sabato 11 giugno 2022

IRONIKONIRICA. La ConTAMinAzione artistica di Vania Elettra Tam


Sede del circuito Castelli del Ducato, l’elegante Rocca Sanvitale ospita IRONIKONIRICA la mostra di Vania Elettra Tam, curata da Carlo Micheli e patrocinata dal Comune di Fontanellato, allestita nelle sale poste al piano terra a pochi passi dall’affresco di Diana e Atteone, famosa opera giovanile del Parmigianino. L’evento, selezionato da Cooperativa Parmigianino nell’ambito del progetto 2022 di gestione della roccaforte, si basa su tre cicli pittorici dell’artista considerati i più inerenti al contesto, poiché traggono spunto da celebri dipinti rinascimentali rivisitati in chiave contemporanea. L’esposizione di Vania Elettra Tam (17 giugno / 23 luglio) fa parte di un interessante cammino, avviato in questi anni e dedicato all’arte contemporanea grazie all’impegno di Pier Luca Bertè Direttore del Museo Rocca Sanvitale, coadiuvato dalle referenti in Castello Chiara Mulattieri e Cinzia Comelli.


Così il curatore della mostra Carlo Micheli:
ConTAMinAzione è un termine che si adatta all'intera produzione di Vania Elettra Tam, ma in particolare alle opere qui esposte, vere e proprie scorribande nel mondo dell’enigmistica, della psicanalisi, del fumetto, della satira, dell'arte antica, condotte sempre con eleganza e misurata ironia. Piace pensare che la parola si spezzi a formare una frase: “con Tam in azione”, un’esortazione a mettere in moto le cellule grigie, per godere non solo visivamente delle preziosità di Vania, delle sue qualità artistiche, ma anche del suo sense of humor, della sua corrosiva leggerezza, della sua soave crudeltà… La contaminazione si estende alle opere “leonardesche” nelle quali, trasformatasi in una sorta di “reporter atemporale” in vena di scoop, l'artista ha immaginato di trovarsi nell’atelier del maestro, mentre i personaggi dei suoi quadri si apprestano a posare per lui, circondati da un esercito di sarti, parrucchiere, manicure che ne curano maniacalmente il look. In “Kanon-regole ferree" l'artista rielabora ritratti di epoca rinascimentale sovrapponendo ai loro volti nuovi marchingegni di ferro atti a correggere eventuali loro difetti: labbra troppo sottili, nasi un po’ adunchi, occhi troppo piccoli, fronti o menti troppo sporgenti. Il canone di bellezza, di classica memoria, ancora una volta intende porre ordine in una natura che sembra rassegnata a subire qualsiasi artificio. Il tutto filtrato sempre attraverso il variegato universo femminile che nell’intera opera di Vania Elettra Tam è protagonista assoluto di un immaginario al tempo stesso reale e irreale, ironico e onirico. Da qui il titolo di questa mostra, IRONIKONIRICA, un neologismo inteso a sottolineare l'avvento di una nuova complessa iconografia, che trae spunto tanto dal sogno quanto dall'ironia, in un percorso concettualmente tortuoso che giunge, infine, ad un'insospettabile sintesi, ad una immediatezza da slogan pubblicitario, una frecciata che sa sempre cogliere il centro del bersaglio. Negli “Origami Clitoridei” (e il titolo è tutto un programma) le figure femminili hanno il capo avvolto da un “soggolo bianco”, copricapo utilizzato dalle nobildonne dell’alto medioevo, che nelle singole opere, assume forme inconsuete, che riportano alla mente atmosfere felliniane, taglienti e surreali. Vania Elettra Tam si cala nel contemporaneo armata di seduzione e sagacia e nelle sue opere nulla è scontato e prevedibile, perché essere artisti significa saper rendere visibile l’invisibile.


titolo: 
Ironikonirica

artista: 
Vania Elettra Tam

categoria: 
personale

curatela: 
Carlo Micheli

durata: 
17 giugno – 23 luglio 2022

inaugurazione: 
venerdì 17 giugno ore 18.00

sede: 
Rocca Sanvitale


indirizzo: 
Piazza Giacomo Matteotti, 43012 Fontanellato PR


patrocinio: 
Comune di Fontanellato

organizzazione: 
Cooperativa Parmigianino

orari: 
lun. mer. giov. ven. e sab. visite alle ore 10.15 - 11.45 - 14.45 - 16.15 
dom. e festivi biglietteria aperta con orario 10.00 - 12.15 e 14.00 - 16.15 

chiuso il martedì (aperta su prenotazione per gruppi di almeno 20 persone) l’accesso alla mostra è consentito solo nell’ambito delle visite guidate alla Rocca, con partenze scaglionate ogni 30 minuti circa.

biglietti: 
intero: € 10,00 - ridotto (da anni 6 a anni 16): € 5,00
ridotto con Passaporto Card del Ducato: € 9,00
gratuito bambini sotto i 6 anni, disabili e residenti (massimo 2 pax per turno)

info: 
rocca@fontanellato.org

tel 0521829055
www.fontanellato.org

realizzazioni grafiche: 
MetAlternativa

pubblica: 

Shōzō Shimamoto | Yasuo Sumi. Sui campi riarsi i sogni vanno errando


Il TOMAV Torre Moresco Centro Arti Visive, in collaborazione con Tomav Experience Associazione Culturale e con il MOCAfeast 2022 di Monsano, è lieto di annunciare Shōzō Shimamoto, Yasuo Sumi. Sui campi riarsi i sogni vanno errando, una mostra a cura di Giulia Perugini che pone l’accento sulle ritualità di ieri e di oggi, per operare una riflessione collettiva sul senso di comunità e sulle sue possibili evoluzioni.

