giovedì 2 marzo 2023

Vittorio Corsini | Non odiarmi

Vittorio Corsini, veduta, Me Vannucci, alto

La mostra non odiarmi di Vittorio Corsini presenta le ultime opere realizzate dall’artista toscano, tra le quali una grande installazione che occupa la sala principale della galleria ME Vannucci di Pistoia. Accompagna la mostra un testo di Gabi Scardi.


Questa l'introduzione dell'artista alla lettura della mostra:
Non odiarmi se apro la porta
Non odiarmi se invado il tuo spazio
Non odiarmi se abbatto i muri
Non odiarmi se ti chiamo per nome
Non odiarmi se mangio la tua zuppa
Non odiarmi se la mia casa è senza fondamento
Non odiarmi se le lacrime sono sul mio viso
Non odiarmi se il letto è sotto la tua finestra
Non odiarmi se la sedia apre una breccia
Non odiarmi se la polenta non è buona
Non odiarmi se la casa è disfatta
Non odiarmi se faccio ancora carezze
Non odiarmi se la finestra è rotta
Non odiarmi se il cielo è rosso
Non odiarmi se ti faccio inciampare
Non odiarmi se la parete è storta
Non odiarmi se l’aria passa dalle fessure
Non odiarmi se le mie braccia sono aperte
Ma puoi odiarmi, per quattro secondi, crescerò con te



Nella sala principale della galleria la grande scultura in metallo Neither inside nor outside, 2023, riproduce la pianta di un’abitazione. Sul perimetro alcuni mobili attraversano e rompono l’accerchiamento delle pareti. Il disegno, che poi è ciò che lega il progetto, è in qualche modo manomesso, perché vivere, incontrare, muoversi nello spazio significa, per l’artista, cambiare in continuazione il progetto, significa abbracciare la mobilità, lasciare le certezze della stabilità, avventurarsi nell’abbraccio. Una riflessione, come sempre quella di Corsini, sull’intensità e la potenza delle relazioni umane, sul valore degli scambi e degli incontri fra le persone e ogni casa è il frutto, l’oggettivazione di questi incontri, questi cambiamenti. Il progetto di una casa nasce da un sogno, un’idea di vita che vorremmo condurre, da una definizione degli spazi a cui attribuiamo un valore di proiezione e di costruzione del nostro nome. Il tempo, le azioni della vita, le difficoltà o gli amori inevitabilmente cambiano i nostri sogni, le nostre prospettive, cambiano il nostro modo di vivere, e quella pianta subisce variazioni, non tanto nei muri che restano immobili, ma nella percezione di questi spazi che cambiano faccia, cambiano disposizione. Nel percorso della mostra altre piante di altri edifici come Art Hotel, realizzata in stoffa e poggiata su dei basamenti in legno o Vannucci’s gallery, una stampa su carta con inserti di stoffa. Anche qui i diversi materiali con cui i perimetri sono realizzati creano delle aperture, rendono i confini permeabili. For lunch è invece una scultura composta da due pentole in cristallo poste una accanto all’altra, sul bordo di ognuna di esse è collocata, in modo apparentemente casuale una piccola stampa in PVC, in realtà un QR Code il cui disegno grafico è realizzato appositamente per l’opera. Inquadrando i due codici veniamo collegati alle ricette di due pietanze fondamentali alla sopravvivenza di due popoli: una zuppa eritrea e la polenta italiana. Parla di cibo e di relazioni anche l’opera Babette’s feast,un riferimento al racconto di Karen Blixen, Il pranzo di Babette, in cui il cibo inteso anche come opera d’arte diventa punto di incontro, relazione e superamento di contrapposizioni. Corsini realizza una cassa in acciaio specchiante riprendendo le forme delle comuni cassette della frutta, quasi a voler realizzare un contenitore dove poter raccogliere ciò che fa parte della storia personale, un piccolo trasloco con gli oggetti che fanno parte del proprio vissuto, parole che prendono corpo. All’interno una serie di sculture in cristallo: pentole e stoviglie, ma anche la copertina del libro con impresso il titolo Babette’s feast.

Conclude il percorso della mostra l’opera Hate me, composta da otto neon rossi attaccati alla parete. Durante la giornata l’installazione ogni tanto si spegne, lasciando intravedere la scritta in vernice fotosensibile “Hate me”, che però dura solo quattro secondi, poi scompare. 

