lunedì 3 dicembre 2018

RE.USE. Scarti, oggetti, ecologia nell’arte contemporanea


Fino al 10 febbraio 2019 Treviso ospita la mostra “RE.USE. Scarti, oggetti, ecologia nell’arte contemporanea” a cura di Valerio Dehò. L’esposizione, composta da 87 opere di 58 artisti internazionali, sarà dislocata in tre diversi spazi espositivi della città, di cui due sedi museali, quali il Museo di Santa Caterina e il Museo Casa Robegan, ed uno privato, il piano Nobile di Ca’ dei Ricchi. RE.USE è un progetto ideato dall’Associazione TRA Treviso Ricerca Arte, realizzato in coorganizzazione con il Comune di Treviso e con la collaborazione dei Musei Civici di Treviso. Numerosi anche i Partner Istituzionali del progetto, quali Camera di Commercio, Confcommercio, Confartigianato Imprese Marca Trevigiana, Coldiretti, Consorzio di Promozione turistica Marca Treviso, Assindustria Venetocentro e Contarina spa. La mostra ha inoltre il Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e della Regione Veneto. 

La mostra “RE.USE” traccia un viaggionella storia dell’arte e nella cultura artistica, dal Novecento fino ai nostri giorni, per guardare in dettaglio come il tema del Riuso/RE.USE è stato affrontato nelle varie decadi e dai vari artisti e come questo grande tema continua a produrre opere e a stimolare la creatività delle attuali generazioni, ricoprendo un ruolo attivo e propositivo per comunicare al pubblico valori condivisi socialmente rilevanti. Non a caso, questa mostra vedrà la luce nella città di Treviso, storicamente definita green friendly e attenta alle tematiche ambientali; infatti, “RE.USE” sarà accolta nelle sedi più prestigiose della città, tra cui la Sala Ipogea e l'Ala Foffano del Museo Santa Caterina, recentemente restaurate. 

Attraverso le opere di grandi artisti come Marcel Duchamp, Piero Manzoni, Michelangelo Pistoletto, Alberto Burri, Mimmo Rotella, Tony Cragg, Christo e Damien Hirst solo per citarne alcuni, l’esposizione si propone di documentare in un arco cronologico che va dai primi decenni del Novecento fino ai giorni nostri, il rapporto continuo che l’arte ha avuto con gli oggetti d’uso comune e con gli scarti. La mostra sarà, quindi, un vero e proprio viaggio per ammirare la nascita, l’evoluzione e lo stato attuale del concetto di riutilizzo con finalitàetica ed estetica nel mondo dell’arte moderna e contemporanea. 

I PRIMI DEL ‘900: DUCHAMP, MAN RAY, BURRI, MANZONI E ALTRI 
La mostra non può non iniziare che dalle idee e dalle opere di artisti come Marcel Duchamp (1887-1968), Man Ray (1980 – 1976), Alberto Burri (1915-1995) e Piero Manzoni (1933-1963), senza le quali la distanza tra il museo e il mondo degli oggetti industriali e comuni, sarebbe rimasta inalterata. 
Grazie alla loro nuova visione dell’arte provocatoria e alcune volte “scandalosa”, che andava contro l’estetica e la cultura dell’epoca, la concezione dell’arte si è spostata da una dimensione fisica a una dimensione intellettuale, dove ciò che rende un artista tale non è l’abilità di manipolare la materia ma la sua capacità di creare nuovi significati. Nel fare questo, gli artisti dei primi del Novecento hanno utilizzato, al posto della pittura, i materiali e gli oggetti comuni: si pensi ad esempio al noto orinatoio di Duchamp, ai sacchi di Burrio ai famosi barattoli di “Merda d’Artista” di Piero Manzoni. Si tratta di un vero e proprio Ri.uso in quanto la funzione degli stessi oggetti viene modificata e destinata a tutt’altro utilizzo e altro valore. 

GLI ANNI SESSANTA: IL NUOVO REALISMO FRANCESCE 
Il tema dei rifiuti, negli anni Sessanta, diventa una critica alla società consumistica; si comincia a intravedere la responsabilità sociale da parte degli artisti, che assumono un atteggiamento di opposizione a un sistema di spreco. Il gruppo dei Nuovi Realisti francesi di cui facevano parte Mimmo Rotella (1918-2006) e i celebri Spoerri (1930), Arman (1928-2005),César (1921-1998), Jean Tinguely (1925-1991) ha creato un movimento attorno a questa concezione. Per questi artisti il riuso divenne una sorta di programma ideologico: etica ed estetica si sono fuse insieme, proponendo un’arte che non fosse solo decorazione e abbellimento, ma che veicolasse anche dei forti messaggi alla società. Le opere di questi artisti hanno per oggetto materiali di uso comune: Spoerri assembla oggetti recuperati in mercatini e discariche; Mimmo Rotella incolla sulla tela pezzi di manifesti strappati per strada ed esegue anche assemblages e ready-made con oggetti di scarto come tappi di bottiglia, corde, ceste di vimini e pezzi di stoffa; Arman nelle sue opere accumula oggetti come scarpe, monete, orologi, pennelli, tubetti di colore ed altro. 

