lunedì 3 marzo 2025

Arcaico. Moderno. Futuro: Giuseppe Spagnuolo

Giuseppe Spagnulo, Senza titolo, 1970 circa, acciaio, 18 x 79 Ø cm. Ph. Antonio Maniscalco. 
Courtesy Associazione Archivio Giuseppe Spagnulo

KROMYA Art Gallery rende omaggio a Giuseppe Spagnulo (Grottaglie, 1936 - Milano, 2016), uno dei più importanti scultori italiani della seconda metà del ‘900, capace di dare vita a opere potenti e dinamiche ispirate alla forza dei miti classici, reinterpretati attraverso un linguaggio contemporaneo.

L’esposizione Arcaico. Moderno. Futuro: Giuseppe Spagnulo, allestita dall’11 marzo al 20 giugno 2025 nella sede storica della Galleria a Lugano, sarà inaugurata martedì 11 marzo alle ore 18.30 alla presenza del curatore, Luca Massimo Barbero, e dei rappresentanti dell’Associazione Archivio Giuseppe Spagnulo, che ha collaborato alla realizzazione del progetto.

«Espressione di una ‘distanza zero’ tra pensiero e azione plastica. Dal pensare allo scolpire. L’opera di Giuseppe Spagnulo si plasma attraverso l’incontro tre la materia e il fuoco. Un vitale e complesso corpo a corpo con il metallo e l’argilla che consegna all’arte contemporanea questi materiali in origine inerti tutta la potenza di una esistenza antica quanto lo è il mito classico», scrive Luca Massimo Barbero.


La mostra si apre idealmente con una porzione del tavolo da lavoro dell’artista, generoso custode di un pensiero progettuale che nasce già come materia. Una superficie piana sulla quale si materializzano concretamente, attraverso la terracotta, le meditazioni scultoree di Spagnulo. Il percorso espositivo comprende, inoltre, una ventina di opere – Carte, Ferri e Terre cotte – realizzate dal 1964 al 2013; lavori partecipi del medesimo istinto plastico attraverso cui l’artista ha indagato il mondo. Le Carte, trattate attraverso la stesura di ossidi ferrosi, carbone e sabbie vulcaniche, non sono mai studi o bozzetti preparatori, bensì opere a sé stanti, a cui appartiene una vigorosa fisicità che le rende a tutti gli effetti un corpo plastico. Nelle sculture in ferro, in particolare dagli anni Settanta, la materia viene esibita senza sovrastrutture e appare carne. Materia erotica, come è stata definita dalla critica, solcata da un gesto potente e drammatico che ricorda i tagli di Lucio Fontana. L’argilla, conosciuta nel laboratorio di famiglia a Grottaglie e studiata a Faenza, interessa infine l’artista per la sua suscettibilità alle trasformazioni del fuoco, per il suo fendersi e lacerarsi, senza alcuna volontà di controllo totale.


«La mostra di Giuseppe Spagnulo – conclude Tecla Riva, direttrice di KROMYA Art Gallery Lugano – si colloca all’interno di un percorso che abbiamo costruito nel tempo, presentando artisti operanti sulla materia e sul gesto. Insieme al curatore Luca Massimo Barbero e ad Andrea Spagnulo, presidente dell’Associazione Archivio Giuseppe Spagnulo, abbiamo studiato un allestimento volto ad esaltare la monumentalità e l’intensità delle opere del Maestro, anche nella piccola dimensione, offrendo altresì la testimonianza di un’importante esperienza scultorea del secondo ‘900 italiano ed europeo, tra spiccata innovazione e rispetto della tradizione».


L’esposizione, realizzata con il sostengo di Helvetia, Kessel, Kommodities Partners Trading Investments, OLG Fine Art Logistic, Sense Immaterial Reality e SIGE Consulenza, è accompagnata da una monografia disponibile in Galleria con il saggio critico di Luca Massimo Barbero e la documentazione fotografica dele opere esposte. 


KROMYA Art Gallery Lugano rimarrà aperta al pubblico nei seguenti giorni e orari: da martedì a venerdì ore 13.00-18.00, sabato su appuntamento, chiusura pasquale dal 19 al 27 aprile compresi; in data 19 marzo, 1 e 29 maggio, 9 e 19 giugno visite su appuntamento. (T. +41 919 227000, tecla@kromyartgallery.com). Ingresso gratuito. Per informazioni: www.kromyartgallery.com.


