domenica 18 ottobre 2020

Giulia Marchi - La natura dello spazio logico

Tutto procede con un tempo fortissimo, 2019


Inaugura sabato 24 ottobre 2020, dalle ore 15 alle 20, negli spazi di LABS Contemporary Art, la mostra personale di Giulia Marchi dal titolo La natura dello spazio logico a cura di Angela Madesani. 

Giulia Marchi ha una formazione artistica di forte impronta letteraria che l’ha portata a una espressività che spesso si connota di narrazione, anche quando la forma scelta – fotografia, ma non solo – non rende così immediata la lettura, ma rimanda a successivi accostamenti, codici che prima ancora di essere decifrati si lasciano interpretare.

Il titolo La natura dello spazio logico riprende quello di una delle serie di lavori proposti in mostra e fa riferimento al filosofo e architetto austriaco Ludwig Wittgenstein; suo l’assunto che segue e che chiarisce gli intenti della ricerca dell’artista: «Luogo spaziale e luogo logico concordano nell’essere ambedue la possibilità di un’esistenza». 

Per Wittgenstein il lavoro filosofico, come spesso quello progettuale in senso architettonico, è un lavoro su se stessi e sul proprio punto di vista; concetto che interessa profondamente Giulia Marchi ed è da lei indagato in questa serie, costituita da un corpus di fotografie e lavori scultorei in marmo. 

Quattro lastre di marmo della serie L'artefice, sulle quali è inciso l’esametro virgiliano Ibant obscuri sola sub nocte per umbram, scelto e proposto dall’artista nell’errata versione di Jorge Luis Borges: Ibant obscuri sola sub nocte per umbras. Sbaglio voluto dal poeta argentino il quale amava gli errori tanto da considerarli una prova di verità e sicuramente di umanità. Una quinta lastra più grande reca la scritta Null, zero in tedesco, la lingua del filosofo che ha guidato l’intero progetto di lavoro.

Un ulteriore momento della mostra è dedicato ai labirinti e alla loro valenza filosofica: a Borges e al suo labirinto costruito sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, al labirinto di Cnosso sull’isola di Creta ed infine al Labirito di Dunure in Scozia. Una riflessione sul concetto di limite, attraverso l’errore, l’umana debolezza, lo spaesamento, il dubbio, l’incapacità di districarsi è quanto caratterizza i lavori esposti. Limite, errore, dubbio che forse sono proprio il senso più recondito, più temibile ma anche più affascinante dell’esistenza. 

Giulia Marchi nasce a Rimini, nel 1976. Studia Lettere Classiche all’Università degli studi di Bologna. Ricerca letteraria e approccio concettuale sono precisi stilemi del suo linguaggio fotografico - dall’utilizzo del foro stenopeico alla costruzione delle proprie macchine fotografiche, dalla sperimentazione condotta trattando chimicamente le matrici di polaroid al costante richiamo al testo, punto di partenza e chiave di lettura attraverso il quale dipinge i suoi paesaggi rarefatti. Nel 2012 viene invitata a partecipare al progetto residenziale Hybrid Spaces, condotto da Marco Zanta e promosso dalla Fondazione Francesco Fabbri (TV). Nel 2013 il suo progetto Multiforms, tra i 10 finalisti del Premio BNL Gruppo BNP Paribas, viene presentato alla galleria The Format Contemporary Culture Gallery di Milano, in collaborazione con CAP (Contemporary Art Projects), e realizza il suo primo libro d’artista Multiforms (Danilo Montanari Editore), con prefazione di Bruno Corà. Nel 2014, in collaborazione con Mustafa Sabbagh, realizza il libro d’artista in tiratura limitata 17:17(Danilo Montanari Editore). Nel 2015, una sua personale, dal titolo Rokovoko, viene allestita presso la galleria Matèria (Roma). Nello stesso anno, 17:17entra a far parte della collezione permanente di libri d’artista del MAXXI - Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo e della Collezione Maramotti. Tre opere dal suo progetto Multiforms entrano a far parte della collezione permanente del CAMUSAC - Cassino Museo Arte Contemporanea. Nel 2016 è una degli artisti a partecipare alla collettiva intitolata Murmurpresso la Flowers Gallery a Londra. Nel 2017 tiene, insieme all’artista cinese Xiaoyi Chen, una doppia personale presso la galleria Matèria (Roma), dal titolo one giant leap. Nel 2018 vince il premio Rotaract Bologna con l’opera Camera Anecoica, in occasione di Arte Fiera 2018 (Bologna). Nel 2019 viene invitata a tenere un workshop di alta formazione presso l’ISIA di Urbino. In occasione di Artissima 2019 presenta il libro d’artista edito da Danilo Montanari dal titolo Tutto procede con un tempo fortissimo, affiancata da Lorenzo Balbi, autore del testo critico che accompagna il lavoro.

               L'artefice, 2020

Giulia Marchi
La natura dello spazio logico

a cura di Angela Madesani

24 ottobre - 19 dicembre 2020

Opening: sabato 24 ottobre 2020, ore 15-20

Labs Contemporary Art |Via Santo Stefano 38, Bologna

Orari
Martedì-venerdì: 15.30-19
Sabato: 9.30-12

Informazioni
Tel. +39 348 9325473 | 051 3512448
info@labsgallery.it



 

 

venerdì 16 ottobre 2020

OLTRE LA FORMA

Pietro Finelli, club silencio, film1, olio su tela, 2020


Oltre la Forma è una mostra che porta a dialogare itinerari estetici di sei artisti italiani, di fama internazionale, Mimmo Rotella, Tano Festa, Mario Schifano, Pietro Finelli, Luca Coser e Paolo Manazza, secondo un fil rouge in grado di legare le loro poetiche mediante una matrice che, dagli inizi del ‘900 ad oggi, ha delineato una figurazione generata da una tensione verso l’abbandono della forma accademica, della mimesis, in favore di una ex-forma, una grammatica pittorica epifania di fluttuazioni interiori, lontane dal classicismo e latrice, invero, di un substrato visionario, limbico ed enigmatico, liricamente differente ma ugualmente evocativo.Oltre la Forma intende, dunque, non porre meramente in confronto le sei personalità, bensì, mediante un sincopato dialogo tra le opere di ognuno, avviare un processo relazionale, in cui l’Arte si propone quale mediumrelazionale ed ontologico, in grado di superare i limiti della percezione, varco per un altrove immaginifico.


