giovedì 20 aprile 2023

Cristina Iotti e Massimo Barlettani | The Power of Flowers


La seconda mostra che verrà ospitata nella nuova Project Room della Galleria Orizzonti Arte Contemporanea di Ostuni è quella di Cristina Iotti e Massimo Barlettani dal titolo The Power of Flowers. In questa bipersonale gli artisti si confrontano sull'importanza di tornare alla bellezza della semplicità, all’ascolto e osservazione della natura, al dipingere un fiore, attuando nella genuinità del gesto che ritrae il creato… la silente rivoluzione dei fiori.

Dinanzi la produzione artistica di Massimo Barlettani - Nature vive- è possibile un rischio, quello di fermarsi all’epifenomeno, al suadente fascino dei fiori o delle farfalle e, amabilmente, sentirsi sazi e non andare oltre. In realtà, quello che vediamo è solo e soltanto un tramite con ciò che l’artista vuole dirci che poi, a conti fatti, è di una chiarezza sia formale che, e soprattutto, di contenuto, esemplari (…) Barlettani dipinge fiori che non sono altro che stilemi di un linguaggio creato per raccontare il personale mondo, e tra un soffio di vento e un battito d’ali, con misura, offrire l’occasione e lo stimolo per una riflessione. Barlettani crea bellezza, e da questa muove per rappresentare visivamente alcuni concetti(...) I fiori, creature caduche che resistono al vento, e simboleggiano quell’eleganza che solo la natura è capace di donare. C’è in questo un emozionante rispetto per un fragile abitante del nostro mondo che nulla chiede in cambio di quanto offre. L’artista lo rappresenta nel suo habitat. Per accentuare l’impressione del movimento nel vento usa pigmenti metallici che variano l’impatto visivo a seconda della luce. In questi suoi fiori cosa è racchiuso? La risposta è di un’evidenza estrema: c’è la vita. La bellezza che spesso manca, ma non dobbiamo, non possiamo arrenderci e rinunciarvi - c’è la potenza della vita, il suo essere effimera, e c’è anche un monito a ricordare che traiamo il nostro nutrimento, fisico e non, dalla terra che abitiamo. Come un fiore. Un discorso intensamente spirituale, non religioso, semmai ideale...(...)

Estratto dal testo di Jacopo Chiostri


Diversamente, Cristina Iotti si è specializzata negli anni nell’uso delle matite colorate e ha fatto del disegno la sua cifra stilistica, trovando in questa tecnica il metodo espressivo a lei più congeniale tanto da ottenere diversi riconoscimenti, premi nazionali e internazionali. Negli ultimi anni si è avvicinata anche al mondo della fotografia, trasferendo la sua poetica in immagini fotografiche fine art. Affascinata poi dall’antica tecnica della cianotipia risalente alla metà dell'ottocento, ha iniziato a sperimentarla ed esplorarla, integrando e personalizzando i suoi cianotipi con acquerelli e matite colorate, lavori che l’artista presenta per la prima volta in mostra. Racconta cosi Cristina Iotti la sua esperienza artistica con questa nuova tecnica: «Sono stata subito affascinata dalla tecnica della cianotipia per la forte valenza poetica che conferisce alle immagini ottenute inizialmente da un mezzo attuale e moderno come la fotocamera digitale, ma la magia sta nel “ritorno al passato” con cui poi viene realizzata, con procedimenti completamente manuali, la stampa e lo sviluppo dell’opera su carta cotone. I lavori in cianotipia sono realizzati partendo da negativi ottenuti da mie fotografie ed esposti alla luce del sole, o sotto una lampada UV, mantenendo per cui tutta l'imprevedibilità, il fascino e la poesia delle cose antiche. Ogni cianotipo per cui è un pezzo unico, non ristampo mai lo stesso negativo e quasi sempre poi intervengo manualmente con matite, matite colorate e acquerelli, ottenendo un risultato finale che si pone tra la fotografia e il disegno».

Cristina Iotti – Massimo Barlettani
The Power of Flowers
La silente rivoluzione dei fiori
a cura di Maria Gabriella Damiani

Inaugurazione 3 maggio ore 18,00

dal 3 al 21 maggio 2023

GALLERIA ORIZZONTI ARTE CONTEMPORANEA
Piazzetta Cattedrale (centro storico)
72017 Ostuni (Br)
Tel. 0831.335373 – Cell. 348.8032506
info@orizzontiarte.it- www.orizzontiarte.it
F: Orizzontiartecontemporanea

Communication Manager
Amalia Di Lanno
www.amaliadilanno.com - info@amaliadilanno.com

mercoledì 19 aprile 2023

Mitografie di Lorenzo Bruschini

Lorenzo Bruschini, Evocazione, 2023

Solamente come Ulisse in mare, nel gorgo di avventura e nostalgia
vive il poeta, per testimoniare
il riso delle onde, e il pianto del sapere


Maura Del Serra

Von Buren Contemporary è lieta di presentare MITOGRAFIE, la mostra personale di Lorenzo Bruschini.

Mitografia significa la rappresentazione dei miti nell'arte – titolo doppiamente appropriato per questa mostra, in cui l'artista torna alla sua esplorazione del mondo della mitologia greca ma presenta anche una preziosa cartella dallo stesso titolo, che unisce una selezione dei suoi disegni a poesie della nota poetessa e drammaturga italiana Maura Del Serra.

