martedì 25 luglio 2023

Da Albrecht Dürer a Andy Warhol | Capolavori dalla Graphische Sammlung ETH Zürich


Albrecht DürerAdam und Eva (Adamo ed Eva)1504Incisione a bulinoGraphische Sammlung ETH Zürich

L’ETH Zürich è un'istituzione molto nota e rinomata in Svizzera e all'estero, ciò nonostante, non tutti conoscono la sua Collezione di arte grafica: con la mostra “Da Albrecht Dürer a Andy Warhol. Capolavori dalla Graphische Sammlung ETH Zürich” il MASI offre al pubblico l’occasione di scoprire 300 capolavori da una delle più importanti collezioni svizzere di stampe e disegni.

Tecniche, motivi, stili e concezioni dell’arte nei secoli si susseguono in un percorso cronologico, in cui le opere di esponenti di spicco della storia dell’arte europea – da Albrecht Dürer a Rembrandt van Rijn da Francisco de Goya a Maria Sibylla Merian, Pablo Picasso e Edvard Munch – sono presentate accanto ai lavori di artiste e artisti viventi come John M Armleder, Olivier Mosset, Candida Höfer, Susan Hefuna, Shirana Shahbazi o Christiane Baumgartner. Da questo raro ed eccezionale confronto tra gli antichi maestri e le creazioni più contemporanee emergono connessioni inaspettate e sorprendenti: temi come il processo di creazione dell’opera d’arte, il rapporto tra copia e originale, la trasmissione di motivi e iconografie, ma anche la collaborazione tra professionalità diverse in campo artistico attraversano la storia della grafica fin dalla sua nascita e toccano aspetti oggi ancora attuali.

Oltre a mettere in luce l’ampio spettro delle tecniche grafiche - dalla xilografia all’incisione a bulino fino all’acquaforte e alla serigrafia – la mostra presenta anche disegni, fotografie e multipli. Il progetto espositivo propone inoltre informazioni e curiosità sulle origini, le funzioni e l’importanza delle opere attraverso i secoli.

“La Graphische Sammlung ETH Zürich, fondata nel 1867 come Collezione universitaria a scopo di studio e insegnamento, è una delle istituzioni svizzere più importanti per le stampe e i disegni dal XV secolo ai giorni nostri. Ogni volta che la visito, rimango molto colpito dalla qualità e dall'attualità delle opere. Sono quindi molto felice del fatto che diversi capolavori di questa straordinaria Collezione possano essere presentati per la prima volta ad un vasto pubblico al MASI Lugano"- sottolinea Joël Mesot, Presidente ETH Zürich.


