martedì 13 ottobre 2026

COME VIVONO GLI ARTISTI?


Alex Urso, Dipingere le nuvole (2021-2022). Courtesy the artist  

Inaugura il 13 ottobre alle ore 18 la mostra Come vivono gli artisti?, promossa dall’Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, che la ospita, in collaborazione con Gruppo21.

A cura di Santa Nastro e Alex Urso coinvolge gli artisti italiani e polacchi, in un dialogo attivo tra le due realtà, Maess Anand, Alicja Bielawska, Eva Frapiccini, Piotr Hanzelewicz, Igor Kubik, Luana Perilli, Alessandro Scarabello, Giuseppe Teofilo, Alex Urso. In occasione del finissage, il giorno 11 dicembre, la mostra ospiterà una azione della performer Veronica Vagnoni. La mostra sarà presentata in anteprima il 10 ottobre, in occasione della Ventiduesima Giornata del Contemporaneo.

Come vivono gli artisti? La domanda sembra semplice, ma porta con sé una questione più ampia: quanto è possibile vivere della propria pratica artistica e quanto lavoro serve per poter continuare a farla? L’immagine dell’artista completamente dedito alla propria ricerca nasconde spesso una realtà molto diversa. Per molti artisti, infatti, portare avanti più lavori contemporaneamente è una condizione necessaria: insegnare, curare mostre, scrivere, occuparsi di comunicazione, collaborare all’organizzazione di eventi, lavorare come freelance o svolgere professioni che non hanno alcun rapporto con l’arte. Non si tratta necessariamente di una scelta. Spesso è il modo attraverso cui la pratica artistica può continuare a esistere. La mostra prova a fare luce su questo fenomeno, mettendo in relazione artisti italiani e polacchi che, pur nelle differenze dei rispettivi contesti, vivono una condizione professionale affine: una condizione “plurale”.

Una ricerca di AWI-Art Workers Italia condotta su 440 artisti mostra che l’80% degli intervistati svolge altri lavori oltre alla propria ricerca. Il dato è significativo non tanto perché quantifica il cosiddetto “secondo lavoro”, ma perché evidenzia quanto sia difficile separare la pratica artistica dalle altre attività necessarie a sostenerla.

Nel 2022, sempre in Italia, esce per Castelvecchi, nella collana Fuoriuscita, il libro di Santa Nastro, Come vivono gli artisti? Vita, economia, rapporto con il settore e pratica. Nel 2026, nella stessa collana, Nastro pubblica il libro Mamme nell’arte. Artiste e operatrici culturali nella sfida della maternità. Tra il 2021 e il 2022, anche Alex Urso affronta il tema attraverso una personale interpretazione, con la serie Dipingere le nuvole: una raccolta di 365 fotografie – una per ogni giorno dell’anno – che ritraggono l’artista nell’atto di dipingere il cielo. La serie, presentata in mostra, prende spunto da una delle precedenti esperienze lavorative dell’artista, qui reinterpretata in chiave poetica per indagare le complessità del lavoro artistico e i suoi aspetti spesso meno visibili.

La mostra nasce proprio da questa riflessione condivisa, al tempo stesso pratica e teorica, che accomuna la ricerca di Nastro e Urso.

Il tema dei lavori “altri” degli artisti rimane però poco visibili, quasi nascosto, all’interno di un sistema dell’arte che tende sempre più a concentrarsi sul risultato: una mostra, una residenza, una biennale. Molto meno spazio viene dato invece a tutto ciò che viene prima e dopo la realizzazione di un’opera: le ore trascorse a lavorare fuori dallo studio, la ricerca senza un risultato immediato, la gestione amministrativa, il lavoro di cura, la maternità, le difficoltà economiche. Tutto questo sembra appartenere alla vita privata, quando invece costituisce una tra le parti fondamentali del lavoro artistico.