Partendo da una contestualizzazione storica degli artisti e delle opere in mostra – grazie agli interventi testuali di Marino Capretti, alla presenza di documentazione video e di cataloghi disponibili per la libera consultazione – l’esposizione, senza pretese di completezza scientifica, insiste sui nuclei generativi che hanno nutrito tutte le esperienze di Gutai (di cui Shōzō Shimamoto e Yasuo Sumi sono illustri esponenti) fin dal 1954, anno in cui il gruppo muove suoi primi passi nel mondo dell’arte. La volontà è quella di condurre il visitatore attraverso una polifonia di stimoli visivi e uditivi in grado di schiudere l’armonia di quella frequenza fondamentale comune a tutte le cose, riscoprendo un più profondo senso di appartenenza alla natura.

Il percorso proposto si nutre di alcune considerazioni contenute in un saggio di Byung-Chul Han del 2019, nel quale viene ripercorsa la scomparsa del senso di comunità a partire dalla sparizione del rito in favore di un consumo feroce degli oggetti e di un ripiegamento narcisistico della collettività. Creando un ponte che collega idealmente lo spazio espositivo alle sponde rigogliose della produzione orientale, Sui campi riarsi i sogni vanno errando si propone, allora, di cucire insieme spazi e tempi diversi (il passato e il presente; l’oriente e l’occidente) per saltare le recinzioni del territorio dell’arte, far sedere idealmente tutti i visitatori ad una unica tavola rotonda e ripensare alla valenza delle performance, dei riti e delle loro tracce nella società contemporanea. I quesiti centrali sono gli stessi alla base di tutte le azioni di Gutai: qual è l’identità dell’arte oggi? In che modo le arti contemporanee possono dialogare tra loro senza legami di subordinazione? Qual è il ruolo dell’arte nella costruzione del futuro della collettività? 

Proprio il concetto di futuro lascia affiorare il fil rouge che collega il discorso artistico di Shōzō Shimamoto e di Yasuo Sumi, come pure quello di Gutai più in generale – la cui traduzione italiana può essere resa con concreto, o meglio, «possibilità di rendere concreta, attraverso la materia, la spiritualità» – alle intenzionalità di questa esposizione. Difatti, «se è vero che il presente è inafferrabile, sempre travolto dal tempo che passa, e il passato sempre oltrepassato, irrimediabilmente compiuto o dimenticato», prendendo a prestito le parole di Marc Augè, il futuro è «il tempo più concreto della coniugazione», che, pur riguardando l’individuo, ha sempre dimensione sociale. 



Shōzō Shimamoto | Yasuo Sumi
Sui campi riarsi i sogni vanno errando
a cura di Giulia Perugini

direzione artistica di Andrea Giusti
con testi di Marino Capretti e Giulia Perugini

TOMAV – Torre Moresco Centro Arti Visive
Moresco (FM)

In collaborazione con
Tomav Experience Associazione Culturale
MOCAfeast 2022 di Monsano (AN)

opening // domenica 3 luglio ore 18:30

dal 3 luglio al 4 settembre 2022

Orari
sabato e domenica 18:00 – 20:00

Contatti
telefono: +39 351 5199570
e-mail: tomav.expe@gmail.com

venerdì 10 giugno 2022

Etnagrammi di Valentina Granata


La galleria Studio Masiero è lieta di ospitare la mostra Etnagrammi di Valentina Granata, artista di Acireale, che dopo molti anni ritorna a Milano per presentare nuove interpretazioni di “a muntagna”, l’Etna. Unico soggetto identificato da Valentina Granata, per la sua pittura, il vulcano viene declinato questa volta, oltre che su acquerelli e dipinti anche in gioielli, foulard e altri accessori di arte applicata. Una teoria di disegni su carta e di dipinti su tavola, dove da una parte l’Etna viene ritratta nelle sue espressioni di quiete o di violenza eruttiva e dall’altra viene invece interpretata secondo una regola matematica rendendo astratte le visioni di una natura aspra e incombente.

Gli Etnagrammi di onice, lapislazzuli e corallo, collane di perle, ambra e ossidiana: sono i colori di Etna, con forme geometriche inseguendo il quadrato, o morbide e romantiche, rimando alla neve, ai fiori, ai germogli di primavera. Foulard in twill di seta, dove a muntagna esplode in lapilli rosso incandescente o ti avvolge in forme regolari e perfette. I riferimenti al Suprematismo Russo e al Bauhaus sono proposti con la leggerezza dell’amore per le avanguardie del primo Novecento e all’adesione verso il Gesamtkunstwerk, l'opera d'arte totale, per cui secondo Walter Gropius si sarebbe dovuta formare “una nuova comunità di artefici, senza le distinzioni di classe che provocano un’arrogante barriera tra artigiano e artista”.

Valentina Granata nasce ad Acireale nel marzo del 1969. Figlia d’arte, mamma Lella Musmeci, pittrice ed incisore e nonno materno Serafino, scultore di pietra lavica. L’infanzia e l’adolescenza trascorrono tra vernici, pigmenti, bulini, lastre da incisione, partecipando a mostre e alle attività dei ferventi circoli culturali degli anni ‘80, che costituiscono il suo background. Nel 1987, dopo la maturità scientifica, inizia a lavorare per uno dei maggiori laboratori di restauro siciliani con cui collabora fino al 1999. Nel 2000, in seguito ad una imponente eruzione dell’Etna che proietta cenere e lapilli a chilometri di distanza, mette a frutto la sua passione e esperienza artistica, creando i primi acquerelli dedicati “a Muntagna”. Per la prima esposizione, avvenuta a Palermo nel 2001, crea il termine Etnagrammi, che dà il titolo alla mostra e diventa il motivo conduttore delle sue opere. Presso la Cartera Etna impara a lavorare la carta con pigmento puro, costruendo opere materiche che hanno ancora come soggetto il vulcano incombente. Sempre alla ricerca di materiali su cui sperimentare, ha trasformato i suoi disegni in mobili, mosaici, carte lavorate a mano, tappeti, gioielli e accessori. Alcuni acquerelli sono stati scelti da prestigiose e premiate aziende vinicole dell’Etna come etichette dei loro vini. Vive e lavora fra Acireale, Palermo e Milano.

La mostra, aperta fino al 7 luglio, sarà visitabile oltre agli orari di galleria, anche nel fine settimana, previo appuntamento.

VALENTINA GRANATA
Etnagrammi

inaugurazione giovedì 9 giugno dalle ore 18.30 alle 21.00 
9 giugno – 7 luglio 2022

Studio Masiero, via Villoresi 28, Milano

pubblica: 

mercoledì 8 giugno 2022

Parlami di lei. Un interrogativo sull’arte, sulla sua presenza, sul silenzio, sul rumore che fa


Parlami di lei è un podcast a cura di Pietro Gaglianò, prodotto da Scripta Festival in collaborazione con Radio Papesse e Libreria Brac, Firenze.


La seconda edizione di Parlami di lei dà voce a sei personaggi del mondo dell’arte e della cultura: il semiologo Stefano Bartezzaghi, l’attrice Marion d’Amburgo, l’artista Davide Dormino, l’artista Francesca Grilli, la scrittrice Laura Pugno, il coreografo Virgilio Sieni

A tutti è stato chiesto “Parlami di lei”. Un interrogativo sull’arte, sulla sua presenza, sul silenzio, sul rumore che fa. 

In ascolto su Spotify, Spreaker, Apple Podcast, ITunes e ovunque cerchiate i vostri podcast. 

Il primo episodio, in uscita il 13 giugno, è affidato alle parole di Virgilio Sieni; Laura Pugno segue il 20 giugno e Stefano Bartezzaghi il 27 giugno; il 4 luglio è la volta di Marion D’Amburgo, l’11 di Francesca Grilli e l’ultima uscita è con Davide Dormino il 18 luglio.


Profili dei protagonisti 
Stefano Bartezzaghi è docente di Semiotica della creatività all’Università Iulm; collabora con la Repubblica. Ha pubblicato saggi, raccolte di giochi linguistici, enigmistici e letterari e ha scritto la prima storia italiana del cruciverba, L’orizzonte verticale (2007). Ha curato e commentato la nuova edizione degli Esercizi di stile di Raymond Queneau, nella classica traduzione di Umberto Eco (2001). Per Bompiani ha pubblicato Parole in gioco (2017) e Banalità (2019).

Marion d'Amburgo, attrice e costumista. Negli anni Settanta ha fondato la compagnia Carrozzone, poi Magazzini di cui è stata la principale interprete. Icona della neo avanguardia teatrale italiana, il suo nome è legato alla vocalità potente e inconfondibile. Ha collaborato con artisti quali Alighiero Boetti, Mario Schifano, Rainer Werner Fassbinder, Alessandro Mendini, Azio Corghi, Jonn Hassel, Giancarlo Cardini, Roberto Fabriciani, Franco Rossi.

Davide Dormino artista, la sua pratica si esprime principalmente attraverso la scultura e il disegno sulle possibilità liriche e plastiche di materiali come il marmo, il bronzo e il ferro. Ha realizzato opere ambientali permanenti in Italia e all'estero. Anything to say? (del 2015) è una scultura itinerante dedicata al coraggio e alla libertà d'informazione che ha iniziato il suo percorso da Berlino (Alexanderplatz) il 1° Maggio del 2015. Insegna Scultura & Istallazione e disegno alla RUFA.

Francesca Grilli è un artista la cui ricerca, tra arte visiva e performance, adotta un linguaggio multidisciplinare che ruota attorno al corpo. Ha esposto in numerose sedi internazionali, dal Palais De Tokyo alla Serpentine Gallery, Londra, ed è stata protagonista del Padiglione Italia alla 55a Biennale di Venezia e Manifesta7 a Bolzano. Ha inoltre partecipato a numerose rassegne dedicate alla performance e alla ricerca delle arti sceniche in tutto il mondo.

Laura Pugno, poeta, saggista e scrittrice. Suoi i romanzi Sirene e La ragazza selvaggia, il saggio In territorio selvaggio; per la poesia: l’Oracolo manuale per poete e poeti, con Giulio Mozzi e le raccolte Noi e L’alea. Si è aggiudicata importanti riconoscimenti letterari. Collabora con L’Espresso e Le parole e le cose ed è tra i curatori della collana di I domani di Aragno. Ha ideato il festival di poesia I quattro elementi a Madrid, la serie di podcast Oltrelontano. Poesia come paesaggio per Radio3Suite e la Mappa immaginaria della poesia italiana contemporanea (Il Saggiatore). Dal 2015 al 2020 ha diretto l’Istituto Italiano di Cultura di Madrid.

Virgilio Sieni, danzatore e coreografo italiano, è un artista attivo in ambito internazionale per le massime istituzioni teatrali, musicali, fondazioni d'arte e musei. Dal 2003 dirige a Firenze CANGO Cantieri Goldonetta, Centro di Produzione della danza per la ricerca e la trasmissione sui linguaggi del corpo dove nel 2007 ha fondato l’Accademia sull'arte del gesto, un contesto inedito di formazione e creazione che coinvolge persone di qualsiasi età, provenienza e abilità, sull'idea di comunità del gesto. Si è aggiudicato importanti premi internazionali ed è stato Direttore della Biennale Danza di Venezia dal 2013 al 2016.


