giovedì 26 settembre 2013

Marinella Senatore. Costruire comunità


Marinella Senatore. Costruire comunità
Borsa per Giovani Artisti Italiani, edizione 2013
5 ottobre 2013 – 6 gennaio 2014
a cura di Marcella Beccaria
Costruire comunità presenta per la prima volta in un museo un’importante selezione dei progetti a oggi realizzati da Marinella Senatore (Cava dei Tirreni 1977, vive e lavora a Berlino). Dalle prime opere che traevano ispirazione dal linguaggio del cinema e indagavano micro-narrative quotidiane, dal 2006 gli aspetti di coinvolgimento del pubblico quale protagonista sono diventati parte preponderante della ricerca di Senatore. L’artista così descrive il proprio ruolo di ‘attivatore’ di processi, senza imposizioni di alcun genere: “Sento di essere parte di quei processi che vedono l’artista come un attivatore di energie che ha uno spartito attraverso il quale le persone negoziano, o contestano, la loro partecipazione. Cerco di mettere in atto uno scambio affettivo, che passa di storia in storia. Il racconto stesso diventa scambio e spesso si costruisce una situazione di laboratorio aperto, dove chi lavora impara qualcosa e lo porta con sé assieme al ricordo di essere stato sul set”.
Attraverso questa metodologia che pensa al pubblico, recentemente l’artista ha realizzato in Italia e all’estero una serie di progetti strutturati come operazioni filmiche, laboratori, parate, sessioni fotografiche il cui soggetto include lo stesso processo di realizzazione e produzione collettiva. “Coinvolgendo in un dialogo attivo un ampio numero di persone, gruppi, associazioni grandi o piccole, spesso al di fuori del sistema dell’arte – scrive Marcella Beccaria – i progetti di Marinella Senatore ogni volta costruiscono nuove e inedite comunità, aggregando energie molteplici ed eterogenee. Il suo processo ripensa alle possibilità dell’arte quale potente agente di scambio e crescita culturale”.
Allestita nella Manica Lunga del Castello, la mostra presenta una selezione di opere dal 2003 al 2013, inclusi gli spazi – sia metaforici sia reali – aperti da ciascun lavoro, tra cui la scuola di ballo sperimentale School of Narrative Dance, un laboratorio di scrittura creativa e un set per produzioni cinematografiche e fotografiche. Messi a disposizione del pubblico,
che può prenotarne l’utilizzo gratuito, questi spazi accolgono e invitano anche alla collaborazione numerosi enti del territorio. Ad oggi, le collaborazioni avviate includono la Scuola Holden di Torino che ha inserito la mostra nell’ambito dei propri corsi formativi.
Nel mese di novembre è inoltre prevista la realizzazione di una parata pubblica che costruirà una nuova comunità attorno al Castello di Rivoli, dalla Val Susa a Torino.
Marinella Senatore è la vincitrice dell’edizione 2013 della Borsa per Giovani Artisti Italiani, iniziativa ideata da Marcella Beccaria Capo Curatore del Museo e finanziata dagli Amici Sostenitori del Castello. “Vogliamo pensare alla Borsa – nota Marinella Guglielmi, Presidente degli Amici – come a un’iniziativa dinamica e quest’anno il premio all’artista è la mostra personale al Museo. Dalla sua fondazione nel 2000, la Borsa è stata uno strumento capace di riformularsi, a sostegno e in sinergia con l’evoluzione della produzione artistica e le attività di ricerca curatoriale del Castello“.

La mostra Marinella Senatore. Costruire comunità è co-finanziata dagli Amici Sostenitori del Castello di Rivoli.
Con il patrocinio di Film Commission Torino Piemonte
Media Partners La Stampa, Rai Radio 3
Sponsor tecnico Residence du Parc, Torino
Parte del programma per l’arte italiana amaci
Foto: ROSAS, 2012, Courtesy Peres Projects, Berlin

Fonte:

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Amalia di Lanno



NERO LUCE - Alberto Burri, Louise Nevelson, Nunzio di Stefano, Rossella Biscotti

NERO LUCE
Alberto Burri, Louise Nevelson, Nunzio di Stefano, Rossella Biscotti

curated by Bruno Corà

Opening reception / Thursday, September 19th 2013 / 7 p.m.
September 20th – October 18th, 2013
Opening hours: monday – friday, 11.30 a.m. – 7 p.m.
prometeogallery di Ida Pisani / Via G. Ventura 3 / 20134 Milan
info@prometeogallery.com / www.prometeogallery.com / T/F + 39 02 26924450



The inauguration of the art exhibit “Nero Luce – Black Light: works by Alberto Burri, Louise Nevelson, Nunzio di Stefano, Rossella Biscotti” will take place in Milan at the prometeogallery of Ida Pisani on Thursday, September 19th 2013 at 7 p.m.

"Brought together by the common denominator of Black, interpreted by each artist from a different angle, the works actually seem to aim at giving life to manifold degrees of luminosity, which each time is achieved through original and extremely personal materials and techniques.

Despite always having been considered the negation of light, if you consider that in the cosmological sense the universe is mostly made up of dark matter and energy, Black is still a largely unknown and widespread protean entity.

As Frédéric Portal mentions, in Genesis cosmogonies describe the battle of light against darkness. One can find this secret struggle between light and darkness in the works of artists such as Alberto Burri, Louise Nevelson, Nunzio di Stefano and young Rossella Biscotti, artists who are committed to providing greatly different suggestive shapes, degrees and intensity of such an antinomy.