DAGLI ANNI ’80 FINO AD OGGI 
La consapevolezza ambientale e la coscienza ecologica degli anni Ottanta e Novanta è ormai diventata un leitmotivdell’arte contemporanea. Artisti come Michelangelo Pistoletto (1933),Damien Hirst (1965) hanno dato un contributo quasi iconico in questo contesto, aggiornando a oggi la lezione delle avanguardie storiche del Futurismo e del Dadaismo. Si arriva, infatti, a una vera e propria rappresentazione della moderna coscienza ecologica nel 1999, con l’opera “Regina” realizzata da Enrica Borghi: una grande figura femminile, nobile, interamente realizzata con bottiglie di plastica da riciclare. Gli artisti contemporanei anticipano lo spirito dei tempi, sintetizzandone le dinamiche sociali e dando forma alle nuove tendenze che da queste scaturiscono. In questo contesto, l’arte contemporanea ha portato l’attenzione del pubblico sui temi della coscienza ecologica e della consapevolezza ambientale, ancor prima che venissero discusse dalla società moderna. La nuova generazione di artisti nasce consapevole e capace di stimolare nuovi spazi di riflessione, in cui i temi dell’energia rinnovabile, dell’inquinamento, della gestione dei rifiuti e della sostenibilità ambientale vengono affrontati con approcci molto diversi. Il progetto non si esaurisce nella realizzazione di una mostra. RE.USE mira ad un coinvolgimento diffuso della città, attraverso la collaborazione con realtà culturali, Istituzioni, esercizi commerciali e professionisti del territorio.
A questo proposito numerose sono le collaborazioni con le realtà culturali del territorio che nel periodo di durata della mostra, arricchiranno il programma di attività ad essa connesso con un calendario di eventi collaterali multidisciplinari sul tema del riciclo, riutilizzo, sostenibilità ed ecologia, che spazieranno dalla proiezioni di documentari, talk ed incontri, esposizioni, laboratori per adulti e bambini e molto altro. Citiamo tra le realtà coinvolte: Galleria l'Elefante, Spazio Solido, Carta Carbone Festival, Sole Luna Film Festival, Tema Cultura, La Chiave di Sophia, Fondazione Francesco Fabbri, Treviso Comic Book Festival, CultAround ed altri ancora. Condividono il progetto anche i Partner operativi: Generali Italia, Consiglio Notarile di Treviso, Consulta Ordini e Collegi Professioni Tecniche del Territorio della Provincia di Treviso, Ordine degli avvocati di Treviso e Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Treviso. 


RE.USE è frutto della Collaborazione 
tra la Camera di Commercio, il Comune di Treviso 
ed il sistema associativo delle categorie economiche - di Commercio Mario Pozza afferma il - “Un evento unico nel suo genere che offrirà suggestioni al Presidente della Camera visitatore ed al turista sia per apprezzare l'arte contemporanea internazionale, sia per partecipare e diffondere la cultura della sostenibilità e del rispetto del mondo in cui viviamo. La sostenibilità pesantemente nel nostro vivere quotidiano è la sfida del futuro e l'economia circolare ormai sta entrando Treviso si candida ad essere una città modello, dove il pubblico, le imprese ed i cittadini condividono fortemente obbiettivi e strategie di sostenibilità.” 

ELENCO ARTISTI 
MUSEO DI SANTA CATERINA: Arman, Lewis Baltz, Hans Bellmer, Remo Bianco, Christian Boltanski, Enrica Borghi, Alberto Burri, Cesar, Henri Chopin, Christo, Claudio Costa, Cracking Art, Tony Cragg, Marcel Duchamp, Raymond Hains, Thomas Hirschhorn, Damien Hirst, Edward Kienholz, Jannis Kounellis, Armando Lulaj, Urs Luthi, Man Ray, Piero Manzoni, Fabio Mauri, Paul McCarthy, Vik Muniz, Gina Pane, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Robert Rauschenberg, Mimmo Rotella, Arcangelo Sassolino, Salvatore Scarpitta, Kurt Schwitters, Daniel Spoerri, Jean Tinguely, Ben Vautier. 

MUSEO CASA ROBEGAN: Giovanni Albanese, Alek O, Stuart Arends, Matteo Attruia, Francesco Bocchini, Enrica Borghi, Cracking Art, Peter Fischli & David Weiss, Flavio Favelli, Giuseppe La Spada, Margaret Majo, Antonio Riello, Silvano Tessarollo. 

CA’ DEI RICCHI: Marco Andrighetto, Michele Bazzana, Marco Bolognesi, Jiri Kovanda, Jonathan Monk, Giovanni Morbin, Pratchaya Phitong, The Cool Couple, Luca Vitone. 

Completano il progetto espositivo le installazioni di Cracking Art collocate nel cortile esterno del Museo di Santa Caterina e del Museo Luigi Bailo. 


IN SINTESI 

RE.USE SCARTI, OGGETTI ED ECOLOGIA NELL'ARTE CONTEMPORANEA a cura di VALERIO DEHÒ 

PERIODO:27/10/2018 – 10/02/2019 SEDI ESPOSITIVE: 

MUSEO S. CATERINA - SALA IPOGEA e ALA FOFFANO PIAZZETTA M. BOTTER 1, TREVISO
MUSEO CASA ROBEGAN
VIA A. CANOVA 38, TREVISO 

CA’ DEI RICCHI - PIANO NOBILE VIA BARBERIA 25, TREVISO 

INGRESSO MUSEO SANTA CATERINA 6,00 €; RIDOTTO 4,00€ ORARI DI APERTURAMARTEDÌ – DOMENICA10:00-12:30/ 14:30-18:00 (Ca' dei Ricchi 10:00-13:00 / 15:00-19:00) 

CONTATTI 

TRA TREVISO RICERCA ARTE
Ca' dei ricchi
Via Barberia n.25, 31100 Treviso re.use@trevisoricercaarte.org www.trevisoricercaarte.org/re-use +39(0)422 419990 | +39 339 6443542 

