martedì 4 aprile 2023

Nasi per l’Arte a Palazzo Merulana di Roma


A Palazzo Merulana di Roma la mostra “Nasi per l’Arte” a cura di Joanna De Vos e Melania Rossi fino al 21 maggio 2023.

L’esposizione trova le sue radici nell’incontro tra due curatrici indipendenti, Joanna De Vos e Melania Rossi, rispettivamente di origine belga la prima, di origini italiane la seconda. Il titolo della mostra corrisponde a una vita dedicata all’arte, mettendo a confronto la storia dell’arte del Belgio e dell’ Italia sul piano estetico e concettuale, trovando somiglianze inaspettate e differenze specifiche.

Il progetto espositivo è in perfetta sintonia con la collezione Elena e Claudio Cerasi, messa insieme in anni di passione e amore nei confronti dell’arte, senza regole ferree ma scoprendo anche artisti del passato meno noti, a volte invece trovando opere rare di artisti famosi, affiancate ad autori contemporanei.

In questo percorso non lineare, dove l’istinto e il “fiuto per l’arte” sono il motore, il progetto “Nasi per l’arte” segue questa stessa dinamica.

In primo luogo, la presentazione propone un intrigante dialogo tra l’arte italiana e quella belga all’inizio del XX secolo. La collezione permanente comprende soprattutto opere pittoriche e scultoree dagli anni Venti agli anni Quaranta, con significative acquisizioni contemporanee.

Una selezione di opere belghe dello stesso periodo, prestate da altrettanti collezionisti privati belgi e da alcune istituzioni, è presentata in dialogo con la collezione permanente di Palazzo Merulana.

Il secondo percorso della mostra presenta nove artisti contemporanei belgi e nove italiani le cui opere celebrano, sfidano e invitano alla riflessione sul naso, sui sensi e sull’arte. Storicamente, il naso è considerato un segno di carattere, status, bellezza. Essendo il senso più istintivo, l’olfatto ci guida nella vita, verso il piacere e il pericolo, e ha il potere di far rivivere i ricordi. Ma Nasi per l’arte non parla solo di nasi come organi o forme. Si tratta della metafora che questo organo più antico, il primo a formarsi nel grembo materno, può rappresentare.

Si tratta di come italiani e belgi condividano un naso per l’arte, di come due nasi di due curatrici si muovano nella stessa direzione, e di come gli artisti seguano il loro naso, il loro “fiuto”.

Gli artisti in mostra:

Artisti contemporanei:
Francis Alÿs, Francesco Arena, Michaël Borremans, Maurizio Cattelan, Michael Dans, Laura de Coninck, Peter de Cupere, Jan Fabre, Mariana Ferratto, Thomas Lerooy, Emiliano Maggi, Sofie Muller, Luigi Ontani, Daniele Puppi, Anna Raimondo, Marta Roberti, Yves Velter, Serena Vestrucci.

Prestiti opere di artisti belgi di inizio Novecento:
Jos Albert, Pierre-Louis Flouquet, Robert Giron, Oscar Jespers, Paul Joostens, René Magritte, George Minne, Constant Permeke, Léon Spilliaert, Marcel Stobbaerts, Henri Van Straten, Ferdinand Fernand Wery

In dialogo con artisti della collezione permanente: Giacomo Balla, Duilio Cambellotti, Felice Casorati, Giorgio De Chirico, Antonio Donghi, Ercole Drei, Guglielmo Janni, Leoncillo Leonardi, Antonietta Raphael, Francesco Trombadori, Alberto Ziveri.

La mostra è accompagnata da un catalogo, pubblicato da Bruno Devos at Stockmans Art Books con testi di Joanna De Vos e Melania Rossi, Giacinto di Pietrantonio e Caro Verbeek.

La mostra è compresa nel biglietto d’ingresso Collezione + Mostra di Palazzo Merulana |ONLINE QUI

Intero € 10,00
Ridotto € 8,00 (Giovani under 26, adulti over 65, insegnanti in attività, possessori di Cartax2, possessori Lazio Youth card )
Gratuito (bambini e ragazzi under 7, un insegnante ogni 10 studenti, un accompagnatore ogni 10 persone, disabile con accompagnatore, possessori Pass Palazzo Merulana e Pass Palazzo Merulana Young, membri ICOM, guide turistiche con patentino)
Diritto di prenotazione euro 2,00


NASI PER L’ARTE
dal 25 marzo al 21 maggio 2023
a cura di Joanna De Vos e Melania Rossi
Un incontro tra opere di artisti italiani e belgi, esposte seguendo due percorsi differenti ma uniti da una sola, intrigante, chiave di lettura: il "fiuto per l’arte”

Via Merulana 121, Roma

lunedì 3 aprile 2023

Susana Serpas Soriano | Lui, Lei /// Ero, Eri

Ossigeno by Susana Serpas Soriano

Ero attraverso il Dono,
Eri Attraverso il Bene

Eravamo Attraverso il DIVINO Nell'Unione del Trionfo privo di guerra,
Abbiamo viaggiato nel Complesso Tempo, Chiamato Vita Continua.

