domenica 9 dicembre 2018

Federica Cogo. Doctrina Amoris

Doctrina Amoris

Ogni problema ha tre soluzioni: la mia soluzione, la tua soluzione e la soluzione giusta.” 

Se due particelle microscopiche interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo con una certa modalità, e poi vengono separate, non si possono più descrivere come due particelle distinte, ma in qualche modo “condividono” alcune proprietà e quello che accade a una di loro continua a influenzare l’altra, ma solo fino a quando restano isolate. Nel momento in cui le due particelle interagiscono con l’ambiente esterno, ridiventano due particelle indipendenti.
Questa brevemente la Doctrina Amoris, la formula dell’amore elaborata nel 1928 dal matematico inglese Paul Dirac, che ha voluto vedere in un’equazione di fisica quantistica la definizione di un rapporto amoroso. In sintesi, quello che accade a due persone che si incontrano e si innamorano, anche se la vita le allontana, è che continueranno ad avere l’uno qualcosa dell’altra. Questo è, in parte, il senso dell’ultimo lavoro di Federica Cogo dal titolo Doctrina Amoris, in mostra dal 15 dicembre presso il Museo Nuova Era di Bari.
La dimensione del racconto intimo è la componente fondamentale del lavoro della giovane artista, che dal 2006 conduce un progetto complesso sugli spazi del vivere domestico e le loro distopie, creando un gioco di ruoli in cui ogni persona coinvolta sperimenta limiti e condizionamenti, dando spazio a nuovi racconti personali. 
Così accade nella serie dei tavoli già presentata per Domestic Landscape (2016, Museo Cavoti e Ars and Art Gallery, Galatina) che tutto hanno perso della loro funzione domestica per assumerne una installativa /performativa, con uno sviluppo ulteriore nella trasposizione / rappresentazione del suo talamo vuoto nella serie dei materassi: posati per terra, sono nudi testimoni di una scena che lo spettatore dovrà ricostruire attraverso dettagli da decifrare e in una serie di indizi fuorvianti. In maniera evocativa e coerente con il suo linguaggio, l’artista, confermando una pratica che considera l’arte come mezzo d’indagine di sé, riesce a veicolare con leggerezza metafore sentimentali ed esistenziali dell’uomo di oggi. Katia Olivieri


Federica Cogo | 'Doctrina Amoris'
a cura di Katia Olivieri
Inaugurazione sabato 15 dicembre ore 18.00
Finissage: 31 gennaio 2019


Strada dei Gesuiti 13, 70122 Bari.
Orari di apertura
Martedì - Sabato ore 17.30 / 20.30

venerdì 7 dicembre 2018

Vincenzo Marsiglia. Clopen


Il 22 dicembre 1968 alle ore 11.00, a soli tre mesi dalla scomparsa del grande artista Pino Pascali, la piccola chiesetta di Santo Stefano, da tempo chiusa al culto, veniva titolata alla memoria del giovane scultore nato a Polignano a Mare. Nasceva così la “Galleria Pino Pascali” – oggi Exchiesetta – primo decisivo passo verso la consacrazione di uno dei massimi artisti italiani del Novecento, cui verrà dedicato, nei mesi successivi, il Premio Pascali, il Museo e l‘attuale Fondazione.

Il 22 dicembre del 2018, in occasione del cinquantenario della Galleria, verrà inaugurata la mostra “Vincenzo Marsiglia. Clopen”, rievocando ancora una volta la storia e la memoria che questo luogo ci consegna.

Exchiesetta è lieta di ospitare Clopen, mostra personale di Vincenzo Marsiglia (Belvedere Marittimo, CS, 1972) a cura di Roberto Lacarbonara.
Nel gergo della matematica topologica, con il termine “clopen” si definisce un insieme numerico al contempo chiuso (close) ed aperto (open), condizione che si verifica in due sole istanze possibili: l’insieme dei numeri Reali (sia razionali che irrazionali) oppure nella condizione di un insieme Vuoto.
Con l’opera Clopen, Vincenzo Marsiglia visualizza una funzione astratta, matematica e geometrica della forma e del volume dello storico edificio di Exchiesetta. Una relazione – quella tra interno ed esterno, tra spazio chiuso e spazio aperto – evidenziata dalla proiezione, sulla facciata, delle linee ortogonali e diagonali che attraversano l’interno dell’edificio, ripensando la struttura solida e compatta della chiesa romanica nei termini di una “formula”, di una organizzazione razionale di linee, spazi, volumi e proporzioni.
Una seconda relazione, tra unità di senso razionali ed irrazionali, allude alla natura religiosa del luogo, alla sua originaria sacralità in cui l’unità del tutto e la mistica del vuoto giungono ad un equilibrio spirituale. Clopen, in altri termini, è somma e sintesi di uno spazio insieme reale ed irreale, aperto e chiuso, fisico e spirituale.
Dalla struttura in ferro nero che ridisegna la superficie del prospetto emergono, nelle ore notturne, le sole linee luminose di una stella, con le quattro punte centrali e cardinali mentre, tra le mura, una luce di wood evidenzia le linee di costruzione dello spazio, ribaltando così il dentro e il fuori, il pieno e il vuoto di una forma. 


