mercoledì 29 gennaio 2014

Alice Ronchi_Colazione sull'erba

Colazione sull'erba. All'improvviso lo spazio e la percezione del luogo cambiano completamente, non si riescono piu' a distinguere i singoli elementi, ma ci si trova all'interno di un sistema di relazioni.

comunicato stampa
Francesca Minini ha il piacere di presentare la prima personale della giovane artista Alice Ronchi.

Come a una festa, quando qualcuno accende la musica e inaspettatamente parte una vecchia canzone di successo: in un'istante tutte le persone sparpagliate per casa si guardano, sorridono e, complici nell'averla riconosciuta, iniziano a danzare. Così Colazione sull'erba racconta una nuova idea di paesaggio: un gruppo di persone, che prima sedevano separate, si incontra in un insieme. All'improvviso lo spazio e la percezione di quel luogo cambiano completamente, non si riescono più a distinguere i singoli elementi, ma ci si trova all'interno di un sistema di relazioni.

Le opere Kilimanjaro (sassi ansiosi di crescere), Colazione sull'erba (struttura parco giochi per gli uccelli che per sbaglio entrano in casa), Turchino (sequenza infinita di pesci innamorati) e Flora (strutture urbane vanitose) si combinano all'interno dello spazio della galleria fino a formare quel medesimo insieme, quel paesaggio, appunto, che qui appare come un bosco.

Un luogo situato al confine tra la realtà di una passeggiata in campagna e una favola illustrata da Walt Disney, dove l'immagine stereotipata della natura viene raccontata attraverso fiori che sorridono, uccelli che cantano e un sole che ha l'abitudine di non tramontare mai. Uno stereotipo in cui si cela una profonda armonia attivata da quel sole gioioso che si rivela non essere poi così distante dal nostro e che ci mostra la semplicità dell'erba e la bellezza del mattino, suggestione attorno alla quale la mostra si sviluppa.

Colazione sull'erba è l'esatto momento in cui gli invitati alla festa si guardano, è il dialogo tra le parti e l'incontro tra due mondi: quello quotidiano costruito dalla razionalità e quello della fantasia, entrambi appartenenti alla medesima realtà nella quale si possono osservare delle ceramiche e al tempo stesso contare i pesci che passano.

Inaugurazione Mercoledì 29 Gennaio, ore 19

Francesca Minini
via Massimiano 25, Milano
Orario: Martedì - Sabato: 11 - 19.30
Ingresso libero


Milano
via Massimiano, 25
02 26924671 FAX 02 21596402
Alice Ronchi
dal 29/1/2014 al 15/3/2014
mar - sab 11-19.30

segnala:
amalia di Lanno

LUCIVETTANDO - di Daniela Chionna - tra Arte, Design, Musica, Enogastronomia...................


incontro creativo, sensoriale, trasversale , immaginale tra Arte, Design, Musica, Enogastronomia . 30 gennaio 2014 ore 21:00 Presso la Civetta Bistrot - piazza Plebiscito civ. 8 -Ceglie Messapica ( BR ) Opere Luminose di Daniela Chionna. www.danielachionna.it
Concerto con i DRUMLESS TRIO Onofrio Paciulli - piano Marco Giuliani - chitarra Vito Bellanova - contrabbasso . Cena solo su prenotazione. Info: 392 5572061
pubblica:
Massimo Nardi

SPAVENTEVOLE di Annabella Cuomo

SPAVENTEVOLE

Mostra personale di Annabella Cuomo
a cura di Francesca Pergreffi e Michael Rotondi

Dall' 8 Febbraio al 16 marzo 2014
Inaugurazione 8 febbario alle ore 19
Performance dell’artista, 8 febbraio, alle ore 19,30