Lui e Lei,

Come EROI e Come PERDENTI in Eterna Trasformazione nel Divenire liberi in unico respiro e autonomo pensiero.

Vivido, livido in brivido Spirito

Veicolati dai Corpi

incastonati nella carne

fragile e forte

Testimone dei segni e dei confini del tempo che né svelano i misteri della vita all'altra vita.

Alle Ombre che legano gli Spiriti alle Anime.

Alla conoscenza che attraversa gli esseri ad Estendersi e a Espandersi nell'Unione 

Fino a consumarsi e a tornare polvere,

Come Luce Eterna

A vita Continua.

Al valore del Dono alla trascendenza di pace,

che attraversa la conoscenza dall'uno all'altro.

 


Testo e fotografie di Susana Serpas Soriano

Il lavoro fotografico dell’artista Susana Serpas Soriano sarà in mostra a Gubbio nel foyer del Teatro Comunale Luca Ronconi via Capitano del Popolo, 17,  visitabile dal 2 aprile 2023

pubblica: 

giovedì 30 marzo 2023

Alessandro Passaro. Fuori Pieno


Il potere immaginifico della pittura viene magnificato da una mostra di buchi che trasforma il vuoto in pieno. Scimpanzé, rinoceronti e animali esotici popolando visioni surreali e metalinguistiche ambientate nelle stanze di un appartamento che mostra se stesso e le fantasie che può contenere, innescando una catena infinita di aperture, citazioni e rimandi. Una Casa Vuota, trasformata dal 2017 in spazio espositivo, si ribalta nel suo contrario, ovvero in un Fuori Pieno affollato di bizzarie, immaginando scenari fantasiosi oltre i muri grazie all’intervento site specific dell’artista Alessandro Passaro

Per la sua personale a Casa Vuota, Alessandro Passaro progetta buchi e pratica aperture che si affacciano in una pluralità di direzioni: in alcuni casi nella mente dell’autore, in altri nella sua assenza e in altri ancora nelle stanze accanto. Vengono presentati al pubblico otto grandi dipinti a olio su tela, senza telaio e realizzati nel 2023, che vogliono farsi osservare non come opere in sé, ma come elementi di una grande installazione che abbraccia tutta la casa. Nelle intenzioni dell’artista, sono metafore semplici di che cos’è un quadro, ovvero uno squarcio che si affaccia in un’altra dimensione. 

Alessandro Passaro – spiegano i curatori Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo – fa un uso concettuale e progettuale della pittura, concependola come un dispositivo in grado di sfondare le pareti dello spazio espositivo domestico e affidando alle sue prodezze illusionistiche l’immaginazione di mondi possibili e impossibili che si aprono al di là delle pareti della casa.L’idea nasce nel 2022 guardando le stanze spoglie e le loro carte da parati sdrucite. A partire da una riflessione sullo spazio e sulla sua incompletezza, Passaro si impegna a rivelare il potenziale immaginifico che lo spazio racchiude, facendo dei suoi limiti un’opportunità e immaginando un altrove pieno e brulicante di vita al posto di un vuoto che delle storie passate e della vita consumata al suo interno conserva soltanto una traccia svanita”.

Caricandosi di un potere divinatorio – proseguono i due curatori – l’artista è un medium che materializza visioni, producendo discontinuità nell’esperienza della realtà, in una sottrazione di autorialità che è apertura verso la meraviglia dell’accadere”. L’autorialità è una prigione per Passaro ed è questa la prima gabbia da abbattere, facendosi abitare dai demoni di una sensibilità surreale.

La prima emozione suggerita dallo spazio è un’ipotesi distruttiva: abbattere i muri per oltrepassarli, superare i limiti. “Ho avuto il bisogno – racconta Alessandro Passaro – di aprire quelle stanze, di bucare le pareti. È così che nasce Fuori Pieno, con l’identità di un buco che possa affacciarsi nell’altra stanza, come nella mente dell’autore, come nell’assenza dell’autore. Ho sempre pensato che la nostra identità sia uno strumento per imparare a mettersi da parte. Intitolare Fuori Pienouna mostra di pittura a Casa Vuota è un modo di esaltare ciò che nel presente è già fatto ma è anche un modo di gestire il mio ego creativo non considerandolo autore totale ma collaboratore, vigile e presente alla propria assenza. Ovviamente è anche un modo di tirare dentro il valore contemporaneo che hanno termini come casa, vuoto, pieno, fuori”.

