martedì 16 giugno 2020

INSIEME IN UN SEGNO


Sala 1 in collaborazione con la Fondazione Tito Amodei presenta una selezione di opere sul tema e il simbolo della croce.
Gli artisti invitati a partecipare sono Enrico Bentivoglio, Bruno Ceccobelli, Francesco China, Ottaviano D’Egidio, Stefano Fontebasso De Martino, Cosetta Mastragostino, Salvatore Meo, Sandro Sanna. A questi si aggiungono le opere di Tito Amodei, padre Passionista, fondatore di Sala 1, che al tema ha dedicato scritti e pubblicazioni dagli anni Sessanta ad oggi. Tutti gli artisti coinvolti hanno avuto un rapporto di fiducia e stima con Tito e hanno affrontato l’argomento da diversi punti di vista e con approcci, media e attitudini differenti, manifestando un trasversale interessamento personale al tema.

Il segno della croce, nella sua tradizione ed evoluzione iconografica, è interpretato da Enrico Bentivoglio come immagine misteriosa che emerge dalla combinazione cromatica della pittura; da Bruno Ceccobelli in croci greche in cui la preziosità è data dal collage di materiali poveri; mentre Francesco China astrae il simbolo con l’uso della pittura; Ottaviano D’Egidio ne rilegge filosoficamente il valore, in poesia. Stefano Fontebasso De Martino è presente con una fotografia inkjet in cui lo sguardo ravvicinato su vecchi chiodi portano alla croce per associazione; Cosetta Mastragostino vede la croce in un relitto ligneo di una antica porta, mentre Salvatore Meo rimanda alla croce indirettamente, con una corona di spine e ancora la croce riecheggia palpitante nella tela di Sandro Sanna, in cui la spiritualità emerge nell’equilibrio di bagliori e ombre. Tito, presente stabilmente a Sala 1 con alcune sculture lignee, è in mostra con un dipinto del 1963 che raffigura Cristo adagiato a terra insieme alla figura dell’artista.

Un catalogo digitale della mostra sarà editato da Sala 1 edizioni con testi di Mary Angela Schroth ed Eloisa Saldari.


INSIEME IN UN SEGNO
a cura di Mary Angela Schroth ed Eloisa Saldari 
in collaborazione con la Fondazione Tito Amodei
dal 4 giugno al 15 ottobre 2020


dal martedì al sabato 16.30 – 19.30 su appuntamento

Con opere di:
Enrico Bentivoglio, Bruno Ceccobelli, Francesco China, Ottaviano D’Egidio, Stefano Fontebasso De Martino, Cosetta Mastragostino, Salvatore Meo, Sandro Sanna, Tito.


Sala 1 - Centro Internazionale d'Arte Contemporanea
Piazza di Porta San Giovanni, 10 - 00185 - Roma
Tel. 06 7008691 - 339 2397762
E-mail: salauno@salauno.com - sala_u@hotmail.com
Website: www.salauno.com
Fb: Sala 1 - Centro Internazionale d'Arte Contemporanea

pubblica: 
www.amaliadilanno.com        

Il tempo di Caravaggio - Capolavori della collezione di Roberto Longhi

Michelangelo Merisi detto il Caravaggio - Ragazzo morso da un ramarro 1597 circa. Olio su tela, 65,8 x 52,3 cm Firenze
Fondazione di Studi di Storia dell'Arte Roberto Longhi

In mostra il famoso Ragazzo morso da un ramarro del Caravaggio e oltre quaranta dipinti degli artisti che nel secolo XVIIhanno subito in varia misura l’influsso dalla sua rivoluzione figurativa.

La mostra, curata da Maria Cristina Bandera, direttore scientifico della Fondazione Longhi, è dedicata alla raccolta dei dipinti caravaggeschi del grande storico dell’arte e collezionista Roberto Longhi (Alba 1890 – Firenze 1970), di cui ricorre nel 2020 il cinquantenario della scomparsa. Nella sua dimora fiorentina, villa Il Tasso, oggi sede della Fondazione che gli è intitolata, raccolse un numero notevole di opere dei maestri di tutte le epoche che furono per lui occasione di ricerca. Tra queste, il nucleo più rilevante e significativo è senza dubbio quello che comprende le opere del Caravaggio e dei suoi seguaci.