GLI ARTISTI 
Mimmo Rotella (1918 – 2006), artista e figura chiave del Nouveau Réalisme e della Pop Art, abbandona la figurazione pittorica scoprendo la valenza del manifesto pubblicitario come veicolo d’espressione artistica, attraverso il décollage, cui unì l’assemblage ed il ready made. Accostò a tali linguaggi elaborazioni sempre più complesse e differenti, anche fotografici, atti a scardinare il concetto di figurazione convenzionale. 

Tano Festa (1938 –1988), pittore e fotografo, esponente della Scuola di Piazza del Popolo, avanguardia pop italiana, propose un linguaggio new dada in modo straordinariamente eccentrico e concettuale, sino a ritrovare in pittura il veicolo di una reinterpretazione del passato in chiave geometrica e raffinata. 

Mario Schifano (1934 – 1998),artista, pittore, regista, personalità chiave della Pop Art con i nomi già citati, si mosse tra la riscrittura del paesaggio e lavori in cui, allusivamente, riportò sulla tela simboli e lettere, facilmente riconoscibili, mediante discioglimento del colore, strappo del supporto o mèlange di foto su “tela emulsionata”. Fondamentale fu la commistione del medium pittorico con quello linguistico, nella volontà di superare il passato e gli schemi pregressi. 

Pietro Finelli (1957), artista e curatore, dopo un passato di sperimentazione sulla materia, oggi indaga la pittura mediante una interessante dinamica che parte da visioni urbane e da immagini del cinema noir americano degli ’40 e ’50, secondo uno sconfinamento spaziale e poetico, di cui il dettaglio è protagonista. 

Luca Coser (1965), artista e docente all'Accademia di Belle Arti di Brera, percepisce la realtà della finzione artistica come linea guida, in questa logica il suo lavoro si giustifica come una sorta di pittura d'interni, lì dove l’architettura è data proprio dai prodotti dell’arte, siano essiletteratura, pittura, cinema, attraverso un processo di arte per l’arte, arte sull’arte. 

Paolo Manazza (1959), artista ed esperto d'arte, dopo aver studiato la pittura antica e gli esiti informali della scuola newyorchese ed europea degli anni Cinquanta, oggi sperimenta le sovrapposizioni cromatiche in una pittura neoinformale che unisce la forza della gestualità alle vibrazioni del colore. 


AZZURRA IMMEDIATO 
Storica, curatrice e critica d’arte, nasce a Benevento e vive a Bologna dove si è Laureata in Storia dell’Architettura ed Arte al DAMS e successivamente ha conseguito la Laurea Magistrale in Storia dell’Arte Medievale e Moderna, presso l’Alma Mater Studiorum. Approda al contemporaneo dopo anni di lavoro nelle HR, collaborando con importanti riviste online tra cui ArtsLife, Photolux Magazine, Il Denaro, Ottica Contemporanea, Rivista segno, Senza Filtro e Il Sannio Quotidiano, scrivendo di arte, fotografia, design, video arte. Ha seguito e segue diversi artisti emergenti e no, da diversi anni coopera con alcune gallerie in veste di critico, in particolare nel lavoro di ideazione, scrittura e redazione di cataloghi e libri d’arte, curatela per mostre monografiche e collettive; lavora, poi, ad allestimenti e progetti artistici d’altra natura. La sua passione per la fotografia le permette di tendere verso la ricerca di nuovi linguaggi e negli ultimi anni, oltre alla propria affezione, ha curato e diretto alcune mostre in collaborazione con fotografi italiani e stranieri, in musei nazionali o festival, insieme con progetti di beneficenza e arte terapia dal patrocinio universitario. Gli ultimi anni sono stati segnati dalla curatela di alcune mostre personali di rilievo nel Sud Italia ed altre in Emilia-Romagna; Dal 2018 in ha avviato l’importante collaborazione con il fotografo Paolo Verzone per il Photolux Festival di Lucca, incentrata sull'estetica dell'immagine. Dal 2018 è direttrice artistica della Sezione Fotografia del festival VinArte e ideatrice, con Massimo Mattioli, del progetto Imago Murgantia. Parte del suo lavoro riguarda anche la videoarte e la teoria dei linguaggi multimediali. È, inoltre, tra i primi firmatari del ‘Manifesto Art Thinking’ e Senior Art Curator per Arteprima Progetti; assegna alla cultura un ruolo centrale nell’esistenza umana e alla curiosità per il mondo un valore da non dimenticare mai. È membro dello Scientific Board del progetto ‘IAR, International Artist Residency’, ideato da Francesco Ciotola e Raffaele Loffredo, incentrato sulla videoarte. Inoltre, ha intrapreso una collaborazione con lo Studio Jaumann, unendo il mondo dell’Arte con quello della Giurisprudenza e della Intellectual Property. 


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BEYOND THE FORM 
Curated by Azzurra Immediato 
Area35ArtGallery, Milano 

Beyond the Form is an exhibition that leads to dialogue between the aesthetic itineraries of six Italian artists, of international fame, Mimmo Rotella, Tano Festa, Mario Schifano, Pietro Finelli, Luca Coser, Paolo Manazza, according to a common thread capable of linking their poetics with a matrix that, from the beginning of the 1900s to the present, has outlined a figuration generated by a tension towards the abandonment of the academic form, of mimesis, in favour of an ‘exforma’, a pictorial grammar epiphany of inner fluctuations, far from classicism and bearer, indeed , of a visionary substrate, limbic and enigmatic, lyrically different but equally evocative. Beyond the Form, therefore, it intends not to merely compare the six personalities, but, through a syncopated dialogue between the works of each one, to start a relational process, in which the Art proposes itself as a relational and ontological medium, able to overcome the limits of perception, gap for an imaginative elsewhere. 

THE ARTISTS 
Mimmo Rotella (1918 - 2006), artist and key figure of the Nouveau Réalisme and Pop Art, abandons the pictorial figuration discovering the value of the advertising poster as a vehicle of artistic expression, through the décollage, which he combined the assemblage and readymade. He combined these languages with increasingly complex and different elaborations, including photographic ones, capable of undermining the concept of conventional figuration. 

Tano Festa (1938 – 1988), painter and photographer, exponent of the School of Piazza del Popolo, Italian pop avant-garde, he proposed a new dada language in an extraordinarily eccentric and conceptual way, until he found in painting the vehicle of a reinterpretation of the past in a geometric and refined key. 

Mario Schifano (1934 – 1998), artist, painter, director, protagonist of Pop Art with the names already mentioned, he moved between the rewriting of the landscape and works in which, allusively, he brought symbols and letters, easily recognizable, on the canvas, by dissolving the colour, tearing the support or mélange of photos on "emulsified canvas". Fundamental was the mixture of the pictorial medium with the linguistic one, in the desire to overcome the past and the previous schemes. 

Pietro Finelli (1957), artist and curator, after a past of experimentation on the subject, today investigates painting through an interesting dynamic that starts from urban visions and images of American noir cinema of the '40s and' 50s, according to a spatial encroachment and poetic, where the detail is the protagonist. 

Luca Coser (1965), artist and professor at the Brera Academy of Fine Arts, perceives the reality of artistic fiction as a guideline, in this logic his work is justified as a kind of interior painting, where architecture is given precisely by the products of art, being them literature, painting, cinema, through a process of art for art, art on art. 

Paolo Manazza (1959), artist and art expert, after having studied ancient painting and the informal results of the New York and European school of the Fifties, today he experiments with chromatic superimpositions in a neoinformal painting that combines the power of gestures with the vibrations of color. 

AZZURRA IMMEDIATO 
Historian, art critic and curator, she was born in Benevento and lives in Bologna where she graduated in History of Architecture and Art at DAMS and subsequently obtained a Master's Degree in History of Medieval and Modern Art, at the Alma Mater Studiorum. She comes to the contemporary after years of work in HR, collaborating with important online magazines including ArtsLife, Photolux Magazine, Il Denaro, Ottica Contemporanea, Rivista Segno, Senza Filtro and Il SannioQuotidiano, writing about art, photography, design, video art. She has followed and follows several emerging and non-emerging artists, for several years she has been cooperating with some galleries as a critic, in particular in the work of designing, writing and editing catalogs and art books, curating for monographic and collective exhibitions; then she works on other kinds of artistic installations and projects. Her passion for photography allows her to tend towards the search for new languages and in recent years, in addition to her affection, she has curated and directed some exhibitions in collaboration with Italian and foreign photographers, in national museums or festivals, together with projects of university sponsored charity and art therapy. The last few years have been marked by the curatorship of some important personal exhibitions in Southern Italy and others in Emilia Romagna; In 2018 she started an important collaboration with photographer Paolo Verzone for the Photolux Festival in Lucca, focused on the aesthetics of the image. Since 2018 she has been the artistic director of the Photography Section of the VinArte festival and creator, with Massimo Mattioli, of the Imago Murgantia project. Part of her work also concerns video art and the theory of multimedia languages. She is also among the first signatories of the 'Art Thinking Manifesto' and Senior Art Curator for Arteprima Progetti; assigns culture a central role in human existence and curiosity for the world a value that should never be forgotten. She is a member of the Scientific Board of the 'IAR, International Artist Residency' project, conceived by Francesco Ciotola and Raffaele Loffredo, focused on video art. In addition, she embarked on a collaboration with the Jaumann Studio, combining the world of art with that of law and intellectual property.



OLTRE LA FORMA
Mimmo Rotella, Tano Festa, Mario Schifano, Pietro Finelli, Luca Coser e Paolo Manazza

a cura di Azzurra Immediato
dal 22 ottobre al 10 dicembre 2020

Opening: 22 ottobre 2020 ore 18:30 

Area35ArtGallery 
via Vigevano 35, | cortile interno 20123 MILANO 

pubblica: 



giovedì 15 ottobre 2020

Scripta Festival. La città che sale - IV Edizione

 



Per reagire allo stato di crisi in cui si trova il mondo della cultura in Italia (di cui la scarsità finanziaria è solo l’ultimo e il più evidente dei sintomi) l’edizione 2020 di Scripta Festival cambia rotta e rivede in parte la propria struttura. Il festival, sempre diretto da Pietro Gaglianò, quest’anno esce dai tradizionali luoghi dell’arte e si muove verso una condivisione della conoscenza in spazi in cui da sempre vengono coltivati i valori della mutualità e della cultura come bene primario e accessibile a tutti.

Scripta Festival fa parte della programmazione dell'Estate Fiorentina 2020.

In alcune Case del Popolo dell’area fiorentina si terranno incontri scaturiti dalla riflessione su testi importanti per la critica d’arte ma tesi alla discussione e al confronto sui temi della comunità, della critica ai sistemi di potere, dell’inclusione sociale. Ogni incontro vedrà la partecipazione di studiosi e attivisti che si rivolgeranno a un pubblico il più possibile trasversale in una dimensione orizzontale, un simposio aperto per la comprensione e per l’ampliamento degli orizzonti.

Il sottotitolo di questa edizione è La città che sale, una citazione esplicita della tela di Umberto Boccioni del 1910, considerata la sua prima opera futurista, presentata nella Prima Esposizione di Arte libera, una mostra sperimentale anche per il pubblico al quale si rivolgeva: gli operai e gli altri frequentatori della Casa del Lavoro di Milano. Alla sensibilità sociale di Boccioni e alla rappresentazione di una città in crescita, osservata dalla posizione della strada e del lavoro, si ispira questa edizione del Festival, coltivando la consapevolezza che i fortini della cultura vanno aperti e resi accessibili, anche quando si tratta di argomenti apparentemente destinati a una élite.

Il corpo, crocevia di ogni questione sul lavoro e sulla dimensione sociale, è al centro di Tableau Vivant 2020 l’installazione che Marta Dell’Angelo ha pensato espressamente per lo spazio della Libreria Brac, da sempre cuore pulsante di Scripta e luogo del primo appuntamento di questa edizione (venerdì 16 ottobre). Il progetto dell’artista si inscrive nella sua ricerca che da anni esplora le possibilità di rappresentazione del corpo attraverso i diversi linguaggi dell’arte.

Dal 17 ottobre, per tre sabati consecutivi, gli incontri si svolgeranno in tre diverse Case del Popolo.

Ogni appuntamento vedrà in parallelo lo svolgimento di una sessione della Scuola di Santa Rosa, progetto fondato dagli artisti Francesco Lauretta e Luigi Presicce che porta in vari spazi pubblici d’Italia, nonché all’estero, un simposio di disegno dal vero aperto a tutti, una scuola senza insegnanti dove lo scambio, la riflessione e il riconoscimento dell’altro sono i principali strumenti pedagogici.

