giovedì 11 aprile 2024

LA MISURA UMANA | Cinque visioni di pittura contemporanea

Elisa Zadi, Dragontea, 2023 

Eugenia Carabba Tettamanti e Giuseppe Cotroneo, in collaborazione con il Circolo degli Esteri, sono lieti di presentare la mostra collettiva: “La Misura Umana. Cinque visioni di pittura contemporanea”. 

L’esposizione ospita le opere di cinque giovani artisti italiani:Verdiana Bove, Anna Capolupo, Giulio Catelli, Alessandro Giannì, Elisa Zadi, pittori e pittrici provenienti da percorsi eterogenei che però confluiscono in un’unica grande famiglia: la narrazione pittorica figurativa. 

Il progetto espositivo mira ad indagare le nuove dimensioni dell’umanità in termini di relazioni, individualità, simbologie e sintesi. Il concetto di “misura umana”, nel titolo, prende le mosse da alcune delle ultime interviste rilasciate da Jannis Kounellis tra il 2014 e il 2016, nelle quali egli racconta come la dimensione dell’uomo possa divenire unità di misura per interpretare il presente. Per comprendere l’importanza di tale operazione è necessario esperire quella profondità morale che la ricerca di Kounellis ha lasciato in eredità alle generazioni successive: le conclusioni di ordine emotivo-sociale alle quali è giunto il maestro, che si sono trasformate nei frame pittorici dei periodi storici con i quali egli si è confrontato, oggi possono essere prese in prestito dagli artisti che si cimentano con un nuovo momento storico e con la misurazione dell’umano.

Partendo da questi bisogni socio-relazionali, in una fase temporale ancora pienamente post pandemica, scaturisce la necessità di un progetto espositivo che ponga al centro l’arte contemporanea (in questo caso pittura) come nuovo linguaggio in grado di ri-costruire consapevolezze condivise. L’obiettivo della mostra è la rappresentazione di un quotidiano autentico, declinato sotto forma di pennellate, mediante il quale è possibile descrivere racconti universali di vita reale. Fragilità e complessità autentiche, tornano ad essere immagini familiari per ciascuno di noi.Il filo comune che unisce gli artisti in mostra individua nelle opere di Elisa Zadi una introspezione che non perde mai di vista il contesto esterno fatto di natura; nelle opere di Giulio Catelli il colore autentico della città viva, ed in Verdiana Bove una delicatezza nel voler indagare vicinanze relazionali sottese. Questo dialogo aperto tra le espressività rappresentate continua con Alessandro Giannì ed il riferimento visibile ad una dimensione della scomposizione creata da complessità morali, per terminare con Anna Capolupo e la straordinaria tensione simbolica di riti ed oggetti legati alla quotidianità. Una pluralità di premesse che porta ad una conclusione univoca appartenente alla sfera umana.

<< Il mio problema è l’uomo come misura, non come rappresentazione. >>
Jannis Kounellis

Scheda informativa:
TITOLO:La misura umana. Cinque visioni di pittura contemporanea
ARTISTI:Verdiana Bove, Anna Capolupo, Giulio Catelli, Alessandro Giannì, Elisa Zadi
LUOGO:Circolo degli Esteri, Sala degli Artisti – Lungotevere dell’Acqua Acetosa, 42 –Roma
DURATA:Dal 24 aprile al 11 maggio 2024, visita con ingresso libero previa prenotazione.
VERNISSAGE:Private view su invito 23 aprile 2024, ore 18:00, alla presenza degli artisti.

Realizzato con il supporto di:
I.N.A.C. Istituto Nazionale d’Arte Contemporanea – ente culturale che si prefigge la diffusione e la valorizzazione dell’Arte e della Cultura – nasce, contemporaneamente al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, nel 1975 dalla fusione di due Associazioni Culturali: la Società Voltaire e l’Accademia dei Pastori, entrambe fondate alla fine del XVIII secolo, quando l’Illuminismo si diffuse anche nel nostro Paese. Nel rispetto dei suoi fini istituzionali, ha collaborato con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con le Soprintendenze, Direzioni Generali e Dipartimenti dello stesso Ministero, con Musei nazionali, con tutte le Regioni e i più importanti Comuni italiani.

AICA, Associazione Internazionale dei Critici d’Arte (Association Internationale des Critiques d’Art, AICA), è stata fondata nel 1950 con la finalità di rivitalizzare la critica d’arte e la libertà di espressione, che a causa della II Guerra Mondiale vennero messi a repentaglio a livello globale. Affiliata ad UNESCO, AICA è stata ammessa al rango di ONG nel 1951. L’associazione oggi vanta oltre 5000 iscritti provenienti da 95 Nazioni e sono presenti 63 sezioni nazionali.

