lunedì 18 ottobre 2010

Quando l’ascolto dell’universo diventa autenticità


Da pochissimi giorni in libreria il volume “Pensieri fuori campo” (Lupo Editore) della scrittrice santermana Annarita Lorusso

Un nuovo appuntamento in libreria per gli amanti della buona lettura. Da pochissimi giorni, infatti, è stato pubblicato, per i tipi di Lupo Editore, il volume “Pensieri fuori campo”, della scrittrice santermana Annarita Lorusso. Come fanno intuire il titolo del libro ed il book trailer visibile nel web, si tratta di una serie di pensieri – cinquantacinque per la precisione – che aprono la mente ad un sentimento universale del tutto, per una nuova forma di estetica, che torna paradossalmente alle origini del suo significato, ovvero ad una sorta di teoria dei sensi e del percepire l’universo attraverso questi ultimi. I “Pensieri fuori campo” della Lorusso, infatti, fluidificano le nostre percezioni sensibili ed ideative e fanno diventare dinamico il pensiero, una sorta di “energia senziente – come si legge nella prefazione del testo – alle prese con le inquietudini e le vicissitudini interiori. Alla stessa maniera l’io – scrivente o leggente – diviene fluttuante, nuotante, predisponendosi all’ascolto”.
A chiarire ancor meglio il senso di questa avventura letteraria ed editoriale, corredata da uno splendido cd in allegato con le musiche del maestro Vito Spinosa, è proprio la scrittrice: “Siamo poco educati alla complessità – afferma Annarita Lorusso – perciò si tende a separare tutto in tutti i campi, avendo l'illusione che tutto sia così in ordine, ma in realtà il significato e il significante non coincidono. Probabilmente lo stile di questi pensieri nasce dalla curiosità, dalla necessità di dar vita alla parola. Sono sempre stata incuriosita dall'etimologia, dalle origini delle parole, ma ciò ha soddisfatto solo la mia curiosità di conoscere e non quella di sapere (non a caso in latino tale verbo ha significato sia di conoscere che di assaporare): quindi di capire e non soltanto comprendere. Se penso alla parola volontà, il suono mi rimanda a qualcosa che si muove, che vola, appunto; ma comunemente questo termine si utilizza per raggiungere un obiettivo trascurando altri significati. Questo dimostra che solitamente prestiamo più attenzione ai contenuti che ai processi. Voler "vedere" (sentire) il respiro della parola è come sentire il respiro dell'universo. Per far ciò bisogna anche considerare che, oltre ad un tempo lineare, ciclico o a spirale, esiste il tempo inteso come una "linea retta formata da una serie di punti": così, il nostro pensare è un inter-pensare. Spero che questi pensieri conducano sempre più verso la batesoniana “ecologia della mente", permettendoci di sentire il reale e non solo la realtà; di sentire l'autenticità dell'universo per una comunicazione universale, perchè laddove c’è l'universale non c'è omologazione”.

Domenico Fumarola