mercoledì 20 luglio 2016

Io Sogno a Colori - mostra d'arte contemporanea di Fernando Perrone

 
Dal 6 agosto al 4 settembre 2016 mostra personale d’Arte Contemporanea di Fernando Perrone IO SOGNO A COLORI, presso Galleria 1°piano Ex Convento dei Teatini, Corso Vittorio Emanuele – Lecce. Inaugurazione 6 agosto – ore 19.30 con il patrocinio e in collaborazione con il Comune di Lecce, introduzione critica di Toti Carpentieri. La mostra vuole raccontare dieci anni di ricerca sui materiali 2006-2016 e soprattutto al riuso e al riciclo degli stessi interpretati in chiave contemporanea, saranno presenti sculture, dipinti e installazioni. Orari: 10.30 – 12.30/ 19.00 – 21.00 Info: laboratoriotracce@libero.it Cell: +39. 328.0862301 FERNANDO PERRONE vive e lavora a Lecce. Ha contribuito nel corso della sua carriera allo sviluppo e alla crescita culturale dell’artigianato artistico sul territorio nazionale ed internazionale. Ha collaborato con numerosi artisti e designers di riconosciuta fama (Ugo La Pietra, Andrea Branzi, Paola Navone, per citarne alcuni) e sue opere sono costantemente pubblicate su tutte le più importanti riviste di settore nazionali ed estere, come numerose sono state le sue partecipazioni a mostre ed eventi in Italia e all’estero. E’ da definirsi sicuramente un precursore di un nuovo stile che ha segnato un radicale cambiamento nell’utilizzo della pietra nel settore dell’arredo e le sue collezioni dagli anni novanta hanno riscosso un notevole successo di critica e di pubblico. Nel 2014 fa parte dello staff che sostiene la candidatura di Lecce Capitale della Cultura 2019, con un suo progetto “Handmade, Artists in Action.01” e collabora al progetto *Ba*Rock*Roll installazione itinerante degli atisti-architetti Portoghesi Hugo Reis e Fìlipa Almeida. Nel 2015 fonda l’Associazione Culturale di Promozione Sociale HANDMADE e da luglio a dicembre dello stesso anno presenta e coordina negli spazi della Fondazione Palmieri “Handmade, Artists in Action.02”, progetto che ha visto partecipare numerosi artisti che condividono insieme a lui lo stesso gusto del fare manuale ed inserito nel calendario degli eventi di Lecce Capitale della Cultura 2015. …[Nelle ultime opere di Fernando Perrone si nota una sorta di attenzione organica e complementare. Siano esse iconiche, aniconiche, informali, astratte e/o allusive. Il suo lavoro ha una ben precisa storia alle spalle e con un esercizio quanto mai continuativo in quel settore di confine che arte, artigianato ed altro, si dilata ben oltre i trecentosessantagradi della creatività. Guardando alla terra, alla storia e ai materiali. Primo fra tutti la pietra. Ed è ancora pietra ciò che è alla base delle sue intuizioni creative (di cui rammentiamo il costante impegno nello sviluppo dell’artigianato artistico, guardando all’antropologia e al rigore formale, lavorando alla ricerca di una sorta di nuovo stile e quindi al cambiamento). Troviamo dipinti di grande carica espressionista e sculture polimateriche che giocano sulle forme e sulle allusioni, costruendo così una sorta di autoritratto particolarmente accattivante e quanto mai veritiero che conferma quel suo essere all’interno dell’arte totale…] Toti Carpentieri – critico d’arte …[i lavori di Fernando Perrone sono concentrati sulla materia come fatto pittorico e plastico aprendo una riflessione dentro i meccanismi dell’arte, non tanto sulla sua dimensione iconografica ma soprattutto nella sua accezione operativa. Il suo lavoro si concretizza in quadri-installazioni e in oggetti tridimensionali con un denso rilievo espressivo che rintraccia ispirazioni e motivazioni dalla scultura delle avanguardie europee e appartiene alla personalità di un artista spesso in prima linea sul fronte dell’impegno e delle battaglie per la difesa dei valori artigianali dell’operare artistico. Infatti al gusto per una lavorazione manuale, in cui emerge anche il piacere dell’assemblaggio delle forme ispirate alla natura e ai suoi ideali, si associa la volontà di sperimentare tecniche differenti. Cromie forti, che in queste ultime opere si connettono a materiali diversi, in un continuo rincorrersi di associazioni e antinomie…] Marinilde Giannandrea – storica dell’arte …[L’uomo è il custode di un energia in grado di modificare il mondo: in senso morale, sociale, civile, estetico, ecologico, ecc. Segno tangibile di ciò è la sua capacità di modificare gli oggetti, i materiali più poveri ed amorfi, sprigionandone l’energia in essi stessi inclusa. Motore fondamentale di tale processo è la creatività. L’uomo libero è l’uomo che agisce creativamente. Ogni uomo libero è un artista…] Joseph Beuys - artista
 