Pietro Gaglianò è critico d’arte, curatore indipendente, educatore e autore di progetti di pedagogia sperimentale nello spazio pubblico. Ha pubblicato La sintassi della libertà. Arte, pedagogia, anarchia (Gli Ori 2020) e Memento. L’ossessione del visibile (Postmedia books 2016). Dal 2017 è direttore di Scripta. L’arte a parole, progetto dedicato all’editoria di critica d’arte.

radiopapesse.org è un archivio audio dedicato all’arte contemporanea; uno spazio dedicato alla documentazione e all’approfondimento sulle arti visive; un luogo per la diffusione e produzione delle arti sonore. Produce e distribuisce interviste, documentari, audioguide e percorsi sonori commissionati o prodotti in collaborazione con musei e istituzioni culturali. Trova la sua dimensione privilegiata nell’ascolto e sceglie il linguaggio della radio, non solo il suo medium, per raccontare come si fa arte oggi. Radio Papesse è curata da Ilaria Gadenz e Carola Haupt.


Libreria Brac, libreria con cucina nel centro di Firenze fondata da Sacha Sandri Olmo e Melisa Di Nardo, sostiene da sempre le iniziative di Scripta. Aperta nel 2009, ospita al suo interno rassegne, appuntamenti con gli autori, reading, mostre e laboratori per grandi e piccini. Il suo caratteristico cortile e i suoi ambienti raffinati e moderni sono un luogo di incontro di tutti gli appassionati di linguaggi della contemporaneità: dalla fotografia, all’arte, all’illustrazione fino al design e al fumetto.

Scripta. L’arte a parole esplora le forme della cultura artistica contemporanea, partendo dal dibattito critico sul rapporto con i social studies e aprendosi a pratiche di sperimentazione dell’arte, di pedagogia radicale, di inclusione sociale e di attraversamenti con altre discipline. Al centro ci sono i libri, teorici e d’artista, tutto attorno le produzioni di opere site specific, i laboratori e i percorsi educativi, gli eventi spettacolari, l’incontro con le comunità.


Parlami di lei
Una domanda sull’arte.
Rispondono scrittori, artiste, filosofi, critici e registe.
Dal 13 giugno 2022

Scripta
In collaborazione con Libreria Brac
Via de’ Vagellai 18 r - 50122 Firenze www.libreriabrac.net - info@libreriabrac.net

Con il contributo del Comune di Firenze


pubblica: 

Domesticity. E'wao Kagoshima, Nuri Koerfer, Walter Pfeiffer e Sonia Kacem


La Galerie Gregor Staiger è lieta di annunciare la mostra collettiva estiva nello spazio milanese intitolata Domesticity. La mostra comprende opere degli artisti E'wao Kagoshima, Nuri Koerfer, Walter Pfeiffer e Sonia Kacem.

Molti preferiscono rimanere a casa: le abitudini visive dei sedentari digitali traspaiono semplicemente dalla TV al computer, passando per lo schermo dello smartphone seduti sul divano, in un movimento di andata e ritorno che trasforma lo spazio domestico in un loop. I nuovi sedentari digitali ci ricordano in questo senso la percezione del mondo dei nativi americani Hopi, per i quali non sono le persone a muoversi nello spazio, ma è lo spazio a scorrere attraverso di loro: i loro gesti non fanno altro che simulare il camminare, il recitare, il sedersi, lo stare in piedi e così via.

Domesticity prende spunto da questa presenza di tracce virtuali-surreali e di oggetti fisici che descrivono i luoghi in cui viviamo per creare un dialogo tra due generazioni di artisti che utilizzano la rappresentazione del corpo, la sua assenza e le suemetamorfosi come veicoli di riflessione su temi quali l'abitare e il desiderio…

Le nuove sculture di Nuri Koerfer si presentano come mobili zoomorfi, come sedie e panche che offrono allo spettatore un'insolita interazione con l'opera d'arte. La ricerca dell'artista, che parte dall'analisi delle strutture semiotiche e dal concetto di scultura sociale, manifesta attraverso forme e materiali un approccio attento e molto personale al mezzo scultoreo, figurazione che crea attriti e tensioni di significati tra natura e artificio, domesticità e spazio pubblico, durata e vulnerabilità.

I disegni dell'artista di culto E'wao Kagoshima contengono un flusso ininterrotto di sentimenti in immagini che scaturiscono dall'inconscio: sogni, allucinazioni e desideri profondi, lontani dalla logica utilitaristica del linguaggio comune, sposano inveceuna narrazione ricca e generativa di nuovi legami con la realtà. Le opere di Kagoshima presentano una gamma di anatomie fantastiche, in cui il corpo è rappresentato in un flusso costante di trasformazione: spossessato, smaterializzato e ricomposto. Erede della sensibilità surrealista, E'wao Kagoshima unisce un rinnovato interesse per la figurazione con tendenze più oscure o, in alternativa, con un gioioso senso di meraviglia e stupore.

Walter Pfeiffer presenta sia lavori fotografici che disegni in cui indaga il tema del corpo assente. Famoso per le sue immagini di eterna giovinezza, che lo hanno consacrato come uno dei più importanti autori della fotografia contemporanea, in questi lavori Walter Pfeiffer sembra sostituire le solari e spensierate anatomie adolescenziali con immagini di poltrone vuote ma chetestimoniano il passaggio e l'impronta di chi le ha utilizzate; in questo modo, pur in assenza di corpi reali, le poltrone riflettono l'identità di chi le usa con l'assenza, lasciando segni come vestiti, coperte e dando allo spettatore la sensazione che il tempotrascorso su di esse sia un tempo eterno.