La stessa situazione emerge, con caratteristiche proprie, anche nel contesto polacco. Una ricerca nazionale del 2024, Policzone i policzeni. Artystki i artyści w Polsce 2024, ha stimato circa 62.000 persone professionalmente attive come “artisti”. Circa il 90% di questi presenta redditi irregolari; solo l’11% ha un contratto di lavoro stabile, mentre il 15,3% lavora senza contratto, e il 10,4% non dispone di assicurazione sociale. Certo, questi numeri non significano che il 90% degli artisti polacchi abbia necessariamente un secondo lavoro. Dicono però qualcosa di altrettanto importante: la pratica artistica si sviluppa spesso in condizioni economiche instabili e attraverso forme di lavoro frammentate, che finiscono inevitabilmente per incidere anche sulla ricerca e sulla realizzazione delle opere.

Italia e Polonia mostrano, in sintesi, una condizione comune: l'arte viene riconosciuta come importante, ma il lavoro che la rende possibile rimane spesso fragile. La precarietà non riguarda soltanto il reddito. Riguarda il tempo, la possibilità di programmare il futuro, l’accesso alla previdenza, la possibilità di fermarsi in un sistema che ci richiede sempre operativi, e ancora più semplicemente, quella di vivere senza dover trasformare ogni momento della propria vita in un’opportunità professionale.

Gli artisti presenti in mostra, con le loro differenze anagrafiche, formative e professionali, offrono interpretazioni diverse del tema.

La mostra non intende offrire una risposta univoca a queste riflessioni, racconta infatti il senso di precarietà attraverso una lente molto ampia, che non è solo sociale, ma anche psicologica, sentimentale ed esistenziale, dando il senso di una dimensione che è umana oltre che di mestiere.

Come vivono gli artisti? si pone soprattutto il problema di sollevare domande e portare all’attenzione un tema urgente e ancora poco discusso. Parlare delle condizioni di vita degli artisti significa spostare lo sguardo dall’opera a ciò che la rende possibile. Significa considerare parte integrante del lavoro anche tutto ciò che normalmente non viene mostrato: il tempo, le difficoltà, le attività parallele e le condizioni materiali che permettono alla pratica artistica di esistere.


Opening: 13 ottobre ore 18
fino all’11 dicembre 2026
Come vivono gli artisti? a cura di Santa Nastro e Alex Urso

Con: Maess Anand, Alicja Bielawska, Eva Frapiccini, Piotr Hanzelewicz, Igor Kubik, Luana Perilli, Alessandro Scarabello, Giuseppe Teofilo, Alex Urso

Performer: Veronica Vagnoni- La performance si svolgerà l'11 dicembre in occasione del finissage

Istituto Italiano di Cultura di Varsavia
Włoski Instytut Kultury w Warszawie
ul. Marszałkowska 72, Warszawa


venerdì 9 ottobre 2026

Pierluca Cetera presenta “Ritratti di Famiglia”



Ripartono gli appuntamenti con l’arte contemporanea di Spazio MICROBA, che presenta RITRATTI di FAMIGLIA, mostra di Pierluca Cetera a cura di Riccardo Pavone e Marialuisa Sorrentino con il contributo critico di Nicola Zito, che sarà inaugurata giovedì 15 ottobre 2026, alle ore 18,30.