A tu per tu con secoli di storia dell’arte: il percorso della mostra

Il percorso espositivo si apre con una grande parete su cui, secondo lo “stile Pietroburgo”, sono appesi autoritratti o ritratti di artiste e artisti. In questa suggestiva panoramica, che abbraccia epoche diverse, chi visita la mostra si trova a tu per tu con secoli di storia dell’arte: dallo sguardo intenso dell’acquaforte di Rembrandt nell’autoritratto con la moglie Saskia, a quelli più celebrativi di Anton van Dyck o Maria Sibylla Merian; dalle fotografie autoritratto in bianco e nero di Urs Lüthi o di Fischli/ Weiss all’autoritratto sintetico, di poche linee, di Max von Moos o, ancora, alla semplice bocca di Meret Oppenheim nell’incisione di Markus Raetz, solo per citarne alcuni.
La mostra prosegue con la presentazione di opere storiche della Collezione dalla fine del XV secolo ai giorni nostri, secondo un ordinamento cronologico. In un momento in cui la fotografia non era ancora stata inventata, dal XVI secolo la cosiddetta “incisione di traduzione”, che riproduceva dipinti e opere d’arte, era un mezzo fondamentale per far conoscere i capolavori ad un ampio pubblico. Capolavori che, attraverso la stampa, venivano anche reinterpretati: in mostra, la Caricatura della copia del Laooconte di Niccolò Boldrini è un esempio di come una stampa veneziana del XVI secolo potesse adattare un motivo antico, trasformandolo in un’immagine nuova e irriverente: le figure antiche sono state infatti sostituite con delle scimmie.
La stampa veniva impiegata anche come strumento di rappresentazione scientifica e naturalistica, come testimonia in mostra la nota xilografia Rhinocerus di Albrecht Dürer. Nonostante l’artista non avesse mai visto l’esotico animale, ne fece una raffigurazione che a lungo venne considerata realistica e quindi ristampata in più edizioni.
Nasce dall’attenta osservazione degli insetti del Suriname in Sud America il volume Metamorphosis Insectorum Surinamensium pubblicato nel 1705 da Maria Sibylla Merian. Imprenditrice e insegnante, Merian era annoverata tra i maggiori studiosi di insetti del suo tempo e fu, tra l’altro, anche la prima artista a ritrarre i diversi stadi di sviluppo di un insetto, insieme alle piante che fungevano da suo nutrimento. Grazie all’ampio respiro cronologico della mostra è possibile osservare la trasmissione delle tecniche incisorie nel tempo, ma anche i diversi metodi di lavoro delle artiste e degli artisti. In un grande maestro come Rembrandt questo aspetto è evidente nelle due versioni dell’incisione Ecce Homo, da cui emerge come l’artista ritoccasse e perfezionasse le sue opere di continuo. Questo era possibile anche grazie alla tecnica della puntasecca, che permetteva di incidere la lastra con uno strumento d’acciaio a forma di ago appuntito, manovrato liberamente proprio come fosse una matita. Nel tempo, la tecnica storica della puntasecca verrà spesso ripresa e rivisitata, per esempio da un’artista contemporanea come Miriam Cahn, che nella sua serie soldaten, frauen + tiere del 1995 interviene direttamente sulla lastra con guanti ricoperti di carta smerigliata, creando con i movimenti della mano visi, sguardi e fisionomie di grande forza espressiva.La trasmissione di soggetti iconografici nel corso dei secoli ricorre in tantissimi esempi, e giunge fino alle epoche più recenti, come nelle drammatiche rappresentazioni della corrida del 1816 di Francisco de Goya, tema ripreso nelle svelte figure di Pablo Picasso nella sua acquatinta Salto con la Garrocha (Salto con la picca) dalla serie La tauromachia e, quindi, in maniera più plastica e stilizzata nella xilografia su tessuto di cotone di Bernhard Luginbühl. Anche la rappresentazione della figura e quindi del corpo è un tema che emerge, nel suo sviluppo, attraverso tutta la mostra, particolarmente condensato al volgere del XX secolo negli espressionisti, nelle stampe di Edvard Munch e Käthe Kollwitz, e nei disegni in filigrana di Egon Schiele e Ferdinand Hodler.

Portano invece nelle pieghe più intime della relazione uomo - donna le xilografie della serieIntimités (1891) di Félix Vallotton. Questo lavoro è un esempio interessante dell’evoluzione della diffusione delle stampe d’arte, che vede, alla fine dell’Ottocento, l’introduzione dell’edizione limitata, un modello commerciale di successo. Nel caso della serie di Vallotton, per esempio, dopo aver terminato il processo di stampa, tutte le matrici di legno utilizzate dall’artista furono tagliate in piccole parti e stampate su un foglio aggiuntivo per dare all’acquirente la certezza che non venissero realizzate ulteriori edizioni. Diversi esempi in mostra testimoniano l’evoluzione della stampa anche come grafica d’autore nel secondo Novecento, come la serie di dittici composti da immagine e testo realizzati nel 1999 dell'artista Louise Bourgeois. Attraverso la domanda What is the shape of this problem?, posta sul frontespizio, l’artista stimola il ragionamento di chi osserva mediante risposte e contro domande possibili, cercando di dare una forma visiva alle emozioni. Nelle suggestive risografie dal tocco vintage Camping The Two Shirana Shahbazi indaga invece il genere classico della fotografia di viaggio, tralasciando il carattere documentario per catturare momenti passeggeri di situazioni quotidiane.

Anche l’immagine della Campbell’s Soup di Andy Warhol nasceva da un’ispirazione tratta dalla vita quotidiana. Emblema della cultura pop e della pop art, la lattina bianca e rossa della zuppa in lattina più famosa della storia dell’arte è immortalata, in mostra, in una serigrafia dalla nota serie realizzata da Warhol nel 1968.

La mostra è a cura di Linda Schädler, Direttrice della Graphische Sammlung ETH Zürich.

In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo in tre edizioni separate (italiano, inglese e tedesco) edito da Scheidegger&Spiess ed Edizioni Casagrande con un saggio introduttivo di Linda Schädler, schede di approfondimento su una selezione di opere di Linda Schädler e Patrizia Keller e testi di John M Armleder, Stephanie Buck, Andreas Fichtner, Pia Fries, Candida Höfer, Jane Munro, Nadine M. Orenstein, Philip Ursprung, Lenny Winkel, oltre ad un glossario delle tecniche grafiche di Saskia Goldschmid.

