lunedì 15 aprile 2019

Alfredo Pirri. All’imbrunire

Alfredo Pirri. Per il progetto all’imbrunire, 2019, part. Ph. Francesco Levy


All'imbrunire si accendono le luci della città. 
Con le altre, un lampione fra le due ali del Museo della Città di Livorno. 
Una luce di poco differente che proviene da un globo grande e variopinto posto in cima a un candelabro di cemento e metallo, al centro di giovani piante di bambù che cresceranno fino a diventare un bosco, un edificio verde, un innesto naturale dentro un organismo vivente cittadino. Un luogo dove incontrarsi o stare soli. 

Alfredo Pirri 

L’artista Alfredo Pirri, a seguito di una chiamata e di un sopralluogo a Livorno, con il progetto All’imbrunire corrisponde all’esigenza di coniugare qualità visiva e poetica, decoro e contesto, equilibrio e misura per la corte tra i Bottini dell’Olio e il Luogo Pio. Con questa installazione site specific per la corte del Museo della città l’artista somma infatti due riflessioni e necessità: dare forma ordinata al terreno al centro dei due edifici che costituiscono il complesso museale e caratterizzare l’intervento con una sensibilità altra da quella di un'opera monumentale in senso tradizionale. 

Il progetto ha previsto la piantumazione di un bambuseto, un bosco di bambù, piante erbacee perenni appartenenti alla famiglia delle Poaceae (Phyllostachys nigra boryana) al cui centro è posizionato un lampione elaborato dall’artista. Il bambù, la cui crescita a circa 10 metri avviene in un periodo compreso da uno a due anni, creerà una sorta di bosco regolare nel quale potersi addentrare e raggiungere l’isola centrale illuminata. Secondo la logica che caratterizza gran parte della ricerca di Alfredo Pirri, spesso condivisa con studiosi di altre discipline, anche in quest'opera l’unità dei suoi componenti fondamentali prefigura per la comunità livornese una relazione tra passato e futuro: il recupero e la trasformazione plastica e cromatica di un candelabro della Terrazza Mascagni e, con il colore, la luce e il bambù, la creazione di una scultura vegetale capace di trasparenza tra le architetture, penetrabile dalle persone, dal vento e dalla luce. 

Uno spazio in progress dedicato alla riflessione e all’incontro. 
Nello Spazio Lanterna, utilizzato per la prima volta dall’apertura del Museo, l’installazione è accompagnata da 33 disegni preparatori che Alfredo Pirri ha realizzato sul suo taccuino e trasposto poi su carta cotone. Accanto ai disegni una grande scultura, White Cube, 2006 che, attraverso forme tridimensionali e colore, restituisce la ricerca plastica e luminosa di Alfredo Pirri. Nella volontà dell’artista lo spazio pubblico che precede quello museale e della biblioteca Labronica (Spazio Lanterna perché molto luminoso di giorno, acceso e visibile di notte) diventa così luogo di relazione e visione tra esterno ed interno e di libero incontro. 
L’intervento di Alfredo Pirri si inserisce nel progetto inciampi (14 marzo – 29 settembre 2019) a cura di Paola Tognon per i Musei civici di Livorno. L'inciampo è qualcosa che succede in modo inaspettato, che interrompe il fluire quotidiano delle nostre azioni e dei nostri pensieri. Nei Museo della Città – Luogo Pio Arte Contemporanea gli inciampi sono progetti, opere e installazioni site specific di artisti contemporanei che frammentano la continuità delle collezioni sensibilizzando il nostro passo davanti a inedite risonanze e contrapposizioni. Accanto e insieme agli inciampi, sempre a cura di Paola Tognon, si organizzano una sequenza di talk e dibattiti nei Musei civici di Livorno dal titolo incontri e confronti con l’obiettivo di offrire occasioni di dialogo con artisti, autori e critici in modo libero e diretto. 


A. Pirri_White_Cube_2006_part_Ph. Francesco Levy

SCHEDA del progetto 
All’imbrunire di Alfredo Pirri 
Artista: Alfredo Pirri 
Titolo del progetto site specific: All’imbrunire, 2019 
A cura di: Paola Tognon 
Luogo: Corte e Spazio Lanterna del Museo della Città – Luogo Pio Arte Contemporanea, Livorno 
Team di progetto Antonio Bertelli, Laura Dinelli, Melania Lessi, Paola Spinelli, Ufficio Musei e Cultura, Ufficio Gestione e Manutenzione Verde, Ufficio Illuminazione Pubblica, Livorno. 
Comune di Livorno, Assessorato alla Cultura, Assessorato all’Urbanistica, Musei Civici di Livorno 

