mercoledì 12 maggio 2021

Elisa Filomena. Eden


Nessuna delle mostre finora costruite su misura per le stanze di Casa Vuota ha mai alterato la percezione dello spazio come riesce a fare Eden, la prima mostra personale romana della pittrice Elisa Filomena a cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo, allestita dal 15 maggio al 31 luglio 2021. L’artista realizza infatti un intervento installativo elaborato e avvolgente capace di ricoprire completamente di pittura ogni superficie dello spazio espositivo situato all’interno 4A del condominio di via Maia 12 a Roma, nel quartiere Quadraro, trasformando Casa Vuota in una vera e propria “camera picta”. Elisa Filomena sviluppa un portentoso racconto per immagini, che si dispiega con un andamento cinematografico su lunghi rotoli di tela, in modo da riscrivere con la pittura in forme inedite e visionarie la trama delle pareti della casa e tale da evocare i grandi cicli affrescati della Roma monumentale, dalla Villa di Livia alle chiese barocche. La mostra viene presentata al pubblico sabato 15 maggio dalle ore 11 alle 20 e domenica 16 maggio dalle 11 alle 14.Per visitarla è necessario prenotarsi al numero di telefono 3928918793 oppure all’email vuotacasa@gmail.com. Dopo l’inaugurazione, la mostra è visitabile sempre su appuntamento.

Eden – spiegano i curatori Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo – è una condizione primigenia e privilegiata della pittura che si dispiega come un flusso di segni e di storie e sente di bastare a se stessa nel suo scorrere silenzioso e irrefrenabile. Nell’andamento liquido di una pittura leggerissima e gioiosa, vedute campestri o fluviali fanno da fondale come nell’arte antica a figure umane solitarie o in gruppo, che sono soprattutto soggetti femminili. Artificio, schermo, scenografia teatrale e diorama: la pittura si mostra in tutto il suo potenziale immaginifico, sorprendente e impetuoso. Elisa Filomena immagina una dimensione incantata e ancestrale in cui l’atto del dipingere è un momento festoso di scoperta del mondo, visto con lo sguardo di chi lo vede per la prima volta: uno sguardo generatore di meraviglie. Ed è proprio la meraviglia il sentimento che certo sarà provato dai visitatori di fronte a uno slancio pittorico tanto generoso quanto felice ed emozionante”. 

L’uomo è appena venuto ad abitare la terra”, scrive Elisa Filomena. “È atterrato in un luogo sconosciuto, carico di forze di cui la natura sembra essere pienamente consapevole: un compito a lei destinato, un tormento vitale. L’uomo lentamente ne prende coscienza, si muove in paesaggi sconosciuti, in una terra senza luogo carica di necessità e meraviglia. Questo tratteggiato Eden, lungo come un papiro sconosciuto, si muove tra le pareti di Casa Vuota nella sua essenza più profonda: un disegno che diventa pittura, il gesto del pittore che compie un racconto, lasciandosi condurre dalla pittura stessa, senza ripensamenti. Il tempo non esiste, figure antiche si mescolano con un passato prossimo, angeli e divinità si mostrano accanto all’umano nell’abitare la terra, a volte ne dirigono il cammino, certo lo scrutano dall’alto per soccorrerlo nella vita e nel momento della morte. Vi è un ritmo spontaneo nella narrazione pittorica, ogni parte dipinta si collega o contrasta in una dimensione irreale che prende stimoli dal sogno, dall’inconscio e dalla necessità di una comunicazione e di un’identità che si crea tra l’abitare e il far parte di un luogo. Il tutto è dipinto senza l’ausilio di un disegno preparatorio, di modo da non dare filtri all’espressione pittorica. Il dipinto prende vita da un puro istinto espressivo. Queste tele le vivo come un piccolo paradiso primordiale; la prima manifestazione dell’uomo nell’abitare la terra, il processo del ciclo vitale, la nascita e la morte. Vi è un fiume che trasporta uomini attraverso il corso delle sue acque. Vi sono stanze segrete dove donne si riposano, amiche in confidenza che ridono dell’avvenire, volti di grandi dimensioni accostati a eteree piccole figure. Si percepisce che tutto viene da lontano, come un ricordo, un sogno o una paura profonda. Piante, vegetazioni e cieli sono dipinti con velocità e tensione emozionale, le figure albergano a volte come ombre dentro la pittura che è in questo caso è la più vera metafora dell’umanità, sempre alla ricerca di una casa”.