SCHEDA TECNICA:
Arcaico. Moderno. Futuro: Giuseppe Spagnulo
A cura di Luca Massimo Barbero


KROMYA Art Gallery
Viale Franscini 11, Lugano
11 marzo – 20 giugno 2025
Inaugurazione: martedì 11 marzo, ore 18.30


Orari di apertura: da martedì a venerdì ore 13.00-18.00, sabato su appuntamento, chiusura pasquale dal 19 al 27 aprile compresi; in data 19 marzo, 1 e 29 maggio, 9 e 19 giugno visite su appuntamento.


Ingresso gratuito


Monografia disponibile in Galleria con saggio critico di Luca Massimo Barbero e documentazione fotografica delle opere esposte


PER INFORMAZIONI:
KROMYA Art Gallery 
Viale Franscini 11, Lugano
T. +41 919 227000


UFFICIO STAMPA:
CSArt – Comunicazione per l’Arte
T. +39 0522 1715142 | M. +39 348 7025100



Giuseppe Spagnulo nasce a Grottaglie (TA) nel 1936. La sua formazione avviene nell’officina di famiglia e all’Istituto della Ceramica di Faenza, dove conosce Nanni Valentini. Trasferitosi a Milano per frequentare l’Accademia di Brera, egli inizia a gravitare attorno a figure quali Giò Pomodoro e Lucio Fontana. Seguono l’impegno politico e alcune grandi opere nate per lo spazio urbano, come quelle esposte alla Biennale di Venezia del 1972, che fanno immediatamente di Spagnulo un protagonista della scultura italiana e internazionale. Negli anni Ottanta continua l’attività espositiva, che lo vede sempre più presente anche all’estero. Nel 1982 costruisce il gigantesco tornio nel quale modella l’imponente Turris, più tardi forgiata in ferro. È del 1986, invece, la seconda partecipazione alla Biennale di Venezia. All’inizio degli anni Novanta gli viene affidata la cattedra di Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Stoccarda in seguito al grande successo ottenuto dal suo lavoro presso gallerie e musei tedeschi. Seguono numerose mostre, tra le quali la personale E se venisse un colpo di vento? (2005) curata da Luca Massimo Barbero alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia, la collettiva Addio anni 70. Arte a Milano 1969-1980 (2012) curata da Francesco Bonami al Palazzo Reale di Milano e la mostra …Ma un’estensione. Gastini, Icaro, Mattiacci, Spagnulo(2015-16) curata da Bruno Corà a Ca’ Pesaro, Venezia. Nel 2016, anno della scomparsa dell’artista, viene allestita la mostra Materia Prima, la ceramica dell’arte contemporanea, a cura di Marco Tonelli, presso il Museo della Ceramica di Montelupo Fiorentino. La sua eredità è stata raccolta dall’Associazione Archivio Giuseppe Spagnulo, che si propone di promuovere e sviluppare iniziative e attività culturali dirette ad approfondire l’opera del Maestro.


Luca Massimo Barbero è studioso e critico d’arte, Direttore dell’Istituto di Storia dell'Arte della Fondazione Giorgio Cini, membro del comitato scientifico della Collezione Farnesina e Curatore Associato delle Collezioni di Arte Moderna e Contemporanea di Intesa Sanpaolo, già Curatore Associato della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia. Curatore presso istituzioni d’arte moderna e contemporanea nazionali e internazionali come il Moderna Museet di Stoccolma, il Kunsthaus di Zurigo, il Solomon R. Guggenheim Museum di New York e la Biennale di Venezia. Specializzato in arte italiana e americana del secondo dopoguerra, è autore di numerose pubblicazioni d’arte contemporanea.


KROMYA Art Gallery viene fondata nel 2018 a Lugano; nel 2020 viene aperta una seconda sede nel centro storico di Verona. La sede svizzera, diretta da Tecla Riva, è ubicata all’interno di un classico appartamento di inizio Novecento nel cuore di Lugano. La mission della Galleria è costruire ponti tra nazioni e generazioni, attraverso un programma dinamico rivolto ad un pubblico diversificato. L’attività espositiva della sede di Lugano è distinta nelle sezioni denominate “Camere” e “•YOUNG”: la prima dedicata ai maestri storicizzati, la seconda agli autori più giovani. KROMYA Art Gallery ha preso parte a varie fiere d’arte, tra le quali Miart, Arte Fiera Bologna, Roma Arte in Nuvola, ArtVerona. Collabora con GAL, Associazione Gallerie d’Arte Lugano. Per informazioni e approfondimenti: www.kromyartgallery.com


pubblica: 

giovedì 27 febbraio 2025

Scansìa d'arte - mostra sui libri d'artista


scansìa s. f. [prob. voce di origine veneta, di etimo incerto]. – Mobile a più ripiani destinato a contenere libri o altri oggetti, soprattutto le mercanzie in alcuni magazzini di vendita: “i giornali, come sono stati letti nella mia famiglia, vanno a dormire nelle scansie” (Leopardi).