PARTNER ISTITUZIONALI RE.USE 

UFFICIO STAMPA 

Culturalia di Norma Waltmann 

tel : +39-051-6569105 | mob: +39-392-2527126
email: info@culturaliart.com
culturaliart.com
facebook: culturalia – Instagram: culturalia_comunicare_arte 

PR E COMUNICAZIONE 

GIULIAMARIA DOTTO
Giuliamaria Dotto - info@giuliamariadotto.it | 347 9250482 Chiara Zarpellon - mail@giuliamariadotto.it| 333 3608020


Paolo Mezzadri. Il Gioco è il Tempo

ART ADOPTION NEW GENERATION 
presenta
in collaborazione con Cortona Sviluppo e con il patrocinio del Comune di Cortona

Paolo Mezzadri. Il Gioco è il Tempo 
a cura di Art Adoption
8 dicembre 2018 – 10 gennaio 2019

Inaugurazione sabato 8 dicembre 2018 

Auditorium Sant'Agostino
via guelfa, 40 Cortona (Ar)

Giocare, forma assoluta e silenziosa di infinita creatività. Riscoprire il gioco “da adulti”, condividendo gesti fanciulli senza paura e senza timore. Abbandonarsi al gioco per ritrovare spirito ed attimi. Costruire senza nessun bisogno, senza schemi e regole. Per ricostruire parti di noi e condividere parti di altri. 

Il Gioco, il Tempo, le lettere e il viaggio. Si articola attraverso questi quattro temi la personale dell'artista Paolo Mezzadri. Quattro punti, quattro linee, quattro spazi, quattro dimensioni aperte e partecipative. Un viaggio tutto da definire poiché il viaggio sono i viaggiatori, coloro che si muoveranno, disegneranno e condivideranno con l'opera dell'artista la propria esperienza emozionale in un percorso ludico e attivo dove lo spazio diverrà territorio di un tempo intimo e personale.

Paolo Mezzadri: classe ’66, Cremona. Dopo una lunga esperienza lavorativa nell’azienda di famiglia, nel 2010 decide di intraprendere un percorso nuovo e sicuramente molto creativo ed apre prima MyLab Design ed in seguito MetalliFilati. Come recita il nome stesso dell’azienda "il sogno" è di poter realizzare, vivere e condividere emozioni partendo dalla semplicità del gesto… il gesto di un laboratorio mentale (e non solo), dove provare, sperimentare, incontrare e attraversare elementi concreti con elementi assolutamente visionari. 
Diverse le partecipazioni e collaborazioni a progetti artistici. 
Nel 2017 è presente con alcune sue opere alla IX edizione della Biennale di Soncino. 

_Ho iniziato ad usare il ferro per lavoro e non per passione. La passione è arrivata dopo, è arrivata quando per me il ferro era ancora un pezzo, un numero, semplicemente un grande contenitore con un codice, una targhetta e talvolta un ciclo di verniciatura. Spesso mi sono perso guardando pezzi tutti uguali…direi perfetti, anzi conformi, come spesso mi veniva detto. Tanto uguali e tanto perfetti da non avere un’anima. Disegnati per essere usati e non per essere guardati, per essere puliti e non per essere annusati. Il ferro per me profuma di nostalgia e quello arrugginito di storia. Inizio così il mio percorso nato con pezzi di scarto… immaginando e provando… sbagliando tantissimo, forse troppo, ma mai con metodo.
Paolo Mezzadri

Paolo Mezzadri. Il Gioco è il Tempo 
a cura di Art Adoption
8 dicembre 2018 – 10 gennaio 2019

Inaugurazione sabato 8 dicembre 2018 

Auditorium Sant'Agostino
via guelfa, 40 Cortona (Ar)

Responsabile comunicazione 
Art Adoption New Generation 2018

domenica 2 dicembre 2018

Massimo Luccioli Dal Segno al Frammento | L’Indistinto Spaziale


Massimo Luccioli con una ricerca da sempre centrata sull’indissolubile legame tra segno e materia, espone alla Galleria Comunale d’Arte della Molinella di Faenza due cicli di opere a prima lettura distanti per materia e tecnica, ma vicine per implicazioni poetiche: pannelli in terracotta dai piani e superfici stratificati e grandi carte dalla materia pittorica rarefatta e incorporea.
La mostra curata da Lorenzo Fiorucci è un itinerario profondo e maturo che trasfigura la materia in segno e viceversa. Le superfici vestite di fumo, i grumi di segni, gli addensamenti materici dei pannelli di terracotta, trasmutano negli aloni, nella caligine, nella materia diradata e impalpabile delle carte e disegni.
Luccioli, protagonista della ceramica italiana, presentando la serie dei disegni a Faenza, capitale della ceramica internazionale, sposta l’attenzione sull’interrogativo metodologico che vede nella scultura l’esito estremo ed ultimo di un’azione complessa e matura.

Lorenzo Fiorucci così scrive in catalogo in merito alle carte di Massimo Luccioli: “Egli conduce l'osservatore verso le profondità della visione facendolo concentrare sul segno grafico come momento centrale per l'elaborazione dell'idea. Il disegno per Luccioli recupera la funzione di strumento storicamente necessario come momento autonomo, decisamente intimo, sperimentale e riflessivo, della genesi dell'opera. Egli si concentra sul dato ideativo, mentale che non è semplicemente quello di studio, ma più propriamente di affinamento costante del pensiero, di costruzione graduale e consolidamento dell'immagine”.