Graphische Sammlung ETH Zürich 
Graphische Sammlung ETH Zürich venne fondata nel 1867 come classica Collezione di studio e per l’insegnamento. Da allora si è sviluppata come un’istituzione che gode di una reputazione a livello internazionale e promuove attivamente la mediazione e la comprensione dell'arte su carta - sia analogica che digitale. Circa 160.000 opere su carta, dal XV secolo ad oggi, ne fanno una delle più grandi collezioni di arte grafica della Svizzera. La Collezione offre una panoramica unica sulla storia della stampa, dalla xilografia a foglio singolo alla stampa digitale. Oltre ad un focus sugli antichi maestri, la Collezione presenta gruppi più ampi di stampe e disegni svizzeri dal XIX al XXI secolo. Inoltre, attraverso l'acquisizione mirata di opere d'arte contemporanea, essa segue e presenta gli ultimi sviluppi nel campo dell'arte su carta. A differenza di collezioni simili, che sono per lo più ancorate a istituzioni museali, il punto di forza della Graphische Sammlung ETH Zürich è l’appartenenza a un'università con un orientamento prevalentemente scientifico e tecnico. Questo favorisce il confronto tra arte e ricerca scientifica. Di conseguenza, la Graphische Sammlung ETH Zürich organizza spesso mostre con un approccio interdisciplinare. Il programma espositivo è accompagnato da un’ampia offerta di mediazione. Inoltre, oltre 50.000 opere sono disponibili per ricerche online nel catalogo della Collezione sul sito web.

Da Albrecht Dürer a Andy Warhol
Capolavori dalla Graphische Sammlung ETH Zürich
10 settembre 2023 – 7 gennaio 2024

Conferenza stampa: giovedì 7 settembre, ore 11:00

Museo d’arte della Svizzera italiana, Lugano
Sede LAC
masilugano.ch

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MASI Lugano
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+41 (0)91 815 7962

Per l’Italia
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martedì 18 luglio 2023

A Roma Follia Sacra di Leonardo Magrelli

Untitled, 2023, UV printing on lenticular plate, 79.5 x 55.5 x 3.5 cm
Photo credit: studio_daido

Pochi giorni ancora per visitare da Divario space la mostra Follia sacra, la prima personale di Leonardo Magrelli (Roma, 1989) giovane artista romano che ha fatto della fotografia il suo mezzo espressivo prediletto, rimpiazzando gli strumenti tipici del pittore con le tecniche di post-produzione digitale.

Le opere in mostra - undici stampe lenticolari e due totem - traggono la loro ispirazione da un evento che si svolge ogni anno nel comune di San Severo, in provincia di Foggia; i festeggiamenti per la Madonna del Soccorso, patrona della città. Per quanto riguarda l’aspetto religioso, le principali celebrazioni hanno inizio intorno alla terza settimana di maggio con un serie di processioni che si protraggono per tre giorni e in cui sono portati a spalla numerosi simulacri di santi, ma il lato più profano della festa vede come assoluti protagonisti dei particolari fuochi d’artificio a terra, chiamati “batterie”, che vengono incendiati a catena negli oltre venti rioni, al passaggio dei cortei. Sui social media è possibile trovare facilmente diversi video dei partecipanti, tutti girati con il cellulare, che in preda ad una follia sacra scappano in ogni direzione e si rincorrono in mezzo alle potentissime esplosioni che simbolicamente rappresentano il male e la fuga da esso. L’artista si è concentrato su uno di questi video campionando singoli dettagli da coppie di fotogrammi in successione. Attraverso un approccio aperto alla manipolazione e alla riconversione delle immagini, Leonardo Magrelli esplora la natura ambigua della realtà stessa, distorcendo, falsificando e trasformando la testimonianza visiva. Omettendo uno o più elementi fondamentali alla comprensione dei fatti rappresentati, l’artista crea una sorta di distorsione cognitiva, un vero e proprio senso di spaesamento che sottopone la storia alla libera interpretazione del pubblico.


Follia Sacra di Leonardo Magrelli
fino al 21 luglio 2023

La mostra sarà visitabile fino a venerdì 21 luglio 2023 con i seguenti orari: 
lunedì dalle 15:30 alle 19:30
da martedì a venerdì dalle 11.30 alle 19.30
sabato solo su appuntamento
domenica chiuso Ingresso libero

Divario
Via Famagosta 33
00192 Roma 
T +39065780855
info@divario.space
divario.space

  
Follia Sacra | Leonardo Magrelli
photo credit Studio Daido
courtesy Divario

lunedì 17 luglio 2023

Di-Segni di luce

 



Di-Segni di luce

a cura di Patrizia Dinoi

 

Presenterà la mostra il critico prof.ssa Patrizia Staffiero.

