domenica 7 luglio 2013

QUEL CHE RESTA installazione di Ignazio Fresu a cura di Sara Paradisi



07/2013 alle ore 18.30 al 31 luglio alle ore 22.00 inaugurazione l’installazione “Quel che resta” nell’ex chiesa di Santa Mustiola ora biblioteca e sala di lettura dell’Università degli Studi di Siena, denominata “Sala Rosa” Piazzetta S. Gigli 1 - Siena

I libri rappresentano la testimonianza di eventi, azioni, fatti e gesti svolti nel tempo e consegnati successivamente al genere umano, raccolti come atti di vita. Nell’installazione “Quel che resta” allestita nella Sala Rosa di Siena, successivamente alla sua realizzazione presso la Biblioteca Lazzerini di Prato, i libri non sono presentati nella loro perfezione estetica o nella loro bellezza patinata, ma come una sorta di reperto archeologico, rivestito di fragilità ma anche di incredibile forza. Sembrano quasi fossili che hanno resistito nel tempo, senza morire, conservando sotto la cenere il fuoco della conoscenza, per conservare e tramandare contro la barbarie della distruzione il primato umano del proprio bisogno di esistere, di comunicare, di andare oltre l’oblio. I libri sono un prodotto dello spirito dell’uomo e come tale lo accompagnano come un seme fecondo. Il lavoro di Ignazio Fresu è basato sul contrasto tra realtà ed apparenza, sull’inganno generato dallo sguardo frettoloso. Ogni cosa rivela essere esattamente l’opposto di ciò che appare e nessuno sembra accorgersene. Il metallo non è metallo, la pietra non è pietra, ma semplicemente cartone o polistirolo travestiti da metallo o pietra. L’usura e l’ossidazione dei materiali non sono reali, ma soltanto un abile gioco di interventi manuali. La leggerezza è travestita da pesantezza e gli equilibri precari sono calibrate composizioni statiche. Che si parli di Eraclito, di Leopardi, di Montale o di Ungaretti, le opere di Ignazio Fresu non sono mai così eccessivamente concettuali e incomprensibili come ci si aspetterebbe da un artista contemporaneo, anzi con la loro leggerezza e ironia ci strappano un sorriso, ci ammaliano per l’inusuale collocazione in cui spesso si trovano, destano meraviglia per gli improbabili equilibri in cui si pongono ed inevitabilmente ci attraggono provocando nel nostro intimo un flusso continuo di domande e di pensieri. La scelta di avvalersi di titoli evocativi, riferibili all’universo letterario o filosofico, è un mezzo per Ignazio Fresu per parlare della realtà circostante attraverso il linguaggio dei grandi mediato dalla sua incredibile capacità di alleggerire. Nonostante il grande lavoro di preparazione che sta dietro a tutte le installazioni di Fresu, dal reperimento dei materiali, alla loro lavorazione, al trasporto e all’allestimento degli stessi, quello che l’osservatore percepisce è un grande senso di levità e poesia. La patina metallica e polverosa che riveste uniformemente tutti gli elementi delle installazioni, e che spesso invade anche la pittura, oltre ad essere la cifra stilistica ed il segno imprescindibile di Fresu, è un mirabile espediente per fermare il tempo, per svuotare gli oggetti del loro quotidiano significato facendoli diventare parole di un nuovo vocabolario, con cui scrivere un discorso più ampio. L’aspetto più incredibile è che, pur nell’uniformità dettata dal rivestimento, questi singoli elementi appaiono ancora più evidenti di prima, quando si potevano distinguere per forma e colore. Come un flash, o un fotogramma in bianco e nero, le installazioni di Fresu congelano un istante e fanno convergere il nostro pensiero e la nostra attenzione verso qualcosa di diverso, ci portano a contatto con aspetti dell’interiorità che spesso ignoriamo, portano alla luce verità di cui spesso perdiamo il ricordo. Quella di Fresu è continua ricerca e approfondimento del senso della vita, un cammino dentro il pensiero dell’uomo, nelle sue sensazioni, nel suo far parte della realtà. Ogni opera non è mai una tappa di arrivo, ma il punto di partenza e lo stimolo per crearne di nuove e sempre più sorprendenti. Meravigliare e far riflettere, questo è il difficile compito di Ignazio Fresu, reso ancora più arduo dall’utilizzo di un linguaggio universalmente comprensibile. Sara Paradisi
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Massimo Nardi