lunedì 28 novembre 2011

Robert Mapplethorpe alla Fondazione Forma


Giovedì 1 dicembre 2011 alle 18:30

Fondazione Forma per la Fotografia inaugura la mostra Robert Mapplethorpe, una grande retrospettiva, per la prima volta a Milano, che ripercorre la carriera e l'opera di uno tra i più importanti autori del Novecento che ha influenzato generazioni di fotografi e artisti.

Il suo tempo è la New York degli anni Settanta e Ottanta, quella della rivoluzione pop, del new dada e di Andy Warhol; la città creativa e disinibita della liberazione sessuale, dell'esplosione della performance e della body art.

Mapplethorpe è oggi unanimemente considerato uno dei più importanti fotografi del ventesimo secolo perché, come i grandi artisti sanno fare, è riuscito a essere nello stesso tempo classico e attuale: testimone del proprio tempo e astratto in una sorta di perfetta atemporalità. Le fotografie di Robert Mapplethorpe sono rigorose, composte, curate nel minimo dettaglio. I corpi, come i fiori, sono impeccabili, ritratti in ambientazioni quasi asettiche, i loro movimenti sono armonici e ricordano gli studi dell'arte e della scultura rinascimentali. La ricerca della perfezione, mito irraggiungibile per la maggior parte degli artisti, è per Robert Mapplethorpe la condizione necessaria da raggiungere in ogni suo scatto.

La mostra, proveniente dalla Robert Mapplethorpe Foundation di New York, comprende 178 fotografie e rappresenta un'occasione unica per ripercorrere, con un unico sguardo retrospettivo, il lavoro di Mapplethorpe, dalle prime polaroid di inizio anni Settanta, fino ai suoi celebri still life, ai fiori, ai ritratti, alla sconcertante serie dedicata a Lisa Lyon, alle splendide immagini dedicate al corpo maschile, indagato e celebrato come mai prima di allora, all'omaggio alla sua musa Patti Smith, agli insoliti, teneri e malinconici ritratti di bambini.

"Spesso l'arte contemporanea mi mette in crisi perché la trovo imperfetta. Per essere perfetta non è che debba essere giusta dal punto di vista anatomico. Un ritratto di Picasso è perfetto. Non c'è niente di contestabile. Nelle mie fotografie migliori non c'è niente di contestabile - così è. È quello che cerco di ottenere".

L'estrema contemporaneità e la grande classicità di Mapplethorpe è tutta in questa possibile perfezione da raggiungere e da realizzare nel breve lasso di tempo di uno scatto, di una sessione di posa.
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Contrasto.

al 2 dicembre al 9 Aprile 2012
tutti i giorni dalle 10 alle 20
Giovedì e Venerdì dalle 10 alle 22
lunedì chiuso
Costo biglietto
Intero: 7,50 euro
Ridotto: 6 euro
Scuole: 4 euro

Fonte: www.italiameravigliosa.org

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Amalia Di Lanno

MARIO CRESCI_Dentro le Cose



Mario Cresci
DENTRO LE COSE
a cura di Luca Panaro

3 dicembre 2011 – 29 gennaio 2012
Palazzo dei Pio, Carpi (Modena)
Inaugurazione sabato 3 dicembre 2011, ore 18

Dal 3 dicembre 2011 al 29 gennaio 2012 sarà aperta al pubblico, nella Loggia di Palazzo dei Pio di Carpi, la mostra di Mario Cresci, Dentro le cose, a cura di Luca Panaro.

Palazzo dei Pio torna a essere per la terza volta sede di importanti rassegne dedicate all’opera di artisti che hanno fatto la storia della fotografia contemporanea, dopo il successo di pubblico delle mostre Beppe Lopetrone: moda e celebrità e Olivo Barbieri: opere scelte 1978-2010.

La mostra è realizzata grazie all’impegno del Comune di Carpi, del Gruppo Fotografico Grandangolo BFI, di Twin-Set Simona Barbieri e di Nuovagrafica, che continuano nel loro intento di valorizzare l’opera dei grandi maestri della fotografia italiana.

