lunedì 9 ottobre 2023

Isabella Nazzarri. Il mondo di sotto

Isabella Nazzarri. Il mondo di sotto, Opr, Milano, 2023

Isabella Nazzarri. Il mondo di sotto. E viceversa.

Siamo degli emarginati del nostro stesso mondo, niente ha bisogno di noi, ma noi abbiamo bisogno di ogni cosa”1 
(Annika Pettini)

Poche cose hanno la forza introspettiva del paesaggio e il suo potere lenitivo. Si tratta infatti di un contesto, quello naturale, talmente completo e vivibile da attuare pensieri e azioni universali non solo meditative o da valenza protettiva, ma da luogo salvifico per chiunque. Il paesaggio per l’essere umano rappresenta ancora e spesso un luogo di rifugio, riparo, conforto. Un ambiente, o habitat, da considerare come spazio immediato, ovvio, per la fruizione quotidiana, non come qualcosa di speciale, difficile da perseguire. Le opere di Isabella Nazzarri legittimano questo pensiero in quasi ogni aspetto percepito anche solo dalla loro fruizione esterna, quella estetica. Se poi si va a scandagliare il modus operativo che affronta l’artista nella realizzazione dei suoi lavori, allora la presenza della natura accogliente, necessaria, terapeutica, è chiara e immediata anche nei contenuti. Nazzarri ricorre al paesaggio già dalla ricerca iconografica che intraprende ogni volta in cui inizia un lavoro che parte, appunto, da riferimenti tratti da fotografie di giornali che trattano la natura o i viaggi; dagli scatti fotografici personali durante le sue passeggiate, i percorsi tra boschi e mari e analisi dei diversi territori. In questo caso l’artista attiva una fruizione quasi viscerale dei luoghi attraverso interazioni fisiche per poi, naturalmente, giungere al terzo passaggio del lavoro: la restituzione pittorica, l’ultima fase, quella operativa. Per Nazzarri si tratta di capovolgere sensi e visioni e rappresentare quel mondo sotterraneo che si muove attraverso un duplice aspetto: quello del paesaggio naturale, del verde, del contesto isolato dei boschi, delle montagne, degli alberi, dei mari, delle rocce e, dall’altro lato, quello umano, interiore che, naturalmente, emerge da sotto. Si tratta di un’azione che riflette l’ambiente come in uno specchio: interno ed esterno; reale e tangibile contro il surreale e da scavare; umano e naturale, entrambi viventi, pulsanti; sopra e sotto. La principale differenza, tra umano e paesaggio, è che la natura non necessita dell’altro per vivere e sopravvivere; viceversa è impensabile: ci saremmo già estinti.

1 A. Pettini, “How far should we go?”, Fondazione ICA, Milano, 2023, p. 10Azione sciamanica. Riti di percezione.

L’interfacciarsi con un contesto dal quale si ha avuto origine non è solo un’azione sciamanica (può esserlo, ma non è necessario) che muove energie e urgenze da sotto la terra. Si tratta di una necessità organica, viscerale appunto. “L’uomo perde il suo posto originario, la sua dimora, il suo habitat” scrive Agamben2 analizzando Il giardino delle delizie di Bosch, allontanandosi dal contesto naturale. Ecco, nelle opere di Nazzarri l’uomo si riprende questo contesto: ha urgenza di ritrovare il suo ambiente perduto. Le esplosioni di natura, all’interno dei lavori dell’artista, nascondono stratificazioni sedimentate con minuzia, lentezza e profondità, via via nel tempo, nei singoli dettagli. La lettura delle sue opere pittoriche non è immediata. I soggetti si, sono riconoscibili al primo sguardo: una superficie marina o lacustre; una pianta o un fiore che si intravede, mostrando con calma, generosamente, i suoi livelli di bellezza; il luccichio che si riflette sulla superficie, che fa quasi chiudere gli occhi che guardano la patina brillare, anche se è dipinto, non è reale; le foglie che scompaiono sotto la percezione dell’osservatore; i movimenti orizzontali dati dalle pennellate che sembrano voler celare a tutti i costi alcuni dettagli. La pittrice nasconde per mostrare. Fa immergere nella sua visione velando alcune parti: la fruizione è introspettiva, ambigua, fumosa. La natura, forse ci sta dicendo l’artista, è densa di aspetti allegorici che, figura per figura, colore su colore, inconsciamente crea una rappresentazione involontaria, sciamanica, salvifica. I titoli delle opere raccontano già qualche dettaglio (introspettivo o legato alla natura osservata e ritratta) di queste nature morte intense: Idilio, Serafino, Schiarita, Tra buio e luce, Nascondino, Sottacqua... Nazzarri dà degli indizi, dei frammenti per leggere i dipinti nel loro contesto.

