domenica 23 agosto 2015

Bianco-Valente. Ogni Dove



L’Associazione Culturale Vincenzo De Luca inaugura Ogni dove, opera permanente di Bianco-Valente che si inserisce nel progetto A cielo aperto, attività di ricerca nel mondo dell’arte contemporanea nel Comune di Latronico.

Ogni dove è un omaggio a Latronico e nasce da una riflessione sul fenomeno dell’emigrazione che nel tempo ha spinto gran parte della comunità ad allontanarsi dal proprio luogo di origine. Vuole anche testimoniare l’universalità di questo flusso inarrestabile che vede molte persone varcare i confini alla ricerca di nuove prospettive di vita.
Si perdono così i propri affetti, le proprie consuetudini e tutti gli altri elementi che caratterizzano un luogo, ma anche i volti delle tante persone care che col tempo si sfumano riprendendo forma unicamente nel ricordo. I luoghi e le persone diventano astratti, a volte irreali e si genera una sensazione di mancanza e di assenza anche in chi rimane.
L’opera, prendendo in prestito il titolo di una canzone del musicista Andrea Gabriele, recentemente scomparso e che gli artisti vogliono così ricordare, evoca i tanti luoghi reali o immateriali in cui le persone vivono o lasciano tracce del loro passaggio.

Gli artisti dedicano quest’opera ad Andrea Gabriele e Mario Masullo.


Biografia selezionata
Bianco-Valente (Giovanna Bianco e Pino Valente) iniziano la loro collaborazione a Napoli nel 1994 indagando dal punto di vista scientifico e filosofico la dualità corpo-mente. A questi studi è seguita un’evoluzione progettuale che mira a rendere visibili i nessi interpersonali. Dopo varie installazioni monumentali su facciate di edifici storici hanno realizzato diverse opere ambientali incentrate sulla relazione fra le persone, gli eventi e i luoghi.
Sin dai loro esordi hanno partecipato a numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero ed eseguito interventi installativi per importanti istituzioni museali e spazi pubblici, come Museo MAXXI (Roma), MACBA (Barcellona), Museo Madre (Napoli), Fabbrica 798 (Pechino), Palazzo Strozzi (Firenze), The Kitchen-ISP 2014 Whitney Museum (New York), Triennale di Milano, Urban Planning Exhibition Center (Shanghai), Museo Pecci (Prato), Museo Reina Sofia (Madrid), Palazzo delle Esposizioni (Roma), Kunsthaus (Amburgo), Museo Riso (Palermo), NCCA – National Centre for Contemporary Arts (Mosca).





info
22 agosto 2015
ore 18.30
piazzetta San Giovanni
Latronico (PZ)

Associazione culturale Vincenzo De Luca
Vico Settembrini 2 – Latronico (PZ)
Tel 0973 858896, cell. 339 7738963
associazionevincenzodeluca@gmail.com



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amalia di Lanno
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sabato 22 agosto 2015