Flaminio Gualdoni indaga lo spazio delle opere e scrive: “… Davvero questo spazio è già luogo, è un dove. Fatto di stratificazioni e trame, di aloni e spessori, di aliti e umori. Con un tono, un carattere che evoca una sorta di sorgivo indistinto, di condizione sorgiva del formarsi”, e ancora “… sempre è in un tessuto complesso e alitante, sempre in una concreta condizione fisiologica che il segnare di Luccioli si dà, complice, come episodio, come avvenire di un possibile …. Sino a farsi toni e caratteri dell’immagine”

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Massimo Luccioli. Dal Segno al Frammento - L’Indistinto Spaziale
Faenza. Galleria Comunale d’Arte Molinella - Voltone della Molinella 2
7/19 dicembre 2018
inaugurazione venerdì 7 dicembre ore 17.30
A cura di: Lorenzo Fiorucci
Catalogo Editoriale Umbra, Foligno
Testi in catalogo: Lorenzo Fiorucci, Flaminio Gualdoni, Massimo Isola, Massimo Luccioli
Allestimento: Ennio Nonni
Progetto grafico: Antonio Picardi
Referenze Fotografiche:Riccardo Pieroni, Manuela Giusto
Orari: Lunedì chiuso
Martedì, Giovedì, Sabato e Domenica 10/12 - !6/19
Mercoledì, Venerdì 16/19
Info: tel. 3338511042,  lucciola331@gmail.com



sabato 1 dicembre 2018

BRUNO MUNARI. I colori della luce

Bruno Munari – Macchina inutile aerea, 1947

La Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, in collaborazione con la Fondazione Plart, nell’ambito dell’edizione 2018 di Progetto XXI, presenta la mostra BRUNO MUNARI. I colori della luce, a cura di Miroslava Hajek e Marcello Francolini, realizzata presso il Museo Plart (Via Giuseppe Martucci 48, Napoli).

Progetto XXI è la piattaforma attraverso la quale la Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee si propone, dal 2012, di esplorare la produzione artistica emergente, nella sua realizzazione teorico-pratica, e di analizzare l'eredità delle pratiche artistiche più seminali degli ultimi decenni, nella loro esemplare proposta metodologica. Il progetto intende così contribuire alla produzione e alla diffusione di narrazioni e storiografie alternative del contemporaneo e alla definizione di un sistema regionale delle arti contemporanee, basato sulla collaborazione e l’interscambio fra istituzioni pubbliche e private operanti in Regione Campania.
In particolare, la collaborazione con Fondazione Plart ha permesso di ampliare i pubblici di riferimento e di approfondire nuove linee di ricerca, esplorando le relazioni in costante aggiornamento fra arte, architettura e design con l'obiettivo di creare le premesse per progetti museali in grado di abbracciare l'ampio spettro di queste relazioni. Oltre ad avviare, con una pluralità di soggetti di eccellenza, una riflessione sistematica sulle tematiche del restauro nelle arti contemporanee e a supportare, quindi, l'affermazione delle nuove professionalità ad esse connesse.

Bruno Munari (Milano, 1907-1998), designer, scrittore e uno dei massimi protagonisti dell'arte programmata e cinetica, è autore di una ricerca multiforme che, al di là di ogni categorizzazione, definisce la figura di un intellettuale che ha interpretato le sfide estetiche del Novecento italiano, esplorando la relazione fra le discipline e l'interscambio fra il concetto di opera e quello di prodotto, fra forma e funzione.La mostra presentata al Plart analizza un aspetto in particolare e uno specifico corpo di lavori di Munari, le Proiezioni a luce fissa e le Proiezioni a luce polarizzata realizzate negli anni Cinquanta del secolo scorso, con cui porta a compimento la sua ricerca volta a conquistare una nuova spazialità oltre la realtà bidimensionale dell’opera. L’artista, esplorando la nozione di dipingere con la luce, arriva dapprima, nel 1950, al processo di smaterializzazione dell’arte attraverso l’uso di proiezioni di diapositive intitolate Proiezioni Dirette: composizioni con materiali organici, pellicole trasparenti e colorate in plastica, pittura, retini, fili di cotone fermati fra due vetrini. Questi piccoli collage erano proiettati al chiuso e all’aperto, sulle facciate di edifici, dando una sensazione di monumentalità e conquista di un'inedita spazialità, tridimensionale e pervasiva, dell’opera. Nasce così la "pittura proiettata" di Munari che, progredendo nelle sue indagini, giunge al suo culmine nel 1953, quando scopre e mette a punto per la prima volta il modo in cui scomporre lo spettro di luce attraverso una lente Polaroid. Utilizzando, infatti, un filtro polarizzato movibile applicato a un proiettore per diapositive, Munari ottiene le Proiezioni Polarizzate con cui compie l'utopia futurista di una pittura dinamica e in continuo divenire. 

Le proiezioni dirette e quelle polarizzate sono presentate per la prima volta nel 1953 a Milano nello studio di architettura B24, che allora era uno spazio per le esposizioni del MAC-Movimento per l'arte concreta, e poi nel 1955 al MoMA di New York con il titolo di Munari's Slides, nell'ambito di una mostra personale. Successivamente saranno presentate nel 1955 alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma ed infine a Tokyo, Stoccolma, Anversa, Zurigo, Amsterdam.