Si ringraziano per il sostegno e la consulenza Garden Club per Harborea; Adolfo Di Gabbia, Livorno; Co.Ge.Ser, Pisa; Lucarelli Piante, Perignano; Lumar, Livorno; Galleria Eduardo Secci, Firenze; ASA SpA, Livorno 
Le opere All’imbrunire 2019 e Progetti per All’imbrunire, 2018-19 sono donati dall’artista per le Collezioni dei Musei civici di Livorno 

Alfredo Pirri (Cosenza, 1957) vive e lavora a Roma ed è uno dei più riconosciuti artisti italiani. Il suo lavoro che intreccia pittura, scultura, architettura e installazione, s'impone all'attenzione del pubblico internazionale fin dalla metà degli Anni '80. Partecipa a numerose manifestazioni internazionali, le sue opere sono presenti in importanti collezioni museali. Docente all’Accademia dell’Aquila, Advisor in Visual Art per l'American Academy in Rome, è scelto da AMACI nel 2015 come artista guida della giornata del contemporaneo, nel 2019 partecipa con un progetto artistico a Matera Capitale Europea della Cultura. La materia, la luce, lo spazio e il colore sono i principali strumenti della sua poetica, che vede l'utilizzo della pittura come veicolo di luce e della luce come elemento architettonico e spaziale. Nel confronto armonico con l'architettura e lo spazio urbano Pirri tende costantemente alla costruzione di un luogo archetipale, spazio abitabile e allo stesso tempo dedicato alla funzione pubblica. 

Note sul bambù 
I bambù sono erbacee perenni appartenenti alla famiglia delle Poaceae. Phyllostachys nigra boryana è la specie individuata come più idonea per la realizzazione di questa opera e per il contesto in cui il  bambuseto crescerà. Si tratta di una grande pianta, sempreverde, elegante e flessuosa i cui culmi - verdi con macchie marroni e viola, da cui anche il nome Bambù pelle di serpente - raggiungono i dieci metri.  Le foglie, verdi, strette e appuntite, rimangono vitali per un paio di anni; le radici sono di tipo rizomatoso e di vasta portata: scorrendo sotto la superficie del terreno creano un collegamento vitale fra le canne, dando origine a un unicum in continua evoluzione. Costruire una scultura naturale con il bambù, che si connette nel sottosuolo per offrire in superficie una sorta di bosco plurimo in continua crescita e trasformazione, in grado di sopravvivere senza cure speciali, di restituire grandi quantità di ossigeno per via dell'elevata efficienza fotosintetica, utilizzabile in ogni sua parte - i germogli come cibo per intere comunità e le canne come materiali solidissimi per costruzioni naturali -, rappresenta per Alfredo Pirri la metafora di una comunità . 

Alfredo Pirri
All’imbrunire, 2019
a cura di Paola Tognon
06.04.2019 – 29.09.2019

Museo della Città – Luogo Pio Arte Contemporanea 
Piazza del Luogo Pio - 57100 Livorno 
museodellacitta@comune.livorno.it 
0586-824551 
pegaso.comune.livorno.it 

www.facebook.com/museodellacittadilivorno 
www.instagram.com/museodellacittalivorno 

Musei civici di Livorno: Museo della Città – Luogo Pio Arte Contemporanea 
Antonio Bertelli Dirigente Settore Cultura 
Paola Tognon Direttore scientifico Museo civico Giovanni Fattori e Museo della Città-Luogo Pio Arte Contemporanea 
Laura Dinelli Responsabile Ufficio Musei e Cultura del Comune di Livorno 
Staff Rita Cavallini, Stefania Chimenti, Ursula Galli, Francesca Godioli, Daniela Mannella, Patrizia Neri, Giovanni Neve 
Laterra, Antonietta Squillante 
Didattica Servizi educativi Musei civici di Livorno 
Comunicazione Ufficio Comunicazione e Marketing del Comune di Livorno 
Allestimento Melania Lessi, Comune di Livorno 70m2, Livorno 

Ufficio Stampa 
Cinzia Morgantini 
Ufficio Comunicazione e Marketing - Comune di Livorno 
cmorgantini@comune.livorno.it tel. 0586 820504 

Serena Becagli 
ufficio stampa arte 
sb.comunicazione.arte@gmail.com tel. 339 8754106


venerdì 12 aprile 2019

L’ULTIMA CENA DOPO LEONARDO


Nicola Samorì, "Ultima Cena (interno assoluto)", olio e zolfo su rame, 2019
 ph. amaliadilanno

In occasione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, la Fondazione Stelline ha ideato e realizzato una grande mostra internazionale intitolata L’Ultima Cena dopo Leonardo, che si terrà dal 2 aprile al 30 giugno 2019. Il percorso espositivo prevede la presenza di sei figure chiave della scena artistica contemporanea: Anish Kapoor, Robert Longo, Masbedo, Nicola Samorì, Wang Guangyi, Yue Minjun. La mostra, prodotta dalla stessa Fondazione e a cura di Demetrio Paparoni, uno dei più riconosciuti critici e curatori italiani, è inserita nel palinsesto istituzionale Milano e Leonardo 500, il programma di iniziative e progetti che celebra l’opera e il pensiero di Leonardo in occasione del quinto centenario dalla sua morte, e sarà l’evento di apertura della Milano Art Week 2019 (1-7 aprile). 