"Nuova Oggettività" al Museo Correr di Venezia

 
Con "Nuova Oggettività. Arte in Germania al tempo della Repubblica di Weimar, 1919-
1933" s’inaugura per la prima volta in Italia e negli Stati Uniti una mostra di grande respiro dedicata ai temi più rappresentativi delle tendenze artistiche dominanti della Repubblica di Weimar. Organizzata dal Los Angeles County Museum of Art (LACMA) in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia, la mostra è composta da circa centoquaranta opere tra dipinti, fotografie, disegni e incisioni di oltre quaranta artisti, molte delle quali poco conosciute sia in Italia che negli Stati Uniti. Si terrà dal 1 maggio al 30 agosto 2015  al museo Correr.
Accanto a figure di primo piano come Otto Dix, George Grosz, Christian Schad, August Sander e Max Beckmann, i cui percorsi eterogenei sono essenziali per comprendere la modernità tedesca, l’esposizione consente di scoprire nomi meno noti al grande pubblico, tra cui Hans Finsler, Georg Schrimpf, Heinrich Maria Davringhausen, Carl Grossberg e Aenne Biermann. L’allestimento riserva una particolare attenzione al confronto tra pittura e fotografia, offrendo la rara opportunità di esaminare le analogie e le differenze tra i diversi ambiti espressivi del movimento.
Nei quattordici anni della Repubblica di Weimar (1919-1933), gli artisti tedeschi si confrontano con le devastanti conseguenze della Prima Guerra Mondiale; con gli effetti sociali, culturali ed economici del rapido processo di modernizzazione e urbanizzazione che muta il volto della Germania; con la piaga della disoccupazione dilagante e la disperazione di vasti strati della società; con i mutamenti delle identità di genere e gli sviluppi della tecnologia e dell’industria. Negli anni che vanno dalla fine della guerra all’avvento del nazismo, la prima democrazia tedesca è un fertile laboratorio di esperienze culturali che vede il tramonto dell’espressionismo, le esuberanti attività antiartistiche dei dadaisti, la fondazione del Bauhaus e l’emergere di un nuovo realismo.
A sancire nel modo più efficace l’emergere di questo nuovo realismo – variamente definito postespressionismo, neonaturalismo, verismo o realismo magico – è la mostra che si tiene a Mannheim nel 1925 dal titolo Neue Sachlichkeit (Nuova Oggettività). I diversi artisti associati a
questa nuova figurazione formano un gruppo eterogeneo e non sono uniti da un manifesto programmatico, una tendenza politica o un’unica provenienza geografica: ciò che li accomuna è lo scetticismo per la direzione intrapresa dalla società tedesca e la consapevolezza dell’isolamento umano che questi cambiamenti comportano.
La sconfitta nella Prima Guerra Mondiale comporta per la Germania costi altissimi sul piano finanziario, sociopolitico ed emotivo. E diversamente dai predecessori espressionisti – che avevano accolto con entusiasmo lo scoppio del conflitto prima di confrontarsi con la terribile realtà dei campi di battaglia – gli artisti della Nuova Oggettività guardano con disincanto alla complessa situazione della nuova Germania. Allontanandosi dalla soggettività esasperata e dalle distorsioni formali dell’espressionismo, questi artisti scelgono il realismo, la precisione, la sobrietà oggettività, e rivisitano tecniche e generi della grande tradizione pittorica, con un nostalgico ritorno al ritratto e una spiccata attenzione per la resa delle superfici.
Museo Correr – Secondo piano
Piazza San Marco
VENEZIA
1 maggio - 30 agosto 2015
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©ilsitodell'arte

venerdì 21 agosto 2015

La prima mostra personale in Italia dedicata a Juan Muñoz, a cura di Vicente Todolí.

 
Double Bind & Around — Juan Muñoz, HangarBicocca, Milano, Foto Francesca Verga – Installation view