VINCENZO MARSIGLIA
Belvedere Marittimo (CS), 1972; vive e opera a Soncino (CR)

Mostre principali
Personali
2018
“Be the First”, D10 Art Space Geneva curated by Janine Sarbu e Julie Fazio
“Ieri e Oggi, un ricordo”, Leo Galleries Monza curated by Matteo Galbiati
“Optical Room”, Aurum Pescara curated by Marcella Russo

2017
“The Mirror Room”, Base Milano an idea of Uncommon for The Boston Consulting Group
“Interactive Arcade” Palazzo Bevilacqua Ariosti Bologna curated by Eli Sassoli de’ Bianchi e Olivia Spatola 

2016
“Dopo-Logica” Palazzo Ducale e Teatro all'Antica Sabbioneta curated by Matteo Galbiati 


Collettive
2018
“Intersezioni Digitali. Esperienze percettive nell’arte digitale”, Chiesa storica San Martino di Lupari Padova curated by Ennio Bianco
“Memoria Collettiva” Casa spazio ospita casa sponge, Casa Spazio Palermo Border Crossing Collateral Events Manifesta 12 curated by Lorenzo Calamia e Serena Ribaudo
“Focus Monza” Cantiere Tempo, Villa Reale Monza curated by Matteo Galbiati
“Visit Us Now”, Priveekollektie The Netherlands 
“Arteam Cup 2018” Contemporary art prize, Fondazione Dino Zoli curated by Livia Savorelli e Matteo Galbiati

2017
“Casa Sponge 10 - Arte e sperimentazione nel segno della collettività”, Casa Sponge Pergola curated by Serena Ribaudo
“Forever Never Comes” Metabolismo del Tempo, Museo Archeologico e d’Arte della Maremma Grosseto curated by Lapo Simeoni
“Bau Gps - Global Partecipation System”, GAMC Galleria d’arte moderna e Contemporanea 
“Eterne Stagioni”, Palazzo del Monferrato Alessandria curated by Matteo Galbiati




Vincenzo Marsiglia
Clopen
a cura di Roberto Lacarbonara
dal 22 dicembre 2018 al 10 gennaio 2019
Mostra visibile 24/24 h
Exchiesetta, vico Santo Stefano, Polignano a Mare
Info : +39 3332225445

Manlio Capaldi. Lo spazio, qui, è il pensiero stesso

ph. Gunther Dan Dreigesichter



Nell’ambito delle giornate internazionali di studio “Gli incanti di Narciso” promosso dal CUTAMC a Bari, nel Centro polifunzionale Studenti ex Pala Poste Manlio Capaldi è visitabile la mostra “Lo spazio, qui, è il pensiero stesso”, a cura Antonella Marino (con testi critici della ricercatrice Isabella Di Liddo e del direttore del CUTAMC Raffaele Girardi). La manifestazione nasce con l’intento di riattraversare le metamorfosi del mito fino alle forme odierne di “nuova soggettività chiamata a diventare un’accattivante renitenza agli ordini, all’implacabile dominio della merce e ai puritani rigori del principio di prestazione”. L’artista barese presenta dodici frames fotografici stampati su grandi superfici calate dall’alto o collocate all’ingresso, a suggerire un ideale vortice. Sono dettagli sghembi di oggetti in un una stanza: una vecchia macchina da scrivere su una spartana scrivania, il reticolo di tubi del riscaldamento sul soffitto, degli orinatoi da bagno pubblico, un lungo tavolo da riunione, la sagoma umana di un bersaglio da tiro, una pistola nel cassetto, una lunga crepa sul pavimento… 

Le immagini, presentate per la prima volta, fanno parte di una serie di foto molto più ampia, Flickers, scattate da Manlio Capaldi a New York nell’ormai mitico Bunker dello scrittore americano William Burroughs, geniale e inquieto protagonista della Beat Generation. In questo posto oscuro e misterioso - un grande loft bianco di circa 200 mq ricavato nella palestra di uno storico liceo al 222 di Bowery Street, nell’ East Side - Capaldi ha trascorso nel 2011 un periodo di residenza. Primo ad avere il privilegio di esperire l’appartamento rilevato dopo la morte di Burroughs dall’ amico e complice John Giorno, che lo gestisce con la sua Fondazione conservandone intatte le testimonianze del passato. Condensati psico-fisici di un’identità privata ma anche plurale, visto che questo segreto “rifugio” tra metà anni Settanta e primi Ottanta ha accolto praticamente tutta l’avanguardia artistica del tempo, da Warhol a Lou Reed, da Basquiat a Laurie Anderson, David Bowie, Frank Zappa, Patty Smith…
Con questo straordinario incrocio di energie psico-fisiche, Capaldi ha avuto il privilegio di interagire grazie ad un consolidato legame di amicizia proprio con Giorno. Nel suo soggiorno non si pone però con deferenza sacrale, né con intento documentario. Spazio e luogo sono le due interessanti polarità sui cui si gioca la sua complessa operazione. Manlio Capaldi sceglie di immedesimarsi con Burroughs, privilegiando il suo letto come singolare punto di vista. Spostando lentamente la testa in varie direzioni, con l’obiettivo puntato in aria, fotografa particolari della stanza, ne “prende le distanze” col suo corpo, che si fa metro di misurazione dello spazio. Si sintonizza così con le tracce di un vissuto personale e collettivo, ne scopre suggestioni latenti, ne individua anche le contraddizioni. Ma abitando lo spazio, innesta su questo immaginario il proprio: mettendo in moto, nell’ intreccio di contenuti spaziali, temporali, relazionali, un processo di risignificazione del luogo stesso. 


