domenica 5 marzo 2017

Ancient Freedom di Nicca Iovinnella

ANCIENT FREEDOM: NICCA IOVINELLA PERFORMER AL MUSEO MANN

Il 2 Marzo il Museo MANN diverrà teatro di una performance artistica: Ancient Freedom, di e con Nicca Iovinnella. Un titolo che unisce, su un palcoscenico d'eccezione, la classicità alla contemporaneità, la corporeità al digitale, la natura all'artificio.

Nell'elegante sala del Museo adiacente al giardino delle camelie, trasformata per l'occasione in uno scenario bucolico, l'artista esplorerà temi cari alla sua ricerca quali quelli dell'affermazione del sé, dell'"abitare", delle "ferite" di un universo femminile più volte calpestato dalle volontà altrui.

Ancient Freedom, nata in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, e realizzata con il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, sarà visitabile fino al 2 Aprile. L'atto performativo, in scena il 2 Marzo alle ore 18, verrà infatti ripreso in diretta e mostrato al pubblico attraverso proiettore e schermi ad hoc.

Ancient Freedom è contemporaneamente un’installazione, un video, una performance, un ambiente immersivo. In linea con le attività di apertura al Contemporaneo portate avanti negli anni del MANN, celebra un nuovo modo di intendere la fruizione di un Museo Archeologico.

"Come i grandi personaggi tragici femminili della mitologia – da Didone a Cleopatra, da Cassandra a Medea – Nicca interpreta (è) una donna dilaniata dallo sforzo di vivere e di affrontare le forti contraddizioni dell’animo umano. Indubbiamente Eros e Thanatos si fondono in quest’operazione polisemica, sintesi di un percorso di vita che diventa racconto universale." Commenta Adriana Rispoli, che accompagna la mostra con un testo critico.

Nicca proporrà, in una aggiornata chiave di lettura, un lavoro che ha avuto occasione di presentare nel 2014 al Parco dei Camaldoli di Napoli, dal titolo I AM. Ripercorrendo i sentieri (qui al limite dell'immaginario) di quel Parco, scandirà i suoi passi con un nuovo ritmo, abitando lo spazio emotivo del suo vissuto, oggi inevitabilmente diverso da quello di ieri, ma dove rintracciamo alcune costanti: una corda appesa ad un ramo, due cappi, il secondo alato. I materiali utilizzati sono quelli che la natura offre generosamente: foglie e rami. L’installazione è di grande leggerezza, ma i simboli a cui alludono il cappio e le ali perturbano e creano nel visitatore un senso di spaesamento. L’artista penderà dalla corda vestita di bianco ma il suo corpo resterà come sospeso grazie alle ali. La performance è ricca di contrasti, uno su tutti, forza e debolezza: la leggerezza delle ali e la pesantezza del corpo, la fragilità del ramo e lo spessore della corda.

Nicca, da sempre attenta analizzatrice dei luoghi in cui opera, ha deciso inoltre di rendere omaggio al Museo che ospita la sua performance, con un intervento su misura. Proietterà su di sé tre sensualissime sculture, veneri e nike acefale, scelte tra quelle conservate al MANN: un tentativo di storicizzare le sofferenze ma al tempo stesso le scelte, le conquiste delle donne, dall'antica Grecia ai giorni nostri.

Una libertà ancestrale che l'artista, con una metaforica macchina del tempo, vive e riafferma. C’è sempre uno scarto con la realtà: il mondo di Nicca ci catapulta in un universo immaginifico in cui l'artista, illustra una storia, lascia un segno.



