giovedì 8 novembre 2018

Isabella Nazzarri. Fractalia


Fractalia, la personale di Isabella Nazzarri, inaugura a Circoloquadro a due anni di distanza da Life on Mars, mostra da cui prende le mosse e di cui continua, in una sorta di germinazione, il processo artistico e poetico che rivela la raggiunta maturità artistica dell’artista livornese, invitata quest’anno al Premio Cairo.
Fractalia, nome di fantasia che evoca un pianeta lontano, descrive perfettamente il nuovo ciclo di lavori di Isabella Nazzarri che mostra una coerenza poetica insieme a una forte capacità di crescere, maturare e creare opere sempre nuove e fresche, senza mai perdere di intensità. I concetti di trasformazione, metamorfosi e creazione, che abbiamo visto nella mostra presentata nel 2016 a Circoloquadro, vengono qui ripresi e approfonditi grazie a due anni di studi e di lavoro intenso.

“Fractalia è una mostra generativa, nel senso più letterale del termine. Il mio lavoro ha sempre parlato di metamorfosi e trasformazione, gli elementi stessi delle mie opere si trasformano e si plasmano nel tempo con un processo quasi alchemico. […] Le mie opere sono da una parte intimiste, dall’altra metafisiche e alienanti, sembrano venire da un mondo misterioso.”
In mostra ci saranno quattro lavori inediti, che fanno parte della serie Innesti, a cui l’artista lavora dal 2015: si tratta di acquerelli e acrilici su carta in cui elementi fitomorfi e gestuali fluttuano su sfondi neutri e in cui le forme si innestano l’una con l’altra nel processo spontaneo e germinativo, tipico di Isabella Nazzarri.
Da queste carte ha origine la nuova serie dell’artista perché da esse germinano letteralmente nuove opere quasi per mitosi cellulare. Per ottenere questo risultato Isabella Nazzarri ha utilizzato un programma generativo di frattali per elaborare delle opere digitali basate sulla trasformazione delle opere in mostra. Il programma si basa su disposizioni casuali, per cui l’elemento spontaneità, che da sempre accompagna il lavoro dell’artista, diviene anche in questo caso un processo che genera variazioni uniche e irripetibili. Nelle opere originali così come nelle stampe digitali c’è dunque sia l’elemento della spontaneità e della rivelazione sia il processo germinativo di nascita delle forme e della loro trasformazione.

In mostra si potranno dunque ammirare le opere originali e 40 stampe in 10 varianti - uniche e firmate – per ogni opera.

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Isabella Nazzarri nasce a Livorno nel 1987. Vive e lavora a Milano. Nel 2011 si laurea in Pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Firenze. Successivamente frequenta il Biennio in Arti Visive dell'Accademia di Brera. Ha partecipato a diverse mostre collettive e personali in gallerie e spazi pubblici in Italia e all’Estero tra cui Villa Brivio (Nova Milanese), Spazio Oberdan (Milano), GalleryV9 (Varsavia), Parabrod Cultural Centre (Belgrado), The Griffin Gallery (Londra), Spazio Soderini (Milano), Interno18 (Cremona), Galerie Michael Schultz (Berlino), Officina Giovani (Prato), Circoloquadro (Milano), Spazio Ex Fornace (Milano), Museo Fattori (Livorno), Abc Arte (Genova), Orizzonti Arte (Ostuni), Palazzo Barbaroux (Torino), Alon Zakaim Fine Art (Londra), Mazzacurati Fine Art (Ferrara), Cittadella Degli Archivi di Milano (Milano), Fondazione Luigi Di Sarro (Roma), Teodora Galerie (Parigi), Atelier Richelieu (Parigi), Grand Palais (Parigi), Galleria Monopoli (Milano), Palazzo Reale (Milano). Nel 2018 è finalista al Premio Cairo.
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Isabella Nazzarri | Fractalia
a cura di Arianna Beretta
Inaugurazione: mercoledì 7 novembre 2018 dalle 18.30
In mostra: dal 7 al 30 novembre 2018
Orario: dal mercoledì al venerdì dalle 15.00 alle 19.00; o su appuntamento.

Via Gian Battista Passerini 18 Milano
Telefono +39 324 8392144 | Email: info@circoloquadro.com

mercoledì 7 novembre 2018

Juno Calypso in mostra per la prima volta in Italia


Juno Calypso, in mostra per la prima volta in Italia allo Studio Giangaleazzo Visconti di Milano le opere dell’artista londinese.