Manlio Capaldi, nato a Bari dove risiede, ha conseguito studi artistici e filosofici. La sua ricerca interroga l’esistenza nella contemporaneità come compresenza di temporalità differenti che insistono anche dal passato, rendendo l’opera territorio di sfida alla tradizione e ritorno alla questione ontologica e politica dell’essere oggi artista. Tra sfera estetica individuale e sociale, la sua azione incontra altre espressioni e forme teoriche come poesia e letteratura o i tecno-linguaggi, ma anche le scienze sociali come l’antropologia, la sociologia e l’urbanistica. Ha partecipato a diverse esposizioni tra le quali la XI Quadriennale di Roma; la rassegna internazionale La Materia Tradita organizzata dalla galleria Cilena a Milano; e Wordsdrawing con John Giorno presso la Galleria Bonomo di Bari.


LO SPAZIO, QUI, è IL PENSIERO STESSO
VIDEOFOTOINSTALLAZIONE
di MANLIO CAPALDI
a cura di ANTONELLA MARINO

Centro polifunzionale studentesco – Uniba (ex palazzo delle poste) BARI
La mostra rimarrà aperta fino al 26 dicembre 2018 dicembre dalle ore 9 alle 21.
Info: 3381011134; cutamc@uniba.it

mercoledì 5 dicembre 2018

Chrischa Venus Oswald. True


La galleria Muratcentoventidue Artecontemporanea prosegue il suo programma espositivo con “True”, la mostra personale di Chrischa Venus Oswald

Chrischa Venus Oswald, nata in Baviera nel 1984, ha terminato i suoi studi di Belle Arti presso l'Università di Arte e Design di Linz (A) nel 2011. Nel 2007 ha ricevuto in Austria il Premio Diesel New Art per la fotografia, della cui giuria faceva parte Erwin Wurm. Il suo lavoro è stato esposto e proiettato in varie mostre nazionali e internazionali, ed è incluso in collezioni private, tra le quali la collezione di video di Manuel de Santaren. Le opere di Chrisha Oswald investigano relazioni e legami tra le persone, spesso trovando nell’immagine e nella dinamica della famiglia un elemento fondamentale della sua ricerca. Oswald si dedica sia alla ricerca dell’essenza di legami umani che all’esplorazione di mitologie personali là dove esprimono la transitorietà della condizione umana. 
La sua arte si esprime prevalentemente attraverso il linguaggio della performance e mette a fuoco da un lato le problematiche intime relative ai rapporti affettivi e ai desideri propri della condizione umana, dall’altro i codici di comportamento e l’identità dell’individuo nel rapporto con la società nel suo complesso. Su questo doppio binario il suo lavoro suggerisce che il medesimo gesto acquisisce significati differenti a seconda dello spazio privato e “naturale” o pubblico e normativo, entro cui è calato. Sempre partendo da un’essenziale componente performativa, i suoi lavori video e fotografici creano metafore della condizione umana nelle sue relazioni con l’altro e nella contraddizione tra la sfera pubblica e quella privata in cui si muove l’individuo. 
Oltre alla sua opera visiva, Oswald ha da sempre coltivato una pratica letteraria in diverse lingue. Le sue poesie spesso fissano momenti fugaci e osservazioni sensoriali o servono come una sorta di diario condensato, a volte narrativo, a volte più criptato. Recentemente la sua pratica di scrittura sta influenzando o diventando parte del suo lavoro visivo in modo più diretto. Le opere fondamentali di questa mostra sono la video installazione “ True” e alcune fotografie della serie “ Figure”. 