Vittorio Corsini è nato nel 1956 a Cecina (Livorno), vive e lavora tra la Toscana e Milano.
È docente all’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano. 
La ricerca di Vittorio Corsini da sempre si concentra sul tema dell’abitare come archetipo mentale e come luogo in cui l’individuo si definisce e si realizza. Mediante sculture e installazioni, realizza una sorta di inventario visivo degli elementi dell’abitare domestico, assurgendo la casa a un’icona costante del suo lavoro. Corsini fa della interazione con gli utenti uno dei punti cardini della sua poetica. Pone grande attenzione quindi all’arte pubblica di cui si citail progetto che da molti anni conduce per la città di Peccioli. La sua poetica lo porta indistintamente ad utilizzare diversi medium: dal disegno alla scultura, dal vetro alla luce fino alle indagini sui social medium come per esempio nel progetto “lightmood”. Ha esposto in numerose gallerie e musei pubblici, il suo lavoro èpresente in collezioni pubbliche e private.

 

Vittorio Corsini, hate me, Galleria, ME Vannucci
Vittorio Corsini
Non odiarmi

mostra personale
testo di Gabi Scardi
fino al 19 marzo 2023

Orari di apertura dal mercoledì al giovedì 17:00 -19:30
venerdì e sabato 9:30-12:30 / 17:00 -19:30
o su appuntamento

Via Gorizia, 122 Pistoia, Italia

tel. +39 057320066 mob. +39 335 6745185 
info@vannucciartecontemporanea.com


mercoledì 1 marzo 2023

Iginio De Luca | Tanti auguri e saluti

Iginio De Luca, Tanti auguri e saluti, installazione sonora con casse audio e megafono, ph. Luis Do Rosario


Da Marina Bastianello gallery è in corso fino al 12 marzo 2023 la personale di Iginio De Luca Tanti auguri e saluti, a cura di Pietro Gaglianò. 

Tanti auguri e saluti è il progetto che Iginio De Luca ha pensato espressamente per lo spazio della galleria. Il titolo proviene da una traccia incisa sul Voyager Golden Record, il disco che dal 1977 viaggia sulle due sonde Voyager, lanciate nello spazio dalla NASA, assieme a decine di analoghi saluti in altre lingue terrestri e una raccolta di immagini, suoni, brani musicali. Le scarsissime possibilità che le sonde raggiungano altre forme di vita aprono uno scenario teso tra visionarietà e assurdità; qui, trascinati dalla bonaria irrilevanza del saluto in italiano, si affrescano alcuni elementi ricorrenti della ricerca di De Luca: l’intervallo indefinito, la precarietà, il galleggiamento tra sparizione e rivelazione e una tenace ironia come possibile resistenza agli abusi di potere.

In mostra scorre una serie di lavori degli ultimi anni che seguono questa traccia della sospensione, della condizione di soglia, tra interno ed esterno, visibile e invisibile, pubblico e privato, comico e tragico, tra personale e politico. Due sono i dispositivi attraverso i quali si svolge l’esperienza del visitatore. Il primo, visivo, consiste di una cospicua struttura in tubi innocenti che regge due pannelli sui quali ogni giorno verranno affissi altrettanti manifesti, immagini tratte dai Blitz compiuti da De Luca nello spazio pubblico o da altre opere, sempre connesse alla sfera dei rapporti tra individuo e sistemi di potere. Il secondo dispositivo, sonoro, si concretizza in una struttura analoga dove due casse trasmettono in loop una sequenza di opere audio, tutte realizzate dall’artista sonorizzando materiali e luoghi o rielaborando gli inni nazionali, suprema espressione di un’identificazione collettiva astratta e abusata. Su entrambi i dispositivi veglia un occhiuto megafono, specchiante e rotante, che include il visitatore in una maglia di simboli, tra la protesta e il controllo. 

La visione complessiva della mostra, con la stratificazione dei flussi visivi e sonori, richiede quindi un lungo tempo di ascolto e il ritorno quotidiano in galleria. A chiosa e conclusione di questo azzardo, in uno spazio appartato e buio lampeggia al ritmo del codice morse un lightbox con l’immagine di un chiosco di fiori e piante, uno dei tanti che illuminano, incessantemente, incomprensibilmente, la notte di Roma. Il messaggio è, naturalmente, Tanti auguri e saluti. 

