lunedì 27 luglio 2026

VinArte 2026 | XVI Edizione | Sostegno e Connessione


Una comunità esiste finché continua a costruire relazioni. Sostenerle è una scelta. Coltivarle è una responsabilità. È in questa prospettiva che nasce la XVI edizione di VinArte, il progetto ideato e diretto da Giuseppe Leone, in programma dal 4 al 10 agosto 2026 nel centro storico di Guardia Sanframondi, nell'ambito della XXXIII edizione di Vinalia.

Il tema Sostegno e Connessione, condiviso con la visione delineata da Titina Pigna, responsabile del Comitato Vinalia, attraversa l'intero progetto come una scelta culturale. L'arte non viene chiamata a illustrare un concetto, ma a generare occasioni di incontro, confronto e responsabilità condivisa. In un tempo in cui i legami appaiono sempre più fragili, VinArte rivendica il valore della cultura come spazio nel quale il dialogo continua a essere possibile. Da sedici edizioni il progetto dimostra come un territorio possa produrre cultura senza rinunciare alla propria identità e, proprio per questo, restare aperto. Guardia Sanframondi non è il punto di arrivo di un racconto locale, ma il luogo da cui si irradiano esperienze, visioni e linguaggi capaci di attraversare confini geografici e disciplinari. L'entroterra diventa così una condizione di libertà: uno spazio nel quale la memoria non trattiene, ma rende possibile l'incontro.

L'edizione 2026 nasce dall'idea di connessioni tramite cui artisti che da anni condividono una ricerca tornano a dialogare e altri si incontrano per la prima volta, mettendo in relazione poetiche, materiali e sensibilità differenti. Non si cerca l'uniformità, ma la possibilità che ogni linguaggio trovi nell'altro un'occasione di apertura. Il percorso espositivo diventa così un'esperienza corale, nella quale il sostegno coincide con il riconoscimento reciproco e la connessione assume il valore di una pratica culturale.

La restaurata Chiesa dell'Ave Gratia Plena, con il progetto degli Altari dell'Arte, la Sagrestia, dedicata al Genius Loci, il Monte dei Pegni e Palazzo Marotta Romano, sede della sezione fotografia, compongono un unico itinerario nel quale architettura, memoria e arte contemporanea si richiamano reciprocamente. L'ideazione e la direzione artistica sono affidate a Giuseppe Leone e la sezione fotografia e l'apparato critico sono curati da Azzurra Immediato, prospettive che danno vita ad un percorso di lettura dedicato alle poetiche degli artisti e ai temi che attraversano questa edizione.

Protagonisti di VinArte 2026 sono Marco Abbamondi, Max Coppeta, Amedeo Sanzone, Ernesto Pengue, Margherita Palmieri, Noemi Verdoliva, Stefania Ianniello, Mariapia Saccone, Ludovica Buonanno e Giuseppe Leone, con opere di pittura, scultura e installazione, e Francesco Garofano, Luciano Ferrara, Alessandro Caporaso, Pierluigi Fresia, Angelo Lanfranchi, Anna Rosati e Natalino Russo, protagonisti della sezione dedicata alla fotografia contemporanea.

Il programma comprende anche un importante appuntamento editoriale. Martedì 5 agosto, nell'ambito della rassegna I Libri di Vinalia, sarà presentata la monografia I giorni della clessidra. O la libertà del cuore, dedicata all'opera di Giuseppe Leone edita da Guida Editore, a cura di Azzurra Immediato, con un saggio di Marco Bussagli e l'identità visuale di Rolando Leone. Alla presentazione interverranno Armida Filippelli, Assessore alla Formazione Professionale della Regione Campania, Diego Guida, editore, e Titina Pigna, responsabile del Comitato Vinalia, oltre a Giuseppe Leone.

L'inaugurazione è in programma martedì 4 agosto alle ore 18.00. Le mostre saranno visitabili fino al 10 agosto, ogni pomeriggio e sera, con ingresso gratuito.

La XVI edizione di VinArte è resa possibile da una rete di soggetti pubblici e privati che riconoscono nell'arte contemporanea e nella cultura un investimento strategico per il territorio. Il progetto si svolge nell'ambito della XXXIII edizione di Vinalia con il sostegno della Regione Campania, della Provincia di Benevento, del Comune di Guardia Sanframondi, della Camera di Commercio Irpinia Sannio, dei GAL Titerno, Fortore e Alto Tammaro, della Cantina La Guardiense e di tutti i partner che, negli anni, hanno contribuito a fare di VinArte un luogo stabile di ricerca, confronto e partecipazione.


