mercoledì 20 maggio 2026

ZIO ZIO tutto a posto

Alessandra Cecchini_notyourstory

A dieci anni dalla sua apertura, Spazio In Situ inaugura il 13 giugno 2026 alle ore 18 a Roma, in via Luchino dal Verme 173, il progetto ZIO ZIO tutto a posto, che nasce dalla collaborazione tra il curatore Fulvio Chimento e artisti che dal 2016 hanno dato vita a uno dei più interessanti artist-run space della Capitale: Alessandra Cecchini, Marco De Rosa, Chiara Fantaccione, Andrea Frosolini, Daniele Sciacca, Guendalina Urbani. Pur mantenendo la propria base operativa, gli studi d’artista, nel quartiere di Tor Bella Monaca, Spazio In Situ ha recentemente inaugurato una nuova sede espositiva in zona Malatesta-Pigneto, che accoglie il progetto ZIO ZIO tutto a posto. La mostra è visitabile fino al 4 settembre 2026 con ingresso gratuito.

ZIO ZIO tutto a posto è un progetto dedicato idealmente alle periferie italiane, con un focus sul quartiere di Tor Bella Monaca a Roma, dove gli artisti di Spazio In Situ agiscono culturalmente, e con successo, da dieci anni. Le periferie sono uno spazio autonomo di creazione, per la capacità di generare in modo diretto e spontaneo nuovi linguaggi e stili, che spesso divengono tendenze generalizzate in diversi ambiti: poesia, musica, danza, moda, arte. 

Chiave di lettura privilegiata di ZIO ZIO tutto a posto è il concetto di “lessico familiare”, che trova compimento nell’omonimo romanzo autobiografico pubblicato da Natalia Ginzburg nel 1963, incentrato sul concetto di riconoscibilità linguistica tra persone appartenenti a uno stesso nucleo. Se per la scrittrice il riferimento diretto è rappresentato dal lessico utilizzato dalla propria famiglia d’origine tra gli anni Trenta e Cinquanta, per gli artisti di Spazio in Situ questa indagine semiologica prende forma dal ricco contesto umano, paesaggistico e architettonico contemporaneo, offerto dal quartiere di Tor Bella Monaca. Il titolo del progetto rappresenta un’incursione nel “lessico familiare” utilizzato dalle “sentinelle” che sorvegliano le piazze di spaccio. “Zio zio”, infatti, costituisce il segnale che le sentinelle diffondono per comunicare ai pusher nelle vicinanze la presenza di pericoli potenziali: attraverso questo codice linguistico gli spacciatori hanno il tempo di dileguarsi. Ma se il segnale di alert si risolve in un nulla di fatto allora le stesse sentinelle comunicheranno un rassicurante: “Tutto a posto”.

Alessandra Cecchini (Rieti, 1990) con la serie intitolata (not your story) realizza piccoli souvenir in cemento dall’estetica intenzionalmente poco definita. I souvenir realizzati dall’artista rappresentano un’antitesi all’attrazione turistica, sono oggetti leggibili come reperto archeologico e scultoreo, ma anche “prelievi visivi” di luoghi iconici di Tor Bella Monaca: le torri di viale Santa Rita da Cascia, la Chiesa di Santa Maria Madre del Redentore, le statue dei leoni della fermata Metro C “Fontana Candida”. 

Daniele Sciacca (Chieti, 1994) realizza la doppia installazione video Dolly Dance che ha come tema quello dei fuochi d’artificio. L’artista crea un parallelismo tra il “ballo della pupa”, spettacolo pirotecnico tipico dell’Abruzzo, che si riferisce all’abbondanza e alla fertilità in agricoltura, e il sistema di segnalazione dei carichi di stupefacenti che sopraggiungono nella periferia romana. 

Il punto di partenza della video installazione Sentinel di Chiara Fantaccione (Terni, 1991) viene individuato nei codici di segnalazione delle marmotte: un fischio trasmesso alle altre sentinelle indica un potenziale pericolo. Ma il focus più ampio del suo lavoro è rappresentato dalla sovrapposizione di codici sonori appartenenti a diverse sfere (animale, umana, meccanica) e da un senso generale di allerta della condizione umana, che non trova mai appagamento e una rassicurazione immediata.

Marco De Rosa (Roma, 1991), con Lo spione, crea un dispositivo capace di collegare per mezzo di tubi in pvc i due ambienti sovrapposti dello spazio espositivo. Attraverso la parola, l’installazione innesca una comunicazione potenziale tra i due ambienti e, al tempo stesso, rende udibili e trasmissibili i commenti dei visitatori, inconsapevoli di questo disvelamento. 