Il mondo di sotto.
Le diverse opere che compongono “Il mondo di sotto” - tele di medie e grandi dimensioni, per poi giungere a un grande lavoro - danno la possibilità di scavare sotto le radici degli alberi, di entrare nel terreno, sprofondare con esso per riemergere dall’altra parte. In galleria l’artista ha creato un dispositivo di installazione immersivo: del terriccio sovrasta il pavimento di una sala. Si deve interagire con un ambiente naturale, qui spiazzante, nuovo. Nel 2015 Marzia Migliora, da sempre legata agli aspetti naturali della sua terra in contrapposizione a una realtà industriale dura, grigia, legata a un certo tipo di lavoro quotidiano ripetitivo e schiacciante, alla Biennale di Venezia crea una grande stanza chiusa dove un tappeto di pannocchie ricopre il pavimento specchiandosi nell’ambiente, che è una stanza privata. Nazzarri non utilizza l’escamotage dello specchio, ma lascia le sue opere come superfici immersive, che assorbono il visitatore prima attraverso lo sguardo e poi, in un secondo momento, con il corpo. Alla maniera dei colori di Rothko e dei verdi delle foglie di Rousseau, la sensazione è quella di entrare in grandi e più piccoli portali, per capovolgere la nostra visione, tornare indietro, andare sotto. Numen (2023) ingloba tutto. La sua resa estetica è in continuo movimento, non è statica, non lascia stare né l’occhio e neppure la mente, ma obbliga il visitatore a una lunga fruizione. Luce, verde, la grande dimensioni, gli infiniti strati minuziosamente elaborati, cambianti, sovrastati, accolgono l’osservatore con sacralità e riverenza. É un mondo subconscio. Di sotto, capovolto. La grande pittura è come un portale per addentrarsi verso le radici degli alberi, la profondità viscerale della terra, l’umidità e il calore del terreno. Nazzarri ha creato un grande involucro per inglobare, immettere l’osservatore nella sua esperienza e immedesimarlo in quel percorso introspettivo (e sciamanico) che idealmente si insinua e scandaglia nuovi modi e prospettive di vedere le cose, rovesciandole all’interno della natura, del paesaggio, di un habitat ritrovato.

“...to be lost is to be fully present, and to be fully present is to 
be capable of being in uncertainty and mystery. And one does 
not get lost but loses oneself, with the implication that it is a 
conscious choice, a chosen surrender..., Rebecca Solnit,
“A Field Guide to Getting Lost”, 2017

Rossella Farinotti


2 G. Agamben, “Il regno e il giardino”, Vicenza, 2019, p.10

Isabella Nazzarri nasce a Livorno nel 1987. Vive e lavora a Milano. Nel 2011 si laurea in Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Firenze. Successivamente frequenta il Biennio di Pittura dell'Accademia di Brera e nel 2013 vince il Premio Griffin per la sezione Biennio. Da 2014 le sue opere sono state esposte in mostre collettive e personali in gallerie e spazi pubblici in Italia e all’Estero, tra cui Villa Brivio (Nova Milanese), Spazio Oberdan (Milano), The Griffin Gallery (Londra), Galerie Michael Schultz (Berlino), Museo Fattori (Livorno), Galleria Abc-Arte (Genova), Palazzo Barbaroux (Torino), Alon Zakaim Fine Art (Londra), Mazzacurati Fine Art (Ferrara), Cittadella Degli Archivi (Milano), Fondazione Luigi Di Sarro (Roma), Teodora Galérie (Parigi), Atelier Richelieu (Parigi), Grand Palais (Parigi), Galleria Monopoli (Milano), Palazzo Reale (Milano), Unicredit Pavillion (Milano), Casa Testori (Novate Milanese), Palazzo Appiani (Piombino). Dal 2016 prende parte a numerose Fiere d’Arte in Italia e all’estero tra cui Arte Fiera, Art Verona, Art Paris, Art Montecarlo, Wop Art Fair Lugano. Nel 2015 inaugura la sua prima mostra personale “Life on Mars” a cura di Ivan Quaroni a Circoloquadro, Milano. Nel 2016 inizia la sua collaborazione con Abc Arte di Genova e prende parte alla mostra collettiva “Principio di Indeterminazione” a cura di Ivan Quaroni. Sempre nel 2016 inaugura la mostra personale “Vita delle forme”, curata anche questa da Ivan Quaroni, presso la Galleria C2 Contemporanea di Firenze. Nel 2017 inaugura la mostra personale “Clinamen” a cura di Daniele Capra alla Galleria Abc Arte di Genova. Nello stesso anno realizza un’opera murale permanente presso la Cittadella Degli Archivi di Milano. Nel 2018 è selezionata per il Premio Cairo ed espone nella mostra collettiva dei finalisti presso il Palazzo Reale di Milano. Nello stesso anno prende parte alla mostra collettiva “Graffiare il presente” a cura di Giuseppe Frangi e Daniele Capra, negli spazi di Casa Testori di Novate Milanese. Nel 2019 prende parte alla residenza di Fondazione Amici di Duccio con l’artista Anna Caruso, curata da Arianna Baldoni ed inaugura una mostra bipersonale “Paesaggi Liquidi” presso la sede di Palazzo Appiani di Piombino. Nel 2021 inaugura la mostra personale “Pitture Necessarie” in collaborazione con Supergiovane, curata da Mattia Lapperier, negli spazi di Mac Mahon 49 a Milano. Nel 2022 partecipa alla mostra “Oltre Orizzonte” a cura di Vanni Cuoghi alla Fondazione Tito Balestra di Longiano. Nello stesso anno inaugura la mostra personale “Daily Gestures” presso la galleria Donna Leatherman LLC di New York. Attualmente è rappresentata dalla OPR Gallery di Milano. La sua bibliografia ha all’attivo cataloghi di mostre personali e collettive dal 2014. Ha collaborato con numerosi critici e curatori tra cui Ivan Quaroni, Daniele Capra, Arianna Baldoni, Rossella Farinotti, Giuseppe Frangi, Leonardo Caffo.

                                           Isabella Nazzarri. Il mondo di sotto, Opr, Milano, 202

IL MONDO DI SOTTO Isabella Nazzarri
Testo critico di Rossella Farinotti
dal 29 settembre al 10 novembre 2023

OPR Gallery
Viale Corsica, 99 20133 – Milano, IT
www.oprgallery.it info@oprgallery.it


domenica 8 ottobre 2023

L'INCANTO di Ilaria Abbiento nell'Acquedotto Augusteo del Serino

incanto_Ilaria Abbiento_installazione site-specific
luce azzurra su mura antiche dell'Acquedotto Augusteo del Serino


L’Associazione VerginiSanità da oltre dieci anni si occupa della valorizzazione dell'area del Borgo dei Vergini e del Rione Sanità a Napoli, attraverso attività di ricerca sul territorio e l'organizzazione di eventi culturali. Dal 2014 gestisce il Sito Archeologico che conserva i resti dell'Acquedotto Augusteo del Serino, di epoca romana, ritrovati nei sotterranei di Palazzo Peschici-Maresca, di proprietà dell'Arciconfraternita dei Pellegrini.