L'arte di Bruschini continua a rimanere fresca, anche se ritorna più volte sugli stessi soggetti: creature, dei e dee preannunciati dalla mitologia classica; uccelli, animali e pesci mistici che convivono su un piano di parità con gli esseri umani, come nell'antica arte rupestre; la propria immagine, che ci guarda con aria innocente ma interrogativa; tutto amalgamato insieme, come in un sogno, per mezzo della sua tavolozza contenuta e minimalista. È questa instancabile spontaneità̀ che consente al lavoro di Bruschini di continuare a lanciare il suo incantesimo. La mostra è composta di quadri nuovi di Bruschini, creati specificamente per Mitografie, e da opere provenienti dalla sua retrospettiva museale del 2021 al Complesso Monumentale del San Giovanni di Catanzaro, ora esposte per la prima volta a Roma. Inoltre ci sono i disegni, fra cui quelli scelti per la cartella realizzata insieme a Maura Del Serra e edita da De Luca Editori d'Arte. La raccolta, che consiste di sette poesie di Del Serra e sette disegni di Bruschini, è pubblicata in un’edizione limitata, firmata e numerata, di 100 copie, e sarà formalmente presentata in galleria giovedì 4 maggio, presenti la poetessa e l'editore.

Lorenzo Bruschini è nato a Frascati nel 1974. Dopo aver frequentato come borsista la prestigiosa École Nationale Supérieure des Arts Décoratifs di Parigi, nel 2007 si diploma in Pittura all'Accademia di Belle Arti di Roma. Le opere di Bruschini sono presenti in varie collezioni private e museali in Italia e all'estero, tra le quali quella del poeta francese Yves Bonnefoy, il Museo Civico di Taverna, la Fondazione Andrea Cefaly a Catanzaro, la Pinacoteca Civica di Jesi, e la Fondazione Mario Moderni a Roma. Artista poliedrico, fondatore della Scuola d'Arte Les Oiseaux Noirs, i suoi lavori di elevata immaginazione coniugano la dimensione del sogno e del mito con una tavolozza elegante e minimale. Nel 2016 Bruschini tiene la sua personale negli spazi museali delle Scuderie Aldobrandini a Frascati. Lo stesso anno vince la selezione internazionale per il programma di residenza per artisti ArtAmari, che lo porta ad attraversare in un viaggio di ricerca la Grecia fino all'isola di Creta, dove realizza il libro d'artista Scendeva simile alla notte. Nel 2019 all'Accademia di Francia di Villa Medici a Roma, i disegni di Bruschini sono stati proiettati sulla facciata rinascimentale della villa in un progetto creato con lo scrittore franco-venezuelano Miguel Bonnefoy. Nel 2020 riceve il Premio di Operosità da parte del Fondo nazionale PSMSAD (Pittori Scultori Musicisti Scrittori e Autori Drammatici) e nel 2021, il Museo del Complesso Monumentale del San Giovanni a Catanzaro ha tenuto una retrospettiva del lavoro dell'artista.


MITOGRAFIE
mostra personale di Lorenzo Bruschini

Vernissage
Giovedì 20 Aprile 2023
dalle 18:00 alle 21:00

Testo critico:Marta Spanò
Lettura di poesie di Maura Del Serra: Daniela Cavallini

Presentazione della cartella Mitografiecon la poetessa Maura Del Serra
Editore: De Luca Editori d’Arte
Giovedì 4 Maggio 2023
dalle 17:00 alle 21:00

la mostra resterà aperta fino al 9 maggio 2023

Von Buren Contemporary
Via Giulia 13, 00186 Roma

Ufficio stampa
Alessandra Lenzi | alessandralenzi.press@gmail.com
Tel: (+39) 320 5621416



Alberta Zallone | DI NOTTE GLI ALBERI DIVENTANO SOGNI


Di notte gli alberi diventano sogni
Il titolo, un verso di Alda Merini tratto dalla poesia “Tu sai”, dà il titolo alla nuova personale di Alberta Zallone sarà visibile presso la galleria “Museo Nuova Era” visitabile fino al 4 maggio 2023. 

Le immagini raccontano le esplorazioni compiute dall’autrice nel corso di un anno, dall’ultima neve al termine dell’autunno all’interno della Foresta Umbra nel Gargano. Nelle fotografie la fotografa ha anche voluto, a volte, essere presente nei sentieri e tra gli alberi, quale wanderer, in un mondo incantato, anche se qui l’orizzonte non è ampio come nel quadro di Friedrich ma si apre e richiude di continuo.Le fotografie, eseguite con la sensibilità di chi quella natura ama e mai banali, ci mostrano dapprima la foresta addormentata con l’ultima neve e il dominio di verdissimi muschi e poi il ritorno della vegetazione, le fioriture, il verde dell’estate , il cambiare delle stagioni, le piogge, la nebbia. Un albero in particolare, un faggio pluricentenario, ha attirato l’attenzione dell’autrice che lo ha ripreso nel corso delle stagioni e si è fotografata più volte ai suoi piedi trasformandolo in figura totemica dei suoi cammini solitari.Non è un bosco qualsiasi la foresta Umbra nel Gargano. È antica, estesa, con alberi non comuni nel resto della Puglia: faggi, e poi aceri, carpini, tassi, e poi cerri e altro ancora. Parte di essa è stata dichiarata patrimonio UNESCO nel 2017 tra le “Faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa”. Oggi, è lo scrigno della biodiversità, da proteggere e salvaguardare. E tuttavia… . La foresta conserva un’aura di mistero, al contempo minaccioso e salvifico, reca un ricordo ancestrale che vive dentro di noi e che appartiene alla nostra anima in modo insondabile. È questo che cerca Alberta? Sì perché ella è tutto fuorché una fotografa naturalista. Ella spia il cambiamento e l’identità della natura, ma ecco: il segreto che nasconde e rivela la sua fotografia è Alberta stessa: perturbante presenza-assenza, che d’improvviso compare per poi scomparire, ella stessa misteriosa, inghiottita dalla foresta che vuole possedere.
La mostra è accompagnata da un catalogo.

