domenica 15 febbraio 2026

Giuseppe Matera. Chetogenesi

Giuseppe Matera, "Untitled", 2025, olio e fusaggine su tela, cm 95 x 125

Pane e pasta, esaltati in dipinti e sculture, si trasformano in forme organiche aliene, ipersessualizzate e deformi. È surreale, ironica e spiazzante la selezione delle opere che compongono la prima personale di Giuseppe Matera, intitolata Chetogenesi e ospitata dal 14 febbraio al 12 aprile 2026 a Casa Vuota in via Maia 12 a Roma, a cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo. La mostra si inaugura sabato 14 febbraio alle ore 18 e, dopo l’inaugurazione, si può visitare su appuntamento fino al 29 marzo 2026, prenotando ai numeri 3928918793 o 3284615638 oppure all’email vuotacasa@gmail.com

L’artista prende spunto dal recente riconoscimento, da parte dell’Unesco, della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità e mette in scena, nel percorso della mostra, le ossessioni contemporanee per l’alimentazione e per il corpo, in una duplice declinazione parossistica: l’eccesso di cibo da una parte e l’uso smodato di diete dall’altra. Da qui il titolo del progetto espositivo, Chetogenesi, che indica il processo biochimico, attivato da un digiuno prolungato o da un insufficiente apporto alimentare di carboidrati, capace di convertire i grassi in fonte energetica alternativa per il funzionamento di cervello e tessuti. Antifrasticamente, la Chetogenesi di Matera è un tripudio di carboidrati.

«L’immaginario pittorico e scultoreo di Giuseppe Matera – spiegano i curatori Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo – mette al centro il cibo e in particolare la pasta e i prodotti di panificazione, considerati tra gli alimenti più rappresentativi della dieta italiana nel mondo, rielaborandoli dentro un panorama di mutazioni e deformazioni. Come in uno straniante “Sottosopra” fantascientifico, elementi del quotidiano vengono decontestualizzati, perdono la loro familiarità e si fanno alieni e misteriosi. Osservate nei dettagli, aumentate nelle dimensioni, astratte in componenti matematiche, geometriche, grafiche e compositive e modificate nella loro volumetria, le forme di maccheroni, cornetti, pagnotte e friselle si animano di una nuova vita e danno corpo a inedite tassonomie organiche, postumane e perturbanti. Nelle atmosfere inquietanti e livide dei dipinti, dove l’osservatore si sente osservato dalle cose pittoriche che osserva, le tumide visioni di Matera ostentano orifizi e turgori, caricandosi di una carnalità sessualizzata e di una tattilità sensibilissima, esasperate da un virtuosismo pittorico che unisce olio e fusaggine e dal silicone delle sculture. Food porn per cuori intrepidi, per chi si arrende a piaceri inediti e irresistibili. Molliche di pane e croste vedono fiorire sulla loro superficie irregolare colture di batteri e stratificazioni di muffe, mostruosamente estetizzate: ed è lì che sosta l’occhio del pittore, come per la carezza di un amante che si sofferma su una qualche epidermide marziana. Giuseppe Matera proclama il trionfo dei carboidrati insorti e insurrezionali, apparecchiando per il suo pubblico barocche “nature quasi-morte”, caratterizzate dall’agglutinazione di presenze fito-antropo-zoomorfe, giocate sul contrasto tra verosimiglianza e straniamento, in forza di una maliziosa pareidolia».

Nelle intenzioni dell’artista, è «una riflessione esistenziale sulla vita, sulla sua fugacità, sulla contemplazione della sua bellezza e della bellezza delle piccole cose, ma anche un’ironica critica alla perdizione nei piaceri sensuali».