At the exhibit visitors will be able to view examples of radical balance by Alberto Burri, of different surface treatment by Louise Nevelson, by Nunzio di Stefano viewers will be able to appreciate on one hand the knowledgeable assemblies and on the other the rigorous subtractive and structural action of the volumes and reliefs blackened by soot of burning wood. Alongside these creations, the work of young Rossella Biscotti dialogues with its own invented figure that carries light through original conductors."


The exhibition at the prometegallery of Ida Pisani stimulates a reflection on a color, black, considered by some non-color. It also inspires considerations on an entity, light, on which ideal, conceptual reverberation, a vast literature corpus and even aesthetic thought have never stopped questioning.

The exhibition will be open until October 19.

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Amalia di Lanno

mercoledì 25 settembre 2013

Pentti Sammallahti | Qui, altrove - Alessandro Imbriaco | Il giardino




Pentti Sammallahti
Qui, altrove
 
Alessandro Imbriaco
Il giardino
 
Due sguardi diversi sulla natura nelle nuove mostre della Galleria del Cembalo
La Galleria del Cembalo, il nuovo spazio dedicato alla fotografia nel cuore antico di Roma, aperto per iniziativa di Paola Stacchini Cavazza e Mario Peliti, presenta le sue nuove mostre.
 
Qui, altrove, una grande antologica dedicata al maestro finlandese Pentti Sammallahti, e Il giardino, progetto fotografico di Alessandro Imbriaco che ha vinto l’edizione 2012 dello European Publishers Award for Photography, sono i due appuntamenti autunnali dello spazio espositivo inaugurato lo scorso maggio all’interno di Palazzo Borghese.
Due sguardi diversi per provenienza, cultura e generazione offrono punti di vista differenti sulla natura e sul rapporto che ha con noi. Qui, altrove porta per la prima volta in Italia una retrospettiva completa e organica sull’arte di un maestro riconosciuto a livello internazionale, un osservatore della natura capace di far
incontrare nei suoi scatti l’estrema accuratezza della composizione con la musica del caso.
Il giardino, nato da un lungo periodo di studio degli insediamenti abitativi temporanei sorti ai margini delle città, descrive un’esperienza limite di disagio che è insieme terreno per una relazione del tutto singolare tra persone e natura.
Le due mostre rappresentano il primo appuntamento del calendario 2013-2014, che sarà reso più ricco e articolato da incontri con gli autori, presentazione di libri, conferenze e seminari: un susseguirsi di iniziative ideate con l’ambizione di dare alla fotografia una nuova casa dove incontrare le persone, le altre arti, la città.
 
17 ottobre / 8 dicembre 2013
dal martedì al venerdì 16. 00 – 19. 30
sabato 10. 30 – 13. 00 e 16. 00 – 19. 30
www.galleriadelcembalo.it
Informazioni · info@galleriadelcembalo.it
Eventi · eventi@galleriadelcembalo.it
Paola Stacchini Cavazza ha intrapreso studi scientifici, laureandosi in Fisica presso l’Università degli Studi di
Roma La Sapienza. Restando nell’ambiente accademico, negli anni dal 1989 al 1992 ha portato a termine il corso di Dottorato di Ricerca presso la Facoltà di Ingegneria della medesima università. Dal 1992 è Consigliere della Sezione Lazio dell’Associazione Dimore Storiche.
Mario Peliti, di formazione architetto, nel 1986 ha fondato, con sua sorella Francesca, Peliti Associati, casa
editrice specializzata nella fotografia d’autore che negli anni ha ampliato le sue competenze divenendo anche
agenzia di relazioni pubbliche. Ha ideato lo European Publishers Award for Photography, esempio di
collaborazione internazionale tra editori indipendenti, che nel 2013 celebra la ventesima edizione. È l’unico
editore occidentale ad aver commissionato un libro a Helmut Newton. Dal 1995 al 2003 ha diretto la Galleria Minima Peliti Associati, uno spazio di soli ventitré metri quadrati che per alcuni anni ha rappresentato ‘il luogo’ della fotografia a Roma.
 
Qui, altrove
Il grande fotografo finlandese Pentti Sammallahti in un’antologica alla Galleria del Cembalo, il nuovo spazio espositivo nel cuore antico di Roma Animali, persone, natura, Paesi: per la prima volta in Italia una
retrospettiva completa sull’opera di un genio della fotografia
Sarà l’opera del grande fotografo finlandese Pentti Sammallahti a dare volto e sostanza, dal prossimo 17 ottobre, al primo autunno della Galleria del Cembalo, il nuovo spazio espositivo aperto a maggio nel cuore antico di Roma.
In programma fino all’8 dicembre, Qui, altrove – questo il titolo dell’antologica di Sammallahti – è allestita in quattro delle cinque sale affrescate della Galleria del Cembalo, occupando così buona parte dei 350 metri quadri, ricchi di fascino e storia, di un luogo candidato a diventare l’indirizzo d’eccellenza per le mostre di fotografia a Roma nonché, in assoluto, uno dei punti di riferimento nel panorama espositivo della città.
Apprezzate da decine di anni a livello internazionale, ed esposte per la prima volta in Italia in maniera così vasta e organica, le fotografie di Pentti Sammallahti presenti nella retrospettiva sono il frutto di quarant’anni di lavoro, in quaranta Paesi differenti, volto a mostrare con semplicità ed esattezza gioia e mistero del mondo.
Definita, tra l’altro, “la fotografia musicale di un amante degli animali”, l’opera di Pentti Sammallahti sorprende e affascina per la stupefacente capacità di fondere l’estrema accuratezza della composizione con le leggi imperscrutabili del caso.
Animali, persone, paesaggi, scorci di natura e di città compongono tutti insieme una sinfonia visiva capace di cogliere, con un bianco e nero di nitida potenza narrativa, l’ineguagliabile verità di attimi che raccontano le cose con intensità, ironia, a tratti comicità.
Le oltre 120 opere di vario formato (da 9x12 a 60x90 centimetri) esposte alla Galleria del Cembalo costituiscono così uno sguardo ampio sull’opera di uno dei grandi protagonisti della fotografia contemporanea: scatti che dicono con convinzione e genio come parlare della natura sia anche, ogni volta, un’occasione per parlare di noi stessi.
Qui, altrove sarà anche l’occasione per presentare l’omonimo libro edito da Peliti Associati: l’unico volume retrospettivo sull’opera di Pentti Sammallahti, curato fin nei dettagli dallo stesso fotografo, il cui valore assoluto è riconosciuto nei diversi Paesi – Francia, Spagna, Regno Unito, Germania e Finlandia – in cui è stato pubblicato.
 
