mercoledì 13 dicembre 2017

Lucio Rosato. Le case poggiate


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LE CASE POGGIATE
sui territori limitrofi
a margine del nero trattengono
del divenire i segni, memoria
forse o solamente ipotesi
di traiettorie dello sguardo:
delineano insieme al silenzio
il paesaggio quotidiano
Le case - come le cose - poggiate, raccontano di un progetto di dismissione e rinuncia che apre alla possibilità di costruire il vuoto necessario: alla natura per occupare il suo spazio, all’uomo per individuare una nuova prospettiva del pensare. In questa occasione espositiva, dialogano lavori di due tempi diversi che trovano qui provvisoria sintesi: le case poggiate (2013) e territori limitrofi (2001).

Le case poggiate appartengono ad un progetto dal forte valore simbolico, pensato per Lampedusa e dedicato al Mediterraneo e a tutti quelli che lo attraversano, che lo vivono e troppo spesso lo muoiono.

Alle piccole case di pietra nera si accostano i territori limitrofi: le scatole di cartone residue, aperte, sulle quali nel 2001 è stato steso l'acrilico nero, lasciando affiorare memorie del loro viaggiare, per poi assorbire nel tempo tracce di altri viaggi, di sguardi, di accostamenti e contatti, che hanno inevitabilmente segnato e ancora segnano di autentico presente il nero.

Nelle cisterne che caratterizzano lo spazio espositivo, al centro dello spazio, è poggiato a terra un monolite in pietra nera della Maiella, tagliato a disegnare ancora una casa che farebbe pensare ad un modello di architettura; trattasi invece de la prima pietra, quindi di architettura concreta, che in una primavera inoltrata vorrei portare in dono e mettere a giacitura sulla terra più alta di Lampedusa, dove lasciarla stanziare, nascosta tra la vegetazione, in attesa di un'improbabile realizzazione dell'ambizioso progetto di edificare nell'anima di tutti gli uomini la casa dell'accoglienza.

Lúcio Rosato
LE CASE POGGIATE
sui territori limitrofi

Inaugurazione sabato 9 dicembre, ore 19.00.
Fino al 10 gennaio 2018

C/O Museo Nuova Era
Strada dei Gesuiti 13, 70122 Bari.
Orari di apertura
Martedì - Sabato ore 17:30 / 20:30

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amalia di Lanno 

BoCs Art Museum_Ricognizioni. Dai BoCs Art i linguaggi del contemporaneo




Il 15 dicembre 2017, alle ore 18.30, nelle sale del Complesso Monumentale di San Domenico, il sindaco Mario Occhiuto inaugurerà il BoCs Art Museum, il Museo d’Arte Contemporanea di Cosenza dedicato al progetto di Residenza più grande d’Europa.


Novanta artisti, selezionati dal Direttore artistico Alberto Dambruoso, parteciperanno alla mostra “Ricognizioni. Dai BoCs Art i linguaggi del contemporaneo" ed esporranno, per la prima volta nel Museo, le opere realizzate durante le quattordici sessioni di residenza sinora svolte, a due anni e mezzo dall’inizio del progetto.

Una collezione ricca e consistente, quella acquisita dal Comune di Cosenza, attraverso le donazioni di circa 330 artisti che, invitati dall’Associazione Culturale I Martedì Critici, hanno partecipato al progetto a partire da luglio 2015. Opere di grande valore che, nel corso del tempo, in un lungo ciclo espositivo, saranno allestite nelle sale del complesso monumentale di San Domenico.

Tema della prima mostra saranno i linguaggi del contemporaneo, un’esposizione che raccoglierà pittura, scultura, fotografia, video arte, installazioni, testimonianze di performance, lavori open-air, raccontando il complesso e variegato mondo dell’arte dei giorni nostri. Ai visitatori e alla città di Cosenza sarà offerto uno spaccato importante del panorama artistico attuale, italiano ed internazionale, e un ventaglio di quelle che sono oggi le modalità tecnico – espressive più praticate dagli artisti contemporanei.