Sei grandi artisti internazionali, di diversa tradizione culturale, hanno riletto il tema dell’Ultima Cena a partire dalla raffigurazione che ne ha dato Leonardo, facendone una delle espressioni più alte della nostra cultura, in un originale dialogo tra oriente e occidente. 

L’Ultima Cena dopo Leonardo ha l’obiettivo di sottolineare come l’opera di Leonardo continui a contaminare l’arte contemporanea. Questa mostra include, oltre alla mai esposta in Occidente The Last Supper di Wang Guangyi, opere espressamente realizzate da Robert Longo, Nicola Samorì e da Yue Minjun, un video di Masbedo incentrato sulle mani che hanno restaurato l’opera e un omaggio di Anish Kapoor all’opera di Leonardo. 

«La Fondazione Stelline ha un forte legame con il Genio del Rinascimento», sottolinea il presidente PierCarla Delpiano, «anche grazie al lavoro di Andy Wharol, che ha realizzato la sua ultima serie The Last Supper proprio per le Stelline dove l’ha esposta nella famosa mostra del 1987 in omaggio al Cenacolo, ospitato in Santa Maria delle Grazie, davanti alla sede della fondazione. È sembrato, quindi, naturale rilanciare questa sfida, in occasione delle celebrazioni per i 500 anni dalla morte del Genio, a sei grandi artisti internazionali. Un progetto importante e ambizioso, L’Ultima Cena dopo Leonardo è un significativo omaggio alla contemporaneità di Leonardo, come dimostrano le opere di Anish Kapoor, Robert Longo, Masbedo, Nicola Samorì, Wang Guangyi e Yue Minjun. 

Questa mostra, originale nella sua concezione e dal respiro internazionale, è il contributo che la Fondazione Stelline dedica a Leonardo, icona mondiale di arte, bellezza e genialità. Simbolo della nostra meravigliosa Italia, di una Milano sempre più aperta alla contaminazione culturale e di una Lombardia operosa ed eccellente». 

Trattandosi di una figura geniale e poliedrica, il suo pensiero e il suo lavoro si prestano a fornire spunti per sviluppare linguaggi nuovi e per affrontare tematiche classiche in modo innovativo. Come spiega il curatore Demetrio Paparoni, le presenze in mostra rispondono a precisi criteri: Anish Kapoor è l’artista che più di ogni altro incarna lo spirito leonardesco, incentrando la propria ricerca sul rapporto tra arte e scienza, tra sparizione e apparizione della forma; Robert Longo è l’artista americano che ha ridefinito in chiave attuale una rilettura dei capolavori del passato, facendone espressione del presente. Rendendo palpabile il tema della morte biologica della pittura, Nicola Samorì affronta la narrazione di opere classiche, caricandole di nuovi significati; gli artisti multimediali Masbedo focalizzano la loro attenzione sulle mani di Pinin Brambilla Barcilon, la restauratrice che ha salvato l’Ultima Cena di Leonardo in oltre 22 anni di costante e ininterrotto lavoro. E ancora, Yue Minjun indaga il tema della confusione della mente attraverso l’impenetrabilità dell’immagine sacra; Wang Guangyi, in un grande polittico di sedici metri, che è la più importante rappresentazione dell’Ultima Cena realizzata in tempi recenti in Cina e mai esposta in Occidente, sovrappone l’iconografia leonardesca al paesaggio e alla tecnica pittorica tradizionale cinese del Wu Lou Hen. 

Lo smembramento del “corpo sacro” dell’Ultima Cena di Leonardo ad opera di artisti alla ricerca dei misteri che questo dipinto ancora racchiude ci può regalare infinite rivelazioni, come testimoniano le opere esposte e gli esempi portati nel catalogo che accompagna la mostra (Skira Editore, 24x28 cm, 168 pagg., prezzo di copertina: € 29,00). 

