martedì 8 marzo 2022

Visioni. Avventure nell’arte contemporanea di Manuela Gandini

Giovedì 10 marzo alle ore 18 viene presentato presso “Progetto LOGOS”, Studio Mintoy, il nuovo libro di Manuela GandiniVISIONI. Avventure nell’arte contemporanea” di HAZE-Auditorium Edizioni, un volume accattivante e curioso che concentra le storie di artisti che, con il loro passaggio terrestre, hanno illuminato il buio politico e sociale degli ultimi cento anni. Dialogano con l’autrice l’editore Claudio Chianura, l’artista Mintoy oltre a tutti gli artisti e gli amici presenti.


Biografie, riflessioni e avventure di oltre 200 artisti contemporanei sono raccolti in questo volume da poco presente nelle librerie che rilegge vite, opere, amori, con lo sguardo personale ed empatico di chi riesce a portare l’arte nella vita quotidiana, donando perciò ai lettori una “visione”. Il saggio ha origine dai post pubblicati dall’autrice su Facebook e Instagram, dal primo lockdown in avanti, ogni giorno senza tregua, con la volontà di curare il trauma collettivo causato dalla pandemia e dai cupi scenari mediatici incalzanti.

Dalle pagine affiorano momenti pubblici e privati, legati agli studi e alle frequentazioni personali dell’autrice con gli artisti e con le loro opere. Il tormento di Pollock, un aperitivo a casa di Yoko Ono, una passeggiata nel Cretto di Burri con Bob Wilson; le vite di plastica immortalate da Elena Dorfman e Jamie Diamond, l’universo di stoffa di Maria Lai ma anche una limpida lettura dell’attualità mediata dal mezzo artistico. L’esplosione di violenza al Campidoglio a Washington, e le risse organizzate dai ragazzi a Gallarate, si specchiano nella rabbia crudele e allucinata del “Joker” di Joaquin Phoenix e Todd Phillips, la mancanza di fiato e libertà di Marina Abramovic e Ulay nella performance “Breathing in / Breathing out” evocano la morte di George Floyd e i sintomi da Covid-19.

Una cura per l’anima che mira alla rinascita e alla trasformazione dell’immaginario collettivo non una semplice successione di storie ed eventi ma l’evocazione di artisti del recente passato che hanno lavorato per il futuro. In questo nostro momento di crisi, prende forma un testo che vuole essere un’esplosione di nuove energie positive e stimolo per un ritorno alla forza dell’intelligenza e ad una nuova fiducia nell’umanesimo. Un percorso ideale che si snoda tra il Cabaret Voltaire e la Germania del Terzo Reich, la musica psichedelica e il Messico di Castaneda e Frida Kahlo, sino all’immersione nell’attuale era del transumanesimo e degli iperoggetti.
Accompagnano i testi numerosi QR Code che riportano ai siti di artisti, associazioni, archivi citati nei saggi.

TESTO DELL’AUTRICE
Da Marina Abramovic alla Biennale di Venezia, seduta su una montagna di ossa di bue che spazzola una ad una, durante la guerra del Kosovo, alla clinica asettica di Aya Ben Ron installata al Padiglione Israeliano all’antivigilia della pandemia.
“Visioni. Avventure nell’arte contemporanea” percorre gli ultimi 100 anni di arte, saggi brevi, a volte brevissimi proiettano il lettore nella fantasmagoria del pensiero artistico ricostruendo il corpo dell’arte e della storia con altri occhi, mettendo in luce i suoi incantesimi e le sue ribellioni.
Il libro nasce dall’immaterialità dei social, è un distillato di storie, una vivida collana di scoperte e svelamenti pubblicati “per non morire di retorica e banalità mediatica”; porta al pubblico visioni provenienti da figure capitali come Kazimir Malevič, perseguitato dallo stalinismo, che dispose di collocare la propria salma sotto il Quadrato Nero o di Jack Kerouac perduto nel vortice psichedelico e mistico della beat generation o di Georgia O’ Keeffe accampata nel deserto del New Messico per ascoltare le voci della notte.
Le “Visioni” sono il frutto della crisi e dell’implosione collettiva, della malattia del sistema e della deriva dell’Occidente, del caos e dell’Apocalisse di Giovanni in chiave postmoderna. Dal torbido del presente, dalla paura e dalla tragedia degli ultimi due anni, spuntavano ogni giorno le gemme dell’arte, diventando per molti un appuntamento irrinunciabile, per poter meglio comprendere le nuove distopie. Così il libro entra nell’atmosfera del Cabaret Voltaire (1916), con Hugo Ball e Emmy Hennings, i quali vennero schedati dalla polizia come “protettore e puttana”; visita la mostra dell’ Arte Degenerata poi imbocca le strade di New York con i corpi nudi a pois di Yayoi Kusama e gli happenings di Alan Kaprov, per ritrovarsi clandestinamente con le artiste del collettivo femminista Guerrilla Girls (quelle mascherate da gorilla) ad attacchinare manifesti di denuncia. È un viaggio nel tempo che raggiunge lo spazio siderale dell’arte, potente cura per l’anima, magica e mistica ma anche pericolosa, esplosione di energie che aprono squarci di futuro, di nuovi mondi, di libertà e sgomento.