Mario Cresci (Chiavari, 1942) è uno dei protagonisti più interessanti della ricerca fotografica italiana degli ultimi decenni. Fin dalla fine degli anni Sessanta sviluppa un complesso corpo di lavoro che varia dal disegno, alla fotografia, all’installazione.
E’ autore, tra i primi della sua generazione, di un’opera eclettica in cui le analisi della percezione visiva e della forma del pensiero artistico e fenomenico si confrontano, negli anni Settanta, con l’esperienza diretta del lavoro sul campo in ambito etnico e antropologico delle regioni del Sud d’Italia.
Nella continua investigazione sulla natura del linguaggio visivo, si concentra sul mezzo fotografico come collegamento concettuale tra il vedere e l’essere coinvolti nei problemi della vita reale.
Il suo lavoro più recente riesce a fondere l’approccio rigoroso, ma anche ludico e dissacratorio, tipico dell’avanguardia italiana degli anni Settanta, a una fervente capacità sperimentale e alla volontà di rendere parte integrante del suo lavoro gli spazi e i luoghi in cui lavora, in linea con una certa tradizione di arte concettuale e con le ultime tendenze.

Proprio da questa volontà di sperimentazione nasce il progetto espositivo di Palazzo dei Pio. La mostra si pone infatti come un momento di indagine nell’ambito della percezione stessa del museo e della sua funzione spazio-temporale.
La mostra presenta un’ampia serie di opere fotografiche inedite di Mario Cresci, frutto di un lavoro di ricerca che nasce dal territorio, da Palazzo dei Pio e dalla città di Carpi. Continui rimandi fra l’architettura del palazzo e gli oggetti che esso custodisce della cultura e della storia carpigiana, creano un gioco di forme, una mappatura di geometrie e di segni, che pongono l’attenzione su aspetti culturali del territorio in cui l’artista lavora.

Entrare nei luoghi di cultura significa per Cresci penetrare nei meccanismi storico-culturali che li circondano e appropriarsene attraverso la restituzione di immagini e forme astratte che hanno comunque una stretta corrispondenza con il reale.
L’allestimento della mostra ruota intorno alla loggia di primo ordine di Palazzo dei Pio articolandosi su due livelli, quello dell’anello interno della loggia e il cortile esterno. L’artista parte dall’osservazione dell’architettura del palazzo per dare vita a tutta una serie di immagini fotografiche che sottolineano alcuni dettagli formali o di luce, mettendone in evidenza le geometrie e creando un effetto di illusione nella percezione del visitatore. L’ambiente genera le opere stesse e ne diventa parte integrante in una insolita sovrapposizione di piani spaziali e temporali.
Le fotografie che riproducono giochi di luci e ombre si confondono con le pareti, i ritratti di oggetti artistici o etnografici si scompongono fino a diventare irreali avvicinandosi più alla sfera dell’immaginario che a quella della realtà.
Nella prima loggia cinque grandi fotografie ripercorrono in scala reale lo scorrere dinamico della luce che “impressiona” la parete della loggia dall’oculo della corte interna. L’andamento crescente della forma luminosa crea un gioco di luci quasi irreale, da ovale la forma diventa ellittica.
Nella seconda loggia altre cinque fotografie di grande formato giocano con la struttura delle finestre del palazzo. La geometria degli infissi e le tende che si agitano al vento danno origine a una danza di forme in cui lo spazio diventa protagonista principale.
Il ritmo della mostra diventa più tradizionale nella terza e quarta loggia, dove alcuni espositori accolgono una serie di fotografie fino a formare due lunghe strisce. Il soggetto delle immagini è una sequenza scattata al Centro ricerca etnografica di Palazzo dei Pio. Cresci, soffermandosi sul truciolo, tecnica di intreccio della paglia nata a Carpi nel XV secolo - utilizzata in seguito anche per realizzare i cappelli delle mondine - è attirato dalle sagome di legno su cui venivano costruiti i cappelli. Scomponendole ne ricava delle forme astratte, quasi dadaiste, ritraendole dall’alto verso il basso sul fondo bianco.
Continuando nel percorso circolare della mostra, la forma si materializza anche nel cortile esterno alla loggia: la figura disegnata sulla pavimentazione della corte è proprio un cerchio da cui partono quattro raggi che servono da scolo per l’acqua piovana. Evidenziando quei segni Cresci riprende nuovamente il gioco di forme ottenendo geometrie improbabili da forme reali.
Le ultime due fotografie si trovano nella Sala della Torre dell’orologio, in cui due grandi specchi sono fotografati dal centro della stanza. I visitatori entrando vedono gli specchi veri presenti nella stanza e girandosi di 180° la loro riproduzione fotografica subendo un completo disorientamento percettivo, nell’incessante gioco di illusione.