Dal 2017 ha dato avvio a un programma di arte contemporanea con un ciclo di mostre temporaneee, parallelamente, una serie di attivitàche hanno come scopo la promozione del sito e del contesto locale, tra cui visite guidate e workshop con residenti e studenti. Il progetto si propone di intervenire nel tessuto del quartiere, attirando un numero sempre crescente di visitatori e attivando un circolo virtuoso di sensibilizzazione nei confronti del patrimonio archeologico e architettonico esistente. Dal 2022 il sito è inserito nella piattaforma web del Ministero della Cultura “Luoghi del Contemporaneo”.

Il sito Acquedotto Augusteo ospiterà, dal 20 ottobre 2023 al 7 gennaio 2024, una installazione site-specific dell’artista Ilaria Abbiento dal titolo incanto a cura di Carmelo Cipriani.

Il progetto artistico ha ricevuto il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporaneee il patrocinio morale del MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli e della Municipalità 3 del Comune di Napoli.

L'evento è incluso nel programma ArtDays Napoli Campania 2023 ed è evento speciale nell’ambito di Open House Napoli 2023.


L’INCANTO DI ILARIA ABBIENTO
(Estratto dal testo critico di Carmelo Cipriani)

Le balene sono le protagoniste della nuova personale di Ilaria Abbiento intitolata "incanto", allestita nel suggestivo scenario dell'Acquedotto Augusteo del Serino, in Palazzo Peschici-Maresca. Un luogo in cui l'acqua era incanalata, irreggimentata, è restituito dall'esposizione alla naturalità dell'elemento, quest'ultima celebrata nella sacralità dell'arte. Promossa dall'Associazione VerginiSanità la mostra ci porta nel cuore di Napoli, nel quartiere della Sanità, tra i più rappresentativi e autentici. Il titolo è di per sé esplicativo, foriero di un triplice significato. La parola nella sua totalità allude alla condizione estatica che si prova nell'osservare le balene, ma anche al senso di sublime che, più in generale, determina la contemplazione del mare. Diviso invece in una parte rinvia specificatamente ai cetacei, alla loro capacità comunicativa (e incantatrice), nell'altra il prefisso "in" è rievocativo dell'interiorità, dell'introspezione [...]. Sotto l'effervescente quartiere della Santità, cuore pulsante di Napoli, superati i rumori e le voci di quanti quotidianamente lo abitano o lo visitano, Ilaria Abbiento ci invita ad immergerci nella calma delle viscere cittadine. Agendo da novella sirena, ci ammalia, ci prende per mano e ci conduce in un mondo che non è il nostro ma che avvertiamo inspiegabilmente familiare. Tra i resti di un antico acquedotto ci offre il godimento di una mostra immersiva e sinestesica [...]. La mostra svela i processi mentali e sentimentali che muovono l’artista; costituisce un invito a immergersi nel suo oceano interiore, a esplorare il suo amore per il mare, a farsi guidare dal suo metodo e dal suo sentire fino a scoprire se stessi, uno per volta e poi tutti insieme, connessi in quell'organismo unico e meraviglioso che chiamiamo Natura. 

BIOGRAFIA DELL’ARTISTA
Ilaria Abbiento è un’artista partenopea. La sua ricerca artistica, incentrata da molti anni sul mare, parte da un’immersioneintrospettiva volta a costruire una narrazione poetica che, costellata da immagini, materia, testi poetici e letterari, percorre itinerari cartografici immaginari e indaga il suo oceano interiore. La sua pratica spazia dalla fotografia, alle installazioni site-specific, al video.Allieva dell’artista Antonio Biasiuccinel 2012,orienta il suo percorso versouna ricerca artistica autoriale. Le sue opere sono state esposte in molte gallerie d’arte e musei prestigiosi sia in Italia che all’estero tra cui Fondazione Pino Pascali, Polignano a Mare (2022), PAC-Padiglione d’Arte Contemporanea, Milano (2022), Acquario Civico, Milano (2022), Pac/Porto d’Arte Contemporanea, Salerno (2021), Institut Culturel Italien, Parigi, Francia (2021), Fondazione Francesco Fabbri, Treviso (2021), Fondaco Arte Contemporanea, Bra (2021), Museo di Villa Pignatelli, Napoli (2019), Art Pur Gallery, Riyadh, Arabia Saudita (2019), Hafez Gallery, Jeddah, Arabia Saudita (2019), Le Quadrilatère Galerie, Beauvais, Francia (2018), Castel Dell’Ovo, Napoli (2017). Alcune opere sono presenti in Collezioni d’Arte pubbliche e private tra cui il Museo Pino Pascali, Imago Mundi Art, e la Biblioteca Vallicelliana di Roma. Ha partecipato a varie residenze d’artista tra cui Residenze Mediterranee, Corsica (2021), Plaza Art Residency, isola di Capraia (2020), The Photosolstice, isola dell’Asinara, Sardegna (2019), BoCs Art, Cosenza (2015). Ha esposto in Festival di fotografia internazionali tra cui Recontres PhotoGaspésie, Canada (2023), Photolux Festival, Lucca (2022), Photaumnales, Francia (2018). Ha vinto diversi premi e ha avuto molti riconoscimenti, tra cui un’opera finalista alla decima edizione del Premio Francesco Fabbri per le arti contemporanee (2021).