L’ampia indagine critica sulle opere degli artisti che hanno guardato al dipinto di Santa Maria delle Grazie di Milano – Salvador Dalí, Shusaku Arakawa, Mary Beth Edelson, Marlen Dumas, Andy Warhol, Andres Serrano, Vik Muniz, Hiroshi Sugimoto, Zhang Huan, Zeng Fanzhi, Wang Guangyi, Yue Minjun, Robert Longo, Anish Kapoor, Masbedo e Nicola Samorì – e le interviste inedite agli artisti presenti in mostra fanno di questo libro un documento sulla capacità generativa dell’opera di Leonardo. Interviste a cura di Maria Cannarella, Marta Gnyp, Alessandra Klimciuk e Richard Milazzo.

Durante la mostra saranno previste anche visite guidate, di cui verranno dati in tempo aggiornamenti, anche sul sito www.stelline.it 

L’ULTIMA CENA DOPO LEONARDO 
a cura di Demetrio Paparoni 
2 aprile – 30 giugno 2019 

Orario: martedì – domenica, h. 10.00-20.00 (chiuso il lunedì) 
Ingresso a pagamento: € 8 intero; € 6 ridotto 
(ultimo ingresso un’ora prima della chiusura) 
Biglietti online: http://bit.ly/vivaticketprevendita 
Catalogo Skira (24x28 cm, 168 pagg.): € 29,00 
Fondazione Stelline, c.so Magenta 61, Milano 
Info: fondazione@stelline.it | www.stelline.it

giovedì 11 aprile 2019

ZOLLE

Antonello Colonna Resort Spa_photo credit Photosintesi


Aperta al pubblico la prima delle mostre di ZOLLE il nuovo programma di residenze che nasce dalla collaborazione di Antonello Colonna– chef stellato - e Carlotta Mastroianni– art advisor e fondatrice di ADA - che invita gli artisti a immergersi per 20 giorni nella natura dell'Antonello Colonna Resort di Labico e a produrre tre opere d'arte che abbiano come concept l’unione tra uomo e ambiente naturale.

La prima tappa di questa prima edizione, che proseguirà fino a novembre 2019, ha inaugurato con la mostra personale di Alice Paltrinieri, romana, classe ’87, che come afferma l’autore del testo critico Lorenzo Rubini: «lavora direttamente sullo spazio di Labico, ne studia la conformazione materiale ma anche l’essenza quotidiana che anima questo luogo per essere non soltanto a stretto rapporto con il territorio circostante ma una sua estensione. Il lavoro dell’artista va alla ricerca di dettagli minori, spesso passati inosservati e ne sottolinea l’importanza, ai fini di una più complessa conoscenza del luogo, che si traduce in una personale auto-ricognizione». Nella serie “A.C. Labico” la Paltrinieri ricalca le crepe che si sono create nel tempo agli angoli della grande sala espositiva del resort. Ogni riproduzione è allestita a muro accanto alla crepatura dalla quale è stata calcata creando un senso di continuità tra realtà e riproduzione.

ZOLLE nasce per sostenere il lavoro di giovani artisti nati nel Lazio e di riconnetterli con la propria terra. Ad Alice Paltrinieri, in mostra fino al 26 maggio, seguiranno Viola Pantano e Donatella Spaziani.
Le artiste, tutte legate al territorio laziale, risiederanno a turno nel resort, al termine di ogni residenza verrà allestita una mostra nella sala principale del Resort con l'opera realizzata durante il programma ZOLLE ed una selezione della produzione precedente dell'artista, per ripercorrere un percorso ideale di crescita sul territorio. I fruitori avranno l'occasione di immergersi nel Resort di Valle Fredda, realizzato dallo studio dell’architetto Aniello Tasca e ritrovare un contatto primordiale con il territorio. 

«Ci sentiamo separati dalla natura quando ogni giorno entriamo nelle nostre tecnologiche macchine e sporchiamo l'aria che respiriamo, quando radiamo al suolo foreste per costruirne moderni supermercati, quando i nostri bambini sono convinti che il pollo abbia la forma di una crocchetta. Per salvarci da questa scissione – afferma Carlotta Mastroianni - Antonello Colonna ci invita nel suo Resort ecosostenibile, immerso e perfettamente armonizzato con gli elementi naturali e qui, tre artiste, avranno la possibilità di testimoniare il connubio tra uomo e ambiente, attraverso il lavoro della creatività che rispecchia quello del contadino e delle sue zolle».

Alice Paltrinieri - Artista romana, classe 1987. Frequenta il Liceo Artistico in via Ripetta dove viene formata da Cesare Tacchi. Si iscrive all'Accademia di Belle Arti frequentando la classe di scenografia che gli consentirà, per qualche tempo, di fare pratica in ambito cinematografico. Per un periodo la sua esperienza artistica si divide tra Roma e Londra dove lavora per Nina Fowler e Angela de La Cruz. Collabora anche con l'artista statunitense Lawrence Carroll. Tornata a Roma collabora, per tanti anni, a fianco del pittore Mauro Di Silvestre. Attualmente è assistente del Maestro Pizzi Cannella nell'atelier dello storico Pastificio Cerere di San Lorenzo (Roma).

