giovedì 7 giugno 2018

Milovan Farronato curerà il Padiglione Italia della 58.Esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia


Milovan Farronato curatore del Padiglione Italia alla #BiennaleArte 2019. Lo annuncia il Ministro Alberto Bonisoli, che ha scelto il progetto del direttore del Fiorucci Art Trust tra le tre proposte individuate dalla DG Arte Architettura Contemporanee e Periferie Urbane.


“Sarà Milovan Farronato il curatore del Padiglione Italia alla 58. esposizione internazionale d'arte di Venezia del 2019”. Lo rende noto il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Alberto Bonisoli che fa sapere come il nome di Farronato sia stato individuato al termine di una procedura di selezione a cui sono stati invitati a partecipare dieci nomi rappresentativi del panorama artistico nazionale. Il progetto è stato scelto dal Ministro nell'ambito della terna proposta dalla Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanea e Periferie Urbane.
Tra le dieci proposte presentate, tutte attente alle più avanzate tendenze artistiche internazionali, è stato selezionato il progetto di Farronato che si concentra su un gruppo limitato di artisti a cui verrà dato spazio per presentare le proprie opere e indagare i loro universi creativi.
“Il progetto di Farronato - ha dichiarato il Ministro Bonisoli - è molto originale e innovativo anche dal punto di vista dell’allestimento, valorizza il lavoro degli artisti e pone il Padiglione in linea con il panorama artistico internazionale”.
Milovan Farronato é il Direttore e Curatore del Fiorucci Art Trust, per il quale ha sviluppato dal 2011 il festival Volcano Extravaganza a Stromboli. Assieme all’artista Paulina Olowska, ha fondato nel 2014 il simposio Mycorial Theatre a Rabka, in Polonia, che nel 2016 è migrato a San Paolo, Brasile. Ulteriori collaborazioni includono le Magazine Sessions (nel 2016) con le Serpentine Galleries di Londra. Ha inoltre concepito The Violent No! all’interno della 14esima Biennale di Istanbul nel 2015. Dal 2005 al 2012, è stato Direttore dell’organizzazione no profit Viafarini e Curatore presso DOCVA Documentation Centre for Visual Arts, Milano.
Dal 2006 al 2010 è stato Curatore Associato della Galleria Civica di Modena, per la quale ha curato nel 2006 la mostra collettiva Egomania e le personali di Ugo Rondinone e Yayoi Kusama; nel 2007, la personale di Katharina Fritsch; nel 2008, la bipersonale di Runa Islam e Tobias Putrih e nel 2009 la personale di Christian Holstad.
È stato professore di Cultura Visiva al CLADEM, Università IUAV, Venezia, dal 2008 al 2015.
Tra le mostre curate da Farronato si ricordano Nick Mauss, Illuminated Window, La Triennale e Torre Velasca, Milano 2017; Lucy McKenzie, La Kermesse Héroïque, presso la Fondazione Bevilacqua La Masa, Venezia 2017; Si Sedes Non Is presso The Breeder Gallery, Atene, 2017.
E’ stato parte del team curatoriale del Dhaka Art Summit, 2017 e fa parte del Development Committee della Chisenhale Gallery a Londra.
Farronato è l’editore di varie pubblicazioni e i suoi testi sono stati pubblicati da Mousse Magazine, Flash Art, ATPDiary, CURA, Artribune, Tate Etc., L’Uomo Vogue, Fashion Trend, tra gli altri.

Di seguito si riportano i nomi dei 10 curatori invitati: Antonia Alampi; Laura Barreca; Andrea Bellini; Alfredo Cramerotti; Milovan Farronato; Luigi Fassi; Andrea Lissoni; Bruna Roccasalva; Francesco Stocchi; Roberta Tenconi.
La selezione dei curatori è stata condotta attraverso l’individuazione di personalità del settore che negli ultimi anni hanno svolto significative attività non solo nel campo della curatela delle mostre di arte contemporanea ma anche nell’ambito della ricerca. La scelta è stata eseguita tenendo conto delle esperienze maturate in campo nazionale e internazionale, garantendo anche la presenza di giovani e affermati professionisti.

