lunedì 26 ottobre 2026

Theo Gallino - Intersection

Theo Gallino, senza titolo, 2009, ferro trattato, 31x24x40 cm

Alla Fondazione Filiberto e Bianca Menna la mostra Intersection, un’ampia antologica di Theo Gallino,, visitabile fino 10 gennaio 2027, in collaborazione con il Lavatoio Contumaciale, il TOMAV Experience e l’Associazione FigurAzioni.

Tra le molteplici direzioni attraverso cui è possibile avvicinare il lavoro di Theo Gallino, quella della superficie appare forse una delle più rivelatrici. Consente di comprendere come la sua ricerca si collochi in una zona di confine tra materia e percezione, tra presenza fisica e dimensione immateriale.
La superficie, nelle sue opere, non è mai un semplice limite esterno, una pellicola destinata a separare le cose o a definire l’apparenza di un oggetto. È piuttosto il luogo nel quale le relazioni accadono, il punto sensibile attraverso cui la materia entra in contatto con il mondo. In ogni suo lavoro vige la regola del ibridità, dell’incrocio materico dove un oggetto o un corpo fragile (un fumetto d’altri tempi, un fiore di campo, della sabbia), incontra il gesto dell’artista per esserne avvolto (è il caso del pluriball che funge tra l’altro da lente d’ingrandimento deformante) o assorbito (è il caso dei gessi, delle carte, delle terracotte, di alcuni metalli, delle cere debitamente stipate in ampolle di vetro).

Da questo punto di vista, la superficie diventa una sorta di luogo atmosferico poiché raccoglie luce, riflessi, ombre, variazioni ambientali. Non è soltanto ciò che vediamo, ma ciò attraverso cui vediamo. In altre parole è un medium nel senso più profondo del termine, è qualcosa che permette la relazione con le cose di natura o con gli oggetti del quotidiano.
Realizzate nell’arco degli ultimi quarant’anni, le opere che Gallino presenta oggi alla Fondazione Menna esprimono appieno le sue riflessioni. Pongono al centro dell’attenzione una serie di strumenti che portano il fruitore a riconoscere la materia come presenza viva e attiva, come luogo di memoria, come agente di conversione della forma.

Attraverso la materia Gallino indaga il tempo, la percezione, la memoria, il rapporto tra uomo e ambiente. Attraverso la materia restituisce complessità a ciò che l’abitudine tende a semplificare. Attraverso la materia ricorda che il mondo non è un insieme di oggetti separati, ma una trama di relazioni in continua trasformazione.

Il direttore della Fondazione
Antonello Tolve


Theo Gallino
Intersectiona cura di Antonello Tolve
24 ottobre 2026 – 10 gennaio 2027
lunedì-giovedì 10.00-13.00 (o su appuntamento)
Fondazione Filiberto e Bianca Menna
Via dei Monti di Pietralata 16 – Roma
Info www.fondazionemenna.it | info@fondazionemenna.it | T +39 089 254707

domenica 25 ottobre 2026

CODE PAINTING. Gabriel De Gaudi e Marco Corridoni


Code Painting presenta nuove serie di dipinti, che, volontariamente o meno, sono soggetti a forze che li distruggono e li riformano. Le opere affrontano le mitologie della creazione,,tracciando i confini sottili tra fare, distruggere e ricreare nell’arte, attivando nuovi codici nel linguaggio, nella vita. Mettendo in primo piano gli atti di creazione dei segni, la mostra stabilisce parallelismi emotivamente significativi tra come percepiamo il mondo e il mondo materialmente presente della pittura stessa.

Il dialogo tra i due artisti attiva una narrazione polivalente nella quale è protagonista indiscussa la pittura come tensione, afasia, rivelazione e codice.

Nella serie “Blind Series”, Marco Corridoni lavora sulla distanza tra vedere e capire, tra trasmettere un messaggio e riuscire a raggiungere l’altro. Il braille, una scrittura nata per superare una barriera sensoriale, viene sottratto alla funzione per cui esiste. Nei dipinti più recenti i punti sembrano emergere dalla tela, ognuno con la propria luce e la propria ombra, ma la superficie è piatta: la pittura rende visibile un linguaggio che non si può più leggere attraverso il senso per cui è stato concepito. La contraddizione assume forme diverse, in “The Meaning”: una pagina di braille autentico, leggibile con le dita, sta dietro una lastra trasparente. Il linguaggio rimane integro, ma la possibilità di accedervi viene negata. Le frasi della serie sono richieste di attenzione, tentativi di contatto, dichiarazioni di impotenza. Si rivolgono a uno spettatore che può vedere senza leggere, riconoscere senza comprendere, avvicinarsi senza riuscire a entrare in relazione. In questa serie il braille, prima che una metafora, è una scrittura. Corridoni ne altera concretamente le condizioni di lettura. Le opere mettono così in discussione un presupposto apparentemente ovvio, eppure sempre più fragile: che rendere disponibile un’informazione significhi renderla davvero accessibile.

La pittura di Gabriel De Gaudi si muove lungo il confine sottile che separa il pensiero dalla sua resa cromatica e visiva. Il ciclo “Mente Nuda” costituisce una radicale apertura. Nelle opere di questo progetto la superficie pittorica si spoglia di ogni sovrastruttura. Il colore non rimane un elemento passivo, ma agisce come campo di frequenza e massa visiva, trattenendo la luce per poi restituirla come tensione pura. È una pittura che chiede una presenza diretta: un punto di rottura, un’ ‘ebollizione’ interna in cui il campo cromatico sollecita chi osserva, chiamando lo spettatore a entrare in risonanza con lo spazio dell’opera e a fare esperienza della sua totale e nuda essenza. I materiali grafici della mostra sono stati realizzati dal digital designer Roberto Cannarile in collaborazione con AAC Platform. Dal 2018, Cannarile lavora con la tecnologia e i nuovi media, spaziando dai video d’animazione alla creazione di esperienze e ambienti digitali. Tra le sue collaborazioni: Fabrica Research Centre, la residenza artistica del Gruppo Benetton a Treviso.

***

Marco Corridoni (San Severino, 1991) vive a Verona, lavora tra disegno, pittura e tecnica mista. 
Le sue opere mettono in scena immagini accessibili solo in apparenza: superfici ferite, corpi interrotti, codici visibili ma non subito leggibili. La pratica si concentra sul punto in cui presenza materiale e inaccessibilità convivono, trasformando il linguaggio in immagine e l’immagine in soglia.

Gabriel de Gaudi (Pesaro, 1956) è un artista attivo dagli anni ’80, con una formazione all’Accademia di Belle Arti di Urbino. La sua ricerca attraversa pittura, scultura e installazione, sviluppando un linguaggio astratto che unisce rigore formale e tensione poetica.

Camilla Boemio è curatrice associata di “AIM Inundated” il Padiglione Nazionale della Repubblica di Nauru alla 61st La Biennale di Venezia e “Stateless Mind Pavilion” alla 16th Gwangju Biennale, in Sud Corea.



Sede AOCF58 - Galleria BRUNO LISI, via Flaminia 58 - Roma (metro A fermata Flaminio)
Artista Marco Corridoni, Gabriel De Gaudi
Titolo Code Painting
A cura di Camilla Boemio
Collaborazioni AAC Platform – graphic e digital designer Roberto Cannarile

Inaugurazione Sabato 7 novembre 2026, ore 18.00 – 21.00
Periodo 7/11/2026 - 27/11/2026
Orario dal lunedì al venerdì ore 17.00 - 19.30 (chiuso sabato e festivi)


martedì 13 ottobre 2026

COME VIVONO GLI ARTISTI?


Alex Urso, Dipingere le nuvole (2021-2022). Courtesy the artist  

Inaugura il 13 ottobre alle ore 18 la mostra Come vivono gli artisti?, promossa dall’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, che la ospita, in collaborazione con Gruppo21.

A cura di Santa Nastro e Alex Urso coinvolge gli artisti italiani e polacchi, in un dialogo attivo tra le due realtà, Maess Anand, Alicja Bielawska, Eva Frapiccini, Piotr Hanzelewicz, Igor Kubik, Luana Perilli, Alessandro Scarabello, Giuseppe Teofilo, Alex Urso. In occasione del finissage, il giorno 11 dicembre, la mostra ospiterà una azione della performer Veronica Vagnoni. La mostra sarà presentata in anteprima il 10 ottobre, in occasione della Ventiduesima Giornata del Contemporaneo.