È un grande omaggio al dipingere come atto creativo e liberatorio, quello di Passaro, nel quale gli animali, estrapolati dallo scenario naturale che gli è proprio e ricontestualizzati nello spazio domestico, si offrono come simulacri e mettono in luce le incongruenze della società contemporanea”, commentano Del Re e de Nichilo. “La sua ricerca porosa e rabdomantica accoglie l’incidente, l’incursione nella realtà, l’accadere randomico dei segni e delle visioni nel cammino della pittura, caricandosi di una forza espressiva e affabulatoria di rara potenza.In questo incedere tra segni e sogni, tra slabbrature e fantasticherie che portano il reale nell’irreale, che mette da parte l’autore per fare emergere la sorpresa di narrazioni sorgive, spontanee e accavallantesi in una simultaneità antinarrativa, trova posto anche un ospite speciale con la sua creatività giocosa e spontanea, ovvero la figlia del pittore, una bambina di quattro anni”.

Ho fatto realizzare un paio di disegni colorati a mia figlia Marta”, racconta Passaro. “Intorno questi disegni, con il mio limite linguistico, ho rappresentato ciò che lei aveva già rappresentato”. Quadri nei quadri, dunque, visioni dentro altre visioni, astrazione nella rappresentazione del reale, per cogliere la realtà “come si sa che è, non come la si vede”. Perché, per Alessandro Passaro, “se la pittura parla della vita, la vita stessa deve essere all’altezza della pittura. Bisogna essere opere d’arte nella vita così come lo si è quando si gioca con la rappresentazione”. Insieme al gesto liberatorio che questa mostra rende possibile, un messaggio etico si ritrova dentro la forma e prima della forma. “L’arte siamo noi, il coraggio di diventare dei capolavori passa attraverso scelte sociopolitiche, umane, antropologiche”, conclude l’artista. “Con l’arte mi piace parlare di questo perché mi sembra il senso più profondo di tutto, oggi”.

Alessandro Passaro nasce nel 1974 a Mesagne, in provincia di Brindisi, e si forma all’Accademia di belle arti di Lecce. Prende dalla sua terra il temperamento sanguigno e la franchezza emotiva che caratterizzano il suo lavoro. La sua pittura si orienta tra il figurale e l’informale, con un atteggiamento di costante esplorazione delle potenzialità espressive del colore e del segno, affascinato dall’idea di un limite che si trasforma in ricchezza linguistica. La sua prima personale, nel 2007, è Infuoricurata da Ivan Quaroni alla Galleria Paolo Erbetta di Foggia. Tra le personali più recenti si annoverano nel 2022 Essere cellularealla Gigi Rigliaco Gallery di Galatina curata da Nicola Zito, nel 2021 Via la pitturae nel 2017 Identitya Mesagne, nel 2013 Unoalla Galleria Statuto 13 di Milano a cura di Massimiliano Bisazza, nel 2012 Perdita di tempoai Cantieri Teatrali Koreja di Lecce a cura di Marinilde Giannandrea. Tra le collettive si segnalano nel 2020 Una serie di esercizi inutili e altre storienell’Opificio Puca di Sant’Arpino, in provincia di Caserta, organizzata dalla Galleria Studiolegale, nel 2018 Ritrattial Museo Pino Pascali di Polignano a Mare e la residenza Bocsartdi Cosenza curata da Alberto Dambruoso, dal 2013 al 2016 il ciclo di mostre Sistemaorganizzato dal Ministero degli affari esteri, nel 2014 Artidersalla Galleria nazionale dell’Umbria di Perugia a cura di Fabio De Chirico e Massimo Mattioli. Nel 2011 espone nel padiglione delle accademie alla Biennale di Venezia, nel 2012 è a Open spacealla Galleria nazionale di Cosenza e a Overtureal Museo Pino Pascali e nel 2005 alla Biennale del Mediterraneo a Napoli a cura di Achille Bonito Oliva.