Sarcasmo e ironia per affrontare i pregiudizi legati alla donna contemporanea, ambientazioni surreali tra cui un motel americano per coppie in crisi e una villa-bunker a Las Vegas. Autoritratti fotografici dall’estetica apparentemente pink e caramellosa, ma dall’approccio critico, sospesi tra noia, narcisismo e black humor.

La giovane fotografa nata e cresciuta a Londra Juno Calypso, nome cult per gli amanti di un’estetica pop pink che richiama gli anni ’60 e ‘80, nota a livello internazionale soprattutto per le tre serie Joyce, TheHoneymoone What to do with a Million Years, debutta per la prima volta in Italia con una mostra allo Studio Giangaleazzo Visconti di Milano in corso Monforte 23. Un lavoro tutto da scoprire, quello di questa artista giovane ma già affermata, capace di calamitare un significativo seguito sia online attraverso i suoi canali social, sia di persona per precedenti esibizioni e performance all’estero a New York, in Sud Corea, Messico, Canada e Cina. 
Quelli di Juno Calypso - vincitrice tra gli altri del prestigioso Photography Awards 2016, il premio di fotogiornalismo più ambito al mondo indetto dal British Journal of Photography - sono scatti gentili e intensi che appassioneranno i visitatori catapultandoli in realtà ironiche e stranianti. Una selezione di immagini selezionate dalle tre serie citate, a partire dall’alter-ego dell’artista, Joyce, personaggio immaginario che raffigura una casalinga sola e repressa in ambientazioni insolite e surreali. Una donna alla ricerca spasmodica della perfezione attraverso l'uso di trattamenti di bellezza e dispositivi per il miglioramento del corpo.
Solitudine della protagonista degli scatti e carattere surreale delle ambientazioni anche per la serie TheHoneymoondel 2015, per cui l'artista si è chiusa per una settimana in una camera demodé di un motel americano per coppie in crisi con la sua valigia piena di parrucche e lingerie. Joyce ha quindi posato in vasche da bagno rosa a forma di cuore e nuda di fronte a specchi multipli mettendo in atto rituali che altrimenti si svolgerebbero in questi spazi con due persone, mostrandoci l’aspettativa di seduzione delusa e un’atmosfera di estrema malinconia. 
Infine saranno presenti opere dal suo ultimo progetto del 2018 What to do with a Million Years. Questa volta la scelta del set cade su Las Vegas, dove ancora oggi si trova un vero e proprio bunker costruito nel pieno del terrore nucleare alla fine degli anni '60. Una villa sotterranea creata da un ricco imprenditore di cosmetici, progettata per essere vissuta quotidianamente. Il bunker è dotato di ogni comfort, piscina, bagno idromassaggio, stanza per gli ospiti, sala da ballo, e un giardino in cui fare il barbecue. "Una via di mezzo tra una tomba e un mausoleo, dove tutto è silenzioso e immobile. Una sorta di capsula del tempo." dice l’artista. A rendere tutto più misterioso è stato per Juno scoprire che l'attuale proprietà del bunker è di una società interessata alla crionica, la scienza che iberna i corpi in azoto liquido.
Le opere di Juno Calypso sono state pubblicate da numerose testate internazionali tra cui: Vogue Italia, TIME, The Guardian, Paper, i-D, Dazed & Confused, The Sunday Times, The Independent and VICE. 

juno calypso
dal 24 ottobre 2018 al 11 gennaio 2019

Corso Monforte 23, Milano - tel. 02/795251 -info@studiovisconti.net 

orari galleria: dal lunedì al giovedì, dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 18.30
venerdì dalle 10 alle 15

Press Office: Giulia Rossi - + 39 338 2166003 - giuliarossipress@gmail.com

Serena Gamba. Opera al Nero

Lettura e obnubilamento de Il volo delle streghe, particolare, Graphite on Canvas, black thread, 150 ×100 cm, 2018