Nella sala principale della galleria, trasformata in uno spazio abitativo unico, le carte da parati site-specific di Sonia Kacem, mantenute in loco dalla sua precedente mostra personale, non solo fanno da sfondo alle opere degli altri artisti, ma trasformano anche la percezione dello spazio in modo delicato e radicale. I pattern immaginati dall'artista generano una seriedi superfici vibranti modulate dal ritmo, dal colore e da forme astratte che non rimandano mai a un preciso riferimento iconografico ma suggeriscono sia scritture primitive sia forme viventi, capaci di annullare la solidità delle pareti e di proiettarelo sguardo dello spettatore in un altrove psichedelico.

Domesticity ritorna e amplifica le atmosfere inquietanti del neosurrealismo, combinando elementi quotidiani e rassicuranti del nostro vivere l'ambiente familiare con misteriose rivelazioni metafisiche sulla percezione dello spazio e delle cose che cicircondano.


Domesticity. E'wao Kagoshima, Nuri Koerfer, Walter Pfeiffer e Sonia Kacem
June 3–July 23, 2022

martedì 7 giugno 2022

Roberto Ghezzi. The Greenland Project, lo scioglimento dei ghiacci tra arte, scienza e sostenibilità

Roberto Ghezzi, The Greenland Project, 2022

The Greenland Project, lo scioglimento dei ghiacci tra arte, scienza e sostenibilità è il progetto dell’artista Roberto Ghezzi a cura di Mara Predicatori che, in collaborazione con Biagio Di Mauro del CNR – ISP (Istituto di Scienze Polari) e con il supporto di The Red House di Robert Peroni e Phoresta Onlus e il contributo di Cartiera Enrico Magnani Pescia, avrà luogo presso la Red House di Tasiilaq, dal 15 giugno al 10 luglio 2022. La residenza sarà determinante e funzionale a Ghezzi per tentare di restituire, in chiave artistica, il fenomeno dello scioglimento dei ghiacciai. 

Difatti, il paesaggio naturale è da sempre il campo di ricerca artistico di Roberto Ghezzi. Dapprima indagato attraverso la pura pittura, negli ultimi anni l’artista toscano, affascinato dagli ambienti e dalle loro specifiche peculiarità, inizia ad operare sempre più immergendosi in essi e tentando di restituirne le specificità e l’essenza. Nascono così agli inizi del Duemila le Naturografie, tele letteralmente scritte dalla natura che l’artista lascia in terra o acqua e ritira nel momento in cui ritiene i sedimenti qui trasferitesi ne restituiscano in qualche modo il sembiante e il DNA. Si tratta di lavori che richiedono a Ghezzi lunghi tempi di realizzazione e portano l’artista a praticare e vivere l’ambiente naturale per lunghi periodi, sondandone caratteristiche, morfologie e divenendone empiricamente un ottimo conoscitore. A questa ricerca, a matrice pittorico/estetica, si affianca quindi, sempre più, anche un interesse scientifico tale da indurre l’artista a collaborare sovente con biologi e studiosi ed enti che si occupano di rilevare l’impatto che l’uomo ha sulla natura stessa. 

Nel caso di The Greenland Project Ghezzi ipotizza, per trascrivere il fenomeno specifico, di usare la cianotipia, una particolare tecnica che prevede l’uso di carte fotosensibilizzate per rilevare il rapido mutamento dello spessore del ghiaccio. Da ciò seguirà un interessante dialogo, sia preliminare, che successivo alla spedizione, tra l’artista e i ricercatori dell’Istituto di Scienze Polari del CNR. Artista e studiosi, infatti, intrecciando i reciproci sguardi e approcci, offriranno inedite chiavi di lettura dei fenomeni naturali contribuendo alla divulgazione e conoscenza, attraverso questa proficua collaborazione multidisciplinare, di suggestioni e rivelazioni su uno dei più problematici fenomeni naturali della nostra epoca.

Da ciò potrebbe conseguire un interessante dialogo, sia preliminare, che successivo alla spedizione, con i ricercatori dell’Istituto di Scienze Polari del CNR, che forniranno importanti informazioni sul fenomeno o, in ipotesi, acquisirne di nuove, in base allo studio e alla descrizione delle opere/dati raccolti e prodotti da Ghezzi, al fine di un reciproco accrescimento e di una maggiore visibilità che la spedizione, in virtù di nuove prestigiose collaborazioni multidisciplinari, potrebbe raggiungere.

The Greenland project di Ghezzi sarà incentrato su una forma nuova di Naturografia© che non utilizzerà tessuti ma una speciale carta fatta a mano secondo un antico procedimento, previamente fotosensibilizzata mediante il metodo della cianotipia, e lasciata interagire con il ghiaccio durante il suo cambiamento di stato.

L’artista, dopo un’accurata analisi dei luoghi più idonei, effettuata preventivamente sulle mappe e successivamente in loco, grazie al supporto di Red House, realizzerà delle cianotipie del ghiaccio in scioglimento nella zona di Tasiilaq sulla costa orientale della Groenlandia. 

L’obiettivo del progetto è quello di lavorare nello stesso punto per circa 25 giorni, realizzando cianotipie della stessa zona al fine di “fotografare” il fenomeno della liquefazione dal suo interno, e quindi dell’arretramento del ghiaccio -giorno per giorno- in un determinato luogo.