VinArte 2026 | XVI Edizione | Sostegno e Connessione
4–10 agosto 2026 | Guardia Sanframondi (BN)
Centro Storico - Via Filippo Maria Guidi
Fb e IG VinArte official
www.vinalia.it
Press Sandro Tacinelli

lunedì 20 luglio 2026

"Allegoria": Teodora Axente torna a Siena nel segno di Ambrogio Lorenzetti

Teodora Axente, Allegoria Dedica ad Ambrogio Lorenzetti, Siena_Courtesy Galleria Rosenfeld

Al Museo Civico la nuova mostra site-specific dell'artista rumena, pittrice del Drappellone di agosto 2026

Sarà inaugurata venerdì 8 agosto, alle ore 17, nella Sala del Concistoro del Museo Civico di Siena la mostra "Allegoria. Dedica ad Ambrogio Lorenzetti", nuovo progetto site-specific dell'artista rumena Teodora Axente, curato da Riccardo Freddo e Michela Eremita. Un'esposizione concepita per dialogare con uno dei massimi capolavori della pittura medievale europea, il ciclo dell'Allegoria ed Effetti del Buono e del Cattivo Governo (1338) di Ambrogio Lorenzetti, e che rinnova il legame tra una delle più autorevoli pittrici della scena contemporanea europea e la città di Siena.

Il percorso espositivo si sviluppa intorno a due monumentali polittici, composti da ventidue dipinti inediti, collocati in diretto confronto spaziale e concettuale con gli affreschi di Lorenzetti. L'installazione invita il pubblico a riflettere sui temi della moralità, della responsabilità civica e dell'esercizio del potere, rileggendo in chiave contemporanea il messaggio universale del Buon Governo.

Le figure simboliche che popolano gli affreschi trecenteschi – Giustizia, Pace, Prudenza e Temperanza da un lato, Tirannide, Crudeltà e Frode dall'altro – trovano nella pittura di Axente un'inedita interpretazione contemporanea. Le sue opere, sospese tra forza e vulnerabilità, trascendenza e fragilità, restituiscono una riflessione sulla condizione umana attraverso un linguaggio figurativo di straordinaria precisione tecnica e intensità simbolica.

La mostra rappresenta il secondo importante progetto che Teodora Axente dedica a Siena. Già nel 2025 il Santa Maria della Scala aveva ospitato "Metamorfosi del Sacro", esposizione site-specific di venticinque opere realizzata con la Galleria Rosenfeld di Londra e curata dagli stessi Riccardo Freddo e Michela Eremita. Se allora il dialogo era con il patrimonio spirituale e architettonico dell'antico ospedale, oggi è il cuore della storia civile della città a diventare protagonista, in un confronto diretto con il capolavoro di Ambrogio Lorenzetti.

Bio
Nata a Sibiu nel 1984, Teodora Axente vive e lavora a Cluj-Napoca, dove ha conseguito il Master e il Dottorato di ricerca presso l'Università di Arte e Design. Considerata una delle più importanti interpreti della pittura figurativa contemporanea, ha esposto in prestigiose istituzioni internazionali, tra cui l'Essl Museum di Vienna, il Boulder Museum of Contemporary Art in Colorado, il Museo d'Arte di Cluj-Napoca, l'Hugo Voeten Art Center in Belgio e il Frissiras Museum di Atene. Ha inoltre partecipato a importanti manifestazioni internazionali come The Armory Show di New York e le sue opere fanno parte di collezioni di rilievo, tra cui quella della The Obayashi Foundation di Tokyo. Tra i riconoscimenti ricevuti figurano il Grand Prize del Frissiras Award for European Painting e l'Essl Art Award.

La ricerca artistica di Axente coniuga una raffinata tecnica figurativa con un immaginario simbolico e visionario, nel quale memoria, spiritualità e trasformazione si intrecciano in immagini di forte intensità poetica. Un linguaggio capace di mettere in dialogo la tradizione iconografica europea con la sensibilità contemporanea, creando un ponte tra passato e presente che trova nella storia e nel patrimonio artistico di Siena un terreno particolarmente fertile.

Il percorso che lega Teodora Axente alla città conoscerà un ulteriore e prestigioso capitolo con il Palio dell'Assunta. L'artista è stata infatti scelta per realizzare il Drappellone del 16 agosto 2026, che quest'anno ricorderà anche il cinquecentenario della storica Battaglia di Camollia. 

Informazioni. Per ricevere le informazioni sul Comune di Siena è attivo il Canale Whatsapp. L’iscrizione al canale del Comune è gratuita e può essere effettuata al link https://whatsapp.com/channel/0029VavhmgRKbYML2sHYt60J. E’ possibile seguire il Comune di Siena sulle pagine ufficiali dell’amministrazione di Facebook e Instagram


"Allegoria": Teodora Axente torna a Siena 
nel segno di Ambrogio Lorenzetti 

Museo Civico di Palazzo Pubblico | Piazza del Campo 1, 53100, Siena (SI)
dall’8 agosto al 27 settembre 2026
Inaugurazione: 8 agosto 2026 | ore 17.00

Ufficio stampa
Comune di Siena
stampa@comune.siena.it
Fisso: +39 0577 292166 / 292284 | Mobile: +39 333 4789784
Palazzo Berlinghieri, Il Campo 7 - 53100 Siena


Ufficio Stampa HF4 www.hf4.it
Marta Volterra marta.volterra@hf4.it
Valentina Pettinelli valentina.pettinelli@hf4.it 347 449 9174
Eleonora D’Urbano eleonora.durbano@hf4.it 328 153 5324

pubblica: 

lunedì 6 luglio 2026

Vania Elettra Tam e AjnoS. Mi stai sulla pelle


La Galleria Orizzonti Arte Contemporanea di Ostuni inaugura sabato 18 luglio alle ore 19.00 la mostra bipersonale, Mi stai sulla pelle, di Vania Elettra Tam e AjnoS a cura di Carlo Micheli.