NOTA SULL’ACQUEDOTTO AUGUSTEO
Il tratto di acquedotto di epoca romana, rinvenuto nel 2011 al di sotto del Palazzo Peschici-Maresca, rappresenta un’evidenza archeologica di fondamentale importanza, parte di un percorso di oltre 100 km, che dalle sorgenti di Serino arriva fino a Miseno. I ponti-canale, utilizzati come fondamenta del Palazzo, disegnano uno spazio stratificato, adibito nel corso dei secoli a cantina, rifugio, luogo di discarica. Aperto al pubblico nel 2015, il Sito è gestito dall'Associazione VerginiSanitàche lavora ad un progetto complessivo di recupero, valorizzazione e fruizione, denominato AquaAugusta. Dal 2017 è parte di ExtraMann, una rete nata in collaborazione con il MANNMuseo Archeologico Nazionale di Napoli per valorizzare il patrimonio culturale meno conosciuto della città.

La mostra è realizzata con il supporto economico di Ciro Oliva - Concettina ai 3 Santi, Sciò drink and food, CAT Napoli Area Metropolitana, Siti Reali, e con il supporto tecnico di Studiolibero Architettura e Teatringestazione. Si ringrazia l’Arciconfraternita dei Pellegrini per la disponibilità del sito.

INFO e CONTATTI
www.verginisanita.it
associazioneverginisanita@gmail.com
pagina facebook associazione verginisanita
profilo instagram associazione verginisanita
profilo instagram aquaaugusta

PER VISITE GUIDATE AL SITO DELL’ACQUEDOTTO
Associazione VerginiSanità
associazioneverginisanita@gmail.com
+39 328 1297472 (whatsapp)

ogni sabato e domenica, ore 10.30-13.00
con visite guidate al sito archeologico e all’installazione.
Altri giorni su appuntamento o per eventi programmati


venerdì 6 ottobre 2023

Jelena Rajovic | Emersioni


La Galleria d’arte moderna Il Castello è lieta di presentare la mostra dell’artista italo-serba Jelena Rajovic, Emersioni, un viaggio nelle profondità della sfera emotiva dell’autrice, che tramite colori e stratificazioni materiche rende percepibile ciò che solitamente percepibile non è.
L’esposizione, che inaugurerà il 12 ottobre e visitabile fino al 25 ottobre, è un susseguirsi di luci e ombre, di profondi neri e di squarci che aprono l’artista ai suoi sentimenti e alla possibilità di renderli visibili al suo pubblico.  Nata nel 1990 nell’ex Jugoslavia, in contemporanea ad una guerra che ha crivellato il paese, Jelena traspone nelle sue opere la sua carica emotiva legata a quel primo e doloroso trauma, utilizzando la sua arte come un rilevatore di emozioni. Approcciandosi all’arte, inizialmente, nella sua veste terapeutica, proprio per elaborare la sua infanzia e il periodo storico che il suo pese aveva attraversato, e dopo un percorso di studi presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, Jelena è artefice di opere potenti, potenti perché mettono a nudo il suo sentire. Per descrivere il suo processo creativo afferma: “Noi tutti dobbiamo avere una fuga dalla re­altà. La mia è in un mondo di colori e forme che prende vita su tela”.
La mostra si compone di più di dieci oli su tela, dalle dimensioni varie, che l’artista produce come sovrapposizioni di colori, strati che sedimentano e che nel loro insieme danno materia alla profondità di uno stato emotivo che Jelena intende rappresentare.
Nei suoi quadri picchi di luce si intervallano a profondità abissali, a bui profondi, creando, tramite i contrasti del colore a olio, una figurazione che somiglia alle tracce lasciate da un sismografo. Quello che Jelena riesce a trasmettere, oltre alla raffigurazione del suo sentimento, è anche la sua intensità, il suo ritmo, un andamento che rende astratta la materia, elevandola ad emozione. 


EMERSIONI
di Jelena Rajovic

OPENING: 12 ottobre dalle 18 alle 21
dal 12 all 25 ottobre 2023

Galleria d’arte moderna Il Castello
via Brera 16, Milano
dal 12 al 25 ottobre 2023
orari: ma-ve, 11-19; lu 15-19; sa 11-13
www.ilcastelloarte.it
profilo Instagram: jelenarajovic_art

BIOGRAFIA
Jelena Rajovic èun’artista di nazionalità italo-serba, nata nel 1990 in quello che era il centro della ex Repubblica Jugoslava. Vive e lavora tra Milano ed Ibiza. Cresciuta in un duro ambiente post-bellico, fu capace di convogliare queste difficili esperienze verso il suo lato creativo. Infatti, già dall’età di 12 anni, iniziò ad esprimere le sue emozioni su tela. Nel 2009, spinta dalla sua passione e dalla voglia di crescere, inizia il suo per­corso pittorico presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, lavorando a stretto contatto con i suoi docenti e ottenendo un master degree con il massimo dei voti. La sua esplorazione artistica si basa sulle forme ed intricati strati di colore come espressione di energia emozionale. Creando nuovi spazi dinamici, utilizza la tela trasformandola in un portale verso l’intangibile.