Iginio De Luca, Formia (LT), 21 agosto 1966. Vive a Roma, insegna Decorazione e Installazioni Multimediali all’Accademia delle Belle Arti di Frosinone. E’ un artista poliedrico e un musicista. Negli ultimi anni la sua poetica si è concentrata soprattutto sulla produzione di video, di immagini fotografiche, installazioni sonore ma anche di quelli che lui definisce blitz. Considerandoli a cavallo tra arte urbana e performance, l’artista compie azioni a volte sorvolando, altre proiettando e scappando, altre ancora arrivando in luoghi con elementi di forte disturbo e impatto visivo. Ibridando etica ed estetica, tecnologia e azioni comportamentali, Iginio reclama l’interazione con l’ambiente e il pubblico, denunciando, tra ironia e impegno, la crisi di valori di questo nostro tempo. Nel 2020 vince il premio “Cantica21”, bando del Mibact per la diffusione dell’arte italiana all’estero. Nel 2019 per la casa Mincione Editions pubblica il libro “Blitz”, a cura di Claudio Libero Pisano. Suoi video sono stati proiettati in numerosi festival in Italia e all’estero, ha partecipato alla XIV Quadriennale di Roma, ha esposto in spazi pubblici e privati come museo Maxxi, Palazzo Reale di Napoli, Auditorium Parco della Musica, la Galleria Nazionale, Palazzo delle Esposizioni, AlbumArte, Museo Macro, Museo Ciac di Genazzano, Museo del Vittoriano. Nel 2018 ha partecipato ai Martedì Critici ed è stato invitato in varie residenze come Bocs Art Cosenza, Apulia Land Art, Fourteen Artellaro di Lerici, Atelier d’artista ai Mercati di Traiano. Il suo lavoro si trova in numerose collezioni pubbliche e private. Tra le mostre personali “Tevere Expo”, 2022, al museo MACA di Frosinone, “Iailat” nel 2018 al Sound Corner dell’Auditorium, “Riso Amaro” nel 2017 da Albumarte, “Expatrie” nel 2016. 

Pietro Gaglianò, (1975), laureato in architettura, è critico d’arte, educatore e curatore indipendente. La sua ricerca riguarda il rapporto tra l’estetica del potere e le contronarrazioni agite dall’arte, prediligendo il contesto urbano e sociale come scena dei linguaggi contemporanei. Nei suoi progetti sperimenta formati ibridi tra arte e scienze sociali per coltivare la percezione politica dello spazio pubblico e della comunità. Ha pubblicato, tra gli altri volumi, La sintassi della libertà. Arte, pedagogia, anarchia (Gli Ori, 2020) e Memento. L’ossessione del Visibile (Postmedia Books, 2016).

Iginio De Luca, Tanti auguri e saluti, megafono rotante, ph. Luis Do Rosario

Marina Bastianello Gallery
Via Giovanni Pascoli 9/C @M9
30171 Venezia VE

Tanti auguri e saluti
Iginio De Luca
a cura di Pietro Gaglianò
dal 13 febbraio al 12 marzo 2023

martedì 28 febbraio 2023

NEW SPACE MONITOR ROME | OPENING "Paura della Pittura"

Matteo Fato, Florilegio 18, ossia, vigilia di un crepuscolo (serale), 1916 / 2023 Courtesy Monitor gallery

Ma l’atto del dipingere è spesso caratterizzato non più dal coraggio come per Giotto, per Tintoretto, o per Tiziano o per Caravaggio o per Van Gogh, anzi dalla paura. Paura degli amici, dei nemici, dei critici, dei mercanti, della propria cultura, dei libri che si son letti, del ‘breviario di estetica’, dei quadri che si son visti e di quel che è stato detto e scritto su quei quadri, paura di se stessi, del proprio passato e del proprio avvenire, paura dell’illustrazione, del decorativismo, del naturalismo, del sentimento, dell’imitazione, paura dell’oggetto come oggetto, paura d’essere nella moda e paura d‘esserne fuori”.[1] 

La mostra è molto semplice: come in una sorta di sacra conversazione tra antichi e moderni, tra vivi e morti, gli artisti attuali della galleria convivono con artisti passati di area figurativa italiana (per usare un'espressione scolastica di comodo). Fare arte di viventi e non viventi non significa ricercare parentele o progenitori. Anche se non si è mai sottratti da una tradizione, può esserci incoscienza artistica e non riferirsi a vincoli genealogici ma solo a concomitanze e sortilegi, magari senza che sia mai avvenuto un contatto. Il legame tra costoro è aver abitato e abitare poeticamente il mondo.

Di ogni artista trascorso (Giovanni Acci, Ugo Celada, Alfredo Chighine, Virgilio Guzzi, Walter Lazzaro, Giovanni Omiccioli, Domenico Purificato, Ada Schalk, ecc.) è stato scelto un solo dipinto canonico (olio su tela o su tavola, di dimensioni domestiche, da cm 30 X 40 a un massimo di cm 70 x 100 circa[2]), la stessa cosa per i viventi: Matteo Fato, Thomas Braida, Nicola Samorì e Elisa Montessori. Ad essi si è richiesto un dipinto che stia entro le stesse misure o le superi per eccesso o per difetto in modo tollerato (il quadro è la sola porzione ritagliata di mondo che serve guardare), e di non preoccuparsi dell'originalità (capricciosa) del soggetto ma che lo scelgano assolutamente nella tradizione: natura morta, paesaggio, nudo, ritratto, vaso con fiori, vanitas, ecc. (“soggetto ed emozione sono sinonimi”). La pittura è pericolosa, non lo dimentichiamo: vasi, paesaggi e figura e tutte le convenzioni salvano, sono parapetti, proteggono dal mare aperto, “dove non si tocca”. Per l’inaugurazione, le pareti della galleria, della nuova sede, espongono quadri (“ad altezza d’uomo”), contro tutti i ritorni in pittura, senza temere i miraggi, gli orli sul precipizio, le parvenze dell’al di qua che questa pittura celebra.

Ricordano i curatori che: “Pochi giorni prima di morire in guerra, Boccioni aveva avuto un pensiero: Nulla è più terribile dell’arte. Tutto ciò che non è arte è disprezzabile. Tutto quanto è giuoco in confronto a una pennellata giusta. La pittura è un nemico che non smetterà mai di vincere”. 

La mostra si intitola Paura della pittura, gli artisti sono stati invitati a fare quello che sanno fare bene e per cui la galleria li ha scelti: pitturare "senza paura", confidando sui paraocchi del cerimoniale della mostra.

Giovanni Acci (Firenze, 14 luglio 1910 – Pietrasanta, 12 ottobre 1979), Thomas Braida (Gorizia, 1982), Ugo Celada da Virgilio (Cerese, 1895 – Varese, 1995), Alfredo Chighine (Milano, 1917 – Pisa, 1974), Matteo Fato (Pescara, 1979), Walter Lazzaro (Roma, 1914 – Milano, 1989), Virgilio Guzzi (Molfetta, 1902 – Roma, 1978), Elisa Montessori (Genova, 1931), Giovanni Omiccioli (Roma, 1901 – Roma, 1975), Domenico Purificato (Fondi, 1915 – Roma, 1984), Nicola Samorì (Forlì, 1977), Ada Schalk (Milano, 1983 – Varese, 1957).

[1]Renato Guttuso, in Paura della pittura. Numero monografico di “Prospettive”, a. VI, n. 25-27, 15 gennaio – 15 marzo 1942.
[2]I dipinti al di sotto di cm 170 x 120 sono definiti da Boccioni: “quadretti”.



PAURA DELLA PITTURA
a cura di Gianni e Giuseppe Garrera
4 marzo 2023 dalle 16 alle 21
Fino al 22 aprile 2023


MONITOR ROME
Via degli Aurunci 44, 46, 48
00185 Roma
T: +39 06 69 22 1808
M: monitor@monitoronline.org


Sediamoci qui, a Roma da Divario la personale di Giulio Bensasson

 

Divario, Sediamoci qui, Giulio-Bensasson©Studio-Daido

A Roma da Divario è in corso fino al 4 marzo 2023 Sediamoci qui, personale di Giulio Bensasson, la cui pratica artistica si sviluppa principalmente attraverso il linguaggio scultoreo e l’installazione, ponendo particolare attenzione alle tecnologie multimediali e soprattutto alla sperimentazione di nuovi materiali.

Tema prediletto della sua ricerca è il tempo che in molte delle sue opere ricopre anche il ruolo di protagonista, alluso come momento culminante di un atto o come processo latente e inesorabile. Il suo trascorrere è elemento basilare della composizione con cui l’artista deve scendere a patti, usato metaforicamente come mezzo espressivo attraverso il quale indagare il trasformarsi della materia e osservare i processi imprevedibili che in essa si manifestano.