Fino al 23 Agosto 2015
Milano
HangarBicocca
A cura di  Vicente Todolí
Comunicato Stampa: HangarBicocca, lo spazio per l’arte contemporanea sostenuto da Pirelli, presenta Double Bind & Around la prima mostra personale in Italia dedicata a Juan Muñoz, a cura di Vicente Todolí.
L’intero progetto espositivo, che si espande nei 5.300 metri quadrati delle “Navate” di HangarBicocca, propone 15 opere (con oltre 100 figure scultoree) di uno degli artisti più significativi del panorama contemporaneo e comprende i suoi lavori più rilevanti, tra cui The Wasteland (1986), Waste Land (1986), Ventriloquist Looking at a Double Interior (1988-2000),Conversation Piece, Dublin (1994), The Nature of Visual Illusion (1994-1997) e Many Times (1999).
Centrale nel percorso della mostra, si configura la sua opera più imponente, Double Bind, installazione realizzata per la Turbine Hall della Tate Modern di Londra nel 2001 e da allora mai più esposta.
Definito dalla critica uno degli artisti più complessi e singolari del nostro tempo, Juan Muñoz era solito parlare di sé come di un “storyteller”.
Tra gli artisti più significativi a emergere nel periodo che segue la dittatura franchista in Spagna, è stato un interprete visionario e artefice di un’arte che pone al centro la figura umana. Capace di creare contesti stranianti, mondi fittizi abitati da bizzarri personaggi come acrobati, ventriloqui, ballerine e nani solitari, le sue opere danno forma a possibili narrazioni.
“La scultura avvolge lo spazio che occupa, restringendolo dall’estremità al centro in tutta la sua estensione, come un foglio che volteggia nell’aria prima di posarsi sul tavolo o sul suolo” (da Juan Muñoz, “Writings/Escritos”, a cura di Adrian Searle, ediciones de la Central, Madrid 2009).
Affascinato dalla statuaria romana e dall’architettura barocca del XVII secolo, (trascorre un anno a Roma nel 1991), Juan Muñoz ha indagato il rapporto tra la figura e il contesto espositivo. Egli ha esplorato nuove possibilità di distorsione dello spazio, utilizzando prospettive ardite e cambiamenti di scala, non solo per coinvolgere le capacità sensoriali e percettive dello spettatore, ma anche e soprattutto per creare una tensione psicologica nell’individuo che fruisce delle opere.
Il suo interesse per l’arte dell’illusione lo ha portato a trasmettere un forte senso di ambiguità ed enigmaticità, dove i confini tra realtà e finzione si assottigliano, accrescendo un articolato gioco di contraddizioni e paradossi.
In una riflessione che attraversa il linguaggio della scultura, dell’architettura, del disegno, dell’installazione, del suono e della scrittura, e attingendo da riferimenti legati al cinema, alla fotografia e anche alla magia, l’artista ha aperto il campo d’indagine all’emozione e ad una maggiore interazione psicologica con lo spettatore.
L’installazione Double Bindrappresenta la più significativa creazione dell’artista, morto nel 2001 all’età di 48 anni, pochi mesi dopo la sua realizzazione. Concepita ed esposta negli spazi della Turbine Hall all’interno del progetto Unilever Series presso la Tate Modern (Londra, 2001), non è mai più stata ricostruita.