Spazio Meme è lieto di ospitare la mostra personale di Annabella Cuomo, a cura di Francesca Pergreffi e Michael Rotondi, che si inaugurerà l' 8 febbario 2014 .
L’artista per l’occasione, nella giornata inaugurale alle ore 19.30, eseguirà una performance; sponsor tecnico: Fotografica Carpi.
La personale SPAVENTEVOLE di Annabella Cuomo è una selezione di cinque serie di lavori differenti, dove l’artista pugliese s’interroga e racconta la memoria, che come dice lei parte dall’ “Assenza … tutto lo scorrere del tempo e il tempo in sé; tutto ciò che scaturisce da esso e come l'uomo cerchi di affrontarlo”. Concetto che s’interseca e prende forma dall’archivio fotografico di famiglia e dal disegno in bianco e nero; dai libri di botanica ed anatomia appartenuti al padre.
Le tecniche usate dall’artista variano dal tratto asciutto del pennarello nero, all’intervento manuale direttamente su fotografia, alle rielaborazioni digitali e sovrapposizioni analogiche, come ad esempio la serie “ Se non l’hai mai visto, non vuol dire che non lo vedrai ” del 2012. Serie nata dalla residenza a Rotteterdam, dove Cuomo progetta un tentativo di relazione tra i suoi famigliari e il paesaggio urbano olandese.
Attraverso la cooperazione d’idee, tra i due curatori e l'artista, é nata la performance che prenderà forma il giorno dell'inaugurazione e da cui nasceranno nello stesso momento delle opere uniche di piccolo formato.
Il pubblico della mostra diventerà parte dell'opera interagendo con il paesaggio proiettato su parete, e la Cuomo scatterà in diretta delle foto creando dei frame unici che saranno stampati, firmati e installati sul momento. L'azione si ispira alla serie "Necessary Recostruction" del 2011.

Annabella Cuomo:

Nasce nel 1985 a San Pietro Vernotico (BR), vive e lavora a Roma.

Ha esposto in diverse collettive: nel 2012 al Castello Ducale a
Genova, nel 2011 all’Art Institute di Siena e Palazzo Farnense ad
Ortona. Nel 2012 ha partecipato ad una residenza a Rotterdam.

Dal 2010 al 2013 compie con la cura di Vania Caruso, diverse personali
alla galleria 291est a Roma.

www.annabella-cuomo.blogspot.it


Spazio Meme

www.spaziomeme.org

Orari: dal lunedì alla domenica dalle 17 alle 20.
sabato anche alla mattina dalle 10 alle 13.
Chiuso al Giovedì

Meme è un’associazione culturale che prevede una tessera soci annuale a offerta libera; gli eventi e le mostre sono a ingresso gratuito.



segnala:
amalia di Lanno

Agent / Encoding / Flow: performance by MARIA JOSE ARJONA in collaboration with MARVEL BENAVIDES

Maria Jose' Arjona in collaborazione con Marvel Benavides. Un atto di trascrizione del codice Morse nel linguaggio del corpo. In questo modo sono tradotti i 30 articoli che compongono la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo (1948) in un testo visivo.

comunicato stampa
a cura di Eugenio Viola

La ricerca performativa di Maria José Arjona è tesa ad un'esplorazione delle potenzialità del corpo, inteso come entità vivente che sente, agisce e reagisce. Un corpo che diviene potente mezzo di comunicazione visiva, scambio di energia simbolica tra l’artista e il pubblico e cosciente produttore di significato. È un corpo che indaga, attraverso gesti minimali e non gerarchizzati, i concetti di spazio e tempo. Un corpo “universale”, avulso dalla propria esperienza personale e da un particolare contesto sociale o politico di appartenenza. Per questo motivo le azioni di Arjona conservano sempre una composta qualità metaforica, differentemente dalla pratica di altri artisti provenienti dal continente latino americano e che utilizzano la performance come strumento di espressione privilegiato, rimettendo in atto, non di rado, la violenza anche fisica sul proprio corpo.

Agent/Encoding/Flow è un atto di trascrizione del codice Morse nel linguaggio del corpo. Il codice Morse è a sua volta un sistema di trascrizione, il primo adottato nella telegrafia per lo scambio di informazioni a lunga distanza, una sorta di antenato dell’odierna comunicazione digitale, consistente in una serie di punti, linee e intervalli, trasmessi attraverso impulsi elettrici intermittenti generanti un suono che, una volta ricevuto, era ritradotto dal ricevente in linguaggio.

Agent/Encoding/Flow recupera questo “antico” sistema di codificazione, per tradurre i trenta articoli che compongono la “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo” (1948) in un testo visivo, interpretato simultaneamente dalla coreografia di Marvel Benavides e dalla sua decostruzione ad opera di Maria josé Arjona, impegnate secondo modalità antitetiche ma complementari, a tradurre i segni dell’alfabeto Morse in pura gestualità e movimento.

