dormire nella speranza di risvegliarsi col bacio giusto degno di principessa. Come le donne a meridione mettono i papaveri nella loro pozione con cui abbeverare gli infanti per placarne il pianto, così per la sua mostra la Bagliato li mette in fila tutti quanti, i suoi oppiacei sbocciamenti, i fatali stordimenti di una solfa millenaria, per poi stenderci contenti e sognatori. Sedativo erba medica millenni nettare letti santoni e cose antiche, ma cosa sono questi occhietti che si spalancano dove meno te li aspetti? Chi risveglia i mostriciattoli dei letti che ci guardano insistenti, persino quando il sonno è proprio nero? Perché questa ossessione di controllo e questa iperconnessa tentazione di voler restare svegli?

Breve nota biografica:
Mariantonietta Bagliato (1985)
Artista visiva
Vive tra Bari e Praga. La sua ricerca artistica è influenzata da un immaginario che trae le sue origini dal teatro di figura, un lavoro caratterizzato dall’utilizzo di tessuti che l’artista trasforma in sculture, installazioni e disegni cuciti. Ha frequentato l'Accademia di Belle Arti di Bari, attualmente è docente di Discipline Grafiche e Pittoriche e ha collaborato come esperto esterno con l'Accademia di Belle Arti di Roma. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive nazionali e internazionali. Alcuni riconoscimenti: Premio Federculture 2012, Tempio Adriano, Roma - Premio Arte in Laguna 2011, Palazzo Romeno di Cultura, Venezia – Premio Nazionale delle Arti 2010, Ministero dell’Università e della Ricerca, Napoli - Premio Pinacoteca Agnelli 2009, Artissima, Torino. 



Apocryphal Gallery
Solo su instagram: @apocryphalgallery
Da un'idea di Mario Nalli

Papagna
Personale di Mariantonietta Bagliato 
Testo critico di Francesco Paolo Del Re
Musica di Dario Mattia
Inaugurazione 16 aprile 2021 alle ore 19:00
Proseguirà fino al 26 aprile 2021
Solo su Instagram: @apocryphalgallery
Info: apocrifagallery@gmail.com

Iacopo Pinelli - Sui corpi galleggianti

Sabato 10 aprile dalle ore 11.00 la Shazar Gallery di Napoli presenta Sui corpi galleggianti la personale di Iacopo Pinelli a cura di Valentina Muzi. Il giovane artista (27 anni) marchigiano offre, attraverso progetti, installazioni e opere scultoree, creati ad hoc per la Shazar, una serie di spunti riflessivi sulla crisi della società, sulla quotidianità e sulla memoria giocando e plasmando materia e concetto. La società liquida di Bauman diventa il mare, metafora della contemporaneità, in cui l’individuo rischia di annegare e le uniche ancore di salvezza, i corpi galleggianti del titolo, dalle forme rassicuranti, leggere e allegre sono invece il peso di piombo o di cemento che conduce verso l’abisso. I corpi sono “Paradossi visivi in una rappresentazione della realtà distorta. La centralità dell’opera è il corpo umano che si trasforma in oggetto e, inesorabilmente, affonda essendo divenuto una massa che nessun liquido può sostenere.”

La narrazione della mostra continua con elementi di raccordo verso Le pitture di sole, opere da schermare e proteggere insieme ai pensieri in esse contenuti. Delle scatole di ferro, scrigni della memoria, sono l’invito di Pinelli alla conservazione, alla preservazione dell’effimero pannello su cui il sole ha impresso l'impronta di diversi oggetti, lo stesso sole capace di cancellarla, di distruggerne il ricordo. Piccoli elementi del fare quotidiano disegnano, grazie alla precarietà del supporto, un marchio che porta con sé il gesto, la vita delle piccole azioni, tesoro da difendere nonostante tutto. “Quello di Iacopo Pinelli è un viaggio che si districa in una serie di cortocircuiti temporali e concettuali. Il tempo viene catturato e custodito. Ogni raggio di Sole, ogni flebile e luminoso spiraglio apre le porte ad un nuovo giorno e, contemporaneamente, imprime scampoli di una vita passata.