«Questa mostra – dichiara Giuseppe Matera – è un’opportunità di indagine sulla percezione e sulla memoria, restituita in opere ambigue e sfuggenti. In alcuni dipinti la composizione presenta un rimando diretto con il genere della natura morta, sulla quale ho riflettuto sia a proposito dei valori formali sia sulla perizia tecnica degli autori antichi – una perizia che è necessaria al fine di rendere riconoscibile il soggetto raffigurato. È nato un corto circuito dove le nature morte dalla natura aliena si impongono come tali per via della familiarità della composizione –suggerendo quindi un senso possibile di riconoscibilità dei soggetti – pur rimanendo in fondo ignote, misteriose. Una delle conseguenze di queste operazioni è l’annullamento – e contemporaneamente un maggiore vigore – dei pattern e delle forme all’interno dell’intera composizione, quasi a simulare il processo di interazione sensibile con la struttura della realtà, laddove un rapporto reiterato e compulsivo con alcuni aspetti di essa guida la nostra mente a non porre più attivamente l’attenzione su di essi. La specificità dei soggetti da cui traggono ispirazione le opere, unita ai temi e agli interessi maturati durante gli anni, sono anche, a mio avviso, un’occasione di riflessione – o decostruzione – ironica del concetto di identità, in particolar modo gastronomica, ma anche puramente formale».

Giuseppe Matera (Acquaviva delle Fonti (BA), 1999) vive e lavora a Roma. Nel 2023 si è diplomato in pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove sta completando gli studi magistrali. La sua pratica artistica utilizza discipline e mezzi espressivi radicati nella tradizione, con un’impostazione concettuale contemporanea. Tra le mostre collettive in cui ha esposto, nel 2022 E questo è forma a UNAGaleria a Bucarest in Romania, nel 2023 Lézardes nello spazio Rue de Livourne 143 a Bruxelles in Belgio in collaborazione con ENSAV La Cambre, nel 2025 A gathering of souls alla Temple University di Roma e DA A AD A all’Istituto Polacco di Roma, la mostra del Premio Giovanni Colacicchi al Palazzo Bacchetti di Anagni e la fiera ArtVerona con la galleria Liquid Art System.


INFORMAZIONI TECNICHE:
TITOLO DELLA MOSTRA: Chetogenesi
ARTISTI: Giuseppe Matera
LUOGO: Casa Vuota – Roma, via Maia 12, int. 4A
QUANDO: dal 14 febbraio al 12 aprile 2026
ORARI: visitabile su appuntamento
VERNISSAGE: 14 febbraio 2026 (orari: 18-21)
INFORMAZIONI: cell. 392.8918793 – 328.4615638 | email vuotacasa@gmail.com
INGRESSO GRATUITO

venerdì 13 febbraio 2026

DI BERNARDO RIETTI TOPPETA | in gioco


La nuova mostra di zerozerosullivellodelmare inaugura sabato 14 febbraio ore 19.00: protagonista il collettivo Di Bernardo Rietti Toppeta

Sabato 14 febbraio ore 19.00 zerozerosullivellodelmare (Pescara, via dei Marrucini 19/23) inaugura le attività per il 2026: a dare il via sarà l’esposizione in gioco del collettivo Di Bernardo Rietti Toppeta. Una mostra che “interpreta la dimensione ludica come modello per la costruzione di rapporti umani sotto cieli reali”, riprendendo la chiosa della nota di presentazione.

Consolidato ormai il modello curatoriale di Lúcio Rosato, custode dello spazio di via dei Marrucini, che pone in dialogo una ricercata selezione delle opere degli artisti protagonisti con pochi, minimali interventi di sua stessa creazione, in questo caso l’opera un segno di cielo.

Sotto il cielo (e lo sguardo) di Rosato, si dipana il progetto in gioco, in cui, in maniera sottile, il collettivo Di Bernardo Rietti Toppeta tenta di esplorare la dimensione del reale attraverso i segni (e gli strumenti) del gioco: obiettivo ultimo, spegnere gli schermi, abbattere i pixel, eliminare i filtri e dar vita ad un vero black-out utile alle riflessioni sulla dipendenza da videogiochi, sulle conseguenze negative per la salute, sul ruolo della cultura contro l’impatto delle tendenze dettate dalla società contemporanea. Uno sguardo leggero ma lucidissimo su una società di falso benessere, dove gran parte dei bambini passano il tempo libero soli e chiusi nelle proprie stanze in compagnia di prodotti “hi-tech”, piuttosto che fuori dalle mura domestiche, in gioco tra strade e cortili.

