martedì 8 novembre 2022

Alain Urrutia | Memorabilia


Dopo la mostra collettiva del 2020, Alain Urrutia (Bilbao, 1981) ritorna alla MAAB Gallery con una mostra personale dal titolo Memorabilia, in cui espone l’ultimo ciclo pittorico realizzato a partire da alcuni oggetti raccolti per il loro valore simbolico oltre che intrinseco. Come infatti ha dichiarato l’artista: “In queste nuove opere è rappresentato l'atto del collezionare e il modo in cui diamo valore e significato a oggetti che apparentemente non ce l'hanno”. 
L’artista basco, oggi residente a Berlino, ha elaborato una ricerca pittorica che investe i suoi soggetti di una memoria intensa, un’atmosfera enigmatica e talvolta perturbante che origina dallo stesso trattamento pittorico delle immagini, che dal realismo della presentazione passano immediatamente alle ambivalenze di una rappresentazione sospesa e mentale che trova nell’idea di collezione la sua propria Wunderkammer pittorica. 
A differenza dei precedenti lavori rigorosamente giocati sulla scala dei grigi, questa volta le opere sono state realizzate con una leggera modulazione cromatica che produce una sorta di effetto anaglifo e stereoscopico, una oscillazione del campo percettivo che qui riecheggia nella vibrazione psico-emozionale innescata da queste opere, che all’interno dell’oggettività della rappresentazione riescono così a includere valenze soggettive.
Anche in questa mostra Alain Urrutia prosegue quindi il suo personale viaggio attorno agli oggetti ed ai modi della rappresentazione, facendosi evocativo e sfidando l’osservatore nel gioco di rimandi e di assonanze emotive con il soggetto osservato nel quadro. Attraverso questa operazione, che disvela tanto quanto ammanta di mistero, l’artista offre ad uno sguardo ravvicinato, saltando dall’ingrandimento alla distanza, i soggetti dei suoi lavori, e nel far questo, come avviene nel ciclo Memorabilia, li sottrae alla perdita, riportandoli al centro dell’attenzione e riavvicinandoli come apparizioni lievi, soffuse e memoriali. 


ALAIN URRUTIA
Memorabilia

Opening: 17 novembre 2022, 17.00 > 20.00
17.11.2022 - 27.01.2023
dal lunedì al venerdì dalle 10.30 alle 18

MAAB Gallery, via Nerino 3, 20123 Milano

Pelli di Seppia di Simone Bergantini


Pelli di Seppia, al BoCs Museum la mostra di Simone Bergantini nata dalla sinergia tra ABA Catanzaro e Comune di Cosenza.

Sarà inaugurata il prossimo 11 novembre la mostra inserita nell’ormai feconda collaborazione tra il progetto Ceilings, dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, e il Comune di Cosenza finalizzata alla valorizzazione delle opere e dello spazio espositivo del BoCs Museum.Proprio lì, infatti, il capoluogo bruzio ospiterà le opere di Simone Bergantini per la mostra “Pelli di Seppia”, dando vita a una personale a cura di Simona Caramia e Giuseppe Negro che è parte di un ciclo di mostre inserite nell'ambito del progetto Ceilings. Oltre all’artista e ai curatori, la mostra sarà inaugurata alla presenza di Virgilio Piccari, direttore dell’Accademia, Antonietta Cozza, consigliera delegata alla Cultura del Comune di Cosenza, e Marilena Cerzoso, direttrice del museo.