Dal 10 novembre al 05 dicembre Isolo 17 Gallery dedica a Serena Gamba la mostra personale Opera al Nero: una selezione di circa venti opere, in parte inedite, che rendono conto di una produzione diversificata, in cui attraverso mediadifferenti come la scultura, la pittura, l’installazione, la scrittura, la giovane artista torinese traccia e definisce il proprio percorso di ricerca scegliendo come nume tutale la nigredo. La nigredo, ovvero l’Opera al Nero, corrisponde alla prima fase alchemica di creazione della Grande Opera, la pietra filosofale e coincide con un momento cruciale, quello della putrefazione e decomposizione, in cui occorre "far morire" tutti gli ingredienti alchemici, macerandoli e cuocendoli a lungo in una massa uniforme nera affinché la materia torni a uno stato archetipo e primigenio, al caos originario da cui ha avuto inizio la creazione. Una metafora perfetta per identificare il processo artistico, quel momento della ricerca di un artista in cui tutto ciò che è stato appreso, visto, letto, conosciuto, studiato, vissuto, tentato, si fonde in un magma informe per far sì che possa iniziare l’atto della creazione, per dar vita all’opera. Nel caso di Serena Gamba, dunque, l’Opera al Nero non rappresenta semplicemente un tema riscontrabile nelle sue opere in senso estetico e formale, ma è il principio creativo che sta alla base della sua produzione artistica. Sia nel complesso delle opere che nello specifico di ogni mette in atto un lungo processo di studio e appropriazione, utile alla creazione di quello che lei stessa definisce un “archivio della memoria e dell’oblio”, il cui oggetto e soggetto prediletto è la storia dell’arte. In lavori come Lettura e obnubilamento de Il volo delle streghe – Goya, per esempio, l’opera originaria è soggetta a una lettura e traduzione di ogni singolo elemento in parola. Come in un rito, o in un processo alchemico, l’artista scrive l’immagine rispondendo a una vocazione di conservazione della memoria bilanciata dalla delicatezza e la fragilità dell’immagine finale, in cui le lettere cucite lentamente a mano, portano con sé lucida testimonianza di qualcosa che è destinato a svanire, che è destinato all’oblio. Il medesimo processo di appropriazione e macerazione, di distruzione e creazione, di conservazione della memoria e accoglimento dell’oblio, si trova in opere come Picturao Finché il sogno non ci separi, entrambe presenti in mostra, in cui Serena si misura con la scultura e l’installazione utilizzando materiali che vanno dalla solidità del marmo alla morbidezza di un cuscino.

Serena Gamba, Torino 1982. Si diploma in architettura al Liceo Artistico Ego Bianchi di Cuneo per poi studiare grafica allo IED di Torino e specializzarsi in seguito a l'Ecole des Arts di Bruxelles studiando incisione. Nel 2016 la Van Der Gallery di Bolzano le dedica una mostra personale, Datum – Dida, a cura di S. Riba e C. Polizzi. Dello stesso anno sono il Premio Lissone 2016 e il Premio Suzzara “No Place.Space”, oltre alle collettive Le opere Impossibili, a cura di S. Costanzo, N. Lucà, S. Todaro a Spazio Bianco (Torino); Tigre a cura di S. Cascavilla a Spazio K (Sciacca); Cavalleria Leggera alla Cavallerizza Reale di Torino. Nel 2017 vince l’edizione di Beijin del Tina Prize, partecipa ad Art Verona con Isolo 17 Gallery e alle collettive Visione d’Interno, curata da Colla alla Galleria Moitre – Burning Giraffe; IncontrArTi – Simboli e riflessi verso l’Oltre, a cura di D. De Luca e A. Zanatta ad Arca, Vercelli. Nel 2018 risulta tra i finalisti del Combat Prize ed espone al Museo Civico G. Fattori, ex Granai di Villa Mimbelli. Tra dicembre 2017 e febbraio 2018 è alla Galleria Moitre di Torino con la personale, Monologo, a cura di A. Moitre e a Isolo 17 (Verona) con la collettiva La Camera delle Meraviglie a cura di L. Regano. Del 2018 (settembre-novembre) è anche la collettiva Esercizi di scrittura a cura di I. Finiguerra e A. Ippolito a BI_Box Art Space (Biella).


Opera al Nero
di Serena Gamba
a cura di Jessica Bianchera
Dal 10 novembre al 05 dicembre 2018
Opening: 10 novembre ore 18

Giovanni Monzon
Isolo17 Gallery
Via XX Settembre 31/b
37129 Verona
cel. 349 3746379

CORRISPONDENZE



PRIMOPIANO LIVINGALLERY
presenta
CORRISPONDENZE
Libro d’Artista * Mail Art * Installazioni Verbo-visuali * Video Poemi 
a cura di Rose & Dores Sacquegna
Ex Conservatorio di Sant’Anna – Via Libertini 13, Lecce


Dal 10 al 27 Novembre 2018 

Inaugurazione Sabato 10 Novembre dalle ore 18,00 alle ore 22,00

Si inaugura il 10 NOVEMBRE alle ore 18,00, la mostra d’arte contemporanea CORRISPONDENZEche offre un focus sulla poesia visiva contemporanea, attraverso la fruizione di nuove tecniche e tecnologie digitali, proprie della contemporaneità. 