Feudi di San Gregorio - Lo spirito pionieristico di questa azienda irpina, nata nel 1986, è alla base dell’ispirazione che anima la cantina e la curiosità che la porta ogni giorno a esplorare terre sconosciute, a cercare il confronto e l’incontro con nuove realtà, propulsori di idee innovative e visionarie. Nasce con questo spirito, dal 2014 la collezione d’arte contemporanea a sostegno della Fondazione di Comunità San Gennaro. Le opere site-specific degli artisti - fotografi, pittori, designer – con cui l’azienda collabora vengono poi trasformate in bellissime etichette in edizione limitata, il cui ricavato viene interamente devoluto alla Fondazione, animata da Padre Loffredo. Nasce così il contenitore BE CURIOUS, il progetto che racchiude l’ormai pluriennale percorso artistico e culturale intrapreso da Feudi di San Gregorio, che si declina in differenti arti. 

Fondato nel 1936 con finalità di rappresentanza del Ministero degli Affari Esteri, 
Il Circolo degli Esteri mantiene tuttora una forte vocazione internazionale e concorre alle attività istituzionali e di rappresentanza del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale. Si ringrazia vivamente il Circolo degli Esteriper la disponibilità e per la concessione della prestigiosa Sala degli Artisti, sede del progetto espositivo.

 

Info:

Eugenia Carabba Tettamanti | 340.296 0357 | eugenia.carabba@gmail.com| instagram: @iugcarabba
Giuseppe Cotroneo | 340. 382 2018 | info@giuseppecotroneo.com | instagram: @giuseppecot

Circolo degli Esteri| 06. 808 6130 | segreteria@circoloesteri.it


martedì 9 aprile 2024

Helen Tóth | Among These Trees Is My Hiding Spot


Curva Pura è lieta di presentare la prima personale romana di Helen Tóth, Among These Trees Is My Hiding Spot, a cura di Nicoletta Provenzano e Vittorio Beltrami, con il sostegno dell’Istituto Slovacco a Roma e dello Slovak Arts Council.

La mostra, parte degli eventi di Open House Roma 2024, è un’immersione nel cuore intimo della foresta, un respiro nell’atmosfera arborea che prende sostanza pittorica, addentrandosi in segreti nascondigli di rami e in archivi sentimentali di essenze boschive.

Helen Tóth, in una gestualità pittorica impetuosa e brillante, conduce il fruitore attraverso un universo selvatico, in cui trovare una natura palpitante e sferzante, custode universale della coesione tra luce e ombra. Lo svelarsi di brezze e brume sono voci cromatiche di un viaggio nell’intrico ombroso di una fitta danza di fronde, lungo i passi delle stagioni. La foresta e i suoi vortici vegetali, simbiotici e multiformi, tracciano negli olii su tela dell’artista un percorso intricato e limpido, fluido ed essenziale. Come preziosi ibridi di un territorio appartenente tanto alla realtà quanto ai segreti dell’intimo, porzioni minime di una natura germogliante compongono un humus di memorie, una raccolta poetica di ibridi vegetanti che divengono universo sensoriale e misteriose matrici di forme della natura. Costruendo spazi fisici e mentali, tra boschi e radure, le opere, in un dialogo tra installazione e pittura, conducono lo sguardo tra passaggi, i bivi e le emersioni radicali dei luoghi dove si sono originate. Il cammino incantato nella densità semiotica di una vita vegetale si nutre di folgorazioni percettive e di sensibilità poetica, trasformate in un rigoglio lirico. L’artista, parte degli artisti della Blu : gallery in Modra (SVK) e attualmente in residenza a Roma, entrerà direttamente in dialogo con gli spazi della galleria e con il territorio della Capitale in una installazione site specific dedicato alle presenze arboree della città.

EN/
AMONG THESE TREES IS MY HIDING SPOT
Helen Tóth
curated by Nicoletta Provenzano and Vittorio Beltrami 

Opening 4 April 2024 h 18:30
Curva Pura | Via Giuseppe Acerbi 1a - Roma
until 5 May 2024

Curva Pura is pleased to present Helen Tóth's first solo exhibition in Rome, Among These Trees Is My Hiding Spot, curated by Nicoletta Provenzano and Vittorio Beltrami, with the support of the Slovak Institute in Rome and the support of the Slovak Arts Council. The exhibition, part of the events of Open House Roma 2024, is an immersion into the intimate heart of the forest, a breath in the arboreal atmosphere that takes on pictorial substance, delving into secret hiding places of branches and sentimental archives of woodland essences. Helen Tóth, in an impetuous and brilliant pictorial gesturality, leads the viewer through a wild universe, in which to find a palpitating and lashing nature, universal guardian of the cohesion between light and shadow. The unveiling of breezes and mists are chromatic voices of a journey through the shadowy tangle of a dense dance of melts, along the steps of the seasons. The forest and its symbiotic and multiform vegetal whirlpools trace an intricate and limpid, fluid and essential path in the artist's oils on canvas. Like precious hybrids of a territory belonging as much to reality as to the secrets of the intimate, minimal portions of a germinating nature compose a humus of memories, a poetic collection of vegetating hybrids that become a sensory universe and mysterious matrices of nature's forms. Constructing physical and mental spaces, between woods and clearings, the works, in a dialogue between installation and painting, lead the gaze between passages and forks and the radical emergencies of the places where they originated. The enchanted journey through the semiotic density of a plant life nourished by perceptual gusts and poetic sensitivity transformed into a lyrical luxuriance. The artist, part of the artists of the Blu : gallery in Modra (SVK) and currently in residence in Rome, will enter directly into dialogue with the gallery spaces and with the territory of the Capital in a site-specific installation dedicated to the arboreal presences of the city.

