lunedì 29 aprile 2013

Pier Paolo Pitacco_Digital Polaroid al MIA - MILAN IMAGE ART FAIR



Pier Paolo Pitacco sarà presente con il progetto " Digital Polaroid" al MIA - MILAN IMAGE ART FAIR, stand 5 Padiglione 4,presentato da The Format - Contemporary Culture Gallery- Milano.
Tutto iniziò nel 1929, Edwin Land brevettò una pellicola per lo sviluppo istantaneo che conteneva i chimici necessari per lo sviluppo diretto all'interno dello stesso supporto, permettendo così di ottenere l'immagine positiva pochi minuti dopo l''esposizione.L'origine della fotografia digitale risale alle esplorazioni spaziali e alla necessità di trasmettere a lunghissima distanza le immagini riprese dai satelliti artificiali e dalle missioni spaziali.Oggi abbiamo a disposizione un mezzo con il quale scattare migliaia di foto e che possiamo portare in una tasca, senza bisogno di pacchi di polaroid o pellicole e con la possibilità di cambiare anche ottiche e pellicole! Si tratta, a tutti gli effetti, del primo vero apparecchio fotografico per istantanee,l’ i-phone 4 e successivi. Questo progetto nasce dalle nuove possibilità create dall’applicazione per i-phone “Hipstamatic”.Una nuova versione digitale delle vecchie polaroid. Un vero e proprio “revamping”. Questa applicazione rinnova e supera l’idea stessa della istantanea.
L’autore di scatti fotografici è diverso dal vero fotografo nel fatto che la complessità del suo apparecchio gli procura piacere. Le immagini di Pitacco , pur utilizzando l’apparato meno complesso oggi inventato , non sono mai amatoriali e banali, ma riflettono la visione autobiografica dell’autore , la metafora della vita umana, nelle sue innumerevoli sfaccettature, incontrando lo sguardo dei fruitori ed allargando la nostra visuale.
Il progetto non guarda al passato come fonte di ispirazione o come operazione di ripescaggio
di vecchie e affascinanti tipologie artistiche. Anzi, al contrario, proietta nel presente e guarda al futuro con la possibilità (mai avuta prima) di utilizzare quello che possiamo considerare
il primo apparecchio fotografico per istantanee.

Sono serie di 15 immagini , che raccontano il nostro incedere quotidiano, come landscape urbani, garbage, grafica industriale e architettonica, ma anche la sfera intima, erotica, poetica ed astratta.


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Amalia di Lanno

Ivana Spinelli_Baustelle



 
Beo_Project il primo spazio espositivo italo serbo, vi invita venerdì 10 Maggio dalle 19:00 alle 22:00, alla personale di Ivana Spinelli | Baustelle.
La galleria è aperta dal lunedì al venerdì dalle 10:00 alle 14:00, gli altri giorni su appuntamento.
Baustelle traduzione dal tedesco Cantiere, è un lavoro sulla casa immaginata, l’idea di un luogo progettato "a priori", un luogo di lavoro temporaneo, in contrapposizione al prodotto che ne consegue: la casa per l'appunto.
L'artista si sofferma proprio sul processo provvisorio di progettazione e costruzione.
Baustelle sono lavori in corso, di quelli che sembrano non finire mai, alienati dalla razionalità, tra progetto e sogno.
La leggerezza e la flessibilità sono le caratteristiche da cui questa fase progettuale non può prescindere. La leggerezza, infatti, garantisce velocità e facilità di impianto, così come velocità e facilità di disarmo.
Baustelle, tentativi simultanei di apertura e di difesa. Un edificio come un fortino, un gioco, o una fortezza Bastiani, nell’attesa eterna di nemici o di amici da accogliere?
Un lavoro sulle relazioni, il cantiere come metafora dei rapporti sempre in costruzione, un territorio circoscritto in cui i rapporti sono reversibili e suscettibili al cambiamento.
Espressione contemporanea di una realtà in bilico tra il reale e il virtuale, dove forse non è necessario edificare con porte, finestre e tetto in quanto la repentina mutevolezza dei confini relazionali ci da la possibilità di andare oltre.