Andrea Frosolini (Roma, 1993) nel realizzare ALL THE THINGS SHE SAID (this is not enough) pone l’accento sulla comunicazione non verbale: l’opera/“totem” si compone di tre poltroncine appese al soffitto con catene, collegate da corde da bondage e da manette. Le sedute sono state foderate dall’artista con la stoffa delle bandane in riferimento al “codice Hanky”: sistema di segnalazione, diffuso nella comunità gay americana a partire dagli anni Settanta, per generare riconoscibilità, oltre a indicare preferenze sessuali tramite il colore e il posizionamento di una bandana. 

La scultura Ritratto (senza consenso) di Guendalina Urbani (Roma, 1992) si presenta come un passamontagna contraddistinto dal realismo della sua texture. Questo oggetto è simbolo di un’immagine sfuggente, che esplora il confine tra visibile e invisibile, ed è carico di ambiguità, poiché esplicita l’irriconoscibilità del volto umano, ma lascia in evidenza gli occhi, la parte più espressiva del corpo. 

La periferia rappresenta dunque uno sguardo metafisico sulle ossessioni del mondo, una categoria generativa dello spirito in cui nascondersi, perdersi e autodeterminarsi.


Titolo: ZIO ZIO tutto a posto
Artisti: Alessandra Cecchini, Marco De Rosa, Chiara Fantaccione, Andrea Frosolini, Daniele Sciacca, Guendalina Urbani 
A cura di: Fulvio Chimento
Sede: Spazio in Situ, via Luchino dal Verme 173, Roma
Periodo: 13 giugno – 4 settembre 2026

Inaugurazione: 13 giugno dalle ore 18 alle 21.30

Orari apertura: su appuntamento (DM instagram + mail insitu.roma@gmail.com)

Sito: www.spazioinsitu.it
Pagina instagram: @spazioinsitu
Progetto grafico: Spazio In Situ
Ufficio stampa: insitu.roma@gmail.com

pubblica:

martedì 19 maggio 2026

“Cortili Aperti all’Arte” Visioni Possibili del Contemporaneo”

 


Comunicato stampa

“Cortili Aperti all’Arte” Visioni Possibili del Contemporaneo”

 

SANCTI NICOLAI CONVIVIUM  è presente anche quest’anno  all’undicesima edizione di “Bitonto Cortili Aperti”- manifestazione sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, voluta e organizzata  a fine maggio dall’Associazione Dimore Storiche Italiane . I cortili delle più’ importanti  dimore storiche di tutta Italia sono aperti e visitabili -

Nei giorni 23 e 24 maggio 2026 organizza la mostra d’arte contemporanea CORTILI APERTI

dal 23 maggio a giugno 2026 presso la sede dell’Associazione SANCTI NICOLAI CONVIVIUM Piazza

Cattedrale, 35 Bitonto (BA).

 

Vernissage:

23 maggio 2026 alle ore 18.30

Presenta la Storica dell’Arte  Rosanna Mele

Espongono:

 LUIGI BASILE FRANCO CARBONE- FRANCO CORTESE - GIUSEPPE DE SARIO - ANTONIO LAURELLI –  MASSIMO NARDI - DOMENICO SCARONGELLA - PAOLO SCIANCALEPORE - PAOLO DESARIO - PINO COLONNA – TASSOS BABASSIS

Un progetto che unisce il fascino della Storia alla forza espressiva del presente in dialogo tra spazi senza tempo e linguaggi visivi contemporanei.


 

La mostra sarà visitabile  dal 23 al 30 Giugno 2026 dalle ore 18,00 alle ore 20,30.

Ph.Letizia Gatti

martedì 12 maggio 2026

Pure il vento di Raffaele Fiorella


La galleria Muratcentoventidue Artecontemporanea è lieta di presentare “ Pure il vento”, il nuovo progetto espositivo di Raffaele Fiorella.

Artista visivo caratterizzato da un approccio marcatamente multidisciplinare, Fiorella ha saputo consolidare nel tempo un’identità stilistica rigorosa, capace di far convivere videoarte, fotografia e installazioni site-specific. La sua opera si distingue nel panorama artistico attuale per l’abilità nel far dialogare l’innovazione dei linguaggi digitali con una profonda sensibilità estetica e una costante riflessione sulle dinamiche sociali e umane

In occasione di questa personale presso Muratcentoventidue, intitolata “Pure il vento” l’artista trasforma la galleria in una vera e propria "stanza della memoria". Attraverso un linguaggio che fonde scultura e visione digitale, Fiorella esplora la nostalgia intesa come un paesaggio vivo e pulsante.