La mostra, ideata e organizzata dalla Ass.ne Culturale Primo Piano LivinGallery – e curata da Rosee DoresSacquegna– è patrocinata dal Comune di Lecce, dal MIBAC Ministero dei Beni e delle attività Culturali e del Turismo ed è inserita nel Calendario dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale (http://annoeuropeo2018.beniculturali.it/eventi/corrispondenze/).

Il titolo “Corrispondenze” è mutuato dalla raccolta di poesie del testo “Spleen e l’Ideale”del libro I Fiori del Maledi Charles Baudelaire. Secondo il poeta: “La realtà è il luogo in cui si entra in contatto con il mondo spirituale, con quella verità più profonda delle cose che va al di là del loro aspetto esteriore: il tempio”. 

L’evento è allestito presso l’Ex Conservatorio di Santa Anna (XVII sec), uno dei beni monumentali più interessanti a livello architettonico della città di Lecce. Accanto ad esso sorge la Chiesa di Sant’Anna, costruita circa un secolo dopo. Lo spazio espositivo diventa il luogo della corrispondenza tra mondo materiale e mondo spirituale, l’incontro simbolico di mondi apparentemente lontani. 

La cerimonia di inaugurazione si apre con la presentazione della mostra e con la performance visuale “Anatomia di un calligrafo – atto II“, scritta e diretta dal poeta e performer salentino Massimiliano Manieri. La performance vede protagoniste cinque donne salentine di cui Maria Gabriella Marra(calligrafa e ceramiche di scena), Valentina Maritati, Daniela Ladisa, Barbara Caliandro e Anna Lucia Indennitate(modelle). L’azione performativa nasce come un libero omaggio al film “I racconti del cuscino”, di Peter Greenway, a sua volta ispirato dal testo “Le note del guanciale” della poetessa giapponese Sei Shonagonvissuta nell’anno 1000 D.C. Nel primo atto, avvenuto pochi giorni fa, la presenza del regista (Manieri) era l’oggetto del desiderio, partorito attraverso la scrittura. In questo secondo atto, la figura del performer non c’è, a testimoniare la gestazione dello stesso, con un parto invertito e voluto. Un viaggio a ritroso nel tempo, una narrazione rituale dei corpi che diventano testi nella mani della calligrafa: corpi-extensio e corpus domini che si offrono allo sguardo degli astanti, come cibo e ostensorio di una liturgia visionaria e alchemica degli elementi ivi riuniti. 

Attraverso la scrittura, il simbolo e l’archetipo, la mostra ospita opere di Mail Art, Libro d’Artista Installazioni Verbo-visuali, Video Poemi, realizzate da artisti, poeti e registi nazionali e internazionali, ciascuno portavoce di un particolare linguaggio artistico-visuale, olfattivo, sonoro e performativo. 


Libri d’Artista: Liliana Ebalginelli, Rainer Otto Hummel, Maria Luisa Imperiali, Bela Limenes, Fides Linien, Katarina Norling, Nel Ten Wolde, Anna Lambardi.



Installazioni Verbo-Visuali: Rainer Otto Hummel, Maria Gabriella Marra, George Syrakis, Dores Sacquegna, Andy Arthuin, Alina Lutaeva.



Mail Art: Joanna Gibbs, Orna Hodara Hatzor, Margarita Henriksoon, Rainer Otto Hummel, Natalia Proskuriakova, Evgeniia Utochkina. 



Video Poemi: John Cage, Marceli Antunez Roca, Willem Martinot, Anna Lambardi, Maria Rosaria Cristaldi, Cor Fafiani, Andria Santarelli, Peter Liashkov.


Primo Piano LivinGallery, forte delle esperienze maturate dalla sua fondazione ad oggi, è sempre impegnato nella costruzione di rapporti di collaborazione e partecipazione a supporto delle sue attività sia a livello locale, nazionale e internazionale, coinvolgendo nelle attività enti pubblici e media partner, che ne condividono missione e fini istituzionali.



CORRISPONDENZE
Dal 10 al 27 Novembre 2018
Ex Conservatorio di Santa Anna - Via Libertini 13, Lecce
Aperto tutti i giorni (ingresso Libero)
10,00 – 13,00 / 16,00 – 20,00 
Primo Piano LivinGallery Ass.ne Culturale
Tel +39 349 37 20 659 E-Mail: primopianogallery@gmail.com

pubblica:

martedì 6 novembre 2018

Shozo Michikawa: Natura, Gesto, Scultura

Officine Saffi è lieta di presentare la mostra celebrativa dei quarant’anni di attività di Shozo Michikawa

La relazione dialettica tra materia e struttura anima da tempo la storia della scultura ed in particolare della scultura in ceramica; una relazione che presuppone da una parte un riferimento formale che si riallaccia più o meno implicitamente alla geometria e dall'altra la libertà di dare spazio alla materia-argilla per quella che è, esaltandone la propria ruvidità e magmatica apparenza.
Seguendo questa relazione dialettica, prettamente occidentale, l'opera di Shozo Michikawa si innesta in una ricerca ben precisa che, fiorita in tutto il mondo negli anni settanta, vive oggi una rinnovata attualità, nella quale l'elemento naturale è tornato ad essere un nodale riferimento non soltanto estetico, ma molto più ampiamente culturale. Tale urgenza espressiva, che caratterizza il lavoro di artisti nati ben oltre quegli anni settanta a cui ci siamo riferiti, fonde oggi, come allora, seppure con modi inediti, il naturalistico senso della materia con strutture proprie della geometria di base, della storia dell'arte, della geologia, dell'astronomia più attuale. In questo senso l'opera di Michikawa si pone come un “classico dell'oggi”, un riferimento per la contemporaneità più viva, svelando personalissimi legami con il primitivismo da un lato e con la storia dell'arte dall'altro.

Per quanto l'estetica del lavoro di Michikawa si possa anche rivestire di riferimenti che affondano le proprie radici nel movimento informale e post informale e, più recentemente, in una rinnovata naturalità portando la sua ricerca ad esserne addirittura un esempio perfetto, e per quanto l'artista possa conoscere ed apprezzare i richiami sopra citati, il proprio fare arte vive di un'esistenza e di riferimenti decisamente differenti, che riguardano la cultura, l'estetica ed la tensione lirica del territorio nel quale ha deciso di vivere: Seto, una delle città di più antica tradizione ceramica di quel Giappone che rappresenta la quintessenza del virtuosismo e della sacralità dell'arte di lavorare l'argilla.
Natura e scultura, infatti, si fondono nel suo lavoro in modo tanto essenziale da essere pura espressione di quell'equilibrio indicibilmente sobrio tipico dell'arte ceramica – e non solo ceramica - giapponese, un distillato della più profonda intenzione spirituale di questo rapporto dialettico.
Le torsioni, le scalfitture, i piani ortogonali e inclinati si armonizzano nelle sue opere con parti di argilla grezza, con fenditure irregolari, fratture che scardinano la geometria nitida che ne origina la forma. Sono costruzioni ceramiche archetipe nelle quali la natura pare aver fatto il suo corso e aver creato una nuova bellezza senza alcun intervento da parte dell'uomo; sono vasi, ciotole ed altri umili oggetti ceramici quotidiani sui quali si è posato il tocco della mutazione universale della quale la natura è al tempo stesso soggetto ed oggetto. E qui sta tutta la grandezza del lavoro scultoreo di Michikawa: celare il suo gesto, renderlo talmente empatico alle dinamiche naturali da parer quasi invisibile, seppure esso generi oggetti che, per quanto nati da un'intenzione scultorea, rimangono tali. Un gesto rapido, nitido e deciso, che esplicita in pochi istanti un sapere secolare; un gesto animato da una rapidità di esecuzione così fulminea e precisa al tempo stesso, da poter fluire soltanto da una padronanza tecnica e da un nitore ideativo assoluti.
Una sintesi gestuale che si riflette anche nell'opera ceramica finita. Le sue sono sculture oggettuali che vivono la propria tensione espressiva attraverso una ristretta gamma di soluzioni materiche e cromatiche, in pieno accordo con la propria tradizione culturale. Germinazioni plastiche, dunque, che nascono dal solco di un'arcaico passato nel quale l'utilizzo del colore determinava spesso l'identità stessa dell'oggetto artistico e ne svelava il luogo di provenienza. Una sintesi cromatica che amplifica la potenza dialettica dell'opera di Shozo Michikawa e che, come testimoniano le molte recenti opere bianche presenti in mostra, si sta rafforzando via via, per tendere forse ad una monocromia quasi assoluta.
Una meditazione su materia e struttura, tra natura ed oggetto, dunque, vissuta con estrema nitidezza, con una consapevolezza espressiva che abbraccia una secolare sapienza ed un'estetica pienamente contemporanea con l'incisiva energia di un rapidissimo gesto.

Con il Patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano.

Shozo Michikawa: Natura, Gesto, Scultura
a cura di Matteo Zauli

Inaugurazione: martedì 13 novembre 2018, dalle 18.30 alle 21.30


Officine Saffi
via Aurelio Saffi, 7 - Milano
+39 02 36685696

lunedì 5 novembre 2018

Terzo Paradiso al T.A.NA. Terranova Arte Natura


Festival delle Arti per la Terra
presenta
Terzo Paradiso @ T.A.NA.
11/11 ore 11:00 
T.A.NA. Terranova Arte Natura
Via Perrillo, 6 – Arpaise – BN

A conclusione del ciclo di residenze di arte ambientale, presentate tra luglio e settembre 2018, presso ilT.A.NA. Terranova Arte Natura, la quinta edizione degli Happy Earth Days 2018, evento ideato, promosso e organizzato dall’associazione ARTSTUDIO’93, si chiuderà, con l’installazione del Terzo Paradiso, realizzata mediante la piantumazione in loco di specie autoctone sannite,

domenica 11 novembre, dalle ore 11:00

Per l'occasione, Marco Papa e Tiziana De Tora, fondatori del TANAe Ambasciatori del Terzo Paradiso, rispettivamente per Benevento e Napoli, hanno realizzato il tracciamento del segno trinamico, grazie al prezioso supporto dell'architetto-paesaggista, Giorgio Ferraris, già autore del segno-simbolo per Arte Sella, il Forte di Exilles, in Valdi Susa ed altri importanti siti. 
Ferraris ha elaborato digitalmente e dimensionato il segno del Terzo Paradiso sul terreno, mediante rilievo aerofotogrammetrico eseguito con drone e tracciamento con strumento topografico. 
Il segno-simbolo, che ha una lunghezza di 30 metri e una larghezza di 120 cm, sarà costituito da un sentiero percorribile e percepibile all’interno del TANA e da ben70 alberi, di 7 specie diverse, che saranno piantati domenica mattina 11 novembre, dalle ore 11:00, durante un'azione collettiva.
C'è ancora tempo, quindi, per aderire alla campagna #Un ALBERO per il TANA: artisti, operatori culturali e/o semplici appassionati, sono invitati ad adottare un albero che farà parte dell'opera vegetale del Maestro dell'arte povera (info alle pagine fb: TANA Terranova Arte Natura e Artstudio'93; oppure via mail: mtstudio09@live.it) e a partecipare alla piantumazione.

La manifestazione si avvale del Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee – Museo Madre, ed è in collaborazione con Citta dell'arte-Fondazione Pistoletto ONLUS. 

Happy Earth Days - Festival delle Arti per la Terra
TANA Terranova Arte Natura
Project Concept

L’Happy Earth Day nasce dall’esigenza di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema del rispetto per la nostra Terra e l’ambiente, attraverso l’Arte in tutte le sue declinazioni.
Le prime due edizioni associative (2014 | La vita sostenibile – 2015 | Dinamiche dell’identità territoriale) nonché le due edizioni pubbliche (2016 | Voci dalla terra – Macro e Micro ecologie – 2017| Eco ed ego – individualismo e coscienza ecologica), hanno visto la presentazione di mostre d’arte contemporanea, live/set, interventi d’autore, degustazioni food&beverage e la consegna del Premio Happy Earth Daysfinora consegnato agli artisti Luca Dalisi, Leandro Pisano, Nicca Iovinella, Neal Peruffo e Massimo Scamarcio.
Dall’impegno costante e tenace del suo fondatore, Marco Papa–che ha dedicato più di 20 anni alla tutela e stutturazione di un terreno di famiglia inerpicato tra le colline del Sannio beneventano con boschi secolari e un’antica sorgente, tra l’altro uno dei pochi siti di nidificazione del Falco Pellegrino (specie in via di estinzione) – con Tiziana De Tora, curatrice d’arte contemporanea, è nato il programma di Residenze d’artista:

T.A.NA. Terranova Arte Natura
T.A.NA., perché rifugio
Terranova dal nome della frazione del Comune di Arpaise, che ospita le residenze.
Così lo descrive il suo fondatore:
Luogo – non luogo, dove l’ospite qualunque trova forza e sguardo lungo (che sia asparago o sia fungo, che sia volpe o sia poiana), pace e assetto creativo. 
Un polo dove fare, creare, partecipare. Un’isola responsabile, nella quale l’esistente è preesistente e persistente.  L’uomo passa, annusa, sente, cerca e lascia la memoria del suo tempo. Nulla è sprecato!
Un luogo di rispetto, dove il devo schiaccia il voglio, dove l’albero da spoglio rende alchemico lo spazio. Acqua, ossigeno, riserva.  Accortezza e discrezione. Nel rifugio migrazione. Area di sosta, di ripresa, di ricarica. Residenza d’artista, officina, orto didattico, area socio-sperimentale. 
Ciò che avviene lascia memoria. Per chi ancora non è venuto. 


ARTSTUDIO’93 Associazione culturale
Via B. Cavallino, 74 | 80128 | Napoli | Tiziana De Tora 331 5323909 | Marco Papa 338 3946920 | www.earthdays.it| www.artstudio93.org| artstudio93@libero.it| mtstudio09@live.it|Fb: Artstudio'93 | T.A.NA. Terranova Arte Natura – Via Perrillo, 6 Arpaise (BN) | Fb: TANA Terranova Arte Natura 

Happy Earth Days 
Festival delle Arti per la Terra
Terzo Paradiso @ TANA Terranova Art Natura

Con il Matronato di Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee - Museo Madre

Con la collaborazione di 
Cittadellarte - Fondazione Pistoletto ONLUS

Sponsor tecnici: 
GOODEA 
Leonardo Stampa digitale

Andrea Baczynski. La Casa Deserta

Molte volte l’immagine della casa vuota così come la si ritrovava dopo una assenza –magari la grande casa di campagna con la vecchia mobilia dei nonni qualche arredo frugale e varie tracce di esperienze – è cristallizzata nei nostri ricordi e si affaccia alla memoria creando uno spazio ambiguo e senza tempo. 
Gli ambienti, oramai privi di “figure”, ci parlano del passato di spazi una volta funzionali dove le stanze corrispondevano ad usi e rituali ben precisi e differenziati: la cucina rustica, il salotto buono con i pezzi salvaguardati dalle immancabili coperture, la camera da letto austera e quasi respingente nel suo sapore di ospedale o di cella da preghiera.
Qualche oggetto - i bricchi, le suppellettili, il fornello elettrico, le scaffalature - testimoniano che questi luoghi fantasmatici fossero vissuti nella loro quotidianità mentre ora sono assimilabili a reperti, emblematiche presenze che sottolineano la scomparsa di chi li abitava.
Gli spazi così perdono di realtà, si moltiplicano attraverso il gioco delle porte aperte dei corridoi, sprofondano nell'oscurità o vengono raggelati in atmosfere metafisiche in scatole della memoria nelle quali le crepe, le macchie di umido, le sfaldature dell’intonaco, le sfilacciature delle tappezzerie, producono in chi le guarda strane risonanze che sembrano raccontare di un mondo interiore solitario e desertico che ha comunque vissuto con pienezza la propria storia di vita.
Andrea Baczynski nasce a Vienna nel 1959, la città patria della psicoanalisi che ha sempre influenzato il suo lavoro, assieme agli scritti del filosofo Ludwig Wittgenstein. Per questo utilizza la fotografia per esprimere l'inconscio e la mente subconscia attraverso le immagini. Ha partecipato a diverse mostre internazionali ed il suo lavoro è stato pubblicato nelle maggiori riviste di settore. Attualmente vive e lavora in Arabia Saudita.


Andrea Baczynski | 'La Casa Deserta'
Inaugurazione sabato 10 novembre ore 18.00
Finissage: 5 dicembre 2018

Strada dei Gesuiti 13, 70122 Bari
Orari di apertura
Martedì - Sabato ore 17.30 / 20.30