Alberta Zallone, già docente nella facoltà di Medicina dell’Università di Bari, è da 10 anni attiva come fotografa. Ha esposto in mostre personali e collettive a partire dal 2012. Tra le altre “Quelle stanze” nel 2016 e “Tambièn se muere el mar” nel 2021, presso Museo Nuova Era a Bari e “Viandanti in Puglia”, presso la Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano a mare.

Museo Nuova Era, Strada dei Gesuiti 13, 70122, Bari
Orari: dal martedì al sabato, dalle 17.30 alle 20.
Chiuso il lunedì.

Info: +39 3334462929 

domenica 16 aprile 2023

OTHERSIDE PINA DELLA ROSSA Rassegna “MATERIE 9” a cura di Valerio Falcone


 

OTHERSIDE

PINA DELLA ROSSA

 

Rassegna “MATERIE 9”

a cura di Valerio Falcone

 

18 marzo  - 18 aprile 2023

Sala delle Esposizioni  Fornace Falcone

Eboli, Salerno

                                                              

Dal 18 marzo al 18 aprile, nella Sala delle Esposizioni Fornace Falcone, ad Eboli (SA), la mostra personale di PINA DELLA ROSSA, per la rassegna MATERIE 9,  a  cura di Valerio Falcone.  L’esposizione, intitolata OTHERSIDE , è costituita da una  grande installazione, site specific, realizzata con le opere più significative dell’artista, L’artista espone una istallazione a parete di opere che iscrivono un percorso ‘intermittente’ di  quadri e segmenti  geometrizzati fotografici,  cunei testurizzati  e cromatici che sviluppano una costellazione di intricate ramificazioni, volti consunti, pelle rugata.  Come un’alterazione re-immaginante, il senso dell’opera si ‘stravolge’ in una tensione di piani immaginali.  L’opera ‘si apre’ al desiderio della sua alterità, in un germinante movimento della propria stabilità.  Pina Della Rossa concepisce la pratica artistica come uno sprofondamento e una risalita del proprio corpo psichico. Le sue visioni sono una soglia mobile di  oscuramenti e illuminazioni, in una  eccedente topografia dell’anima, come un ribaltarsi eterotopico del ‘dentro’ in ‘fuori’,  e viceversa. Spostando in altre possibilità il suo ‘confine’, l’opera di Pina Della Rossa, radicata nella inquietudine originaria dello sguardo, risuona di un ‘inimmaginabile’ che ne interroga l’unità di senso.  Un auto-riflettersi del gesto ‘che vede’ in rifrazioni visive su traiettorie imprevedibili, lungo le quali s’intona un dolente, silente canto da un invisibile pentagramma. L’opera nella sua erranza, tra unità e frammenti, tra presenza e assenze, si fa visibile elegia della lontananza dell’altrove. Segnali, non svelamenti, evocazioni orbitanti di una trasmutante apocalisse del visibile sono ‘in opera’. Nessuna quieta chiarità l’attraversa, bensì  ri-velanti, umbratili filamenti di luce nera e improvvise emersioni di un contrappunto rosso, radici dell’aurorale luce iniziale. La mappa dell’anima ‘segnata’ da  Pina Della Rossa è custodia di un mistero irraggiungibile, neanche immaginabile, solo visibile eco silenzioso in un profondo ‘ascolto’.   

OTHERSIDE

PINA DELLA ROSSA

MATERIE 9,   a cura di Valerio Falcone

SALA DELLE ESPOSIZIONI FORNACE FALCONE per la Cultura

Eboli – Salerno

 

Galleria di riferimento: 
AREA 24 SPACE      Via Ferrara, 4 -80143  Napoli -  Tel. 3396495904     http://www.adrart.it

PINA DELLA ROSSA                                                                                          

E-mail: info@pinadellarossa.it    Sito:  www.pinadellarossa.it

 

Pina della Rossa

OTHERSIDE        Sabato 18 marzo – 18 aprile 2023

Rassegna “MATERIE 9”, a cura di Valerio Falcone

Sala delle Esposizioni Fornace Falcone, Eboli (SA).

Fornace Falcone per la Cultura

Testo di  Assunta Pagliuca, sull’opera di Pina Della Rossa 

 

“Segni del tempo, performati come segni permanenti, diventano via di fuga e strumenti di lotta e di denuncia. Pannelli disposti come in un puzzle disarticolato, con un accostamento che rompe ogni geometria. Radici contorte e superfici rugose spezzate da lamine nere privano gli elementi di uno spazio razionale. Una consonanza di arte  e vita, di arbusti il cui radicamento si perde in segmenti profondamente neri, impercorribili ed incomunicabili.  Rimandi antropologici emergono attraverso l’analogia di un viso raggrinzito con le radici rugose come simulacri della fatica a sostenere i ritmi della vita. Segni del tempo che scolpiscono con la loro presenza il trauma e la sofferenza di vissuti per contenerli e strapparli all’armonia naturale. La sensibilità artistica di Pina Della Rossa, artista napoletana di rilievo internazionale, il suo lavoro di ricerca, iniziato negli anni Ottanta con la contaminazione di pittura e fotografia, fa delle immagini uno strumento di riflessione e di analisi, in una relazione di linguaggi diversi e di tecnologie digitali. Ciò che il fruitore percepisce dalla visione dell’ opera prodotta non è quel che appare nell’oggetto ma ciò che l’artista vuole comunicare, con un lavoro di “deformazione” consapevole che scarnisce la fisicità oggettiva in ragione della sua essenza per estrarne il significato più profondo. Una profondità che emerge dai contrasti tonali, dagli urti cromatici che amplificano emozioni nelle loro profonde stratificazioni. I giochi di piani, nell’accostamento delle immagini, l’ intensità dei particolari realizzano modalità espressive attraverso un’indole istintiva, ma con un’articolazione sintatticamente progettata, in cui il complesso di sentimenti, lo stato d’animo, mai si piegano e si rassegnano alla sofferenza. L’intento è quello di trascendere la superficie fisica dell’opera, di trasfigurare con tracce di lirismo la struttura espressiva conferendole caratteristiche di un Io narrante con il ricorso alla tecnica dell’informale a forte connotazione simbolica. Minaccia, dolore, inquietudine emergono nelle soluzioni cromiche di una metafisica di luci e di colori, nella  rottura di geometrie e nell’articolazione di  gradazioni prospettiche, in cui tracce di vita escono dal loro nascondimento. La disseminazione di immagini e la scomposizione dei piani creano una visione ermeneutica che rigetta ogni condizione preordinata. Il campo visivo si dilata e dirompe in una profondità essenziale senza alcun compiacimento edonistico. Sotto l’effetto della contrizione e della forza implodono frammenti di realtà, come tessere di mosaico, tenute insieme da contrasti di materiale e di immagini, lamine di colore nero si scontrano con fratture rialzi e cedimenti creando deformazione ed instabilità della scena per effetto di una complessità problematica. Con abilità tecnica, l’artista dà vita, con i suoi inserti policromi ed i suoi contrasti chiaroscurali, alla comunicazione delle immagini. Pina Della Rossa non perde mai di vista l’obiettivo: far parlare l’opera, darle respiro, liberarla dalla morsa, da quei cortocircuiti che la soffocano. Tra le pieghe della propria coscienza, tra i segni del tempo si consuma il distacco da ogni vessazione, con un’opera “visionaria” che assume in sé una tensione all’interno della quale rintracciare relazioni ed ancoraggi dell’artista e del genere umano, in un divenire dialettico, di compartecipazione e fusione. L’arte diventa creatrice di stili e di rapporti sociali, nel suo dinamismo e nella sua interattività processuale generando un agire connettivo. L’opera viene restituita al tempo della vita, in uno spazio inglobante in cui lo spettatore entra da protagonista come parte di un processo non prevedibile, che si radica nell’architettura di un quotidiano replicabile. Con operazioni di moltiplicazione, di decentramento e di coinvolgimento, il fruitore dell’opera diventa riconoscibile in uno spazio d’identità con la possibilità di un ancoraggio sociale e psichico. Pina Della Rossa manifesta questa volontà di affidare all’arte anche una funzione di orientamento e di re-indirizzamento con la capacità di “tendere verso” l’esperienza interna del soggetto e rimodulare la polarità tra l’io e il mondo, tra il singolo e la collettività, in una originaria autenticità. Sezioni finite che si propagano in tante disseminazioni con un impianto strutturale che rivela un’architettonica sinottica puntuale, tra frontiere e divisioni. Identità mutevoli, interazioni, oltre ogni tempo e ogni spazio, viaggiano per la demolizione del limite. Segni del tempo che tentano di trattenere lo spirito in segni indelebili sembrano trovare la propria liberazione in una performance che si presenta come un viaggio catartico che restituisce l’Io, ed il Noi, alla vita. L’opera diventa, così, lo strumento ed il canale per avvicinare a sé, lasciandosi penetrare, ogni spettatore che in forma sincrona entra nel rito messianico di questa purificazione.”

 

Pina Della Rossa  vive e lavora a Napoli, artista e docente di Disegno e Storia dell’Arte, è attiva sulla scena artistica nazionale ed internazionale dagli anni ottanta, si occupa di fotografia, video, pittura, design ed installazioni. La sua ricerca introduce una riflessione metaforica sul rapporto di Identità e Corpo, Materia e Memoria. Artista e attivista, di matrice concettuale, si svincola dalla fisicità, emancipandosi dalla scientificità dell’applicazione fotografica,  per accogliere stimoli di natura extra-sensoriale. Nel corso della sua evoluzione artistica Della Rossa testimonia il suo saper unire l’arte all’impegno sociale, elaborando progetti focalizzati su tematiche esistenziali, tensioni urbane e collettive, e lotta alla violenza. In tal senso, si rivela sensibile attivista per la difesa dei diritti umani. Le sue opere divengono linguaggio della contemporaneità, scavo interiore, autobiografico e, nel contempo, momento di rinascita.

La sua opera si estrinseca anche su giochi di piani, su differenti componenti geometriche, quando, trasformandosi in puzzle, si sottrae alle obbligazioni del formale: così, libera da vincoli, essa  esplode, senza confini, abitando in più luoghi. Nei puzzle si evidenzia altresì un vero e proprio viaggio sui sentieri della memoria, una comunione intima con la natura, in cui le intricate ramificazioni sono “nervi scoperti”. In esse  il reale si è eclissato trasformandosi in altre sembianze, divenendo una proiezione corporea ed instaurando una relazione simbiotica tra opera e fruitore.  Traspare così la natura etica delle immagini, che  spostano il senso comune sull’alterità che pervade la visione del reale.