17 ottobre / 8 dicembre 2013
dal martedì al venerdì 16. 00 – 19. 30
sabato 10. 30 – 13. 00 e 16. 00 – 19. 30
Pentti Sammallahti nasce a Helsinki nel 1950 in una famiglia di artigiani. Sua nonna, Hildur Larsson è una
fotografa di origine svedese. A undici anni, Pentti scatta le prime fotografie e realizza piccole stampe a contatto sotto la guida del padre. A tredici, tramite un club scolastico, si iscrive all’associazione di fotografia, fabbrica un ingranditore e inizia a fotografare Helsinki. Nel 1964 entra a far parte dell’Helsinki Camera Club. Nel 1971 si tiene la sua prima mostra personale. Nel 1973 rifiuta il servizio militare e inizia a svolgere quello civile nel laboratorio di costruzione di navi in fibra di vetro di una prigione. In seguito fotografa altre prigioni per il Ministero di Giustizia. Nel 1974 partecipa alla mostra Mullastataivalle organizzata al Museo finlandese della fotografia. Inizia a insegnare fotografia presso l’Istituto d’arte Lahti (fino al 1976) e all’Università di arte e design. Nel 1975 riceve il premio dello Stato per l’arte fotografica (che gli verrà assegnato anche nel 1979, 1992 e 2009). Nel 1977 ha luogo la sua prima personale all’estero. Nel 1979 vede la luce il suo primo portfolio, Cathleen Ni Houlihan, accompagnato da una mostra itinerante in moltissime città. Il portfolio inaugura una serie degli Opus, che oggi comprende circa cinquanta pubblicazioni. Nel 1980 riceve il premio annuale dell’Associazione dei critici finlandesi, e comincia a sperimentare nuove tecniche di riproduzione fotografica e stampa a inchiostro. Nel 1984 inizia a insegnare tecniche di stampa presso il dipartimento di fotografia dell’Università di arte e design. Nel 1991 lo Stato finlandese gli assegna una sovvenzione per artisti della durata di 15 anni. Sammallahti interrompe l’attività di insegnante. Dal 1996 in seguito alla personale organizzata a Parigi nella cornice del Mois de la Photographie, partecipa regolarmente a eventi espositivi in tutto il mondo. Nel 2001, l’Università di arte e design gli conferisce la laurea honoris causa. Nel 2004 partecipa alla mostra inaugurale della Fondazione Henri Cartier- Bresson, a Parigi, per la quale il fotografo francese sceglie personalmente le cento foto che preferisce. Nel 2010 il Museo finlandese della fotografia gli dedica una retrospettiva.
 
Il giardino
Il progetto fotografico con cui Alessandro Imbriaco ha vinto l’edizione 2012 dello European Publishers Award for Photography in mostra alla Galleria del Cembalo, il nuovo spazio per la fotografia nel centro di Roma. Il giardino, progetto fotografico firmato da Alessandro Imbriaco, in programma a partire dal 17 ottobre alla Galleria del Cembalo, affianca nei 350 metri di spazio espositivo la retrospettiva dedicata al grande fotografo finlandese Pentti Sammallahti, con cui condivide lo sguardo puntato sulla relazione tra uomo e natura.
Il progetto di Alessandro Imbriaco, quinto italiano a ricevere lo European Publishers Award for Photography nel corso delle sue venti edizioni, nasce da una serie sulla quale il fotografo ha lavorato per diversi anni studiando le realtà abitative provvisorie degli immigrati, e in generale dei poveri, ai margini delle città italiane.
Nel corso della sua esplorazione Imbriaco ha incontrato una bambina di sei anni, nata e cresciuta nella palude dell’Aniene, che abitava insieme ai suoi genitori sotto un cavalcavia molto trafficato della periferia romana.
Il giardino racconta questa storia, dà un volto a vite nascoste che paiono rievocare, ai confini della città, la vita della Prima Famiglia, quella di Adamo ed Eva, dopo la cacciata dal Paradiso.
Negli spazi fotografati da Imbriaco si sommano condizioni di estremo disagio e una prossimità e comunione con la natura che sono oggi estranee alla comune esperienza di città.
La mostra dedicata a Il giardino, in programma fino all’8 dicembre, sarà anche l’occasione per presentare il libro omonimo, edito in Italia da Peliti Associati e pubblicato in contemporanea anche in Spagna, Germania, Francia e Regno Unito, come accade per ogni progetto vincitore dell’importante riconoscimento internazionale.
 