Mi stai sulla pelle è una mostra che non resta in superficie: entra, s'insinua, morde, vibra. Qui il corpo non è un tema da manuale, ma un territorio vivo, dove emozioni e memorie si attaccano come soprannomi azzeccati. La pelle diventa paesaggio, diario, specchio: tutto ciò che siamo — e ciò che fingiamo di non essere più — torna a galla. 

Due artiste, due mondi, un’unica scossa. 

Vania Elettra Tam, scrive il curatore, porta in scena corpi che non hanno paura di raccontarsi. Il ciclo "Mi ricompongo" è trasfigurato da un mix esplosivo di ironia, confessioni e musica sotto forma di tatuaggi: ex amanti cancellati come titoli di vecchi capitoli, Beethoven che convive con i Sex Pistols, Elvis che fa l’occhiolino ai Nirvana. Tam non tatua: scrive. Scrive ciò che brucia, ciò che resta, ciò che fa ridere quando ormai non fa più male. La pelle diventa un diario rock, senza filtri e senza pudore. 

AjnoS lavora dall’interno, come se ascoltasse il corpo con un microfono puntato sul cuore. Le sue figure dagli occhi enormi non guardano... assorbono. Sono attraversate dai quattro elementi — terra, acqua, aria, fuoco — non come simboli, ma come ingredienti vitali. Per lei la natura non è sfondo, ma materia che ci compone. Radici, membrane, vuoti, fratture: ogni elemento è una voce che affiora. Un promemoria potente: siamo, da sempre, la stessa carne del mondo. 

Due direzioni, un unico brivido. Tam mostra ciò che resta. AjnoS ciò che affiora. Insieme ricordano che la pelle non è un dettaglio estetico: è un linguaggio. Un confine che non separa, ma unisce.

Mi stai sulla pelle è una mostra da gustare lentamente, come lentamente osserviamo un tatuaggio che racconta troppo, o una lacrima che scivola lenta da occhi grandi come specchi. Ogni segno è un incontro, una perdita, una trasformazione. Qui il corpo non è immagine, è luogo. E la pelle non è ciò che ci divide dal mondo, ma ciò che del mondo ci resta addosso.


Vania Elettra Tam | AjnoS
Mi stai sulla pelle
A cura di Carlo Micheli

Inaugurazione sabato 18 luglio ore 19,00


18 luglio – 9 agosto 2026

Orario visite: dal lunedì al sabato 10.30-14.00 e 16.30-19.30, domenica solo mattina 

GALLERIA ORIZZONTI ARTE CONTEMPORANEA 
Piazzetta Cattedrale (centro storico) 
72017 Ostuni (Br)
Tel. 0831.335373 – Cell. 348.8032506
info@orizzontiarte.it - www.orizzontiarte.it
F: Orizzontiartecontemporanea

Communication Manager
Amalia Di Lanno
www.amaliadilanno.com - info@amaliadilanno.com