Il progetto nasce dalla nostalgia intesa come pratica attiva di rilettura del presente. Si configura come un archivio intimo in trasformazione, costruito a partire da video conservati nei dispositivi digitali dell’artista: frammenti quotidiani, immagini accidentali, materiali destinati a perdersi nel tempo. Attraverso processi di selezione, riuso e rielaborazione, questi file vengono sottratti alla loro scomparsa e riattivati nello spazio espositivo. Le opere — videoinstallazioni, sculture e video-animazioni — traducono questa trasformazione in una tensione tra immaterialità e presenza. Il progetto si inscrive in un’ecologia delle immagini: non produce nuove visioni, ma lavora su ciò che esiste già, opponendosi alla dispersione e all’accumulo indistinto del digitale.
Nel passaggio dal privato al pubblico, l’archivio perde la sua dimensione chiusa e diventa attraversabile, condiviso. “Pure il vento” è una riflessione su ciò che resta: immagini che persistono proprio nel loro continuo rischio di scomparire.

Parallelamente all'attività di ricerca, Fiorella opera intensamente nell'ambito dell'arte pubblica e della didattica, collaborando stabilmente con università e istituzioni culturali. Il suo percorso espositivo include importanti tappe internazionali, tra cui le Biennali di Mosca e Pechino e diverse rassegne europee di videoarte. È titolare della cattedra di Applicazioni Digitali per le Arti Visive presso l'Accademia di Belle Arti di Bari.


PURE IL VENTO
Raffaele Fiorella

Inaugurazione Sabato 16 maggio 2026, ore 19.30

16 maggio – 30 giugno 2026

Muratcentoventidue-Artecontemporanea
Via G. Murat 122/b – Bari

Orari di apertura
La mostra sarà visitabile il mercoledì, il giovedì e il venerdì dalle 18 alle 20

il lunedì, il martedì e il sabato su appuntamento

Info
3348714094 – 392.5985840
http://info@muratcentoventidue.com
http://www.muratcentoventidue.com



Le dita degli scrigni delle artiste gemelle Alicya e Maria Elena Ricciuto

Alicya Ricciuto_opera dettaglio

La mostra bipersonale Le dita degli scrigni delle artiste gemelle Alicya e Maria Elena Ricciuto (Isernia, 1997), a cura e con testo critico di Laura Catini, inaugura domenica 17 maggio, alle ore 17:30, negli spazi di MA 間Project, luogo di ricerca artistica fondato nel 2020 negli ex locali di una tipografia, in prossimità del centro storico della città di Perugia.

Le opere delle Ricciuto si pongono come contenitori di immagini-ricordi, evocanti sensazioni tattilmente percepibili nella nostra realtà odierna per il loro valore che varca il tempo del vissuto ed entra in contatto con i nostri giorni, al fine di comunicarci quanto sia importante tornare in quegli stessi luoghi della mente, dopo aver percorso altri territori. Hermann Hesse chiarisce come il viaggio che compiamo non è mai completo, se non si è in grado di apprezzare e di decodificare il nostro luogo di origine, pregno di sensi fondamentali per la coscienza umana, per la conoscenza di sé e l’appartenenza che, a sua volta, diviene passaggio intermedio e cardinale per la costruzione di una salda identità. 

La visione della fanciullezza assume i toni della concretezza del tempo presente che, sposando il tema del ricordo, mira sensibilmente alla ricostruzione malinconica e, unitamente, onirica del trascorso, sospendendo la percezione sensoriale tra la malinconia, il gioco, il familiare-domestico, l’imprescindibile rapporto con la natura (che conduce a gesti e azioni abitudinarie come la raccolta delle more) o l’assimilazione del dono come segno di affezione e riconoscimento dell’“io”, attraverso il reciproco scambio con l’“altro”. E ancora, l’osservatore potrà muoversi nello spazio, in cui la luce filtra dalle tapparelle, incastrandosi nella riflessione dei diversi tempi, e attraversa le maglie delle coperte e delle tende, ove si manifesta una figura materna, simbolo di protezione e cura, come i doni disegnati e poi disposti nella stanza, con tutto il loro peso specifico e la loro tridimensionalità. Questi divengono parte di un insieme mirante a stringere l’intero arco temporale, consolidato tra le arterie pulsanti del corpo e il calore del pensiero libero, in quanto appartenente a un “io” che avanza nella durata pura del vivere, e conseguentemente aperto nell’agire in maniera spontanea. Del resto, è da qui che sorge la possibilità creativa del fare artistico e dell’osservazione sensibile delle piccole minuzie, indispensabili per maturare nell’agire stesso dell’arte. Gli scrigni, con i loro prolungamenti, sono così in grado di rispondere agli interrogativi esistenziali che l’intera mostra si pone e che, liricamente, trasforma in luogo visibile e attraversabile.

