venerdì 7 dicembre 2018

Manlio Capaldi. Lo spazio, qui, è il pensiero stesso

ph. Gunther Dan Dreigesichter



Nell’ambito delle giornate internazionali di studio “Gli incanti di Narciso” promosso dal CUTAMC a Bari, nel Centro polifunzionale Studenti ex Pala Poste Manlio Capaldi è visitabile la mostra “Lo spazio, qui, è il pensiero stesso”, a cura Antonella Marino (con testi critici della ricercatrice Isabella Di Liddo e del direttore del CUTAMC Raffaele Girardi). La manifestazione nasce con l’intento di riattraversare le metamorfosi del mito fino alle forme odierne di “nuova soggettività chiamata a diventare un’accattivante renitenza agli ordini, all’implacabile dominio della merce e ai puritani rigori del principio di prestazione”. L’artista barese presenta dodici frames fotografici stampati su grandi superfici calate dall’alto o collocate all’ingresso, a suggerire un ideale vortice. Sono dettagli sghembi di oggetti in un una stanza: una vecchia macchina da scrivere su una spartana scrivania, il reticolo di tubi del riscaldamento sul soffitto, degli orinatoi da bagno pubblico, un lungo tavolo da riunione, la sagoma umana di un bersaglio da tiro, una pistola nel cassetto, una lunga crepa sul pavimento… 

Le immagini, presentate per la prima volta, fanno parte di una serie di foto molto più ampia, Flickers, scattate da Manlio Capaldi a New York nell’ormai mitico Bunker dello scrittore americano William Burroughs, geniale e inquieto protagonista della Beat Generation. In questo posto oscuro e misterioso - un grande loft bianco di circa 200 mq ricavato nella palestra di uno storico liceo al 222 di Bowery Street, nell’ East Side - Capaldi ha trascorso nel 2011 un periodo di residenza. Primo ad avere il privilegio di esperire l’appartamento rilevato dopo la morte di Burroughs dall’ amico e complice John Giorno, che lo gestisce con la sua Fondazione conservandone intatte le testimonianze del passato. Condensati psico-fisici di un’identità privata ma anche plurale, visto che questo segreto “rifugio” tra metà anni Settanta e primi Ottanta ha accolto praticamente tutta l’avanguardia artistica del tempo, da Warhol a Lou Reed, da Basquiat a Laurie Anderson, David Bowie, Frank Zappa, Patty Smith…
Con questo straordinario incrocio di energie psico-fisiche, Capaldi ha avuto il privilegio di interagire grazie ad un consolidato legame di amicizia proprio con Giorno. Nel suo soggiorno non si pone però con deferenza sacrale, né con intento documentario. Spazio e luogo sono le due interessanti polarità sui cui si gioca la sua complessa operazione. Manlio Capaldi sceglie di immedesimarsi con Burroughs, privilegiando il suo letto come singolare punto di vista. Spostando lentamente la testa in varie direzioni, con l’obiettivo puntato in aria, fotografa particolari della stanza, ne “prende le distanze” col suo corpo, che si fa metro di misurazione dello spazio. Si sintonizza così con le tracce di un vissuto personale e collettivo, ne scopre suggestioni latenti, ne individua anche le contraddizioni. Ma abitando lo spazio, innesta su questo immaginario il proprio: mettendo in moto, nell’ intreccio di contenuti spaziali, temporali, relazionali, un processo di risignificazione del luogo stesso. 


Manlio Capaldi, nato a Bari dove risiede, ha conseguito studi artistici e filosofici. La sua ricerca interroga l’esistenza nella contemporaneità come compresenza di temporalità differenti che insistono anche dal passato, rendendo l’opera territorio di sfida alla tradizione e ritorno alla questione ontologica e politica dell’essere oggi artista. Tra sfera estetica individuale e sociale, la sua azione incontra altre espressioni e forme teoriche come poesia e letteratura o i tecno-linguaggi, ma anche le scienze sociali come l’antropologia, la sociologia e l’urbanistica. Ha partecipato a diverse esposizioni tra le quali la XI Quadriennale di Roma; la rassegna internazionale La Materia Tradita organizzata dalla galleria Cilena a Milano; e Wordsdrawing con John Giorno presso la Galleria Bonomo di Bari.


LO SPAZIO, QUI, è IL PENSIERO STESSO
VIDEOFOTOINSTALLAZIONE
di MANLIO CAPALDI
a cura di ANTONELLA MARINO

Centro polifunzionale studentesco – Uniba (ex palazzo delle poste) BARI
La mostra rimarrà aperta fino al 26 dicembre 2018 dicembre dalle ore 9 alle 21.
Info: 3381011134; cutamc@uniba.it