Viola Pantano - Talento multiforme, nasce ad Alatri nel 1987 e sin da giovanissima spazia dalla danza alla performance, dall'installazione alla fotografia fino al video. Nel 2018 viene inserita da Exibart nel volume “222 artisti su cui investire nel 2018”. Da oltre 10 anni è presente nel panorama artistico contemporaneo in numerose fiere e mostre, collettive e personali, tra le più importanti: The unspoken presso la B-Gallery di Roma; Contemporary portraits presso la RGB Gallery di roma, Collettiva Arte Laguna presso le Tese di San Cristoforo dell'Arsenale di Venezia, ha realizzato l'opera Cantiche per il cantautore Vinicio Capossela, Rumor has it presso la residenza reale Villa della Regina di Torino. Dal 2010 è interpete e performer pe ril collettivo artistico [Ritmi sotterranei] diretto da Alessia Gatta.

Donatella Spaziani - Nasce nel 1970 a Ceprano, vive e lavora a Roma. Nel suo lavoro utilizza principalmente il disegno e la fotografia, ma la sua ricerca si estende anche nel campo della scultura, la performance e l’installazione, per approfondire l’intimo rapporto tra lo spazio e il corpo dell’artista, che svuotato della sua vitalità, abbraccia lo spazio circostante in una forma decisa, seppur fragile, di compenetrazione totale. Tra le numerose mostre a cui ha partecipato si ricordano: MoCa–Museum of Contemporary Art, Los Angeles (2010); Expo Universale di Shangai (2010); Industria SuperStudio, New York (2011); National Centre for Contemporary Arts, Mosca (2011); CIAC-Centro Internazionale per l’Arte Contemporanea di Palazzo Colonna, Genazzano (2015); Museo MACRO, Roma (2016).

ADA è una piattaforma web, fondata nel 2018 da Carlotta Mastroianni, dedicata alla consulenza per investimenti in arte moderna e contemporanea e vino da collezione. Gli Art Advisor di ADA assistono il collezionista nei momenti precedenti e successivi l’acquisto, offrendo consulenze su come iniziare a collezionare, su cosa investire e dove acquistarlo, sul valore delle opere, sull'allestimento, sulla richiesta di autentiche fino a risolvere problematiche di tipo legale e fiscale (contratti d’acquisto, IVA sul mercato primario e secondario, diritto di seguito, reddito). ADA è anche attenta ai giovani artisti emergenti poiché crede fermamente che, investire sul loro lavoro, sia il modo più corretto per iniziare a collezionare opere d’arte. Per questo motivo selezioniamo giovani artisti under 40, facendo particolare attenzione alla loro crescita sul mercato dell’arte.


Ufficio Stampa uc communication 
yousee.communication@gmail.com

Chiara Ciucci Giuliani chiaracgiuliani@gmail.com mob: +39 392 917 3661
Roberta Pucci robertapucci@gmail.com mob: +39 340 817 4090

Info e Contatti:
Carlotta Mastroianni info@adadvisor.it

mercoledì 10 aprile 2019

Sabino De Nichilo - Organi da asporto

Sabino de Nichilo, Carne frolla, 2017-2018. ph. Sebastiano Luciano


Caratterizzate da una volumetria morbida e da colori brillanti di gusto pop, le sculture di Sabino de Nichilo sono le protagoniste della mostra intitolata “Organi da asporto”, la prima personale dell’artista a Roma, che viene accompagnata da un catalogo con un testo critico di Lorenzo Madaro. La mostra si inaugura giovedì 11 aprile alle ore 18:30 presso L29 art studio, lo spazio espositivo sito in via Labicana 29e collegato agli studi delle artiste Flavia Bigi, Francesca Romana Pinzari e Gaia Scaramella, e si può visitare su appuntamento fino all’11 maggio. Le sculture di Sabino de Nichilo evocano strutture organiche e possono facilmente ricordare a chi le osserva stomaci, fegati e cuori, ma non rispondono ai canoni di un’anatomia ortodossa. “Organi da asporto”, “Carne frolla” e “Anus” – questi i nomi di alcune serie di opere esposte – sembrano ribellarsi al corpo che li potrebbe contenere e crescono liberamente, a loro piacimento, assecondando un impulso vitale alieno, inconsulto, barbaro. Con il suo sventramento incruento, Sabino de Nichilo rende nobili gli scarti e le frattagliee si adopera affinché i processi digestivi ai quali allude evochino la società dei consumi nelle forme di una vanitascontemporanea, mescolando con sapienza ironia e retaggi alchemici.