Cenni biografici. Manuela Gandini è critica d’arte e curatrice. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. Dal 1989 al 1991 lavora come addetta alla cultura per il Ministero degli esteri con Gianni De Michelis. Tra le numerose mostre internazionali, cura “Talking the Picture. Photograohy and Appropriation” alla Leo Castelli Gallery di New York e al Gallery Night di Milano (1990). Con Raffaello Siniscalco, realizza per la RAI il film “Leo Castelli. Il Signore dell’Arte”. Nel 1993 è curatrice della mostra sul Lettrismo alla Biennale di Venezia di Achille Bonito Oliva. Collabora per anni con “Il Sole 24 Ore”, “La Stampa”, “Alfabeta2”, “Diario”. È autrice del volume “Ilena Sonnabend. The Queen of Art” (2008) ed è tra gli autori di “Ubi Fluxus Ibi Motus” (1990). Dal 2002 al 2007 è curatrice unica di Artandgallery a Milano. Durante le guerre balcaniche, lavora a Sarajevo con il Gruppo Trio. L’arte è per lei un indispensabile dispositivo di consapevolezza critica per la sopravvivenza umana ed extra-umana.

   


COORDINATE PRESENTAZIONE
Sede “Progetto LOGOS”, Studio Mintoy, Viale Beatrice d’Este 30, Milano
Intervengono Manuela Gandini, Claudio Chianura, Mintoy e gli artisti del progetto LOGOS
Data giovedì 10 marzo
Orario 18.00
Ingresso libero fino ad esaurimento posti
Diretta online sul profilo Facebook dell’autrice

SCHEDA TECNICA DEL LIBRO
Autore Manuela Gandini
Titolo VISIONI. Avventure nell’arte contemporanea
Editore Haze-Auditorium Edizioni, 2022
Collana Collisioni 23
Rilegatura Brossura
Pagine 240
Lingua Italiano
Distribuzione Messaggerie Libri
Prezzo € 20
ISBN 9788898599806

Contatti HAZE
info@haze-auditoriumedizioni.it
www.haze-auditoriumedizioni.itUfficio Stampa
IBC Irma Bianchi Communication
Tel. +39 02 8940 4694 - mob. +39 328 5910857 - info@irmabianchi.it
Testi e foto scaricabili dal nostro sito

lunedì 7 marzo 2022

Jumana Manna | Depositions


Prosegue, nel sito archeologico che conserva i resti dell’Acquedotto Augusteo del Serinonell'area Borgo Vergini - Rione Sanità a Napoli, Underneath the Arches, programma di arte contemporanea diretto da Chiara Pirozzi e Alessandra Troncone, in collaborazione con l’Associazione VerginiSanità. La quarta mostra del programma ospiterà, dal 5 marzo al 30 aprile 2022,un intervento dell’artista Jumana Manna dal titolo Depositions

Nel suo lavoro Jumana Manna esplora l’articolazione del potere concentrandosi su corpo, terra e materia in rapporto alle eredità coloniali e alle storie dei luoghi. Attraverso sculture, film e testi, Manna mette in discussione i paradossi delle pratiche di conservazione, in particolare nei campi dell'archeologia, della scienza e del diritto. La sua ricerca tiene conto della tensione tra le tradizioni moderniste di categorizzazione e conservazione e la potenziale “sregolatezza” delle rovine come parte integrante della vita e della sua rigenerazione.

In occasione della mostra presso l’Acquedotto Augusteo del Serino, Jumana Manna ha realizzato una serie di piccole sculture in ceramica che rispondono alla tradizione in uso nei Paesi del Medio Oriente, ma non solo, di lasciare il pane vecchio negli spazi pubblici. Queste sculture citano tale pratica di offerta destinata a un ricevente sconosciuto, un atto che libera il donatore dal peccato del cibo non consumato, dunque della vita sprecata. Questa accezione di “offerta” si intreccia con l’usanza presso le antiche civiltà mediterranee di realizzare doni votivi per gli dei – e in particolare per divinità femminili – nella forma di pani e focacce in argilla, reperite come arredi funerari. Alcuni di questi esempi sono conservati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli e in altri musei campani, quali il Parco Archeologico di Paestum e il Museo Archeologico di Eboli. Le sculture realizzate dall’artista trovano posto in un’installazione appositamente concepita per il sito dell’Acquedotto, che mescola riferimenti all’archeologia e suggestioni provenienti dalla strada.