La mostra è accompagnata da un prestigioso libro d’artista bilingue di circa 200 pagine, contenente tutte le opere in mostra, un testo critico e vari approfondimenti del curatore della mostra Luca Panaro, critico d'arte e docente di Fotografia all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. La pubblicazione è edita da APM Edizioni e distribuita nei migliori bookshop.

Organizzazione: Comune di Carpi, Palazzo dei Pio, Gruppo Fotografico Grandangolo BFI
Sponsor: Twin-Set Simona Barbieri, Nuovagrafica
Con il contributo di: Ilford
Sponsor tecnico: Eidos
Con il patrocinio di: Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, Provincia di Modena, Regione Emilia Romagna, FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche)
In collaborazione con: Unipol Assicurazioni, Assicoop, Litoweb

Orari di apertura: venerdì, sabato e festivi 10.00 – 13.00 e 15.00 – 19.00;
dal martedì al giovedì 10.00 – 13.00 (solo su appuntamento); chiuso 25 dicembre, 31dicembre (solo pomeriggio) e 1° gennaio; sabato 3 dicembre apertura straordinaria fino alle 24
Ingresso: intero € 5; ridotto € 3 (valido per l’ingresso al museo)
Informazioni:
tel. 059 649955
e-mail musei@carpidiem.it

Ufficio stampa nazionale
AGENZIA04 via Brugnoli 19/C Bologna
tel. 333 1925421
press@agenzia04.com

Ufficio stampa locale
Servizio Comunicazione Comune di Carpi
tel. 059 649777
fax 059 649774
servizio.comunicazione@carpidiem.it

Fonte: http://www.mariocrescidentrolecose.it/


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Amalia Di Lanno

Mostra di Massimo Catalani_ContemplAzioni

Sabato 3 dicembre 2011, alle ore 18.30 - sabato 14 gennaio 2012, alle ore 19.30

Galleria Artsinergy

XX Settembre 34

San Benedetto del Tronto, Italy

Creato da

ArtSinergy Srl

La galleria Artsinergy è lieta di annunciare la mostra personale di Massimo Catalani.
a cura di Mirella Di Peco

Contemplare significa rivolgere lo sguardo verso una cosa, che desta meraviglia o riverenza e fissarla in modo prolungato ed intenso: cosi accade di fronte ai quadri di Massimo Catalani, ammirando l’eloquente silenzio della sua pittura restiamo incantati nelle "contemplAzioni".

La mostra ripercorre l’intera carriera dell’artista con opere che evidenziano un singolare linguaggio figurativo fatto di semplici suggestioni visive: nature morte, paesaggi, figure femminili convivono tra le pareti della galleria in una perfetta coerenza linguistica. Massimo Catalani ha studiato negli anni i generi tradizionali e li ha indagati con un metodo scientifico, proprio di un architetto. Egli rappresenta il soggetto reale in una trasposizione quasi fotografica e lo riduce a forma e colore sul piano bidimensionale della tela: “A me non interessa il naturalismo dell’illustratore. Se c’è somiglianza con il reale, non la nego né la confermo. Quello che cerco è la forza evocativa della pittura”(M.Catalani). Nel campo aperto della figurazione inizia il gioco alla semplificazione delle forme, all’ingrandimento dei volumi, alla costruzione di composizioni inedite ed inquadrature dirette: un gioco che si svolge con un’esibita innocenza che rivela complicità con le strategie concettuali.

Catalani interpreta il mondo con logica classificatoria ed attraverso i suoi elementi costitutivi: terra e mare, entrambi protagonisti di contemplAzioni. Tra le opere esposte, "Veteran Boat" raffigura una barca con una grande vela che cela i volti dei componenti dell’equipaggio, dei quali possiamo solo immaginare la concentrazione dipinta sul volto. Altre imbarcazioni navigano mari meno tempestosi o sono impegnate in lunghe traversate: forse proprio nella circumnavigazione del continente sudamericano, raffigurato con evidenza cartografica in "South Atlantic Ocean". Dal mare alla terra, attraversata da paesaggi misteriosi, con una flora rigogliosa e seducente, popolata da donne misteriose che volgono lo sguardo altrove; e dalla terra alla luna, che "non è ancora vaga di mirar queste valli" e trascorre l’esistenza "contemplando" la terra.

