martedì 2 luglio 2013

ZOOart

L'associazione Art.ur inaugurerà il 4 luglio la dodicesima edizione della rassegna di arte internazionale ZOOart, presentando ai Giardini Fresia di Cuneo, dal 4 al 21 luglio, le opere di circa 40 artisti internazionali.

ZOOart sarà inoltre arricchita dalla sezione Local art, dedicata agli artisti del territorio, progetto della Fondazione CRC organizzato in collaborazione con Art.ur.

Il 28 giugno, in collaborazione con la Città di Cuneo, la Confcommercio cuneese, il Politecnico di Torino e l’Ordine degli Architetti della Provincia di Cuneo, è stata presentata l’edizione 2013 di ZOOincittà, evento sviluppatosi come itinerario di allestimenti artistici all’interno del centro storico della Città di Cuneo grazie al lavoro di centinaia di giovani architetti e studenti del Politecnico durante i workshop che si sono svolti negli scorsi mesi.

L’esposizione dei lavori in Via Roma, Piazza Audifreddi, Via Mondovì, Via Dronero, Via Caraglio, Via Barbaroux e Via Felice Cavallotti sarà visibile per i mesi di luglio e di agosto. Sarà inoltre presentata, in Piazza Audifreddi, l’esposizione Votalatuapanchinacuneo in cui verranno mostrate alla Città le proposte del nuovo arredo urbano ideate dagli studenti del Politecnico di Torino.

Per maggiori informazioni non esitate a contattarci e visitate il sito http://www.zooart.it/
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Amalia di Lanno

IL FESTIVAL DI VENEZIA INVECCHIA. 
IL VERO CINEMA INDIPENDENTE PREFERISCE IL LIDO DI LAGO




Detto tra noi: si era mai vista una giuria così internazionale?
Revine Lago (Treviso) - 1 luglio 2013 | Mai. Tre lettere che unite compongono una parola secca e incisiva per affermare senza indugio che il Lago Film Fest non ha mai avuto una giuria così multilingue, così sfaccettata e straordinariamente ricca. Chiamati all’appello per valutare i migliori film della selezione 2013 del Festival che, lo ricordiamo, si aprirà il 19 luglio prossimo, ci saranno 4 uomini e una donna, una cinquina di professionisti pronti a posare lo sguardo sul grande schermo di Lago Film Fest. Dove sfileranno quasi 100 Cortometraggi in concorso, tra fiction, documentari, sperimentazione e animazione digitale, concepiti ai confini più estremi dei continenti o dietro casa, in terra veneta.


Stella che arriva da oltreoceano, dove vive tra Chicago e Los Angeles, Aemilia Scott rappresenta la quota rosa della giuria di Lago Film Fest 2013. Autrice, attrice (ha recitato in Chicago Fire per la CBS e in Final Witness per la ABC), editorialista per l'Huffington Post, ha una vena satirica da competizione che trova espressione in perle cinematografiche come Best If Used By, premio BAFTA all'Aspen ShortsFest e selezionato Ufficiale a Clermont Ferrand, Seattle, Rhode Island e Palm Springs, nonché evento anteprima italiana proprio alla nona edizione di Lago Film Fest.

Ha il passaporto italiano, invece, Claudio Sinatti e una lista sconfinata di videoclip per i grandi della scena musicale nostrana come Casino Royale, Eiffel 65, 99 Posse, Neffa, Carmen Consoli, Articolo 31, Alex Britti. Ma non solo. Artista tout court che ha militato tra le fila di gruppi audiovisivi come Sun Wu-Kung, Crop, Avatar Orchestra, Sinatti ha creato immagini per Christian Fennesz, Teho Teardo, Scanner, Vladislav Delay, Jeff Mills. E che dire degli spot per Nike, MTV, Pirelli, BMW, Heineken, Rolex Breil. Serve altro?
Aly Muritiba, sceneggiatore, produttore e regista, è stato in lizza agli 83esimi Academy Awards col corto A Fabrica. Un bel primato che si aggiunge alle decine di titoli conquistati nei Festival di tutto il mondo. Dal Portogallo al Belgio passando per Clermont-Ferrand e ovviamente Lago, dove l’anno scorso ha vinto il premio della giuria. Non poteva mancare il tappeto rosso di Cannes dove quest’anno si è presentato col corto Patio. E il suo primo lungometraggio, The man who killed my beloved dead, non poteva essere da meno, visto che ha vinto nel 2013 il Global Filmmaking Award targato Sundance Institut. Al Lago Film Fest proporrà il suo nuovo cortometraggio in anteprima italiana.