Attraverso video, opere materiche e installazioni, concepite tra il 2023 e il 2026, in gioco è una mostra “impertinente” che affronta e analizza il cambiamento dell’aspetto ludico dei nostri giorni (in un contesto in continua evoluzione) con l’intento di provare a mettere tutto in discussione, allargare i propri orizzonti e valutare una diversa gestione delle innovazioni tecnologiche che quotidianamente ci vengono proposte. Per l’occasione e per questo specifico luogo il collettivo ha progettato e realizzato circuito slm00, una pista con biglie di vetro poggiate che unisce idealmente i due ambienti di zerozerosulivellodelmare : spazio e officina, mettendo in evidenza il legame e il rapporto tra la pragmaticità di un’idea e la concettualità del suo manifestarsi


zerozerosullivellodelmare
Pescara, via dei Marrucini 19/23

Inaugurazione sabato 14 febbraio 2026 ore 19.00
fino al 14 marzo 2026
da martedì a sabato, dalle 18.00 alle 20.00
s.l.m.00 via dei marrucini 19-23 Pescara

Nota biografica: il collettivo Di Bernardo Rietti Toppeta, attivo dal 2010, lavora a sei mani realizzando diversi progetti monotematici, sperimentando quasi tutte le discipline artistiche: pittura, scultura, installazione, fotografia, grafica e video arte. Francesco Di Bernardo (Penne 1975) laureato presso l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila in decorazione. Alessandro Rietti (Penne 1970) diplomato presso l’Istituto d’Arte Mario dei Fiori Penne con indirizzo in arte dei metalli e dell’oreficeria. Francesco Toppeta (Penne 1982) laureato presso l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila in pittura. Vivono e lavorano a Penne dove insieme condividono il progetto Spazio Inangolo.

mercoledì 11 febbraio 2026

Mostra al castello di Galliate dedicata a De Filippi, Carena e Surbone

 



Galliate Contemporanea, la mostra dedicata all’arte italiana degli anni Settanta, è ospitata presso il Castello di Galliate e riunisce le opere di Fernando De Filippi, Antonio Carena e Mario Surbone, protagonisti del secondo Novecento italiano.
L’iniziativa è realizzata con il sostegno del Comune di Galliate,  e con il Patrocinio di Regione Piemonte, Provincia di Novara, Terre dell’Alto Piemonte Novara e Rotary Club Val Ticino Novara. Alla realizzazione del progetto collaborano gli Amici del Teatro Carlo Coccia di Novara, il Conservatorio Guido Cantelli di Novara, la Bottega della Cornice di Novara e Italgrafica. I contributi critici e la presentazione degli artisti sono a cura di Giovanni Cordero e Federica Mingozzi. Nel corso dell’inaugurazione, la mostra sarà accompagnata da un intervento musicale degli allievi del Conservatorio Guido Cantelli di Novara. (V.S.)

GALLIATE CONTEMPORANEA
 a cura di 
Vincenzo Scardigno

DE FILIPPI 
CARENA 
SURBONE 
I'Arte italiana degli anni 70

CASTELLO DI GALLIATE
21 febbraio - 29 marzo 2026
Ven./Sab./Dom.10/13-15/19

INAUGURAZIONE  
Sabato 21 febbraio - h.17

ORGANIZZAZIONE 
Comune di Galliate

CON IL PATROCINIO 
Regione Piemonte
Provincia di Novara 
Terre dell'Alto Piemonte
Rotary Club Val Ticino 

COLLABORAZIONI
Amici del Teatro Carlo Coccia 
Conservatorio Guido Cantelli 
Bottega della Cornice 
Italgrafica 


Digging Up di Alessio Deli


Von Buren Contemporary è lieta di presentare DIGGING UP, la nuova mostra personale dello scultore romano Alessio Deli, in cui dialogano una serie di opere scultoree e pittoriche. 

L'espressione inglese digging up, che letteralmente significa "scavare", può assumere anche il significato di "portare alla luce", "far riemergere". Deli sembra infatti voler dissotterrare forme e modelli antichi per confrontarli con la contemporaneità, attraverso materiali e soluzioni formali originali.

Le opere, costellate di riferimenti al mondo dell'arte classica, tracciano un percorso di rilettura del passato, che va dalla rielaborazione delle immagini delle grottesche - decorazioni pittoriche parietali romane - dipinte da Deli su tavole di legno, alla realizzazione di un bassorilievo raffigurante Gradiva, protagonista della novella di Wilhelm Jensen, ritratta mentre cammina per le strade di Pompei.

Nel fondere passato e presente, Alessio Deli, artista fondante della scuderia della galleria, racconta la propria poetica attraverso una serie di riferimenti universali e senza tempo.