17 ottobre / 8 dicembre 2013
dal martedì al venerdì 16. 00 – 19. 30
sabato 10. 30 – 13. 00 e 16. 00 – 19. 30
Alessandro Imbriaco nasce a Salerno nel 1980. Laureato in Ingegneria, nel 2004 si trasferisce a Roma dove oggi vive e lavora. Nel 2007 un suo lavoro viene selezionato per il Premio Atlante Italiano. Nel 2008 vince il premio Canon con il progetto Occupare spazi interni. Dallo stesso anno fa parte diReflexions Masterclass a cura di Giorgia Fiorio e Gabriel Bauret. Nel 2010 ottiene il secondo posto nella sezione Contemporary Issues Stories al World Press Photo con il lavoro Casilino 900. Suoi lavori vengono selezionati anche per il PHE Ojo de Pez e il Lumix Award 2010. Nel 2011 il suo progetto fotografico Il giardino vince il Premio Pesaresi. Suoi lavori vengono selezionati anche per il Talent di Foam. Nello stesso anno viene scelto per il Joop Swart Master class del World Press Photo. Nel 2012 Corpi di reato,con Tommaso Bonaventura e Fabio Severo, vince il premio Ponchielli. Nello stesso anno, con Il giardino, ottiene lo European Publishers Award for Photography.
 
La Galleria del Cembalo: descrizione e cenni storici
Nell’ala di Palazzo Borghese che si allunga verso il Tevere e che dà all’edificio l’originale forma di cembalo, al piano terreno si trova una galleria formata da cinque sale comunicanti, dalle volte affrescate, con affaccio sul ninfeo. Dall’ingresso del palazzo su Largo della Fontanella di Borghese, la vista delle magnifiche fontane del Rainaldi sullo sfondo e la prospettiva delle siepi invitano a scoprire la quiete del giardino e conducono all’ingresso della galleria. Attraverso una scalinata si accede alle ampie sale, che con i soffitti molto alti e le ricche cornici dorate a inquadrare le parti dipinte, rimandano all’epoca del Grand Tour, nella quale gli stessi
ambienti ospitarono visitatori provenienti da tutta Europa.
In quel tempo (intorno al 1770) il capofamiglia Marcantonio IV Borghese, molto ambizioso e facoltoso, volle riportare in auge la fama e l’importanza dei Borghese, come ai tempi del Papa Paolo V e del cardinale nipote Scipione. In meno di cento anni, i Borghese erano diventati una delle famiglie più importanti dell’aristocrazia romana e i saloni del piano terra che affacciano sul giardino costituivano meta obbligatoria per i viaggiatori, che venivano accolti nella galleria per ammirare la celebre collezione di opere d’arte, sculture e dipinti che allora vi era conservata. La decorazione degli ambienti avvenne negli anni tra il 1767 e il 1775, e rappresentò all’epoca uno dei cicli decorativi più noti nel tardo Settecento a Roma, vedendo impegnati gli artisti più apprezzati che al tempo operavano in città.
Nella prima sala, sulla volta è il quadro riportato dell’Aurora di Francesco Caccianiga, tema comune ai palazzi patrizi, raffigurante la dea che sparge fiori nelle prime luci del giorno; si passa poi nell’anticamera della principessa, con decorazioni di gusto neoclassico a opera di LaurentPécheux, che vedono al centro Le nozze tra Cupido e Psiche (1774) e nei riquadri laterali scene augurali per le nozze con Giove, Mercurio e i quattro elementi. Sul lato verso piazza Borghese si apre la sala che fu l’anticamera del principe Marcantonio IV, caratterizzata dal dipinto di Ermenegildo Costantini e Pietro Rotati che raffigura Ebe rapita dal Tempo
(1769-70). Da qui si accede alla Sala delle Udienze, la più ampia e rappresentativa della galleria, dove lo sguardo va alla magnifica decorazione della volta, con Il Trionfo dei Borghese e delle Arti (1773-74), dipinto da Ermenegildo Costantini e menzionato da un critico come “ultimo tuono del barocco romano”. L’effigie della famiglia viene portata in cielo e incoronata in un trionfo di putti, tra le Arti – la scultura, l’architettura, la pittura e la musica – e le Scienze, raffigurate ai lati con magnificenza di colori e decorazioni in oro.
L’ultima sala verso nord ospita al centro la Riconciliazione di Venere e Minerva di Pietro Angeletti (1773-1775), circondato da riquadri monocromi raffiguranti episodi della guerra di Troia.
 
Per informazioni alla stampa:
Peliti Associati
06 5295548
agenzia@peliti.it
Roberta dal Verme
349 6926944
rdalverme@gmail.com