Il primo appuntamento, alla Casa del Popolo di Settignano, è con il volume Hyperpolis. Architettura e Capitale, scritto da Serge Latouche e Marcello Faletra che attraverso l’analisi dello spazio urbano smontano l’ideologia di un capitalismo sempre più estetico, vettore di controllo sociale attraverso la cultura. Faletra sarà a Scripta per un confronto a più voci con l’antropologo Franco La Cecla e l’artista Andrea Masu. Sabato 24 il festival si sposta alla Casa del Popolo “Il progresso”. Angela Maderna presenterà il volume L'altra metà dell'avanguardia quarant'anni dopo dedicato alla mostra capitale che Lea Vergine realizzò nel 1980 con opere di oltre cento artiste attive all'interno dei movimenti d'avanguardia d'inizio Novecento che erano state ingiustamente cancellate dalla storiografia. Sui temi dell’arte, della parità, delle egemonie l’autrice si confronterà con la storica dell’arte Laura Lombardi e con l’attivista fiorentina Antonella Bundu.

L’ultimo appuntamento sarà alla SMS di Peretola dove Flavio Favelli presenterà il libro Bologna la rossa, un diario per immagini, disegni e memorie di quella stessa Italia drammatica che ha segnato l’educazione estetica dell’artista, con Pietro Gaglianò, il giornalista Stefano Fabbri e l’Assessore Tommaso Sacchi.

Le tre giornate nelle Case del Popolo si concluderanno con appuntamenti serali: prima protagonista sarà l’attrice Anna Bonaiuto (17 ottobre ore 21.30) con il reading “Libertà, letture da testi politici e testi poetici” con brani da Hanna Arendt, Michail Bakunin, Antonio Gramsci, Karl Marx, Pablo Neruda, Bartolomeo Vanzetti. Il 24 ottobre (ore 21.30) è invece la volta del musicista Jacopo Andreini / Al Mustaqil in concerto; infine il gruppo Sorrentini / Galli / Lovo / Volpi in Floating Head Lovers concluderà il festival il 31 ottobre a partire dalle ore 21.30.


CALENDARIO

venerdì 16 ottobre
Libreria Brac, via de’ Vagellai 18r
ore 18.30
inaugurazione dell’installazione di Marta Dell’Angelo, Tableau Vivant 2020 (visibile fino al 16 novembre 2020)

sabato 17 ottobre
Casa del Popolo di Settignano, via San Romano 1
dalle ore 17.00

Scuola di Santa Rosa, con Francesco Lauretta e Luigi Presicce
ore 18.30

Serge Latouche e Marcello Faletra, Hyperpolis. Architettura e Capitale Meltemi 2019
Intervengono Marcello Faletra, Franco La Cecla e Andrea Masu
ore 21.30

Anna Bonaiuto
Libertà
letture da testi politici e testi poetici

sabato 24 ottobre
Casa del Popolo “Il progresso”, via Vittorio Emanuele II 135 dalle ore 17.00
Scuola di Santa Rosa, con Francesco Lauretta e Luigi Presicce
ore 18.30

Angela Maderna, L'altra metà dell'avanguardia quarant'anni dopo, Postmedia Books 2020
intervengono l’autrice, Laura Lombardi e Antonella Bundu
ore 21.30

Jacopo Andreini / Al Mustaqil, Harraga
concerto

sabato 31 ottobre
Società di Mutuo Soccorso Ricreativo Peretola, via Pratese, 48 dalle ore 17.00
Scuola di Santa Rosa, con Francesco Lauretta e Luigi Presicce
ore 18.30

Flavio Favelli, Bologna la Rossa, Corraini 2019
intervengono l’autore, Pietro Gaglianò, Stefano Fabbri e Tommaso Sacchi.
ore 21.30
Sorrentini / Galli / Lovo / Volpi, Floating Head Lovers concerto

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Scripta Festival è l’evoluzione della rassegna Scripta. L’arte a parole ideata da Pietro Gaglianò per la Libreria Brac, unica libreria fiorentina specialistica per le arti contemporanee. L’iniziativa nel corso del tempo (con la presentazione di oltre cento volumi) ha visto crescere un pubblico di studiosi, artisti e appassionati e nel panorama nazionale ha creato un punto di riferimento noto al mondo dell’arte e ai suoi appassionati. Il festival riceve una grande attenzione da parte della stampa di settore e non solo, sia in occasione della presentazione ufficiale sia nel corso del suo svolgimento con articoli dedicati ad alcuni appuntamenti specifici.

Le edizioni di Scripta in formato festival, 2017, 2018 e 2019, hanno coinvolto diversi spazi fiorentini (il Museo Marino Marini, Villa Romana, l’Accademia di Belle Arti, la Libreria Todo Modo) ampliando in questo modo il pubblico e il numero e il tipo di appuntamenti in programma.

Tutti gli eventi sono a ingresso libero fino a esaurimento posti e si terranno nel rispetto delle misure di sicurezza e dei protocolli anti-Covid.

È consigliata la prenotazione via email scriptafestival@gmail.com.

Scripta Festival. L’arte a parole
ottobre 2020 - Firenze
un progetto organizzato e promosso da Associazione Scripta. L’arte a parole e Libreria Brac
via dei Vagellai 18/r, 50122 Firenze - tel. (+39) 0550944877 - info@libreriabrac.net -


Ufficio stampa e promozione: Monica Zanfini
055 452567 / 338 8060156


Scripta Festival. La città che sale

IV Edizione
16 — 31 ottobre 2020

Libreria Brac, Firenze 
e Case del Popolo dell’area fiorentina 

con
Marta Dell’Angelo, Francesco Lauretta, Luigi Presicce, Serge Latouche, Marcello Faletra, Franco La Cecla / Andrea Masu, Anna Bonaiuto, Angela Maderna, Laura Lombardi, Antonella Bundu, Jacopo Andreini / Al Mustaqil, Flavio Favelli, Stefano Fabbri, Tommaso Sacchi, Sorrentini / Galli / Lovo / Volpi

Tutto il programma sul sito www.scriptafestival.it

Gli eventi sono a ingresso gratuito fino a esaurimento posti e si terranno nel
rispetto delle misure di sicurezza e dei protocolli anti-covid. 
Si consiglia la prenotazione su scriptafestival@gmail.com

Scripta Festival è realizzato da 
Associazione Scripta. L’Arte a Parole
con il sostegno di Libreria Brac
e con la collaborazione di:
Comune di Firenze, Estate Fiorentina 2020
Arci Firenze
Casa del Popolo di Settignano
Casa del Popolo “Il progresso”
Società di Mutuo Soccorso Ricreativo Peretola

direzione artistica Pietro Gaglianò

Facebook: Scripta-Festival-Larte-a-parole-2020-Firenze
Instagram: scriptafestival
#scriptafestival


mercoledì 14 ottobre 2020

Ore sospese. Un diario italiano

Luigi Ghirri, Reggio Emilia, 1985

Podbielski Contemporary propone un progetto espositivo, un omaggio intimo dedicato all’Italia. Tale progetto nasce dalla volontà di riunire sensibilità visive che, per quanto cronologicamente e geograficamente distanti, sono accomunate da un’indagine sugli spazi vuoti e sul tempo sospeso. 

Le opere in mostra costituiscono una summa di lavori incentrati sul paesaggio italiano, inteso come portatore di valori condivisi, vettore di storia e di memoria – una sorta di contraltare rispetto ai non-luoghi definiti dall’antropologo francese Marc Augé, per cui la vista delle rovine ci fa intuire l’esistenza di un tempo che non è quello di cui parlano i manuali di storia o che i restauri cercano di resuscitare. È un tempo puro, non databile, assente dal nostro mondo d’immagini, di simulacri e di ricostruzioni. Si parla di un’Italia che non viene narrata nell’ottica di un percorso canonico, costellato di luoghi dai connotati chiari, ma di spazi reinterpretati attraverso lo sguardo interiore di diversi fotografi. Il risultato è un lento approdo a una dimensione metafisica, che oltrepassa la realtà oggettiva e tangibile dei singoli soggetti ritratti. 
Negli ultimi mesi abbiamo attraversato un periodo di sofferenza e di paura, che ha profondamente inciso sulla nostra percezione dello spazio e del tempo: lo spazio si è ridotto, e il tempo si è dilatato, facendo così avvertire tutto il suo peso, tra l’ansia del presente, l’incertezza del futuro e la possibilità di focalizzarsi in modo più consapevole su alcuni ricordi. D’altronde, come osserva il filosofo Roberto Diodato, noi siamo fatti di tempo, siamo forme di tempo spezzato, pezzi di divenire, eventi, e il mio io non è altro che ricordo e memoria, imprecisa e intermittente. Come noi, anche i luoghi che abitiamo sono essenzialmente fatti di tempo, ed è proprio riflettendo su questa reciproca compenetrazione che il percorso espositivo intende proporre ai suoi noti o dimenticati spazi-di-tempo. 
Un lasso temporale, quello della fotografia, che non si sviluppa nel suo perenne trapassare, ma che è tutto concentrato e cristallizzato in un istante carico di senso. È l’istante del battito di Heartbeat, il cuore di neon di Fabrizio Ceccardi (1960), sospeso nella sua abbagliante forza vitale, tra la luce e il buio, tra l’adesso e il mai più. Un cuore artificiale che si lascia cullare dal battito ondivago, silenzioso e a tratti sospeso del quotidiano vivere, nell’accettazione della totale imprevedibilità degli equilibri che dominano l’esistenza. Lo stupore e al contempo la carica vitale emanate dall’immagine, sanciscono l’avvio del percorso narrativo dell’intero progetto. 
Nella sezione storicizzata, la lente di Luigi Ghirri (1943-1992) diventa un potente mezzo narrativo capace di cogliere frammenti di una realtà senza tempo, aprendo molteplici possibilità di percezione di sé e del mondo esterno. Nelle sue foto si contempla l’inevitabile poeticità del non ancora e di un presente che, nel momento stesso del suo accadere, diviene già malinconico passato. Tra le vedute raccolte, spicca l’immagine di un bambino fotografato nel suo primo giorno di scuola, alle cui spalle si può scorgere una cartina geografica che ritrae la nostra penisola. 
A seguire le fotografie di Augusto Cantamessa (1927-2018), che narrano un universo di vita intriso di atmosfere piemontesi, uno spaccato sociale e culturale dal forte valore umano. Come racconta Bruna Genovesio, le sue immagini sono un caleidoscopio di stati d’animo e atmosfere rappresentative di un mondo che mutando continuamente, rimane intatto nelle sue peculiarità umane e naturali. 
All’interno del percorso contemporaneo Ilaria Abbiento (1975) propone una selezione di scatti tratti da Quaderno di un’isola, realizzati all’Asinara, in Sardegna. La sua ricerca si sviluppa attorno al tema del viaggio, inteso metaforicamente come un percorso di ricerca ed approfondimento interiore. È significativa la scelta del faro solitario di Punta Scorno, un luogo custode di una dimensione che si colloca al di fuori dell’umano, inaccessibile, quasi metafisica. La stessa atmosfera traspira da una serie di notturni realizzati da Ugo Ricciardi (1975) presso rinomate zone nuragiche, come il pozzo sacro di Santa Cristina o la Tomba dei Giganti. I suoi scatti sono animati da un’aura di sacralità in grado di cogliere il senso del mistero che aleggia in quei luoghi. 
Luca Campigotto (1962) propone una veduta di Venezia secondo la prospettiva capovolta di Palazzo Grimani: La Tribuna, viene ripresa secondo il gioco prospettico del “sotto in su”, sulla scia dei pittori illusionistici attivi tra il tardo cinquecento e l’inizio del seicento. La scultura riprende un giovane Ganimede, appeso al centro della sala nell’istante in cui viene rapito da un’aquila mandata da Zeus o, secondo quanto tramandato da Ovidio, impersonata dallo stesso Dio. 
Roberto Cotroneo (1961) espone alcune vedute inedite concepite durante il periodo di lockdown, tra le quali spiccano gli scatti notturni realizzati presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, a Roma. Luoghi dove la consuetudine dell’esserci è limitata dagli orari, dai flussi, ed un è tempo deciso da altri… come egli stesso osserva. L’immensità di questi spazi museali, improvvisamente denudata dalla presenza umana, appare immersa in un silenzio surreale, poiché priva dell’elemento che ne anima la loro vita stessa. Le architetture delle sale assumono così una valenza onirica, quasi inquietante, e mostrano quello che non si riesce più a vedere, come succede per buona parte della letteratura, che racconta nient’altro che l’indicibile, l’inesprimibile. 
La sottile dicotomia che si crea tra i tempi e gli spazi sospesi dell’abitare metropolitano è al centro dell’opera di Marco Dapino (1981), che ispirandosi ai versi delle poesie dello scapigliato Delio Tessa, accompagna lo sguardo del visitatore a immergersi nella scoperta di Milano. Le foto in mostra sono state realizzate presso la Stazione Centrale, edificio emblematico della città, di cui l’artista vuole portare alla luce il lato più misterioso, magico ed occulto, facendo emergere l’incessante interazione che avviene fra l’uomo e lo spazio circostante. 
Massimiliano Gatti (1981) propone la serie Anche tu sei collina, ispirata dalla raccolta di nove poesie che Cesare Pavese pubblicò per la prima volta nella rivista “Le tre Veneziane”, nel 1947. Il pal di castegn sorregge le viti, instancabilmente immerso nella terra, arsa d’estate e fradicia d’inverno. Questi pali sono, ad un tempo, radicamento solido e sostegno stabile per le viti che crescono e ogni anno germogliano uva. Gatti affonda le radici delle sue origini attraverso i pali dei vigneti in collina, una metafora che ben esemplifica lo stretto rapporto che lo lega alla terra natale e alle generazioni passate. 
Thomas Jorion (1976) propone una serie di scatti tratti da Veduta, progetto fotografico realizzato tra il 2009 e il 2019, in occasione di un Grand Tour lungo la penisola italiana. Anche in questo caso ci addentriamo in un’Italia magica ed ammaliante, costellata di luoghi intrisi di un magnifico decadentismo. Le persiane chiuse di una sala da ballo, una stanza affrescata, una masseria abbandonata: la natura e il tempo si fanno inesorabilmente spazio in questi luoghi abbandonati. 
La ricerca di Marco Rigamonti (1958), dal titolo Presepi e dintorni – Nativity Scenes, si sviluppa lungo le strade di campagna della sua Pianura Padana. Uno sguardo intimo, nostalgico ed affascinante che indugia su quei luoghi dove vigeva l'usanza di esporre presepi intrisi di cultura popolare davanti alle proprie abitazioni, nell'aia della fattoria o nei cortili. 
Le fotografie di Massimo Siragusa (1958) ritraggono il famoso Cretto di Gibellina, l’opera di land art che Alberto Burri realizzò, tra il 1984 e il 1989, sulle rovine del paese siciliano distrutto dal terremoto del Belice nel 1968. Dagli scatti emerge la travolgente monumentalità dell’opera, che si contrappone ad una serie di dettagli più materici. Egli stesso descrive che il Cretto di Burri appare di colpo, appena dopo una curva. È una visione impressionante, surreale. Un lenzuolo adagiato sul verde della collina. Burri ha trasformato la tragedia in opera d’arte. 
Il percorso artistico di Jacopo Valentini (1990) raggiunge il suo culmine nella serie di Volcano’s Ubiquity, suo primo lavoro che verte su un neologismo: la vulcanicità. Il progetto fotografico, raccoglie una serie di riflessioni attorno all’immagine del vulcano Vesuvio, elemento distintivo della città di Napoli. L’obbiettivo centrale della sua ricerca consiste nel decontestualizzare determinati elementi di un luogo, strappandoli e reinserendoli in uno spazio distante dall’habitat naturale, come nel caso del biscotto di San Gennaro esposto in mostra. 
Bruno Cattani (1964), presenta uno scatto da Memorie, serie che raccoglie momenti catturati attraverso frammenti di reale che ci restituiscono emozioni di vita e situazioni che appartengono al passato. Si tratta di volti, oggetti, luoghi e giocattoli che guidano il visitatore in un viaggio attraverso il passato. 
A concludere il percorso Francesco Zizola (1962), fotoreporter già vincitore di numerosi premi World Press Photo, che suggerisce un approccio fotografico inedito, con una serie di fotografie che indagano la superficie materica alle pendici dell’Etna: una superficie quasi lunare e al contempo inafferrabile. 


