venerdì 4 settembre 2026

Dario Agrimi. Liscio come l'Odio


In Piazza Catuma ad Andria (BAT) una grande gabbia metallica attira certamente l'attenzione dei passanti. All'interno un uomo avvolto in un tappeto e sospeso con una robusta corda, come un impiccato. 
Nessun indizio sulla sua identità e sul motivo della sua presenza e ad accrescere la curiosità di chi guarda
il movimento lento e ripetuto delle gambe e del busto dell'individuo.
In un mondo in cui la pena di morte è purtroppo ancora praticata in molti paesi, in Oriente e nel civile Occidente, in un'epoca in cui l'odio motiva e nutre atteggiamenti ostili, in cui l'altro è visto sempre più spesso come nemico e non come fratello, in cui il diverso è sempre quello sbagliato, in cui il discrimine tra giusto e ingiusto si sposta di continuo a seconda degli interessi dei singoli, con Liscio come l'odio Agrimi ci costringe a riflettere su quanto accade intorno a noi o più lontano. 
Ci invita a liberarci dai pregiudizi, a rinunciare all'odio irragionevole che avvelena le menti e a godere pienamente - attraverso la mediazione dell'arte - della bellezza del mondo.
Soltanto così la vita avrà veramente senso.
Lia De Venere 

LISCIO COME L’ODIO 
Dario Agrimi

C’è odio.
Tutto scorre e passa quasi inosservato. Memoria corta e insani princìpi.
Un sentimento intenso e persistente di profonda avversione: ostile, inflessibile, intollerante.
Immaginare innumerevoli possibilità per danneggiare gli altri.
Un’idea fredda, duratura, razionale, fondata sul pregiudizio, tesa a negare il diritto di esistere.
C’è chi sostiene che sia la spinta necessaria per scacciare la sofferenza, ma sono solo punti di vista.
In un’epoca di falsa inclusione, dove chiunque diviene nemico perché diverso, discriminare è comportamento comune e socialmente accettato.
Viviamo in un mondo senza orizzonte di senso, nutriti da una bellezza facile da raccogliere.
Siamo esseri disumani affetti da ignoranza inconsapevole, schiavi dello sfruttamento della credulità popolare. Superficiali, forse affetti da un deficit cognitivo emblematico. Coinvolti in un vortice di isteria diseducativa.
Una collezione sesquipedale di “se” e di “ma” sarà radice di innumerevoli rimpianti.
Dovremmo imparare a guardare le cose come se fosse la prima volta. Con stupore. Godere di quanta bellezza ci circondi.
Provare a creare qualcosa che sia in grado di fermare il tempo.
Trovare nutrimento in ciò che dà un senso alla vita.
Attraverso l’arte essere cronisti dell’emozione.
Invece tutto scivola via, come unto. Le parole assumono suoni e significati distorti, profondamente alterati.
Come se gli unici “unti” fossimo noi, benedetti da un Dio indifferente.
Come se il pensiero e la vita avessero ancora un valore.
La realtà ci sfugge di mano, ma l’importante è che tutto fili liscio.
Liscio come l’odio.


Liscio come l'odio, visibile sino al 13 settembre, è stata realizzata con il sostegno del Festival Castel dei Mondi e con il contributo di Emmegi Grigliati Spa di Gioia del Colle, Associazione socioculturale Abracadabra e Palazzo delle Arti Beltrani di Trani.