UFFICIO STAMPA
Francesca Orsi
+ 39 348 5238868
francesca.orsi@gmail.com

pubblica: 

www.amaliadilanno.com  






martedì 3 ottobre 2023

TERRAFUOCO | Concorso internazionale di Ceramica Artistica e Artigianale - Prima Edizione

Il Comune di Terlizzi ha lanciato la Prima Edizione del Concorso internazionale di Ceramica Artistica e Artigianale “TERRAFUOCO”.Un titolo emblematico, la cui matrice è da rintracciare nei due elementi base dell’arte dei ceramisti: la materia “terra” e l’elemento “fuoco”. “TERRAFUOCO” consiste in un PREMIO annuale che mira a valorizzare la produzione della ceramica connotata da caratteri di innovazione e contemporaneità in tutte le sue forme. Il tema della prima edizione è “Terlizzi porta un Fiore”, testimonianza del legame tra ceramica e floricoltura che connota la storia della comunità locale ed è elemento fondante dello sviluppo del territorio. 

Il concorso “TERRAFUOCO”, a seguito di un avviso pubblico per l’affidamento dell’organizzazione, ha incaricato l’associazioneEclettica Cultura dell’Arte, attiva da vent’anni nella produzione di iniziative istituzionali di carattere interdisciplinare, di rilievo nazionale e internazionale e di promozione del territorio. 

Il concorso è aperto a designer, artisti e collettivi, senza limiti di età, e si compone di due sezioni: “SCULTURA E INSTALLAZIONE”, riservata ad artisti contemporanei che utilizzano anche il medium della ceramica e “DESIGN E ARTIGIANATO”,riservata a ceramisti di taglio artigianale e designer.

Di alto profilo, la Giuria valutatrice: presieduta dal direttore artistico della rassegna Pietro Di Terlizzi, docente di arti visive e direttore dell’Accademia di Belle Arti di Foggia, è composta da Fabio De Chirico, Direttore del Servizio I Arte e Architettura Contemporanee della Direzione Generale Creatività Contemporanea e Rigenerazione Urbana del MiC, Viola Emaldi, curatore d’arte presso AiCC - Associazione Italiana Città della Ceramica, Giusy Caroppo, storica dell’arte, curatore d’arte contemporanea e direttore artistico di Eclettica Cultura dell’Arte, Pietro De Scisciolo, scultore e docente presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia.

La prima edizione della rassegna, che si avvale del sostegno della Regione Puglia, prevede un montepremi di 6.000,00 euro totali, diviso tra le due sezioni e menzioni speciali. La graduatoria e i vincitori saranno ufficializzati entro il 10 ottobre 2023 e le opere vincitrici confluiranno in una “Sezione di Ceramica Contemporanea” del costituendo Museo della Ceramica di Terlizzi. 

Le candidature potranno arrivare tassativamente entro le ore 12.00 del giorno 5 ottobre 2023, esclusivamente a mezzo pec all’indirizzo eclettica.cultura@pec.it. Le candidature inviate mediante altre modalità e/o oltre i termini del concorso saranno escluse.

Il concorso “TERRAFUOCO”, promosso dal Comune di Terlizzi e organizzato da Eclettica Cultura dell’Arte è patrocinato, oltre che dalla Regione Puglia,dallaCittà Metropolitana di Bari, dalla Camera di Commercio di Bari, daConfartigianato, Confcommercio, Confesercentie da AiCC-Associazione Italiana Città della Ceramica.

Consacrata dal recente riconoscimento di “Comune di affermata Tradizione Ceramica” dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, riconosciuta per la presenza di un tessuto di sapienti artigiani, raffinati decoratori e fornaci antichissime tra cui “la bottega più antica di Puglia”,la città di Terlizzi con il lancio di questa prima edizione di “TERRAFUOCO” si proietta in una dimensione totalmente nuova, accompagnando alla tradizione storica – che già la qualifica quale uno dei centri maggiori in Puglia e in Italia – un ruolo nel panorama della ricerca contemporanea.

Informazioni e dettagli del concorso sono pubblicati sui siti 

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Dichiarazioni
“Sono davvero orgoglioso di tenere a battesimo la Prima Edizione del Concorso di Ceramica ‘Terrafuoco’ – afferma il Sindaco ing. Michelangelo De Chirico– abbiamo lavorato sodo per ottenere dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy il riconoscimento di ‘Comune di affermata Tradizione Ceramica’ unitamente all’ingresso nell’associazione AiCC - Associazione Italiana Città della Ceramica, rete che tiene uniti i Comuni che hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento. L’obiettivo futuro è lavorare sempre più in questa direzione affinché il settore della ceramica possa rappresentare un volano per lo sviluppo economico del territorio, offrendo alle nuove generazioni stimoli e possibilità di crescita professionale”. 

L’assessore alle Attività Produttive, Sviluppo Economico, Artigianato e Marketing Territoriale Michelangelo De Palma – “Questa è l’edizione zero di un percorso che ci auguriamo diventi patrimonio della comunità di Terlizzi. Per la prima volta, grazie al contributo della Regione Puglia, proviamo a istituzionalizzare una eccellenza del nostro territorio attraverso il riconoscimento di un premio, che da un lato stimoli la creatività degli artisti e degli artigiani nazionali ed internazionali, affinché possano collaborare con le nostre fornaci, e dall’altro finalmente ponga le basi per la costruzione di un patrimonio permanente della nostra comunità, che lasci una traccia nel tempo e nello spazio di questa straordinaria arte che tra cultura e tradizione, nel tempo è diventata per Terlizzi una importante leva economica che merita attenzione e valorizzazione”.

“Definire delle azioni coordinate e congiunte a sostegno del settore della ceramica pugliese – ha commentato l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Puglia, Alessandro Delli Noci – anche alla luce della nuova normativa regionale sull’artigianato è l’obiettivo col quale questa e altre iniziative sono state programmate sul territorio regionale. Il nostro sostegno ai comuni di affermata produzione ceramica parte non solo dalla volontà di implementare e sostenere la promozione e la tutela di una delle principali risorse artistiche e identitarie della regione, ma anche di unire le forze e valorizzare l’artigianato artistico puntando, per esempio, su un marchio collettivo di identificazione o sullo sviluppo e la costituzione dei Distretti dell’Artigianato. Per tutte queste ragioni, ringrazio il Comune di Terlizzi per il lavoro che sta svolgendo e che si inserisce perfettamente nella politica regionale di rilancio e valorizzazione dell’artigianato artistico e di tradizione pugliese”.