Riepilogo dei fotografi in mostra: 
Luigi Ghirri |Augusto Cantamessa | Ilaria Abbiento |Luca Campigotto | Bruno Cattani | Fabrizio Ceccardi | Roberto Cotroneo | Marco Dapino | Massimiliano Gatti | Thomas Jorion | Ugo Ricciardi | Marco Rigamonti |Massimo Siragusa | Jacopo Valentini | Francesco Zizola

Le visite sono regolate dall’attuale normativa Covid: ai visitatori sarà richiesto l’utilizzo della mascherina e il controllo della tempera corporea e il rispetto delle norme per il distanziamento all’interno della galleria.


PODBIELSKI CONTEMPORARY 
ORE SOSPESE. Un diario italiano
UN PROGETTO FOTOGRAFICO A CURA DI PIERRE ANDRÉ PODBIELSKI E MAUD GREPPI
DAL 15 OTTOBRE AL 19 DICEMBRE 2020

NEGLI SPAZI DELLA GALLERIA
Opening | 15 ottobre h 14.30 – 20.30


Camillo Ripaldi - Deep Trance



NINA Gallery Open Space, nell’ambito della manifestazione Open House giunta alla sua seconda edizione, ha aperto al pubblico la personale dell’artista Camillo Ripaldi, dal titolo “Deep Trance”, a cura di Marina Guida. 

Il nuovo progetto pensato appositamente per questa occasione espositiva, presenta una grande installazione a parete ed una decina tra dittici e trittici di fotografie digitali di medie dimensioni, dalle quali emerge - tra alchimie e sinestesie - un’approfondita indagine degli archetipi e dei loro rapporti; interpreti di una fotografia intesa come continua esplorazione di immagini primordiali, molto spesso emerse dalla natura dei materiali e dei soggetti fotografati. Simbolismo, ed esoterismo, architettura, urbanistica, interesse per l’archeologia, la storia dell’arte e la cinematografia, frammisti ad una rigorosa indagine filosofica, antropologica e sociologica: tutto questo compone il multiforme universo visivo del poliedrico artista partenopeo. 

Come nello stato di deep trance,nel quale l'individuo vive la destrutturazione del suo stato di coscienza epuò avvertire delle sensazioni di spersonalizzazione o irrealtà ed approda alla formazione di nuovi stati esperienziali che destrutturano le abitudini visive costruite e mantenute invariate dalle gabbie della coscienza, così nelle fotografie di Ripaldi, i piani di realtà si mescolano e confondono, dando luogo ad associazioni mentali ed immagini fugaci, a cavallo tra passato e presente tra inconscio collettivo e memoria personale, tra reale ed irreale, tra architetture moderniste e cupole di chiese rinascimentali, statue romane e visioni urbane, elementi naturali sovrapposti a modulari strutture abitative, fino ad arrivare alla Flagellazione di Caravaggio, cui si sovrappongono le fenditure/ferite delle pareti di pietra nelle cave di Chiaiano, che rimanda alla mente la flagellazione cui è sottoposta la terra per l’intervento umano sempre più aggressivo ed invasivo. L’artista lavora per sovrapposizione di senso, tessendo una fitta trama di accostamenti incongrui e visioni surreali, muovendo riflessioni ed interrogativi che mescolano all’ intento utopico, quello filosofico e politico.

