venerdì 12 giugno 2026

Bongsu Park. I fiori della memoria

Janhayang, courtesy Rosenfeld Gallery

C’è un termine in coreano che attiva una percezione sensoriale complessa, capace di mettere in relazione due dimensioni apparentemente distanti, quella della risonanza intesa come eco e quella del profumo persistente: jan hyang.È da qui che nasce “I fiori della memoria”, la mostra dell’artista coreana Bongsu Park, che arriva in Italia al MARV | Museo d’Arte Rubini Vesin Gradara (PU), nelle Marche, dal 6 giugno al 5 luglio, a cura di Riccardo Freddo e Luca Baroni, in collaborazione con Rosenfeld Gallery. 

Una mostra che si fa esperienza sensoriale proprio a partire da janhyang, e che trova la propria origine nella natura stessa delle opere: un processo lento, organico, costruito nel tempo. 

Il lavoro di Park nasce da un gesto primario — piantare — che si trasforma in una pratica artistica complessa e profondamente manuale. Le piante vengono raccolte, pressate sulla tela e lasciate per mesi a trasferire il proprio pigmento naturale, in un contatto prolungato che genera immagini non rappresentate ma letteralmente impresse. Una volta essiccate, le stesse materie vengono rielaborate, custodite in ceramiche realizzate dall’artista e successivamente distillate per estrarne il profumo. È un processo che attraversa stati e trasformazioni, in cui la materia si fa traccia, presenza e memoria, è un processo che trasforma la materia in arte. 
È da questo percorso unico nel suo genere che nascono opere multisensoriali capaci di attivare simultaneamente olfatto, tatto e vista — profumo, materia e immagine — e che restituiscono la memoria come esperienza viva, instabile, condivisa. Non qualcosa da osservare e basta, ma qualcosa da percepire. 
Da qui si sviluppa il percorso espositivo di “I fiori della memoria”, che dal 6 giugno 2026 al 5 luglio arriva negli spazi del MARV di Gradara come un progressivo avvicinamento a questa dimensione percettiva. 

Le prime sale presentano le opere più recenti, in particolare i lavori della serie Janhyang (2025), dove pittura, materia vegetale e composizione olfattiva convergono in un unico organismo sensibile. Qui, la memoria si manifesta come immagine e come traccia fisica, ma anche come esperienza latente che si attiva nel tempo della fruizione. In queste opere, il pubblico è spesso coinvolto direttamente, invitato a partecipare a rituali percettivi che trasformano l’esperienza individuale in un campo condiviso. 
“I fiori della memoria non è una semplice esposizione di opere, ma un ambiente di trasformazione percettiva. Un invito a sostare nel tempo lento della materia, ad ascoltare ciò che rimane, a riconoscere come ogni memoria – anche la più intima – sia sempre già condivisa” spiega il curatore Riccardo Freddo. 
L’ultima sala introduce invece una dimensione retrospettiva, dedicata alla visione delle performance dell’artista. Attraverso documentazioni video di lavori come Mirror (2024), Dream Wave (2020) e Internal Library – Memory (2017), emerge la continuità della ricerca di Park: dalla dimensione collettiva e sociale del sogno fino all’indagine più intima e multisensoriale della memoria. 
“Le Marche sono una terra bellissima, ricca di odori, colori e natura. Nel Medioevo e nel Rinascimento questo territorio fu uno dei principali centri di produzione del guado, il pigmento vegetale utilizzato per ottenere sfumature verde-azzurre nei tessuti e nella carta. Riflettere oggi su questi temi e reinterpretarli attraverso l’opera contemporanea di Bongsu Park significa, per noi, valorizzare una tradizione che vive da secoli in queste terre”, afferma Luca Baroni, direttore del MARV e della Rete Museale Marche Nord. 
La mostra si inserisce come evento di richiamo internazionale all’interno della rassegna Gradara Contemporanea, che nel 2026 giunge alla sua VI edizione e che da anni raccoglie, nel mese di giugno, nel borgo medievale di Gradara il meglio della produzione contemporanea nazionale e internazionale.

L’evento, curato dall’Associazione Gradara Contemporanea in collaborazione con il Museo MARV, la Rete Museale Marche Nord e Augeo Art Space, introduce da quest’anno due importanti novità: la parità di genere nella selezione degli artisti e la volontà di diventare un incubatore di nuove energie curatoriali under 25. Al progetto collaborano infatti quattro giovani curatori invitati: Elisabetta Lotti, Lucrezia Manucci, Chiara Tonti e Tommaso Vincenzi.