 

La mostra è visitabile fino al 6 agosto 2023, con orario di apertura 20:00 – 22:00, oppure su appuntamento (tel. 389 191 1159)

 

Cosimo Marullo nasce a Lecce nel 1959. Comincia a dipingere giovanissimo, i primi dipinti  sono datati 1970. Diplomatosi presso il Liceo Artistico di Lecce s’iscrive all’Accademia di Belle Arti di Lecce alla guida dei docenti proff. Luigi Mariano e Alfonso Siano.

Nell’anno 1987 si diploma maestro d’arte presso l’Istituto Statale d’Arte di Lecce in Decorazione Pittorica. 

Nell’anno 1995 si diploma in Grafica Pubblicitaria e Fotografia presso l’Istituto Statale d’Arte di Galatina.

Dal 1997 al 2006 è titolare della cattedra di Decorazione Pittorica e Scenografica presso l’Istituto Statale d’Arte “Giuseppe Pellegrino” di Lecce.

Dal 2007 è docente di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce. Numerose sono le mostre su tutto il territorio nazionale e in importanti siti pugliesi (Museo civico di Vieste, Artisti Contemporanei Salentini palazzo del Tufo Matino (LE), galleria S. Teresa Fano (PU), “D’acqua e di riflessi” Galleria A.R.C.A. Lecce) fino ad approdare nel 2018 al Museo di Luxi – Yannen in Cina.

 

È un artista poliedrico che nel corso della sua esperienza professionale si è anche dedicato alla fotografia, alla decorazione pittorica, alla scenografia e alla grafica misurandosi con una miriade di informazioni visive che trovano spazio nelle sue tele, dalle quali scaturiscono suggestioni quasi olfattive. 

L’artista rimescola codici e strutture visive; nei suoi dipinti campeggiano particolari di una natura benigna, e case, barche, frutti, ninfee dai colori squillanti, divengono quasi il riverbero dell’idea di sinestesia, creando con la sua arte un senso di straniamento, degno di un’esperienza mentale multisensoriale. Nei suoi lavori traspare una nota di leggerezza che rifiuta la paranoia del colore ritmato dal disegno, prediligendo spesso il clima diurno che, a volte, lascia spazio al trascolorare del giorno avviandosi alla quieta serenità del meriggio inoltrato e annunciando quasi la notte. 

Marullo genera, con i suoi quadri, il piacere del colore, senza indugiare sulla forma, mostrando, a tratti, l’intimità del suo pensiero e ci permette di entrare, attraverso le pennellate rapide e pastose, in quell’universo indistinto, appassionato ed espressivo, che caratterizza la sua arte.  

 Patrizia Staffiero


 

La comunicazione è curata da Spazio Start.

Progetto grafico : Claudia Dagostino

Per informazioni:

Tel.:  389 191 1159

Email :  spaziostart.giovinazzo@gmail.com

Web: https://www.facebook.com/spaziostart 

 

Claudio Rotta Loria | Geometrie di luce

Claudio Rotta Loria
Superficie a interferenza luminosa
C 1x23 SU 24 abcd SU BIANCO, 1996 (Medium)

Il TOMAV EXPERIENCE – Torre di Moresco Centro Arti Visive, in collaborazione con la Fondazione Filiberto e Bianca Menna (Salerno-Roma)e con il Museo Venanzio Crocetti (Roma) è lieto di annunciare Geometrie di luce, una importante antologica di Claudio Rotta Loria che sarà inaugurata sabato 29 luglio 2023, ore 18:30, negli spazi della Torre di Moresco (AN).

Muovendo da un nucleo di opere realizzate sul finire degli anni Sessanta (si pensi alle straordinarie Superfici interattive del 1968 e alle Rotazioni del quadrato realizzate nel 1969), periodo in cui Claudio Rotta Loria orienta il proprio discorso sul colore, sulla forma geometrica, sulle forze e sui dati elementari della pittura intesa come atto mentale, l’esposizione evidenzia il modus operandi di un intellettuale totale che dilata l’orizzonte riflessivo e creativo nell’ambito di importanti considerazioni sulla luce, portata a ingrediente essenziale del lavoro e a fattore capace di innescare mobilità, cinetismo controllato da regole di natura temporospaziale. Agli anni Settanta risalgono infatti le Strutture reticolari complesse a pluripercezione (1970) e i Cromoplastici(1970) dove la fluorescenza cromatica porta l’osservatore a percepire accurati effetti di vibrazione, seguiti dalle Superfici a interferenza luminosa(1970) dove Rotta Loria esplora analiticamente l’azzeramento percettivo della carta (importanti, di questo periodo, anche i vari interventi plastici nello spazio della vita – si pensi almeno all’Intervento d’ambiente Q 1.0 del 1970 e alla Porta del cielo del 1972) e dalle varie spazializzazioni di forme geometriche(1971) che estroflettono lo spazio perfetto della superficie per dar luogo a dispositivi vibranti, a programmazioni visuali capaci di sollecitare l’occhio del fruitore e di risucchiarlo in un ambiente geometrico dall’immota mobilità.