Il video "TRUE" è un saggio poetico / sperimentale, ispirato ai film educativi, che combina fatti scientifici ed esperienze personali per riflettere sull'interrelazione tra postura fisica e postura come atteggiamento, il modo in cui la persona si dispone nei riguardi degli altri e della collettività, e sul tema dell’ essere se stessi. Partendo da un sogno che racconta un complimento per la parte posteriore, attraverso diversi capitoli e livelli la storia si svolge in varie direzioni che sono collegate al tema della verità e della menzogna. Scene di filmati di vecchi film educativi realizzati negli Stati Uniti, un dialogo sceneggiato e filmato tra un terapeuta e l'artista, nonché scene performative e parti animate stratificate ci raccontano tra l'altro la complessità dell'argomento e il desiderio dell'artista di esplorarlo e parlarne a un pubblico. Il video tocca anche il ruolo dello smartphone riguardo alla relazione tra fisicità ed emozioni, parlando di come corpi e significati si spostano nel tempo, dei pericoli e delle potenzialità di ciò e di come potrebbero iniziare importanti mutamenti. La serie di foto "Figure (Spine) " è ispirata dalla sua ricerca per il video "True ". L’artista afferma che quando si è imbattuta nelle cariatidi (la controparte femminile delle figure maschili che sorreggono strutture in architettura - le più famose sono probabilmente quelle dell'Akropolis di Atene) ne è rimasta incuriosita immediatamente. Per lei la cariatide incarna l'immagine di una donna che affronta qualcosa, è forte e sostiene. L'ha trovata erotica ed emancipata allo stesso tempo. Inoltre, attraverso visite in diverse città, ha riflettuto molto sulla qualità dell'architettura ("dis) / organica", su come spesso le fosse sembrata fisica e quasi "umana" e, a volte, molto repellente e inospitale. Nelle foto era interessata a fondere il corpo umano e l'elemento architettonico attraverso una scultura performativa che suggerisse che una cariatide si fosse evoluta e resa indipendente dalla rigida struttura architettonica circostante. Accanto a questi lavori sono in mostra una serie di oggetti e alcune stampe su tessuto che si riferiscono a parti del video. 

Sede 
Via G. Murat 122/b – Bari 

Inaugurazione 
Sabato 15 Dicembre, 2018, ore 19.00 

Periodo 
15 dicembre 2018– 31 gennaio 2019 

Orario di apertura 
Lunedì ,martedì e mercoledì solo su appuntamento 
Dal giovedì al sabato, dalle 17.30 alle 20.30 

Info 
3348714094 – 392.5985840 
info@muratcentoventidue.com 


Chrischa Venus Oswald (b. 20.11.1984) Currently mostly living and working in Lisbon & Berlin. 

Education/ Residency 
2019 Artist Residency in Mexico City 2017 Studio Residency in Lisbon (Oct-Dec) at Olho de Boi 2015 ACSA Summeracademy (Class of Julieta Aranda), Berlin 2011 Diploma Fine Arts, University of Art and Design Linz (A), with honour (Mag. art.) 2006 - 2011 Fine Arts, University of Art and Design Linz (A), with Vadim Fishkin and Andrea van der Straeten 2009 - 2011 Living and working in Munich 

Awards/ Collections 
Diesel New Art Award Austria, Photo Category, 2007 a.o. Videocollection of Manuel de Santaren, Boston/Washington 

Soloshows 
2015 ONE – AN/OTHER, Muratcentoventidue, Bari (IT) WHITE/OUT/SIDE, Kunsthalle Linz, Linz (AT), in collaboration with Botanischer Garten Linz 

2007 Being, Exit-Gallery, Claire de Rouen, London (GB) Groupshows/Projects (selected) 

2018 Screening of “Asylum”, Siena/Italy – in the context of the nomadic project “Free Wall Needed”, curated by Giuseppe Ruffo "TRUE" @ FILE Videoart Festival São Paulo (BR) ‘The One Who Teeters on The Brink Of Disaster’, Capri by Night/Schauspielhaus Köln during February, curated by Eli Cortinas and with Stine Marie Jacobsen, Ana Alenso, Elodie Pong, Glenda León, Agnieszka Polska, Pauline Curnier Jardin (D) 

2017 FAIR. / FairPlay during Art Basel Miami Beach, initiated by Spinello Projects, Co-curated by Micol Hebron Video-Screening, M31, Berlin (D) Reading/Launch of "SAL ~ SOL ; SOLO" (Salt, Sun, Soil) at Lothringer Halle, Munich (D) "Das Ernste Zelt" with Sascha Brylla, Marlene Zoe Burz, Matthias Esch, Manuel Kirsch, Linda Kuhn, Martin Maeller and Björn Streeck, Humboldt Carré, Berlin (D) Reading/Launch of "SAL ~ SOL ; SOLO" (Salt, Sun, Soil) at Aperto Room, Berlin (D) Reading & launch of publication "SAL ~ SOL ; SOLO" in Lisbon at (PT) Screening at "Cleaning & Value", Workshop, Goethe Universität, Frankfurt/Main (D) "Mountains", Muratcentoventidue, Bari (IT) with Janet Biggs, Rikke Flensberg, Helena Wittmann (IT) 

2016 Proyector Videoart Festival, Madrid (ES) FUSO Videoart-Festival, MAAT, Lisboa (PT) Chalton Gallery, London (UK) Video Stripping, CENTRUM, Berlin (D) Femmes' Video Art Festival 2, LACE, Los Angeles (US) Femmes' Video Art Festival 2, Situation Room, L.A. (US) They don´t think in time, We don´t think in history, Kreuzberg Pavillon, Berlin Fallow – A Mini Reading Series, Coven Berlin 

2015 Tech Art Expo, Atelierhof Kreuzberg, Berlin "Mother", Muratcentoventidue, Bari/Italy with Rita Casdia, Elisabetta Di Sopra, Anahita Hekmat, Jenna Pippett, Karen Trask 

2014 "Family Matters" with Sophie Calle, Nan Goldin, Hans Op de Beeck, Thomas Struth, Jim Campbell, John Clang,Guy Ben-Ner, Courtney Kessel, Ottonella Mocellin+Nicola Pellegrini, Trish Morrissey @ CCC Strozzina, Florence "The Ones We Love" Groupshow, Des Moines "The Ones We Love" Groupshow, Vienna 