A raccontare quello che i visitatori avranno modo di vedere è lo stesso artista: «Il progetto– spiega Bergantini - nasce da una costola del precedente “How to dance rave music” del 2020 in cui ho dato il via ad uno spostamento della mia ricerca visiva, concentrando la mia pratica sull'osservazione dei modi e dei contenuti delle nuove generazioni: “Pelli di Seppia” è il racconto di un personaggio di fantasia estroverso, animato da un senso di coralità che si trova a confrontarsi con un universo in cui si sono azzerati i tempi di contatto con il gruppo ma si è dilatato lo spazio tra gli individui. Un coreografo dai tratti eccessivi e la sua compagnia di danza sperimentale “Les fleurs de Tahiti” di cui è anche unico interprete. Le fotografie ritraggono un soggetto – un ballerino - in costume mimetico che esegue una sequenza di movimenti ispirati all’universo espressivo delle seppie, animali in grado di comunicare nel silenzio dell’ambiente marino semplicemente cambiando colore della pelle grazie a delle contrazioni muscolari».

Alcune delle fotografie che saranno esposte all’interno di tre ambienti comunicanti del BoCs Museum (complesso monumentale S. Domenico, piazza Tommaso Campanella, 22, Cosenza) in uno stretto dialogo con le opere permanenti del museo, sono state scattate proprio per le strade di Cosenza dove la curiosa figura protagonista degli scatti si è aggirata alla scoperta della vita in città nella prospettiva di chi la abita.

La mostra, come detto, aprirà i battenti il prossimo 11 novembre. A partire dalle ore 15:00, l’esposizione sarà visitabile in anteprima dagli studenti dell’Accademia, dalle 16:30, poi, l’apertura al pubblico. L’esposizione sarà visitabile fino al prossimo 12 dicembre secondo i seguenti orari: dal martedì al venerdì, dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 19; sabato, dalle 9 alle 13.

Accademia di Belle Arti di Catanzaro
Via Tripoli, 46/48
88100 – Catanzaro


martedì 25 ottobre 2022

Ombre di Luce | Simone Lingua


Architettura e Arte si incontrano in un continuum nell’installazione che Simone Lingua ha concepito e integrato nell’architettura dello spazio de La Lanterna, creato da Massimiliano e Doriana Fuksas, valorizzandone il rapporto con la luce. Un’installazione site-specific, curata da Tiziana Tommei e promossa da Domus Art Gallery Athens, costituita da un’ossatura metallica costellata di superfici specchiate, che abita lo spazio creando un percorso tra le opere cinetiche dell’artista. Sotto la volta di copertura della terrazza panoramica e al punto più alto dove affiora La Lanterna - la struttura che attraversa i quattro livelli del palazzo dell’ex Unione Militare a Roma, riqualificato su progetto dello Studio Fuksas - Simone Lingua ha dato vita ad un disegno che rievoca linee, luci e ombre, muovendo dall’osservazione degli sviluppi e delle proiezioni del tessuto architettonico.

Un intervento, questo, che segue il solco tracciato negli anni dal creativo in ordine al rapporto tra arte e contesto, sia urbanistico che architettonico, quale terreno costante di riflessione, ricerca e sperimentazione. “Un’installazione che nasce dalla riflessione sul vuoto e sulla mutevolezza […] Un vuoto abitato in superficie da forme astratte, geometriche e dinamiche - come spiega la curatrice Tiziana Tommei - che mediante l’intervento dell’artista vengono riverberate, come in uno specchio, e tradotte in elementi reali, ossia segmenti metallici interconnessi e concentrati in masse puntuali di un percorso che traccia i confini dello spazio dell’arte internamente a quello dell’architettura. Masse composte da figure geometriche, ora vuote ora specchiate, da cui si generano i sostegni delle opere in mostra: cubi, sfere, cilindri e pannelli quadrangolari, volumi in plexiglass e acciaio, tutte creazioni tratte dal vocabolario dell’artista e afferenti alla produzione cinetica.” 