“Sono organi, certo. Ma sono anche piccole architetture in cui ritrovare ulteriori suggestioni”, annota Lorenzo Madaro nel catalogo della mostra. “Si compongono nello spazio, spesso a stretto contatto una con l’altra, per formare brandelli di altri possibili corpi. Sono gialle, spesso appariscenti nei verdi, blu, rosse carminio, arancio; talora hanno profili dorati, che conferiscono un’aurea ancor più sospesa nel tempo e nello spazio (l’archeologia dell’effimero); spesso vivono di equilibri e squilibri formali, alcune volte sono corpi autoportanti, altre vivono in una dimensione distesa, necessariamente in relazione con un supporto. Spesso generano (o sono generati) da orifizi smaltati con altri colori, in un contrapporsi costante di complementarietà. Sono le sculture di Sabino de Nichilo, reliquie di mondi distruttiche egli costantemente aggrega, come corpi sfatti o palpitanti. E ogni volta – come questa volta – è una nuova occasione per verificarne le consistenze, nella pelle materica di una ceramica che contribuisce alla stessa genesi di questi lavori”.

Sabino de Nichilo è nato a Molfetta (Bari) nel 1972 e vive a Roma. Inizia il suo percorso espositivo nel 2009 presentando un’installazione nella mostra collettiva “Altrove” negli spazi del centro culturale Rialtosantambrogio di Roma. Attivo per lungo tempo nella scena musicale notturna come dj e nel campo delle arti come curatore di mostre e organizzatore di eventi (è tra i fondatori del progetto curatoriale Casa Vuota), si avvicina alla pratica della scultura sotto la guida di Riccardo Monachesi. “Viscere” è il titolo della sua personale ospitata nel 2018 nelle sale del Museo Archeologico Fondazione “De Palo-Ungaro” di Bitonto (Bari), a cura di Bianca Sorrentino. Tra le collettive più recenti a cui è stato invitato si segnalano nel 2018 le mostre “Domestica” nel sito archeologico delle Case Romane del Celio di Roma, “Crete” al MAAAC Museo Archeologico Arte Contemporanea di Cisternino (Brindisi) e “Trèsors d’un monastére” organizzata da Yannick Guerniou-Laviolette nel Convento dei Domenicani di Muro Leccese (Lecce) e nel 2017 “In Crypta” nel Convento dei Cappuccini di Grottaglie (Taranto). Nel 2018 ha inoltre esposto i suoi lavori alla fiera “Roma d’Arte Expo” nell’ambito del progetto “BACC - Biennale Arte Ceramica Contemporanea”.


INFORMAZIONI TECNICHE:
TITOLO DELLA MOSTRA: Organi da asporto
DOVE: L29, via Labicana 29, Roma
QUANDO: dall’11 aprile all’11 maggio 2019
INAUGURAZIONE: giovedì 11 aprile 2019 ore 18:30
ARTISTA: Sabino De Nichilo
TESTO CRITICO DI: Lorenzo Madaro
INGRESSO GRATUITO
ORARI DI APERTURA: visitabile su appuntamento
INFORMAZIONI: telefono 328.4615638 - 333.6658642 - www.facebook.com/L29artstudio/

Lucio Iezzi. Nel DIsegno della croce


La mostra presenta in un’esposizione inedita site specific cento croci, in una ricerca composta da aspetti diversi. L’ideazione dei simboli è forma di comunicazione, uno schema grafico intende trasmettere in estrema sintesi i valori precipui di riferimento e la Croce è certamente uno dei simboli più espressivi e potenti che moltiplica nel tempo, attraversandolo, il suo messaggio. 

La sua essenziale raffigurazione limitata all’intersezione di due tratti trasmette un potere evocativo straordinario: oltre al richiamo storico, il simbolo della Cristianità induce a forti rimandi trascendenti, come il solco fra morte e resurrezione, fra sacrificio e redenzione, ovvero fra corpo e anima, fra materia e spirito, fra tempo ed eternità, fra dolore e felicità.  Il disegno della Croce è un significante molto profondo, possiede le proprietà intrinseche dell’ideogramma della filosofia del bene e del giusto. Questa proprietà è coinvolgente e trova Lucio Iezzi impegnato in una ricerca del tutto personale, scaturita e condotta come esercizio compositivo. E’ uno studio appassionante ed impegnativo dovendo far coesistere le infinite possibili astrazioni di una ricerca estetica col misticismo che una Croce deve esprimere in qualsiasi sua re-interpretazione. Alcune opere sono sentite dall’autore come modelli di studio destinati ad ambiti architettonici o monumentali. La mostra intende offrire un momento di riflessione sul segno e la sua forza spirituale grazie alla ricerca del designer-architetto-orafo Lucio Iezzi e alla suggestione del luogo. Attraverso l’esposizione delle cento croci realizzate in materie e dimensioni differenti: legno, ferro, acciaio, vetro, argento ed oro, il visitatore avrà modo di leggere in pieno il messaggio della composizione del maestro e di confrontarsi con le emozioni che il segno evoca.
 Questo lavoro è frutto di uno studio introspettivo, un processo mentale di disamina analitica e ricerca avvincente, lo spirito di ricerca si può configurare come uno stadio meditativo dove possono confluire e affiorare percezioni, nozioni, memorie, emozioni, esperienze e la conoscenza della materia in concerto con le abilità manuali danno così forma al pensiero.