Elena Ricciuto_opera dettaglio

Le dita degli scrigni
Alicya e Maria Elena Ricciuto
A cura e con testo critico di Laura Catini
17-31 maggio 2026

Visitabile sabato e domenica, ore 18.00-20.00, o dal lunedì al venerdì su appuntamento

MA 間 Project - Via Fratelli Pellas, 37, Perugia, PG, Italia
email: maproject.visual@gmail.com 

pubblica:

Próthesis, mostra di Dafne Frasca

 


Sabato 16 maggio 2026 alle ore 18,30, lo Spazio MICROBA e la Fondazione Mons. Sante Montanaro, con la partecipazione dell'Associazione culturale Achrome, presentano Próthesis, mostra di Dafne Frasca, vincitrice del Premio “Green Talent” nell'ambito della 3a edizione del Premio Don Sante per l'Arte Contemporanea, organizzato dalla Fondazione casamassimese e curato da Giuliana Schiavone, Luisa Valenzano e Nicola Zito, che ha visto la partecipazione di 680 artisti provenienti da tutto il mondo e che si è concluso con una mostra collettiva dei 42 finalisti, dal 10 maggio all’11 luglio 2025 presso Palazzo Azzone, a Casamassima.


La personale dell'artista tarantina – che ha vinto anche il “Premio Giuria Popolare” – è curata da Maria Grazia Carriero e Nicola Zito, e presenta una selezione di opere di un inedito ciclo pittorico che, ribaltando il ruolo del dispositivo-finestra, attraverso spatolate materiche, offre una serie di visioni che non sono più nitide, ma che possono ricondurre a un universo personale e privato, nel quale viene custodita la propria intimità, che viene poi trasformata in espressione visiva (ma anche sonora).


L'esposizione di Dafne Frasca, che inaugura la collaborazione tra la Fondazione Mons. Sante Montanaro e lo Spazio MICROBA, sarà visitabile dal martedì al sabato, dalle ore 17 alle ore 20, e rimarrà aperta fino al 6 giugno 2026.


Dafne Frasca (Taranto, 1996) è un’artista visiva e ricercatrice, dottoranda presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce, dove ha conseguito i diplomi di I e II livello in Pittura. La sua ricerca unisce arti visive e musica acusmatica, svincolandosi dai limiti di una sola disciplina per dirigersi oltre la doxa della percezione. Presenta performance sonore in contesti dedicati al paesaggio sonoro, tra cui Soundscapes of work and of play, San Cesario di Lecce (2019), e #ReSound, Corigliano d’Otranto. Ha pubblicato su riviste come “Arte e Luoghi”, “Artribune”, “Exibart” e “i.Con. Rivista internazionale di Teoria e Pratica dell’Immagine”. Dal 2024 collabora al progetto The Zone, Accademia di Belle Arti di Lecce. Ha partecipato a mostre in Italia e all’estero tra cui la Biennale dei Giovani Fotografi Italiani, Centro Italiano della Fotografia d’Autore, Bibbiena (2021), il Premio Nazionale delle Arti (2022), la collettiva Piccolo Mare, Tirana (2023), e Il digitale in gioco. Arte e design nell’epoca degli algoritmi, Lecce (2024). Nello stesso anno è stata finalista al Premio Isola Madre, ArtLab Eyeland – l’isola delle arti, a Taranto, e, in collaborazione con Salgemma, ha ottenuto la menzione extra della Pop-Up Open Call del PhEST di Monopoli. Nel 2025, in mostra alla 3a Edizione del Premio Internazionale

“Don Sante” per l’Arte Contemporanea, Fondazione Mons. Sante Montanaro, si aggiudica il Premio “Green Talent” e il Premio “Giuria Popolare”.