Il nuovo progetto di Pierluca Cetera è composto da una serie inedita di dipinti a olio, che “introduce una famiglia immaginaria e una possibile narrazione noir” in cui la luce si configura come elemento che condiziona la rappresentazione dei ritratti e dei doppi, all’interno di una lettura personale dell’idea di “negativo” che si sostanzia anche a livello fotografico, con i lightbox realizzati da Enrico Cetera, e testuale, attraverso il Test in negativo di Marco Cetera.
L’esposizione delle opere di Pierluca Cetera, realizzata in collaborazione con l’Associazione culturale Achrome e inserita in De corporis fabrica, programma di esposizioni curato da Riccardo Pavone, Marialuisa Sorrentino e Nicola Zito, resterà aperta e visitabile fino al 14 novembre 2026, su appuntamento, dal lunedì al sabato, dalle ore 17 alle ore 20.
MICROBA si pone lontano dal canonico concetto di galleria d’arte e, anche in questo nuovo ciclo di eventi, rinnova la propria aspirazione di spazio laboratoriale e sperimentale. Attraverso le opere e le esperienze di artisti giovani ma già di respiro nazionale e internazionale, il centro barese persegue la propria missione nel territorio e intende introdurre stimoli di riflessione nel contesto culturale circostante.
L’Associazione culturale Achrome è un collettivo che opera nel campo dell'Arte Contemporanea, muovendosi tra molteplici ambiti, dalla didattica alla ricerca, dall'organizzazione di eventi espositivi alla formazione professionale. Intessendo rapporti con il territorio, Achrome si propone di favorire un rinnovato e più proficuo dialogo tra la città – e i suoi abitanti – e le dinamiche dell'Arte Contemporanea.
Pierluca Cetera
Artefice “curioso”, concepito nel romantico 14 febbraio 1969, nasce puntualmente il 13 novembre dello stesso anno.
Sin da piccolo la sua mente è occupata da strane rappresentazioni, che vagano nel Vuoto.
Dal 2000 le sue fantasie hanno cominciato a popolare dipinti su tele, carte, tavole, pietre, velluti, acetati, vetri e ferri.
Idioti trasudati, indovinelli, emicranie, cavie, Down, tarli, Castigate, sCreanzati, Cariatidi, Luciferi, Indigesti, Ospiti, Sirene, ecCetera hanno cominciato a diffondersi dalla Puglia fino alla Cina.
Ama anche collaborare con altri artisti e per Ritratti di famiglia ha coinvolto il fratello Marco e il figlio Enrico, affidando loro rispettivamente la parola e la fotografia.
Il resto, come nelle migliori famiglie, è ancora da indagare.

Pierluca Cetera
RITRATTI di FAMIGLIA
A cura di Riccardo Pavone e Marialuisa Sorrentino
Testo critico di Nicola Zito
Con il contributo di Enrico Cetera – lightbox
e Marco Cetera – Test in negativo
MICROBA
Via Giambattista Bonazzi 46
70123 – Bari
Inaugurazione: giovedì 15 ottobre 2026, ore 18,30
Dal 15 ottobre al 14 novembre 2026
Su appuntamento, da lunedì a sabato, dalle ore 17 alle ore 20
Info:
MICROBA
+39 3927385558 – spaziomicroba@gmail.com
ACHROME

JUST di Pierpaolo Miccolis a cura di Nicola Zito




Domenica 11 ottobre 2026, alle ore 18:30 , s’inaugura , la prima mostra personale di Pierpaolo Miccolis negli spazi di REI — Arte / Ricerca (via Indipendenza, 20, Alberobello), che incomincia così il suo percorso come spazio dedicato all’arte e alla ricerca.

L’esposizione raccoglie una selezione di opere recenti di Miccolis, tra acquerello, sumi-e e pittura a olio , che approfondiscono tematiche legate all’autonomia dell’immagine e al rapporto tra segno e vuoto, esplicitate attraverso una pittura intesa come momento di osservazione e di silenzio.

La mostra, a cura di Nicola Zito , sarà visitabile su appuntamento fino al 15 novembre 2026 .

Info: *pierpaolomiccolis@gmail.com – +39 338 1822197


martedì 6 ottobre 2026

Palpebra salvezza di Antoine Jacqz

Antoine Jacqz_Siamo la natura che si difende_2026_sedia in plastica, aratro, vetro_91x95x56cm 

Da Shazar Gallery è visitabile fino al 21 novembre Palpebra salvezza, la prima personale di Antoine Jacqz. La mostra dell'artista francese nella galleria di via P. Scura rappresenta il terzo momento di un più ampio progetto il cui obiettivo è l'esplorazione della Storia e del Tempo quali elementi transitori tra linearità e “troppo e impossibilmente” umano. Attraverso video, sculture e installazioni Jacqz entra in rapporto con lo spazio, ne diviene parte egli stesso insieme al lavoro che crea. Frutto di un periodo di residenza nel napoletano, il lavoro dell'artista si sviluppa su differenti canali visivi dalla forte matrice contestuale e territoriale, reinterpretando panorami e luci attraverso un personalissimo linguaggio evocativo. Nel video in mostra il cratere del Vesuvio diventa specchio lunare contestandone, anche attraverso la citazione di Giordano Bruno, la coerenza cronologica. Gli elementi dell'indagine quindi vengono ribaltati, il progetto sembra prendere il sopravvento e si lascia fruire in tutta la sua materia e forma. Prospettive del golfo, elementi vulcanici e objets trouves parlano di Napoli e ne cancellano l'iconografia, la smaterializzano. Come attraversato da un soffio, l'artista fissa momenti e oggetti rendendoli eterni conducendo un'indagine tesa verso l'astrazione e la rarefazione, dove lo spazio, la distanza, il vuoto e la durata rapiscono e conducono altrove. Citazioni visive e letterarie supportano tale viaggio emblematico verso una dimensione eterea, sono accenni di realtà che appartiene alla sfera della conoscenza, di un atavico senso esperienziale. Con pochi e unici indizi Jacqz costruisce universi e narra storie sempre diverse e determinate. 