Le sue opere sono inserite in numerose collezioni permanenti, pubbliche e private, tra cui:  MUSEO MADRE – Napoli; CAMUSAC, Museo Arte Contemporanea, Cassino - Frosinone; MUSEO NAZIONALE, Thebes – Grecia; MUSEO ALLOTROPYA, Antikyra – Grecia; MAAM Museo dell’Altro e dell’Altrove – Roma; BONGIANI Art Museum di Salerno – Italia; MUSEO MUSEO CAM Casoria Contemporary Art Museum, Casoria - Napoli; MOBIUS Gallery – Cambridge, Massachusetts – USA; MUSEAVV – Nizza; MUSEO MACS - ARTE CONTEMPORANEA, Santa Maria Capua Vetere – Caserta; Museo di Fotografia Contemporanea “LA VALLE“, Cervinara – Avellino; MARIO COLONNA - ART HOTEL GRAN PARADISO – Sorrento; Galleria GAM “MEDITERRANEUM COLLECTION“ – Catania; Galleria AREA24Space – Napoli; Galleria FRANCO RICCARDO ARTI VISIVE – Napoli; Galleria  3F FIORILLOARTE – Napoli; Galleria DEL CARBONE – Ferrara; Galleria SPAZIO 88 – Roma; Galleria  SPAZIO UTOPIA  Contemporary Art – Salerno; MUSEO D’ARTE,  Comune di Rittana – Cuneo; Galleria TUFANOSTUDIOVENTICINQUE, R. Veronesi – Milano; THE LONDON BIENNALE, D. Medalla – Londra; ARCHIVIO AMAZON Archive of artistic works and projects about the Amazonic World, R. Maggi – Amazzonia; ARCHIVIO Visivo e Libri d’Artista di San Cataldo - Caltanisetta; ARCHIVIO Libri d’Artista “IBRIDIFOGLI” – Salerno.

Nel 2016 è stata inserita nell’ATLANTE dell’ARTE CONTEMPORANEA a Napoli e in Campania, Loredana Troise (a.v.), a cura di Vincenzo Trione – per il progetto di Ricerca e Documentazione del Museo MADRE – Napoli. Ed. Electa.

Ha esposto in numerose mostre presso musei, gallerie nazionali e internazionali, accanto ad artisti, come: Araki, Nagasawa, Oppenheim, Vettor Pisani, Spoerri. Tra le  più importanti ricordiamo: “9 ARTISTI ITALIANI“ - Galleria Area24Space, Napoli; “Per-formare una collezione”, MUSEO MADRE – Napoli; “SEGNI PERMANENTI“, MUSEO MACRO – Roma; ”MATERIE 9” a cura di Valerio Falcone Eboli, Salerno; ”RELAZIONI MARGINALI SOSTENIBILI  / Shozo Shimamoto”, Bongiani Museum - Galleria Sandro Bongiani – Salerno; “TAKE CARE PROJECT”, FONDAZIONE 107 – Torino; “Signum”, BIBLIOTHE’ Gallery – Roma; “NARRATO CON FIGURE”,  FONDAZIONE Filiberto e Bianca MENNA, Salerno; STILL FOTOGRAFIA e WE WORLD Onlus – Milano; “ThinkAboutNaturalAction”, ANDREANUOVOHomeGallery – Napoli; FOCUS Artphilein – Photography, Lugano – Svizzera; “L’AMAZZONIA DEVE VIVERE”, MUSEO DIOTTI, Cremona; PADIGLIONE BIRMANIA, Palazzo Zanardi Landi – LODI;  MACVA -  MUSEO DE ARTE CONTEMPORÁNEO DE VALENCIA, Valencia – Venezuela; ARCHIVIO Visivo e Libri d’Artista – Caltanisetta; “Da una trifora sul cortile dell’attualità #1”, AREA24Space –  Napoli; FIERA di Bologna; “FUORI SALONE” – Milano; “EXPO’ Arte-Cibo” – Milano; MUSEO CAM Casoria Contemporary Art Museum, Casoria - Napoli; ARTELIBRO – Bologna; “NATURE“, FrancoRiccardiArtiVisive, Palazzo Partanna – Napoli;  “DOPO LA BATTAGLIA”, PAN – Palazzo delle Arti Napoli; MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE – Napoli; MUSEO FILANGIERI – Napoli; “Mater Nostra”, PALAZZO FERRARI, Parabita; PARATISSIMA, THE OTHERS ART FAIR – Torino; TILT ESTETICA – TRIENNALE DI ARTI VISIVE” – Roma; Museo MAAAC – Cisternino; SETUP – Bologna; UN CASTELLO ALL’ORIZZONTE – Perugia; PRIMOPIANOLivingGallery – Lecce; DEUTSCHES HIRTENMUSEUM – Hersbruck-Germania; SICOF – Fotografia Internaz. – Milano; “RI-Scatto”, Galleria SPAZIO88 – Roma; “Selected works”, Galleria  AREA24 Space - Napoli, che in particolare ne segue gli sviluppi artistici.

 

Galleria di riferimento: 
AREA 24 SPACE
Via Ferrara, 4 -80143  Napoli -  Tel. 3396495904    
http://www.adrart.it

PINA DELLA ROSSA                                                              

E-mail: info@pinadellarossa.it    Sito:  www.pinadellarossa.it

 

 

Pina della Rossa

OTHERSIDE

Sabato 18 marzo – 18 aprile 2023

Rassegna “MATERIE 9”, a cura di Valerio Falcone

Sala delle Esposizioni Fornace Falcone, Eboli (SA).