Come vivono gli artisti? La domanda sembra semplice, ma porta con sé una questione più ampia: quanto è possibile vivere della propria pratica artistica e quanto lavoro serve per poter continuare a farla? L’immagine dell’artista completamente dedito alla propria ricerca nasconde spesso una realtà molto diversa. Per molti artisti, infatti, portare avanti più lavori contemporaneamente è una condizione necessaria: insegnare, curare mostre, scrivere, occuparsi di comunicazione, collaborare all’organizzazione di eventi, lavorare come freelance o svolgere professioni che non hanno alcun rapporto con l’arte. Non si tratta necessariamente di una scelta. Spesso è il modo attraverso cui la pratica artistica può continuare a esistere. La mostra prova a fare luce su questo fenomeno, mettendo in relazione artisti italiani e polacchi che, pur nelle differenze dei rispettivi contesti, vivono una condizione professionale affine: una condizione “plurale”.

Una ricerca di AWI-Art Workers Italia condotta su 440 artisti mostra che l’80% degli intervistati svolge altri lavori oltre alla propria ricerca. Il dato è significativo non tanto perché quantifica il cosiddetto “secondo lavoro”, ma perché evidenzia quanto sia difficile separare la pratica artistica dalle altre attività necessarie a sostenerla.

Nel 2022, sempre in Italia, esce per Castelvecchi, nella collana Fuoriuscita, il libro di Santa Nastro, Come vivono gli artisti? Vita, economia, rapporto con il settore e pratica. Nel 2026, nella stessa collana, Nastro pubblica il libro Mamme nell’arte. Artiste e operatrici culturali nella sfida della maternità. Tra il 2021 e il 2022, anche Alex Urso affronta il tema attraverso una personale interpretazione, con la serie Dipingere le nuvole: una raccolta di 365 fotografie – una per ogni giorno dell’anno – che ritraggono l’artista nell’atto di dipingere il cielo. La serie, presentata in mostra, prende spunto da una delle precedenti esperienze lavorative dell’artista, qui reinterpretata in chiave poetica per indagare le complessità del lavoro artistico e i suoi aspetti spesso meno visibili.

La mostra nasce proprio da questa riflessione condivisa, al tempo stesso pratica e teorica, che accomuna la ricerca di Nastro e Urso.

Il tema dei lavori “altri” degli artisti rimane però poco visibili, quasi nascosto, all’interno di un sistema dell’arte che tende sempre più a concentrarsi sul risultato: una mostra, una residenza, una biennale. Molto meno spazio viene dato invece a tutto ciò che viene prima e dopo la realizzazione di un’opera: le ore trascorse a lavorare fuori dallo studio, la ricerca senza un risultato immediato, la gestione amministrativa, il lavoro di cura, la maternità, le difficoltà economiche. Tutto questo sembra appartenere alla vita privata, quando invece costituisce una tra le parti fondamentali del lavoro artistico.

La stessa situazione emerge, con caratteristiche proprie, anche nel contesto polacco. Una ricerca nazionale del 2024, Policzone i policzeni. Artystki i artyści w Polsce 2024, ha stimato circa 62.000 persone professionalmente attive come “artisti”. Circa il 90% di questi presenta redditi irregolari; solo l’11% ha un contratto di lavoro stabile, mentre il 15,3% lavora senza contratto, e il 10,4% non dispone di assicurazione sociale. Certo, questi numeri non significano che il 90% degli artisti polacchi abbia necessariamente un secondo lavoro. Dicono però qualcosa di altrettanto importante: la pratica artistica si sviluppa spesso in condizioni economiche instabili e attraverso forme di lavoro frammentate, che finiscono inevitabilmente per incidere anche sulla ricerca e sulla realizzazione delle opere.

Italia e Polonia mostrano, in sintesi, una condizione comune: l'arte viene riconosciuta come importante, ma il lavoro che la rende possibile rimane spesso fragile. La precarietà non riguarda soltanto il reddito. Riguarda il tempo, la possibilità di programmare il futuro, l’accesso alla previdenza, la possibilità di fermarsi in un sistema che ci richiede sempre operativi, e ancora più semplicemente, quella di vivere senza dover trasformare ogni momento della propria vita in un’opportunità professionale.

