martedì 10 marzo 2026

RITUALI CONTEMPORANEI al Museo CAM

Bassam Kyrillos (Libano)

Il 20 marzo, dalle ore 21.30, il CAM Museum apre le sue porte a “Rituali Contemporanei”, un evento che celebra la forza dell’arte come linguaggio universale e strumento di riflessione tra ritualità secolari e conflittualità contemporanee. Pensata prima dello scoppio degli ultimi scontri in Iran e in tutto il Medio Oriente, la mostra, a cura di Alma Idrizi,riunisce le opere di 45 artisti provenienti da diverse parti del mondo quale segno di unione tra i popoli, ribadendo attraverso l'arte e la musica un messaggio di pace. 

Antonio Manfredi, direttore del CAM, sottolinea l'impegno del museo nel sensibilizzare le coscienze denunciando gli orrori della guerra e superando le barriere fisiche e culturali: “ Il CAM si è sempre contraddistinto per la sua interdisciplinarietà e per l'internazionalizzazione ma soprattutto per l'attenzione agli eventi dell'attualità. Sono nate così mostre a sostegno di oppressi e di popoli invasi, i loro artisti ci hanno inviato le proprie opere per far sentire una voce troppo spesso ignorata. Abbiamo raccolto una collezione imponente che testimonia quanto il panorama creativo sia estremamente eterogeneo. Il nostro compito, e quello della cultura tutta, è quello di scuotere gli animi, di abbattere gli steriotipi e cercare di ampliare lo sguardo sulla realtà. Veicoliamo tale messaggio attraverso l'arte e questo evento ci parla ancora una volta di unità, di confronto e di dialogo tra culture.”

Il percorso espositivo al museo di Casoria intreccia infatti visioni e sensibilità differenti. Pittura, scultura, installazioni, fotografia e performance dialogano tra loro in un racconto corale che esplora i rituali del nostro tempo, mettendo in luce le trasformazioni e le crisi della società contemporanea.

Le opere si fondono con la musica dell’artista Ivan Granatino, con la direzione musicale di Stella Manfredi e Luigi Castiello, creando un’esperienza immersiva in cui suoni e immagini si intrecciano per amplificare emozioni e significati. Un viaggio multisensoriale che utilizza i diversi linguaggi dell’arte per raggiungere un messaggio universale: in un’epoca complessa e in continuo cambiamento, l’arte può e deve mantenere il suo ruolo di denuncia, stimolando consapevolezza e dialogo.

Il percorso artistico sarà arricchito dalla partecipazione di numerosi ospiti speciali, in un alternarsi di teatro e musica Accompagneranno il pubblico in una serata intensa e coinvolgente: il carisma e la profondità di Peppe Lanzetta, l’originalità musicale di Ebbanesis, le sonorità contemporanee di Mikael G e l’eleganza dei CAM QUARTET.

“Rituali Contemporanei” non è solo una mostra, ma un’esperienza collettiva: un incontro tra artisti, pubblico e territorio, dove l’arte diventa rito condiviso, spazio di confronto e strumento di trasformazione culturale.

La serata si concluderà con un dj set presso l’EXIT, il Concept Bar del CAM.
Ingresso con contributo associativo 
Info: +39 3332972239


ARTISTI IN MOSTRA:
Jalal Alwan (Regno Unito) - Ahmed Atef Gaafary (Egitto) - Khalid Alshatti (Kuwait) - Omar Alrashid Alhosani (Bahrain) - Tarek Basha (Egitto) – Bahaiden (Germania) - Andjelija Brankovic (Serbia) - Fabio Massimo Caruso (Italia) - Irina Cernjavski Santric (Serbia) - Monika Dimitrova (Bulgaria) - Tasneem Elmeshad (Egitto) - Khalid El Bekay (Marocco) - Sher Ifa Farghal (Egitto) - Zainab Foda (Egitto) - Yasser Gaessa (Egitto) - Aleksandra Gedeon (Serbia) - Zieyad Ghazi (Iraq) - Taher Hamouda (Egitto) - Zaman Jassim (Arabia Saudita) - Moataz Kamal (Egitto) - Bassam Kyrillos (Libano) - Miroslava Ledo (Venezuela) - Manuela Mandic (Croazia) - Kinda Marouf (Egitto) - Siham Mansour (Arabia Saudita) - Jo Ann Morning (Stati Uniti) - Ali Nabeel (Iraq) - Nahar Marzooq (Arabia Saudita) - Katarina Novakovic (Serbia) - Ahmed Osman (Egitto) - Natasa Petejcuk (Montenegro) - Sergei Pietila (Finlandia) - Mehrnoush Pishroyan (Iran) - Carmen Poenaru (Romania) - Mimoza Rraci (Kosovo) - Ahmed Sakr (Egitto) - Dina Sabri (Egitto) - Gehan Saude (Egitto) - Rasha Soliman (Egitto) - Brian Testa (Stati Uniti) - Naheed Turkestani (Arabia Saudita) - Jafer Taouri (Svezia) - Mirsada Vejselaj (Germania) - Kadri Wassilla (Algeria) - Yip Yew Chong (Singapore)