Bongsu Park (nata a Busan, Corea del Sud) vive e lavora a Londra. È un’artista multidisciplinare la cui pratica comprende performance, installazione, video, scultura, pittura e partecipazione del pubblico. Il suo lavoro esplora le dimensioni intangibili del sogno e della memoria, indagando come le esperienze interiori si riflettano sia a livello individuale che sociale. Dal 2017 sviluppa il Dream Project, ispirato alla cultura coreana dei sogni e alla tradizione dello scambio onirico, con progetti come Dream Ritual (2019, The Coronet Theatre, Londra), Dreamers’ Gathering e Dream Auction (2021, Seoul). La sua ricerca più recente, riunita nel Memory Project, si concentra sulla memoria come esperienza sensoriale e condivisa, attraverso opere come Internal Library – Memory (2017), Mirror (2024) e la serie Janhyang (2025), in cui elementi visivi, tattili e olfattivi si intrecciano. Ha esposto e performato a livello internazionale in istituzioni e contesti come Camden Arts Centre (Londra), FIAC (Parigi), European Cultural Centre (Venezia), LOOP Barcelona, Zona Maco (Città del Messico) e The Armory Show (New York). È stata sostenuta da importanti istituzioni come Arts Council Korea e Seoul Foundation for Arts and Culture. Le sue opere sono presenti in numerose collezioni private e pubbliche, tra cui una installazione permanente presso l’Imperial Hall di Londra.

Janhyang. profumo / eco
Bongsu Park. I fiori della memoria
a cura di Riccardo Freddo e Luca Baroni
Rosenfeld Gallery per MARV Gradara

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Renzogallo, Oltre le ceneri

Renzogallo, Oltre, 2026, scatolare di ferro zincato e verniciato a polveri 3 elementi / galvanized iron box structure with powder coating 3 elements, Oltre le ceneri, Mattatoio, La Pelanda, installation view, Ph. Alessandro Vasari, Roma 2026


Dal 9 giugno al 2 agosto 2026, il Mattatoio di Roma – La Pelanda ospita nella Galleria delle Vasche la mostra RENZOGALLO. OLTRE LE CENERI, promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, Azienda Speciale Palaexpo e Fondazione Mattatoio – Città delle Arti, realizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con Latitudo.

La mostra Oltre le ceneri – personale dell’artista Renzogallo (Lorenzo Gallo, Roma 1943), a cura di Aldo Iori – è stata concepita appositamente per gli spazi del Mattatoio e si configura come un percorso pensato in stretta relazione con il luogo espositivo.

Il progetto si articola in un viaggio concettuale e poetico attraverso la ricerca dell’artista, a partire dall’opera site specific realizzata per l’occasione: una sequenza di elementi in ferro rosso che, disponendosi nello spazio come un unico organismo, danno forma a una grande installazione unitaria. L’esposizione prosegue con una installazione in legno e carta di giornali verniciati sempre di rosso, dipinti su tela e opere in tecnica mista su carta, partecipi del concetto di soglia e attraversamento, in un dialogo diffuso tra materie e dimensioni. Al centro del lavoro dell’artista l’urgenza di superare le forme di racconto preconfezionate, di mettere in crisi le narrazioni dominanti – in particolare quelle dei mass media – e cercare orizzonti di senso là dove sembrano esserci solo macerie.
Le installazioni ambientali sono presentate in scala adattata allo spazio espositivo che le accoglie e perseguono una personale idea di monumentalità. Le opere si fanno architettura visionaria, proposta di trasformazione dello spazio che non si impone sul luogo in cui è collocata, ma dialoga con esso: ogni struttura è pensata per attivare, con la presenza dell’osservatore, una relazione attiva tra corpo, spazio e visione. Il ruolo dell’osservatore, centrale nella compiutezza di ogni opera, diviene protagonista del percorso, in una interazione fisica, sensoriale ed emotiva che prende consapevolezza della realtà nella sua complessità e molteplicità.
Oltre le ceneri è un invito a interrogarsi sullo spazio che percorre il tempo, inteso come ulteriore categoria e continuum spaziale, in grado di trasformare i luoghi in superfici di attraversamento, in passaggi di significati, di forme e di relazioni. Attraverso la forza evocativa e simbolica del rosso, inoltre, la progettualità espositiva diviene un sogno di potenza, segno e senso di calore vitale che prende volume e intensità, vivace e irrequieta purezza.