Lo spazio NAMI diventa, in occasione di Scansìa d'arte - mostra sui libri d'artista- , il luogo della scansìa dove "vanno a dormire opere, libri, segni della passione e del pensiero dell'arte".

Il progetto intrapreso dalla galleria NAMI oltre ad esporre arte e design, intende strutturare un dialogo anche con le varie forme del libro come opera d’arte autonoma, indagando così le multimodalità in cui gli artisti si esprimono, dal “quaderno d’artista”, all’editoria di settore indipendente, ai lavori prodotti da NAMI Edizioni. 

Attraverso l'esposizione e la presentazione dei lavori in mostra, si metteranno in dialogo le varie discipline, aprendo lo scenario su più ambiti appartenenti ad un oggetto d’arte, non standardizzato. I lavori dei nove artisti presentati, intendono esplorare modalità di fruizione alternative, andando a valorizzare uno degli aspetti fondanti del libro d’artista, ovvero la necessità o possibilità di sfuggire alle logiche espositive tradizionali, prediligendo una scelta d'autore a quella commerciale.

Il libro d’artista, prodotto spesso in poche copie, curato come fosse un unicum e un oggetto prezioso, “risponde al bisogno di manifestare una creatività che non si appaga di altre modalità espressive, ma nemmeno le sostituisce. Tra le sue virtù c’è quella del maneggiare, del manipolare il libro, di controllare anche fisicamente ciò che si vuole iscrivere o figurare - proiettandosi - in una vicenda sinestetica, multicodice, plurilinguistica, oggi, condizione e destino necessari non solo nell’arte ma anche della comunicazione sociale”.

L’essenza del libro d'artista non è nella forma del libro, ma nell’idea che il libro stesso è già una forma unica d’ arte, di comunicazione e di trasmissione di idee.

Saranno in mostra i libri di Aniello Barone - Ludovica Bastianini - Paolo Covino -Eleonora Cumer - Jessica Ferro - Ilaria Feoli - Pietro Finelli -Dino Izzo -Antonello Scotti.

Testo di Stefania Trotta
Stefania Trotta nel testo di accompagnamento scrive: “Il libro d’arte diventa un oggetto magico – fantastico direbbe Munari – dalle potenzialità illimitate, non solo perché permette e racchiude la creazione di nuovi mondi immaginari, ma perché spesso li mette in contatto, facendoli incontrare. L’incontro è la poesia che lega questo oggetto alla sfera del reale; è come una tela su cui sperimentare varie tecniche di stampa, collage, fotografia, pittura , scrittura creando un rapporto tête-à-tête tra l’artista e il libro, e di riflesso con chi lo ha tra le mani : sintomo di un amore esclusivo.”



NAMI gallery
Via Carlo Poerio 9 80121 Napoli
www.namigallery.com

Scansìa d'arte - mostra sui libri d'artista
testo di Stefania Trotta
dal 27 febbraio al 6 marzo 2025


pubblica: 

 

COMPATIBILITY | Owen Rival and Aidan Barker-Hill


MONTI8 è lieta di annunciare la mostra “Compatibility”, doppia personale che pone in relazione il lavoro di due giovani artisti: Owen Rival e Aidan Barker-Hill. 

La mostra pone l’accento sul dialogo che ha costruito il progetto negli ultimi mesi, dialogo all’interno del quale gli artisti hanno indagato due diversi lati delle relazioni sentimentali. Se da una parte l’amore raccontato da Owen Rival si concentra sulla relazione moglie/marito, l’ultima produzione di Aidan Barker-Hill si sofferma invece sulle difficoltà che nel mondo di oggi uomini e donne devono attraversare quando si inizia un nuovo rapporto. Il racconto delle emozioni - o dell’assenza di esse - costruisce questi sei lavori pensati e realizzati appositamente per questa mostra. 

Il lavoro di Owen Rival (1999, Toronto, vive e lavora a Houston) attinge alla sua esperienza personale dipingendo soggetti che ritraggono se stesso e sua moglie. Le scene ambientate in spazi domestici si collocano spesso in primi piani che restringono il campo visivo, affollato da una moltitudini di dettagli, come la grande cipolla adagiata su un tagliere insieme ad altri ortaggi che egli sta tagliando, o un disordinatissimo bagno suggerito da un lavandino su cui sono accatastati alla rinfusa spazzolini, rasoi, creme e altri prodotti. L’abbondanza di oggetti contribuisce a rendere i soggetti quasi claustrofobici, esasperati inoltre da colori saturi che scolpiscono le figure attraverso una luce artificiale e spesso fioca. In queste scene rubate alla quotidianità del matrimonio trovano spazio i due protagonisti di una narrazione che, quando non raffigura, comunque evoca la presenza dei due giovani sposi.

Aidan Barker-Hill (1994, Nevada, vive e lavora a New York) presenta una serie che si pone quasi in antitesi con quella di Rival. I suoi dipinti infatti non celebrano la compatibilità della relazione, ma piuttosto mettono in luce il sentimento di disagio che due amanti provano quando il loro rapporto affronta delle problematiche. Il tema dell’amore e la ricerca di adattamento all’altra persona in una nuova coppia sono per l’artista il pretesto per indagare emozioni che si tenta di celare. Ogni dipinto sembra proporre delle figure come bloccate nel tempo, quasi fredde nella loro imperturbabilità. Un atteggiamento che ci mostra uomini e donne che condividono lo stesso spazio, ma che non si parlano, non dialogano neanche con lo sguardo. Le coppie di Aidan Barker-Hill sono coppie di estranei alla ricerca di una compatibilità che anche la pittura stessa cancella con un eccesso di perfezione, mettendo in scena un set più che vita vera. 

La mostra è la seconda ospitata nella nuova sede della galleria a via degli Ausoni 57. L’opening avrà luogo giovedì 6 marzo dalle 18 alle 20.30 e sarà poi possibile visitare la mostra a fino al 24 aprile. 

INFO:
Compatibility
Owen Rival and Aidan Barker-Hill

Opening: 5 marzo, dalle 18 alle 20.30

MONTI8
Via degli Ausoni 57, Roma
Info@monti8.com +39 3334056596 IG: monti8_


lunedì 24 febbraio 2025

Francesca Romana Cicia e Eirene. Evo oblïato | Inflessioni



Durante la conferenza tenutasi il 25 luglio 1924, dinanzi ai teologi di Marburgo, Martin Heidegger, affermò che “Se il tempo trova il suo senso nell’eternità, allora questo va compreso muovendo da quest’ultima”. Sarebbe, infatti, necessario interrogarsi su ciò che è associabile al concetto di tempo e alla sua connessione con le altre categorie.

È imperativo ricordare innanzitutto che il tempo è naturale, nell’accezione che decreta che il suo scorrimento si determina nella quotidianità della natura e del mondo, elidendo i principi primari della misurazione della natura, entro un sistema di riferimento spazio-temporale. Altresì riferiva la teoria di Aristotele che, per sovvertire il tempo come nullità, ne considerava la sussistenza esclusivamente nello svolgimento di eventi, in rapporto con il modo d’essere, il mutamento. Dunque, l’orologio non è altro che un sistema fisico che impone una durata sempre uguale a se stessa e che si ripete costantemente, è uno strumento per esperire il tempo a nostro piacimento, rendendolo uno specchio del nostro modo di percepirlo, tuttavia, non è indice della durata né della quantità di tempo che scorre nel presente ma è il fissare l’ora. 

Ma di quale ora si asserisce? 

L’unica ora naturale è quella che dimora nella determinazione dell’esistenza umana sin da sempre, nell’esserci dell’essere come tempo, nello Jeweiligkei, nell’affermazione dell’asserzione dell’esserci in relazione al suo essere che è costitutiva. Ogni volta che “io sono”, si attua l’esserci che riconosce la morte come ultima possibilità, la stessa fine che rende possibile l’autentico poter essere dell’esserci, partendo dalla temporalità originaria. E, se il filosofo di Meßkirch dimostra come, nell’ontologia Occidentale tradizionale, il senso dell’essere è secondo il tempo, decostruendo la fenomenologia della storia dell’ontologia, altrettanto potremo allargare ed espandere il concetto di tempo naturale non misurabile al tempo come infinita estensione di se stesso, quello che Parmenide identificava con un νῦν, e che di contro potremo associare all’essere eterno del Timeo di Platone, privandolo di quell’immobilità che rende l’essere e il tempo fluidi. Contrapponendoci alle aporie sulla significazione di eternità, approdiamo nel tempo cosmico, escatologico indefinito che muta la condizione esistenziale, ribaltando il tempo e lo spazio. Il befindlichkeit, “sentirsi situato”, la “situatività” come ricettività passiva è ora rinnegata come condizione ontologica di possibilità, senza disconoscere il relazionale, il cui animo dimora nel terreno locale che invade il piano della terra-cielo visibile e tattile, per dipoi implodere nel cronotopo dell’Universo. Nondimeno, si può affermare che l’esistenza dell’essere - che riconosce la sua finitudine - sia disgiunta dal tempo. Si deduce che l’evo, come ciascuno dei periodi della storia individuati nel lungo periodo di tempo, durante cui si effettua l’affermazione e lo sviluppo di determinati elementi di civiltà e di cultura, è rappresentazione astratta che l’uomo ha designato per creare dei paradigmi mentali e, conseguentemente, meglio imprimere il senso di appartenenza alla vita, come reazione all’oblio. Termine che, per lo stesso Freud, assume valenza di facoltà difensiva della mente umana rispetto alla consapevolezza e ai contenuti mnemonici torvi.  Obliare presenta, ordunque, una doppia valenza, positiva e negativa, nella storia della nostra esistenza, distintamente nel tempo coevo, in cui “the net never forget”.  Sono congrui, in tal senso, l’articolo del ’95 e il libro di Weinrich sull’oblio che elencò le numerose metafore della memoria, su cui si sono confrontati scrittori e filosofi, e racchiuse nei campi metaforici delle “metafore del magazzino” e delle “metafore della tavoletta di cera”, relative al doppio del fenomeno del ricordare che vede il “magazzino” con il polo della memoria delle cose ricordate, mentre la “tavoletta di cera” come il polo del ricordo o processo del ricordare che attiva condizioni come quella dell’approssimazione, dell’inesattezza, della diversità del ricordo, della sua vaghezza, tutte espressioni che potremo riconoscere come nei di un paradosso, quello del ricordo obliato. Una manifestazione portentosa dei nostri giorni, in cui anche il tempo galileiano o misurabile sembra non rivelarsi più adeguato alla nostra esistenza. 

Nel parossismo estetico-visivo, si muove l’opera “Come una conchiglia nel bosco” di Francesca Romana Cicia, un’entità non definita e non collocabile in un habitat reale, se non in quel luogo che la nostra percezione può attribuirgli. Siamo, ancora una volta, in quel confine che potremo definire “astrazione concreta” del nostro pensiero, del nostro ricordo che appare rielaborato, modificato e distolto rispetto alla sua origine, rivelando tutta la fragilità dei meccanismi umani che, da ultimo, denotano il parossismo della certezza di una reminiscenza. Nella semioscurità della stanza del ricordo, si scorgono i riflessi di petali caduti e dissolti tra le ceneri dell’oblio che annulla ogni possibile gravità per trascendere il reale e depositarsi nella zona del parossismo che trasforma panicamente l’essenza e la materia che da flessuosa si fa vitrea, cristallizzando la ferita della finitezza nell’argine del frammento. Conchiglie sedimentate tra le stratificazioni della terra e nate dalla sostanza basale dell’acqua, da cui ha origine e si rinnova la vita. 

Il vissuto marino, sito all’interno della conchiglia, narra il soffio linfatico del nostro interiore che, nel suo apparire in superficie, imprime una traccia nella coscienza, rivelando la cura capillare della ricerca di Eirene che, nella seconda entità che abita l’oscuro dello spazio nella sua opera “Outer Spaces”, indaga la cavità interna dell’uovo, finora mai elevata a soggetto, nel suo essere placenta e generatrice di vita. Il frammento riconosce l’interezza della forma tanto esterna quanto interna dell’elemento che racchiude l’Universo e la sua luce siderale e cosmica. Sincronicamente si genera, nella mente, quella sensazione di sublime dinanzi all’impossibilità di immaginare l’incommensurabilità dell’Universo. Nella caratura di spazio, si recupera la storicità dell’uovo come soggetto scandagliato da artisti, quali Fontana e Brâncuși, sino a quel legame immaginativo che, con la conchiglia, fissa e dilata il tempo, così superlativamente sigillato da Piero della Francesca. 

E questa è l’ora in cui Aion, Chronos e Kairos si consultano sul nascituro tempo naturale, l’Evo oblïato. 

Laura Catini 

Francesca Romana Cicia e Eirene 
Evo oblïato | Inflessioni 
a cura di Laura Catini 
22 febbraio > 14 marzo 2025 

Spazio Iris | Via G. Fonzi 38 Spoltore (PE)


 

martedì 18 febbraio 2025

Quando filo, colore, parola s'intrecciano: Alice Schivardi

Alice Schivardi, "Talmente bello", dall'installazione "Coccinelle" (2010-2015) composta da 32 opere; disegni a ricamo su carta da lucido, matita, filo di cotone, cornice in resina fatta a mano, 7x9 cm ciascuno


Maja Arte Contemporanea inaugura mercoledì 19 febbraio 2025, alle ore 18, in via di Monserrato 30 (Roma), la personale di Alice Schivardi.

L'esposizione è la prima di un ciclo di tre mostre — Quando filo, colore, parola s'intrecciano — a cura di Giovanna Dalla Chiesa, che mette a confronto il lavoro di tre artiste: Alice Schivardi, Luciana Pretta e Luisa Lanarca.

In mostra una selezione di opere che riflettono il linguaggio distintivo di Alice Schivardi, il suo interesse per la narrazione intima e la costruzione di legami attraverso il disegno e il ricamo. Il percorso espositivo include Coccinelle (2010-2015), un'installazione composta da 32 ovali ricamati su carta da lucido, incorniciati in resina, che insieme formano un mosaico di memorie ed emozioni nascoste. Dalla serie Amore incondizionato e Black Series, due opere ricamate su carta da lucido, in cui il filo diventa uno strumento per sondare le profondità dell'affettività e delle relazioni umane. In Eco di Luce, un'ape si posa su una bocca, caricando di valenze simboliche e antropologiche la tensione tra silenzio e necessità di parola. Infine, un gruppo di api in volo (disegni a ricamo su carta da lucido, matita, filo di cotone, cornice in metallo): ognuna disegna la propria traiettoria e, nell'attesa di ricevere il nome da chi ne entrerà in possesso, suggerisce un'ulteriore riflessione sul possibile legame tra le due specie, quella umana e quella del regno animale.

Osserva Giovanna Dalla Chiesa:
Con il filo dei suoi "disegni a ricamo", su carta trasparente, Alice Schivardi non ha soltanto raccontato storie che portano in primo piano l'intimità e l'assorta concentrazione del mondo femminile, ma ha gettato un ponte tra gli aspetti della rappresentazione artistica che tradizionalmente si astrae dalla realtà e quelli della vita. Di questa fanno parte, non solo figure eticamente o spiritualmente esemplari come il partigiano Mario Fiorentini o Santa Rita da Cascia - protagonisti di alcune spettacolari performance -, ma l'intero creato, fatto di insetti meravigliosi e sociali come le api, o di altri - cui si deve comunque rispetto, sino a dar loro sepoltura - del regno animale di cani e uccelli, con cui l'artista riesce a fondersi sino a una completa immedesimazione e di quello di tutte le differenze etniche, di genere o genetiche, come nel caso del suo recente lavoro con i non vedenti. Il filo di Alice Schivardi è quindi il filo del pensiero che in modo immateriale, ma persistente, raccontando storie severe o soavi, su superfici trasparenti che lo fanno librare nell'aria, attraversa i confini per porsi ogni volta in relazione, e trasformare all'occorrenza la storia, riunificando ciò che il pregiudizio umano ha separato. Questo filo sapiente, e sapienziale, esteticamente incantevole, si rivolge agli aspetti antropologici come a quelli politici, sociali o religiosi, su cui deve fondarsi la consapevolezza della nostra umanità, e da cui dipendono la possibilità e la necessità di un'armonica convivenza e sopravvivenza.

NOTE BIOGRAFICHE
Alice Schivardi (Erba (CO), 1976) ha frequentato il corso dell'artista Alberto Garutti all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano diplomandosi con una tesi su Louise Bourgeois. La frequentazione con diversi artisti le ha permesso di approfondire il disegno come metodo d'indagine e di sperimentare continuamente materiali e tecniche, accumulando una molteplicità di esperienze sia in ambito lavorativo che umano e sociale.
Ha partecipato a numerosi premi tra cui il Premio Cairo a Palazzo Reale (Milano), il Premio Maretti al Museo PAN (Napoli), e ha vinto nel 2008 il primo premio "Videominuto" al Museo Pecci (Prato).
Tra le mostre personali più recenti: Corvi o colombe? (performance), Nuvola di Fuksas, Roma, 2023; Alice in Chains, Todi, 2023; La vita è una ruota, Una Vetrina, Maxxi_the indipendent, Roma, 2019; A suon di ali, Monumento Naturale Palude di Torre Flavia, Ladispoli, 2019; Ero figlia unica, Fondazione Pescheria - Centro Arti visive, Pesaro, 2015; Wormholes, Museo del Los Sures, in collaborazione con I.S.C.P., New York, 2014.
Ha inoltre partecipato a mostre collettive presso il Museo Pecci di Prato, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la Richard Saltoun Gallery di Londra, l'Auditorium Parco della Musica di Roma, Palazzo Trinci a Foligno e l'American Academy in Rome.
Ha preso parte a manifestazioni internazionali d'arte, tra cui Manifesta 12, Palermo (2018), I Martedì critici a Roma e TEDx women Navigli a Milano (2021).
È presente nelle collezioni permanenti:
– Benetton Collection (2015)
– Museo Sperimentale per l’Arte Contemporanea, Aquila (2011)


Alice Schivardi
a cura di Giovanna Dalla Chiesa
19 Febbraio — 8 Marzo 2025

INAUGURAZIONE
Mercoledì 19 Febbraio 2025, ore 18

Maja Arte Contemporanea
Via di Monserrato, 30 – ROMA
info@majartecontemporanea.com
+39 06 6880 4621

lunedì 17 febbraio 2025

Mutaz Elemam - Contemporary Forest


Giovedì 20 febbraio dalle ore 18.00 la Shazar Gallery presenta Contemporary Forest, personale dell’artista sudanese Mutaz Elemam. Il pittore, che vive e lavora tra la Francia e il Cairo, ha all’attivo la partecipazione ad innumerevoli esposizioni a New York, Miami, Emirati Arabi, Egitto, Libano, Qatar, Kuwait, Sudan, a Biennali, come quella di Pechino, ed è alla sua seconda personale in Italia, negli spazi di via Pasquale Scura. La mostra di Mutaz Elemam si inserisce nella sfaccettata programmazione della Shazar Gallery attenta ai fermenti internazionali e ai differenti linguaggi artistici. 

Il nuovo corpus di opere prodotte dall’artista sudanese per l’occasione ne evolve lo stile in un coloratissimo universo vegetale attraverso espressive e più vivaci pennellate. Senza cambiare registro Mutaz Elemam ha trasformato il proprio gesto volgendolo verso nuove soluzioni stilistico cromatiche per accompagnare i suoi racconti visivi, un processo che mette in atto per ogni progetto e che segna un passo verso la riflessione e la comprensione di un’arte interiore. Le numerose velature e stesure di acrilico creano paesaggi a prima vista astratti ma che successivamente trasportano verso riconoscibilissimi angoli popolati da piante, fiori, erbe e alberi stagliati in una fitta verticalità. Il repertorio pittorico attinge a piene mani dalle ambientazioni naturali dei luoghi visitati e della terra d’origine del pittore. Lo spirito di un territorio, che è anche posto dell’anima e del pensiero, torna a vibrare nelle tele dove l’esplosione della pittura diventa incontrollabile e invade lo spazio dando vita alle mille sfumature e alle macchie dalla resa contemporanea eppure radicate nella cultura africana. 


Mutaz Elemam è un pittore sudanese nato a Kasala. Si è laureato al dipartimento di Belle Arti dell'Università Sudanese di Scienza e Tecnologia di Khartoum. È membro dell'Unione Generale degli Artisti Plastici Sudanesi e dell'Atelier degli Artisti del Cairo. La pratica di Elemam si è sviluppata nel tempo attraverso esperienze fatte nei numerosi luoghi in cui ha lavorato, vissuto e continua a sperimentare nuovi approcci alla pittura. Elemam ha partecipato a mostre personali e collettive sia a livello regionale che internazionale, tra cui la 5a Biennale di Pechino nel 2012, la mostra “The Khartoum School: The Making of the Modern Art Movement in Sudan (1945–Present)” presso la Sharjah Art Foundation e la Biennale de Sarria in Spagna, 2017. È stato anche redattore di Africa Art File per la rivista d'arte Not Apartheid, rivista d'arte pubblicata in Italia. Le sue opere si trovano oggi sia in collezioni private che in istituzioni pubbliche.