La “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo” (1948), è noto, è un codice etico di importanza storica fondamentale: il primo a sancire universalmente i diritti che spettano all'essere umano, nonché punto di arrivo di un dibattito filosofico di lungo corso, che dalla classicità giunge fino ad oggi e i cui principi sono ormai considerati dalla gran parte delle nazioni civili inalienabili eppure sono, ancora oggi, spesso calpestati…

Agent/Encoding/Flow è il racconto metaforico di due storie, due corpi e due presenze differenti, ognuna dotata di un’identità tanto marcata quanto capace di interagire empaticamente e fisicamente con l’altra, creando un cortocircuito straniante tra coreografia e gestualità performativa. Ne risulta uno sguardo strabico, che emerge dalle caratteristiche di una doppia visione che, attraversando la scena, fa emergere un’azione fatta di riverberi, accostamenti, interazioni e contrasti, in cui il linguaggio del corpo torna ad essere, ancora una volta, simbolico, ricettore di connettività e “agente di codifica di un flusso” che diviene scambio sociale, politico e culturale.

Eugenio Viola

María José Arjona (1973, Bogotá) vive e lavora tra Miami (USA) e Bogotá (Colombia).
Ha presentato sue performance in numerosi festival di performance e istituzioni in Europa, America e America Latina, tra cui: Manchester Art Gallery, (MIF-Manchester International Festival 2013); Museum of Contemporary Art of Medellin, Medellin/Colombia, Location One, New York/Usa, JCVA Gerusalemme (2012); N-CE Arte, Bogotá/Colombia, Museo Del Banco De La Republica, Bogotá/Colombia, The Ballroom Marfa, New York/Usa; The New Museum. New York/Usa, Museum of Modern and Contemporary Art, Rijeka/Croatia (2011); Museum of Modern Art (Moma), New York/Usa, Museo Madre, Napoli, Abramovic Studio at Location One, New York/Usa, Brot Kunsthalle, Vienna/Austria (2010); / Haus Der Kulturen Der Welt. Berlin/Germany (2009).
Ha partecipato inoltre alla IV Biennale di Marrakech (2012), alla Biennale di Croazia (2011) e alla III Triennale di Guangzhou/China (2008).
È stata artista in residenza al Watermill Center di New York (2009) e a Location One, New York (2012).
Nel 2010 ha partecipato alla riproposizione delle performance di Marina Abramovic per The Artist Is Present, la retrospettiva dell’artista al Museum of Modern Art (MoMA) di New York/USA.

Marvel Benavides
Ballerina colombiana, si forma nell’ambito del balletto classico e successivamente diventa prima ballerina del Balletto Nazionale Colombiano (1982-89), con cui partecipa a numerose tournée internazionali; parallelamente avvia una serie di incursioni nella danza contemporanea, jazz, etnica e collabora col Teatro Nazionale di Bogotá.
Negli ultimi quindici anni ha fatto parte di numerose compagnie di danza contemporanea, partecipando a numerosi festival (Seul, Miami, Madrid, Seviglia, Cadice, Roma, Montevideo).
Ha svolto workshop e corsi di danza in diversi paesi come Canada, Stati Uniti e Francia .

Inaugurazione 29 gennaio 2014 dalle ore 19,30
Performance ore 19.30

prometeogallery di Ida Pisani, Milan/Lucca
via G. Ventura, 3 20134 Milano
orari: lun-ven dalle 10.30 alle 18.30

Agent / Encoding / Flow
dal 29/1/2014 al 7/3/2014
lun-ven 10.30-18.30

fonte:

segnala:
amalia di Lanno

martedì 28 gennaio 2014

ANSELM KIEFER_Walther von der Vogelweide - für Lia

ANSELM KIEFER
Walther von der Vogelweide - für Lia

Galleria Lia Rumma, via Vannella Gaetani 12 – 80121 Napoli
orari: martedì – sabato, h 11.00 – 13.30 / 14.30 – 19.00

“Penso per immagini. In ciò mi aiutano le poesie. Sono come boe nel mare. Io nuoto verso di loro, dall’una all’altra; a metà strada, in loro assenza, sono perduto”.
Anselm Kiefer, 2008

L’arte di Anselm Kiefer è fatta anche di parole, tante.
Quelle che spesso campeggiano nelle sue creazioni sono la traccia di un confronto intenso, necessario, con culture di ogni luogo e voci poetiche di ogni tempo. Perché non esistono per l’artista pagine che non possano essere ascoltate e che, a dispetto dei secoli trascorsi, non possano restituirci la felicità di un ricordo, il passo leggero di un incontro d’amore. Nella mostra che segna il ritorno dell’artista in città, è un Minnesanger –Walther von der Vogelweide–e una delle sue più celebri ballate –Unter den Linden– , a ispirare l’omaggio a Lia Rumma.
Poeta di lingua tedesca d’età medievale,Walther (come viene chiamato semplicemente dalla critica) è stato tra gli innovatori dello spirito e delle forme della “lirica d’amor cortese”. Sdegnando gli artifci e le amplifcazioni retoriche, la sua poesia ha donato immagini di vita vissuta grazie alle quali si sono stemperati sia i vagheggiamenti che la dimensione simbolica esplorata nel primo Minnesang.
Kiefer ha riconosciuto queste suggestioni letterarie come affni e intorno ad esse ha tessuto il suo racconto e la nuova serie di lavori presentati.
Ad introdurre la mostra un gruppo di libri dove l’incontenibile presenza di fori, sulle pagine  di tela dipinta, allude alla natura festante celebrata dal poeta; i due lavori pittorici di grandi dimensioni, analogamente, appaiono come la scena dell’incontro cantato da von der Vogelweide, avvenuto Unter den Linden – all’ombra di un tiglio – l’albero più familiare e più caro all’animo germanico.
Come accade in molti paesaggi di Kiefer, il punto di vista utilizzato è tale da coinvolgere chi guarda all’interno dell’opera. In questo caso l’invito suggerisce di attraversare la brughiera, giungere sotto il tiglio per accogliere la bellezza del paesaggio e partecipare alla gioia di un incontro. Fortunato e duraturo come quello tra Anselm Kiefer e Lia Rumma. Anselm Kiefer nasce nel 1945 a Donaueschingen, Germania. Fino al 1993 lavora a Buchen, Germania. Nel 1993 si trasferisce a Barjac, Francia. Dal 2007 vive e lavora a Parigi. Le sue opere sono esposte nei più importanti musei del mondo e nelle più prestigiose collezioni private. Nell'ottobre del 2007, tre dei suoi lavori sono entrati a far parte delle collezioni del Louvre. Nel 1999 ha ricevuto a Tokyo, dalla Japan Art Foundation, il  Praemium Imperiale Award  e nel 2008 il  Peace Prize  della Fiera del Libro di Francoforte, assegnato per la prima volta ad un artista. Nel 2010 gli è stata assegnata la cattedra di Création artistique al Collège de France.
Sono numerose le mostre che la Galleria Lia Rumma gli ha dedicato a partire dal 1992.  Da quella prima mostra napoletana, la collaborazione si è sempre più consolidata, raggiungendo uno dei suoi momenti apicali nella realizzazione dei  Sette Palazzi Celesti, installazione permanente con cui nel 2004 l’Hangar Bicocca di Milano ha inaugurato le sue attività.


Napoli // fino al 22 febbraio 2014
Anselm Kiefer – Walther von der Vogelweide. Für Lia
LIA RUMMA
Via Vannella Gaetani 12
081 19812354

segnala:
amalia di Lanno

Pasolini Roma

Pasolini Roma

  15 aprile - 20 luglio 2014

Tre capitali europee, Barcellona, Parigi, Berlino, si associano a Roma per celebrare con un progetto innovativo la figura di  Pasolini, l'intellettuale del XX secolo che più di ogni altro è riuscito ad reinterpretare l'immagine della città di Roma, incarnandola in chiave poetica.