Elisa Filomena (Torino, 1976), si è diplomata in Pittura all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e ha sempre utilizzato la pittura come linguaggio privilegiato per la sua ricerca. Tra le personali più recenti si segnalano nel 2019 Diario Notturno presso Circoloquadro a Milano a cura di Arianna Beretta e nel 2021 Rocaille Coulisses, bipersonale con Emilia Faro, presso la White Lands art gallery di Torino a cura di Federica Maria Giallombardo. Tra le collettive degne di menzione ci sono nel 2020 Noccioline a cura di Yellow nello studio di Julie Rebecca Poulain a Roma, nel 2019 La risposta dell’amore a cura di Francesco Piazza ai Cantieri Culturali della Zisa di Palermo, nel 2018 Selvatico (tredici) Fantasia/Fantasma a cura di Massimiliano Fabbri presso il Museo Civico Luigi Varoli di Cotignola (RA) e Impronte di artista alla Kommunale Galerie di Mörfelden-Walldorf in Germania. Nel 2017 infine è stata tra i protagonisti di Landina, esperienza di pittura en plein air nel territorio del Verbano Cusio Ossola, a cura di Lorenza Boisi. Alcune sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private, tra le quali la Collezione Permanente della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e la Civica Raccolta del Disegno del Museo di Salò. Tra i riconoscimenti ottenuti, è stata vincitrice del Premio di Pittura Matteo Olivero nel 2008 e della Borsa di Studio Alida Epremian per giovani pittrici nel 2003.


INFORMAZIONI TECNICHE:
TITOLO DELLA MOSTRA: EDEN
AUTORE: ELISA FILOMENA
A CURA DI: Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo
LUOGO: Casa Vuota – Roma, via Maia 12, int. 4A
QUANDO: dal 15 maggio – al 31 luglio 2021
ORARI: visitabile su appuntamento
VERNISSAGE: 15 maggio, dalle 11 alle 20 (su prenotazione) e 16 maggio, dalle 11 alle 14 (su prenotazione)
INFORMAZIONI: cell. 392.8918793 – 328.4615638 | email vuotacasa@gmail.com 
INGRESSO GRATUITO



Circuito del Contemporaneo in Puglia: Silent Spring di Claudia Giannuli

Claudia Giannuli, Silent Spring #1, Still da video, 2021

Con la prevista riapertura del Museo Archeologico Nazionale di Taranto - MArTA dopo l’emergenza sanitaria, sabato 15 maggio inaugura la prima delle mostre del Circuito del Contemporaneo al MArTA: SILENT SPRING della scultrice Claudia Giannuli, in continuità con le collezioni archeologiche tarantine.

Riparte dal Museo Archeologico Nazionale di Taranto - MArTA, il Circuito del Contemporaneo, progetto strategico con la direzione artistica di Giusy Caroppo, che ha l’obiettivo di costituire stabilmente in Puglia una rete policentrica d’eccellenza per la produzione e fruizione di arte contemporanea (arti visive, performative, identitarie).

Chiuse ad ottobre 2020 le mostre INHUMAN, con opere di Kendell Geers, Oleg Kulik e Andres Serrano, ed HEIMAT di Jasmine Pignatelli al Castello di Barletta (BT), il Circuito del Contemporaneo tocca il Museo di Taranto in occasione della riapertura al pubblico, con SILENT SPRING mostra personale di Claudia Giannuli (Bari, 1979) a cura di Antonello Tolve, organizzata dal Museo MArTA in collaborazione con l’Associazione Culturale Eclettica - Cultura dell’Arte, vincitrice dell’avviso pubblico “Custodiamo la Cultura in Puglia” per la raccolta di progettualità artistico-culturali in attività di audience engagement, sviluppo e ricerca da realizzarsi nella Regione.

La mostra nasce dopo una lunga riflessione dell’artista, in sinergia con la politica di apertura a linguaggi e temi contemporanei avviata fin dall’insediamento da Eva Degl’Innocenti, Direttore del MArTA, museo archeologico fra i più importanti d’Italia, che espone reperti dalla Preistoria all’Alto Medioevo; un progetto che sigla il connubio tra l’alto valore culturale del Museo e il format di Giusy Caroppo che indica il MArTA di Taranto quale epicentro strategico del Circuito, aperto al Mediterraneo e a una rete di istituzioni museali nazionali e internazionali.

La presenza di arte contemporanea all’interno dei musei archeologici di per sé non è una novità, ma è certamente più rara una compenetrazione così forte dei processi che ci hanno condotto a questa mostra – dice la direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Taranto, Eva Degl’Innocenti. All’esposizione di Claudia Giannuli – continua la direttrice – si giungerà attraverso una sorta di percorso catartico che dal passato condurrà al presente e al futuro, dal secondo al primo piano delle nostre collezioni, e attraverso le tracce cariche di simbolismo erotico e funerario, rintracciabili nei reperti del MArTA, fino a svelare la proposta della giovane artista contemporanea.

Alla mostra, che sarà inaugurata il prossimo 15 maggio e che sarà ospitata nelle sale espositive del primo piano del Museo, si potrà accedere dopo la visita alle collezioni del secondo piano, nei giorni di apertura del Museo.