Renzogallo (Lorenzo Gallo, Roma 1943)
La prima formazione artistica avviene a Roma al Liceo artistico di via Ripetta sotto la guida di Giuseppe Capogrossi, Giulio Turcato, Afro e Gastone Novelli. Nel 1964 vince un concorso per una borsa di studio a Madrid dove tiene la sua prima mostra personale per poi spostarsi a Barcellona e l’anno successivo a Parigi. La prima personale italiana, con la presentazione di Gastone Novelli è alla storica galleria romana “Il ferro di cavallo” nel 1967. In questi anni i suoi interessi si ampliano verso lo studio dell’architettura e con partecipazioni a esperienze di teatro d’avanguardia. Negli anni Settanta concentra maggiore attenzione alla pittura, alla sua concezione e alla definizione di spazio inteso come stato pluridimensionale dell’arte. Il suo lavoro si caratterizza per l’adozione di una minimale struttura a maglia quadrata sulla quale sono collocate varianti segniche, minime grammature di colore e diversi inserimenti materici che dalla superficie dell’opera investono l’ambiente espositivo antistante. Nel 1976 realizza una grande prima installazione alla Galleria Civica di Modena e l’anno successivo un’altra a Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Nel 1985 assume il nome d’arte Renzogallo. Negli anni Ottanta e Novanta le sue opere si arricchiscono ulteriormente di elementi eterogenei, come reti metalliche, argille, legni, vetri, carte di vario tipo, che assumono maggiore tridimensionalità fino a installazioni dalle caratteristiche prettamente ambientali. Le sue opere vengono acquisite da musei italiani e stranieri. Negli anni Duemila, conclusa l’esperienza didattica nei licei artistici inizia la docenza presso La Sapienza Università di Roma, presso l’Accademia di Belle Arti di Perugia e svolge collaborazioni con l’Università della Tuscia. Molte sono le opere pubbliche realizzate in Italia e all’estero e le mostre personali tenute in numerose gallerie private come Il Collezionista di Roma, Cesare Manzo di Pescara, Fabjbasaglia di Bologna, La Polena di Genova, Arco di Rab di Roma, Epikentro di Patrasso e Atene, Polhammer Gallery di Steyr (Austria). Particolarmente importante la doppia personale con l’amico Hidetoshi Nagasawa presso la Fondazione Volume! di Roma nel 2000 come la personale presso la galleria Maria Grazia del Prete di Roma nel 2009 dove presenta nuove serie di opere tridimensionali. Altre mostre personali e collettive oltre che in Italia sono state realizzate anche in Svezia, Grecia, Giappone, Francia, Corea, Finlandia, Russia, Spagna, Austria, Stati Uniti, Cina. Tra le collettive si ricordano: XI Quadriennale di Roma nel 1986, XXII Premio Termoli, IV Biennale di grafica di Trento, XXXI Biennale di Milano, Bordeline Museo Convento dei Serviti di Maria Monteciccardo (Pesaro e Urbino), Borderland San Piero a Sieve (Firenze) Musée du Chateau d’Annecy (Francia), Lineainfinita a Villa Domenica (Treviso), Premio Marsala, Museo GAZI ad Atene, MACRO Lavori in corso 8 di Roma, Biennale di Venezia del 1999 (Eventi collaterali), Arte Architetture Città a Roma. Negli ultimi anni riceve commissioni per la realizzazione di sculture collocate in spazi pubblici: le opere ambientali realizzate sono in Villa Santamaria (Chieti), Parco del Lago Pirkkala (Finlandia ), Museo MAAAPO di Arena Po (Pavia ), Museo Mida di Pertosa (Salerno ), Cinque opere lungo la via Francigena a San Lorenzo Nuovo (Viterbo), Parco POLGAI (Pescara), Poggio Aquilone di San Venanzo (Perugia), Parco Collezione Ktima Gerovassiliou (Salonicco, Grecia), Università della Tuscia, Viterbo e al Parco Sculture in Campo, Bassano in Teverina (VT). Partecipa come relatore a numerosi convegni e seminari sul suo lavoro e sull’Arte Ambientale. Vive e lavora a Roma. www.renzogallo.it

RENZOGALLO.
OLTRE LE CENERI
A cura di Aldo Iori
9 Giugno - 2 Agosto 2026

MATTATOIO di Roma, Galleria delle vasche - La PelandaInfo
Mattatoio di Roma
Piazza Orazio Giustiniani, 4 - Roma - La Pelanda Galleria delle Vasche
www.mattatoioroma.it - Facebook: @mattatoioroma - Instagram: @mattatoio – #MattatoioRoma

Orari
Dal martedì alla domenica dalle ore 11.00 alle 20.00 lunedì chiuso. 
L’ingresso è consentito fino a un’ora prima della chiusura

UFFICIO STAMPA mostra >> RP PRESS
Marcella Russo | M. +39 3493999037 | E. press@rp-press.it | www.rp-press.it



martedì 9 giugno 2026

Double blind di Paolo Bufalini, quinto appuntamento di Overton Window


Matèria è lieta di annunciare il quinto appuntamento di OVERTON WINDOW - un ciclo espositivo ospitato all’interno della sua vetrina su strada - mirato a puntare i riflettori sull’arte digitale e on-chain, sviluppato in collaborazione con Re:humanism; la pionieristica piattaforma curatoriale fondata da Daniela Cotimbo dedicata ad esplorare le complesse relazioni tra cultura umanistica e scientifica, con una particolare enfasi sulla ricerca nell’ambito dell’intelligenza artificiale.

OVERTON WINDOW si propone di esplorare le possibilità derivanti dalla nostra relazione simbiotica e in rapida evoluzione con la tecnologia. Il progetto mira a sostenere gli artisti che trattano tematiche all’intersezione tra arte e tecnologia, con l’obiettivo di sfruttare il potenziale dirompente delle tecnologie AI e blockchain, aprendo la strada a nuovi modelli di produzione artistica.

Inoltre, OVERTON WINDOW funge da catalizzatore per rielaborare la produzione culturale, i mercati e i modelli di proprietà, fornendo agli artisti una piattaforma e una struttura di supporto per la sperimentazione all’interno di un panorama tecnologico in costante evoluzione.

Pensato come un ciclo di installazioni, OVERTON WINDOW presenta un dialogo aperto tra il pubblico e una selezione di artisti locali e internazionali. Filo conduttore dell’intero progetto è il concetto di nuove mitologie del digitale, un tema che abbraccia diverse declinazioni del nostro rapporto con il contemporaneo.

Se da un lato infatti chatbot, avatar e assistenti vocali diventano nuovi idoli, simulacri digitali che incarnano nuove tipologie di animismo, dall’altra proprio rinnovate forme di ritualità digitale abbracciano prospettive diversificate e suggeriscono nuove narrazioni.