Gli artisti che partecipano alla mostra “Ricognizioni. Dai BoCs Art i linguaggi del contemporaneo”, primo evento espositivo inaugurale del BoCs Art Museum, sono:

Paolo Angelosanto, Alessia Armeni, Paolo Assenza, Navid Azimi Sajadi, Francesco Bancheri, Antonio Barbieri, Mirko Baricchi, Gianfranco Basso, Marco Bernardi, Cristian Biasci, Davide Bramante, Marcello Buffa, Alessandro Bulgini, Francesco Cabras, Stefano Canto, Riccardo Cavallini, Francesco Cervelli, Angelo Colagrossi, Marco Colazzo, Stefano Cumia, Davide D’Elia, Giovanni De Angelis, Iginio De Luca, Camilla De Maffei, Alessandra Di Francesco, Mauro Di Silvestre, Matteo Fato, Antonio Finelli, Pietro Finelli, Raffaele Fiorella, Alessandro Fonte, Giovanni Gaggia, Dionigi Mattia Gagliardi, Paolo Grassino, Gianfranco Grosso, Sandra Hauser, Teresa Iaria, Shingo Inao, Susanne Kessler, Pierpaolo Lista, Federico Lombardo, Giovanni Longo, Adele Lotito, Mauro Magni, Vincenzo Marsiglia, Andrea Martinucci, Pablo Mesa Capella, Paolo Migliazza, Riccardo Murelli, Elena Nonnis, Maurizio Orrico, Hannu Palosuo, Alice Paltrinieri, Virginia Panichi, Alessandro Passaro, Claudia Peill, Donato Piccolo, Maria Pia Picozza, Federico Pietrella, Giuseppe Pietroniro, Mariagrazia Pontorno, Pierluigi Pusole, Gianluca Quaglia, Arash Radpour, Sara Ricciardi, Giacomo Rizzo, Giacomo Roccon, Vincenzo Rusciano, Matteo Sanna, Bariş Saribaş, Emanuele Sartori, Corrado Sassi, Thomas Scalco, Francesco Scialò, Marco Scifo, Davide Sebastian, Arjan Shehaj, Jonathan Silverman, Meri Tancredi, Matteo Tenardi, Giuseppe Teofilo, Lamberto Teotino, Alberto Timossi, Mat Toan, Saverio Todaro, Antonio Trimani, Massimo Uberti, Delphine Valli, Fiorenzo Zaffina, Serena Zanardi.








Sempre venerdì 15 dicembre, negli spazi del chiostro di San Domenico, alle 17:00 sarà presentato alla stampa il catalogo delle opere delle prime dieci sessioni di residenza presso i BoCs Art.
A seguire ci sarà il taglio del nastro da parte del sindaco Mario Occhiuto e la visita guidata alla mostra “Ricognizioni. Dai Bocs Art i linguaggi del contemporaneo”.



Cosenza. Complesso Monumentale di San Domenico
BoCs Art Museum, il Museo d’Arte Contemporanea
Prima esposizione_Ricognizioni. Dai BoCs Art i linguaggi del contemporaneo
90 artisti selezionati dal Direttore artistico Alberto Dambruoso
Inaugurazione_15 dicembre 2017 ore 18:30

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amalia di Lanno 









martedì 12 dicembre 2017

ISERNIA. L’ALTRA MEMORIA


Venerdì 15 dicembre 2017, alle ore 17:00, presso la Biblioteca comunale “Michele Romano” di Isernia, alla presenza del Sindaco dott. Giacomo d’Apollonio, e dell’Assessore con delega alla biblioteca avv. Sonia De Toma, inaugura la mostra ISERNIA. L’ALTRA MEMORIA - Dall’archivio privato della famiglia De Leonardis alla Biblioteca comunale “Michele Romano”, curata da Manuela De Leonardis e Gabriele Venditti.