 

Dafne Frasca Próthesis

A cura di Maria Grazia Carriero e Nicola Zito

Progettazione sonora di Laura Aresta

MICROBA

Via Giambattista Bonazzi 46

70123 – Bari

Inaugurazione: sabato 16 maggio 2026, ore 18,30

Dal 16 maggio al 6 giugno 2026, da martedì a sabato, ore 17-20

Info: MICROBA

+39 3927385558 – spaziomicroba@gmail.com

https://www.facebook.com/microba46/?fref=ts  

ACHROME

+39 3470866802 – associazioneachrome@gmail.com  

https://www.facebook.com/acachrome/?fref=ts

sabato 9 maggio 2026

Imogen Allen - Echo

Windsong 41x46cm, oil on canvas, 2026


MONTI8 è lieta di presentare “Echo”, prima personale italiana dell’artista britannica Imogen Allen che aprirà il 14 maggio, in occasione della Gallery Night.

Per questa occasione, l’artista ha realizzato un nuovo corpo di lavori che sviluppano il suo interesse per la natura e per il modo in cui noi ne facciamo esperienza. Piante, funghi e altri elementi dell’ecosistema incarnano il punto di partenza della sua ricerca, incentrata più sull’aspetto emozionale che la pittura comunica che sulla narrazione di una storia. 

Anche in questa mostra, Allen si concentra su un soggetto al quale recentemente si è dedicata in modo quasi seriale, le ali di farfalla. Attraverso questo soggetto, tuttavia, l’artista non vuole solo rappresentare delle ali intese come simbolo o crearne un racconto, ma guarda piuttosto al lato spirituale e all’esperienza emotiva che l’osservatore ne può fare. Guardando questi dipinti, infatti, siamo invitati a esplorare il nostro subconscio, che è chiamato a rispondere a input sensoriali suggeriti dall’uso di colori brillanti e forme naturali dai contorni sfumati che riempiono la superficie della tela. Tali forme, sono rappresentate sotto un nuovo punto di vista, sfocate e zoommate drasticamente per offrirne una nuova prospettiva. 

Scrive nel suo testo Maria Vittoria Pinotti: “Per Imogen Allen dipingere non significa soltanto rappresentare, ma indagare in modo macroscopico la parte più visibile della realtà, approfondendola e scandagliandola. Sebbene il punto di partenza sia la natura e il modo in cui venga percepita, ogni opera instaura un rapporto con ciò che appare più immediato, permettendoci di conoscerlo nella stessa misura con cui ce lo fa perdere. Concentrandosi sulle ali di farfalla, l’artista sviluppa una ricerca analitica che ne esplora forme, luci e profondità. Tale anatomia viene ingrandita a dismisura, le venature e la membrana che la compongono perdono il loro aspetto ordinario per trasformarsi in un’estensione di forme e tonalità. In questo processo, la pittura abbandona la sua qualità descrittiva e mimetica, mutandosi in un labirinto visivo, tanto per la mente quanto per l’occhio. Qui emerge il valore visionario della sua ricerca e proprio come teorizzava Wassily Kandinsky, la forma anche quando completamente astratta e geometrica possiede un suono interiore, per questa ragione nelle opere in mostra, il vedere si trasforma in ascolto, affinché ogni pittura si unisca alle altre fino a comporre gli echi di un’unica grande sonorità.”

La mostra è inserita nel programma di Contemporanea - Roma Gallery Weekend che avrà luogo dal 15 ale 17 maggio.

BIO
Nata nel 1997 a Newlyn (Cornwall) dove vive e lavora. Ha conseguito un BA in Fine Art Painting from Camberwell College of Arts nel 2020.
Tra le mostre recenti: Soho Revue Gallery, Unit London Gallery e Mulrooney Gallery. Ha partecipato a fiere quali Nada Miami Art Fair in 2025, Felix Art Fair in 2026 e Can Art Madrid in 2026.

INFO:
IMOGEN ALLEN - ECHO
Opening: 14 maggio H 18 - 20
Dal 15 maggio al 30 giugno
Testo a cura di Maria Vittoria Pinotti

MONTI8
via degli Ausoni 57 - Roma
Info@monti8.com | monti8.com | IG: monti8_



 

 

martedì 5 maggio 2026

Ilaria Sagaria. Tutto ciò che tace


Maja Arte Contemporanea è lieta di presentare Tutto ciò che tace, la seconda personale di Ilaria Sagaria (Salerno, 1989) negli spazi di via Monserrato 30 a Roma.