lunedì 29 giugno 2026

Lori Lako - Rememory

Lori Lako, rememory, ph. Erika Pellicci


Fino al 31 luglio 2026 negli spazi della galleria ME Vannucci di Pistoia si tiene Rememory, mostra personale dell’artista Lori Lako (Pogradec, Albania, 1991), che indaga le complesse stratificazioni del potere contemporaneo, muovendosi tra l’archeologia tecnologica e la manipolazione dei simboli delle identità nazionali. Accompagna la mostra un testo di Stefania Rispoli.
Il cuore dell’esposizione risiede in una serie di kilim tessuti a mano, dove le icone dei nazionalismi provenienti da alcune bandiere si fondono in chimere fantastiche, sfidando la rigidità dei simboli.
Attraverso l’installazione di schermi smartphone danneggiati che rivelano segreti satellitari della Guerra Fredda, l’artista traccia un parallelo tra la sorveglianza orbitale di ieri e l'auto-esposizione digitale di oggi. 
La ricerca prosegue nel video generato tramite intelligenza artificiale, che rianima il viaggio di una famiglia italiana nell'Albania ideologica del 1978, un pellegrinaggio politico tra propaganda e vita privata, reso possibile solo dall'appartenenza al Partito Comunista. 
Nelle serie grafiche in mostra, la cianotipia vira verso il seppia per raccontare le promesse tradite dell’utopia Y2K (Year 2000, corrente di pensiero che incarna la transizione epocale verso il digitale, divisa tra l'euforia tecnologica per il nuovo millennio e l'ansia apocalittica), mentre stampe anastatiche "svestono" i tessuti propagandistici della loro morbidezza. Trasformando indumenti bellici in reperti cartacei, il corpo rivela la sua vulnerabilità di fronte al controllo esterno. L’opera stessa si trasforma in un dispositivo di interrogazione costante del passato, dove la memoria viene processata attraverso la creazione di una frattura, di un glitch che scardina la linearità storica. 
Rememory espone la fragilità delle narrazioni dominanti, dissolvendo le identità fisse nella trama del tessuto e nel vetro infranto della tecnologia.
"Rememory" è un neologismo coniato dalla scrittrice afro-americana Toni Morrison (Lorain, 18 febbraio 1931 – New York, 5 agosto 2019) nel suo capolavoro Amatissima (Beloved), romanzo vincitore del Premio Pulitzer nel 1988. Più di un semplice ricordo, il termine descrive l'idea che il passato non svanisca ma continui a fluttuare nello spazio.
“Parlavo del tempo. Mi è così difficile crederci. Certe cose passano, se ne vanno. Altre invece restano. Un tempo pensavo che fosse la mia rimemoria [rememory]. Sai, certe cose le dimentichi, altre non le dimentichi mai. Ma non è così. I luoghi, i luoghi sono ancora là. Se una casa brucia, non c'è più, ma il luogo — l'immagine di essa — resta, e non solo nella mia rimemoria, ma là fuori, nel mondo."

Mostra realizzata con il contributo del Ministero per la Cultura e lo Sport dell’Albania.

Lori Lako (Pogradec, Albania, 1991). Ha studiato Pittura e Nuovi Linguaggi Espressivi presso l'Accademia di Belle Arti di Firenze e Monaco di Baviera. Vive e lavora tra l’Italia e l’Albania. La sua pratica indaga i temi della memoria, della costruzione dell’identità e del potere delle immagini, attraverso video, installazioni e lavori multimediali che combinano materiali d’archivio, ricostruzioni digitali e narrazione personale.
Tra le mostre personali si ricordano: È da un po' che non sogno di volare, mostra personale a cura di Ilaria Mariotti, Centro Esposizioni Villa Pacchiani, Santa Croce sull'Arno, 2024 (IT); Ich höre einen Vogel Klagen, I hear a bird lament, un progetto in collaborazione con l'Accademia Austriaca della Scienza, Lichtungen Magazine & Rotor Center for Contemporary Art, Landesbibliothek, Graz, 2024 (AT); Scripta Festival, un progetto di Pietro Gaglianò, Brac Library, Florence, 2023 (IT); Going Nowhere Slow, a cura di Darko Vukic, Bazement Art Space, Tirana, 2023 (AL); Assuming we can reach the sky, Residency Unlimited, New York, 2022 (USA); Made in Italy, OFF, un progetto curato da Sergio Risaliti, Museo Novecento, Florence, 2020 (IT); Still Life, doppia personale con Adrian Paci, a cura di Alessandra Poggianti, Terzopiano Arte Contemporanea, Lucca, 2019 (IT); Lontano da dove, (Lesfull) with Arber Elezi, un progetto di Pier Luigi Tazzi, Fondazione Lanfranco Baldi, Pelago, 2013 (IT).
Ha partecipato a mostre collettive in spazi pubblici e privati, in Italia e all’estero tra le quali: Post Print Media, pratiche di residenzialità nella grafica contemporanea, a cura di Silvia Bellotti, Il Bisonte art gallery, Firenze, 2026 (IT); Summer Love - Welcome Home, a cura di Serena Becagli, Galleria ME Vannucci, Pistoia (IT); Paesaggi Personali, Galleria ME Vannucci, Pistoia (IT); Careof, Milan (IT); Piazza dell’Immaginario, a cura di Alba Braza, Dryphoto Arte Contemporanea, Prato (IT); Fuori Uso, Avviso di garanzia, a cura di Giacinto di Pietrantonio e Simone Ciglia, Ex - tribunale, Pescara (IT); TU 35 Expanded, Center for Contemporary Art, Luigi Pecci, Prato (IT) e la realizzazione dell’opening clip per 'Lo schermo dell’Arte', Cinema La Compagnia, Florence (IT) nel 2019. È stata inoltre selezionata per residenze artistiche tra cui: Off Season, Vlora, 2023 (AL); Some Call us Balkans, itinerant residency in the Balkans, 2022; Residency Unlimited, New York, 2022 (USA); Styria-Artist-in-Residence, Graz, Austria (AT); Infrared, Fondazione 17, Prishtina (XK); Resistance, Regional Residency, Zeta Gallery, Tirana, 2020 (AL); Appocundria, Abbazia di Mirasole x Casa Testori, Milan, 2019 (IT); Stand up for Africa, HYmmo Art Lab, Pratovecchio, 2019 (IT); La cura, Manifattura Tabacchi, Florence, 2018 (IT).


GALLERIA ME VANNUCCI Via Gorizia, 122 Pistoia, Italia
tel. +39 057320066 mob. +39 335 6745185 
www.mevannucci.com

venerdì 26 giugno 2026

CARMINE CECOLA. IL FUOCO DELLA FORMA Ritorno in Puglia Sculture, dipinti e disegni (1923-2001)




CARMINE CECOLA. IL FUOCO DELLA FORMA
Ritorno in Puglia

Sculture, dipinti e disegni (1923-2001)

 

27 giugno – 12 luglio 2026

Opening: sabato 27 giugno, ore 19.00

Frantoio Damato, Rutigliano (BA)


Il Frantoio Damato è lieto di presentare Carmine Cecola. Il fuoco della forma. Ritorno in Puglia, una mostra antologica dedicata all’artista e alla sua metamorfosi della forma. L'esposizione, curata da Tommaso Evangelista, riunisce una significativa selezione di sculture, dipinti e disegni realizzati tra gli anni Cinquanta e Novanta, restituendo al pubblico la complessità di una ricerca che ha attraversato figurazione e astrazione senza mai aderire a scuole o correnti dominanti, ma ponendosi come forma di indagine del reale. 

E’ la più importante rassegna dei lavori dell’artista dal 2012, anno della retrospettiva presso il Museo Crocetti di Roma a cura di Lorenzo Canova.

Nato a Monteroduni nel 1923 e formatosi a Napoli presso l’Accademia di Belle Arti col maestro Alessandro Monteleone, Carmine Cecola ha costruito nel corso della sua lunga attività un linguaggio personale fondato sulla riduzione della forma all'essenziale. Nelle sue opere il corpo umano, il cavallo, il gruppo di figure, il segno e la geometria diventano occasioni per una continua riflessione sul rapporto tra presenza e sintesi, tra materia e idea. La sua produzione rivela una costante tensione verso l'essenza delle cose, una ricerca che attraversa tecniche e materiali differenti mantenendo intatta una rigorosa coerenza poetica. Le sue sculture si trovano in musei e collezioni private in Italia, Svizzera, Francia, Spagna, Inghilterra, Irlanda, Venezuela, Messico e Canada, tra cui Ministero della Pubblica Istruzione Italiano, Museo di Campobasso, Museo Guttuso di Bagheria, Museo Emilio Notte a Ceglie Messapica, Museo Remo Brindisi a Comacchio, Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, Museo D'Arte delle generazioni italiane del 900 G. Bargellini di Pieve di Cento, Musma Museo della Scultura Contemporanea Matera.

Il titolo della mostra nasce proprio da questa tensione creativa. Il fuoco è elemento simbolico di definizione cromatica e dinamica, ma anche il principio che alimenta la trasformazione della materia e conduce la forma verso una progressiva purificazione. Come il bronzo nella fusione o l'argilla nella cottura, i lavori di Cecola sembrano attraversare una combustione lenta che elimina il superfluo per lasciare emergere strutture essenziali, archetipiche, capaci di oscillare continuamente tra riconoscibilità e astrazione, alla quale arriva verso gli ultimi anni della sua vita, con esiti singolari. Anche il disegno rivela una deformazione espressionista che si scontra con la sua severa definizione plastica. Scrive il curatore «Da una parte la configurazione antropica tende verso assetti sempre più assoluti; dall'altra le strutture geometriche sembrano custodire la memoria di una presenza organica pronta a riaffiorare. Ne deriva una condizione di costante mobilità nella quale ogni forma conserva tracce del proprio possibile divenire mentre l'opera si presenta come un organismo in trasformazione».

L'esposizione assume inoltre il valore di un ritorno simbolico in Puglia, terra legata alla vicenda biografica dell'artista. Nel 1962 Cecola sposa infatti Milva Soria, sua allieva e collega, originaria di Gioia del Colle, instaurando con la regione un rapporto umano e culturale destinato a consolidarsi negli anni. Tale legame è stato recentemente rinnovato dalla partecipazione al Premio Emilio Notte Over 40, edizione 2019, dedicata alla memoria di Goffredo Godi e curata da Vanda Valente presso il Castello Ducale di Ceglie Messapica.

Ospitata negli spazi di archeologia industriale del Frantoio Damato, la mostra, che segue l’importante retrospettiva dedicata ad Antonio Rega, mette in dialogo il lavoro dell'artista con un luogo dove il tema della trasformazione della materia è inscritto nella memoria stessa dello spazio. Le antiche macchine del frantoio, le superfici consumate dal tempo e la dimensione raccolta degli ambienti diventano così il contesto ideale per accogliere opere che nascono da un analogo processo di sedimentazione, sottrazione e metamorfosi.

Attraverso sculture, dipinti e disegni emerge il ritratto di un autore che ha perseguito con ostinazione una visione autonoma dell'arte, costruendo un lessico personale in cui il segno si fa struttura, il corpo si trasforma in ritmo e costruzione e la forma diventa luogo di incontro tra memoria, modernità e tensione spirituale.