INFO 
AMONG THESE TREES IS MY HIDING SPOT
Helen Tóth
a cura di Nicoletta Provenzano e Vittorio Beltrami 

con il sostegno dell’Istituto Slovacco a Roma e dello Slovak Arts Council

Opening 4 Aprile 2024 ore 18:30
Fino al 5 Maggio 2024

Orari:martedì e giovedì dalle ore 18:30 e su appuntamento - prenotare via mail curvapura@gmail.com o whatsapp 3289228797 - 3314243004

Curva Pura 
Via Giuseppe Acerbi, 1a - Roma
curvapura@gmail.com
Partner: Blu : gallery in Modra (SVK)


Flags | Lydia Dambassina, Lello Gelao, Gabriela Golder, Francesca Loprieno, Johanna Reich

Francesca Loprieno

La galleria Muratcentoventidue Artecontemporanea riprende il suo percorso espositivo con “Flags” che vede la partecipazione di Lydia Dambassina, Lello Gelao, Gabriela Golder, Francesca Loprieno, Johanna Reich.

La bandiera come filo conduttore di un’intera esposizione, oggetto da indagare, simbolo che racchiude sogni, paure, illusioni, speranze. Terreno fertile per molti artisti, la bandiera è stata ed è tuttora un forte pretesto creativo per esprimere le proprie idee e fare tutta una serie di considerazioni e riflessioni su ciò che rappresenta o dovrebbe rappresentare, simbolo di libertà individuale e personale, ma anche emblema di verità innegabili e drammaticamente attuali. Numerosi gli esempi di artisti contemporanei che è possibile citare, fra questi, il grande quadro Festa Cinese (1968) di Mario Schifano, con le bandiere rosse che invadono l’intero campo visivo allagandosi a tutto lo spazio che circonda il dipinto. Era il 1971 quando Alighiero Boetti uno degli artisti italiani più attivi e eclettici della seconda metà del Novecento e, in particolare uno dei maggiori esponenti dell’Arte Povera, realizzava l’opera Mappa che consisteva in un’immagine classica del planisfero politico in cui l’innesto di bandiere di specifiche nazioni nella carta geografica suggeriva, invece, che non esistono barriere, ma diversità che possono trasformarsi in ricchezze culturali. Più recentemente Pistoletto per l’Expo 2019 ha realizzato "La Bandiera del Mondo 1+1=3" ,simbolo di unione e di pace fra i popoli ,196 tele dipinte raffiguranti le bandiere dei paesi del mondo, disposte secondo la forma del simbolo del Terzo Paradiso. Forse, tra tutte le bandiere, è quella americana ad avere stimolato una produzione tanto vasta, varia e con carattere fortemente problematico se non assolutamente critico. Simbolo geografico ed enciclopedico, colore di patrie lontane, vessillo di lotte sociali. Cos’è una bandiera oggi? In tempi di nuovi nazionalismi ce lo chiediamo spesso. Quale significato assume, nelle opere in mostra, questo simbolo e da quali esigenze deriva il suo utilizzo? Le artiste invitate, affrontano questo tema con linguaggi diversi come la fotografia, il video e la pittura. 

Lydia Dambassina, nata a Salonicco, vive e lavora fra Parigi, Atene l'isola di Kea. Ha studiato alla Scuola di Belle Arti di Grenoble e Psicopatologia e Pedagogia alle Università Parigi V e Grenoble. Ha lavorato come ricercatrice in epidemiologia psichiatrica e come direttore artistico nella produzione cinematografica. Dal 1976, Lydia Dambassina lavora con vari mezzi come pittura, fotografia, installazioni e proiezioni video con la preoccupazione ossessiva per il cambiamento climatico.Il suo lavoro parla di natura, amore, dicotomia nella percezione di sé, tempo, religione, condizione delle donne, politica, immigrazione e della crisi etica ed economica che stiamo vivendo negli ultimi anni. Il suo approccio interdisciplinare, la qualità e la selezione dei temi, nonché la combinazione di testo e immagine sono le principali caratteristiche distintive del suo lavoro. Scrive Barbara Polla: “Pochi artisti sono stati così impegnati per così tanti anni nel coniugare valori umanistici, preservazione della natura e lotta contro le disuguaglianze economiche sia nell'arte che nella vita”. Negli ultimi dieci anni il suo lavoro si concentra sulla crisi economica e morale globale e sulle disuguaglianze che sono in crescita esponenziale. L’opera Alle Wege sind verschlossen di Lydia Dambassina è parte di un progetto, Party’s over – Starts over iniziato nel 2008 e completato nel 2011, che tocca vari aspetti della crisi economica, culturale e morale che affligge la Grecia e non solo. Lydia aderisce al pensiero di Alex Preston: “Credevamo tutti nel sogno: che eravamo parte di una fioritura eterna, che stavamo vivendo il sogno. La crisi economica è la storia principale del primo decennio del 21° secolo”. L’artista tenta di esprimere la posizione dell'artista moderno rispetto ai problemi del suo tempo. 