Il progetto nasce nell’ambito della donazione da parte della famiglia De Leonardis, isernina da generazioni ma residente a Roma dal 1920, di un nucleo di documenti e libri di notevole importanza per la conoscenza storica e archeologica dell’antico Sannio e per la ricostruzione topografica e urbanistica della città di Isernia, alla Biblioteca Comunale Michele Romano di Isernia / Polo SBN della Regione Molise (accettata dalla Giunta Comunale con Delibera n. 55 del 10/05/2017) che ne dovrà garantire la conservazione come da disposizioni di Legge, acquisendoli al fine di metterli a disposizione della collettività. Le disposizioni, in forma di scrittura privata, risalgono al 1954, in seguito alla corrispondenza tra Arturo De Leonardis (Isernia 1883-Roma 1960) e Angelo Viti, allora direttore della Biblioteca di Isernia.
Come afferma Gabriele Venditti, direttore della Biblioteca comunale “Michele Romano” e co-curatore della mostra, “Gli archivi familiari possono riconsegnarci memoria che, nata come particolare, induttivamente viene a darci notizia del generale: diari, memoriali, alberi genealogici tracciati a china, lettere avvolte da nastri di velluto, ma anche fatture commerciali e pubblicità tratte da vecchi quotidiani, conservati in armadi e librerie per decenni se non per secoli, spesso lontani centinaia di chilometri dai luoghi cui si riferiscono, sono una fonte preziosissima per chi tenti una ricostruzione della storia di una comunità, di un territorio. Quando tutto sembra essere già stato detto e scritto, quando – per una città, intorno al suo passato – si ripete ovunque il trito e ritrito fatto di citazioni a ritroso dell’unica fonte nota, ecco che una frase scritta di fretta in un quaderno cambia la prospettiva, accende una luce.”
Nella ricostruzione dello stretto legame tra la famiglia De Leonardis (il cui palazzo era sito in Vico dei Greci n. 10) e la città di Isernia si evidenzia l’importante ruolo avuto da Cesare De Leonardis (Isernia 1840-1901), padre di Arturo, che svolse l’attività di notaio e, allo stesso tempo, appassionato di storia e archeologia, fu autore di un cospicuo numero di scritti e disegni di reperti e luoghi tra cui quelli rilegati nella pagine del libro La storia di Isernia di Raffaello Garrucci, pubblicato a Napoli nel 1848. Nelle sale della Biblioteca comunale “Michele Romano” saranno esposti un centinaio di documenti, libri, opuscoli, disegni, fotografie e cartoline d’epoca che datano tra il XV secolo e la Grande Guerra, tra cui il codice antico di mascalcia (1489), il primo atlante geografico moderno Theatrum Orbis Terrarum di Abramo Ortelio (edizione del 1612); il libro Constitutiones Synodales Aesernienses di Michele De Bononia, Episcopus Aeserniae (1693), il documento su pergamena relativo a privilegi concessi nel 1756, il manoscritto Fatti accaduti alla famiglia De Leonardis nella reazione d’Isernia del 1860, le carte da gioco napoletane dipinte da Cesare De Leonardis nel 1879, il disegno raffigurante il panorama di Isernia dal Medioevo di Cesare De Leonardis (1880-90 ca.);, il manifesto dell’Illuminazione Elettrica della Città (1892), la brochure della linea ferroviaria Sulmona-Isernia inaugurata nel 1897.

Il catalogo a cura di Manuela De Leonardis e Gabriele Venditti è pubblicato da Volturnia Edizioni.


ISERNIA. L’ALTRA MEMORIA
Dall’archivio privato della famiglia De Leonardis alla
Biblioteca comunale “Michele Romano”
a cura di Manuela De Leonardis e Gabriele Venditti
15 dicembre 2017 – 15 gennaio 2018

inaugurazione venerdì 15 dicembre – ore 17:00

Biblioteca Comunale “Michele Romano”
Complesso Monumentale di Santa Maria delle Monache
P.zza Santa Maria, 5 - 86170 Isernia


Per informazioni:
Biblioteca comunale “Michele Romano”
Tel. 0865 449282


pubblica: 
amalia di Lanno 





lunedì 11 dicembre 2017

Il Mare I Miti


opera di Maria Martinelli


Sabato 16 dicembre alle ore 19.00 sarà inaugurata la mostra IL MARE I MITI a cura di Mina TARANTINO. 

Artisti: UCCIO BIONDI, FLAVIA D’ALESSANDRO,GIULIO DE MITRI, MARIO DI CANDIA, LUIGI FILOGRANO, ENRICO GRASSO,IGINIO IURILLI, CRISTIAN LORETTI, GIANNA MAGGIULLI, MARIA MARTINELLI, ALESSANDRO PASSARO, PIPPO PATRUNO, FRANCESCA SPERANZA, ARIANNA SPIZZICO, ANNAMARIA SUPPA, FRANCO TARANTINO.


Nella presentazione critica, la dott.ssa Santa FIZZAROTTI SELVAGGI, scrive: «Il tema del Mare e del Mito assume valenza fortemente simbolica per questa mostra che riconduce le Arti quali aree intermedie - le terze terre-tra l’Umano e il Divino, quale possibilità di sentirsi partecipi della Creazione. L’artista si fonde con la sua pittura, con le sue opere per lasciar vibrare quella luce che impregna la materia di cui è prigioniera dall’eternità.