Questa parte peculiare della complessa e variegata produzione artistica di Bruno Munari sarà per la prima volta presentata a Napoli, a seguito della ricerca condotta dalla Fondazione Plart, che ha svolto un accurato lavoro scientifico di digitalizzazione dei vetrini che saranno proiettati in specifici ambienti della mostra. Trattandosi di opere risalenti a oltre cinquant’anni fa (Proiezioni Dirette, 1950; Proiezioni Polarizzate, 1953), il lavoro di digitalizzazione si è reso necessario anche per la conservazione di queste opere, vista la loro precaria costituzione materiale. Inoltre, la digitalizzazione consente di portare alla conoscenza del pubblico un particolare aspetto del lavoro di Munari rimasto sconosciuto per molto tempo, colmando, altresì, i vuoti e le mancanze presenti nella ricostruzione non solo di alcuni aspetti della sua ricerca ma più in generale della storia dell’arte contemporanea, soprattutto nel rapporto arte-tecnologia. Infatti, il lavoro di Munari che sarà presentato in mostra ha inciso in modo determinante sui successivi sviluppi dell'Arte cinetica in Francia e dell'Arte programmata in Italia. In più, gli ambienti realizzati per mezzo di proiezione diretta o di proiezione polarizzata hanno anticipato in modo assolutamente seminale soluzioni proprie delle video-installazioni multimediali e, di conseguenza, delle più recenti metodologie e linee di ricerca dell’arte interattiva, come il Mapping e la Kinect-Art. 

Il percorso espositivo del Plart è arricchito dalla presenza di alcune opere esemplificative di quella ricerca che condurrà Munari, già a partire dagli anni Trenta e Quaranta, ad evolvere in senso ambientale l’opera: Macchina Inutile (1934), Tavola Tattile (1938), Macchina Aritmica (1947), sono opere che dichiarano una volontà di uscita dalla bidimensionalità, che raggiungerà il suo culmine nell’ideazione di Concavo-Convesso (1947). Punto di luce, un dipinto olio su masonite del 1942 rivela in nuce le ricerche formali a cui Munari arriverà proprio con le proiezioni dirette e polarizzate, nelle quali, tra l’altro, è presente una ricerca di sensibilizzazione, in senso artistico e visuale, delle materie plastiche colorate che sono usate per trasparenza. Nelle Proiezioni Dirette, infatti, la plastica è impiegata a seconda del suo colore, per essere investita dalla luce. mentre nelle Proiezioni Polarizzate la plastica è il mezzo per estrarre il colore dalla luce. Munari fonde così, materia e luce producendo opere il cui messaggio finale oltrepassa la fisicità dell’opera. La presenza in mostra di opere come Flexy, multipli realizzati in plastica a partire dagli anni Sessanta, e Fossile del 2000 (1959), in cui componenti elettroniche e materiali metallici sono immersi in pezzi di plexiglass di forma irregolare e bruciato, dichiarano il continuo interesse di Munari nei confronti delle materie plastiche che diventano, con il tempo, elementi fondamentali nella comunicazione visiva in quanto determinano effetti cromatici variabili.
Nei mesi successivi all’inaugurazione sarà pubblicato il catalogo della mostra con prestigiosi interventi che inquadreranno criticamente gli aspetti principali ed essenziali dell’esposizione.

La mostra è realizzata e finanziata integralmente con fondi POC 2014-20 (PROGRAMMA OPERATIVO COMPLEMENTARE) Regione Campania

Bruno Munari, Vetrino a luce polarizzata, 1953, materiali vari. Courtesy Miroslava Hajek


TITOLO DELLA MOSTRA: BRUNO MUNARI. I colori della luce
PROMOSSO DA: Fondazione Donnaregina in partnership con Fondazione Plart
A CURA DI: Miroslava Hajek, Marcello Francolini
SEDE ESPOSITIVA: Fondazione Plart, via Giuseppe Martucci 48, Napoli, Italia
TEL E INFO:081-19565703, info@plart.it
COSTI INGRESSO: Gratuito per la mostra
Per informazioni consultare i siti www.fondazioneplart.ite www.madrenapoli.it
INAUGURAZIONE: 29 novembre 2018 ore 19:00
DATE DI APERTURA: 29 novembre 2018 - 20 marzo 2019
ORARI DI APERTURA: da martedì a venerdì ore 10.00 - 13.00 / ore 15.00 - 18.00
Sabato ore 10.00 - 13.00


Ufficio stampa Fondazione Plart
Culturalia di Norma Waltmann
051 6569105, 392 2527126
info@culturaliart.com
www.culturaliart.com

Ufficio stampa Fondazione Donnaregina/ Museo Madre
Enrico Deuringer
Sarah Manocchio
ufficiostampa@madrenapoli.it
www.madrenapoli.it

venerdì 30 novembre 2018

Paola De Pietri. Apèrto


La galleria 1/9unosunove è lieta di annunciare la prima mostra personale dell’artista Paola De Pietri (1960, Reggio Emilia).