Nicca Iovinella



Nicca Iovinella è un’artista italiana, nata a Napoli il 7 giugno del 1972. La sua formazione inizia nel 1993 presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli con il corso di pittura, conclusosi poi con una tesi in Storia dell’Arte sull’artista Angelica Kauffmann e avente come relatrice la professoressa Maria Teresa Penta. Durante gli studi all’Accademia l’artista incomincia a esprimere la sua creatività e a muovere i primi passi nel mondo dell’arte: nel 1993 viene selezionata dall’istituto stesso per realizzare la cover di un cd del cantautore Enzo Gragnaniello. Accanto alle prime collaborazioni degne di nota, l’artista inizia un percorso che la porta a partecipare a diversi concorsi nazionali. Nel 1994 vince il Premio di segnalazione all’interno della III° Competizione Nazionale d’incisione a Gorlago (Bg). Allo stesso anno risale la partecipazione al premio “Per i giovani incisori italiani”, al museo d’arte contemporanea di Villacroce (Ge). Seguono poi le prime mostre, come quella del 1995 all’Accademia di Belle Arti e delle Nuove Tecnologie MUSIS MUSEO MULTIPOLARE della SCIENZA e dell’INFORMAZIONE SCIENTIFICA di Roma, sul progetto Nell’infinito di Giordano Bruno, che sarà poi esposto anche presso il Ministero della Pubblica Istruzione a Roma e nel 1997, nell’ambito delle manifestazioni dedicate proprio a Giordano Bruno, all’Amministrazione Municipale di Nola in provincia di Napoli. A partire dal 1996 si alternano mostre personali e collettive. Nel 1999 l’artista viene coinvolta dall’Associazione Onlus “Artemisia” nella mostra Labirinto di Labirinti – una pluralità di Voci nel Dedalo delle Arti, presentata presso l’opificio industriale Sa.Sa. srl. a Frattamaggiore in provincia di Napoli. Nello stesso anno, nell’ambito della campagna a favore di TELETHON, l’artista prende parte ad una mostra di pittura alla Banca Nazionale del Lavoro di Frattamaggiore. Avendo maturato una certa esperienza artistica Nicca Iovinella decide che essere un’artista non le basta e procede nella sua formazione. Prosegue dunque a Roma il suo iter accademico, conseguendo il Diploma di perfezionamento in Didattica delle discipline pittoriche prima e quello in Storia dell’Arte poi. Negli anni seguenti ottiene ancora la Specializzazione biennale in Storia dell’Arte e Fotografia e quella in Tecnologia applicata alla rappresentazione grafica e fotografica, sempre nella capitale. Il percorso formativo non esclude però quello artistico che, difatti, non viene sospeso. È del 2000 la partecipazione alla mostra collettiva dal titolo Le Ombre delle Idee promossa dall’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia e dal Comitato umbro per le celebrazioni di Giordano Bruno a Rocca Paolina, nella Sala Cannoniera a Perugia. Alla presentazione dell’evento interviene il Professore Aldo Masullo. L’anno successivo la storica dell’arte Fatima Giordano presenta la mostra collettiva ArteMusica, nel chiostro di San Francesco a Sorrento, alla quale l’artista dà il suo contributo. Continuano, nel 2005 e nel 2006, le mostre collettive. Proprio al 2006 risale la prima significativa mostra personale dell’artista dal titolo Abitarsi: un’installazione di arte contemporanea collocata nella chiesa di San Severo al Pendino a Napoli. Segue la presentazione alla stampa del catalogo di Abitarsi - installazione d’Arte contemporanea, alla libreria La Feltrinelli di Napoli, con gli interventi dei critici Dario Giugliano, Mimmo Grasso e la partecipazione del Sen. Raffaele Tecce e dell’editore Vittorio Avella. Nicca Iovinella farà di Abitarsi il primo capitolo di una lunga riflessione sul concetto di installazione come camera emotiva, nella quale spazializzare le proprie emozioni. Dal 2007 è responsabile del Corso di restauro cartaceo e tecnologia dei materiali presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Nel 2009 vi è una nuova presentazione alla stampa del libro d’artista Abitarsi – interni incisi al PAN Palazzo delle Arti Napoli, con interventi di Dario Giugliano, prof. all’Accademia di Belle Arti Napoli, del poeta Mimmo Grasso, della giornalista de IL MATTINO Daniela Ricci, dello psicoanalista Antonio Vitolo e di Antonio Sgambati, editore de IL LABORATORIO Edizioni. Nello stesso anno l’artista partecipa alla collettiva Le meraviglie nascoste, presso Palazzo Venezia a Napoli. Nel 2010 si dedica alla promozione del suo libro d’artista partecipando alla Terza Manifestazione Internazionale del libro d’artista e delle piccole edizioni “HUMAN BOOK” - Il libro come necessità dell’uomo di esprimersi e di raccontare a Barcellona, Piazza Sant Just (Barrio Gotico). Il 2012 è segnato dal secondo capitolo della mostra Abitarsi con il nuovo titolo Abitarsi di nuovo, esposta al PAN Palazzo delle Arti Napoli. Il 2013 è un anno molto produttivo e ricco di scambi con altre realtà, sia italiane che internazionali. In particolare, la produzione artistica si orienta verso la performance e la registrazione della stessa dando vita ad un prodotto video di alta qualità. Il video The white lady and the garden’s spirit viene selezionato per il concorso internazionale “In viaggio con Calvino”, esposto presso la Casa dell’Architettura nell’Acquario Romano. Sempre del 2013 è la partecipazione al progetto “LandArt Campi Flegrei - Napoli”, dal titolo Natura naturans. L’arte come processo creativo con l’installazione dal titolo Ferite. Nello stesso anno l’artista partecipa anche al progetto Incendium, ad opera dell’associazione Tempo Libero per Città della Scienza a Napoli. Ancora, nello stesso anno, il libro d’artista prende parte alla ventiseiesima edizione di International Book Fair di Gerusalemme, Centro Internazionale dei Congressi, Binyanei Haumà, a Gerusalemme. Il 2014 vede lo sviluppo dell’installazione Ferite che diventa performance e poi video. Dalla prima scaturiranno diverse versioni video che avranno, alternatamente, una doppia o unica lettura. La performance video dalla duplice lettura intitolata Injures_double lecture sarà selezionata dalla galleria londinese Espacio gallery per partecipare alla mostra Hell and Heaven a Londra. L’anno prosegue con un’altra mostra nella capitale britannica, questa volta presso la galleria W3 ad opera di un collettivo londinese. L’opera in mostra è ancora una volta la video installazione Injures_double lecture, che sarà poi esposta per la prima volta in Italia in occasione della mostra collettiva Cos’hai al posto del cuore? presso l’Opificio Arti Performative di Frattamaggiore. Nell’ottobre 2014 l’artista prende nuovamente parte alla rassegna “Land Art Campi Flegrei” con l’installazione I am/Io sono, percorrendo questa volta i tortuosi sentieri del Parco dei Camaldoli. Nel marzo 2015 Iovinella è protagonista al PAN Palazzo delle Arti di Napoli, insieme con Federica Rispoli e Daniela Pergreffi, della collettiva dal titolo I miserabili, mostra evento ideata da Désirée Klain e ospitata dal Museo Madre e dall’Associazione Culturale “Periferie del Mondo – Periferia Immaginaria” sul tema del femminicidio, con la già citata opera Injures_double lecture. Con quest’ultima l’artista prenderà poi parte, nel mese di maggio, alla prima edizione di NAF Napoli Arte Fiera, mostra mercato di arte moderna e contemporanea della città, rappresentata dal suddetto Opificio. Nicca Iovinella procede nella sua ricerca artistica a cavallo tra performance e installazione, sempre attenta ai materiali e alle tecniche che di volta in volta sceglie, consigliata e supportata da un qualificato team di professionisti. Sono del 2016 le performance-video Play e Nicca in Felice’s Land. Nell’aprile dello stesso anno partecipa e vince la terza edizione di Happy eARTh Days, tenutasi al PAN Palazzo delle Arti di Napoli attraverso la realizzazione di una installazione/performance ideata ad hoc, riproposta poi nel mese di dicembre nell’ambito dell’iniziativa culturale MATERIE3 a cura di Fornace Falcone. L’artista al momento sta lavorando a diversi progetti dallo spirito innovativo ma con un’attenzione all’artigianalità di qualità. Attualmente vive e lavora a Napoli.


Scheda Mostra
Titolo: Ancient Freedom
Sede: MANN ( Museo Archeologico Nazionale di Napoli)
Piazza Museo, 19, 80135 Napoli
Patrocini: con il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee
Inaugurazione: 2 marzo 2017 ore 17.30, performance ore 18.30
Evento in collaborazione con Artstudio '93
Allestimento: Marco Papa
Degustazione a cura di Viticoltori De Conciliis e Cuoche in giro chef at home

Date: 3 Marzo- 3 Aprile 2017
Orari: dal lunedì alla domenica dalle ore 09.00 alle ore 19.30
(Chiuso il Martedì)
Ingresso: Libero per l’inaugurazione della performance
Ufficio Stampa: AnnaChiara Della Corte
a.chiaradellacorte@gmail.com  M. 333 8650479

pubblica: 





venerdì 3 marzo 2017

On Air Contemporary Art_Installazione site specific “Facciamo Scarpetta" di Maya Pacifico


ON AIR CONTEMPORARY ART
Eventi d’arte al Campanile di Saviano
Piazza Vittoria 80039 Saviano NA, Italia

On Air Contemporary Art negli spazi del Campanile San Michele Arcangelo di Saviano, presenta per la prima volta l’installazione site specific “Facciamo Scarpetta di Maya Pacifico.

Ripartono, dunque, le attività artistiche votate al recupero e mantenimento decoroso di uno dei monumenti simbolo di questa comunità; le "incursioni d'arte" con il supporto e patrocinio morale del Comune di Saviano della Pro Loco, della Fondazione Plart assieme a Merlomaschio communication

Maya Pacifico ( nata a Torino, vive e lavora a Napoli). E’ nota a livello internazionale per la sua ricerca che articola tra loro pittura, scultura e installazione ridefinendo completamente i concetti di spazio e materia e forma . Si è conquistata un ruolo fortemente autonomo tra gli artisti italiani della sua generazione grazie anche alla sua visione critica dell’arte e del ruolo dell’artista. Nei suoi lavori più recenti riflette sulla distruzione del libro come oggetto: tagliato, bruciato e sezionato in infiniti segmenti e poi ricomposto in una nuova forma.

L’idea da cui è nata l’installazione “Facciamo Scarpetta” è quella della condivisione, per rafforzare questo concetto Maya Pacifico inserirà all’interno della sua installazione alcuni piatti che ha fatto realizzare dagli artisti che in passato hanno dato vita a delle opere molto importanti per Napoli : Daniel Buren, Mimmo Paladino e Michelangelo Pistoletto. Più un omaggio all’opera “La Rivoluzione siamo noi” di Joseph Beuys.

È qui che l’artista prende le mosse per un ritorno alla concezione dell’arte come atto collettivo, come scambio tra cultura e nutrimento, utilizzando il gesto simbolico della scarpetta nel piatto come un momento felice di condivisione che unisce l’uomo all’artista e il cibo all’arte. Lo spazio della condivisione diventa così una vetrina d’arte, un medium dinamico che fa uscire l’arte dalla stretta cerchia delle gallerie e dei musei per invadere gli spazi del quotidiano e del vissuto.

Con un inatteso e felice gioco di parole “Facciamo Scarpetta” diventano due paia di ciabatte ricavate nel pane e poste al lato di un tavolo ricoperto di pagine di libro tagliate in tante sottili stringhe: ognuna di esse contiene una frase del libro e di fatto tutti i suoi possibili sensi e le potenziali combinazioni per crearne uno con un nuovo significato. La misura della vita è quella considerata nel tempo, non quella ingannevole di un attimo consegnato a un’altrettanto ingannevole sopravvivenza. Nel suo lavoro Maya Pacifico ha da sempre legato l’idea della violenza inflitta ai libri, tagliati e bruciati, alla perdita di memoria, alle paure inconsce e ai desideri repressi della condizione femminile collegandoli così al suo ruolo di artista donna. In ognuno di questi frammenti che appartengono a un libro invecchiato, ingiallito, le cui pagine sono diventate come paglia, cuoio, legno, ciascuno di noi può incontrare il proprio vissuto, la propria identità fatta di emozioni, ricordi, stati d’animo.

I perseveranti di Pierluca Cetera

Il titolo dell’installazione I Perseveranti - errare humanum est, perseverare autem diabolicum - allude direttamente all’idea del peccato. Il “diabolico” evocato rimanda ad una riflessione sul concetto di bene e male e alle sue implicazioni sulla cultura e sulla morale. I singoli soggetti dipinti mantengono un duplice riferimento al sacro e al laico.
La mostra, che raccoglie 9 opere di medio formato dell’artista pugliese, è accompagnata da un intervista con l’artista.

Sarà visitabile fino al 29 aprile.
Orari: lun. - ven. (ore 9-13:00, 17-20:00) e sab. (ore 9:00-13:00)


SPAZIO ESPOSITIVO DI FRANCESCO SIRACUSA
Via Papa Luciani 52 (92100)
92100 Agrigento

Jonathan Baldock e Florence Peake. Inhale / Inhabit

Una peformance di Jonathan Baldock e Florence Peake
A cura di Marcello Smarrelli

In occasione di Conversation Piece | Part III, a cura Marcello Smarrelli, l’artista Jonathan Baldock presenta una performance intitolata Inhale / Inhabit, che si terrà mercoledì 8 marzo alle ore 19.00 e alle ore 20.00, in collaborazione con l’inglese Florence Peake, artista visiva, ballerina e coreografa.