Ivana Spinelli
Nata nel 1972 in Ascoli Piceno. Vive fra Berlino e Italia.
2005 Diploma Belle Arti Macerata. 2004 Eramus presso University of Luton.
Premio New York 2005
Mostre Personali Selezionate: 2012 “Loverrs/Fuckerrs” Oltre Dimore Gallery, Bologna. 2007 “Global Pin-Up Fetish Party” Museo Laboratorio La Sapienza MLAC, Roma. 2006 “Global Pin-Up Bazar” Galleria Fuorizona, Macerata. 2005 “Global Sisters” O. D’Aponte, Italian Accademy of Columbia University, New York. 2002 “Chez Moi. Questo rosa è una messa in atto”, Studio Mascarella, Bologna.
Mostre Collettive Selezionate: 2012 “Fotografia Europea 012/ Dalla parte delle donne” Galleria Parmeggiani, Reggio Emilia. 2012 “Fragile per Sempre” Palazzo Incontro, Roma. 2011 “Ente Comunale di Consumo” Galleria Nazionale Palazzo Arnone, Cosenza. 2011 “Premiata Officina Trevana” Palazzo Lucarini Contemporary, Trevi. 2011 “Global Fight Club” Meinblau, Berlin. 2010 “Ente Comunale di Consumo” Museo CIAC, Genazzano Rome. 2010 “Il Caos#2” San Servolo Venezia. 2009 “The Aesthetics of Terror/Embedded Art” Akademie der Künste, Berlin. 2008 “Tutto in un giorno” Sala delle Colonne, Milano. 2008 “Primavere del Bianco” Rabindranath Tagore Centre, Calcutta, India.
Workshop: 2007 Ursula Biemann workhsop, 1:1projects, Roma. 2009 Franko B workshop, ABA, Macerata.
 
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Beo_Project first italian-serbian expositive space in Belgrade, is pleased to invite you, on Friday 10th May from 7pm to 10pm to the exhibition of Ivana Spinelli | Baustelle.
The exhibition is open from monday to friday 10am-2pm, other day by appointment.
Baustelle a German word for "work in progres", is a work about imaginary house with aim to create the idea of a place designed "a priori", for the purpose of temporary working, as opposed to the real house itself. The main focus of the artist is on the processes of designing and construction.
Baustelle - work in progress, never endless process always divided between the realisation of a project and the original idea.
The main features of this phase are the easiness and flexibility which provide the simplicity of construction, but also the efficiency in process for the deconstruction.
Baustelle the constant struggle and attempt to carry through, perhaps as the Bastiani fortress, always awaiting people, enemies or friends, to serve its purpose?
In order to understand the process of building relations, Baustelle is a metaphor for the relationships with are always under construction. Limited area in which the relations are reversible and subject to change.
Contemporary expression of reality is the balance between the real and the virtual, where perhaps doors, windows and roof are no needed in the construction due to sudden changing of nature, expanding the limits and possibilities to go.

Ivana Spinelli
Born in 1972 in Ascoli Piceno. Lives in Berlin and Italy.2005 BA Fine Arts in Macerata. 2004 Erasmus at the University of Luton.
New York Prize 2005
Selected Solo Exhibitions: 2012 "Loverrs / Fuckerrs" Beyond House Gallery, Bologna. 2007 "Global Fetish Pin-Up Party" Museo Laboratorio MLAC La Sapienza, Rome. 2006 "Global Pin-Up Bazar" Gallery Fuorizona, Macerata. 2005 "Global Sisters" O. D'Aponte, Italian Academy of Columbia University, New York. 2002 "Chez Moi. This rose is a put in place, "Mascarella Studio, Bologna.
Select Group Exhibitions: 2012 "European Photography 012 / On the women's" Galleria Parmeggiani, Reggio Emilia. 2012 "Fragile Forever" Palazzo Incontro, Rome. 2011 "Body Municipal Consumer" National Gallery Palazzo Arnone, Cosenza. 2011 "Premiata Officina Trevana" Palazzo Lucarini Contemporary, Trevi. 2011 "Global Fight Club" Meinblau, Berlin. 2010 "Body Municipal Consumer" CIAC Museum, Genazzano Rome. 2010 "Chaos # 2" San Servolo Venice. 2009 "The Aesthetics of Terror / Embedded Art" Akademie der Künste, Berlin. 2008 "All in a day" Columns Hall, London. 2008 "White Springs of" Rabindranath Tagore Centre, Kolkata, India.
Workshop: 2007 Ursula Biemann workhsop, 1:1 projects, Rome. Franko B workshop 2009, ABA, Macerata.
 
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Beo_Project prvi italijansko-srpski izlagački prostor u Beogradu ima zadovoljstvo da Vas pozove na otvaranje izložbe, Baustell | Ivana Spinelli u petak 10.maja 2013. u 19h.
Beo_Project, Kalenićeva 4, Beograd. Radno vreme: Ponedeljak – Petak, 10h – 14h
Baustelle, nemačka reč za "radovi u toku", je delo o zamišljenoj kući sa ciljem da se stvori ideja, odnosno mesto konstruisano "аpriori", za potrebe privremenih radova, nasuprot kući kao domu. Umetnički fokus se bazira na procesu projektovanja i izgradnje.
Baustelle - radovi u toku, beskonačan proces podeljen između realizacije projekata i originalne idelje.
Glavne karakteristike ove faze su lakoća i fleksibilnost koji obezbeđuju jednostavnost konstrukcije ali i dekonstrukcije.
Baustelle, poput sinonima za konstantnu borbu i realizaciju, metafora za tvrđavu Bastiani, koja uvek iščekuje ljude, neprijatelje ali i prijatelje kako bi služila svrsi.
U procesu izgradnje odnosa, Baustelle je sinonim za stalnu nadogradnju ljudskih odnosa, ograničen prostorom u kome su ti procesi reverzibilni i promenljivi.
U savremenom jeziku, stvarnost označava sponu između realnog i virtuelnog, gde vrata, proziri i krov nisu potrebni u procesu konstruisanja kuće, usled iznenadnih promena u prirodi, pomeranja granica i mogućnosti da se ide dalje.

Ivana Spinelli
Rođena 1972 u Ascoli Piceno. Trenutno živi i radi između Berlina i Italije.
2005 BA lepih umetnosti u Macerata. 2004 Erazmus na Univerzitetu u Lutonu.
Njujork Nagrada 2005
Odabrane Samostalne Izložbe: 2012 "Loverrs / Fuckerrs", Beyond House Gallery,Bolonja,Italija. 2007 " "Global Feti
sh Pin-Up Party",Muzej Laboratorio MLAC La Sapienza, Rim, Italija. 2006 "Global Pin-up Bazar" Galerija Fuorizona, Macerata, Italija. 2005 "Global Sisters" O.D'aponte, Italijanska akademija Univerziteta Columbia u Njujorku. 2002 "Chez Moi.This rose is a put in place, "Mascarella Studio, Bolonja, Italija.
Odabrane grupne izložbe: 2012 "European Photography 012 / On the women's", Galerija Parmeggiani Reggio Emilia. 2012 "Fragile Forever", Palazzo Incontro, Rim, Italija. 2011 "Body Municipal Consumer", National Gallery Palazzo Arnone, Kosenza, Italija. 2011 "Premiata Officina Trevana", Palazzo Lucarini Contemporary, Trevi, Italija. 2011 "Global Fight Club", Meinblau, Berlin Nemačka. 2010 "Body Municipal Consumer", CIAC Museum, Genazzano Rim, Italija. 2010 "Chaos # 2", San Servolo Venecija, Italija. 2009 "The Aesthetics of Terror / Embedded Art", Akademie der Künste, Berlin Nemačka. 2008 "All in a day", Columns Hall, London Velika Britanija. 2008 "White Springs of", Rabindranath Tagore Centre, Kalkuta, Indija.
Radionice: 2007 Ursula Biemann workhsop, 01:01 projekti, Rim. Franko B radionica 2009, ABA, Macerata.
 

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Amalia di Lanno

CAM MUSEUM_Io speriamo che me la cavo

CAM MUSEUM
Io speriamo che me la cavo
Un progetto di video arte in occasione dell’ottava edizione di MAGMART

presentazione video dal 4 al 24 aprile 2013
inaugurazione venerdì 3 maggio 2013 ore 19.00
dal 3 maggio al 9 giugno 2013
visita guidata sabato 4 maggio ore 18.00 (prenotazione obbligatoria)

In un Paese all’empasse, con un evidente scollamento tra la politica ed il Paese reale, schiacciato tra “Saggi” improbabili, “Cyber-Movimenti” e “Partiti” commissariati. Dove le “Mafie” prosperano e la “Corruzione” dilaga “Io speriamo che me la cavo” sembra essere una chiamata alle armi.

Dopo la chiusura di innumerevoli spazi culturali e l'attentato che ha visto la dissoluzione nel fuoco della Città della Scienza di Napoli, il futuro per l'arte e la cultura appare sempre più incerto e pieno di insidie. Il museo CAM, sempre in prima fila per la difesa della cultura, lancia la proposta “Io speriamo che me la cavo” invitando ad esprimere attraverso un video di 30 secondi le speranze, le illusioni, i progetti e le iniziative possibili per “cavarsela” in un momento di crisi. Cellulari, i-pad, webcam, telecamere professionali o altri strumenti saranno i mezzi utili per partecipare e creare video d'arte ironici o impegnati. In occasione dell'ottava edizione del festival internazionale di videoarte MAGMART, “Io speriamo che me la cavo” affianca l'evento principale divenendone una propaggine ispirata agli ultimi tristi episodi napoletani. La voce di chi desidera ancora produrre educazione e conoscenza si materializzerà in immagini video e verrà proiettata al CAM venerdì 3 maggio 2013 alle ore 19.00, sera dell'inaugurazione di MAGMART. Il materiale video, che deve pervenire dal 4 al 24 aprile 2013, deve essere caricato su Youtube, e postato a cura dei partecipanti sulla pagina Facebook creata per l'occasione.
(http://www.facebook.com/pages/Io-speriamo-che-Me-la-Cavo/602507349778282?ref=hl )

Per sabato 4 maggio 2013, alle ore 18.00, è prevista una visita guidata delle sale del CAM e la visione dei video vincitori di “MAGMART” e di “Io speriamo che me la cavo” accompagnati da un aperitivo. Prenotazione obbligatoria +39 393 4113980.

ENGLISH

After uncountless cultural spaces closure and the outrage which led to the dissolution because of fire of the Neapolitan "City of Science", the future for art and culture seems more and more uncertain and full with dangers . CAM museum, always participating to culture defence, is now proposing "I hope I'll get off" an invitation to express through 30 seconds videos possible hopes, illusions, projects and undertakings to "get off" in a period of crisis. Mobile phones, i-pads, webcams, professional cameras or other instruments have to be used to participate and create ironical or committed art videos. On occasion of the eight edition of the International videoart festival Magmart, “I hope I'll get off" will come along the main event becoming part of it as inspired by the latest sad Neapolitan episodes. the voices of those still longing to produce education and knowledge will take form through video images and will be projected at CAM on Saturday May the 4th, the opening night of Magmart. The video material has to be sent between April the 4th and the 24th, loaded on Youtube, and posted by the participants of the dedicated Facebook page.
(http://www.facebook.com/pages/Io-speriamo-che-Me-la-Cavo/602507349778282?ref=hl )

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Amalia di Lanno

CORTESI CONTEMPORARY nuovo spazio espositivo.




CONFERENZA STAMPA - Arte Italiana '60-'90 

CORTESI CONTEMPORARY 

Mercoledì 15 maggio 2013 alle ore 11.30

Via Frasca 5, CH-6900, Lugano, Svizzera

alla conferenza stampa di presentazione del nuovo spazio espositivo.
La galleria sarà inaugurata con la mostra collettiva Arte italiana ’60-’90, un percorso espositivo di dialogo tra le opere di alcuni tra i maggiori protagonisti della scena artistica italiana.

Artisti in mostra: Alighiero Boetti, Agostino Bonalumi, Enrico Castellani, Sandro Chia, Dadamaino, Nicola De Maria, Lucio Fontana, Piero Manzoni, Fausto Melotti, Maurizio Mochetti, Ugo Mulas, Gastone Novelli, Mimmo Paladino, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Arnaldo Pomodoro, Paolo Scheggi, Mario Schifano, Ettore Spalletti.
                 
Seguirà rinfresco.
RSVP entro l’8 maggio a info@cortesicontemporary.ch

L’esposizione è accompagnata da un catalogo, edito da Mousse Publishing, con testo di Michele Robecchi, presente per l’occasione.


Cortesi Contemporary

 Via Frasca 5
 CH - 6900 Lugano
 +41 919214000


grazie il sito dell'arte

Sayaka Ganz - Danze della natura






Cecina (LI) - dal 30 gennaio al 26 maggio 2013


Sayaka Ganz - Danze della natura
a cura di :   Alessandro Schiavetti

La mostra Sayaka Ganz. Danze della Natura è organizzata dalla Fondazione Culturale Hermann Geiger di Cecina (Livorno) e curata da Alessandro Schiavetti, direttore artistico della Fondazione. È la prima personale in Italia di Sayaka Ganz, artista di origini giapponesi e di fama internazionale, nata a Yokohama, ma residente da diversi anni negli Stati Uniti.
Sayaka recupera e classifica un universo di plastica ritrovando agli oggetti una nuova funzione, eminentemente estetica, come parte costitutiva di meravigliose opere figurative. La sua arte “si fa” con oggetti in plastica di uso quotidiano, reperti anonimi e banali del nostro presente che sono stati gettati via.
Questo processo creativo è influenzato sia dalla cultura giapponese che dalla vita vissuta: secondo le antiche credenze shintoiste anche gli oggetti hanno un’anima e ai bambini giapponesi viene insegnato che gli oggetti buttati via prima del tempo nella notte piangono nel cestino dei rifiuti. Sayaka ha trascorso la sua infanzia in Giappone, poi all’età di 9 anni si è trasferita in Brasile con i genitori. Tornata di nuovo in patria a 13 anni, si è spostata in seguito a Hong Kong per poi decidere di studiare arte all’Università dell’Indiana, negli Stati Uniti, dove tuttora vive. Questi trasferimentQuesto spostarsi i continui hanno spinto l’artista a ricercare intorno a lei un senso di appartenenza e un ambiente armonico: dare nuova vita ad elementi di scarto, trasformandoli in una forma organica che sembra in movimento, dona a Sayaka un senso di pace e serenità poiché questo processo le dimostra che ogni pezzo, apparentemente ormai inutile e senza legami con ciò che lo circonda, può trovare un proprio equilibrio, una propria collocazione. Ogni oggetto trascende la sua originaria funzione, dando origine ad una figura animale che sembra viva.
Per le sue sculture l’artista si lascia ispirare dalla forma degli oggetti stessi e dal mondo naturale, realizzando alla fine un’unione tra l’universo artificiale dei prodotti umani e quello della natura. L’artista studia inizialmente l’aspetto dell’animale da realizzare, poi crea per prima cosa un’armatura in fili di acciaio saldati sulla quale successivamente fissa i vari utensili di plastica, fino a quando l’insieme degli oggetti non assume la forma di un animale in movimento, dalle gamme cromatiche incredibili e dalle forme filamentose. 
Da quando esattamente cento anni fa, nel 1913, Marcel Duchamp esponeva la celebre “Ruota di bicicletta”, l’oggetto “tale e quale”, l’extra artistico, è entrato prepotentemente nel mondo dell’arte. Da quel giorno, parafrasando la celebre affermazione di Angela Vettese, l’arte “si è fatta con tutto”: infiniti sono stati e sono i materiali possibili e il loro modo d’impiego. Rottura o obsolescenza tecnologica condannano a un tempo d’esistenza effimero i prodotti della società industriale, società dei consumi.
Quella di Sayaka Ganz è arte dell’accumulo, arte del riciclo e scultura squisitamente figurativa a un tempo; per lei l’oggetto è, al tempo stesso, rappresentativo di un vissuto esistenziale non concluso ed elemento discreto che si combina, cristallizzandosi in forme suggestive e naturalistiche.
Il percorso espositivo comprende, oltre a sei grandi gruppi di sculture di animali realizzati da Sayaka Ganz, anche alcuni gruppi di “Luminariales”, installazioni coloratissime in plastica riciclata, illuminate e messe in movimento grazie alla collaborazione con Jim Merz, artista originario di Portland e dedito all’arte cinetica, che da 3 anni collabora con Sayaka per la creazione di queste opere.
La mostra, allestita nella Sala Espositiva della Fondazione Geiger in Piazza Guerrazzi 32 a Cecina (Li), resterà aperta al pubblico da sabato 30 marzo fino a domenica 26 maggio 2013, tutti i giorni dalle 16:00 alle 20:00, con ingresso gratuito.


Sayaka Ganz è una scultrice  giapponese. E 'nata a Yokohama, in Giappone ed è cresciuta vivendo in Giappone, Brasile e Hong Kong. Ganz identifica una forte influenza giapponese nel suo lavoro, anche se è cresciuta in diversi paesi. Durante i suoi studi BFA presso l'Indiana University Bloomington ha esplorato lvissutaa ceramica la grafica d'arte, prima di determinare la scultura e la saldatura come i suoi veicoli espressivi di scelta. Ha incontrato e sposato il marito Christopher Ganz, artista e professore in grafica d'arte, durante il suo tempo a Bloomington. Tra il 2002 e il 2012 ha insegnato disegno e corsi di disegno presso l'Indiana University-Purdue University Fort Wayne (IPFW). Ha vissuto e lavorato in Indiana per 15 anni.
FONDAZIONE HERMANN GEIGER
Corso Giacomo Matteotti 47 (57023)
+39 0586631227 , +39 0586631227 (fax)
Report
Massimo Nardi

Simona Morgantini_Mandala del Sorriso irradiante

Un’esplosione di energia e un’immensa carica positiva contraddistinguono l’opera e il carattere di Simona Morgantini. Una voglia di vivere che l’artista trasmette inconsapevolmente a ogni persona con cui viene a contatto. Tuttavia, dietro quell’incontrollata esuberanza si nasconde un esigente bisogno di ritrovare l’ordine naturale delle cose. Una necessità che spinge la pittrice ad avvicinarsi alla filosofia yoga olistica, sua fonte d’ispirazione. Una dottrina, questa, imperniata sull’idea di un esistente equilibrio dialettico tra corpo e anima, tra progresso tecnologico e spiritualità da cui deriva l’attenzione verso le politiche ambientali, la democrazia dell’informazione, il rifiuto della guerra, il vegetarianismo.

Partendo da tale cultura Simona focalizza la sua ricerca artistica nella creazione di opere in cui ricorre costantemente l’elemento archetipo junghiano del mandala situato sia al centro della composizione pittorica, sia a contorno di soggetti pop proposti attraverso la tecnica del collage fotografico. Simbolo molto diffuso nella maggior parte delle religioni antiche, il mandala riveste un significato spirituale e rituale nel Buddhismo e nell’Induismo. Mandala è, infatti, un vocabolo di origine sanscrita letteralmente tradotto come «essenza» (MANDA) e «possedere» o contenere (LA), ovvero il cerchio eterno della vita la cui forma circolare produrrebbe un effetto positivo in chi lo osserva. Nonostante ciò, occorre riconoscere la presenza di emblemi tondeggianti anche nel mondo occidentale, come già asserito dal discepolo di Freud: dalle rappresentazioni del Cristo in mandorla, ai rosoni delle cattedrali medievali, dalle antiche raffigurazioni dell’Ouroborus, al sistema geocentrico del Paradiso dantesco. Legami sotterranei che confermano la tesi junghiana dell’esistenza di un inconscio collettivo e dell’infinito flusso di rapporti esistenti tra oriente e occidente, mondi lontani eppure molto vicini.
Mentre Jung utilizza il mandala come strumento per avvalorare la sua tesi circa l’esistenza di un inconscio collettivo, Simona adopera il medesimo segno col fine di riallacciarsi alla sua impulsività, alla sua interiorità più profonda che, in fin dei conti, risulta essere inscindibilmente condizionata dall’universo a lei circostante.
L’influsso della tradizione del Sol Levante torna anche nell’utilizzo degli acrilici, le cui tinte calde o fredde sono scelte dalla Morgantini secondo il suo umore, connettendosi direttamente ai sette chakra del corpo umano. L’equilibrio espresso attraverso toni giustapposti sulla tela corrisponde al bilanciamento emozionale dell’artista con la propria anima.

Per l’occasione l’artista ha appositamente realizzato un grande mandala, posizionato al centro del quadro. Un enorme sole, un occhio che guarda e spia lo spettatore incuriosito quanto il passante frettoloso, richiamando per certi versi le sensazioni suscitate dai lavori dell’Arte Psichedelica degli anni Settanta. Rosso e giallo, colori primari e simboli di vitalità, dolcemente ammorbiditi dall’arancio ma senza sottrarre quella luminosità che caratterizza le sue opere, impreziosite con perle e glitter. Gradazioni piacevoli connesse al secondo chakra, localizzato nel ventre e collegato al desiderio, alla sessualità e alla procreazione. Un generale risveglio dei sensi esplicitato metaforicamente, tramite l’opera, e concretamente, poiché frutto della stagione primaverile.
Un tempo biologico che, nelle opere di Simona, sembra essersi fermato nell’instante dell’esecuzione dell’ultima pennellata. Ne deriva un silenzio ancestrale che induce l’osservatore a rivivere quello stato di armonia primordiale tra se stesso e l’ambiente circostante.
-Maila Buglioni

Simona Morgantini nasce a Livorno, attualmente vive e lavora a Roma.

Dal 29 aprile al 5 maggio 2013
Inaugurazione 29 aprile 2013, ore 18.30
La mostra è visibile 24 ore su 24

Info: 349 8172504 - 06 68809645 - www.operaunica.eu

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Amalia di Lanno

Guido Van Der Werve_ Directing Art as a Music e OGNI COSA A SUO TEMPO_CAP. VI, ATTO I (RESUME AND REBIRTH)





Guido Van Der 
WERVE
DIRECTING ART AS A MUSIC

18.05.2013 – 16.06.2013
A cura di Stefano Raimondi e Mauro Zanchi
Con la collaborazione di Irene Boyer
e Elena Tosi


Inaugurazione | sabato 18 maggio 2013, ore 10.00

Sala Piatti, Via San Salvatore 6, Città Alta, Bergamo

Orari e sedi
Basilica di Santa Maria Maggiore, Piazza Vecchia, Città Alta, Bergamo
Palazzo della Misericordia, Via Arena 9, Città Alta, Bergamo
Venerdì e Domenica 15.00 – 18.00 (visite guidate ogni ora)
Sabato 11.00 -13.00 / 15.00 – 18.00 (visite guidate ogni ora)
Altri giorni solo su appuntamento

Directing Art as a Music, mostra personale di Guido van der Werve, uno dei più significativi artisti della scena internazionale, rappresenta un’occasione unica per vedere tre importanti video realizzati dall’artista: partendo da ‘Nummer zeven, the clouds are more beautiful from above’, passando per ‘Nummer acht, everything is going to be alright’ per arrivare all’ultimo ‘Nummer veertien, home’, un video capace di sintetizzare tutta la ricerca dell’artista.
Guido van der Werve, olandese classe 1977, ha esposto in importanti musei quali il MoMA di New York, la Hayward Gallery di Londra, l’Hirshhorn Museum di Washington, la Kunsthalle di Basilea.
Promossa dalla MIA – Congregazione della Misericordia Maggiore, la mostra è organizzata da BACO, acronimo di Base Arte Contemporanea Odierna, un gruppo aperto di lavoro la cui finalità è il dialogo e il coinvolgimento di operatori della cultura locale, nazionale e internazionali attraverso la promozione dei più significativi linguaggi e sperimentazioni della cultura artistica contemporanea. La mostra è realizzata in collaborazione con la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea e The Blank Bergamo Contemporary Art, con il sostegno ufficiale della Fondazione Credito Bergamasco e il supporto della Isocell S.p.A.

La mostra si svolge in una doppia sede, la Basilica di Santa Maria Maggiore, i cui matronei hanno già ospitato negli ultimi anni le mostre di arte contemporanea legate al progetto “Ogni cosa a suo tempo” e il vicino Palazzo della Misericordia, sito nel cuore di Città Alta. Come spiegano i curatori Mauro Zanchi e Stefano Raimondi questa scelta ha molteplici significati: aprire un confronto
e instaurare una relazione con diversi luoghi e istituzioni, proseguendo nell’idea di un network aperto e di un’arte diffusa, capace di avvicinarsi allo spettatore, considerare i luoghi non solo come dei contenitori ma esplicitare un dialogo tra lo spazio e l’opera.
Da qui la scelta di allestire la mostra di Guido van der Werve, che ha nella musica, nella spiritualità e nel rapporto tra l’uomo e l’infinito le tematiche chiave, in un ex-conservatorio musicale, quale è il Palazzo della Misericordia e in uno spazio intrinsecamente legato a queste tematiche come la Basilica di Santa Maria Maggiore. Guido van der Werve instaura un peculiare rapporto con la tecnologia; lui stesso rivela di dirigere, all’interno dei suoi video, l’arte come la musica (“arts direct as a music”); formatosi infatti come pianista, mira a elaborare un linguaggio visivo e concettuale che sia diretto e invisibile come quello della musica. Basa i suoi lavori su performance personali, estreme, talvolta bizzarre, giocando sul continuo passaggio dal piano del reale a quello del fantastico, ragionando sempre sull’essere “nel mondo”, sulla finitezza del corpo, sul concetto di fatica e sforzo per superare la finitezza e la morte. Unisce musica, spesso da lui composta, con prove solitarie in cui cerca di superare il proprio limite, come nel video ‘Nummer veertien, home’, in cui compie un triathlon di mille miglia in solitario; o riflette sul rapporto uomo-natura con esempio in ‘Nummer negen, the day I didn’t turn with the world’, dove l’artista è rimasto per ventiquattro ore in piedi nel punto esatto dove al Polo Nord l’asse interseca la superficie terrestre, girando su se stesso in senso orario mentre la terra sotto di lui girava in senso antiorario.
Segnati da paure e blocchi emotivi i video-film divengono documentazioni in uno stile freddo, impassibile, capace però di rivelare uno spirito profondamente romantico.
’Nummer zeven, the clouds are more beautiful from above’ (2006) vede l’artista intento a riflettere su un frammento di meteorite. Il film si apre con le parole da lui pronunciate in inglese su una schermata nera. Ricorda quando da bambino rimaneva sveglio per vedere le stelle cadenti per esprimere ripetutamente un desiderio che però non si realizzava mai. Il film prosegue con l’artista
intento a eseguire all’interno della sua abitazione un rituale: inserire un frammento di quel ‘corpo extraterrestre’ (stella cadente) in un piccolo razzo spaziale. Il rito prosegue poi all’esterno, in un prato deserto, e si conclude con il lancio e il ritorno del frammento nell’universo. Questo lavoro mira a ristabilire l’ordine preciso delle cose: ognuno ha un giusto posto nell’universo. Il posto
del meteorite-frammento è il luogo d’origine di ogni desiderio. ’Nummer acht, everything is going to be alright’ (2007). L’intera scena si articola su uno dei limiti estremi della terra: il Golfo
finlandese di Botnia, nel Polo Nord, in cui dominano solo due elementi: una nave rompighiaccio e l’artista. L’una segue l’altro, stando a una quindicina di metri di distanza, in un cammino silenzioso nel mare di ghiaccio. Non c’è musica ma solo i sordi tonfi della nave provocati dal suo spostamento. L’artista sembra guidare l’immensa scatola d’acciaio verso una meta solo a lui conosciuta, o forse è un semplice deambulare all’interno di un limite; non un tentativo di superamento di esso ma piuttosto la ricerca di comprendere ciò che il limite stesso rappresenta. Si crea così un’ ambientazione surreale e viene trasmessa una sensazione ipnotica e meditativa. L’artista esprime una metafora della condizione esistenziale, si spinge oltre a ogni chiara comprensione. Segue ancora una volta la propria odissea interiore in uno spazio deserto e immerso in solitudine, con la consapevolezza però che in questo caso ‘tutto sembrerebbe andare per il meglio’. ’Nummer veertien, home’ (2012) è l’ultimo lavoro realizzato dall’artista. Video multistrato e complesso, la cui struttura si basa su quella di una classico Requiem (tre movimenti e dodici atti), che s’intreccia poeticamente a storie di Alessandro Magno (raccontate nei sottotitoli) e Chopin. Fryderyk Chopin, morto a soli 39 anni, venne sepolto a Parigi, ma l’amata sorella riuscì a portare il suo cuore nella città natia, Varsavia. Due città distanti più di 1000 miglia, distanza che Guido van der Werve percorre in un triathlon infinito, nuoto, bici e corsa, per onorare la figura dell’amato compositore, similmente all’ultimo viaggio che porta Alessandro il Grande dalla Macedonia a Babilonia per riabbracciare i suoi affetti prima della propria fine. Compie il viaggio a ritroso, da Varsavia a Parigi, proponendo temi chiave della sua poetica: resistenza fisica (dove l’artista arriva addirittura a non sentire più il dolore per lo sforzo), la lotta dell’uomo con la natura, la malinconia e la solitudine. BACO aderisce al progetto ARENA, una piattaforma di coordinamento per l’incontro e la convergenza di ricerche e attività interdisciplinari.
La mostra sarà inaugurata nell’ambito della III edizione di ARTDATE (17-19 maggio 2013), giornate dedicate all’arte contemporanea nella città di Bergamo.




OGNI COSA
A SUO
TEMPO
CAP. VI, ATTO I (RESUME AND REBIRTH)

18.05.2013 – 21.07.2013
A cura di Stefano Raimondi e Mauro Zanchi



Inaugurazione | sabato 18 maggio 2013, ore 10.00
Sala Piatti, Via San Salvatore 6, Città Alta, Bergamo
Orari e sedi
Basilica di Santa Maria Maggiore, Piazza Vecchia, Città Alta, Bergamo
Palazzo della Misericordia, Via Arena 9, Città Alta, Bergamo
Venerdì e Domenica 15.00 – 18.00 (visite guidate ogni ora)
Sabato 11.00 -13.00 / 15.00 – 18.00 (visite guidate ogni ora)
Altri giorni solo su appuntamento

Sabato 18 Maggio all’interno dell’antico Palazzo della Misericordia di via Arena 9, nel cuore di Città Alta, aprirà al pubblico Ogni cosa a suo tempo. Cap.VI, Atto I (Resume and Rebirth) un nuovo capitolo capace di riassumere le mostre realizzate tra il 2011 e il 2012 nei matronei della Basilica di Santa Maria Maggiore e allo stesso tempo aprire un nuovo dialogo con le opere dei principali artisti emergenti del territorio bergamasco. Il primo capitolo accoglierà così i lavori realizzati durante la permanenza a Bergamo da David Adamo, Francesco Arena, Riccardo Beretta, Ettore Favini, Alis/Filliol, Andrea Kvas e Navid Nuur. In aggiunta a questi saranno raccolti e presentati i lavori di artisti come Davide Allieri, Meris Angioletti, Filippo Berta, Emma Ciceri, Giovanni De Lazzari, Oscar Giaconia, Ferrario Frères, Marco Grimaldi, Clara Luiselli, Andrea Mastrovito, Giovanni Oberti, Francesco Pedrini e Alessandro Verdi, legati alla città di Bergamo, testimoniando la vivacità culturale di un territorio che ha sempre espresso un’autonomia e
un proprio linguaggio distintivo all’interno del sistema dell’arte.
Come il titolo lascia intendere questa mostra sarà il primo atto di un progetto che si svilupperà nell’arco di un anno con diverse variazioni allestitive, implementazione di nuove lavori, confronti tra linguaggi e media differenti. Ogni cosa a suo tempo continua così nella promozione e nella ricerca delle pratiche artistiche contemporanee, articolando ulteriormente un progetto nato nel 2011 nei matronei della Basilica di Santa Maria Maggiore e ora sviluppato negli spazi del Palazzo della Misericordia, una struttura storica per la cultura bergamasca, sede fino al 2007 dell’Istituto Musicale e ora riaperta in occasione della mostra.
Promossa dalla MIA – Congregazione della Misericordia Maggiore, l’esposizione è organizzata da BACO, acronimo di Base Arte Contemporanea Odierna, un gruppo aperto di lavoro la cui finalità è il dialogo e il coinvolgimento di operatori della cultura locale, nazionale e internazionali attraverso la promozione dei più significativi linguaggi e sperimentazioni della cultura artistica contemporanea.
La mostra è realizzata in collaborazione con la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea e The Blank Bergamo Contemporary Art, con il sostegno ufficiale della Fondazione Credito Bergamasco.
Curato da Stefano Raimondi e Mauro Zanchi il progetto si propone di creare una continuità storica con i le mostre realizzate nella
Basilica di Santa Maria Maggiore, un dialogo tra due luoghi vicini e accomunati da una ricchezza culturale e artistica di primaria importanza per la città di Bergamo. Ogni cosa a suo tempo. Cap.VI, Atto I (Resume and Rebirth) si interroga sull’importanza della ricerca e della contaminazione artistica, dello scambio e del nomadismo di idee, riuscendo però a tirare le fila di alcuni elementi
che accomunano i diversi artisti. Il progetto si inserisce in un contesto più ampio di sviluppo culturale della città, candidata a diventare
Capitale Europea della Cultura 2019.

BACO aderisce al progetto ARENA, una piattaforma di coordinamento per l’incontro e la convergenza di ricerche e attività interdisciplinari.
La mostra sarà inaugurata nell’ambito della III edizione di ARTDATE (17-19 maggio 2013), giornate dedicate all’arte contemporanea nella città di Bergamo.



Ricevo e pubblico:
Amalia di Lanno