I suoi scorci di Napoli raccontano di come l’autore sappia guardare e reinterpretare alla sua maniera la lezione dei maestri del passato, ma soprattutto costringono il fruitore a porsi degli interrogativi, che riguardano le abitazioni nelle quali viviamo, i sistemi di credenze ai quali viene attribuito valore, le grandi narrazioni che influenzano le nostre azioni, addirittura la nostra capacità di visione. Qui, come in un flusso continuo d’ immagini che si sovrappongono ad altre immagini senza soluzione di continuità, l’umanità sembra essere avvolta in uno stato di trance che non le consente più di avere uno sguardo lucido sulla realtà, che appare frammentaria, disconnessa, incomprensibile. E’ come se l’ordine del discorso dell’esistente fosse sempre lo stesso, che si reitera negli stessi schemi e nelle stesse forme da decenni. Su tutte le fotografie si intravedono i calcinacci e le crepe di un mondo che tarda a scomparire, fa fatica a mutare, che ha assunto a regola di base il perseguimento dell’eccesso e della sovrabbondanza, della proliferazione dell’inessenziale, del predominio dell’artificiale sul dato naturale. Sembra impossibile ristabilire una rotta, un ordine inverso all’eccesso ed è qui che Ripaldi compie la sua magia: attraverso le sue composizioni impossibili - trasgredendo ogni regola della composizione fotografica classica - passando attraverso la vertigine della visione, ci fa riflettere una volta di più, sulla possibilità che la fotografia ha di catturare la realtà e raccontare meglio di ogni altra disciplina del visivo, una verità più ampia dell’orizzonte del visibile, proprio perché ha fatto i conti con quello invisibile. 

Camillo Ripaldi 
Nato a Pomigliano d’Arco nel 1970, si laurea in Conservazione dei Beni Culturali ed Ambientali, con una tesi sull’uso della fotografia nella storia dell’arte.


2016 
QUESTI FOTOGRAFI NON SONO IO, Museo Archeologico Nazionale, Napoli, a cura di Marco de Gemmis, con il matronato del Museo Madre e la collaborazione della Fondazione Morra Greco

2012
CONDENSAZIONI,Pan Palazzo delle arti Napoli, a cura di Marco de Gemmis e di Studio Trisorio

2006
MUCH-OLOGY, galleria Studio Trisorio(Roma)

2005
BANCA DATI, Archivio di Stato, Napoli. Nell'ambito della VII settimana della cultura organizzata dal Ministero per i beni e le attività culturali

2004
NOTIZIE DA CAPODIMONTE,in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano, Napoli, Castel dell'Ovo, a cura di Stefano Causa

2002
FOTOGRAFIE, galleria Studio Trisorio (Napoli)


Scheda della mostra
Promosso da NINA Gallery Open Space
Titolo Deep Trance
Autore Camillo Ripaldi
A cura di Marina Guida 

Sede Nina Gallery Open Space
interno cortile Palazzo Monte Manso di Scala, via Nilo 34- Napoli
Fino al 30 novembre 2020

Orari visita lunedì, martedì, mercoledì 11.00 – 18.00, giovedì, venerdì e sabato su appuntamento
Info:ninaopenspace2020@yahoo.com 347.732.37.14 – 333.937.18.06

pubblica: 

Domenico Gentile - Indagando le sottili trame

Domenico Gentile, Nel parco, 1985

A tre anni dalla sua scomparsa il Comune di Asola dedica a Domenico Gentile una mostra intitolata “Indagando le sottili trame” che si terrà al Museo Civico “Goffredo Bellini” con inaugurazione domenica 25 ottobre alle ore 16.30. L’esposizione, curata da Beatrice Pastorio e Carlo Micheli con l’aiuto imprescindibile di Nicoletta Gentile, intende ricordare la figura dell’artista e intellettuale salernitano che scelse Asola come propria città d’adozione, divenendone cittadino benemerito. La personale di Domenico Gentile consterà di una ventina di grandi oli scelti tra i più vivaci e significativi della sua ricca produzione. Il catalogo intende sottolineare l’amicizia che lo legò ad Alfonso Gatto, anch’egli d’origini salernitane, per cui ogni dipinto sarà corredato da alcune rime riprese dal corpus delle opere del poeta. 

Domenico Gentile nasce a Salerno nel 1933. Della sua terra manterrà l’accento, l’amore per la luce e il colore, la vocazione a sdrammatizzare gli accadimenti e il fatalismo… Per il resto sceglierà Asola per viverci, per lavorarci come medico, per radicarsi come uomo e come artista. Negli Anni ’60 a Mantova si creò una temperie culturale di spicco, animata da personalità eccellenti quali Francesco Bartoli, Gino Baratta, Mario e Umberto Artioli, Renzo Margonari, presenze stimolanti che si aggiungevano alle frequentazioni giovanili di Alfonso Gatto e Filiberto Menna, a completare una formazione culturale di ampio respiro, ad acuire una sensibilità ormai votata alla ricerca pittorica. Così, dai paesaggi materici e coloratissimi degli Anni ‘60, Gentile approderà ad una sorta di disgregazione della rappresentazione, a favore di geometrie pressoché astratte, aventi come tema fabbriche, cantieri, depositi di gusto palesemente sironiano. Una poetica in costante equilibrio tra realismo e astrazione, che si protrarrà sino agli Anni ‘80, quando l’artista inizierà un nuovo ciclo più giocoso, ironico, concettuale, basato sull’iterazione di oggetti d’uso comune (bulloni, libri, scatole, monete, sigarette, coni gelati, funghi, rottami) a rappresentare un genere umano variopinto, formato da individui solo apparentemente uguali, in realtà diversificati da accostamenti cromatici mai ripetitivi. Negli Anni ‘90 poi, la componente ludica si fa manifesta e gli oggetti/soggetti dei dipinti appaiono stregati e irrequieti, come nella “danza delle cose” di Fortunato Depero, ma sono gli stessi fumaioli delle fabbriche, i libri, le lattine, i fogli arrotolati, le stelle comete, le girandole, le spirali, i bottoni… gli stessi elementi degli esordi, accarezzati però da una diversa consapevolezza rappresentativa, in ossequio a Picasso, Severini, Braque ma anche, perché no, alla geniale verve di Jacovitti.  Negli ultimi anni poi, entrando (non senza rimpianti) nel terzo Millennio, gli oggetti/personaggi di Gentile si liberano dall’abbraccio della massa multiforme, a cercare uno spazio più autonomo, un linguaggio più intimo, una vibrazione interiore. Le tessere del suo gigantesco puzzle paiono ribellarsi alla costrizione dell’incastro, rivendicando una propria autonomia espressiva. Ne deriva un’atmosfera a forte connotazione onirica, popolata da figure che agiscono in teatrini di carta della memoria. Nulla sembra essere mutato rispetto agli esordi, eppure tutto è diverso in questa rivoluzione misurata e senza strappi, condotta con coerenza ed equilibrio, profonda e leggera, seria come serio è il gioco… al pari di un lavoro. 

