giovedì 2 febbraio 2023

OPEN CALL: RE:HUMANISM Art Prize 3 - SPARKS AND FRICTIONS


L’associazione culturale Re:humanism annuncia la terza edizione del Re:humanism Art Prize “Sparks and Frictions”.

La call, aperta da lunedì 16 gennaio 2023 è rivolta ad artisti professionisti di tutte le età e provenienze geografiche che potranno partecipare gratuitamente presentando i propri progetti entro le ore 12 del 28 febbraio 2023. I vincitori verranno annunciati entro marzo 2023 sul sito dell’associazione.

Sparks and Frictions è il titolo della terza edizione del Re:Humanism Art Prize, che dal 2018 è dedicato a esplorare il rapporto tra arte e intelligenza artificiale. Questa edizione consolida l'idea dell'arte contemporanea come agente capace di suscitare riflessioni e sviluppare immaginazioni sul futuro che verrà, ma anche di opporsi a regimi tecnocratici nell'ambito di uno sviluppo sostenibile e inclusivo. Con questa edizione, il programma si amplia attraverso il rapporto con tutte le forme di media tecnologici e temi scientifici che mettono in gioco importanti riflessioni sull'identità, sulle relazioni e sui futuri possibili. Dalle tecnologie quantistiche al metaverso, dalla genetica al biohacking, pur mantenendo uno sguardo sui nuovi scenari dell'IA, saranno valutate diverse forme di speculazione artistica che, come in ogni edizione, non dovranno necessariamente prevedere l'uso diretto delle tecnologie in questione.

Saranno undici i progetti selezionati da una giuria composta dagli organizzatori, da esperti di arte contemporanea e nuove tecnologie digitali. In questa edizione, oltre al Premio Digitalive di Romaeuropa introdotto lo scorso anno, sarà assegnata una Menzione speciale Salvatore Iaconesi, dedicata alla memoria dell'artista e ricercatore Salvatore Iaconesi, e un Premio emergenti dedicato a studenti universitari, laureandi o giovani che stanno iniziando ad intraprendere la carriera artistica. 

Dieci dei progetti selezioni (il Premio Digitalive di Romaeuropa verrà presentato successivamente) saranno presentati a fine maggio 2023 nelle sale espositive del WeGil a Roma. 

La giuria sarà composta da: Alfredo Adamo, CEO di Alan Advantage; Andrea Bellini, Direttore del Centre d'Art Contemporain di Ginevra; Ilaria Bonacossa, Direttrice del Museo Nazionale Arte Digitale, Carola Bonfili, artista finalista della seconda edizione del Re:humanism Art Prize, Tiziana Catarci Direttrice Dipartimento Ingegneria Informatica, Automatica e Gestionale (DIAG) dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza; Daniela Cotimbo fondatrice e curatrice del progetto Re:humanism; Mauro Martino, fondatore e direttore del Visual Artificial Intelligence Lab all’IBM Research; Laura Tripaldi, dottoranda in Scienza e Nanotecnologia dei Materiali all’Università di Milano Bicocca e curatrice della webzine Not di NERO edizioni.
A quest’ultima si aggiungono le commissioni per il Premio speciale Salvatore Iaconesi composta dagli organizzatori e da i membri di HER: She Loves Data, progetto di ricerca dell’artista, co-fondato assieme alla compagna Oriana Persico e per il Premio Digitalive di Romaeuropacomposta dagli organizzatori e da Federica Patti, curatrice della rassegna Digitalive di Romaeuropa.

Entro il 28 febbraio, i candidati dovranno compilare in tutte le sue parti il seguente form: http://www.re-humanism.com/open-call-2023/ 


Info
Sito Web
Regolamento completo

Contatto
info@re-humanism.com
via Oslavia 6, 00195, Rome

Ufficio stampa
GDG Press
Alessandro Gambino:
alessandro@gdgpress.com


pubblica: 

mercoledì 1 febbraio 2023

Fou Rire


E se Il Matto parlasse…
“Lo sai che in qualunque momento si può verificare un cambiamento di coscienza, lo sai che all’improvviso puoi cambiare la percezione che hai di te stesso? A volte si crede che agire significhi avere successo rispetto a qualcun altro. Errore! Se vuoi agire nel mondo, devi far esplodere la percezione dell’io che ti è stata imposta, appiccicata addosso fin dall’infanzia, e che si rifiuta di cambiare. Devi ampliare i tuoi limiti all’infinito, senza posa. […]
Smetti di essere il testimone di te stesso, smettila di osservarti, sii attore allo stato puro, un’entità in azione. La tua memoria smetterà di registrare i fatti, le parole e i gesti che hai compiuto. Perderai la nozione del tempo. Fino a ora hai vissuto sull’isola della ragione trascurando le altre forze vive, le altre energie. Il paesaggio si allarga. Unisciti all’oceano dell’inconscio.
Allora sperimenterai uno stato di supercoscienza in cui non esistono fallimenti né incidenti. Non hai una concezione dello spazio, diventi spazio. Non hai una concezione del tempo: sei il fenomeno che arriva. In questo stato di presenza estrema, ogni gesto, ogni azione sono perfetti.