Alessio Deli è nato a Marino, in provincia di Roma, nel 1981. Dopo gli studi all'Istituto d'Arte di Marino si è diplomato all'Accademia di Belle Arti di Carrara dove si è specializzato in scultura. Successivamente si abilita all'insegnamento delle Discipline Plastiche presso l'Accademia di Belle Arti a Roma. Fra le tante mostre citiamo la personale museale KORAI Incipit Memoria a Palazzo Valentini di Roma nel 2019, la partecipazione alla mostra Da Giotto a Pasolini al Museo di Palazzo Doebbing di Sutri nel 2020, la personale Anthropocene al MacS (Museo d'Arte Contemporanea Sicilia) di Catania nel 2021, la mostra Fragile nelle sale del Museo dell'Arte Classica dell'Università La Sapienza di Roma nel 2024 e Patina memoriae, sua personale alle Case Romane del Celio nel 2025. Sempre nel 2025, l'ente nazionale per le attività culturali ENAC gli conferisce, per la categoria arti visive, il Premio Mameli.

Le opere di Deli sono collocate in prestigiose collezioni sia pubbliche che private in Italia e all'estero, tra cui il MacS (Museo Arte Contemporanea Sicilia), Catania; la Raccolta Civica d'Arte Contemporanea di Palazzo Simoni Fè, Brescia; il Museo Roberto Bilotti Ruggi d'Aragona di Rende, Cosenza; la Galleria Nazionale della Calabria, Cosenza; il Palazzo Municipale di San Quirico d'Orcia, Siena; l'Antico Collegio Martino Filetico, Città di Ferentino; l'Università degli Studi "La Sapienza" di Roma; la Nuova Chiesa S. Pietro Apostolo, Cosenza; ed il Parco Porporati, Torino. 


Von Buren Contemporary 

Digging Up
mostra personale di Alessio Deli

Vernissage Sabato 14 e domenica 15 febbraio 2026 dalle 18:00 alle 21:00

Testo critico: Edoardo Marcenaro
Curatrice e organizzazione: Michele von Büren

la mostra resterà aperta fino al 10 marzo 2026
orari: martedì-sabato 11:00-13:30 e 15:30-19:30

Von Buren Contemporary
Via Giulia 13, 00186 Roma

Ufficio stampa
Alessandra Lenzi | alessandralenzi.press@gmail.com
Tel: (+39) 320 5621416

Giacomo Montanaro - La Forma dell’Istante


Mercoledì 18 febbraio dalle ore 18.00 la Shazar Gallery presenta La Forma dell'Istante di Giacomo Montanaro, a cura di Domenico de Chirico. Alla sua seconda personale nella sede di via Scura, Montanaro presenta un nuovissimo progetto che sembra apportare ennesimamente una svolta nella sua produzione. Sperimentatore instancabile, l'artista passa con disinvoltura da una pittura di rivelazione ad una meditata immersione in paesaggi immaginifici, presentando per l'occasione lavori che sembrano abbandonare il gesto per approcciarsi ad un segno ponderato che non sfugge tuttavia al fascino misterioso e calcolato della reazione chimica degli acidi. Il cambio di registro non si distacca da una cifra stilistica che continua a caratterizzare il percorso dell'artista, e che, ne La Forma dell'Istante, si sviluppa verso una inedita visione dell'umano. I circa 20 ritratti pensati per gli spazi della Shazar frammentano l'identità della sfera figurativa per dirigersi verso l'indagine della coscienza e del vissuto esistenziale. 

Come scrive il curatore Domenico de Chirico nel testo critico “La mostra restituisce il senso di una ricerca che non si limita a ridefinire il linguaggio pittorico, ma interroga anche il tempo vissuto, l'importanza del gesto e la natura stessa dell’immagine. Offre allo spettatore un’esperienza visiva intensa e silenziosa, aperta alla contemplazione e alla scoperta di scenari inediti che si dispiegano oltre la superficie già data, in dialogo con lo stato d’animo di ciascuno, pronti a essere vissuti.” 

“ … la ricerca di Giacomo Montanaro si sviluppa lungo un percorso coerente e radicale, segnato fin dagli esordi da una spiccata vocazione sperimentale. Nato a Torre del Greco nel 1970 si forma tra l’Istituto Statale d’Arte e l’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove si diploma nel 1993 sotto l’egida dello scultore visionario Augusto Perez. Nelle prime opere la figura umana è centrale: corpi ridotti all’essenza, presenze che non descrivono ma suggeriscono, rinunciando al dettaglio per far emergere la stringente urgenza espressiva del gesto. Questo percorso di sperimentazione trova un punto di svolta nel 2002, quando Montanaro abbandona la tela e i materiali pittorici tradizionali per confrontarsi con un supporto inusuale: la carta fotografica. Gli acidi diventano così il nuovo strumento del dipingere, introducendo nel processo una componente di rischio e irreversibilità.”

La forma dell'istante rimarrà aperta fino al 17 aprile 2026 dal martedì al sabato dalle 14.30 alle 19.30 e su appuntamento.

Giacomo Montanaro
La Forma dell’Istante
A cura di Domenico de Chirico
Opening: mercoledì 18 febbraio 18,00
dal 19 febbraio al 17 aprile 2026

Shazar Gallery
Via Pasquale Scura 8
80134 Napoli
Tel. 081 1812 6773
www.shazargallery.cominfo@shazargallery.com Instagram: shazargallery – FB: shazargallery
Press officer: Graziella Melania Geraci 3475999666 press@shazargallery.com

mercoledì 28 gennaio 2026

In Verso. Frammenti narrativi di Oliviero Rainaldi

Oliviero Rainaldi Battesimi Umani 1998 gesso - Courtesy of the artist- ph. Claudio Abate 


Il tempo, il sacro e l’identità sono le tre direttrici lungo cui, dal 21 febbraio al 17 maggio, si sviluppa In Verso. Frammenti narrativi, la nuova mostra di Oliviero Rainaldi nelle sale storiche di Palazzo Pretorio di Certaldo, a cura di Beatrice Audrito e Davide Sarchioni. Il progetto riunisce oltre trenta opere tra lavori storici e recenti — alcuni inediti — offrendo uno spaccato significativo di una ricerca intensa e coerente, capace di far convivere classicismo e modernità in un linguaggio essenziale e riconoscibile.

Tra gli artisti della sua generazione che più hanno indagato il tema del sacro, Rainaldi rielabora i repertori iconografici della tradizione in una visione contemporanea: le immagini vengono sottratte alla narrazione per tornare a una dimensione primaria, quasi originaria. Il confronto con Palazzo Pretorio, antica sede del vicariato, dà vita a un dialogo serrato con la storia del luogo, attraverso un allestimento concepito “all’inverso” che invita il visitatore a sovvertire la direzione canonica del percorso e a interrogare il tempo come materia viva, reversibile e stratificata.

Nel continuo passaggio tra pittura e scultura, pieno e vuoto, corpo e ombra, il sacro non è mai didascalico ma profondamente umano, attraversato da fragilità e attesa. Le iconografie cristiane, private della loro funzione narrativa, diventano presenze simboliche essenziali, chiamando lo sguardo contemporaneo a una relazione diretta con l’opera. Così il dialogo con l’architettura e con i frammenti ad affresco trecenteschi e quattrocenteschi non è illustrativo ma strutturale, poiché lo spazio amplifica la riflessione e definisce una dimensione site-specific.

In questo contesto si innesta anche il tema dell’identità, intesa come processo. Le figure di Rainaldi non affermano ma interrogano, come nei lavori più recenti dove la forma si frammenta e si apre, mettendo in discussione l’idea di compiutezza. L’opera diventa così traccia, passaggio e luogo di trasformazione.

Nato nel 1956 a Caramanico Terme, in provincia di Pescara, Oliviero Rainaldi si forma all’Accademia di Belle Arti di Venezia con Emilio Vedova e successivamente all’Accademia dell’Aquila con Fabio Mauri. La sua ricerca, da sempre incentrata sulla figura umana, attraversa disegno, pittura e scultura, sviluppando un linguaggio essenziale e fortemente simbolico. Ha esposto in importanti sedi museali e istituzionali, tra cui la Galleria d’Arte Moderna di Bologna, Palazzo Venezia a Roma, il Museo Nazionale di Villa Pisani a Venezia, il Museo di Arte Contemporanea di Shanghai, la Petronas Gallery di Kuala Lumpur e la Venice International University in occasione della Biennale di Venezia. Il suo lavoro ha spesso dialogato con luoghi emblematici della storia dell’arte e dell’architettura, da Sant’Andrea al Quirinale al Tempietto del Bramante, fino al Pio Monte della Misericordia di Napoli. È stato insignito di numerosi riconoscimenti, tra cui il titolo di Accademico della Pontificia Accademia dei Virtuosi al Pantheon, il Premio Personalità Europea e il Franco Cuomo International Award. Sue opere fanno parte di collezioni pubbliche internazionali, tra cui il Palazzo dell’ONU a Ginevra e la sede del Premio Nobel a Stoccolma.

“In Verso. Frammenti narrativi” è promossa dal Comune di Certaldo ed è organizzata da Exponent in collaborazione con TerraMedia APS

Ingresso: intero 5,00 € - ridotto 4,00 €
Orario: da novembre a marzo: lunedì-venerdì (10-13 e 14:30-16:30) e sabato-domenica (10-13 e 14:30-17:30). da aprile a maggio: 10-13 e 14.30-19 chiuso il martedì. Tel. 0571.661219

IN VERSO. FRAMMENTI NARRATIVI
Il tempo, il sacro, l’identità: l’opera di Oliviero Rainaldi a Certaldo a cura di Beatrice Audrito e Davide Sarchioni

Dal 21 febbraio al 17 maggio 2026, trenta opere per una rassegna dedicata all’artista italiano nel Palazzo Pretorio del borgo di Certaldo Alto (FI)

Palazzo Pretorio di Certaldo Alto (FI) Piazzetta del Vicariato, 4, 50052 Certaldo FI


Ufficio Stampa HF4 www.hf4.it
Marta Volterra, Head Press Office - marta.volterra@hf4.it
Eleonora D’Urbano - eleonora.durbano@hf4.it 328.153.53.24


ARTE FIERA 49 - COSA SARÀ


Dopo una brillante edizione nel 2025, che ha visto le più grandi gallerie italiane e i più importanti collezionisti darsi appuntamento a Bologna, Arte Fiera ritorna dal 6 all’8 febbraio 2026, con Preview il 5 febbraio, inaugurando idealmente un nuovo ciclo con la prima direzione artistica di Davide Ferri (già curatore per cinque edizioni di Pittura XXI, sezione interamente dedicata al medium pittura), affiancato da Enea Righi, che per il quarto anno ricoprirà il ruolo di direttore operativo.

Arte Fiera, la più longeva tra le fiere d’arte italiane, è tornata ad essere un appuntamento e un riferimento imprescindibile per il sistema dell’arte del nostro Paese, un ruolo che le appartiene sin dalla sua nascita, nel 1974. Pur con diversi cambiamenti – un rinnovato team di curatori, un nuovo progetto per il padiglione del “moderno” e una diversa articolazione delle sezioni curate – la fisionomia di Arte Fiera 49 vuole riaffermare e rafforzare questa identità, celebrando l’arte italiana in tutte le sue multiformi e sfaccettate componenti: un sistema policentrico, polifonico, eterogeneo, capace di svilupparsi con la stessa intensità nei grandi e piccoli centri, e a diverse latitudini: Bologna, in questo senso – e così anche Arte Fiera –, svolge storicamente un ruolo di collegamento e cerniera tra Nord e Sud del nostro Paese.

Il titolo di questa edizione, Cosa sarà, sottende uno slancio e una proiezione verso il futuro; un grado di imponderabilità, di desiderio di rinnovare il “formato fiera”; un rimando a quella componente di mistero che tiene il pubblico di collezionisti e appassionati visceralmente legati alle opere d’arte del presente.

La fedeltà che lega il pubblico ad Arte Fiera sprigiona un calore dato dalla lunga frequentazione degli spazi della fiera: i due padiglioni che tradizionalmente la ospitano, illuminati dall’inizio alla fine da una luce diurna, costituiscono una partitura dove le proposte che affondano in un Novecento storico (pad. 26) dialogano con il contemporaneo e le ricerche delle ultime generazioni (pad. 25).
La nuova identità visiva, ideata da Al mare. Studio, rilancia la suggestione del titolo: vagamente pop e, insieme, minimalista ed elegante, trasforma il bollino che da sempre contraddistingue l’identità di Arte Fiera in un segno in movimento, che innalzandosi da una ipotetica linea d’orizzonte diventa vero e proprio sole nascente.