In mostra lavori compresi tra il 2015 e il 2020, realizzati in plexiglass e acciaio supermirror, due materiali che potenziano il dialogo con gli elementi dell’architettura, in una dinamica di rimandi che sottende una concezione univoca dell’espressione creativa. Un’incredibile esperienza immersiva, nella quale, la proiezione di luci e suoni anima la relazione tra installazione, contesto e opere esposte. Quest’ultime prendono vita grazie al movimento e allo sguardo dello spettatore, che assume un ruolo attivo sia sul piano cognitivo sia con un profondo coinvolgimento in chiave percettiva. Il progetto segue uno sviluppo che prende origine dal cuore della Lanterna per diffondersi nell’ambiente in forma di isole: ciascuna di esse accoglie opere selezionate, che appaiono in continua mutazione, nella forma e nel colore, fino a suggerire la percezione illusoria di un moto continuo e reale. Lo spazio dell’arte, dunque, compenetra lo spazio dell’architettura determinando una dimensione parallela che trae origine, ispirazione e fisionomia dalle preesistenze, pervase e tuttavia mai ridefinite. L’artista - Simone Lingua nasce a Cuneo, 1981. Si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze e i suoi esordi sono legati alla pittura. I primi studi relativi all’arte cinetica risalgono al 2010, in un periodo significativo di collaborazione con lo Studio dell’Architetto Roberto Baciocchi, espresso nella progettazione delle facciate di Prada a Las Vegas, Shanghai e Sydney. La carriera espositiva dell’artista inizia nel 2016, in Italia e all’estero. Nel 2018, firma il progetto Ninfea, un’installazione temporanea realizzata per la Vasca della Piazza delle Sorgente del borgo termale di Bagno Vignoni. Nello stesso anno avvia Contemporary Illusions, sperimentazioni basate su di un concept di installazione artistica che vede l’uso di specchi applicati a monumenti e edifici storici. Nel 2021 firma la collaborazione con Bvlgari per Expo 2020 a Dubai, ideando in esclusiva per la Maison l’opera Sotiria: installazione cinetica e site-specific di 150 mq, destinata alla sezione centrale del Padiglione Italia e ispirata al tema Beauty Connects People. Il 2022 si apre con l’installazione di due sculto-installazioni per fontane, Sphera 9.0 e Sphera 7.0, create per la città di Gaeta; nel luglio dello stesso anno realizza Nuance, disegno progettuale parte di Contemporary Illusions, destinato alla ciminiera del complesso industriale Ex AVIR a Gaeta. Dal ‘98, l’artista vive in Toscana. Dal 2017 il suo lavoro è curato da Tiziana Tommei. 




Ombre di Luce | Simone Lingua

Domus Art Gallery Athens
Προυσης 28, Vari 166 72, Grecia
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Ufficio Stampa
Studio Martinotti
martinotti@lagenziarisorse.it
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pubblica: 

mercoledì 19 ottobre 2022

LA PELLICOLA D'ORO - Alla Festa del cinema di Roma nuove premiazioni

 






Si è tenuta oggi nell’ambito della Festa del Cinema di Roma presso lo spazio REGIONE LAZIO (Lazio Terra di Cinema) all’Auditorium Parco della Musica, la premiazione de La Pellicola d’Oro.

Durante l'evento sono stati premiati:
Segretaria di Edizione Paola Bonelli per il film "I Fratelli de Filippo" di Sergio Rubini.
Direttore di Produzione Carlo Traini per il film "Il Cattivo Poeta" di Gianluca Jodice.
Premio alla Carriera Angelo Cortese Pittore di Scena.

Tra i presenti: Valeria Allegritti (Assessore alla Cultura del Comune di Roma), Giovanna Pugliese (Uff. Cinema della Regione Lazio), Avv. Andrea Canali ( Anica), Franco La Posta (predidente APAI). Cinzia Loreti (presidente AIARSE: gli studenti del Cine TV Rossellini e del Liceo Artistico Alessandro Caravillani).

Le aziende: Romolo Sormani (Rancati), Laura Nobili (Tirelli), Gianluca Franculli (Scenarredo), Franco Ragusa (Presidente AIAT-SFX Effetti Speciali del Set). Sergio Giussani Produttore.