In tal modo si produrrà un’immagine chiara ed inequivocabile del fenomeno del ghiacciaio in arretramento (e della velocità con cui tale processo avviene), con una propria estetica ben delineata, alla quale, per completezza e nell’intento di fornire alla ricerca artistica un supporto scientifico secondo la consueta logica che alimenta il lavoro di Ghezzi, sarà accompagnato un testo del Dott. Biagio Di Mauro del CNR – ISP sullo scioglimento dei ghiacciai in Groenlandia (ad es. sulla velocità dello stesso, sul cambiamento negli anni del fenomeno, sulle possibili cause e conseguenze, ecc..).

All’esito della residenza artistica le creazioni e il testo scientifico (se del caso, accompagnato anche da visualizzazioni grafiche), saranno raccontate, pubblicate ed esposte attraverso i social, i media sia digitali che cartacei, la televisione e una mostra finale che raccoglierà tutta l’esperienza.

L’intera residenza artistica di Roberto Ghezzi sarà ad impatto neutro grazie al contributo di Phoresta Onlus che compenserà mediante la piantumazione di alberi tutte le emissioni di CO2.



INFO
Roberto Ghezzi. Progetto e residenza d’artista in Groenlandia
The Greenland Project, lo scioglimento dei ghiacci tra arte, scienza e sostenibilità
a cura di Mara Predicatori
in collaborazione con Biagio Di Mauro del CNR – ISP (Istituto di Scienze Polari) Curatela: Mara Pedicatori

Logistica: Red House by Robert Peroni
Sponsor tecnico: Cartiere Enrico Magnani Pescia Collaborazione di Phoresta Onlus
Communication & media relations
Amalia Di Lanno +39 3337820768 info@amaliadilanno.com




Il paesaggio naturale è da sempre il campo di ricerca artistico di Roberto Ghezzi. Dapprima indagato attraverso la pura pittura, negli ultimi anni l’artista toscano, affascinato dagli ambienti e dalle loro specifiche peculiarità, inizia ad operare sempre più immergendosi in essi e tentando di restituirne le specificità e l’essenza. Nascono così agli inizi del Duemila le Naturografie, tele letteralmente scritte dalla natura che l’artista lascia in terra o acqua e ritira nel momento in cui ritiene i sedimenti qui trasferitesi ne restituiscano in qualche modo il sembiante e il DNA. Si tratta di lavori che richiedono a Ghezzi lunghi tempi di realizzazione e portano l’artista a praticare e vivere l’ambiente naturale per lunghi periodi, sondandone caratteristiche, morfologie e divenendone empiricamente un ottimo conoscitore. A questa ricerca, a matrice pittorico/estetica, si affianca quindi, sempre più, anche un interesse scientifico tale da indurre l’artista a collaborare sovente con biologi e studiosi ed enti che si occupano di rilevare l’impatto che l’uomo ha sulla natura stessa.

In due decenni Ghezzi ha realizzato installazioni e ricerche in molti luoghi nazionali e internazionali, legando il suo lavoro a studi sull’ecosistema e sulla biologia in parchi e riserve naturali di tutti i continenti (Alaska, Islanda, Sud Africa, Tunisia, Norvegia, Patagonia, Croazia). In Italia ha realizzato numerosi progetti di ricerca in ogni regione e tipologia di ambiente (Toscana, Emilia Romagna, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Umbria).

Nel caso della Groenlandia, la residenza – della durata di circa un mese presso la Red House di Tasiilaq - sarà funzionale a Ghezzi per tentare di restituire, in chiave artistica, il fenomeno dello scioglimento dei ghiacciai. A tal fine, questa volta, per trascrivere artisticamente su supporto tale fenomeno, Ghezzi ipotizza di usare la cianotipia, una particolare tecnica che prevede l’uso di carte fotosensibilizzate per rilevare il rapido mutamento dello spessore del ghiaccio.

Da ciò seguirà un interessante dialogo, sia preliminare, che successivo alla spedizione, tra l’artista e i ricercatori dell’Istituto di Scienze Polari del CNR. Artista e studiosi, infatti, intrecciando i reciproci sguardi e approcci, offriranno inedite chiavi di lettura dei fenomeni naturali contribuendo alla divulgazione e conoscenza, attraverso questa proficua collaborazione multidisciplinare, di suggestioni e rivelazioni su uno dei più problematici fenomeni naturali della nostra epoca.

The Greenland project di Ghezzi sarà incentrato pertanto sull’utilizzo della cianotipia a contatto che non utilizzerà tessuti ma una speciale carta fatta a mano secondo un antico procedimento, per accogliere i segni dello scioglimento del ghiaccio. L’artista, dopo un’accurata analisi dei luoghi più idonei - effettuata preventivamente sulle mappe e successivamente in loco - grazie al supporto di Red House, realizzerà delle cianotipie del ghiaccio in scioglimento nella zona di Tasiilaq sulla costa orientale della Groenlandia. La cianotipia è un’antica tecnica fotografica sviluppata dal fotografo e chimico inglese, John Herschel tra il 1839 e il 1842, che sfrutta la reazione di alcuni sali alla luce ultravioletta. Inserendo la carta fotosensibilizzata mediante sali al di sotto del ghiaccio, in una zona di confine dove il ghiaccio è in scioglimento nel mese di giugno, l’artista otterrà delle istantanee del fenomeno del suddetto cambiamento di stato.

L’obiettivo del progetto è quello di lavorare nello stesso punto per circa 25 giorni, realizzando cianotipie della stessa zona al fine di “fotografare” il fenomeno della liquefazione e, quindi. dell’arretramento del ghiaccio -giorno per giorno- in un determinato luogo.