Se a partire dagli anni Ottanta (l’artista lavora da sempre per cicli aperti che salgono le scale del tempo per riversarsi sul pulsante presente), con gli Spazi di tramee gli Spazi di tensionil’artista indaga il potere emotivo del colore, sempre vigilato da cinture scientifiche – «inizialmente le opere sono percorse da corti segni a pastello sovrapposti (prodotto del breve e sempre uguale movimento del braccio e della mano), in seguito, da a una scrittura-pitturadi un mantra che, in sintonia col respiro, ritma l’atto del dipingere» – che richiamano alla memoria alcune conquiste del primo Novecento e pongono al centro dell’attenzione potenti ambiguità percettive, con le geografie poetiche realizzate a partire dal 2001, Rotta Loria crea nuovi strumenti di misura che saltano il fosso del geometrico e del geografico per concepire un discorso prossimo all’enigma della frantumazione, alla commistione di piani e alla contaminazione, all’interruzione, alla fluidificazione e al frammento. 

Memori degli spazi aperti che caratterizzano gli straordinari Interventi d’ambiente(1970-1972) sono le installazioni e i vari Equatori che Claudio Rotta Loria realizza a partire dal 2001, opere il cui impianto interno «rappresenta un modo per pensare il mondonei termini di una suggestione “geografica”di grande respiro ai limiti dell’astrazione».

Claudio Rotta Loria. Geometrie di luce_nei riflessi della riflessione
a cura di Antonello Tolve
29 luglio | __ 10 settembre 2023
opening _ sabato 29 luglio ore 18:30

TOMAV - Torre di Moresco Centro Arti Visive, Moresco (FM)
info | www.tomav.it / +39 0734 259983 / +39 351 5199570
apertura | sabato e domenica, dalle 18:00 alle 20:00 o su appuntamento

giovedì 13 luglio 2023

NUCRÉ II edizione, rassegna di arte contemporanea

Angelo Filomeno, Mantra, 1994—Zig zag su tela di cotone
158 x 158 cm Courtesy: l’artista Ph: Marino Colucci

Al via il 22 luglio 2023, alle ore 19.00, la II Edizione di NUCRÉ, Rassegna di arte contemporanea nel comune di Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi.

Il progetto, nato su iniziativa di Rita Urso e Arechi Invernizzi (Artopiagallery, Milano), in collaborazione con il Comune di Ceglie Messapica e la Pinacoteca Emilio Notte, con il patrocinio della Regione Puglia e del Museo Arecheologico F. Ribezzo, Brindisi, si sviluppa quest’anno in due sedi: il Castello Ducale – nella Sala dei Sindaci e nelle Scuderie, riaperte per la prima volta al pubblico dopo oltre quarant’anni – sarà la sede della mostra collettiva “The Court Ballet” a cura di Roberto Lacarbonara; il Trullo Rubina, in contrada Menzella, sempre nell’agro di Ceglie Messapica, ospiterà la mostra “Leggere gravità”, progetto a cura di Arechi Invernizzi, dedicato a Rubina Ciracì. 

Nucré, è una parola composta dai termini dialettali “nu” + “cré” e rappresenta una ricorrente formula vernacolare del territorio con cui si indica generalmente “un domani”, allusione e suggestione usata in forma di speranza, di promessa, di destino. Il termine fa riferimento a una delle più celebri poesie di Pietro Gatti, autore cegliese tra i più influenti poeti regionali del Novecento, cui è dedicata la Biblioteca civica. 

Attraverso un omaggio alla celebre personalità di Aurelia Sanseverino (1498-1562), “utile signora e padrona antica” del feudo di Ceglie, NUCRÉ apre al pubblico le sale del Castello Ducale per ospitare la mostra THE COURT BALLET dedicata al tema della danza e della musica: questo singolare “invito a corte” intende rievocare gli usi di una nobildonna illuminata e munifica che, oltre a dotare la città di opere sociali come il nosocomio e il convento di San Giovanni Evangelista, provvide allo sviluppo architettonico del maniero e del centro storico, lasciando ai cittadini la possibilità di varcare le soglie del Castello in occasione di rappresentazioni musicali e per la visione delle opere d’arte della collezione baronale. La storia del Palazzo nobiliare, luogo della cultura e della partecipazione civica, raduna oggi suggestioni e dialoghi tra l’arte contemporanea e alcuni fenomeni arcaici e antropologici legati al culto della danza, fortemente connessi ai luoghi della rassegna. Gli artisti in mostra, radunati nelle Scuderie del Castello, saranno Dina Danish, Angelo Filomeno, Angelica Mesiti, Marzena Nowak e Luca Trevisani. 

Inoltre, sarà presentato un lavoro fotografico inedito di Giulia Parlato dedicato al “Capitello della Danza”, conservato nel Museo Archeologico Regionale “Francesco Ribezzo” di Brindisi, diretto dall’architetto Emilia Mannozzi. Autentico gioiello medievale – oggetto di un recentissimo restauro da parte della ditta Artistica Pirro, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza ABAP delle province Brindisi e Lecce – è considerato tra le più rilevanti e significative testimonianze della presenza dei Normanni in terra brindisina (così come a medesima epoca appartiene il nucleo centrale del Castello di Ceglie) soprattutto per la sua inconsueta scelta tematica riguardante i dodici personaggi, maschili e femminili, partecipi a una scena di danza. 

Elena Mazzi, Written and unwritten dance, 2023
acrilico e inchiostro su tessuto dimensioni variabili
Courtesy: The artist and Artopia gallery, Milan

Ulteriore aspetto d’indagine della Rassegna sarà il tema della “Pizzica Serpentata Cegliese”, una arcaica forma di espressività musicale e canora della tradizione locale dal carattere magico-rituale, utilizzata per curare le persone che si credevano possedute da un animale-simbolo come il serpente. A questa forma di malessere e alla relativa cura tradizionale è dedicato il lavoro di Elena Mazzi

SEDE: Castello Ducale di Ceglie Messapica, Via Chiesa 11 
Inaugurazione: sabato 22 luglio 2023, dalle 19 alle 21 
Apertura: Lun-Ven 9.30-12.30, 18.00-21.00; Sab e Dom: 18.00-21.00. 
Ingresso gratuito

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Il Trullo Rubina in contrada Menzella a Ceglie Messapica sarà la sede della mostra collettiva 
Leggere Gravità, un progetto dedicato a Rubina Ciracì, a cura di Arechi Invernizzi. 

Il Trullo, con la sua particolare forma architettonica e la sua storia, costituisce il motivo ispiratore del tema dell’esposizione, la leggerezza nell’intima e paradossale relazione con il suo contrario, la gravità, intesa come fisicità e compattezza delle cose. La semplicità del metodo costruttivo rende queste abitazioni “leggere” e in qualche modo provvisorie. Le lastre di pietra calcarea incastonate a gradino senza malta e cemento sfidano la forza di gravità nella loro tensione verso il cielo e sono facilmente smontabili, come accadeva durante il periodo borbonico, quando gli esattori spagnoli inviati dal Regno di Napoli arrivavano per riscuotere le tasse sugli immobili. Nel contempo la massiccia base quadrangolare dalle pareti spesse conferisce al trullo un’immagine non solo di solidità e sicurezza, ma anche di resistenza alle avversità del tempo e di ancoraggio alla terra. Ognuno dei lavori esposti rispecchia la suggestione dell’ossimoro da cui prende il titolo la mostra e si muove in un territorio di mezzo e sospeso, da cui trae consistenza per contrappunto e dove la leggerezza può rovesciarsi nel suo contrario. Il mondo effimero delineato dalle ombre nelle opere di Maddalozzo, Pignatelli e Uncini, rimanda ad una composizione plastica e trasforma un elemento labile e ambiguo in qualcosa di stabile e visibilmente concreto. Allo stesso modo le forme severe e rigorose della scultura in acciaio di Gilioli giocano con i molteplici riflessi della luce, mentre nei quadri di Catelani l’instabilità del colore annulla la distinzione tra materia e immagine. I collage surreali di Tomašević e le stampe digitali di Pizzolante aprono ad un universo inspiegabile e metafisico in cui l’uomo è infinitamente piccolo e la memoria diviene palpabile. Infine, nella rielaborazione di due tradizionali ex voto boemi di Štětinová, si avverte come una discrepanza tra la leggera, fluida, e fragile aggregazione del soggetto e la materia più rigida con cui è realizzato, il legno di tiglio. 

SEDE: Trullo Rubina, Contrada Menzella, Ceglie Messapica Inaugurazione: sabato 22 luglio 2023, dalle 21 alle 23 Apertura: Su prenotazione (39) 348 31 37 994; Lun-Ven 18.00-20.00

Entrambe le mostre saranno accompagnate da un catalogo bilingue, con testi di Francesca Di Giorgio, Arechi Invernizzi e Roberto Lacarbonara.