Segnala
Massimo Nardi

lunedì 17 ottobre 2022

Calixto Ramírez | UNA OTRA COSA


"Y replantearse...
¿ hasta dónde se podría llegar?
" Calixto Ramirez

Si presenta a Spazio Rivoluzione “UNA OTRA COSA” (2022) dell’artista messicano Calixto Ramírez. La mostra, risultato di un’azione performativa ideata in esclusiva per Spazio Rivoluzione, è dedicata alla martoriata e splendida Palermo, una città traboccante di contraddizioni, nella quale i fasti del passato coesistono fastidiosamente con un lacerante e quasi immortale stato di abbandono. È una tragedia indescrivibile quella di Palermo, superbamente bella e corrotta fino al midollo, avvinghiata senza speranza al fascino magnetico della sua decadenza.
Tra meraviglie e degrado, Calixto Ramírez ha raccolto una serie di oggetti tra i vicoli e le strade della città, attivandoli attraverso un rituale propiziatorio che ne ha previsto la distruzione nell’auspicio di un nuovo inizio. Questi oggetti logori, trasformati, frantumati, simboleggiano la rottura con un passato invadente, ingombrante, che carica il presente di paure ed incertezze, rallentandone il progresso e soffocandone gli entusiasmi.
Nella cultura materiale, infatti, un oggetto porta con sé una potente carica espressiva legata alla sua interazione con lo spazio e le persone. Un oggetto crepato, sbeccato, non più utile, conserva i segni dell'azione dell'uomo e del tempo, di una storia che si riversa nel presente. Ciò che è trascorso, tuttavia, non deve essere del tutto negato, ma ricomposto in nuova forma come base per una diversa ripartenza. Non, dunque, un peso dal quale è difficile scrollarsi, ma un ponte solido per un nuovo ed hegeliano divenire.
La necessità di un cambiamento ci conduce a un atto liberatorio e profondamente taumaturgico. Ci invita alla rottura, a mutare il punto di vista su ciò che siamo e osserviamo, a trasformare una cosa in un'altra. Costruire una versione migliore del presente ci allontana dalle trasgressioni e dalle barbarie del passato, di una storia che vuole continuare ad essere, ma che è giusto far deflagrare per dare spazio a nuovi nutrimenti ed energie.

testo di Luisa Montaperto


grafica di Adalberto Abbate e Patrizia Filizzola 


CALIXTO RAMIREZ
UNA OTRA COSA
a cura di Adalberto Abbate
dal 20.10 al 20.11.2022

Giovedi 20 ottobre si inaugura a Spazio Rivoluzione (Pa) la personale dell’artista messicano Calixto Ramirez.

Inaugurazione: giovedi 20 ottobre , h 19:00 – 22:00

SPAZIO RIVOLUZIONE
Piazza della Rivoluzione, 9 - Palermo
www.spaziorivoluzione.com
info@spaziorivoluziome.com

Andrea Astolfi | DSCF9275


Il potere creativo del difetto di Antonio Zimarino
Entriamo improvvisamente in un luogo dove ci troviamo immersi in una bolla percettiva fatta di sonorità, immagini distorte e colori irrazionali; ci poniamo di fronte alla difficoltà di interpretare brandelli e intuizioni di realtà dentro quest’esperienza estetica pressoché totale, immaginando il progetto concettuale dell’artista, tentando di interpretarla valutando l’effetto, la differenza con il reale, la dissociazione tra vissuto e percepito e quant’altro di concettualmente o fisicamente riusciamo a cogliere. Cosa ci vuole o ci può dire tale esperienza?

Tutto questo, la condizione in cui ci troviamo non è in realtà un “progetto” ma una sorta di scoperta-rivelazione legata ad un evento casuale che l’artista ha colto come contraddizione dal logico, come inattesa rivelazione di una anormalità “generativa” di displacement e quindi, di necessaria ricerca di compensazione.