Il quinto appuntamento di OVERTON WINDOW presenta un’installazione inedita dell’artista italiano Paolo Bufalini, intitolata double blind.

L’opera è composta da due immagini appartenenti alla serie Rückenfiguren (2024 - in corso), che Bufalini sviluppa a partire dal motivo romantico della Rückenfigur: una figura vista di spalle e rivolta verso un altrove misterioso e inaccessibile. 

I due ritratti, che alludono a memorie personali e familiari dell’artista, si rivelano a uno sguardo attento come immagini sintetiche. Sono stati ottenuti riaddestrando modelli di intelligenza artificiale generativa con fotografie scansionate e digitalizzate provenienti dagli album di famiglia dell’artista. 

Assumendo i segni del tempo, come graffi, polvere e imperfezioni proprie della fotografia analogica amatoriale, i nuovi modelli generativi producono un’estetica peculiare, un linguaggio ibrido tra l’immaginario visuale enciclopedico incorporato nel modello e un paradigma visivo circoscritto, intimo ed emotivamente denso. Il gioco del doppio, inoltre, contribuisce ad alimentare l’ambiguità semantica di queste immagini, proiettandosi oltre la riproducibilità tecnica e l’indessicalità fotografica, verso un territorio ancora inaccessibile fatto di rappresentazioni statistiche, memorie e credenze collettive.
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Paolo Bufalini (Roma, 1994) è artista visivo e ricercatore. Il suo lavoro, basato su pratiche installative, fotografiche e post-fotografiche, esplora il rapporto tra affezione e alterità, mettendo in dialogo il tecnologico e l’emotivo, il passato profondo e i futuri possibili, il documentale e l’immaginario. Ha esposto in spazi istituzionali e indipendenti in Italia e all’estero, tra cui: Iuno, Roma; Fondazione Home Movies, Bologna; Palazzo Ducale, Genova; NUB project space, Pistoia; Museo di Palazzo Collicola, Spoleto; Marktstudio, Bologna; La Rada, Locarno; Gelateria Sogni di Ghiaccio, Bologna; Civitella Ranieri Foundation, Umbertide (PG); Dolomiti Contemporanee, Belluno; Fabbri-Schenker Projects, Londra; Localedue, Bologna; MASSIMO, Milano; Raum, Bologna; Neverneverland, Amsterdam. Tra i premi, le commissioni e le residenze recenti: SIAE – Per Chi Crea (2023); Carapelli for Art (2022); Premio Acquisizione della Regione Emilia-Romagna (2020); Nuovo Forno del Pane, MAMbo, Bologna (2020).
Attualmente è dottorando presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove conduce una ricerca sull’atmosferico come sentimento spazializzato.
Parallelamente alla sua pratica artistica individuale, Bufalini ha condotto negli anni un’intensa attività nell’ambito dei progetti artist-run a Bologna - come co-fondatore di TRIPLA (2016–19) e, dal 2024, come membro del collettivo che gestisce Gelateria Sogni di Ghiaccio.

Overton Window - Paolo Bufalini, double  blind
a cura di Re:humanism
Opening: 12 giugno, 2026

martedì 2 giugno 2026

Ενεργειακά Τοπία _ spazi energetici di Pantelis Nicolaou


Ενεργειακά Τοπία _ spazi energetici
Il titolo della mostra, Ενεργειακά Τοπία, introduce una riflessione sul paesaggio come campo di intensità e percezione. Il lavoro nasce da un’esperienza diretta della natura, restituita come condensazione di energie, memorie e stati percettivi. I dipinti si sviluppano attraverso composizioni che uniscono frammenti di paesaggi osservati e studiati, dando origine a spazi che non esistono ma che risultano familiari. Ambienti sospesi tra presenza e assenza, tra densità e rarefazione. Il colore accade, manifestandosi come materia, intensità, presenza che si deposita e si espande nello spazio pittorico.
La pratica si confronta con una sensibilità affine alle tradizioni visive orientali, in cui il vuoto assume una funzione strutturale. Le zone rarefatte attivano: sono spazi di sospensione e possibilità, in cui l’immagine resta instabile, attraversabile. In questo contesto, lo sguardo entra in relazione, muovendosi all’interno dell’immagine e sostando in uno stato di attenzione e sospensione. La pittura diventa una soglia: un luogo di passaggio tra visibile e percepito, tra esperienza e memoria. 

Pantelis Nicolaou è un artista cipriota che vive e lavora a Nicosia. 
Dopo la laurea all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, ha proseguito gli studi a Firenze, nel campo del restauro pittorico. La sua pratica si sviluppa attorno alla pittura come campo aperto, in cui immagini e forme emergono attraverso processi di accumulo, variazione e slittamento. Il colore assume un ruolo centrale come agente attivo e generativo; percorre la superficie, strutturando l’immagine attraverso stratificazioni, ripetizioni e modulazioni. Ne risultano configurazioni instabili, sospese tra costruzione e dissoluzione, tra riconoscibilità e perdita di forma.