Un progetto di:
Rita Urso e Arechi Invernizzi (Artopiagallery, Milano)
www.artopiagallery.it / artopiagallery@gmail.com / +39 348 3137994

Patrocinio:
Città di Ceglie Messapica

Ufficio Stampa:
Mila Uffici Stampa
Alessandra Montemurro: +39 328 951 8532
Michela Ventrella: +39 349 526 0370
info@milaufficistampa.it

Design e comunicazione:
Marco Spinelli Studio

 






martedì 11 luglio 2023

About Flowers, mostra personale di Ignazio Cusimano Schifano


Bassi Beneventano ospita About Flowers, mostra personale di Ignazio Cusimano Schifano a cura di Serena Ribaudo, visitabile fino al 30 luglio 2023.

About Flowers è la prima mostra con cui si inaugurano i nuovi prestigiosi spazi di Scicli “Bassi Beneventano”ubicati all’interno di Palazzo Beneventano insignito del titolo di Patrimonio dell’Umanità dall’ Unesco e definito da Sir Anthony Blunt il più bel palazzo barocco di Sicilia. La bellezza sfolgorante di Palazzo Beneventano, forte, sfacciata, caratterizzata da apparizioni fantastiche e da forme bizzarre è dunque già nota nel mondo e ben si presta ad ospitare questo nuovo importante spazio riferimento per la cultura siciliana e nazionale. Bassi Beneventano nasce dal sodalizio di due importanti realtà che danno vita ad un progetto veramente encomiabile per unità d’intenti e per desiderio di valorizzazione dei talenti e del territorio siciliani. Si tratta della Stamperia d’Arte Amenta -tra le pochissime stamperie d’arte in Italia- portata avanti con passione da Loredana Amenta e della Lo Magno artecontemporanea che con questa seconda sede, dopo quella di Modica, si prefigge un ampliamento della propria mission. Lo Magno artecontemporanea nel 2022 ha celebrato i suoi 30 anni di attività con un group show che ha visto proprio tra i protagonisti Ignazio Cusimano Schifano. About Flowers segna un momento estremamente significativo nel percorso di vita e d’arte di Ignazio Cusimano Schifano, un genuino processo di rinascita iniziato circa un anno fa nella prestigiosa esperienza di residenza artistica presso il Museo Trame Mediterranee-Fondazione Orestiadi di Gibellina, rinascita continuata con esiti fortunati per pregevolezza e risultati artistici nella sua produzione più recente che costituisce la quasi totalità delle opere in mostra. Scrive la curatrice Serena Ribaudo: “ (…) Un rinovellarsi che trova il suo aspetto più pregnante in un moto dell’anima, in un’aspirazione che si fonda su di un motto semplice altresì universale: ricominciare dai fiori. Ricominciare lontano dai trabocchetti, dagli artifizi, dalla lusinga delle illusioni. Ricominciare lontano dalla morte della coscienza poetica. Ricominciare dalla Bellezza di cui i fiori sono un frammento nel creato. Un frammento innocente e misterioso al contempo. Ricominciare dal riconnettersi ad una sempiterna energia creatrice e ricreatrice, con una radice primitiva e vitale”. Nell’opera di Ignazio, e pertanto in quelle presenti in mostra, emerge sempre come una sorta di sigillo la sua precedente professione di restauratore di pregio e di conseguenza il sentimento dell’antico come principio fondante di tutte le cose. Ad esso si sposa uno sguardo attento, inquieto, difforme, sulla realtà -esteriore ed interiore- che costituisce la ragione più profonda e più vera del suo fare pittura. Attraverso le sue opere su tela e su carta, sempre impregnate della sua delicata e potente poesia, Cusimano Schifano in About Flowers e per Bassi Beneventano costruisce un percorso affascinante che invita il fruitore allo stupor e all’investigare i misteri pittorici e di natura.

Bassi Beneventano
Palazzo Beneventano, Piazzetta Ficili,1 – Scicli (RG)
Visitabile fino al 30 luglio 2023

Martedì-Sabato 10-13 e 17-21, Domenica 17-21, Lunedì chiuso
lomagno@bassibeneventano.it
bassibeneventano.it lomagnoartecontemporanea.it


pubblica: 

Paolo Loschi | Polline Blu


La Galleria Orizzonti Arte Contemporanea di Ostuni presenta sabato 22 luglio 2023 alle ore 19.30 la quinta mostra all’interno della neonata Project Room. Polline blu, questo il titolo della personale di Paolo Loschi, artista il cui lavoro la Galleria cura da tantissimo tempo e che, in tale occasione, la Direttrice tiene a presentare personalmente. 