Palpebra salvezza sarà visitabile presso la Shazar Gallery in via P. Scura 8 a Napoli fino al 21 novembre 2026, dal martedì al sabato dalle 14.30 alle 19.30 e su appuntamento.

Antoine Jacqz
Artista visivo di origine francese, formatosi all’École Nationale Supérieure des Arts Visuels – La Cambre di Bruxelles. La sua ricerca si sviluppa principalmente attraverso la scultura e l’installazione, intrecciando fotografia, video, testo e suono. 
Nel 2017 partecipa alla mostra Soli Sol Soli presso la Maison des Arts di Schaerbeek, Bruxelles, dedicata all’Atelier Sculpture de La Cambre, e al progetto transdisciplinare Disparaissons.
Nel 2018 realizza presso l’ex Brasserie Atlas di Anderlecht, Bruxelles, l’installazione La poursuite des choses évidentes, una struttura filiforme di oltre 35 metri che attraversa verticalmente l’edificio, trasformando l’architettura in parte integrante dell’opera.
Nel 2020 partecipa al Premio Mannucci con Istante, scultura in acciaio incentrata sul tema del tempo e sulla possibilità di tradurre fisicamente la dimensione dell’istante.
Nel 2026 presenta Derrière les yeux, progetto multidisciplinare che riunisce scultura, fotografia, video, testo e suono, approfondendo la relazione tra percezione e temporalità.

Shazar Gallery
Via Pasquale Scura 8 80134 Napoli Tel. 081 1812 6773
www.shazargallery.com – info@shazargallery.com Instagram: shazargallery – FB: shazargallery
Press officer: Graziella Melania Geraci 3475999666 press@shazargallery.com


Elena Nonnis. Accettazione

Il 14 ottobre 2026, dalle ore 18.00, Hyunnart Studio presenta la personale di Elena Nonnis, intitolata Accettazione, con un testo in catalogo di Michela Becchis.

L’artista espone grandi teli bianchi che potremmo definire ‘incisi’, ‘disegnati’ e ‘segnati’ con i suoi aghi e con il suo sottile, quanto significativo, filo nero, netto e sensibilissimo allo stesso tempo. Disegna cucendo, attraversando per ogni tratto il tessuto da parte a parte, ottenendo segmenti che costruiscono le umanissime figure che ci pone di fronte, offrendoci la possibilità di pensare, dialogare, comunicare nella percezione di essere noi e loro - uno ad uno -.

Il segno è talmente efficace ed essenziale da impressionarci come se fossimo in presenza di grandi ‘puntesecche’ che ci interrogano profondamente. In più, una serie infinita di altre figure, allineate e fissate sulla soglia, nell’attesa di essere convocate ed ‘accettate’, scorre su metà del perimetro dello spazio fisico in cui tutto si svolge. 

Come scrive in catalogo Michela Becchis, “Il filo conduttore della mostra sono i titoli delle due serie: Allontanarsi dalla linea gialla e Accettazione che inducono subito a pensare a luoghi dell’anonimato, quando non di un sottile senso di ostilità. Spesso dietro la modalità con cui guardiamo l’Altro c’è uno spazio enorme di non comprensione. L’essere sconosciuto è quello su cui più spesso si appunta uno sguardo che non si interroga. È al tempo contratto che si attribuisce questa postura che marginalizza chi non si conosce dentro categorie a cui, con ogni probabilità, non appartiene. Ma non è una questione di tempo, semmai è il paradosso dello spazio. Quanto spazio si è disposti ad offrire al volto, alla persona sconosciuti? È questa domanda che ci pone Elena Nonnis perché lei decide di offrire spazio, uno spazio bianco, grande che si fa aria e respiro, respiro della persona e respiro dell’artista uniti in un’unica coordinata di reciproca e silente accettazione. Il bianco di Elena Nonnis si fa quindi una sorta di cavità di rispetto e dignità”.

I soggetti delle opere di Elena Nonnis “sono ritratti di famiglia nella dimensione più ampia dell’idea di famiglia che l’artista ricerca. Certamente, tra tutta questa umanità c’è una madre, un padre, un fratello, un’amica cara, ma nella certezza che non è la prossimità e tanto meno il labile concetto di parentela a renderceli più comprensibili”. 


ELENA NONNIS
Accettazione

testo di
Michela Becchis

14 ottobre – 14 novembre 2026

Inaugurazione mercoledì 14 ottobre 2026, ore 18.00

Hyunnart Studio
viale Manzoni 85-87, Roma 00185
Hyunnart Studio: viale Manzoni 85/87 00185 Roma
orario settimanale: dal martedì al venerdì ore 16.00-18.30
per appuntamento: 3355477120 pdicapua57@gmail.com


giovedì 1 ottobre 2026

A Sort of Song. Peter Marcasiano | Michele Tocca

Michele Tocca, Pink Broom, 2026. Courtesy the artist and z2o Sara Zanin


La Fondazione Giuliani è lieta di presentare A Sort of Song, una mostra di Peter Marcasiano e Michele Tocca. Sebbene appartengano a generazioni e contesti artistici differenti, entrambi gli artisti hanno sviluppato forme di pittura fondate su un personale, insolito raccoglimento nelle cose. Mettendo in dialogo le loro pratiche, la mostra esplora i modi in cui la pittura può trasformare la nostra percezione di ciò che è familiare: attraverso la ripetizione e l’osservazione, attraverso i ritmi della quotidianità e attraverso un’attenzione capace di conferire agli oggetti ordinari un’intensità inattesa.

Il titolo fa riferimento alla poesia del 1944 di William Carlos Williams, “A Sort of a Song”, nella quale il poeta americano riflette sul rapporto tra il linguaggio e il mondo fisico. La sua affermazione, secondo cui non dovrebbero esserci “idee se non nelle cose”, non costituisce tanto un rifiuto delle idee, quanto l’insistenza sul fatto che il pensiero debba emergere dal contatto con il mondo materiale. Questo principio offre un punto di partenza per la mostra, nella quale cipolle, pesci, fiori, frutta, scope, finestre, polvere e il mutare della luce diventano esercizio di osservazione.

Per entrambi gli artisti, la ripetizione è una forma di indagine. Tornare sullo stesso soggetto non produce lo stesso dipinto: al contrario, mette al centro le differenze infinitesimali. Marcasiano ha dipinto ripetutamente oggetti modesti, lasciando che ogni incontro registrasse una diversa relazione tra forma, spazio e tempo. I suoi dipinti di piccolo formato, costruiti attraverso sottili strati di pittura diluita, spesso riducono gli oggetti ai loro contorni essenziali. Le loro superfici delicate e la prospettiva sottilmente instabile danno vita a immagini che appaiono al tempo stesso precise e stranamente sospese. Marcasiano torna talvolta sulle opere, a distanza di mesi o anni, annotando a matita direttamente sulla tela le date dei propri interventi e permettendo così alla durata di incorporarsi fisicamente nel dipinto.