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Massimo Nardi

CARRINO, CIRACÌ, DE MITRI, FAGGIANO, SPAGNULO, VISIONARI DEL TEMPO PRESENTE. IL GENIUS LOCI NELL’ARTE CONTEMPORANEA di Sara Liuzzi



CARRINO, CIRACÌ, DE MITRI, FAGGIANO, SPAGNULO
VISIONARI DEL TEMPO PRESENTE
IL GENIUS LOCI NELL’ARTE CONTEMPORANEA

Autore: Sara Liuzzi
Collana: Arti visive & Beni Culturali
Editore: Edizioni Open Space
Anno: Giugno 2016
ISBN: 978-88-940953-3-3
Pagine: 96 con illustrazioni a colori
Dimensioni: cm 11 x 16
Prezzo: € 10,00

Fresco di stampa, è in distribuzione il saggio della storica e critica d'arte Sara Liuzzi dal titolo CARRINO, CIRACÌ, DE MITRI, FAGGIANO, SPAGNULO, VISIONARI DEL TEMPO PRESENTE. IL GENIUS LOCI NELL’ARTE CONTEMPORANEA, per la casa editrice Open Space, nella collana Arti Visive & Beni Culturali, diretta da Luna Gubinelli.

«Il saggio di Sara Liuzzi - scrive Luna Gubinelli nella prefazione al volume - ci conduce nel fertile territorio artistico tarantino tenendoci per mano, mostrandoci come sia possibile riconoscere quell’entità naturale e soprannaturale legata ai luoghi e agli oggetti che costituisce il trait-d’union di cinque affermati artisti con le loro origini: Giuseppe Spagnulo, Nicola Carrino, Antonio Michelangelo Faggiano, Giulio De Mitri e Sarah Ciracì. Sara Liuzzi inoltre asserisce che “in ogni territorio si evince il genius loci, lo spirito del luogo, un concetto molto antico, che racchiude la complessità e l’importanza dell’identificazione del luogo stesso, la sua anima, l’essenza primordiale. (…) Gli artisti, in particolar modo, hanno dunque questo compito, ovvero quello di ascoltare e interpretare gli invisibili messaggi che il luogo ci trasmette costantemente, entrando così in contatto con esso. (…)» Il saggio si amplia e si completa con un prezioso colloquio con lo storico e critico d’arte Luigi Paolo Finizio, il quale ha ben sottolineato, nei diversi dialoghi, che «l’arte insieme ad ogni attività di cultura costituiscono motori di crescita e affinamenti nella vita sociale. Ricordo una battuta di Raffaele Carrieri in una lettera a un tarantino negli anni Cinquanta: “le nostre terre sono ingrate per l’arte, per lo meno i cittadini immobili”. I tempi sono mutati e molto si è fatto ed e avvenuto anche nelle cose dell’arte.(…) Viviamo una sorta di situazionismo ubiquo e perenne in cui ogni realtà, ogni suo margine può essere rappresentato. Dentro l’arte ci siamo come dentro la vita e troppe volte si fa confusione.»

In appendice apparato iconografico con alcune significative opere degli artisti e note biografiche.
Luglio 2016
Edizioni Open Space (Ufficio stampa e p.r.)