La mostra Depositions sarà preceduta dalla proiezione del film di Jumana Manna A Magical Substance Flows Into Me(2016) in un evento pubblico organizzato in collaborazione con la Fondazione Morra e ospitato dal Museo Hermann Nitschil giorno giovedì 3 marzo alle ore18.00. 

Nato nel 2018, il progettoUnderneath the Archesintende innescare un dialogo fra archeologia e arte contemporanea, generando relazioni fra la cultura materiale e immateriale del contesto locale e le ricerche artistiche internazionali, con l’obiettivo di attivare processi di promozione e valorizzazione del patrimonio storico esistente e della produzione contemporanea. Nei suggestivi spazi del tratto di acquedotto di epoca romana rivenuto nel 2011 al di sotto dello storico Palazzo Peschici Maresca in via Arena Sanità, artisti di fama internazionale sono invitati a realizzare installazioni temporanee in dialogo con il sito archeologico e l’area circostante.Alla data attuale sono stati realizzati interventi degli artisti Arturo Hernández Alcázar(Città del Messico, 1978), Hera Büyüktaşçıyan(Istanbul, 1984) e Adrian Melis(L’Avana, 1985).

Il progetto è realizzato con il supporto della Fondazione Morra, con il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporaneee il patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Napoli. Si ringrazia il MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli. 

BIOGRAFIA ARTISTA
Jumana Manna (Princeton, 1987)è un’artista visiva e regista palestinese che vive a Berlino. Le sue mostre personali più recenti includono: Jumana Manna / MATRIX 278, Berkeley Museum of Art, San Francisco; Sketch and Bread, Balade Charlottenburg, Villa Oppenheim, Berlino; Thirty Plumbers in the Belly, M HKA – Museum of Contemporary Art, Anversa (tutte 2021); Wild Relatives, Tensta Kunsthall, Stoccolma (2020); Jumana Manna, Tabakalera, San Sebastian (2019); Wild Relatives, Douglas Hyde Gallery, Dublino (2018); A Magical Substance Flows Into Me, Mercer Union, Toronto (2017), Malmö Kunsthall, Malmö (2016) e Chisenhale Gallery, Londra (2015); Wild Relatives, Jeu de Paume’s Satellite 10 program al MABA e CAPC musée d’art contemporain de Bordeaux (2017); Menace of Origins, SculptureCenter, New York (2014). Ha partecipato a numerose mostre collettive e festival, tra cui la Biennale di Toronto (2019); la Biennale di Taipei (2018); Padiglione dei Paesi Nordici, 57a Biennale di Venezia (2017); Liverpool Biennial (2016); 6 Biennale di Marrakech 6 (2016); 54a e 56a Vienna International Film Festivals (2016 e 2018); 66a e 68a Berlinale (2016 e 2018), CPH:DOX, Copenhagen (2018), dove Wild Relatives(2018) ha ricevuto il premio New:Visions. 


NOTA SULL’ACQUEDOTTO AUGUSTEO
Il tratto di acquedotto di epoca romana, rinvenuto nel 2011 al di sotto del Palazzo Peschici-Maresca, di proprietà dell’Arciconfraternita dei Pellegrini, rappresenta un’evidenza archeologica di fondamentale importanza, parte di un percorso di oltre 100 km, che dalle sorgenti di Serino arriva fino a Miseno. I ponti-canale, utilizzati come fondamenta del Palazzo, disegnano uno spazio stratificato, adibito nel corso dei secoli a cantina, rifugio, luogo di discarica. Aperto al pubblico nel 2015, il Sito è gestito dall'Associazione VerginiSanitàche lavora ad un progetto complessivo di recupero, valorizzazione e fruizione, denominato AquaAugusta. Dal 2017 è parte di ExtraMann, una rete nata in collaborazione con il MANN Museo Archeologico Nazionale di Napoli per valorizzare il patrimonio culturale meno conosciuto della città.


  


UNDERNEATH THE ARCHES
PROGRAMMA DI ARTE CONTEMPORANEA


Jumana Manna | Depositions
A cura di Chiara Pirozzi e Alessandra Troncone
Dal 5 marzo al 30 aprile 2022
Acquedotto Augusteo del Serino, Via Arena Sanità, 5 - Napoli

UFFICIO STAMPA
Costanza Pellegrini
costanzapellegrini2@gmail.com
+39 339 7252425

INFO
www.verginisanita.it/aquaugusta
aquaugusta.contemporaryart@gmail.com

PER VISITE GUIDATE AL SITO DELL’ACQUEDOTTO
Associazione VerginiSanità
associazioneverginisanita@gmail.com
+39 328 1297472

mercoledì 2 marzo 2022

Anna Maria De Marzo. Il giardino dei mostri marini

Sarà presentata venerdì 04 marzo, alle ore 18:30 al Museo Nuova Era di Bari la mostra Il giardino dei mostri marini di Anna Maria De Marzo. 

