mercoledì 14 aprile 2010

Sciacovelli al Palazzo Marchesale


Il pittore esporrà la sua produzione a Santeramo dal 16 al 25 aprile

Sarà visitabile dal 16 al 25 aprile (dalle 9 alle 13 e dalle 17 alle 20), presso il Palazzo Marchesale di Santeramo in Colle (BA), la personale di pittura dell’artista Filippo Sciacovelli. Il pittore santermano, autodidatta che opera nell’ambito del figurativo moderno, ha iniziato a dipingere nel 2001, usando di preferenza la tecnica ad olio e tecniche miste su legno. Partecipando a diverse rassegne in Italia e ad una in Grecia, ha ottenuto diversi premi e riconoscimenti (tra cui si segnala l’affermazione nell’ultimo concorso “Argojazz” di Pisticci). Le sue opere sono presenti in collezioni private in Italia e all’estero. Roberto Perdicaro ha così sintetizzato la sua pittura: “Filippo Sciacovelli si esprime con un linguaggio armonioso, vivace nelle scelte cromatiche e ben proporzionato nella scansione di forme, luci e contrasti. Le sue immagini, pur traendo spunto dalla realtà osservata, rappresentano il vissuto, le immagini interiorizzate, le emozioni suscitate da una sensibile osservazione, capace di sollecitare la fantasia per una creativa interpretazione, non priva di liriche evocazioni”.
Nelle tele di Filippo Sciacovelli lo spazio - mai vuoto, ma sempre pieno di oggetti, fenomeni ed esperienze di sensibilità - diventa di primaria importanza per l’erigersi delle figure rappresentate. Nelle opere del pittore santermano si evidenzia questo rapporto armonico con lo spazio, sia nel genere figurativo che in quello più astratto, dove le sfere diventano le porzioni di spazio più significative della realtà, luoghi all’interno dei quali vengono enucleate le speranze, le idee e i sogni dell’artista. Possiamo interpretare le sfere sia in senso cosmologico, quindi intendendole come sfere celesti che ruotano all’interno di uno spazio più ampio, sia in senso più soggettivistico, come monadi apparentemente distaccate che tendono alla riunificazione, sia in senso sociale, come contenitori più ampi di messaggi che attendono dei destinatari.
I messaggi, per l’artista, non vengono immessi nel circuito comunicativo mediante una bottiglia nel mare: Sciacovelli preferisce, in maniera più poetica e forse più rischiosa, lanciare delle sfere nella realtà estetica, dove vengono sfidati l’horror vacui e la forza di gravità nella certezza che noi fruitori - cosmonauti postmoderni spesso alla deriva nell’infinità dei codici e dei simboli culturali che la società liquido-moderna ci impone - si riesca a cogliere il senso più profondo delle tele dell’artista, ovvero il bisogno di armonia universale tra le molteplici individualità che compongono il reale, nella sfera pubblica che - laddove correttamente funzionante - dovrebbe consentire a ciascuno di noi di essere sé stesso.

Domenico Fumarola