In mostra il famoso Ragazzo morso da un ramarro del Caravaggio, acquistato da Roberto Longhi alla fine degli anni Venti, e oltre quaranta opere che mostrano l'importanza dell'eredità di Caravaggio e della sua poesia: dalla Negazione di Pietro, grande capolavoro di Valentin de Boulogne, recentemente esposto al Metropolitan Museum of Art di New York e al Museo del Louvre di Parigi, all’Allegoria della Vanità, una delle opere più significative di Angelo Caroselli, ad opere di grande rilievo di artisti che hanno assimilato la lezione del Caravaggio, come - solo per citarne alcuni - Jusepe de Ribera, Battistello Caracciolo, Matthias Stomer, Giovanni Lanfranco.


Musei Capitolini
Sale espositive di Palazzo Caffarelli
Dal 16 giugno al 13 settembre 2020.
tutti i giorni ore 9.30-19.30
Turni di ingresso contingentati tramite acquisto on line o 060608
I possessori MIC card e gli aventi diritto alla gratuità, anche nella prima domenica di ogni mese, devono prenotare solo tramite 060608

N.B. Prima di programmare la visita consulta l'avviso per le indicazioni obbligatorie da seguire per l'accesso 
Altre segnalazioni nella pagina dedicata agli Avvisi

Ingresso gratuito al museo con la MIC card, acquistabile nei musei e online all’indirizzo museiincomuneroma.vivaticket.it



Valentin de Boulogne - Negazione di Pietro 1615-1617 circa. Olio su tela, cm. 171,5 x 241 cm Firenze
Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi
Informazioni
Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 - 19.00)

Promossa da
Roma Capitale, Assessorato alla Crescita Culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi

Organizzazione
Civita Mostre e Musei e Zètema Progetto Cultura 

Mostra e catalogo a cura di 
Maria Cristina Bandera, Direttore scientifico della Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi

Catalogo
Marsilio Editori

Sponsor Sistema Musei in Comune
Servizi di vigilanza
Unisecur srl


lunedì 15 giugno 2020

/pan·de·mì·a/ - Si fore vis sanus, ablue saepe manus

Frame Colectivo, Enjoy the Collapse

In attesa della tanto agognata ripartenza e di un graduale ritorno alla normalità, l’Oratorio di San Mercurio di Palermo riapre in fascia serale dal 3 luglio al 29 agosto 2020 con il progetto espositivo /pan·de·mì·a/  - Si fore vis sanus, ablue saepe manus.

Pan·de·mì·a, videoinstallazione inserita all’interno della rassegna Sacrosanctum, frutto del lavoro di quattordici artisti - Filippo Berta, Colectivo Democracia, Mario Consiglio, Joseba Eskubi, Francesco Lauretta, Urs Lüthi, Sandro Mele, Diego Moreno, Luca Pancrazzi, Luigi Presicce, Calixto Rámirez, Antonio Riello, Caterina Silva, Francesco Simeti e Fabio Sgroi - che nel maggio del 2020 hanno ricodificato il loro confinamento in un’esperienza di forte impatto visivo.

Si fore vis sanus, ablue saepe manus ( se vuoi essere sano lavati spesso le mani). Questa semplice ma imprescindibile norma sanitaria, tratta da un precetto della Scuola medica salernitana, ci ha accompagnati nel corso del lockdown e continua ancora oggi ad essere tra le più importanti pratiche di protezione contro la terribile epidemia di Covid-19. Spiazzati di fronte a un male sconosciuto abbiamo fatto appello alla saggezza degli avi, riscoprendo pulsioni ataviche quali la paura e l’angoscia e rispolverando impulsi sopiti quali l’istinto di sopravvivenza e il senso di protezione verso gli affetti e la comunità.

