mercoledì 20 maggio 2026

Vincenzo Agnetti – Mostra Premio Pascali 1973

Vincenzo Agnetti, Libro dimenticato a memoria, Vitalità del negativo 1970, ph. Aldo Spinelli


La Fondazione Pino Pascali presenta l’esposizione Vincenzo Agnetti – Mostra Premio Pascali 1973, a cura di Gaspare Luigi Marcone, nell’anno del centenario della nascita dell’artista. Oltre alla mostra, le celebrazioni a Polignano saranno accompagnate dal conferimento postumo all’artista del Premio Libro d’Artista – IV edizione in occasione e in collaborazione con la XXV edizione del Festival del Libro Possibile (8-11 luglio).

L’evento si inserisce nel prosieguo del progetto della Fondazione Pino Pascali Confluenze dedicato ad artisti che nel corso della loro carriera hanno incrociato la vita, la storia e l’opera di Pino Pascali, o sono stati insigniti dello storico Premio – istituito dalla famiglia dell’artista pugliese subito dopo la sua prematura scomparsa nel 1968 – innescando relazioni e straordinarie congiunture. Le precedenti tappe sono infatti state dedicate a Maurizio Mochetti, Vettor Pisani e Toti Scialoja.

Vincenzo Agnetti, come noto, è stato il vincitore del III Premio Nazionale Pino Pascali nel 1972 – dopo le edizioni vinte da Maurizio Mochetti e Vettor Pisani – a cui poi è seguita, l’anno successivo, la mostra personale presso la Pinacoteca Provinciale di Bari dal 21 ottobre al 21 novembre 1973. Agnetti fu proclamato vincitore da una giuria di alto profilo composta da Renato Barilli, Maurizio Fagiolo, Paolo Fossati, Daniela Palazzoli, Tommaso Trini e Filippo Franco Favale coadiuvati da Palma Bucarelli.

L’esposizione concepita da Gaspare Luigi Marcone per la Fondazione Pino Pascali, in collaborazione con l’Archivio Vincenzo Agnetti di Milano, si articola su più registri: da un lato una ricostruzione filologica e dall’altro una rievocazione contestuale e ambientale. Saranno esposte, infatti, sia opere fondanti per il percorso di Agnetti tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, sia lavori presenti nella storica mostra barese del 1973 o pubblicate sul relativo catalogo – Autotelefonata (1972), 14 proposizioni (1972), Identikit (1973) – oltre al grande Progetto per un Amleto politico (1973). L’Amleto di Agnetti – composto da decine di “bandiere”, “palco” e suono, è un lavoro per sua natura “teatrale”, adattabile alla scena espositiva, che si inserisce in quel tipo di operazione che l’artista chiama “teatro statico” inteso come “spettacolo senza movimento, senza personaggi e senza testo”; seguendo ancora le parole dell’artista: “volevo ad ogni costo azzerare, ridurre a un semplice segnale tutto il lavoro Amleto. Dimenticare tutte le rappresentazioni che da secoli fanno di questo personaggio l’emblema del dubbio […] volevo anche dimenticare l’altra faccia di Amleto, quella opposta che al dubbio preferisce il calcolo” (V. Agnetti, Tradotto Azzerato Presentato, Milano 1974).

Vincenzo Agnetti (Milano, 14 settembre 1926 – 1° settembre 1981) frequenta il Liceo Artistico di Brera; appassionato di teatro, per un breve periodo, lavora con Giorgio Strehler come attore giovane al Piccolo Teatro di Milano. Ventenne comincia a sperimentare il linguaggio poetico e quello artistico nel campo della pittura informale. Al fermento creativo degli anni Cinquanta, Agnetti partecipa come critico. Schivo e legato a pochi amici, frequenta soprattutto Piero Manzoni ed Enrico Castellani, principali soggetti della sua critica militante negli anni di “Azimut/h” (1959-1960), rivista e spazio espositivo per cui pubblica i suoi primi “scritti proposizionali” e “interventi spontanei”. Questi testi costituiscono il nucleo teorico della sua successiva ricerca artistica, in cui la riflessione sul linguaggio precede e struttura la produzione delle opere. All’inizio degli anni Sessanta, con il diploma di tecnico elettronico, parte con la famiglia per l’Argentina, dove rimarrà fino al 1967, occupandosi di automazione elettronica. È proprio in questi anni di distacco dal tessuto culturale milanese, che in seguito chiamerà “arte-no”, che Agnetti mette definitivamente a fuoco la futura ricerca in ambito artistico, poi sviluppata in un arco relativamente breve, tra il 1967 e il 1981, anno della sua morte improvvisa. Rientrato in Italia, dopo un passaggio da New York, inaugura per Vanni Scheiwiller la collana “Denarratori” con il romanzo sperimentale Obsoleto (1968), con copertina progettata da Enrico Castellani, iniziando, parallelamente, il suo percorso espositivo in spazi pubblici e privati. Ad Agnetti viene assegnato il Premio Pascali in un periodo d’oro della sua attività creativa guadagnandosi l’attenzione della giuria del Premio che, nel 1972, lo individua come rappresentante delle nuove sperimentazioni concettuali. Dopo importanti personali milanesi come alla Galleria Cenobio Visualità (1969), dove espone il suo primoteatro statico Macchina drogata, e alla Galleria Blu (1970 e 1971) dove presenta due dei suoi cicli più importanti, gli Assiomi e i Feltri, prende parte a grandi manifestazioni come Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960/70 al Palazzo delle Esposizioni di Roma (1970-1971), la Biennale di Venezia (1972, dove ritornerà anche nel 1976, 1978 e 1980), Documenta 5 a Kassel (1972), la Quadriennale di Roma (1972) e, successivamente, la Biennale di San Paolo in Brasile (1973) e Contemporanea, Parcheggio di Villa Borghese, Roma (1973-1974). Agnetti in tutte le sue opere costruisce un linguaggio semantico nuovo, trovando nella scrittura il mezzo per formulare un pensiero critico che a sua volta si concretizza in opere, in un ciclo continuo, stimolo per altre riflessioni e nuovi concetti, che, come si legge nel testo a firma di Tommaso Trini del catalogo della mostra barese (1973) “corrodono criticamente le basi culturali stesse dell’arte”. In questo 2026, per il centenario della nascita dell’artista, molte esposizioni istituzionali celebreranno la sua ricerca in tuttaItalia, tra cui si ricordano: Vincenzo Agnetti: Sul Potere (Archivio Vincenzo Agnetti, Milano); Vincenzo Agnetti. Oggi è un secolo (GAM – Galleria d’Arte Moderna, Torino); Le strade terminano prima di cominciare. Vincenzo Agnetti le tracce fotografiche (MA*GA – Museo d’Arte Gallarate, Gallarate). Da ottobre 2026 a settembre 2027 il Museo del Novecento di Milano dedicherà all’artista un focus intitolato Vincenzo Agnetti. La poesia preparava segrete rivoluzioni.

Si ringraziano: Germana Agnetti, Guido Barbato, Federica Boragina, Anna Contro, Emilio e Luisa Marinoni, Sabrina Melle, Andrea Sirio Ortolani, Giorgio Verzotti, Bruno Vicentini; BKV Fine Art – Milano, Osart Gallery – Milano.


Vincenzo Agnetti – Mostra Premio Pascali 1973
a cura di Gaspare Luigi Marcone – assistente al curatore Anna Contro
in collaborazione con Archivio Vincenzo Agnetti – Milano

Inaugurazione: 5 giugno 2026, ore 18

Apertura al pubblico: 6 giugno – 27 settembre 2026
Orari: dal mercoledì alla domenica 10/13 – 16/20

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