Quale bellezza salverà il mondo? Dove va l’arte? … Sembra che queste siano le domande degli artisti contemporanei che sfidano il pensiero unico e l’omologante realtà in cui siamo inesorabilmente immersi tentando di tornare al gesto originario.
Il ritorno ai Miti pone il problema del ritorno delle Arti nella loro molteplicità, della non appartenenza ai linguaggi mediatici, dell’identità dell’uomo-artista. Di qui scaturisce la possibilità di provare a vedere “ oltre l’orizzonte” del mare, di quel Mare- Madre colmo di enigmi, luogo dell’origine del quale l’Artista pare abbia sempre nostalgia sì da “intelligere” diversamente la natura delle cose.
Nelle immagini rappresentate appaiono ricordi dolenti di una terra profumata di vento e di mare, di intrecci mitici che non svelano mai quell’unico impossibile sogno celato in fondo al mistero dell’arte. Ed è in tale ottica che trattasi di un Senso sempre aperto nel suo indefinibile accadere: un permanente Avvento che consente di scoprire quanto sia straordinaria la quotidianità. Arte è Eros alla ricerca di Psiche. Corporeità e anima . Luogo della trasformazione. Viaggio senza meta verso l’ignoto, un futuro che comunque non ci appartiene ma che l’Arte può rendere prefigurabile e pertanto affrontabile. Una avventura in mare aperto non sempre rassicurante che alcune volte permette di incontrare se stessi in luoghi sconosciuti tra le terre e i miti di confine.
Non si dimentichi che un insieme di scenari e civiltà hanno strutturato i nostri modelli di pensiero. Mare di percorsi identitari disposti ad andare oltre, verso l’altrove. In tal senso il mare pur essendo uno spazio geografico limitato, ci consente sempre di cambiare ottica e di lasciarsi attraversare dallo stupore. Nel Mare i Miti hanno costruito il mosaico dell’origine, delle culture, delle religioni, delle tradizioni, dei linguaggi: Ed è per tali ragioni che il Mare è la metafora dell’abissalità mentre evoca il rimosso che ci abita dinanzi al quale riscopriamo la nostra fragilità e che l’artista maieuticamente porta alla luce .
Il Mare Mediterraneo , per esempio, esprime simbolicamente vari aspetti dell’uomo occidentale, da Ulisse ad Alessandro Magno, a Pericle, a Cristoforo Colombo, e ha sempre accolto storie differenti di civiltà diverse, talora, e oggi spesso, la tragicità dell’esistenza divenendo toma dei più vulnerabili e vulnerati. Ma il Mare Nostrum, come mi piace indicarlo alla maniera latina, è sempre costituito dal «non ancora», vale a dire dalla speranza… Mare di Cipride e di Ares, luogo fluttuante agitato dai venti nei quali ci sembra di udire miti, leggende e racconti delle Madri, di quel femminile del mondo che si nasconde nel gesto dell’origine . Luogo di pace e di guerra, di odio e di amore è sempre stato il Mediterraneo: luogo mitico che vide Europa rapita da Zeus in forma di toro dalle coste dell’Asia Minore e amata dal padre degli dèi sotto il leggendario platano di Gortina a Creta.
Quando si riflette sul Mare , e soprattutto sul Mediterraneo , è essenziale infatti anche la riflessione sull’identità culturale europea che scaturisce da nuclei fondanti quali il pensiero greco e i suoi miti e che rivisitò filosofie d’Oriente, l’idea romana di diritto, il monoteismo e l’idea cristiana di coscienza.
Mare e miti si fondono e confondono : il mare di Hestìa, la dea custode delle tradizioni e dei racconti, il mare di Penelope che tesse la tela degli affetti familiari, è ambivalentemente anche il mare di Medea. La Medea di Euripide quale simbolo estremo di un pregiudizio: l’ordine rigido che regnava a Corinto espose Medea all’indicibile sofferenza dei suoi stessi sentimenti fino all’interruzione per la continuità di tutti.
E come non riflettere che per esempio il Mediterraneo è anche una metafora che ci conduce oltre il Mediterraneo, al di là delle Colonne d’Ercole, simbolo del desiderio di conoscenza di sé e dell’Altro. Una metafora, così come è Itaca che deve essere sempre nella nostra mente, come ci ricorda Kavafis. Ma Itaca è il luogo da cui sempre si riparte per nuove avventure. Non a caso Dante scrive: «Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e conoscenza».
È chiaro che non è al mare nella sua «realtà fisica» che in questa mostra si pensa , ma al mare come simbolo della vita che trascende addirittura la vita vissuta che viene rappresentata dalle Arti nella loro complessità, Il mare , come meraviglioso spettacolo della natura non genererebbe alcun mito se non fosse investito di rappresentazioni mitiche . Non a caso Franca Mazzei Maisetti scrive: «La risacca, lo sciabordio delle onde, il vento che solleva le onde, la serenità dopo la tempesta evocano altro, quel luogo tutto femminile senza il quale non si può emergere dall’indefinito, nascere e morire».
Ed ancora all’Arte, alla sua capacità di ritrovare luoghi perduti, visioni lontane che possiamo affidare la nostra speranza e ripetere con il Poeta: “ non c’era Ares dio della guerra né Zeus né Crono né Poseidone, ma solo Ciprie sovrana…”
Ecco il senso dell’andar per mari e per terre: si tratta dell’erranza, di quel peregrinare che ci conduce in luoghi poco frequentati, forse pericolosi, ma estremamente necessari affinché dentro di noi possiamo veramente riconoscere con Holderlin che “ lì dove è il pericolo è la salvezza”.
Il viaggio nelle dimensioni del tempo che l’artista pone in essere non ha mete ma soltanto l’emozione del conoscere: come Ulisse che sognava Itaca, l’ambiente rassicurante , per poter ripartire e navigare in mare aperto, in quel luogo liquido colmi di mitiche narrazioni che ci lasciano intravedere l’Altro all’orizzonte. Quella similarità e quella differenza che sono già dentro di noi e che improvvisamente appare dinanzi al nostro sguardo.
Ma è proprio nel sentire profondamente il mare , che in francese si traduce la mer, che immancabilmente evochiamo la mère: la madre. Ovvero l’inizio e la fine della nostra vita. Si tratta della Grande Madre che il mare rende presente riattualizzando nelle Arti, nella pittura , nella poesia e nella musica la Memoria che ancora canta con Empedocle: “ fui arbusto ed uccello e muto pesce del mare?”».