Anche i dipinti di Tocca sono profondamente radicati nell’osservazione, ma spesso colgono la singolarità di circostanze e fenomeni ricorrenti anziché accumulare incontri successivi. La condensa su una finestra, le case osservate a distanza attraverso il binocolo, la polvere che si raccoglie in un angolo diventano soggetti attraverso cui registrare il mutare delle condizioni di luce e dell’atmosfera. I suoi dipinti spesso nascono negli spazi domestici della sua stessa vita. In questo senso, la mostra considera la domesticità non semplicemente come soggetto, ma come modello alternativo di produzione artistica. La cucina diventa un atelier; la routine si trasforma in una disciplina dell’attenzione; gli spazi della vita quotidiana diventano luoghi del vedere e del fare. Questa dedizione alla vita domestica è centrale anche nella pratica di Marcasiano. Lavorando nel suo appartamento parigino, l’artista ha sviluppato un rituale quotidiano attorno a un vocabolario ristretto di soggetti. Per entrambi gli artisti, il domestico mette in discussione l’idea tradizionale dello studio come luogo privilegiato della produzione artistica.

A Sort of Song riunisce inoltre due forme di devozione: il ritorno di Marcasiano sullo stesso oggetto e la concentrazione di Tocca sulla singolarità di fenomeni ricorrenti. I loro dipinti condividono una qualità quasi angelica dell’attenzione, accompagnata da un senso di stupore di fronte a cose che altrimenti potrebbero rimanere invisibili. In entrambe le pratiche, l’ordinario diventa luogo di meraviglia silenziosa.

Peter Marcasiano (1921–1984) nasce in un piccolo paese nei pressi di Benevento ed emigra con la famiglia ancora bambino nel New Jersey. Dopo aver studiato presso il Chouinard Art Institute di Los Angeles e l’Art Students League di New York, si trasferisce in Europa nei primi anni Cinquanta, trascorrendo lunghi periodi a Londra, Amsterdam, Berlino, Firenze e Roma. Nel 1968 si stabilisce definitivamente a Parigi, dove sviluppa una pratica artistica in larga misura estranea alle narrazioni dominanti dell’epoca. Durante la sua vita espone una sola volta, alla Galerie Welz di Salisburgo nel 1959. Dopo la sua morte, il suo lavoro è rimasto in gran parte all’interno del suo appartamento parigino fino alla sua graduale riscoperta, iniziata con la partecipazione alla mostra Les Promesses du passé al Centre Pompidou nel 2010. Tra le successive presentazioni figurano Family Affair (2018), Début d’hiver presso Double Séjour(2021), Nature morte alla Galerie Valentin (2022) e My Onion Canvases are Ballet… alla DS Galerie (2025), Parigi.


Michele Tocca (n. 1983) vive e lavora tra la sua città natale, Subiaco, e Roma. Studia pittura in Italia e in Belgio prima di conseguire un MA in Painting presso il Royal College of Art di Londra (2011). Sue mostre personali e bi-personali sono state presentate in istituzioni, gallerie e spazi indipendenti tra cui: AM-G-5, Glasgow; FLAG Art Foundation, New York; Fondazione Coppola, Vicenza; Fuoricampo, Siena; Studiolo Project, Milano; z2o Sara Zanin, Roma. Nel 2023, il suo lavoro è stato oggetto di un’ampia personale museale, Repoussoir, presso la GAM – Galleria Civica di Arte Moderna e Contemporanea di Torino. Tra le principali mostre collettive figurano: Rethinking Romanticism, CAMeC, La Spezia (2026); Vita Minore, Musei Civici, Spoleto (2026); Journeys, Alma Pearl, Londra (2025); La Collezione, GAM, Torino (2024); Italian Painting Today, Triennale Milano (2023); 63° Premio Termoli, MACTE (2023); Le realtà ordinarie, Palazzo de’ Toschi, Bologna (2020); Out Looking Inwards, Praksis, Oslo (2019).


A SORT OF SONG
PETER MARCASIANO | MICHELE TOCCA 
OPENING GIOVEDÌ 8 OTTOBRE 2026 ORE 18:00 - 21:00

FONDAZIONE GIULIANI
Via Gustavo Bianchi, 1
00153 Roma
Italia

Francesca Romana Cicia. La Forma del Ricordo


Dal 14 ottobre 2026 all’8 gennaio 2027, Mirror presenta a Roma “La forma del ricordo”, mostra personale di Francesca Romana Cicia a cura di Matteo Chincarini, in occasione di Rome Art Week 2026. 

Francesca Romana Cicia porta a Roma una ricerca tra pittura, ceramica e design, dove il blu diventa materia della memoria.