IVAN GRANATINO 
Nasce a Caserta nel 1984 e fin da piccolo inizia a muovere i primi passi nel mondo della musica grazie al padre, interprete di musica classica napoletana, che gli trasmette quella che è diventata poi una grande passione che si orienta sempre di più verso il rock e l'hip hop, tanto da intraprendere un percorso artistico personale che lo porta a creare un crossover tra questi due generi musicali. Ivan Granatino collabora con grandi artisti del panorama italiano come Clementino, Club Dogo, Luchè, Gué Pequeno, Gigi D'Alessio, Franco Ricciardi e D-Ross. Nel 2014 il grande palcoscenico di Rai Due di The Voice of Italy offre al giovane rapper la possibilità di farsi conoscere dal grande pubblico e farsi apprezzare dalla giuria, infatti dopo aver superato l'audizione al buio sceglie J-Ax come coach nella sua avventura. Dopo l'esperienza tv, Ivan esce con il singolo "Pare mo," pubblicato nel 2015. A maggio 2017 pubblica l'album "Ingranaggi". Diversi brani di Ivan sono stati utilizzati come colonne sonore di film e serie tv: "Gomorra 4" e "Gomorra 5 - l'ultima serie" "Reality" di Matteo Garrone, il corto presentato alla 75esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia "La Gita" , l'ultimo film di Claudia Gerini, "Mancino Naturale". Anche attore nei film dei Manetti Bros "Song e Napule" e "Ammore e mala vita" e "L'oro di Scampia" di Marco Pontecorvo con Giuseppe Fiorello.

PEPPE LANZETTA 
Napoletano classe ’56, debutta sulla scena nel 1983 con Napoletano pentito. Autore e interprete di numerosi spettacoli teatrali, ha vinto con Malaluna il premio Olimpici del teatro 2004. Attore e autore anche per cinema e televisione, ha lavorato con registi come Piscicelli, Tornatore, Cavani, De Crescenzo, Loy, Martone, Asia Argento, Scimeca, Abel Ferrara. Ha pubblicato libri di racconti, ballate, romanzi, tra cui Figli di un Bronx minore, Incendiami la vita e Giugno Picasso (premio Domenico Rea 2006). Le ultime opere di Peppe Lanzetta InferNapoli (Garzanti) 2011,Pane e peperoni. Ad est dell’equatore, 2012 e Sognando l’Avana. Cento Autori, 2013, Il cavallo di ritorno 2014, L’isola delle femmine 2015.

LE EBBANESIS
Duo napoletano formato nel 2017 da Viviana Cangiano e Serena Pisa. Nate sul web con reinterpretazioni in chiave moderna del repertorio partenopeo, raggiungono rapidamente grande popolarità social. Dopo il tour SerenVivity in Italia e all’estero, pubblicano gli album Serenvivity (2018) e Transleit (2020), quest’ultimo dedicato a celebri brani tradotti in napoletano, tra cui Bohemian Rhapsody dei Queen. Hanno preso parte al film Qui rido io di Mario Martone, collaborato con Massimo Ranieri e con Mario Tronco in una versione napoletana del Così fan tutte di Wolfgang Amadeus Mozart, affermandosi come realtà originale tra tradizione e innovazione.

MIKAEL G
Musicista, polistrumentista, autore e compositore originario di Napoli. È riconosciuto per la sua versatilità artistica e la capacità di fondere elementi melodici con ritmiche moderne, costruendo un’identità sonora personale che lo distingue nel panorama italiano. Nel corso della sua carriera ha pubblicato diversi singoli e brani apprezzati dal pubblico (tra cui Ho visto Maradona, Sarò con Te e Conquista la Vittoria), consolidando la sua reputazione sia come interprete sia come talento creativo nella scrittura e negli arrangiamenti musicali. La sua collaborazione con artisti di rilievo include anche il contributo al nuovo singolo di Ivan Granatino, dove ha partecipato alla realizzazione del brano tramite composizione, arrangiamento o performance, confermando ancora una volta la sua dimensione professionale e il suo ruolo attivo nelle produzioni più attuali.