A. JODOROWSKY, La Via dei Tarocchi

Se, contestualmente alla mostra The Expanded Body (gennaio-marzo 2022), l’immagine guida scelta per il progetto era stata la carta dei tarocchi de “Il Mondo”, per il nuovo itinerario espositivo immaginato per la galleria 1/9unosunove l’emblema diventa quello de “Il Matto” (Le Mat o Le Fou), una carta le cui parole chiave sono – tra le altre – libertà, ricerca, forza liberatrice, irrazionale, caos. Per questo viene spesso associata alla creatività e idealmente rappresenta un complemento archetipico de “Il Mondo”, carta che indica il Tutto. Legato alla terra, in maniera viscerale, il Matto acquista su di sé una tensione e un’aspirazione costante verso Il Tutto, pur essendo ancora radicalmente vincolato a una dimensione terrena, di ordine pratico.
In The Expanded Body l’intento è stato quello di riassegnare alla corporeità una nuova centralità, non necessariamente legata alla presenza oggettiva del corpo e delle sue componenti. Con la mostra Fou Rire è ancora una volta il corpo ad essere attenzionato, stavolta nel suo legame inscindibile con la materia cerebrale e mentale (anche esplicitamente legata ai contenuti di memoria) che, quando entra in conflitto con il corpo, innesca delle dissimmetrie, delle crasi conflittuali che sottendono una continua ritrattazione di ciò che siamo rispetto a ciò che vorremmo essere. Nel confronto diretto con il desiderio, spinta all’azione e immobilismo si intersecano in una dinamica spesso senza fine.
Nella costante situazione di crisi delle società occidentali, ciò si rispecchia anche nel conflitto tra la spinta (spesso auto-imposta) all’iperproduttività e l’in-sofferenza di fondo che l’accompagna. Prendendo spunto dalla lettura che Alejandro Jodorowsky dà alla carta de “Il Matto”, la mostra intende sottolineare che l’elogio delle debolezze non debba essere necessariamente percepito come la giustificazione di un’apatia paralizzante, quanto piuttosto come motore di un’azione liberatrice. In questo modo, “Il Matto”, con il suo peregrinare, finisce per rappresentare una dimensione produttiva non lineare, in cui ogni tentativo è passibile di fallimento. L’in-sofferenza individuale, specchio di una dinamica sociale intrinseca a una certa impostazione lavorativa post-capitalista, diventa un innesco estetico dove anche l’inutilità, l’ironia e il divertimento non risultano veicolati da un algoritmo imposto dall’esterno.
Per questo motivo la mostra si apre con una storica poesia concreta di Mirella Bentivoglio (Klagenfurt, Austria, 1922 – Roma, 2017) che rappresenta, in forma di gabbia, la prima persona del verbo avere. La lettera O, rossa, con la sua autonomia iconica spicca sulle H nere (e, quindi, sulla struttura della gabbia) stando così a rappresentare un’alternativa, una possibilità di evasione che, a distanza di oltre cinquant’anni, si fa sempre più complessa. La pervasività immaginifica della contemporaneità ha portato a un’ipersensibilizzazione estetica in cui la persistenza retinica di immagini imposte (burn in: effetto di permanenza delle immagini su uno schermo) diventa il contraltare del burn out, sindrome derivata da una condizione di stress cronico e persistente.
Cosa resta dopo l’incendio nell’immagine, negli occhi, nel corpo e nella mente? E come far sì che il bruciare (to burn) assuma un carattere costruttivo? Dissimetrie e dicotomia burn in/burn out diventano le due matrici concettuali che nella mostra entrano in gioco per cercare di rispondere a queste domande.
Da un lato: l’assenza di simmetria che apre le porte a un’estetica del brutto – rimodulata da riflessioni di origine psicanalitica e filosofica, quando non apertamente linguistica – e a un ripensamento delle categorie del bello e del buono (la kalokagathia di antica memoria). Dall’altro: un conflitto tra immagine e esaurimento che conduce a un progressivo scollamento dal contesto, attraverso stati di stress cronico che possono degenerare nella perdita di attenzione e, dunque, alla deviazione dalla iper-performatività. Contestualmente alla sindrome in ambito lavorativo, il bruciare finisce per poter essere inteso come inconscia liberazione da una dinamica post-capitalistica, improntata all’eccezionalità di ogni singola soggettività.
In una tale condizione risulta fondamentale l’(auto-)ironia, capace di attivare l’elemento “risibile” della contemporaneità. La fantasia comica è propriamente umana e già per Henri Bergson, era fondamentale per comprendere i procedimenti che l’immaginazione segue nel suo lavoro. Questa immaginazione, sociale e collettiva, deriva dalla vita reale e s’imparenta con l’arte. Perché, come suggerisce Samuel Beckett in una sua breve poesia della serie mirlitonades, è necessario guardare in faccia il peggio jusqu’à ce qu’il fosse rire.