Nasce tutto dalla casuale scoperta di una macchina da ripresa ormai difettosa, che riesce solo a distorcere luce e forme, quando invece il suo compito, il senso e la funzione dell’oggetto, sarebbe stato quello di provvedere alla registrazione tecnica della realtà oggettiva. Il difetto, il guasto trasforma l’oggetto “logico” in un produttore inconsapevole di straniamento, in un generatore indeterminato di effetti potenzialmente “artistici”, in una epifania di imprevedibile dissociazione rispetto a quel reale che avrebbe dovuto documentare.

L’artista rimane folgorato concettualmente da qualcosa che non si poteva prevedere o progettare come espressione, ma qualcosa di estetico che si è “dato da sé”, generato da un errore tecnico, da un guasto nella procedura prevista e progettata, dalla deviazione incontrollabile del “telos”, della finalità stessa dell’oggetto elettronico.

Ciò che genera nell’artista la domanda sul “significato” ovvero sul possibile “senso” di questa epifania “fuori luogo” è dunque l’“anomalia”, l’aporia della logica della macchina, la deviazione imprevista del flusso ordinario delle cose. L’errore, l’imperfezione trasformano il nostro modo di guardare, da “logico” ad “estetico”. L’errore tecnico ci porta nell’area delle domande sul “perché”, sulla percezione, sulla sospensione del senso. L’artista non riesce a reagire all’imprevisto, abbandonando l’oggetto ma si trova costretto a ragionare o a gestire il paradosso dell’oggetto: esso non “registra” le cose ma ne cambia la percezione.

Il “caso” che Andrea Astolfi ha coltoci spiega qualcosa di profondo di noi: ci animiamo di fronte all’imprevisto, di fronte a ciò che le procedure non comprendono e non sanno gestire. La “domanda” sul senso è esattamente la condizione che apre a percezioni e approcci differenti; l’imprevedibile manifestazione del non-senso richiede rilettura, riordino, compensazione e riadattamenti. Il bambino fa lo stesso gioco con le nuvole: per lo stupore di veder apparire qualcosa di insolito ed indeterminabile nella sua costante trasformazione (noi non sappiamo, il bambino non sa nulla del vapore acqueo e del vento) vuole (e noi vogliamo o crediamo di poter) dare una forma determinata a ciò che costantemente si trasforma.

Il potere “generativo” e creativo delle domande e delle ipotesi non va però cercato negli oggetti o nelle nuvole ma piuttosto, “altrove”, nel rapporto che noi poniamo con essi e con esse: l’incanto, il desiderio di leggere qualcosa che è impossibile leggere e definire è in noi, non nelle nuvole. L’imprevisto e l’immaginazione sono le nostre risposte alla domanda che l’Inatteso ci pone. Senso e non senso sono nelle nostre percezioni di fronte all’apparire delle cose. Il gioco del conoscere, scoprire e riconoscere continuo e inarrestabile, sta in noi, anzi, noi siamo quel gioco. Nuvole e macchinette fotografiche difettose “generano” il cambiamento di stato di chi ha a che fare con esse perché spezzano la logica, il flusso d’uso chiedendo così di essere ri-usate, ri-lette da altri punti di vista, magari metaforici, quindi, creativamente più aperti e interpretabili.

Andrea Astolfi non si è però limitato a cogliere il passaggio dal “previsto all’imprevisto” che il difetto ha evidenziato ma poiché artista, ha inteso riproporlo e condividerlo per far entrare anche noi nel “gioco” provocato dalla domanda che si genera in noi, su che senso abbia questa esperienza che siamo chiamati a condividere in questo spazio. Il reale “atto creativo” di Andrea è accettare la provocazione al senso che la casualità offre, scegliere la casualità come “pro-vocazione” (ovvero una “chiamata a favore di”) a cambiare approccio nei confronti del reale che continuiamo assurdamente a presumere come costantemente tale.