La nozione di confine ha acquisito e perso forza. Stretti entro i limiti della nostra abitazione abbiamo combattuto un virus che non conosce frontiere e le singole disavventure sono confluite in un’esperienza di ampiezza globale. Una disastrosa crisi ha imposto al mondo una pausa inaspettata ma ha offerto al contempo un’occasione di riflessione e di crescita.

Lo stesso termine pan·de·mì·a (dal greco pan-dèmos, tutto il popolo), racchiude in sé una potenza disarmante, apocalittica e poetica al contempo, in grado di suggerire con efficacia la complessità del fenomeno. Le problematiche scaturite dall’invisibilità fisica dei confini, dal rispetto delle misure di sicurezza, dal difficile equilibrio tra convivenza e distanziamento si intrecciano a riflessioni più profonde e intimistiche, contestualizzate nel chiuso del proprio appartamento o di fronte a spazi sconfinati e deserti.

Organizzata da Amici dei Musei Siciliani e Spazio Rivoluzione e a cura di Adalberto Abbate e Maria Luisa Montaperto, pan·de·mì·a vuole offrirsi come un primo segnale di vita per una città che ha osservato una rigida quarantena ma che ora si appresta a ricercare nuove pratiche di socialità. L’ingresso, nel rispetto delle norme di sicurezza, prevede otto repliche della durata di 30 minuti, dalle ore 20:00 alle 24:00, per un massimo di venti visitatori a gruppo. Un’occasione per godere di un lavoro inedito e di un monumento di rara bellezza. Si consiglia la prenotazione tramite mail a info@amicimuseisiciliani.it.

Agli artisti va il nostro plauso e il nostro più accorato ringraziamento. Ripartiamo da loro e con loro, nella speranza di gettare un faro sulla necessità di proteggere e dare valore a una categoria professionale indispensabile, purtroppo spesso invisibile, che ha molto sofferto durante il lockdown e che, nonostante tutto, continua ad esserci per noi.


/pan·de·mì·a/  - Si fore vis sanus, ablue saepe manus
Esposizione: 03 luglio – 29 agosto 2020

Orario: h 20:00 - 24:00. Ingresso ogni 30 min, max 20 visitatori per ciascun turno

Ticket: € 3.00 (acquisto con prenotazione tramite applicazione RestArt)
€ 4.00 (acquisto senza prenotazione tramite applicazione RestArt)

Prenotazione consigliata. È possibile prenotare a info@amicimuseisiciliani.it

Artisti: Filippo Berta, Colectivo Democracia, Mario Consiglio, Joseba Eskubi, Francesco Lauretta, Urs Lüthi, Sandro Mele, Diego Moreno, Luca Pancrazzi, Luigi Presicce, Calixto Rámirez, Antonio Riello, Caterina Silva, Francesco Simeti, Fabio Sgroi

Curatori: Adalberto Abbate, Maria Luisa Montaperto
Organizzazione: Amici dei Musei Siciliani, Spazio Rivoluzione
T. 091/6118168

Oratorio di san Mercurio
Largo San Giovanni degli Eremiti
Palermo (Pa)

GIANNI LEONE al Museo Storico della Città di Lecce

Gianni Leone “Leuca”, 1998. Courtesy Fondazione Pino Pascali, Polignano a Mare

Venerdì 26 giugno 2020 nelle sale del MUST Museo Storico della Città di Lecce si inaugura la mostra personale GIANNI LEONE, antologica del fotografo pugliese (Bari, 1939). Un progetto dell’Associazione Kunstschau in collaborazione con il Comune di Lecce – Assessorato alla Cultura e con la Fondazione Pino Pascali di Polignano a Mare. La mostra è a cura di Rosalba Branà, direttrice della Fondazione Pino Pascali.

In occasione del progetto espositivo virtuale Gianni Leone. Da Sud a Nordospitato sul sito web della Fondazione Pino Pascali (dal 12 giugno sulla piattaforma www.museovirtualepinopascali.it, in collaborazione con myphotoportal), sessanta opere provenienti dalla stessa collezione approdano al MUST per un’esposizione dedicata ad uno dei massimi esponenti della fotografia italiana di paesaggio, nonché protagonista e animatore dello storico Viaggio in Italia del 1984 che lo vide impegnato accanto agli eccellenti colleghi Luigi Ghirri ed Enzo Velati in una delle più accurate ricognizioni fotografiche del secolo scorso.

“Per Gianni Leone – scrive la curatrice Rosalba Branà, direttrice della Fondazione Pascali – il paesaggio è un altrove teorico, è un complesso sistema di segni, è il luogo del pensiero ma non della nostalgia, poiché questa appartiene ai viaggiatori seriali mentre lui è un sedentario e il suo piacere più grande è tornare a casa. Il nostro autore ama e percorre pianure, costeggia il mare, con passo lento attraversando il fluire del tempo e i cambiamenti di luce. Le flânerie è un concetto che ben si addice a Leone, con la fotografia si appropria lentamente dei luoghi, vi indugia senza fretta, senza retorica […] Percorrere il paesaggio comporta la fatica del conoscere, il nostro autore lo fa attraverso i tagli e la messa a fuoco, catturando dettagli e segni minimi ma essenziali. A Leone interessa il riconoscimento dei luoghi? Credo di no, è interessato al sistema dei segni che va a costruire con la scelta dell’inquadratura, il gioco delle forme, una visione prospettica quasi sempre centrale, ad indicare la propria e unica presenza. Di fatto la presenza umana è irrilevante, poiché il nostro autore preferisce fotografare in solitudine, si percepisce il piacere di essere solo con se stesso, l’altrui presenza umana è solo evocata. La fotografia si presenta non come rappresentazione della realtà ma quale tentativo di sintesi tra memoria, attese, fluire del tempo".

In mostra al MUST sarà visibile un’ampia selezione del lavoro realizzato dagli anni ’80 ad oggi, in una ricerca condotta tra la città e i piccoli borghi, tra la campagna e l’industria, posando uno sguardo discreto e silenzioso su luoghi marginali, abbandonati, spiagge solitarieed angoli deserti soprattutto della sua Puglia e del Mezzogiorno. Una sezione della mostra sarà dedicata all’attenta perlustrazione di superfici, campiture, dettagli formali e geometrie, analizzati fino ai limiti di un’astrazione luminosa e sentimentale.

La mostra sarà visitabile dal 26 giugno al 27 settembre 2020, dal martedì alla domenica, dalle 10,00 alle 13,30 e dalle 15,30 alle 19,00.


Nota biografica
Gianni Leone nasce nel 1939 a Bari, nella cui Università ha insegnato Storia delle dottrine politiche. Inizia a fotografare nel 1979 nel contesto di un'intensa attività di animazione culturale: dal 1981 al 1983 dirige la galleria Spazio Immagine dove espone la prima ricerca, Letture, e fino al 1983 promuove gli "Incontri di Spazio Immagine", intesi cicli di conferenze e letture, affiancati da esposizioni monografiche, di respiro nazionale e internazionale. Tra gli altri invita Luigi Ghirri, Mario Cresci, Giovanni Chiaramonte - che lo invita alla collettiva Luogo e identità della Fotografia contemporanea Europea(1982) - e Guido Guidi. La sua opera fotografica, centrata su una personalissima declinazione della ricerca critica del linguaggio dell’immagine e della memoria, si dispiega in più di trent’anni di viaggi, spesso ritorni, raccontati con fotografie in bianco e nero e poi, dal 1994, a colori. Ha svolto collaborazioni e ricerche come Fasti barocchi (sul barocco napoletano, 1984), il fondamentale Viaggio in Italia, Giardini d'Europa (1988), Ritorno al mare(1994), Nuovo Paesaggio italiano(1998), Mediterranea, Verdee Vintage (2005, 2008), e le più recenti Poi (2010) e Casa Ghirri (2011),intense riflessioni sugli spazi della perdita. Leone continua a realizzare i suoi Vaghi Paesaggi, vedute del vagabondare, della bellezza, dell'indeterminazione splendida e continuamente mutevole dall'esterno in cui, imperfettamente, ci si specchia. Nel 2016 su invito della Fondazione Pino Pascali di Polignano a Mare espone una mostra di oltre 100 fotografie in bianco e nero e colore dal titolo Inventario. Ancora nel 2016 Beppe Sebaste lo invita alla collettiva che inaugura la sua Stanza/Ci sono cieli dappertuttoa Narni. Sempre a Narni, nel 2017, è ancora Sebaste che espone per la prima volta La casa e le stagioni, per ricordare di Luigi e Paola Ghirri le foto scattate nel casale di Roncocesi da Gianni Leone, Daniele De Lonti e Vittorio Fossati. Nel 2019, ancora nella Fondazione Pino Pascali, partecipa alla mostra Viandanti a Suda cura di Rosalba Branà.


GIANNI LEONE
a cura di Rosalba Branà
Dal 26 giugno al 27 settembre 2020

L’accesso alla mostra sarà contingentato in osservanza delle misure adottate dal governo italiano in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da Covid-19:

- Accesso consentito ad un massimo di 20 persone
- Mascherina obbligatoria
- Guanti monouso facoltativi


Organizzazione: Kunstschau
Via G. Toma 72, Lecce
Info: + 39 320 5749854 | info.kunstschau@gmail.com
Ufficio stampa: press.reho@gmail.com

venerdì 12 giugno 2020

Re_setting

Anna Raimondo - My big future stampa su fine art 2020 cm + audio 



Venerdì 12 giugno dalle ore 14,30 la Shazar Gallery presenta Re_setting, la prima mostra che prende vita negli spazi di via P. Scura, per la riapertura dopo il lockdown da Covid. 

Re_setting è l’evento che la galleria Shazar organizza per ricominciare, per guardare al futuro recuperando parte di ciò che è stato sospeso e rimandato. Gli otto artisti coinvolti, Giovanni Battimiello, Monica Biancardi, Simone Cametti, Saghar Daeiri, Rocco Dubbini, Lello Lopez, Anna Raimondo, Paola Risoli, propongono le opere che la galleria avrebbe dovuto esporre nelle fiere o nelle personali annullate durante questo periodo. Inoltre durante questi due mesi alcuni artisti hanno prodotto nuovi lavori come il video “Visor in a bottle” di Paola Risoli, o come la scultura di Simone Cametti, lavoro ripreso da una residenza a Mosca di qualche anno fa e prodotto oggi, un coltello, simbolo di una parte di realtà che deve essere recisa e/o eliminata; prodotti durante il periodo di quarantena anche i due piccoli lavori del progetto “Paesaggio morale” di Lello Lopez.


Giuseppe Compare della Shazar Gallery parla di questo nuovo inizio “Dopo gli eventi seguiti al 9 marzo al pari di tutte le gallerie italiane, ho dovuto annullare mostre, partecipazioni a fiere e rimodulare la programmazione attuale e futura. Parte di essa è stata spostata online su diverse piattaforme, modalità che continuerà ad essere in attivo perché ormai è parte integrante di un agire contemporaneo: tuttavia, ritengo come molti che l’arte abbia bisogno di essere vissuta e guardata da vicino, in modo particolare per quella che non è ancora perfettamente assimilata dal grande pubblico”

Re_setting sarà visitabile fino al 31 luglio dal lunedì al sabato dalle 14.30 alle 19.30. In ottemperanza alle nuove norme di distanziamento la galleria accoglierà solo due persone per volta, munite di mascherina, la prenotazione obbligatoria è possibile su tutti i canali ufficiali della Shazar Gallery. 


Shazar Gallery
Re_setting
Giovanni Battimiello, Monica Biancardi, Simone Cametti, Saghar Daeiri, Rocco Dubbini, Lello Lopez, Anna Raimondo, Paola Risoli.

Dal 12 giugno al 31 luglio 2020

Press officer: Graziella Melania Geraci 3475999666 press@shazargallery.com
Shazar Gallery
Via Pasquale Scura 8
80134 Napoli Tel. 081 1812 6773  www.shazargallery.com – info@shazargallery.com
Instagram: shazargallery – FB: shazargallery


pubblica: 


mercoledì 10 giugno 2020

Filippo Riniolo - Dell'Eroina e Dell'Incenso

Filippo Riniolo, Ghali, Tempera all'Uovo + Foglia d'Oro, 90x59cm, 2020, Courtesy of Traffic Gallery



Traffic Gallery è felice di presentare la prima novità della stagione 2020 con la mostra personale del giovane artista meneghino, ma romano d’adozione, Filippo Riniolo (classe 1986). 

Gli spazi di Traffic Gallery saranno il palcoscenico per una decina di opere-icone raffiguranti alcune delle più note stars della scena musicale trap italiana. 

L’intento dell’artista è quello di sottolineare la connessione tra ciò che è avvenuto a Nicea nell’800 d.C. e ciò che ai giorni nostri contraddistingue l’uso dell’immagine nella cultura occidentale. Il dominio dell'immagine sulla parola e la rappresentazione del divino attraverso l'oro affondano le loro radici nel concilio di Nicea.

A Nicea vinsero gli Iconoduli sugli Iconoclasti. Quest'ultimi riferendosi al comandamento che vieta di farsi immagine di Dio proibirono la rappresentazione di Dio e di Cristo. Ma furono due le questioni che fecero vincere gli Iconoduli : il fatto che Cristo si fosse mostrato e il fatto che Dio avesse disegnato la propria immagine (ad esempio la Sindone). Se Dio ha disegnato la propria immagine, essa non può essere sbagliata, e copiare tale immagine diviene cosa buona e giusta. In un certo senso questa vittoria può essere vista come l’origine della storia dell'arte occidentale dove l'immagine diventa suprema rispetto alla parola. Tale posizione di supremazia dell’immagine è uno dei punti cardine della cultura Trap e in generale della cultura dei social network con Instagram capofila. Si ostentano divinità quali, denaro, armi, sesso, droga, automobili, pellicce, attraverso vari simboli come i marchi di lusso. 

Questo approccio visivo alla narrazione è profondamente radicato nella cultura occidentale e nasce precisamente nel 786 d.C, quando, nel secondo concilio di Nicea, si afferma la possibilità di rappresentare Dio attraverso le immagini. Elemento che definisce una delle sostanziali differenze fra Cristianesimo ed Ebraismo. A differenza delle altre religioni monoteistiche, il Dio occidentale si è mostrato.  Immergersi nel passato per fornire delle chiavi di lettura che interessino il presente è il metodo di ricerca con il quale Filippo Riniolo racconta la contemporaneità. In questo caso specifico, si tratta di individuare le radici iconiche della cultura Trap, al fine di comprendere gli elementi “culturali” del fenomeno, senza cadere in facili pregiudizi denigratori. La Trap come metafora dello spettacolare politeismo contemporaneo; sesso, successo, denaro, droga, sono le divinità del nostro tempo. I sacerdoti di queste divinità utilizzano questi strumenti rendendoli eterni iconizzandoli, e nell’altare/palcoscenico mandano in estasi i fedeli. 

Le opere-icone realizzate dall’artista stesso, sono tavole trattate con l’antica tecnica bizantina della tempera all’uovo con foglie d’oro. Tecnica che l’artista ha appreso ad Istanbul durante una residenza artistica di quattro mesi.


Filippo Riniolo nasce a Milano nel 1986. Vive e lavora a Roma. La sua ricerca spazia tra temi poetici, politici, sociali, storici e d'attualità. Tra i campi di interesse ci sono il rapporto fra corpo e potere, queer studies, gender studies e post-colonial studies. Fra i suoi strumenti di ricerca troviamo la fotografia, l'installazione, la performance, il suono e il video. 

Selected Solo Exhibitions :
• Il Nuovo Mondo presso la Mole Vanvitelliana, Ancona, Italia, a cura di C. Basini e F. Bomba, 2018
• Loro presso Casa Vuota (Roma), 2017
• A Joyful Sense at Work per il Salone del Mobile di Milano nel 2016
• Invisible Hand presso maumau Gallery di Istanbul a conclusione di una residenza d'artista nel 2015
• La sua Presenza presso Sponge Arte Contemporanea (Pergola)
• Lifelong Learning presso il Centro Internazionale per l'Arte Contemporanea di Genazzano (CIAC)

Selected Group Exhibitions : 
• Matera Alberga - Arte Accogliente curata da Francesco Cascino nel 2019 all’interno di Matera Capitale Europea della Cultura
• KizArt nel 2018 al MAXXI di Roma a cura di Raffaella Frascarelli di Nomas Foundation
• Memoria Collettiva a Casa Spazio (Palermo), collaterale di MANIFESTA 12 nel 2018
• Critic London London South Bank University, Londra
• Ginnastica della Visione alla Bienal del Fin del Mundo (Mar del Plata, Argentina)
• BIO50}Hotel alla 24° Biennale del Design di Ljubljana nel 2014
• Nel 2012 INTELLèGO al Museo Bilotti (Roma) e Open#4 presso Sale Docks a Venezia

Recently Released Bibliography :
• 222 artisti emergenti su cui investire 2019, Cesare Biagini Selvaggi. Exibart Edizioni (2019) 
• 222 artisti emergenti su cui investire 2018, Cesare Biagini Selvaggi. Exibart Edizioni (2018) 
• Artisti 2018, Silvia Landi, 2018

[** L'Opening con formula estesa dalle 11:00 alle 19:00 prevede una duplice modalità di fruizione. Senza appuntamento e-o con prenotazione al numero 0039 3398382537 (whatsapp) o via email a info@trafficgallery.org. Con la prenotazione si avrà accesso diretto alla mostra, senza prenotazione si dovrà attendere il proprio turno. L'artista sarà presente di persona e condurrà i visitatori nel percorso della mostra.]



Filippo Riniolo
Dell'Eroina e Dell'Incenso

13 giugno 2020

Traffic Gallery
Via S. Tomaso 92 - 24121 Bergamo - Italy 
T +39 035 0602882 
M +39 338 4035761 - info@trafficgallery.org 

martedì 9 giugno 2020

'Dispositivi Sensibili' al Mattatoio di Roma


Il progetto “Dispositivi Sensibili” risponde a una delle sfide contenute nelle linee di indirizzo programmatico dell’Azienda Speciale Palaexpo per il triennio 2020-22, che si riferisce alla convergenza fra metodi, estetiche e pratiche dell’arte visiva e delle arti performative. L’obiettivo principale di questo progetto si concentra in attuare queste linee di indirizzo nel Padiglione 9b del Mattatoio, le cui attività si coordineranno con quelle della Pelanda e con il Tavolo di Programmazione dell’Azienda, attraverso una serie di dispositivi multidisciplinari che seguono un modello di presentazione in costante evoluzione.


Il progetto, a cura di Angel Moya Garcia, intende produrre, sviluppare, veicolare e comunicare un’ampia panoramica delle pratiche performative contemporanee. Dopo il definitivo sdoganamento di questo linguaggio nelle grandi rassegne internazionali e il suo inserimento nella pianificazione dei musei, fondazioni e istituzioni di tutto il mondo, la performance diviene elemento nevralgico nella programmazione dell’Azienda Speciale Palaexpo riservata agli spazi del Mattatoio di Testaccio, completando così l’offerta culturale delle arti visive contemporanee.

In questa programmazione, la realizzazione di una serie di dispositivi multidisciplinari da parte di artisti la cui ricerca è incentrata prevalentemente sulla performance si intreccia all’educazione dello sguardo dei visitatori attraverso una formazione trasversale e stratificata in grado di fornire gli strumenti necessari per decodificare autonomamente e criticamente ogni singola esperienza. In questo senso, la totale disponibilità dei linguaggi, l’attitudine alla contaminazione, la possibilità di una restituzione formale come la mostra e soprattutto il ribaltamento dello status dello spettatore, conferiscono alla performance un’immediatezza e una capacità ineguagliabile per avvicinare un nuovo pubblico e fidelizzare quello già esistente. Il Mattatoio diventa, in questo modo, uno spazio di produzione e formazione in cui interrogarsi sul ruolo e sulla responsabilità che gli artisti ricoprono e assumono nella realtà attuale e in che modo possono incidere nella sua continua riconfigurazione.