Note Biografiche: Massimo Catalani (1960, Roma-vive e lavora a Roma) esordisce con quadri che raffigurano alimenti, in particolare pastasciutta, frutta e verdura, dipinti a partire dal 1998 ed esposti nella mostra L.I.F.E a New York (galleria PescePalla, 2000): un viaggio in Italia attraverso la pittura dei suoi alimenti tipici. Durante la "Giornata Mondiale della Gioventù" a Roma nel chiostro dei SS. Quattro Incoronati presenta la mostra "Simboli Sacri" con un pane, un vino, due pesci, tutti di dimensioni colossali. Essendo anche architetto, riproduce su tela paesaggi urbani che espone nelle mostre "La mia Roma" (studio Freyrie &Pestalozza,Milano, 2003 ) e "My Urbanity" (New York , 2004). Catalani s’ afferma in Asia con un’importante antologica in Corea (a Seul nel 2004) ed in Giappone con la mostra itinerante "Radici del Vino Italiano" (2007). Partecipa alle campagne di Greenpeace contro l'uso di ogm nel Parmigiano Reggiano e con il lavoro "Terra Nuclearizzata" (2009). I suoi lavori sono presenti nel cinema di Pupi Avati, Cristina Comencini, Alessandro Benvenuti.

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Amalia Di Lanno

Mostra Fotografica _OpenCafè Letterario



MOSTRA FOTOGRAFICA_OpenCafè Letterario

A cura dell’associazione FACTORY arti visive

OpenCafè
viale Giovanni XXIII, 38, Bari

Giovedì 01 Dicembre 2011, dalle 18:30 alle 21:30.

Dove sono andati a finire i vecchi caffè letterari di una volta, quelli in cui ci si sedeva e si parlava di cultura, di letteratura, poesia, arte, di idee spesso rivoluzionarie?

Ai tempi dell’Illuminismo a Venezia ce n’erano circa venticinque soltanto in piazza San Marco, luoghi dove, fra un caffè bollente e un altro, si leggevano i fogli quotidiani e si scambiavano libri proibiti. E non era raro veder chiuderne qualcuno, talvolta perché ritenuto frequentato da gente eversiva e pronta a diffondere idee troppo avanzate per l’epoca.

Abbiamo voluto rendere omaggio a questa idea, oggi ripresa e aggiornata in molte città, con un allestimento fotografico a cura dell’associazione FACTORY arti visive ; espongono giovani autori che mescolano creatività e tecnica, che vogliono ravvivare gli ambienti con l’arte della fotografia, arricchirli di colore e poesia.

Le opere sono di:

Angela D’Elia

Antonio Fantetti

Federica Rainò

Francesco Pinto

Giovanni Musci

Maria Pansini


FACTORY arti visive Terlizzi (Ba): factoryativisive@libero.it

Fonte: http://www.photo4u.it/viewnews.php?t=524067

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Amalia Di Lanno

ENIGMA_l'arte sacra contemporanea


Il 3 dicembre 2011, alle ore 18:00, presso il museo MAGMA, sito al Palacongressi di Roccamonfina (CE), si terrà il vernissage della mostra d’arte sacra contemporanea ENIGMA.


Oltre alle collezioni permanenti d’arte e design saranno visibili le opere di artisti provenienti dall’Umbria, Toscana, Sardegna, Campania, Liguria, Lazio, Piemonte, Puglia, Sicilia, Calabria ed Emilia Romagna, quali: Claudio Schifano, Carmine Antonucci, Antonio d'Amore, Giovanni Mangiacapra, Enzo Ventrone, Christiano Muntoni, Maria Letizia Paiolo, Maria Grazia Taddei, Valentina Vivacqua, Salvatore Seme, Osvalda Pucci, Carmen Maglio, Donato Lotito, Salvatore Circelli, Mary Apollonio, Giuliana Silvestrini, Valentino Marra, Giovanni Mazzi, Giuseppe Vaccaro, Luisa Bergamini, Maria Rosaria Marchi, Alessandra Lampiasi, Carlo Ligas, Marco Guttilla, Stefania Sergi - Kotulla, Giovanna Rayola e Alfonso Coppola.