Galleria Spaziosei
Via Sant'Anna 6. Monopoli (Italia)

La mostra resterà aperta dal 16 dicembre 2017 al 9 gennaio 2018
orario: da martedì a sabato, dalle ore 17.30 alle 20.30
Info: spazioseimonopoli@gmail.com 
cell. +39 339.6162515


domenica 10 dicembre 2017

Il cibo nell’arte occidentale dall’antichità ai nostri giorni


Il cibo nell’arte occidentale dall’antichità ai nostri giorni
Conversazione con Lia De Venere

Giovedì 14 dicembre 2017, alle ore 19.00
Laboratorio Urbano Palazzo Tupputi (2° piano)
Via Cardinale Dell’Olio, Bisceglie
Ingresso libero


Giovedì 14 dicembre, alle ore 19.00 presso il Laboratorio Urbano di Bisceglie, al 2° piano di Palazzo Tupputi, in via Cardinale Dell’Olio, si terrà il secondo appuntamento del ciclo di incontri con l’arte promossi dal Cineclub Canudo, dopo il successo del primo incontro con Lia De Venere, storico e critico d’arte, curatore di mostre di arte contemporanea, già docente ordinario di prima fascia di Storia dell’arte contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti di Bari e a contratto presso l’Università degli Studi di Bari nel Corso di laurea di Scienze e tecnologia della moda (sede di Taranto).  Il titolo di questo secondo incontro con Lia De Venere è Il cibo nell’arte occidentale dall’antichità ai nostri giorni: la conversazione delinea un interessante percorso attraverso l’arte occidentale, partendo dal mondo classico e giungendo sino ai giorni nostri, attraverso dipinti, sculture, fotografie, installazioni, video, in cui i cibi sono stati rappresentati o – come è accaduto a partire dalla seconda metà del secolo scorso – sono stati utilizzati per realizzare delle opere, ovviamente il più delle volte effimere o delle performance. Accanto a opere note vengono presentati lavori poco conosciuti, che insieme offrono non solo interessanti riflessioni dal punto di vista artistico, ma anche preziose informazioni per la storia dell’alimentazione e sulle condizioni economiche delle comunità nell’ambito delle quali sono state realizzate. In particolare, nelle opere del secondo Novecento si ravvisano allusioni più o meno dirette a problematiche di valenza epocale e di diffusione planetaria come l’ecosostenibilità, la difesa dell’ambiente, i disordini alimentari, la contraffazione degli alimenti, le manipolazioni genetiche, la disparità nell'accesso al cibo tra paesi ricchi e paesi poveri. Il cibo, dunque, come metafora della vita in ogni suo aspetto, da quelli materiali a quelli spirituali, da quelli connessi alla vita quotidiana a quelli legati alla ritualità di tipo religioso o laico.

La conferenza, come di consueto, si avvale di un ampio apparato iconografico, con numerose slides corredate da didascalie dettagliate.

Il tema della conferenza è particolarmente indicato a docenti e studenti di istituti d’arte e istituti con indirizzo alberghiero, ma anche a semplici curiosi e appassionati.

Il Cineclub Canudo si costituisce nel maggio 2001 con lo scopo di promuovere e diffondere la cultura cinematografica e le arti contemporanee, ma anche altre forme di sperimentazione artistica in ambito musicale e teatrale. Il Cineclub è intitolato a Ricciotto Canudo, intellettuale nato a Gioia del Colle nel 1877, amico di Apollinaire e Picasso, considerato il primo teorico del cinema. A gennaio 2015 inaugura alla presenza del regista Emir Kusturica il Laboratorio Urbano Palazzo Tupputi di Bisceglie (www.palazzotupputi.it), presso cui organizza mostre d’arte e fotografia, spettacoli teatrali e musicali, rassegne, cineforum e corsi di cinema. Fin dal 2001 con il progetto A,B,Cinema promuove laboratori cinematografici nelle scuole di ogni ordine e grado, producendo circa 80 cortometraggi. Dal 2002 organizza la Mostra del Video d’Autore Avvistamenti, che ha ospitato nomi di rilievo nel panorama artistico internazionale, tra cui, solo per citarne alcuni: il premio Oscar Zbig Rybczynski, Peter Campus, Pierre Coulibeuf, Paolo Rosa, Roberto Nanni, Augusto Tretti, Flavia Mastrella e Antonio Rezza, Franco Piavoli, Michele Sambin e molti altri. Dal 2013 organizza la Rassegna di Suoni Immagini Sonimage, che ospita tra gli altri il compositore Leone d’Oro Giacomo Manzoni. A partire dal 2015 promuove il progetto PerCorsi Artistici, organizzando corsi indirizzati a bambini, giovani e adulti nei diversi ambiti artistici, tra cui fotografia, video, cinema, disegno, pittura, musica, teatro, danza. www.cineclubcanudo.it


INFORMAZIONI
340 6131760 - 340 2215793



giovedì 7 dicembre 2017

IN CRYPTA. Simbologia sacra nella scultura contemporanea



Tre delle opere in mostra


I simboli del sacro oltrepassano i secoli e le culture e il loro valore si radica in un profondo bisogno d’infinito. Alla riscoperta di questo inestimabile patrimonio simbolico è dedicata la mostra collettiva “In crypta. Simbologia sacra nella scultura contemporanea”, a cura di Francesco Paolo Del Re, visitabile dall’8 dicembre 2017 all’8 gennaio 2018 a Grottaglie, in provincia di Taranto, negli spazi espositivi del Museo della Civiltà Rupestre ospitato all’interno del rinascimentale Convento dei Cappuccini, in occasione della XXXVIII Mostra del Presepe. Sono dodici gli artisti protagonisti: Giorgio Crisafi, Sabino De Nichilo, Paolo De Santoli, Yvonne Ekman, Antonio Grieco, Ezia Mitolo, Riccardo Monachesi, Jasmine Pignatelli, Francesco Sannicandro, Mara van Wees, Antonella Ventola e Antonio Vestita. Inaugurazione venerdì 8 dicembre alle ore 11 alla presenza del Sindaco di Grottaglie Ciro D’Alò e dell’Assessore alla Cultura Elisabetta Dubla.

Prima di arrivare a Grottaglie, la mostra – che nasce su progetto di Daniela Gallavotti Cavallero, Jasmine Pignatelli e Mara van Wees – ha già fatto tappa nella Basilica dei santi Bonifacio e Alessio all’Aventino a Roma e nella Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo a Todi (PG). L’evento è promosso dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Grottaglie.