Parallelamente insegna e conduce il proprio atelier nella città vecchia di Nicosia. Ha esposto a Cipro e all’estero, tra cui l’Armenian Center for Contemporary Experimental Art (Yerevan, 2024), il CVAR (Nicosia, 2023), la Biennale Internazionale di Pittura in Moldova (2021) e la Biennale di Larnaca (2018).

***

H λεμφική ηχώ των τόπων
L’eco linfatico dei luoghi


Nicolau Pantelis opera una ricerca ontologica che scandaglia le entità del mondo con le loro categorie nodali dell’esistenza. La linfa d’indagine verte heideggerianamente sulle cause ultime della realtà, l’epistemologia e più genericamente la metafisica e quei campi energetici invisibili o “energie sottili” che rievocano l’estetica atemporale dei territori e la memoria storica in nuclei, ove l’antropizzazione è assente e la pittura si fa soglia esistenziale. Il sorgere di un place attachment risulta vitale, così come l’evoluzione del nesso tra individuo e ambiente specifico densissimo di significati, vissuti e di un proprio ordine strutturale interno, generante una “place identity” che, altresì, non vuole imporre una difesa sulla terra di studio. Di contro, ciò porta a una naturale osmosi e intensa percezione dell’eco che conduce il corpo a una sovraesposizione immersiva e che interessa la psiche. L’insieme degli attributi spaziali, le azioni e i comportamenti svolti in una determinata area e le rappresentazioni mentali ed emotive afferenti al luogo producono un annodamento vicendevole, secondo il modello di Canter, e provocano un'identità del locus. Gli stessi diventano attori attivi per gli stati emotivi, percezioni, comportamenti e definiscono il nostro “io”, attraverso i ricordi e le esperienze interrelati. L’analisi del luogo determina una libertà d’azione e uno svincolo dalla resistenza, intercettando quelle energie psicogeografiche, spingendosi verso la deriva debordiana che abbandona i percorsi abituali dell’essere, orientando il soggetto verso un vagabondaggio senza meta e figlio della guida di stimoli emotivi e sensoriali del territorio. Soggettivamente, viene superata una cartografia classica, per il ritrovamento di nuove aree lontane dai centri urbani, e che privilegiano un’emancipazione dei propri istinti, ponendo una decostruzione degli spazi urbani, in cui - come sostiene Burges E.W. in “Lo sviluppo delle città”, contenuto in “Le città” di Park R. E. - “con l’andare del tempo ogni zona e ogni quartiere della città assume qualcosa del carattere e delle qualità dei suoi abitanti…”. 
Si imprime una dissociazione da un habitat autoctono per privilegiare un’etica della deriva che nega il radicamento territoriale sterile, per attivare un itinerario multidirezionale. La liberazione avviene principalmente tra i boschi incontaminati di Cipro e gli ultimi paesaggi esplorati dall’artista, fissati attraverso il disegno e il mezzo fotografico. L’erranza procede attraverso un ordine labirintico, seducente e fervido e un sentimento simpatetico corale, distante da ogni rigore accademico o dottrinario, per giungere alle più autentiche derive. I luoghi frequentati definiscono il nostro “io”, attraverso associazioni, ricordi ed esperienze associate. In effetti, è quando parliamo di luogo che immettiamo caratteristiche fisiche, oggettive e valutazioni impresse dalla nostra persona, mentre il concetto di ambiente continua a riferirsi alle mere caratteristiche fisiche. L’intenzione dell’artista non è quella di modificare l’ambiente per renderlo più simile a sé ma la mera osservazione che coglie il profumo del fogliame, il suono dell’acqua, la vitalità del vento che muove le entità naturali e infonde un’impressione energetica di attraversamento che ci raggiunge e ci pervade involontariamente.La fotografia e gli appunti disegnati, impiegati da Pantelis, ritraggono e perpetuano la forza che è contenuta nel soggetto, riconoscibile come perturbante e riconducente a un’antica concezione del mondo, tipica dell’animalismo e utile al passaggio sulla tela. Non cercano un proprio status per erigersi a mezzo primario, nel lavoro dell’artista, ma divengono dispositivi d’indagine che ritagliano una parte di orizzonte, in cui traggono quelle linee di energia ritrovate, trasmutando in strumenti narrativi, abili nell’imprimere l’anima del luogo, tracciandone, con la materia immaginifica, la purezza e la sensibilità che ne discernono il volto. Il paesaggio, dunque, non risulta reale ma trascendente il dato visivo. Il colore è espressione sia dell’energia, sia della posa riservata e attenta, rispetto alla natura e alla sua esperienza diretta. Si apre una fenditura che ha la funzione strutturale di intervallo visivo, spaziale e senza tempo, quel ‘Ma’ che cesella il visibile dall’invisibile, in cui il taglio bidimensionale e la composizione, memori delle stampe giapponesi, sono indennizzati dalla fluttuazione e dall’organicità del mondo. I toni selezionati registrano un avvicinamento ai colori energetici scelti dall’espressionismo astratto del Colour Field, che tende a ridurre le forme naturali a geometrie e ritmi basali. Così, i toni del tramonto pullulano festosi, inseguendo il violetto, il nerbo del giallo si celia con la vividezza del rosso, con la sincerità e la forza generatrice del verde e con la quiete del blu, volteggiando in un sismografo di energia sottesa che, stringendo l’intera superfice dell’opera, arriva fino a solleticare l’essenza individuale.
di Laura Catini

Ενεργειακά Τοπία _ Spazi Energetici
di Pantelis Nicolaou

a cura di Martina Marini Misterioso 
Testo critico a cura di Laura Catini

con il patrocinio del Comune di Montesilvano 

primopiano
via G. D'Annunzio 33,
Montesilvano
https://maps.app.goo.gl/8okyDvpxQtXm4b7o9

Sabato 6 Giugno h 18:00 incontro con l'artista 
11 Giugno h 18:00 Finissage


Visita su appuntamento
T. 3276538166
http://primopiano.tilda.ws/
IG @primopiano.exspace
primopiano6@gmail.com

lunedì 1 giugno 2026

I controllati assetti di Myriam Risola. Galleria Spazio Start



Sabato 6 giugno 2026 alle ore 19:30, presso la suggestiva galleria SPAZIO START nel centro storico di Giovinazzo (via Cattedrale n. 14), sarà inaugurata la personale dell’artista Myriam Risola, a cura di Patrizia Dinoi, con la presentazione critica di Maurizio Vitiello.

La mostra sarà visitabile fino al 28 giugno 2026, con orario di apertura 19:00 – 21:00, dal mercoledì alla domenica, oppure su appuntamento (tel. 389 191 1159).

Ecco una breve scheda sull’artista:

Myriam Risola è nata a Bari nel 1954, ove vive ed opera.

Dopo gli studi al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Bari, partecipa a un master di specializzazione e formazione artistica ed è stata docente di arte e immagine presso la scuola “Carlo Levi” di Bari.

Nel 1975 ha inizio la prima esperienza artistica con la partecipazione al Premio Lubiam, dove ne esce vincitrice.

Nel 1983 la sua prima mostra, presso la Galleria “La cooperativa” di Bari, a cura del grande animatore culturale e artista Mimmo Conenna.

Nel 1984 in occasione dell’Expo Arte di Bari viene segnalata da Enrico Crispolti per la partecipazione alla Quadriennale di Roma del 1986 e, da allora, la sua attività artistica è caratterizzata da personali e collettive in Italia e all’estero.

É esponente dell’Arte Astratto-Concettuale ed è attiva nel gruppo di ricerca “Fabbrica dell’Arte” – Bari.

Nel 2011 partecipa alla Biennale di Venezia, a cura di Vittorio Sgarbi.

Nel 2014 personale, a cura di Rosario Pinto, all’Arte/Studio-Gallery di Benevento e alla Triennale di Roma a cura di Achille Bonito Oliva.

Nel 2017 espone presso la Galleria “Il Triangolo” di Cosenza; nel 2019, “Infinite Time” alla Galleria Ferrara di Matera e “Mater Mediterranea” presso la Grande Moschea di Roma; Triennale di Arti Visive a Roma, 2021; “Materia e Geometria” alla Galleria Sartori di Mantova, 2021; “SINTESI 2021 Dialoghi sulla Contemporaneità”  al Museo Venanzo Crocetti di Roma, a cura di Giorgio Bertozzi, Maurizio Vitiello, Ferdan Yusufi; “Aspetti dell’Arte Presente” alla Casa dei Carraresi di Treviso, a cura di Giorgio Di Genova, 2022.

Le sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private.

La comunicazione è curata da Spazio Start.

Progetto grafico: Claudia Dagostino

Per informazioni:

Tel.:  389 191 1159

Antonio Rega – Equilibri inquieti (1950–1960)

 


Comunicato stampa   


A oltre trent’anni dall’ultima retrospettiva realizzata a Bari presso Arte Spazio e dalla pubblicazione della monografia Candore e colori di Antonio Rega (Schena Editore), il Frantoio Damato dedica una mostra ad Antonio Rega (1915–1983), figura significativa del secondo Novecento pugliese, la cui ricerca si rivela oggi sempre più incisiva nel panorama storico-artistico regionale.
L’esposizione, resa possibile grazie alla volontà dei figli di avviare un percorso di riscoperta dell’opera dell’artista, propone una selezione di lavori provenienti dall’archivio familiare. Il progetto si concentra in particolare sul decennio 1950–1960, fase cruciale che segna il passaggio da una visione figurativa legata al dato naturale e a un paesaggismo sospeso, a una più intensa costruzione dell’immagine e del corpo.
In questi anni, la rappresentazione si carica di tensione: la presenza umana si destruttura, mentre il segno si fa colto, incisivo, capace di articolare una trama grafica che attraversa e satura lo spazio. La materia cromatica si addensa fino a erodere il disegno, generando configurazioni instabili, attraversate da equilibri precari, dove convivono attrazioni verso la forma e aperture verso una dimensione più libera, segnica e arcana.
Scrive il curatore Tommaso Evangelista “Nella stagione compresa tra gli anni Cinquanta e Sessanta, Antonio Rega costruisce una pittura attraversata da tensioni interne, nella quale la figura e il paesaggio, pur mantenendo un residuo di riconoscibilità, vengono progressivamente assorbiti in una trama segnica e materica che ne incrina la stabilità, trasformando l’immagine in un campo dinamico di forze, sospeso tra ordine e disgregazione, tra memoria del reale e affioramento di una dimensione più arcana e inquieta”.
Accanto al nucleo principale, il percorso include una sezione dedicata ai piccoli formati, allestita nel nuovo ambiente del Frantoio, che offre uno sguardo sull’intera parabola dell’artista attraversata dal continuo confronto tra ordine e disordine: dalle prime fasi accademiche alle suggestioni arcaiche, dalle sperimentazioni gestuali agli esiti più tardi, segnati da un realismo sospeso.
Attivo nel vivace contesto barese del dopoguerra, Rega ha partecipato a momenti significativi della scena artistica, dal “Sottano” al Premio Taranto, dal Premio Basento al Maggio di Bari, distinguendosi per una ricerca coerente e mai accomodante, condotta con rigore e continuità.
Il Frantoio Damato, con la sua identità di spazio segnato dalla memoria produttiva, accoglie questo progetto come occasione di rilettura e valorizzazione, offrendo un contesto capace di amplificare il dialogo tra passato e contemporaneità.