Fornace Falcone per la Cultura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

mercoledì 12 aprile 2023

INFINITE TIME | Libri d'artista

opera di Enzo Guaricci


INFINITE TIME
MOSTRA D’ARTE CONTEMPORANEA LIBRI D’ARTISTA
A cura di Massimo Nardi

GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO E DEL DIRITTO D’AUTORE
Dal 23 aprile al 21 maggio 2023
BIBLIOTECA COMUNALE  “Carlo Perrone”
Palazzo della Cultura – Corso Umberto I – Modugno

Vernissage 23 aprile 2023 ore 19:00

Interverranno: 
Nicola Bonasia, Sindaco di Modugno
Antonio Alfonsi, pubblica istruzione - beni culturali - cultura e spettacolo - sport - politiche giovanili
Massimo Nardi, artista curatore
Laura Agostini, artista
“Reading di Florisa Sciannamea, artista scrittrice 


Artisti in mostra
LAURA AGOSTINI, FRANCO ALTOBELLI, LUIGI BASILE, PIERLUCA CETERA, ANGELO CORTESE, FRANCO CORTESE, GIANNI DE SERIO, PIETRO DESCISCIOLO, LETIZIA GATTI, ENZO GUARICCI, ANTONIO GIANNINI, BEPPE LABIANCA, ANTONIO LAURELLI, SANTINA MOCCIA, MASSIMO NARDI, ANGELO PERRINI, PAOLO SCIANCALEPORE, LINO SIVILLI, FLORISA SCIANNAMEA, ROBERTO SIBILANO, ANTONELLA VENTOLA, FEDERICA CLAUDIA SOLDANI

In questa splendida mostra organizzata e curata da Massimo Nardi abbiamo il piacere di ammirare, ma anche di poter toccare ed eventualmente sfogliare, variopinti libri d'Artista.

Ma cos'è un libro d'Artista?

Partiamo dalla definizione: il libro d’artista è un’opera d’arte o un manufatto artistico che “ricorda” la forma del libro, realizzato a mano da un artista in un esemplare unico. Un “manu factus” librario, appunto, seguito direttamente dall’artista in ogni sua fase, dall’idea, alla progettazione, alla realizzazione materiale; un oggetto che prende vita attraverso la forza della materia e la plasticità della struttura scelta, ed esplica la sensibilità del segno, del colore, dei materiali, la sua stessa identità di “Unique”. Può essere realizzato con tutte le tecniche possibili: pittura, collage e tecniche miste, stampa tipografica, digitale, calcografica e monotipo, fotocopie, cucito, ecc. e assemblato con i materiali più eterogenei quali cartoni, legno, stoffa, plastica, metalli, materiali organici, ma soprattutto creato con la carta, spesso fatta mano. Libro come luogo prediletto per la sperimentazione calligrafica e tipografica, uno dei mezzi più consoni all'utilizzo interdisciplinare dei mezzi d’espressione, dove il limite stesso del libro-concetto trascende sé stesso in infinite possibilità espressive ed artistiche. I luoghi, stessi, a cui questo oggetto d’arte è destinato, variano dalla galleria d’arte al museo, dalla biblioteca alla libreria, offrendo ad un pubblico sempre più curioso l’occasione spazio-tempo di conoscere l’anima di questa forma espressiva che oggi, attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie, sposta il proprio confine da libro d’artista, libro oggetto, libro illustrato, libro interattivo, rendendolo ancora più indefinibile.

Quando nasce il libro d'Artista?

Come è noto, nell’accezione più diffusa e condivisa, il libro d’artista ha origine nelle Avanguardie storiche del '900 e, soprattutto, nel Futurismo italiano, da cui viene scardinata l’idea del libro come manifestazione del pensiero attraverso la parola scritta, per proporlo nella sua dimensione fisica di materia-segno-oggetto. Fortunato Depero, uno dei più rappresentativi esponenti, progettò nel 1927 una monografia “Depero futurista” nota col nome di "Libro bullonato", per celebrare i quattordici anni di militanza nel Futurismo. Questa pubblicazione composta da 234 pagine, con copertina fustellata e caratterizzata da un'impaginazione varia, aveva scritte allineate in molteplici modi e pagine di differente grammatura e colore. Il tutto tenuto insieme grazie a due grossi bulloni meccanici in alluminio. La rivoluzione tipografica futurista inizia nel 1912 quando Filippo Tommaso Marinetti compone le prime “parole in libertà”, per arrivare poi al libro di latta “Parole in libertà futuriste olfattive, tattili, termiche” del 1932, realizzato con materiali inconsueti e sperimentali come metalli, legno e bulloni. Anche il Dadaismo ha contribuito a creare libri dalla tipografia sperimentale, così come il Costruttivismo di El-Lissitzky e di Vladimir Mayakovsky e come tutte le altre Avanguardie del '900. Per arrivare agli anni '60 in cui le sperimentazioni sulla poesia, che diventa visiva, vengono naturalmente applicate alla forma libro. Mi riferisco alle creazioni di Emilio Isgrò con le sue cancellature delle parole e alle sperimentazioni didattiche di Bruno Munari. Arriviamo ai primi anni ‘70 del Novecento dove finalmente il libro d'artista inizia ad essere riconosciuto come un genere distinto e ad avere una sua identità. Furono così fondate istituzioni dedicate, biblioteche e collezioni come il Center for Book Arts a New York e realizzate numerose mostre collettive di libri d'artista in tutto il mondo. Si svilupparono inoltre altri generi specifici legati al libro d'Artista quali: il libro-oggetto, gli altered book, i libri scultura, i libri pop-up ecc. Pertanto l’artista non si limita ad illustrare un testo narrativo o poetico preesistente ma concepisce una autonoma opera d’arte. Il libro d'artista diviene oggetto da guardare, da “leggere” anche attraverso il tatto, apprezzandone il rilievo, fino a sentire l’odore della materia di cui è composto. Possiamo anche solo immaginare il libro che non c’è. Un modo per fermare per un po' la corsa quotidiana della nostra era digitale. Un modo per vivere il libro oltre il libro stesso, oltre le parole e percepirne la sua anima creativa.