COMPLESSO MONUMENTALE DONNAREGINA
MUSEO DIOCESANO DI NAPOLI
Largo Donnaregina, 80138 Napoli 
T. +39 081 5571365

LUCIO IEZZI. NEL DISEGNO DELLA CROCE
A cura di Simona Perchiazzi
dall'11 al 29 aprile 2019

Inaugurazione: 11 aprile alle ore 11.00 nella Chiesa di Santa Maria Donnaregina Vecchia

La mostra sarà aperta al pubblico tutti i giorni tranne il martedì (giorno di chiusura) dalle 9.30 alle 16.30 e la domenica dalle 9.30 alle 14.00


NATURE MATÉRIELLE

Francesca Macina, Vertebrates. Ph. Marino Colucci Sfera

Fondamento dell'esistenza nella sua configurazione fisica e nel suo divenire biologico, principio operante o realtà fenomenica, vita, forza, universo. È la natura in tutte le sue forme, con la materia, la protagonista della mostra “Nature Matérielle” che, a partire dal 13 aprile alle ore 18, sarà possibile visitare nella Galleria Cattedrale di Conversano. 

Cinque gli artisti pugliesi coinvolti nel progetto curato da Nicola Zito, storico e critico d’arte: Miki Carone, Daniela Giglio, Iginio Iurilli, Francesca Macina e Raffaele Vitto. 

A meno di un anno dalla sua apertura, la Galleria Cattedrale ospita ancora una volta grandi artisti del panorama nazionale e giovani talenti. L’idea di uno spazio dedicato all’arte è nato da Lucilla Tauro, studiosa e fondatrice della Galleria. La mostra “Nature Matérielle” nasce dall’incontro con Nicola Zito e ha come focus il rapporto con la natura, come soggetto da studiare ed elaborare, e con la materia, come mezzo espressivo della scultura. Mossi da un’idea non solo oggettuale, ma anche esperienziale e concettuale, i cinque artisti creano le loro opere facendo confluire suggestioni e istanze legate alla propria terra d’origine: la Puglia. Qui la natura, maestosa e potente, ha mostrato tutta la sua straordinaria e materica bellezza, che gli artisti hanno reinterpretato con le loro opere. 

La collettiva rimarrà aperta e visitabile fino a domenica 19 maggio, dal martedì alla domenica, dalle ore 17:00 alle ore 20:00. In seguito saranno comunicate ulteriori aperture straordinarie e l’entrata è libera. 



Iurilli_Sky_blue_Shiver-Ph. Marino Colucci  Sfera

Vitto_Origine-Ph. Marino Colucci  Sfera


NATURE MATÉRIELLE
A CONVERSANO LA MOSTRA DEDICATA ALLA NATURA E ALLA MATERIA
a cura di  Nicola Zito
opere di Miki Carone, Daniela Giglio, Iginio Iurilli, Francesca Macina e Raffaele Vitto. 
Inaugurazione 13 aprile ore 18:00 – Galleria Cattedrale
dal 13 aprile al 19 maggio 2019

Per info
Galleria Cattedrale
Largo Cattedrale, 9/12
70014 Conversano (BA)
+39 080 9672994
info@galleriacattedrale.it

Ufficio stampa
Mariateresa Totaro
+39 338 156 83 00

Laura Labate
+39 338 670 4911

Carone_Kiss_me_baby- Ph. Marino Colucci  Sfera

Giglio_Strappo-Ph. Marino Colucci  Sfera

martedì 9 aprile 2019

L’Archivio del segno. Đanino Božić e Jack Sal


The exhibition L’Archivio del segno. Đanino Božić e Jack Sal (The Sign Archive—Đanino Božić and Jack Sal) revolves around exploring the concept of the archive as a personal memory (archive of the self) and also collective by means of a conceptual approach of repeating the graphic sign. Both artists use a language in which photography is present.

The exhibition also presents an opportunity to celebrate 25 years of the gallery’s activity, some historical works by Jack Sal, an American artist who presented his one-man show, Paper / Negatives, exactly in 1996 at Acta International Gallery and the Croatian artist Đanino Božić, who is exhibiting his Self-Portrait installation and some works of his Metals series in Italy for the first time.