Roma, 6 giugno 2018
Ufficio Stampa MiBACT

Fonte MiBACT https://goo.gl/3zBS7t




La plasticità del sé: Workshop&SoloShow con e di Silvia Celeste Calcagno




AiCC e Museo Carlo Zauli insieme per la Ceramica Contemporanea

La plasticità del sé
Workshop&SoloShow con e di Silvia Celeste Calcagno

Museo Carlo Zauli
7.8.9 luglio > workshop
9.25 luglio > Solo Show_ ROOM 60

con il sostegno e la collaborazione di
AiCC – Associazione Italiana Città della Ceramica


Continua la collaborazione del Museo Carlo Zauli con AICC Associazione Italiana Città delle Ceramiche su progetti formativi contemporanei ed inediti pensati per i ceramisti, in particolare rivolti ai residenti delle Città della Ceramica.

I laboratori che furono di Carlo Zauli, dal 2002 sono teatro di sperimentazioni ceramiche promosse dal museo a lui intitolato attraverso residenze con artisti contemporanei internazionali, e rappresentano il luogo ideale e naturale sul territorio per creare incontri ed esperienze, generare idee innovative, approfondire temi attuali legati al mestiere del ceramista.

Dopo quello con Paolo Polloniato del 2017, l’invito del museo va a Silvia Celeste Calcagno, che conduce i partecipanti in un viaggio alla scoperta della propria identità, acquisendo gli strumenti tecnici legati alla stampa su ceramica.

In collaborazione con
AiCC

«È lei! È proprio lei! Finalmente l’ho trovata!», esultava Roland Barthes quando, nel suo celebre saggio “La camera chiara”, racconta di avere rinvenuto in uno scatolone, durante una giornata di novembre, il “Giardino d’inverno”, la fotografia che ritrae sua madre bambina. L’unica, fra tante, a restituire in modo autentico la sensazione sicura del ricordo della donna da lui tanto amata. Quel “reale che non si può più toccare”, la fotografia, che è anche “agente della Morte, l’alibi che nega lo smarrimento del vivente”.

Il fulcro del workshop sarà l’ampio e complesso tema dell’identità e il senso del doppio, da sempre affrontati nel percorso dell’artista. Tra “Uno, nessuno, centomila” di Luigi Pirandello e la stereotipata moda del selfie, indagheremo con complessa solennità il tema dell’autoritratto fotografico allo specchio, il senso del doppio e le innate potenzialità della materia, forti della consapevolezza di non essere né fotografi e né necessariamente ceramisti. Attraverso queste due negazioni, proveremo ad affermare e codificare un nostro personale alfabeto mediante un preciso metodo.

Dopo tre giorni di lavoro in laboratorio, il workshop apre al pubblico, per restituire a tutti i risultati del lavoro, all’interno del calendario MCZ Padiglione Estate 2018.
Nell’occasione viene anche presentata una installazione di Silvia Celeste Calcagno, visitabile fino al 25 luglio 2018.

SCHEDA WORKSHOP 
docente: Silvia Celeste Calcagno
introduzione: Matteo Zauli
periodo: 7-8-9 luglio 2018
target: ceramisti
luogo: laboratori del Museo Carlo Zauli, Via Croce 6
oggetto realizzato: stampa fotografica sperimentale su ceramica
NB. L’utilizzo di toner non ceramici esclude naturalmente la cottura del pezzo, perché scopo del corso è fornire una traccia concettuale che stimoli i partecipanti ad una ricerca interiore legata al concetto di identità.

PROGRAMMA completo 👉 https://goo.gl/wXDs8q

Per informazioni e prenotazioni ✍️ a museocarlozauli@gmail.com



Silvia Celeste Calcagno è nata a Genova nel 1974, vive e lavora ad Albissola. Diplomata all’ Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. Vince nel 2010 il I Premio Opera Pubblica Festival Internazionale della Maiolica Albissola MuDA Museo Diffuso Albissola Marina, nel 2013 il Premio Speciale Artisti in Residenza Laguna Art Prize Venezia, nel 2013 la Targa del Presidente della Repubblica, 57° Concorso Internazionale della Ceramica d’arte Contemporanea Premio Faenza e nel 2015, prima donna italiana, la 59° edizione del Premio Faenza.
Tra le mostre principali: Nerosensibile, Studio Lucio Fontana, a cura di Luca Beatrice, Albissola 2012, Not Me, Musei Civici Imola e Il Pomo da DaMo Contemporary art Imola ,a cura di Luca Beatrice 2014, Mood, PH Neutro Fotografia Fine-Art a cura di Luca Beatrice, Pietrasanta 2014, GNAM Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma 2015, Interno 8 La fleur coupée, Officine Saffi, a cura di Angela Madesani, Milano 2015, La sfida di Aracne Riflessioni sul femminile dagli anni ’70 ad oggi, Nuova Galleria Morone, a cura di Angela Madesani, Milano 2016, XXIV Biennale Internationale Contemporaine Musée Magnelli, Vallauris 2016, Il millenio è maggiorenne MARCA Catanzaro e Fabbrica Eos Milano, a cura di Luca Beatrice, 2017.
Nel 2017 espone in Corea, In the Earth Time. Italian Guest Pavillion Gyeonggi Ceramic Biennale Yeoju Dojasesang. Sempre nello stesso anno, presenta IF ( but I can explain ) al Museo d’ arte contemporanea Villa Croce, Genova a cura di Alessandra Gagliano Candela, esposto nel settembre 2017 nella Project Room della Nuova Galleria Morone, Milano con la quale presenta i suoi ultimi lavori ad Art Karlsruhe nel Febbraio 2018. Sempre nel 2018 espone al MARCA Museo delle Arti di Catanzaro nella mostra ” Il millennio è maggiorenne” a cura di Luca Beatrice.
Nell’ambito della V Biennale di Mosaico di Ravenna in collaborazione con il MIC Faenza inaugura la personale Il Pasto bianco (mosaico di me) a cura di Davide Caroli, l’ opera fa parte delle collezioni permanenti della storica Biblioteca Classense e MAR Ravenna.


AiCC e Museo Carlo Zauli insieme per la Ceramica Contemporanea

La plasticità del sé
Workshop&SoloShow con e di Silvia Celeste Calcagno

Museo Carlo Zauli
7.8.9 luglio > workshop
9.25 luglio > Solo Show_ ROOM 60

con il sostegno e la collaborazione di
AiCC – Associazione Italiana Città della Ceramica


Museo Carlo Zauli
Via della croce, 6
48018 Faenza (Ra)
T. +39 0546 22123
museocarlozauli@gmail.com



Communication manager per SCC


info@amaliadilanno.com

Anastasia Kurakina. Colore nudo


La Galleria Francesco Zanuso di Milano ospiterà le opere di Anastasia Kurakina (Mosca 1987). La mostra dal titolo “Colore nudo” avrà inizio mercoledì 13 giugno alle 18 e si potrà visitare fino a venerdì 29 giugno.

Racchiudere il vento nella bottiglia?Impossibile! Gli occhi hanno bisogno dell’orizzonte, l’anima ha bisogno di bramare, il cuore ha bisogno di sentire che non ci siano i limiti.
Le opere della presente serie raccontano dei vari stati d’animo,i due strati del quale, il visibile e il celato, si sovrappongono in una unica pennellata a guisa di figura femminile - l’essenza della spontaneità e fluidità del pensiero.
Da cosa vengono accesi e spenti i colori del nostro umore?Perché oggi ci sentiamo color rosso e domani giallo? Come nascono sfumature inesistenti degli umori inspiegabili? Nelle domande senza risposte e nel conflitto dei contrari nasce la bellezza. Così nella pittura gli scontri tra i colori delle tonalità diverse divengono un’opera d’arte. La luce e l’ombra si evidenziano reciprocamente, arricchendo l’uno l’altro senza alcuna possibilità di escludersi.
l’equilibrio dell’animo nasce nella contraddizione: “Come apparirebbe la terra se ne sparissero le ombre?”(Bulgakov, “Maestro e Margherita”).
La natura dell’essere umano è bella nella sua complessità ed incomprensibilità come lo spazio, che ci affascina perché è infinito. L’uinverso fu creato in modo che vi ci potesse sempre abitare un mistero da svelare.
Così anche le tele della presente serie custodiscono con cura l’indefinibile, l’impercettibile nelle vene delle sfumature, gocce impietrite di colore e pennellate volanti.
Le opere in esposizione si metteranno “a nudo”agli occhi del pubblico per la prima volta. Le operesu tela (15-20 pezzi) sono statedipinte ad acrilico, olio epigmenti naturali. Quellesu carta(10-30pezzi) ad acquerello, tempera, acrilicoechina. Mentre i lavori su legno (3-4pezzi) sono realizzati a tempera, acquerello, acrilico e pigmenti naturali.
I “Colori a nudo” invitano lo spettatore a ritrovare il proprio colore dell’anima e a farlo brillare senza limiti.