Come previsto dalla normativa vigente e dalle procedure per il contenimento del virus COVID-19, si accederà alla mostra e al Museo con prenotazione obbligatoria e con l’acquisto del biglietto unicamente on-line, dal martedì alla domenica; il sabato e i giorni festivi la prenotazione (e quindi l’acquisto) del biglietto dovrà avvenire il giorno prima della visita, sempre on-line. Il Museo è aperto dal martedì al sabato dalle ore 8,30 alle ore 19,30, con ultimo accesso alle ore 17,30; la domenica dalle ore 9,00 alle ore 13,00 e dalle ore 15,30 alle ore 19,30, con ultimo accesso alle ore 17,30. Il lunedì è riservato ai gruppi (un gruppo è costituito da un numero minimo di 3 persone e da un numero massimo di 15 persone). Il lunedì il Museo è aperto dalle ore 8,30 alle ore 19,30, con ultimo accesso alle ore 17,30.

Come previsto dalla normativa vigente e dalle procedure per il contenimento del virus COVID-19, si può accedere al Museo in un numero massimo di 15 persone ogni 30 minuti.

I biglietti saranno disponibili on-line sul sito del Museo all’indirizzo www.museotaranto.beniculturali.it


Inaugurazione della mostra “Silent Spring” di Claudia Giannuli
TARANTO SABATO 15 MAGGIO 2021

È prevista per sabato 15 maggio 2021, in occasione della “Notte Europea dei Musei”, l’inaugurazione di “Silent Spring” di Claudia Giannuli, mostra personale pensata e costruita per il Museo Nazionale Archeologico di Taranto - MArTA.

Ispirata dal saggio omonimo della biologa statunitense Rachel Carson – figura influente nella costituzione dei movimenti femministi ed ecofemministi – è connotata da almeno due elementi di continuità con l’identità del Museo: il medium, la ceramica, che costituisce il materiale con cui è realizzata gran parte dei manufatti esposti nelle sale ospitanti la mostra; l’universo femminile, tema che ricorre nei miti di riferimento, come anche il legame con la natura.

Lontana dall’essere didascalica e intenzionalmente politically incorrect, la produzione scultorea di Claudia Giannuli si colloca lungo il percorso del Museo scandita in 5 tappe, con installazioni inedite che si inseriscono nella tradizionale visita tematica e cronologica. Si tratta di teche realizzate come dei terrari, e un paludario, in cui appaiono racchiusi paesaggi naturali e vitali, colpiti da una illuminazione rosea che li fa somigliare a una coltivazione in serra. Come un’evocazione di una silenziosa primavera rinchiusa, quale quella che viviamo.

Attraverso input narrativi e inserti multimediali, costituiti da video popolati da avatar che indossano le sculture-gioiello, Giannuli si rivolge a smuovere tabù in equilibrio instabile tra sensuale e sessuale; l’isolamento imposto dal lockdown ha portato l’artista a riflettere sulla funzione e relazione di organi e orifizi umani in rapporto al mondo esterno, inteso come spazio “naturale”, e a “sigillarli” con ornamenti scultorei. Il fruitore sarà portato a rintracciare parallelismi con l’immaginario iconografico dei fregi greci e l’uso delle piante come ornamenti, raccontati dall’archeologia e dai gloriosi “Ori di Taranto”. Accompagna il progetto espositivo, uno specifico programma di accessibilità fruibile anche in forma multimediale.

La mostra, a cura di Antonello Tolve, sarà visitabile fino al 25 luglio 2021.

                                                     Claudia Giannuli, Silent Spring #3, (Particolare), 2021

Titolo: SILENT SPRING
Artista: Claudia Giannuli
Sede: Museo Archeologico Nazionale di Taranto - MArTA, 1° piano (Sale XI-XII-XIII-XIV) via Cavour, 10 – 74123 Taranto

Date: 15 maggio 2021 – 25 luglio 2021
Organizzata da: Circuito del Contemporaneo in Puglia, Direttore Artistico Giusy Caroppo
A cura di: Antonello Tolve
Prodotta da: Associazione Culturale Eclettica - Cultura dell’Arte
Via del Mare, 11 - 70051 Barletta (BT)
Con il finanziamento di: Fondo Speciale per la Cultura e Patrimonio Culturale L.R. 40 art. 15 comma 3 – Investiamo nel vostro futuro - “Programmazione Custodiamo la cultura in Puglia”
In collaborazione con: Museo Archeologico Nazionale di Taranto - MArTA e con Comune di Taranto
Si ringraziano per la Sponsorship: 2Star / Mofra Shoes srl, Barletta; per Partnership tecnica: EUMAKERS; Romano Exhibit srl, Modugno; Zoomiguana, Bari

Inaugurazione 15 maggio
In occasione di “Notte Europea dei Musei”
INGRESSO SU PRENOTAZIONE
Per maggiori informazioni: www.museotaranto.beniculturali.it

Responsabile Comunicazione
Circuito del Contemporaneo in Puglia
Cristina Principale
press@circuitodelcontemporaneo.it | +393492646524





martedì 11 maggio 2021

Elio Castellana - Lungo quel tratto di costa


Carlo Gallerati è lieto di presentare Lungo quel tratto di costa, una mostra personale di Elio Castellana a cura di Claudio Libero Pisano, un’installazione mixed-media che comprende fotografia e scultura.