La selezione delle opere esposte (sei riproduzioni fotografiche su carta e tre lightbox) proviene da un archivio – Non so dove, non so quando – molto ampio e in continua crescita, formato da centinaia di diapositive ammuffite che l’artista è riuscito a raccogliere grazie a una serie di ritrovamenti fortuiti all’interno di cantine umide, magazzini abbandonati e bancarelle dell’usato.
Queste piccole immagini fotografiche, che prima raffiguravano e custodivano un istante ben definito della realtà, sono ora l’ingrandimento di vecchie pellicole quasi completamente disfatte dall’incessante lavoro di decomposizione delle muffe e dei funghi. Erano ricordi di qualcuno e ora sono la rappresentazione della memoria stessa che si sgretola, si trasmuta e assume forme ambigue, indecifrabili, compone mondi sconosciuti e piccoli universi di colore. Vere e proprie opere pittoriche del tempo.

La mostra si completa con l’opera Come funghi, un’installazione che dialoga con lo spazio della galleria composta da più di 100 sculture in gomma siliconica rosa che si ispirano alle forme dei funghi lignicoli, imitandone persino il proliferare, ma realizzati con la consistenza, il colore e il materiale stesso dei sex toys.

Catalogo in galleria con un approfondimento critico di Saverio Verini.

Divario, Sediamoci qui, Giulio-Bensasson©Studio-Daido

Via Famagosta 33, Roma
+39065780855, info@divario.space
Orari: lunedì 15:30 – 19:30; da martedì a venerdì 11.30 – 19.30; sabato su appuntamento
Ingresso libero

lunedì 27 febbraio 2023

Agnese Purgatorio | Parole Nomadi

Agnese Purgatorio, Nomade Immobile, 2023


Inaugurata nella Pinacoteca metropolitana “C. Giaquinto” a Bari la mostra Parole Nomadi dell’artista barese Agnese Purgatorio, promossa dalla Città metropolitana di Bari.

Agnese Purgatorio con un linguaggio assolutamente contemporaneo, attraverso l’uso dei collage digitali, della video art e di performance, racconta con delicatezza temi attuali ed estremamente controversi, come il ruolo delle donne nella società, la marginalità degli ultimi, i conflitti sociali, i migranti e le guerre. Le sue immagini riportano a luoghi senza tempo, sospese tra parola e forma e, spaziando tra media e linguaggi eterogenei, diventano scenari poetici di storie umane.

Fino al 14 maggio la Pinacoteca metropolitana ospita circa 22 opere dell’artista che si inseriscono all’interno della collezione permanente del museo tra sculture, oli e affreschi in un sapiente dialogo tra forma e materia nel nome del linguaggio universale dell’arte.

Testi in catalogo di Pippo Ciorra, Carmelo Cipriani, Martina Corgnati, Anna D’Elia.

Agnese Purgatorio. Parole Nomadi
fino al 14 maggio 2023
Bari, Pinacoteca metropolitana C. Giaquinto
Via Spalato, 19 Lungomare N. Sauro, IV piano, 27 - 70121 Bari



venerdì 24 febbraio 2023

A Roma da COSMO la rassegna di videoarte Odds, rarities and B-sides

Alessio Ancillai, still frame, Memory Comma Line Dot 

Il 24 febbraio 2023, Cosmo presenta la rassegna di videoarte Odds, rarities and B-sides, a cura di Nicoletta Provenzano e con la direzione artistica di Zaelia Bishop: una immersione nel bizzarro e nell’insolito, nelle rarità e singolarità, una miscellanea che si addentra nell’extra-ordinario della ricerca, in un ipotetico e figurato retro di un long playing, nelle sfaccettature liminali tracciate oltre il canonico. 

Gli artisti Alessio Ancillai, Karin Andersen, Apotropia, Bianco-Valente, Citron Lunardi, Iginio De Luca, Anica Huck, Miss Sam, Elena Mazzi, in un flusso randomico, conducono l’osservatore in un percorso tra il passato e il presente, tra la natura e la relazione con i suoi cambiamenti climatici, tra temporalità e spazialità, atti linguistici e fluttuazioni oniriche. 