Ricevo e pubblico:
Amalia di Lanno

Passaggi - 12 grandi fotografi italiani in mostra a Roma

  Gabriele Basilico: Shanghai, 2010
 

La Galleria del Cembalo, nuovo spazio espositivo aperto per iniziativa di Paola Stacchini Cavazza a Palazzo Borghese, nel cuore antico di Roma, tra piazza di Spagna e il Tevere, vuole restituire agli appassionati e ai collezionisti d’arte alcune delle sale al pianterreno che Marcantonio IV Borghese fece decorare alla fine del Settecento per ospitarvi la propria collezione.
L'attività espositiva, diretta in collaborazione con Mario Peliti, avrà come elemento centrale la fotografia e il suo dialogo con le altre forme di espressione artistica.
La mostra che inaugura la Galleria, curata da Giovanna Calvenzi, si intitola Passaggi e dal 17 maggio al 28 settembre, attraverso le opere di dodici fotografi suddivise in cinque grandi sale, si propone di indagare il tema della discontinuità, della necessità di cambiamento di linguaggio o di visione, distintivo del lavoro di ognuno di loro.
Alla concezione dell’autore sempre identico a se stesso, che maturando uno stile riconoscibile sviluppa un unico modo di raccontare la realtà, caratteristica della fotografia umanistica e di parte della cultura del reportage, si contrappongono, nella produzione della fotografia di ricerca, la necessità del rinnovamento, la comparsa di momenti di passaggio e talvolta di crisi, il superamento dei modelli, l’utilizzo di nuove tecnologie.
Le opere in mostra testimoniano mutamenti radicali rispetto a esperienze precedenti, aggiustamenti di visione, migrazioni cromatiche oppure spostamenti dall’interpretazione alla manipolazione della realtà o, ancora, cambiamenti del vissuto quotidiano dell’autore che si traducono in fotografia: un panorama ampio, che si propone di stimolare nel visitatore la comprensione dei modi della creazione, dell’elaborazione dell’immagine, dell’iter progettuale di ogni singolo artista.
In questa chiave, per ciascuno degli autori Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Antonio Biasiucci, Luca Campigotto, Silvia Camporesi, Mario Cresci, Ugo Mulas, Alice Pavesi, Paolo Pellegrin, Francesco Radino, Moira Ricci, Paolo Ventura – la mostra presenta due diverse serie di lavori, in modo che il ‘passaggio’ dall’una all’altra racconti l’attitudine della fotografia di ricerca a porsi in modo sempre differente rispetto a se stessa e ai suoi soggetti.
Questo mostrano la storica serie di foto newyorchesi di Ugo Mulas, dedicate a Marcel Duchamp (1964- 1965), e gli still-life, su corpo di donna, dei gioielli d’artista creati da Arnaldo Pomodoro (1968). Questo accade in ciascuno degli altri casi: Mario Cresci è presente in mostra con tre serie (1964, 1975-2011, 2013) che indagano, ciascuna da punti di vista diversi, il rapporto tra rappresentazione del reale e immagine astratta; Gabriele Basilico con le imponenti vedute urbane di Shanghai (2010) contrapposte alla dimensione dell’edificio singolo, al silenzio dei padiglioni deserti della Biennale di Venezia (2012);  Francesco Radino con un lavoro che ha per protagonista una visione potente e monumentale delle turbine di centrali elettriche (1984) e uno di sguardo europeo su un Giappone intimista (1999); Olivo Barbieri con alcune delle sue note vedute aeree nelle quali la realtà dei luoghi sembra diventare l’immagine di un plastico (2007), e con scorci metropolitani sui quali si innestano interventi grafici successivi (2011); Paolo Pellegrin con la differente serialità, in entrambi i casi giapponese, di alberi che disegnano sul cielo e passanti che emergono dal nero (2010); Antonio Biasiucci con una serie incentrata sui dettagli di interni contadini del casertano (1982-1985), e una dedicata all’impasto vorticoso del pane (1990-1991); Luca Campigotto con le visioni del porto di Marghera immerse nel nero (1996) contrapposte a una Chicago-Gotham City a colori (2007); Paolo Ventura con una ricostruzione della guerra civile americana di artefatto realismo (2010), accostata ad autoritratti inseriti in scenografie di rarefatti spazi urbani ricche di citazioni pittoriche (2011); Silvia Camporesi con una serie di autoritratti che hanno la temperatura e l’estetica degli anni Trenta (2006), e una di surreali, stranianti visioni di della laguna veneziana (2011); Moira Ricci con manipolazioni pre e post- fotografiche del reale tanto nei suoi teatrini domestici di affettuosa memoria (2001), quanto nell’auto- rappresentazione fantastica e dolorosa delle proprie memorie (2004-2013); Alice Pavesi con l’approccio diverso, ma affine nella costruzione dell’immagine, che contrappone il sofferto bianco e nero con cui ritrae donne etiopi che hanno subito violenza (2009) a foto di moda realizzate in un contesto di ricercata semplicità ambientale (2012). 
Passaggi offre anche uno sguardo sull’evoluzione di una cultura del mezzo fotografico in cui i legami, i rimandi, i richiami i passaggi non sono solo quelli interni ai due lavori di ciascun autore, ma connettono in vario modo molte delle esperienze in mostra, descrivendo un percorso della fotografia italiana movimentato e non lineare che ne tocca la storia, il presente, le non preconizzabili prospettive. 

Artisti:

Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Antonio Biasiucci, Luca Campigotto, Silvia Camporesi, Mario Cresci, Ugo Mulas, Alice Pavesi, Paolo Pellegrin, Francesco Radino, Moira Ricci, Paolo Ventura


  • Luogo: Galleria del Cembalo
  • Curatori: Giovanna Calvenzi
  • Città: Roma
  • Provincia: Roma
  • Data inizio: 17 Maggio 2013
  • Data fine: prorogata al 3 ottobre 2013
  • Telefono per informazioni: +39 06 52955548/ 349 6926944

Fonte: www.arte.it


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Amalia di Lanno

 

JOSEF ALBERS. SUBLIME OPTICS

   
Josef Albers, Variant / Adobe, rosa arancio circondati da 4 grigi, Variant / Adobe, Pink Orange Surrounded by 4 Grays, 1947 – 1952 
Sublime Optics. La mostra esplora la componente spirituale dell'opera dell'artista tedesco presentando 78 lavori realizzati all'inizio della sua carriera tra cui rari disegni, vetri e dipinti astratti. In contemporanea l'Accademia di Brera ospita un'esposizione di opere degli allievi di Albers e il 30 settembre e' prevista una conferenza presso il Teatro In-Stabile del Carcere di Milano-Bollate.

comunicato stampa
a cura di Nick Murphy sulla base di un progetto ideato da Nicholas Fox Weber

Milano celebra il genio di Josef Albers (Bottrop, Germania, 1888 - New Haven, USA, 1976), attraverso una mostra in due sedi promossa dalla Josef & Anni Albers Foundation e dalla Fondazione Stelline, che ripercorre alcuni degli aspetti fondanti della carriera del grande artista modernista ed esponente del Bauhaus.