Ecco come Maria Gabriella Damiani, gallerista della Orizzonti e curatrice della mostra, esplica il lavoro di Paolo Loschi:

Che peso ha la musica nell'arte?
Tanti sono gli artisti, oggi come in passato, che si sono lasciati ispirare dalla forza della musica potenziando quel guizzo geniale del gesto, subliminandolo con la fluidità del pennello e dei colori. E che dire dell'amore? Quanta letteratura, quanta poesia è stata ispirata da quelle ingovernabili pulsioni amorose che hanno spinto l'amante a superare se stesso e a consegnarsi all'immortalità attraverso i propri versi, racconti, poesie, romanzi, pitture e colori. E così, anche nel mondo di Paolo Loschi, la musica è parte integrante del suo bagaglio artistico/culturale tanto da definirsi egli stesso "un pittore con un buon orecchio"; ma se si parla di Loschi non si può assolutamente non parlare anche di spiritualità, che non è certo una spiritualità ecclesiastica bensì quel dolce dolore invadente che ogni giorno ti spinge a misurarti con te stesso e che alla fine dei giochi, ma con non poche difficoltà, ti eleva, ti redime da quei sentimenti basici che schiavizzano l'uomo immaturo e ti avvicina quanto più umanamente possibile all'idea che la tua anima aveva di te, prima della famosa notte dei tempi. E così come un naufrago, un artista senza l'opera ultima, come l'Arcano maggiore dei Tarocchi l'Appeso, come un Angelo alla ricerca del suo sparring partner, Loschi ripesca se stesso nell'infinito del suo passato e si riconsegna al presente come nuovo, ritrovando in quel gesto poetico e colorato quella parte di se rimasta sospesa, come in attesa di compimento, quel compimento che solo l'amore con la maturità dell'anima può regalare. Dal suo pennello fluido, musicale, spinto dal suono dolce e suadente di una tromba, riemergono personaggi strani, dei direttori di orchestra, degli angeli nascenti, un po' sfuggenti, un po' intuitivamente irriverenti, intrisi di colore e morbidi nei gesti, pregni di musicalità, di movimento e di spiritualità. Direttori di orchestra in piedi sul podio, sospesi, in attesa del tocco di inizio all'orchestra o forse fermi, protesi nel vuoto come a sottolineare l'importanza di una pausa, o di una sincope; Angeli vaganti circondati da quel polline bluche feconda le anime in attesa di trovare la propria a cui donare la possibilità di redenzione terrena. E resta così Paolo Loschi, così come i suoi direttori di orchestra, così come i suoi Angeli terreni, in piedi dinanzi alla sua tela intonsa in attesa di captare il sibilo della bacchetta per dare inizio al duello contro quelle infinite tele anonime... e all'improvviso un dubbio mi assale: e se non fossero tele? E se invece fossero mulini? Nel suo lavoro si riconosce bene l'estrema sintesi dell'informale di Licini, dell'espressionismo astratto di Cobra, del graffitismo di Basquiat, di quei personaggi fantastici e colorati di Klee ma il suo gesto, la sua cifra pittorica, è la somma di tutti i gesti, ormai fortemente riconoscibile, nel segno così come nel colore. Un gesto maturo, denso, corposo, a volte veloce, a volte lento, un gesto ormai "a togliere", come da grande lezione di Miles Davis, a volte violento, a volte dolcissimo, come dolcissimo è l'amore, a volte lungo, a volte profondo, "come profondo è il mare". Suonare i suoi colori, dipingere la sua musica, il suo amore per la vita, la sua passione, se stesso, in un tumulto di emozioni che turbinano dal presente al passato per congiungerlo finalmente al futuro, questo è il fine ultimo di Paolo Loschi. Una lotta con le tele sì ma soprattutto con se stesso, per rendersi migliore, come uomo e come artista, così come i nostri Angeli vogliono per noi. Quel duello infinito della vita come infinito è l'Amore Universale che anima Loschi, un amore non invidioso ma rispettoso, che non gode dell'ingiustizia ma si compiace della verità; un amore maturo, potente che tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta, senza fine. Un amore misterioso, suadente, penetrante, come la musica, come il cielo, come le stelle, come Dio... si fermerà mai?

Maria Gabriella Damiani

Paolo Loschi
Polline Blu
a cura di Maria Gabriella Damiani

Inaugurazione 22 luglio ore 19,30


22 luglio – 11 agosto 2023


GALLERIA ORIZZONTI ARTE CONTEMPORANEA
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