LE OPERE IN MOSTRA – I dodici artisti invitati mettono in scena, attraverso sculture e installazioni, declinazioni creative e contemporanee della simbologia sacra. Scrive il curatore Francesco Paolo Del Re: “L’installazione di Giorgio Crisafi dà una dimensione monumentale alla corona di spine e s’ispira alla laude ‘Donna de Paradiso’ di Jacopone da Todi, usando la circolarità come linea guida per un discorso all’incontro tra vita e morte, umano e divino. Sabino De Nichilo rilegge in chiave dissacrante l’iconografia del cuore sacro, che viene deposto dall’altare per essere trasformato ironicamente in una frattaglia da macelleria, mescolando echi di body art e suggestioni attinte al cinema di genere. Recuperando una memoria magnogreca, Paolo De Santoli riconduce idealmente la forma delcalice a coppa alla tradizione classica del rython, protagonista della convivialità: in essi il vino diventa divino, come nell’episodio evangelico delle nozze di Cana. In un gioco di sovrapposizioni, incroci e ombre, è la stella la figura scelta da Yvonne Ekman, che riprende le relazioni di spazio teorizzate nel ‘De re edificatoria’ di Leon Battista Alberti, mettendo in corrispondenza i rapporti tra le aree con gli intervalli musicali. Antonio Grieco lavora sulla verticalità della turris eburnea, descrivendo un percorso simbolico di elevazione e di ascesa che parte dalla terra e di terra è impastato, valorizzandone la qualità di materiale costruttivo impregnato di un sapere antico. Ezia Mitolo unisce gli elementi della croce e della trinità, ponendo lo spettatore di fronte alla propria immagine riflessa in uno specchio e alla possibilità di interagire con una parte mobile e oscillante dell’installazione da lei progettata, che rimanda al parto. La dimensione liturgica dell’offerta e del dono viene rievocata daRiccardo Monachesi attraverso calici e coppe, nei quali la citazione archeologica viene tradita dall’uso antidecorativo dello smalto, tra interruzione di linearità e sbavature del colore. Attraverso il trattamento modulare del segno della croce, elemento geometrico più che simbolo sacrale, Jasmine Pignatelli sperimenta le relazioni spaziali, temporali, cinetiche e cinematiche che scaturiscono dalla sua sovrapposizione, inclinazione e ripetizione. La conchiglia che identificava i pellegrini medievali del Cammino di Santiago, il pesce e la croce sono i simboli che s’incontrano nell’opera di Francesco Sannicandro, impregnandosi di sfumature marine che parlano della madre Puglia da sempre amata dall’artista. Il cammino è anche al centro dell’opera di Mara van Wees, che riprende i simboli della scala e della croce ed evoca le figure dei cavalieri in transito lungo la via Francigena, con un riferimento all’antico ospedale di Santa Maria della Scala a Siena. Il cristianesimo e il paganesimo si fondono nell’intervento di Antonella Ventola, che racchiude in un’unica rappresentazione scultorea il simbolo del pesce e la figura della Venus, evocando una primordiale vulva che rappresenta la Grande Madre e la fertilità. Tra immaginario e tradizione, tecnica e design, Antonio Vestita elabora un personalissimo codex, un vero e proprio codice miniato in ceramica, un modo di ordinare un antico patrimonio di simboli per un mondo nuovo, alla ricerca di un equilibrio tra cielo e terra”.

UN PATRIMONIO DA RISCOPRIRE – “I simboli sono da sempre delle porte o delle guide che permettono l’accesso alla sfera del sacro e, benché la nostra società secolarizzata sembri sempre più distante dalla spiritualità, anche oggi non perdono il loro potere evocativo – scrive Francesco Paolo Del Re – e conservano anzi inalterato tutto il fascino di un linguaggio pregnante e prezioso, che fa risuonare di echi profondi e arcani una quotidianità troppo spesso assordata da un chiacchiericcio senza testa e senza peso”. I simboli del sacro sono certamente attuali e sono tutt’oggi necessari. A partire da questa consapevolezza, la mostra “In crypta” vuole rileggere, attraverso il lavoro e le forme propri della scultura, alcune figure millenarie che evocano o rappresentano la dimensione sacra nel patrimonio delle varie culture, ponendo domande sul loro valore umano, spirituale e soprattutto creativo nell’ambito specifico dell’arte contemporanea. L’arte è territorio privilegiato di questa ricerca che lega sacro e simbolo. Infatti nella storia dell’umanità, fin dalle sue origini, arte e simbolo sono imprescindibili l’una dall’altro: da qui la riflessione intorno all’arte quale strumento e linguaggio esemplare per rendere espliciti e attuali i valori eterni che i simboli custodiscono.

SCULTURE IN CERAMICA – Non semplice materiale per l’arte, ma vero e proprio medium, è la ceramica l’elemento che accomuna le sculture della mostra “In crypta”. Non a caso. Perché Grottaglie è un centro noto proprio per la tradizione ceramica artigianale. E perché è propria della ceramica stessa una vicinanza, una familiarità con il sacro, sia per l’alchemica congiunzione di terra, acqua e fuoco che ne caratterizza la creazione, sia per l’utilizzo votivo che della ceramica è storicamente stato fatto, a partire dalle coppe per libagioni o dalle offerte di ex voto dei santuari. E oggi la ceramica, liberata da ogni funzione d’uso e dai retaggi che la immaginavano arte applicata o artigianato, dimostra attraverso la scultura una duttilità e una versatilità che si prestano a utilizzi plastici dai risultati originali e imprevedibili.


