Alessandra Cecchini_notyourstory
A dieci anni dalla sua apertura, Spazio In Situ inaugura il 13 giugno 2026 alle ore 18 a Roma, in via Luchino dal Verme 173, il progetto ZIO ZIO tutto a posto, che nasce dalla collaborazione tra il curatore Fulvio Chimento e artisti che dal 2016 hanno dato vita a uno dei più interessanti artist-run space della Capitale: Alessandra Cecchini, Marco De Rosa, Chiara Fantaccione, Andrea Frosolini, Daniele Sciacca, Guendalina Urbani. Pur mantenendo la propria base operativa, gli studi d’artista, nel quartiere di Tor Bella Monaca, Spazio In Situ ha recentemente inaugurato una nuova sede espositiva in zona Malatesta-Pigneto, che accoglie il progetto ZIO ZIO tutto a posto. La mostra è visitabile fino al 4 settembre 2026 con ingresso gratuito.
ZIO ZIO tutto a posto è un progetto dedicato idealmente alle periferie italiane, con un focus sul quartiere di Tor Bella Monaca a Roma, dove gli artisti di Spazio In Situ agiscono culturalmente, e con successo, da dieci anni. Le periferie sono uno spazio autonomo di creazione, per la capacità di generare in modo diretto e spontaneo nuovi linguaggi e stili, che spesso divengono tendenze generalizzate in diversi ambiti: poesia, musica, danza, moda, arte.
Chiave di lettura privilegiata di ZIO ZIO tutto a posto è il concetto di “lessico familiare”, che trova compimento nell’omonimo romanzo autobiografico pubblicato da Natalia Ginzburg nel 1963, incentrato sul concetto di riconoscibilità linguistica tra persone appartenenti a uno stesso nucleo. Se per la scrittrice il riferimento diretto è rappresentato dal lessico utilizzato dalla propria famiglia d’origine tra gli anni Trenta e Cinquanta, per gli artisti di Spazio in Situ questa indagine semiologica prende forma dal ricco contesto umano, paesaggistico e architettonico contemporaneo, offerto dal quartiere di Tor Bella Monaca. Il titolo del progetto rappresenta un’incursione nel “lessico familiare” utilizzato dalle “sentinelle” che sorvegliano le piazze di spaccio. “Zio zio”, infatti, costituisce il segnale che le sentinelle diffondono per comunicare ai pusher nelle vicinanze la presenza di pericoli potenziali: attraverso questo codice linguistico gli spacciatori hanno il tempo di dileguarsi. Ma se il segnale di alert si risolve in un nulla di fatto allora le stesse sentinelle comunicheranno un rassicurante: “Tutto a posto”.
Alessandra Cecchini (Rieti, 1990) con la serie intitolata (not your story) realizza piccoli souvenir in cemento dall’estetica intenzionalmente poco definita. I souvenir realizzati dall’artista rappresentano un’antitesi all’attrazione turistica, sono oggetti leggibili come reperto archeologico e scultoreo, ma anche “prelievi visivi” di luoghi iconici di Tor Bella Monaca: le torri di viale Santa Rita da Cascia, la Chiesa di Santa Maria Madre del Redentore, le statue dei leoni della fermata Metro C “Fontana Candida”.
Daniele Sciacca (Chieti, 1994) realizza la doppia installazione video Dolly Dance che ha come tema quello dei fuochi d’artificio. L’artista crea un parallelismo tra il “ballo della pupa”, spettacolo pirotecnico tipico dell’Abruzzo, che si riferisce all’abbondanza e alla fertilità in agricoltura, e il sistema di segnalazione dei carichi di stupefacenti che sopraggiungono nella periferia romana.
Il punto di partenza della video installazione Sentinel di Chiara Fantaccione (Terni, 1991) viene individuato nei codici di segnalazione delle marmotte: un fischio trasmesso alle altre sentinelle indica un potenziale pericolo. Ma il focus più ampio del suo lavoro è rappresentato dalla sovrapposizione di codici sonori appartenenti a diverse sfere (animale, umana, meccanica) e da un senso generale di allerta della condizione umana, che non trova mai appagamento e una rassicurazione immediata.
Marco De Rosa (Roma, 1991), con Lo spione, crea un dispositivo capace di collegare per mezzo di tubi in pvc i due ambienti sovrapposti dello spazio espositivo. Attraverso la parola, l’installazione innesca una comunicazione potenziale tra i due ambienti e, al tempo stesso, rende udibili e trasmissibili i commenti dei visitatori, inconsapevoli di questo disvelamento.
Andrea Frosolini (Roma, 1993) nel realizzare ALL THE THINGS SHE SAID (this is not enough) pone l’accento sulla comunicazione non verbale: l’opera/“totem” si compone di tre poltroncine appese al soffitto con catene, collegate da corde da bondage e da manette. Le sedute sono state foderate dall’artista con la stoffa delle bandane in riferimento al “codice Hanky”: sistema di segnalazione, diffuso nella comunità gay americana a partire dagli anni Settanta, per generare riconoscibilità, oltre a indicare preferenze sessuali tramite il colore e il posizionamento di una bandana.
La scultura Ritratto (senza consenso) di Guendalina Urbani (Roma, 1992) si presenta come un passamontagna contraddistinto dal realismo della sua texture. Questo oggetto è simbolo di un’immagine sfuggente, che esplora il confine tra visibile e invisibile, ed è carico di ambiguità, poiché esplicita l’irriconoscibilità del volto umano, ma lascia in evidenza gli occhi, la parte più espressiva del corpo.
La periferia rappresenta dunque uno sguardo metafisico sulle ossessioni del mondo, una categoria generativa dello spirito in cui nascondersi, perdersi e autodeterminarsi.
Titolo: ZIO ZIO tutto a posto
Artisti: Alessandra Cecchini, Marco De Rosa, Chiara Fantaccione, Andrea Frosolini, Daniele Sciacca, Guendalina Urbani
A cura di: Fulvio Chimento
Sede: Spazio in Situ, via Luchino dal Verme 173, Roma
Periodo: 13 giugno – 4 settembre 2026
Inaugurazione: 13 giugno dalle ore 18 alle 21.30
Orari apertura: su appuntamento (DM instagram + mail insitu.roma@gmail.com)
Sito: www.spazioinsitu.it
Pagina instagram: @spazioinsitu
Progetto grafico: Spazio In Situ
Ufficio stampa: insitu.roma@gmail.com
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