L’idea intorno a cui ruota la mostra L’Archivio del segno. Đanino Božić e Jack Sal è l’esplorazione del concetto di archivio come memoria personale (archivio del sé) e collettiva attraverso un approccio concettuale del segno grafico reiterato. Entrambi gli artisti usano un linguaggio in cui è presente la fotografia.

La mostra è anche un’occasione per festeggiare i 25 anni di attività della galleria con alcuni lavori storici di Jack Sal, artista statunitense che proprio all’Acta International, nel 1996, ha presentato la personale Paper / Negatives e dell’artista croato Đanino Božić che espone per la prima volta in Italia l’installazione Self-Portrait e alcune opera della serie Metals. 
(Manuela De Leonardis)

Đanino Božić (Pula, Croazia 1961, vive e lavora tra Novigrad/Cittanova e Labinci). Si è laureato presso la Facoltà Pedagogica di Fiume nel dipartimento di arti visuali. Si ocupa di pittura, scultura, installazioni e deisegno. Dal 1984 espone in mostre personali e collettive in Croazia e all’estero. 
Tra le mostre recenti: 2015 - Scultori della Mitteleuropa, Spazio Lazzari, Treviso; 2014 - Rencontre Internationale de Painture Tourves; 33° Sculpture symposium “Terra”, Kikinda (Serbia)¸ 2011- Ph6 Koroška galerija Sloven Gradec; 2010 -2014 - Festival vizualnih umjetnosti Arterija Novigrad; 2009-2010 - Moja zemlja Štaglinec; 2008 - Hrvatski trijenale crteža; 2006 - New Delhi, Contemporay Croatian Art; Mediascape Novigrad – Berlin. Tra i numerosi riconoscimenti che ha ricevuto: Rijeka Biennale of Young Artists 1989; International Exhibition of Drawing 2001; Association of Croatian Artists 2001; III Triennale Croata di Disegno, Zagabria 2002. Nel 2012 è stata la prima monografia dedicate al suo lavoro e nel 2013 la sua scultura Fingers è stata allestita nell’Europa Park di Novigrad (Croazia).

Jack Sal è nato a Waterbury (USA) nel 1954, vive e lavora a New York. Nel 1981 l’International Museum of Photography/George Eastman House di Rochester ospita la sua prima personale in un luogo istituzionale. Nel 1986 realizza il ciclo di affreschi nella settecentesca Cappella Gandini (Santa Maria della Maternità) a Montà, Padova e nel 2006 White/Wash II, monumento permanente per le vittime del pogrom del 1946 a Kielce (Polonia). Tra le mostre personali recenti: 2018 - Photography & Technology, Roonee 247 fine arts gallery, Tokyo; 2016 - Building/Block, Stal Gallery, Muscat (Oman); 2014 - Ring/Rings/Ring, MAC - Museum of Contemporary Art, Lissone; 2011 - O/Ring/O, Stiftung für Medien Kunst und Philosophie, Berlino; in/line ARTCore Contemporary Gallery, Bari; Action/Re/Action, Palazzo Morelli, Todi; De/Portees, IIC of Osaka and Kyoto Museum for World Peace, Ritsumeikan University; Jack Sal. Fotogenic Nan Sen, Roonee 247 Gallery, Tokyo; New Works, SoHo Art Gallery, Osaka; De/Portees, IIC New York; De/Portees, Casa della Memoria e della Storia, Roma; 2009 - Re/Vision, ZONE Contemporary Art, New York. Le sue opere fanno parte di numerose collezioni pubbliche, tra cui MOMA - Museum of Modern Art, New York; Ludwig Museum, Köln; Museum moderner Kunst, Wien; Detroit Institute of Art, Detroit; International Center of Photography/ICP, New York; Museum für Kunst und Gewerbe, Hamburg; Museum of Contemporary Photography, Chicago; Stedelijk Museum, Amsterdam; Bibliothèque Nationale, Paris; Israel Museum, Jerusalem; Baltimore Museum of Art, Baltimore; Center for Creative Photography, Tucson; Kunsthalle, Bielefeld, Bielefeld; Istituto Nazionale per la Grafica, Roma.
La mostra ha il patrocinio della Repubblica di Croazia - Ministero della Cultura e del Muzej - Museo Lapidarium, Novigrad / Cittanova

L’Archivio del segno. Đanino Božić e Jack Sal
a cura di Manuela De Leonardis
Dal 13 al 30 aprile 2019
Acta International, Roma
Direzione: Giovanna Pennacchi
via Panisperna, 82-83 – 00184 Roma
dal martedì al sabato – ore 16-19,30
info@actainternational.it
www.actainternational.it
Tel. 06 4742005