INFORMAZIONI TECNICHE:
TITOLO DELLA MOSTRA: FUORI PIENO
AUTORE: ALESSANDRO PASSARO
A CURA DI: Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo
LUOGO: Casa Vuota – Roma, via Maia 12, int. 4A
QUANDO: dal 25 marzo al 28 maggio 2023
ORARI: visitabile su appuntamento
VERNISSAGE: 25 marzo 2023 (orari: 17-21)
INFORMAZIONI: cell. 392.8918793 – 328.4615638 | email vuotacasa@gmail.com
INGRESSO GRATUITO


pubblica: 

CAGLI 1947 – 1959

Corrado Cagli, L'Angoscia, 132 x 86 cm e Diogene, 132 x 86 cm, 1949
Olio su carta intelata, ph Arte Fotografica, Collezione privata


La mostra CAGLI 1947 – 1959, a cura di Alberto Di Castro, Denise Di Castro, Gian Enzo Sperone, Yuri Tagliacozzo, che inaugura a Roma giovedì 30 marzo presso la galleria Antichità Alberto Di Castro, propone un viaggio nel mondo sorprendente di Corrado Cagli (Ancona 1910- Roma 1976), grande pittore e Maestro del ‘900.

L’attività di Cagli è sempre stata orientata verso un orizzonte multidisciplinare, dalla pittura alla scultura e alla ceramica, dal teatro alla danza. I suoi esperimenti sono stati di grande ispirazione per artisti come Afro, Guttuso, Burri e Schifano.

Le opere esposte - una trentinatra le più iconiche della sua produzione - sono staterealizzate nel dopoguerra. A seguito delle leggi razziali, Cagli è costretto a lasciare Roma soggiornando prima a Parigi e poi a New York, dove conosce e frequenta le più importanti avanguardie culturali, collaborando con Stravinsky e Balanchine. Torna in Europa con l’esercito americano, affermandosi al centro della scena artistica Italiana.

I dipinti in mostra sono databili alla fase più prolifica e di maggior qualità all’interno della sua opera. Durante il soggiorno-rifugio a Marsiglia, J. Herold e Max Ernst, tra gli altri, realizzano un mazzo di tarocchi d’artista. André Breton prosegue questi studi durante il suo esilio americano, coinvolgendo Cagli ed artisti che frequentavano la Julien Levy Gallery di New York. La mostra presenta alcune tra le sue più riconoscibili immagini esoteriche legate al mondo dei tarocchi, come “Ruota della Fortuna” e il “Bagatto come Arlecchino.” E’ presente anche una selezione di opere del 1949 che sperimentano la quarta dimensione, come “L’Angoscia” e “Diogene”, caratterizzate da una gestualità fortemente espressiva.

L’artista, rivoluzionario innovatore, arriva ad abbandonare il pennello, sperimentando nuove tecniche che daranno vita alle “impronte dirette” e le “impronte indirette” - di cui uno dei capolavori più storicizzati, “Ça Irà” - è esposto al pubblico dopo diciotto anni dall’ultima mostra. “Ça Irà resta in qualche modo nel lirismo di Cagli quello che è Guernica nel realismo di Picasso” (E. Crispolti, G. Marchiori, 1964). Saranno anche esposte opere che esaltano la sua ricerca del primordiale(“Simboli”, 1956, e “Flotta Arunta”, 1957), che ha stimolato artisti romani del calibro di Capogrossi. Infine, sarà proposta un’impressionante serie di “carte mute” realizzate tra il 1958 e 1959, dove l’artista converge arte, scienza, artigianato e teoria per creare straordinari effetti ottici.

La mostra costituisce la seconda collaborazione tra Alberto Di Castro e Gian Enzo Sperone, amici di lunga data oltre che professionalmente colleghi: Sperone, gallerista d’avanguardia e collezionista di fama mondiale; Di Castro, storico riferimento dell’antiquariato internazionale. Ad affiancarli per la prima volta Denise Di Castro, rappresentante della quinta generazione della famiglia,che, dopo aver conseguito il Master al Courtauld Institute of Art, cura importanti progetti culturali ele nuove mostre della galleria e Yuri Tagliacozzo, giovane collezionista che ha radunato i quadri della mostra.

Antichità Alberto Di Castro- ancora situata nella sede storica a Piazza di Spagna 5 - presenta per la prima volta un’ampia retrospettiva dedicata ad un maestro del Novecento. Visitare la mostra sarà un’occasione unica per ammirare opere d’arte moderna in dialogo con oggetti d’arte antica selezionati per l’occasione.

Il catalogo, edito da Silvana Editoriale, contiene le introduzioni di Denise e Alberto Di Castro, Gian Enzo Sperone, Yuri Tagliacozzo, il saggio critico di Ester Coene la contestualizzazione storica di Veronica Prestini.

La mostra è realizzata in collaborazione con l’Archivio Corrado Cagli.