Mutaz Elemam - Contemporary Forest
Opening: giovedì 20 febbraio dalle ore 18.00 alle 20,30
dal 21 febbraio al 30 marzo 2025

La mostra rimarrà aperta fino al 30 marzo 2025 dal martedì al sabato dalle 14.30 alle 19.30 e su appuntamento. 

Shazar Gallery
Via Pasquale Scura 8
80134 Napoli

Tel. 081 1812 6773
www.shazargallery.com – info@shazargallery.com 
Instagram: shazargallery – FB: shazargallery
Press officer: Graziella Melania Geraci 3475999666 press@shazargallery.com

Tramemente, opere di Paola Ricci

 


La mostra Tramemente presenta per la prima volta l’artista Paola Ricci nella nuova sede della Galleria MUSEONUOVAERA, uno spazio consono per presentare le grandi tele dell’artista. Le tele sono in parte inedite e in parte realizzate apposta per l’evento.
Il titolo della mostra richiama il concetto delle Trame che rappresentano e incarnano il processo mentale dell’artista, sempre in evoluzione.
Tramemente è una parola che racchiude la fusione tra trame e mente, come una liason senza separazione. Il disegno di Paola Ricci si compie nell’evoluzione continua del gesto, che non si fa intimorire nel passare dalle piccole dimensioni alle grandi estensioni delle tele. Il disegno è la base che poi si evolverà in pittura. I colori a olio di grossi pastelli e l’uso di strumenti non sempre ortodossi non è l’unico accesso per il gesto, l’artista arriva a usare semplicemente le dita direttamente a contatto con la tela trattata con cera d’api. La trama è anche il cucito che è dedizione del gesto a lungo tempo; il segno è disegnato dal ricamo che delimita sul tessuto la traccia su oggetti che vengono dal passato. Paola Ricci dipinge con furore e con meticolosità, coltiva una tecnica realizzabile in modo spontaneo.
Probabilmente l’artista si rifà a quello che Blake definiva la linea, che è un metodo pittorico, anzi è l’unico. L’artista porta la linea dalla dimensione bidimensionale a quella tridimensionale con il filo d’acciaio che disegna nel vuoto creando sculture nello spazio.
©Tancredi Gull. 2025.


Paola Ricci nasce a Venezia nel 1961 e si laurea all’I.S.I.A. di Urbino. Consegue un Master di Arte e Terapia presso l’Università Pontificia Antonianum di Roma. Combina la sua attività di artista con quella di docente di Didattica dell’Arte. Presso il CCA Andratx Mallorca (Spagna) è stata invitata in una residenza e le sue opere sono state esposte nella Galleria Kunstall nella mostra dal titolo Sculture da parete. È stata invitata come Visiting Artist al Cummings Arts Center, Connecticut College di New London, CT Stati Uniti d’America, dove ha realizzato, in diverse sessioni giornaliere, un grande disegno su carta intitolato Multiverso,c presente nella collezione dello stesso Istituto. È stata selezionata nel 2016, per la residenza nel Vermont Studio Center e ha ricevuto un premio per questo periodo di ricerca artistica negli USA. In aprile 2019 è stata selezionata per la Mostra The Comm-Inn, Het Nieuwe Instituut al Het Nieuwe Instituut a Rotterdam.  Ha partecipato, nel luglio 2020, alla mostra ANTEPRIMA al TOMAV a Torre Moresco. Nel 2020 il curatore Frank Eckhardt l’ha invitata a Dresda per un evento pubblico in cui ha presentato un video al Nonmuseum for Contemporary art on the Dresden Neumarkt NICHT MUSEUM ZEITGEMÄßER KUNST. Nel 2022 ha partecipato alla Mostra Collettiva Connessioni, The Kitchen Gallery a Milano. Nel 2023 ha realizzato il lavoro intitolato Filo d’Arianna per una mostra collettiva presso il Museo di Emilio Greco poi trasferita al Museo MADXI di Latina. Nel 2024 ha esposto le sue sculture insieme ai lavori di Franco Colamorea, nella mostra TEXTUS a Palazzo Planelli e la performance intitolata Intreccio/Intersect. a Bitonto.


Tramemente
Opere di Paola Ricci
fino al 22 febbraio 2025


INFO: Museo Nuova Era, Strada S. Giorgio Martire 9, 70124, Bari
Orari, 17.30 , 20.30 chiusura mercoledì, domenica e festivi.
Info: +39 3334462929
rosemarie.sansonetti@yahoo.it 


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