lunedì 4 aprile 2016

L'Inarchiviabile/The Unarchivable. Italia anni 70



In occasione di Miart 2016, apre a Milano FM Centro per l'Arte Contemporanea, un nuovo polo artistico e culturale, unico nel panorama italiano, con una grande esposizione inaugurale L'Inarchiviabile/The Unarchivable. Italia anni 70, a cura di Marco Scotini con la collaborazione di Lorenzo Paini, che vede la presenza di quasi sessanta artisti e oltre duecento opere - provenienti dalle più prestigiose collezioni private italiane.

La mostra propone una revisione critica e al tempo stesso un'ampia ricognizione della scena artistica italiana degli anni Settanta, con opere e documenti storici, volti a indagare una grande eterogeneità di formati artistici ed editoriali, che trovano nella moltitudine di forme dell'enunciato collettivo, nuovi dispositivi linguistici e una pluralità di soggettività. Un decennio di grande produttività in cui la cultura “eccede” al di fuori del campo dell’estetica, sconfinando in linguaggi che resistono alla catalogazione, pratiche effimere e azioni legate alla performatività sociale e basate sulla temporalità.

"Sono gli anni in cui una parte della Biennale di Venezia (edizione ‘72) – afferma Scotini - è dedicata al ‘Libro come luogo di ricerca’ e in cui si impone il termine ‘Off media’ proposto da Germano Celant. Per questo abbiamo voluto inserire oltre le opere d’arte in senso classico, anche fotoreportage, partiture musicali, progetti di architettura radicale, forme del cinema, ecc. Ma l’eccedenza a cui facciamo riferimento è quella dell’emersione della creatività sociale, del general intellect, in sostanza. Quest’aspirazione ad uscire dai ranghi e dai generi in rapporto ad un desiderio (questo sì) inarchiviabile. Diciamo che ciò si potrebbe sintetizzare in quello spazio compreso tra il sovversivo ‘Vogliamo Tutto’ di Nanni Balestrini e il ‘Tutto’ metafisico di Anselmo".

L’"inarchiviabile" fa riferimento all'affiorare di diverse forze sociali plurali contro l’organizzazione e il controllo del lavoro, pratiche affermative dall’approccio multidisciplinare che caratterizzano gli anni ’70 in Italia, così come alle nuove istanze di liberazione legate alle esperienze del femminismo, alle questioni di genere e al rapporto con il politico.

Se ciò che diviene storia è sempre determinato da quello che è stato archiviato, al tempo stesso l'archivio riattiva narrative che non sono mai raccontate una volta per tutte e anche la memoria diventa così continuamente revocabile in un’epoca in cui il tempo è l’oggetto di espropriazione: in dialogo continuo tra paradigma artistico e produzioni editoriali le opere e i documenti in mostra trovano le proprie condizioni di apparizione e di esistenza in questa impossibilità – o riluttanza – all'archiviazione.

Così L'Inarchiviabile/The Unarchivable mette in scena l'attualità e la riscoperta di un decennio di grande intensità e di sperimentazione linguistica e politica, non solo per la scena italiana e a livello internazionale, ma anche una riflessione sulla contemporaneità dell'archivio come formato: sono già tutte le opere in esposizione, del decennio dei ’70, ad avere la forma dell’atlante, del catalogo, dell’inventario e rappresentano già di per sé stesse delle collezioni, delle tassonomie, dei tentativi di catalogazione da parte degli artisti. Dalle classificazioni di Alighiero Boetti, alle sequenze di numeri di Fibonacci di Mario Merz, o La Doublure di Paolini, una collezione di tele bianche che rappresentano sé stesse in prospettiva e differiscono solo per il titolo al retro, oppure l’Atlante di Ghirri del ’73, l’archivio di Zona di Nannucci o i Leftover di Baruchello fino all’archivio di Linguaggio è Guerra di Mauri, le raccolte di fototessere di Franco Vaccari, i cataloghi filmici e profumati di Gianikian e Ricci Lucchi, gli assemblaggi testuali di Nanni Balestrini.
Se negli stessi anni la radicalità del femminismo italiano portava Carla Lonzi ad abbandonare la critica d'arte, perché è "con la sua assenza che la donna compie un gesto di presa di coscienza, liberatorio, dunque creativo", molto ampia è la presenza femminile in mostra: da Carla Accardi a Dadamaino, da Marisa Merz a Maria Lai, dalle fototografie di Marcella Campagnano e Lisetta Carmi, fino all'inventario pre-verbale di Ketty La Rocca.