Info
Titolo: CAGLI 1947 – 1959
Date: 30 marzo – 5 maggio 2023
Sede: Antichità Alberto Di Castro, Piazza di Spagna 5, Roma
Orari: dal lunedì al sabato, ore 10.00 – 19.00 | domenica su appuntamento
Ingresso: libero
Catalogo: Silvana Editoriale

Ufficio stampa: Alessandra Santerini, alessandrasanterini@gmail.com tel +39 335 68 53 767
www.dicastro.com
info@dicastro.com

pubblica: 

mercoledì 29 marzo 2023

Emanuele Scuotto | MEMORIE IPOGEE

Emanuele Scuotto, Teste sognanti dalla serie Memorie Ipogee, 2023, courtesy l'artista

MEMORIE IPOGEE di Emanuele Scuotto, ideata per Arcos - Museo d’Arte Contemporanea Sannio, in collaborazione con OFF Gallery, affida al senso immaginifico la dimensione mnestica, in grado, attraverso la sostanziazione della materia, di farsi testimone di un presente apparentemente atemporale - ossimoricamente-. Le forme di memoria mutano al mutare del tempo per farsi tassello di quel che Yates chiamava ‘palazzo della memoria immaginario’ al quale Scuotto sta dando nuova personale architettura interiore. Una costruzione in cui Egli ci invita ad entrare, la cui trama è intrisa di commistioni antiche - che affondano le proprie radici nella tradizione classica e barocca partenopea - ma anche di slanci che pongono al centro di una nuova scena lo stravolgimento epifanico, in cui, tra passato e nuova contemporaneità, un velo d’antica trama è stato divelto. In tale disvelamento ecco che appaiono dei rimandi forti alla cultura multiforme, stratificata e preziosa di Benevento, città alla quale Scuotto lega uno dei simboli della propria ricerca: San Gennaro, che, in un certo senso, ‘torna a casa’, nella sua città natale.
Ma non solo; MEMORIE IPOGEE si pone quale sintetica retrospettiva o antologica dell’artista, che si avvale, però, di opere inedite, realizzate in visione site specific. Emanuele Scuotto, la cui carriera ha già all’attivo diverse collaborazioni internazionali, in questa occasione apre la strada e la prospettiva verso una sorta di mundusnovus la cui esplorazione è la scoperta, dapprima inconscia poi sempre più nitida nella sua emersione, di una inusitata e sorprendente nuova età della creazione, maieutica di un tempo che coincide con una singolarità ritrovata e riconosciuta secondo i prodromi di una bellezza della solitudine creativa. MEMORIE IPOGEE, entrando in commistione con i peculiari spazi museali di ARCOS ed in contatto con la sua origine architettonica che ricorda quelle Catacombe partenopee cui Scuotto si è ispirato per alcune sue narrazioni, dà vita all’origine di una memoria inattesa. In che modo, però, il visitatore potrà entrare in simbiosi con tale indagine? Se è vero che l’occhio principe di un artista sa guardare ben oltre il già noto, affrontando il percorso della dimensione incognita inanellando una sequenza tale da trasformarsi sia in codex semantico sia in prospettiva e proiezione di ricerca, ai fruitori del Museo ARCOS spetta il ruolo di attivi percorritori – e forse precorritori – di un legame finalmente tornato alla luce, in cui passato, presente, noto ed ignoto lavorano all’edificazione di una nodale relazione tra dimensione cultuale e culturale, in cui la sfera del divino e dell’immaginifico si tramutano in varco inconsueto e meraviglioso, ove, passo dopo passo, il pubblico potrà offrire il proprio determinante apporto.

Il catalogo sarà presentato in occasione del finissage della mostra, con una raccolta di testi multidisciplinari e immagini delle opere e dell’allestimento site specific ad ARCOS.

 

SCHEDA TECNICA
Emanuele Scuotto – MEMORIE IPOGEE
ARCOS – Museo D’arte Contemporanea Sannio
Corso Garibaldi 1, 82100 Benevento
Tel. 0824 312465

Opening sabato 1 aprile, ore 16.00 – 19.00
Dal 1 aprile al 28 maggio 2023

Orari di apertura della mostra
Lunedì Chiuso
Martedì - Domenica 9.00 - 19:00

Modalità di accesso: Gratuita

Presentazione del catalogo: in occasione della fine della mostra

Direzione artistica
Ferdinando Creta

Curatela
Azzurra Immediato

Responsabile della Comunicazione
Alba La Marra

Realizzazione grafica
Pablo Donadio

Supervisione tecnica e Allestimento
Domenico Pietrodangelo

Patrocini
Provincia di Benevento
Comune di Benevento
Università degli Studi del Sannio