UNO SGUARDO SUL LIBRO D'ARTISTA
di Laura Agostini

“In realtà tutte le parole che io trattengo fra i miei fogli, pongono alla fine degli interrogativi. Insinuano dubbi, inducono alla riflessione, fanno divertire o piangere. E’ vero anche che molte di loro si liquefano e scivolano via da me se non sono comprese e sono tante quelle che danzano davanti ai vostri occhi, si infilano irriverenti nella testa per poi trovare, scivolando sulla lingua, una via d’uscita. In questo modo prendono aria e si compongono attraverso il suono della vostra voce, anche se a volte sarebbe meglio fossero ingoiate. In molte invece rimangono intrappolate o volutamente nascoste nel corridoio segreto che collega il cuore al cervello. Si alleano fra loro , compongono pensieri, frasi e poi si allargano , costruiscono periodi, paragrafi, capitoli e si spalmano sui fogli servendosi anche di memorie e di immagini. Insomma, per farla breve, diventano me . Ammetto che non è sempre un successo, ma fra tanti errori compiuti ci sono anche dei veri capolavori. Potreste chiedermi a questo punto:” E’ così che nasci dunque? Mettendo insieme parole, pensieri, ricordi, emozioni?”. “Reading di Florisa Sciannamea, artista scrittrice




venerdì 7 aprile 2023

Giulia Apice e Veronica Neri | Cielo e Terra sono margini

Cosmo Trastevere, Cielo e Terra sono margini, installation view, ph. Giorgio Benni


Termina il 7 aprile 2023 da COSMO Trastevere la mostra Cielo e Terra sono margini a cura di Mattia Biagetti con opere di Giulia Apice e Veronica Neri.

Fluidità e materia, terra ed acqua instaurano un dialogo fatto di assonanze e contrasti, testimoniando come da un contesto biografico simile possano ramificarsi ricerche tanto distanti. In Neri le forze “invisibili” del tempo, l’usura e il deperimento diventano strumenti attraverso cui modificare la materia, approdando ad un concetto di opera che si apre alle infinitesimali quanto inesorabili possibilità di cambiamento. La ritualità, ovvero il complesso di comportamenti abituali, ripetuti e codificati, diventa parte integrante di entrambe le ricerche, costituendo un punto di tangenza. Se in Neri l’atto della riesumazione e la raccolta dei fiori sono premesse necessarie affinché l’opera sia ricettacolo di significanze, anche in Apice viene messa in atto una gestualità preparatoria e alfabetizzata. La ricerca di Apice descrive una dimensione pittorica fluida dai confini labili e difficilmente circoscrivibili, in cui ogni “oggetto” si compenetra ad un altro, accumunando la pittura alla vita, ovvero, come una condizione “in divenire”, mai del tutto disvelata e ai margini.


Cosmo Trastevere, Cielo e Terra sono margini, installation view, ph. Giorgio Benni

Un’abnegazione congetturale. Tra principio ed epilogo
testo critico a cura di Laura Catini

La Terra si fa ventre primigenio fecondato dal germe pluvioso del Firmamento. Esseri si levano dal loro insorgere per trapassarvi al finire, di poi germogliare. Rinascita richiama Thanatos nel vaso della trasmutazione. Nel solco di un abisso, lambire la sorgente e il suo docile sfiorire. Spina di un cardo, o suo stelo, non preme. È deposito di un corpo informe che trae la sua eco da una rimembranza del passato. 

La terra è cenere. Si disgrega come vuoto da un’edificazione del presente che vive la stratificazione del suo essere in una dimensione recondita di impiego. Il ciglio si colma del pieno rinvenuto nella materia della terra. Una lastra disposta obliquamente è simulacro dell’esistenza stessa. Trascrizione, estinzione, riempimento e abbandono segnano atti rituali che derivano principio ed epilogo nel contatto riesumato con l’ardore trasformativo e denso della Terra. Si è tracce di una caduta nel tempo come abdicazione dall’eternità. Cháos si instilla nel fulcro congetturale che lega bene e male. Veronica Neri. La mia vita è esitazione prima della nascita.

Agli antipodi, e con moto ascensionale e continuo, ibridamente, le opere di Giulia Apice, si fondono nella direzionalità di un sibilo confinante. Essere, forma e corpo si disperdono nel molteplice. Il volubile fluire dell’io non sveste una sua stasi. Nel Cielo, l’infinito assimila la materia dell’essenza. Acqua, atmosfera mutevole, distinta da una identità ricercata tra un taglio nel grembo e le infinite accumulazioni del nostro tempo. Obaketra trapasso e soffio vitale. Campiture o atomi si dissolvono in una loro estensione infinitesimale a-formale, caratterizzandosi nel colore della loro forma enucleata. Il corpo riveste la possibilità d’azione del supporto su cui è collocato. L’esterno vede nello sguardo una profondità dalla quale non riemergere. Mentre le membra ammettono la labilità di confine di un visibile-invisibile deformante. 