L’installazione è il reale atto creativo, l’aver pensato che il glitch¹, la deformazione anomala di un flusso prevedibile non sia un “errore” di malfunzionamento ma l’accesso ad un diverso funzionamento della nostra percezione, l’elemento che può cambiare l’approccio dal logico all’estetico, la condizione che ci dispone a vedere le cose “domandandoci” sul loro “senso”, spostandoci mentalmente dal logico all’analogico. L’errore, il difetto spingono a superare le logiche procedurali, scardinano la certezza degli usi, dei significati e delle funzioni (di una macchina fotografica soltanto?) e ci fanno spostare dall’abitudine del banale “riconoscere” funzioni, all’imprevedibile interpretazione delle percezioni.
_________________________________________

¹ termine onomatopeico che in elettronica, indica genericamente i disturbi di breve durata che si manifestano in un impulso teletrasmesso, deformandone la forma d'onda (Enciclopedia Treccani)


Andrea Astolfi
DSCF9275 a cura di Antonio Zimarino

vernissage sabato 22 ottobre ore 18.00

Associazione Spazio Inangolo
con il Patrocinio del Comune di Penne

Inangolo
Largo San Giovanni Battista 1, Penne PE
dal 22.10.2022 al 05.11.2022
venerdì e sabato dalle 18.00 alle 20.00
www.inangolo.it
info@inangolo.it

LOREM IPSUM | A collective exhibition without a theme

Lorem Ipsum è una mostra segnaposto, una formula riempitiva. Il titolo della collettiva curata da Irene Sofia Comi prende spunto dall’omonimo testo campione usato generalmente per le bozze di grafica e di programmazione che, seppur venga generato in maniera casuale, condivide alcune caratteristiche con un vero testo scritto, simulandone apparenze e struttura. 

Questo testo si basa sulla storpiatura dello scritto De finibus bonorum et malorum di Cicerone del 45 a.C., dove le parole latine sono state estratte e rimescolate senza l'intenzione di creare un testo di senso compiuto. Allo stesso modo Lorem Ipsumsi propone di riflettere e superare le norme metodologiche da seguire per la costruzione di una mostra collettiva, tra le quali compare, in prima linea, la necessità di una tematizzazione. Anziché concentrarsi su un tema, l’esposizione pone l’accento sulla struttura che ruota intorno al concept, allo spazio espositivo e agli apparati testuali e comunicativi, indagando i meccanismi espositivi e processuali che determinano lo sviluppo di un progetto: produzione dei lavori, spazio espositivo, allestimento, testo curatoriale, titolo, grafica, etc. Nel mettere in pratica questa scelta, l’esposizione si propone come spazio di libera riflessione intorno a forme espressive e metodologie curatoriali più sperimentali e condivise. Spazio in Situ non è più solo un white cube, uno spazio espositivo asettico e sacrale, ma diventa anche immagine, scenografia e intervento collettivo. Le nove opere degli artisti e delle artiste dialogano nello spazio senza l’esigenza o l’obbligo di ruotare intorno a una o più tematiche comuni, esprimendosi al di fuori di vincoli e costrizioni predeterminate, diventando a loro volta suggestioni per la creazione di un racconto immaginativo. 
Lorem Ipsumè un tentativo di svincolare gli sguardi, le pose e le posizioni dai punti di riferimento abituali, in un work in progress continuo tra artista, curatore e fruitore. 

testo di Irene Sofia Comi

Spazio In Situ
LOREM IPSUM
A collective exhibition without a theme
A cura di Irene Sofia Comi

Artisti: Sveva Angeletti / Alessandra Cecchini / Francesca Cornacchini / Marco De Rosa / Federica Di Pietrantonio / Chiara Fantaccione / Andrea Frosolini / Daniele Sciacca / Guendalina Urbani

inaugurazione il 18 ottobre 2022 dalle 19:00 

performance di:
Alessandra Cecchini: 19:00
Marco De Rosa: 20:00

Spazio In Situ 
Via San Biagio Platani 7
00133 - Roma
dal 19 ottobre al 19 novembre 2022
visitabile tutti i giorni su appuntamento