Focalizzando la propria pratica su quegli aspetti del reale d’inquieta vaghezza, il lavoro di Giulio Bensasson (Roma, 1990) si lega inscindibilmente a un concetto di temporalità intesa come momento culminante di un processo lento e inesorabile che diventa il materiale espressivo con cui scendere a compromessi, lasciando spazio alla casualità dei suoi effetti. Nel trittico Non so dove, non so quando (souvenir di una muscolatura animale), nato dalla lavorazione di una diapositiva d’archivio immersa in un liquido popolato da muffe, funghi ed elementi organici, la casualità con cui gli agenti esterni influiscono sulla decomposizione dell’immagine diventa l’espendiente per tracciare una linea del tempo della sedimentazione di questa stessa nella mente fino alla completa evanescenza dei fattori di riconoscibilità.
La grande tela dipinta di Cristiano Carotti (Terni, 1981) va intesa come una pala d’altare, affiancata da due lupi in maiolica a lustro. Nella raffigurazione il riso s’incarna in tre feroci cani pastore e la figura del Matto va a spostarsi dallo scanzonato fool all’Arcano senza nome (La Morte). L’aspetto mortifero si collega emotivamente all’archetipo del folle e induce alla rappresentazione di un “guardiano della soglia”. A partire da un confronto identitario con la figura del Matto, la mistica sottesa alla raffigurazione – frutto di un passaggio di tre diversi momenti pittorici – segna lo scatto e il superamento rispetto alla paura della morte, aprendo la soglia del viaggio attraverso gli Arcani per ricongiungersi con il mondo e il tutto.
Francesca Cornacchini (Roma, 1991) riflette sul concetto di norma e condizionamento sociale attraverso tre diverse tipologie di intervento (performance, tela cucita e fotografia). Le opere in mostra si sostanziano così in un’analisi delle condizioni biopolitiche dei nostri enunciati, contemplando la possibilità di una ridefinizione delle categorie fisse. Aprendosi allo spazio, l’insorgenza si fa plastica, mantenendo una dimensione eroica e romantica, data dalla presenza del corpo come innesco. La cultura underground diventa codice espressivo di un linguaggio detonante, violento e fragile.
Camilla Gurgone (Lucca, 1997) presenta tre installazioni scultoree, in cui rotoli in carta termica scendono a terra, tenuti in tensione da una barra porta comande in alluminio. Ogni opera riporta una sequenza di immagini prodotte dall’artista tramite algoritmi di intelligenza artificiale, nel tentativo di ricomporre tutte le scene appartenenti ad un sogno realizzato da lei o raccontatole da altri. L’utilizzo di immagini pescate in rete apre una riflessione sull’immaginario personale e collettivo. La stampa a calore fa riferimento all’evanescenza della memoria i cui ricordi, con il passare del tempo, tendono lentamente a sbiadire.
Le tre tele di Andrea Martinucci (Roma, 1991) riflettono sulla necessità di una riconfigurazione del linguaggio pittorico verso nuove definizioni. Si configurano come un’unione di tre voci, inno alla vita e alla morte del vecchio mondo, diramandosi fuori dal margine per emergere nella notte dei nostri tempi. Le tre opere, interrompendo la distanza oculare con la superficie, si ampliano verso lo spazio attraverso la loro potenza vibrante: un valzer progressista verso i luoghi dell’effimero, del non compiuto e del desiderio.
Niccolò Moronato (Padova, 1985) è presente in mostra con una serie di cut-outs dal progetto Golf is a violent sport e una sonorizzazione in cuffia in cui lo sferzare dei colpi di mazza crea un tappeto sonoro disturbante e inatteso fornendo il punto di vista del campo da gioco. Impiegando riviste di settore e libri per golfisti, l’interesse dell’artista si appunta sulla pervasività della perfezione laccata dei magazines patinati rivelandone l’aspetto più intrinsecamente inquietante. Golf is a violent sport diviene così una manifestazione evidente dell’ossimoro che si cela dietro all’iperperformatività: tra regole ferree impossibili da disattendere per essere considerati i migliori, palme ornamentali e design impeccabile a essere rivelati sono dei piani di sequenza molteplici e discontinui da cui il nostro sguardo finisce per essere risucchiato.
Nella sua installazione Jonathan Vivacqua (Erba, Como, 1986) utilizza, in maniera a-funzionale, le reti elettrosaldate da cantiere. L’elemento della rete metallica, che solitamente rimane nascosto all’interno delle costruzioni in cemento, diventa protagonista dell’intera operazione, anche attraverso l’uso marcato del colore. Pur completamente trasfigurate, le reti mantengono un aspetto consolidante dal punto di vista strutturale. Il lavoro scultoreo centrale, composto principalmente da due corpi che si uniscono, si confronta in maniera diretta con un allestimento a parete in cui la stessa rete si ritrova come esplosa, scomposta meccanicamente a formare altre identità.