Elio Castellana, pugliese d’origine, romano d’adozione, torna alle sue radici, indagando, tramite il mezzo fotografico, la mutazione del paesaggio pugliese, nello specifico quello della spiaggia di Cerano, a pochi chilometri a sud di Brindisi, dove è nato.
Il progetto è iniziato come un faccia a faccia tra l’artista e la falesia argillosa che delimita il litorale, un’osservazione metodica e costante di quelle pareti dal colore cangiante che - plasmate nel tempo dalla natura tramite erosioni, smottamenti, frane e mareggiate - modulano e modificano naturalmente il paesaggio circostante.
Lungo quel tratto di costa risulta contemporaneamente la risposta ad un’istanza intima e privata di Elio Castellana, che si addentra così nei luoghi della sua memoria, ma anche ad una sorta di indagine geologica, antropologica, filosofica, estetica e culturale. Fronteggiare questa materia fragile, mutevole, eppure potente, infatti, è stato un punto di partenza per una meditazione più profonda sulla natura, sull'umano, sulla volatilità della materia e sulla pervasività della vita. Quello di Elio Castellana è un lavoro di ricerca dei segni lasciati dal Tempo e dalla Natura sullo schermo delle falesie argillose della spiaggia di Cerano, ma è anche una rappresentazione che travalica la natura geologica del paesaggio e che comprende anche l’elemento antropico, l’elemento umano che abita quei luoghi e che è coinvolto, insieme alla natura, nelle sue alterazioni paesaggistiche.
L'installazione esposta presso la Galleria Gallerati di Roma si compone di più elementi indipendenti organizzati nello spazio secondo il principio di simmetria e reciprocità e interconnessi da rimandi formali, concettuali e materiali.Ilcorpus fotografico, che si divide in un dittico e un trittico, richiama nel suo allestimento l’arte sacra medioevale e rinascimentale; al centro della sala è posizionato il calco di un masso trovato nella spiaggia di Cerano, traccia della tensione tra il divenire e la mutevolezza della natura originaria e la necessità, tutta umana, di fermare, tramite la tecnica, la trasformazione della materia, ossia la sua morte.
Consultabili in una cartellina separata, alcune stampe su carta cotone a tiratura limitata che si focalizzano sulla rappresentazione della falesia pugliese, dettagli di burriana memoria che trovano la loro sussistenza nell’astrazione partendo dalla tangibilità della materia paesaggistica. 

All’inaugurazione della mostra saranno presenti anche due testi criticiscritti da Claudio Libero Pisano, curatore della mostra, e dal Prof. Felice Cimatti, filosofo, docente e conduttore radiofonico, che ha accettato l’invito dell’artista a confrontarsi criticamente con Lungo quel tratto di costaper le affinità fra la ricerca di Castellana e il suo pensiero filosofico. 

Durante il periodo espositivo della mostra, venerdì 18 giugno alle ore 19.00, è previsto un talka tre con l’artista, il curatore della mostra Claudio Libero Pisano e il professore Felice Cimatti.


Elio Castellana (Brindisi, 1971) artista visivo e fotografo, ha studiato psicologia e comunicazione all’università di Roma, ha lavorato per un decennio come autore e regista nell’ambito del teatro immagine e si è perfezionato presso la Scuola Romana di Fotografia. 
La sua ricerca artistica si concentra spesso sul confine fra realtà e finzione e sulla meraviglia dell’esistente. Considera l’arte come la manifestazione di un itinerario spirituale nel mondo e nella coscienza, che sia personale o universale poco importa. Utilizza indifferentemente diversi media, dall’installazione, al video, alla performance, alla fotografia, purché funzionali fenomenologicamente alla sua poetica artistica. Ha partecipato a mostre nazionali e internazionali. Le sue opere sono presenti in collezioni museali permanenti e in collezioni private. Suoi lavori sono pubblicati in cataloghi nazionali ed esteri. Vive e lavora fra Roma e Brindisi.

A seguito delle restrizioni dovute alla pandemia, e salvo nuove disposizioni governative, gli ingressi in galleria sono possibili indossando i dispositivi personali di protezione e con ritmi e quantità opportunamente cadenzati; la prenotazione è consigliata, ancorché non obbligatoria.

La prenotazione è invece obbligatoria per l’incontro del 18 giugno col Prof. Cimatti.

Per informazioni e prenotazioni scrivere o telefonare ai numeri 3477900049, 0644258243 o 3386241416 oppure inviare un’e-mail a info@galleriagallerati.it

Elio Castellana
Lungo quel tratto di costa
A cura di Claudio Libero Pisano
Galleria Gallerati (Via Apuania, 55 – Roma)
Inaugurazione: giovedì 3 giugno 2021, ore 19.00-22.00
Fino a domenica 4 luglio 2021
Orario: dal lunedì al venerdì: ore 17.00-19.00 / sabato, domenica e fuori orario: su appuntamento
Mezzi pubblici: bus: 61, 62, 310, 542; metro: linea B, f.Bologna (da P.Bologna: 400 m lungo V.Livorno o V.M.di Lando)
Ufficio stampa: Francesca Orsi, francesca.orsi@gmail.com/ 348 5238868
Informazioni: info@galleriagallerati.it, www.galleriagallerati.it, www.eliocastellana.com