La mostra “Apèrto” raccoglie lavori che Paola De Pietri ha realizzato nel corso di un ventennio, spaziando dalle fotografie in bianco e nero di grande formato della serie “Questa Pianura” (2004, 2014-17) alla serie dei “Dittici”, di dimensioni più piccole e a colori, che risalgono al 1997.
La parola apèrto è il filo conduttore della mostra nei suoi significati di: non chiuso; di cose o attività cui si è dato inizio e che sono perciò in atto, non ancora concluse; di cosa il cui esito è indeciso, quindi ancora imprevedibile, o impregiudicato; ampio, spazioso; all’aria libera, in luogo non chiuso, non coperto o riparato.
Tra le immagini quella di un uomo steso su una piattaforma sul lago che sembra avere ceduto all’urgenza di esporsi al sole a braccia aperte nell’aria immobile tra il pneumatico e le scarpe nere bene ordinate sul fianco.
Il paesaggio e i ritratti sono qui fortemente influenzati da una percezione sensoriale, vitale, atmosferica connessa al ciclo annuale e al passaggio del tempo; sia quando nei paesaggi si possono scorgere legami ‘cosmici’ come l’ombra che si allunga su una collina e che ricorda la rotazione terrestre, sia nel microcosmo dei rami invernali appesantiti da blocchi di ghiaccio, sia nell’evoluzione di una nuvola temporalesca che cambia forma e colore nel volgere di pochi istanti.
Nelle immagini della serie “Questa Pianura” (2004, 2014-17), che rappresenta quasi una ricerca archeologica, la scomparsa della civiltà contadina ha lasciato sul terreno case coloniche in disfacimento e alberi isolati che privi delle loro funzioni originarie sono percepiti come le parole rimaste di un discorso frammentario di cui non è più possibile cogliere il senso complessivo. Sono immagini totemiche dove il tempo se da un lato sgretola le costruzioni rendendole quasi sculture, gli alberi cercano di recuperare la loro forma originaria.
Nella serie dei “Dittici” infine una o più persone sono riprese due volte a pochi istanti di distanza nell’attraversamento di uno spazio nel compimento di un percorso. "Le storie sono minime, appena percettibili, e idealmente infinite. Ognuna di esse è contemporaneamente irripetibile e del tutto priva di significato: regolata dalla scansione temporale imposta dalla duplice immagine, si riferisce però a un tempo in qualche modo sospeso e assoluto, assurdo". (Roberta Valtorta)

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Paola De Pietri
Apèrto

1/9unosunove gallery is proud to announce the first solo show by the artist Paola De Pietri (1960, Reggio Emilia).

The exhibition ‘Apèrto’ features works that Paola De Pietri has produced over the course of some twenty years, ranging from large format black-and-white photographs from the series "Questa Pianura" (2004, 2014-17) to the series of "Dittici" of smaller dimensions and in colour, that date back to 1997.
The word apèrto (‘open’) is the common thread of the exhibition in the senses of: not closed; of things or activities which have been started and which are therefore underway, not yet complete; of something of which the outcome is as of yet undecided and thus still unforeseeable or unprejudiced; wide, spacious; in the open air, in an outdoor place, not covered or sheltered.
Among the images there is that of a man lying on top of a platform on the lake who appears to have given in to the temptation to bathe in the sun, his arms open, in the still air between the tyre and the black shoes laid out carefully next to him.
The landscape and the portraits are strongly influenced here by a sensorial, vital, atmospheric perception, connected to the annual cycle and the passing of time – both when ‘cosmic’ links may be observed in the landscapes such as the shadow stretching over a hillside, reminding us of the earth’s rotation, and also in the microcosm of winter branches, weighed down by blocks of ice, or in the evolution of a storm cloud that changes shape and colour in the space of a few moments.
In the images from the series "Questa Pianura" (2004, 2014-17), which almost represents an archaeological research, the disappearance of the peasant civilisation has left the land scattered with falling-down farmhouses and isolated trees which, bereft of their original functions, are seen like the words left over from a fragmentary discourse of which the overall sense may no longer be grasped. They are totemic images in which time on one hand makes the constructions crumble, almost turning them into sculptures, while the trees attempt to recoup their original shape.
Lastly, in the series of "Diptychs", one or two people are photographed a short time apart during the crossing of a space in the completion of a path. “The stories are minimal, scarcely perceptible, and ideally infinite. Each of them is at the same time unrepeatable and entirely meaningless: regulated by the punctuation of time imposed by the double image. The reference however is to a time in a certain sense suspended and absolute, absurd”. (Roberta Valtorta)


Paola De Pietri. Apèrto


Palazzo Santacroce
Via degli Specchi, 20
00186 Roma, Italia

giovedì 29 novembre 2018

Thomas Orthmann. Finestre sull’immaginario

Thomas Orthmann 
Il quadrato nero 
acrilico su tela, cm 116 x 137 2012


Una retrospettiva di grande pregio dedicata all’immaginario di Thomas Orthmann. Oltre 40 tele di grandi e piccole dimensioni ripercorrono il percorso artistico del visionario artista tedesco che amava definirsi “un piccolo marchigiano”. Come “Finestre sull’immaginario” le opere di Orthmann raccontano un universo sospeso tra lo spazio e il tempo che incuriosisce per la ricca simbologia, meraviglia per la fantasia e stupisce per la tecnica.

La mostra a cura dell’artista Gesine Arps sarà ospitata a Palazzo Bracci Pagani di Fano dal 9 dicembre 2018 al 20 gennaio 2019. Un viaggio nell’arte: la pittura come viaggio nella pittura. Le opere di Thomas Orthmann sono composizioni pittoriche dalla tecnica impeccabile nelle quali convivono i grandi maestri dell’arte con riferimenti espliciti e citazioni degli artisti che più stimava: dai futuristi Depero e Balla al suprematismo di Malevic, la metafisica di De Chirico, Carrà, Sironi, Morandi, ma anche Picasso e Basquiat.

«Spesso scelgo la mia forma tra le figure di altri pittori – spiegava Orthmann – Alcuni passeggiano nella natura, tanti la raffigurano. La mia passeggiata è nella storia dell’arte, nei libri e nelle riviste.» L’esposizione, organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fano e patrocinata dal Comune di Fano, è a cura dell’artista Gesine Arps e presenta oltre 40 opere di piccole e grandi dimensioni. “Finestre sull’immaginario” inaugurerà sabato 8 dicembre alle ore 17.00 nella Sala di Rappresentanza della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano (Via Montevecchio, 114) e rimarrà aperta ad ingresso libero nelle sale espositive del Sistema Museale di Palazzo Bracci Pagani “Diana Art Gallery” fino al 20 gennaio 2019, tutti i giorni tranne il lunedì dalle ore 17.00 alle 19.30.

Thomas Orthmann è mancato a giugno 2018, a pochi mesi dalla sua personale. L’artista e amica Gesine Arps, affiancata dalla moglie Erika, hanno gestito l’immenso archivio di 50 anni di carriera artistica e nella mostra “Finestre sull’immaginario” presentano lo sfaccettato universo del visionario artista dai “Giapponismi” fino alle ultime tele, alcune incomplete. La curatrice Gesine Arps in corso di mostra ha organizzato anche tre appuntamenti tra poesia e musica che approfondiranno il rapporto tra la cultura italiana e tedesca. Tutte le opere della mostra “Finestre sull’immaginario” sono raccolte in un catalogo in lingua italiana, inglese e tedesca, con testi critici di Roberta Ridolfi, Siegfried Wichmann e contributi di Guido Ugolini, Gesine Arps, Carlo Bruscia e Erika Orthmann.

THOMAS ORTHMANN: LA PITTURA COME VIAGGIO NELL’ARTE
Thomas Orthmann (1943-2018) nasce a Brema in Germania. Dopo essersi diplomato presso l’Accademia di Berlino ed aver frequentato il “The Slade School of Fine Art University College” a Londra (1967-1968), è stato Professore in importanti Scuole d’Arte di Berlino e nel 1999 vince il prestigioso “Prix international d'art contemporain” di Montecarlo. Negli ultimi 20 anni della sua vita (dal 1996 al 2018) ha scelto di vivere nelle Marche, nel piccolo borgo di San Giorgio di Pesaro. Impossibile elencare tutte mostre a cui ha partecipato in 50 anni di carriera in Germania, in Italia e in altre nazioni: Berlino, Brema, Bradford, Düsseldorf, Londra, Montecarlo, Monaco di Baviera, New York; e ancora Bologna, Gubbio, Spoleto, Macerata, Pesaro e naturalmente Fano. La critica ha definito Orthmann un “ladro gentiluomo” per i molti “furti” che ha perpetrato nei confronti dei massimi esponenti della cultura figurativa di tutti i tempi. Le citazioni però sono dichiarate e restituite ad un livello superiore per giungere alla creazione di un universo del tutto originale. Le grandi tele di Orthmann incuriosiscono per la ricca simbologia, meravigliano per la fantasia e stupiscono per tecnica. Come “finestre sull’immaginario” le opere di Thomas Orthmann vivono in un’atmosfera sospesa tra sogno e ricordo, tra vissuto ed immaginato. Un percorso inedito ed originale che porta la mente dell’osservatore ad un senso di ritrovamento. Un importante periodo del percorso artistico di Thomas Orthmann è stato ispirato dall’arte Giapponese, anche in questo caso rielaborata nell’astrazione e nel simbolismo. “Finestre sull’immaginario” dedicherà ampio spazio a questa serie di opere in cui l’improvvisazione giapponese e l’arte europea del movimento si fondono in una forma completamente nuova. Orthmann assume a modello di riferimento i maestri dell’ukiyo-e, e attraverso la sovrapposizione di linee e piani differenti, riesce a ricreare un effetto di sospensione che dona movimento all’immobilità e immutabilità delle xilografie giapponesi. Qui sta il grande pregio di Thomas Orthmann: la vocazione alla considerazione e allo studio dell’arte, l’instancabile e prepotente vena creativa, la consapevolezza di essere andato oltre i confini del linguaggio codificato per proporre nuovi percorsi all’affascinante linguaggio dell’arte.

CALENDARIO DI INCONTRI
Durante le settimane di mostra la curatrice e artista Gesine Arps, già conosciuta anche come organizzatrice di importanti eventi (come la mostra d’arte contemporanea internazionale “Sentimento Agreste” che dal 1998 ha seguito per 16 anni nella suggestiva cornice del Teatro del Trionfo di Cartoceto) ha voluto dedicare alla città di Fano una serie di incontri, ad ingresso libero, con che approfondiranno il rapporto tra la cultura italiana e tedesca.

MANIFESTAZIONI “IN TONO”
Venerdì 21 dicembre 2018 ore 20.30 / Palazzo Bracci Pagani

POESIA E MUSICA: UN GIOCO INTORNO AL SOLSTIZIO
Tre poeti presentano tre poeti tedeschi
Con Andrea Angelucci, Claudio Fabbri, Usha Piscini
A seguire concerto di Donatella Tonini (voce) accompagnata da Vanni Oliva
(fisarmonica) su musiche di Bertolt Brecht …e altre sorprese
Sabato 12 gennaio 2018 ore 17.00 / Sala di Rappresentanza della Fondazione

LA MAGIA RAZIONALE DI THOMAS MANN
Presenta Enrico Capodaglio
Venerdì 18 gennaio 2019 ore 21.00 / Palazzo Bracci Pagani

STRANDLÄUFER / LUNGOMARE
Immagini, testo, traduzioni di Sibylle Ciarloni e poesie di Andrea Angelucci
Per tutto il periodo della mostra un’opera di grandi dimensioni di Thomas
Orthmann sarà esposta alla "Mediateca Montanari - Memo" di Fano.