Double Bind viene ripresentata riadattandola completamente su una superficie di 1.500 metri quadrati e intervenendo sui volumi verticali dello spazio ex industriale di HangarBicocca. Formata da una serie di scenari oscuri e da elementi architettonici che giocano sul contrasto tra visibile e invisibile, tra realtà e illusione, essa si compone strutturalmente di tre piani e due ascensori in continuo movimento. Dal piano superiore, il visitatore fruisce della visione di una superficie con forme geometriche che contiene buchi e condotti reali e illusori. Al livello intermedio, invece, appaiono figure scultoree singole o in gruppo bloccate nei loro atteggiamenti in una dimensione temporale e spaziale indefinita. Muñoz crea un insieme architettonico asettico attraverso elementi strutturali, come griglie e finestre sbarrate. E’ l’artista stesso a definire l’esperienza dello spettatore come se si trovasse in una città anzichè in un museo (da Double Bind at Tate Modern, Tate Publishing, Londra 2001).
La mostra Double Bind & Around, nel suo complesso, modifica gli spazi di HangarBicocca, e raggruppa alcune delle opere più importanti di Juan Muñoz, tra cui The Wasteland(1986), formata da un pavimento di pattern geometrici colorati e dal manichino di un ventriloquo poggiato su una mensola, Waste Land (1986), dove il ventriloquo è collocato su un muro di fronte a un pavimento optical, e Many Times (1999), formata da una “folla” di figure dal volto orientale disposte nello spazio le cui espressioni raffigurano dei ghigni taglienti.
Sono presenti inoltre diversi Conversation Piecegruppi scultorei sviluppati dai primi anni Novanta. Essi sono composti da figure anonime collocate in spazi altrettanto generici. I personaggi, le cui forme ricordano quelle umane, hanno delle strutture sferiche al posto delle gambe. Ciascuna figura occupa lo spazio, assumendo pose diverse, mentre conversa, osserva o ascolta fatti ed eventi che rimangono taciuti e incomprensibili allo spettatore. I personaggi di Hanging Figures (1997) sono invece raffigurati in pose inverosimili mentre fluttuano nell’aria come acrobati. Quest’opera è ispirata al capolavoro di Edgar Degas Mademoiselle La La al Circo Fernando del 1879 in cui l’artista rappresenta un’acrobata con un ardito scorcio dal basso.
Juan Muñoz (1953 – 2001)
Nasce a Madrid, secondo di sette figli. Cresce nell’era franchista e a metà degli anni Settanta si trasferisce in Inghilterra dove studia al Central School of Art and Design e al Croydon College of Design and Technology,città in cui conosce la sua futura moglie, la scultrice Cristina Iglesias. Nel suo percorso professionale ha modo di incontrare molti artisti tra cui Richard Serra e Mario Merz. Ma nonostante abbia conosciuto il Minimalismo e l’Arte Povera, egli imbocca un percorso diametralmente opposto che lo porta ad affermare un’arte del tutto peculiare nella scultura contemporanea.
Conosciuto soprattutto per le sue sculture in papier maché, resina e bronzo, Juan Muñoz si è interessato anche alle arti sonore, creando composizioni per la radio e audio pieces. Egli ha inoltre sviluppato un’intensa produzione testuale – diversi suoi scritti sono stati pubblicati in cataloghi, quotidiani e riviste, tra cui Domus e Figura – e ha collaborato con musicisti e attori per la creazione di performance sonore, alcune delle quali saranno presentate in HangarBicocca. Gli sono state dedicate retrospettive in importanti istituzioni, fra cui: Hirshhorn Museum & Sculpture Garden, Washington DC (2001), Museum of Contemporary Art, Los Angeles (2002), The Art Institute of Chicago (2002), Contemporary Arts Museum, Houston (2003), Musée de Grenoble, Grenoble (2007), Tate Modern, Londra (2008) e Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid (2009).
 ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 02.66111573