2013 »extra — experimental trails« - Festival für experimentelle Film- und Videokunst, d21, Leipzig 2nd OZON International Video Art Festival, Katowice, Poland "So you think you can tell heaven from Hell", Berlin, Groupshow with Jonas von Ostrowski, Josef Knoll, Sarah Lehnerer, Johannes Tassilo Walter, Leo Lencsés "Bodied Spaces", Gallery Art Claims Impulse, Berlin "Never Odd or Even", Team Titanic, Berlin 

2012 “The Eye of the Collector”, Selected works of the Manuel De Santaren Collection, Villa delle Rose (MAMbo), Bologna (with Maria Josè Arjona, Niklas Goldbach, Jesse Aron Green, William Lamson, McCallum and Tarry, Hans Op de Beeck, Luigi Presicce, Isabel Rocamora, Janaina Tschäpe) Video Art-Screening, Soho House, Berlin 

2010 "International Departure: Gate 10", Fondazione Cassa di Risparmio di Modena "Deep:art"-Project, Miuggia 

2009 "Dreamers", Ei'kon, Aarhus 

2008 Videokollektion @ VIENNABIENNALE 08, Vienna "Fallen/fallen", F/Stop Photo Festival Leipzig "(KOLAPS) #1" Recyclart, Brussels "Ich habe nicht genug ihr matten Augen", Universal Cube, Leipzig "Tinyvices"-Show curated by Tim Barber, NY Photo Festival IDEAL Berlin Show, Café Moskau, Berlin DNA-Austria Winners 2007, das weiße haus, Vienna 

2007 „Trust me“, F/Stop 1st International Festival for Photography, Leipzig „Catfish“, Rotating Gallery, NYBar Bibliography (selected) "SAL ~ SOL ; SOLO", Poetry & photographs inspired by Portugal and the Portuguese language (PT/EN), Hooligan Katharsis, 2017 „Questioni di Famiglia“, ISBN 978-88-7461-224-6 Italian/English, Catalogue accompanying the show „Family Matters“, CCCS Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, 2014 „The eye of the collector“, Opere di Video Arte dalla Collezione Manuel de Santaren, 2012 ISBN 978-88-8460-262-6 "A Book of Beds" published by Foam Magazine, 2011 ISBN 9789070516222 Nofound Bedroom, Kaugummi Books, 2009 The Collector´s Guide to Emerging Art Photography, Humble Arts Foundation, 2009 ISBN-13: 9780979642500, ISBN-10: 0979642507 F/Stop 1st international Photography Festival Leipzig 2007 
F/Stop 2nd international Photography Festival Leipzig 2008, published by Zweitausendeins ISBN 3861508745 "Various Photographs" edited by Tim Barber, 2008.

lunedì 3 dicembre 2018

RE.USE. Scarti, oggetti, ecologia nell’arte contemporanea


Fino al 10 febbraio 2019 Treviso ospita la mostra “RE.USE. Scarti, oggetti, ecologia nell’arte contemporanea” a cura di Valerio Dehò. L’esposizione, composta da 87 opere di 58 artisti internazionali, sarà dislocata in tre diversi spazi espositivi della città, di cui due sedi museali, quali il Museo di Santa Caterina e il Museo Casa Robegan, ed uno privato, il piano Nobile di Ca’ dei Ricchi. RE.USE è un progetto ideato dall’Associazione TRA Treviso Ricerca Arte, realizzato in coorganizzazione con il Comune di Treviso e con la collaborazione dei Musei Civici di Treviso. Numerosi anche i Partner Istituzionali del progetto, quali Camera di Commercio, Confcommercio, Confartigianato Imprese Marca Trevigiana, Coldiretti, Consorzio di Promozione turistica Marca Treviso, Assindustria Venetocentro e Contarina spa. La mostra ha inoltre il Patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e della Regione Veneto. 

La mostra “RE.USE” traccia un viaggionella storia dell’arte e nella cultura artistica, dal Novecento fino ai nostri giorni, per guardare in dettaglio come il tema del Riuso/RE.USE è stato affrontato nelle varie decadi e dai vari artisti e come questo grande tema continua a produrre opere e a stimolare la creatività delle attuali generazioni, ricoprendo un ruolo attivo e propositivo per comunicare al pubblico valori condivisi socialmente rilevanti. Non a caso, questa mostra vedrà la luce nella città di Treviso, storicamente definita green friendly e attenta alle tematiche ambientali; infatti, “RE.USE” sarà accolta nelle sedi più prestigiose della città, tra cui la Sala Ipogea e l'Ala Foffano del Museo Santa Caterina, recentemente restaurate. 