Lello Gelao è un artista italiano che vive e lavora a Bari. Dopo essersi laureato in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Bari, si è specializzato in grafica. Unisce l’attività di artista a quella di insegnante.  La sua ricerca, che si è sempre svolta nell’ambito del linguaggio pittorico, verte da alcuni anni sul tema del ritratto attingendo ad un immaginario che è quello dei mass media e della fotografia.  Le sue figure, stagliate spesso su fondali anonimi, sono immagini nitide, luminose, rese in una particolare prospettiva bidimensionale e private di ogni connotazione sentimentale, ma che riescono a comunicare una profonda risonanza psicologica. Nei suoi quadri solitamente l’artista inserisce un unico personaggio, come nell’opera proposta in questa mostra, solo e distaccato fisicamente e psicologicamente, riuscendo a cogliere un momento particolare, in cui il tempo si ferma e tutto appare immobile, silenzioso. In Ragazzo con bandiera, un dipinto a olio su tela, ritrae un ragazzo riuscendo a cogliere una dimensione interiore densa di mistero. Il vessillo colorato di rosso non è qui simbolo identitario ma un semplice gioco per ragazzi. 

L'artista visiva argentina Gabriela Golder è curatrice e docente di Video sperimentale e nuovi media in Argentina e all'estero, è co-direttrice della Bienal de la Imagen en Movimiento (BIM) e di CONTINENTE, Centro di ricerca sulle arti audiovisive, presso il Universidad Nacional de Tres de Febrero, in Argentina. È anche curatrice del Programma Sperimentale di Video e Film del Museo d'Arte Moderna di Buenos Aires. Lavora principalmente nella video arte sperimentale e nell'installazione audiovisiva; la sua pratica solleva questioni legate alla memoria, all'identità e alla violenza delle istituzioni e al mondo del lavoro. "Rebeliones" fa parte di una serie di installazioni video intitolate "Todo se enciende" in cui l'artista propone una reinterpretazione contemporanea delle litografie iconiche del famoso incisore Guillermo Facio Hebequer. Esposto al Museo Nazionale di Belle Arti del Cile, è un progetto che prende come riferimento la serie di stampe Tu historia, compañero (1933) di Hebequer. Per la sua realizzazione l'artista ha lavorato con la partecipazione di un gruppo di operai delle fabbriche rigenerate attraverso la gestione dei lavoratori e di attori di teatro comunitario che danno corpo ad una serie di scene che rappresentano l'oppressione e il peso della classe proletaria.  In Rebeliones, Golder ricrea La Internacional, una stampa del 1935, in cui Hebequer, attraverso un'estetica rivoluzionaria, rivendica l'emancipazione dei lavoratori alludendo esplicitamente al famoso inno dei lavoratori. 

Francesca Loprieno è un’artista italiana che vive e lavora a Parigi. Si è laureata presso l’Accademia di Belle Arti in “Fenomenologia dell’arte contemporanea” (Roma) e “Fotografia e Video” presso l’Ecole Nationale Supérieure des Arts décoratifs (Parigi). Sperimenta differenti linguaggi, privilegiando la fotografia, il video e l’installazione, e fa dell’attraversamento e del viaggio, sostanziato dalla memoria personale e collettiva, il suo attuale campo di ricerca. Il suo lavoro è un personale tentativo di messa in dialogo tra la percezione del paesaggio e il suo intimo attraversarlo con l’intento di raccoglierne tracce sensibili e impercettibili, frammenti di un diario intimo nel quale l’identità e l’alterità si compenetrano per generare una storia più ampia e collettiva. Presenta un dittico fotografico intitolato “Limes”, termine di origine latina e mutuato dal vocabolario militare che indica il confine, la delimitazione territoriale, la frontiera tra il noto e l’ignoto.  In un cielo asettico, un drappo bianco è sostenuto da mani femminili inneggianti alla ricerca della pace e alla resa. L’immagine con la bandiera è rafforzata da quella di un terreno anonimo accompagnato dalla frase “Tu rencontreras tes limites mais tu n’auras pas de frontières” (incontrerai i tuoi limiti, ma non avrai frontiere) che invita a superare ogni sguardo e a percorrere fisicamente ed emotivamente i luoghi per attraversarli liberamente. Le immagini sono un invito alla comunione delle differenze e alla riconquista dell'umanità come elemento unificante. 

