mercoledì 7 ottobre 2020

ASK ME ANYTHING | Giuseppe Costa | Andreas Ragnar Kassapis | Alain Urrutia

Alain Urrutia, HOLDING THE LANDSCAPE (Pando), 2019, oil on linen on board, cm 17 x 23

I discorsi sulla pittura riproducono i limiti stessi che li determinano, un di-dentro e un di-fuori dell’opera. Ed il primo è la stessa delimitazione della questione. Le opere presentate presso la galleria MAAB di Milano, pongono la questione delle possibili relazioni tra la pittura contemporanea e il mondo, ma anche tra la pittura e i vari linguaggi artistici della contemporaneità. Così come Vito Acconci nella realizzazione di alcuni video e performance era ispirato dai film noir degli anni cinquanta e sessanta, così la pittura indaga oggi, come ieri, altri ambiti disciplinari per costruire strategie, situazioni o semplicemente immagini che appartengono alla duplice pulsione dell’artista, come dice Baudrillard, di annientamento, di cancellazione di tutte le tracce dal mondo e di resistenza a tale forza annichilente. Il titolo scelto dal curatore Massimiliano Scuderi esprime esattamente queste molteplici possibilità, un’aspirazione ad includere l’altro secondo una mutevole strategia.

Andreas Ragnar Kassapis (Atene 1981) propone una serie di lavori intitolati Impostors (2019) in cui mette in luce il suo interesse per i cataloghi e le vetrine di prodotti, e in generale per il design. Egli stesso dà una definizione di questi lavori come la realizzazione di una repressione freudiana all'interno di una struttura come la città o la libreria. Trovo qui il mio fascino per il disegno di design che vedo come minimizzazione della pittura gestuale, allo stesso modo del macina cioccolato di Marcel Duchamp. Tuttavia il mio interesse per la parte nascosta delle connotazioni sessuali all'interno del disegno di design e le sue simbolizzazioni politiche così come il suo valore mnemonico. Vedo l'oggetto come un corpo, l'oggetto come una mano. 

Dei dipinti di Alain Urrutia (Bilbao 1981) colpisce soprattutto la loro "impenetrabilità emotiva", possiedono e producono una sorta di silenzio, una dimostrabile mancanza di leggibilità, anche una difficoltà che supera il loro argomento di per sé. Ispirato dalle immagini fotografiche, rallenta il processo di percezione per consentire percorsi verso nuove interpretazioni di immagini preesistenti, sollecitando lo spettatore a mettere in discussione le proprie ipotesi su ciò che osserva.

Il silenzio del giovane siciliano Giuseppe Costa (Palermo 1980) costruisce il contesto dei suoi paesaggi iconici, che ricordano le incisioni di lacche cinesi. Questo effetto, realizzato a grafite con una raffinatissima e delicata tecnica chiaroscurale, esprime una pittura - se così si può definire - che impone rigore, tempo e dedizione amanuense. C’è ancora l’incanto di fronte alla natura ed ai suoi fenomeni, includendo gli eventi dell’uomo, sospeso in un tempo infinito come quello delle vittime nel Mediterraneo. 



Alain Urrutia, Untitled, 2010, struttura in metallo e olio su tela


Giuseppe Costa | Andreas Ragnar Kassapis | Alain Urrutia
ASK ME ANYTHING
a cura di Massimiliano Scuderi
fino al 4 dicembre 2020
Dal lunedì al venerdì | ore 10.30 - 18

MAAB Gallery, Via Nerino 3, 20123 Milano