Per accedere alla mostra nel rispetto delle normative anti-covid è opportuno prenotarsi alla segreteria del Museo “Goffredo Bellini” di Asola. Info: museo@comune.asola.mn.it - tel. 0376.733075


ARTISTA:Domenico Gentile (Salerno 1933 – Asola 2017)
TITOLO:“Indagando le sottili trame”
TIPOLOGIA:mostra retrospettiva di pittura
INAUGURAZIONE: domenica 25 ottobre 2020 ore 16.30
DURATA:dal 25 ottobre al 20 Dicembre 2020
LUOGO: Museo Civico “Goffredo Bellini”
INDIRIZZO: ASOLA- via Garibaldi 7
CURATORI: Carlo Micheli / Beatrice Pastorio
ENTE PROMOTORE: Comune di Asola
INFO: museo@comune.asola.mn.it - tel. 0376.733075
MEDIAPARTNER: Frattura Scomposta - contemporary art magazine

Veronica Montanino | Rami


Il Casino Nobile di Villa Torlonia ospita dal 14 ottobre 2020 al 10 gennaio 2021 la mostra VERONICA MONTANINO | RAMI, a cura di Maria Grazia Tolomeo.

La mostra – che fa parte di Romarama, il programma culturale di Roma Capitale – èpromossa daRoma Capitale,Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturalie organizzata dallo Studio d’Arte Campaiola. Servizi museali Zètema Progetto Cultura.

Filo conduttore degli interventi pensati dall’artista per il Casino Nobile di Villa Torlonia è il tema della metamorfosi, questione al centro della ricerca dell’artista, dedita alla pratica del remix e del camouflage, e richiamata dagli affreschi mitologici della villa che rimandano alle storie di Apuleio, tra cui spiccano le vicende di Amore e di Psiche. La metamorfosi è il “principio ordinatore” della pratica cara alla Montanino del “mischiare di nuovo” con cui l’artista trasforma i materiali più disparati in un processo di “ecologia dell’immagine” che dà luogo a una nuova natura di sua personalissima invenzione. Ma, prima ancora, c’è un intendere la decorazione stessa come metamorfosi, contaminazione, intreccio, sconfinamento, violazione di limiti e confini. È in questi termini che gli ambienti interamente affrescati di questo gioiello dell’eclettismo romano invitano alla simultaneità di una visione plurima, che appare in tutta la sua contemporaneità; in tal senso il principio della decorazione realizza uno spazio brulicante di segni, quasi si trattasse di un organismo o di un processo germinativo in continuo divenire.

Metamorfosi dell’artificiale in naturale e del naturale in artificiale, quello che RAMI propone, condividendo i presupposti stessi alla base del Parco Jappelliano di Villa Torlonia, radicale commistione di natura e artificio. La dimensione dell’oscillare e dell’instabilità caratterizza la ricerca tutta di Veronica Montanino. L’impossibilità di rendere ferma una frontiera per sua natura in movimento diviene specchio stesso dell’arte, in costante fluttuazione tra realtà e finzione, naturale e artificiale, dentro e fuori, una dinamica sempre compresa tra sospensione e trasformazione, in un continuo mutare da uno stato a un altro. 

Sebbene sia centrale nella serie di interventi dell’artista il richiamo alla natura (intesa anche come sensibilizzazione della grave emergenza ambientale in atto), i rami intrecciati non sono un ready made o un doveroso omaggio alla tradizione dell’arte povera, ma oggetti da camera delle meraviglie, piante che a guardarle bene appaiono anche animali, forme di vita appartenenti al mondo terrestre e al tempo stesso al cielo e all’acquatico, “scherzi di natura” che servono al pensiero per vedere e rivedere le categorie attraverso le quali classificare il mondo, l’ordinario e lo straordinario.


Biografia
Veronica Montanino nasce a Roma il 10 febbraio 1973. Artista romana, espone dal 2000. I suoi lavori, caratterizzati da un’attitudine ambientale e un uso esuberante del colore, figurano in numerose mostre personali e collettive. Sempre pronta ad abbandonare lo spazio angusto della tela, realizza decine di installazioni site-specific in palazzi storici. Nel 2010 presso Palazzo Collicola Arti Visive - Museo Carandente, interviene su mobili, soffitto e pareti perimetrali, creando una “Camera delle meraviglie”. Altri interventi permanenti sono realizzati dall’artista per la Casa dell’Architettura di Roma, ex Acquario Romano (2013) e per il MARCA Museo delle arti di Catanzaro (2018). Per il MAAM Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz realizza tra il 2012 e il 2014 lo spazio della ludoteca e altri due grandi interventi ambientali. Nel 2015 realizza un giardino galleggiante al Regent’s Park di Londra.


Ufficio stampa Melasecca PressOffice
Roberta Melasecca
tel. +39 349 4945612
e-mail info@melaseccapressoffice.it – roberta.melasecca@gmail.com


                       


SCHEDA INFO
Titolo mostra VERONICA MONTANINO | RAMI
Luogo Musei di Villa Torlonia - Casino Nobile
Via Nomentana, 70 - Roma 
Apertura al pubblico 14 ottobre 2020 – 10 gennaio 2021

Preview stampa 13 ottobre ore 11.00 - 13.00
Orario Da martedì a domenica ore 9.00-19.00
24 e 31 dicembre 9.00-14.00

La biglietteria chiude 45 minuti prima
Giorni di chiusura: lunedì, 1 gennaio, 1 maggio e 25 dicembre
Biglietti Consigliato il preacquisto online
www.museivillatorlonia.itwww.museiincomuneroma.it