Via Apuania, 55 | I-00162 Roma | Tel. +39.06.44258243 | Mob. +39.347.7900049

info@galleriagallerati.it | www.galleriagallerati.it | www.facebook.com/galleria-gallerati | 


pubblica:

sabato 8 maggio 2021

Giulio Bensasson - LOSING CONTROL

Giulio Bensasson, Non so dove non so quando, diapositiva d'archivio, 2016, Courtesy dell'artista

La Fondazione Pastificio Cerere presenta LOSING CONTROL, la prima personale di Giulio Bensasson a cura di Francesca Ceccherini, che si estende lungo gli spazi del silos e il sotterraneo del mulino, entrambi ricavati dal recupero dell’antico Pastificio Cerere.
Il progetto è realizzato grazie al contributo dell’avviso pubblico Lazio Contemporaneo e sarà aperto al pubblico su prenotazione fino al 30 luglio 2021.

LOSING CONTROL si compone di due installazioni site specific esito di una ricerca avviata dall’artista nel 2019, dedicata al tema della perdita del controllo e dei fenomeni che questa origina. Ogni contesto della vita umana – da quello sociale e politico, a quello educativo e religioso – è connotato dalla ricerca del controllo, elemento alla base della generazione di confini, reali o immaginari, e della manifestazione di fenomeni quali l’ossessione e l’illusione, che rendono illeggibile o distorto l’esistente nella sua spontanea condizione.

Losing Control #1, realizzata nel sotterraneo Spazio Molini – in cui originariamente veniva prodotta la semola – interroga la perdita di controllo che si manifesta nel quotidiano dei luoghi in cui viviamo, restituita attraverso un percorso percettivo dedicato alle forme ossessive di cancellazione: l’idea del “pulire, detergere, coprire” come eliminazione del memento mori, ossia di ciò che simbolicamente ci ricorda l’inevitabile fine della vita. Tre volumi scultorei sono costruiti attraverso una composizione di piastrelle, realizzate a mano dall’artista con la tecnica del calco, per formare superfici nitide e luminose che risultano maniacalmente pulite, ordinate e razionali: presenze delicate e stranianti in totale contrapposizione con le pareti consumate dalle muffe e dall’umidità che disegnano il luogo. Le tracce di dismissione dello spazio – che da anni non assolve più alla sua funzione originale – testimoniano un movimento costante e inesorabile di deterioramento. Per contrasto, le superfici bianche delle piastrelle si inseriscono come presenze surreali e illusorie che evocano un rassicurante senso di staticità, controllo e pulizia. Sono parte di questo rapporto, fatto di opposizioni formali e simboliche, anche un’opera di natura sonora, progettata con Filippo Lilli, e una scultura olfattiva: un suono statico, profondo e senza ritmo, produce un effetto di repulsione/attrazione mentre diffusori per ambiente sprigionano un profumo di pulito estraneo allo spazio fatiscente.

L’installazione Losing Control #2, realizzata nel silos, si compone di una fotografia, un grande light box e di piccole diapositive illuminate attraverso visori vintage. Nell’ex magazzino del grano – oggi un whitecube – la prospettiva longitudinale diviene espressione per la fuga di luce emessa dal light box, la cui immagine è l’ingrandimento di una delle diapositive ritrovate in un vecchio studio di Roma. Le immagini, che in origine catturavano un momento preciso e una memoria personale, sono oggi l’esito del lavoro incessante di muffe e funghi che hanno sciolto nel colore ogni rappresentazione e liquefatto le pellicole negli acidi che le compongono. Il tempo, che su queste immagini ha assunto ogni controllo, origina un processo di decomposizione spontanea che deforma l’immagine originale lasciando nascere nuovi paesaggi di colore, forme astratte e organiche, universi fluorescenti. Parte dell’archivio Non so dove, non so quando (2016) che raccoglie centinaia di pellicole recuperate e numerate dall’artista, le diapositive sono come vanitas del tempo presente, nature morte riesumate dalla storia recente a cui viene offerta una seconda vita post mortem.Risultato di un processo caotico durato oltre quarant’anni, le diapositive diventano anche indizi sul funzionamento della memoria umana, incapace di conservare i ricordi, e tracce di quello che la chimica del tempo ha cancellato.

Tra i due piani contrapposti in cui si collocano gli spazi espositivi della Fondazione Pastificio Cerere e le due installazioni di LOSING CONTROL si giocano gli esiti originati dalla perdita del controllo. Se in Losing Control #1 si svelano quei meccanismi psicotici propri della società occidentale legati al desiderio ossessivo di controllare, a causa del quale gli individui tendono a cancellare dalla propria esistenza ogni traccia della caducità, in Losing Control #2 la perdita del controllo, qui sotto il dominio del tempo, diventa un processo generativo che simultaneamente distrugge e crea, cancella e compone nuovi paesaggi di senso.