Qual è il fil rouge che lega Muritiba all’altro componente della giuria, il fondatore di NISI MASA, network europeo per il cinema giovane, Matthieu Darras? Semplice, la parola Cannes. Del Festival più famoso in Eurora, Darras è stato infatti selezionatore per la Settimana della Critica dal 2005 al 2011. Veterano del Torino Film Lab, dove è responsabile della programmazione, uno dei più brillanti scout projects in circolazione è anche delegato del San Sebastian Film Festival, per l'Europa dell'Est.

Svizzera, Mon Amour, slogan che il Lago Film Fest ha fatto suo per intitolare la rassegna dedicata al cinema elvetico in programma quest’anno, è anche il claim personale di Michael Frei, regista giovane di animazione nato nella sconosciuta Appenzell. Tra le aule della Lucerne University of Applied Sciences and Arts impara la magnifica arte dell’animazione e inizia a produrre opere che lo portano sempre più in alto, tra candidature, premi e illustri segnalazioni. Suo Not about us, presentato a Lago Film Fest nel 2012.

Chiude la cinquina della Giuria di Lago Film Fest 9 l’irlandese Tomás Sheridan, documentarista purosangue con abilità inedite nella narrazione della realtà. Relazioni umane, rivoluzioni sociali e quotidianità non hanno segreti per il suo sguardo. Da Archive of dreams (2008) e Radiostan (2010), vincitori di awards, fino a Finding Josephine, un film che è una caccia al tesoro alla ragazza ugandese che per due anni ha aiutato economicamente. Film che potranno essere visti a Lago durante la retrospettiva a lui dedicata.
Rimescolate le carte della giuria del Premio Rodolfo Sonego ecco i nomi dei parolieri tutti italiani che invece valuteranno le migliori sceneggiature pervenute al quartier generale di Revine Lago da tutta Italia. Il concorso giunto alla sua settima edizione offre al vincitore il più ambito dei riconoscimenti: una quota di € 2.000,00 da usare per trasformare la propria storia in un vero e proprio film nel Comune di Revine Lago.

Ma veniamo alla giuria. New Entry è Emilio Bolles, uno zio del nostro cinema, produttore con Mario Orfini dei leggendari film di Arbore (Il Pap'occhio, F.F.s.s.) e della trilogia di De Crescenzo (Così parlò Bellavista, Oi dialogoi, 32 dicembre) nonché professionista che non ha mai smesso di sperimentare nel cinema e in tv. Amico di Rodolfo Sonego con cui scrisse due copioni per la tv mai realizzati, nel 1996 produce Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Oggi insegna alla Nuct. Marco Maccaferri, regista e producer per cinema e TV, ha diretto fiction per Mediaset, suo L’ombra del diavolo, e lavorato per soap opera come Vivere e Centovetrine. Rita Di Santo ha lavorato come critico cinematografico, trasferitasi a Londra ha lavorato per l’Istituto di Cultura come direttrice artistica delle prime tre edizioni del Festival Italiano del Cortometraggio e del Cinema Indipendente. Corrispondente per Il Manifesto, dal 2001 è critico cinematografico e responsabile delle pagine di cinema per il quotidiano inglese Morning Star. È stata membro della giuria di diversi festival internazionali. A loro si unisce il veterano del Premio Rodolfo Sonego: Manlio Piva, docente al DAMS di Padova e alla sede italiana della Boston University, autore di format radiofonici e appassionato divulgatore e didatta degli audiovisivi.