Credo che il concetto di tempo sia tanto scientifico quanto emotivo e la sua percezione -come anche il suo senso- sia legata all’individuo che lo vive. Con questo non intendo aprire una disamina scientifica, ma credo che nella serie di “Pitture di Sole” si possa trovare la preziosità di questo elemento, tanto fuggevole quanto incisivo. Il tempo per quanto sia universalmente misurabile attraverso i secondi, i minuti, le ore, i giorni, i mesi, gli anni – e così via-, viene vissuto a seconda delle emozioni ad esso connesso, risultando assai lento o estremamente veloce. Le tracce delle sensazioni rimangono legate ad episodi, ricordi e memorie, di cui ancora se ne assaporano colori, odori e gesti. Ecco allora che scampoli di una vita passata si stagliano su una gomma piuma morbida che si fa tela. Ogni raggio di Sole, ogni flebile e luminoso spiraglio, apre le porte ad un nuovo giorno e irrora come pioggia tutta la superficie porosa, imprimendo un universo di rimandi in cui ognuno si riflette immergendosi in un passato dai contorni evanescenti. Ed è proprio nell’ombra che i ricordi tornano vividi proteggendosi dalla luce diurna e dalla sua frenesia, la stessa che rischia di far svanire la magia di quel momento lontano. A tal proposito, l’artista, custodisce dal suo stesso inchiostro luminoso le immagini affiorate, lasciando che il pubblico ne possa ammirare l’essenza all’interno dischiudendo piccoli scrigni.

Ma con la mostra “sui corpi Galleggianti”, l'artista vuole aprire anche una riflessione sul presente, giocando su un cortocircuito visivo e concettuale. La scelta del termine “giocare” non è casuale, giacché non appena mi sono imbattuta nelle opere di Iacopo Pinelli sono stata catapultata in un vorticoso artificio -per adulti, s’intende!-. Nella visione rappresentata dall’artista il nostro vivere quotidiano viene delineato con una semplicità del tutto apparente, poiché al suo interno si diramano una serie di significati che tendono oltre la mera forma dell’opera, approfondendo tematiche assai complesse. Il primo cortocircuito si evince dal titolo della mostra, ripreso dai primi scritti sull’idrostatica con cui Archimede intende spiegare le dinamiche scientifiche secondo le quali un corpo immerso in un liquido riesca a galleggiare grazie alla spinta che esso riceve. Ebbene, il liquido a cui fa riferimento il lungimirante scienziato si trasforma metaforicamente nella nostra fluida realtà dove, a differenza dei corpi galleggianti, ad emergere con difficoltà sono i fardelli del presente, carichi di un passato irrisolto e capaci di condurci a fondo come piombi nel mare. Ecco allora che boe e galleggianti solitamente connessi ad un immaginario spensierato ed infantile -altresì effimero e abbandonato- si fanno beffa dello sguardo altrui trasformandosi in paradossi e abbracciando tutte quelle problematiche che si appesantiscono anno dopo anno. Concetti come diversità, egocentrismo e razzismo si vestono con le tonalità grigiastre del cemento, tenuto volutamente grezzo quasi a voler mettere a nudo senza effimeri e falsi abbellimenti. In questo lungo cammino fatto di oggetti ricodificati s’incontrano soggetti, azioni, visioni di un mondo che intende essere riletto, approfondito e, conseguentemente, cambiato, andando oltre e delineando un mondo migliore dove l’uomo risulti essere – finalmente- un protagonista consapevole del proprio futuro.
Valentina Muzi




 


Sui corpi galleggianti sarà visitabile fino al 12 giugno dal martedì al sabato dalle 14.30 alle 19.30. La prenotazione obbligatoria è possibile su tutti i canali ufficiali della Shazar Gallery.


Shazar Gallery
Iacopo Pinelli - Sui corpi galleggianti
Opening:giovedì 22 aprile dalle ore dalle 11,00 alle 19,00
Dal 22 aprile al 12 giugno 2021


Pess officer: Graziella Melania Geraci 3475999666 press@shazargallery.com

Shazar Gallery
Via Pasquale Scura 8
80134 Napoli Tel. 081 1812 6773 www.shazargallery.cominfo@shazargallery.com
Instagram: shazargallery – FB: shazargallery

mercoledì 14 aprile 2021

Dikotomica. Simone Stuto – Giuseppe Vassallo

Giuseppe Vassallo, Latomìa, olio su tavola, cm 100x75, 2021 [courtesy SACCA gallery e l'artista]

Sabato 17 aprile alla galleria SACCA di Pozzallo verrà inaugurata la mostra “Dikotomica”, bipersonale degli artisti Simone Stuto e Giuseppe Vassallo, curata daGiovanni Scucces e Mariateresa Zagone e accompagnata da un testo critico di quest’ultima.

L’opening sarà spalmato nel corso di tutta la giornata, dalle ore 10 alle 20 (con una pausa fra le 13 e le 15). In ogni caso la galleria d'arte dispone anche di un ampio spazio esterno in cui poter sostare. Eventuali cambiamenti verranno comunicati nei giorni a ridosso dell'apertura.

Dikotomica è un progetto che ha i suoi cardini nella ricerca figurativa e nella condizione esistenziale dell’uomo. I due artisti in dialogo affrontano il tema della relazione con l’alterità, cioè con il mondo esterno e con l’estraneità, attraverso due modalità contrapposte nel rapporto fra soggetto e oggetto. Da un lato l’introspezione e lo scavo psichico rivelatori delle profondità dell’io, dall’altro la melanconia estatica ed estetica che scaturisce dall’incontro/scontro col reale. A rendere manifeste queste polarità concorrono due linguaggi differenti: da una parte la distorsione di un disegno nervoso e spezzato come quello di Stuto, dall’altra la sequenza di frames dalla controllata struttura formale che si dipanano in un’incredibile varietà di grigi in Vassallo.

Espressionistico, grafico e pittorico il primo, impressionistico foto-grafico e cinemato-grafico il secondo, entrambi però procedono seguendo un moto bidirezionale che va dall’interno all’esterno e dall’io al mondo.

Al cospetto di queste opere, scrive la Zagone, sono rintracciabili dei richiami alla tradizione visiva e alla Storia dell’Arte, da Bosh ad Hammershøi, da Bacon ad Hopper, da Pontormo a Casorati.

Simone Stuto(Caltanissetta, 1991) vive e lavora tra Biella (BI) e Racalmuto (AG). Termina gli studi nel 2016 dopo una laurea in Pittura e una specializzazione in Grafica d’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo. Ha all’attivo già diverse collaborazioni e mostre in gallerie e spazi pubblici in Italia.

Giuseppe Vassallo(Palermo, 1990), dopo una laurea in Progettazione Allestimenti presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo, termina gli studi nel 2018 specializzandosi in Grafica d’Arte presso la stessa istituzione. Collabora con diverse gallerie e partecipa a varie mostre in Italia e all’estero. È stato selezionato dalla giura presieduta da Philippe Daverio per la mostra finale del “Premio Mestre di Pittura 2020”. Nel 2018 ottiene una residenza d’artista, con mostra personale finale, presso l’Istituto Italiano di Culturadi Budapest.

Sarà possibile visitare la mostra fino al 29 maggiosecondo i consueti orari di apertura della galleria o su appuntamento.

Informazioni
SACCA gallery – Contenitore di sicilianità– Via Mazzini, 56 – Pozzallo (RG)
Titolo della mostra: Dikotomica
Artisti: Simone Stuto, Giuseppe Vassallo
Opening: sabato 17 aprile 2021 ore 10 - 13 / 15 - 20
Periodo: 17 aprile – 29 maggio 2021
A cura di Giovanni Scucces e Mariateresa Zagone
Apertura al pubblico: dal mar. al sab. ore 16.30 - 19.30 / mar. e gio. anche di mattina ore 10 - 13.
Lunedì e fuori orario su appuntamento.




Contatti
web www.sacca.online
social (Facebook, Instagram, LinkedIn) sacca.online
e-mail info@sacca.online
phone +39 338 1841981(Giovanni Scucces)

RIAPERTURE PHOTOFESTIVAL FERRARA 2021 - V edizione - IDEALE

©Gideon Mendel - Submerged Portraits Series

A seguito del protrarsi dell'emergenza sanitaria, Riaperture PhotoFestival Ferrara ha deciso di posticipare la sua apertura al 10 settembre 2021, inaugurando - eccezionalmente al calar dell’estate - la sua V Edizione sotto la voce di Ideale.

La decisione deriva dalla volontà di permettere a tutti di vivere il Festival dal vivo e al meglio, garantendone sempre lo svolgimento in totale sicurezza” dichiara il Presidente di Riaperture APS, Giacomo Brini. “La convinzione è che la ripartenza non possa prescindere dagli eventi culturali e che per questo sia indispensabile tornare a proporsi al pubblico con un festival fisico da vivere, amare e condividere con più persone possibili, in cui guardare storie e scoprire luoghi noti e inediti di Ferrara”.

Quest’anno, per festeggiare la quinta edizione il Festival raddoppierà le date di apertura, passando dai consueti 2 fine settimana a 4, posticipando dunque la chiusura al 03 ottobre 2021. 