 

INFORMAZIONI

Carmine Cecola. Il fuoco della forma. Ritorno in Puglia
Sculture, dipinti e disegni (1923-2001)

 

A cura di Tommaso Evangelista

 

Con il patrocinio di:

Comune di Rutigliano (BA)

Comune di Monteroduni (IS)

MUSMA – Museo della Scultura Contemporanea di Matera

 

27 giugno – 12 luglio 2026

 

Opening
Sabato 27 giugno, ore 19.00

 

Aperture
Giovedì – domenica 18.30 – 20.30

Aperture straordinarie e visite su appuntamento

 

Frantoio Damato APS
Via San Francesco d'Assisi 12
Rutigliano (BA)

frantoiodamato.rutigliano@gmail.com

giovedì 25 giugno 2026

Theo Gallino - Pneumofonìe

Theo Gallino_s.t._2021 

Il TOMAV EXPERIENCE | Torre di Moresco, Centro Arti Visive (FM), è lieto di annunciare Pneumofonìe, la personale di Theo Gallino a cura di Barbara Caterbetti, che si inaugurerà sabato 4 luglio 2026 ore 18:00 negli spazi del TOMAV di Moresco (FM).

«[...] era soprattutto un soffio, un ansito misterioso che pareva uscire dalla terra stessa». Grazia Deledda, Canne al vento, 1913.

Che forma ha il respiro?
È possibile trattenere ciò che, per natura, è destinato a disperdersi? Conservare il vento, archiviare una nuvola?
Da questa impossibile sfida prende vita Pneumofonìe, la mostra personale di Theo Gallino, artista tra le voci più originali della ricerca italiana contemporanea, capace da oltre quarant'anni di interrogare il rapporto tra materia e trasformazione, permanenza e dissoluzione.

Nella suggestiva torre eptagonale del TOMAV di Moresco, il visitatore è chiamato ad attraversare un paesaggio di tracce e di resistenze. Non una semplice esposizione, ma un'esperienza immersiva in cui ogni materiale racconta una diversa strategia di sopravvivenza del fragile.
Terracotta, ferro, polvere di mattone, carte artigianali, sabbia vulcanica siciliana, resine trasparenti sono tutti elementi eterogenei che Gallino ricompone in dispositivi su cui si depositano le impronte del tarassaco e del pluriball, due presenze solo apparentemente inconciliabili. Da una parte il polline, emblema di ciò che vive soltanto disperdendosi; dall'altra la plastica industriale nata per proteggere, trattenere, custodire l'aria stessa.
L'artista mette in scena una tensione che appartiene profondamente al nostro tempo: il desiderio ostinato di preservare ciò che inevitabilmente sfugge. Le sue opere non celebrano la solidità delle cose, ma ne registrano l'instabilità. Intercettano il momento esatto in cui qualcosa cambia stato, si consuma, rischia di scomparire.
L'allestimento guida il pubblico in una progressiva ascesa: dalla gravità tellurica delle opere in terracotta e ferro alla leggerezza sospesa delle carte, in un percorso che alleggerisce la materia senza mai sottrarla alla sua densità emotiva.
A completare il percorso espositivo interviene il progetto sonoro inedito di Paolo Principi, fisarmonicista, compositore e sound designer attivo anche nel panorama internazionale della tecnologia musicale. Il respiro del mantice, amplificato e trasformato dall'elettronica, si fa eco della ricerca di Gallino: inspirare, trattenere, lasciare andare, dare forma all'impalpabile sapendo che, subito dopo, tornerà a svanire.

Barbara Caterbetti

ARTISTA: Theo Gallino
TITOLO: Pneumofonìe
CURATORE: Barbara Caterbetti 
MUSICA di: Paolo Principi
INAUGURAZIONE: sabato 4 luglio 2026 ore 18:00
PERIODO: 4 luglio – 13 settembre 2026
ORARI: sab. – dom. | ore 18 – 20 
PARTNER: Tomav Experience Ass. Cult | Ipsumars | Amalassunta Edizioni | MOCAfeast | Giusti Contemporary Art
PATROCINIO: Comune di Moresco | Pro Loco Moresco
DIREZIONE ARTISTICA: Andrea Giusti

INFO:

Instagram | torre_moresco


Nota
BIOGRAFICA
THEO GALLINO
Poirino (TO), 1957
Theo Gallino nasce a Poirino nel 1957, vive e lavora a Chieri (TO). Dopo gli studi di grafico pubblicitario si dedica alla pittura, alla scultura, alla fotografia. La sperimentazione con tecniche e con materiali differenti lo accompagna in maniera costante dal 1989, anno della prima personale alla Galleria Dialoghi di Biella a cura di Francesco Poli (che lo presenterà l’anno seguente al Centre d’Art Contemporani di Girona). Quello che sempre emerge come comune denominatore nei trenta e passa anni della sua carriera è la presenza di una trama, di una rete di richiami da un lavoro all’altro, in cui istinto alla sopravvivenza, forza dell’immaginazione e senso del tempo trovano risoluzione piena solo in rapporto con l’uomo. La ricerca di Gallino esce infatti dalla dimensione puramente lirica ed onirica per diventare qualcosa che fonda una nuova coscienza del cambiamento anche in senso evidentemente e modernamente identitario, sociale ed ecologista. 