CAM QUARTET
Il Cam Quartet è il quartetto d’archi stabile del CAM Museum, formatosi nel 2018. Il gruppo è composto da Pasquale Termini, Nico Giordano, Antonella De Chiara e Stella Manfredi. Nel corso degli anni hanno collaborato con artisti della scena nazionale e internazionale come Lucky Salvadori, Scott Siskynd,La Maschera, Tommaso Primo, Franco Ricciardi, Vesuviano, Ivan Granatino, Andrea Tartaglia, Gabriele Esposito e molti altri protagonisti del panorama musicale contemporaneo. Nel loro percorso artistico hanno ottenuto importanti riconoscimenti, tra cui il Premio Massimo Troisi e il Global Shell 2020.

Graziella Melania Geraci
Press officer
mob.+39 3475999666 (Italy)
mail pressofficecam@gmail.com
CAM MUSEUM Via Calore sic, Casoria, Napoli www.casoriacontemporaryartmuseum.com

Rita Angelotti Biuso. Chiari del bosco

Inafferrabile 2021

Il 14 marzo 2026, dalle ore 18.00, Hyunnart Studio presenta la personale di Rita Angelotti Biuso, “Chiari del bosco”, con testo critico di Tiziana Musi.

In mostra una serie di dipinti ad olio, realizzati sin dal 1993 fino alle più recenti tele del 2026, in cui si denota una progressiva predilezione per l’astrazione lirica e per il tema del paesaggio, divenuto protagonista assoluto della sua poetica. “La natura è percepita, non come realtà statica e stabile, ma come fenomeno in continuo movimento. Rita Angelotti Biuso si compenetra con il paesaggio, attraverso pennellate rapide di colore, nervosamente sovrapposte in una spuma materica luminosa che si espande dalle ombre. Il colore giocato su variazione timbriche dense si fa segno ritmico, si apre su squarci di luce verticali decentrati, o scontorna un centro di spazio- luce”. 

La ricerca dell’artista si fonda sulla necessità di arrivare in modo anarchico alla pittura, attraverso ripetute stesure di colore, continuamente ripensate, annullate, sperimentando anche linguaggi differenti: la scrittura (nel 2018 pubblica un piccolo libro “Scritti Incompiuti”), la poesia, l’assemblage, l’incisione. “Posso essere anarchica a trasformare la mia idea in corso d’opera e dopo mille ripensamenti tornare alla primigenia”, afferma l’artista.

Nelle opere di Rita Angelotti Biuso la vita e l’arte si sono fuse in una progressiva sedimentazione di emozioni e sovrapposte in una costante sperimentazione quotidiana del fare, che si rivelano anche nella sua abitazione/studio, dove sono raccolti numerosi oggetti realizzati con scarti del quotidiano, bottiglie di plastica, pezzi di legno, frammenti di carte colorate, ecc. Il percorso espositivo dello Hyunnart Studio cercherà di restituire alcune atmosfere dello studio dell’artista.

Rita Angelotti Biuso, Roma 1934, si diploma in scenografia nel 1957 con Toti Scialoja e Mario Rivasecchi. Mostre in Italia, Germania, Romania. Vive a Roma.



Rita Angelotti Biuso
chiari del bosco

testo di Tiziana Musi
14 marzo – 24 aprile 2026

Inaugurazione sabato 14 marzo 2026, ore 18.00

Hyunnart Studio
viale Manzoni 85-87, Roma 00185
orario settimanale: dal martedì al venerdì 16.00/18.30
per appuntamento: 3355477120, pdicapua57@gmail.com


venerdì 27 febbraio 2026

Marcello Nitti – Proxemica



Nuovo appuntamento con l’arte contemporanea da Spazio MICROBA, che presenta Proxemica, mostra di Marcello Nitti, a cura di Riccardo Pavone e Marialuisa Sorrentino con un testo critico di Nicola Zito, che sarà inaugurata sabato 28 febbraio 2026, alle ore 18,30.