La selezione delle sceneggiature è stata curata da Antonello Rinaldi, Silvia Napolitano e Massimo Gaudioso (sceneggiatore, tra le altre cose, di Gomorra).


Questa solo la giuria, tante e ricche sono le novità in arrivo per questa edizione.
Ricevo e pubblico:
Massimo Nardi

lunedì 1 luglio 2013

UN SOGNO CHIAMATO LIBERTA' - di Luigi Cafaro presentato a PALAZZO MERATI a VENEZIA




Biografia
Luca Cafaro è nato a Galatina in provincia di Lecce il 25 febbraio 1976. Dopo le scuole superiori si è iscritto alla Facoltà di Scienze Motorie di Urbino, dove si è laureato con specializzazione in attività motoria preventiva e adattata. Docente di Educazione Fisica, insegna nelle scuole d’istruzione secondaria di 1° e 2° grado. Attualmente vive e lavora a Vicenza.
È il suo primo romanzo.


Sinossi
Nell’immenso palcoscenico dell’assurdo evento storico delle crociate, in un susseguirsi di avventure mozzafiato e di accadimenti sconvolgenti, il servo della gleba Alain Routhen recita il dramma della sua vita e del suo destino.
Il giovane autore di questo romanzo, non solo si cimenta nella descrizione e nell’analisi dei fatti storici, ma delinea il carattere, le emozioni e i sentimenti del protagonista con enfasi narrativa e con immagini poetiche, che stemperano la crudezza delle lotte, dei duelli, delle battaglie e dei massacri.

E forse il lettore ritroverà, nell’anelito di libertà e nella ricerca di verità e di giustizia di Alain, le speranze e le aspettative di un giovane di oggi.
PRESS OFFICE DANIELA LOMBARDI 339-4590927 0574-32853

SU DI UN MURO_Rassegna video


LOCALEDUE Bologna

giovedì 4 luglio e venerdì 5 luglio
dalle 19,30 alle 21,00

SU DI UN MURO è una selezione di opere video che indaga il presentarsi di un minimo accadimento. Nelle opere proposte, la ricerca si pone ad un passo precedente rispetto a quello dell’osservazione di immagini in movimento. Osservare una serie di inquadrature, con una successione temporale, solitamente prevede una narrazione. Quando questa necessità di narrazione si perde, resta soltanto la possibilità di affrontare l’immagine come residuo della sua stessa narrazione, e come palesarsi di un avvenimento che nella sua semplicità vuol quasi stupirci. Ci viene quindi offerta la possibilità di guardare come farebbe un voyeur dalla serratura di una porta, il dipanarsi di scene dove la poesia si annida nella banalità di uno sguardo, dove il ‘guardare’ diventa una presa di posizione, e dove il lasciarsi ‘incantare’ è la condizione necessaria.

Annalisa Sonzogni – Continuum , 4’13’’, 2008.
Giovanni Copelli - DIE NETTEN BLUMEN, 5’35”, 2011.
Orestis Mavroudis - You Could, 2’, 2012.
ZimmerFrei - Controfigura (body double), 2’27”, 2006.
Luca Christian Mander - Polaroid, 3’27”, 2005. (courtesy Visualcontainer, Italian Videoart Distributor)
Liliana Moro - AIA, 2’35”, 1997.
Lorenzo Casali - Permanence #2 Raw Cut, 5’08”, 2009.
Bruno Muzzolini - Wolf, 4’37”, 2008.
Massimo Bartolini - Involvement Figure, 2’11”, 1996. 