Anastasia Kurakina
Colore nudo

13 – 29 giugno 2018
Vernissage mercoledì 13 giugno dalle 18 alle 21.30

Corso di Porta Vigentina 26, 20122 Milano
H da lunedì a giovedì ore 15-19 venerdì su appuntamento
T +39 335 637 9291
E francesco.zanuso@gmail.com

pubblica: 

mercoledì 6 giugno 2018

Francis Bacon. Mutazioni

Francis Bacon_Ritratto_1977-1992_pastello e collage su carta


La dimensione intima di uno degli artisti più discussi del Novecento

Con l’estate arriva a Bologna la mostra “Francis Bacon. Mutazioni” dedicata ad uno degli artisti più importanti e discussi del Novecento.
Dopo aver fatto tappa a Torino, l’esposizione realizzata da con-fine Art in collaborazione con la Francis Bacon Collection, è in programma dal 1 giugno al 16 settembre nella prestigiosa sede di Palazzo Belloni.
Circa 70 opere, fra disegni, pastelli e collage, realizzati da Bacon tra il 1977 e il 1992, svelano al pubblico la dimensione intima del suo lavoro nel tentativo di scoprire e dare forma alla condizione psicologica e interiore dell’uomo contemporaneo.
“Mutazioni”, a cura di Gino Fienga, è un vero e proprio viaggio intorno alla figura umana, un’indagine in cui personaggi, papi e crocifissioni non sono più solamente solitari protagonisti del proprio spazio ma diventano, altresì, una grande metafora della vita: allegoria della mutabilità delle cose, della volubilità delle emozioni, dell’incapacità delle persone di essere sempre ‘vere’.
Attraverso i suoi tratti potenti, Bacon accompagna il visitatore in un percorso visionario dove si incontrano demoni e verità, dolori e contraddizioni della coscienza che condensano in sé il disagio e l’inquietudine della società del XX secolo.
In questa folla di personaggi, forse una folla di tanti se stessi, emerge una profonda solitudine e una ricerca costante di risposte e di certezze che, probabilmente, non sono mai arrivate.

Francis Bacon (Dublino 1909 – Madrid 1992), intervistato da David Silvester, suo biografo ufficiale, affermava di non avere mai fatto disegni preparatori per i suoi dipinti, ma era ugualmente vero che fin dall’inizio della sua carriera era solito disegnare e lo aveva continuato a fare, riservatamente ma sistematicamente, per tutta la vita.
Come ha scritto Edward Lucie-Smith – uno degli storici dell’arte più conosciuti e apprezzati a livello internazionale – i disegni ed i pastelli sono “opere complete”, che si inseriscono a pieno titolo nell’iconografia dell’artista anglo-irlandese, il quale, negli ultimi anni, rivisitò i temi che aveva in precedenza sperimentato, provando nuove strade formali.
L'opera di Bacon, lo affermava lui stesso, proviene direttamente dall'inconscio, da cui emergono pulsioni, grida e passioni e tra queste non mancano ardite visioni erotiche. La mostra offre un focus esclusivo su disegni poco noti in cui rivela istinti lussuriosi e la sua omosessualità, riuniti in una apposita sala vietata ai minori.
Il visitatore potrà inoltre completare e arricchire il percorso baconiano attraverso fotografie e contenuti multimediali, come l’installazione interattiva di un trittico a specchio deformante per scoprire emozioni e sensazioni suscitate dalla trasformazione e mutazione della propria immagine riflessa.

La mostra bolognese, prodotta da con-fine Art (società bolognese che dal 2016 immagina e realizza percorsi espositivi) prosegue il tour espositivo internazionale della Francis Bacon Collection di Bologna, le cui opere in dieci anni hanno viaggiato da Venezia a Zurigo, da Berlino a Parigi, da Londra a Madrid, fino a Taiwan e Santiago del Cile, ed è corredata da un catalogo realizzato da con-fine Edizioni.


FRANCIS BACON. MUTAZIONI
Palazzo Belloni, via Barberia 19 - Bologna
1 giugno - 16 settembre 2018
Orari Da martedì a domenica e festivi > h 10-14 / 15-20 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Biglietti Intero > 12 euro
Ridotto > 10 euro (over 65, studenti da 16 a 26 anni non compiuti, militari e appartenenti alle forze dell’ordine, diversamente abili, convenzioni)
Ridotto gruppi > 8 euro (minimo 15 massimo 25 pax)
Fast lane > 16 euro
I bambini fino ai 5 anni non pagano
I biglietti sono acquistabili durante i giorni e gli orari di apertura della mostra in biglietteria
Biglietti online sul sito di VivaTicket e in tutti i punti vendita affiliati
Info Palazzo Belloni T 051 583439 - info@palazzobelloni.com - www.palazzobelloni.com

Ufficio Stampa
Alessandra Zanchi M 328 2128748 - info@presszanchi.com - www.presszanchi.com
press.zanchi@gmail.com

bArt a PARATISSIMA

opera di Monica Gorini

PARATISSIMA, dopo l’edizione bolognese, approda a Milano dal 6 al 10 giugno 2018 con un focus, “Through the Black Mirror”, sulle rappresentazioni di realtà distopiche e futuristiche, proiezioni di distorsioni sociali e collettive o intime e private.


bArt partecipa a PARATISSIMA MILANO I ART E PHOTO FAIR ponendo l'accento sulla fotografia contemporanea, dove il mezzo fotografico diventa non più solo forma di linguaggio, ma strumento, reale e tangibile, al servizio della creatività espressiva e comunicativa degli artisti. Allo stand saranno in mostra quattro artisti: Jacopo Di Cera con “Fino alla fine del mare”, Daniele Rossi con “Vietnam Today”, Monica Gorini con “Le stagioni dell’anima” e Lorenzo Maria Monti con “Chiaroveggenza”.



JACOPO DI CERA
Nato a Milano nel 1981, si laurea nel 2005 in Economia Aziendale e lavora per anni come responsabile marketing in diverse aziende multinazionali approdando nel 2012 a Roma.
In questi anni studia fotografia con grandi fotografi internazionali con i quali ha modo di sperimentare e di confrontarsi.
Nel percorso formativo ha esposto i suoi lavori a Roma al Museo di Roma in Trastevere e a Palazzo Valentini con un importante progetto su Gerusalemme. Nel 2010 vince il prestigioso quarto posto al concorso del National Geographic.
“Fino alla fine del mare” è un viaggio figurativo e metaforico composto da immagini a colori dei frammenti degli scafi nel cimitero delle barche di Lampedusa, stampate in alta definizione direttamente su pezzi di legno delle barche stesse. Il viaggio racconta di Lampedusa, un’isola a sud della Sicilia simbolo di contraddizioni e di sofferenza ma anche di approdi e di speranza. Centro del Mediterraneo, Lampedusa è la terra di passaggio della contemporaneità ed è, come nel viaggio di Ulisse, il viaggio che rappresenta tutta l’Umanità. Una Umanità in continuo cambiamento, in continuo movimento. Una Umanità in cerca di una nuova, dovuta opportunità.



DANIELE ROSSI
La passione fotografica è nata quando da ragazzino ha ricevuto la macchina fotografica in eredità dal nonno. Da allora non ha più smesso di fare fotografie.
Nato a Roma, è sempre stato sensibile alla bellezza di questa città. Ama viaggiare per scoprire culture diverse, e catturare dettagli apparentemente insignificanti su cui creare i suoi reportage.
“VietnamToday” Dopo le guerre che hanno tormentato il Vietnam per molti anni, ora la nazione è in crescita. Vengono costruiti grattacieli, e si sta implementando il turismo, così come la cultura,
L’ unica cosa che non cambia e unisce il passato al presente è la gente che si sposta in modo vorticoso, presa dalla quotidianità del vivere. I numerosi motorini, i lavoratori, i turisti, i venditori, passano indifferenti davanti agli edifici storici.
Hanoi e’ una città molto popolosa dove nella parte vecchia si avverte ovunque il contatto fisico, la gente che affolla le strade anguste. Inoltre molti lavori si svolgono in strada dove barbieri, sarti, e venditori di qualsiasi merce affollano i marciapiedi, parlando, mangiando, discutendo e qualche volta, litigando.
Immaginiamoci di essere sospesi in una grossa bolla d’aria ed osservare la città senza sentire il frastuono delle moto e le chiacchiere della gente, non vedendo i volti, ma solo il movimento delle persone che passano e si alternano veloci davanti all’immobilità dei secoli passati.


MONICA GORINI
Vive e lavora a Milano. Dopo aver studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano, ha diviso il suo tempo tra l’insegnamento e la ricerca artistica. La sua produzione artistica negli ultimi anni si è concentrata su tematiche sociali che coinvolgono nel particolare il rispetto dei diritti umani. Lavora da diverso tempo, infatti, con persone non vedenti, creando sculture e installazioni sensoriali. Questa esperienza le ha permesso di elaborare un tipo di arte caratterizzata dall’interazione tra differenti linguaggi artistici e con una partecipazione attiva del pubblico.
Da sempre interessata all’architettura, al colore, al design ha indagato il loro impatto sulla vita quotidiana delle persone.
Attualmente fa parte della giuria di Cross Award, Premio Internazionale di Arti Performative.
“Le stagioni dell’anima” I confini, reali o percepiti, e le preoccupazioni correlate sono temi emergenti nel nostro mondo contemporaneo. I confini sono quasi universalmente evidenti, siano essi economici, politici, razziali, religiosi o legati all'identità di genere. Con una combinazione tra fotografia e pittura abbiamo già una struttura artistica-narrativa ben definita, che rispecchia anche un modo di essere artista, e cioè spaziare dalla fotografia alla pittura contemporanea e fondere insieme le due tecniche con un unico messaggio concettuale.


LORENZO MARIA MONTI
Nato a Conegliano nel 1981, si applica fin da ragazzino in creazioni di tutti i tipi: dal design, alla moda fino ad approdare alla fotografia. Nonostante abbia vissuto a Londra, Barcellona, Ibiza, Miami si sentirà sempre figlio della sua terra. Personalità eclettica come prestigiatore, giocoliere, ex professionista di poker e dj.
“Chiaroveggenza” Jökulsárlón è una laguna di origine glaciale che costeggia il Parco nazionale del Vatnajökull, nel sud-est dell'Islanda. Le sue tranquille acque blu sono punteggiate di iceberg del vicino ghiacciaio Breiðamerkurjökull, che fa parte del ghiacciaio Vatnajökull. La laguna fluisce nell'oceano Atlantico attraverso un breve canale, lasciando blocchi di ghiaccio su una spiaggia di sabbia nera. In inverno la laguna, ricca di pesci, ospita centinaia di foche.
I blocchi di ghiaccio che cadono dal fronte del ghiacciaio Vatnajökull, in particolare dalla parte chiamata Breidamerkurjokull, derivano sul lago, fino raggiungere il mare. I colori di questi piccoli iceberg vanno dal turchese al blu profondo, ma anche giallo a causa del solfuro di origine vulcanica, nero per colpa delle cenere, e ovviamente bianco, in diverse tonalità.
Il ghiaccio azzurro, o ghiaccio blu (in lingua inglese blue ice), si ha quando la neve caduta su un ghiacciaio viene compressa, e diventa parte di un ghiacciaio che si snoda verso un corpo di acqua (fiume, lago, oceano). Durante il suo percorso, le bolle d'aria che sono intrappolate nel ghiaccio vengono espulse, e così la dimensione dei cristalli di ghiaccio aumenta, rendendoli chiari.
Il colore blu è spesso erroneamente attribuito allo scattering Rayleigh. Invece, il ghiaccio è azzurro per lo stesso motivo per cui l'acqua è azzurra: è il risultato di un'armonica derivante dallo stiramento del legame ossigeno-idrogeno (O-H) nell'acqua che assorbe maggiormente la luce nella parte rossa dello spettro visibile, dando così luogo ad una risultante bluastra.
Il ghiaccio azzurro si trova esposto in aree dell'Antartico dove non vi è una netta aggiunta o sottrazione di neve. Vale a dire, ogni quantità di neve che cade in quella zona è neutralizzata dalla sublimazioni o altre perdite. Queste aree sono state utilizzate come piste di atterraggio dato che la loro superficie di ghiaccio duro è adatta per gli aeromobili dotati di ruote o di sci.


bArt
Promuovere e diffondere l’Arte in tutte le sue declinazioni.
Favorire la sperimentazione e la ricerca.
Formare centri e laboratori per la produzione artistica, la promozione della creatività e la qualità in tutti i settori dell’Arte.
Incentivare il confronto con realtà internazionali.
Sperimentazione e sviluppo delle azioni volte alla produzione, divulgazione e fruizione delle nuove forme artistiche legate a tutti i settori dell’Arte.
Organizzare concorsi, contest e stage professionali.
Organizzare e curare mostre in tutti i settori dell’Arte, collaborando con organismi ed enti privati e pubblici.
Realizzare servizi culturali destinati al territorio e alla produzione artistica che operino in tutti i settori dell’Arte
Realizzare processi di gestione innovativa di beni, attività e servizi integrati per la fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale.


pubblica: 



Postcard from New York - Part II

Derrick Adams, Floater 50 (ducky with glasses), 2017, detail

Anna Marra Contemporanea è lieta di presentare la mostra Postcard from New York - Part II, seconda di una serie iniziata nel 2016, che ospita e celebra il lavoro di artisti che vivono e lavorano a New York.
In mostra i dipinti su tela, i lavori su carta e i collage di Derrick Adams, Firelei Báez, Alexandria Smith e William Villalongo, i picotage di Paul Anthony Smith e un’installazione di Abigail DeVille che occupa interamente il cortile della galleria. Gli artisti selezionati rappresentano la diversità della diaspora africana in America. Attraverso la lente delle loro radici afro-latine, afro-caraibiche e afro-americane, ciascuno di loro realizza opere che colgono la sfumatura di cosa significhi essere una persona di colore oggi a New York, negli Stati Uniti d’America e nel mondo.
Conosciuta come città di immigrati e migranti, New York City ha il più alto numero di residenti di colore, stimato a 2 milioni; circa il 25% della popolazione newyorchese è di discendenza africana. Le persone di colore hanno innegabilmente contribuito a dare forma alla cultura americana. Tuttavia, nonostante i loro contributi storici e culturali, il mondo dell'arte solo recentemente ha rivolto la sua attenzione agli artisti di colore, dedicandogli una meritata attenzione e conferendogli un riconoscimento a lungo atteso.
Tutti gli artisti esposti in Postcard from New York - Part II sono impegnati attivamente a creare opere che invitano a riflettere sullo scenario sociale, culturale e politico attuale, in drammatica evoluzione. Pur utilizzando diverse tecniche artistiche, gli artisti in mostra condividono una visione e sensibilità che vengono espresse attraverso un approccio dinamico al processo creativo, e che danno voce ai diversi modi in cui gli artisti afro-americani stanno sfidando lo status quo, vivendo, lavorando e sperimentando il mondo.
Postcard from New York - Part II affronta temi quali rappresentazione, migrazione, diaspora, confini, mobilità, cittadinanza e diritti umani relativamente ai soggetti coinvolti nella diaspora africana. Utilizzando l’arte visiva come catalizzatore per far proseguire questo dibattito, la mostra indaga e illustra ai visitatori le differenti strategie adottate dagli artisti di colore che vivono negli Stati Uniti, nel confrontarsi con le complessita’ della scena politica, e con argomenti come quelli dei privilegi, della presenza, della razza, della classe e della geografia. Molti dei temi e delle idee presentate in mostra sono già note alle comunità emarginate, ma stanno avendo risonanza anche in Italia. Postcard from New York – Part II si ripromette di guardare oltre le barriere nazionali e razziali, tentando di combattere i pregiudizi che possono sorgere in un pubblico globale e promuovendo coalizioni transnazionali per favorire un cambiamento politico e sociale sistemico.

Postcard from New York - Part II
Derrick Adams, Firelei Báez, Abigail DeVille, Alexandria Smith, Paul Anthony Smith, William Villalongo

a cura di Larry Ossei Mensah e Serena Trizzino

6 giugno - 27 luglio 2018

opening mercoledì 6 giugno 2018 ore 18.30 | Wednesday, June 6th, 2018 at 6.30pm

da lunedì a venerdì, 15.30-19.30 | fino al 27 luglio
Monday - Friday, 3.30pm - 7.30pm | until July 27th

Via Sant’Angelo in Pescheria 32



Francesca Grilli. NaOH


La Galleria Umberto Di Marino è lieta di presentare, giovedì 7 giugno 2018, la nuova personale di Francesca Grilli dal titolo NaOH.