Alla Fondazione Stelline (c.so Magenta 61), dal 26 settembre 2013 al 6 gennaio 2014, si tiene la prima monografica a Milano delle opere di Josef Albers.
Josef Albers. Sublime Optics esplora la componente spirituale dell'arte dell’autore tedesco. Di formazione cattolica, religione che non ha mai abbandonato, ha incorporato il linguaggio figurativo della tradizione cristiana in molti dei suoi lavori, interpretando la trasformazione del colore e del tratto come eventi spirituali se non addirittura di natura mistica.

Curata e allestita da Nick Murphy (Projects Director della Josef and Anni Albers Foundation), sulla base di un progetto ideato e curato da Nicholas Fox Weber (Executive Director della Josef and Anni Albers Foundation), Josef Albers. Sublime Optics offre una prospettiva unica su questo maestro del Bauhaus, raccogliendo rari disegni giovanili, vetri colorati, vetri sabbiati e una selezione di dipinti astratti.

Il percorso espositivo presenta 78 lavori realizzati all'inizio della sua carriera artistica, quando insegnava in Vestfalia fino agli ultimi giorni della sua vita: dal primissimo disegno conosciuto fino all'ultimo Omaggio al Quadrato. Tutte le opere sono pervase dalla purezza e dall’onestà del suo pensiero, ma soprattutto dal suo credere fermamente che, applicando il talento artistico con dedizione e verità, sia possibile trasformare la realtà quotidiana in modo miracoloso.

“La mostra - afferma Nick Murphy - s’indirizza a questo secondo e meno religioso senso di spiritualità di Albers. Josef Albers. Sublime Optics analizza gli esperimenti del maestro con la luce (attraverso raffinate manipolazioni di colore, forme e linee) in modo da creare ulteriori misteri nel mondo, misteri che possano funzionare come esercizi spirituali per nostri occhi. È come un ottico mistico che ci fa indossare lenti per veder meglio il sublime intorno a noi”.

L’iniziativa alla Fondazione Stelline è il primo “ritorno a Milano” delle opere dell’artista dopo quasi 80 anni di assenza da quando - nel 1934 - Wassily Kandinsky organizzò una mostra di stampe di Albers nel capoluogo lombardo a un anno dalla chiusura del Bauhaus (di cui Albers fu studente e docente dal 1920 al 1933). E torna a Milano a pochi passi da quel “Cenacolo” di Leonardo da sempre ammirato dall’artista tedesco.

“Siamo orgogliosi di poter offrire a Milano una personale di Josef Albers dopo 80 anni che l'artista non era presente con proprie esposizioni nella nostra città” – ha dichiarato la Presidente della Fondazione Stelline PierCarla Delpiano – “Ospitare una monografica come quella di Albers è un tassello prezioso che si inserisce perfettamente nel mosaico di internazionalizzazione e di apertura culturale al mondo, che le Stelline vogliono comporre anche in vista dell’Esposizione universale del 2015”.
In occasione della mostra, valorizzando l’attenzione di Josef Albers nel rendere l’arte accessibile al maggior numero di persone, compresi coloro che non possono liberamente godere di questo privilegio, la Fondazione Stelline e la Josef and Anni Albers Foundation hanno sviluppato una preziosa collaborazione con il carcere di Bollate e E.S.T.I.A. Cooperativa Sociale Onlus, grazie alla quale la compagnia del teatro In-Stabile del Carcere realizzerà uno spettacolo ispirato a testi di Josef Albers, e le persone detenute potranno partecipare a workshop organizzati insieme all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove fare esperienza degli stessi metodi rivoluzionari di insegnamento del grande maestro della Bauhaus.

La seconda esposizione Imparare a vedere: Josef Albers professore, dal Bauhaus a Yale in programma dal 2 ottobre al 1° dicembre 2013 nella Sala Napoleonica dell’Accademia di Brera (via Brera 28), è curata da Samuele Boncompagni e da Giovanni Iovane e approfondisce l’impatto dell’innovativo metodo d’insegnamento di Albers, dapprima al Bauhaus, quindi al Black Mountain College di Asheville (North Carolina, USA) e infine alla Yale University di New Haven (Connecticut, USA).

La passione e la creatività impiegate da Albers durante le sue lezioni saranno rilette attraverso quattro Omaggi al quadrato di Albers e 100 tra documenti, foto, libri, materiale didattico dello stesso Albers e dei suoi studenti, che documentano in maniera approfondita la qualità del suo insegnamento.

Per rimarcare l’elemento essenziale dei suoi corsi accademici, che traeva le sue origini dal periodo del Bauhaus, Albers era solito dire: “Io non ho insegnato pittura perché non può essere insegnata. Io ho insegnato a vedere”. Secondo lui, il compito del grande artista è la rivelazione e l’evocazione di una visione. Non si può insegnare l’arte ma sicuramente si può fare esperienza di come vedere bene. A tal proposito, tutti gli esercizi e “i pannelli didattici” avevano lo scopo non di illustrare una teoria precostituita ma di “far aprire gli occhi” ai suoi allievi.

Accompagnano le mostre, due cataloghi editi per l’occasione dalla Josef and Anni Albers Foundation con testi che approfondiscono l’opera di Albers da diverse prospettive; oltre a quelli dei curatori, infatti, i due volumi propongono contributi di storici dell’arte (Marco Pierini, Brenda Danilowitz), di un sacerdote (don Paolo Papone), di un commediografo (Colm Tóibín) e di una poetessa (Julie Agoos).

