mercoledì 2 settembre 2026

Alice Reina. A memoria di forma

Alice Reina_Janas, porcellana, 2026

Il 6 settembre 2026 apre al MIDeC – Museo Internazionale Design Ceramico A memoria di forma, la prima mostra personale di Alice Reina, a cura di Fabio Carnaghi, presentata come vincitrice di Premio MIDeC 2025. 

La mostra presenta un corpus inedito di opere scultoree e installative, che prosegue la ricerca tecnica ed espressiva di Reina sulla porcellana e sul tema dei luoghi della memoria. 

Come scrive Victor de Circasia in "Alice Reina. Il significato della semplicità nella ceramica / Creare spazio": "Il modo di vivere orientale, che trova bellezza nell'imperfezione, è il fondamento dell'antica consuetudine giapponese di celebrare la ceramica spezzata. Secondo molti, questo può favorire la realizzazione e la pace dell'essere umano, aiutandoci ad accettare le nostre imperfezioni. Da un'altra prospettiva, la continuità minimale e spezzata di massa e volume può fungere da fonte d'ispirazione; il frammento acquisisce la propria funzione. Le forme che l'artista crea dalla semplicità della ceramica mostrano un'elegante composizione di volumi elementari, su uno sfondo di architettura altrettanto raffinata, senza generare disagio attraverso l'instabilità. L'artista si muove verso l'astrazione, ma l'attenzione dell'osservatore resta temporaneamente catturata dal frammento, dall'esilità della composizione e dal suo equilibrio precario. Lavorare con lo spazio significa che la creazione di un oggetto può segnare l'inizio di una composizione interrotta, oppure costituire un pezzo già compiuto in sé, che funge da fondamento per una creazione ceramica più ampia. La sua formazione architettonica le ha dato oggi gli strumenti per costruire strutture nuove, impossibili da realizzare con i metodi ceramici tradizionali. L'elevazione verticale della composizione e la posizione inclinata dei pezzi sono impreziosite da un insieme di elementi scintillanti, colorati in modo casuale. Questo intervento non incornicia l'oggetto, e non ne costituisce il centro. Le elevazioni inclinate dell'opera sono rinforzate da alcuni elementi che si intersecano. Nel loro insieme, gli oggetti garantiscono continuità e controbilanciano la fragilità dei pezzi — una fragilità che, paradossalmente, ne ha facilitato la costruzione. Le strutture sono concepite come un'unica disposizione spaziale, che crea insieme una soglia verso una prospettiva. Gli elementi fragili e la superficie ruvida mettono in scena una lotta contro le forze di gravità e contro le forme stesse."

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Il passaggio della sua opera dal contenitore tradizionale ricorda una decostruzione, la nascita di una scultura. Da un lato spinge l'architettura ad avvicinarsi alla composizione, a guardare all'espressione del materiale; dall'altro se ne allontana, abbandonando la forma funzionale. Dieci anni dopo l'evento traumatico di una perdita improvvisa nasce la serie Janas (1): soglie sensoriali senza un fronte o un retro, forme che invitano l'osservatore a percorrerle. Il suo nuovo lavoro vuole assorbire il rumore e assumere una connotazione musicale — un aspetto importante, data la natura effimera di quest'opera che, nonostante le dimensioni considerevoli, viene smontata e trasferita altrove per creare, di volta in volta, una nuova architettura mobile e dinamica dello spazio. I nuovi pezzi inseguono il sogno di sedurre e superare l'oggetto concreto, per concettualizzare invece un simbolo di vita. La qualità unica della sua opera non sta in uno schema né in un oggetto immaginario, ma in un'immagine che appare per la prima volta in una forma senza margine, senza cornice — una forma che porta con sé un'indefinitezza e, al tempo stesso, un punto d'origine preciso man frammentario. Ed è un'immagine che trasmette ed esprime emozioni, richiamando alla nostra attenzione uno degli aspetti più importanti di un'opera d'arte: una forma distante, insieme immagine e oggetto. Il suo nuovo lavoro è dinamico, animato da un'espressione costante di movimento. Chi lo osserva sente il bisogno di avvicinarsi, e conserva il ricordo di un impatto forte. Più che un modello architettonico, la forma che la scultura assume arricchisce il progetto introducendo un oggetto autonomo. È la scala monumentale, più che la forma, a distinguere la ceramica costruita contemporanea. Come evoluzione del suo lavoro, la ricerca dell'artista verso un'opera nuova appartiene a una categoria estetica indipendente dalla funzione o dalla scala — legata piuttosto alla forma. Non cerca le origini, ed evita, comprensibilmente, di copiare. Ha una mano nel futuro.

(1) La parola sarda "janas" indica le fate, esseri sfuggenti e gentili che abitavano le foreste della  Sardegna pre-nuragica. Si ritiene che il loro nome risalga al dio romano Giano, che appare in cerchi ed è protettore delle soglie, dei passaggi e degli inizi. Forme circolari, aperte: lastre curvate quel tanto che basta per reggersi da sole, sottili ma resistenti. La superficie esterna è una stratificazione di ingobbi liquidi, sabbie di porcellana e smalti a cenere — una corteccia astratta che rivela la materialità grezza dei suoi strati. All'interno, per contrasto, la saturazione è affidata all'ossido di ferro nero, fatta eccezione per piccoli, candidi frammenti di porcellana biscotto.

— Victor De Circasia
Londra, 20 agosto 2026

MIDeC: Museo Internazionale Design Ceramico, Lungolago Perabò 5, Cerro di Laveno Mombello 
Alice Reina. A memoria di forma 
a cura di Fabio Carnaghi

APERTURA: domenica 6 settembre 2026, ore 11, in presenza dell'artista
PERIODO: 6 settembre – 30 ottobre 2026
ORARI: venerdì, sabato, domenica, 10–13 / 14–17