Nell’ambito della personale, l’artista propone una selezione di lavori pittorici e installativi inediti che si configurano come il frutto di un’esplorazione delle molteplici dimensioni e dinamiche che regolano il rapporto tra l’uomo e l’ambiente circostante, che viene inteso sia come spazio naturale e urbano che come luogo di incontro e di relazione sociale tra gli individui.

L’esposizione delle opere di Marcello Nitti, realizzata in collaborazione con l’Associazione culturale Achrome e inserita in De corporis fabrica, programma di mostre personali curate da Riccardo Pavone, Marialuisa Sorrentino e Nicola Zito, resterà aperta e visitabile fino al 28 marzo 2026, dal martedì al sabato, dalle ore 17 alle ore 20.

MICROBA si pone lontano dal canonico concetto di galleria d’arte e, anche in questo nuovo ciclo di eventi, rinnova la propria aspirazione di spazio laboratoriale e sperimentale. Attraverso le opere e le esperienze di artisti giovani ma già di respiro nazionale e internazionale, il centro barese persegue la propria missione nel territorio e intende introdurre stimoli di riflessione nel contesto culturale circostante.

L’Associazione culturale Achrome è un collettivo che opera nel campo dell'Arte Contemporanea, muovendosi tra molteplici ambiti, dalla didattica alla ricerca, dall'organizzazione di eventi espositivi alla formazione professionale. Intessendo rapporti con il territorio, Achrome si propone di favorire un rinnovato e più proficuo dialogo tra la città – e i suoi abitanti – e le dinamiche dell'Arte Contemporanea.

Marcello Nitti nasce a Taranto nel 1988. Nel 2007 si iscrive al corso di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Lecce, dove coltiva il proprio interesse per la figurazione. Conseguito il diploma accademico di I livello, decide di proseguire autonomamente la propria ricerca, approfondendo la conoscenza degli aspetti tecnici e formali della tradizione pittorica e contemporaneamente cercando di sviluppare una poetica personale. Negli ultimi anni recupera l’interesse per la calcografia sviluppando diversi progetti che vedono protagonista questa tecnica. Nel 2019 si iscrive al corso di Grafica d’Arte dell’Accademia delle Belle Arti di Lecce dove consegue il diploma accademico di II livello. Nel 2021 fonda, insieme a Mauro Curlante, Guado Edizioni, progetto editoriale incentrato sulle tecniche di stampa tradizionali e sul loro utilizzo nelle pratiche contemporanee. Dal 2023 è docente precario nella scuola secondaria. Coinvolto in progetti di residenza artistica in Italia e all’estero, ha all’attivo diverse mostre, tra cui: What’s more than enough e Esprit de Géométrie, presso Riccardo Costantini Contemporary, Torino (2024 e 2025); Zacht, Stil en Traag, collettiva presso il PAK – Platform Voor Actuele Kunsten, Gistel, Belgio (2024); Fear, collettiva presso lo Psychiatrisch Centrum Sint-Amandus, Beernem, Belgio (2023); Immagini immaginari, bipersonale con Niccolò Masini presso il MUST – Museo Storico Città di Lecce (2021). Attualmente vive e lavora a Lecce.


martedì 24 febbraio 2026

Trees: Manolis Baboussis ,Lydia Dambassina, Lello Gelao, Gabriela Golder, Carolina Jonsson, Clare Langan , Margarida Paiva


Muratcentoventidue Artecontemporanea è lieta di presentare Trees, una mostra collettiva che annovera tra i partecipanti Manolis Baboussis, Lydia Dambassina, Lello Gelao, Gabriela Golder, Carolina Jonsson, Clare Langan , Margarida Paiva.

L'albero è oggi riconosciuto come un pilastro fondamentale dell'ecosistema, un essere dotato di intelligenza collettiva e un modello di resilienza indispensabile per la nostra sopravvivenza. L'arte contemporanea ha giocato un ruolo cruciale nel superare la "Plant Blindness", ovvero l'incapacità storica dell'uomo di percepire le piante come organismi vitali, trasformando l'elemento vegetale da semplice sfondo a "co-autore" attivo dell'opera e simbolo di urgenza climatica.

L'albero non è più un'icona statica, ma un perno etico necessario per ripensare il nostro rapporto con la biosfera. Attraverso linguaggi che spaziano dalla fotografia all'installazione, gli artisti in mostra ci invitano a superare la visione antropocentrica e a riconoscere finalmente l'albero nella sua complessa e vitale interezza.


TREES
Manolis Baboussis, Lydia Dambassina, Lello Gelao, Gabriela Golder,Carolina Jonsson, Clare Langan, Margarida Paiva

Inaugurazione
Sabato 21 febbraio 2026 ore 19.00

Periodo
21 febbraio – 31 marzo 2026

Muratcentoventidue-Artecontemporanea
Via G. Murat 122/b – Bari
Orari di apertura

La mostra sarà visitabile solo su appuntamento

Info
3348714094 – 392.5985840
info@muratcentoventidue.com
www.muratcentoventidue.com


pubblica:

venerdì 20 febbraio 2026

Pamela Diamante. Le invisibili. Esistenze radicali


Sabato 21 febbraio 2026, alle ore 18.00, presso la Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto” di Bari, si inaugura la mostra di Pamela DiamanteLe invisibili. Esistenze radicali”, a cura di Roberto Lacarbonara. 

Il progetto è sostenuto dal PAC2025 - Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. 

L’esposizione è promossa e coordinata dalla Città Metropolitana di Bari. 

In occasione dell’inaugurazione, saranno presenti: il Sindaco Metropolitano Vito Leccese, la Consigliera delegata alla tutela e valorizzazione del patrimonio della Pinacoteca Micaela Paparella, il Dirigente del Servizio Beni culturali e ICO Raffaele Nicola Vitto, l’artista Pamela Diamante, il curatore Roberto Lacarbonara, la professoressa Claudia Attimonelli, sociosemiologa, Università degli Studi di Bari, e Grazia Moschetti, Unità Disuguaglianze globali e Migrazioni di ActionAid Italia. 

Le invisibili. Esistenze radicali è un progetto di ricerca e produzione artistica attraverso il quale Pamela Diamante torna a interrogare le forme di sudditanza sociale ed economica e le possibilità di riscatto che possono emergere attraverso l’agency collettiva. 

Al centro della ricerca vi è una specifica categoria professionale del Sud Italia: le braccianti agricole, soggetti femminili sistematicamente marginalizzati da stigmi culturali legati alla sessualità, al luogo di origine e alla presunta modestia del lavoro agricolo. L’attenzione dell’artista si concentra sulle condizioni delle donne impiegate stagionalmente nella raccolta e nella lavorazione della frutta, soggette a gravi violazioni dei diritti fondamentali e a disuguaglianze strutturali di genere, a partire dalla disparità salariale. 

Il progetto origina dalla condizione antropologica e linguistica che mette in relazione ruralità, sfruttamento e costruzione simbolica dell’inferiorità sociale. Le accezioni dispregiative, storicamente associate al lavoro agricolo nel contesto meridionale, come terrone o mangiatore di terra, vengono qui assunte come dispositivi di potere: etichette che “naturalizzano” l’arretratezza e fissano archetipi di subordinazione di classe e di genere. Con una pratica artistica volta a restituire dignità politica e poetica al rapporto tra corpo, terra e lavoro, Diamante rilegge tali narrazioni come espressioni di conflitto da cui muovere per una possibile riappropriazione di senso e valore. 