Sedi come la Factory Grisù (Ex caserma dei vigili del Fuoco), la Cavallerizza, l’Ex Monastero e Chiesa di Santa Caterina Martire – già sede della ex Scuola professionale IPSIA -nonché le Chiese di San Carlo e San Paolo, normalmente non accessibili al pubblico, saranno restituite alla città come temporanei spazi espositivi. In questo modo si potrà approfondire il linguaggio fotografico contemporaneo e il contesto che lo ospita, in pieno accordo con la missionche, sin dagli albori contraddistingue Riaperture PhotoFestival, ovvero quella di riscoprire i non-luoghi della città valorizzandone il potenziale in termini di rigenerazione urbana. 

La cultura fotografica sarà promossa anche attraverso una serie di attività complementari alle mostre, come conferenze, talk, incontri con l’autore, visite guidate e “caffè con l’autore”.Particolare attenzione sarà dedicata dalla formazione attraverso l’organizzazione di workshops e letture portfolio che coinvolgeranno i giovani grazie ad attività ad-hoc realizzate in collaborazione con Istituti cittadini, come il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Ferrara e con il Liceo Artistico Dosso Dossi di Ferrara.

Inoltre, al circuito ufficiale di mostre si affiancherà la prima edizione dell'OFF RIAPERTURE, un percorso parallelo di 30 progetti fotografici selezionati tra le candidature pervenute tramite callche verranno accolte all'interno di attività ricettive e commerciali del centro storico di Ferrara, per una città che per un mese si vestirà di fotografia.

A far da cornice all’atteso Festival e al sul programma, ci sarà un ricco palinsesto fruibile anche in modalità digitale, con rubriche dedicate rese disponibili sui canali Facebook e Instagramdi Riaperturein cui a parlare saranno i luoghi, i fotografi e le mostre, assieme ai volontari, cuore pulsante della manifestazione, che racconteranno la loro personale esperienza del festival da un punto di vista inedito.

Il tema Idealesu cui verte la quinta edizione di Riaperture Photofestival Ferrara, si pone comeun esercizio di fantasia, una proiezione immaginifica in tensione verso l’assoluto senza mai raggiungerlo, ma capace di cambiare i passi in percorso. Nella sua apparente inconsistenza, l’ideale è in grado di trasformare tanto la società quanto l’esistenza dei singoli individui. Per la pace si conquistano piazze, per l’amore si programmano vite o si stravolgono completamente, per la fede si lotta incessantemente, per l’uguaglianza si combattono rivoluzioni, per la famiglia si cambiano leggi per tutelarne le sue molteplici forme, per l’armonia tra la dimensione umana ed urbana si sono ideate intere città che ancora oggi vivono grazie a quei principi. Tutti questi idealispingono le persone a uscire fuori da sé stesse, quasi a dimenticarsene, per difendere, ammirare, amare quell’idealee puntare in alto, cercando di fermare la vita ad un istante di felicità. Per farlo, però, devono scardinare luoghi comuni e dare un senso nuovo al presente e alla lotta, sia personale che collettiva, che questi deve affrontare per affermarsi. 

Il Concorso Fotografico, V edizione, Tema “Ideale”
La quinta edizione di Riaperture Photofestival Ferraranon può prescindere dal suo consueto concorso fotografico. La call rimarrà aperta fino al 9 maggio 2021 e come di consueto sarà possibile partecipare sia con uno scatto singolo che con un intero progetto fotografico. Quest'anno, inoltre, il vincitore della categoria progetto fotografico si aggiudicherà non solo l’opportunità di esporre i lavori nel percorso ufficiale della V Edizione di Riaperture, ma sarà presente con il proprio lavoro anche a Mantova, all’interno del programma Off 2021 della Biennale della Fotografia Femminile. Per partecipare, clicca qui

La call per il Circuito OFF Riaperture
Tra le grandi novità annunciate per l’edizione 2021 di Riaperturec'è anche la prima edizione della Call per partecipare al circuito OFF Riaperture, la cui scadenza è stata prorogata al 30 maggio 2021. Tramite la call verranno selezionati i 30 fotografi che meglio avranno interpretato la tematica dell’Ideale in tutte le sue molteplici sfaccettature. 30 saranno i nuovi luoghi tra attività commerciali, strutture ricettive, locali, spazi culturali, scelti da Riaperture per accogliere i progetti vincitori: ideali nel loro essere insoliti, in un dialogo tra quotidianità e riflessione. La call è aperta a tutti, dai fotografi professionisti agli appassionati, dai fotografi emergenti agli autodidatti di qualsiasi nazionalità, senza alcun limite di età, sia in modalità individuale che collettiva. Per partecipare, clicca qui.