Per Pasolini Roma non fu semplicemente uno scenario cinematografico o un luogo in cui vivere. Con questa città egli ha avuto una relazione passionale, fatta di sentimenti misti di amore e odio, di fasi di attrazione e rifiuto, di voglia di allontanamento e di piacere del ritorno. Le circostanze difficili del suo arrivo a Roma lo hanno catapultato in un mondo e in una lingua non suoi, appartenenti ai sottoproletari delle borgate in cui la precarietà della sua situazione economica lo costringeva a vivere. Dalla scoperta di questo universo del tutto nuovo nascerà un'ispirazione potente ed è lì che Pasolini troverà, senza doverli cercare, i soggetti dei suoi primi romanzi e film. In seguito, per il Pasolini uomo pubblico e analista instancabile dell'evoluzione della società italiana, Roma sarà il principale punto di osservazione, il suo permanente campo di studio, di riflessione e di azione. Sarà anche il teatro delle persecuzioni che il poeta dovrà sempre subire da parte dei poteri di ogni genere, e dell'accanimento dei media che per 20 anni lo trasformeranno nel capro espiatorio, nell'uomo da demolire, a causa della sua diversità e della radicalità delle sue idee sulla società italiana.

La mostra sarà organizzata cronologicamente in sei sezioni, dall'arrivo dello scrittore a Roma nel 1950 fino alla notte della sua tragica morte ad Ostia nel novembre del 1975. Di tappa in tappa si ritroverà il filo conduttore che permetterà di tracciare - lungo un quarto di secolo  - il percorso della sua incredibile vitalità creativa: i luoghi in cui ha vissuto, in cui ha ambientato romanzi e film, la poesia, il cinema, gli amici, gli amori, le persecuzioni, le lotte e gli impegni nella città. I disegni e dipinti di Pasolini, i suoi autoritratti, ma anche la galleria ideale dei pittori contemporanei da lui descritti con precisione in una poesia: Morandi, Mafai, De Pisis, Rosai, Guttuso. Mai prima d'ora una mostra su Pasolini è stata tanto ricca di ogni genere di materiali - molti dei quali finora inediti - che illuminano tutti gli aspetti delle sue molteplici attività. I visitatori avranno l'impressione che sia lo stesso Pasolini a parlare, a guidarli per scoprire insieme a lui un percorso imprevedibile, costantemente aperto gli incontri, ai dubbi, ai capovolgimenti, alle abiure, alle nuove partenze. Il visitatore scoprirà un uomo al tempo stesso straordinario (per la forza creativa, l'incredibile vitalità, la lotta perenne, la passione per tutto ciò che fa) e comune, con i suoi momenti di esaltazione, di fede, di entusiasmo, di allegria, ma anche di dubbio e di angoscia di fronte al mistero della vita e alla tragicità della storia.
- See more at: http://www.palazzoesposizioni.it/categorie/mostra-pasolini-roma#sthash.C2Mi3EUu.dpuf


Pasolini Roma 
15 aprile - 20 luglio 2014

Tre capitali europee, Barcellona, Parigi, Berlino, si associano a Roma per celebrare con un progetto innovativo la figura di  Pasolini, l'intellettuale del XX secolo che più di ogni altro è riuscito ad reinterpretare l'immagine della città di Roma, incarnandola in chiave poetica.

Per Pasolini Roma non fu semplicemente uno scenario cinematografico o un luogo in cui vivere. Con questa città egli ha avuto una relazione passionale, fatta di sentimenti misti di amore e odio, di fasi di attrazione e rifiuto, di voglia di allontanamento e di piacere del ritorno. Le circostanze difficili del suo arrivo a Roma lo hanno catapultato in un mondo e in una lingua non suoi, appartenenti ai sottoproletari delle borgate in cui la precarietà della sua situazione economica lo costringeva a vivere. Dalla scoperta di questo universo del tutto nuovo nascerà un'ispirazione potente ed è lì che Pasolini troverà, senza doverli cercare, i soggetti dei suoi primi romanzi e film. In seguito, per il Pasolini uomo pubblico e analista instancabile dell'evoluzione della società italiana, Roma sarà il principale punto di osservazione, il suo permanente campo di studio, di riflessione e di azione. Sarà anche il teatro delle persecuzioni che il poeta dovrà sempre subire da parte dei poteri di ogni genere, e dell'accanimento dei media che per 20 anni lo trasformeranno nel capro espiatorio, nell'uomo da demolire, a causa della sua diversità e della radicalità delle sue idee sulla società italiana.