Tra le ultime esposizioni ricordiamo: Comunicazione con guanti, Palazzo Lomellini, Carmagnola (TO) _ a cura di Tommaso Trini; Mito Moto Meta, Nadia Bassanese studio d'arte, Trieste _ a cura di Maurizio Sciaccaluga (1995); Theo Gallino-Personale, Velan centro d'arte contemporanea, Torino _ a cura di Edoardo Di Mauro (2002); Viaggio con Keith Haring, Galleria Alfonso Giannone, Forte dei Marmi- Pisa; AA. VV. Autori Van, Biasutti & Biasutti, Torino (2005); Fondazione di Ca’ La Ghironda -Museo d’Arte Moderna e Contemporanea, Zola Predosa - Bologna (2008); Fumetto Proibito, Spazio 6, Verona (2009); CRAB, Centro Ricerca Accademia di Brera Ex chiesa di San Carpoforo, Milano (2011); Codex, Spazio Maurizio Colombo, Torino (2013); Alchimie e trasparenze, Salone della Provincia, Cuneo _ a cura di Cinzia Tesio (2014); Mimetico non solo, Galleria Spazio, Torino _ a cura di Edoardo Di Mauro (2015); Proposizioni, Galleria Lara&Rino Costa, Valenza _ a cura di Raffaella A. Caruso; TRANSITI, collettiva promossa dal Consiglio Regionale del Piemonte, Palazzo Lascaris, Torino _ a cura di Raffaella A. Caruso (2019); La città dei pollini, installazione pubblica, Patrocinio del Comune di Gorgonzola, Gorgonzola (2020); La valle dei pollini, Villa Sassi, Torino _ a cura di Monica Trigona _ Associazione Alessandro Marena / in collaborazione con Galleria Lara&Rino Costa (2021); La materia parla – Sculture d’autore in dialogo con la città _ Chieri (sedi varie) _ a cura di Monica Trigona, (2023); Ovunque proteggi, Mancaspazio, Nuoro_ a cura di Monica Trigona / in collaborazione con Matteo Ragni Arte Contemporanea e Galleria Lara&Rino Costa (2025).


Cenni biografici
PAOLO PRINCIPI
Paolo Principi, musicista e sound designer, si laurea al Dams con una tesi sperimentale sulla musicologia computazionale che presenterà al "XI Colloquio di Informatica Musicale". Fisarmonicista, pianista Jazz e compositore, ha pubblicato nel 2019 il CD "Empathies" con sue musiche originali nella classica formazione del Piano Jazz Trio con Andrea Morandi alla batteria e Roberto Gazzani al basso, presentato lo stesso anno ad Umbria Jazz. Scrive musica per il teatro, per i video ed i nuovi media dai primi anni 2000. Per il Teatro Stabile delle Marche ha lavorato con registi come Giampiero Solari, Luigi Moretti, Valerio Binasco. 

Ha firmato recentemente la colonna sonora originale per il film "Animale Libero" di Henry Secchiaroli e per il video ufficiale di Ancona 2028 (dossier per la candidatura a capitale della cultura 2028). Collabora come sound designer con le più prestigiose aziende mondiali di music technology; con il suo progetto PSound, per la realizzazione di virtual instrument, i suoi "suoni" sono stati scelti da musicisti come Peter Gabriel, Herbie Hancock, Stevie Wonder e Geoff Stradling.

 

 

venerdì 12 giugno 2026

Bongsu Park. I fiori della memoria

Janhayang, courtesy Rosenfeld Gallery

C’è un termine in coreano che attiva una percezione sensoriale complessa, capace di mettere in relazione due dimensioni apparentemente distanti, quella della risonanza intesa come eco e quella del profumo persistente: jan hyang.È da qui che nasce “I fiori della memoria”, la mostra dell’artista coreana Bongsu Park, che arriva in Italia al MARV | Museo d’Arte Rubini Vesin Gradara (PU), nelle Marche, dal 6 giugno al 5 luglio, a cura di Riccardo Freddo e Luca Baroni, in collaborazione con Rosenfeld Gallery. 

Una mostra che si fa esperienza sensoriale proprio a partire da janhyang, e che trova la propria origine nella natura stessa delle opere: un processo lento, organico, costruito nel tempo. 