Fondazione HangarBicocca

Via Chiese 2
20126 Milano
T (+39) 02 66 11 15 73
F (+39) 02 64 70 275
info@hangarbicocca.org

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Massimo Nardi

Ettore Spalletti al Palazzo Cini

 
fino al 23 Agosto 2015
VENEZIA
Palazzo Cini
• Fondazione Giorgio Cini
COMUNICATO STAMPA: Promossa dalla Fondazione Giorgio Cini, in collaborazione con ASLC Progetti per l’arte – Verona, la mostra inaugura il secondo piano della Galleria di Palazzo Cini a San Vio, in occasione dell’apertura stagionale della casa-museo.
L’esposizione che Ettore Spalletti presenterà a Palazzo Cini sarà particolarmente meditata. L’artista, lontano da quella forma di seducente notorietà che talvolta il contemporaneo regala, lavorerà ragionando sul luogo, ascoltandolo, osservandone le variazioni di luce, studiandone lo spazio. Le stanze del secondo piano del Palazzo, recentemente rinnovate, accoglieranno una mostra espressione di una relazione profonda con uno spazio che era, e rimane nell’intento dell’artista, domestico; allo stesso tempo i capolavori d’arte antica esposti nella Galleria al piano nobile saranno una presenza importante per Spalletti, come racconto della vita del luogo.
La varietà, la complessità e la profondità di questo maestro dell’arte contemporanea italiana, condurrà il visitatore/ospite attraverso un’esperienza visiva avvolgente e familiare. Le opere di Ettore Spalletti sono state esposte nei più prestigiosi spazi museali, italiani e stranieri. Recentemente GAM di Torino, MADRE di Napoli e MAXXI di Roma, hanno dedicato al Maestro un’importante retrospettiva del suo percorso artistico – dalla pittura alla scultura fino alle installazioni ambientali. Oltre ad aver rappresentato l’Italia alla Biennale di Venezia e a due edizioni di Documenta a Kassel, Spalletti è uno dei più rappresentativi esponenti dell’arte contemporanea.
Ettore Spalletti è un artista che indaga la relazione tra la natura e l’astrazione, dove centrale è l’esperienza del paesaggio. Coniuga la memoria del classico con la modernità, filtrandolo attraverso la sua raffinata sensibilità estetica. È un pittore che fa della monocromia la metafora della sua sensibilità percettiva, ma vive il rapporto tra pittura e scultura come articolazione del colore e dei volumi nello spazio, esplorando vari materiali, come: l’alabastro, il marmo, l’onice, la foglia d’oro, i metalli e le pietre preziose, la carta e il pigmento puro.
Così lui stesso descrive il suo lavoro nel catalogo della retrospettiva che nel 2014 il Madre di Napoli, il MAXXI di Roma e la GAM di Torino gli hanno dedicato congiuntamente: “ Per me il rapporto con l’arte è andare o gni giorno in studio, passeggiare all’interno, guardarsi attorno. Accorgersi d’improvviso di un colore che si avvicina, provare a fermarlo, sentire ancora la forma, pensare alle linee della geometria: orizzontale, verticale, obliqua, curva… poi rompere la geometria stessa, la sua rigidità, riempiendola con una materia che, come fumo, si frantumi in un pulviscolo sottile. In studio sposto un lavoro per cercare un’ombra e, forse, nella sensazione di quell’ombra, trovare un nuovo colore. I colori nascono così, uno dopo l’altro. I colori che caratterizzano di più il mio lavoro sono l’azzurro e il rosa. L’azzurro è un colore atmosferico, in cui siamo continuamente immersi, è il colore del cielo. Uso il rosa come il colore dell’incarnato, che non ha mai una fissit à, ma si trasforma insieme all’umore: da gioioso diventa pallido oppure livido. Il grigio invece per me è accoglienza, accompagna bene tutti gli altri colori”.
Ettore Spalletti (Cappelle sul Tavo, 1940) a partire dalla metà degli anni Settanta, ha creato un linguaggio sospeso tra pittura e scultura, in una attenzione rivolta alla luce ed allo spazio, ricordando tanto l’astrazione moderna, quanto le geometrie della pittura rinascimentale. Mostre personali gli sono state dedicate da istituzioni prestigiose come il Museum Folkwang di Essen (1982), il Museum Van Hedendaagse Kunst di Gent (1983), la Halle d’art contemporain di Rennes (1988), il De Appel di Amsterdam, il Kunstverein di Monaco (1989), Portikus a Francoforte (1989), il Musée d’Art Moderne de la Vi lle di Parigi (1991), l’IVAM di Valencia (1992), il Solomon R. Guggenheim Museum di New York (1993), il Museum van Hedendaagse Kunst di Anversa (1995), il Musée d’Art Moderne e Contemporain di Strasburgo (1998), il Museo di Capodimonte a Napoli (1999), la Fundaciòn La Caixa di Madrid (2000), l’Henry Moore Institute di Leeds (2005), l’Accademia di Francia – Villa Medici a Roma (2006), il Museum Kurhaus di Kleve (2009), la Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma (2010), il museo MAXXI di Roma, il Museo MADRE di Napoli, la GAM di Torino (2014). Diverse le partecipazioni a mostre internazionali, tra cui le edizioni VII e IX di Documenta a Kassel (1982 e 1992) e la XL Biennale (1982), la XLIV Biennale (1993), la XLVI Biennale (1995), la XLVII Biennale (1997) di Venezia.
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Massimo nardi