Gli artisti presenti in mostra, con le loro differenze anagrafiche, formative e professionali, offrono interpretazioni diverse del tema.

La mostra non intende offrire una risposta univoca a queste riflessioni, racconta infatti il senso di precarietà attraverso una lente molto ampia, che non è solo sociale, ma anche psicologica, sentimentale ed esistenziale, dando il senso di una dimensione che è umana oltre che di mestiere.

Come vivono gli artisti? si pone soprattutto il problema di sollevare domande e portare all’attenzione un tema urgente e ancora poco discusso. Parlare delle condizioni di vita degli artisti significa spostare lo sguardo dall’opera a ciò che la rende possibile. Significa considerare parte integrante del lavoro anche tutto ciò che normalmente non viene mostrato: il tempo, le difficoltà, le attività parallele e le condizioni materiali che permettono alla pratica artistica di esistere.


Opening: 13 ottobre ore 18
fino all’11 dicembre 2026
Come vivono gli artisti? a cura di Santa Nastro e Alex Urso

Con: Maess Anand, Alicja Bielawska, Eva Frapiccini, Piotr Hanzelewicz, Igor Kubik, Luana Perilli, Alessandro Scarabello, Giuseppe Teofilo, Alex Urso

Performer: Veronica Vagnoni- La performance si svolgerà l'11 dicembre in occasione del finissage

Istituto Italiano di Cultura di Varsavia
Włoski Instytut Kultury w Warszawie
ul. Marszałkowska 72, Warszawa


venerdì 9 ottobre 2026

Pierluca Cetera presenta “Ritratti di Famiglia”



Ripartono gli appuntamenti con l’arte contemporanea di Spazio MICROBA, che presenta RITRATTI di FAMIGLIA, mostra di Pierluca Cetera a cura di Riccardo Pavone e Marialuisa Sorrentino con il contributo critico di Nicola Zito, che sarà inaugurata giovedì 15 ottobre 2026, alle ore 18,30.

Il nuovo progetto di Pierluca Cetera è composto da una serie inedita di dipinti a olio, che “introduce una famiglia immaginaria e una possibile narrazione noir” in cui la luce si configura come elemento che condiziona la rappresentazione dei ritratti e dei doppi, all’interno di una lettura personale dell’idea di “negativo” che si sostanzia anche a livello fotografico, con i lightbox realizzati da Enrico Cetera, e testuale, attraverso il Test in negativo di Marco Cetera.
L’esposizione delle opere di Pierluca Cetera, realizzata in collaborazione con l’Associazione culturale Achrome e inserita in De corporis fabrica, programma di esposizioni curato da Riccardo Pavone, Marialuisa Sorrentino e Nicola Zito, resterà aperta e visitabile fino al 14 novembre 2026, su appuntamento, dal lunedì al sabato, dalle ore 17 alle ore 20.
MICROBA si pone lontano dal canonico concetto di galleria d’arte e, anche in questo nuovo ciclo di eventi, rinnova la propria aspirazione di spazio laboratoriale e sperimentale. Attraverso le opere e le esperienze di artisti giovani ma già di respiro nazionale e internazionale, il centro barese persegue la propria missione nel territorio e intende introdurre stimoli di riflessione nel contesto culturale circostante.
L’Associazione culturale Achrome è un collettivo che opera nel campo dell'Arte Contemporanea, muovendosi tra molteplici ambiti, dalla didattica alla ricerca, dall'organizzazione di eventi espositivi alla formazione professionale. Intessendo rapporti con il territorio, Achrome si propone di favorire un rinnovato e più proficuo dialogo tra la città – e i suoi abitanti – e le dinamiche dell'Arte Contemporanea.
Pierluca Cetera
Artefice “curioso”, concepito nel romantico 14 febbraio 1969, nasce puntualmente il 13 novembre dello stesso anno.
Sin da piccolo la sua mente è occupata da strane rappresentazioni, che vagano nel Vuoto.
Dal 2000 le sue fantasie hanno cominciato a popolare dipinti su tele, carte, tavole, pietre, velluti, acetati, vetri e ferri.
Idioti trasudati, indovinelli, emicranie, cavie, Down, tarli, Castigate, sCreanzati, Cariatidi, Luciferi, Indigesti, Ospiti, Sirene, ecCetera hanno cominciato a diffondersi dalla Puglia fino alla Cina.
Ama anche collaborare con altri artisti e per Ritratti di famiglia ha coinvolto il fratello Marco e il figlio Enrico, affidando loro rispettivamente la parola e la fotografia.
Il resto, come nelle migliori famiglie, è ancora da indagare.

Pierluca Cetera
RITRATTI di FAMIGLIA
A cura di Riccardo Pavone e Marialuisa Sorrentino
Testo critico di Nicola Zito
Con il contributo di Enrico Cetera – lightbox
e Marco Cetera – Test in negativo
MICROBA
Via Giambattista Bonazzi 46
70123 – Bari
Inaugurazione: giovedì 15 ottobre 2026, ore 18,30
Dal 15 ottobre al 14 novembre 2026
Su appuntamento, da lunedì a sabato, dalle ore 17 alle ore 20
Info:
MICROBA
+39 3927385558 – spaziomicroba@gmail.com
ACHROME

JUST di Pierpaolo Miccolis a cura di Nicola Zito




Domenica 11 ottobre 2026, alle ore 18:30 , s’inaugura , la prima mostra personale di Pierpaolo Miccolis negli spazi di REI — Arte / Ricerca (via Indipendenza, 20, Alberobello), che incomincia così il suo percorso come spazio dedicato all’arte e alla ricerca.

L’esposizione raccoglie una selezione di opere recenti di Miccolis, tra acquerello, sumi-e e pittura a olio , che approfondiscono tematiche legate all’autonomia dell’immagine e al rapporto tra segno e vuoto, esplicitate attraverso una pittura intesa come momento di osservazione e di silenzio.

La mostra, a cura di Nicola Zito , sarà visitabile su appuntamento fino al 15 novembre 2026 .

Info: *pierpaolomiccolis@gmail.com – +39 338 1822197


martedì 6 ottobre 2026

Palpebra salvezza di Antoine Jacqz

Antoine Jacqz_Siamo la natura che si difende_2026_sedia in plastica, aratro, vetro_91x95x56cm 

Da Shazar Gallery è visitabile fino al 21 novembre Palpebra salvezza, la prima personale di Antoine Jacqz. La mostra dell'artista francese nella galleria di via P. Scura rappresenta il terzo momento di un più ampio progetto il cui obiettivo è l'esplorazione della Storia e del Tempo quali elementi transitori tra linearità e “troppo e impossibilmente” umano. Attraverso video, sculture e installazioni Jacqz entra in rapporto con lo spazio, ne diviene parte egli stesso insieme al lavoro che crea. Frutto di un periodo di residenza nel napoletano, il lavoro dell'artista si sviluppa su differenti canali visivi dalla forte matrice contestuale e territoriale, reinterpretando panorami e luci attraverso un personalissimo linguaggio evocativo. Nel video in mostra il cratere del Vesuvio diventa specchio lunare contestandone, anche attraverso la citazione di Giordano Bruno, la coerenza cronologica. Gli elementi dell'indagine quindi vengono ribaltati, il progetto sembra prendere il sopravvento e si lascia fruire in tutta la sua materia e forma. Prospettive del golfo, elementi vulcanici e objets trouves parlano di Napoli e ne cancellano l'iconografia, la smaterializzano. Come attraversato da un soffio, l'artista fissa momenti e oggetti rendendoli eterni conducendo un'indagine tesa verso l'astrazione e la rarefazione, dove lo spazio, la distanza, il vuoto e la durata rapiscono e conducono altrove. Citazioni visive e letterarie supportano tale viaggio emblematico verso una dimensione eterea, sono accenni di realtà che appartiene alla sfera della conoscenza, di un atavico senso esperienziale. Con pochi e unici indizi Jacqz costruisce universi e narra storie sempre diverse e determinate. 

Palpebra salvezza sarà visitabile presso la Shazar Gallery in via P. Scura 8 a Napoli fino al 21 novembre 2026, dal martedì al sabato dalle 14.30 alle 19.30 e su appuntamento.

Antoine Jacqz
Artista visivo di origine francese, formatosi all’École Nationale Supérieure des Arts Visuels – La Cambre di Bruxelles. La sua ricerca si sviluppa principalmente attraverso la scultura e l’installazione, intrecciando fotografia, video, testo e suono. 
Nel 2017 partecipa alla mostra Soli Sol Soli presso la Maison des Arts di Schaerbeek, Bruxelles, dedicata all’Atelier Sculpture de La Cambre, e al progetto transdisciplinare Disparaissons.
Nel 2018 realizza presso l’ex Brasserie Atlas di Anderlecht, Bruxelles, l’installazione La poursuite des choses évidentes, una struttura filiforme di oltre 35 metri che attraversa verticalmente l’edificio, trasformando l’architettura in parte integrante dell’opera.
Nel 2020 partecipa al Premio Mannucci con Istante, scultura in acciaio incentrata sul tema del tempo e sulla possibilità di tradurre fisicamente la dimensione dell’istante.
Nel 2026 presenta Derrière les yeux, progetto multidisciplinare che riunisce scultura, fotografia, video, testo e suono, approfondendo la relazione tra percezione e temporalità.

Shazar Gallery
Via Pasquale Scura 8 80134 Napoli Tel. 081 1812 6773
www.shazargallery.com – info@shazargallery.com Instagram: shazargallery – FB: shazargallery
Press officer: Graziella Melania Geraci 3475999666 press@shazargallery.com


Elena Nonnis. Accettazione

Il 14 ottobre 2026, dalle ore 18.00, Hyunnart Studio presenta la personale di Elena Nonnis, intitolata Accettazione, con un testo in catalogo di Michela Becchis.

L’artista espone grandi teli bianchi che potremmo definire ‘incisi’, ‘disegnati’ e ‘segnati’ con i suoi aghi e con il suo sottile, quanto significativo, filo nero, netto e sensibilissimo allo stesso tempo. Disegna cucendo, attraversando per ogni tratto il tessuto da parte a parte, ottenendo segmenti che costruiscono le umanissime figure che ci pone di fronte, offrendoci la possibilità di pensare, dialogare, comunicare nella percezione di essere noi e loro - uno ad uno -.

Il segno è talmente efficace ed essenziale da impressionarci come se fossimo in presenza di grandi ‘puntesecche’ che ci interrogano profondamente. In più, una serie infinita di altre figure, allineate e fissate sulla soglia, nell’attesa di essere convocate ed ‘accettate’, scorre su metà del perimetro dello spazio fisico in cui tutto si svolge. 

Come scrive in catalogo Michela Becchis, “Il filo conduttore della mostra sono i titoli delle due serie: Allontanarsi dalla linea gialla e Accettazione che inducono subito a pensare a luoghi dell’anonimato, quando non di un sottile senso di ostilità. Spesso dietro la modalità con cui guardiamo l’Altro c’è uno spazio enorme di non comprensione. L’essere sconosciuto è quello su cui più spesso si appunta uno sguardo che non si interroga. È al tempo contratto che si attribuisce questa postura che marginalizza chi non si conosce dentro categorie a cui, con ogni probabilità, non appartiene. Ma non è una questione di tempo, semmai è il paradosso dello spazio. Quanto spazio si è disposti ad offrire al volto, alla persona sconosciuti? È questa domanda che ci pone Elena Nonnis perché lei decide di offrire spazio, uno spazio bianco, grande che si fa aria e respiro, respiro della persona e respiro dell’artista uniti in un’unica coordinata di reciproca e silente accettazione. Il bianco di Elena Nonnis si fa quindi una sorta di cavità di rispetto e dignità”.

I soggetti delle opere di Elena Nonnis “sono ritratti di famiglia nella dimensione più ampia dell’idea di famiglia che l’artista ricerca. Certamente, tra tutta questa umanità c’è una madre, un padre, un fratello, un’amica cara, ma nella certezza che non è la prossimità e tanto meno il labile concetto di parentela a renderceli più comprensibili”. 


ELENA NONNIS
Accettazione

testo di
Michela Becchis

14 ottobre – 14 novembre 2026

Inaugurazione mercoledì 14 ottobre 2026, ore 18.00

Hyunnart Studio
viale Manzoni 85-87, Roma 00185
Hyunnart Studio: viale Manzoni 85/87 00185 Roma
orario settimanale: dal martedì al venerdì ore 16.00-18.30
per appuntamento: 3355477120 pdicapua57@gmail.com