In tal modo, l’artista ipotizza di produrre un’immagine emblematica del fenomeno del ghiacciaio in arretramento (e della velocità con cui tale processo avviene), con quell’estetica che connota da anni la sua “pittura di paesaggio”. A tale lavoro, per completezza e nell’intento di fornire alla ricerca artistica un supporto scientifico secondo la consueta logica che alimenta il lavoro di Ghezzi, sarà accompagnato un testo del Dott. Biagio Di Mauro del CNR - ISP sullo scioglimento dei ghiacciai in Groenlandia (ad es. sulla velocità dello stesso, sul cambiamento negli anni del fenomeno, sulle possibili cause e conseguenze, ecc..).

All’esito della residenza artistica le creazioni e il testo scientifico (se del caso, accompagnato anche da visualizzazioni grafiche), saranno raccontate, pubblicate ed esposte attraverso i social, i media sia digitali che cartacei, la televisione e una mostra finale che raccoglierà tutta l’esperienza.

L'intera residenza artistica di Roberto Ghezzi sarà ad impatto neutro grazie al contributo di Phoresta Onlus che calcolerà e poi compenserà mediante la piantumazione di alberi tutte le emissioni di CO2 del progetto.







The Greenland Project Roberto Ghezzi

Progetto e residenza d’artista in Groenlandia

Lo scioglimento dei ghiacci tra arte, scienza e sostenibilità



In collaborazione con Biagio Di Mauro del CNR - ISP (Istituto di Scienze Polari)

Curatela: Mara Predicatori

Logistica: Red House by Robert Peroni

Sponsor tecnico: Cartiere Enrico Magnani Pescia

Collaborazione: Phoresta Onlus


Il paesaggio naturale è da sempre il campo di ricerca artistico di Roberto Ghezzi. Dapprima indagato attraverso la pura pittura, negli ultimi anni l’artista toscano, affascinato dagli ambienti e dalle loro specifiche peculiarità, inizia ad operare sempre più immergendosi in essi e tentando di restituirne le specificità e l’essenza. Nascono così agli inizi del Duemila le Naturografie, tele letteralmente scritte dalla natura che l’artista lascia in terra o acqua e ritira nel momento in cui ritiene i sedimenti qui trasferitesi ne restituiscano in qualche modo il sembiante e il DNA. Si tratta di lavori che richiedono a Ghezzi lunghi tempi di realizzazione e portano l’artista a praticare e vivere l’ambiente naturale per lunghi periodi, sondandone caratteristiche, morfologie e divenendone empiricamente un ottimo conoscitore. A questa ricerca, a matrice pittorico/estetica, si affianca quindi, sempre più, anche un interesse scientifico tale da indurre l’artista a collaborare sovente con biologi e studiosi ed enti che si occupano di rilevare l’impatto che l’uomo ha sulla natura stessa.

In due decenni Ghezzi ha realizzato installazioni e ricerche in molti luoghi nazionali e internazionali, legando il suo lavoro a studi sull’ecosistema e sulla biologia in parchi e riserve naturali di tutti i continenti (Alaska, Islanda, Sud Africa, Tunisia, Norvegia, Patagonia, Croazia). In Italia ha realizzato numerosi progetti di ricerca in ogni regione e tipologia di ambiente (Toscana, Emilia Romagna, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Umbria).



Nel caso della Groenlandia, la residenza – della durata di circa un mese presso la Red House di Tasiilaq - sarà funzionale a Ghezzi per tentare di restituire, in chiave artistica, il fenomeno dello scioglimento dei ghiacciai. A tal fine, questa volta, per trascrivere artisticamente su supporto tale fenomeno, Ghezzi ipotizza di usare la cianotipia, una particolare tecnica che prevede l’uso di carte fotosensibilizzate per rilevare il rapido mutamento dello spessore del ghiaccio.

Da ciò seguirà un interessante dialogo, sia preliminare, che successivo alla spedizione, tra l’artista e i ricercatori dell’Istituto di Scienze Polari del CNR. Artista e studiosi, infatti, intrecciando i reciproci sguardi e approcci, offriranno inedite chiavi di lettura dei fenomeni naturali contribuendo alla divulgazione e conoscenza, attraverso questa proficua collaborazione multidisciplinare, di suggestioni e rivelazioni su uno dei più problematici fenomeni naturali della nostra epoca.

The Greenland project di Ghezzi sarà incentrato pertanto sull’utilizzo della cianotipia a contatto che non utilizzerà tessuti ma una speciale carta fatta a mano secondo un antico procedimento, per accogliere i segni dello scioglimento del ghiaccio. L’artista, dopo un’accurata analisi dei luoghi più idonei - effettuata preventivamente sulle mappe e successivamente in loco - grazie al supporto di Red House, realizzerà delle cianotipie del ghiaccio in scioglimento nella zona di Tasiilaq sulla costa orientale della Groenlandia. La cianotipia è un’antica tecnica fotografica sviluppata dal fotografo e chimico inglese, John Herschel tra il 1839 e il 1842, che sfrutta la reazione di alcuni sali alla luce ultravioletta. Inserendo la carta fotosensibilizzata mediante sali al di sotto del ghiaccio, in una zona di confine dove il ghiaccio è in scioglimento nel mese di giugno, l’artista otterrà delle istantanee del fenomeno del suddetto cambiamento di stato.

L’obiettivo del progetto è quello di lavorare nello stesso punto per circa 25 giorni, realizzando cianotipie della stessa zona al fine di “fotografare” il fenomeno della liquefazione e, quindi. dell’arretramento del ghiaccio -giorno per giorno- in un determinato luogo.