Angelica Gatto e Simone Zacchini

Fou Rire
a cura di Angelica Gatto e Simone Zacchini

Mirella Bentivoglio, Giulio Bensasson, Cristiano Carotti, Francesca Cornacchini, Camilla Gurgone, Andrea Martinucci, Niccolò Moronato, Jonathan Vivacqua

La mostra proseguirà fino a Sabato 4 Marzo 2023

1/9unosunove
arte contemporanea


Palazzo Santacroce
Via degli Specchi, 20
00186 Roma, Italia

tel. 0697613696
gallery@unosunove.com


pubblica: 

martedì 31 gennaio 2023

Vincenzo Marsiglia | Physis and rendering, dalla realtà tangibile della physis alla realtà virtuale del rendering

Vincenzo Marsiglia, Physis and Rendering, 2023, veduta della mostra, Visionarea Art Space , Roma

Avamposto dell’arte contemporanea nel cuore di Roma, a pochi metri dalla Basilica di San Pietro, Visionarea ArtSpace inaugura il 2023 con , personale di Vincenzo Marsiglia, a cura di Davide Silvioli con la collaborazione di Davide Sarchioni, in mostra dal 1 febbraio al 25 marzo 2023.

Artista dalla profonda attitudine interdisciplinare - con presenze alla Biennale d'Architettura di Venezia, alla Fondazione Dino Zoli di Forlì, alla Casa del Mantegna di Mantova, al Museo di Pa- lazzo Collicola di Spoleto, al Museo del Presente di Rende - per l’occasione Vincenzo Marsi- glia propone un percorso tra NFT olografici e fotografie digitali, realtà aumentata e occhiali hololens per un incontro ravvicinato con le nuove frontiere dell’arte contemporanea, tra digitale e reale. I lavori in esposizione vanno, infatti, da esiti rispettivi delle serie "Fold", "Modus", "Star stone", “Prospect”, fino a NFT olografici e fotografie digitali eseguite con il dispositivo Hololens 2: visore di ultima generazione a realtà mista e aumentata, applicato per la prima volta nel campo di ricerca delle arti visive dallo stesso Marsiglia.

Physis and renderingmostra organizzata con il supporto della Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro - Internazionale, presieduta dal Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele – raccorda quindi una cerchia di opere distintive degli indirizzi di ricerca intrapresi dall'artista durante il suo percorso pluriennale, al punto da restituirne una versione sintetica e paradigmatica.

«La mostra – scrive il curatore Davide Silvioli – approfondisce la complessità dell'operato dell'artista attraverso una chiave di lettura critica mirata a stabilire continuità tra risultati dovuti a processi differenti. Dalla realtà tangibile della physis alla realtà virtuale del rendering, l’identità del progetto replica la facoltà della ricerca di Marsiglia di saper abitare entrambi questi emisferi del reale, rilevandone punti di contatto. Termine costante di un lessico evidentemente declinato al plurale è la nota Unità Marsiglia (UM): un modulo grafico dalla forma di stella a quattro punte. Quest’ultima corrisponde all’ente fondamentale del suo universo estetico, unità indivisibile di tutto l’esperibile artistico. Quale generatore e narratore di contesti alternativi e complementari, il logo UM, circa gli ultimi sviluppi dell’attività di Marsiglia, in cui vi è un ricorso alla tecnologia sempre più significativo, transita dalle proprietà della materia fisica alle funzioni di media digitali come monitor lcd, ledwall, visori».

«La peculiarità di Vincenzo Marsiglia risiede nell’individuare sempre nuove soluzioni per lavorare sulla realtà aumentata e sviluppare in modi innovativi la possibilità di interagire con lo spazio reale attraverso la tecnologia. – commenta il Prof. Emanuele, Presidente della Fondazione Terzo Pila- stro – L’interesse dell’artista si focalizza in particolare sul dialogo fisico/digitale, che è il mezzo per mettere in relazione la dimensione visionaria di chi fa arte con il mondo concreto e tangibile che ci circonda. Grazie alla Fondazione che mi onoro di presiedere, ho già dato spazio nel 2021, a Palaz- zo Cipolla, a questa nuova frontiera del linguaggio artistico, ospitando la grande mostra antologica di Quayola, uno dei maggiori esponenti della media-art a livello internazionale: come Quayola, an- che Marsiglia ci aiuta a pensare e comprendere il tempo in cui viviamo, utilizzando il giusto lin- guaggio per esprimere una visione del mondo del XXI secolo. La mostra Physis and rendering si qualifica dunque come un vero e proprio viaggio esperienziale, laddove il potere delle tecnologie è anche questo: far vivere esperienze nuove e creare inedite visioni».

Vincenzo Marsiglia è nato a Belvedere Marittimo (CS), nel 1972. Ha studiato all'Istituto d'Arte di Imperia e all'Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano, diplomandosi in pittura. Inizia l'attività espositiva negli anni Novanta, con mostre personali e collettive in gallerie, musei e spazi pubblici, in Italia e all'estero. È docente presso l'Accademia di Belle Arti Aldo Galli - IED di Como e l’Acca- demia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia. La sua ricerca ha origine da un elemento visivo cor- rispondente a una stella a quattro punte, che è divenuta, nel tempo, una componente distin- tiva del suo lavoro; autentico "logo" dell'artista. L'aspetto compositivo delle sue opere sembra rispecchiare una pratica ossessiva, generando esiti sempre nuovi in cui questo simbolo si permea con stoffe, ceramica, pietra, vetro, carta, articolandosi secondo variazioni continue di ritmo e di for- ma. La sua estetica, per rigore ed equilibrio, è riconducibile alla tradizione dell'Astrazione geometrica, del Minimalismo, dell'arte Optical. Negli ultimi cicli di lavori, l'artista sperimenta l'uso di tecnologie per testare le proprietà del suo linguaggio in funzione di nuove soluzioni espres- sive. Lavori di questa tipologia manifestano una nuova considerazione della contemporaneità, le- gata agli strumenti di comunicazione che la caratterizzano. Il proposito è quello di conseguire una categoria di opera d'arte mutevole, in potere di completarsi con l'interazione con lo spettatore.




VINCENZO MARSIGLIA
PHYSIS AND RENDERING
a cura di Davide Silvioli
con la collaborazione di Davide Sarchioni

Dalla realtà tangibile della physis
alla realtà virtuale del rendering


NFT olografici e fotografie digitali, realtà aumentata e occhiale hololens incontrano le nuove frontiere del contemporaneo, nel cuore di Roma.

Dal 1 febbraio al 25 marzo 2023 
Opening: martedì 31 gennaio, ore 18:00
VISIONAREA Art Space - Auditorium della Conciliazione Indirizzo: Piazza Pia 1, Roma

Testi in catalogo: Davide Silvioli e Davide Sarchioni

Inaugurazione: martedì 31 gennaio dalle 18:00 alle 21:00
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Mail: info@visionarea.org Web: www.visionarea.org


Ufficio stampa HF4www.hf4.it Marta Volterra marta.volterra@hf4.it
Valentina Pettinelli press@hf4.it 347.449.91.74



lunedì 30 gennaio 2023

Krizia Galfo | We need to talk

Curva Pura è lieta di presentare la prima personale romana dell’artista Krizia Galfo, We need to talk, accompagnata dal testo critico di Eleonora Aloise, un binomio narrativo di sguardi e storie dove la pittura è realtà sopra la realtà, immersione temporale nell’immagine come mezzo e confine di relazione, spazio dialogico di tacite emozioni e acute imperturbabilità, campite nel rigore formale e coloristico. 
Cristallizzate e fermate nell’interrogativo di uno sguardo, incantate e vincolate all’istante, le accese e algenti cromie sono insoluti enigmi di icasticità nette, narrazioni sospese nella ricerca di uno svelamento che si nasconde nel silenzio: la mostra We need to talk vive nell’iperbole tonale dell’azzurro e del rosa, negli indecifrabili legami e nelle distanze irrisolte tra genitorialità e filiazione, in fragilità taglienti e freddezze struggenti, in morbidezze distaccate e nitide costellazioni di affinità. 
L’asciutta manifestazione di una trama bloccata tra i colori di una innocenza infantile, resa quasi un fuoco freddo e bizzarro in cui ricercare piccoli brani affettivi, trasporta il fruitore in una dettagliata e finissima struttura pittorica, dove la pennellata invisibile si fa assoluta presenza percettiva del soggetto, elemento emotivo impenetrabile, lasciato muto nel vortice di un pensiero sfuggente, ampliato nelle pause raggelate della rappresentazione. 
Nel taglio cinematografico che orienta la composizione visiva, l’epidermide cromatica, tra l’insalubrità livida e i dolci toni dello zucchero filato, attraversa il sentimento filiare, toccando ricuse e irrequietezze, vuoti anaffettivi e ripercussioni primarie di un rapporto genitoriale fagocitante.
Sopraggiunte dal fondo di una impronta generatrice dalla quale si originano primordi e prospettive, racconti e intrecci, percorsi e identità futuribili, gli olii su tela dell’artista interrogano l’essenza duale di ogni postulato, la dialettica dei rapporti all’interno e oltre il lessico familiare, i doppi effetti semantici che lasciano emergere la materia sensibile degli elementi visivi.
Le figure prendono il tempo, lo rallentano, riempiendo le domande di un prima e le attese di un poi della fissità e distanza da ogni accadere, di cui permane l’inquieta incomprensione, il frammento di secondo catturato dalla tensione melodica del trascorrere, l’immagine silente trattenuta sulla tela dal segreto di un intimo bisogno: We need to talk. 

BIO
La formazione artistica di Krizia Galfo (Ragusa, 1987) ha subito l'influenza di tre diverse città e percorsi: a Catania si laurea in lettere moderne; a Londra si avvicina alla pittura attraverso corsi brevi presso il Chelsea College of Arts e la Central Saint Martins; a Roma, invece, affina la tecnica frequentando lo studio dell'artista Claudio Valenti e workshop di pittori internazionali come Carmen Mansilla e Vincent Desiderio, arricchendo così il suo percorso da autodidatta. Il suo studio si trova a Roma all’interno dello spazio indipendente Ombrelloni Art Space. 
Negli ultimi anni ha partecipato a diverse mostre tra cui: 2022, Pittura Emergente Oggi – A New Generation, a cura di Cesare Biasini Selvaggi, 21 Gallery, Villorba (TV); 2022, Salon in Sabina. An invitation/an introduction, a cura di Shaun McDowell, Demoni Danzanti, Torri in Sabina (RI); 2022, Visage, Nero Gallery, Roma; 2022, The Milky way - VERA, a cura di Damiana Leoni, Galleria Alessandra Bonomo, Roma; 2022, Unconventional still life, NP ArtLab, Padova; 2021, Materia Nova. Roma ultime generazioni a confronto, a cura di Massimo Mininni, Galleria d'Arte Moderna, Roma.



INFO 
We need to talk
Krizia Galfo
Con testo critico di Eleonora Aloise 
Inaugurazione 2 febbraio 2023 ore 18.30-21.30 
Fino al 9 marzo 2023
Orari: martedì e giovedì dalle ore 18:30 e su appuntamento - prenotare via mail curvapura@gmail.com o whatsapp 3314243004
Curva Pura 
Via Giuseppe Acerbi, 1a - Roma
curvapura@gmail.com


giovedì 26 gennaio 2023

Strazza/CENTO

Guido Strazza, Segni di Roma – Colonne, 1980. Roma, Istituto Centrale per la Grafica

In occasione del centesimo compleanno di Guido Strazza (Santa Fiora – GR, 21 dicembre 1922), pittore e incisore italiano la cui opera ha percorso tutto il Novecento e parte di questo secolo, l’Istituto centrale per la grafica gli rende omaggio stampando una cartella di incisioni tratte da una selezione di matrici originali del Maestro presenti nelle collezioni dell’Istituto.

La cartella è stata presentata venerdì 16 dicembre 2022 alle ore 18.00 alla presenza dell’artista, in occasione dell’inaugurazione della mostra Strazza /CENTO, curata da Luisa De Marinis, Ilaria Fiumi Sermattei, Giorgio Marini e allestita nelle sale del Palazzo della Calcografia. Il progetto di stampa nasce da un’idea della Direttrice Maura Picciau con il duplice obiettivo di onorare la figura di Strazza e di valorizzare il corposo fondo da lui donato all’Istituto, nel 2003 e nel 2015, costituito da oltre 1.300 stampe e 15 matrici originali. Nelle tre sale espositive sono in mostra, oltre alle matrici e i fogli prodotti per la cartella, circa 60 incisioni realizzate da Strazza e donate tra il 1974 e il 2015, tra fogli e libri d’artista, in parte risalenti al periodo del suo insegnamento presso la Calcografia Nazionale. Una ricca varietà di tecniche, tra acquaforte, acquatinta, maniera nera, bulino puntasecca, spesso mescolate, si raccordano con i temi del gesto e del segno a lui cari, come Orizzonti olandesi, Trame quadrangolari, Segni di Roma, ad illustrare la produzione grafica dell’artista conservata nelle collezioni dell’Istituto. Rigore, indagine attenta e creazione sono l’anima della ricerca artistica di Strazza. Ritroviamo questi elementi non solo nelle incisioni, ma anche nella pittura, primo interesse dell’artista. Egli, infatti, si era avvicinato alla pittura in giovane età, entrando a far parte del circolo dei Futuristi italiani ed esponendo in varie mostre di aereopittura con l’amico Marinetti. La passione per la grafica nasce in lui nel 1964, anno in cui inizia il lungo rapporto con la Calcografia Nazionale, grazie alla quale sperimenta oltre alla calcografia, anche la litografia. Infatti, in quel periodo l’artista si stabilisce definitivamente a Roma, dopo aver compiuto numerosi viaggi sia in Italia che all’estero.

DATA INIZIO: 17/12/2022
DATA FINE: 26/02/2023
LUOGO: ROMA – Istituto Centrale Per La Grafica
INDIRIZZO: Via Della Stamperia,6
TEL: +39 06 699801

 ic-gr@pec.cultura.gov.it
https://www.grafica.beniculturali.it/tutti-gli-archivi/eventi/strazza-cento-18636.html

ORARI DI APERTURA Martedì > venerdì 10.00 – 17.00
Ultimo ingresso 60 minuti prima della chiusura

fonte articolo

lunedì 23 gennaio 2023

Amate Terre, il progetto site specific, fotografico e installativo di Anna Rosati

Anna Rosati Amate terre 

Giovedì 2 febbraio, alle ore 18.30, nell'ambito di ART CITY Bologna 2023 in occasione di ARTEFIERA, Anna Rosati & Samac presentano Amate Terre, il progetto site specific, fotografico e installativo di Anna Rosati, con montaggio video di Agnese Mattanò, a cura di Azzurra Immediato. 

Esiste un tempo passato che non può più tornare e che pure, tuttavia, ha la capacità di farsi forma altra mediante una sospensione, una quiete che reca con sé moti dell’animo cristallizzati in una immagine, sia essa ricordo, visione, sogno. Il tempo, dunque, ormai perduto, tenta di agguantare il presente servendosi della fotografia, precaria sosta che chiede, così, di ritrovare e rimandare quanto non più qui. È in una proiezione onirica che si inserisce Amate Terre, il progetto fotografico e installativo di Anna Rosati, con montaggio video di Agnese Mattanò, ideato per l’antica Chiesa di S. Maria e S. Valentino della Grada, a cura di Azzurra Immediatoin collaborazione con la Parrocchia Samac, portando ad emersione – video e fotografica– luoghi e istanti lontani da noi. "Il paesaggio in sé non esiste più, diventa solo un ricordo vissuto, privato, una geografia inconscia che mi rispecchia e sfugge da ogni parte, come un sogno in cui riconosco, infine, le amate terre di mio padre." Afferma l’artista. In tal modo, Ella traduce, mediante geografie inconsce, simbolismi attoriali, memorie familiari, stratificazioni architettoniche e paesaggi che sfiorano la superficie, giustapposizioni di reminiscenze, spazi, istantanee altrimenti sfuggenti, come fossero frammenti di sogni, ancorati, tuttavia, alla materia, che si fissa nella fotografia e riprende movimento nel video, offrendo, nella sua brevità, il ruolo di ricongiunzione tra cielo e terra, tra il qui e l’allora, prospettiva privilegiata, accadente laddove tutto ha capacità di ricomporsi, in una dimensione che è ben oltre il reale e il visibile. La Chiesa di S. Valentino si pone, dunque, in questo viaggio ai confini del tempo, quale privilegiata ‘casa’, ove amore e collettività, sacro ed esistenziale si legano in una tensione intimamente soggettiva e profonda, in cui scorgere, nella nostalgia del passato, segnali d’edificazione per nuovi ricordi. Accogliendo nuovamente dinamiche artistiche ed antropologiche, S. Valentino, la cui storia da secoli rinnova il dialogo tra anime, riconosce in Amate Terre di Anna Rosati il racconto di un innamoramento per un tempo che pur appartenendo al passato, torna in vortici immaginifici, svela trame di un ancestrale legame filiale e che, astrattamente, trova un parallelo nel paesaggio marchigiano delle origini, quelle terre amate che raccontano la volubilità della vita, la sua mappatura interiore, la scoperta di ininterrotti tragitti che tornano percorribili, per pochi istanti, trovando nuovo riparo. 

La mostra è, inoltre, parte della undicesima edizione di ART CITY BOLOGNA, il progetto di alleanza culturale nato dalla collaborazione tra Comune di Bologna e Bologna Fiere per affiancare con mostre, eventi e iniziative speciali l'annuale svolgimento di ARTEFIERA e proporre un'originale esplorazione di musei, gallerie e luoghi d'arte in città.

                                                                      Anna Rosati Amate terre 

Amate Terre, il progetto site specific fotografico e installativo di Anna Rosati, con montaggio video di Agnese Mattanò sarà aperto al pubblico sino al 5 febbraio, con i seguenti orari:

● Giovedì 2 febbraio, Opening, ore 18.30 - 22

● Venerdì 3 febbraio ore 16.30 - 20;

● Sabato 4 febbraio, ore 16.30 – 23.30 Art White Night;

● Domenica 5 febbraio, ore 10.30 – 13.00 | 16.30 – 20;

● E su app.to

Anna Rosati
info@rosatistudio.it
www.rosatistudio.it
Instagram: Anna Rosati Photographer– FB: Anna Rosati Photographer


Parrocchia SAMAC
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venerdì 20 gennaio 2023

Luca Caccioni. Se è vero che la notte porta consiglio


A dieci anni dalla mostra personale Dessins de chambre (et d’autres)(2013) e a tre dalla collettiva L’Ospite (2020), Luca Caccioni torna nelle sale espositive della OTTO Gallery con la personale Se è vero che la notte porta consiglio, presentando una quarantina di opere inedite che hanno come supporto l’alluminio. 

Sono racconti notturni quelli che il maestro bolognese affida alla purezza di una pittura distillata e sospesa, concentrata in opere di piccolo formato, evocative ed intime, eseguite in studio negli orari della notte più fonda o all’alba. 

I dipinti, che sembrano galleggiare all’interno delle sale espositive, riecheggiano di echi sottili che suggeriscono come l’intimità della pittura sia al centro di questa mostra.

L’idea concettuale del controllo e della cancellatura tornano come tecniche fondamentali della pratica di Caccioni, che, lavorando per sovrapposizioni, costruisce queste immagini evocative con tecniche di addizione o sottrazione del colore. A testimoniare la narrazione della pittura troviamo poi un ulteriore elemento segnico, ricorrente nella sua pratica: la scrittura. Frasi e parole autosignificanti dal carattere poetico emergono nelle opere come memorie da svelare, similmente alle forme primordiali e allusive create dalla pittura. 

La ricerca sul senso e sulle possibilità del segno – ora come immagine, ora come parola – che definisce l’opera dell’artista bolognese, lo porta volontariamente vicino anche all’idea di sublimazione:dal latino sublimis, sublimare viene inteso nel senso più puro del termine, come un qualcosa che innalza, che “orienta verso un punto di fuga nell’infinito, all’indeterminato’’, proprio come le opere presentate, sospese e dall’intento quasi magico. Così come la cancellazione, sublimare è un atto che implica una perdita, una relativa interiorizzazione ed elaborazione, ed infine la creazione di qualcosa di nuovo che si possa porre sia come soluzione, sia come nuovo punto di domanda. In ciò rivediamo l’utilizzo di Caccioni di mezzi antichi come la pittura ad olio e le velature, che vengono però completamente reinventati da tecniche come la cancellazione; oppure l’utilizzo di materiali insoliti come l’alluminio, superficie reattiva adoperata a partire dal 2019. Caccioni in tal senso si avvicina all’idea concettuale di sublimazione spogliandosi di canoni, tecniche, spazi e tempi convenzionali per lasciarsi guidare, in questo caso nella notte, verso nuovi linguaggi e codici atti a reinventare la pratica della pittura nella contemporaneità. 

Luca Caccioni (Bologna, 1962). Vive e lavora a Bologna, dove è titolare della Cattedra di Pittura all’Accademia di Belle Arti. La sua opera è presente nelle collezioni di importanti istituzioni pubbliche e private, tra cui la Galleria d’Arte Moderna di Bologna, la Galleria Civica di Modena, la Fondazione CARISBO di Bologna, la Fondazione Unicredit, la BNL, la Permanente di Milano, la Fondazione VAF-Stiftung di Francoforte, il MAC di Lissone.


SCHEDA TECNICA
Mostra:
Luca Caccioni

Titolo:
Se è vero che la notte porta consiglio

Inaugurazione:
venerdì 3 febbraio 2023, dalle ore 18.00 alle ore 21.00

Durata:
3 febbraio – 15 aprile 2023

Sede:
OTTO Gallery Arte contemporanea, Via D’Azeglio 55, 40123 Bologna
tel. 051.6449845 - www.otto-gallery.it - info@otto-gallery.it

Orari di galleria:
martedì – sabato 10.30/13.00 e 16.00/20.00