In collaborazione con
OFF Gallery, di Beniamino Manferlotti, Napoli

Testi, apparato critico e approfondimento
Azzurra Immediato
Alba La Marra
Stefano De Matteis

BIOGRAFIA DELL’ARTISTA
Marano di Napoli, 1978. Vive e lavora a Napoli. Diplomatosi al liceo artistico di Napoli, nel 1996 fonda la bottega d’arte La Scarabattola con i fratelli Salvatore e Raffaele: tuttora è uno degli autori del gruppo. Nel corso di più di venti anni di attività, le mostre più importanti da ricordare sono: Mostro...il diavolo del 2003, Pulcinella rifavola del 2004 e Il mondo sospeso del 2005, tutte allestite presso la Chiesa di San Severo al
Pendino di Napoli. Del 2008 è Personaggi di terrore, demoniaci e magico-religiosi della tradizione natalizia meridionale, in collaborazione conRoberto De Simone, inaugurata presso la Reggia di Caserta. Al 2009 risalgono SCU8 Maninarte, a cura di Luca Beatrice, ospitata nei locali di Castel dell’Ovo e Tradizione in Azione, allestita presso il complesso di San Lorenzo Maggiore (Na). Lo stesso luogo viene scelto per la
suggestiva installazione Mondi del 2010. Al 2013 risale l’organizzazione e la partecipazione a Paleocontemporanea, collettiva articolata in un percorso tra antichità ed espressioni artistiche contemporanee, sviluppato tra il Museo Archeologico di Napoli, il Museo e l’Osservatorio Astronomico di Capodimonte e le Catacombe di San Gennaro.Nello stesso anno gli Scuotto danno vita alla galleria ESSEARTE, orientata ad una riflessione sull’opera d’arte, in particolare sull’oggetto artistico, e alla promozione dei più giovani; nel 2016 la galleria ospita La terra in una stanza – una wunderkammer per i fratelli SCU8, mostra nata per raccontare i venti anni di attività del gruppo .Nel 2018 Emanuele e
Salvatore, con un’opera a quattro mani, sono tra gli artisti partecipanti a Ceramicsnow! mostra allestita presso il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza in occasione del sessantesimo anniversario del prestigioso Premio Faenza. Con Terra mia (2019, Nabi Interior Design, Napoli), mostra che lo vede unico autore delle opere, Emanuele inaugura il suo percorso artistico personale che prosegue con Purgatorio,
personale a cura di Azzurra Immediato (2021, Nabi Interior Design e OFF Gallery, Napoli) e con l’installazione Limen, progettata per lasezione Gli altari dell’Arte – a cura di Giuseppe Leone – nell’ambito della rassegna VinArte 2022 di Guardia Sanframondi (BN).

martedì 21 marzo 2023

Imaginative Analysis, personale di Pier Luigi Berto, prima esposizione di Something Hidden


Pier Luigi Berto, Calunnia, 1990, china su carta intelata, cm 35x50


Spazio Urano presenta Imaginative Analysis, personale di Pier Luigi Berto, prima esposizione di Something Hidden, a cura di Laura Catini.

Kenneth Clark, nel 1938, focalizzò la sua attenzione sulla ricerca del dettaglio intrinseco alle opere, rilevandone il carattere di sorpresa provocato dall’osservazione ravvicinata. “Something Hidden” individua nel rapporto tra l’osservatore e il quadro l’esigenza di recuperare ciò che nel tempo fugace di uno sguardo meccanico non emerge sulla superficie del supporto del lavoro e rimane costretto nelle trame del non percettibile. La separazione dall’insieme permette l’ascolto di nuove significazioni inattese e crea il luogo di una nuova esperienza in cui si generano gradualmente un marasma di assonanze, deviazioni, attriti, ricordi, interpretazioni che il singolo individuo attribuisce in forma differenziata, tramite il contatto con il circostante e il binomio percettivo deduttivo-induttivo. La complessità primaria percepita è ripetutamente disorientata dai paradossi che possono germogliare dalle nasciture intuizioni. Deriva un limite di affermazione univoco nel poter postulare un assunto nella lettura di un contemporaneo in cui il sensoriale si impone smisuratamente nell’intimità del processo creativo. Nell’analisi si sviluppa un doppio slancio di azione: lo scavare verso il conscio-inconscio iniziatore e il locupletare il conscio e l’inconscio ricevitore. Si frappone un mutamento di senso a partire dal dettaglio che, da un ruolo marginale all’interno della composizione, assume un ruolo semantico in grado di trasformare il già perseguito in un rinnovato enigma colmato dalla vis del contemporaneo vissuto antropologico. Il particolare diviene Werkzeug, strumento per ampliare l’attività gnoseologica dell’individuo. 