Cinque sezioni, nuovi curatori
Alla Main Section di Arte Fiera, suddivisa come sempre in arte storicizzata e contemporaneo, si affiancano cinque sezioni curate e su invito, con alcune significative novità.

“Fotografia e dintorni” è il nuovo nome della sezione dedicata al medium fotografico ed è affidata a partire dalla prossima edizione a Marta Papini, curatrice indipendente che dal 2024 cura Radis, il progetto di arte pubblica promosso dalla Fondazione CRT per l’arte. La sezione racconta la fotografia da una prospettiva ampia, che include autori storicizzati e giovani talenti, ricerca formale e approccio concettuale, così come l’intersezione con altri media.

“Multipli” – per la prima volta a cura di Lorenzo Gigotti, editor, co-fondatore e co-direttore editoriale di NERO – attraversa un ampio spettro di linguaggi e formati (litografie, libri d’artista, pezzi di design, grafiche, fotografie, ma anche edizioni audio e nuovi media), raccontando come, in Italia e all’estero, una parte significativa della scena artistica stia adottando pratiche orientate alla riproducibilità e all’accessibilità. Un approccio che mira a dar vita a forme di mercato più aperte e inclusive, capaci di coinvolgere pubblici nuovi.

“Pittura XXI” – affidata per la prima volta a Ilaria Gianni, critica e curatrice e co-direttrice artistica dello spazio indipendente IUNO, Roma – riscopre la pittura come linguaggio del presente in una stagione in cui questo medium si è potentemente riaffermato sulla scena dell’arte, e include alcune delle ricerche più emblematiche, svolte da artisti di generazioni diverse, emergenti e midcareer, italiani e internazionali, dal 2000 a oggi.

“Prospettiva”, al suo secondo anno di vita, è nuovamente a cura di Michele D’Aurizio, critico e curatore indipendente. La sezione è dedicata alle ricerche creative delle nuove generazioni e si articola in presentazioni monografiche promosse da gallerie emergenti, con meno di dieci anni di attività, e da gallerie strutturate ma con un programma di ricerca.

“Ventesimo+” è il nuovo progetto per il padiglione del moderno, rivolto alle gallerie che operano nell’ambito di un Novecento storico. È dedicato all’arte italiana e internazionale dall’inizio del XX secolo a oggi, ed è affidato ad Alberto Salvadori, critico e curatore, direttore e fondatore di Fondazione ICA di Milano. “Ventesimo+” mette al centro la pratica del collezionare indicandone possibili modi e declinazioni all’insegna dell’eclettismo e della trasversalità, e guardando allo sviluppo di ogni collezione come fenomeno specifico, particolare e identitario.


Collaborazioni e partnership
Si rinnova anche per il 2026 la collaborazione fra Arte Fiera e Fondazione Furla per la performance; a curare il programma di azioni dal vivo sarà nuovamente Bruna Roccasalva, Direttrice artistica della Fondazione. Il progetto, giunto alla quarta edizione, conferma la volontà di Fondazione Furla e Arte Fiera di sviluppare insieme il lavoro sulla performance, presente ad Arte Fiera fin dalle origini e divenuto un elemento distintivo della manifestazione bolognese.

Arte Fiera è lieta di annunciare che BPER, già Main Partner di Arte Fiera dell’edizione 2025, prosegue con il suo impegno a favore della manifestazione. La Banca si conferma dunque una realtà attenta alla promozione dell'arte, della cultura e della creatività, nella convinzione che questi valori siano un volano di crescita per cittadini e territori e strumenti importanti di inclusione sociale.

Prosegue inoltre l’attivo rapporto di collaborazione con ANGAMC, l'Associazione Nazionale Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea, con cui Arte Fiera ha aperto un tavolo di confronto permanente.

 

ARTE FIERA 49 - COSA SARÀ
6-8 febbraio 2026
Preview 5 febbraio 2026

Arte Fiera – Ufficio Stampa Elena Pardini elena@elenapardini.it +39 348 3399463 
Claudia Malfitano claudia@mayvenice.com +39 346 5401118 

BolognaFiere – Comunicazione & Media 
Elena Sabbatini elena.sabbatini@bolognafiere.it +39 051 28287