Il progetto espositivo sarà accompagnato dalla pubblicazione di un sito web dedicato alla mostra e da un volume edito da DITO Publishing, con contributi critici di Francesca Ceccherini, Marinella Paderni, Alfredo Pirri, Stefano Velotti e illustrato da un’ampia documentazione iconografica delle opere presentate.

Biografia
Giulio Bensasson (Roma, 1990) vive e lavora a Roma.
La sua pratica artistica si sviluppa principalmente attraverso il linguaggio scultoreo e l’installazione. Tra i soggetti al centro del lavoro, il tempo è elemento primario presente in molte sue opere, materiale espressivo attraverso il quale indaga il trasformarsi della materia e i processi aleatori che vi si manifestano. Nella sua ricerca esplora possibili restituzioni legate al tema della memoria e della natura morta, il genere che rappresenta da sempre l’attenzione dell’arte per il reale, il banale e il quotidiano, soggetti a cui Bensasson si rivolge costantemente.
Ha conseguito il diploma in Pittura e il diploma specialistico in Scultura e nuove tecnologie applicate allo spazio presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. Tra il 2012 e il 2015 ha lavorato come assistente presso lo studio romano di Baldo Diodato e ha collaborato con il collettivo bolognese Apparati Effimeri (2013). Attualmente lavora come assistente per l'artista Alfredo Pirri.
Tra le mostre collettive: Don’t try this at home, Antilia Gallery (2020); Now and forward pt.II, emerging artists in Rome, an expanding field, Temple Gallery, Roma (2019); AIR4, Galleria Ravnikar, Ljubljana, Slovenia (2018); Mirabilum archiva, Castello di San Vito al Tagliamento (2017-2018); Plantarium, Casa dei Carraresi, Treviso, (2016); Uscita d’emergenza, MACRO Testaccio, Roma (2015); L’immagine insepolta, Galleria Hybrida Contemporanea, Roma (2014).
Nel 2019 è stato ospite nella Residenza Macro e il Talent Prize gli ha riconosciuto una menzione speciale nel 2020.



CONTATTI PER LA STAMPA
PCM Studio di Paola C. Manfredi
Via Farini 70, 20159 Milano | www.paolamanfredi.com
Federica Farci, federica@paolamanfredi.com | T. + 39 342 0515787

CONTATTI
Fondazione Pastificio Cerere
Coordinamento mostre e progetti: Claudia Cavalieri info@pastificiocerere.it | www.pastificiocerere.it | Tel. +39 06 45422960

INFORMAZIONI PRATICHE
Opening day: giovedì 6 maggio 2021, dalle 16.00 alle 21.00 Date: 6 maggio – 30 luglio 2021

Orario: dal martedì al sabato / ore 15.00 – 19.00 e lunedì su appuntamento (per il mese maggio) dal lunedì al venerdì / ore 15:00-19.00 (per i mesi di giugno e luglio)
Ingresso esclusivamente con prenotazione su www.pastificiocerere.it

Info: info@pastificiocerere.it; Tel. +39 06 45422960

venerdì 7 maggio 2021

Virginia Zanetti - BE A POEM

Virginia Zanetti, I Pilastri della Terra, 2021
Parte del programma ART CITY Bologna 2021, la mostra personale di Virginia Zanetti Be a Poem a Palazzo d'Accursio presenta serie di opere recenti e rappresentative della ricerca complessiva dell'artista, a partire dal progetto I Pilastri della Terra e dalla collaborazione con il Museo della Resistenza di Bologna, l'Istituto Storico Parri, l'Istituzione Bologna Musei. 

Be a Poem, titolo che deriva dalla serie più recente realizzata dall'artista e che si riferisce alla possibilità di ogni individuo di agire in modo creativo e incisivo nella trasformazione della società, diventa un'occasione per presentare al pubblico progetti passati e inediti di Virginia Zanetti, tra loro correlati nella creazione di un discorso comune: le serie in mostra sono Be a Poem (Villa Romana, Firenze, 2020), Para onde estamos indo? (Magic Carpet, Lisbona, Portogallo, 2019), Abissi (Manifesta 12, Palermo, 2018; Istituto Italiano di Cultura, Zurigo, 2019), I Pilastri della Terra (luoghi vari, 2016 – in corso).

La mostra nelle sale espositive del secondo piano di Palazzo D’Accursio si interroga sul rapporto tra responsabilità individuale e avvenire storico, in riferimento alla contemporaneità, considerando come elemento fondamentale per ogni cambiamento proprio “l'essere poesia”, cioè la scelta di agire in modo personale e creativo; come sostiene l'artista: «È necessario credere nella potenzialità di ogni persona. La trasformazione dipende dalla determinazione interiore, cioè da quell'accrescimento della condizione vitale che è in grado di dare forza a noi e di ispirare gli altri verso un miglioramento, armonico, della società.»

L'elemento generativo per lo sviluppo della mostra è stato I Pilastri della Terra. Un progetto articolato attraverso laboratori e workshop, al fine di compiere azioni performative collettive in cui gruppi di persone, simultaneamente, posizionano le proprie mani al suolo per erigere corpo e piedi verso l’alto. Ogni singolo individuo diviene in questo modo un pilastro, capace, insieme agli altri, di sorreggere il mondo: lo scopo è quello di capovolgere il punto di vista, condividendo l’esperienza con persone provenienti da differenti ambiti, creando una comunità eterogenea errante alla ricerca di una nuova etica. Il lavoro esplora i concetti di rinascita, resurrezione, rivoluzione e resistenza Tale progetto si è sviluppato a partire dalla prima performance avvenuta nel 2016 in India, fino all’ultimo capitolo, a cura di Adiacenze e patrocinato dall'ANPI, in collaborazione con l'Istituto Tecnico Salvemini di Casalecchio di Reno nell'ambito del laboratorio teatrale diretto da Massimiliano Briarava, che ha avuto luogo nel giugno 2019 a Sabbiuno, Bologna, presso il Parco dei Calanchi - luogo di grande importanza storica dove si trova il monumento, sacrario ai caduti della resistenza antifascista.

Da qui la collaborazione con il Museo della Resistenza di Bologna, l'Istituto Storico Parri e l'Istituzione Bologna Musei che ha portato alla realizzazione della nuova mostra Be a Poem, in occasione della quale l'opera I Pilastri della Terra – Monumento ai caduti della Resistenza partigiana, Sabbiuno, Bologna, 2019, viene proposta in donazione in forma permanente nella collezione del Comune di Bologna.

Virginia Zanetti (Fiesole, Firenze, 1981). Lavora sia in luoghi non convenzionali sia in istituzioni italiane e estere per la cultura e l’arte contemporanea come il Man di Nuoro, il CCC Strozzina di Firenze, il CAC Pecci di Prato, il Mac di Lissone in Italia, la Kunsthalle di Berna, l’Istituto di cultura italiano di New Delhi e di Zurigo. Ha vinto premi come il Premio Movin Up 2015 del MIBACT e il Concorso internazionale per artisti per la realizzazione di opere d’arte permanenti per Palazzo di Giustizia di Firenze nel 2017, il Primo Premio Maccaferri per la fotografia, Artefiera, Smartup Optima 2019, Napoli e Level 0, ArtVerona 2020. Il suo lavoro ed i suoi testi sono presenti in pubblicazioni come A Cielo Aperto e Breve storia della curatela di H.U.Obrist, postmediabooks, Milano.


Promossa da Comune di Bologna (Dipartimento Cultura e Promozione della Città)
nell’ambito di ART CITY 2021 Bologna Estate
In collaborazione con:
Il Museo della Resistenza di Bologna e l'Istituto Storico Parri, L'Istituzione Bologna Musei, Bologna Biblioteche, Estuario project space, Traffic Gallery di Bergamo, ITC Salvemini, Auser Bologna
e il patrocinio dell'ANPI

VIRGINIA ZANETTI
BE A POEM
a cura di Matteo Innocenti

7 maggio - 6 giugno 2021
Opening venerdì 7 maggio 2021, dalle ore 16
Sale espositive del secondo piano di Palazzo D’Accursio
Piazza Maggiore 6, Bologna

Orari:
sabato e domenica dalle ore 10 alle 18.30 (ultimo ingresso alle ore 17.40)
martedi dalle ore 9 alle 13

Progetto grafico: Dania Menafra


pubblica:

ARTE: AMORE E PSICHE. Dal femminino sacro al femminile ribelle

 Ana Mendieta

L’ultimo WebinBar a cura di Arteprima progetti 

Venerdì 7 maggio 2021 ore 19:00

Per il ciclo ARTE: AMORE E PSICHE.
DAL FEMMININO SACRO AL FEMMINILE RIBELLE
a cura di Francesco Cascino e Azzurra Immediato

Iscrizione obbligatoria e anticipata a questo link

Dopo l’iscrizione riceverai un’email di conferma con le informazioni necessarie per entrare nel WebinBar

Intervengono con immagini e parole:
Barbara Martusciello – Storica dell’arte, Curatrice
Benedetta Donato - Curatrice e critica di Fotografia, Consulente MIC
In dialogo con
Francesco Cascino - Art Consultant, Art Director Arteprima Progetti
Azzurra Immediato - Storica dell’arte, Curatrice, Art Curator Arteprima Progetti

Una rilettura femminina e femminista rivoluzionaria delle origini può aiutare a pensare un futuro diverso e migliore? 

Questo è l’interrogativo che ci poniamo e che, a partire dall’ancestrale tradizione del Femminino sacro, individuabile nella triplice identità di Grande Madre, Terra Madre e Mater Matuta, nel complesso e profondo missaggio dei miti dell’antichità, indaghiamo ripercorrendo poi le commistioni innervatesi nella storia dell’arte moderna e contemporanea, interpolandosi con la ricerca fotografica e con il lavoro di artiste che hanno affrontato la rilettura femminina e femminista della Storia e del proprio tempo. L’universo centrato ed egoriferito al maschile ha sempre tentato di ingabbiare il vero potere femminile, ingabbiando sé stesso e non riconoscendone la presenza nella propria natura, quindi l’enorme potenziale di intelligenza emotiva femminina. L’analisi del reale attraverso l’arte di_mostrerà quanto i luoghi comuni e le credenze prevalenti siano un pesante ostacolo alla costruzione di una coscienza della realtà reale, della natura accogliente e femminile del mondo, della necessità che gli uomini ritrovino il loro Femminino sacro, pena l’autodistruzione già in atto.



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mercoledì 5 maggio 2021

Ripartono i progetti dello Spazio MICROBA con Anna Dormio Continuum

 


Anna Dormio

 

Continuum

 

 

MICROBA

Via Giambattista Bonazzi 46, Bari

Da venerdì 14 maggio 2021, dalle ore 17

 

 

Ripartono i progetti dello Spazio MICROBA, che inaugura la stagione espositiva con la mostra di Anna Dormio, Continuum, a cura di Riccardo Pavone e Marialuisa Sorrentino, con la collaborazione critica di Nicola Zito, con apertura venerdì 14 maggio 2021, a partire dalle ore 17,00 alle ore 21,00.

In occasione della sua prima personale a Bari, Anna Dormio propone la sua più recente produzione, i Ravennati, 101 esemplari unici realizzati, dal 2017 al 2021, a partire da vecchie immagini fotografiche, analogiche e in b/n, che, recuperate nelle città dove l’artista ha vissuto nel corso degli ultimi anni, in Italia come all’estero, sono state poi rielaborate attraverso l’uso della foglia oro, tecnica antica che rimanda (come indica anche il titolo della serie) alla città di Ravenna e all’arte bizantina. Queste opere – con cui l’artista si è aggiudicata quest’anno il Primo Premio del concorso fotografico L'assenza (III ed.) – rappresentano uno spunto di riflessione sul concetto di “tempo” e sulla compenetrazione continua tra passato e presente.

La mostra di Anna Dormio sarà aperta e visitabile fino al 19 giugno 2021, dal martedì al sabato dalle ore 17,00 alle ore 20,00.

 

MICROBA si pone lontano dal canonico concetto di galleria d’arte e, anche in questo nuovo ciclo di eventi, rinnova la propria aspirazione di spazio laboratoriale e sperimentale. Attraverso le opere e le esperienze di artisti giovani ma già di respiro nazionale e internazionale, il centro barese persegue la propria missione nel territorio e intende introdurre stimoli di riflessione nel contesto culturale circostante.

 

L’Associazione culturale Achrome è un collettivo che opera nel campo dell'Arte Contemporanea, muovendosi tra molteplici ambiti, dalla didattica alla ricerca, dall'organizzazione di eventi espositivi alla formazione professionale. Intessendo rapporti con il territorio, Achrome si propone di favorire un rinnovato e più proficuo dialogo tra la città e le dinamiche dell'Arte Contemporanea.

 

Anna Dormio (Monopoli, BA, 1994), laureata in Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Lecce, è co-founder e social media manager del collettivo artistico Kunstschau. La sua ricerca è rivolta alla manipolazione delle superfici e delle identità di oggetti e corpi, attraverso la commistione di varie tecniche. Compiendo un’azione di prelievo e appropriazione di frammenti, scarti, brevi testi e antiche fotografie, apporta interventi e accumulazioni con cui rielabora piccoli eventi originati dalla casualità, dalla perdita o dall’abbandono. Presente in varie esposizioni in spazi pubblici e privati (tra cui il Museo del Novecento di Firenze, Casa Morra a Napoli e il Museo Storico di Lecce), ha partecipato nel 2020 a La Meraviglia, residenza artistica presso la Manifattura Tabacchi di Firenze, e nel 2019 a Sapere i luoghi, progetto di residenza della Fondazione Morra di Napoli organizzato in collaborazione con la Fondazione Lac O Le Mon di San Cesario di Lecce e con Cantiere Giovani. Vincitrice nel 2021 della terza edizione del concorso fotografico L’assenza, rassegna a cura di Parti Solutions (NA), nel 2015 ha ottenuto il primo premio nel Concorso di Arte Contemporanea Cibo per la Mente, indetto dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e dall’Accademia Albertina di Torino. Sempre nel 2021, sarà impegnata nel progetto per artisti pugliesi under 35 di La Chimera, presso ExFadda – Laboratorio Urbano di San Vito dei Normanni (BR).

 

 

Anna Dormio

Continuum

A cura di Riccardo Pavone e Marialuisa Sorrentino

Testo critico di Nicola Zito

 

MICROBA

Via Giambattista Bonazzi 46

70123 – Bari

 

Dal 14 maggio al 19 giugno 2021

Da martedì a sabato, dalle ore 17 alle ore 20

(si consiglia prenotazione)

 

Info:

MICROBA

+39 3927385558 – spaziomicroba@gmail.com

https://www.facebook.com/microba46/?fref=ts

ACHROME

+39 3470866802 – associazioneachrome@gmail.com

https://www.facebook.com/acachrome/?fref=ts