In onore di
S.FrancescoIn onore di S.Francesco
Fra Franceschi chi?
La moltiplicazione dell'armonia
Immagina di
rivolgerti a un’assemblea e chiedere, con un pizzico di arguzia: «Scusate, ma
fra i Franceschi... fra Franceschi chi?»
Si volterebbero in
molti. Tutti uniti da un medesimo nome, eppure portatori di vissuti e
prospettive irrimediabilmente unici.
Qui risiede un
paradosso affascinante: quando guardiamo alla figura di San Francesco,
l’immagine dell’umiltà si fonde immediatamente con una straordinaria lezione di
pluralità. Come ricordava Umberto Eco, l’eredità francescana non è mai stata un
invito all’omologazione, bensì una celebrazione della diversità racchiusa nel
creato — dal frate sole alla sora luna, fino a ogni singola manifestazione
della vita.
Non è un caso che
Giotto, rivoluzionando la pittura nella
Basilica di Assisi, scelse di ritrarre attorno al Santo non figure astratte o
stereotipate, ma volti reali, unici ed espressivi. L'arte giottesca ci insegna
che la santità e l'armonia non annullano l'individuo, ma ne esaltano l'umanità
in tutta la sua variopinta realtà.
La vera magia risiede
proprio in questa moltiplicazione: non una riproduzione in serie, ma una
sinfonia di individualità distinte. C’è il Francesco contemplativo, quello
incline all’azione, lo studioso e il sognatore.
In questo contesto,
il concetto di tolleranza supera la mera sopportazione e diventa, per dirla con
le parole di Voltaire, «la conseguenza naturale del nostro essere uomini»:
l'atto profondo di riconoscere la ricchezza nell'unicità dell'altro. Accettare
che "fra Franceschi" ciascuno esprima la propria singolare voce è il
vero fondamento della convivenza armonica.