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Amalia di Lanno

 

Cib'arti



Cib'arti: seconda collettiva nell'home-studio napoletano di Sarajevo Supermarket, a un anno e mezzo dalla costituzione dell'associazione e dello spazio fisico-contenitore e a diciotto anni dalla nascita del progetto, è anche un momento di riflessione sul processo intrapreso di aggregazione di artisti indipendenti, di documentazione del lavoro artistico e di stimolo alla produzione, nonchè apertura verso nuove vie da percorrere.

27 artisti di diverse generazioni e con linguaggi differenti, provenienti o operanti principalmente in Campania - ma non solo - affrontano le suggestioni evocate dalla parola Cib'arti, indagando le connessioni tra il cibo e la vita, tra l'arte e il cibo, tra l'arte e la vita, da diverse prospettive.
Siamo quello che mangiamo, affermava Feuerbach. Il cibo è ciò che ci nutre, ci alleva, ci alimenta quotidianamente. Nella necessità di alimentarci sta la nostra dipendenza dalla natura in cui siamo radicati, il nostro essere corpi che hanno bisogno di ricavare energia dall'esterno. Ma intorno a ciò che è più naturale nell'uomo – il cibo e la riproduzione - sono state elaborate dalle varie culture umane il più grande numero di costruzioni culturali: riti, sistemi di regole e proibizioni; religioni e filosofie laiche prescrivono gli alimenti consentiti e quelli proibiti nei vari periodi dell'anno, gli orari dei pasti, i digiuni, gli abbinamenti tra i cibi, le valenze magiche di alcuni di essi. Il momento dei pasti è da sempre, in tutte le culture, anche momento di pausa e di socialità: cosa ne resta in un'epoca mediatica, frenetica e individualista?
La nutrizione evoca il suo contrario, la vita evoca la morte, la esorcizza, la digerisce. E la digestione cos'è, se non la trasformazione? Ma fino a che punto possiamo trasformare in energia utile ciò di cui ci cibiamo, quando questo non è altro che veleno? Non a caso alcuni degli artisti in mostra riflettono sulla catastrofe ambientale (e non solo) che colpisce in particolar modo la nostra regione, con rabbia, con amarezza, ma anche con qualche spiraglio di speranza, poichè – in un certo senso - anche la morte evoca la trasformazione e la nuova vita.
In quanto esseri umani, inoltre, la nostra dipendenza dall'esterno non è solo naturale: abbiamo bisogno di nutrimento anche per lo spirito, per l'intelletto, per la socialità. Il cibo nella sua accezione metaforica, quindi, diventa tutto ciò - anche di immateriale - che l'uomo produce e consuma, e tra questo naturalmente l'arte.
Gli artisti intervenuti a Cib'arti hanno indagato queste ed altre implicazioni; arti al plurale, oltre che per gioco di parole, anche per sottolineare la pluralità di linguaggi che incrocia Sarajevo Supermarket, che nello spirito di contaminazione che lo contraddistingue, porta avanti l'idea che la differenza sia una ricchezza e che la varietà sia d'incalcolabile vantaggio rispetto all'uniformità. 


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Amalia di Lanno

CROSSWISE! FOTOGRAFIA - MICHEL TRIPEPI_LA LINEA DEI FUOCHI


CROSSWISE! FOTOGRAFIA

MICHEL TRIPEPI
LA LINEA DEI FUOCHI
OPENING 2 LUGLIO 2013 H 20.00
Dal 3.07 al 22.07.2013

art_core_gallery via dei Marrucini 1/1A ROMA

Gli spazi di art_core_gallery accolgono la seconda edizione della manifestazione CROSSWISE! ideata ed organizzata dalla Fondazione VOLUME! nata con la volontà di coniugare una molteplicità di linguaggi, creando un luogo di incontro e comunicazione fra differenti ambiti artistici.
Questa edizione vede protagonista la fotografia, in un ciclo di appuntamenti che indaga le differenti declinazioni della ricerca contemporanea, dalla fotografia di reportage e documentaria, fino ai più sperimentali progetti di artisti emergenti.
Ad ampliare gli intenti del ciclo di mostre, un autore sarà invitato a riflettere sul lavoro del fotografo in mostra, attraverso una composizione letteraria che accompagnerà le immagini, raccontandole, allargandone lo spazio visivo e creando uno stimolo verso differenti punti di vista.



Michel Tripepi
LA LINEA DEI FUOCHI

Nel progetto fotografico di Michel Tripepi la figura umana perde la sua concretezza corporea, dissolvendosi in un'atmosfera eterea.
Nei suoi scatti Le figure si sublimano in un’astrazione dell’immagine che crea una sovrapposizione di livelli. Segni, forme e colori, armonicamente composti su una superficie fluida, coinvolgono e confondono il tempo percettivo di chi osserva.
La sinuosità calligrafica della traccia impressa sulla pellicola rende una suggestione quasi “cinetica”. Tutti gli elementi che partecipano al lavoro del fotografo allontanano l’osservatore dalla confortante lettura di un semplice “fatto fotografico” .
Quanto ne deriva è un ampio catalogo di sensazioni, un processo di visualizzazione continuo e sempre differente che preserva l’unicità e l'irripetibilità del lavoro.
Un’esperienza estetica in cui l’immagine fotografica rifugge la sua proverbiale fissità per dilatarsi in una dimensione “altra”.
Quattro composizioni fotografiche, cromaticamente e narrativamente differenti, per un lavoro al confine tra fotografia e pittura, tra irreale e immaginario, capace di reinventare i termini del processo di percezione, decostruendo il tradizionale rapporto tra spazio, tempo e osservatore.

La mostra sarà accompagnata da un testo di Paolo Aita.
Durante la serata si terrà una performance audio-video interpretata dai musicisti Marta Funari (flauto traverso) e Gianluca Taddei (contrabasso).

INTERVISTA A MICHEL TRIPEPI


SILVIA MARSANO: COME E QUANDO HAI INIZIATO A FOTOGRAFARE?
MICHEL TRIPEPI: A quindici anni mi sono avvicinato alla fotografia grazie a una Nikkormat con un obbiettivo Nikkor 50mm f1.4, che avevo ereditato. Presto, a causa delle spese che richiedeva, ho abbandonato la fotografia preferendo la pittura e il disegno. Nel 2004 con una imitazione russa della Minox, la Kiev35, ho ricominciato, per qualche anno, a fotografare in modo ossessivo. Così ho avuto modo di sperimentare e perfezionare la tecnica.
S.M.: CHE MEZZI QUALI TECNICHE UTILIZZI?
M.T. : Mi piace sperimentare tutti i mezzi fotografici, in quanto ognuno ha le sue peculiarità. Uso sia supporti analogici che digitali (medio formato, 35 mm, polaroid, Iphone, D300 ...). Le tecniche digitali, tra cui l’utilizzo dell’Iphone, mi hanno dato molta libertà nella sperimentazione e un’attitudine più fluida nello scattare. Dal 2006 mi interesso alla percezione della dilatazione del tempo: lavorando con macchine da presa cinematografica la riflessione sulla scansione del tempo è diventata una ricerca fotografica che prosegue ormai da otto anni. Probabilmente, il risultato ottenuto è un modo per realizzare quello che non saprei dipingere. Tuttavia, ho sempre continuato a fare foto del “reale”.
S.M. : QUAL E’ LA TUA IDEA DI FOTOGRAFIA?
M.T: La foto è storia e ricordo: fa parte della nostra memoria, è madida di miti e archetipi. La foto può essere icona, specchio, paradigma, storia e tant’altro. Non riesco, ancora oggi, ad avere un’idea definita e per comprenderla a pieno continuo a studiare testi di storici, critici, fotografi e psicologici. Inoltre, in questi ultimi anni molte mie riflessioni derivano dall’interazione con i partecipanti dei workshop e dei laboratori di foto-terapia che conduco, questo mi porta a sviluppare sempre nuove idee.
La foto non è per me solo un mezzo espressivo ma anche un canale di relazione con il mondo e con gli altri: i soggetti fotografati e gli osservatori della foto. Fortunatamente mi diverto pure.
S. M. : QUALE RUOLO DAI A CHI OSSERVA LE TUE OPERE?
M.T. : L’osservatore è un indagatore libero di esplorare e restituire il significato dell’immagine. Non rimango impassibile alle osservazioni degli spettatori e alla loro eventuale superficialità. Ritengo il confronto con il pubblico un momento importante per riflettere sull’incapacità che una mia foto possa arrivare a tutti nello stesso modo. Infatti, ricevo molte osservazioni che mi stimolano ad aprirmi a nuove riflessioni ed approfondimenti sulla natura stessa delle mie immagini e del mio essere. Il narcisismo è comunque vigile.
S.M. : PREFERISCI CHE DALLE IMMAGINI EMERGA LA TUA LETTURA, IL TUO PARTICOLARE PUNTO DI VISTA O INTENDI STIMOLARE UN’APERTURA, VERSO UNO SPAZIO VISIVO ALTRO, ALL’INTERNO DEL QUALE L’OSSERVATORE SI POSSA MUOVERE LIBERAMENTE?
M.T. : Non penso di esser così umile dal volermi nascondere dietro l’opera. Le mia ricerca fotografica ha un punto di vista molto determinato: un ampliamento della percezione temporale. Mostrato questo le considerazioni sono del tutto soggettive. La mia è l’emersione di un aspetto sottile della materia, del corpo, della persona nel momento in cui lo si guarda da una quarta dimensione.
Quello che cerco di rappresentare è comunque estetico e quindi estatico, attraverso questo posso dare uno spazio visionario nel quale l’osservatore può trovare e scoprire aspetti e parti di sé.






Tripepi Michel Cresciuto in una ambiente d'arte dove è in contatto con la pittura, la musica e la fotografia. Dal 1995 sperimenta il video, la pittura e la fotografia nelle sue forme espressive formali ed informali.
Nel 2002 cura la colonna sonora della rappresentazione teatrale "Nozze" di Elias Canetti diretta dal Prof. Renato Nicolini al teatro Siracusa di Reggio Calabria.
Dal 2003 al 2006 cura il vj in diverse manifestazioni musicali nell’ underground bolognese e romano.
Nel 2004 realizza il complemento visual per lo spettacolo "Sing of Sound" ideato da Fabiana Yvonne Lugli Martinez, musiche Roberto Procaccini.
Realizza il video della coreografia di danza Buto, di Tiziana Franceschini.
Dal 2006 lavora nel reparto fotografia di diverse produzioni cinematografiche.
Nel 2006 espone un progetto pittorico al L.i.art di Villa Borghese, Roma.
Nel 2008 partecipa a un esposizione organizzata da Scatole Sonore.
Nel 2009 espone un progetto fotografica alla galleria il Serraglio, Firenze; al NodeFest, Roma.
Nel 2010 Light designer nello spettacolo teatrale "Editing Edipo" regia di Gialluca Taddei, teatro In Scatola, Roma.
Espone “Bulp" esposizione fotografica a Fanfulla 101, Roma; curata da Giada Pesce.
Nel 2011 presenta il progetto multimediale "Psiche"; musicha di Gianluca Taddei al Teatro Patologico di Roma.
Presentazione del progetto multimediale "Birgisi" negli spazi del Macro Mattatoio di Roma.
Direttore della fotografia del progetto “World make Zombies”, regia di Stefano Bessoni, Nicola Visotto, Andrea Lococo, effetti speciali di Leonardo Cruciano.
Nel 2012 Performance audio-video dal titolo “Imago” con Gianluca Taddei al contrabasso e Marta Funari al flauto nella chiesa Santa Maria delle Anime del Purgatorio di Napoli con il patrocinio del Progetto Museo.
Espone “Imago” progetto fotografico alla galleria il Serraglio, Firenze.


Paolo Aita (1958) ha seguito un corso di studi multi-disciplinare, che si rispecchia nella varietà delle sue pubblicazioni, che riguardano l’arte, la letteratura, la musica e l’elettroacustica.
Al momento è redattore presso Segno, Arte e critica, Exibart, Audio review.
Tra le pubblicazioni, in volume, Intimo giorno (poesie, Ripostes, 1994), La voce dei misteri (racconti, Manni, 1995), Intimo giorno (aforismi e poesie, Casta diva, 2004), Sulla perplessità (estetica, Volume!, 2009).


Inaugurazione: 02.07.2013 ore 20:00
Date: dal 03.07.2013 al 22.07.2013
Ingresso: gratuito
Orari: Lunedì: 12,30 – 17,00 Martedì - Venerdì: 12,30 – 02,00 Sabato e Domenica: 17,00 – 02,00

CROSSWISE!
Direzione artistica: Silvia Marsano silviamarsano@fondazionevolume.com
Assistenti: Silvia D'Ippolito, Serena Scarfi, Benedetta Scannapieco.

Ufficio stampa: Roberta Pucci press@fondazionevolume.com

Coordinamento architettonico e Allestimento: ANOMIA + APART.


per info:
tel. 06 6892431 – press@fondazionevolue.com
sito: www.fondazionevolume.com // fb: www.facebook.com/fondazionevolume
sito: www.artcoregallery.it // fb: www.facebook.com/artcoregallery.sanlorenzo

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Amalia di Lanno 

Stefano Graziani: Conversazioni notturne / Late night conversations

Stefano Graziani: Conversazioni notturne
/ Late night conversations
A cura di Alessandro Dandini de Sylva
Dal 19 giugno al 26 luglio 2013
Inaugurazione: 18 giugno 2013 ore 19
Presso la Fondazione Pastificio Cerere, Roma
Dal 19 giugno al 26 luglio sarà aperta al pubblico presso la Fondazione Pastificio Cerere la personale
del fotografo Stefano Graziani.
La mostra a cura diAlessandro Dandini de Sylva
presenterà un progetto inedito che si interroga sul significato del la rappresentazione e ha come oggetto di studio l’azione stessa del vedere.
In Conversazioni notturne / Late night conversations ogni fotografia è un incontro in ogni inquadratura
si può vedere un solo soggetto alla volta. Annullando ogni riferimento di spazio e tempo, in una forma
di tassonomia, Stefano Graziani individua una serie di elementi attraverso cui articola un processo di
conoscenza e interpretazione del mondo.
In questa nuova serie di fotografie, come per la precedente Under the Volcano and Other Stories,
estraendo l’immagine dal suo contesto informativo e sottraendole la sua utilità originaria, Stefano Graziani trasforma il documento fotografico in un potente strumento di stimolo dell’immaginazione e, grazie a questo, di rigenerazione poetica. In una conversazione con Rene Gabri, l’artista descrive il suo lavoro come guardarsi attorno con una luce diversa: una “nebbia atmosferica” avvolge le sue immagini, offrendo nuove visioni e rendendo nuove cose visibili, una condizione in cui tutte le volte sono come la prima volta.
Allo stesso tempo non possiamo esplorare ogni sua immagine se non in quanto specchio, e indagarla
incessantemente come differenza. Il titolo del lavoro suggerisce questo forte legame con il subconscio; un momento di dubbio, di meraviglia, di fantasmi, sogni e strani accadimenti.
Conversazioni notturne / Late night conversationsscopre una diversa storia della fotografia come
autoanalisi, come strumento per poterci guardare. Anselm Franke, nel suo testo Culto dei morti, lo
spirito dei pappagalli e l’anima, introduce il concetto di “immaginazione geologica”, un delirio che
risveglia sogni di tribù e regni inabissati, attraverso i quali, il più estremo passato e il più lontano
futuro, diventano ancora una volta la stessa cosa.
La mostra è il primo appuntamento che Alessandro Dandini de Sylva realizza come curatore
in residenza della Fondazione Pastificio Cerere per il 2013 in linea con la programmazione di quest’anno che ha dato particolarmente rilievo al linguaggio fotografico.
Il progetto, Curatore in residenza, ideato dal direttore artistico Marcello Smarrelli, prevede la nomina di un curatore a cui viene chiesto di proporre un percorso culturale della durata di un anno, durante il quale il curatore residente si misura con diversi scenari: progetti espositivi site specific, mostre personali e collettive, ideazione e realizzazione di testi critici e pubblicazioni, cicli di lectures, ecc. Con questo progetto la Fondazione Pastifico Cerere intende rafforzare ulteriormente il suo impeg
no nella formazione dei giovani protagonisti della scena artistica di domani in linea con il programma di residenza 6ARTISTA. 
Stefano Graziani, (1971) fotografo e laureato in architettura, vive e lavora a Trieste, dove insegna
presso la facoltà di Architettura dell’Università di Trieste. Ha esposto in Italia e all’estero e i suoi lavori
fanno parte di collezioni private e pubbliche. Ha pubblicato l’antologia Taxonomies
(a+m bookstore,2006), una ricerca che riflette sulle modalità di descrizione e classificazione di alcuni elementi del paesaggio,
Under the Volcano and Other Stories
(Galleria Mazzoli, 2009) e L’isola
(Galleria Mazzoli,2009). 
Nel 2009 ha iniziato il progetto A mini Museum for Franco Basaglia , che ha avuto diverse
occasioni di discussione tra cui Manifesta 7. Recentemente ha curato la pubblicazione di saggi di Jeff
Wall, Gestus. 
 Scritti sull’arte e la fotografia
(Quodlibet / Abitare, 2013). Assieme ad altri colleghi è ideatore della rivista San Rocco.
Alessandro Dandini de Sylva(1981), fotografo e curatore, vive e lavora a Roma. Ha esposto in Italia
e all’estero, ed è attualmente in mostra presso Operativa Arte Contemporanea, dove è in corso Il peso
della mia luce, una ricognizione in due episodi intorno ad una generazione di giovani artist
i tuttioperanti a Roma oggi. Nel 2009 è stato scelto come finalista per il Talent Prize e la sua opera è stata esposta al Museo Centrale Montemartini di Roma. Dal 2011 è curatore di Fotografia
–Festival Internazionale di Roma, in programma al MACRO
– Museo d'Arte Contemporanea di Roma. Nel 2012 è stato nominato da Marcello Smarrelli per il programma Les Promesses de l'art ed è stato residente presso l'Istituto Italiano di Cultura di Parigi, dove ha esposto durante il Mois de la Photo. Nel 2013, selezionat o per la terza edizione di Curatore in Residenza, Alessandro Dandini de Sylva curerà per la Fondazione Pastificio Cerere un ciclo interamente dedicato alla fotografia contemporanea.
Scheda tecnica della mostra
Artista: Stefano Graziani
A cura di: Alessandro Dandini de Sylva
Inaugurazione:
18 giugno 2013, ore 19
Periodo espositivo: 19 giugno–26 luglio 2013
Orari di apertura:
dal lunedì al venerdì, dalle 15 alle 19
Ingresso: libero
Presso: Fondazione Pastificio Cerere, Via degli Ausoni 7, Roma
Come arrivare:
MM Termini (linea A), MM Tiburtina (linea B), autobus linea 71
Informazioni:
Fondazione Pastificio Cerere,
tel. 06 45422960,
info@pastificiocerere.it, www.pastificiocerere.it
Fonte: www.pastificiocerere.com

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Amalia di Lanno