Johanna Reich nata a Minden, in Germania, ha conseguito una laurea in Belle Arti presso l'Accademia di Belle Arti di Muenster e di Amburgo (Kunstakademie Münster, HfbK Hamburg) e studi post-laurea presso l'Accademia di Media Arts di Colonia, dove vive e lavora oggi. Nel suo lavoro, combina tecniche contemporanee come fotografia, video, performance o proiezioni olografiche con media tradizionali come la pittura o la scultura. Nei primi lavori come la video performance in mostra “Flags” elemento centrale del lavoro è la sua azione performativa davanti alla telecamera. In tempi di onnipresenza dell’immagine in movimento l’artista esplora la relazione tra l’uomo e il mondo virtuale ed indaga i limiti della tecnologia digitale. “Viviamo da tempo in due mondi; il mondo virtuale può essere visto come il simulacro del mondo fisico. Tuttavia i due mondi si sono sovrapposti e si sono influenzati a tal punto che la domanda attuale sembra essere se il mondo reale non sia diventato un simulacro del simulacro... Identità o immagine? Simulazione, iperrealtà, illusione o inganno? In che tipo di mondo viviamo e quali immagini vediamo?” Il punto di partenza della videoperformance in mostra è stata la Coppa del Mondo FIFA del 2006. Per la prima volta dopo molti anni dalla Seconda Guerra Mondiale, le bandiere tedesche potevano essere viste ovunque in Germania. Affrontare i colori nazionali tedeschi in ogni angolo innescava una serie di sensazioni complesse. Il video Flags appartiene a una serie di “video dipinti” che esaminano l'interazione tra il significato dei colori nazionali e l'identificazione in tempi di globalizzazione: l'artista dipinge il suo ambiente con i colori con cui è vestita. Vestita di tre colori, viene creata la prima bandiera. Il processo manterrà sempre un colore del dipinto esistente, da cui risulta quanto segue: una striscia rossa della bandiera spagnola diventa la striscia rossa della bandiera polacca. Durante il processo pittorico la combinazione di colori e prospettiva (della macchina fotografica) cambiano i loro significati: diventano identità nazionali diverse. 

Flags 
Lydia Dambassina, Lello Gelao, Gabriela Golder, Francesca Loprieno, Johanna Reich

Sede 
Muratcentoventidue-Artecontemporanea Via G. Murat 122/b – Bari 

Inaugurazione 
Sabato 13 aprile, 2024, ore 19.00 

Periodo 
13 aprile – 30 maggio 2024 

Orario di apertura 
Lunedì, martedì e sabato solo su appuntamento 
mercoledì, giovedì e venerdì dalle 18.00 alle 20.00 

Info 
3348714094 – 392.5985840 
info@muratcentoventidue.com www.muratcentoventidue.com

martedì 2 aprile 2024

CITY-made | La Città Accogliente

Franco Cenci "Povere creature", stampa sud bond e ceramica, Studio Ikonica


CITY-made La Città Accogliente è un progetto ideato da Franco Cenci, Michele Marinaccio e Silvia Stucky, con la collaborazione di Francesca Bertuglia, in cui l’arte dialoga con l’architettura per creare progetti, opere e installazioni innovative legate alla città.

Ogni coppia, comprendente artista e architettə, collabora intorno a un’idea condivisa, dando vita a opere che esplorano il concetto di città accogliente. È su questo tema che vogliamo riflettere, sperimentare soluzioni e scoprire alternative. Un’indagine che mira a creare forme, oggetti e situazioni urbane per ribaltare l’inospitalità della città contemporanea, abbracciando soluzioni utopiche o semplicemente trasformando quanto già in uso.

Interventi che spaziano dal centro alla periferia e, nel contesto dei crescenti cambiamenti climatici, immaginano una città che abbraccia la natura con spazi verdi, energie rinnovabili e servizi dedicati al benessere di chi abita, lavora e vive nella città.

Proposte che suggeriscono macchine abitative semplificate e uno sfruttamento alternativo del suolo pubblico. Visioni e approcci differenti che intendono attivare una riflessione che stimoli il pubblico a pensare e a curare Roma, la nostra città.

Durante la settimana di OpenHouseRoma2024, gli studi di architettura coinvolti apriranno le loro porte al pubblico, offrendo l’opportunità di scoprire i risultati di queste collaborazioni tra arte e architettura.

Il progetto è accompagnato da un testo di Fabrizio Scrivano.


Calendario appuntamenti

Fabio Maria Alecci e Gianluca Esposito • Francesca Bertuglia
Archikebana
Casa Gori, viale dell’Università 27 (quarto piano), 00185 Roma
domenica 7 aprile 2024 dalle 15.00 alle 20.00
sabato 6 e domenica 7 aprile dalle 15.00 alle 20.00 | sabato 13 e domenica 14 aprile dalle 15.00 alle 20.00

Franco Cenci • Nunziastella Dileo, Sante Simone, Alessandro Zappaterreni, Ikonica
Il fiume e una capanna, cercare la semplicità
Ikonica, piazza Niccol. Copernico 9, 00176 Roma
lunedì 8 aprile 2024 dalle 17.00 alle 20.00
sabato 6 aprile dalle 17.30 alle 19.30 | domenica 14 aprile dalle 17.30 alle 19.30