“Il giardino dei mostri marini” è una collezione impossibile che indaga la relazione esistente tra l’essere umano e i suoi fantasmi interiori. Il progetto utilizza il linguaggio scientifico e l’oggettività della fotografia per studiare e riflettere sulla materia informe delle emozioni. Le opere in mostra sono delle fantasmagorie realmente esistenti che da oltre 5 anni l’artista ha osservato evolversi. 

La mostra è composta da 20 fotografie in fine art, il “libro dei mostri marini” e alcune installazioni. Nell’insieme lo spazio espositivo è un circuito in cui l’esperienza estetica diventa anche una cruda riflessione sul proprio vocabolario emotivo.

Anna Maria De Marzo è una fotografa documentarista e docente. Dopo essersi laureata in Comunicazione e Pubblicità ha conseguito un Master of Art in Documentary Photography presso la University of South Wales – Newport. Per oltre dieci anni ha lavorato nella fotografia commerciale in Italia e all’estero. Il suo lavoro “Hope Chest: matters of memory” è stato esposto nel 2015 a Cardiff (Galles), nel 2016e nel 2018 a Londra nell’ambito delle mostre collettiva ”MIGRANTS What does Migration mean toyou? ”.  Il suo lavoro “The Visitors” è stato esposto a Salonicco (Grecia) in occasione del "In Art Green Week Festival” nel 2019. Nel 2020 ha ideato il progetto "Visit Noicàttaro” e curato la mostra collettiva “Il tuo balcone è il mio paesaggio” frutto di una call Instagram promossa durante il primo lockdown. Nel 2021, in collaborazione con la Biblioteca Comunale di Noicàttaro, ha ideato e tenuto il ciclo di conferenze: “35 minuti di fotografia”. Il format, grazie al riscontro ottenuto, è stato riconfermato e ampliato anche per quest’anno diventando “Il mercoledì fotografico in biblioteca” tutt’ora in corso.
“Il giardino dei mostri marini” è il suo debutto in una mostra personale.

IL GIARDINO DEI MOSTRI MARINI
Anna Maria De Marzo
04 Marzo - 09 Aprile 2022
Vernissage: venerdì 04 Marzo 2022, ore 18.30

MUSEO NUOVA ERA
www.museonuovaera.com
Str. dei Gesuiti, 13 - BARI

Ingresso gratuito
www.museonuovaera.com
www.annamariademarzo.com


L’evento si svolgerà nel rispetto delle norme anti-Covid
Giornate ed orari di apertura: dal martedì al sabato, dalle 17.30 alle 20.00


martedì 1 marzo 2022

Guido Reni a Roma. Il Sacro e la Natura

Installation view Guido Reni a Roma. Il Sacro e la Natura. Ph Alberto Novelli © Galleria Borghese

Con Guido Reni a Roma. Il Sacro e la Natura, a cura di Francesca Cappelletti, la Galleria Borghese inaugura, a più di trent’anni dall’ultima grande esposizione italiana, la prima di una serie di mostre internazionali dedicate al Maestro del Seicento italiano.

La mostra ruota attorno al ritrovato dipinto di Reni Danza campestre (1605 circa), che da un anno è tornato a fare parte della collezione del museo. La sua acquisizione è un tassello fondamentale per ricostruire i primi anni del soggiorno romani dell'artista. Appartenente alla collezione del cardinale Scipione Borghese, citato negli antichi inventari sin dall’inizio del Seicento, venduto nell’Ottocento, prima disperso, e poi ricomparso nel 2008 sul mercato antiquario londinese come anonimo bolognese, il quadro, dopo le opportune verifiche attributive, è stato riacquistato dalla Galleria nel 2020. Oltre a rappresentare un’importante integrazione storica del patrimonio del museo, la sua presenza nelle sale della pinacoteca accanto agli altri dipinti della collezione sottolinea la fondamentale importanza della committenza Borghese per Guido Reni e offre l’opportunità di riflettere sul rapporto del pittore con il soggetto campestre e la pittura di paesaggio, finora ritenuti “estranei” alla sua produzione.


Guido Reni a Roma. Il Sacro e la Natura attraverso l’esposizione di oltre 30 opere, prova a ricostruire – partendo dall’interesse di Reni per la pittura di paesaggio in rapporto ad altri pittori operanti a Roma nel primo Seicento – i primi anni del soggiorno romano dell’artista, il suo studio appassionato dell’antico e del Rinascimento, lo stordimento rispetto alla pittura di Caravaggio da lui conosciuto e frequentato, e i rapporti con i suoi committenti.

"La mostra, nata intorno al nostro nuovo dipinto, il numero 609 della raccolta, ricostruisce il primo soggiorno di Guido Reni a Roma: non possiamo definirlo un percorso di formazione giovanile perché il grande artista arriva a 26 anni, per curiosità e alla ricerca di nuove occasioni, ma sull'onda di una carriera brillante in patria. Era un pittore che già sapeva troppo, come pare avesse a dire di lui Annibale Carracci, e che a Roma resta un isolato di grande successo. Cosa gli ha dato questa città e cosa vi ha lasciato è la storia che vogliamo raccontare e di cui la mostra è solo il punto di partenza. Al catalogo si affiancherà un itinerario sui luoghi romani di Guido, perché il visitatore possa scoprire chiese e musei che conservano altre opere del nostro pittore e collegare la Galleria alla città, osservare gli affreschi, andare oltre gli anni del soggiorno romano, capire la fortuna critica dell'artista e le radici della leggendaria perfezione, che gli viene attribuita", commenta Francesca Cappelletti.


Installation view Guido Reni a Roma. Il Sacro e la Natura. Ph Alberto Novelli © Galleria Borghese


Guido Reni a Roma. Il Sacro e la Natura
a cura di Francesca Cappelletti
dal 1° marzo al 22 maggio 2022


Galleria Borghese
Piazzale Scipione Borghese 5, Roma



Ufficio Stampa Galleria Borghese
Maria Laura Vergelli
Comunicazione e Promozione
Galleria Borghese
+39 06 67233758
marialaura.vergelli@beniculturali.it

Lara Facco P&C
Viale Papiniano 42 | 20123 Milano
T. +39 02 36565133 | press@larafacco.com

lunedì 28 febbraio 2022

Limiti di Elisabetta Di Sopra

La galleria Muratcentoventidue Artecontemporanea prosegue il suo percorso espositivo con Limiti, la mostra personale di Elisabetta Di Sopra.

Dar volto alla complessità dell’identità femminile affrontandone le infinite varianti e contraddizioni sembra essere la sfida di numerose artiste della scena contemporanea. Molte scelgono il linguaggio visivo del video come strumento critico privilegiato attraverso cui ridefinire l’immagine femminile, analizzando argomenti quali solitudine, rapporti interpersonali, amore, dolore e per mettere in scena il tema del corpo e dei diversi livelli di comunicazione a esso legati. Ne è un esempio, la ricerca artistica di Elisabetta Di Sopra che si esprime in particolar modo attraverso l’uso del linguaggio video con una narrazione caratterizzata da azioni semplici ed incisive che mettono in luce le dinamiche psicologiche sottese alla vita quotidiana, alle relazioni familiari, al corpo femminile e ai ruoli sociali. Il corpo, che parla attraverso gesti minimali, è alla base del suo lavoro, diventando metafora del nostro essere al mondo.
La mostra raccoglie due video installazioni Il Limite e Dipendenza Sensibile, e una serie di stampe fotografiche di alcuni dei più significativi fotogrammi delle due opere. L’artista arriva a tematizzare l’età del declino della vita umana, esplorando l’età della piena maturità. E’ difficile riabilitare l’età avanzata della vita quando la retorica quotidiana è saldamente ancorata al culto dell’eterna giovinezza, esortando alla cura del corpo come profilassi anti-aging, termini come "anti-invecchiamento" danno l'impressione che l'invecchiamento sia qualcosa di patologico. Il culto prevalente della giovinezza si sforza di nascondere le tracce dell'invecchiamento: l’orgoglio di poter invecchiare è allora solo una favola? l’artista sembra dirci di no e ricordarci con i due video che, al di là degli stereotipi negativi, l'età significa anche potere, esperienza, saggezza, contemplazione, brama di vita e trionfo sulle convenzioni sociali. Sceglie di esporre immagini di “over 60” che “irradiano forza, bellezza, la potenza dell’ultimo periodo della propria vita.
La prima opera è un video-trittico intitolato Il Limite, esposto nei mesi scorsi negli spazi del Museo Archeologico di Venezia in Piazza San Marco, tra statue femminili di età imperiale romana e i tre Galati delle raccolte Grimani. Mostra la posa di una modella esperta nell’aula di Anatomia Artistica dell’Accademia di Belle arti, ancora una posa, anche se gli studenti sono assenti.
L’artista ritorna effettivamente nei luoghi della formazione: un’aula dove si svolge l’insegnamento di Anatomia Artistica diventa il luogo della messa in scena per una lezione animata solo dalle lente movenze di una modella in posa. Le posture assunte dalla modella durante una lezione di anatomia vengono evidenziate grazie alla capacità di osservazione dell’artista; la pluralità dei punti di vista viene restituita dall’utilizzo di più schermi che compongono una sorta di trittico.
Elisabetta ne analizza il vibrato sottile nel perdurare della posizione: figura intera nel monitor centrale, dettagli in quelli laterali.
L’ artista propone anche una serie di foto che fissano alcuni momenti del video enfatizzando la bellezza e la nudità segnata, ma non piegata dal tempo della modella, sono immagini di una semplicità poetica e potente da cui emerge la verità di un corpo umano resistente e resiliente.
Se nel video "Il Limite" la modella, si mette alla prova verificando la sua resistenza nel mantenere una posa statica nonostante la sua età, nell'altra opera Dipendenza Sensibile, un pugile, anche lui non più giovane, in perenne movimento, continua ad esercitarsi liberando una quantità di energia che per assurdo sarebbe in grado di muovere le foglie da un albero, far scendere una goccia dal vetro, sgretolare una parete rocciosa. Si tratta pur sempre di resistenza e di eroismo dei due protagonisti che sfidando lo scorrere del tempo, chi con l'azione chi con l'immobilità, danno prova che la forza di volontà e la determinazione prevalgono sul corpo, dominandolo.