IN CRYPTA. Simbologia sacra nella scultura contemporanea
Convento dei Cappuccini, Museo della Civiltà Rupestre, via XXV Luglio 124, Grottaglie (TA)
dall’8 dicembre 2017 all’8 gennaio 2018
Ianuagurazione: 8 dicembre 2017 ore 11
Artisti: Giorgio Crisafi, Sabino De Nichilo, Paolo De Santoli, Yvonne Ekman, Antonio Grieco, Ezia Mitolo, Riccardo Monachesi, Jasmine Pignatelli, Francesco Sannicandro, Mara van Wees, Antonella Ventola, Antonio Vestita
A cura di Francesco Paolo Del Re
Un progetto di: Daniela Gallavotti Cavallero, Jasmine Pignatelli, Mara van Wees.
Promosso da: Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Grottaglie
Ingresso gratuito
Orari di apertura: tutti i giorni, dalle 17:00 alle 20:00
Informazioni: Info Point Grottaglie, Castello Episcopio, tel: 800545333 – 0995623866


mercoledì 6 dicembre 2017

Otto d’Ambra. Flip-side


A partire da giovedì 14 dicembre 2018, Burning Giraffe Art Gallery ospita la mostra Flip-side, personale dell’artista Otto d’Ambra. A due anni dalla sua prima mostra nello spazio espositivo torinese, Otto d’Ambra ritorna con un progetto più complesso e articolato rispetto al precedente, in cui, all’estrema perizia tecnica dei disegni e delle incisioni, si aggiungono una raffinata ricerca sui materiali e la volontà di affrontare una gamma più ampia di modalità espressive.

Flip-side è una mostra che raccoglie una serie di opere molto diverse tra loro sia dal punto di vista tecnico e realizzativo che da quello concettuale. Ad accomunare i lavori di questo progetto è il linguaggio critico e ironico tipico dell’artista, che scorre evidente in tutte le opere. I lavori esibiti trattano diversi aspetti della società moderna: dalla tecnologia alla religione, portando a riflettere sul rovescio della medaglia, su quello che c’è dietro la facciata di quella che percepiamo come realtà. Un analisi oggettiva di quello che quotidianamente ci circonda per coglierne la vera natura, i rapporti e l’influenza che hanno sulla nostra vita. Un lavoro che inizia dalla studio della percezione sensoriale, dalla registrazione ed elaborazione delle informazioni come uno degli elementi chiave da comprendere per arrivare a capire meglio la forma delle cose. Una collezione di disegni e incisioni arricchita anche da sculture e installazioni per offrire una varietà di immagini sintetiche che raccontano in modo semplice e diretto le contraddizioni di un’era illusoria.

Otto D’Ambra nasce a Milano, nel 1978. Nel 2003 si laurea in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 1998 comincia a collaborare con vari studi milanesi specializzati in design d’interni. Queste collaborazioni lo portano a sviluppare la sua creatività e a maturare un’ottima conoscenza dei materiali. In tutto questo tempo non abbandona mai l’amore per l’arte e continua a portare avanti una personale ricerca estetica che esprime attraverso il disegno e la grafica. Affascinato dalla body art, dal 2005 intraprende una carriera da tattoo artist. Nel 2009, di trasferisce a Londra, dove comincia a interessarsi all’incisione. Tre anni dopo, apre il suo studio, The White Elephant, uno spazio multifunzionale in cui fa convergere le sue differenti anime creative: il disegno, l’illustrazione, l’incisione e la tattoo art. Negli ultimi anni collabora con varie galleria d’arte, tra Londra, Torino e Bruxelles, e a esporre le sue opere in numerose fiere. Nel 2017 comincia una collaborazione con il brand di abbigliamento Levi’s.



Otto D’Ambra
Flip-side
Vernissage: giovedì 14 dicembre 2017, dalle 18:30 alle 21:30
Periodo mostra: dal 14 dicembre 2017 al 21 gennaio 2018 (chiuso dal 2 al 6 gennaio)
Orari di apertura: dal martedì al sabato, 14:30 – 19:30 (la mattina su appuntamento)
Ingresso libero
Burning Giraffe Art Gallery
Via Eusebio Bava 8/a, 10124, Torino
t. 011 5832745 – m. 347 7975704