Michele Marinaccio • Massimiliano Chialastri e Stefania Macori
Convivium
Studio Chialastri-Macori, via Antonio Coppi 33, 00179 Roma
martedì 9 aprile 2024 dalle 17.00 alle 20.00
da sabato 6 a domenica 14 aprile, dalle ore 17.00 alle 19.00

Melissa Lohman • Giorgia Colombo, Michele Grazzini e Andrea Tonazzini
La pratica dello spazio
Studio Grazzini Tonazzini Colombo, via Latina 15 (terzo piano), 00179 Roma
mercoledì 10 aprile 2024 dalle 17.00 alle 20.00
sabato 6 aprile dalle 17.00 alle 20.00 | domenica 14 aprile dalle 17.00 alle 20.00

Silvia Stucky • Marina Scognamiglio
La città che vede
AAvv creative engineering, via Alessandro Cialdi 1, 00154 Roma
giovedì 11 aprile 2024 dalle 17.00 alle 20.00
da sabato 6 a domenica 14 aprile, dalle ore 18.00 alle 20.00

Jacopo Benci • Carmelo Baglivo
Nuovi Climi. Strategie per il global warming
Studio Baglivo, via del Porto Fluviale 59 (quarto piano scala A), 00154 Roma
venerdì 12 aprile 2024 dalle 17.00 alle 20.00
da sabato 6 a domenica 14 aprile, dalle ore 18.00 alle 20.00

Claudio Marani • Achille Maria Ippolito
Sul margine verde
Studio Ippolito-Bastelli, via dei Cimatori 15, 00186 Roma
sabato 13 aprile 2024 dalle 17.00 alle 20.00
da sabato 6 a domenica 14 aprile, dalle ore 17.00 alle 19.00

INFO CITY-madeLa Città Accogliente FB e Instagram

sul sito di OpenHouseRoma2024 https://www.openhouseroma.org/contatti : citymade2024@gmail.com | Franco Cenci 3492605792 | Silvia Stucky 3293544936

venerdì 29 marzo 2024

Alessio Ancillai - Il turno di notte


Il turno di notte è il titolo della mostra di Alessio Ancillai, a cura di Davide Silvioli. Espressamente impostata per misurarsi con gli ambienti trasfigurati dal tempo che caratterizzano COSMO, la personale è concepita per offrire una panoramica, sintetica ma paradigmatica, degli indirizzi di ricerca intrapresi dall’artista, tramite una selezione di opere appartenenti agli ultimi tre anni di sperimentazione. Su questa base, i lavori a definizione del progetto manifestano il ricorso a una pluralità di mezzi espressivi, tutti ugualmente parte dell’alfabeto dell’autore, che comprendono il suono, la luce, il lettering, il video e la pittura, spesso ibridati nella composizione di una medesima realizzazione e dimostrando - in ogni caso - la vocazione installativa della sua pratica artistica. A coniugare tanta e ricercata diversità operativa è il contenuto su cui verte la mostra che, come sottende la titolazione, corrisponde alla nozione di lavoro, individuata poiché in potere di raccordare i due nuclei tematici che, da sempre, sostanziano l’attività pluriennale di Ancillai: le condizioni del lavoro umano e lo statuto dell’opera d’arte. 

«Il tema al centro dell’esposizione - scrive il curatore - è trattato nella sua massima estensione di significato, dunque secondo un principio non didascalico, di modo da racchiudere i due territori tematici frequentati dall’autore. Difatti, la mostra compie una riflessione soggettiva sulla natura del lavoro artistico in sé, in quanto momento di esplorazione e di ricerca. Il carattere problematico di una tale postura nei confronti dell’operare artistico si rispecchia nella decostruzione svolta da Ancillai degli strumenti di senso dello stesso linguaggio estetico, che nel suo lessico è attuata con la rimodulazione delle unità costitutive delle opere e nel richiamo a prerogative iconiche della storia dell’arte. Il turno di notte, pertanto, rinvia alle categorie del lavoro e della notte, riconducendo alla manualità e al pensiero, ovvero alla veglia e al sonno, quindi alla ragione e all’onirico. Parla di forze che condizionano corpi, di energie che animano la materia».

Inoltre, nella data di venerdì 19aprile, da COSMO e alle ore 18:00, è programmato un incontro di approfondimento focalizzato sulle tematiche intercettate dal lavoro di Alessio Ancillai e dal pensiero a fondamento della mostra che, in presenza dell’artista, riunirà gli interventi di Nicolas Martino, Maria Vittoria Pinotti, Davide Silvioli. 