Tre artisti pongono tre diversi metodi di indagine e tre momenti esegetici del modo della nostra epoca, avvicinandoci a ricercare l’alterità in cui si stratifica il nostro presente. Lo stile scaturisce – infatti - «dalla direzione particolare sempre identica della volontà che lo distingue dalla direzione della volontà complessiva del suo tempo» e segue la «liberazione del cosmo dai limiti del guscio dei mostruosi guardiani dei confini». I percorsi si snodano in una simbiosi con il sonoro che ne prova a tracciare l’etimologia, attraverso una sequenza suggerita di termini e delle loro radici.

Grazie al Municipio V di Roma per il patrocinio e agli sponsor che hanno contribuito a rendere possibile la realizzazione dell’esposizione “Something Hidden” presso Spazio Urano, luogo multiculturale che si fa voce di iniziative che incrementano il crescendo culturale del quartiere in cui si inserisce e in cui sono visibili le opere dell’artista Francesco Campese, i cui lavori richiamano il proposto concettuale della mostra. 


IMAGINATIVE ANALYSIS | Pier Luigi Berto (24/03 – 10/04/2023)
Testo a cura di Laura Catini

«Zum Sehen geboren, zum Schauen bestellt». La dichiarazione di Johann Wolfgang Goethe nel Faust ben introduce la ricerca di Pier Luigi Berto che adotta una visione intuitiva per scrutare l’orizzonte nella sua natura essenziale e si nutre di un procedimento simile a quello del cadavre exquis per l’automatismo che permea nelle varie fasi di trascrizione immaginativa di uno sviluppo analitico e, allo stesso tempo inconscio, di una registrazione mnemonica e puntuale del vissuto. La memoria del tangibile è fulcro fondamentale per la costruzione di un campo visionario in cui spingere i soggetti a relazionarsi con il pensiero che li lega in narrazioni fantastiche e perfettamente continuative per l’impostazione ludica che il processo d’indagine imprime. Si manifesta un’oscillazione metodologica che estrae deduttivamente, dall’enucleazione di un’entità singola dal tutto, l’ànemos come origine congetturale dei contorni di un segno che scruta il moto vibrante di soluzione della forma nel suo rilasciarsi come proiezione fulgida e fluida e, per converso, con fare epagogico, ne plasma la sua assonanza in un tracciato fantasmagorico. La connotazione dell’insieme fiorisce in un trasporto che annota gli itinerari di un ramingare della meditazione e interrompe l’astrattezza nebulosa e indefinita del supporto su cui si accinge. Inalterabile all’idea che si affastella in grovigli saviniani, germogli pur sempre di una luce di coscienza, è il castello dell’intelletto che, nel rivelamento estrinseco del suo cardine effimero, attribuisce una sembianza arcimboldiana allo scheletro segnico. Nel ginepraio di Idea fissa II, e già in Idea fissa, si radunano pensamenti che, nel paesaggio indefinito del quotidiano sembrano mirar profondamente la nostra cura al loro richiamo fisso e piccole figure che, nella caduta del trascorso, si scoprono nella loro interezza priva di verecondia. Dal ciglio la partenza illimitata di un percorrimento goethiano ci riserva la meraviglia dell’inintellegibile. La perizia tecnica nell’utilizzo della china denuncia il suo essere nell’ombra di una scavatura interiore, mentre l’acquarello ne dissimula la presenza in una sostanza indefessa e sollecita alla liquefazione. Non oblitera la medesima incidenza che Vasari attribuiva al disegno come espressione del concetto che sia nell’animo, “e di quello che altri si è nella mente imaginato e fabbricato nell’idea”. Così la grafite effonde una radice che in Salvatore si altera in manto redentore di un riaffiorare dei ricordi che creano, nel loro avanzare una nuova individualità. Altre opere ci consentono di addentrarci negli stati derivati dal percepire come Misuratori d’angoscia in cui un filo misura concretamente l’angustia dei singoli uomini e ne riconosce il grado di tensione, fino alla sua conflagrazione in Angoscia gialla. Un richiamo presente al mondo delle immagini infamanti e all’esplicazione di Freedberg ci è consegnato da lavori come Calunnia, in cui ex novo si ribalta la prospettiva di rcappresentazione che dall’uomo appeso a testa in giù “de il pittore senza errori” inquadra il volto del calunniato e l’aleggiare nella psiche di un estenuante sussurro. L’organismo, in Butterato, si imprime di segni che, dall’interno, brulicano sull’epitelio in un’insorgenza recata da un sistema di dissidio. Profilo complicato. Un profilo tenta una sua delineazione a occhi chiusi nella complessità alla quale l’esistenza lo impone. Analogamente trama sussiste nel soggetto Totò. Il mondo è inteso come fenomeno per estrapolarne la pienezza: la natura si arricchisce di continue produzioni trasmutate. È ciò che accade in Montagna incantata (Linceo Torriero). In Tre volte Giano, lo sguardo si rivolge al passato, alla sua dotta sintesi iconografico-fantastica e, congiuntamente alla precarietà routinaria. Si espone quel carattere di smussamento di una fissità storica legata al soggetto che, da una parvenza bifronte, muta ironicamente il rapporto binomio in trinomio. La caduta chiama in voce il doppio orientamento che salda l’abbandono con l’ironia, l’inconscio con la consapevolezza, il passato con il nostro tempo, lo studio meticoloso dal vero con l’immediatezza dell’accadimento. Cosa cerchi? è il quesito persistente che si pone il nostro, affermando il suo lavoro come scoperta incessante delle possibilità espressive del fenomenico. 