La mostra sarà organizzata cronologicamente in sei sezioni, dall'arrivo dello scrittore a Roma nel 1950 fino alla notte della sua tragica morte ad Ostia nel novembre del 1975. Di tappa in tappa si ritroverà il filo conduttore che permetterà di tracciare - lungo un quarto di secolo  - il percorso della sua incredibile vitalità creativa: i luoghi in cui ha vissuto, in cui ha ambientato romanzi e film, la poesia, il cinema, gli amici, gli amori, le persecuzioni, le lotte e gli impegni nella città. I disegni e dipinti di Pasolini, i suoi autoritratti, ma anche la galleria ideale dei pittori contemporanei da lui descritti con precisione in una poesia: Morandi, Mafai, De Pisis, Rosai, Guttuso. Mai prima d'ora una mostra su Pasolini è stata tanto ricca di ogni genere di materiali - molti dei quali finora inediti - che illuminano tutti gli aspetti delle sue molteplici attività. I visitatori avranno l'impressione che sia lo stesso Pasolini a parlare, a guidarli per scoprire insieme a lui un percorso imprevedibile, costantemente aperto gli incontri, ai dubbi, ai capovolgimenti, alle abiure, alle nuove partenze. Il visitatore scoprirà un uomo al tempo stesso straordinario (per la forza creativa, l'incredibile vitalità, la lotta perenne, la passione per tutto ciò che fa) e comune, con i suoi momenti di esaltazione, di fede, di entusiasmo, di allegria, ma anche di dubbio e di angoscia di fronte al mistero della vita e alla tragicità della storia.

Fonte: 


segnala:
amalia di Lanno



lunedì 27 gennaio 2014

Bologna/ Ecco i dati ufficiali: grande rialzo di pubblico, e il team Spadoni-Verzotti confermato anche per il 2015

Giorgio Verzotti e Claudio Spadoni
Si è chiusa poco più di tre ore fa la 38esima edizione di Arte fiera. Ve la abbiamo raccontata ampiamente, vi abbiamo mostrato immagini e protagonisti e chi c'è stato avrà tastato con mano quello che ora è un dato ufficiale: l'affluenza massiccia del pubblico: + 15 per cento rispetto al 2013, con 47mila e 500 presenze registrate, di cui 8mila solo nella giornata inaugurale di giovedì. Ma andiamo avanti con i numeri: 2mila opere e più di mille e 500 artisti, con ospitalità offerta a 127 collezionisti (pochi? Si poteva fare di più?) e altri 3mila e 500 quelli in visita, riportano i dati ufficiali. Insomma, stando su questo versante la fiera pare essere stata un successo. «Arte fiera è una "piattaforma di riferimento per tutti i galleristi e il sistema dell’'arte italiana, un evento culturale per il Paese e per la città che deve saper proporre arte, sperimentazione e tecnologia con contenuti di profilo e originalità”» ha dichiarato il Presidente di Bologna Fiere Duccio Campagnoli. Come abbiamo osservato anche noi, ottima parte l'hanno fatta i social network, letteralmente lievitati in confronto all'edizione scorsa (vi ricordate la gaffe dello stesso Campagnoli che dichiarò, rispetto all'utilizzo di facebook per la promozione e il rilancio della fiera lo scorso anni «Io ho 60 anni ed è come ne volessi avere 20. Non è nella vocazione di Arte fiera 2013!»? In non pochi erano rimasti atterriti, e pronti al disastro. Forse è anche un po' per quelle strane premesse che ancora quest'anno la fiera è stata disertata da molti big. Ma nessuno pare perdersi d'animo, almeno in apparenza: Annamaria Gambuzzi, presidente dell’'Associazione Nazionale delle gallerie d’arte moderna e contemporanea, dichiara nella conferenza di chiusura: «"Il riscontro è assolutamente positivo. È tornato un clima favorevole che si era un poco perso a causa della situazione di crisi generale. Questi giorni sono stati un continuo bagno di folla e di collezionisti che hanno lavorato bene. Ho raccolto impressioni molto positive da parte dei galleristi. Il bello di Arte Fiera sta proprio nel sapere offrire proposte consolidate assieme alle giovani esperienze”. Vendite concluse si, ma anche molti "contatti utili”, da concretizzare, con la giusta calma, tra le pareti della galleria o in casa dell’'acquirente». Il che vuol dire, insomma, che tra gli stand forse non ci si è proprio tirati i capelli per comprare. Arrivederci al 2015, con il solito dubbio: Arte fiera si, o Arte fiera no?
Exibart