In tal modo, l’artista ipotizza di produrre un’immagine emblematica del fenomeno del ghiacciaio in arretramento (e della velocità con cui tale processo avviene), con quell’estetica che connota da anni la sua “pittura di paesaggio”. A tale lavoro, per completezza e nell’intento di fornire alla ricerca artistica un supporto scientifico secondo la consueta logica che alimenta il lavoro di Ghezzi, sarà accompagnato un testo del Dott. Biagio Di Mauro del CNR - ISP sullo scioglimento dei ghiacciai in Groenlandia (ad es. sulla velocità dello stesso, sul cambiamento negli anni del fenomeno, sulle possibili cause e conseguenze, ecc..).

All’esito della residenza artistica le creazioni e il testo scientifico (se del caso, accompagnato anche da visualizzazioni grafiche), saranno raccontate, pubblicate ed esposte attraverso i social, i media sia digitali che cartacei, la televisione e una mostra finale che raccoglierà tutta l’esperienza.

L'intera residenza artistica di Roberto Ghezzi sarà ad impatto neutro grazie al contributo di Phoresta Onlus che calcolerà e poi compenserà mediante la piantumazione di alberi tutte le emissioni di CO2 del progetto.







The Greenland Project Roberto Ghezzi

Progetto e residenza d’artista in Groenlandia

Lo scioglimento dei ghiacci tra arte, scienza e sostenibilità



In collaborazione con Biagio Di Mauro del CNR - ISP (Istituto di Scienze Polari)

Curatela: Mara Predicatori

Logistica: Red House by Robert Peroni

Sponsor tecnico: Cartiere Enrico Magnani Pescia

Collaborazione: Phoresta Onlus

Michael A. Robinson | The shape of this is the shape of that


Mercoledì 8 giugno dalle ore 17.00 la Shazar Gallery presenta The shape of this is the shape of that, di Michael A. Robinson. L’artista ha prodotto per la galleria di via P.Scura un intervento site-specific che testimonia un momento di ridefinizione del lavoro del canadese verso nuove e più intime strategie. Le opere in mostra sono frutto delle esperienze fatte durante e dopo il momento pandemico che hanno portato l’artista a focalizzarsi sulle infinite possibilità date dalla condizione di stasi, per cui l’indagine esterna, impossibilitata dalla situazione, diviene scelta volontaria e si trasforma in studio interiore. Lo specchio diventa il mezzo potente per amplificare i risultati di tale studio e così l’installazione in mostra, composta da materiali riflettenti, restituisce il cambiamento della percezione della forma per una realtà cangiante, deviante o distorta.

Sono i materiali, gli oggetti ad assumere un ruolo centrale nella poetica di Robinson che, prediligendo quelli della sua vita quotidiana, ricontestualizza in materiale artistico: in questa operazione di svelamento di oggetti altrimenti nascosti, Robinson pone espliciti interrogativi rispetto a cosa pensiamo sia e non sia arte. Robinson mira, in The shape of this is the shape of that, ad attivare quesiti che indaghino la natura degli incontri con gli oggetti d’arte e, soprattutto, all’importanza della profonda singolarità di questa esperienza. Non meno fondamentali sono le immagini del processo creativo: l’ampio corpus di lavori su carta non rappresenta più una semplice documentazione, ma diventa esso stesso opera d’arte.

È importante capire il cambiamento che questo rappresenta per me”: per uno scultore sono molteplici le variabili da tenere presenti durante il processo creativo, mentre in questo caso l’immagine e il formato dominano tutte le altre considerazioni. Eppure Robinson invita i visitatori ad andare al di là delle valutazioni materiche poiché, e qui avviene il cambiamento, quello che è nell’immagine ha la stessa valenza della sua formalizzazione scultorea: il visitatore è invitato, dunque, a una riflessione sia sul processo fenomenologico, sia sulla soggettività che è – curiosamente – assente alla vista.

The shape of this is the shape of that rimarrà aperta fino al 29 luglio 2022 dal lunedì al venerdì dalle 16.00 alle 20.00 e su appuntamento

Michael A. Robinson vive e lavora a Montreal. Insegna scultura e disegno presso il Department of Visual and Media Arts della L'Università del Quebec a Montreal e recentemente come Artist in Residence a tempo pieno, MFA Sculpture, presso la Concordia University. Ha conseguito un Master of Fine Arts presso l'Université de Paris 1 - Panthéon-Sorbonne. Robinson è un artista multidisciplinare, il suo lavoro include installazioni, disegni e opere basate sull'immagine. I suoi progetti esaminano il gesto creativo e la posizione dell'artista di fronte alle convenzioni del mondo dell'arte. Le recenti mostre personali includono The Object as Evidence, SL Gallery, New York, 2019, The Gift of Oblivion Galerie Diagonale, Montreal, 2018, e Either/And, ad ArtHelix, Brooklyn, New York, 2016. Alcune delle mostre collettive a cui ha partecipato sono Spring Break Art Show NYC, 2020, Other Worlds, Washington Project for the Arts, Washington D.C., 2016 e Diphthong, Shirley Fiterman Gallery, New York, 2015. Le sue opere fanno parte di numerose collezioni pubbliche e private, tra cui il Museé d'art contemporain de Montreal (MAC), il Musée nationale des beaux-arts du Québec e la Canada Council Art Bank.

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Press officer: Graziella Melania Geraci 3475999666 press@shazargallery.com
Shazar Gallery
Via Pasquale Scura 8
80134 Napoli Tel. 081 1812 6773 www.shazargallery.cominfo@shazargallery.com



Shazar Gallery
Michael A. Robinson 
The shape of this is the shape of that
Opening: mercoledì 8 giugno dalle ore 17,00 alle 21,00
Dall’8 giugno al 29 luglio 2022

pubblica: