mercoledì 21 novembre 2012

"La crisi e la vergogna" mostra fotografica - Bruno Oliviero - Apertura a Taranto 26 novembre




"LA CRISI E LA VERGOGNA"
APRIRA' AL PUBBLICO
 IL 26 NOVEMBRE
ALLE 18.3O
PRESSO 

IL CASTELLO ARAGONESE-CITTA'DI TARANTO




MOSTRA FOTOGRAFICA 
DI
BRUNO OLIVIERO
A CURA DI

BARBARA LUGARA'E GIANLUCA MARZIANI

 CON SIMONETTA LEIN.


UNA MOSTRA ITINERANTE CHE APRIRA' A TARANTO, MA CHE PROSEGUIRA'  PER LE MAGGIORI CITTA' ITALIANE .




"LA CRISI E LA VERGOGNA",  mostra fotografica resa possibile grazie al supporto del grande fotografo Bruno Oliviero che ha messo la sua arte e la sua esperienza al servizio del sociale, ha l'obiettivo  di rappresentare il cambiamento radicale, le trasformazioni imponenti e le difficoltà che la società tutta sta attraversando in questi anni di dura crisi economica .
Una mostra però dove la parola "crisi"  non ha solo una valenza economica, bensì un’accezione molto più profonda dal punto di vista identitario: la vera crisi è quella dell’individuo che, privato dei propri diritti e della dignità, non riesce più a percepirsi come tale e viene assalito da un forte senso di vergogna. 

Protagonista dello shooting Simonetta Lein e con lei in alcuni scatti Davide Reali.

La  BLUGARA, società di management e comunicazione , ha scelto Taranto non casualmente:

Taranto infatti, meglio di ogni altra città rischia di diventare un palcoscenico fondamentale per la comprensione del momento politico sociale che stiamo vivendo.

8OOO dipendenti dell'ILVA azienda leader nel settore delle acciaierie rischiano di rimanere senza lavoro. 
Moltissime persone, uomini e donne, famiglie con bambini potrebbero trovarsi in serissime condizioni di disagio economico.
Si e' dunque pensato che proprio Taranto potesse ospitare una mostra con un fortissimo contenuto sociale.



La mostra si propone di cogliere questo momento di crisi economica, sociale e culturale da una prospettiva particolare, insolita se si vuole, monitorando cioè le reazioni e la capacità di adattamento della donna a ciò che le accade intorno. 
Lo scopo è quello di ritrarre un fenomeno sociale ormai noto, di lasciare traccia indelebile di questi anni, usando come cartina al tornasole la società femminile che si trasforma e reagisce ai problemi più comuni in un quotidiano sempre più complesso.
Le fotografie mostrano gli effetti più devastanti della crisi economica: dal prezzo della benzina salito alle stelle alle spese quotidiane che aumentano a dismisura, dallo sfaldamento dei valori alla difficoltà di divenire madre, dalla precarietà all’impossibilità di mantenere i propri figli, dal disagio sociale fino al crollo delle certezze. 
Il tentativo è quello di invitare il fruitore ad entrare nell’opera, cercando di portarlo - attraverso il medium della fotografia - alla comprensione, all’immedesimazione e alla vicinanza allo stato d’animo del personaggio.

La Mostra infatti, nasce non solo per catalizzare l'attenzione dei media ma anche per dare un vero contributo economico, nel caso di Taranto sosterrà con parte degli incassi la ABFO associazione volontaria onlus nata proprio a Taranto  nel 2OO5 che ha l'intento di prendersi cura di quanti soprattutto famiglie e bambini vivono situazioni disagiate.


L'ARTE DUNQUE NON SOLO PER COMPIACIMENTO DEI SENSI MA ANCHE PER SENSIBILIZZARE GLI ANIMI.









   Distinti Saluti 

-- 
FP MEDIA RELATION

SARA BATTELLI
Cell. 340 9997343




LA CRISI E LA VERGOGNA
Gianluca Marziani

Dal vocabolario “crisi”: fase della vita individuale o collettiva particolarmente difficile da superare e suscettibile di sviluppi più o meno gravi. Crisi è una parola che trema mentre la pronunci, che parte con un crack e prosegue con un sibilo lungo ma impalpabile, due andamenti che ridanno il senso profondo di un contenuto dietro una semplice sequenza di lettere. Lo sappiamo, è sempre la consuetudine a stabilire il peso di una parola, in questo caso mescolando la patologia in corso con la prospettiva di una panacea che attenui gli effetti sul tessuto sociale. In realtà, abbandonando il piagnisteo odierno, dovremmo valutare il passato e il futuro, sviscerando le radici generative dei problemi (passato) e costruendo un serio cambiamento (futuro) che riparta da un’essenza etica e dalla consapevolezza della contemporaneità. Vorrei che si parlasse di epoca del cambiamento: perché solo così la crisi evita le ricadute nella vergogna, nella mancanza di prospettive reali, nella depressione degenerativa. Solo così restiamo umani.

Cambiare per non vergognarsi. Cambiare per dare un contesto al coraggio.

Realizzare una mostra sul tema della crisi sociale in un luogo dai forti connotati come Taranto, non era semplice per molte ragioni. Il progetto fotografico doveva dosare la denuncia con la proposta, i temi individuali con quelli collettivi, le ragioni ovvie con quelle meno evidenti. Non si poteva arrivare con intellettualismi o provocazioni gratuite, qui siamo nel cuore della crisi e un progetto culturale deve sempre ridare lucidità, coraggio, veggenza. Il senso dell’operazione doveva essere un inno ad andare oltre, ricordando che il cambiamento nasce dentro di noi, da una coscienza in cui l’opera enfatizza il negativo per ribaltarlo nel giusto messaggio. Servivano codici simbolici con cui ricreare la coscienza del bello, del pensiero utile, di un’ecologia sociale, del rispetto per il prossimo. Serviva la cultura per ridare alle persone una centralità nel contesto sociale, per ricordare che tutto inizia dalla conoscenza, dal sapere tramandato, dalla condivisione e dallo scambio. Servivano alcune cose che abbiamo unito assieme per un risultato che parla di un certo tipo di domani: fatto di sostanza e poesia, progresso e amore, tecnologia e memoria.

Bruno Oliviero era un’altra sfida dentro la sfida. Un fotografo da sempre legato allo star system, ad un mondo dove show e artificio perimetrano il sogno, ha scelto il nero del dramma e ideato una narrazione per temi urbani. I suoi quadri statici raccontano i capitoli dolorosi di una crisi che parte dal singolo, da un coacervo di esperienze quotidiane che si trasformano in figurazioni universali su archetipi del reale. Ogni immagine una storia compressa, un piccolo racconto dal crudo realismo e dal bianconero vibrante, un viaggio dal taglio cinematografico dove una Donna diviene il centro dell’azione.

La protagonista delle fotografie è Simonetta Lein, figura di confine tra recitazione e scrittura, un volto e un corpo che si plasmano sui codici delle singole immagini. Lungo le fotografie la vediamo adattarsi come mercurio attorno ai personaggi in campo, trasformando sguardi e posture con gesti sottili, privi di ogni retorica, senza l’indole del grottesco. Ogni scena una performance minuziosa, un flusso energetico che incarna il dilemma in modo mimetico, dentro un teatro invisibile fatto di inquadrature ben costruite e dettagli calibrati.

Le tappe del percorso disegnano un ideale cerchio attorno alla crisi. La protagonista è una donna scivolata nel dramma, figlia di un passato diverso e di un presente inaspettato, doloroso, forse ingiusto. Funziona bene una presenza così docile ed elegante, perfetta col suo outfit da festa nei contesti in cui c’è molto poco da festeggiare. La città si trasforma in una geografia di piccole e grandi battaglie, il sostentamento in un campo minato per cuori forti, il futuro in un orizzonte senza orientamento. In realtà, già ad un secondo sguardo, ci accorgiamo che un sottile ottimismo aleggia tra le atmosfere e le azioni. La nostra donna sta lottando come una fiera dentro l’arena, cerca soluzioni mentre le cose accadono e lei resta in piedi. Vince la sua dignità, il suo profumo di donna dentro la prosa cruda della città. Vince una bellezza che si disegna nella lotta, nella resistenza, nell’attacco, nella muscolarità celata. Vince il dinamismo sulla staticità, la grinta sull’abbandonarsi, l’urlo sul silenzio tombale, lo scatto sulla lentezza.

Ripartire dallo sguardo verso il mondo.
Guardare attorno a noi con il colore che qualcuno ci aveva derubato.
Ricordarsi che una soluzione esiste sempre. Finché si guarda in avanti la soluzione c’è.
Decidiamo quali domande conservare. Decidiamo quali risposte darci.

Il domani pulsa dentro ognuno di noi.
Segnala:
Massimo Nardi