Parlare d'identità attraverso l'esperienza sul corpo e dei corpi, nelle relazioni che intrecciano tra loro e nello spazio, è sempre stato un cardine nella ricerca dell'artista. Soprattutto quando si guarda alle sue sperimentazioni performative, un altro concetto fondamentale per mettere in prospettiva il suo lavoro è quello della trasformazione del corpo ovvero del passaggio da uno stato all'altro, sia esso fisico, sociale, culturale. Come già nella precedente mostra presso la galleria nel 2015, le opere di Francesca Grilli occupano lo spazio effimero e sfuggente della soglia, esplorandola in tutte le dimensioni temporali contenute in potenza, dall'abbandono della condizione originale al raggiungimento di una nuova forma. In occasione di NaOH (sigla che sta per l'idrossido di sodio alla base dei più comuni detergenti), vengono condensati gli esiti delle indagini svolte a Bruxelles nell'ultimo anno, in collaborazione con alcuni operatori sociali che si occupano di accoglienza per individui con difficoltà abitative. Da un lato venendo a contatto con quanti attraversano le nostre città in condizioni di disagio dovute a dipendenze o estrema povertà, dall'altro osservando le operazioni di primo soccorso eseguite con i migranti dopo l'arrivo in un centro d'accoglienza, si definisce uno stesso rito iniziatico, volto all'accettazione dell'individuo nella società civile. La primissima condizione necessaria per l'acquisizione del titolo di cittadino sembra, dunque, essere quella di aderire ad un rigido protocollo di pulizia, ad un codice anche vestimentario, per quanto temporaneo.
Lo spazio espositivo, dunque, è pervaso da un intenso odore di sapone di marsiglia, che rimanda ad un immaginario immediato, familiare, intimo, ma tutto occidentale del lavaggio. Nella prima stanza una serie di lastre di zinco vengono trattate come una pelle da lavare, registrando attraverso le successive immersioni del sapone nell'acido, come sotto la doccia, sfregature e tentativi di corrosione dello strato superficiale della materia, nel tentativo di riportare il corpo fisico e sociale ad una condizione di docilità. Ancora una volta l'incisione diventa lo strumento preferenziale per lasciar traccia della ripetizione del gesto automatico e dell'accumulazione di tempo nell'atto performativo.
Dopo essere stato sublimato dalla scelta del metallo, il corpo parla attraverso la propria assenza nelle opere successive, laddove è l'oggetto a prendere il sopravvento. Il gesto apparentemente quotidiano, tradotto in metallo, assume un suo peso specifico, di cui si ha la forma negativa, mentre della persona non rimane altro che la traccia, non la presenza. Ciò che solitamente si consuma per l'uso viene fissato per sempre nelle sculture di bronzo: un sapone, uno spazzolino da denti, la biancheria intima, il pantalone delle tipiche tute presenti in tutti i kit di prima accoglienza hanno il potere di educare il corpo alla disciplina e accompagnarlo nel passaggio dalla precedente identità all'accettazione del nuovo codice sociale. Tuttavia, la mostra si conclude con un'apertura verso l'identità trattenuta dal ritmo dei nostri gesti (con un passaggio dal corpo all’anima), sempre differenti gli uni dagli altri, simbolizzato nel video dalla performance di un body drummer che reinterpreta, in maniera del tutto libera, alcune azioni legate alla pulizia personale. Come a dire che per quanto controllo possa esservi esercitato, il corpo potrà sempre conservare per se stesso uno spazio di libertà, trovando una melodia primordiale che spezzi il rapporto controllo-corpo-societa’.

Francesca Grilli è nata a Bologna nel 1978. Vive e lavora a Bruxelles.
Ha preso parte al programma di diverse residenza internazionali quali Rijksakademia Van beeldende Kunsten (2007/2008), American Academy in Rome (2014/2015), ISCP - International Studio & Curatorial Program residency program, New York, US (2016). Nel 2016 ha ricevuto il New York Prize. Tra le personali e performances di rilievo si segnalano: The forgetting of air, Serralves Museum, Porto, P, Palais de Tokyo, Parigi, F e Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino, (2017), Maxxi Museum, Roma (2016), Family (2015-2017), Van Abbemuseum, NL, Anger alla Galleria Umberto Di Marino, Napoli,(2015) MACRO Roma (2012), The Conversation al Museo MAMbo, Bologna (2010). Il suo lavoro è stato presentato in diverse sedi espositive in Italia e all'estero, come viceversa, Padiglione Italia alla 55. Biennale di Venezia, (2013), al MADRE, Napoli (2012),alla Galleria d'Arte Contemporanea, Monfalcone (2012), alla Serpentine Gallery, Londra (2010) e Manifesta7, Bolzano (2008).
Nel 2016 realizza l'installazione permanente Borders nell'ambito del progetto “Un'Opera per Mantova” promosso dal Mibact per Mantova Capitale Italiana della Cultura Numerose le partecipazioni ai festival di performance: Drodesera Festival alla Centrale Fies di Trento, Homo Novus/LT – Buda/BE - Roma Europa, UOVO Performing Arts/IT, Tupp Festival/SW, Rencontres Choregraphiques/FR e Santarcangelo at the Teatri in Rimini (2017/2019).

Si ringrazia:
Centre de la Gravure et de l'Image imprimèe, La Louvière, B


Francesca Grilli. NaOH
Inaugurazione: giovedì 7 giugno 2018 ore 19.00 - 22.00
Durata: fino al 22 settembre 2018
Sede espositiva: Galleria Umberto Di Marino - Via Alabardieri 1, 80121, Napoli
Orario: lunedì – sabato ore 15:00 / 20:00 – mattina su appuntamento
Fonderia Nolana Del Giudice, Nola, (NA), I