Riaperture PhotoFestival Ferrara 2021, Festival internazionale di Fotografia V Edizione, è una manifestazione organizzata da Riaperture APS sotto la Direzione Artistica di Giacomo Brini con il Patrocinio del Ministero della Cultura e del Comune di Ferrara, in collaborazione con BFF di Mantova, Italy Photo Award e con Photo Contest World Water Day.


RIAPERTURE PHOTOFESTIVAL FERRARA 2021
V edizione
IDEALE

NUOVE DATE
Ferrara, 10 settembre - 03 ottobre 2021, tutti i venerdì/sabato/domenica


CONTATTI:
Ufficio Stampa Riaperture: 
Valentina Muzi 340.2250838, Laura Tota 329.9133989 
press@riaperture.com





 

martedì 13 aprile 2021

Verticale terra. Fabrizio Prevedello / Michele Tocca

Fabrizio Prevedello, Luogo, 2019. Ph. Camilla Maria Santini

Verticale terra è una mostra di Fabrizio Prevedello e Michele Tocca, non una doppia personale, ma un dialogo tra due poetiche lungo il filo di un unico racconto, che coinvolge le tre sale della galleria e fa incontrare i linguaggi dei due artisti – la scultura nel caso di Prevedello, la pittura nel caso di Tocca – sulla base di prospettive e movimenti dello sguardo tracciati dalle loro opere, e alcune, pur vaghe, ricorrenze tematiche.

Il lavoro di Prevedello si sviluppa attraverso alcuni materiali d’elezione – differenti tipi di marmo, ma anche ardesia, onice e gesso – ritrovati e prelevati nel paesaggio, in particolare quello delle Alpi Apuane, dove l’artista ha scelto di vivere che è da sempre fonte di sollecitazioni per il suo lavoro. Molte sue sculture nascono a partire da frammenti di luoghi conosciuti e attraversati camminando che, combinati, assemblati o isolati in strutture realizzate con materiali da costruzione come il cemento armato e il ferro (e attraverso una gestualità bassa, che include uno spettro di azioni declinabili in verbi all’infinito) danno vita a forme compostamente tridimensionali. Molto spesso i suoi lavori, pur lasciando intravedere la possibilità di un dentro, di un sotto e di un rovescio, non si discostano dal muro, e offrono allo spettatore un verso privilegiato, superfici e campiture capaci di espandere, nello spazio, il carattere di un paesaggio o indicazioni provenienti da paesaggi diversi, dispositivi in grado di riconfigurare e reinventare la visione di un luogo. 

I lavori di Tocca sembrano invece nascere da visioni minime e ordinarie, di cose incontrate nel corso di passeggiate o all’interno dello spazio domestico, in zone marginali, e di cui ogni dipinto è un ritratto, la traduzione di un ‘qui e ora’ della cosa che si basa su processo di registrazione del dato visivo e atmosferico dal vivo. La pittura di Tocca può dunque coincidere con il paesaggio, un paesaggio che reca le tracce di suggestioni che vengono inevitabilmente dalla storia (in particolare dal vedutismo e da una certa pittura di viaggio), o far combaciare il quadro con l’immagine di un oggetto che, dipinto su un piano indefinito, conserva, nelle pieghe e nelle impurità di superficie, le tracce del tempo e dell’atmosfera. I soggetti dei quadri di Tocca chiamano lo spettatore a uno sguardo diretto e ravvicinato, spingendolo verso il basso o verso l’alto (verso una linea dell’orizzonte che può sfiorare il margine superiore del dipinto) e, ripetuti in serie, registrano minime variazioni di luce e atmosfera che determinano il timbro e il tono generale dei dipinti. 

Verticale terra è dunque una mostra di superfici, a tratti dure e taglienti a tratti polverose e brumose, un dialogo tra campiture – la gamma di bianchi, grigi e neri dei marmi di Prevedello e la tavolozza terrosa dei dipinti di Tocca, di gialli, grigi e marroni – che può assumere le forme di un confronto o di uno spartito in cui differenti toni si attivano e rilanciano reciprocamente. 

I lavori di Tocca e Prevedello vengono inoltre accostati sulla base di alcuni aspetti di natura formale: la tendenza di entrambi a costruire immagini che si articolano attorno a un primo piano molto ravvicinato, un  primo piano stretto, con lievi accenni di profondità in costante equilibrio e contrasto con la tattilità di superficie. 