L'Inarchiviabile/The Unarchivable è un concentrato di queste esperienze che arrivano fino al Parco Lambro del ’77 – quale affermazione della moltitudine e di una pluralità di insorgenze molecolari, costitutivamente inarchiviabili. Alberto Grifi non riesce a chiudere in un film compiuto il girato dell’evento del Festival del Proletariato Giovanile al Lambro, producendo un lavoro che non è un film, ma molti film allo stesso tempo, una molteplicità di girati che consente sempre nuove ricombinazioni sociali.

È proprio in nome di questa pluralità che non riesce più a farsi sintesi, che FM Centro per l’arte contemporanea ha deciso di inaugurare la propria attività con le figure dell’archivio, della collezione, del catalogo, quali chiavi interpretative della nostra contemporaneità.

L'Inarchiviabile/The Unarchivable include 200 opere di 60 artisti provenienti dalle maggiori collezioni private italiane.

Artisti: Carla Accardi, Vincenzo Agnetti, Giovanni Anselmo, Nanni Balestrini, Gianfranco Baruchello, Irma Blank, Alighiero Boetti, Sylvano Bussotti, Marcella Campagnano, Lisetta Carmi, Giuseppe Chiari, Gianni Colombo, Dadamaino, Gino De Domincis, Mario Diacono, Luciano Fabro, Yervant Gianikian & Angela Ricci Lucchi, Luigi Ghirri, Piero Gilardi, Paolo Gioli, Global Tools, Alberto Grifi, Paolo Icaro, Emilio Isgrò, Jannis Kounellis, Ugo La Pietra, Ketty La Rocca, La Traviata Norma, Laboratorio di Comunicazione Militante, Maria Lai, Uliano Lucas, Walter Marchetti, Fabio Mauri, Mario Merz, Marisa Merz, Ugo Mulas, Maurizio Nannucci, Giulio Paolini, Claudio Parmiggiani, Luca Maria Patella, Giuseppe Penone, Gianni Pettena, Vettor Pisani, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini, Salvo, Aldo Tagliaferro, Franco Vaccari, Franco Vimercati, Michele Zaza, Gilberto Zorio.

Collezioni: AGI Verona Collection, Collezione Bianca Attolico, Collezione Paolo e Alessandra Barillari, Collezione Bertero, Collezione Consolandi, Collezione Erminia Di Biase, Collezione Giorgio Maffei, Collezione Emilio e Luisa Marinoni, Collezione Koelliker, Collezione La Gaia, Collezione Maramotti, Collezione Carlo Palli, Collezione E. Righi, Collezione Setari, Collezione Viliani, Collezione VI.VE.DA, etc.

In collaborazione con: Fondazione Baruchello, Archivio Gianni Colombo, Archivio Carla e Luciano Fabro, Archivio Ketty La Rocca, Archivio Uliano Lucas, Fondazione Merz, Archivio Ugo Mulas, Archivio Storico Ricordi, Archivio Aldo Tagliaferro, Studio Fabio Mauri

Archivi d’artista presenti nel centro: Archivio Dadamaino, Archivio Gianni Colombo, Archivio Ugo Mulas, Archivio Primo Moroni.

Gallerie: Laura Bulian Gallery; temporary space: Monitor, P420, SpazioA

FM Centro per l’Arte contemporanea è promosso da Open Care - società del Gruppo Bastogi - unica in Italia ad offrire servizi integrati per l’art advisory, la gestione e la conservazione dell’arte.



pubblica: