lunedì 20 settembre 2021

Tales of Faith and Lunacy (Racconti di fede e follia)


PARMA - La fede possiede la capacità per l’uomo dell’essere presente al mondo. Questa congiuntura non è però scevra da impedimenti. Ogni via esistenziale è infatti complicata da innumerevoli difficoltà che portano l’essere ad adeguarsi all’esistente o ad andare oltre il proprio lascito materiale. Qui la follia bacia il misticismo, anche in modo esagerato, sensuale e rivelatorio. Un duplice gioco virtuoso, attraverso la lettura e l’installazione, racconta un viaggio onirico all’interno del mistero della spiritualità di tre mistiche, a volte cruda, altre volte pregna di sensibilità femminile. 

“Tales of Faith and Lunacy (Racconti di fede e follia)” è un doppio evento pensato per l’apertura della XV edizione deIl Rumore del Lutto, rassegna culturale diretta da Maria Angela Gelati e Marco Pipitone, promossa da Segnali di Vita aps, realizzato in collaborazione con Casa della Musica con il sostegno di ADE Servizi Onoranze Funebri, main sponsor della rassegna.

Nella bellissima location della Casa della Musica, presso Palazzo Cusani, alle ore 17.15 nella Sala dell’Auditorium debutterà in anteprima un’installazione sonora e video dell’artista Samantha Stella a cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei, mentre alle ore 19 nella Sala dei Concerti verrà presentato il concerto del songwriter psych dark folk Nero Kane. 

“Tales of Faith and Lunacy” è il titolo dell’ultimo album di Nero Kane, pubblicato nell’ottobre 2020, recensito ottimamente da testate giornalistiche internazionali, soprattutto americane, e menzionato tra le migliori uscite discografiche italiane del 2020, cui ha preso parte anche Samantha Stella in qualità di cantante, musicista e autrice di alcuni testi. Un brano nell’album contiene un estratto dalle scritture della mistica medievale Mechthild von Magdeburg. Stella si esibisce in concerto accanto a Kane. 

Il loro universo viene descritto, dalla rivista Rumore, come: “Il canto interiore dell’anima folk, ma vivificato in una prospettiva lisergico mistica del doom, una traccia filosofica e spirituale che avvicina Kane al sentimento romantico del Nick Cave più minimale e dark blues, nonché alla poetica surrealista di Rozz Williams. Il contributo di Samantha Stella proietta poi oltre, in un cuore cinematico allucinatorio e neopagano che evoca Wenders, Lynch, Bartas e l’ungherese Tarr.”

L’installazione sonora, basata su un reading poetico di Samantha Stella ed incentrata sulle tematiche enunciate nel titolo stesso - fede e follia - considerate anche come estremizzazioni di un comune denominatore, l’amore alla luce del passaggio tra vita e morte, bene e male, caducità ed eternità, presenta una selezione di scritti di tre mistiche medievali tedesche: Hildegard Von Bingen, naturalista, filosofa e scrittrice del XII secolo, compositrice di canti monodici raccolti nella sua “Sinfonia dell’Armonia delle Rivelazioni Celesti”; Mechthild Von Madgeburg(XIII sec.) che nel suo libro “La luce fluente della divinità” descrive le sue visioni di Dio, con parole dense di passione ed erotismo; Christina Von Stommeln(XIII sec.), la prima donna a noi nota ad aver ricevuto le stigmate, legata alla guida spirituale e passionale del frate domenicano Pietro di Dacia, nota per le sue dettagliate descrizioni delle esperienze con il demonio di cui fu vittima. Le parole delle tre figure spirituali sono accostate ad una selezione di testi visionari di alcuni musicisti della nostra epoca dall’animo oscuro: la britannica PJ Harvey, cantautrice dannata con influenze blues e folk, l’australiano Nick Cave, tra blues, gospel, new wave e gothic rock, contraddistinto da una forte tensione religiosa, la tedesca Nico, conosciuta per i suoi esordi con i Velvet Underground e Andy Warhol e successivamente con il soprannome di “Sacerdotessa delle Tenebre” per le atmosfere gotiche e decadenti dei suoi brani, la statunitense Lingua Ignota, ovvero Kristin Hayter che ha preso il nome d’arte proprio dalla “lingua ignota” creata da Hildegard von Bingen, coniugando liturgia nera, spoken word, industrial e noise. Infine, alcuni testi composti dagli stessi Stella e Kane tratti dall’album “Tales of Faith and Lunacy”. 

                       

La sottile vena che scorre tra le parole selezionate da Samantha Stella è una sua personale interpretazione di visioni di un amore al confine tra spiritualità e passionalità, di una fede incondizionata verso l’amato di qualsiasi natura esso sia, di un incontro folle tra bene e male, tra Dio e il Demonio, tra dolore ed espiazione, di un bisogno di appartenenza e abbandono. Accompagnano le parole il sottofondo musicale con alcune tracce di droni utilizzati nell’album di Nero Kane, e la proiezione di un cortometraggio in bianco e nero di cui sono protagonisti Stella e Kane, diretto e realizzato da Stella in California e in Italia, da cui sono stati tratti i tre video per il lancio dei singoli dell’album. Alcuni elementi paesaggistici western americani si amalgamano con il richiamo evidente alla spiritualità e al passato artistico-religioso europeo, di cui è riconoscibile anche una rappresentazione medievale de “La Danza Macabra e Il Trionfo della Morte”.

Samantha Stella è artista visiva, performer, set & costume designer, regista, musicista, cantante. Sviluppa principalmente progetti focalizzati sul corpo e pratiche di discipline live utilizzando differenti linguaggi, installazioni con elementi strutturali e corporei, fotografia, video, musica, voce. Dal 2005 al 2015 ha lavorato sotto la firma Corpicrudi, duo di artisti visivi co-fondato con Sergio Frazzingaro, per poi avviare una carriera solista come artista visiva e la collaborazione con il songwriter Nero Kane. Il suo lavoro è stato presentato con debutti internazionali in gallerie di arte contemporanea, musei, teatri, chiese e castelli, tra i quali Joyce Theater a New York, Amaturo Theatre Brodward Center for the Performing Arts a Miami, Pavillon Noir a Aix-en-Provence, Castello Aragonese a Taranto, sede della Marina Militare Italiana, Auditorium Parco della Musica di Roma, Musei Strada Nuova a Genova, Ace Museum a Los Angeles, Italian Cultural Institute a Los Angeles, Museo Macro Asilo a Roma, Museo Madre a Napoli, Museo Internazionale e Biblioteca della Musica a Bologna [www.samanthastella.com]

Nero Kane è un songwriter psych dark folk italiano con una vena intima, minimale e decadente. Voce e chitarra combinano le sue radici europee con il sound del deserto americano in un progetto denso di visioni emozionanti. La sua musica parla soprattutto di morte, religione e amore. Il suo sound è stato definito dai critici come una musica sospesa e crepuscolare dove la melanconia di Nick Cave e l’ultimo Johnny Cash si mescolano con una psichedelia folk scarna e un desolato blues-rock.Il suo album di debutto Love In A Dying Worldè stato registrato e prodotto a Los Angeles da Joe Cardamone e pubblicato nel 2018, il suo secondo album Tales of Faith and Lunacyè stato registrato e prodotto in Italia da Matt Bordin e pubblicato nel 2020. I suoi live sono stati presentati su palchi italiani e internazionali, compresi Europa, Regno Unito e Stati Uniti [www.nerokane.com]



PARMA CAPITALE DELLA CULTURA ITALIANA 2020+21
Venerdì 8 ottobre 2021, ore 17.00

Casa della Musica
[Piazzale San Francesco 1 – Parma]

Tales of Faith and Lunacy (Racconti di fede e follia)
Samantha Stella e Nero Kane

Programma
ore 17.15, Sala Auditorium
Installazione sonora e video di Samantha Stella
a cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei

ore 19.00, Sala Concerti
Concerto di Nero Kane

IL RUMORE DEL LUTTO
in collaborazione con

Casa della Musica

con il sostegno di
ADE Servizi Onoranze Funebri
main sponsor della rassegna

Informazioni e prenotazioni
irdlbiglietteria@gmail.com- www.ilrumoredellutto.com

Modalità di accesso agli eventi
Per il concerto capienza limitata e prenotazione obbligatoria nell’osservanza delle disposizioni ministeriali in merito alla sicurezza del pubblico e degli artisti.

Ufficio Stampa
Raffaella Ilari, mob. +39 333 4301603, E-mail raffaella.ilari@gmail.com

venerdì 17 settembre 2021

CASTELNUOVO FOTOGRAFIA 2021

Daniel Rothbart, Space Engineers 1962-2019


Progetto vincitore dell’avviso pubblico “Strategia Fotografia 2020” promosso e sostenuto dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e dal Comune di Castelnuovo Porto, Città Metropolitana di Roma. La manifestazione, è realizzata dall'associazione culturale DIECIQUINDICI con la direzione artistica di Elisabetta Portoghese, architetto e founder, Michela Becchis, storica dell’arte e curatrice e Manuela De Leonardis, storica dell’arte, giornalista e curatrice.

Il festival dedicato da sempre alle innumerevoli declinazioni del paesaggio quest’anno avrà come tema IL PAESAGGIO FUTURO rappresentazione / immaginazione.

L'edizione 2021 si avvale della collaborazione di numerose gallerie di arte contemporanea e, come tradizione ormai da molti anni, di istituti di cultura stranieri. È stato ottenuto il patrocinio dell’ Accademia di Danimarca, Ambasciata di Spagna, Ambasciata della Danimarca, Real Academia de España en Roma, Istituto Giapponese di Cultura a Roma, Instituto Cervantes, IILA Organizzazione Internazionale italo-latino americana, Embajada de Argentina en Italia, Oficina Cultural Embajada de España, Ordine degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Roma e dell’Ente Regionale Parco di Veio.

Tra i partner: "LAB\per un laboratorio irregolare” a cura di Antonio Biasiucci con “Magazzini Fotografici”, Napoli; CHARTA: a photobook festival, Roma; Les Boutographies, Rencontres Photographiques de Montpellier; Officine Fotografiche Roma; Ente Regionale Parco di Veio; Cooperativa Sociale Myosotis con il Centro Educativo Ricreativo Permanente di Castelnuovo di Porto; Centro sperimentale di fotografia CSF ADAMS, Roma; Associazione PhotoTales, Roma; Galleria Montoro, Roma; MEM gallery, Tokyo; The Gallery Apart, Roma; Galleria del Cembalo, Roma; Galleria Curva Pura, Roma; Galleria Gallerati, Roma.


IL FESTIVAL
Nel primo weekend di ottobre, sabato 2 e domenica 3, due giorni di inaugurazione animeranno il castello e il borgo medievale di Castelnuovo di Porto tra mostre, letture portfolio, presentazioni, proiezioni e installazioni per concludersi nel weekend successivo sabato 9 e domenica 10 con un programma altrettanto ricco con la presenza, tra gli altri, del fotografo Joan Fontcuberta con l’atteso talk La Corsa alla Luna e la visione fotografica.

Il festival si muove da sempre per un confronto reciproco tra le arti, oltrepassandone i confini, facendoli diventare vie di incontro e di scambio. Le sale del Castello Colonna si aprono anche quest’anno all’esperienza artistica come motivo di rigenerazione sociale, culturale ed estetica.


LE MOSTRE
Tra i lavori in mostra avremo: 
l’artista palestinese Larissa Sansourcon After, una narrazione fantapolitica in bianco e nero che intercetta le dinamiche della memoria e della nostalgia, a cura di Ursula Hawlitschka e Manuela De Leonardis, in collaborazione con Montoro 12 gallery Roma / Bruxelles e con il patrocinio dell’Accademia di Danimarca e Ambasciata della Danimarca.

Il fotografo sloveno Matjaz Kriviccol suo reportage Lithium road: ipnotico, attuale e drammatico reportage sul litio, il minerale del ventunesimo secolo che l’ha portato a scattare dalle miniere in Bolivia alle fabbriche di batterie in Cina.

L’artista coreana Sinae Yooche in Guilt Tripindaga il rapporto tra paesaggi virtuali e fisici, a cura di Manuela De Leonardis e in collaborazione con The Gallery Apart, Roma.

Bianca Salvo, con il lavoro The Universe Makers, in collaborazione con Les Boutographies, Rencontres photographiques de Montpellier e l’associazione PhotoTales, Roma.

Extramoon collettiva con le opere di 12 artisti internazionali (Sara Colaone, Joan Fontcuberta, Tahia Farhin Haque, Yuko Kotaki, Sara Munari, Luca Maria Patella, Daniel Rothbart, Jack Sal, Natalia Saurin, Larissa Sansour, Noriko Yamaguchie Francesco Zizolache hanno guardato alla luna come paesaggio del futuro in cui proiettare il proprio mondo interiore, a cura di Manuela De Leonardis, in collaborazione con la Galleria del Cembalo, Roma; MEM Gallery, Tokyo e la Montoro12 Gallery Roma / Bruxelles. Con il patrocinio dell’Accademia di Danimarca e dell’Ambasciata della Danimarca, Oficina Cultural Embajada de España, Istituto Cervantes, Istituto Giapponese di Cultura, Real Academia de España en Roma, IILA Organizzazione Internazionale italo-latino americana e Embajada de Argentina en Italia.

Giuseppe Andretta con Scarfès, menzione speciale del contest CDPzine, un progetto su di una specifica connotazione dell’autolesionismo giovanile nella contemporanea sottocultura marocchina chiamata “tcharmil”.

Giorgio Barbetta con Sono sempre stato qui e ho molti modi di fartelo credere, vincitore di CDPzine il contest di Castelnuovo Fotografia dedicato alle fanzine e ai selfpublishing.

Lo sguardo attento di Matteo Bastianelli in un viaggio drammatico e sospeso nel tempo con Yemen Unveiled il cui paesaggio è un teatro di guerra diviso tra bellezza e distruzione a causa del conflitto armato che ha colpito tutti gli aspetti della vita sociale.

Alessandra Brown che con questo ciclo di opere dal titolo Signal Loss, che emergono da un archivio digitale di immagini, punta la lente sulle tensioni che intercorrono nelle interazioni umane, torcendo il tempo e lo spazio in ambiti sempre più precari. A cura della Galleria Curva Pura, Roma.

Paolo Buggiani con l’installazione Uomo che sale + serpentea cura di Manuela De Leonardis.

Iolanda Di Bonaventura con Il peso di tutto quello che non c’èistallazione in realtà virtuale, un flusso di coscienza, la descrizione di uno spazio di assenza: file deteriorati – un profondo, visivo rumore bianco. In collaborazione con la Galleria Gallerati, Roma.

Else edizioni presenta L’invenzione dell’amore, un’opera collettiva in forma di manifesti a cui partecipano Mara Cerri, Alice Rohrwacher, Luciana Fina insieme a Orecchio Acerbo.

Ad Astra, una serie di lastre fotografiche a gelatina bromuro d’argento del 1920 dell’astrofisico Carlo Fabbri. A cura di Francesca Semerano.

Matteo Natalucci e Luca Santini con Blue, menzione speciale per CDPzine contest, un progetto sugli allevamenti intensivi condotto senza permesso, per un anno e mezzo. Nel buio di capannoni anonimi, i due fotografi hanno illuminato col flash l’aspetto più crudele, rimosso, malsano e inquinante del nostro mangiare carne, uova e latticini.

In memoria di Nicola Paccagnella sarà esposto il progetto Umane Traccea cura del Centro Sperimentale di Fotografia Adams (CSFAdams), Roma.

Massimiliano Tommaso Rezzacon Io non sono il fotografoa cura di Daniela Cotimbo. Cinque fotografie al “pubblico”. I singoli visi non visti né percepiti, emersi dalla registrazione fotografica, si sono presentati per chiedere, per domandare. 

Cinzia Sarto con la video installazione Vagabondare con un bicchiere d’acqua a cura di Manuela De Leonardis.

Medina Zabo con il lavoro Di_stanza, una installazione site specific per Castelnuovo Fotografia, nata durante il primo mese di residenza a Leipzig. A cura di Michela Becchis. 

Il duo Chiara Davoli e Leroy S.P.Q.R’DAM con l’installazione Taz Tower allestita all’interno dell’ascensore della Rocca Colonna. Dei fari trasformeranno la colonna in una grande fonte luminosa, intesa come un faro in mezzo al frangersi di un mare di cemento che propaga il messaggio di un nuovo abitare.

Alessandro Gattuso con il lavoro Cosmiche indaga il tema del genere e dell’identità. Il progetto nasce da un confronto intimo e diretto tra il fotografo e i soggetti ritratti. E con lui, Giuseppe Vitalecon Apneadove la fotografia diventa il mezzo per raggiungere un luogo dell’anima, attraverso un percorso segnato dalla dicotomia morte - vita, apnea - respiro. I due progetti nascono dall’esperienza del "LAB\per un laboratorio irregolare", laboratorio a cura di Antonio Biasiucci nato in modo spontaneo nell'ottobre 2012 dall’incontro dell'artista con un gruppo di giovani fotografi. Esposizione a cura del "LAB\per un laboratorio irregolare” e dell’Associazione Magazzini Fotografici, Napoli.

Martina Zaninellicon il lavoro Brotherland, un’indagine intensa sui Vertragsarbeiter (lavoratori stranieri ospiti) nella ex (e attualissima) DDR.

Federica Di Carlo con Cultural Gravity, una video installazione nell’ambito del progetto REC campagna di raccolta fondi a sostegno dell’istruzione online su commissione di Amaci e SkyArte, in collaborazione con Save The Children e Sanità di Frontiera. Mostra a cura di Alessandra Barbuto.

TELEFOTONASA di Nazario Dal Poz, a cura di Stefania Giorgi. La creazione di un nuovo archivio delle immagini pubblicate sui giornali (la maggior parte del secolo scorso) vere o photoshoppate, riguardanti lo spazio e i viaggi dell’uomo verso di esso

Infine, il CSFAdams presenterà a Castelnuovo Fotografia i lavori selezionati nell'ambito della call in collaborazione con gli associati e con i corsisti del corso di filmmakers tenuto da Andrea Arena. Gli studenti sono stati chiamati a confrontarsi attraverso gli strumenti dell'arte visiva sulla tematica della nona edizione del festival.


TALKS E INCONTRI
Saranno con noi per parlare dei loro lavori:

Joan Fontcuberta- Talk La Corsa alla Luna e la visione fotografica. In collaborazione con la Galleria del Cembalo di Roma e il patrocinio e la sponsorizzazione tecnica dell’Istituto Cervantes, Ambasciata di Spagna e Real Academia de España en Rom, l’artista spagnolo dialogherà con la giornalista Manuela De Leonardis per indagare la tematica dell’esplorazione dello spazio in quanto “paesaggio del futuro”.

Conformi- Talk Segnali di vita - con Davide Tabucco a cura di Marianna Fazzi. Il progetto che approda su Tumblr nel 2015 e in seguito su Instagram, si basa su una serie di collage digitali che hanno composto una nuova enciclopedia, articolata con ulteriori nuovi significati e “forme di vita”.

Mario Rizzi- Presentazione del progetto prodotto dal Centro Pecci, Prato con il sostegno della Direzione Generale Creatività contemporanea e Rigenerazione urbana del MIBACT - Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo nell’ambito della IV edizione di Italian Council 2018.

Paolo Jedlowski- Talk “Memorie del futuro”. Il libro si colloca fra sociologia e studi culturali, proponendo una prospettiva originale: racconti individuali e generazionali, letteratura e cinema sono chiamati a sostenere il discorso così che ciascuno possa mettere a confronto la propria esperienza, navigando con l’autore fra nostalgia, speranza e riflessione. Con il critico letterario dell’Università di Perugia Fabrizio Scrivanoe i fotografi Alessandro Gattusoe Giuseppe Vitale.

Patrizia Bonazinga- Presentazione del lavoro “Time Lag”, edizioni Damiani 2011. Un lavoro concepito a poco a poco durante molti viaggi in giro per il mondo attraverso la percezione di culture differenti e, in particolar modo, la rivelazione di uno stato emozionale percepito dall'artista appena arrivata in Mozambico nell’Africa Sub Sahariana.

Salvatore Iaconesi e Oriana Persico presentano per l’occasione la performance“ARNA / L’archivio dei Rituali del Nuovo Abitare” con Maria Giovanna Musso, sociologa del cambiamento presso l’Università La Sapienza di Roma. Il progetto può essere concepito come una mini-residenza d’artista che, nel periodo del festival, genererà gli elementi video e visuali dell'archivio, culminando in una presentazione aperta al pubblico.

Flavia Tronti e Giorgio Spitoni- Presentazione libro “Due Terzi”. Il progetto nasce da una doppia esigenza di conservare la memoria della ceramica della città di Civita Castellana, in provincia di Viterbo. Doppia perché personale, e collettiva perché per le industrie storiche di ceramica, non è previsto alcun piano conservativo ma la distruzione in favore di zone residenziali.

Phaossi presenta. Passione, cura maniacale e artigianalità. I tre ingredienti che sono alla base della nascita di una piccola casa editrice. L’editore e fotografo Massimo Siragusa, il direttore artistico Giuseppe Rosalia e la giornalistaIrene Alisonparleranno delle prime pubblicazioni, dal progetto fotografico alla stampa finale.

Presentazione del libro Ipotesi per un’assenza– Il caso Cervia diAlfredo Covino, Silvana Editoriale 2020.

Con Alfredo Covino, Maurizio G. De Bonis, critico cinematografico, fotografico e delle arti visive e Chiara Capodici, curatrice del libro. Un’indagine visiva sulla scomparsa di Davide Cervia, ex sottufficiale della Marina Militare Italiana specializzato in Guerre Elettroniche (GE), rapito nel 1990.

Saranno presentati “Sono sempre stato qui e ho molti modi per fartelo credere” di Giorgio Barbetta, vincitore del contest CDPzine dedicato alle fanzine e al selfpublishing. E “Blue” di Matteo Nataluccie Luca Santini, lavoro che ha ottenuto la menzione speciale nella scorsa edizione del concorso.

Talk dedicato al libro e al lavoro espositivo di Massimiliano Tommaso Rezza che dialogherà con l’estetologo Dario Evola.“Non sono io il fotografo”, creato per l’occasione della IX edizione del festival e che pone l’accento sulla natura ambigua della fotografia e sulle pratiche sociali in essa. 

Sarà presentato inoltre il festival Les Boutographies, rencontres photographiques de Montpellier, partner di Castelnuovo Fotografia.

Con il direttore artistico Christian Maccotta e Sarah Carlet, project manager PhotoTales.


LABORATORI E WORKSHOP 
Laboratorio di uso del linguaggio fotografico e reportage sociale

Realizzato dal fotografo Dario De Dominicisin collaborazione con la Cooperativa Sociale Myosotis e con il Centro Educativo Ricreativo Permanente di Castelnuovo di Porto.

Il Laboratorio di Fotografia Sociale propone un percorso didattico (teorico pratico) che permetterà ai ragazzi di approssimarsi alla conoscenza del proprio territorio anche attraverso il coinvolgimento diretto delle persone che abitano il luogo sul quale si sviluppa il laboratorio. Attraverso l’uso del linguaggio fotografico e audio-visuale i partecipanti realizzeranno una ricerca di tipo socio-antropologica e saranno stimolati a costruire una propria visione della realtà. Con un lavoro di revisione costante del materiale prodotto potranno affinare le loro capacità narrative e imparare ad esprimersi in maniera creativa.

Workshop The Making of a Spacea cura di Flaminia Celatae Sara Palmieri. Attraverso un esperienza intensiva di due giornate, suddivise in laboratorio esperienziale/di progettazione e realizzazione di una installazione site specific aperta al pubblico, i partecipanti saranno invitati a riflettere sulla relazione con uno spazio.

L’intento di questo laboratorio è quello di portare i partecipanti ad interrogarsi sulla possibilità di abbattere i limiti che interponiamo tra noi e gli altri, lo spazio, e la sua rappresentazione, attraverso l’esplorazione di relazioni in continua mutazione. 


CDPZINE 2021
CDPzine, giunto alla sua quarta edizione, è un concorso dedicato ai giovani fotografi che sperimentano nuovi linguaggi attraverso la realizzazione di fanzine fotografiche e autoproduzioni e che vede in palio come premio la produzione della mostra del progetto vincitore durante la successiva edizione del festival.

Immancabile il FOTOBOOKSHOP di Castelnuovo Fotografia, spazio collettivo dedicato all'editoria fotografica, alle fanzine e al self publishing. Gli appassionati e i collezionisti potranno curiosare tra le opere di editori e di giovani editori indipendenti o fanzine autoprodotte dagli stessi fotografi che ci raccontano la parte più interessante del loro lavoro con immagini libere dalle regole imposte dal mercato. Tra gli editori e le librerie presenti ci saranno: Altana, Dito Publishing, Leporello, Libreria Marini, Officine Fotografiche Roma, Phaos Edizioni, Postcart Edizioni, Silvana Editoriale, S.T. foto libreria galleria e Tana Libri per Tutti.

Si confermano le LETTURE PORTFOLIO durante le quali gli appassionati di fotografia possono sottoporre i loro progetti fotografici ad esperti del settore per averne un parere professionale. ConGabriele Agostinie Luisa Briganti(fotografi e direttori CSF Adams). Chiara Capodici(curatrice e founder Libreria Leporello). Sarah Carlet(curatrice, photo editor e project manager Photo Tales). Claudio Corrivetti(editore Postcart). Manuela De Leonardis(curatrice e giornalista). Adele Marini (founder Libreria Marini). Francesco Rombaldi e Luigi Cecconi(founder Yogurt Magazine e Charta Festival). Yvonne De Rosa (founder Magazzini Fotografici).

Per iscrizioni mandare una mail a segreteria.cdpfotografia@gmail.com
specificando orario, il proprio nominativo e lettore.

In collaborazione con l’Ente Regionale Parco di Veio è confermato la seconda edizione del concorso fotografico sul tema “Qual è la tua visione sul futuro dei parchi ed in particolare del Parco di Veio”.

L’ INPUT POETICO elemento portante del festival, lo scorso anno affidato alla poesia di Cesare Pavese, quest’anno è affidato alle parole di Giordano Bruno, che preferì bruciare sul rogo piuttosto che rinnegare la sua idea di spazio infinito e infiniti mondi.



“Ed in questi libri particolarmente si può veder l’intenzion mia e quel che ho te-nuto; la qual insomma è ch’io tengo un infinito universo, cioè effetto della infinita divi-na potentia, perché io stimavo cosa indegna della divina bontà et potentia, che possendo produr, oltra questo mondo un altro et altri infiniti, producesse un mondo finito. Sì che io ho dechiarato infiniti mondi particulari simili a questo della terra; la quale con Pittagora intendo uno astro, simile alla quale è la Luna, altri pianeti et altre stelle, le qual sono infinite; et che tutti questi corpi sono mondi et senza numero, li quali constituiscono poi la università infinita in uno spatio infinito; et questo se chiama universo infinito, nel quale sono mondi innumerabili".

Giordano Bruno
Venezia, il 2 giugno 1592, durante l’interrogatorio dell’inquisitore.

Vogliamo immaginare possibili scenari del paesaggio futuro: riflettere sul senso che il paesaggio assume nelle forme della rappresentazione contemporanea e la sua relazione con lo spazio e con il tempo. Volgere lo sguardo ai vuoti del paesaggio presente e al riflesso delle immagini del passato, tra i silos, le spiagge fluviali metropolitane, i campi fotovoltaici, tra le colline eoliche e la bellezza spontanea della natura. Interrogarsi sul mistero della vita in una notte piena di stelle tra gli spazi residuali dei sottopassi, dei sovrappassi, tra i lotti edificabili in attesa di. (Era ciò che immaginavamo come futuro?) Avere consapevolezza del presente nello sguardo di chi raccoglie cobalto da versare nei paesaggi surreali dei videogiochi, viaggiare nelle pieghe dei deep dream, gli output dell’algoritmo, che fotografano cosa sognano le intelligenze artificiali.
(Negli occhi tecnologici dei replicanti i sogni si confondono con le nostre immagini?)

Contemplare la possibilità di cambiamento, di diversi futuri da quelli che il quotidiano sembra imporci con violenza, aprirsi a un possibile che ridisegni il necessario altrove. Considerare la possibilità di reinventarsi immaginando tutte le possibili declinazioni della differenza di genere.
(Lo sguardo futuro può prendere posizione pur nel fluire libero del tempo?)

Se nel mondo digitale la rappresentazione (che appartiene alla materia del presente, del qui e ora, sostanza finita, prestabilita, dominata dal potere dell’autorappresentazione) è affidata a un procedimento sistematico di calcolo che serve a risolvere un problema, è nei luoghi rimasti senza controllo e sorveglianza che sembra abitare la divinità in grado di rimettere in moto l’immaginazione e la poesia, strumenti senza i quali è impossibile immaginare gli infiniti paesaggi del futuro.

Secondo le ultime disposizioni governative l’accesso alla Rocca Colonna è consentito solo agli spettatori muniti di Green Pass o in alternativa di un tampone negativo eseguito entro le 48 ore prima dell’ingresso. 




Festival Internazionale
di Fotografia e Arte Contemporanea

CASTELNUOVO FOTOGRAFIA 
2 - 10 Ottobre 2021


Giornate inaugurali:Sabato 2 e Domenica 3 Ottobre 2021
Sede:Rocca Colonna e Borgo medievale
Città:Castelnuovo di Porto (RM)
Orari:Sabato 2 e Domenica 3 Ottobre 2021
10:00 - 13:00 / 15:00 - 20:00

Durante la settimana le visite saranno riservate alle scuole e gruppi
su prenotazione scrivendo all’indirizzo email: castelnuovofotografia@gmail.com
Sabato 9 e Domenica 10 Ottobre 2021
11:00 - 13:00 / 15:00 - 19:00
Ingresso gratuito

Contatti
Elisabetta Portoghese, Direzione Artistica
mobile +39 339 4359322
email castelnuovofotografia@gmail.com

Ufficio Stampa
email press.castelnuovofotografia@gmail.com


giovedì 16 settembre 2021

POESIA E RIVOLUZIONE

Elena Bellantoni, Pensate!Domani è la fine del mondo, 2021

L’esposizione presenta le opere di cinque autori italiani e internazionali quali Maria Magdalena Campos-Pons, Elena Bellantoni, Gianni Moretti, Binta Diaw e Massimo Uberti, portavoce di un’arte politica che si esprime con il fascino e la delicatezza della poesia.
Fino al 30 ottobre 2021, la Galleria Giampaolo Abbondio, in via Porro Lambertenghi 6, nel quartiere Isola a Milano, apre la propria stagione espositiva autunnale ospitando la mostra Poesia e Rivoluzione. 

La mostra, curata da Leda Lunghi, presenta le opere di cinque autori italiani e internazionali quali Maria Magdalena Campos-Pons, Elena Bellantoni, Gianni Moretti, Binta Diaw e Massimo Uberti, che narrano gesti, eventi, esistenze ed esigenze di un’arte politica con il fascino e la delicatezza della poesia.

Il progetto racconta di un dialogo spontaneo di metafore e valori, uniti da una narrazione culturale di cambiamenti sociali che s’intrecciano con il senso storico dell’utopia e della rivoluzione. S’innesca quindi il processo del linguaggio, della storia, della dicotomia tra passato e futuro, tra l’importanza della memoria, l’enigma della fragilità umana e dell’identità futura. Le parole rievocano la rivoluzione, la poesia e l’arte ne sono rivelatrici.

Il percorso si apre con le opere di Maria Magdalena Campos-Pons (La Vega, Matanzas, Cuba, 1959) nelle quali si ritrova la sua essenza rivoluzionaria, delicata e malinconica, da cui emerge l’amore per Cuba, la sua terra d’origine. I colori e i particolari che affiorano dai suoi lavori, sono dei rimandi alla narrazione di storie e leggende. 

La proposta di Elena Bellantoni (Vibo Valentia, 1975) prende ispirazione dal film Nostalghia del regista russo Andrej Tarkovskij che narra la vicenda di Andrej Gorčakov un poeta sovietico che conosce il vecchio Domenico, un uomo ritenuto da tutti matto perché, vari anni prima, era rimasto rinchiuso in casa per sette anni con la sua famiglia in attesa della fine del mondo. “Bellantoni parte da un attimo, un’inquadratura lontana, un particolare, un cartello tra la folla: ‘Pensate! Domani è la fine del mondo’ - scrive Leda Lunghi - “un monito, da cui questa ricercatrice di esistenze, prende spunto per l’omaggio alla poesia profonda e rivoluzionaria del regista e dei suoi valorosi anti-eroi”. Attraverso questo lavoro Elena Bellantoni riflette sui mesi appena trascorsi, ragionando sul cambiamento che tutto ciò provocherà sulla società. 

Gianni Moretti (Perugia, 1978) racconta la rivoluzione dei più fragili e del loro coraggio ad affrontare la vita e gli sguardi altrui nelle condizioni più avverse, conservando la capacità di non cadere, per non divenire invisibili prima di tutto a loro stessi e per rimanere uniti a quel filo rosso che li integra al significato primo della vita, quello della libertà.

Binta Diaw (Milan, 1995) esplora dal punto di vista politico, culturale, sociologico la problematica della generazione dello Ius solie chiede attraverso il lavoro Black powerless il riconoscimento dei diritti per una generazione invisibile. Quello che ne risulta è un’opera corale, in cui l’artista prende il calco del pugno chiuso dei suoi coetanei afro-italiani, il simbolo iconico dell’identificazione dell’orgoglio nero, ma posizionato al contrario, per gridare la loro mancanza di potere di fronte alle considerazioni della società e dei governi.

Nel lavoro di Massimo Uberti (Brescia, 1966), antico e contemporaneo convivono nelle loro essenze più pure, attraverso la rappresentazione dell’oro e del neon, e con questo racconta la duplicità dell’arte, presente nella scritta: L’altro lato dell’arte”. Con queste parole, Uberti descrive l’universalità dell’opera d’arte e in contemporanea il suo duplice significato di singolarità quale opera stessa, evocata ed elaborata dall’artista.


POESIA E RIVOLUZIONE
Milano,Galleria Giampaolo Abbondio (via Porro Lambertenghi 6)
15 settembre – 30 ottobre 2021
Orari: martedì-sabato, 11-19
Ingresso libero

L'accesso in galleria seguirà le disposizioni vigenti in riferimento all'esibizione della certificazione Green Pass.

Informazioni:
Galleria Giampaolo Abbondio
Tel. +39 347 543 2014| www.giampaoloabbondio.com| info@giampaoloabbondio.com

Ufficio stampa
CLP Relazioni Pubbliche 
Stefania Rusconi | tel. 02 36 755 700 | stefania.rusconi@clp1968.it| clp1968.it

Davide Serpetti. The Sleepers


Il sonno, che cova nella culla della casa, ci rende vulnerabili e ci trasporta in un altrove misterioso e inafferrabile, dove la realtà si smaterializza e l’immaginario si fa fluido e mutevole. È l’atto del dormire, con i suoi fili fantasmagorici ora intrecciati e ora sciolti, il motivo conduttore della prima mostra personale che Davide Serpetti fa a Roma, curata da Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo. Allestita dal 18 settembre al 31 ottobre, la mostra si intitola The Sleepers ed è stata pensata appositamente per le stanze di Casa Vuota, l’appartamento dismesso trasformato in contenitore d’arte di via Maia 12 al Quadraro. Sono due i giorni in cui l’intervento di Serpetti viene presentato al pubblico: sabato 18 settembre, dalle ore 11 alle 14 e dalle 16 alle 20, e domenica 19 settembre, dalle 11 alle 14 e dalle 16 alle 18. Per la visita è necessario prenotarsi al numero di telefono 3928918793 oppure all’email vuotacasa@gmail.com. Dopo l’inaugurazione, la mostra è visitabile sempre su appuntamento.

“The Sleepers– racconta Davide Serpetti – è un progetto realizzato appositamente per Casa Vuota. All’interno dello spazio domestico, l’atto del dormire assume per me una centralità. È un momento fondamentale della nostra quotidianità casalinga, che diventa qualcos’altro attraverso la mia arte. Ho scelto di abitare Casa Vuota con dei ritratti, teste di figure dormienti, che offrono per me il pretesto per indagare alcune tematiche che ho affrontato negli ultimi anni con la mia pittura, come i discorsi sull’iconografia e sull’androginia”.

“Il progetto ideato da Serpetti per Casa Vuota – scrivono i curatori della mostra Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo – mette in dialogo la pittura, il linguaggio privilegiato della sua ricerca, con la necessità di abbracciare le tre dimensioni e di rendere dinamica l’immagine, attraverso un’originale sintesi tra scultura ed elaborazione digitale. Per quanto semplice all’apparenza, l’intervento è complesso e stratificato, in equilibrio tra profondità storica e superfici ipercontemporanee. Nella materia sfuocata e fluida della sua pittura, ognuno dei ritratti esposti rimanda a un ideale estetico che da anni ossessiona il lavoro dell’artista, quello rappresentato dalla scultura Ecce puerdi Medardo Rosso, già oggetto di una serie di dipinti a partire dal 2019, la cui contemplazione racchiude in sé una riflessione sulla storia dell’arte e sul potere magnetico dell’icona, fuori dalla sfera del sacro e dentro la cultura pop. Tra citazione e riappropriazione, l’artista si emancipa dal modello medardiano realizzando la sua personale versione del puer, prima come elemento tridimensionale e poi come portato pittorico”. 

“Passando dalla pittura alla scultura e viceversa – proseguono i curatori – Davide Serpetti presenta a Casa Vuota un’inedita installazione, realizzata in collaborazione con Karol Sudolski. Al centro di una stanza buia si collocauna scultura, realizzata a partire dalla rielaborazione di un volto reale fotografato, che si anima e diventa viva attraverso la proiezione di pattern digitali in movimento tratti dagli stessi dipinti di Serpetti. Quindi l’artista traduce in pittura questa scultura, in forma di ritratti, che prendono in prestito le scale cromatiche degli Omaggi al quadratodi Josef Albers”.

“Il cuore della mostra – spiegano Del Re e de Nichilo – è un esercizio pittorico ripetuto in maniera quasi ossessiva: viene proposto al pubblico nell’allestimento di una galleria di teste dipinte che sono variazioni condotte intorno allo stesso soggetto, simili tra loro per forma e proporzioni e realizzate su tele tutte della stessa dimensione. L’andamento seriale scandisce il ritmo di un lavoro che fa della reiterazione e della variazione le sue qualità più evidenti. Nel loro abbandono al sonno, i dormienti di Davide Serpetti restituiscono alla casa la sua funzione originaria di luogo di protezione e di cura.Gli occhi sono chiusi sul caos delle immagini del mondo e il limbo della mostra vuole segnare una discontinuità nel flusso incessante delle comunicazioni e dei consumi che avvolgono e travolgono le culture contemporanee. Sono, nelle intenzioni dell’artista, delle sculture meditative, date nella sospensione. Serpetti si concentra esclusivamente sui volti, escludendo tutto il resto. Non c’è corpo, non c’è sfondo, non c’è spazio e non c’è tempo. Siamo nella dimensione del sogno, degli occhi chiusi che fanno assomigliare la faccia a un muro senza finestre. I ritratti, simili fra loro eppure dissonanti nella somiglianza, sembrano fluttuare nello spazio pittorico e nello spazio onirico di Casa Vuota, privi di peso e smaterializzati, eppure rischiarati da un’intima luminescenza.Si fanno portatori di una serie di domande. A chi appartengono i volti e i sonni messi in mostra? È sempre lo stesso il soggetto ritratto che viene fermato in momenti diversi e quindi muta nel suo aspetto? Oppure le facce appartengono a una pluralità di individui che tendono a rassomigliarsi? La figura dipinta è maschile o femminile? La scelta che Davide Serpetti compie da sempre con la sua pittura è di abitare il territorio dell’identità in maniera non binaria, perseguendo un modello di rappresentazione androgina dei soggetti dei suoi ritratti. In questi ritratti chiunque potrebbe identificarsi, perché fanno della sfuggevolezza, della mancata messa a fuoco, della possibilità proteiforme di cambiare, rompendo le regole di un destino già scritto, il loro punto di forza”.

Davide Serpetti (L’Aquila, 1990) studia alla NABA Nuova Accademia di Belle Arti di Milano e ottiene un MFA presso KASK - The Royal Academy of Fine Arts di Gent in Belgio nel 2015. Finalista del Premio Komask, espone in una doppia mostra alla Royal Academy of Antwerp e a Le Grand Curtius Museum di Liegi. Nel 2016 realizza la copertina di Exibart #95 con l’opera Il trittico di Di Caprio, seconda parte. Dal 2018, su invito di Luigi Presicce, coordina la residenza artistica Simposio di Pittura presso la Fondazione Lac o Le mon di Lecce. Nel 2020 vince il COMBAT Prize per la sezione di pittura, con una menzione speciale di Andrea Bruciati. Nello stesso anno viene segnalato su AucArt dalla curatrice britannica Kate Bryan, Global Head of Collections di Soho House. Nel 2021 Il Sole 24 Ore lo include nel novero dei giovani artisti da acquistare. Tra le mostre in cui espone i suoi lavori si segnalano nel 2010 Not Feeling At Homealla Galleria Artra di Milano, nel 2013 COBALTO40curata da Yuri Ancarani presso Il Crepaccio di Milano, nel 2014 Don’t Steal My Momentpresso KASK e nel 2015 What is your poison?presso Croxhapox a Gent, nel 2018 la personale Reloadallestita al Museo di San Domenico di Imola (Bologna), nel 2021 Danae Revisitedcurata da Carlo Sala alla Fondazione Francesco Fabbri di Pieve del Soligo (Treviso) e la personale Heavy Metal Loveralla mc2Gallery di Milano.

INFORMAZIONI TECNICHE:
TITOLO DELLA MOSTRA: THE SLEEPERS
AUTORE: DAVIDE SERPETTI
A CURA DI: Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo
LUOGO: Casa Vuota – Roma, via Maia 12, int. 4A
QUANDO: dal 18 settembre – al 31 ottobre 2021
ORARI: visitabile su appuntamento
VERNISSAGE: 18 settembre, orari 11-14 16-20 (su prenotazione) e 19 settembre, orari 11-14 16-18 (su prenotazione)
INFORMAZIONI: cell. 392.8918793 – 328.4615638 | email vuotacasa@gmail.com| INGRESSO GRATUITO


pubblica: 

BÖCKLIN PROJECT di Lapo Simeoni

Colli Albani, mental landscape


Lo spazio per le arti contemporanee Intragallery è lieta di annunciare la ripresa della nuova stagione espositiva con la mostra BÖCKLIN PROJECT di Lapo Simeoni, seconda personale dell’artista ospitata in galleria.

Il progetto è incentrato sulla rivisitazione da parte del Simeoni, di un ciclo di lavori di Arnold Böcklin, che hanno risvegliato in lui ricordi di paesaggi/passaggi particolarmente intimi ed emozionali. 

Nel febbraio 1850 Böcklin si stabilì a Roma, percependovi finalmente quella linfa artistica che sarà da impulso incessante per tutta la sua carriera da pittore. Nell’Urbe, infatti, Böcklin venne a contatto con le leggendarie tradizioni dell’Antichità e del Medioevo e con il ricchissimo patrimonio artistico del Rinascimento. Ancora più forte, tuttavia, fu l’impatto con i paesaggi del tedesco Franz Dreber, all’epoca residente a Roma, e con la maestosa natura laziale. 

Roma gli stimolò anche un radicale mutamento stilistico: se prima infatti Böcklin era solito idealizzare i paesaggi, sull’esempio di Lorrain e Poussin, dalla fine degli anni 1850 egli iniziò a concedere spazi progressivamente più ampi alle suggestioni evocative del proprio inconscio. 

E’ attraverso questa apertura al mondo del “senzatempo" che Simeoni trova la spinta per intraprendere un viaggio di identificazione col suo maestro, tanto da imbastire un “museo immaginario” dove i paesaggi di Böcklin abbiano idealmente attraversato le fasi artistiche di ogni epoca fino a quella contemporanea. 

A tal proposito, le opere in mostra non trattengono che l’intenzione degli originali, per poi fluttuare nella libertà di un tratto pittorico a volte più realistico, altre più astratto ed etereo, fino a toccare le punte della sublimazione nei suoi “Mental Landscape”. 

Nella sala principale della galleria, saranno presentati una selezione di lavori pittorici su tavola e su tela inspirati ai paesaggi più suggestivi di Böcklin, primo su tutti quello dei“Colli Albani”,un quadro di grandi dimensioni accompagnato da frammenti/dettagli dello stesso paesaggio in vari formati minori. “A mio parere è uno dei quadri più importanti e intensi di A. Böcklin. Credo che le luci ed i colori mi ricordino una parte di quella Roma e campagna che rimarranno per sempre nella mia memoria a prescidere dal tempo e dagli avvenimenti”( Cit. Lapo Simeoni). 

Il colore selezionato dall’artista per le pareti dell’ambiente principale è lo stesso nel quale la Alte Nationalgalerie di Berlino ha allestito la terza versione de “L’Isola dei morti”.

Così come tre saranno le reinterpretazioni contemporanee di quest’opera al quale viene assegnato lo spazio più sacro della stanza. La scelta della cripta per l’installazione delle isole rivela un sapiente parallelismo con le suggestive necropoli etrusche, luoghi di grande ispirazione a Böcklin stesso. Ed è qui, dove la penombra si rende complice di un gioco di luci al confine con un mondo ultraterreno, che avviene l’incontro con lei, “L’Isola” in tutta la solennità delle tre dimensioni; una scultura monocromatica e riflettente, un’opera ambivalente, dal sapore eterno, ammaliatrice come una sirena e guardiana inflessibile dell’aldilà.


BÖCKLIN PROJECT

il Paesaggio / il Passaggio
di Lapo Simeoni

22 settembre / 22 novembre 2021

OPENING
Mercoledì 22 settembre 2021
dalle 11.00 alle 21.00

Ingresso libero contingentato

Intragallery
Via Cavallerizza a Chiaia, 57, 80121, Napoli

pubblica: 

martedì 14 settembre 2021

L’Arte svelata. Sguardi che vanno oltre di Luca Gamberini


Giovedi 16 settembre, alle ore 18, presso la Biblioteca Corticella – Luigi Fabbri, in via Massimo Gorki 14, inaugura la mostra L’Arte svelata. Sguardi che vanno oltre, di Luca Gamberini, poeta, scrittore e fotografo, a cura di Azzurra Immediato, in collaborazione con Comune di Bologna, Quartiere Navile, Istituzione Bologna Musei, Bologna Biblioteche, Biblioteca Corticella – Luigi Fabbri. 

L’Arte svelata. Sguardi che vanno oltreè la prima personale di fotografia di Luca Gamberini, ben noto al pubblico quale autore di Poesia Espressa® che già ha portato la sua forma d’arte a Paratissima, al Museo MAMbo e in molte librerie, gallerie e città italiane. Accanto alla scrittura, però, la fotografia si sta insinuando tra i versi della sua scrittura in maniera preponderante, tanto che questa mostra segna la prima personale in un percorso avviato pochi mesi fa, al FestivalVinArte, in Campania, dove ha esposto insieme con altri artisti e fotografi di fama internazionale. 

L’Arte svelata, racconta qualcosa che agli occhi delle persone è solitamente impossibile vedere e per un poeta, la prima mostra personale non poteva che svolgersi in una biblioteca, tra libri, parole, carte e vite che scorrono nei racconti degli altri. Luca Gamberini, nel cogliere ciò che gli altri non possono vedere, regala istanti di grande suggestione, catturati durante il disallestimentodi una delle principali mostre istituzionali degli ultimi anni in città, ‘Etruschi. Viaggio nella terra dei Resna’, durante il lockdown.

La storia che questa mostra vuole raccontare prende avvio dalla volontà dell’autore e delle istituzioni di documentare preziose fasi di passaggio che hanno avuto, però, la forza, di tradursi in una mostra, un po’ diversa e fuori dal coro, a cominciare dal luogo scelto: la Biblioteca di Corticella, nel Quartiere Navile, quella che l’artista frequentava da bambino e frequenta oggi e che rappresenta un punto armonico nella tensione contro le sovrastrutture che ancora oggi perimetrano e limitano i concetti di ‘centro’ e ‘periferie’, luoghi dello spazio dove, ‘semplicemente si intersecano le vite delle donne e degli uomini’.

All’opening interveranno: l'artista Luca Gamberini, la curatriceAzzurra Immediato, il Presidente del Quartiere Navile Daniele Ara, la Direttrice delle Biblioteche Comunali Veronica Ceruti, il Direttore dell'Istituzione Bologna MuseiMaurizio Ferretti

 

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L’Arte svelata. Sguardi che vanno oltre 
Luca Gamberini & Azzurra Immediato 

È il racconto di quanto gli occhi non sono in grado di vedere. 
Perché non consentito. 
Perché lo spazio espositivo è – stato– chiuso. 
Perché la mostra è finita. 
Anche l’ultimo visitatore è andato via. 
Perché ha preso il via l’ultimo miglio espositivo che, di fatto, non è più mostra ma che con essa ne condivide ancora spazi ed elementi. 
Ma non fruitori. 
Ora restano solo gli addetti ai lavori che possono entrare e prendervi parte. 
La fase di disallestimento non è, tuttavia, soltanto un passaggio obbligato nella prassi museale; essa, invero, consta di diversi momenti codificati e precisi. 
La fase di disallestimento permette l’instaurarsi di inediti rapporti tra uomo e arte, tra arte e tecnologia, tra contenuto e contesto. 
Il rapporto tra uomo e arte non è più mediato né veicolato da teche o percorsi guidati. 
L’oggetto artistico si rivela nudo senza più difesa. 
Diventa tangibile, seppur con tutte le cautele del caso. 
L’elemento artistico si spossessa del suo valore storico-critico per diventare un dato da catalogare, da inventariare, da verbalizzare. 
Questo processo richiede la compresenza di più strumenti tecnologici, specialmente in seguito alla pandemia. 
Per esempio, il direttore del Museo prestatore, forzatamente assente, deve ugualmente verificare che tutto avvenga nella massima tutela del patrimonio prestato. 
Così, slegandolo dal suo contesto naturale, l’elemento artistico si propone nella sua fragilità, minimale, quasi astratta. 
Tale metamorfosi e tali gestualità, questa rete di interazioni sviluppatesi all’interno delle medesime sale espositive dove fino a poco prima i visitatori scorrevano in un flusso costante, tutto ciò è vietato agli occhi dei più, nell’ossimoro dell’assenza di pubblico,
Ma cosa accade davvero? 
Cosa si muove oltre lo sguardo? 
Ho scelto di raccontare istanti preziosi ed invisibili attraverso quelli che sono i miei idiomi: l’immagine fotografica e la parola in forma di poesia. 
Un racconto visuale che dedico a tutti quegli occhi che meritano di vedere, agli animi che meritano di conoscere la bellezza celata delle cose. 

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L’Arte svelata. Sguardi che vanno oltre 
Azzurra Immediato

Ciò che si svela diventa, finalmente, mondo visibile ad ognuno, a chi, in precedenza non ne ha avuto possibilità. L’Arte svelata che Luca Gamberini mette in scena – desunta da un momento ai più invisibile, ossia la fase di disallestimento di una mostra museale, ‘Etruschi. Viaggio nelle Terre dei Rasna’ ospitata dal Museo Civico Archeologico di Bologna tra il 2019 ed il 2020 – è una sorta di metafora che, solo in apparenza, delinea qualcosa di futile al di fuori dei confini di un museo; I processi e le dinamiche che afferiscono alla conclusione e alla chiusura di una mostra al pubblico, sono destinati ad esser considerati specificità e fenomenologie di addetti ai lavori, mentre il resto del mondo ha già ripreso posto nel suo rutilante percorrere il tempo e lo spazio. Il disallestimento è una azione periferica rispetto all’esposizione. Luca Gamberini ha scelto di stravolgere alcune dinamiche in un tempo imperfetto: in una città blindata a causa della pandemia, in un irragionevole periodo di chiusura forzata dei luoghi della cultura, ecco che il momento finale di una importante mostra è raccontato, nelle sue fasi più delicate, dalla fotografia di Gamberini e liricamente cantata dalle sue Poesie Espresse® . Ogni scatto racchiude e genera un istante di vivido neo vitalismo, palesa laddove tutto ottundeva e celava ai nostri occhi e alle nostre anime. Ad un simile corto circuito compartecipa l’elemento semantico, quella significazione che, delineata già dal titolo, in maniera emblematica e enigmatica, propone un sentiero da seguire per interpretare e scegliere una lettura di questa mostra, immaginata come pagine di libri sfiorabili dalle persone. Ciò che appare come un paradosso si affianca ad una nuova costruzione immaginifica e visionaria, l’ideazione di un universo che, grazie agli sguardi che vanno oltre evoca un intricato e affascinante rebus, un labirinto di parole, segni, immagini e suggestioni, in cui, invece di perdersi ci si può ritrovare, sentendosi finalmente al sicuro, tra reperti salvati dall’invisibilità e poesie di rinnovata armonia. Ecco, dunque, che dalle sale inaccessibili del Museo Archeologico ai tempi del lockdown, L’Arte svelata giunge in un luogo caro a Luca Gamberini, la Biblioteca Corticella Luigi Fabbri, quella della sua infanzia e quella che, oggi, è il punto di riferimento del suo quartiere. Non è malinconia, è desiderio di riportare al centro la periferia a partire dalla cultura, è tempo di scardinare, grazie a svelamenti e sguardi che attraversano e sorpassano le ovvietà, i concetti stessi di periferia e centro che, così decadono e precipitano dal piedistallo della loro banalità e superficialità. È il centro che arriva in periferia o è la periferia che raggiunge il centro? Poco o nulla importa. È solo un punto di vista e la fotografia ci insegna che tutto è nello sguardo di chi sa guardare nella giusta direzione, eternando la migliore prospettiva. L’Arte svelata, Sguardi che vanno oltre è la nostalgia del futuro, un tempo che deve ritrovare la propria preziosità nei luoghi delle persone, dove tutto è sempre in divenire, e dove la bellezza del tutto è ancora possibile… 



L’Arte svelata. Sguardi che vanno oltre
di Luca Gamberini
a cura di Azzurra Immediato

in collaborazione con Comune di Bologna, Quartiere Navile, Istituzione Bologna Musei, Bologna Biblioteche, Biblioteca Corticella – Luigi Fabbri

Gianni Ruffi - Mi sono stufato



Inaugura domenica 19 settembre Mi sono stufato, la mostra personale di Gianni Ruffi, accompagnata da un testo critico di Bruno Corà, alla Galleria ME Vannucci di Pistoia.

Dopo le personali del 1996, 2005 e 2012 nella vecchia sede della Galleria Vannucci, Gianni Ruffi è invitato a concepire una nuova mostra per gli spazi di via Gorizia, dove dal 2018 la galleria ha spostato la propria sede.
Mi sono stufato si compone di una serie di lavori realizzati tra la fine degli anni Ottanta a oggi, in alcuni casi mai esposti, che l'artista ha voluto ricollocare creando un suggestivo percorso intorno alla sua poetica. La mostra rivela ancora una volta la freschezza e la solidità formale dell'artista, densa di poesia, ironia e irriverenza verso il nostro quotidiano.

La grande sala principale accoglie, tra le altre, l'opera che dà il titolo all’intera mostra, Mi sono stufato 1993-1996, una sequenza di cinque stufe riprodotte in legno tamburato, e una in ferro, che entrano in forte dialogo con lo spazio della galleria, sede precedentemente di un’officina metalmeccanica e di cui serba ancora memoria.

“Ma sotto quel titolo compendiario di questa rentrée in apparenza dimissionaria, nella sua Pistoia Ruffi espone anche opere con diverse datazioni comprese tra il 1987 e il 2020 che dimostrano l'incessante generosa operatività dell'artista e la sua reiterata proverbiale ironia e facezia”, scrive Bruno Corà nel testo critico che accompagna la mostra. “Il nuovo episodio espositivo dunque impone di fare alcune considerazioni e ne offre l'opportunità. Anzitutto, osservando in modo ampio e generale la sua opera e in particolare quella in mostra si può affermare che uno dei dispositivi generativi di molte sue creazioni abbia a che fare col rebus, gioco definito dall'ablativo plurale del latino di res (cosa), nel quale per comprendere il significato delle composizioni è richiesta «la costruzione di una parola o di una frase per mezzo di segni (rebus letterale) o di figure (rebus figurato)»”.

Ruffi gioca con lo spazio e la realtà inserendo l’opera Toti – il titolo deriva dal nome di una nota ditta antincendio di Pistoia – su una parete lasciata inalterata dai lavori di ristrutturazione. Si tratta di una serie di estintori, realizzati in legno colorato a tempera e ferro, collocati esattamente dove durante l'attività dell'officina erano effettivamente presenti degli estintori, e dei quali resta ancora un cartello lasciato a testimonianza, creando così un cortocircuito di senso tipico dei lavori di Ruffi.

E ancora le opere Mare aperto, 2018, in cui il mare prende la forma di un libro; o Il tempo è denaro in cui una dozzina di salvadanai in terracotta sono inseriti in una struttura in ferro a forma di clessidra; Il mio letto, 2013 realizzato con resti curvi di legno tamburato e dipinto nell'intenzione dice Bruno Corà “di visualizzare un Cretto di Burri su cui fare sogni propizi”

Pane e lapis del 1987 sembra alludere all’unica forma di nutrimento propria dell’artista, mentre il Pane e acqua, 2020 ci fa notare di nuovo Corà potrebbe esserlo dell'eremita isolato da pandemia.
E poi una serie “idee”, come la scritta Idea, 2006 trasformata in seduta, o l’ Idea in trappola, 2015 con tanto di tagliola che la vincola a un grande supporto bianco.

“Se egli afferma ‘Mi sono stufato’, va creduto alla lettera, cioè al vero e a vista! Non ci resta che prendere sul serio le sue stufe, augurandoci che questo autunno sia migliore di quello passato”. Conclude così il suo intervento Bruno Corà.

In mostra in tutto una ventina di opere tra le quali un grande disegno su carta gialla con un gomitolo a terra che sembra raccogliere le onde di Dipanare il mare 1988-90, o l’installazione Sorgente Morandi 2016, nella quale l’artista gioca con la realtà e la storia dell’arte, creando una fontana formata da bottiglie citando le nature morte dell’artista bolognese.


BIOGRAFIA
Gianni Ruffi è nato a Firenze nel 1938, vive a Serravalle Pistoiese.

PRINCIPALI MOSTRE PERSONALI
2012 Galleria Vannucci, Pistoia, 2009 Galleria Arte e Arte, Bologna | Galleria Peccolo, Livorno 2006 Galleria Arte e Arte, Bologna 1996 Galleria Vannucci, Pistoia 1993 Salone Villa Romana, Firenze 1992 Galleria Gentili, Firenze 1990 Palazzo Fabroni, Pistoia 1989 Casa Masaccio, S. Giovanni Valdarno 1983 Studio La Torre, Pistoia 1980 Incontri Internazionali Arte/Teatro Italia California, Pistoia 1979 Studio La Torre, Pistoia1978 Studio Trisorio, Napoli 1977 Galleria La Salita, Roma | Galleria Schema, Firenze 1976 Galleria Nova, Prato 1974 Galleria Flori, Firenze 1973 Galerie Van de Loo, Munchen 1972 Galleria Flori, Firenze 1971Galleria Rizzoli, Roma | Galleria Flori, Firenze | Galerie Van de Loo, Munchen | Galleria Diagramma, Milano1970 Galerie Charles Lienhard, Basel | Galleria Flori, Firenze 1969 Galleria Flori, Firenze | Galleria La Nuova Loggia, Bologna 1968 Galleria Flori, Firenze | Galleria del Cavallino, Venezia | Centro Studi Colautti, Salerno | Galerie Van de Loo, Munchen 1967 Selected Artists Galleries, New York | Galleria Flori, Montecatini Terme | Galleria La Nuova Loggia, Bologna 1966 Galleria La Salita, Roma 1963 Galleria Numero, Firenze 1962 Galleria Numero, Firenze

PRINCIPALI MOSTRE COLLETTIVE
2020 Pistoia Novecento, Fondazione Pistoia Musei, Palazzo de’ Rossi, Pistoia 2019 I sei anni di Marcello Rumma 1965-1970, Museo Madre, Napoli 2018 100% Italia. Cent’anni di capolavori, MEF Museo Ettore Fico, Torino | Home Futures, Design Museum, Londra | Pollution 2018 RefleAction, Piazza Santo Stefano, Bologna | Small size & Vitamine, CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea, La Spezia 2017 Giro Giro Tondo. Design for children, Triennale Design Museum, Palazzo della Triennale, Milano 2016 Viva Italia! Arte Italiana del XX e XXI secolo, Galleria Civica, Bratislava | ITALIA POP – L’arte negli anni del boom, Fondazione Magnani Rocca, Mamiano di Traversetolo, Parma | Carte Povere, Galleria Peccolo, Livorno |Gufram on the rocks, 50 years of design against the tide, Salone del Mobile, Galleria Carla Sozzani, Milano |Quotidiana, Biblioteca Umanistica dell’Università, Piazza Brunelleschi, Firenze 2015 Il Giardino Volante, Giardino pubblico nel centro storico, Pistoia | Vitamine. Tavolette energetiche, Mart, Rovereto 2014Contrappunti, Arte contemporanea nella Villa Medicea di Poggio a Caiano, Villa Medicea di Poggio a Caiano, Prato 2012 Arcadia in Celle. L'Art pour la nature, la nature pour l'art, Fondation Maeght, Saint-Paul de Vence | Italian Genius Now Brasil, Santander Cultural, Porto Alegre 2011 Italia, Italie, Centro Espositivo Pake, Castelvetro di Modena 2010 Arte del XX secolo nelle Collezioni delle Fondazioni Bancarie di Venezia e Pistoia, Palazzo Fabroni, Pistoia | Pagine da un bestiario fantastico. Disegno italiano nel XX e XXI secolo, Galleria Civica di Modena 2009 Arte del quotidiano. Un percorso tra arte e design, Fondazione Ragghianti, Lucca | Italian Genius Now, MACRO, Roma 2008 Via Amati, Galleria SpazioA, Pistoia | Italian Genius Now, The Travencope House, New Delhi | Italian Genius Now, Xue Xue Institute, Taipei | Italian Genius Now, Korean Design Center, Seoul | Design contre design, Galeries nationales du Grand Palais, Parigi 2007Stripes, Streifen, Stamm Galerie, Kaufungen | Italian Genius Now, Singapore Design Festival, Emily Hill, White House, Singapore | Italian Genius Now, Museum of Fine Arts, Hanoi | Pop Art, La via italiana, Museo Archeologico nazionale d’Abruzzo, Chieti | Voi (non) siete qui, Estetica dei non luoghi, Palazzo Pubblico, Magazzini del Sale, Siena 2006 Sound Zero, Arte e musica dalla Pop alla Street Art, Merano Arte Edificio Cassa di Risparmio, Merano | Allegra con brio, Arte Italiana dalla Pop a oggi, Chiesa del Suffragio, Carrara2005 Collezione permanente, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato | Il Disegno della Scultura contemporanea da Fontana a Paladino, Palazzo Binelli, Carrara | Scienza e Arte al servizio dell’uomo, Padiglione Emodialisi, Pistoia | La Scuola di Pistoia, Natura e oggetto, Museo di Arte Contemporanea e del Novecento, Monsummano Terme | Pop Art Italia, Palazzo Santa Margherita e Palazzo dei Giardini, Modena |2004 Ipermercati dell’arte, S. Maria della Scala, Siena | Sonde, dieci anni con gli artisti a Palazzo Fabroni, Palazzo Fabroni, Pistoia | 2003 La Coleccion Gori, Fattoria di Celle, Institut Valencia d’Art Modern, Valencia2002 Collezione permanente, Nuove acquisizioni, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato |Continuità, Arte in Toscana 1945-1967, Palazzo Strozzi, Firenze 1999 Arte Pop in Italia, Galleria d’arte Niccoli, Parma | Luxo, Pop & Cool, Museu do Design, Lisboa 1996 Percorsi Paralleli, Palazzo Pitti, Firenze |Pop Art e Oggetto, Artisti italiani degli anni sessanta, Palazzo Crepadona, Belluno | Pop Art e Oggetto, Artisti italiani degli anni sessanta, Galleria Civica, Cortina d’Ampezzo 1989 I Giardini della Chimera, Castello, Firenze 1986 XI Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma, EUR Palazzo dei Congressi, Roma 1984 Recenti acquisizioni artisti italiani anni 60-70, Galleria d’Arte Moderna, Bologna 1982 Spazi d’Arte 82, Art Spaces, Fattoria di Celle, Santomato, Pistoia | Forma senza Forma, Palazzo Lanfranchi, Pisa 1981 Linee della Ricerca Artistica in Italia negli anni 1960-80, Palazzo delle Esposizioni, Roma | Alternative Italiane alla Pop Art e al Nouveau Realisme, Palazzo della Gran Guardia, Verona 1979 Galleria De Foscherari, Bologna | La Terra, S. Niccolò, Spoleto | L’Ironia, Galleria La piramide, Firenze 1977 De Fiets, Museum Boymans van Beuningen, Rotterdam | Arte in Italia 1960-1977, Galleria Civica d’Arte Moderna, Torino 1970 III Biennale Internazionale Gennaio 70, Museo Civico, Bologna 1968 Revort 2, Museo d’Arte Moderna, Palermo 1967 X Anniversario, Galleria La Salita, Roma | Modern Art Museum, Munchen 1966 RA 1 Aspetti del ”Ritorno alle cose stesse”, Amalfi | Premio Avezzano, Palazzo Comunale, Avezzano | Premio S. Fedele, Milano | Galleria Michaud, Firenze | Prospettive 2, Galleria Due Mondi, Roma | Galleria La Salita, Roma 1965 La Critica e la Giovane Pittura italiana oggi, Galleria Ferrari, Verona | Luna Park 1° mostra-spettacolo, Galleria Vigna Nuova, Firenze | Gruppo 70, Galleria Le Muse, Perugia 1962 Panorama della Giovane Pittura Italiana, Milano


PRINCIPALI COLLEZIONI PUBBLICHE
Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea GNAM, Roma | Galleria d’Arte Moderna MAMbo, Bologna | Museum Boijmans Van Beuningen, Rotterdam | Collezione Gori Fattoria di Celle, Santomato di Pistoia | Museu do Design MUDE, Lisbona | Palazzo Fabroni Arti Visive Contemporanee, Pistoia | Centro per l’Arte Contemporanea L. Pecci, Prato


GALLERIA ME VANNUCCI Via Gorizia, 122 Pistoia, Italia
tel.+39057320066 mob.+393356745185
info@vannucciartecontemporanea.com 
www.vannucciartecontemporanea.com

GIANNI RUFFI
Mi sono stufato
testo critico di Bruno Corà

Inaugurazione domenica 19 settembre 2021, via Gorizia 122, dalle 10.00 alle 20.00 Fino al 20 novembre 2021, da mercoledì a sabato, 09.30-12.00 / 16.30-19.30 Domenica, lunedì e martedì su appuntamento.