Il colore, prima ancora di diventare immagine, agisce sulla percezione e sulla memoria. È attraverso questa dimensione profonda e intuitiva che si sviluppa la ricerca di Francesca Romana Cicia, artista romana che attraversa pittura, scultura e ceramica per interrogare ciò che rimane dell’esperienza: ciò che ricordiamo, ciò che si trasforma e ciò che lentamente scivola nell’oblio. 

Nelle opere di Cicia la memoria non è un archivio di immagini definite, ma uno spazio fluido e stratificato, fatto di frammenti, assenze, emozioni e tracce. La superficie dell’opera diventa un luogo di scavo, una soglia attraverso la quale riportare alla luce ciò che appartiene a una dimensione nascosta della coscienza. 
Al centro di questa ricerca si trova il blu, colore ricorrente e profondamente identitario. Per l’artista è la dimensione della mente, del silenzio e delle cose nascoste; il colore di ciò che non si offre immediatamente allo sguardo. Nelle grandi superfici pittoriche, costruite attraverso velature, sovrapposizioni e trasparenze, il colore diventa materia capace di dare forma all’invisibile. Le tele evocano profondità marine, vegetazioni sommerse, grotte attraversate dalla luce o paesaggi interiori. 
Il confine tra realtà e immaginazione si fa incerto e lo spettatore è invitato a immergersi nell’opera, più che semplicemente a osservarla. 
Eppure, il blu di Cicia non è mai oscuro in senso assoluto. Dentro la profondità delle superfici emerge costantemente una presenza luminosa: una traccia, un’apertura, un punto di orientamento. La luce attraversa il blu e suggerisce che anche ciò che è nascosto può essere raggiunto e attraversato. È nel rapporto tra presenza e assenza, tra ciò che appare e ciò che rimane celato, che si definisce la forza evocativa della sua pittura. Le forme non vengono dichiarate, ma suggerite; i segni affiorano lentamente, lasciando spazio all’immaginazione. L’opera diventa una soglia tra il visibile e l’invisibile, tra il ricordo nitido e ciò che sopravvive come sensazione. 
La ricerca di Cicia si apre inoltre alla ceramica, introducendo una dimensione fisica e tattile. Se nella pittura la memoria appare impalpabile, nella materia acquista corpo. Superfici smaltate, frammenti e forme organiche evocano petali, foglie e conchiglie, mentre il blu si trasforma in onda, riflesso, traccia minerale o frammento di natura. Uno degli elementi inediti della mostra è il dialogo che la ricerca di Francesca Romana Cicia instaura con il mondo del design. In occasione dell’esposizione presso Mirror, l’artista presenta infatti una lampada d’artista realizzata appositamente per il progetto in collaborazione con Poignee, nata dall’incontro tra la sua sensibilità creativa e la competenza progettuale dell’azienda. 
L’opera traduce nello spazio uno degli elementi centrali della ricerca di Cicia: la luce. Presenza ricorrente nelle sue superfici pittoriche, dove attraversa il colore e affiora dalla profondità della materia, la luce assume qui una nuova dimensione, trasformandosi in un oggetto tridimensionale e funzionale. 
La lampada diventa così il punto d’incontro tra arte e design: ciò che nella pittura è evocazione, riflesso e presenza immateriale prende corpo nello spazio, entrando a far parte integrante dell’esperienza espositiva e ampliando la ricerca dell’artista oltre i confini della tela. La forma del ricordo si configura così come un percorso in cui pittura, ceramica e design convergono attorno a un unico elemento: la luce, intesa come traccia della memoria e possibilità di rendere visibile ciò che appartiene alla dimensione dell’esperienza e del ricordo. 

LA FORMA DEL RICORDO 
Esposizione di Francesca Romana Cicia 
A cura di Matteo Chincarini 

Gallery MIRROR 
Via Famagosta 33, Roma 

Opening: 13 ottobre 2026 ore 18:00 
Exposition: 14.10.2026 – 08.01.2027 
Ingresso libero 

Info: 
roma@mirror.onl 
info@chincarinieventi.it 
+39 320 0573023 

Progetto in collaborazione con 

L’esposizione rientra nel programma 
culturale di Rome Art Week 2026