INFORMAZIONI PER LA STAMPA
Media Relations & Digital PR
Angela Forin
press@angelaforin.it / angela.forin@gmail.com
M. + 39 347 1573278

THOMAS ORTHMANN
FINESTRE SULL’IMMAGINARIO
mostra d’arte contemporanea a cura di Gesine Arps

9 dicembre 2018 – 20 gennaio 2019
Palazzo Bracci Pagani – Fano (PU)

Sistema Museale di Palazzo Bracci Pagani “Diana Art Gallery”
Corso Matteotti n. 97 - 61032 Fano (PU)
Tel. +39 0721 802885
info@fondazionecarifano.it
www.fondazionecarifano.it

Con il patrocinio del Comune di Fano
Fondazione Cassa di Risparmio di Fano

DIANA ART GALLERY
Corso Matteotti n. 97
61032 Fano (PU)
Tel. 0721 802885
Fax 0721 827726
info@fondazionecarifano.it
www.fondazionecarifano.it


lunedì 26 novembre 2018

Sabino de Nichilo. VISCERE


Le sale del Museo Archeologico della Fondazione Depalo-Ungaro di Bitonto in provincia di Bari (via Giuseppe Mazzini 44) si aprono all’arte contemporanea e accolgono le sculture di Sabino de Nichilo, in occasione della sua mostra personale “Viscere” curata da Bianca Sorrentino. La mostra si inaugura sabato 1 dicembre 2018 alle ore 18:30 con una lettura di poesie di Silvana Kuhtz e si può visitare fino alla fine del mese.
Le forme cave plasmate dall’artista dialogano con i corredi tombali e le testimonianze archeologiche degli antichi Peuceti e interagiscono in modo installativo con la collezione di gessi della vecchia Scuola comunale di disegno conservati nel museo. Caratterizzate da una volumetria morbida e da colori brillanti di gusto pop, le sculture di Sabino de Nichilo somigliano a strutture organiche e possono ricordare a chi li osserva cuori, fegati e stomaci, ma non rispondono ai canoni di un’anatomia ortodossa. “Organi da asporto”, “Carne frolla” e “Anus” – questi i nomi di alcune serie di opere esposte – sembrano ribellarsi al corpo che li potrebbe contenere e crescono liberamente, a loro piacimento, assecondando un impulso vitale alieno, inconsulto, barbaro. Sabino de Nichilo rende nobili gli scarti e le frattaglie e i processi digestivi ai quali allude evocano la società dei consumi nelle forme di una vanitas contemporanea, mescolando ironia e retaggi alchemici.
“Come un aruspice venuto da un altrove – scrive Bianca Sorrentino – Sabino de Nichilo interroga le viscere deformi che sopravvivono al lento decomporsi del mondo, alla ricerca di un auspicio che pronunci la sua verità di uomo. La ceramica smaltata restituisce nella materia e nel colore il tormento dell’essere fuori misura: se è vero che gli organi che si sottraggono alle leggi della realtà sono espressione di un tempo precario, essi si prestano allora a un dialogo critico con il passato e con i suoi simboli. Nella loro cavità, le sculture sembrano in effetti contenere qualcosa che non resta, ponendosi in questo senso in contrasto con lo spirito che caratterizza ogni Museo, che invece contiene qualcosa affinché resti. Ecco che dal ventre della terra, le reliquie dei banchetti si spogliano della loro sacralità e si rivestono di una visceralità che può dirsi ora pienamente umana”.


NOTA BIOGRAFICA:
Sabino de Nichilo è nato a Molfetta (Bari) nel 1972 e vive a Roma. Inizia il suo percorso espositivo nel 2009 presentando un’installazione nella mostra collettiva “Altrove” negli spazi del centro culturale Rialtosantambrogio di Roma. Attivo per lungo tempo nella scena musicale notturna come dj e nel campo delle arti come curatore di mostre e organizzatore di eventi culturali, si avvicina alla pratica della scultura sotto la guida di Riccardo Monachesi. “Viscere” è il titolo della sua prima mostra personale. Tra le collettive più recenti a cui è stato invitato si segnalano, nel 2018, le mostre “Domestica” nel sito archeologico delle Case Romane del Celio a Roma curata da Francesco Paolo Del Re e “Trèsors d’un monastére” organizzata da Yannick Guerniou-Laviolette nel Convento dei Domenicani di Muro Leccese (Lecce) e nel 2017 “In Crypta” nel Convento dei Cappuccini di Grottaglie (Taranto) e “Le muse del Quadraro” a Casa Vuota a Roma. Nel 2018 ha inoltre esposto i suoi lavori alla fiera “Roma d’Arte Expo” nell’ambito del progetto “BACC - Biennale Arte Ceramica Contemporanea”.


VISCERE
Mostra personale di Sabino de Nichilo
A cura di Bianca Sorrentino

MUSEO ARCHEOLOGICO FONDAZIONE DEPALO-UNGARO
Bitonto (Bari), via Giuseppe Mazzini 44
1-30 dicembre 2018
Inaugurazione 1 dicembre 2018, ore 18:30
con una lettura di poesie di Silvana Kuhtz

INGRESSO GRATUITO
ORARI DI APERTURA: Orari: 9:00-13:00 ~ 17:00-19:00 tutti i giorni; sabato e domenica su prenotazioni
INFORMAZIONI: telefono 080.3715402