L’opera assume la forma di una grande installazione ambientale, presentata nella Sala del Colonnato del Palazzo della Città Metropolitana di Bari, ed è il risultato di un processo di ascolto e confronto con alcune lavoratrici migranti incontrate grazie alla collaborazione con il progetto Sweetnet di Actionaid International Italia E.T.S. e Fondazione CDP. L’intervento si configura come uno spazio di parola, riflessione e denuncia: le testimonianze raccolte diventano parte integrante dell’opera, trasformandola in un atto politico oltre che simbolico. 
L’installazione assume l’aspetto di un dispositivo meccanico: sedici aste verticali in ferro sorreggono dischi metallici e zappette forgiate in ceramica, evocando macchine agricole e utensili quotidianamente utilizzati dalle lavoratrici. Questa scelta formale sottolinea la paradossale ibridazione dei corpi sfruttati, insieme macchinici e materni, produttivi e vulnerabili, ridotti a ingranaggi di un sistema economico che ne consuma le energie vitali. Le stele che compongono la scultura sono in numero pari alle lavoratrici coinvolte e raggiungono un’altezza doppia rispetto alla loro statura reale: un’esplicita inversione della prospettiva abituale, che restituisce visibilità e centralità a soggetti storicamente osservati dall’alto o relegati ai margini. Le componenti dell’opera sono organizzate su strutture metalliche a forma esagonale, simili a favi: celle modulari, poligonali e potenzialmente replicabili, che alludono a una comunità in costruzione. In questa geometria collettiva si inscrive l’idea di una “massa critica” di individualità capaci di unirsi nella difesa dei diritti umani e sociali, trasformando l’esperienza condivisa dello sfruttamento in una forza generativa e radicale. 
La scelta di esporre l’opera nel salone di rappresentanza dell’ente metropolitano, tra i più emblematici del capoluogo, si connota per la stridente relazione con l’edificio ma anche per la profonda connessione con la collezione della Pinacoteca Metropolitana attraverso una doppia logica dialettica: da un lato si impone, con il suo sviluppo totemico e monumentale, al centro dell’architettura di epoca e stile fascista e tra le grandi statue marmoree e muscolari di Giulio Cozzoli: il Marinaio e l’Agricoltore (1936-1937); dall’altro, guarda al sottile dialogo con l’iconografia arcaica e mediterranea della terra al centro di opere del XIX e XX secolo in collezione: da Il riposo (1875) di Raffaele Belliazzi alla Contadina senese che fa l’erba (1880-1890) di Giovanni Fattori o La raccolta delle olive (1862-1865) di Telemaco Signorini; dai 9 mq di pozzanghere (1967) di Pino Pascali alle proposte tessili degli Abiti mentali (anni ‘70) di Franca Maranò . 
Nell’ulteriore scarto tra la retorica dell’orgoglio e della tradizione agraria di un popolo e la quotidiana emersione dei fenomeni di sfruttamento, abuso e maltrattamento delle “anonime” lavoratrici della terra, l’artista approda a una soluzione scultorea in grado di ibridare la materia del suolo – privilegiando la ceramica, da secoli centrale nell’economia artigiana del territorio – con l’immaginario della forza, della resistenza e della lotta delle minoranze. 

Sarà edito da Magonza un catalogo con testi di Roberto Lacarbonara, Claudia Attimonelli, Vincenzo Susca e fotografie di Michele Alberto Sereni. 

Saranno organizzate delle Giornate di studio presso l’Università “Paul-Valéry” di Montpellier e presso l’Archivio di Genere “Carla Lonzi” dell’Università di Bari, e una presentazione del catalogo presso l’associazione culturale Le Nuove Stanze ad Arezzo.



Pamela Diamante. Le invisibili. Esistenze radicali
a cura di Roberto Lacarbonara
dal 21 febbraio al 21 aprile 2026
 


INFO
Pinacoteca Metropolitana “Corrado Giaquinto”
Bari, via Spalato 19 / Lungomare Nazario Sauro 27 (IV piano)
info: 080 5412420 / pinacoteca@cittametropolitana.ba.it


Orari di apertura: dal martedì al sabato Ore 9:00 - 19:00 (ultimo ingresso 18:30)
Domenica 09:00 - 13:00 (ultimo ingresso 12:30)
Lunedì chiuso

Ufficio stampa Città Metropolitana
Cristiana D’Alesio, Francesca Pietroforte


Ufficio stampa
Sara Zolla | ufficio stampa e comunicazione T. 346 8457982 | press@sarazolla.com
Magonza T. 0575 042992 | info@magonzaeditore.it

martedì 17 febbraio 2026

Le monde après la pluie di Eva Medin @CONDOTTO48

Eva Medin, Le monde après la pluie, still video 9 minutes ©ADAGP


Nell’ambito della programmazione biennale di CONDOTTO48, articolata in una serie di iniziative formative e incontri multidisciplinari, si inserisce il progetto Le monde après la pluie dell’artista franco-brasiliana Eva Medin, a cura di Valeria De Siero, con il patrocinio di Roma Municipio VI, Accademia di Francia a Roma – Villa Medici e il supporto di Terracromata, Carbone Ar’dente. 

Le monde après la pluie è il titolo dell’opera-video omonima dell’artista, ispirata al dipinto di Max Ernst (L'Europe après la pluie II, 1940-1942) e al romanzo di fantascienza di Philippe Curval. 

Eva Medin fondendo il linguaggio del cinema, della danza, della musica e della scultura, rivisita i temi della trasformazione e dell’ibridazione – già presenti nei lavori di Ernst e Curval – enfatizzando il ruolo dell’acqua all’interno del processo di metamorfosi del soggetto che, attraverso momenti di decostruzione e degenerazione, si fa informe, incompiuto, slancio vitale. 