Antonio Rega. Equilibri inquieti (1950–1960)
A cura di Tommaso Evangelista
5 – 21 giugno
Opening: venerdì 5 giugno, ore 19
Aperture: giovedì – domenica, ore 18.30 – 20.30
Aperture straordinarie e visite su appuntamento

Con il patrocinio della Regione Puglia – Assessorato alla cultura e alla conoscenza
e del Comune di Rutigliano

Per informazioni e appuntamenti: frantoiodamato.rutigliano@gmail.com
Frantoio Damato, Via San Francesco d'Assisi 12

Letizia Battaglia. Senza chiedere permesso

Autoritratto Letizia Battaglia, 2021 


Cultura, Letizia Battaglia in mostra alla Villa La Colombaia di Forio
Un percorso di 35 fotografie realizzate tra gli anni ’70 e ’90 in Sicilia, con un omaggio a Luchino Visconti: così, dal 19 giugno al 30 agosto, il complesso abitato dal regista restituisce la complessità del lavoro della fotografa palermitana

Protagonista di uno sguardo che ha attraversato in modo radicale la realtà sociale e politica italiana, tra le voci più potenti e intransigenti della fotografia del Novecento, in grado di trasformare la macchina fotografica in uno strumento di verità civile, l’arte di Letizia Battaglia rivive a Ischia dal 19 giugno (anteprima istituzionale dalle 16.00, apertura al pubblico dalle 17.30) al 30 agosto nella mostra “Letizia Battaglia. Senza chiedere permesso”, che apre il cartellone estivo di Villa La Colombaia, già residenza di Luchino Visconti, oggi di gestione diretta del Comune di Forio, con la direzione artistica di Annamaria Punzo.
L’esposizione, a cura di Chiara Arturo e sostenuta da Comune di Forio, Regione Campania e Scabec - Società Campana Beni Culturali, presenta una selezione di trentacinque fotografie realizzate tra gli anni Settanta e Novanta a Palermo e in Sicilia, immagini che hanno contribuito a costruire un immaginario collettivo spesso associato esclusivamente alla rappresentazione della mafia e della violenza.
La mostra propone una lettura più ampia del suo lavoro, restituendone la complessità: non solo delitti e cronaca, ma anche vita quotidiana, relazioni, corpi, infanzia, feste e spazi condivisi. Un racconto stratificato in cui convivono violenza e vitalità, marginalità e desiderio, dimensione privata e spazio pubblico.
A partire dagli anni Settanta, Letizia Battaglia sceglie di raccontare Palermo senza mediazioni, attraversandone le contraddizioni sociali e politiche. Le sue fotografie mettono in relazione persone, luoghi e condizioni, restituendo i fatti alle realtà che li producono. Il percorso espositivo si sviluppa come un attraversamento dei diversi registri del suo sguardo, senza separazioni nette.
Sottolineando il dialogo con il luogo che ospita la mostra, il percorso si apre simbolicamente con una fotografia del 1976 scattata a Palazzo Gangi Valguarnera, dove Luchino Visconti aveva ambientato la celebre scena del ballo de “Il Gattopardo”: il ritratto di una classe sociale al tramonto. L’immagine introduce un sistema di relazioni tra classi, potere e rappresentazione che attraversa l’intera mostra. Immagini di vita quotidiana, ritratti, momenti collettivi e fotografie legate alla storia politica e civile del Paese impreziosiscono un itinerario privilegiato attraverso il lavoro di un’autrice che ha fatto della fotografia uno strumento di testimonianza e responsabilità, capace di interrogare ancora oggi il nostro modo di guardare. All’interno del percorso emergono figure come Pier Paolo Pasolini, Giovanni Falcone, Peppino Impastato e Piersanti Mattarella, che contribuiscono a delineare una costellazione etica e civile. “Chi ha in mano una macchina fotografica ha un mezzo potente e meraviglioso per esistere, per essere, per vivere, per incontrare il mondo”, ha scritto Letizia Battaglia. 

