martedì 30 settembre 2014

Hopperiana



La mostra vede protagonisti Luca Campigotto, Gregory Crewdson e Richard Tuschman che attraverso 15 opere fotografiche, si confrontano in modo diretto con la silenziosa opera pittorica di Edward Hopper.


COMUNICATO STAMPA

Luca Campigotto, Gregory Crowdson e Richard Tuschman

“Ho conosciuto l’America anche attraverso i dipinti di Hopper. Tramite la sua opera Hopper ha saputo trasmettere la condizione della solitudine come separazione, come desolazione e isolamento in una società fortemente individualistica.
Ma la solitudine che il suo lavoro magistralmente raffigura, è diventata al tempo stesso un paradigma estetico e simbolico della condizione primaria del viaggio delle anime sulla Terra.
Il mio quadro nasce in un Primo Maggio del 2012 da una passeggiata nel quartiere torinese di Barriera. Lì trovo un crogiolo di popoli, immagini di vita proletaria, un terreno culturale e sociale fervido. Il quartiere è animato, quasi tutti sono rimasti a casa. Alzo gli occhi e vedo la periferia di Torino, ma potrebbe essere quella di una qualsiasi metropoli industriale americana, o di chissà dove.
Le immagini di Hopper diventano così archetipo di questa estetica, al punto che diventa difficile determinare il confine tra lo sguardo dell’artista e l’interpretazione dei personaggi, attori del quotidiano”
Daniele Galliano

La mostra vede protagonisti tre importanti artisti quali Luca Campigotto, Gregory Crewdson e Richard Tuschman che attraverso le quindici opere esposte , si confrontano in modo diretto con l’opera dell’artista Edward Hopper, ispirandosi ai suoi silenziosi e quanto mai realisti dipinti.

Dall’unione dei luoghi emblematici della città americana quali ristoranti, teatri, cinema ed uffici, sino ai distributori di benzina e agli interni semideserti con l’esigua presenza di figure, perlopiù femminili, in atteggiamenti riflessivi e meditabondi, quasi lontani dalla realtà in cui si trovano, l’artista crea dipinti dalle atmosfere solitarie e pacate, che suggeriscono immobilità e rassegnazione. Sia nelle scene urbane che nei dipinti d’interni, la luce chiara, quasi aurorale, assume un ruolo importante: posandosi sui soggetti e gli ambienti ritratti, dona ai dipinti un alone di sospensione che mitiga il sentore di alienazione che spesso traspare dalle scene ritratte.
Ciò che ritrae Hopper non è soltanto la malinconia e la solitudine di un’intera società, quella americana degli anni ’50, ma nelle sue opere rappresenta la noia, il rimpianto e il silenzio che regnano nell’animo umano con la pacatezza e la sensibilità frutto di una luce che mitiga gli interni bui e la desolazione dei paesaggi industriali presenti spesso sullo sfondo delle opere.

Inaugurazione 1 ottobre ore 19-21

Photology
via della Moscova 25 Milano
Lunedì – Venerdì h. 11.00 – 19.00




Milano
via della Moscova, 25
02 6595285 FAX 02 654284
HOPPERIANA
dal 1/10/2014 al 28/11/2014
lun - ven 11-19

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amalia di Lanno