mercoledì 19 agosto 2015

Fotografia contemporanea dall’Europa nord-occidentale. Capitolo I – Tom Sandberg. Around myself


press@fondazionefotografia.org

Dal 18 Settembre 2015 al 10 Gennaio 2016
Foro Boario Modena, Via Bono da Nonantola, 2
Enti promotori:
  • Fondazione Fotografia Modena
  • Fondazione Cassa di Risparmio di Modena
Telefono per informazioni: +39 059 239888
Comunicato Stampa: Dal 18 settembre 2015 al 10 gennaio 2016 gli spazi espositivi del Foro Boario di Modena ospiteranno un nucleo di acquisizioni riferite all’Europa del Nord, entrate di recente a far parte delle collezioni gestite da Fondazione Fotografia Modena e sinora mai esposte: oltre 70 opere di 19 artisti, da Wolfgang Tillmans ad Jonny Briggs, in grado di suggerire la vivacità e l’eterogeneità di tendenze di un’area geografica che abbraccia Germania, Gran Bretagna e Scandinavia. Cuore dell’allestimento, incastonato nel percorso come una ‘mostra nella mostra’, sarà inoltre un omaggio al fotografo norvegese Tom Sandberg (1953 – 2014), le cui opere intendono dialogare con quelle degli altri artisti europei in un gioco di rimandi e affinità più o meno evidenti. L’intero progetto espositivo è a cura di Filippo Maggia, direttore di Fondazione Fotografia Modena.   Fotografia contemporanea dall’Europa nord-occidentale. Capitolo I
Le nuove acquisizioni dall’Europa nord-occidentale mantengono l’impostazione aperta che ha sempre caratterizzato le collezioni di fotografia contemporanea della Fondazione Cassa di risparmio di Modena: oltre un migliaio di opere da tutto il mondo, che Fondazione Fotografia, in qualità di società strumentale della fondazione bancaria, ha il compito di valorizzare. La pluralità e la varietà degli artisti riuniti è uno dei principali punti di forza di questo nuovo capitolo di opere (cui seguirà un secondo capitolo a completare l’Europa sud-occidentale), che vanno dal paesaggio al ritratto, dalla stage photography all’istantanea, passando per il reportage e le installazioni. Molteplici sono anche i temi affrontati dagli artisti, che si confrontano con le più urgenti sollecitazioni che la realtà impone alla nostra attenzione e indagano questioni legate alla storia del medium e alla natura delle immagini contemporanee.
Il gruppo di artisti, che vede affiancati nomi già noti della fotografia ad autori che si stanno oggi affermando sulla scena internazionale, comprende Morten Andenæs (1979, Norvegia), Johann Arens(1981, Germania), Jonny Briggs (1985, Regno Unito), Willie Doherty (1959, Irlanda del Nord), Annabel Elgar (1971, Regno Unito),  Hallgerdur Hallgrímsdóttir (1984, Islanda), Iikka Halso (1965, Finlandia), Sarah Jones (1959, Regno Unito), Sanna Kannisto (1974, Finlandia), Sandra Kantanen(1974, Finlandia), Astrid Kruse Jensen (1975, Danimarca), Lilly Lulay (1985, Germania), Melissa Moore (1978, Regno Unito), Barbara Probst (1964, Germania), Olivier Richon (1956, Svizzera/ Regno Unito), Tom Sandberg (1953 – 2014, Norvegia), Trine Søndergaard (1972, Danimarca), Wolfgang Tillmans (1968, Germania), Gillian Wearing (1963, Regno Unito).
Tom Sandberg. Around myself
Le opere di Tom Sandberg, presentate da Fondazione Fotografia in anteprima assoluta per l’Italia con la curatela di Sune Nordgren e Filippo Maggia, rendono omaggio al fotografo norvegese a poco più di un anno dalla sua scomparsa e a sette dalla grande retrospettiva che gli ha dedicato il PS1 di New York.
Nel corso di una carriera più che trentennale, Sandberg ha lavorato soprattutto con la tecnica del bianco e nero, prediligendo medio e grande formato e dando vita ad un corpus di opere rilevante. I lavori esposti a Modena sono pervasi da un’inquietudine tipicamente nordica: visioni che divengono riflessioni aperte sulla vita e sulle sue infinite sfumature (sottolineate da una superba stampa), in taluni casi vere e proprie allucinazioni che richiamano gli incubi di Munch, nelle quali la presenza umana diviene una proiezione di sé, tanto incerta quanto definitiva. Le opere saranno allestite intenzionalmente in maniera disomogenea e senza didascalie, secondo quanto indicato dall’artista. Una sorta di caos esistenziale senza soluzione, dove però tutto ha una sua logica: così Sandberg aveva immaginato la sua ultima esposizione insieme all’amico curatore Sune Nordgren prima di morire. I visitatori avranno l’opportunità di calarsi a fondo nel tormentato mondo interiore di Sandberg anche grazie a due documentari proiettati in mostra, con testimonianze dirette dell’artista e dei suoi amici più stretti.
Le opere di Sandberg sono state esposte in musei europei e americani, tra i quali: International Center of Photography, New York; Moderna Museet, Stoccolma; Centre Georges Pompidou, Parigi; Museum of Contemporary Art, Chicago. Compaiono inoltre nelle collezioni permanenti del National Museum of Contemporary Art, Oslo, Museum für Kunst und Gewerbe, Amburgo; Moderna Museet, Stoccolma, Astrup Fearnley Museum of Modern Art, Oslo.
Le due mostre sono promosse da Fondazione Fotografia Modena e Fondazione Cassa di Risparmio di Modena con il sostegno di UniCredit, da sempre impegnata in favore dell’arte e delle iniziative culturali dei territori in cui è presente. Sono inserite nel programma del festivalfilosofia 2015, che si svolgerà dal 18 al 20 settembre a Modena, Carpi e Sassuolo e sarà dedicato al tema Ereditare  pdf comunicato stampa
press@fondazionefotografia.org 