Se accettiamo come la società contemporanea emerga e si riveli in modalità sempre più celeri, complesse, fluide e in costante trasformazioni, potremmo arrivare a definirla attraverso le sue incessanti rotture, adottando il concetto di “evento” di Alain Badiou. Nella sua accezione di alterazione locale di una molteplicità data e non solamente come interruzione e ripresa radicale, viene in questo caso utilizzato per descrivere il continuo susseguirsi di innumerevoli trasformazioni sociali, educative, politiche, ideologiche, tecnologiche ed economiche che alterano ininterrottamente le condizioni del quotidiano. Un’irrefrenabile metamorfosi in cui ogni istante diventa un episodio effimero e in cui i grandi paradigmi diventano obsoleti di fronte alle micro-narrazioni frammentarie, isolate, marginali e velocemente dimenticate che caratterizzano la contemporaneità.

Una situazione in cui l’emergenza più rilevante, soprattutto per gli artisti, si focalizza nel riconoscere o causare, registrare o incrementare, analizzare o esaurire le possibilità fattive di un “evento” all’interno di una sfera del quotidiano in cui l’istantaneità del divenire supera la rilevanza effettiva dell’accaduto. In questa contingenza, gli artisti proposti nel progetto sono chiamati a determinare gradualmente una concatenazione di rotture e di lacerazioni collettive attraverso metodologie relazionali, partecipative, empatiche o trainanti. Artisti che diventano attivatori di comunità tramite una dimensione inclusiva del territorio in cui lavorano, non come antropologi del contingente, bensì come catalizzatori di questi dispositivi. Una serie di tentativi di instaurare un principio insediativo della cultura nella società che riesca non solo a originare una trama espansa di relazioni, ma che arrivi soprattutto a diventare parte costitutiva della conformazione della collettività.

Ognuno dei dispositivi proposti avrà la capacità di catturare, intercettare e contestualizzare le problematiche, le necessità e le urgenze degli individui che si ritroveranno non più immersi in una percezione emotiva statica, ma partecipi in un approccio di fruizione operativa. Una serie di piattaforme stratificate che si articolano come contesti di azione formalmente definiti e allo stesso tempo come contenitori continuamente sollecitati. Un public program a scadenza settimanale che si sviluppa non come una successione di attività parallele, ma come parte organica e integrante del progetto in cui il dispositivo viene inteso come elemento iniziale e propedeutico a pratiche performative, talk, lezioni, incontri, dibattiti, seminari e laboratori che trasformano e rimodulano la lettura delle proprie ricerche.

Andrea Galvani © Study on Emission Spectra, 2015
Ink, graphic gradient, and black-and-white photographs on archival paper,
black wood frame with museum glass, 73 x 103 x 5 cm
Installation detail at Fabienne Levy, Lausanne
Courtesy the artist and Fabienne Levy



Il primo appuntamento, la cui inaugurazione è prevista a luglio, sarà realizzato da Andrea Galvani (Verona, 1973. Vive e lavora tra New York e Città del Messico). In un coerente percorso interdisciplinare che comprende fotografia, scultura, disegno, performance, video e audio installazioni, l’artista documenta azioni collettive, esperimenti visionari e fenomeni di carattere fisico la cui spettacolare monumentalità è paradossalmente instabile ed effimera. Il rapporto con l’esperienza, lo sforzo fisico, il fallimento, i limiti del mezzo e del luogo in cui l’artista lavora appaiono come fattori determinanti nello sviluppo di progetti complessi che sono spesso frutto di collaborazioni con istituzioni, università e laboratori di ricerca.

Dispositivi Sensibili
a cura di Angel Moya Garcia
luglio 2020

Mattatoio 
Piazza Orazio Giustiniani, 4 - Roma