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In Transit | Carolina Jonsson


La galleria Muratcentoventidue Artecontemporanea riprende il suo percorso espositivo con “In Transit”,la mostra personale dell’artista svedese Carolina Jonsson.

Il lavoro di Carolina Jonsson è la conferma della complessità e della ricchezza della produzione artistica nordica di questi ultimi decenni e la nostra associazione è particolarmente lieta di poterlo proporre.

Carolina Jonsson è un'artista visiva, nata nel 1975 in Svezia , che lavora principalmente con il video e la fotografia. Ha conseguito un MFA presso l'Accademia d'Arte di Trondheim (Norvegia) e vive e lavora nel paesaggio svedese. Lavora principalmente con la fotografia e il video ma Il suo lavoro fa riferimento alla pittura e a prima vista un suo video può essere percepito come un dipinto anche se lievemente in movimento perché ricordapiù i grandi ritratti o la pittura di paesaggio che la fotografia e la video arte come siamo abituati a intenderli. 

Dipingo, ma in un senso più ampio, utilizzando principalmente film e fotografia. Il mio lavoro fa spesso riferimento alla pittura e al primo sguardo un video può essere percepito come un dipinto. Dal 2012 raccolgo materiale di lavoro in un archivio denominato Ecolonia. L'archivio contiene sequenze di film, fotografie, sculture e installazioni artistiche. Raccolgo materiali, percezioni e sensazioni nel mio rapporto quotidiano con la natura. Questa raccolta di vari fenomeni, esperienze vissute ed emozioni, viene adattato tramite una serie di montaggi digitali, Il materiale subisce un processo di astrazione digitalizzata ma sempre con il massimo rispetto dell’unicità delle espressioni raccolte. Ecolonia è il mio linguaggio, il mio modo di descrivere una realtà che co-creiamo con ciò che ci circonda. Mi interessa trasmettere il nascosto, quel qualcosa “di più” che risiede nella natura e va oltre ciò che appare.”

Jonsson ha realizzato diverse commissioni per l'arte pubblica, inclusi ospedali e diversi tipi di alloggi per infermieri e residenti, commissionati da regioni e comuni dei paesi nordici, tra cui l'ospedale Danderyd e l'ospedale universitario Sahlgrenska. Il suo lavoro si trova nelle collezioni della Public Art Agency Sweden, KORO (Norvegia), Skövde art museum (Svezia). È stato esposto in mostre d'arte e festival cinematografici internazionali come Image Forum Festival, Impact festival, festival for video art and performance, Los Angeles Center for Digital Art e Queensland Center for Photography.

Qui Carolina Jonsson mostra un video in due parti, Twilight Zone I &II. Il punto di partenza tematico di questi video è una serie di sculture di bambini create negli anni Quaranta e Cinquanta. In questo periodo, subito dopo la guerra, l’arte pubblica veniva spesso utilizzata per scopi educativi, i bambini in queste sculture, per lo più ragazze nude, viste attraverso uno sguardo maschile, erano simboli di un’attesa fiduciosa di un futuro migliore. Queste sculture hanno spinto Carolina Jonsson a riflettere su come lei, in quanto artista donna, sceglierebbe di ritrarre un bambino oggi e su come un bambino oggi vorrebbe essere ritratto. La risposta, si rese conto, era tutt'altro che semplice. In un'epoca in cui siamo circondati da un flusso di immagini senza precedenti, l'incontro del bambino con la macchina fotografica diventa ambivalente. È presente la pura gioia di un bambino che gioca, ma anche scorci di insicurezza, consapevolezza di sé e autocontrollo. Ciò diventa particolarmente evidente nella seconda parte, Twilight Zone II, girata all'inizio di quest'anno. Qui il bambino è diventato adolescente. Il desiderio dell’adolescente di essere un bambino e di giocare è ancora evidente, ma non senza un conflitto interiore che rende il gioco morbido e bello, ma anche aggressivo e frustrante.

Untitled Painting 14 si riferisce allo spazio che esiste tra gli esseri umani e la natura, tra ciò che è naturale e ciò che è creato dall'uomo. L’essere fiabesco, la ragazza che vediamo nel video prende atto della dicotomia tra uomo e natura, mettendola allo stesso tempo in discussione. Siamo ancora bloccati in una tradizione in cui l'uomo si percepisce al di fuori della natura e, per avvicinarsi ad essa, ricorre al mito, alle fiabe e al pensiero magico.

In Untitled Painting #12l’artista fa riferimento a "quello spazio di mezzo" che esiste tra gli esseri umani, l'uomo e la natura, il naturale e il creato dall'uomo. Un'esperienza fisica e mentale viene presentata attraverso un'interpretazione astratta e sensuale di una forma umana collocata nella natura; vediamo un paesaggio con un cantiere stradale che è allo stesso tempo bello e sconfortante, riconoscibile e alienato. Si tratta di una natura spezzata, fragile e compromessa, o di un paesaggio che anticipa una fase di cambiamento? 

Un aspetto particolare della ricerca artistica di Carolina Jonsson riguarda l’esplorazione della nozione di tempo. A questo proposito l’artista fa esplicito riferimento al pensiero di Bergson e al cinema diAndrej Tarkovskij per il quale la materia prima del cinema non è la narrazione ma il tempo.