Così l’assessore alla Cultura della Regione Campania, Onofrio Cutaia: "La mostra dedicata a Letizia Battaglia, a partire dal suo stesso titolo — "Senza chiedere permesso" — evoca con potenza un principio fondamentale: l’arte non deve sollecitare nè autorizzazioni né consensi, perché la sua natura più autentica risiede nell'assoluta indipendenza. Questa urgenza espressiva trova il suo ancoraggio più nobile nei principi della libertà di espressione e nelle garanzie costituzionali. L'opera di Letizia Battaglia incarna perfettamente questo dettato e questa mostra lo testimonia con cura. Il suo non è stato solo un lavoro fotografico, ma un profondo impegno civile: uno sguardo radicale, privo di sconti, capace di attraversare le contraddizioni sociali e politiche più acute e di documentare, con straziante bellezza, le pagine più complesse della storia del nostro Paese. Siamo felici di contribuire ad ospitare un percorso di tale spessore in un luogo come la Colombaia. In questo modo si restituisce nuova vita a spazi prestigiosi e densi di storia, trasformandoli in laboratori di riflessione e riattivando la funzione sociale della bellezza e della memoria collettiva".
“Aprire gli spazi restaurati del primo piano della Villa La Colombaia con una mostra dedicata a Letizia Battaglia ha per noi un valore particolarmente simbolico. - sottolinea il sindaco di Forio, Stanislao Verde - È il segno di una Villa che, grazie anche al sostegno del Ministero della Cultura, torna progressivamente a vivere attraverso la cultura e attraverso grandi protagonisti del Novecento italiano. Non a caso la riapertura coincide con la riapertura delle sale del primo piano in un ciclo di migliorie sempre più evidenti”.
“Letizia Battaglia è stata una delle voci più profonde e riconoscibili della fotografia italiana. - evidenzia l’assessore alla Cultura del Comune di Forio, Davide Laezza - Portare questa mostra alla Villa La Colombaia significa inaugurare un nuovo spazio espositivo con un progetto di grande valore culturale e civile, grazie al sostegno di Regione Campania e Città Metropolitana di Napoli. È un primo passo importante dentro un percorso più ampio che punta a rendere la Colombaia un luogo sempre più vivo, aperto e contemporaneo”.
L’opera di Battaglia è vita quotidiana, amore, comunità, desiderio, corpo, politica, giustizia, passione civile. – sottolinea la curatrice Chiara Arturo - È uno sguardo capace di tenere insieme la ferocia della storia e l’ostinata vitalità dell’esistenza. La sua fotografia è storia, non cronaca: non registra semplicemente eventi, ma li colloca nei rapporti di potere, nelle strutture sociali, in una memoria collettiva. La cronaca isola i fatti: Battaglia li restituisce alle condizioni che li producono”.
“Avere ricevuto in custodia la storia di Letizia, attraverso le sue stampe, i numerosissimi negativi, le macchine fotografiche, i premi e molto altro - persino il suo ultimo pacchetto di sigarette (rigorosamente MS bianche) - è stato un dono gigantesco, un’occasione per riflettere quotidianamente sulle memorie di una donna e di un Paese, l’Italia, tutt’ora lacerato da problematiche irrisolte. – sottolineano i nipoti di Letizia Battaglia, Marta e Matteo Sollima, che hanno partecipato alla realizzazione dell’evento - L’attenzione delle giovani nei confronti dell’opera e della vita di nonna Letizia, nonché il loro sincero entusiasmo, è la prova che lei continua a vivere. In un momento storico in cui non si può che provare un angosciante smarrimento, la sua passione è per noi un faro. 

L’evento è finanziato con il Piano Strategico Cultura e Turismo della Regione Campania 2025, nell’ambito dei Progetti Speciali in ambito culturale e turistico, approvati con la deliberazione regionale DGR n. 616 del 14 novembre 2024.

Con l’inaugurazione della mostra “Letizia Battaglia. Senza chiedere permesso” il percorso di restyling e rifunzionalizzazione della Villa La Colombaia entra nel vivo, restituendo il luogo alla comunità e alla cultura. Negli ultimi anni la Regione Campania ha scelto di sostenere il rilancio della Villa con finanziamenti destinati a rafforzare i servizi culturali, migliorare gli allestimenti e dare continuità alle attività permanenti della Colombaia. Scabec ha ulteriormente sostenuto la programmazione culturale. La Città Metropolitana di Napoli ha supportato recupero delle sale del primo piano e la riqualificazione degli spazi esterni sul lato che guarda verso Lacco Ameno. Un lavoro importante, pensato per restituire piena funzionalità e accessibilità a tutto il complesso. Tra i risultati più significativi la sistemazione definitiva dell’anfiteatro, uno degli spazi più rappresentativi della Colombaia. Un intervento concluso grazie alla collaborazione tra Ministero della Cultura e Soprintendenza, che riconsegna alla villa un luogo simbolico, pronto ad accogliere nuovamente spettacoli, eventi e attività culturali dal vivo.

Letizia Battaglia. Senza chiedere permesso
A cura di Chiara Arturo

Villa La Colombaia, Forio d’Ischia (NA)
19 giugno – 30 agosto 2026

Orari: lunedi-sabato 9-18; domenica 10-14
Info e condizioni: www.comune.forio.na.it
Contatti: beniculturali@comune.forio.na.it


Ufficio stampa
“Letizia Battaglia.
Senza chiedere permesso”

Pasquale Raicaldo
3476479093
pasrai@gmail.com




pubblica:
www.amaliadilanno.com