Sara Liuzzi [Taranto, 1978] si è formata fra Arezzo, Milano e Londra. Storica, critica d’arte e curatrice indipendente, laureata in Conservazione dei Beni Culturali con tesi in Storia dell’Arte Contemporanea (Università degli Studi di Siena, sede di Arezzo). È stata consulente Art Advisor a Milano e, successivamente, si è specializzata conseguendo un Master in Landscape Design Curator (Accademia di Belle Arti di Brera a Milano). Ha approfondito il suo studio curatoriale alla “Central Saint Martins”, College of Art&Design di Londra. Suoi progetti sono stati organizzati in diversi contesti espositivi pubblici e privati. Come giornalista pubblicista ha inoltre collaborato con varie testate specializzate e quotidiani.

Edizioni Open Space - Via Romagna, 55 - 88100 Catanzaro (Italy) - info. 0961.61839 email: openspace.artecont@teletu.it

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DEMANIO MARITTIMO.Km-278 VI edizione



DEMANIO MARITTIMO.Km-278
VI edizione
22 luglio 2016, 6 pm – 6 am
sulla spiaggia di Marzocca di Senigallia
#geografie

La sesta edizione di Demanio Marittimo.Km-278 si svolgerà il 22 luglio 2016, dalle 6 di sera alle 6 del mattino successivo in riva al mare, al km.278 del litorale adriatico, a Marzocca di Senigallia.In questo contesto, la spiaggia, un ambito geografico che meglio di ogni altro rappresenta la concezione contemporanea dello spazio pubblico, diventa palcoscenico della contemporaneità e delle riflessioni del presente: temporaneo, duttile e inclusivo, mutante dal giorno alla notte, allo stesso tempo generico e tematico, tradizionale e inedito. La spiaggia inattuale di Marzocca come limes – luogo di sviluppo per i Primi, luogo di approdo per gli Ultimi - terra di confine e di interroganti cortocircuiti tra le contraddizioni della modernità. Cruciale nel programma di Demanio Marittimo.Km-278 è, inoltre, l’approccio multidisciplinare dei linguaggi e delle culture, declinato per favorire il dialogo incrociato tra confini e discipline e offrire spazio alle posizioni più innovative. Proprio per questo ampio spazio sarà dedicato il 22 luglio alle storie e ai racconti che stanno segnando la nostra epoca, attraverso le voci di autori e di testimoni di queste vicende.


Migrazioni
Il tema dei migranti e dei nuovi muri che vengono eretti in Europa è uno dei più attuali e scottanti in Italia e nell’intero continente, dal momento che influenza direttamente molteplici dimensioni: la società, l’economia, il costume, la cultura, e interroga sulle nuove forme di responsabilità – individuale e collettiva. A 25 anni da Vlore, il più simbolico degli esodi contemporanei – quello delle grandi navi che dall’Albania arrivarono a Brindisi – il racconto si confronta con le aspettative e le esigenze delle comunità, con una percepito che privilegia i toni dell’emergenza e troppo spesso trascura le nuove prospettive in chiave sociale e culturale. Anche su queste dinamiche epocali si costruisce una nuova identità italiana emergente nonostante tutto: articolata, complessa, ibrida – ha a che fare con il valore e il senso culturale dei migranti e delle migrazioni rispetto a un immaginario condiviso.

Che cosa possono fare l’arte e la cultura rispetto a questo fenomeno? E che cosa potrà fare questo fenomeno per l’arte e la cultura del nostro tempo? Ne parlano insieme a Christian Caliandro, chairman dell’incontro, Antonio Calabrò, giornalista e saggista, Carlo Testini, Responsabile Nazionale Cultura ARCI, Federica Candelaresi, Segretario Generale della BJCEM, la Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa, l’editor portoghese Catarina de Almeida Brito che insieme a un gruppo di filosofi e antropologi ha appena fondato a Londra la rivista Migrant, Herida Duro, Ministero della Cultura/Settore Arte, Repubblica d’Albania, Sofjan Jaupaj Ministero della Cultura, Repubblica d’Albania. Parteciperà inoltre, l’artista Alfredo Jaar – in diretta da Santiago del Cile, che presenta il progetto The Gift, 2016, realizzato in collaborazione con MOAS, the Migrant Offshore Aid Station. Durante le 12 ore di Demanio alcuni volontari distribuiranno le scatole prodotte a partire dallo statement che nessuno merita di morire in mare. L’icona del mare – per il tramite della proposta artistica e autoriale - diventa così il punto di contatto tra responsabilità e progetto, tra inclusione e cura, tra informazione e consapevolezza.