Elisabetta Di Sopra è nata nel 1969 a Pordenone. Vive e lavora a Venezia. Attualmente è curatrice del concorso di video arte Maurizio Cosua, nell'ambito del festival Francesco Pasinetti. Collabora con l'Università Ca' Foscari per il Festival del Cortometraggio nella promozione della video arte e con l'Associazione Italiana di Cultura Archivio Carlo Montanaro alla Fabbrica del Vedere di Venezia.
Tra le sue mostre personali: 2021- IL LIMITE, videoinstallazione, Museo Archeologico Nazionale di Venezia -RITRATTO DI ANNA PONTI. TRE VITE IN UNA, Ateneo Veneto, Venezia; CHILD ABUSE, Mostra cinematografica d'arte contemporanea a cura di Eleonora Frattarol-Collectif -2020- Segrete tracce di memoria XII ed. a cura di Virginia Monteverde, Palazzo Ducale. Genova; Trentatrè Stelline, a cura di Valentina Tebala, Angela Pellicanò, Paola Miriam Russo. Pico, Palazzo della Cultura. Reggio Calabria; LINKS, Etherea Art Gallery, Genova-2019- CEILINGS MEDEA VOCI |Teatro Comunale di Catanzaro a cura di Giovanni Carpanzano;LA CURA, MACROAsilo – Museo d'Arte Contemporanea Roma; The Care, galleria Muratcentoventodue, Bari- I Am my Body, I Am my Memory ACTION HYBRIDE; Officine Forte Marghera – Venezia – I Corpi Invisibili; Co-Arter Glass Theatre; AZIONE IBRIDA Parigi, Francia; Libere tutte- a cura di Daniele Capra e Giuseppe Frangi. Casa Testori Novate Milanese; Collettiva, AZIONE IBRIDA. Proiezione di video, Parigi- 2018: PIETAS, a cura di Daniele Capra, Galleria Bugno, Venezia; Autoritratto, MACROAsilo, Roma; #liberadiesseredonna, Teatro Verdi, Pordenone; i 2017: Possibili Sensi, a cura di Chiara Tavella, Galleria PArCo, Pordenone; nel 2015 Temporaneo, a cura di Giulia Bortoluzzi, galleria 3D, Venezia; Tra le sue collettive: nel 2018 ,Body concrete, a cura di Laura Gottlob, Museoteatro della Commenda, Genova; Restless Waters, Italian Videoart, a cura di Silvia Grandi, Perama (G); Annuario Videoart, a cura di Renato Barilli, Guido Bartorelli, Alessandra Borgogelli, Paolo Granata, Silvia Grandi, Fabiola Naldi, Dams, Bologna; nel 2017 Karachi Biennale, a cura di Paolo De Grandis, Karachi (PK); nel 2016 Le stanze dei frayanti, a cura di Simona Caramia, Museo Marca, Catanzaro; nel 2015 Body Interference, a cura di Laura Carlotta Gottlob, Künstlerhaus, Wien; nel 2014 Recto/Verso, a cura di Ilaria Marghutti, CasermaArcheologica, Sansepolcro (Ar); nel 2013 Progetto 100x100= 900, Zeta Center for Contemporary Art, Tirana (AL); Chi controlla i controllori?, a cura di Francesco Lucifera, Galleria Clou, Ragusa; Body in abstraction, a cura di Laura Carlotta Gottlob, St John's College, Oxford (UK); Hetero Q.B., a cura di Emilia Tavares e Paula Roush, Museu Nacional de Arte Contemporânea do Chiado, Lisbona (P); Premio Terna 05, a cura di Cristiana Collu e Gianluca Marziani, Roma; nel 2012 Videospritz (con Igor Imhoff), a cura di Paola Bristot e Daniele Capra, Studio Tommaseo, Trieste; De rerum natura, a cura di Daniele Capra, Lab 610 XL, Sovramonte (Bl); Norme per la rivoluzione, Rassegna di videoarte, a cura di Bruno Di Marino, Volksbühne, Berlino (D); Idrografie, a cura di Chiara Tavella, ex convento di San Francesco, Pordenone; Arsprima, Rassegna di videoarte, a cura di Alessandro Trabucco, Nur Gallery, Milano; Per-Lumina, a cura di Luigi Viola, Palazzo dei Battuti, San Vito al Tagliamento (Pn); Let the body play, a cura di Daniela Santellani, Katia Baraldi, Galleria Jarach, Venezia.

Limiti di Elisabetta Di Sopra
Muratcentoventidue-Artecontemporanea 
Via G. Murat 122/b – Bari

Inaugurazione Sabato 12 marzo, 2022, ore 19.00
12 marzo – 30 aprile 2022

Lunedì, martedì e mercoledì solo su appuntamento
Dal giovedì al sabato, dalle 17.30 alle 20.30

Info 3348714094 – 392.5985840
info@muratcentoventidue.com

giovedì 24 febbraio 2022

Tevere Expo di Iginio De Luca al MACA Frosinone


Il museo Maca di Frosinone espone le opere acquisite in collezione del progetto “Tevere Expo” di Iginio De Luca, risultato tra i vincitori dell’avviso pubblico a sostegno della diffusione dell’arte contemporanea italiana nel mondo “Cantica21. Italian Contemporary Art Everywhere” - Sezione Over 35, promosso dalla Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

Il lavoro prodotto si sposterà a luglio in Indonesia, presso l’Istituto Italiano di Cultura di Jakarta, come tappa prestabilita di un itinerario espositivo internazionale, per poi ritornare in autunno a Frosinone in Accademia, presso la sua sede definitiva.

La mostra curata da Sabrina Vedovotto e Pietro Gaglianò, è costituita da una serie di lavori prodotti ad aprile 2021 a Roma in conseguenza di un’affissione urbana di 15 maxi manifesti fintamente pubblicitari raffiguranti immagini sospese, drammatiche ed evocative del Tevere.Il progetto vuole rendere visibile l’oscuro, riesumare l’anima inconscia del fiume e, di riflesso, anche la nostra. Scarti, rifiuti, oggetti smarriti, affogati in un naufragio all’inizio privato e poi pubblico affiorano dall’acqua, come reliquie urbane riemergono da un singolare girone dantesco. Sono testimonianze industriali e domestiche di un quotidiano rinnegato che, dopo anni di apnea, varcano il limite, rompono il confine dell’acqua per quello dell’aria. I manifesti sono uno specchio etico, un pretesto simbolico ed estetico a valenza universale per riflettere e riflettersi”.

Le opere installate negli spazi del MACA sono la sintesi di questo processo creativo: due grandi manifesti cartacei applicati a muro, due stampe fotografiche di medio formato e un video. Si aggiungono a queste, un maxi cartellone stradale installato, per il periodo della mostra, in via dei monti Lepini a Frosinone e un libro d’arte realizzato dal fotografo Luis Do Rosario che documenta in maniera sensibile e poetica tutte le fasi lavorative del progetto di Iginio De Luca.

Come scrive Sabrina Vedovotto in catalogo: “Le grandi affissioni, le grandi fotografie, diventano paesaggi urbani, memoria della storia che noi stiamo vivendo, con-temporanei giardini di vita, calpestati dalle brutture che ci circondano, eppure concilianti con la realtà circostante”. Pietro Gaglianò evidenzia un decentramento dello sguardo in cui tessere un’estetica del margine: “Iginio De Luca ha costantemente porto la sua attenzione alla periferia; ha esplorato i suburbi, il ciglio della memoria, (…) in queste grandi immagini promozionali (come evocato anche nel titolo del progetto) si mostra la città per quello che è: dall’alto dei cartelloni il Tevere restituisce allo spazio pubblico (inteso come platea degli spettatori, come luogo della ricerca e come medium) l’abisso che vorrebbe dimenticare”.



Tevere Expo
di Iginio De Luca

a cura di Sabrina Vedovottoe Pietro Gaglianò

MACA, Museo Arte Contemporanea Accademia Frosinone
Dal 25 febbraio al 1 aprile 2022
Opening venerdì 25 febbraio 2022, h 17.00-18.30

MACA, Museo Arte Contemporanea Accademia, palazzo Tiravanti, via Giuseppe Mazzini, 12, Frosinone.
Orari: dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle 17.30. Tel. 0775-211167

pubblica: 

mercoledì 23 febbraio 2022

Alla Tate di Londra Surrealism Beyond Borders

René Magritte, Time Transfixed, 1938, The Art Institute of Chicago, Joseph Winterbotham Collection, 1970.426 
© ADAGP, Paris and DACS, London 2021

Surrealism was always international. This ground-breaking exhibition opening at Tate Modern in Spring 2022 reveals the broad scope of this radical movement, moving beyond the confines of a single time or place. Based on extensive research undertaken by Tate and The Metropolitan Museum of Art in New York, it spans 80 years and 50 countries to show how Surrealism inspired and united artists around the globe, from centres as diverse as Buenos Aires, Cairo, Lisbon, Mexico City, Prague, Seoul and Tokyo. Expanding our understanding of Surrealism as never before, Tate Modern will show how this dynamic movement took root in many places at different times, offering artists the freedom to challenge authority and imagine a new world. 
A revolutionary idea sparked in Paris around 1924, Surrealism prioritised the unconscious and dreams over the familiar and everyday. While it has often generated poetic and even humorous works – from Salvador Dalí’s Lobster Telephone to René Magritte’s train rushing from a fireplace – it has also been used by artists around the world as a serious weapon in the struggle for political, social, and personal freedom. Featuring over 150 works ranging from painting and photography to sculpture and film, many of which have never been shown in the UK, this exhibition explores the collective interests shared by artists across regions to highlight their interrelated networks. It also considers the conditions under which they worked and how this in turn impacted Surrealism, including the pursuit of independence from colonialism and displacement caused by international conflict. Among the rarely seen works are photographs by Cecilia Porras and Enrique Grau, which defied the conservative social conventions of 1950s Colombia, as well as paintings by exiled Spanish artist Eugenio Granell, whose radical political commitments made him a target for censorship and persecution. 

Familiar Surrealist themes such as the exploration of the uncanny and unconscious desires are repositioned from a fresh perspective. Visitors will see iconic paintings such as Max Ernst’s Two Children are Threatened by a Nightingale 1924 alongside lesser known but significant works including Antonio Berni’s Landru in the Hotel, Paris 1932, which appeared in the artist’s first exhibition of Surrealist works in Argentina, and Toshiko Okanoue’s Yobi-goe (The Call) 1954, addressing the daily experience of post-war Japan. Photographs by Hans Bellmer focusing on the female body are contrasted with Ithell Colquhoun’s Scylla 1938 – a double image exploring female desire – and works by both French Surrealist Claude Cahun and Sri-Lankan-based artist Lionel Wendt, whose radical photographs present queer desire outside of a Western context. 

The exhibition also considers locations around the world where artists have converged and exchanged ideas of Surrealism. From Paris at the Bureau of Surrealist Research; to Cairo, with the Art et Liberté group; across the Caribbean, where the movement was initiated by writers; in Mexico City, where it was shaped by the creative bonds of women artists; and Chicago, where Surrealism was used as a tool for radical politics. Special loans including the photographs of Limb Eung-Sik and Jung Haechang from Korea and a film by Len Lye from New Zealand, will offer further insight into the adaption of Surrealism across the globe. For the first time in the UK, Ted Joans’ incredible 36-foot drawing, Long Distance 1976-2005 will go on display, featuring 132 contributors from around the world. Accompanying Joans on his travels, this cadavre exquis (exquisite corpse) drawing took nearly 30 years to complete and united artists located as far apart as Lagos and Toronto. 

Surrealism Beyond Borders is organised by Tate Modern and The Metropolitan Museum of Art, New York. It is co-curated by Matthew Gale, Senior Curator at Large at Tate Modern, and Stephanie D’Alessandro, Leonard A. Lauder Curator of Modern Art and Senior Research Coordinator in Modern and Contemporary Art at The Met; with assistance at Tate Modern from Carine Harmand, Assistant Curator, International Art; and at The Met from Lauren Rosati, Assistant Curator, Leonard A. Lauder Research Center for Modern Art, and Sean O’Hanlan, Research Associate in Department of Modern and Contemporary Art.

Presented in the Eyal Ofer Galleries. Supported by the AKO Foundation, with additional support from the Surrealism Beyond Borders Exhibition Supporters Circle, Tate Americas Foundation, Tate International Council, Tate Patrons and Tate Members. Research supported by Hyundai Tate Research Centre: Transnational in partnership with Hyundai Motor.


                 Salvador Dalí Lobster Telephone 1938 Tate Purchased 1981 © Salvador Dali, Gala-Salvador Dali Foundation/DACS, London 2022

Tate Modern
Surrealism Beyond Borders
24 February 2022 – 29 August 2022