Sulla rappresentazione del sacro e sul confronto delle religioni con la cultura e col mondo si basa l’indagine del MAGMA. Un mondo che, in qualsiasi religione è pur sempre opera di un Assoluto e quindi luogo in cui si manifesta la sua presenza. L'intenzione di ENIGMA, recita il concept, è quella di esprimere e rappresentare il progresso del pensiero e del sentire umano senza mai poter dire in proposito l'ultima parola.

Una tematica per niente banale proposta dal MAGMA che, sicuramente, riuscirà a selezionare, anche da questa esposizione, qualche interessante artista da inserire nel mercato artistico che conta.

Ad organizzare il tutto l’arch. Angela Terrazzini di Palermo insieme a Paolo Feroce. Alla presentazione, oltre gli addetti ai lavori, come il critico Emiliano D’Angelo, il giornalista Antonio Migliozzi, le curatrici Annalaura Uccella e Mariateresa Savastano, ci sarà il Sindaco di Roccamonfina, Maria Letizia Tari, che porterà i saluti dell’amministrazione e dell’intera comunità agli ospiti che frequenteranno la città in quei giorni.

Da corollario all’esposizione oltre ad essere esposti, per la prima volta dalla sua scomparsa, avvenuta nel 2000, alcuni bronzi a tema sacro del Maestro Rino Feroce di Teano, ci saranno delle opere d’arte presepiali di noti scultori nazionali ed una mini personale di Salvatore Seme, giovane artista campano che ha già prodotto numerose opere d’arte sacra su committenza pubblica.

Le riprese fotografiche e video della mostra sono a cura di Florestano Iannaccone ed Enrico Cardellino. Molto probabilmente RAI 3 trasmetterà il servizio del vernissage.

La mostra resterà aperta fino al 28 febbraio.
Per gli orari ed altre informazioni consultare il sito del MAGMA MED nella pagina ENIGMA: www.magmamed.com

di: Paolo Feroce

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Amalia Di Lanno

Shapes of Desire

26 novembre 2011, h 20,00 - 4 dicembre 2011, h 21,30

Sala Murat

Piazza del Ferrarese – BARI

"Shapes of Desire"
Le " Forme del Desiderio "

L'artista Mimmo Demattia attraverso i suoi dipinti analizza ed illustra il tema della bellezza e del desiderio. Attraverso i suoi lavori l’artista offre la possibilità a chi fruisce dell’opera di esplorare e materializzare le proprie
fantasie e quegli aspetti della propria essenza, che normalmente non affiorano, in definitiva le immagini sono come uno specchio dove ognuno vede nascoste le proprie paure e i propri pregiudizi.

Molti lavori invece, vogliono essere un tributo alla
bellezza del corpo, bellezza che si manifesta nella femminilità e nell’ armonia delle forme, un corpo in definitiva non e’ altro che il prolungamento del volto.

http://www.mimmodemattia.it/

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Amalia Di Lanno

domenica 27 novembre 2011

Esther Stocker_In defence of Free Forms



Inaugurazione: martedì 6 dicembre 2011 alle ore 18.30


Sede mostra: OREDARIA Arti Contemporanee

Via Reggio Emilia, 22-24 - 00198 ROMA

Apertura: dal martedì al sabato: 10-13 e 16-19.30

Fino al 12 febbraio 2012.


Dopo Destino Comune, l’installazione ambientale allestita al MACRo – Museo d’Arte

Contemporanea di Roma - e realizzata in collaborazione con OREDARIA Arti Contemporanee,

Esther Stocker torna a Roma con la sua prima personale presso gli spazi espositivi di

OREDARIA.

La ricerca artistica della Stocker è da sempre incentrata sullo studio delle leggi legate alla

percezione visiva utilizzate però non come mera trasposizione grafica dei loro postulati su tela

o nelle installazioni, bensì come strumenti da sfruttare per allargare la portata comunicativa

delle sue opere.

Come afferma l’artista, “anche se di solito non lo sappiamo abbiamo aspettative di forme,

aspettiamo che si comportino in modo prevedibile. Personalmente sono affascinata dal modo in cui

riconosciamo queste aspettative solo quando non sono soddisfatte.”

Esther Stocker

In Defence of Free Forms

In Defence of Free Forms, titolo di questa sua personale, risulta quindi essere una

dichiarazione di intenti che, in modo efficace, racchiude una riflessione sulla sua intera

carriera e, allo stesso tempo, rappresenta un avanzamento sperimentale delle proprie

soluzioni artistiche.

Cosa sono le forme libere? L’artista ne dà una risposta con le installazioni presenti

in questa mostra in cui vengono anche esposti nuovi lavori su tela che rappresentano

uno sviluppo delle sue più note dinamiche espressive. Dalle superfici bidimensionali

l’artista passa con coerenza concettuale e formale alle installazioni ambientali.

Lo spazio principale della galleria è caratterizzato dall’installazione In Defence of Free

Forms – part 1. I vari elementi conducono l’occhio verso il punto di fuga centrale del

corridoio. Le linee sono però frammentate e in alcuni punti si agglomerano a formare

forme più o meno definite.

Queste linee possiedono quindi una libertà rispetto all’ordine geometrico che il nostro

occhio si aspetterebbe da esse. Ci permettono così di cogliere nuove letture dello spazio.

Il graduale diramarsi dei frammenti presenti in questa installazione conduce alle opere

su tela. Sono presentati dei lavori del 2010 e 2011 e una selezione di nuovissime tele che

la Stocker espone per la prima volta in pubblico. Queste ultime sono efficaci prove della

ricerca sulle forme libere che ha portato l’artista ad un importante e ulteriore sviluppo

formale delle sue griglie rese, ora, completamente libere dalle precedenti strutture.

Sul fondo della terza navata l’installazione a parete In Defence of Free Forms – part 3

risulta, invece, come importante testimone del passaggio fra le due e le tre dimensioni,

procedimento che sta alla base dell’operato artistico della Stocker.

Completa il progetto di mostra In Defence of Free Forms - part 2 dove un’accurata

organizzazione di fili neri spazializzano il titolo della mostra. Le forme libere presenti

sulle tele di nuova produzione trovano una loro possibile derivazione da quelle che

visivamente si creano in quest’opera ambientale dove il linguaggio scritto si fa struttura

spaziale.

Gli spazi e gli ambienti creano pensieri. È proprio questa la finalità principale del lavoro

della Stocker, la ricerca di come la sperimentazione legata all’utilizzo della geometria e i

suoi sovvertimenti formali possano generare nuovi stimoli visivi, esperienze esistenziali

e una libertà d’interpretazione connessa alla nostra immaginazione personale.

Esther Stocker è nata a Silandro (Bolzano) nel 1974, attualmente vive e lavora a Vienna (Austria).

Dopo i diplomi presso l’Accademia di Belle Arti di Vienna e l’Accademia di Brera di Milano, ha proseguito

gli studi all’Art Center College of Design di Pasadena (California, USA). Vincitrice del Preis der Stadt

Wien nel 2009 e dell’Otto-Mauer-Preis nel 2004, i suoi lavori sono stati esposti in numerose gallerie

tra Europa e Stati Uniti. Tra le mostre più recenti si segnalano: “Destino Comune” al MACRO di Roma

(2011), “La solitudine dell’opera (Blanchot)” alla Galleria Studio 44 di Genova (2010), le esposizioni

presso la Galerie Krobath di Vienna e Berlino e la Wannieck Gallery di Brno e le collettive “Abstraction/

Quotidien” presso il Centre d’art Passerelle di Brest (2011), “Originalfunktional. Zeitgenössisches

KünstlerInnenmobiliar aus der Wiener Werk-Stadt” alla Wiener Art Foundation di Vienna (2010) e

“Cella. Strutture di emarginazione e disciplinamento” al Complesso Monumentale di San Michele

a Ripa Grande, Roma (2009). Esther Stocker ha preso parte a numerose collettive presso importanti

spazi istituzionali internazionali, tra i quali ricordiamo il Center for Contemporary Non-Objective Art

di Brussels, il MUMOK - “Museum Moderner Kunst Stiftung Ludwig Wien” di Vienna, la Wiener Art

Foundation di Vienna, il Museion di Bolzano, l’IVAM - “Institut Valencià d’Art Modern” di Valencia,

il Vasarely Múzeum di Budapest, l’Essel Museum di Klosterneuburg, l’SCA - “Sydney College of the

Arts” di Sydney, la Galleria Civica di Arte Contemporanea di Trento, il Centro per l’Arte Contemporanea

Luigi Pecci di Prato, il Künstlerhaus Palais Thurn und Taxis di Bregenz e il Victorian Arts Center

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Amalia Di Lanno