Un percorso curato da Mattia Biagetti, negli spazi evocativi di Cosmo.


CIELO E TERRA SONO MARGINI
Giulia Apice, Veronica Neri
a cura di Mattia Biagetti
Fino al 7 aprile 2023
Orari d’ apertura: martedì – domenica, ore 17.00 – 21.00

Cosmo Trastevere
Piazza di Sant’Apollonia, 13 00153 Roma
Ingresso gratuito

Contatti
Tel: +39 338 278 4638
cosmo@officineimpresa.it
Social: cosmo_trastevere


giovedì 6 aprile 2023

Mauro Staccioli | Scultura come pensiero che trasforma


Prosegue la mostra personale di Mauro Staccioli alla galleria A arte Invernizzi, a distanza di dieci anni dalla sua ultima mostra personale nei medesimi spazi, e a cinque dalla scomparsa dell’artista. Mauro Staccioli (Volterra, 1937 – Milano, 2018) è uno dei più importanti scultori italiani del XX secolo, ampiamente riconosciuto a livello internazionale. Dagli inizi degli anni Settanta ha realizzato in tutto il mondo (in forma temporanea o permanente) centinaia di quelle che egli ha definito le sue “sculture intervento”: grandi installazioni a scala ambientale, la cui genesi è direttamente legata al luogo di realizzazione, e ne modifica a sua volta le coordinate fisiche e ideali, facendo dell’opera non una forma auto-referente, ma una presenza attiva e in dialogo con il contesto. Segni attraverso i decenni e i cambiamenti del mondo, luogo dopo luogo, anno dopo anno, in una mappatura che va da Volterra a Milano, dalla Biennale di Venezia a Documenta di Kassel, da Monaco di Baviera a Bruxelles, da San Diego a Seoul, da Tel Hai a Quito. 

L’esposizione presenta alcune sculture in vari materiali caratteristici del suo linguaggio scultoreo (come cemento, ferro, acciaio corten) e una selezione di opere su carta che ne delineano le coordinate di relazione con i luoghi. Costante è infatti l’attenzione di Staccioli, dalla fase ideativa, a quella progettuale, e poi in quella realizzativa, a un confronto significante con il luogo, lo spazio e le forme e identità preesistenti che lo abitano: componente distintiva e originale delle sue “sculture intervento”, che innestandosi con la loro dialogante autonomia e alterità, contribuiscono in ogni circostanza a scrivere una nuova storia dei luoghi in cui si collocano.

Il percorso espositivo prende avvio da un lavoro del 1976, in cemento e ferro, che si incontra entrando: un’opera emblematica della prima fase della sua attività, in cui la punta in ferro che fuoriesce dal cemento ha la duplice valenza di attrazione e repulsione: sono anni in cui Staccioli è tra i pionieri di una scultura che esce dagli spazi consueti del museo e della galleria per entrare a fare parte del tessuto urbano, del territorio, agendo con la propria presenza in un luogo, sia fisico, sia sociale.

Al piano superiore si trovano tre serie di lavori in acciaio corten: forme plastiche che richiamano celebri opere realizzate in spazi pubblici e in relazione al contesto, come le “scultura intervento” ideate per l’inaugurazione del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci e quella per il villaggio Olimpico di Seoul, costituite da un arco rovesciato, l’opera a mezzaluna concepita per il Fridericianum di Kassel nel 1988 e oggi riconfigurata su progetto dell’autore nelle collezioni Intesa Sanpaolo - Gallerie d’Italia di Milano, e infine l’ellisse che richiama l’intervento Primi passi realizzato a Volterra nel 2009.

Nell’ultima sala al piano superiore sono invece esposti i progetti in corten per il ciclo “Forme perdute”, forme a base circolare realizzate su grande scala per la sua mostra personale tenutasi nel 2012 negli spazi della galleria A arte Invernizzi e oggi esposte in permanenza al Museo d’Arte Contemporanea all’Aperto di Morterone, dove è visitabile anche Tondi, un’altra sua “scultura intervento” cui si legano alcuni dei disegni in mostra.

Al piano inferiore sono presentate sei sculture appartenenti al ciclo “Sbarra e cemento” progettate negli anni Settanta, che creano un dialogo inatteso con le colonne dello spazio espositivo. Questi lavori appartengono al periodo germinale del suo fare artistico e sono caratterizzati dalla stessa energia intrinseca, che si percepisce in tutte le opere di Staccioli su scala ambientale, che permette loro di entrare in relazione con lo spazio circostante. Con la loro fisicità materiale si inseriscono nell’ambiente dandogli una nuova prospettiva, e invitando lo spettatore ad attraversarlo in modo rinnovato e consapevole.

In occasione della mostra verrà pubblicata una monografia bilingue con un saggio di Francesca Pola e corredato da materiale iconografico e bibliografico che ripercorre il lavoro realizzato da Staccioli nel corso dei venticinque anni di collaborazione con A arte Invernizzi, sia presso la galleria che in spazi pubblici e privati.

Un ringraziamento particolare all'Archivio Mauro Staccioli.


A arte Invernizzi
Via D. Scarlatti 12
20124 Milano Italy

MAURO STACCIOLI. SCULTURA COME PENSIERO CHE TRASFORMA
MONOGRAFIA BILINGUE DI: FRANCESCA POLA
Fino al 4 maggio 2023
ORARI: DA LUNEDÌ A VENERDÌ 10-13 15-19, SABATO SU APPUNTAMENTO