Biografia: Alessio Ancillai (Roma, 1973) vive e lavora a Roma. È fondatore e membro del collettivo bMotion Collective, dedito alla progettazione di installazioni visivo-sonore. Con alle spalle un retroterra di studi in materie medico-scientifiche, la sua formazione non convenzionale lo ha indotto a non risentire di prescrizioni operative, sperimentando una varietà di mezzi espressivi quali la pittura, la scultura, la luce, il suono, il lettering, il video. Pioniere della tecnologia LED in ambito di sperimentazione artistica, la sua ricerca si sviluppa simultaneamente su due assi portanti, sì differenti ma complementari, perché entrambi ugualmente ascritti alla dimensione dell’umano. Uno, dalla caratura sociale, è relativo alla questione delle condizioni di lavoro odierne e l’altro, di ordine estetico, e da riferirsi alla natura dell’immagine pittorica. Nel primo caso, la categoria del lavoro, anche con il ricorso a oggetti usati in chiave metaforica, viene affrontata nelle sue concrezioni culturali e nelle rispettive contraddizioni. Nella seconda circostanza, la luce è il medium privilegiato per inseguire il senso dell’immagine pittorica, che scaturisce dall’incontro tra l’elemento luminoso e gli apparati tecnici a costituzione delle sue realizzazioni, stabilendo permeabilità tra componenti fisiche materiali e immateriali. Il suo lavoro è presente in collezioni sia private che istituzionali e ha eseguito opere pubbliche su commissione. Tra le esperienze espositive più recenti: Pittura italiana contemporanea: ultimi sessant’anni, Chiesa Monumentale di S. Francesco, Gualdo Tadino (PG), 2023; Show_8, Dino Morra Gallery, Napoli, 2023; Transpassing, La Portineria, Firenze, 2023.

COSMO, piazza di Sant’Apollonia, 13. Roma

Il turno di notte - Alessio Ancillai
a cura di Davide Silvioli

Apertura: giovedì 4 aprile, ore 18:00 - 21:00
Periodo: 5 – 21 aprile, 2024
Ingresso: gratuito per possessori tessera Arci
Orari: da martedì a domenica, ore 17:00-21:00|Altri giorni e orari su appuntamento

Informazioni: cosmo@officineimpresa.it|studioancillai@gmail.com


Marco Cingolani, mantenere traccia di un corpo mancante nel ricostruire i segni di un’assenza

FORMA_PERSISTENTI_DI_COESIONE_2024

La Fondazione Filiberto e Bianca Menna, in collaborazione con il Lavatoio Contumaciale e con il Tomav Experience è lieta di annunciare Mantenere traccia di un corpo mancante nel ricostruire i segni di un’assenza, la nuova personale di Marco Cingolani che si terrà nella sede romana della Fondazione, già Archivio Tomaso Binga, in via dei Monti di Pietralata 16, dal 06 aprile al 10 maggio 2024.

Nell’ampia e brillante indagine che Marco Cingolani propone ormai da oltre dieci anni per dar vita a dispositivi in cui la materia si incrocia e si incastra inscindibilmente con tessuti incorporei (l’ombra portante di un oggetto, i terreni taglienti della luce o lo spazio che circonda e entra nell’opera), troviamo un energico scavo tra i solchi del vuoto, inteso come peso visivo che ha una sua specifica densità, una sua costruzione interna, una sua precisa plasticità.

Con Mantenere traccia di un corpo mancante nel ricostruire i segni di un’assenza, accanto a una nuova serie di lavori della serie Forme persistenti di coesione il cui passo ulteriore, rispetto alle precedenti composizioni, è quello di proporre una idea di insieme dove la parte mancante è determinata (costruita) dall’ombra dell’oggetto che crea ideale continuità tra due corpo, Cingolani propone per gli spazi della Fondazione, uno Stato di tensione context-specific che sembra esplodere nell’ambiente per risucchiare l’area di lavoro su un punto stabilito, dove si avverte l’attrazione tra due magneti al neodimio che si incontrano metaforicamente nella vertigine d’un’inesauribile attesa. Realizzati in marmo Calacatta Borghini o di Carrara e inserti (quasi lingue) di acciaio, tre colonne del recente ciclo Tenendosi a distanza(2024) sono inoltre dispositivi in cui la solennità, la rigidità, la freddezza e lo slancio della colonna, si sposta su un area rarefatta che accoglie la luce per dar luogo a soglie sottili e evanescenti, a sospensioni affilate, a puro potere del pensiero, a intervalli e diastemi, a collegamenti pungenti tra tue ipotetici luoghi e tra due diversi materiali.

Dieci Corpi d’ombra (2023-2024) impressi su carta da lucidi che costituiscono l’inedito – omonimo – libro d’artista dove Cingolani richiama alla memoria Nella nebbia di Milano (1968) di Bruno Munari, sono di questo nuovo progetto un ciclo di «opere grafiche» nate da un continuo (ossessivo) «tentativo di mantenere e conservare traccia di un’opera non più esistente, se non attraverso la proiezione della propria ombra», interpretata oggi come corpo mancante, come offuscamento, come lieve fumosità, come proiezione che trattiene la traccia di qualcosa, come eco di fisicità ormai lontane nel tempo, come chiara assenza che si allarga su leggere memorie. Custoditi in teche eburnee, i dieci Corpi d’ombrasi presentano apparentemente sospesi, incastrati in una leggerissima intelaiatura, quasi a indicare una soglia da attraversare con la mente. Sfogliando il libro, in progressiva dissolvenza o, viceversa, in progressiva comparsa, si leggono delle parole che compongono via via la frase mantenere traccia di un corpo mancante nel ricostruire i segni di un’assenza.