La componente narrativa, l’immaginario sci-fi, presenti nella sua pratica rispondono all’interesse per le “finzioni emancipatorie”, in potere di raccordare la realtà del presente e la potenzialità del futuro, con una ragionata chiave di lettura. 

Eva Medin (Lumiar, Novo Friburgo, Brasile, 1988) è un’artista franco-brasiliana con base a Marsiglia (FR). Cresciuta in un ambiente multiculturale, da madre tunisina e padre - mimo e musicista - argentino, Il suo lavoro artistico è profondamente influenzato dalla forza dell'ambiente naturale in cui è cresciuta durante la sua infanzia, così come dal patrimonio teatrale e musicale. Mediante gli studi di scenografia alla Scuola d'Arte di Monaco (Pavillon Bosio) e la laurea all' École des Arts Décoratifs di Parigi, ha iniziato la sua attività collaborando con il mondo della danza, sviluppando una pratica multidisciplinare e immersiva in cui il rapporto tra lo spazio e il corpo ricopre un ruolo centrale. 

Negli ultimi anni ha ricevuto diversi premi, tra cui il Prix des Amis du Palais de Tokyo, l'Art Collector Prize e il Talent Contemporain Prize. Tra le sue recenti mostre personali figurano una mostra al Palais de Tokyo (2022) e al Centre Wallonie-Bruxelles (2024). Ha esposto alla Biennale Manifesta di Marsiglia, al Salon de Montrouge e alla Nuit Blanche di Parigi, e ha partecipato a mostre collettive a Londra, Los Angeles e al MOCA Taipei.


SCHEDA TECNICA
TITOLO: Le monde après la pluie
ARTISTA: Eva Medin
A CURA: di Valeria De Siero
INAUGURAZIONE: 14 marzo 2026, ore 18:00-20.30
PERIODO MOSTRA: 15 marzo 2026 – 23 maggio 2026
ORARIO VISITA: su appuntamento
PATROCINIO: Roma Municipio VI e Accademia di Francia a Roma – Villa Medici
SUPPORTO: Terracromata e Carbone Ar’dente
SEDE: CONDOTTO48, Via Carlantonio Grue 48, Torre Angela – Roma
condotto48@gmail.com - www.condotto48.com

Amalia Di Lanno
Communication manager
info@amaliadilanno.comwww.amaliadilanno.com



domenica 15 febbraio 2026

Giuseppe Matera. Chetogenesi

Giuseppe Matera, "Untitled", 2025, olio e fusaggine su tela, cm 95 x 125

Pane e pasta, esaltati in dipinti e sculture, si trasformano in forme organiche aliene, ipersessualizzate e deformi. È surreale, ironica e spiazzante la selezione delle opere che compongono la prima personale di Giuseppe Matera, intitolata Chetogenesi e ospitata dal 14 febbraio al 12 aprile 2026 a Casa Vuota in via Maia 12 a Roma, a cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo. La mostra si inaugura sabato 14 febbraio alle ore 18 e, dopo l’inaugurazione, si può visitare su appuntamento fino al 29 marzo 2026, prenotando ai numeri 3928918793 o 3284615638 oppure all’email vuotacasa@gmail.com

L’artista prende spunto dal recente riconoscimento, da parte dell’Unesco, della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità e mette in scena, nel percorso della mostra, le ossessioni contemporanee per l’alimentazione e per il corpo, in una duplice declinazione parossistica: l’eccesso di cibo da una parte e l’uso smodato di diete dall’altra. Da qui il titolo del progetto espositivo, Chetogenesi, che indica il processo biochimico, attivato da un digiuno prolungato o da un insufficiente apporto alimentare di carboidrati, capace di convertire i grassi in fonte energetica alternativa per il funzionamento di cervello e tessuti. Antifrasticamente, la Chetogenesi di Matera è un tripudio di carboidrati.

«L’immaginario pittorico e scultoreo di Giuseppe Matera – spiegano i curatori Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo – mette al centro il cibo e in particolare la pasta e i prodotti di panificazione, considerati tra gli alimenti più rappresentativi della dieta italiana nel mondo, rielaborandoli dentro un panorama di mutazioni e deformazioni. Come in uno straniante “Sottosopra” fantascientifico, elementi del quotidiano vengono decontestualizzati, perdono la loro familiarità e si fanno alieni e misteriosi. Osservate nei dettagli, aumentate nelle dimensioni, astratte in componenti matematiche, geometriche, grafiche e compositive e modificate nella loro volumetria, le forme di maccheroni, cornetti, pagnotte e friselle si animano di una nuova vita e danno corpo a inedite tassonomie organiche, postumane e perturbanti. Nelle atmosfere inquietanti e livide dei dipinti, dove l’osservatore si sente osservato dalle cose pittoriche che osserva, le tumide visioni di Matera ostentano orifizi e turgori, caricandosi di una carnalità sessualizzata e di una tattilità sensibilissima, esasperate da un virtuosismo pittorico che unisce olio e fusaggine e dal silicone delle sculture. Food porn per cuori intrepidi, per chi si arrende a piaceri inediti e irresistibili. Molliche di pane e croste vedono fiorire sulla loro superficie irregolare colture di batteri e stratificazioni di muffe, mostruosamente estetizzate: ed è lì che sosta l’occhio del pittore, come per la carezza di un amante che si sofferma su una qualche epidermide marziana. Giuseppe Matera proclama il trionfo dei carboidrati insorti e insurrezionali, apparecchiando per il suo pubblico barocche “nature quasi-morte”, caratterizzate dall’agglutinazione di presenze fito-antropo-zoomorfe, giocate sul contrasto tra verosimiglianza e straniamento, in forza di una maliziosa pareidolia».

Nelle intenzioni dell’artista, è «una riflessione esistenziale sulla vita, sulla sua fugacità, sulla contemplazione della sua bellezza e della bellezza delle piccole cose, ma anche un’ironica critica alla perdizione nei piaceri sensuali».

«Questa mostra – dichiara Giuseppe Matera – è un’opportunità di indagine sulla percezione e sulla memoria, restituita in opere ambigue e sfuggenti. In alcuni dipinti la composizione presenta un rimando diretto con il genere della natura morta, sulla quale ho riflettuto sia a proposito dei valori formali sia sulla perizia tecnica degli autori antichi – una perizia che è necessaria al fine di rendere riconoscibile il soggetto raffigurato. È nato un corto circuito dove le nature morte dalla natura aliena si impongono come tali per via della familiarità della composizione –suggerendo quindi un senso possibile di riconoscibilità dei soggetti – pur rimanendo in fondo ignote, misteriose. Una delle conseguenze di queste operazioni è l’annullamento – e contemporaneamente un maggiore vigore – dei pattern e delle forme all’interno dell’intera composizione, quasi a simulare il processo di interazione sensibile con la struttura della realtà, laddove un rapporto reiterato e compulsivo con alcuni aspetti di essa guida la nostra mente a non porre più attivamente l’attenzione su di essi. La specificità dei soggetti da cui traggono ispirazione le opere, unita ai temi e agli interessi maturati durante gli anni, sono anche, a mio avviso, un’occasione di riflessione – o decostruzione – ironica del concetto di identità, in particolar modo gastronomica, ma anche puramente formale».

Giuseppe Matera (Acquaviva delle Fonti (BA), 1999) vive e lavora a Roma. Nel 2023 si è diplomato in pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove sta completando gli studi magistrali. La sua pratica artistica utilizza discipline e mezzi espressivi radicati nella tradizione, con un’impostazione concettuale contemporanea. Tra le mostre collettive in cui ha esposto, nel 2022 E questo è forma a UNAGaleria a Bucarest in Romania, nel 2023 Lézardes nello spazio Rue de Livourne 143 a Bruxelles in Belgio in collaborazione con ENSAV La Cambre, nel 2025 A gathering of souls alla Temple University di Roma e DA A AD A all’Istituto Polacco di Roma, la mostra del Premio Giovanni Colacicchi al Palazzo Bacchetti di Anagni e la fiera ArtVerona con la galleria Liquid Art System.


INFORMAZIONI TECNICHE:
TITOLO DELLA MOSTRA: Chetogenesi
ARTISTI: Giuseppe Matera
LUOGO: Casa Vuota – Roma, via Maia 12, int. 4A
QUANDO: dal 14 febbraio al 12 aprile 2026
ORARI: visitabile su appuntamento
VERNISSAGE: 14 febbraio 2026 (orari: 18-21)
INFORMAZIONI: cell. 392.8918793 – 328.4615638 | email vuotacasa@gmail.com
INGRESSO GRATUITO