Ufficio stampa

Cecilia Lazzeretti
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Massimo Nardi

martedì 18 agosto 2015

Robert Mapplethorpe

 
 

Museum of Contemporary Art Kiasma
Mannerheiminaukio 2, FIN-00100
Helsinki, Finland
(Deliveries Eero Erkon katu 4)
Info & Theatre tickets +358 (0)294 500 501
Exchange +358 (0)294 500 200
Fax +358 (0)294 500 575
E-mail info@kiasma.fi

fino al 13 settembre 2015
Museo d’Arte Contemporanea Kiasma a Helsinki riapre le sue porte con una mostra personale di Robert Mapplethorpe, uno dei fotografi più importanti del 20 ° secolo. La retrospettiva è la presentazione più completa e ampia di lavoro e di carriera dell’artista mai sono apparsi in Finlandia. Ci , saranno anche  due mostre delle collezioni: Face to Face – Ritratto Ora e Elements.
Il fotografo americano Robert Mapplethorpe (1946-1989) ha vissuto una vita di passione a New York nel 1970 e ’80. Quella passione anche fatto la sua strada nella sua arte. Nelle foto di Mapplethorpe si fondono bellezza ed erotismo con dolore, il piacere e la morte. Mapplethorpe ha anche fotografato i suoi amici famosi, come Patti Smith, Andy Warhol e Richard Gere. Anche se solidamente ancorati nel loro tempo, le sue fotografie sono anche universali e di attualità anche oggi.
Composto da oltre 250 opere, la retrospettiva offre un’ampia panoramica dei periodi fondamentali della carriera di Mapplethorpe, dalle prime polaroid ai 1980 ritratti. Tematicamente, lo spettacolo va da nudi scultorei a ritratti e autoritratti, da nature morte a soggetti erotici. Arrivando da Parigi a Helsinki, la mostra di alto profilo è un’occasione unica per conoscere l’arte e la vita di uno dei più importanti artisti della fotografia del nostro tempo.
La mostra è stata curata da Kiasma Jérôme Neutres dal Grand Palais, Parigi con il direttore Pirkko Siitari e Chief Curator Marja Sakari da Kiasma ed è aperto fino 13 settembre 2015. La mostra è organizzata da The Finnish National Gallery – Museo d’Arte Contemporanea Kiasma e la Réunion des Musées Nationaux – Grand Palais, con la collaborazione della Fondazione Robert Mapplethorpe di New York.
Face to Face – Ritratto Now!13 marzo 2015-7 febbraio 2016Un ritratto tradizionale è un’opera d’arte che raffigura un individuo e rivela qualcosa del loro carattere, la personalità o la posizione. Ritrattistica come forma d’arte è cambiata radicalmente negli ultimi decenni come il concetto di identità è cambiato. L’idea di un “vero sé” che può essere catturato in una fotografia non è più considerata come sostenibile. Nuovi modi per raffigurare le identità diverse e mutevoli.
La mostra presenta opere provenienti dalle collezioni Kiasma e le altre opere d’arte contemporanea, attraverso il tema del ritratto. Mentre alcune delle opere sono tradizionali autoritratti, molti degli artisti si concentrano sul corpo o presenza fisica al posto del volto e somiglianza esterna. Alcune opere mostrano solo oggetti associati con una persona o un ruolo, mentre alcuni raffigurano una celebrità che l’artista non ha mai incontrato.


Nel corso dei secoli gli elementi sono stati utilizzati come concetto per comprendere la realtà. Filosofi greci antichi vedevano il mondo nella sua composizione di fuoco, acqua, terra e aria. Oggi la struttura dell’universo è studiata da fisici e cosmologi, e anche dagli artisti. Questa mostra esplora il nostro rapporto con il mondo e le forze della natura, attraverso opere d’arte dalle collezioni Kiasma.
I motivi delle opere spaziano dalle origini alla distruzione .  Alcune delle opere evocano stupore e terrore ispirate alla natura. D’altra parte, il rapporto con la natura è anche caratterizzato da scienza e ricerca e preoccupazione per la situazione ambientale.
Maggiori informazioni per i media:Marja Sakari, Chief Curator:
T +358 (0) 294 500 519 /
marja.sakari@kiasma.fiArja Miller, Chief Curator, Collections:
T +358 (0) 503361980 / arja.miller@kiasma.fi
Kiasma Comunicazioni:Piia Laita, Communications Manager:
T +358 (0) 40 590 8805 / piia.laita@kiasma.fiPäivi Oja, addetto stampa: T +358 (0) 40 575 1486 / paivi.oja@kiasma.fi
pubblica: 
Massimo Nardi

domenica 16 agosto 2015

TERRAE – La ceramica nell’informale e nella ricerca contemporanea.