Il Direttore della Fondazione
prof. Antonello Tolve


Marco Cingolani
Mantenere traccia di un corpo mancante nel ricostruire i segni di un’assenza
a cura di Antonello Tolve

opening | sabato 06 aprile 2024, ore 17:30

06 aprile | 10 maggio 2024

Fondazione Filiberto e Bianca Menna, Via dei Monti di Pietralata 16- Roma
info | www.fondazionemenna.it - +39 089 254707 +39 340 1608136 +39 349 5813002
orari di apertura | dal lunedì al giovedì, su appuntamento

lunedì 25 marzo 2024

Mise en Place | Nordine Sajot e Situazione Architettura | SUBSTRATUM GALLERIA


Mise en Place
Nordine Sajot e Situazione Architettura
progetto quadrimestrale di arte contemporanea e design

INAUGURAZIONE venerdì 5 aprile 2024 ore 18.30

SUBSTRATUM GALLERIA
via in Selci 84b, 00184 - ROMA

«Un designer dovrebbe sapere che gli oggetti possono diventare lo strumento di un rito esistenziale». Ettore Sottsass

SUBSTRATUM, studio di architettura nel rione Monti di Roma, inaugura la nuova stagione in Galleria, venerdì 5 aprile 2024 alle ore 18.30, presentando Mise en Place, quarto progetto quadrimestrale tra arte contemporanea e design. Il disegno allestitivo, concepito dallo studio, ci accoglie in uno degli ambienti più relazionali e aggreganti di un abitativo domestico, la cucina.
Al centro dello spazio tutto è apparecchiato ad arte. Sul monolite nero opaco le opere P.G.R., in ceramica e porcellana smaltata, di Nordine Sajot accendono e stimolano i sensi; l’artista compone un tableau vivant che aziona differenti appetiti per entrare, riflettere e metabolizzare la profondità sensibile del corpo gestuale. Quella dell’artista è una pratica rituale e performativa di consapevolezza esistenziale della propria presenza, di acquisizione di ‘sapore’ e sapere cosa si è e si vuole. Attraverso la complessità di cui siamo fatti e di cui ci nutriamo, la relazione tra vissuto personale e collettivo, l’oggetto-soggetto, anche nella sua parte assente o volutamente sezionata, rappresenta la nostra impronta, quell’azione che, solo sentita, può davvero alimentare noi e gli altri. Come, nella serie di dittici analogici SENZA TITOLO in bianco e nero, che, nella loro unicità ed elegante minimalismo, ci riconducono al rito nella sua tradizione e valenza estetica. Ogni oggetto-utensile ritrova la sua forma, così lo spostamento del piano visivo genera e trasmette un’altra comunicazione, dal corpo destrutturato orizzontale l’ordine compositivo si verticalizza nella Mise en Place. E così il sottile esprime l’essenziale, la presenza e la sua negazione, percepita e poi lentamente deglutita.
Il fuoco centrale di questa cucina è GOLD, il monolite nero, di Situazione Architettura, frutto dell’arte “semi artigianale” del brand italiano Time For Kitchen; l’isola rivestita con il sofisticato e resistente fenix nero ingo, ci catalizza e ingoia nella sua abbuiante monocromia e con il piacevole effetto soft touch. Ma nessuna impronta è trattenuta, se non quella dell'arte, la straordinaria opacità è garantita dall’innovativa tecnologia di questo gioiello di design ed estetica sublime. Nella visione microscopica del suo fenix, l’isola rivela la fascinazione di un paesaggio irregolare di cime e avvallamenti, sulle quali una fenice sembra davvero risorgere dal nero e riflettere la luce ravvivando l’ambiente circostante. Completano la messa a punto due elementi a giorno realizzati con il caldo e accogliente laminato abete bruno, allestiti nella nicchia come dispensa, arredo necessario all’organizzazione di qualsiasi Mise en Place.

E così…la cucina ci trasforma in un’unica comune presenza, commestibile. Baricentro sociale della casa dove l’arte contemporanea e il design si confermano alimenti essenziali alla riattivazione di processi preparatori che ricongiungono l’originario al collettivo.

Nordine Sajot, SENZA TITOLO - 1997 - dittico bianco e nero su carta baritata 24x24 cm

Mise en Place
Nordine Sajot e Situazione Architettura
progetto quadrimestrale di arte contemporanea e design

INAUGURAZIONE venerdì 5 aprile 2024 ore 18.30

progetto quadrimestrale, visitabile fino a luglio 2024
Visite su appuntamento lun-ven 10-19 Tel. 3384038423

SUBSTRATUM
Via in Selci, 84b, 00184 – Roma
T. 064823658 www.substratum.it
g.tamburro@substratum.it - g.castellani@substratum.it

Communication Manager
Amalia Di Lanno
www.amaliadilanno.com – info@amaliadilanno.com


progetto in collaborazione con Situazione Architettura di Stefano Corona, via Carlo Felice, 95 – 00185 Roma