Verticale terra è anche il racconto di un movimento che ha a che fare con l’articolazione dei lavori in mostra: dall’idea di un paesaggio che si dispiega in verticale, di salita e progressione verso l’alto, a una discesa verso il piano orizzontale (che coincide con i lavori esposti nell’ultima sala), verso il basso e la zona di terra più prossima ai piedi, approdo del dialogo tra Michele Tocca e Fabrizio Prevedello. 


INFO:
Verticale terra
Fabrizio Prevedello / Michele Tocca
a cura di Davide Ferri
Opening days: venerdì 23 & sabato 24 aprile, dalle 13 alle 19
Durata mostra: 23 aprile > 5 giugno
Location: z2o Sara Zanin, Via della Vetrina 21, Roma

Orari di apertura della galleria: martedì-sabato, 13-19 (o su appuntamento) Per informazioni: info@z2ogalleria.it / www.z2ogalleria.it

Z2O Sara Zanin Gallery | via della Vetrina 21, 00186 Roma | T. +39 06 70452261 | www.z2ogalleria.it | info@z2ogalleria.it Orario di apertura: da lunedì a sabato 13:00 - 19:00 (o su appuntamento)

LISETTA CARMI | Gli altri


“Per me la fotografia, che vedo e pratico esclusivamente come reportage, 
non è tanto un mezzo di espressione, quanto piuttosto un mezzo di comprensione e comunicazione. Penso che essa possa aiutarci a capire gli altri e i loro problemi”.

La mostra Gli altri, antologica di LISETTA CARMI(Genova, 1924), giunge a distanza di quarant’anni dal trasferimento della fotografa ligure in Puglia, a Cisternino (1971), dove sceglie di vivere e fondare l’Ashram internazionale ispirato al guru indiano Babaji Herakhan Baba. 

Gli oltre 60 scatti in mostra provengono dai nuclei principali della ricerca fotografica da sempre orientata all’indagine sulle marginalità sociali, sul lavoro e sui territori del sud Italia. Accanto alle immagini dedicate al Porto di Genovae all’Italsider, il lungo viaggio nei territori remoti del meridione italiano è documentato dalle foto dedicate alla Puglia, alla Sardegnae alla Sicilia. 

Lisetta Carmi è inoltre tra i primissimi autori ad occuparsi in maniera radicale dell’identità di genere, peraltro in un periodo estremamente ostile: quando nel 1972 le sue foto vengono raccolte in un libro pubblicato dalla casa editrice Essedì di Roma, le librerie si rifiutano di esporlo. Carmi aveva iniziato a fotografare i transessuali a Genova nel 1965 e prosegue per sette anni fino alla pubblicazione di un lavoro, “I Travestiti”, destinato a diventare un documento fondamentale nella storia della fotografia italiana. 

Una sala della mostra è inoltre dedicata ad uno degli incontri più struggenti dell’esperienza fotografica dell’autrice ligure, quello con Ezra Pound. La sequenza di 12 scatti realizzati a Sant’Ambrogio di Zoagli nel 1966 riprende lo sguardo abissale e perduto del poeta americano, trasferitosi in Italia con sua moglie Dorothy Shakespeare dopo il rilascio dal manicomio di St. Elizabeths (Washington).

Nonostante la decisione perentoria di abbandonare la pratica fotografica alla fine degli anni Settanta, Lisetta Carmi assume sempre più una indiscussa centralità nella storia della fotografia italiana e numerose sono le mostre e pubblicazioni dedicate alla sua produzione: l’importante retrospettiva del 2015 a Genova (la città dove nasce nel 1924), quella del Museo di Roma in Trastevere nel 2017 e del MAN di Nuoro (2021), e la partecipazione all’ultima Quadriennale di Roma (2021). La mostra Gli altrisi sviluppa lungo due tappe prestigiose: il Castello Carlo V di Lecce (Maggio-Agosto 2021) e il Museo Osvaldo Licini di Ascoli (Settembre-Novembre 2021).


NOTA BIOGRAFICA
Lisetta Carmi nasce a Genova il 15 febbraio del 1924, da una famiglia borghese di origine ebraica. A dieci anni inizia a studiare pianoforte ma le leggi razziali le impediscono di continuare gli studi, interrotti alla terza ginnasio.

Al termine della guerra riprende gli studi di pianoforte col maestro They e si diploma al conservatorio di Milano. Tiene una serie di concerti in Germania, in seguito si esibisce anche in Svizzera, Italia e Israele.

Nel 1960 scopre la fotografia durante un viaggio in Puglia con l’amico etnomusicologo Leo Levi. Tra il 1962 e il 1964 collabora come fotografa di scena con il Teatro Duse di Genova. In seguito realizza un primo reportage in Sardegna e poi a Genova: dall’Ospedale Gaslini all’Ospedale Galliera, all’anagrafe, al centro storico e alle fogne cittadine.

Fotografa il porto di Genova con l’obiettivo di informare e denunciare lo sfruttamento del lavoro operaio; ne nasce una mostra itinerante in Italia che approderà in Unione Sovietica.

Nel 1965 entra in contatto con la comunità dei travestiti di Genova e per diversi anni li fotografa nella loro vita quotidiana. L’undici febbraio del 1966 realizza la piccola serie di foto dedicata all’incontro col poeta Ezra Pound a Sant’Ambrogio di Rapallo, grazie al quale vince il prestigioso premio Nièpce per l’Italia.

Viaggia in Inghilterra e in Olanda dove documenta il movimento di protesta dei Provos ad Amsterdam. Inizia a fotografare i monumenti del cimitero di Staglieno. Nel 1969 parte poi alla volta dell’America Latina, viaggia in Venezuela, Colombia e Messico.

Negli anni Settanta viaggia in Oriente, Afghanistan, India, Pakistan e Nepal. Nel 1971 compra un trullo a Cisternino. Nel 1972 viene pubblicato il libro “I Travestiti”, a cura di Sergio Donnabella con testi di Lisetta Carmi e Elvio Facchinelli. Nel 1975 fotografa la difficile situazione a Belfast in Irlanda.

Il 12 marzo 1976 incontra a Jaipur il guru Babaji Herakhan Baba, il Mahavatar dell’Himalaya, che trasformerà e illuminerà la sua vita. Su sua indicazione, fonda nel 1979 un ashram a Cisternino. Nel 1984 Babaji abbandona la sua forma terrena. Lisetta Carmi lascia la pratica fotografica per dedicarsi anima e corpo ai lavori di costruzione del tempio di Cisternino, che sarà ultimato nel 1986. Nel 1997 lo Stato italiano riconosce al Centro Bhole Baba lo statuto di Ente Morale.

A partire dal 2005, dopo lunghi anni di oblio, le fotografie di Lisetta Carmi diventano oggetto di grande attenzione e sono esposte in numerose mostre. Nel 2010 il film di Daniele Segre Lisetta Carmi, un’anima in cammino è presentato alla 67esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Nel 2016 le vengono assegnati il Premio Mediterraneum e il Premio Marco Bastianelli.


Lisetta Carmi. Gli altri
a cura di Roberto Lacarbonara, Giovanni Battista Martini e Alessandro Zechini
Dal 6 maggio al 5 settembre 2021

Castello Carlo V, Lecce
Patrocinio del Comune di Lecce
Organizzazione: Kunstschau (Lecce), RTI Theutra Oasimed (Lecce) e Arte Contemporanea Picena (Ascoli Piceno)
In collaborazione con l’Archivio Lisetta Carmi (Genova)

L’accesso alla mostra è contingentato in osservanza delle misure adottate dal governo italiano in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da Covid-19:

- Accesso consentito ad un massimo di 20 persone
- Mascherina obbligatoria
- Guanti monouso facoltativi

Kunstschau Contemporary place
Via G. Toma, 72 Lecce
Info: + 39 320 5749854 | info@kunstschau.it | www.kunstschau.it
Ufficio stampa: Lucia Flora Reho | press.reho@gmail.com| + 39 328 8189765 

lunedì 12 aprile 2021

[E]MOTION Op Art, Arte Cinetica e Light Art nella Collezione Würth


Dopo essere stata presentata nel 2015 alla Kunsthalle Würth di Schwäbisch Hall, la mostra “[E]MOTION. Op Art, Arte Cinetica e Light Art dalla Collezione Würth” fa tappa all’Art Forum Würth Capena.