Attraverso le opere di grandi artisti come Marcel Duchamp, Piero Manzoni, Michelangelo Pistoletto, Alberto Burri, Mimmo Rotella, Tony Cragg, Christo e Damien Hirst solo per citarne alcuni, l’esposizione si propone di documentare in un arco cronologico che va dai primi decenni del Novecento fino ai giorni nostri, il rapporto continuo che l’arte ha avuto con gli oggetti d’uso comune e con gli scarti. La mostra sarà, quindi, un vero e proprio viaggio per ammirare la nascita, l’evoluzione e lo stato attuale del concetto di riutilizzo con finalitàetica ed estetica nel mondo dell’arte moderna e contemporanea. 

I PRIMI DEL ‘900: DUCHAMP, MAN RAY, BURRI, MANZONI E ALTRI 
La mostra non può non iniziare che dalle idee e dalle opere di artisti come Marcel Duchamp (1887-1968), Man Ray (1980 – 1976), Alberto Burri (1915-1995) e Piero Manzoni (1933-1963), senza le quali la distanza tra il museo e il mondo degli oggetti industriali e comuni, sarebbe rimasta inalterata. 
Grazie alla loro nuova visione dell’arte provocatoria e alcune volte “scandalosa”, che andava contro l’estetica e la cultura dell’epoca, la concezione dell’arte si è spostata da una dimensione fisica a una dimensione intellettuale, dove ciò che rende un artista tale non è l’abilità di manipolare la materia ma la sua capacità di creare nuovi significati. Nel fare questo, gli artisti dei primi del Novecento hanno utilizzato, al posto della pittura, i materiali e gli oggetti comuni: si pensi ad esempio al noto orinatoio di Duchamp, ai sacchi di Burrio ai famosi barattoli di “Merda d’Artista” di Piero Manzoni. Si tratta di un vero e proprio Ri.uso in quanto la funzione degli stessi oggetti viene modificata e destinata a tutt’altro utilizzo e altro valore. 

GLI ANNI SESSANTA: IL NUOVO REALISMO FRANCESCE 
Il tema dei rifiuti, negli anni Sessanta, diventa una critica alla società consumistica; si comincia a intravedere la responsabilità sociale da parte degli artisti, che assumono un atteggiamento di opposizione a un sistema di spreco. Il gruppo dei Nuovi Realisti francesi di cui facevano parte Mimmo Rotella (1918-2006) e i celebri Spoerri (1930), Arman (1928-2005),César (1921-1998), Jean Tinguely (1925-1991) ha creato un movimento attorno a questa concezione. Per questi artisti il riuso divenne una sorta di programma ideologico: etica ed estetica si sono fuse insieme, proponendo un’arte che non fosse solo decorazione e abbellimento, ma che veicolasse anche dei forti messaggi alla società. Le opere di questi artisti hanno per oggetto materiali di uso comune: Spoerri assembla oggetti recuperati in mercatini e discariche; Mimmo Rotella incolla sulla tela pezzi di manifesti strappati per strada ed esegue anche assemblages e ready-made con oggetti di scarto come tappi di bottiglia, corde, ceste di vimini e pezzi di stoffa; Arman nelle sue opere accumula oggetti come scarpe, monete, orologi, pennelli, tubetti di colore ed altro. 

DAGLI ANNI ’80 FINO AD OGGI 
La consapevolezza ambientale e la coscienza ecologica degli anni Ottanta e Novanta è ormai diventata un leitmotivdell’arte contemporanea. Artisti come Michelangelo Pistoletto (1933),Damien Hirst (1965) hanno dato un contributo quasi iconico in questo contesto, aggiornando a oggi la lezione delle avanguardie storiche del Futurismo e del Dadaismo. Si arriva, infatti, a una vera e propria rappresentazione della moderna coscienza ecologica nel 1999, con l’opera “Regina” realizzata da Enrica Borghi: una grande figura femminile, nobile, interamente realizzata con bottiglie di plastica da riciclare. Gli artisti contemporanei anticipano lo spirito dei tempi, sintetizzandone le dinamiche sociali e dando forma alle nuove tendenze che da queste scaturiscono. In questo contesto, l’arte contemporanea ha portato l’attenzione del pubblico sui temi della coscienza ecologica e della consapevolezza ambientale, ancor prima che venissero discusse dalla società moderna. La nuova generazione di artisti nasce consapevole e capace di stimolare nuovi spazi di riflessione, in cui i temi dell’energia rinnovabile, dell’inquinamento, della gestione dei rifiuti e della sostenibilità ambientale vengono affrontati con approcci molto diversi. Il progetto non si esaurisce nella realizzazione di una mostra. RE.USE mira ad un coinvolgimento diffuso della città, attraverso la collaborazione con realtà culturali, Istituzioni, esercizi commerciali e professionisti del territorio.
A questo proposito numerose sono le collaborazioni con le realtà culturali del territorio che nel periodo di durata della mostra, arricchiranno il programma di attività ad essa connesso con un calendario di eventi collaterali multidisciplinari sul tema del riciclo, riutilizzo, sostenibilità ed ecologia, che spazieranno dalla proiezioni di documentari, talk ed incontri, esposizioni, laboratori per adulti e bambini e molto altro. Citiamo tra le realtà coinvolte: Galleria l'Elefante, Spazio Solido, Carta Carbone Festival, Sole Luna Film Festival, Tema Cultura, La Chiave di Sophia, Fondazione Francesco Fabbri, Treviso Comic Book Festival, CultAround ed altri ancora. Condividono il progetto anche i Partner operativi: Generali Italia, Consiglio Notarile di Treviso, Consulta Ordini e Collegi Professioni Tecniche del Territorio della Provincia di Treviso, Ordine degli avvocati di Treviso e Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Treviso. 