Individui Comunità Nazioni
Il racconto delle “micronazioni” sarà oggetto del tavolo coordinato da Francesco Cancellato, direttore de Linkiesta, che coinvolge Graziano Graziani, autore di ”Atlante delle micronazioni” (Quodlibet), Aldo Bonomi, Fondatore e Direttore Consorzio Aaster e il geografo Franco Farinelli. Il tema - ampio e sfaccettato, anche alla luce delle scelte legate a Brexit, dei nascenti nazionalismi, delle forze centrifughe e centripete che attraversano popoli e paesaggi – rimanda a topos che si confrontano con i grandi temi del potere, dell’autorità, del confine tra sé e il mondo. Il libro di Graziani – un pretesto intelligente e originale di riflessione - rimanda ai buoni motivi che stanno all’origine della fondazione di una nazione, e diventa un atlante di storie e personaggi, una geografia di luoghi a metà tra realtà e immaginazione, tra narrazione e descrizione. Il suo è un racconto dei casi più strani e suggestivi di una pratica molto più diffusa di quanto ci si immagini: dichiarare l’indipendenza di una microscopica parte di territorio e proclamarsi re o presidente, almeno in casa propria. Pochi sanno, ad esempio, che oltre a San Marino e al Vaticano, esistono in Italia un paese e un’isoletta che vantano la sovranità assoluta sui propri territori, sulla base di diritti acquisiti prima dell’unità d’Italia; o che in Australia è stata fondata una nazione per tutelare i diritti degli omosessuali, mentre in Africa e in Sud America alcuni “stati inesistenti” hanno dichiarato l’indipendenza al solo scopo di emettere buoni del tesoro fittizi. Queste piccole epopee che, nel bene e nel male, portano al parossismo l’irriducibile voglia di indipendenza e autonomia dell’uomo, saranno al centro del dialogo sulla spiaggia di Marzocca di Senigallia. La prospettiva antropologica e sociale di Aldo Bonomi, e la prospettiva storica di un geografo sofisticato come Franco Farinelli riportano sulla spiaggia di Marzocca le domande di senso che riguardano l’uomo e le forme di comunità – a diversa scala - che sceglie di costruire.


ufficio stampa Demanio Marittimo.Km-278
Maddalena Bonicelli e Santa Nastro





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martedì 19 luglio 2016

FIORENZO ZAFFINA. Forme del vuoto



a cura di Tonino Sicoli e Massimo Scaringella

Al MAON, Museo d’arte dell’Otto e Novecento di Rende (Cosenza) si inaugura giovedì 21 luglio alle ore 18,30 la mostra “FIORENZO ZAFFINA / Forme del vuoto” curata da Tonino Sicoli e Massimo Scaringella.

Fino al 10 settembre

“Scavate nel vuoto, nell'immateriale, dentro l'aria. Si presentano così, delicate, evanescenti, trasparenti, la sculture recenti di Fiorenzo Zaffina, che lasciano i materiali duri della sua produzione precedente per utilizzare ora blocchi di plexiglas. Ai muri sbrecciati, ai mattoni frantumati, al marmo scheggiato l’artista preferisce la materia-non materia, l’incorporeo, l’assenza.
Il nuovo Zaffina è uno scultore etereo, che buca la materia del vetro sintetico, tagliato a parallelepipedo, come un monolito, smozzicato dalla fresatrice, con squarci asimmetrici, in un angolo, su uno spigolo, sulla faccia levigata.
Le brecce hanno l’aspetto di grossi graffi con segni colorati, dall'andamento curvilineo, che a volte si arricciano come onde marine. La luce, che filtra dal materiale trasparente funziona come animatrice di un dinamismo interno con visioni multiple e cangianti a seconda del punto di vista. Basta girare attorno al solido trasparente per scoprire prospettive nuove; anche dall'alto e dal basso si ottengono immagini, con un interno vista, che rifrange la luce in strisce, spirali, effetti sempre nuovi e diversi.
Forme primarie e segni dai colori intensi creano ”statue” impalpabili, delicate, vaghe apparizioni di un processo, che si sviluppa in direzione di una infra-scultura, post-moderna e linguisticamente elementare. Si legge la contaminazione di un'arte progettuale, fatta un po’ di concettualismo e un po’ di industrial design. Eppure prevale in Zaffina un’artigianalità, un lavoro manuale, che trae la forma dal blocco squadrato e dall’impiego di trapani e frese, di levigatrici e smerigli.
Anche “Siamo tutti santi”, l’opera site specific realizzata al MAON di Rende (Cs), è un progetto, che utilizza il plexiglas, inserito però sopra un fascio di solchi nel muro, che dal un punto in alto si allargano a ventaglio verso il basso, in una sorta di rappresentazione della luce. Come dire luce simbolica e luce vera su un’aureola illuminata dall’interno a ironizzare su una santità profana.” (estratto dal testo in catalogo di Tonino Sicoli)

Da sempre Fiorenzo Zaffina nella sua ricerca artistica ha cercato l’anima della creazione all’interno della materia e nello spazio. Una ricerca continua di elaborazione la sua, che svuota i contenuti e che mostra come noi uomini, ci avviciniamo con difficoltà all'assenza della materia. Un’indagine quindi di natura simbolica e spirituale che amplia il concetto di scultura nell’arte.
Ancor più vero in questo ultimo nucleo di lavori principalmente fatti utilizzando blocchi di plexiglass finemente trasparenti. Dove le superfici lucide creano riflessi fluidi nelle parti intervenute dalla mano dell’artista e che danno luogo a un gioco di antitesi: luci e ombre, colore e non colore, concavi e convessi, lucidi e opachi, superfici liscie e ruvide con una indifferente sensazione di solido e di liquido. Sculture che spesso presentano un’apertura, una fenditura, una cavità in cui l’artista attraverso la materia, esalta il valore del vuoto, dell’infinito, del mistero e della trascendenza. Interrompendo e distorcendo l’immagine equilibrata delle forme create. Quello di Fiorenzo Zaffina è quindi un gioco ambivalente, dove le sue sculture sono forme dinamiche che comunicano in continuazione. Oggetti quasi illusionistici, ipnotici, il cui potere è quello di riflettere ma allo stesso tempo distorcere.
Come per altri lavori, Zaffina insiste qui sulla potenzialità degli oggetti di divenire qualcos’altro, mettendo in atto ancora una volta il dialogo tra lui e lo spettatore in cui la materializzazione della forma è una maniera per apprendere. per appropriarsi del mondo. (estratto dal testo in catalogo di Massimo Scaringella)

FIORENZO ZAFFINA Nato a Lamezia Terme, vive e lavora a Roma dal 1970.
Dopo il liceo artistico, frequenta l’Accademia di belle Arti e la Facoltà di Architettura di Roma.
La prima occasione espositiva all'estero è del 1990.Invitato dall’Istituto Culturale Italiano di Lione, tiene una mostra personale nella città francese, presentata in catalogo da Renato Barilli.
Il critico letterario, Roberto Cotroneo, scrive una composizione musicale eseguita, durante la mostra, da un pianoforte “Disclavier”. Nel 1995 viene invitato alla Rassegna “INCANTESIMI” a Bomarzo. La mostra, consistente in interventi nel centro storico viene curata da Simonetta Lux e Miriam Mirolla. A Zaffina viene assegnato il primo premio.
Nel 1996 è invitato dal gallerista Fabio Sargentini all’Associazione culturale “l’Attico”, nell’ambito della rassegna MARTIRI E SANTI . A settembre, su invito di Micol Forti e Luigi Fiorletta, partecipa, sempre con uno scavo sulla parete, alla biennale d’arte contemporanea di Alatri “Tendenze del contemporaneo”. E’presente alla XIII biennale di Penne, “Tempi ultimi”, alla mostra “Officina Italia, Rete Emilia Romagna” curata da Renato Barilli e organizzata dalla Galleria d’Arte Moderna di Bologna. Nel 1999 alla Galleria comunale d’arte moderna e contemporanea di Roma (attuale MACRO) viene costruita una parete in cemento cellulare per poter eseguire l’opera “Inondazioni” nell’ambito della rassegna Arte contemporanea. Lavori in corso”, curata da Giovanna Bonasegale. In agosto, in occasione dell’eclisse di sole, ben visibile dalla Calabria, Zaffina, invitato dal sindaco di Catanzaro esegue uno scavo su un muro del centro storico: Una grande curva orbitale di un deciso colore arancione che allude all'evento. Nel 2000 la grande mostra personale nel complesso monumentale del San Giovanni a Catanzaro, a cura di Tonino Sicoli. In una monografia dal titolo Fiorenzo Zaffina. Rivelazioni, vengono raccolti i testi critici di Paolo Balmas, Renato Barilli, Roberto Cotroneo, Massimo Di Stefano, Micol Forti, Simoneta Lux, Miriam Mirolla, Giuseppe Pansini, Gabriele Perretta, Pierre Restany, e un'ampia documentazione fotografica di alcuni tra i più significativi interventi dell’artista.
Nel 2004, l'opera “Inondazioni” creata appositamente per la mostra “Lavori in corso” presso la Galleria Comunale d'arte moderna e contemporanea di Roma, viene donata alla Città di Cosenza e sistemata alla“Casa delle Culture”. Mentre il MACRO di Roma acquisisce l'opera “6CDU” per la collezione del museo. Sempre nello stesso anno, un'opera di Zaffina entra a far parte della collezione del MAON, Museo d'Arte dell'Otto e Novecento di Rende (CS)
Nel 2008 allestisce l'installazione personale “OLTRE PASSO”alla galleria Wunderkammern di Spello (Perugia) a cura di Marco Maria Gazzano. Nel 2009 è alla mostra “NIGREDO” dove esegue un intervento nell’ex ospedale psichiatrico Santa Maria della Pietà di Roma.
Nel 2010 è invitato alla mostra “Lo stato dell’arte” padiglione Italia della 54° Biennale di Venezia, Regione Calabria.
Il 2011 inaugura l’installazione “MONOLITO” presso la galleria Opera Unica.
Nel 2015 esegue un “intervento” al MAAM di Roma. Vince la Biennale di scultura a La Maddalena. La sua opera “Monolito sardo” è collocata permanentemente al porto dell’isola.
Nel 2015 l’opera Galassia 1(M)+2(A)+1(M) entra nella collezione della “Cittadellarte” Fondazione Pistoletto (Biella) e l’opera “Ritratto a Mattia, particolare” nella collezione del Museo civico di Taverna.


MAON - Museo d'Arte dell’Otto e Novecento
Via de Bartolo, 1, Palazzo Vitari - 87036 Rende (Cs)
0984 444113 – 392 7748505 – 347 8290566
Apertura da Martedì a Sabato, ore 10,00-13,30 /16,30-20:00. Chiuso i festivi e il lunedì.

PRESS OFFICE
ComunicaDesidera
Roberta Melasecca Architect/Editor/Pr
www.comunicadesidera.com
info@comunicadesidera.com   349.4945612


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lunedì 18 luglio 2016

La Festa di Cinema del reale 2016



Dal 20 al 23 luglio 2016 - Castello Risolo, Specchia (LE)
La Festa di Cinema del reale 2016

Voci / Incanti / Tradimenti

Da mercoledì 20 a sabato 23 luglio torna a Specchia La Festa di Cinema del reale, una comunità creativa di artisti, registi e autori che si riconferma e cresce di anno in anno trasformando i vicoli di uno dei borghi più belli d’Italia nella cittadella del cinema, laboratorio delle arti audiovisive e performative

I FIL ROUGE DELLA NUOVA EDIZIONE

Voci, incanti, tradimenti: sono queste le tre parole chiave e linee di ricerca che percorrono la programmazione della Festa di Cinema del reale 2016 che si svolgerà dal 20 al 23 luglio a Specchia, in provincia di Lecce. Giunta alla 13esima edizione, la manifestazione dedicata al cinema documentario, sotto la direzione artistica del film-maker Paolo Pisanelli, è una straordinaria occasione di incontro fra pubblico e autori ma soprattutto una festa di sguardi e scambi creativi che promuove le narrazioni del reale.

La Festa di Cinema del reale è molto più di un festival di cinema documentario: è un’officina creativa, un laboratorio che stimola capacità immaginifiche sui luoghi e invita ad abitare piazze, palazzi storici, frantoi ipogei, parchi e chiese sconsacrate del suggestivo borgo antico di Specchia. Un evento atteso ogni anno dalle realtà produttive del cinema ma soprattutto dal pubblico: dai cittadini del borgo che da sempre collaborano alla realizzazione del festival, come il Forum dei giovani di Specchia; dagli studenti, dai registi, dai produttori e dai turisti che scelgono e riconfermano, con la loro presenza, la partecipazione a questa festa di sguardi sul mondo; dagli artisti, che spontaneamente ritornano con progetti site specific e laboratoriali rivolti alla comunità. Un progetto culturale, prima ancora che un evento, fortemente esperenziale che per quattro giorni si propaga in uno dei ‘Borghi più belli d’Italia’, Bandiera Arancione del Touring Club, trasformandolo in cittadella del cinema, laboratorio delle arti audiovisive e performative e l’atrio del cinquecentesco Castello Risolo in una sala cinematografica sotto le stelle.

La Festa di Cinema del reale è a ingresso libero. È un cinema che si fa in strada, fuori, ovunque, tra cortili, chiese sconsacrate, frantoi ipogei, palazzi nobiliari e vicoli. È un cinema che guarda i luoghi in cui viviamo e le cose che succedono, che attraversa città, periferie, fabbriche, deserti, mari, isole, terremoti, paesaggi quotidiani raccogliendo memorie e amnesie per attraversare luci e ombre del presente, del passato, del futuro. In un mondo sempre più complesso, in cui i predominanti new media costituiscono più uno specchio deformante e deformato della realtà, il cinema del reale diventa un modo per comprendere e capire il mondo che ci circonda.

Come da tradizione, nel penultimo weekend di luglio, sullo schermo di Castello Risolo si susseguono film sperimentali, film-saggio, diari personali, film di famiglia, grandi reportage, inchieste storiche, narrazioni classiche. Una fitta programmazione che, novità di quest’anno, sconfina ne “Lo schermo pazzo”, in piazzetta Sant’Oronzo, luogo intimo e ‘popolare’ di Specchia, che accoglierà performance last minute, frammenti filmici, ricerche e sperimentazioni ma anche film di grande successo internazionale, arricchendo la proposta di sala.


Scopri l'anteprima della 13esima edizione su www.cinemadelreale.it


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domenica 17 luglio 2016

AA.V.VOLTI


Il progetto AA.V.VOLTI si prefigge come obiettivo quello di realizzare un'opera d'arte collettiva collegata al tessuto urbano della città. L'opera consisterà in una serie di fotografie realizzate da più autori che verranno incollate alle pareti degli edifici della città di Buccheri (con un metodo non invasivo e di facile deperimento). Si tenterà di ottenere, ad opera ultimata, un mosaico fotografico, un grande affresco, un'opera unica corale e personale insieme. Il tema che accomunerà la ricerca dei fotografi sarà il volto (da cui AA.V.VOLTI).

Fin dall'inizio la fotografia è stata chiamata a raccontare le persone, le loro storie, il loro status sociale. L'uomo da sempre rappresenta un'ossessione iconografica per l'arte in generale. Nella storia dell’arte la raffigurazione del volto (maschile o femminile che sia) mostra un’alternanza di fasi che passano essenzialmente dal realismo all'idealizzazione, dalla stilizzazione dei tratti alla loro deformazione espressionistica. Ci si allontana dall'esercizio di copiare la realtà e si mette in moto un processo di analisi e sintesi della fisionomia da parte dell’artista che non solo permette di produrre nuovi canoni di bellezza della plasticità umana, ma consente anche una espressività che va al di là del soggetto/oggetto. Con il 21° secolo l’immagine della propria immagine si è imposta. Cresce sempre più una sorta di frenesia a farsi il ritratto, o auto-ritrarsi (selfie), per far entrare se stessi in una vertigine di ubiquità e di istantaneità dettate dai media contemporanei. Arrivati a questo punto ci chiediamo cos'è il volto oggi? Quale valore ha per la fotografia e quale per noi fotografi? Queste sono le domande che ci porremmo e che faranno da fil-rouge alla nostra ricerca. Ma al di là delle interpretazioni quello che è certo è che il volto, fermato in un istante fisico o mentale, sarà sempre in grado di raccontare il passaggio del tempo, gioie e dolori di un'esistenza, sarà la mappa geografica su cui si registrano consolidamenti e smottamenti.

Inaugurazione a Buccheri (SR) 27/07/2016 ore 19.00


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venerdì 15 luglio 2016

Neunau _ performance by Invisible°Show \ contemporary locus 10 _ Alfredo Pirri _ PASSI



NEUNAU
music performance
\ Ex Centrale Daste e Spalenga
a cura di Invisible°Show
con contemporary locus

h 21.30 visita guidata
h 22.30 azione musicale

Decisione. Direzione. Passo. Segno. Specchio. Proiezione. Rifrazione.

Seguendo queste linee guida il musicista elettronico Sergio Maggioni interverrà con il suo progetto ambient-industrial Neunau nell’acustica della ex Centrale termoelettrica di Daste e Spalenga, costruita nel 1927 e svuotata del suo ruolo produttivo da oltre 50 anni. Utilizzando gli stessi materiali strutturali (cemento, ferro e legno) di questa cattedrale industriale, Neunau si esibirà in una manipolazione in tempo reale del suono della Centrale e dell'opera PASSI dell’artista Alfredo Pirri, visitabile fino al 24 luglio nell'ambito di contemporary locus 10. L’incontro tra Neunau e Alfredo Pirri ribadisce la collaborazione avviata tra contemporary locus e Invisible°Show, tra ricerca artistica e sperimentazione musicale.


Il progetto Neunau nasce come tentativo archeologico di recupero di una memoria ben più antica. A Loa di Berzo Demo, in Valle Camonica, da qualche migliaio di anni, sulla roccia c'è scritto "Neunau". Si tratta di un'iscrizione rupestre in lingua camuna, una sorta di etrusco occidentale, forse è il nome di una persona o di una divinità. Qualche migliaio di anni dopo che una mano umana ha inciso quell'iscrizione, il camuno Sergio Maggioni ha deciso di avviare un progetto di ricerca archeologico-musicale, utilizzando i moderni strumenti della musica elettronica per registare l'acqua del torrente Grigna e la lavorazione del ferro con magli e martelli, i cui suoni da millenni si riverberano e si tramandano in Valle Camonica. Dalla fucina di Bienno, contemporaneamente orchestra e studio di registrazione, nasce l'EP Neunau, uscito per Parachute records nel Maggio 2016. I titoli delle tracce sono le traslitterazioni delle iscrizioni rupestri, i brani sono tracce, figurazioni, rappresentazioni sonore e ritmiche di una stratificazione incessante, iniziata prima che una mano incise "Neunau" sulla roccia. Il risultato, nella sua coerenza di metodo e di intenti è davvero ambient, davvero industrial, davvero tribale, davvero storica.



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