Il lavoro di Park nasce da un gesto primario — piantare — che si trasforma in una pratica artistica complessa e profondamente manuale. Le piante vengono raccolte, pressate sulla tela e lasciate per mesi a trasferire il proprio pigmento naturale, in un contatto prolungato che genera immagini non rappresentate ma letteralmente impresse. Una volta essiccate, le stesse materie vengono rielaborate, custodite in ceramiche realizzate dall’artista e successivamente distillate per estrarne il profumo. È un processo che attraversa stati e trasformazioni, in cui la materia si fa traccia, presenza e memoria, è un processo che trasforma la materia in arte. 
È da questo percorso unico nel suo genere che nascono opere multisensoriali capaci di attivare simultaneamente olfatto, tatto e vista — profumo, materia e immagine — e che restituiscono la memoria come esperienza viva, instabile, condivisa. Non qualcosa da osservare e basta, ma qualcosa da percepire. 
Da qui si sviluppa il percorso espositivo di “I fiori della memoria”, che dal 6 giugno 2026 al 5 luglio arriva negli spazi del MARV di Gradara come un progressivo avvicinamento a questa dimensione percettiva. 

Le prime sale presentano le opere più recenti, in particolare i lavori della serie Janhyang (2025), dove pittura, materia vegetale e composizione olfattiva convergono in un unico organismo sensibile. Qui, la memoria si manifesta come immagine e come traccia fisica, ma anche come esperienza latente che si attiva nel tempo della fruizione. In queste opere, il pubblico è spesso coinvolto direttamente, invitato a partecipare a rituali percettivi che trasformano l’esperienza individuale in un campo condiviso. 
“I fiori della memoria non è una semplice esposizione di opere, ma un ambiente di trasformazione percettiva. Un invito a sostare nel tempo lento della materia, ad ascoltare ciò che rimane, a riconoscere come ogni memoria – anche la più intima – sia sempre già condivisa” spiega il curatore Riccardo Freddo. 
L’ultima sala introduce invece una dimensione retrospettiva, dedicata alla visione delle performance dell’artista. Attraverso documentazioni video di lavori come Mirror (2024), Dream Wave (2020) e Internal Library – Memory (2017), emerge la continuità della ricerca di Park: dalla dimensione collettiva e sociale del sogno fino all’indagine più intima e multisensoriale della memoria. 
“Le Marche sono una terra bellissima, ricca di odori, colori e natura. Nel Medioevo e nel Rinascimento questo territorio fu uno dei principali centri di produzione del guado, il pigmento vegetale utilizzato per ottenere sfumature verde-azzurre nei tessuti e nella carta. Riflettere oggi su questi temi e reinterpretarli attraverso l’opera contemporanea di Bongsu Park significa, per noi, valorizzare una tradizione che vive da secoli in queste terre”, afferma Luca Baroni, direttore del MARV e della Rete Museale Marche Nord. 
La mostra si inserisce come evento di richiamo internazionale all’interno della rassegna Gradara Contemporanea, che nel 2026 giunge alla sua VI edizione e che da anni raccoglie, nel mese di giugno, nel borgo medievale di Gradara il meglio della produzione contemporanea nazionale e internazionale.

L’evento, curato dall’Associazione Gradara Contemporanea in collaborazione con il Museo MARV, la Rete Museale Marche Nord e Augeo Art Space, introduce da quest’anno due importanti novità: la parità di genere nella selezione degli artisti e la volontà di diventare un incubatore di nuove energie curatoriali under 25. Al progetto collaborano infatti quattro giovani curatori invitati: Elisabetta Lotti, Lucrezia Manucci, Chiara Tonti e Tommaso Vincenzi.

Bongsu Park (nata a Busan, Corea del Sud) vive e lavora a Londra. È un’artista multidisciplinare la cui pratica comprende performance, installazione, video, scultura, pittura e partecipazione del pubblico. Il suo lavoro esplora le dimensioni intangibili del sogno e della memoria, indagando come le esperienze interiori si riflettano sia a livello individuale che sociale. Dal 2017 sviluppa il Dream Project, ispirato alla cultura coreana dei sogni e alla tradizione dello scambio onirico, con progetti come Dream Ritual (2019, The Coronet Theatre, Londra), Dreamers’ Gathering e Dream Auction (2021, Seoul). La sua ricerca più recente, riunita nel Memory Project, si concentra sulla memoria come esperienza sensoriale e condivisa, attraverso opere come Internal Library – Memory (2017), Mirror (2024) e la serie Janhyang (2025), in cui elementi visivi, tattili e olfattivi si intrecciano. Ha esposto e performato a livello internazionale in istituzioni e contesti come Camden Arts Centre (Londra), FIAC (Parigi), European Cultural Centre (Venezia), LOOP Barcelona, Zona Maco (Città del Messico) e The Armory Show (New York). È stata sostenuta da importanti istituzioni come Arts Council Korea e Seoul Foundation for Arts and Culture. Le sue opere sono presenti in numerose collezioni private e pubbliche, tra cui una installazione permanente presso l’Imperial Hall di Londra.

Janhyang. profumo / eco
Bongsu Park. I fiori della memoria
a cura di Riccardo Freddo e Luca Baroni
Rosenfeld Gallery per MARV Gradara

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