RE.USE è frutto della Collaborazione 
tra la Camera di Commercio, il Comune di Treviso 
ed il sistema associativo delle categorie economiche - di Commercio Mario Pozza afferma il - “Un evento unico nel suo genere che offrirà suggestioni al Presidente della Camera visitatore ed al turista sia per apprezzare l'arte contemporanea internazionale, sia per partecipare e diffondere la cultura della sostenibilità e del rispetto del mondo in cui viviamo. La sostenibilità pesantemente nel nostro vivere quotidiano è la sfida del futuro e l'economia circolare ormai sta entrando Treviso si candida ad essere una città modello, dove il pubblico, le imprese ed i cittadini condividono fortemente obbiettivi e strategie di sostenibilità.” 

ELENCO ARTISTI 
MUSEO DI SANTA CATERINA: Arman, Lewis Baltz, Hans Bellmer, Remo Bianco, Christian Boltanski, Enrica Borghi, Alberto Burri, Cesar, Henri Chopin, Christo, Claudio Costa, Cracking Art, Tony Cragg, Marcel Duchamp, Raymond Hains, Thomas Hirschhorn, Damien Hirst, Edward Kienholz, Jannis Kounellis, Armando Lulaj, Urs Luthi, Man Ray, Piero Manzoni, Fabio Mauri, Paul McCarthy, Vik Muniz, Gina Pane, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Robert Rauschenberg, Mimmo Rotella, Arcangelo Sassolino, Salvatore Scarpitta, Kurt Schwitters, Daniel Spoerri, Jean Tinguely, Ben Vautier. 

MUSEO CASA ROBEGAN: Giovanni Albanese, Alek O, Stuart Arends, Matteo Attruia, Francesco Bocchini, Enrica Borghi, Cracking Art, Peter Fischli & David Weiss, Flavio Favelli, Giuseppe La Spada, Margaret Majo, Antonio Riello, Silvano Tessarollo. 

CA’ DEI RICCHI: Marco Andrighetto, Michele Bazzana, Marco Bolognesi, Jiri Kovanda, Jonathan Monk, Giovanni Morbin, Pratchaya Phitong, The Cool Couple, Luca Vitone. 

Completano il progetto espositivo le installazioni di Cracking Art collocate nel cortile esterno del Museo di Santa Caterina e del Museo Luigi Bailo. 


IN SINTESI 

RE.USE SCARTI, OGGETTI ED ECOLOGIA NELL'ARTE CONTEMPORANEA a cura di VALERIO DEHÒ 

PERIODO:27/10/2018 – 10/02/2019 SEDI ESPOSITIVE: 

MUSEO S. CATERINA - SALA IPOGEA e ALA FOFFANO PIAZZETTA M. BOTTER 1, TREVISO
MUSEO CASA ROBEGAN
VIA A. CANOVA 38, TREVISO 

CA’ DEI RICCHI - PIANO NOBILE VIA BARBERIA 25, TREVISO 

INGRESSO MUSEO SANTA CATERINA 6,00 €; RIDOTTO 4,00€ ORARI DI APERTURAMARTEDÌ – DOMENICA10:00-12:30/ 14:30-18:00 (Ca' dei Ricchi 10:00-13:00 / 15:00-19:00) 

CONTATTI 

TRA TREVISO RICERCA ARTE
Ca' dei ricchi
Via Barberia n.25, 31100 Treviso re.use@trevisoricercaarte.org www.trevisoricercaarte.org/re-use +39(0)422 419990 | +39 339 6443542 

PARTNER ISTITUZIONALI RE.USE 

UFFICIO STAMPA 

Culturalia di Norma Waltmann 

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Paolo Mezzadri. Il Gioco è il Tempo

ART ADOPTION NEW GENERATION 
presenta
in collaborazione con Cortona Sviluppo e con il patrocinio del Comune di Cortona

Paolo Mezzadri. Il Gioco è il Tempo 
a cura di Art Adoption
8 dicembre 2018 – 10 gennaio 2019

Inaugurazione sabato 8 dicembre 2018 

Auditorium Sant'Agostino
via guelfa, 40 Cortona (Ar)

Giocare, forma assoluta e silenziosa di infinita creatività. Riscoprire il gioco “da adulti”, condividendo gesti fanciulli senza paura e senza timore. Abbandonarsi al gioco per ritrovare spirito ed attimi. Costruire senza nessun bisogno, senza schemi e regole. Per ricostruire parti di noi e condividere parti di altri. 

Il Gioco, il Tempo, le lettere e il viaggio. Si articola attraverso questi quattro temi la personale dell'artista Paolo Mezzadri. Quattro punti, quattro linee, quattro spazi, quattro dimensioni aperte e partecipative. Un viaggio tutto da definire poiché il viaggio sono i viaggiatori, coloro che si muoveranno, disegneranno e condivideranno con l'opera dell'artista la propria esperienza emozionale in un percorso ludico e attivo dove lo spazio diverrà territorio di un tempo intimo e personale.

Paolo Mezzadri: classe ’66, Cremona. Dopo una lunga esperienza lavorativa nell’azienda di famiglia, nel 2010 decide di intraprendere un percorso nuovo e sicuramente molto creativo ed apre prima MyLab Design ed in seguito MetalliFilati. Come recita il nome stesso dell’azienda "il sogno" è di poter realizzare, vivere e condividere emozioni partendo dalla semplicità del gesto… il gesto di un laboratorio mentale (e non solo), dove provare, sperimentare, incontrare e attraversare elementi concreti con elementi assolutamente visionari. 
Diverse le partecipazioni e collaborazioni a progetti artistici. 
Nel 2017 è presente con alcune sue opere alla IX edizione della Biennale di Soncino. 

_Ho iniziato ad usare il ferro per lavoro e non per passione. La passione è arrivata dopo, è arrivata quando per me il ferro era ancora un pezzo, un numero, semplicemente un grande contenitore con un codice, una targhetta e talvolta un ciclo di verniciatura. Spesso mi sono perso guardando pezzi tutti uguali…direi perfetti, anzi conformi, come spesso mi veniva detto. Tanto uguali e tanto perfetti da non avere un’anima. Disegnati per essere usati e non per essere guardati, per essere puliti e non per essere annusati. Il ferro per me profuma di nostalgia e quello arrugginito di storia. Inizio così il mio percorso nato con pezzi di scarto… immaginando e provando… sbagliando tantissimo, forse troppo, ma mai con metodo.
Paolo Mezzadri

Paolo Mezzadri. Il Gioco è il Tempo 
a cura di Art Adoption
8 dicembre 2018 – 10 gennaio 2019

Inaugurazione sabato 8 dicembre 2018 

Auditorium Sant'Agostino
via guelfa, 40 Cortona (Ar)

Responsabile comunicazione 
Art Adoption New Generation 2018

domenica 2 dicembre 2018

Massimo Luccioli Dal Segno al Frammento | L’Indistinto Spaziale


Massimo Luccioli con una ricerca da sempre centrata sull’indissolubile legame tra segno e materia, espone alla Galleria Comunale d’Arte della Molinella di Faenza due cicli di opere a prima lettura distanti per materia e tecnica, ma vicine per implicazioni poetiche: pannelli in terracotta dai piani e superfici stratificati e grandi carte dalla materia pittorica rarefatta e incorporea.
La mostra curata da Lorenzo Fiorucci è un itinerario profondo e maturo che trasfigura la materia in segno e viceversa. Le superfici vestite di fumo, i grumi di segni, gli addensamenti materici dei pannelli di terracotta, trasmutano negli aloni, nella caligine, nella materia diradata e impalpabile delle carte e disegni.
Luccioli, protagonista della ceramica italiana, presentando la serie dei disegni a Faenza, capitale della ceramica internazionale, sposta l’attenzione sull’interrogativo metodologico che vede nella scultura l’esito estremo ed ultimo di un’azione complessa e matura.

Lorenzo Fiorucci così scrive in catalogo in merito alle carte di Massimo Luccioli: “Egli conduce l'osservatore verso le profondità della visione facendolo concentrare sul segno grafico come momento centrale per l'elaborazione dell'idea. Il disegno per Luccioli recupera la funzione di strumento storicamente necessario come momento autonomo, decisamente intimo, sperimentale e riflessivo, della genesi dell'opera. Egli si concentra sul dato ideativo, mentale che non è semplicemente quello di studio, ma più propriamente di affinamento costante del pensiero, di costruzione graduale e consolidamento dell'immagine”.

Flaminio Gualdoni indaga lo spazio delle opere e scrive: “… Davvero questo spazio è già luogo, è un dove. Fatto di stratificazioni e trame, di aloni e spessori, di aliti e umori. Con un tono, un carattere che evoca una sorta di sorgivo indistinto, di condizione sorgiva del formarsi”, e ancora “… sempre è in un tessuto complesso e alitante, sempre in una concreta condizione fisiologica che il segnare di Luccioli si dà, complice, come episodio, come avvenire di un possibile …. Sino a farsi toni e caratteri dell’immagine”

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Massimo Luccioli. Dal Segno al Frammento - L’Indistinto Spaziale
Faenza. Galleria Comunale d’Arte Molinella - Voltone della Molinella 2
7/19 dicembre 2018
inaugurazione venerdì 7 dicembre ore 17.30
A cura di: Lorenzo Fiorucci
Catalogo Editoriale Umbra, Foligno
Testi in catalogo: Lorenzo Fiorucci, Flaminio Gualdoni, Massimo Isola, Massimo Luccioli
Allestimento: Ennio Nonni
Progetto grafico: Antonio Picardi
Referenze Fotografiche:Riccardo Pieroni, Manuela Giusto
Orari: Lunedì chiuso
Martedì, Giovedì, Sabato e Domenica 10/12 - !6/19
Mercoledì, Venerdì 16/19
Info: tel. 3338511042,  lucciola331@gmail.com