In mostra 40 opere, appartenenti alla Collezione Würth, che coprono un arco temporale che dal 1921 si estende al 2012, approfondendo uno dei filoni alternativi più interessanti della produzione artistica del XX secolo, quello costituito dalla triade Op Art, Arte Cinetica e Light Art. Tre correnti legate tra loro da uno sviluppo simultaneo qui rappresentato dalle opere di 24 artisti: Yaacov Agam, Josef Albers, Alexander Calder, Omar Carreño, Carlos Cruz-Diez, Lucio Fontana, Karl Gerstner, Gun Gordillo, Hans Hartung, Auguste Herbin, Patrick Hughes, Norbert Huwer, Robert Jacobsen, František Kupka, Clyde Lynds, François Morellet, Darío Pérez-Flores, Lothar Quinte, Niki de Saint Phalle e Jean Tinguely, Jesús Rafael Soto, Anton Stankowski, Günther Uecker, Victor Vasarely.

Op Art, Arte Cinetica e Light Art corrono parallelamente alle arti visive e plastiche, suscitando da sempre negli artisti un vivo interesse, ma è alla fine degli anni Cinquanta e Sessanta, in concomitanza del processo di industrializzazione e del conseguente mutamento della struttura sociale, che diventano veri protagonisti della pratica artistica.

Attraverso l’utilizzo di materiali e tecnologie avanzate, meccanismi e strutture industriali, questi artisti cercano collegamenti tra mondo e arte, tra funzionalità dell’opera e il suo valore estetico.
Gli artisti “cinetici” si concentrano sullo studio della visione, dei fenomeni ottici e della luce, puntando a coinvolgere lo spettatore, non sul piano formale o emozionale, ma su quello percettivo e psicologico, affermando l’idea che l’arte sia tale solo quando è percepita o sperimentata direttamente dal suo spettatore.

[E]MOTION vuole essere un viaggio tra le pieghe dell’Arte Cinetica, Op e Light Art che hanno saputo volgere lo sguardo alla partecipazione diretta del pubblico, indagando le potenzialità di luce, spazio, colore, prospettiva e, soprattutto, movimento. Molteplici le declinazioni presentate in mostra: il movimento illusorio, con la semplice attivazione ottica di una superficie di Victor Vasarely; quello fisico prodotto dallo spettatore che cambia la prospettiva delle opere e ne influenza direttamente il contenuto, come nelle opere di Yaacov Agam, Patrick Hughes e Jesús Rafael Soto; il movimento reale dell’oggetto stesso determinato da una forma di energia naturale come per Alexander Calder o meccanica per Jean Tinguely o elettrica per Omar Carreño.

La rassegna si apre, al piano inferiore, con le opere di alcuni degli artisti che hanno ispirato la fondazione teorica dei movimenti come Josef Albers, František Kupka, Auguste Herbine, Alexander Calder e Lucio Fontana, prosegue con una serie di opere degli artisti che hanno definito la Op Art come Victor Vasarely, Karl Gerstner e Rafael Soto, per arrivare a François Morellet, fondatore del GRAV e maestro dell’Arte Cinetica e della Light Art. Una sezione a parte viene dedicata all’artista inglese contemporaneo Patrick Hughes, creatore della prospettiva inversa e grande illusionista. Al piano terra, la mostra riunisce opere di artisti che hanno sperimentato le diverse possibilità offerte da movimento, luce e spazio come Carlos Cruz- Diez, Günther Uecker e Omar Carreño, insieme a una delle opere più significative di Arte Cinetica della Collezione Würth, “L’Illumination” di Jean Tinguely e Niki de Saint Phalle.

La mostra è accompagnata dal catalogo edito da Swiridoff con la prefazione di C. Sylvia Weber e Beate Elsen-Schwedler, rispettivamente direttrice e vicedirettrice della Collezione Würth, e un saggio di Werner Spies, ex-direttore del Centre Georges Pompidou di Parigi e uno degli storici dell'arte più influenti del XX secolo.

L’apertura al pubblico dell’Art Forum Würth Capena è soggetta alle disposizioni governative per il contenimento della pandemia. La prenotazione è obbligatoria e l’ingresso sarà contingentato nel rispetto della normativa per il contenimento del Covid-19.



[E]MOTION
Op Art, Arte Cinetica e Light Art nella Collezione Würth

Art Forum Würth Capena
Apertura al pubblico: 10.05.2021 – 08.10.2022
Ingresso gratuito solo su prenotazione


Per prenotazioni:
telefono: 06/90103800, 06/90103801

Orario di apertura al pubblico:
lunedì – venerdì: 10.00 – 17.00
sabato aperto solo per eventi e laboratori creativi
domenica e festivi chiusi

Ufficio stampa
Ufficio stampa Maria Bonmassar – Enrica Vigliano
tel. 06 4825370 | cell. 335-490311; 335 6328742 

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