Note biografiche
Josef Albers nacque il 19 marzo 1888 a Bottrop, in Vestfalia. Dopo aver compiuto studi artistici a Berlino e Monaco, nel 1920 entrò nella Bauhaus a Weimar. Nel 1923 Albers fu nominato docente del Corso Preparatorio, un corso obbligatorio per tutti i nuovi studenti che continuò quando la scuola si trasferì a Dessau nel 1925.
Nel 1933 l’artista emigrò con la moglie Anni negli Stati Uniti, dove fu incaricato di istituire una Facoltà di Arte presso il Black Mountain College, nella Carolina del Nord. Lì rimase insieme alla moglie fino al 1949.
Nel 1950 Albers iniziò la serie di opere Omaggio al Quadrato, dipinti a olio su masonite, e nello stesso anno accettò la nomina a Direttore della Facoltà di Design dell’Università di Yale.
Nel 1963 la Yale University Press pubblicò il volume Interazione del colore scritto dall’artista, in cui vengono sintetizzati i principi della sua incessante esplorazione della mutabilità e relatività del colore. L’opera è basata sulle sue rinomate lezioni sulle proprietà del colore note come “The Color Course.”
Nel 1971 Josef Albers fu il primo artista vivente a cui il Metropolitan Museum of Art di New York dedicò una retrospettiva.

www.albersfoundation.org

Cataloghi: Edizioni Josef & Anni Albers Foundation
(Sublime Optics, pagg. 288 € 30; Imparare a vedere, pagg. 96 € 24; entrambi, € 48)

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Lecture di Nicholas Fox Weber
Executive Director della Josef and Anni Albers Foundation

30 settembre, ore 18.00
II Casa Di Reclusione di Milano-Bollate | Teatro In-Stabile
Via Cristina Belgioioso 120 - ingresso da via Montello

Dal 26 settembre 2013 al 6 gennaio 2014 la Fondazione Stelline, in collaborazione con la Josef & Anni Albers Foundation, ospita la prima grande monografica a Milano delle opere di Josef Albers, grande artista modernista ed esponente del Bauhaus.
In occasione della mostra, sviluppando l’attenzione di Josef Albers per rendere l’arte accessibile al maggior numero di persone, compresi coloro che non possono liberamente godere di questo privilegio, la Fondazione Stelline e la Josef and Anni Albers Foundation hanno sviluppato una preziosa collaborazione con il carcere di Bollate e E.S.T.I.A. Cooperativa Sociale Onlus, grazie alla quale le persone detenute sono impegnate in diverse fasi del processo espositivo, dalla creazione degli allestimenti, fino alla partecipazione a momenti artistici e teatrali.
Lunedì 30 settembre alle ore 18.00, presso il Teatro In-Stabile del Carcere di Milano-Bollate, Nicholas Fox Weber (Executive Director della Josef and Anni Albers Foundation) terrà una lecture per introdurre ai temi della mostra e dell'opera di Albers.
“Nel presentare le opere d’arte di Josef Albers ai detenuti della II Casa di Reclusione di Milano – Carcere di Bollate, intendo far conoscere loro sia i risultati straordinari ottenuti da Josef grazie alla sua perfetta padronanza della tecnica, sia il miracolo di linee e colori evocato dall’artista nelle sue opere. Ho avuto la grande fortuna di conoscerlo personalmente e di parlare con lui della sua arte e della sua concezione della vita. Con un linguaggio semplice e diretto, lontano dal gergo accademico e dalla storia dell’arte, presenterò al mio pubblico un ritratto “vivo” di questo artista divertente, franco e innamorato della vita. E con l’ausilio di immagini proiettate, spiegherò la mirabile maestria con cui è riuscito a sorprenderci con linee e colori, offrendoci occasioni di gioia inaspettate”
Nicholas Fox Weber, Executive Director Josef and Anni Albers Foundation
Intervengono:
Massimo Parisi, Direttore II Casa di Reclusione di Milano-Bollate
PierCarla Delpiano, Presidente della Fondazione Stelline
Michelina Capato, Presidente di E.S.T.I.A. Cooperativa Sociale Onlus


Ingresso del pubblico: dalle ore 17.00 alle ore 17.45

Ingresso libero solo con prenotazione TRAMITE FORM ONLINE
http://cooperativaestia.org/schede/prenotazione-spettacolo (le prenotazioni chiudono il 28 settembre 2013)


2.10 – 01.12.2013
Imparare a vedere
Josef Albers professore dal Bauhaus a Yale

Accademia di Belle Arti di Brera
via Brera, 28 Milano www.accademiadibrera.milano.it


Ufficio Stampa Fondazione Stelline
Andromaca Eventi e Comunicazione
Valentina Morelli T. +39 338 5600375 ufficiostampa@andromaca.it

Alessandra Klimciuk, Resp. artistica e culturale T. +39 02 45462.431 press@stelline.it

Ufficio Stampa Fondazione Albers
CLP Relazioni Pubbliche T. +39 02 36755700 marta.paini@clponline.it

Conferenza stampa mercoledì 25 settembre ore 11
Inaugurazione mercoledì 25 settembre ore 19

Fondazione Stelline
corso Magenta 61 Milano
Orario di apertura: dalle 10 alle 20 da Martedì a Domenica (chiuso il lunedì)
Biglietti: intero € 8; ridotto € 6; studenti € 3.
Speciale Famiglie: ingresso a prezzo speciale € 10 adulto + bambino

Visite guidate gratuite per adulti
Ogni Giovedì alle 18.30 (75 min.)
Visite guidate per famiglie con bambini dai 6 ai 12 anni
Ogni Domenica alle 16.30 (75 min.)
AD ARTEM 02 6597728 / info@adartem.it / www.adartem.it

Fonte: www.undo.net

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martedì 24 settembre 2013

MINI MAXI URBAN ART

In occasione della X Giornata Amici dei Musei
promossa da FIDAM
(Federazione Italiana degli Amici dei Musei)

Domenica 6 ottobre 2013
dalle 16.00 alle 19.00
la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Lorenzo Viani presenta
in collaborazione con Laboratorio 21

MINI MAXI URBAN ART
a cura di Gaia Querci

Esposizione di progetti originali di Urban Art in miniatura / Proiezioni di filmati storici /

Un incontro con esperienze di arte urbana locale e internazionale che si propone di sensibilizzare il pubblico alle nuove tendenze dell'arte contemporanea utilizzando la strada come ribalta aperta e condivisa per esprimersi su tematiche di rilevanza sociale e dare libero sfogo a visioni fantastiche e invenzioni poetiche.

La storia dell’arte urbana o Street Art, nelle sue diverse forme e declinazioni (writing, graffiti, stencil, adesivi, murali, installazioni), viene ripercorsa tramite una serie di postazioni video e MAXI proiezioni di filmati storici, selezionati a cura di Vittore Baroni

Da Style Wars del 1983 a Bomb It del 2011, che illustrano l’attività e le creazioni delle più celebri Art Star del settore: Banksy, Thomas Campbell, Ron English, Shepard Fairey, Keith Haring, Chris Johanson, Margaret Kilgallen, Blek Le Rat, Barry McGee, Taki 183...

Un ideale percorso didattico che evidenzia le molteplici potenzialità di forme espressive e di comunicazione proprie del nostro tempo, da intendere non come gratuite deturpazioni o gesti vandalici, bensì quali occasioni di arricchimento del paesaggio urbano e di riqualificazione estetica per aree degradate e abbandonate.

Cinque artisti
DUKE1 / ETNIK / FRANCESCO BARBIERI /
GIULIO VESPRINI / MACS
esporranno progetti appositamente pensati per l’occasione di Urban Art “in miniatura”, plastici e modellini che riproducono in dimensione MINI oggetti di arredo urbano e scorci metropolitani, basati su luoghi reali o frutto dell’immaginazione, su cui gli autori sono intervenuti creativamente con le tecniche tipiche della Street Art. Progetti utopici o concretamente realizzabili, da gustare in una inedita dimensione miniaturizzata e realmente g/local.

Domenica 6 ottobre 2013
Dalle 16.00 alle 19.00

Ingresso libero

Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Lorenzo Viani
Palazzo delle Muse, Piazza Mazzini
Viareggio (LU)

Info:
www.gamc.it
www.laboratorio21.com
gamc@comune.viareggio.lu.it
0584 581118

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Il fantasma della realtà - Fotografie di Stefano Cioffi


INAUGURAZIONE: sabato 5 ottobre 2013, ore 19.00

Nell’ambito di FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma, si svolgerà dal 5 ottobre all’8 dicembre 2013, negli spazi della Ex GIL a Roma, la mostra personale di STEFANO CIOFFI intitolata "Il fantasma della realtà". La mostra, curata da MAURIZIO G. DE BONIS, comprende 18 fotografie a colori di grande formato e sarà inaugurata sabato 5 ottobre 2013 alle ore 19.00. L’evento è organizzato in collaborazione con la Regione Lazio.

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La città è la più ossessiva delle forme di organizzazione umana. Ciò che si cela dietro l’edificazione degli agglomerati urbanistici del mondo contemporaneo è la volontà da parte dell’essere umano di esercitare un controllo sulla realtà. Questa esigenza trasforma l’idea di metropoli in un corpo informe che si manifesta come macchina feticistica. La tensione organizzativa che caratterizza il concetto di città finisce per generare spazi di non senso. Così, i luoghi destinati alle attività sportive risultano emblematici. Aree concepite per la socializzazione si trasformano nel corso del tempo in superfici fuori controllo, in territori vacui che semplicemente alludono alle finalità per le quali erano stati concepiti.

Stefano Cioffi riesce a cogliere il tormento umano nei riguardi di una volontà di controllo impossibile da applicare in modo compiuto. La struttura delle sue immagini è determinata da un sentimento percettivo che gli permette di rintracciare, sotto le “macerie” prodotte dall’idea di controllo, la sostanza archetipica dei luoghi. Gli spazi cittadini deputati alla pratica sportiva nelle immagini di Cioffi si manifestano nella loro assenza di significato. Il rigore fotografico grazie al quale vengono rappresentati questi microcosmi mette a fuoco il dramma di una coscienza sociale alle prese con una tragica autoreferenzialità che vede nell’idea stessa di sport la sua più bizzarra espressione. La società cerca, disperatamente, di parlare di se stessa e con se stessa. E di autorappresentarsi all’interno di un territorio metaforico. Ma il mondo circostante non risponde, mai. Non rimane altro che il fantasma di una realtà forse solo immaginata.

STEFANO CIOFFI vive e lavora a Roma. Negli anni recenti ha concentrato la sua attenzione sul paesaggio attorno alla capitale. L’ultimo suo lavoro è stato raccolto in un libro uscito all’inizio del 2013 a cura di Maurizio G. De Bonis e pubblicato da Silvana Editoriale con il titolo: 62 km – L’acqua nascosta del tempo. 

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