Performance, corporeità, parole, alterazioni e conformazioni biotiche, paesaggi naturali, surreali e urbani si muovono in un tempo di accadimenti e narrazioni visivo-semantiche lungo i confini del linguaggio, in riflessioni poetiche o mordaci, in viaggi ed emigrazioni, in esperienze corali attraverso il solco di miti e credenze, in risonanze epidermiche ed echi emozionali. 

Costellazioni di enigmi, simboli e metafore contengono e proiettano un cammino oltre il categoriale e il tematico, una trama in tensione e articolazione fra bios e logos che le immagini video compongono in una polisemia orizzontale ed espansiva, rivelando correlazioni, sincronie e diacronie. 

La rassegna Odds, rarities and B-sides presenta una fusione ed amalgama di accenti tra il quotidiano e il futuribile, l’inquieto e l’elegiaco, un’avventura sineddotica tra memoria e mitologemi, orizzonti morfemici e campi extralinguistici, movimento e mutazione, racconto e folklore. 





ODDS, RARITIES AND B-SIDES
videoart exhibition
a cura di Nicoletta Provenzano, con la direzione artistica di Zaelia Bishop
24, 25 e 26 Febbraio 2023
Opening 24 febbraio 2023 ore 18 - 22

COSMO - Piazza di Sant’Apollonia 13 (Trastevere) – Roma
Aperto tutti i giorni dalle 17 alle 21


lunedì 13 febbraio 2023

Present Perfect | Passato prossimo | Dall’archivio di Acta International

Chrystie Sherman, Matrimonio, Mumbai, India, 2003 (courtesy the Artist e Archivio Acta International)

Per celebrare i 30 anni di attività di Acta International, tra le prime gallerie a Roma dedicate esclusivamente alla fotografia contemporanea, Giovanna Pennacchi è lieta di invitarLa alla mostra collettiva Present Perfect | Passato prossimo. Dall’archivio di Acta International. 

Nel giugno 1993, con la mostra personale Roma di Mario Clementi, curata dallo storico della fotografia Diego Mormorio - mente creativa dell’Associazione culturale Acta International insieme alla fondatrice e direttrice Giovanna Pennacchi - veniva inauguratolo spazio di via Panisperna.

Nel tempo Acta International ha ospitato 116 mostre fotografiche (organizzando anche progetti espositivi a New York presso il Fashion Institute of Technology, l’Istituto Italiano di cultura, la Casa Italiana Zerilli-Marimò, e a Monaco di Baviera presso l’Istituto Italiano di cultura) tra personali, bipersonali e collettive, dedicate ad autrici e autori sia italiani che stranieri - dal Pakistan all’Oman, dalla Corea del Sud all’Australia, dagli Stati Uniti alla Croazia - offrendo con lo stesso entusiasmo una significativa piattaforma di visibilità alle nuove generazioni. 

Per questo primo appuntamento celebrativo, la curatrice Manuela De Leonardis ha selezionato dall’archivio di Acta International e dalla collezione privata della direttrice 24 opere di Paola Agosti, Marco Anelli, Sandro Becchetti, Gianni Berengo Gardin, Piergiorgio Branzi, Massimiliano Camellini, Franco Cenci, PasqualeDe Antonis, Simona Filippini, Giorgia Fiorio, Leonard Freed, Frank Horvat, Lucideddu(Lucia Cadeddu), Nathan Lyons, PatriziaMolinari, Marialba Russo, Ivo Saglietti, Jack Sal, Pentti Sammallahti, Enzo Sellerio, Chrystie Sherman, Paolo Simonazzi, Angelo Turetta, LimYoung Kyun. 

L’autorialità dei diversi linguaggi della fotografia in bianco/nero e a colori, analogica e digitale, tra ritratti, paesaggi, interni, moda, reportage e fotografia di sperimentazione, lascia emergere quella visione corale che è contemporaneamente un viaggio emozionante nella storia stessa della galleria romana.


Present Perfect | Passato prossimo
Dall’archivio di Acta International

a cura di Manuela De Leonardis

16 marzo-29 aprile 2023
inaugurazione giovedì 16 marzo ore 18,30 - 20,30

ACTA INTERNATIONAL
direzione: Giovanna Pennacchi
via Panisperna, 82 – 00184 Roma
dal mercoledì al sabato ore 16,00 - 19,30
064742005
info@actainternational.it
www.actainternational.it