Un ritmo monotono – spiega Carolina Jonsson- indica la quiete del tempo. Fornisce uno spazio di silenzio, un silenzio che può essere utilizzato per pensieri e riflessioni”. “Nel cantiere stradale di Untitled Painting #12, c’è una carica nell’aria. Un'attesa, ma anche una paura, per ciò che accadrà. Il corso degli eventi nel film prevede una pausa per riflettere sui confini tra uomo, natura e macchina. Mi interessa una sorta di “scultura del tempo”, come ha scritto Andrej Tarkovskij. Ogni scena del film ha la propria forma temporale, o descrizione del tempo”.

Muratcentoventidue-Artecontemporanea
Via G. Murat 122/b – Bari

Inaugurazione
Sabato 14 ottobre , 2023, ore 19.30

Periodo
14 ottobre – 15 dicembre 2023

Orario di apertura 
Lunedì, martedì e mercoledì solo su appuntamento
Dal giovedì al sabato, dalle 17.30 alle 20.30

Info
3348714094 – 392.5985840


Sue Kennington | Clearing


Curva Pura è lieta di iniziare la nuova stagione espositiva presentando Clearing, mostra personale dell’artista inglese Sue Kennington, a cura di Davide Silvioli.

La mostra raccoglie una selezione di opere appartenenti agli ultimi esiti della ricerca dell’artista, contraddistinta da un'indagine sul colore che, da sempre, costituisce l’elemento al centro della sua sperimentazione. Il linguaggio del colore, risolto attraverso il gesto, corrisponde, infatti, allo strumento di comunicazione da lei esplorato per conseguire, nell’atto pittorico, la massima tensione tra volontà e inconscio. Invero, la sua pratica parte da un preliminare studio scientifico dello spettro cromatico, che permette all’autrice di lavorare con l’immediatezza esecutiva necessaria per tradurre sulla tela l’impulsività dell’istinto, al fine di raggiungere una dimensione espressiva dalla eco universale. 

Secondo tali accenti, i lavori in esposizione, conclusione di un modus operandi così delineato, parlano dell’impossibilità di codificare l’azione pittorica in maniera prescrittiva e, perciò, prescindono dalla trasmissione di un contenuto descrittivo per aprirsi, come un salto nel buio, agli effetti incerti di un flusso creativo che si rivela indisciplinabile.

BIO
Sue Kennington (Londra, 1955. Vive e lavora tra Roma e la Toscana). Ha compiuto i suoi studi a Londra, al Goldsmiths College (MFA, 2002) e al Chelsea College (BA Fine Art 1998). Nel 1996 ha partecipato alla rassegna New Contemporaries, alla Tate Liverpool e al Camden Arts Center di Londra. Tra le mostre più recenti si ricordano: Colour Flex, Terrace Gallery, Londra, 2022; Spazio, Forma, Ritmo, Civico Museo d’Arte Moderna e Contemporanea, Anticoli Corrado (RM), 2022; Sue Kennington & Fleur Simon | New Work, Sid Motion Gallery, Londra, 2019; Third Hand, C2 Contemporanea, Firenze, 2018. Èstata selezionata per il Premio Internazionale di Pittura Lissone2018, esponendo al Museo d'Arte Contemporanea di Lissone. Dal 2015 è parte attiva del collettivo di Hickster Projects.


INFO
CLEARING
Sue Kennington
a cura di Davide Silvioli

Opening: giovedì 5 ottobre 2023, ore18.30-21.30
fino al 6 novembre 2023

Orari:martedìegiovedìdalleore18:30. Altri orari su appuntamento.
Per prenotazioni:curvapura@gmail.com | whatsapp 3314243004

CurvaPura
Via Giuseppe Acerbi, 1a - Roma

mercoledì 27 settembre 2023

Federica Di Pietrantonio | you lost me


The Gallery Apart è orgogliosa di annunciare you lost me, la seconda personale di Federica Di Pietrantonio negli spazi della galleria.

L’artista prosegue la sua ricerca sul rapporto tra individuo e società in un continuo attraversamento del confine tra dimensione intima e indagine sociologica e lo fa alla sua maniera, affiancando video, fotografia digitale e pittura. Sin dal titolo you lost me, Di Pietrantonio indica il focus della mostra, il senso di perdita che pervade parte dell’umanità quando ci si interroga sulla propria identità, sul ruolo ricoperto all’interno della società, sui rapporti con gli altri membri delle comunità di appartenenza. In questo scenario l’artista introduce un’inversione di prospettiva e si domanda: chi perde chi? E’ l’individuo a perdere il contatto con la società o è quest’ultima a perdere, a privarsi di apporti preziosi e necessari?
Da queste considerazioni nasce l’interesse per comunità di persone che vivono ai margini se non completamente isolate dalla società. Hikikomori, gold farmers, neet (not engaged in education, employment and training) rappresentano esistenze scandagliate dall’artista grazie a testimonianze reperite online, anonime e no. Si tratta di persone colpite da affezioni di varia natura, generalmente a carattere depressivo, che hanno in comune un rapporto divergente con la società e la tendenza a sviluppare atteggiamenti volti a definire il proprio personaggio.
Il video che Di Pietrantonio presenta in mostra è il secondo di una trilogia avviata con Farming, che l’artista ha iniziato a realizzare durante la sua recente residenza a SODA - School of Digital Arts di Manchester in collaborazione con Quadriennale di Roma. L’opera si concentra su testimonianze di membri delle suddette comunità raccolte in rete e selezionate a formare uno script narrativo declamato dall’artista con la sua voce così come rielaborata da un sistema di AI. Per l’ambientazione Di Pietrantonio ha utilizzato il videogioco Farming Simulator 22 di cui ha modificato il software con tecnologia modding in modo da variare completamente la mappa e le condizioni meteorologiche. Testi e immagini contribuiscono a creare un personaggio anonimo, ancorché riferito a persona realmente esistente, inserito in un contesto narrativo il cui filo conduttore è la perdita/ricerca di senso della realtà. La selezione del testo è stata effettuata dall’artista in modo che il personaggio risulti rappresentativo della comunità di gold farmers, cioè di persone che trascorrono integralmente le loro giornate su piattaforme di videogioco per acquisire moneta virtuale da convertire successivamente in moneta corrente.
Di Pietrantonio inserisce dunque un nuovo passaggio nella sua ricerca sul superamento della distinzione tra reale e virtuale. Alle suggestioni legate al concetto di away from keyboard (AFK) che già caratterizzavano la sua precedente produzione, l’artista aggiunge, traendo spunto dalle vite reali di persone che manifestano se stesse esclusivamente online, il suo contributo visuale a quegli studi tecnofilosofici che individuano nel bit la particella originaria, così sancendo l’indistinguibiltà tra reale e virtuale.
you lost me presenta inoltre una serie di fotografie digitali scattate all’interno dei paesaggi proposti dalla piattaforma di videogioco e percorsi dall’artista. Anche in questo caso Di Pietrantonio contestualizza il paesaggio facendo ricorso a testi tratti da interventi di farmers reperiti online. Le fotografie sono posizionate su supporti tecnologici che le rendono delle fotosculture; la tridimensionalità dell’oggetto mira a sottolinearne la fisicità, un ulteriore elemento per negare la dicotomia reale/virtuale e per affermare il carattere concreto dell’immagine fotografata.
Al pian terreno della galleria l’artista propone infine la sua ultima serie di dipinti a smalto e olio su tela. Qui la dimensione intima, tipica della produzione pittorica di Di Pietrantonio, rimane evidente ma affidata non più ad avatar dell’artista, bensì a un personaggio, Aster, immaginato proprio per integrare visioni personali con una dimensione più narrativa. Inquadrature, presenze e assenze, suddivisione dell’immagine, figure ripetute sono tutti elementi costitutivi di una ricerca che l’artista conduce sul concetto di superficie. Se tra ciò che esiste in real life e ciò di cui abbiamo esperienza online non c’è soluzione di continuità, come può questa fluidità non riverberarsi sui nostri concetti di superficie, di figura, di composizione, di sfondi e di confini?

English___
The Gallery Apart is proud to announce you lost me, the second solo show by Federica Di Pietrantonio hosted in the Gallery spaces.
The artist carries on her research on the relationship between the human beings and the society by constantly crossing the border between the intimate dimension and the sociological investigation, and she does it in her own way, by juxtaposing video, digital photography, and painting. The title itself, you lost me, chosen by Di Pietrantonio, highlights the focus of the exhibition, the sense of loss that pervades part of the humanity when we wonder about our own identity, our role within the society, our relationships with the other members of our communities. In such scenario, the artist introduces a reversed perspective, and she wonders: who loses whom? Is the individual who loses contact with the society or is the latter that loses, that deprives itself of precious and necessary contributions?
These considerations have elicited an interest in the marginalized and isolated members of the community. Hikikomori, gold farmers, neet (not engaged in education, employment and training) represent lives fathomed by the artists through the testimonies collected online, anonymous and not. They are people affected by different disorders, generally by depression, who share a diverging relationship with the society and the tendency to develop behaviours aimed at defining their character.
The video presented by Di Pietrantonio is the second of a trilogy launched with Farming, which the artist started to develop during her recent residency at SODA - School of Digital Arts di Manchester in partnership with the Rome Quadriennale. The work focuses on the testimonies of the members of the above communities that were collected online and selected to compose a narrative script recited by the artist with her voice being re-elaborated by an AI system. The setting has been inspired by the videogame Farming Simulator 22. Di Pietrantonio modified the software using the modding technology to entirely change the map and the weather conditions. The texts and the images contribute to creating an anonymous character, even if it is a real human being, integrated within a narrative context where common thread is the loss/search of the sense of reality. The text has been selected by the artist so that the character could represent the investigated communities, including for example those of gold farmers, that is those people who spend their days on videogaming platforms to earn virtual currency in order to convert it in real money.
Thus, Di Pietrantonio adds a new element to her research on the surpassing of the distinction between real and virtual. In addition to the suggestions related to the concept of away from keyboard (AFK) that already characterized her previous production, by drawing on the real lives of the people who show themselves exclusively online, the artist gives her visual contribution to those technophilosophical studies that recognise the original particle in the bit, thus establishing the indistinguishability between real and virtual.
you lost me also features a series of digital photographs taken within the landscapes proposed by the videogaming platform and covered by the artist. Even in this case Di Pietrantonio contextualizes the landscape through the texts that draw on the online remarks of the farmers. The photographs are placed on technological supports thus transforming them into photo-sculptures; the tridimensionality of the object aims at emphasizing its physicality, a further element to negate the real/virtual dichotomy and to affirm the concrete nature of the photographic image. Finally, on the ground floor of the gallery, the artist displays her latest series of enamel and oil paintings. Here, the intimate dimension, typical of the painting production of Di Pietrantonio, is still evident but it is no longer entrusted to a character, Aster, already protagonist of her previous works and imagined purposely to integrate the personal visions with a more narrative dimension. Framings, presences and absences, segmentation of the image, repeated images, are all fundamental elements of a research on the concept of surface carried out by the artist. If there is no interruption between what exists in real life and our online experiences, how can this fluidity not reverberate on our concepts of surface, of figure, of composition, of backgrounds and of borders?

You Lost Me
Federica Di Pietrantonio
27.09.2023 – 02.12.2023

The Gallery Apart
Via Francesco Negri 43, 00154 Roma