 Info:

SOMETHING HIDDEN

IMAGINATIVE ANALYSIS | Pier Luigi Berto (24/03 – 10/04/2023)
VISIONARY CONDITIONS | Adriano Pompa (11/04 – 28/04/2023)
MYTHOLOGICAL UNCONSCIOUS | Giovanni Tommasi Ferroni (29/04 - 13/05/2023)

Opening 24 marzo 2023, ore 18:30 - 22:00
Fino al 13 Maggio 2023
Orari: lunedì - domenica, dalle 18:00 e su appuntamento

SOMETHING HIDDEN
Con testo critico di Laura Catini
Opening 24 marzo 2023 ore 18:30

Spazio Urano | Via Sampiero di Bastelica 12 - Roma

Fino al 13 Maggio 2023
mail: info@spaziourano.com
tel. +39 329 093 2851 ; +39 331 3470637

Via Sampiero di Bastelica 12, 00176 - Roma
info@spaziourano.com



BLUE EYES

 


Venerdì 31 marzo 2023 alle ore 20:00, presso Spazio Start in via Cattedrale 14 a Giovinazzo (BA), si inaugura la Mostra Collettiva di Arte Contemporanea

 

BLUE EYES

a cura di Patrizia Dinoi

 

ARTISTI IN MOSTRA:

Maria Bonaduce, Loredana Cacucciolo, Mariangela Cassano, Mario Red De Gabriele, Gianni De Serio, Isa Foglia, Antonio Laurelli, Giovanni Morgese, Massimo Nardi, Luigi Sergi, Claudia Venuto.

 

La mostra è visitabile dal 31 marzo al 21 aprile 2023, con orario di apertura 19:30 – 21:00, oppure su appuntamento (tel. 389 191 1159)

 

In Blu eyes , mostra con cui Spazio Start riparte nella primavera 2023,  sono esposte opere in cui il blu è il colore prevalente. Molti amano il blu perché è il colore del cielo e del mare, perché trasmette una sensazione di grande libertà propria del dispiegarsi di spazi infiniti.  I Romani, tuttavia, associavano il blu ai barbari poiché i soldati celti si tingevano il corpo di blu prima di andare in battaglia. In epoca  paleocristiana il blu era accostato al lutto e alla sfortuna.  Nel XII secolo è diventato il colore del manto della Vergine Maria e pertanto scelto come sfondo in molti stemmi nobiliari. È stato un colore molto amato da  Van Gogh, Monet, Cézanne e da Picasso.

Il blu, dunque, un tempo considerato il colore dei degenerati e dei barbari, pian piano sembra abbia conquistato il mondo. E, paradossalmente, adesso è percepito come un colore simbolo di freschezza, stabilità, pace, affidabilità come risulta evidente dall’uso del blu nella bandiera della Nato, in quella dell’Unione europea , nelle divise, nei loghi delle banche e delle aziende del settore benessere.

L’inquietante blu degli occhi dei barbari è diventato dunque prima il divino colore dei re e poi la democratica, intramontabile cromia dei nostri blu jeans.

 

La comunicazione è curata da Spazio Start.

Progetto grafico : Claudia Dagostino

Per informazioni:

Tel.:  389 191 1159

Email :  spaziostart.giovinazzo@gmail.com

Web: https://www.facebook.com/spaziostart