La mostra riunisce una selezione di venti fotografie realizzate tra il 2019 e il 2025, appartenenti a diversi cicli di lavoro – tra cui "Piena di grazia" e "Crisalidi" – insieme a un nucleo di opere inedite che dà il titolo all'esposizione.

Il percorso espositivo si sviluppa per accostamenti e risonanze, in una sequenza in cui le immagini tra di loro si richiamano, generando connessioni sottili e stratificate. Alla base della ricerca di Ilaria Sagaria vi è un processo che nasce da un'urgenza interiore: il bisogno di dare espressione a stati emotivi e pensieri che, attraverso un tempo di sedimentazione e approfondimento teorico, si traducono in racconto visivo. In questo senso, ogni scatto diventa un autoritratto, anche quando il soggetto non coincide con l'artista stessa. Ciascuna immagine è il frutto di una costruzione attenta – dall'ambientazione agli abiti, dagli oggetti alla scelta dei volti – a cui l'artista sottrae progressivamente gli elementi della messa in scena per lasciare affiorare una dimensione più essenziale. La formazione pittorica si riflette nell'uso della luce e del colore, così come nei rimandi alla storia dell'arte, che attraversano il lavoro senza mai tradursi in citazioni esplicite.
Come osserva Valentina Rippa, «i dettagli acquistano una centralità assoluta [...], elementi minimi si caricano di valore simbolico e sembrano trattenere una memoria latente». È nel dettaglio - nel punctum - che l'immagine può "ferire", attivando risonanze intime e non del tutto traducibili.

Il titolo "Tutto ciò che tace", ripreso dall'omonima serie, si estende all'intera mostra come chiave di lettura del linguaggio estetico dell'artista. Il silenzio ne è la condizione percettiva: si manifesta in gesti sospesi e tracce che affiorano senza imporsi, aprendo uno spazio di relazione.
Nelle opere esposte, natura, paesaggio e figura umana si offrono come presenze vive, sospese tra dimensione onirica e memoria archetipica. Il femminile, in particolare, emerge come spazio di trasformazione, in equilibrio tra fragilità e consapevolezza, tra adolescenza e maturità.
Il lavoro di Ilaria Sagaria apre una soglia: non chiude il senso, lo sospende, lasciando allo sguardo il tempo di sostare, nel silenzio.

La mostra segna un nuovo capitolo nella collaborazione tra l'artista e la galleria, iniziata nel 2023 con la partecipazione alla residenza "Una Residenza tutta per sé", promossa da Maja Arte Contemporanea in collaborazione con i collezionisti Umberto Morera e Anna Maria Balsano Morera, e proseguita con la doppia personale inaugurata nel dicembre dello stesso anno.


NOTE BIOGRAFICHE
Ilaria Sagaria (Salerno, 1989) vive e lavora a Milano. Dopo i diplomi in pittura e fotografia presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli, ha lavorato tra Napoli e Monaco di Baviera. 
Le sue opere sono state esposte in gallerie, musei e Istituti Italiani di Cultura in Italia e all'estero, e presentate in numerosi festival internazionali, tra cui il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Verzasca Photo Festival, il Format Festival nel Regno Unito e il Centre de la photographie Genève. 
Nel 2021 ha realizzato una mostra personale alle Gallerie degli Uffizi, dove è tornata nel 2023 con una donazione alla collezione permanente degli autoritratti.
Vincitrice di numerosi premi, tra cui Portfolio Italia (2021), New Talent Prize (2023) e il Premio Portfolio del Festival Fotografico Europeo (2024), affianca alla ricerca artistica l'attività di insegnamento nelle discipline visive e audiovisive.


SCHEDA INFORMATIVA 
Artista: Ilaria Sagaria
Titolo: Tutto ciò che tace
A cura di: Daina Maja Titonel
Testo di: Valentina Rippa

Sede: Maja Arte Contemporanea, Via di Monserrato, 30 – 00186 Roma

Inaugurazione: Giovedì 14 maggio 2026, ore 18

Apertura al pubblico: 14 maggio — 27 giugno 2026 / Ingresso gratuito
ORARI MOSTRA: martedì – venerdì, ore 15.30 - 19.30 / sabato, ore 11-13 e 15-19
lunedì chiuso / altri orari su appuntamento
Info: +39 06 6880 4621 / +39 338 5005 483 / mail: info@majartecontemporanea.com
Instagram: @majartecontemporanea