 
TERRAE – La ceramica nell’informale e nella ricerca contemporanea 22 agosto – 1 novembre 2015 Pinacoteca comunale – Palazzo Vitelli di Città di Castello PG via della Cannoniera 22a, Città di Castello PG 06012 PG La mostra sarà inaugurata sabato 22 agosto 2015 e sarà visitabile fino a domenica 1 novembre 2015. La mostra è a cura di Lorenzo Fiorucci ed è stata elaborata grazie ad un apposito comitato scientifico composto, oltre dal curatore, da Enrico Crispolti, Flaminio Gualdoni, Antonella Pesola e Stefania Petrillo. comunicato: L’esposizione Terrae si propone di approfondire la conoscenza del mezzo ceramico nelle sue diverse declinazioni artistiche. In particolare, in questa prima edizione gli organizzatori si sono concentrati sulla ceramica nella stagione dell’Informale e nella ricerca contemporanea. Le motivazioni alla base della scelta del tema sono essenzialmente due. In primis, una ragione connessa al territorio: l’Umbria è infatti da sempre legata alla produzione ceramica tradizionale e moderna, con centri produttivi storici come Deruta, Gualdo Tadino, Gubbio, Orvieto, ai quali si sono affiancati nel secolo scorso Umbertide, Perugia e Città di Castello. Queste ultime si sono distinte per una linea produttiva innovativa, aggiornata secondo i moderni canoni stilistici, che hanno segnato gran parte della produzione ceramica del secolo passato. La promozione dell’evento è stata inoltre suggerita dalla ricorrenza che accomuna i due maggiori artisti umbri contemporanei. Il 2015 è infatti l’anno in cui si celebra il centenario della nascita di Alberto Burri e di Leoncillo Leonardi, entrambi protagonisti della stagione Informale. Si tratta dunque di un’importante occasione per riflettere sull’arte del periodo e del suo successivo evolversi. La mostra è suddivisa in due sezioni specifiche. La prima prende in esame l’aspetto più propriamente storico-critico della produzione artistica del dopoguerra italiano, raccogliendo e presentando, attraverso un allestimento sincronico che segue tre principali tendenze (Figura/Oggetto e Materia – Segno), le opere in ceramica di alcuni dei protagonisti di quella memorabile stagione. I termini cronologici prefissati coincidono con il ventennio compreso tra la fine degli anni Quaranta e la fine degli anni Sessanta, periodo in cui si snoda l’evoluzione dei modi Informali fino al suo superamento idealmente considerato con il 1968 anno della morte di Leoncillo e Fontana. In questa sezione saranno presenti circa 40 lavori di artisti del calibro di Lucio Fontana, Leoncillo Leonardi, Fausto Melotti, Agenore Fabbri, Emilio Scanavino, Enrico Baj, Sandro Cherchi, Franco Garelli, Franco Meneguzzo, Amilcare Rambelli, Nedda Guidi, Nanni Valentini, Giuseppe Spagnulo, Pino Castagna, Nino Caruso, Giancarlo Sciannella, Pompeo Pianezzola, Alessio Tasca e Carlo Zauli. La seconda sezione è dedicata invece alla ricerca contemporanea e offre una sintetica ma significativa panoramica dell’odierno contesto italiano, allargata ad alcune presenze europee. Attraverso le loro opere, gli artisti selezionati hanno voluto simbolicamente omaggiare Alberto Burri e Leoncillo Leonardi, in occasione del centenario della loro nascita. In questi lavori sarà possibile cogliere quello che probabilmente ha rappresentato l’aspetto principale dell’arte dei due grandi maestri, ovvero la sete di ricerca e la sperimentazione tecnica e materica. Parteciperanno all’esposizione Claudi Casanovas, Rafa Perèz e Terry Davies, affiancati dagli italiani Annalisa Guerri, Sara Dario, Marta Palmieri, Simone Negri, Simona Baldelli, Attilio Quintili e Arcangelo. L’ente organizzatore della mostra è Il Poliedro società cooperativa sociale con Antonello Pescari, coordinatore per la sezione contemporanea ed Isabella Consigli responsabile per la gestione logistica ed amministrativa dell’evento. Mentre l’allestimento è a cura del gruppo LCG di Giada Colacicchi, Chiara Macinai e Lisa Stampfer. La sede espositiva comprende l’ala contemporanea e l’Ex Scuderie di Palazzo Vitelli alla Cannoniera sede della Pinacoteca Comunale di Città di Castello. La manifestazione è inserita nel progetto “Pinacoteca Contemporanea” promosso dal Comune di Città di Castello. La mostra è patrocinata dalla Regione dell’Umbria, dalla Provincia di Perugia, dalla rivista “La ceramica in Italia e nel mondo”, dall’associazione “Arte della Ceramica”, oltre che del prezioso contributo dell’Associazione Palazzo Vitelli a Sant’Egidio di Città di Castello. Artisti partecipanti Arcangelo | Enrico Baj | Simona Baldelli | Nino Caruso | Claudi Casanovas | Pino Castagna | Sandro Cherchi | Sara Dario | Terry Davies | Agenore Fabbri | Lucio Fontana | Franco Garelli | Annalisa Guerri | Nedda Guidi | Leoncillo Leonardi | Fausto Melotti | Franco Meneguzzo | Simone Negri | Marta Palmieri | Rafa Pérez | Pompeo Pianezzola | Attilio Quintili | Amilcare Rambelli | Emilio Scanavino | Giancarlo Sciannella | Giuseppe Spagnulo | Alessio Tasca | Nanni Valentini | Carlo Zauli
Luogo: Sezione storica: Ala Contemporanea Pinacoteca Comunale di Città di Castello PG Sezione contemporanea: Ex Scuderie Pinacoteca Comunale di Città di Castello PG Catalogo: Silvana Editoriale Orari apertura: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 13, pomeriggio dalle 14:30 alle 18:30, chiuso il lunedì salvo se festivo. pinacoteca@cdcnet.net
 
pubblica :
Massimo Nardi