La pratica artistica di Jonathan Baldock unisce pittura, scultura e arti applicate in suggestive installazioni che si ispirano al mondo ancestrale della mitologia, delle maschere, dei riti tribali e delle tradizioni folkloristiche. Sia nelle sculture-oggetto, che nei ricami, l’artista sembra rifarsi ai motivi classici, contaminati però da particolari elementi di disturbo, capaci di trasformare le figure in inquietanti artefatti che ricordano diverse etnie.
La performance si concentra sui limiti e le tensioni tra gli oggetti e il corpo in movimento, occupando gli spazi tra le opere in mostra, in modo da costruire dei sottili punti d’incontro. Florence Peake incarna un personaggio mitologico immaginario, nato da un portale cosmico per manipolare il tempo, capace di creare delle emozioni antiche, tra attesa e sensualità. Attraverso dei movimenti ritualizzati e connessi alle opere in mostra, l’artista crea dei nuovi ed astratti episodi narrativi offrendo, allo stesso tempo, momenti di fuga dalla realtà.

Lo scenario dell’azione sarà l’intervento di Baldock realizzato per Conversation Piece | Part III, in cui l’artista ha scelto di focalizzare la sua attenzione sulla trasformazione degli elementi della figura umana in oggetti, lasciando emergere con forza la dimensione simbolica del corpo frammentato nell’era della sua oggettivizzazione. Gli arazzi e le sculture realizzate per la mostra sono iconograficamente ispirate a parti del corpo umano, in particolare agli occhi e alla bocca, interpretati come porte metaforiche capaci di mettere in comunicazione l’esterno del corpo con l’interno, le principali vie attraverso cui si nutre il corpo e la mente. Ma qualcosa di drammatico sembra avvenire e, come in un incantesimo, una foresta di rami cresce intorno a questi organi impedendogli di svolgere correttamente le loro funzioni vitali.

Jonathan Baldock (1980) vive e lavora a Londra. Mostre personali (selezione) The Skin I Live in, Nicelle Beauchene, New York (2016); The Soft Machine, Chapter Arts Centre, Cardiff; Notes from the Orifice, Vitrine Gallery, Londra; Hot Spots, The Apartment, Vancouver; Warm Bodies, (con Olga Balema), Kunstvereniging Diepenheim, (Olanda) (2014) e A Strange cross between a Butcher`s Shop and a Nightsclub, Wysing Arts Centre, Cambridge (2013). Mostre collettive (selezione): Baldock Pope Zahle, Northern Gallery for Contemporary Art, Sunderland; Seepferdchen und Flugfische (touring), Arp Museum Bahnhof Rolandseck, Remagen (Germania) (2016); Archetypes, Power, and Puppets, College of Wooster Art Museum (CWAM), Wooster, OH (USA); Only the Lonely / Seuls les solitaires (a cura di Elina Suoyrjö), La Galerie centre d’art contemporain, Parigi (Francia). Le prossime mostre includono una doppia personale con l’artista Emma Hart Love Life, (PEER Londra, The Grundy, Blackpool (2016); and De La Warr Pavilion, Bexhill 2017).

Florence Peake è un artista e una coreografa. Vive e lavora a Londra. Con un’ampia formazione in danza e pittura, la pratica performativa di Peake combina una grande varietà di linguaggi diversi – dal disegno alla scultura- relazionandoli con il corpo in movimento. I luoghi ed il pubblico, improvvisazioni o registrazioni, arguzia e umorismo sono elementi chiave del suo lavoro. I suoi progetti interdisciplinari, realizzati indipendentemente o attraverso collaborazioni, sono stati realizzati a livello interazionale dal 1995 a New York, San Francisco, Seattle, Praga, Svezia e Lettonia. Le opere di Peake sono inoltre state commissionate ed esposte in prestigiosi musei come la National Portrait Gallery (2008), National Review of Live Art (2009), Yorkshire Sculpture Park (2012), Baltic Centre for Contemporary Art (2013) e Hayward Gallery (2014).

Informazioni:
Ingresso gratuito
fondazionememmo@gmail.com

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On the occasion of Conversation Piece | Part III, curated by Marcello Smarrelli, the artist Jonathan Baldock presents a performance entitled Inhale/ Inhabit, that will be held on Wednesday, March 8 at 7pm and at 8pm, in collaboration with Florence Peake, visual artist, dancer and choreographer.

Jonathan Baldock’s multidisciplinary practice uses painting, sculpture, performance and evocative installations finding inspiration in the magical worlds of mythology, masks, tribal rituals and folkloristic traditions. In all his works, the artist seems to recall classical motifs of the past, contaminated by particular disturbing elements, that are able to transform the figure into uncanny artefacts that remind us of distant cultures.
The performance, focuses on the threshold and tension between objects and the moving body, by inhabiting and charging the spaces between works to form a liminal encounter. Peake embodies an imagined mythological character born from a cosmic oral portal to manipulate time, creating an archaic feeling of suspense and sensuality. Through ritualised tasks connected to the wallhangings and sculptures thus forming new abstract narratives to propose moments of refuge.

The scenario of the performance would be the project that Baldock realized on the occasion of Conversation Piece | Part III, where the artist decided to focus on transforming elements of the human body into objects, leaving out the symbolic dimension of the fragmented body in the era of objectification. The eyes and mouth are metaphorical doors capable of communicating with the inner parts of the body to the outside world, these being the main channels through which man feeds his mind and his body, but something dramatically appears and, as in a fairy tale, a forest of branches grows around the works preventing these vital organs to properly perform their functions.

Jonathan Baldock (b.1980) is London based artist. Recent solo shows include The Skin I Live in, Nicelle Beauchene, New York (2016); The Soft Machine, Chapter Arts Centre, Cardiff; Notes from the Orifice, Vitrine Gallery, London; Hot Spots, The Apartment, Vancouver; Warm Bodies, (a 2 person show with Olga Balema), Kunstvereniging Diepenheim, (NL) (2014) and A Strange cross between a Butcher`s Shop and a Nightsclub, Wysing Arts Centre, Cambridge (2013) Recent group exhibitions include Baldock Pope Zahle, Northern Gallery for Contemporary Art, Sunderland; Seepferdchen und Flugfische (touring), Arp Museum Bahnhof Rolandseck, Remagen (Germany) (2016); Archetypes, Power, and Puppets, College of Wooster Art Museum (CWAM), Wooster, OH (USA); Only the Lonely / Seuls les solitaires (curated by Elina Suoyrjö), La Galerie centre d’art contemporain, Paris (Fr) Forthcoming shows include a major two person commission with artist Emma Hart Love Life, (a touring exhibition to PEER London, The Grundy, Blackpool (2016); and De La Warr Pavilion, Bexhill 2017).

Florence Peake is a London-based artist and choreographer. With extensive training in dance and a background in painting, her performance practice combines a variety of media—from drawing to sculpture—in relation to the moving body. Site and audience, live and recorded text, wit and humour are key to her work. Her interdisciplinary projects, made both independently and collaboratively, have been exhibited and performed nationally and internationally since 1995 in New York, San Francisco, Seattle, Prague, Sweden and Latvia. Peake’s work has also been commissioned and shown at prestigious venues such as the National Portrait Gallery (2008), National Review of Live Art (2009), Yorkshire Sculpture Park (2012), Baltic Centre for Contemporary Art (2013) and Hayward Gallery (2014).

Information:
Free entry
fondazionememmo@gmail.com

Alberto Di Fabio. Camere del sogno


La Galleria Umberto Di Marino è lieta di presentare, venerdì 10 marzo 2017, la nuova personale di Alberto Di Fabio dal titolo Camere del sogno.
Appassionato osservatore del mondo fisico, l'artista porta avanti con costanza e lirismo la propria ricerca sulla materia, sia essa naturale o pittorica. Gli atomi si rincorrono, le connessioni neuronali producono lampi improvvisi, la solidità del colore si dissolve in minuscole particelle gassose.
Il caos materico, da cui hanno origine tutti i processi vitali, si svela come possibile rappresentazione dell'eternità, la sola a rimanere comprensibile all'occhio umano. Il cosmo infinito, composto da molecole in continua trasformazione, si traduce dunque nelle sovrapposizioni di colori, nelle pennellate come nelle colature del dripping.
Dal confronto con la vastità dell'iperspazio al dialogo col paesaggio, Di Fabio ha costruito nel corso degli anni una prospettiva personale attraverso la quale immergersi nella materia, a volte accompagnandola ad uno sguardo dolente per via degli abusi dell'uomo sulla natura, più spesso con un sentimento del sublime che apre ad una conoscenza più alta del mondo circostante.
In occasione della monografica presso Castel Sant'Elmo nel 2015, la visione estatica del golfo di Napoli aveva prodotto il desiderio di un affondo totale nella bellezza, un wall drawing per ricreare un'atmosfera permeante lo spazio architettonico. I colori fluorescenti e le onde magnetiche provocate dal gesto pittorico pongono le premesse per una progressiva perdita della coscienza di sé, verso mondi paralleli lontani nello spazio e nel tempo, più vicini all'essenza quantica dell'Universo.
Presso la Galleria Umberto Di Marino, il processo creativo diventa performativo, lo sguardo dell'artista si rivolge dall'esterno verso l'interno dell'io più profondo e spirituale, fino all'inconscio. L'intero spazio espositivo diventa tela vergine per un mondo interiore che si nutre di spinte primigenie, legate all'immaginazione più che all'osservazione. Le pareti completamente ricoperte di segni e campiture avvolgenti sembrano indurre i visitatori in una sorta di trance visiva, in viaggio verso un mondo onirico abitato da frequenze completamente diverse da quelle comunemente intercettate nella vita quotidiana.
La materia diventa evanescente e la mente ritrova una possibile congiunzione con la sostanza astrale. Si assiste ad un passaggio di stato dell'uomo da quello fisico allo stato etereo, una permutazione che gli suggerisce di ritrovare la sua autentica scintilla divina. Il percorso espositivo svela poco a poco i dettagli seguendo le angolazioni dello spazio, partecipando con la sua infilata di stanze allo slancio d'elevazione. Una tensione al ritorno verso un tutt'uno inscindibile tra l'individuo e il resto della creazione.

Alberto Di Fabio nasce nel 1966 ad Avezzano (AQ).. Vive e lavora tra Roma e New York.
Mostre personali selezionate:
Palazzo dei Diamanti, Ferrara (2016) - Macro, Roma; Mart, Rovereto (2015) - Gagosian Gallery, Ginevra; Castel Sant’Elmo, Napoli; Fondazione Menegaz, Castelbasso (TE); Cern, Ginevra (2014) - Estorick Collection, Londra; Mairie du 4 Arrondissement, Parigi (2013) - Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma; Palazzo Collicola Arti Visive, Spoleto (PG) (2012) - Gagosian Gallery, Atene (2011) - Gagosian Gallery, Londra (2002, 2007) - Gagosian Gallery, New York (2010); Umberto Di Marino, Napoli (2004, 2007, 2011) - Gagosian Gallery, Beverly Hills (2004) - Magazine 4, Kunstverein, Bregenz (1997); Rupertinum , Salisburgo (1996)
Mostre Collettive selezionate:
Ex Dogana, Roma (2016), Palazzo dei Congressi, Tirana (2015), Maretti Award, Havana, Cuba (2014), Procuratie Vecchie, Venezia (2013), MAMbo Museo d’Arte Moderna, Bologna (2012), Dublin Contemporary, National Gallery, Dublino (2011), CIAC- Centro Internazionale D’Arte Contemporanea, Castello Colonna di Genazzano, Roma, Palazzo Re Enzo, Pinacoteca Nazionale, Bologna (2010), Galerie Marie-Puck Broodthaers, Bruxelles, XV Esposizione Quadriennale d’Arte di Roma, Palazzo delle Esposizioni, Roma, Museo Artium, Vittoria-Gasteiz, Museo Carlo Bilotti, Roma (2008) National Gallery of Modern Art, New Delhi, Victoria Memorial Hall, Calcutta, National Gallery of Modern Art, Mumbai (2007), Museo Boncompagni Ludovisi, Roma, Ben Brown Fine Arts, Londra (2006), Beijing International Art Biennale, PAN - Palazzo delle Arti, Napoli (2005), The Drawing Center Museum, New York (1993)
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English version

The Galleria Umberto Di Marino is delighted to present the new solo show of Alberto Di Fabio entitled Camere del sogno (Dream rooms) on Friday 10 March 2017.
As a passionate observer of the physical world, the artist carries out his research on matter, whether natural or pictorial, with constancy and lyricism. Atoms chase each other, neurons connected to each other via synaptic connections produce sudden flashes, and the solidity of colour dissolves into miniscule gas particles.
The chaos of matter, from which all vital processes derive, reveals itself as a possible representation of eternity, the only representation that is comprehensible to the human eye. The infinite cosmos, made up of molecules in a constant state of transformation, therefore manifests itself in superimpositions of colours, both in brushstrokes and in dripping paint.
Whether tackling the vastness of hyperspace or constructing a dialogue with the landscape, Di Fabio has created a personal perspective over the years. Through this perspective, it is possible to immerse oneself in matter, sometimes with a sad gaze due to mankind’s abuse of nature, but more often with a sense of the sublime which leads to a higher awareness of the surrounding environment.
For his solo show at Castel Sant'Elmo in 2015, the ecstatic vision of the Bay of Naples led to the desire for a complete immersion in beauty: a wall drawing created an atmosphere that pervades the architectural space. The fluorescent colours and the magnetic waves caused by the pictorial gesture provide the premises for a gradual loss of self-awareness towards parallel worlds that are remote in time and space, closer to the quantum essence of the Universe.
At the Galleria Umberto Di Marino, the creative process becomes a performative process; the artist’s gaze shifts from the outside towards the inside of the most profound and spiritual self until eventually reaching the unconscious. The whole exhibition space becomes a blank canvas for an inner world fuelled by primeval forces, linked to the imagination more than observation. The walls are completely covered by entrancing signs and fields. They seem to induce visitors into a sort of visual trance on a journey towards a dreamlike world inhabited by frequencies that are utterly different from the ones usually intercepted by daily life.
Matter becomes evanescent and the mind rediscovers a possible conjunction with astral substance. The viewer beholds a phase transition of mankind from the physical to the ethereal state, a permutation that offers encouragement to search for the authentic divine spark. The itinerary of the exhibition gradually reveals details following the angles of space, participating, with its series of rooms, in the search for elevation: a tendency to return towards an inseparable whole between the individual and the rest of creation.

Alberto Di Fabio was born in 1966 in Avezzano, Italy. He lives and works between Rome and New York.
Selected solo exhibitions:
Palazzo dei Diamanti, Ferrara (2016) - Macro, Roma; Mart, Rovereto (2015) - Gagosian Gallery, Ginevra; Castel Sant’Elmo, Napoli; Fondazione Menegaz, Castelbasso (TE); Cern, Ginevra (2014) - Estorick Collection, Londra; Mairie du 4 Arrondissement, Parigi (2013) - Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma; Palazzo Collicola Arti Visive, Spoleto (PG) (2012) - Gagosian Gallery, Atene (2011) - Gagosian Gallery, Londra (2002, 2007) - Gagosian Gallery, New York (2010); Umberto Di Marino, Napoli (2004, 2007, 2011) - Gagosian Gallery, Beverly Hills (2004) - Magazine 4, Kunstverein, Bregenz (1997); Rupertinum , Salisburgo (1996)
Selected group exhibitions:
Ex Dogana, Roma (2016), Palazzo dei Congressi, Tirana (2015), Maretti Award, Havana, Cuba (2014), Procuratie Vecchie, Venezia (2013), MAMbo Museo d’Arte Moderna, Bologna (2012), Dublin Contemporary, National Gallery, Dublino (2011), CIAC- Centro Internazionale D’Arte Contemporanea, Castello Colonna di Genazzano, Roma, Palazzo Re Enzo, Pinacoteca Nazionale, Bologna (2010), Galerie Marie-Puck Broodthaers, Bruxelles, XV Esposizione Quadriennale d’Arte di Roma, Palazzo delle Esposizioni, Roma, Museo Artium, Vittoria-Gasteiz, Museo Carlo Bilotti, Roma (2008) National Gallery of Modern Art, New Delhi, Victoria Memorial Hall, Calcutta, National Gallery of Modern Art, Mumbai (2007), Museo Boncompagni Ludovisi, Roma, Ben Brown Fine Arts, Londra (2006), Beijing International Art Biennale, PAN - Palazzo delle Arti, Napoli (2005), The Drawing Center Museum, New York (1993).

A cielo aperto_presentazione libro

Planar Gallery è lieta di presentare per la prima volta al pubblico pugliese A cielo aperto. Pratiche di collaborazione nell'arte contemporanea a Latronico, progetto e pubblicazione a cura di Bianco-Valente e Pasquale Campanella.
A Cielo Aperto è un’iniziativa indipendente e autofinanziata, avviata nel 2005
in Basilicata dall’Associazione Culturale Vincenzo De Luca.
All’incontro parteciperanno: Bianco-Valente, Pasquale Campanella, Fabrizio Bellomo, Michele Giangrande, Giuseppe Teofilo e Marco Petroni.
L'incontro sarà moderato da Pietro Marino e Christian Caliandro


A Cielo Aperto ha visto coinvolti, nell’arco di un decennio, numerosi artisti
che hanno realizzato progetti a lungo termine, a stretto contatto con il paese.
Vi hanno preso parte: Fabrizio Bellomo, Francesco Bertelé, Bianco-Valente, Stefano Boccalini, Elisa Fontana, Andrea Gabriele e Andrea Di Cesare, Michele Giangrande, Elisa Laraia, Antonio Ottomanelli, Giuseppe Teofilo, Eugenio Tibaldi, Wurmkos, Virginia Zanetti.
Insistendo su tematiche condivise, il loro lavoro ha fatto emergere
e ha valorizzato la storia, le caratteristiche, le forme materiali e simboliche del luogo, e si è risolto in opere e interventi destinati allo spazio pubblico.
La presentazione si offre come occasione per fare il punto sul senso e sui possibili sviluppi dell’arte in relazione al contesto locale e alle sue specificità.

Il libro:
A cielo aperto. Pratiche di collaborazione nell’arte contemporanea a Latronico
a cura di Bianco-Valente e Pasquale Campanella,
postmedia books 2016 - 296 pp. 186 ill. a colori, formato 170x240 mm, isbn 9788874901685, 21 Euro.
Contributi di Maria Teresa Annarumma, Aste&Nodi, Angelo Bianco, Bianco-Valente, Simona Bordone, Pasquale Campanella, Giusy Checola, Tommaso Evangelista, Pietro Gaglianò, Thomas Gilardi, Elio Grazioli, Matteo Innocenti, Marco Petroni, Alessandra Pioselli, Leandro Pisano, Pietro Rigolo, Elena Giulia Rossi, Gabi Scardi, Elvira Vannini.
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A cielo aperto. Pratiche di collaborazione nell'arte contemporanea a Latronico
Book Launch

Planar Gallery is proud to present A cielo aperto. Pratiche di collaborazione nell'arte contemporanea a Latronico, project and book curated by Bianco-Valente and Pasquale Campanella.
A Cielo Aperto is and independent and self-financed initiative started in Latronico (Basilicata) in 2005 by Vincenzo De Luca Onlus.
During the presentation will attend Bianco-Valente, Pasquale Campanella, Fabrizio Bellomo, Michele Giangrande, Giuseppe Teofilo and Marco Petroni and critics ad Pietro Marino and Christian Caliandro.




A Cielo Aperto has involved, in more than ten years several artists who has created long term projects, working in a deep contact with the village and its community.
Some of the artists involved: Fabrizio Bellomo, Francesco Bertelé, Bianco-Valente, Stefano Boccalini, Elisa Fontana, Andrea Gabriele e Andrea Di Cesare, Michele Giangrande, Elisa Laraia, Antonio Ottomanelli, Giuseppe Teofilo, Eugenio Tibaldi, Wurmkos, Virginia Zanetti.
Working on common issues, the artists work has rised and gave value to the local history, identity and to the material and simbolic shapes of the territory. The output has been a multiplicity of art works and actions addressed to the public space. This presentation aim to be an opportunity to talk about the possible developement of artistic intervention in specific local contests.


The book
A cielo aperto. Pratiche di collaborazione nell’arte contemporanea a Latronico
curated by Bianco-Valente and Pasquale Campanella,
postmedia books 2016 - 296 pp. 186 ill. colors, 170x240 mm, isbn 9788874901685, 21 Euro.
Texts by Maria Teresa Annarumma, Aste&Nodi, Angelo Bianco, Bianco-Valente, Simona Bordone, Pasquale Campanella, Giusy Checola, Tommaso Evangelista, Pietro Gaglianò, Thomas Gilardi, Elio Grazioli, Matteo Innocenti, Marco Petroni, Alessandra Pioselli, Leandro Pisano, Pietro Rigolo, Elena Giulia Rossi, Gabi Scardi, Elvira Vannini.

pubblica: 

giovedì 2 marzo 2017

LIFE – MAGNUM. Il fotogiornalismo che ha fatto la storia

 
 
USA. New York City. 1955. James DEAN haunted Times Square© Dennis Stock/Magnum
 
 
USA. Nevada. US actress Marilyn MONROE on the Nevada desert going over her lines for a difficult scene she is about to play with Clarke GABLE in the film "The Misfits" by John HUSTON. 1960 © Eve Arnold/Magnum Photos
 
LIFE – MAGNUM. Il fotogiornalismo che ha fatto la storia
04 Marzo 2017 - 11 Giugno 2017
Cremona, Museo del Violino
 
Fotografie di Eve Arnold, Werner Bischof, Bruno Barbey, Cornell Capa, Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, Bruce Davidson, Elliott Erwitt, Ernst Haas, Philippe Halsman, Inge Morath, Dennis Stock
Mostra a cura di Marco Minuz
 
 
Spanish painter Salvador DALI. "Dali Atomicus." 1948 © Philippe Halsman/Magnum Photos
 
 
Comunicato Stampa
La mostra, per la prima volta in assoluto, intende analizzare il rapporto fra la celebre rivista americana Life e l’agenzia fotografica Magnum Photos, ed in particolare i reportage realizzati dai fotografi membri dell’agenzia che vennero pubblicati da Life, il fortunato settimanale creato nel 1936 Henry Luce, già editore di Time. Ad un anno dalla sua nascita Life tirava cinque milioni di copie conquistandosi un ruolo che solo la diffusione della televisione minò, portandola alla chiusura nel 1972.
Il nuovo medium, la tv, riusciva a proporre con più immediatezza ciò che era stato il patrimonio di Life: il racconto per immagini.
Life con i suoi contenuti editoriali, ma soprattutto grazie al suo contenuto iconografico, contribuì a creare una identità e una cultura nazionale americana, dagli anni della grande depressione alla guerra del Vietnam, identità che poi venne esportata a livello internazionale.
La dimensione del fenomeno delle grandi riviste illustrate richiese alla agenzie fotografiche nuovi modelli. Robert Capa, David Seymour, Henri Cartier-Bresson e George Rodger, tutti con una notevole esperienza “sul campo”, diedero vita a Magnum. Il progetto si basava sulla tutela del lavoro del fotografo. Attraverso la formula della cooperativa, i fotografi diventavano proprietari del loro lavoro, prendevano decisioni collettivamente, proponevano autonomamente alle testate i propri lavori e rimanevano proprietari dei negativi, garantendo così un pieno controllo sulla corretta diffusione delle proprie immagini.
Magnum mise assieme le migliori capacità ed esperienze del mondo della fotografia, ma senza sottostare alle richieste dei committenti.
La mostra si focalizza proprio sul rapporto fra queste due entità, per analizzare come importanti reportage riferiti ad eventi importanti del XX secolo, e realizzati da grandi maestri della fotografia membri di Magnum, vennero trasferiti all’interno delle pagine di Life.
Due figure importanti che rivestirono un ruolo importante in questo rapporto furono Robert Capa e John Godfrey Morris. Il primo, ideatore e co-fondatore della Magnum nel 1947 e Morris, uno dei più grandi photo editor del Ventesimo secolo, responsabile dell’ufficio londinese di LIFE durante la Seconda guerra mondiale e dopo il conflitto, redattore esecutivo della storica agenzia Magnum.
La mostra, curata da Marco Minuz, è pertanto un viaggio all’interno di nove reportage fotografici realizzati da grandi maestri che vennero editati dalla rivista americana ed ebbero grande diffusione, ma al contempo grande impatto sull’opinione pubblica.
La mostra prende avvio dal lavoro di Philippe Halsman, che su Life pubblicò centinaia di fotografie e decine di copertine. Ritratti come quelli di Marylin Monroe, Salvator Dalì o Mohamed Ali.
Seguono due reportage storici di Werner Bischof, il primo dedicato alla grande carestia del Bihar in India nel 1951 e il successivo alla Corea realizzato nel 1952. In entrambi, impegno e sensibilità sociale vengono trasmessi con un senso estetico notevole.
Un altro reportage entrato nella storia è quello di Dennis Stock su James Dean. Sono fotografie di grande intimità che svelano la personalità del divo del cinema, poco prima della sua tragica scomparsa.
Per promuovere “Misfits” (“Gli spostati”), celebre pellicola di John Huston, sceneggiata da Arthur Miller e protagonisti come Marylin Monroe, Clark Gable e Montgomery Clift, a Magnum venne data l’esclusiva di seguire le fasi realizzative. Per questo Magnum schiera sul set nove suoi membri: Eve Arnold, Cornell Capa, Henri Cartier-Bresson, Bruce Davidson, Elliot Erwitt, Ernst Haas, Erich Hartmann, Inge Morath e Dennis Stock. Le loro immagini ci portano dentro la macchina del grande cinema americano degli anni ’60.
Duro e drammatico il racconto che Bruno Barbey offre della guerra del Vietnam e di ciò che vi accadde oltre e all’interno del fronte. Queste immagini furono tra le ultime ad essere pubblicate su Life, poco prima della sua chiusura.
Accanto a un persocorso cronologico, la mostra propone una serie di emozionanti “stanze” monografiche. A cominciare dalle immagini che Henri Cartier-Bresson nel 1954 trasse dal suo lungo viaggio dentro l’URSS.
Poi Robert Capa, di cui vengono proposti i tre storici reportage, quello sulla guerra civile spagnola, le cui immagini sono icone della storia della fotografia, così come lo sono le successive immagini dello sbarco in Normandia, unica testimonianza diretta di quella epica impresa; e infine la Guerra di Indocina dove egli trovò la morte.
Accanto alle immagini, la mostra espone le edizioni originali di LIFE e spezzoni video che permetteranno di contestualizzare i reportage.
“LIFE – MAGNUM, attraverso la forza comunicativa delle immagini che riunisce – afferma il curatore Marco Minuz – conduce a riflettere sulla fotografia e sulle sue implicazioni, sul rapporto con la carta stampata, sulle trasformazioni tecnologiche avvenute nel mondo della comunicazione e sulla forza che questi reportage ebbero nella nostra coscienza civile”.
LIFE – MAGNUM è parte del progetto italiano per i 70 Anni di Magnum, che propone mostre oltre che a Cremona, anche a Torino (Camera) e Brescia (Brescia Photo Festival).
La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Silvana editoriale.
Mostra a cura di Marco Minuz
Organizzata da Magnum Photos, Unomedia
Con il supporto di MdV Friends
Con il patrocinio di Comune di Cremona
Con il supporto della aziende che sostengono il Museo del Violino di Cremona, MdV friends.
Apertura: 4 marzo – 11 giugno 2017.
Orari: dal lunedì al giovedì dalle 10.00 alle 18.00; dal venerdì alla domenica dalle 10.00 alle 19.00.
Studio Esseci